UAE Tour, 6a tappa a Jebel Hafeet, Antonio Tiberi

Tiberi a Jebel Hafeet, un minuto fuori giri di troppo

24.02.2026
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Il primo giorno di Pellizotti dopo il UAE Tour è trascorso in ammiraglia. Atterrato a Milano, il direttore sportivo friulano del Team Bahrain Victorious è andato fino a Pila per una recon della 14ª tappa del Giro d’Italia e poi ha ripreso la via di casa. Il ricordo della salita di Jebel Hafeet e della resa di Tiberi agli attacchi di Del Toro è ancora nell’aria.

«Sapevamo che la UAE ci avrebbe provato in tutti i modi – racconta Pellizotti – infatti siamo riusciti a mandare via una fuga per il discorso degli abbuoni e per non lavorare tutto il giorno. Nella tappa vinta da Antonio, anche Del Toro aveva fatto la salita molto forte. Se a questo si aggiunge che per la UAE Emirates quella corsa è importantissima, era scontato che avrebbero attaccato a tutta».

Nei 69 secondi dell’attacco di Del Toro, Tiberi ha espresso una potenza media di 610 watt, con una punta di 1.000 watt. Stando ai dati diffusi da Velon, l’attacco di Del Toro è durato 4’30” durante i quali Antonio ha pedalato alla media di 22,4 km/h e punte di velocità di 32,1.

Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: l'avvicinamento con tanta altura è stato probabilmente un errore
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: secondo il tecnico, il livello visto lo scorso anno non rispecchia il valore dell’atleta
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: l'avvicinamento con tanta altura è stato probabilmente un errore
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: secondo il tecnico, il livello visto lo scorso anno non rispecchia il valore dell’atleta
Avreste dovuto correre in difesa?

Eravamo in una posizione di vantaggio, quindi dovevamo giocarci quei 21 secondi. Dato che era la quinta volta che facevo quella salita, la mattina ho cercato di spiegare ad Antonio che la parte più importante erano gli ultimi tre chilometri. Non doveva arrivarci in affanno eccessivo.

Quello che però è successo…

A un certo punto in radio gli ho detto: «Occhio che adesso sicuramente ti darà l’ultima accelerata» e sappiamo che le accelerate di Del Toro fanno tanto male. Per Antonio era la prima esperienze in maglia da leader in una corsa così importante. Aveva gamba, sensazioni e numeri eccezionali. L’unico problema è che quando Del Toro ha fatto l’ultimo attacco, gli ha fatto fare un minuto fuori giri e lui è arrivato ai tre chilometri senza riuscire a fare il cambio di ritmo che gli avrebbe permesso di conservare la maglia.

Un fatto di esperienza, quindi?

Sappiamo che Tiberi è un ragazzo orgoglioso, secondo me ha le stigmate del campione. Per cui sei lì a lottare per una maglia, è chiaro che non ti stacchi volutamente. Aver gestito la pressione del leader quel giorno e in quelli precedenti, dover andare al podio e all’antidoping, è stato un’esperienza importantissima. L’ho visto molto cambiato anche in corsa con i compagni alla radio.

Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l'attacco: rispoondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l’attacco: rispondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l'attacco: rispoondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l’attacco: rispondergli per Tiberi è stato un errore
In che senso?

Solitamente ha sempre parlato molto poco, invece l’ho visto molto più presente e anche i compagni se ne sono accorti. Quando il leader parla, fa i complimenti e li sprona, ascoltano più le sue parole che le mie dalla macchina. E quindi in questo Antonio secondo me ha fatto uno step ulteriore nel modo di imporsi, non solo fisicamente ma anche mentalmente.

Impossibile pretendere che in quel momento trovasse la freddezza di non rispondere allo scatto?

Seduti sul divano è facile dirlo, però mi metto anche nei suoi panni. Sono due ragazzi giovani, si conoscono bene e secondo me gli è venuto fuori l’orgoglio di non voler farsi staccare. Ripeto: da una parte va bene così. Antonio è ancora giovane, deve fare ancora esperienza e con questa secondo me ha salito un altro scalino.

Questa nuova sicurezza si deve alla vittoria di Jebrel Mobrah oppure si era iniziata a vedere prima?

Già nei ritiri si vedeva che stava bene. Quando facevamo i test, vedevi che la gamba girava bene. Gli veniva tutto più facile e questo secondo me gli ha dato più convinzione. Perciò la vittoria è servita tanto, ma anche il piazzamento della prima tappa. Fare terzo in un arrivo allo sprint su uno strappo così difficile vuol dire che il fisico risponde bene e questo gli ha permesso di guadagnare convinzione.

Pellizotti ha notato ik cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato il cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato ik cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato il cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Antonio dice di aver lavorato particolarmente bene nell’inverno…

Diciamo che l’inverno dello scorso anno e poi il resto della stagione non sono stati come volevamo. Ha avuto mille problemi e questo significa non aver potuto creare la base su cui fare i lavori specifici. Poi abbiamo fatto anche noi lo sbaglio di voler fare più ritiri in altura e meno gare per portarlo al Giro più preparato. Invece abbiamo capito che Antonio ha bisogno di correre, ha voglia di correre. Quando si mette il numero sulla schiena, si diverte e quest’anno abbiamo visto un Tiberi veramente cambiato.

In cosa era così evidente?

Era quasi sempre in orario se non in anticipo agli appuntamenti. Quando il venerdì sera siamo arrivati ad Abu Dhabi, ha chiesto se l’indomani prima di colazione potesse fare mezz’ora con il fisioterapista lavorando con gli elastici. Detto da lui, questo ti fa capire tanto e sono convinto che quello del 2025 non fosse il Tiberi che conoscevamo. E sicuramente anche a lui ha dato fastidio, perché è giovane, ma ha carattere, ne ha passate tante e ha anche dimostrato di poter fare tanto.

Anche lui ha ammesso di volersi riscattare.

A volte può sembrare indifferente, però ci eravamo accorti che veder vincere i ragazzi della sua età mentre lui faticava lo stava disturbando. Gli mancava la sensazione di vincere, di alzare le braccia al cielo. Per cui ha iniziato bene la stagione, si è visto un crescendo gara dopo gara e in UAE ha dimostrato veramente il suo valore.

Diciamo che dovendo correre il Tour, dovrà imparare una tattica più attendista, come quella di Indurain, per fare un esempio…

Antonio è un ragazzo intelligente, uno molto silenzioso, che parla poco, ma quando parla va diritto al punto. E sono convinto che questa per lui sia stata una lezione. Il primo arrivo in salita lo ha gestito dalla testa, quindi non ha dovuto inseguire. Ha fatto quel che gli dicevamo ed è stato più semplice, tra virgolette. Sabato sapevo che sarebbe stato più difficile.

UAE Tour perso per 10": Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31" dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21"
UAE Tour perso per 10″: Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31″ dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21″
UAE Tour perso per 10": Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31" dopo Del Toro. Il suo pargine al via era di 21"
UAE Tour perso per 10″: Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31″ dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21″
Come mai?

Perché era la prima volta che lottava per qualcosa di veramente grosso e questo sicuramente gli farà capire anche la necessità di studiare le doti dei suoi avversari. Del Toro o Pogacar fanno la differenza nel primo minuto e dopo mantengono. In questo caso è bene che Tiberi non li segua sullo scatto, ma che provi a recuperare il gap sulla distanza. E’ un buon cronoman che riesce a tenere più a lungo certi wattaggi, mentre nel breve non riesce a tenergli testa.

Ne avete parlato il giorno dopo?

Abbiamo guardato assieme il file della salita e abbiamo visto dove si poteva fare meglio. Sono convinto che se queste cose non le provi e non sbagli, difficilmente capisci come migliorare.

Se rifacesse la tappa oggi sarebbe diverso?

Ne sono certissimo. Come per i bambini, tante volte è giusto che sbaglino e provino sulla propria pelle. Perché è vero che poteva fare diversamente, ma ha provato a modo suo ed è stato giusto così. Non è stato Del Toro a perdere il Giro sul Colle delle Finestre perché non sapeva come difendere la maglia? Difficilmente ti riesce di fare la corsa perfetta, però se Tiberi inizia a capire le sue doti e come gestirle nel modo migliore, è chiaro che riesce ad ottenere di più.

Isaac Del Toro

Del Toro e quel rapportone a Jebel Hafeet. Una riflessione tecnica

23.02.2026
5 min
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Forse qualche lettore più esperto ricorderà quando Jan Ullrich, al Giro dell’Emilia 2001, al penultimo passaggio sul San Luca si presentò con un rapportone lunghissimo, quasi da cronometro in pianura. Quel giorno il “Panzer tedesco” stava palesemente allenando la forza in vista del Giro di Lombardia. Ebbene, l’azione di Isaac Del Toro a Jebel Hafeet di qualche giorno fa, per certi versi, ce lo ha ricordato.

Anche il messicano, infatti, mulinava un rapporto a dir poco lungo. E lo ha fatto per tutta la scalata e in particolar modo nell’ultimo chilometro e mezzo, la cui pendenza media era attorno al 4 per cento. Scelta tattica? Caratteristica del corridore? Errore (ammesso che chi vince sbaglia)? Fatto sta che Del Toro, con una potenza impressionante, ha staccato Antonio Tiberi. Anzi, lo ha proprio mandato fuori giri. Si è preso tappa e maglia. E di conseguenza la classifica generale.

Isaac Del Toro
Del Toro sistema il computerino prima di partire per i suoi allenamenti, che quest’anno sono stati molto improntati sulla forza
Isaac Del Toro
Del Toro sistema il computerino prima di partire per i suoi allenamenti, che quest’anno sono stati molto improntati sulla forza

Il primo affondo

Ma andiamo con ordine e analizziamo la scalata di Del Toro a Jebel Hafeet. Innanzitutto si tratta di una salita che misura 9,2 chilometri al 7,2 per cento, stando ai dati di Veloviewer. Poco più di 10 chilometri al 6,8 per cento se invece si considera anche il falsopiano introduttivo. Strada larga e pendenze non eccessive invitano a spingere rapporti lunghi, anche per avere quella sensazione di “fare velocità”.

Non a caso il ritmo imposto dalla Decathlon-CMA è stato subito fortissimo. E sin dalle prime battute si notava la bella agilità di Tiberi e la cadenza più bassa di Del Toro, ma anche di Adam Yates e Kevin Vermaerke, in pratica i tre della UAE Emirates. E questa cosa subito ci ha fatto riflettere.

Scelta tattica? Preparazione impostata in un certo modo? E’ noto che Yates vada “duro”: è uno scalatore puro e non ha problemi a tenere un certo rapporto. Anche Del Toro sta spesso in piedi con il rapporto lungo, ma altre volte, da seduto, lo abbiamo visto con rpm ben più alte.

Il messicano, invece, ha scelto di fare tutta la scalata con la corona grande: evidentemente si sentiva bene così. “Raccoglieva il rapporto” e, tutto sommato, lo sforzo più intenso era inferiore ai 20’. In pratica poteva permettersi di spendere tanto.

Altra considerazione. Su quella salita, a ruota, si stava benone. I primi salivano ad oltre 20 chilometri orari e, addirittura, al momento dell’attacco Del Toro, per oltre 600 metri, quelli fatti tutti in piedi, ha superato i 30 all’ora, con una punta di 32,6 (dati Velon).

La sua tattica era quella di scattare secco per far prendere aria a Tiberi. E già sul primo attacco ci era quasi riuscito. Antonio, però, bravo, si era accucciato bene alla sua ruota: quando si va oltre i 30 orari, la scia si sente eccome.

Isaac Del Toro
Il momento dell’attacco decisivo ai 2,6 km dall’arrivo. Del Toro spinge forte un rapporto lunghissimo e Tiberi è costretto a cedere
Isaac Del Toro
Il momento dell’attacco decisivo ai 2,6 km dall’arrivo. Del Toro spinge forte un rapporto lunghissimo e Tiberi è costretto a cedere

Il secondo affondo

Nella seconda bordata, però, Del Toro non ha perdonato. Stavolta Tiberi lo ha tenuto per 15”-20”. Poi il laziale ha perso un paio di metri, ha preso un filo d’aria e per lui quei 2,5 chilometri finali si sono trasformati in un piccolo Calvario. Mentre l’altro scappava.

Del Toro intanto era sempre con la moltiplica grande. E quando si è seduto non ha alleggerito il rapporto. E’ rimasto su quello che aveva, segno di una grande forza nelle sue gambe e, dopo la brevissima discesa, ha addirittura buttato giù un dente. Ora noi non conosciamo l’esatta cadenza del messicano, ma certamente era al di sotto delle 70 rpm. A Jebel Mobrah, nel giorno di Tiberi per intenderci, Isaac non era agile, ma neanche così basso di cadenza.

L’imperativo, in quei frangenti così esplosivi, è fare la differenza. Fare velocità, come dicevamo. E per farlo serve potenza, tanta forza. Serviva un’azione violenta. In fin dei conti Del Toro doveva guadagnare circa 20” su Tiberi. Non tanti, ma neanche pochi visto il tipo di salita. Tanto è vero che poi Luke Plapp, salendo più di passo e di certo più avanti di condizione avendo fatto il Tour Down Under al top, ha perso solo 12” da Del Toro. I suoi scatti e lo stare all’aria per gran parte della salita lo hanno fatto spendere di più.

Da nostre fonti sappiamo che Isaac, durante questo inverno, ha lavorato molto sulla forza e sul torque in particolare: quindi forza esplosiva e massima. Probabilmente alla prima gara dell’anno aveva ancora addosso questo imprinting motorio. Prova ne è la vittoria in volata verso Liwa Palace, quando sul falsopiano che portava al traguardo era riuscito a precedere i velocisti. Se ricordate bene, anche Tadej Pogacar lo scorso anno ci provò, ma non ci riuscì.

Isaac Del Toro
Sull’arrivo di Jebel Hafeet Del Toro mette a segno anche il record della scalata
Isaac Del Toro
Sull’arrivo di Jebel Hafeet Del Toro mette a segno anche il record della scalata

Meglio di Pogacar

Quello che resta è la prova di forza di Del Toro. In ogni senso. Oltre alla forza impressa sui pedali, Isaac ha siglato il record sulla scalata di Jebel Hafeet. Record che apparteneva al compagno Yates, siglato nel 2023, e che il messicano ha migliorato di 38”. Ma il dato ancor più interessante è il confronto con la prima di Pogacar a Jebel Hafeet. Isaac ci ha messo quasi un minuto in meno rispetto allo sloveno. Va anche detto, però, che parliamo del 2020 e sappiamo quanto tecnologia e nutrizione nel frattempo siano migliorate.

Tatticamente Del Toro è stato sempre molto lucido. Dopo quegli 800 metri di attacco, ha recuperato per circa un chilometro. Da dietro erano rientrati anche Gall e Plapp e lui stesso ha detto: «Ho attaccato un istante prima che si riaccodassero perché non volevo che potessero rifiatare e attaccare anche loro». Questo denota anche una certa esperienza o, quantomeno, padronanza della situazione.

Sul finale è stato forte, ma non fortissimo. E infatti lo stesso Del Toro ha detto: «Non è stato il mio giorno migliore. Lo sforzo è stato intenso, ma come mi aveva detto anche Pogacar non mi sono voltato indietro. Ora è il momento di capire che sto lavorando. Sono in una fase di preparazione. E devo capire anche che devo credere sempre di più in me stesso».

Insomma, qui sembra proprio che ci siano ancora margini di miglioramento. Ora però sarà curioso vedere il messicano sulle salite delle prossime gare per capire con che cadenza sceglierà di pedalare e portare l’attacco. Va bene la forza, ma certi rapporti nei Grandi Giri potrebbero non essere sostenibili alla lunga.

Le idee di Vaughters per vincere il Tour. Vendendo tutto…

Le idee di Vaughters per vincere il Tour. Vendendo tutto…

19.02.2026
6 min
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Meno di un mese di attività e il UAE Team Emirates, ancora senza il suo leader Tadej Pogacar ha già messo da parte 11 vittorie. E’ da anni che nell’ambiente si parla della sperequazione che c’è fra le stesse squadre del WorldTour: sono 18, ma il numero di quelle che si possono considerare davvero vincenti è di molto inferiore, si contano sulle dita di una mano.

Jonathan Vaughters vuole ribellarsi a tutto questo. In una recente intervista sul sito specializzato Domestique Cycling, il manager americano della EF Education EasyPost ha affrontato il tema partendo dal racconto di un episodio, avvenuto durante uno degli ultimi Tour de France.

L'EF Education resta al fianco del team, ma Vaughters ha messo in vendita i diritti denominativi
L’EF Education resta al fianco del team, ma Vaughters ha messo in vendita i diritti denominativi
L'EF Education resta al fianco del team, ma i diritti denominativi sono in vendita
L’EF Education resta al fianco del team, ma Vaughters ha messo in vendita i diritti denominativi

Tutto è nato nel 2024

«Era stata un’edizione molto favorevole – ha raccontato – avevamo vinto una tappa con Carapaz e portato a casa la maglia di re della montagna e premio per la combattività. In sede di bilancio, mi sentii chiedere che cosa serve per vincere il premio grosso, come fa sempre Pogacar. La risposta mi venne spontanea: “Un sacco di soldi” risposi secco. Lì per lì la cosa rimase nelle pieghe della discussione, fra qualche incoraggiamento e considerazioni a margine. Ma nei giorni successivi continuai a pensarci, a chiedermi che cosa serve. Capii che dovevo parlare con lo sponsor.

«Portai loro una proposta semplice: vendere i diritti di denominazione del team. Sapevo che EF Education è un’azienda educativa, non può sostenere costi come una multinazionale petrolifera e non sarebbe neanche giusto farlo. Ma noi abbiamo un valore: proviamo a monetizzarlo. Ho garantito loro che avrebbero avuto sempre spazio e visibilità, grandi loghi sulla divisa e quant’altro. Inizialmente erano restii, poi alla fine hanno accettato e quindi i nostri diritti sono in vendita: vogliamo abbastanza denaro per vincere il Tour Femmes entro 3 anni e il Tour maschile nell’arco di un decennio».

L'americano Christian Vande Velde, finito ai piedi del podio al Tour 2008 militando nella Garmin
L’americano Christian Vande Velde, finito ai piedi del podio al Tour 2008 militando nella Garmin
L'americano Christian Vande Velde, finito ai piedi del podio al Tour 2008 militando nella Garmin
L’americano Christian Vande Velde, finito ai piedi del podio al Tour 2008 militando nella Garmin

Wiggins e quelle parole pesanti come pietre

Vaughters è nell’ambiente da sempre e la legge dei soldi l’ha imparata presto: «Ero alla Garmin, nel 2008 avevamo chiuso il Tour con il 4° posto di Van de Velde, l’anno dopo Wiggins fece la stessa cosa. Ma l’inverno successivo entrò il Team Sky in pompa magna e se lo portò via: “Per vincere la Champions League devi giocare nel Manchester United – disse – e io se continuo con il Wigan non potrò mai farlo…”. La metafora faceva male, ma c’era del vero, riassumeva il nostro ruolo nel firmamento ciclistico».

Già allora il mondo del ciclismo andava a due velocità e la separazione si è andata sempre allargando: «Prima dell’avvento della Sky, un team medio poteva anche sognare, provarci, sfiorare l’impresa, noi l’abbiamo fatto due volte. Ma poi sono emersi i team con mega budget e quello definisce tutto perché parte dalle fondamenta, dalle filiere, prende il meglio e lo porta via con sé. Pochi valutarono ad esempio quella che per me fu una vera impresa: al Tour 2017, con la Cannondale eravamo la squadra col budget più piccolo, ma chiudemmo secondi con Uran a meno di un minuto da Froome: Davide aveva quasi messo in ginocchio Golia…».

Perché non si può rifare? «Perché i migliori talenti vengono presi già da piccoli e a prezzi molto alti. Un Rigoberto Uran non lo trovi sul mercato per meno di un milione di dollari. Quindi significa che devi avere un grande budget per poter competere non al massimo livello, ma per poter avere la prelazione sui giovanissimi più forti, portarli da te, garantirgli un futuro, avere un ricambio continuo. Per questo servono tanti, tanti soldi.

Vaughters ha 52 anni, viene da Denver e ha ciorso dal 1994 al 2003 vincendo più corse a tappe
Vaughters ha 52 anni, viene da Denver e ha corso dal 1994 al 2003 vincendo più corse a tappe
Vaughters ha 52 anni, viene da Denver e ha corso dal 1994 al 2003 vincendo più corse a tappe
Vaughters ha 52 anni, viene da Denver e ha corso dal 1994 al 2003 vincendo più prove a tappe

Uscire dalla zona di comfort

«Vorrei sottolineare un aspetto del nostro rapporto con EF: loro ci chiesero di produrre il maggior valore mediatico di qualsiasi squadra ciclistica in relazione a ogni dollaro speso e questo è stato sempre il mio mantra. Dei punti UCI m’interessa poco, ma so che ho sempre onorato quell’accordo e lo sponsor ha avuto riscontro per ogni dollaro speso. Ora però, a 52 anni, posso permettermi di andare più in là e seguire i miei sogni, uscire dalla mia zona di comfort e provare a costruire qualcosa di più grande nel prossimo decennio».

Parliamo di cifre: il bilancio della EF si aggira sui 21 milioni di euro, quello della UAE è tre volte tanto. La differenza è abissale. Vaughters vuole ridurla: «Io sono convinto che anche il 75 per cento del loro budget sia sufficiente per vincere, se spendiamo bene ogni dollaro il che significa farlo per obiettivi specifici come il Tour». Poi, nella sua intervista il manager americano chiama in causa anche il ciclismo italiano: «Come organizzazione, non abbiamo alcun interesse a vincere 100 gare all’anno in cui i ciclisti vengono pagati 3-4 milioni di euro ad annata vincendo, con rispetto parlando, il Trofeo Laigueglia contro i professionisti italiani di squadre di livello molto inferiore…».

Il reclutamento e la fidelizzazione dei talenti è un passaggio obbligato nel capitolo spese, «ma attenzione: quando parlo di talenti non mi riferisco solo ai corridori, dobbiamo dotarci di esperti di aerodinamica, scienziati dello sport, nutrizionisti, trovando il meglio che c’è in giro, chi ha idee nuove, finanziandolo adeguatamente perché lavori per noi.

Isaac Del Toro. Per il talento messicano Vaughters aveva fatto un'offerta, ma la UAE ha proposto di più
Isaac Del Toro. Per il talento messicano Vaughters aveva fatto un’offerta, ma la UAE ha proposto di più
Isaac Del Toro. Per il talento messicano Vaughters aveva fatto un'offerta, ma la UAE ha proposto di più
Isaac Del Toro. Per il talento messicano Vaughters aveva fatto un’offerta, ma la UAE ha proposto di più

La scelta di lealtà di Healy

«Siamo un ottimo team sulla carta, nella progettazione, ma dobbiamo diventarlo anche come esecuzione e per farlo servono più persone competenti. Non puoi gestire un roster di 30 corridori con 3 allenatori e 2 nutrizionisti, non bastano».

La richiesta di Vaughters di un budget più ampio scaturito da nuove risorse nasce anche dall’andamento delle ultime stagioni: «Avevamo provato a prendere Del Toro, ma contro la UAE abbiamo perso proprio mettendo sul piatto le offerte ed apprezzo ancor di più, pensando a questo, il fatto che Healy abbia accettato di rimanere con noi. Ha fatto una scelta leale ed emotiva invece che finanziaria, ha detto che adora il modo distaccato di lavorare che abbiamo, senza pressioni, non lo troverebbe altrove. Ma è un’eccezione».

Vaughters è pronto a scommettere sul talento della francese Kerbaol, giudicata pronta per il Tour Femmes
Vaughters è pronto a scommettere sul talento della francese Kerbaol, giudicata pronta per il Tour Femmes
Vaughters è pronto a scommettere sul talento della francese Kerbaol, giudicata pronta per il Tour Femmes
Vaughters è pronto a scommettere sul talento della francese Kerbaol, giudicata pronta per il Tour Femmes

Primo obiettivo, il Tour Femmes

Ora la denominazione è all’asta, pubblicamente: «In tanti si sono detti interessati, ma una situazione più chiara l’avremo quando tante aziende che si sono fatte avanti faranno le loro previsioni di spesa per il 2027. Bisognerà vedere con quali offerte si presenteranno, se accontentandosi del secondo nome o se vorranno il nome completo, cambiare le divise, insomma faranno le loro valutazioni e noi le nostre, poi vedremo come raggiungere un compromesso.

«Gli obiettivi restano quelli. Il Tour femminile è più raggiungibile al momento, credo che con Kerbaol e l’iridata Vallieres abbiamo elementi in grado di farlo presto, per gli uomini ci vorrà tempo e il fatto che sia nebuloso, che non possa sapere come e chi competerà fra dieci anni rende tutto più suggestivo e affascinante…».

UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi

Jebel Mobrah, il primo acuto del vero Tiberi

18.02.2026
6 min
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«Aspettavo questo momento devo dire da tanto, tanto tempo. Diciamo da quando sono passato professionista». Tiberi è disteso sul lettino dei massaggi e ha la voce squillante della vittoria. Quella conquistata a Jebel Mobrah vale per la corsa e la maglia di leader, ma ha l’effetto di avergli fatto credere che tutto il lavoro svolto nell’inverno stia iniziando a dare buoni frutti. E a questo punto della storia, la fiducia è forse la conquista più importante.

Quando l’ultima salita della terza tappa del UAE Tour ha iniziato a farsi davvero cattiva e tutti aspettavano il duello fra Evenepoel e Del Toro, la Bahrain Victorious si è messa davanti a fare l’andatura. Pendenze a doppia cifra, il caldo del deserto a renderle più ripide. E quando Gall ha attaccato forte, Tiberi si è ritrovato insieme a Evenepoel come alla Valenciana. Solo che questa volta è stato il belga ad affondare e poche pedalate dopo Tiberi ha spiccato il volo. Neppure il ringhio rabbioso di Del Toro è bastato per acciuffarlo, perché nel momento in cui il messicano ha dato la sensazione di farne un sol boccone, Tiberi ha accelerato ancora e la vittoria è stata sua.

UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi, Isaac Del Toro
L’inseguimento di Del Toro non è bastato per prendere Tiberi: dopo l’arrivo fra i due una stretta di mano
UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi, Isaac Del Toro
L’inseguimento di Del Toro non è bastato per prendere Tiberi: dopo l’arrivo fra i due una stretta di mano
Ti eri svegliato con le sensazioni giuste stamattina? Sapevi che poteva finire così?

Le sensazioni erano giuste e buone, però devo dire che lo sono già da inizio stagione. Quindi aspettavo questa tappa sin dalla prima gara che ho fatto in Spagna e poi dopo la Valenciana quando ho visto che le sensazioni in salita erano veramente buone. Dopo ogni tappa mi dicevo che avrei voluto una salita più lunga e quindi aspettavo con ansia questa giornata per vedere come sarei riuscito a performare su una salita vera. Devo dire che ho avuto ottime risposte.

Eravate riusciti a vedere il finale o l’avete scoperto su VeloViewer?

L’abbiamo visto ieri sera nel meeting che abbiamo fatto su VeloViewer e con qualche foto che siamo riusciti a trovare. Abbiamo capito da subito che fosse una salita veramente impegnativa. In più, mano a mano che ci avvicinavamo e soprattutto dall’ultima discesa, si vedeva quasi tutto il finale e che era bello ripido. Quindi diciamo che siamo arrivati lì sotto già pronti mentalmente.

Ci racconti il momento in cui sei restato da solo?

Ho iniziato la salita con Damiano (Caruso, ndr), che ha fatto un ottimo lavoro nel primo chilometro o chilometro e mezzo. Poi sono cominciati gli scatti fino a quello decisivo di Gall e io sono rimasto con lui e con Evenepoel. Poco dopo invece ho visto che anche Remco iniziava a sfilarsi e non capivo se volesse semplicemente risparmiarsi essendo ancora a inizio salita o se fosse in difficoltà. Comunque le mie sensazioni erano buone, la gamba era buona, così ho deciso di sfilarmi, di mettermi in ultima posizione e provare a fare un attacco.

Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Doveva essere un primo tentativo?

Volevo vedere cosa sarebbe successo, invece sono rimasto subito da solo. Mi sono riportato su Gall e da lì in avanti ho continuato con il mio passo. Ho visto che avevo guadagnato una ventina di secondi e mi sono detto: «Ok Antonio, adesso devi fare semplicemente… (semplicemente per modo di dire, ride) una cronometro. Lo sai fare bene, quindi è tutta una questione di gestione». Poi ovviamente sono stati fondamentali i tecnici che c’erano in macchina, con Pellizotti che mi dava sempre i distacchi per aiutarmi anche a gestire meglio lo sforzo.

Ti si è sempre rimproverato di non osare: oggi lo hai fatto ed è andata bene…

Come ho fatto vedere in alcune tappe al Giro d’Italia del 2024, quando sto bene, voglio sempre provare a fare qualcosa e a dire la mia. Far vedere che ci sono, senza star lì semplicemente a subire la gara. E’ ovvio che quando non hai un’ottima gamba e sei al gancio, ti viene impossibile fare un attacco.

Oggi è stato diverso?

Oggi la gamba era veramente ottima, ero veramente presente, capivo quello che stava succedendo ed è stato più facile, con più grinta e più voglia provare a dire la mia. Oggi non volevo avere rimpianti. Mi sono detto: «Voglio arrivare al traguardo e provare tutto per tutto. Fare qualcosa che non ho mai fatto e voglio vedere quello che riesco a portare a casa». E devo dire che è andata bene.

Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Salita dura, caldo, che ambiente avete trovato?

La temperatura si è fatta sentire già dall’inizio. L’obiettivo principale fino all’ultima salita era cercare di idratarsi e rimanere freschi il più possibile. Devo ringraziare tutti i miei compagni, che ogni mezz’oretta mi portavano ghiaccio e acqua. Grazie a loro sono riuscito a iniziare la salita abbastanza fresco. Nei primi chilometri eravamo in basso e il caldo si è sentito parecchio. Quando siamo arrivati intorno ai mille metri, si stava un po’ meglio, ma a quel punto la gara era ormai fatta.

Pellizotti ti dava i distacchi: che cosa hai pensato quando Del Toro ha fatto l’ultima sparata per venire a prenderti?

Il sospetto e un po’ la paura che arrivasse c’era, però avevo delle buone sensazioni e sapevo di avere ancora qualcosa nel serbatoio, da tirare fuori in caso di emergenza. Perciò, aiutandomi con i tempi che mi dava l’ammiraglia, quando Del Toro ha attaccato, ho deciso di aumentare un po’ il passo. E una volta che ho visto il triangolo rosso, ho messo sui pedali tutto quello che era rimasto e da lì sono andato a tutta fino al traguardo.

Qualche giorno fa ti abbiamo chiesto che cosa si provasse a doversi staccare dalle ruote di Pogacar ed Evenepoel: oggi è stato Remco a staccarsi dalla tua. Un passo per volta, ma sono cose che fanno piacere, no?

E’ sempre facile purtroppo parlare dal di fuori. A meno che in un contesto del genere non si sia passati personalmente, nell’arco della propria vita e in un qualsiasi sport, è difficile percepire quanto sia difficile e quanto ogni dettaglio faccia la differenza. Questa è stata la cosa che mi ha spinto da questo inverno a lavorare bene, a fare sacrifici, a fare le cose per bene e dimostrare chi sia il vero Tiberi. Mostrare quello che posso fare quando tutto fila liscio e mi sento bene.

Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21" su Del Toro e 1' su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21″ su Del Toro e 1′ su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21" su Del Toro e 1' su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21″ su Del Toro e 1′ su Tejada
Che cosa farai da adesso a domattina quando la corsa ripartirà?

Le prime cose che ho fatto per cercare tranquillità e calare un pochino la pressione è stata sentire la mia ragazza e i miei genitori. Poi rientrando in hotel ho cominciato a mangiare qualcosa già in macchina. Ora ci sono i massaggi, quindi aspetterò la cena tutti insieme e poi a letto prima possibile, per recuperare le forze per domani. Il UAE Tour è ancora lungo, ormai siamo in ballo e cercheremo di ballare. Devo fare tutto il possibile per portarlo a casa.

Tour de l'Avenir 2023, Isaac Del Toro, Messico

EDITORIALE / L’Avenir per club è la fine degli under 23?

26.01.2026
5 min
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L’ultimo fu Anquetil nel 1961, che lo aveva già vinto nel 1957 e succedette a Gastone Nencini. Poi il Tour de France lasciò da parte le nazionali e si corse per squadre. A vincere per i tre anni successivi fu nuovamente il francese, la cui serie venne interrotta da Gimondi nel 1965. La Grande Boucle non ne uscì ridimensionata, ma certo si chiuse un’epoca. La stessa cosa sta per accadere al Tour de l’Avenir (curiosamente nato proprio nel 1961), in procinto di passare in mano ai devo team. Probabilmente la corsa non ne risentirà, ma il passaggio segnerà la fine di un certo modo di intendere il ciclismo delle espoirs, le speranze, per dirla coi francesi.

Isaac Del Toro era quasi un signor nessuno quando conquistò il Tour de l’Avenir nel 2023 e grazie a quel successo (foto di apertura) divenne uno dei prezzi pregiati del mercato che il UAE Team Emirates si tiene ora stretto con un contratto fino al 2029. Che cosa cambierà con la nuova formula? 

Orlen Grand Prix 2023: Busatto vince, Piganzoli e Pellizzari lo festeggiano: la Nations Cup ha permesso di valorizzare i talenti migliori (foto PT photos)
Orlen Grand Prix 2023: Busatto vince, Piganzoli e Pellizzari lo festeggiano: la Nations Cup ha permesso di valorizzare i talenti migliori (foto PT photos)

Under 23 in estinzione?

Il ciclismo ha intrapreso un cammino che potenzialmente potrebbe portare alla fine della vecchia categoria U23. Sarà meno facile scoprire talenti come quello del messicano: nel 2026 la formula sarà ancora mista, ma la presenza dei devo team riduce i posti delle nazionali.

Lo ha capito Philippe Colliou, l’organizzatore del Tour de l’Avenir. «Alcuni corridori – ha detto – possono passare inosservati, soprattutto al di fuori dell’Europa». Per questo esaminerà le candidature di diverse nazionali dopo il 31 gennaio, limite entro cui i devo team dovranno presentare la loro candidatura.

Nel frattempo, con i migliori azzurri impegnati al Tour de l’Avenir con la maglia dei rispettivi team, la nazionale italiana potrebbe essere a un passo dalla rinuncia. Guardando l’Italia dell’edizione 2025 (tolti Turconi che corre nella Bardiani e Mattio ormai salito nel WorldTour), Finn, Gualdi, Borgo e Donati corrono nei devo team: ha senso allestire una nazionale per andare in Francia? Sì, se alcuni ragazzi forti rimanessero fuori dai 6 nomi indicati dai club. Altrimenti probabilmente non varrebbe la pena e il cittì Amadori lo ha lasciato intuire anche piuttosto chiaramente.

Il cittì degli U23 (qui Amadori con Villa e Finn) è avviato verso un ruolo di selezionatore: una tendenza già evidente lo scorso anno
Il cittì degli U23 (qui Amadori con Villa e Finn) è avviato verso un ruolo di selezionatore: una tendenza già evidente lo scorso anno

La preparazione del mondiale

Ormai neppure con gli under 23 puoi andare a una corsa per fare esperienza: l’ingresso dei devo team ha cancellato questa modalità. E probabilmente non assisteremo più a una corsa aperta, come quella sfrontata fra Del Toro, Pellizzari e Piganzoli, ma ai meccanismi più bloccati tipici del professionismo. Per contro, gli accordi commerciali stretti dai team WorldTour al momento di accettare la partecipazione al Tour de l’Avenir offriranno ai suoi organizzatori le risorse e la visibilità che innegabilmente daranno stabilità economica alla corsa.

Se a ciò si somma la cancellazione della Nations Cup (la challenge UCI di corse a tappe riservata alle nazionali U23), si capisce che le federazioni non abbiano più grande interesse a investire sulla categoria. A cosa serve se non possono schierare i più forti? A cosa serve organizzare un ritiro in altura prima del mondiale, quando è ormai chiaro che i devo team preferiscano allenare in casa i propri atleti? 

Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa
Nella conferenza stampa di Kigali, il presidente dell’UCI Lappartient ribadì che l’Avenir si sarebbe corso per nazionali, dimenticando il riferimento ai devo team
Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa
Nella conferenza stampa di Kigali, il presidente dell’UCI Lappartient ribadì che l’Avenir si sarebbe corso per nazionali, dimenticando il riferimento ai devo team

Dalla parte degli juniores

Anche i tecnici di categoria francesi e spagnoli rivelano che nelle loro federazioni il budget riservato alle categorie giovanili pende ormai dalla parte della categoria under 19, in cui c’è ancora la possibilità di selezionare i talenti migliori. Resta da capire se faccia tutto parte di un disegno più ampio.

Lo scenario più plausibile al momento è quello che vede il professionismo fatto di WorldTour e professional, con il sistema di promozioni e retrocessioni a tenere banco. Subito sotto i devo team, squadre continental cui vengono riservate le migliori internazionali U23: il fatto che da queste siano state bandite le professional è il segno della volontà di comporre un gruppo omogeneo. Poi ci sono gli juniores, che nel tempo hanno perso la limitazione dei rapporti e magari potrebbero andare incontro all’aumento delle distanze di gara.

Finn ha partecipato ai campionati europei senza lo sponsor sulla maglia: così probabilmente sarebbe all’Avenir, se corresse con la nazionale
Finn ha partecipato ai campionati europei senza lo sponsor sulla maglia: così probabilmente sarebbe all’Avenir, se corresse con la nazionale

A queste condizione ha ancora senso prevedere un mondiale U23, con tutte le relative modalità di avvicinamento, per la possibilità di portare in giro la maglia iridata con i propri sponsor. Se per qualunque motivo Finn dovesse correre il Tour de l’Avenir con la nazionale, indosserebbe la maglia iridata, ma probabilmente senza alcun riferimento a Red Bull, come accaduto agli europei. Ma dato che correrà con la sua squadra, il simbolo iridato avrà le scritte giuste al posto giusto.

Ciò che forse disturba, in questo quadro di grande transizione, è l’ipocrisia dell’UCI, che probabilmente ha un progetto e lo svela in pillole. Nella conferenza stampa ai mondiali di Kigali, il presidente Lappartient disse che il Tour de l’Avenir 2026 avrebbe avuto ancora al via le nazionali, dimenticando di parlare dei devo team. In questo regime privo di contraddittorio, senza che le federazioni storiche abbiano gli attributi, le personalità e l’interesse a lottare per le proprie prerogative, non sarebbe meglio dire subito la verità, dando modo a tutti di organizzarsi?

Bici Del Toro

La bici di Del Toro e le sue pedivelle cortissime

08.01.2026
5 min
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BENIDORM (Spagna) – Isaac Del Toro è senza dubbio uno dei personaggi del momento. Su di lui, come abbiamo potuto constatare dal vivo, c’è un’attenzione mediatica seconda forse solo a quella di Tadej Pogacar, e comunque non inferiore a quella di un Mathieu Van der Poel… per dire. Programmi, crescita, rapporto con Tadej stesso. Ma c’è anche un aspetto tecnico che attrae.

E’ proprio su questo che ci siamo focalizzati: sulla sua bici. Osservare da vicino il “cavallo di battaglia” di Del Toro è stata l’occasione per scoprire i ritocchi 2026 alla Colnago V5Rs in dotazione alla UAE Emirates, la bici all-round della squadra emiratina. Considerando i tempi, si potrebbe quasi definirla ormai la bici da salita, visto che gli atleti utilizzano sempre più spesso la Colnago Y1Rs. Tuttavia la V5Rs resta un modello estremamente performante e continueremo a vederla spesso in gara.

Bici Del Toro
La Colnago V5Rs, la bici all round della UAE Emirates in questo 2026 (foto Fizza)
Bici Del Toro
La Colnago V5Rs, la bici all round della UAE Emirates in questo 2026 (foto Fizza)

Telaio e colori 2026

La bici che utilizza Del Toro corrisponde a una taglia 51 della Colnago. Tradotta in numeri assoluti significa un orizzontale di 54,4 centimetri e un’altezza del tubo sterzo di 146 millimetri. Considerando che il messicano è alto 180 centimetri, ciò indica la preferenza per un telaio relativamente piccolo, coerente con la sua posizione compatta in sella.

A questo si abbina un manubrio integrato Enve SES Aero Pro One-Piece, con larghezza di 38 centimetri (centro-centro) e attacco da 140 millimetri. Una soluzione non prevista nel montaggio standard della casa, poiché attacchi di questa misura sono abitualmente destinati a taglie superiori. Ma parliamo del mondo dei pro’ e certi confini decadono.

La novità estetica riguarda la colorazione: rispetto al 2025 c’è forse un po’ più di nero e qualche dettaglio rosso. Una fascia diagonale bianca parte dalla forcella, attraversa il tubo sterzo e arriva all’orizzontale. Per il resto la livrea rimane invariata.

La componentistica

Questa è probabilmente la sezione più interessante. La prima scelta che colpisce è quella delle pedivelle: Del Toro, nonostante le gambe lunghe, utilizza pedivelle molto corte, addirittura da 165 millimetri. Per lui dunque sono cortissime.

Questo gli consente di far girare più rapidamente la gamba e sfruttare al massimo gli sviluppi metrici, ci spiegavano i meccanici, specie in combinazione con corone maggiorate: adotta un 54-40 Shimano sia nella versione tradizionale sia nel setup da gara con Carbon-Ti, anche se in quel caso sposa la filosofia di Tadej con il 55. In sostanza una pedalata piena, ma un minor tempo morto: questo è il concetto alla base.

Restando in tema Carbon-Ti, spicca il forcellino posteriore. Era già comparso in alcune gare la scorsa stagione, ma ora è di serie su tutte le bici della UAE Emirates, sia V5Rs sia Y1Rs.
«Questo componente – ci ha detto Alberto Chiesa, uno dei meccanici storici del team – è più rigido e oltre a rendere la cambiata più sicura, contribuisce a far scorrere meglio la catena e a guadagnare qualche watt».

Assieme al forcellino in ergal sono nuove anche le viterie del manubrio e la placca in carbonio che serra il manubrio all’expander della forcella, riconoscibili dal colore rosso.

“Dieta” da marginal gain

Non è tutto. In un’ottica di ottimizzazione continua siamo nel pieno dei marginal gains, d’altra parte partendo da un livello così alto è difficile migliorare. Tuttavia Elite ci è riuscita. Il brand veneto ha lavorato molto sui portaborraccia. Con un intervento mirato sono riusciti a togliere 9 grammi da ciascuno: sembrano pochi, ma a partire da una base già leggera la riduzione è pari a circa il 30 per cento. I tecnici di Elite ci hanno confermato che in squadra sono molto soddisfatti del risultato.
«Non essendo in carbonio ma in una plastica speciale – spiegano – risultano leggermente meno rigidi e questo fa sì che anche sullo sconnesso le borracce restino ben aderenti. Non a caso Mattia De Marchi li utilizza anche nelle sue gare gravel».

Del Toro, come i suoi compagni, si sta allenando con coperture Continental GP 5000 S da 30 millimetri, mentre in gara dovrebbero tornare ai 28. C’è però chi ipotizza l’arrivo di nuove gomme da 30 millimetri anche per le corse.

Per quanto riguarda la sella, utilizza una Fizik Argo R1 Adaptive 3D con punta più bassa di circa 1,5 centimetri. Il pacco pignoni è il classico 11-34 Shimano, abbinato ovviamente al Dura Ace Di2, il top di gamma del marchio giapponese. Del Toro adotta inoltre una soluzione personale: un secondo comando aggiuntivo all’interno della piega per cambiare in presa bassa o durante gli attacchi.

«Di base – conclude Chiesa – Isaac è un ragazzo d’oro. Usa sempre lo stesso setup, cambia pochissimo e quando chiede qualcosa ti ringrazia sempre. Fossero tutti così».

Pogacar, Matxin, UAE

Del Toro, Pogacar, le 100 vittorie… In casa UAE con Matxin

06.01.2026
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Parlare con Joxean Fernandez Matxin significa avere una visione tecnica completa. E se questa riguarda la prima squadra al mondo, la UAE Emirates, capite bene quanto sia rilevante. Gestione degli atleti, la sfida alle 100 vittorie, Tadej Pogacar, le grandi corse a tappe: ne emerge un quadro a tutto tondo estremamente interessante.

Matxin è colui che, assieme ai tecnici, tesse i programmi della squadra e dei singoli atleti, definendo le formazioni nelle varie corse. Un ruolo delicatissimo, un vero puzzle in cui deve conciliare le richieste e le ambizioni dei corridori, l’alternanza anche dei più giovani e gli obiettivi tecnici e sportivi. Dalla sua ha però i migliori corridori del pianeta e, alla fine, qualsiasi formazione venga allestita è la migliore o ci va molto, molto vicino. Nel calcio parleremmo di “panchina lunga”.

Pogacar, Matxin, UAE
Matxin è il direttore tecnico sportivo della UAE Emirates
Pogacar, Matxin, UAE
Matxin è il direttore tecnico sportivo della UAE Emirates
Joxean, siamo sinceri: dopo gli annunci di dicembre non ci aspettavamo di vedere Isaac Del Toro al Tour de France…

Perché no? (Interrompe la nostra domanda con curiosità, ndr).

Pensavamo che tornasse al Giro d’Italia per completare quanto fatto l’anno scorso, per una sorta di rivincita.

Per me invece è un processo naturale e perfetto. Vuelta al primo anno, Giro d’Italia al secondo e Tour de France al terzo. E’ il percorso giusto, non trovate? Tra l’altro avevo già detto proprio a voi che questo è un po’ il mio schema con i giovani.

Ma Isaac non voleva tornare al Giro?

Inizialmente sì. Ci abbiamo pensato e ne abbiamo parlato. L’idea era di portare sia Joao Almeida che Del Toro al Giro d’Italia per cercare di vincere. Poi però sono entrate in ballo altre valutazioni. Parliamo di un ragazzo di 22 anni, per di più messicano, proveniente da un Paese che sta vivendo un grande entusiasmo ciclistico proprio grazie a Isaac, ma che non ha ancora una grande tradizione. E se arrivasse secondo?

Pogacar, Matxin, UAE
Pogacar, Del Toro e, dietro, Almeida. I primi due saranno al Tour, l’altro sarà al Giro (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
Pogacar, Del Toro e, dietro, Almeida. I primi due saranno al Tour, l’altro sarà al Giro (foto Fizza)
Sarebbe un insuccesso?

Non sarebbe compreso. Lui, per loro, deve vincere. Sapete, non dobbiamo e non vogliamo mettere Del Toro in una situazione in cui deve fare qualcosa per forza. Si deve godere il ciclismo, affrontare ogni corsa con passione e serenità. Andare ora al Tour de France al fianco del miglior corridore al mondo, con la migliore squadra al mondo, per noi è un’opportunità.

Ma non avrà pressione?

Non credo, perché il faro, non solo nostro ma del ciclismo intero, è Pogacar. Quindi Del Toro al Tour non significa responsabilità, ma fiducia ed esperienza per il futuro.

Esperienza e basta?

E’ chiaro che non sarà solo un gregario. Non gli chiediamo nulla se non di stare lì. E’ un talento gigantesco e, come Joao, si merita questa opportunità.

A proposito di Almeida: è lui il leader al Giro. Ora è maturo…

Abbiamo una grandissima squadra per il Giro d’Italia e lui è il nostro capitano. Ovviamente se ci sarà Jonas Vingegaard sarà un rivale difficilissimo, ma dobbiamo confrontarci sempre con i migliori corridori al mondo.

Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar
Anche se quei in giorni aveva la maglia della Slovenia, le vittorie di Pogacar a mondiale ed europeo per Matxin sono da inserire nella lista di quelle UAE
Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar
Anche se quei in giorni aveva la maglia della Slovenia, le vittorie di Pogacar a mondiale ed europeo per Matxin sono da inserire nella lista di quelle UAE
Quest’anno ci siete andati vicinissimi: le cento vittorie possono essere uno stimolo reale?

Alla fine è anche difficile vincere di più. Gli stimoli servono. Nel 2025 abbiamo conquistato 97 vittorie, ma io considero nostre anche quelle al mondiale e all’europeo, perché sono successi di corridori che lavorano con noi, si allenano con noi e corrono con noi. Faccio fatica a non contarle. Alla fine 97 o 100 è solo un numero. Io sarò soddisfatto se vinceremo una corsa in più dell’anno scorso.

Non è poco…

Lo so, è difficile. Però se l’abbiamo fatto quest’anno, perché non dovremmo riuscirci l’anno prossimo? Credo sinceramente che ci siamo adeguati molto bene al ciclismo moderno. Mi spiego: senza due velocisti oggi sembra quasi impossibile vincere tanto. Se guardi i palmarès del passato trovi Cavendish, Petacchi… e tra di loro non c’era un mezzo scalatore neanche da lontano. Invece le corse sono cambiate. E per questo dico che ci siamo adeguati. Noi abbiamo colto questi successi con scalatori e non solo.

Almeida ha detto che cercate sempre di portare i migliori uomini in tutte le corse. Questo è il tuo scacchiere: come scegli gli uomini giusti?

Parlando chiaro con loro. Vi faccio un esempio. In Andalucía – Ruta del Sol correvamo per Pavel Sivakov e per Tim Wellens. Pavel aveva preso la maglia di leader, poi negli ultimi due giorni si è ammalato e aveva la febbre. Quando si è staccato, tutti lo hanno aspettato. Questo perché correvamo per lui e perché gli altri sapevano che quella era la sua gara. Dall’altra parte, quando chiediamo a Sivakov di lavorare per i compagni, sa perfettamente che dovrà dare tutto per loro. Questo è reciprocità e significa parlare chiaro.

Pogacar, Matxin, UAE
Pavel Sivakov, per Matxin un vero uomo squadra che sa essere leader e aiutare (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
Pavel Sivakov, per Matxin un vero uomo squadra che sa essere leader e aiutare (foto Fizza)
Tutti sanno tutto di tutti?

Quando un corridore va ad una corsa sapendo che deve tirare o aiutare, ha le idee chiare e non corre pensando tra sé e sé: «Magari mi danno un’opportunità». E, aggiungo, i ragazzi sanno perfettamente già da dicembre in quali corse dovranno tirare e in quali avranno le proprie chances.

Capitolo Pogacar. I vostri responsabili della preparazione dicono che ha ancora margini. Dove può migliorare?

E’ un discorso molto tecnico. Non saprei dire se parliamo di un 1 per cento o di uno 0,2 per cento. Ma so che se migliora, migliora tanto. Perché è già il primo corridore al mondo e ogni piccolo step, a questo livello, vale tantissimo. Personalmente credo che Pogacar possa ancora crescere.

Ma secondo te, Tadej guarda gli altri? Perché è vero che è il numero uno, ma tutti gli altri vogliono arrivare dove è lui….

Assolutamente sì. Lo abbiamo capito quando siamo diventati la miglior squadra al mondo: arrivare in alto è difficile, ma restarci lo è ancora di più. Posso assicurarvi che Tadej è pienamente consapevole di questa situazione.

Filippo Baroncini
La UAE e Matxin credono molto nel pieno recupero di Baroncini
Filippo Baroncini
La UAE e Matxin credono molto nel pieno recupero di Baroncini
Ultima domanda, sull’italiano del gruppo: Filippo Baroncini. Come sta e che programmi ha?

Non ha un programma rigido. O meglio, ce l’ha, ma non deve in alcun modo creargli fretta o stress. Non deve avere l’ansia di rientrare a una data precisa. Altrimenti rischierebbe di sentirsi in debito con noi e con se stesso.

Tu come lo vedi?

Lo vedo bene. Muscolarmente ha recuperato quasi tutto, siamo oltre il 90 per cento. Ora restano aspetti scientifici, medici e fisiologici che richiedono tempi specifici. Non parliamo di una febbre o di una clavicola rotta: è stato in coma e il recupero è completamente diverso. Posso dirvi che crediamo molto in Baroncini. Non a caso gli abbiamo fatto due anni di contratto. Vogliamo solo che sia tranquillo, che recuperi e che l’aspetto umano, in questo momento, venga prima di quello sportivo.

Isaac Del Toro

L’investitura di Tadej, l’eredità che scotta: a tutto Del Toro

23.12.2025
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BENIDORM (Spagna) – Anche prima di partire sono vicini, parlottano, si scambiano due battute. Si percepisce un certo feeling fra Isaac Del Toro e Tadej Pogacar. Lo sloveno è il faro del ciclismo mondiale, come lo ha definito anche Matxin, il messicano è l’astro nascente. «Il secondo corridore più forte al mondo», a sentir parlare i meccanici della UAE Emirates.

Quella mattina, di ormai qualche giorno fa, tutti si aspettavano l’annuncio della presenza di Del Toro al Giro d’Italia. A uno così bisognava concedere la rivincita. Il Giro lo può vincere. Era pronto l’anno scorso, senza il pasticcio tattico del Colle delle Finestre, figuriamoci con un anno in più di esperienza e consapevolezza. E invece la conferenza stampa di metà dicembre ha spiazzato un po’ tutti. «Andrò al Tour de France, al fianco di Tadej Pogacar».

In realtà a rivelare indirettamente i piani del messicano era stato poco prima Joao Almeida, quando aveva spiegato che in Italia sarebbe stato lui il leader. A quel punto era chiaro che Isaac avrebbe preso la strada della Francia.

Isaac Del Toro
Isaac Del Toro (classe 2003) durante il media day indetto dalla UAE Emirates
Isaac Del Toro
Isaac Del Toro (classe 2003) durante il media day indetto dalla UAE Emirates

Leader (quasi) sempre

E’ un calendario costruito con attenzione chirurgica quello annunciato da Isaac Del Toro per la prossima stagione. Fino al Tour de France i giorni di corsa solo quattro brevi corse a tappe e due in linea. Nessuna gara è “buttata lì” per fare numero, ma neanche nessun carico eccessivo di responsabilità premature. La UAE Emirates ha deciso di accompagnare la crescita del messicano senza accelerazioni forzate, scegliendo tappe funzionali allo sviluppo fisico e mentale del corridore. Ma sempre trattandolo da leader… salvo quando c’è Tadej ovviamente. Cosa che ci ha detto anche Matxin.

Quali sono dunque queste sei gare? Inizierà all’UAE Tour poi Strade Bianche, Tirreno, Sanremo e Paesi Baschi. Niente Liegi e niente Giro dunque. Da lì in poi testa al Tour de France, passando dal Delfinato… anzi dal ribattezzato Tour Auvergne-Rhone-Alpes. In pratica sarà sempre leader tranne nelle due gare in linea quando ci sarà Pogacar appunto. E al Tour.

ll messicano sarà chiamato a essere protagonista al Tour de France: «Sono molto contento di andare al Tour – ha detto Isaac – per me sarà una grande opportunità. Correndo insieme a Tadej avrò modo d’imparare tanto e di vedere come si gestisce la squadra. So che ci saranno tante pressioni, ma questo non mi preoccupa.. almeno adesso. La cosa bella è la fiducia che la squadra ha riposto in me».

Campionati del mondo Kigali 2025 strada professionisti, attacco Isaac Del Toro, Tadej Pogacar, Juan Ajuso
Al mondiale in Rwanda sono emersi i valori di questi atleti e Del Toro è stato l’ultimo a mollare la ruota di Pogacar
Campionati del mondo Kigali 2025 strada professionisti, attacco Isaac Del Toro, Tadej Pogacar, Juan Ajuso
Al mondiale in Rwanda sono emersi i valori di questi atleti e Del Toro è stato l’ultimo a mollare la ruota di Pogacar

Il feeling con Pogacar

E’ impossibile non notarlo: fra Del Toro e Tadej Pogacar c’è sintonia. Non solo in corsa, ma anche fuori. Allenamenti condivisi, battute prima del via, confronti continui. Lo sloveno lo ha preso sotto la sua ala senza bisogno di proclami, con la naturalezza di chi riconosce il talento vero. Per Isaac, correre il Tour de France al fianco del campione del mondo rappresenta non solo un’opportunità, ma anche un sogno.

Il suo ruolo sarà chiaro: supporto nelle tappe chiave, presenza costante nelle giornate di montagna, capacità di stare davanti quando la corsa si fa dura. Del Toro ha dimostrato di avere motore, personalità e una sorprendente maturità. Pogacar lo stima e lo ascolta, e questo per un giovane corridore vale quanto una vittoria.

«Io dovrò stare vicino a Tadej – va avanti Del Toro – e basta. Stare lì, osservare, imparare e aiutarlo quando servirà. Per me correre il Tour è sempre stato un sogno sin da bambino, farlo con la maglia di campione nazionale messicano sarà speciale. Lì ci sono i corridori migliori del mondo e io voglio arrivare al loro livello».

E qui scatta la domanda se ancora non ci si senta visto quanto ha vinto e come vada forte, ma Isaac con umiltà (forse anche troppa) ribatte che ancora non è e non si sente un top rider. La Grande Boucle dunque è un passaggio fondamentale nel percorso di crescita per Isaac. Soprattutto nella sue mente.

Isaac Del Toro conquista il Giro dell'Emilia. 14a vittoria stagionale, 88a della UAE nel 2025
Del Toro in questa stagione ha conquistato 16 vittorie (qui l’Emilia) chiuso il Giro al 2° posto e il ranking UCI al 3°
Isaac Del Toro conquista il Giro dell'Emilia. 14a vittoria stagionale, 88a della UAE nel 2025
Del Toro in questa stagione ha conquistato 16 vittorie (qui l’Emilia) chiuso il Giro al 2° posto e il ranking UCI al 3°

La rinuncia al Giro

E’ proprio questa scelta a fare più rumore: Isaac Del Toro non sarà al Giro d’Italia. Una decisione che pesa, soprattutto dopo quanto accaduto l’anno scorso. Il messicano aveva dimostrato di poter lottare per la vittoria finale, di reggere tre settimane ad altissima intensità e di avere già allora la stoffa del campione. Il Colle delle Finestre resta una ferita aperta, anche se lui ha ribadito che non è così. Ma che si è trattato di un errore di gioventù.

«Nella seconda metà della stagione – ha detto Del Toro – ho cercato di risolvere molti dei problemi incontrati durante il Giro e di credere di più in me stesso. Alla fine, ha funzionato, quindi vediamo se riesco a farlo di nuovo».

Molti si aspettavano la rivincita immediata, il ritorno in Italia con il dente avvelenato. Invece la UAE ha scelto un’altra strada, più prudente ma forse più lungimirante. Niente Giro significa meno pressione, meno aspettative, e in tal senso l’idea di portarlo in Francia non è poi sbagliata. Del Toro avrà tempo per tornare in Italia, da leader designato e con una struttura costruita interamente attorno a lui. Oggi la priorità è crescere senza bruciarsi, accumulare esperienza e diventare un corridore ancora più completo.

«E’ stata una scelta presa in accordo con la squadra quella di andare al Tour e credo anche di Tadej. E va benissimo così. Prima comunque avrò altre opportunità. Il mio primo obiettivo è farmi trovare pronto. Sanremo? Tadej vuole che ci sia. Cercherò di aiutarlo a vincerla in tutti i modi. Lui ci tiene moltissimo, ma non è un’ossessione».

Isaac Del Toro
L’immagine non sarà di qualità, ma guardate la gente che ha riportato il ragazzo di Ensenada (cittadina sulla costa del Pacifico) sulle strade messicane (foto Instagram)

La fama, il Messico, le Olimpiadi

Uscendo dal seminato delle conferenza stampa vera e propria, nella quale Del Toro ha rimarcato più volte il concetto di stare vicino alla squadra e a Pogacar, di crescere, di voler continuare a migliorare, è bene secondo noi parlare del “fenomeno mediatico Del Toro”. Dell’appeal che riscuote questo atleta.

Sono incredibili la curiosità e il movimento che gli si sono creati intorno. Il modo con cui in squadra è considerato da staff e altri corridori. Quando Pogacar dice: «Spero e penso che Del Toro possa essere più bravo di me», è più di un semplice augurio nei confronti di un compagno con cui ti trovi bene, è un’investitura ufficiale. E allora ecco che tornano in mente le parole dei meccanici: «E’ il secondo corridore più forte al mondo». E Isaac: «Chi non vorrebbe essere l’erede di Tadej!».

Giusto qualche giorno fa, appena rientrato in Messico, un tifoso lo ha ha fermato per strada. Snocciolando in un video sul momento il suo palmares, l’incredulità nel trovarselo di fronte. Come accade per i grandissimi, un fenomeno che va oltre il ciclismo. Lo fermano per strada, come detto, gli chiedono foto, autografi, parole di incoraggiamento, i social che salgono di follower giorno dopo giorno. La sua crescita ha acceso l’interesse di un Paese intero, che da anni aspettava un campione capace di competere ai massimi livelli del ciclismo mondiale.

Per adesso Del Toro vive con naturalezza tutto questo, ma anche con grande senso di responsabilità. Sa di rappresentare molto più di se stesso, di essere un simbolo per una nuova generazione di corridori latinoamericani. E’ anche per questo che nel suo orizzonte compare l’obiettivo olimpico di Los Angeles 2028, cosa di cui in Messico hanno già parlato.

Alessandro Covi, UAE Team Emirates 2025

Dal primo all’ultimo giorno: il viaggio in UAE di Covi

24.10.2025
6 min
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I giorni di vacanza di Alessandro Covi sono iniziati con una piccola operazione, infatti il corridore di Taino una volta parcheggiata la bicicletta al termine della Veneto Classic ha tolto il dente del giudizio. Un intervento semplice e rapido, che però ha dovuto attendere la fine della stagione agonistica per essere effettuato. Ora è alle prese con la convalescenza e tutto procede serenamente. 

«Mi sono rivolto a Stefano Speroni, il dentista del Giro d’Italia – racconta Alessandro Covi – abita vicino a casa dei miei genitori, così ne ho approfittato per fermarmi da loro e togliere il dente del giudizio. Mi aveva dato un po’ di fastidio in un paio di momenti durante l’anno, la scelta migliore è stata di aspettare e toglierlo una volta finite le gare».

Alessandro Covi, Veneto Classic 2025
La Veneto Classic dello scorso 19 ottobre è stata l’ultima corsa in maglia UAE per Covi
Alessandro Covi, Veneto Classic 2025
La Veneto Classic dello scorso 19 ottobre è stata l’ultima corsa in maglia UAE per Covi

Un inverno diverso

Il periodo di stacco per Alessandro Covi non sarà tanto differente rispetto agli altri anni, a breve partirà per le vacanze e poi una volta tornato sarà il momento di ripartire con gli allenamenti. Ma la grande differenza sarà che dopo sei stagioni lascerà il UAE Team Emirates per vestire la maglia della Jayco AlUla. Negli ultimi mesi ha avuto modo di metabolizzare una scelta partita qualche mese fa e che si è concretizzata e lo ha messo davanti alla voglia di ripartire verso nuovi obiettivi.

«Mi sono goduto ogni singola gara nell’ultimo mese e mezzo – dice Covi – perché in tutte le occasioni c’era qualcuno da salutare, compagno o membro dello staff, che poi non avrei rivisto. Anche ora arrivano continuamente chiamate da tante persone giusto per un saluto. Alla fine il lavoro non cambierà, ci vedremo in gruppo, però è finito qualcosa che è stato davvero bello. Però più che le corse, il bello lo fanno i momenti passati insieme fuori. Quando vai a una gara ci sono quelle quattro o cinque ore in bici, ma ne facciamo almeno quarantotto tutti insieme. Sono quelli i momenti che ricordi con maggiore gioia e che creano legami profondi».

Il Puma di Taino ha contribuito alla stagione record della UAE con due successi, questa la vittoria di tappa alla Vuelta Asturias
Il Puma di Taino ha contribuito alla stagione record della UAE con due successi, questa la vittoria di tappa alla Vuelta Asturias
C’è qualcuno che ti porterai nel cuore?

Tutti, perché lavori e crei un legame con ogni membro del team. La cosa bella è che addirittura qualcuno di loro lo ritroverò anche in Jayco. L’elenco delle persone è davvero infinito.

Come ci si saluta dopo sei anni?

Con grandi abbracci e sorrisi, non è un funerale. Quello che ci unisce è un grande affetto reciproco e la felicità di aver passato dei bei momenti insieme. Mi mancheranno tutti quelli che lascio in UAE. 

Alessandro Covi, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates 2025
Nella restante parte della stagione Covi ha affiancato spesso Del Toro nei suoi successi
Alessandro Covi, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates 2025
Nella restante parte della stagione Covi ha affiancato spesso Del Toro nei suoi successi
Lasci la squadra numero uno al mondo, dopo una stagione da record di vittorie. 

E’ stato bello far parte di questa trasformazione che ci ha portati ad essere la miglior squadra del mondo. Anno dopo anno siamo cresciuti, è vero, ma a inizio stagione non pensavamo di poter fare così bene. Dall’interno è stato un viaggio interessante, nel quale ho scoperto cosa vuol dire avere una mentalità vincente e correre per cercare il massimo risultato. Abbiamo messo insieme 96 vittorie (l’ultima nella notte con Del Toro che ha conquistato i campionati nazionali messicani, ndr). 

E’ un momento storico del ciclismo…

Vero, e sono orgoglioso di aver preso parte a questa annata e di aver contribuito al conteggio con due vittorie. Anche se la mia firma è in almeno altre trenta, perché sono stato presente in 15 dei sedici 16 di Del Toro. Pogacar l’ho vissuto di più fuori dalle gare, visto che entrambi viviamo a Montecarlo ed è capitato di allenarci insieme. 

Il lavoro di Covi a supporto dei compagni è stato prezioso in questa stagione dei record
Il lavoro di Covi a supporto dei compagni è stato prezioso in questa stagione dei record
Li hai visti da vicino, cosa li accomuna?

Hanno entrambi una mentalità vincente, Pogacar è il numero uno della storia probabilmente. E la cosa incredibile è quanto sia spensierato. Vive alla leggera nonostante il mondo che lo circonda sia frenetico. Un’altra cosa che accomuna Pogacar e Del Toro è la voglia di vivere una vita normale, senza pressioni. In Del Toro riconosco un talento simile a quello di Pogacar, anche se ora Tadej è ancora un gradino sopra. 

Cosa ti ha impressionato maggiormente di Del Toro?

La sua crescita è stata esponenziale in queste due stagioni. Però la cosa che mi ha colpito di più è come si comporta con i compagni, è sempre disponibile, sorridente e gentile. Anche su questo lato lui e Pogacar sono molto simili. Figuratevi che una volta Tadej mi ha anche tirato una volata, per farvi capire quanto sia umile e disponibile. 

Alessandro Covi, Saudi Tour 2020, UAE Team Emirates
Saudi Tour 2020, la prima gara in maglia UAE per Alessandro Covi
Alessandro Covi, Saudi Tour 2020, UAE Team Emirates
Saudi Tour 2020, la prima gara in maglia UAE per Alessandro Covi
Quando?

Alla Vuelta Andalucia del 2023. Aveva vinto tre tappe su quattro e nella frazione conclusiva doveva essere lui a fare la volata finale. Pogacar nella riunione sul bus, mentre parlavamo della tattica in corsa ha detto: «Oggi facciamo la volata per il Puma (il soprannome di Covi, ndr)». Così nel finale hanno fatto il treno prima Pogacar e poi Wellens per lanciarmi. Sono arrivato secondo alle spalle di Fraile, è stata la sua ultima vittoria in carriera. Scherzando a volte gliela ricordo.

Quanto porterai in Jayco in questi sei anni?

Penso un’infinità di cose e tutto quello che ho imparato lo metterò a disposizione del team. Spero di avere anche più spazio per me e di poter diventare un buon corridore, a 27 anni è il momento giusto. 

Che ricordo hai del Covi che passa dall’essere un under 23 al far parte del UAE Team Emirates?

Ero già entrato in orbita UAE nel 2018, quando correvo in Colpack e andai a fare uno stage da loro. La formazione bergamasca era una specie di vivaio della UAE Emirates, che poi era la ex Lampre. Ricordo il giorno in cui ho firmato, sono andato al magazzino del team insieme a Bevilacqua e ho incontrato Gianetti e Saronni

Alessandro Covi, Murcia 2022, UAE Team Emirates
Vuelta Ciclista a la Region de Murcia 2022, Covi vince la sua prima gara da professionista davanti a Trentin
Alessandro Covi, Murcia 2022, UAE Team Emirates
Vuelta Ciclista a la Region de Murcia 2022, Covi vince la sua prima gara da professionista davanti a Trentin
Un impatto grande?

Immenso, da piccolo ero tifoso della Lampre e conoscevo i corridori per nome e fama. Entrare a far parte di quella squadra fu un onore immenso, ricordo che ai primi ritiri e gare avevo quasi timore nell’approcciarmi a quei campioni. A cena non sapevo dove sedermi, da qualsiasi parte mi girassi ero circondato da grandi corridori: Rui Costa, Kristoff, Ulissi, Gaviria, Aru…

Hai già messo il naso nel mondo Jayco?

Non ancora, c’erano le visite mediche della squadra il giorno dopo il Lombardia ma io ero impegnato in corsa alla Parigi-Tours (terminata al decimo posto, ndr). Avrò modo di farlo nei primi ritiri dell’anno, a novembre.