Il futuro del quartetto maschile nei piani di Villa

07.02.2023
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MONTICHIARI – Europei con vista sulle Olimpiadi. La rincorsa per Parigi 2024 inizia domani a mezzogiorno dal Velodromo Tissot di Grenchen. Tra l’impianto svizzero e quello di Saint Quentin en Yvelines ci sono circa seicento chilometri, ma per la nazionale azzurra la strada che porterà in Francia dovrà passare prima anche da Indonesia, Egitto e Canada per la Nations Cup. Intanto il cittì Marco Villa (in apertura a Montichiari con Viviani, che oggi compie 34 anni) ha diramato le convocazioni.

Nessuna novità rispetto alla nostra visita a Montichiari. Se nella velocità le scelte sono obbligate e se tra le donne i ruoli sono quasi già tutti assegnati, adesso il tecnico cremasco dovrà decidere come impiegare gli uomini nelle varie prove. Una base c’è. Proviamo quindi a capire meglio con Villa quali idee ha in testa per gli europei e per il futuro del quartetto, che punta al suo secondo trionfo continentale.

A Grenchen l’obiettivo sarà riscattare l’europeo 2022
A Grenchen l’obiettivo sarà riscattare l’europeo 2022
Marco a che punto è in generale il quartetto maschile?

E’ allo stesso punto del femminile. Ci sono quattro campioni olimpici (Ganna, Milan, Lamon e Consonni, ndr). C’è anche Viviani che col sistema olimpico deve provare anche lui ad essere competitivo col quartetto. C’è anche Bertazzo che è campione del mondo. Insomma chi farà l’inseguimento a squadre alle Olimpiadi dovrà essere competitivo anche nelle altre prove. Ad esempio, le ragazze sono più polivalenti sotto questo aspetto. Negli uomini ho Milan e Ganna che ad oggi non hanno fatto gare di gruppo, ma sono indispensabili nel quartetto. Quindi se uno sa fare i conti, per gli altri tre posti non c’è tanta scelta.

Abbiamo visto Ganna con Scartezzini nella madison di Fiorenzuola. In previsione di Parigi 2024 state già facendo dei pensieri?

Con Pippo ci stiamo già lavorando, ma non da questi europei. Per i mondiali di agosto vedremo, di sicuro in funzione olimpica dovrà testarsi. La mia idea sarebbe quella di fargli correre un paio di Sei Giorni durante l’inverno, ammesso che la sua squadra sia dello stesso mio parere.

L’altro indispensabile che hai nominato è Milan.

Indubbiamente è molto forte, altrimenti non sarebbe campione olimpico, medagliato ai mondiali e non sarebbe qua nel nostro gruppo. Mi fa piacere questa evoluzione di Jonathan, la stessa che hanno fatto Ganna, Consonni e ai tempi anche Viviani. Ci tengo a rimarcare subito che questa è l’ennesima dimostrazione che qui non si viene per perdere tempo, quanto piuttosto per fare un lavoro parallelo di crescita dell’atleta su strada. Noi non deviamo la carriera dell’atleta e questi risultati mi riempiono d’orgoglio.

Che tipo di corridore è Milan su strada?

Ho sempre detto in tempi non sospetti che non va paragonato a Ganna. Pippo è Pippo. Jonathan è più velocista, più finisseur e meno cronoman, anche se ha vinto il tricolore U23 proprio perché è forte. Se ci sono degli sprinter più forti di lui non lo so, posso dire che è diverso da altri come sono diversi tutti. Milan ha una volata lunga in progressione, data più dalle sue caratteristiche che dal lavoro in pista. Jonathan a differenza di Pippo ha preso anche medaglie nel chilometro. Non è un Groenewegen che esce all’ultimo, né Viviani che fa le volate di rimonta. A me è venuto subito un paragone con Petacchi e Cipollini più che a un Boonen, quantomeno nelle volate. Poi se sarà più competitivo ad una Sanremo, una Gand o solo su tappe piatte, ce lo dirà il tempo.

Torniamo ai tre posti vacanti per Parigi. Uno di questi il cittì Villa lo assegnerà a Viviani, che sarebbe alla sua quarta Olimpiade?

Di certi non c’è nessuno. Elia può essere il quinto. Deve dimostrare di essere riserva del quartetto qualora dovesse succedere qualcosa lassù ad uno dei titolari. Manlio Moro è un altro che può entrare nel quartetto, ma se entra lui devo rivedere chi farebbe la partenza. Lamon è uno che parte bene e ci ha fatto vincere le Olimpiadi come gli altri tre. In più sa fare bene la madison e l’omnium. Bertazzo è uno dei migliori che ho per la seconda posizione, una delle più dure. Dovrà lavorare però per le gare di gruppo. Consonni aveva la seconda posizione a Tokyo. Scartezzini corre benissimo la madison, ma bisogna vedere se può tornare nel quartetto.

Col quartetto hai vinto un europeo, un mondiale ed una Olimpiade. Stai pensando ad un ricambio generazionale?

E’ normale farlo. Ho Boscaro che è un buon chilometrista, sa fare le corse a punti ed è campione europeo U23 dell’eliminazione. C’è Pinazzi che è campione europeo U23 nell’inseguimento a squadre con lo stesso Boscaro, Manlio Moro e Galli. Mattia corre bene lo scratch, l’omnium e anche la corsa a punti se vuole. Spero che quest’anno lui diventi un’altra sorpresa nelle gare su strada. Ci sono gli juniores che sono passati U23, come Belletta o Delle Vedove. Non sono spaventato del ricambio. Spero bene nella mentalità delle squadre, che possano venirci incontro. Hanno davanti degli esempi per cui, come dicevo prima, venire qua non è una perdita di tempo.

Sembra che stiano rispondendo bene questi nuovi ragazzi.

Ad esempio Belletta ce l’ho avuto due anni fa, mentre l’anno scorso il tecnico degli juniores non ero io (è Dino Salvoldi, ndr). Altro esempio, Ganna, Consonni, Pinazzi, Lamon e Scartezzini me li sono portati da juniores in avanti. La mia speranza quindi è che si fidino a passare con un tecnico che non hanno mai conosciuto prima, anche per una questione di approccio.

Ivan Quaranta col gruppo velocità degli europei. Sullo schermo si studia dove migliorare
Ivan Quaranta col gruppo velocità degli europei. Sullo schermo si studia dove migliorare
Alla vigilia degli europei, qual è lo stato d’animo di Marco Villa?

Non siamo mai partiti convinti di vincere una medaglia o di essere già battuti. E’ un gruppo, sia maschile che femminile, che può conquistare qualsiasi prova. E non ce n’è una più difficile dell’altra. Anzi, grazie all’impegno di Ivan Quaranta correremo gli europei con buone prospettive nella velocità. Siamo qua come Italia, una delle Nazioni che è tornata ad essere competitiva su tutto e che fa paura un po’ a tutti. I titoli vinti ne sono la testimonianza. E’ la prima gara dell’anno e non so come siano gli avversari. Così come loro non sanno come stiamo noi. Dobbiamo fare attenzione a tutti, d’altronde quando arrivi a disputare la prima qualifica olimpica, il livello si alza per forza di cose. Nessuna nazionale arriverà sprovveduta. Vedremo chi starà meglio.

Strada poi pista: il 2023 di Milan prosegue a Grenchen

07.02.2023
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La stagione agonistica degli italiani è iniziata benone. Sono già cinque le vittorie messe nel sacco e una di queste è firmata da Jonathan Milan. Il gigante della Bahrain Victorious aveva vinto una tappa al Saudi Tour, qualche giorno prima del suo collega di quartetto Simone Consonni.

Mentre il friulano stava per volare da Venezia a Zurigo e da lì, in auto, a Grenchen dove ci sono gli europei su pista, ci ha raccontato questo inizio 2023. E non solo…

Al Saudi Tour Milan vince la seconda tappa battendo Groenewegen e Bol
Al Saudi Tour Milan vince la seconda tappa battendo Groenewegen e Bol
Jonathan, ti aspettavi un inizio così buono?

Proprio così buono no! Sì, era un mio programma/obiettivo quello di iniziare bene, cogliere qualche piazzamento anche per verificare come era andata la preparazione invernale. Poi abbiamo visto che potevo fare le volate e così ho provato anche il giorno dopo e alla quarta tappa (la più impegnativa, ndr) ero lì. Devo dire che la squadra ha lavorato benissimo, ma non intendo solo al Saudi.

E in cosa?

Nella preparazione invernale, nel modo di correre, nel lavoro che abbiamo fatto prima e durante la corsa… un lavoro molto attento. Dico che è un bene d’insieme.

Invece perché hai detto che non ti aspettavi un inizio così buono? Non sei al massimo? Avevi qualche problemino?

No, è che ancora non sono al top. Fisicamente non sono al 100%. Tuttavia la squadra non mi ha messo pressione. Prima del Saudi mi hanno detto: “Andiamo per fare esperienza e proviamo fare le volate”. Da parte mia poi, io ci provo sempre. Non aspetto che la vittoria cada dal cielo!

Lo scorso anno, in estate, Jonathan (classe 2000) ha ottenuto le prime due vittorie, sempre allo sprint
Lo scorso anno, in estate, il friulano (classe 2000) ha ottenuto le prime due vittorie, sempre allo sprint
Atteggiamento da vincente! Dopo l’Arabia Saudita anche tu come Consonni sei tornato pistard?

Eh sì, anche io ho “switchato”. Da oggi (ieri, ndr) abbiamo iniziato i primi allenamenti sulla pista e posso dire che non vedo l’ora di gareggiare, di riassaporare il parquet, il gruppo azzurro, la gara… insomma l’ambiente della pista.

Ma Jonathan Milan è anche uno dei boss della pista. Ormai cresci sempre di più. Hai vinto. Anche per gli addetti ai lavori sei un super big. Non è che inizi a mettere pressione anche a Filippo Ganna? Tanto più che magari farete l’inseguimento individuale da rivali…

Ma che scherzate?! Non penso di mettere pressione a Pippo… E poi non so neanche se lui farà l’individuale. Il mio obiettivo è quello di migliorarmi. Questo è il primo step. Ma Pippo resta il boss indiscusso.

Però anche a detta dei tuoi compagni, a prescindere da chi ci sia nel quartetto, la differenza si sente…

Sì, andiamo forte, magari tiriamo quel giro in più, ma anche gli altri due compagni “tirano da Dio”. Anche loro ci portano a quelle velocità e le mantengono. E’ un lavoro di gruppo. Per dire, io sono stato felicissimo l’altro giorno quando ha vinto Simone (Consonni, ndr). Da dietro, quando l’ho visto scattare sono stato proprio contento.

Milan, con Moro e Ganna a ruota agli ultimi mondiali. La lotta per un posto nel quartetto si allarga
Milan, con Moro e Ganna a ruota agli ultimi mondiali. La lotta per un posto nel quartetto si allarga
Sai già che posizione avrai a Grenchen? 

Vedremo, ormai mi hanno incastrato tra la prima e la seconda! Scherzo, sono due posizioni che non mi dispiacciono.

E cosa cambia tra le due?

Il primo è colui che lancia il quartetto. Deve fare una partenza giusta, che non sia troppo dura per  il quarto, quindi per Pippo. Il secondo invece deve continuare a far salire la velocità a regime, ma è un grande sforzo perché all’inizio parte a fianco del primo. Il terzo e il quarto devono andare forte e al tempo stesso far “recuperare” gli altri due. Come ho detto prima: è un gioco di squadra.

Quando si decide la posizione? E in base a cosa?

Non ci sono posti fissi. Si decide anche in base alle condizioni di forma e del momento, a come si è lavorato. Se per esempio si sta attraversando un periodo in cui non si è super con le partenze da fermo, si fa il secondo.

Milan con Pasqualon al Saudi Tour per un selfie con gli arabi
Milan con Pasqualon al Saudi Tour per un selfie con gli arabi
Torniamo alla strada, Jonathan: uno come Pasqualon si è fatto sentire in squadra? Lo conoscevi?

Sì, ci conoscevamo di vista, ma nel camp invernale siamo stati nello stesso gruppo e abbiamo avuto modo di passare parecchio tempo insieme. Andrea è diventato subito un riferimento e non solo in corsa. Si vede che ha esperienza. E anche  gara: “Vienimi dietro”. “Stai coperto”. “Stai tranquillo”…

Lo scorso anno avevi vinto in volata, quest’anno già ti sei ripetuto: ci stai lavorando o ti vengono naturali?

Ci lavoro e mi piacerebbe continuare a lavorarci, ma senza perdere altro. 

Ti senti un velocista puro?

Non più di tanto e non per il momento. Tengo benino su salite non troppo lunghe e non vorrei perdere queste qualità.

Più o meno quale sarà il tuo calendario dopo gli europei in pista?

Parigi-Nizza, Sanremo, le classiche del Belgio… tra cui il Fiandre.

Cinque sprinter italiani sotto l’occhio di Endrio Leoni

01.02.2023
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La stagione è ripartita e come di consueto lo ha fatto dando una grossa priorità alle volate. Hanno gioito per ora soprattutto sprinter stranieri. Giusto ieri ha rotto gli indugi Jonathan Milan, il quale però bisogna vedere se va inquadrato come un velocista puro.

Con Endrio Leoni , grande sprinter degli anni ’90-2000, abbiamo voluto fare un approfondimento sulle ruote veloci del Belpaese. Gli abbiamo chiesto di individuarne cinque. Cosa ci possiamo aspettare da loro? Quali sono quelle più pure che ci consentiranno di tenere alta la bandiera negli sprint più importanti?

Endrio Leoni (classe 1968) è stato un grande sprinter. Professionista dal 1990 al 2002, ha vinto oltre 30 corse… ai tempi di Cipollini
Leoni (classe 1968) è stato un grande sprinter. Pro’ dal 1990 al 2002, ha vinto oltre 30 corse… ai tempi di Cipollini

Tempi duri

Endrio schietto come era in bici lo è anche ai “microfoni” e dice subito che anche gli sprinter italiani di oggi non stanno passando un super momento.

«Faccio un po’ fatica a trovarne cinque – dice Leoni – perché un conto è il “mezzo velocista” che fa settimo, decimo… Un conto è il velocista che lotta per la vittoria. E’ un po’ lo stesso discorso degli scalatori che sento spesso. Dice: “Va forte in salita”. Okay ma se poi non vince….

«Comunque scelgo Nizzolo, Viviani, Dainese e Consonni».

Nizzolo (qui al centro) è potente ma non potentissimo, secondo Leoni
Nizzolo (qui al centro) è potente ma non potentissimo, secondo Leoni

Nizzolo, non solo potenza

E seguendo l’ordine di Leoni, iniziamo questa analisi con Giacomo Nizzolo.

«Nizzolo è uno che vince le sue 2-3 corse l’anno come minimo. All’inizio era davvero un velocista di belle speranze, aveva ottime premesse poi sul più bello ha avuto quel problema fisico, al ginocchio se ben ricordo, e questo gli ha tolto molto. Ti porta via tempo, energie mentali, toglie qualcosa al tuo fisico… mentalmente non sembra, ma si fa sentire».

«Giacomo era uno di quelli che teneva bene sulle salitelle e questa sua caratteristica mi piace molto. Vediamo se potrà arrivare al suo livello (o forse sono gli altri che sono cresciuti molto, ndr). In più è anche capace di destreggiarsi nei finali».

E anche se Nizzolo spinge e ricerca rapporti molti lunghi, Leoni non sembra essere d’accordo sul fatto che Giacomo sia un super potente.

«Non si tratta tanto del rapporto. E’ vero lui parte da lontano, ma poi devi capire anche cosa fanno i tuoi avversari. E’ potente sì, ma quel che voglio dire è che non è un Kittel».

Per Leoni, Elia Viviani (qui affiancato da Albanese, al centro), deve trovare la fiducia totale della squadra
Per Leoni, Elia Viviani (qui affiancato da Albanese, al centro), deve trovare la fiducia totale della squadra

Viviani e la Ineos

Si passa poi a “sua maestà” Elia Viviani, che più passa il tempo e più è stimato da colleghi e tecnici.

«Elia – spiega Leoni – si è un po’ perso nel tempo, almeno su strada. Ed è un peccato. Non so se sia stato uno sbaglio per lui andare in Francia e lasciare il team dove vinceva. Su strada deve rivedere qualcosa.

«Gli servirebbero almeno un paio di uomini, perché è vero che è bravo a saltare di qua e di là, ma se ogni volta sei da solo hai già fatto mezza volata e poi le gambe per l’altra mezza? La mia preoccupazione è che non so se in Ineos Grenadiers gli diano due uomini o comunque lo spazio necessario».

«Cosa mi piace di lui? Che a 33 anni ha ancora una grossa determinazione. Correre su pista e su strada a quel livello è difficilissimo. Ha qualche stagione per fare ancora bene».

Tour de France 2022, Alberto Dainese (in maglia nera) tra i giganti: Sagan, Van Aert e Groenewegen. Alberto può crescere molto
Tour de France 2022, Alberto Dainese (in maglia nera) tra i giganti: Sagan, Van Aert e Groenewegen. Alberto può crescere molto

Speranza Dainese

E veniamo ad Alberto Dainese. Complice forse la sua giovane età, Leoni si accende. L’atleta della DSM è quello più in rampa di lancio se vogliamo…

«Tra quelli nominati – prosegue Leoni – è quello che lascia più speranza. E’ un bravo ragazzino ed è veneto come me! Dovrebbe trovare una squadra a sua disposizione, sarebbe il massimo. Perché vedo che spesso è troppo indietro quando viene lanciato lo sprint. Non può sempre consumarsi per rimontare… e finire quarto, per dire. Ai 250 metri lui è 12°-13°, quando dovrebbe essere 6°-7°. Al Giro d’Italia gli ha dato una mano anche Bardet, che per carità è anche bravo, ma è uno scalatore. Lì ci serve uno sprinter forte quasi quanto te che sei il leader. Uno che sappia spingere bene il rapporto specie con le velocità (e i rapporti stessi) che ci sono oggi. Per me se lo merita, la sua gavetta Alberto l’ha fatta».

«Dainese è esplosivo. Può fare anche una volata di 180 metri. Ma poi queste sono analisi che lasciano il tempo che trovano. Ogni volata è diversa dalle altre. Magari c’è una curva ai 300 metri oppure si arriva velocissimi da un rettilineo di 1.500 metri… come quelle che preferivo io».

Consonni, che sa destreggiarsi benissimo in gruppo, potrebbe essere un ottimo apripista per Endrio
Consonni, che sa destreggiarsi benissimo in gruppo, potrebbe essere un ottimo apripista per Endrio

Consonni, apripista?

La lista dell’ex sprinter veneziano si chiude con Simone Consonni. 

«Simone – va avanti Leoni – è un gran bell’atleta, però io lo vedo più come velocista d’appoggio. In quel ruolo è ottimo… chiaramente se lui è mentalmente disposto a farlo. Può dire la sua in tante occasioni ma è un piazzato. In più tiene bene sulle salitelle».

«Per me Simone dovrebbe trovarsi un velocista di quelli super: uno Jakobsen, un Groenewegen, per dirigere il loro treno. Perché poi è la cosa più difficile quel ruolo, serve un’intelligenza tattica superiore e al tempo stesso bisogna essere fortissimi: qualità che lui ha. Potrebbe essere un Martinello, un Lombardi. Ecco, Giovanni non era super potente, ma era il più intelligente».

E il quinto?

I nomi che snoccioliamo sono tutti di buoni corridori: da Lonardi ad Attilio Viviani. Da Konychev a Fiorelli. Da Mareczko a  Mozzato

«Siamo nella schiera dei piazzati – spiega Leoni – Mareczko è il più sprinter di tutti, anche di quelli nominati prima, ma va bene per le corse più piccole. Io lo seguo da tempo. Da giovane pensavo: “Però, bravo questo ragazzo”. Ma evidentemente non è facile adattarsi tra i pro’».

«Sì, poi ci sono nomi come Trentin o Pasqualon, ma non sono dei velocisti. Sono corridori velocissimi. Anche Pantani era veloce e se si buttava in volata faceva decimo. Ma un conto è lottare tra i primi tre e un conto è farlo per il decimo posto. E’ un altro lavoro, un altro sport, cambiano le velocità, cambiano i watt. Ce ne sono 200 in meno. Un conto è fare lo sprint di testa a 1.600 watt e un conto è farne 1.400 a ruota.

«Semmai aspettiamo i giovani, come Milan ieri. Jonathan lo conosco bene. E’ un 2000, correva con mio figlio. E’ veloce, alto, potente… speriamo che possa trovare lo spazio giusto in quella squadra».

L’occhio di Bressan su Milan, Aleotti e Fabbro

18.01.2023
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Fra i motivi per cui è utile essere il vivaio di una squadra WorldTour c’è anche la possibilità di seguire i tuoi atleti anche dopo che sono diventati professionisti. Altrimenti, tanti saluti. Certo non mancherà l’occasione per vedersi e parlare, ma la gestione sarà in mani altrui e poco si potrà dire nel merito. Ne abbiamo avuto la riprova parlando con Roberto Bressan, team manager del Cycling Team Friuli, che negli ultimi anni ha lanciato al professionismo corridori come Fabbro, Aleotti e Milan. Dopo aver letto l’intervista a Gasparotto di qualche giorno fa sui programmi della Bora-Hansgrohe, avevamo trovato strano che Aleotti non corresse nelle Ardenne e puntasse diretto sul Giro.

In realtà la decisione era già trapelata nell’intervista di ottobre con lo stesso Aleotti (in apertura, Giovanni al Tour Down Under). La sua analisi, rileggendo le prove del 2022, aveva evidenziato che fosse arrivato al Giro troppo stanco. Per questo il programma prevede una partenza anticipata (in questi giorni l’emiliano si trova al Tour Down Under) e un periodo di riposo prima del Giro, dove aiuterà Vlasov nella lotta per la maglia rosa. Se spazio gli sarà dato, Aleotti lo avrà nella seconda parte della stagione.

Per Aleotti partenza anticipata rispetto al 2022. L’obiettivo, dopo uno stacco, è arrivare bene al Giro
Per Aleotti partenza anticipata rispetto al 2022. L’obiettivo, dopo uno stacco, è arrivare bene al Giro

Addio alle Ardenne

Il programma è chiaro. Quel che semmai potrebbe suonare strano è la rinuncia alle corse delle Ardenne che, per convinzione del team e del corridore, potrebbero diventare un giorno il suo terreno di caccia. Aleotti ha ancora 23 anni, le esperienze fatte adesso valgono oro.

«Secondo me – dice Bressan – Giovanni è ancora un po’… crudo, anche se l’anno scorso ha avuto parecchia sfortuna e non si è potuto preparare come voleva. Poi lui le cose le dice a pezzetti, quindi non so esattamente come si sia preparato. Corre alla Bora-Hansgrohe e non posso permettermi di entrare nel merito.

«Col Bahrain invece posso parlare di Milan, ad esempio, a 360 gradi. Le cose nel suo percorso stanno andando come ho sempre detto. Io parlo, Miholjevic ascolta. Poi è lui che prende le decisioni, ma sfruttiamo la conoscenza del corridore per fare il meglio».

Le classiche del pavé sembrano fatte per Milan, che è giovanissimo e ha mezzi inesplorati
Le classiche del pavé sembrano fatte per Milan, che è giovanissimo e ha mezzi inesplorati

Milan e il Nord

Il bello di essere il vivaio di una WorldTour, si diceva, è proprio la possibilità di seguire lo sviluppo dei propri atleti. E anche se sui tempi del passaggio di Milan al Bahrain ci fu da discutere, oggi Bressan sprizza orgoglio in ogni parola.

«Jonathan – dice – ha potenzialità sconosciute per tutti, ma sappiamo già quali sono le gare che può vincere. Tutte le classiche del Nord, quelle della prima parte, sembrano fatte per lui e credo che già quest’anno ci andrà vicino. Un ragazzo come lui, che ogni volta che sale in pista di avvicina ancora un po’ a Ganna, ha davvero dei mezzi non comuni».

Negli ultimi due anni, Aleotti ha vinto il Sibiu Tour. Ora è atteso a uno step successivo (foto Bora Hansgrohe)
Negli ultimi due anni, Aleotti ha vinto il Sibiu Tour. Ora è atteso a uno step successivo (foto Bora Hansgrohe)

Gli spazi giusti

Insomma, tanto si può dire su Milan e tanto lo si può ancora seguire, per quanto nel rispetto dei ruoli la carriera di Aleotti resta un film da guardare alla giusta distanza.

«Quando era con noi – dice Bressan – Giovanni era fortissimo. Mi stupisco che ancora non sia uscito, anche se ha vinto per due volte il Sibiu Tour e ha fatto delle belle prestazioni. Certo al Giro non può andare per fare classifica, forse non è maturo per vincere una grande corsa. Ma una cosa va detta. Giovanni, come Fabbro e De Marchi hanno avuto rogne con il Covid e adesso devono far vedere qualcosa. Fabbro è in scadenza di contratto, da quello che so Aleotti è tenuto in grandissima considerazione.

«Lui è molto serio, fa sempre le cose per bene. Deve avere fortuna e gli spazi giusti. Già in Australia si potrà vedere com’è la sua condizione. Fabbro invece lo spazio ha bisogno di cercarselo. E’ forte e già pronto, ma finora ha potuto fare classifica solo quando il suo capitano è caduto».

Fabbro punterà alle corse a tappe di una settimana: primo obiettivo il Catalunya (foto Instagram)
Fabbro punterà alle corse a tappe di una settimana: primo obiettivo il Catalunya (foto Instagram)

La legge degli squadroni

Sugli spazi, la chiusura spetta al loro procuratore: Raimondo Scimone, che giustamente non entra nella gestione, ma sa benissimo come vanno le cose nelle grandi squadre.

«Se ambisci ad andare in una grande squadra – dice Scimone – sai che devi lavorare per essere pronto nel momento in cui si apre la tua porta. Per Fabbro quella porta ci fu forse sull’Etna al Giro del 2020, quello di ottobre. Portava il gruppo a spasso, ma la porta non si aprì. E’ chiaro che quando vai in certe corse con Hindley, Vlasov e Higuita, la storia è questa. Il suo obiettivo sarà fare bene le corse di una settimana, come Catalunya e Tour of the Alps: facesse bene quelle, sarebbe già un bel passo».

Il bicchiere mezzo pieno di Buratti: 2023 tra U23 e WT

08.01.2023
5 min
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A novembre l’annuncio della Bahrain Victorious. Un misto di gioia con qualche accenno di amarezza. Buratti, uno dei migliori under 23 della scorsa stagione, forse il migliore, vestirà per un altro anno la casacca del Cycling Team Friuli prima di approdare alla World Tour, con un biennale postdatato 2024-2025. Una crescita che agli occhi di tutti è risultata anomala, con sfumature lette da molti in chiave positiva. Per una volta il più forte non ha fatto la corsa contro il tempo per approdare tra i pro’.

E’ stato preso più volte come esempio per aver saputo rinunciare alla smania del passaggio di categoria. Nicolò (foto Facebook in apertura) ha mantenuto il sangue freddo, non rinunciando ad una crescita costante ed è andato contro ogni inerzia del ciclismo moderno che riguarda i giovani spinti a passare ad ogni costo appena i numeri lo permettono

Per Nicolo Buratti la vittoria di Capodarco è stata la più bella del 2022
Per Nicolo Buratti la vittoria di Capodarco è stata la più bella del 2022

Ci siamo chiesti cosa Buratti pensasse a pochi giorni nel nuovo anno: timori, dubbi e obiettivi. Abbiamo chiamato il friulano consapevoli del fatto che dietro ad una decisione di questo tipo che ha scatenato dibattiti e consensi c’è sempre un ragazzo di 21 anni che condivide il sogno di molti, di pedalare ad alto livello inseguendo le proprie aspirazioni. Nicolò parlaci del tuo 2023…

Come hai passato le feste? Nel gelido inverno friulano o sei andato in cerca di calore altrove?

Molto bene. A dicembre sono già stato in Spagna per un ritiro con la Bahrain. Le prime due settimane le ho passate là e dopo son tornato a casa per le Feste continuando con la mia preparazione. Partirò dopodomani (oggi, ndr) per il secondo ritiro in Spagna, a prendere un po’ di caldo.

Sei andato con la WorldTour, quindi ti stai già integrando.

Sì a dicembre eravamo con altri ragazzi del CTF, ma non con tutti. Mentre questa settimana ci sarà il ritiro ufficiale della squadra e saremo al completo. 

Buratti ha firmato per un biennale 2024-25 alla Bahrain Victorious
Buratti ha firmato per un biennale 2024-25 alla Bahrain Victorious
Abbiamo parlato di recente con Jonathan Milan, ci ha detto che vi allenate spesso insieme?

Sì, abbiamo fatto anche quattro giorni assieme dopo Natale. Come dice lui abbiamo un gruppo di ragazzi friulani tra dilettanti e professionisti e quando c’è l’occasione si scrive e ci si raduna per macinare chilometri insieme. 

Veniamo al 2023, come stai vivendo la preparazione di questo anno da under con un biennale in tasca?

Dobbiamo prendere quello che viene, bisogna concentrarsi sulla nuova stagione focalizzandosi su nuovi obiettivi e nuovi stimoli. Sarà un anno di transizione, ma che sarà dedicato ad un ulteriore miglioramento delle mie prestazioni e conoscenza personale come corridore a 360°, per capire dove posso migliorare ancora e arrivare più pronto al professionismo. 

La stagione di Buratti si dividerà tra gare con la continental e la sorella maggiore WT
La stagione di Buratti si dividerà tra gare con la continental e la sorella maggiore WT
La tua stagione 2022 è stata da incorniciare. Hai timori, paura di non riuscire a riconfermarti?

Posso dire che riconfermarsi facendo i risultati della scorsa stagione sarà veramente difficile. Anche banalmente come numero di vittorie, sono il primo a dire che non è scontato. Sta a me cercare di eguagliare e riuscire a portare nuove vittorie, anche più importanti rispetto a quelle che ho già portato a casa. Non me ne vogliano le gare che ho vinto, che sono state importanti, ma aspiro anche a risultati ancora più blasonati. Non devo fissarmi sul numero, ma puntare sulla qualità.

I tuoi diesse come ti hanno spiegato questa situazione?

Abbiamo analizzato quello che avevamo in mano e abbiamo deciso per questa situazione. Nessuno mi ha imposto niente o mi hanno detto che “purtroppo” avrei dovuto fare un altro anno da under. E’ stata una decisione di comune accordo.

Guardandoti attorno, vedere coetanei e più giovani passare in squadre WT o professional, che impressione ti fa?

Io guardo al mio percorso. Penso al mio interesse, alla mia squadra e a ciò che mi aspetta. Se gli altri hanno avuto la possibilità di passare, vuol dire che i meriti li hanno avuti e hanno colto l’occasione al volo. Io comunque so che la mia è lì ad aspettarmi e devo solo attendere quest’anno ancora. Guardando il bicchiere mezzo pieno, so che sarà un anno che potrò sfruttare per migliorarmi ancora e capire dove posso arrivare. 

Buratti nel mondiale australiano è stato attanagliato dalla sfortuna, tra forature e problemi meccanici
Buratti nel mondiale australiano è stato attanagliato dalla sfortuna, tra forature e problemi meccanici
Avete previsto una stagione ibrida, con corse trai pro’ e gare con la WT?

E’ ancora in fase di organizzazione. Il piano prevede sicuramente corse con i professionisti. Sarà un anno più rivolto a gare con i pro’, per entrare nell’ottica e nell’ambiente in maniera graduale. 

Anche se non hai ancora il calendario sotto mano, si può immaginare che per agosto hai previsto un appuntamento importante. Con il mondiale hai un conto in sospeso…

E’ un obiettivo sicuramente. Si sa com’è andata. Non sento di avere nulla da recriminare, se non con la sfortuna. So che ci sono i presupposti per fare bene. 

Un pro’ coi dilettanti. Jonathan Milan “torna” con il CTF

05.01.2023
4 min
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Certe cose non cambiano, neanche se sei un campione olimpico. E’ stato bello vedere qualche giorno fa Jonathan Milan allenarsi con la sua vecchia squadra, il Cycling Team Friuli. Un’immagine di tradizione appunto, di amicizia e di semplicità.

Il gigante della Bahrain Victorious è uscito i giovani ragazzi che in qualche modo hanno preso il suo posto nella squadra di patron Roberto Bressan. Intendiamoci, non che Jonathan sia vecchio! Anzi.. però in gruppo quel giorno era il più esperto. Magari poteva raccontare qualche storia, una di quelle che ammaliano: le Olimpiadi, la vita con i campioni, le lunghe trasferte per il mondo…

Jonathan Milan (classe 2000) ha corso nelle fila del Cycling Team Friuli fino al 2020
Jonathan Milan (classe 2000) ha corso nelle fila del Cycling Team Friuli fino al 2020
Jonathan, fa un po’ strano, no? Tu che sei ancora super giovane l’altro giorno in quell’uscita coi tuoi ex compagni del CTF eri “il vecchio”…

Ora che mi ci fate pensare è così! In effetti è un po’ strano, però è anche bello vedere questi ragazzi crescere. Così come è bello uscire con mio fratello Matteo.

Ti hanno fatto qualche domanda particolare, ti hanno strappato qualche curiosità?

Quando si esce insieme si parla sempre del più e del meno. Magari ci si confida sugli obiettivi della stagione. Sì, qualche domanda me l’hanno fatta, ma più sul programma, sulla preparazione, sulla posizione da migliorare… ma sono più discorsi che domande. Semmai mi chiedono di altri corridori, a cominciare da Sonny (Colbrelli, ndr), Mohoric, Caruso… 

E delle Olimpiadi ti hanno chiesto qualcosa?

No, perché con tanti di loro ci avevo già parlato, mentre i nuovi arrivati non mi hanno fatto domande su Tokyo.

La squadra di patron Bressan è molto attaccata al suo territorio, tra l’altro ideale per pedalare (foto Instagram)
La squadra di patron Bressan è molto attaccata al suo territorio, tra l’altro ideale per pedalare (foto Instagram)
Eri sempre tu in testa a tirare o giravate tutti “ad armi” pari?

Tutti ad armi pari! Anche perché girano forte questi ragazzi. Anzi, sin troppo per questo periodo. Infatti gli dicevo sempre: “Tranquilli ragazzi!”

Il CTF è una doppia casa per te: vieni da quel team e in più adesso è la giovanile della Bahrain. Ti hanno chiesto qualcosa su come funzionano le cose in prima squadra?

Qualcosa sul ritiro. So che i ragazzi adesso faranno un piccolo training camp a gennaio, ma non sono sicuro se verranno in Spagna nel nostro stesso hotel, anche se penso di sì. A me piacerebbe sinceramente, perché penso sia una cosa formativa per loro. Ripenso a quando ero io al loro posto. Vedono i ragazzi più grandi, vivono un ambiente differente, si confrontano con una realtà di alto livello che li vuole fare crescere. Cose che poi, è giusto ricordare, ha sempre fatto anche il CTF. Questo connubio con la mia squadra li porterà ad un livello più alto. E infatti devo dire che sono davvero contento che le mie due squadre si siano legate in qualche modo.

Secondo te quanto ha contato Jonathan Milan per questa unione?

Oddio, non saprei. Ma non penso più di tanto. Tanti ragazzi sono passati prima di me… E poi ci sono le persone del team, la voglia e l’amore che ci mettono per portare avanti la squadra. La passione… Perché è un grande impegno. Credo sia merito della loro competenza.

Invece a livello pratico come nasce un’uscita simile?

Abbiamo una nostra chat, ma comunque quando esco con loro non sono mai l’unico pro’. Spesso si aggiunge qualcun altro, tra cui il “Dema”, Alessandro De Marchi, che tra l’altro è uno di quelli che studia il giro da fare, gestisce l’allenamento… a lui chiedono i consigli! Comunque, ci sentiamo, in linea di massima sappiamo che loro partono dalla “casina” di Udine alle 9-9,30. Noi partiamo da Buja, più o meno alla stessa ora e ci veniamo incontro. C’è uno stradone che collega Buja ad Udine e li ci incrociamo. Io poi se non rispondo a questa chat, chiamo mio fratello e mi aggiorno tramite lui. 

In certi allenamenti capita di fermarsi… A sinistra Matteo Milan, a destra suo fratello Jonathan
In certi allenamenti capita di fermarsi… A sinistra Matteo Milan, a destra suo fratello Jonathan
La sosta Coca Cola si fa?

Nei giorni di scarico con loro l’ho sempre fatta. Altre volte meno. Poi spesso capita che esca da solo in quanto ho dei lavori totalmente diversi da fare. Magari ho la palestra al mattino o degli specifici. Quel giorno però abbiamo fatto, se ben ricordo, 147 chilometri e 2.800 metri di dislivello a un po’ più di 29 di media oraria. Almeno io sono tornato a casa con questi numeri.

Prima hai detto: «C’era anche mio fratello, è stato bello». Come funziona con lui? In quel caso ti ritrovi a fare la chioccia? Lo riprendi?

No, no… i ragazzi devono divertirsi. Sono io il primo che chiacchiera. Poi non mancano gli scattini qua e là. L’importante è che quando arriva il momento di fare il lavoro ci si impegni. Ci vuole serietà. E mio fratello, come gli altri ragazzi, è serio. Certo, se devo dire qualcosa a Matteo, dargli qualche dritta gliela do. E lui il più del più delle volte le accetta.

La qualifica olimpica di Lamon è già iniziata

22.11.2022
5 min
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Forse non è per caso che dei quattro campioni di Tokyo, l’unico che in questi giorni sta lavorando a Noto sia Francesco Lamon. Il veneto fa da chioccia ai giovani convocati da Villa, ma intanto costruisce la condizione per difendere il suo posto. Il quartetto azzurro si è popolato di colpo di fior di campioni. Grandi specialisti che contemporaneamente corrono o correranno nel WorldTour, con innegabili vantaggi sul fronte del livello atletico. Per restare al top, Lamon ha solo una soluzione: dare il massimo in ogni occasione possibile. Consapevole del fatto che quando inizierà la stagione su strada, gli altri cambieranno marcia. Vedere lo spostamento di Jonathan Milan nel “suo” ruolo di primo uomo del quartetto non può averlo lasciato indifferente.

«Se bisogna guardare i risultati – dice in un momento di pausa nel velodromo di Noto – direi che il 2022 è stato un anno parzialmente positivo. Dopo l’europeo andato storto, a me in primis premeva dimostrare che comunque era stato solo un passaggio e un episodio sgradevole. Le responsabilità, ovviamente, come ha sempre detto anche Villa, era la nostra. Quindi ci siamo rimboccati le maniche e al mondiale siamo arrivati in buona forma, nonostante i vari appuntamenti degli altri ragazzi. Se ogni anno si riesce a essere nei primi tre del campionato del mondo, vuol dire che ci siamo. Questo di base è già positivo».

La nazionale sarà in ritiro a Noto fino a domenica: clima mite e tanto lavoro ben fatto
La nazionale sarà in ritiro a Noto fino a domenica: clima mite e tanto lavoro ben fatto

«Ovviamente da adesso – prosegue Lamon – inizia la qualifica olimpica. In ogni appuntamento, dato che sono pochi, bisognerà essere non dico al 100 per cento, ma almeno al 99. Per essere tranquilli e non qualificarsi per il rotto della cuffia. Quindi daremo il massimo già da questo ritiro. Sono mentalizzato sui campionati europei di febbraio, primo appuntamento del 2023 e primo passaggio per qualificarci».

L’arrivo di Milan

“Lemon” non si piange addosso. Quando arrivi tanto in alto, sai che il solo modo per restarci è vincere la concorrenza interna. Villa su questo è sempre stato chiaro. E anche se per i suoi ragazzi d’oro ha sempre avuto un occhio di riguardo, il passaggio a vuoto agli europei di Monaco ha in qualche modo spostato gli equilibri. Il Lamon dei mondiali era sicuramente più incisivo, ma nulla è più scontato. Ammesso che lo sia mai stato.

«Vedere Milan che fa le partenze – ammette – serve da stimolo per tirare fuori Il 150 per cento. Jonathan lo definisco un fuoriclasse per quello che fa in pista, ma anche su strada. Essendo anche un ragazzo molto giovane, è riuscito ad arrivare a questi livelli in un paio d’anni, mentre io ci ho messo non dico una carriera, ma quasi. Una sana competitività interna giova a tutti, perché si arriva agli appuntamenti con il gruppo più forte. Il bisogno di riconfermarsi ogni volta lo vedo come uno stimolo, anche perché comunque stiamo andando verso un’Olimpiade. Chi va più forte sarà dentro e non ci sarà nessun rancore, da parte mia in primis. Però intanto lavoriamo bene per dimostrare che ci siamo ancora».

Il gruppo endurance, donne e uomini, ha lavorato prevalentemente su strada, con brevi apparizioni in pista nel pomeriggio
Il gruppo endurance, donne e uomini, ha lavorato prevalentemente su strada, con brevi apparizioni in pista nel pomeriggio

Livello altissimo

Fa strano vederli girare in pista con le bici da strada. A un certo punto, proprio Lamon è arrivato a velocità altissima sul rettilineo e ha smesso di pedalare e la prima reazione, pensando alla bici col fisso, è stata di paura. Mentre i velocisti provano le loro partenze in sfide parallele che fanno venire il mal di gambe, le ragazze e i ragazzi del gruppo endurance sono usciti di mattina su strada e sul cemento di Noto provano a loro volta degli allunghi e delle partenze con le bici da strada. Quelle da pista sono rimaste in magazzino.

«Più che il livello mondiale – riprende Lamon – secondo me il livello che si sta alzando è quello all’interno del nostro gruppo. In generale abbiamo visto che, Olimpiadi a parte, i tempi dei quartetti si sono abbastanza livellati. La differenza in casa nostra è che se fino a 3-4 anni fa un determinato tempo lo facevamo in cinque, adesso possono farlo in 8-9, quindi da un lato questo ci dovrebbe permettere di lottare per la qualifica a livello molto alto, dall’altro guadagnarsi il posto da titolare è più difficile».

Ai mondiali di Parigi, chiusi con l’argento, le prime prove “vere” di Milan nel ruolo di lanciatore
Ai mondiali di Parigi, chiusi con l’argento, le prime prove “vere” di Milan nel ruolo di lanciatore

Calo mentale

Parla con tono sereno, il cronometro non mente. Forse la chiave di lettura del 2022, per lui che non corre su strada come gli altri tre azzurri di Tokyo, sta proprio nel fatto di aver fatto più fatica a lasciarsi dietro quell’oro. Le Olimpiadi e poi il successo al mondiale. A quel punto l’attività WorldTour che ha risucchiato Ganna, Milan e Consonni ha rimesso tutto a posto, mentre Lamon e gli altri specialisti sono rientrati in una routine non sufficientemente serrata.

«L’anno post olimpico – riflette – è stato un anno come tutti gli altri. Se però devo guardare gli appuntamenti, forse ci sono arrivato un po’ più stanco mentalmente. I sei mesi di avvicinamento a Tokyo sono stati molto tosti, quindi è stato un calo più mentale che fisico. Ovviamente quando esci da un appuntamento preparato in quel modo, era più da staccare di testa. Per questo penso e spero che andrà meglio. Quest’anno niente vacanze. Ho preferito restare in Italia cercando casa, anche se non l’abbiamo trovata. Dovrei correre la Vuelta San Juan in Argentina. Non lo so ancora per certo, ma in vista degli europei una corsa a tappe, a me in primis, fa bene perché aumenta la resistenza su cui durante l’anno faccio fatica a lavorare, facendo le gare con i dilettanti. Sarà un anno più concentrato rispetto agli altri, perché i campionati del mondo ci saranno ad agosto».

Una fase di recupero accanto a Stefano Moro, appena passato alle discipline veloci
Una fase di recupero accanto a Stefano Moro, appena passato alle discipline veloci

«Devo colmare quel gap che ho rispetto anche ad altri professionisti che fanno la stagione su strada – ragiona Lamon – programmando il lavoro nel modo più preciso possibile anche con Villa e Bragato. E al riguardo vorrei anche ringraziare sia la Arvedi Cycling, che è la mia squadra di appoggio per le gare su strada, sia ovviamente il gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, che mi concede di fare tutto questo e dandomi sempre l’appoggio di cui ho bisogno. Sono sereno. Ho la tranquillità di cui ho bisogno per fare un bel 2023».

L’inverno della pista, Villa prepara già gli europei

06.11.2022
4 min
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Quella di Marco Villa è un’attesa carica di pensieri, di calcoli e ragionamenti su come affrontare una stagione, quella 2023 su pista, che si preannuncia molto difficile nella sua gestione. Il posizionamento degli europei a metà febbraio, nel pieno dell’inverno e quando la stagione su strada (per quanto già iniziata fra Sudamerica e Australia) è ancora in via di costruzione, rende tutto più difficile. Siamo nell’anno preolimpico, bisogna guardare al ranking e costruire la qualificazione per Parigi 2024. E per quanto stiamo parlando di finalisti e vincitrici dei mondiali, i quartetti non possono permettersi passi falsi.

Villa con le ragazze del quartetto: Fidanza, Alzini, Barbieri, Guazzini, Consonni e Balsamo
Villa con alcune ragazze del quartetto: Fidanza, Alzini e Barbieri

Vacanze in corso

Quasi tutti i protagonisti della pista italiana sono ancora in vacanza, anche chi è tornato ancora non ha ripreso in mano la bici. La pausa disintossicante, sia fisicamente che soprattutto mentalmente, è necessaria, ma presto bisognerà rimettere mano a tutto. Villa è già con il telefono pronto per il primo giro di sondaggi.

«Fino almeno all’11 novembre sono tutti a riposo – spiega – intanto sto programmando il primo ritiro stagionale. Saremo insieme dai 10 ai 12 giorni, probabilmente in Sicilia, a Noto per un appuntamento che si è anche rivelato fortunato per le nostre sorti. Un altro ritiro lo faremo dal 5 al 18 dicembre, con tutta probabilità a Valencia in Spagna ma attendiamo ancora la conferma e lì lavoreremo sia su strada che su pista».

La Champions League prenderà il via a Mallorca il 12 novembre: 5 le tappe
La Champions League prenderà il via a Mallorca il 12 novembre: 5 le tappe
Un inizio già abbastanza intenso…

E non è tutto. Per dicembre abbiamo previsto anche un paio di appuntamenti agonistici, in due eventi, il secondo dei quali ad Anadia in Portogallo, poi spero che intorno a Natale potremo tornare ad allenarci a Montichiari.

A proposito di gare, quello invernale è anche periodo abbastanza intenso per la pista, tra Champions League e 6 Giorni. Tu sei favorevole che i ragazzi si esprimano in queste manifestazioni?

Favorevolissimo! L’anticipo degli europei impone di accelerare per quanto possibile i tempi. Ho intenzione ad esempio di portare la nazionale maschile a San Juan, per gareggiare su strada e accumulare chilometri per anticipare il raggiungimento della forma. Per le donne c’è ancora da valutare il calendario e gli impegni delle ragazze all’interno delle loro squadre. Quella continentale sarà la prima gara dell’anno, i tempi sono molto stretti, quindi più gare fanno, meglio è.

Chi sarà impegnato nelle attività invernali su pista?

Nella Champions League saranno in gara al maschile Scartezzini e Donegà, fra le donne Barbieri e Zanardi, oltre alla Vece nelle prove veloci. Per le 6 Giorni so solo che Viviani ha dato il suo benestare per prendere parte alla classica di Rotterdam.

Per Viviani dopo il bis iridato nell’eliminazione arriva l’invito per la 6 Giorni di Rotterdam
Per Viviani dopo il bis iridato nell’eliminazione arriva l’invito per la 6 Giorni di Rotterdam
Parlando con Milan, ci accennava alla sua disponibilità verso le 6 Giorni, che sarebbero utili per allargare le sue esperienze al di là dell’inseguimento, ma sa benissimo che, oltre alle esigenze della squadra, anche una 6 Giorni non s’improvvisa…

Jonathan è un patrimonio che va preservato. Ha già il quartetto, so che il team si attende molto da lui e conta di utilizzarlo molto su strada. Io non voglio caricare lui d’impegni né tanto meno entrare in rotta di collisione con la Bahrain Victorious. Con i vari team voglio sempre mantenere un sano rapporto di equilibrio, mi inserisco dove posso, non devo essere visto come un ostacolo ma come un aiuto nella gestione dei corridori. I risultati si sono visti…

Le gare di dicembre potrebbero essere utili per far gareggiare ragazzi e ragazze nella madison, spesso hai sottolineato come le esperienze in gara latitino per i nostri.

Sono occasioni da prendere al volo, anche per un altro aspetto. Devo tenere sempre sotto controllo il ranking, perché ogni atleta che sia d’interesse per la rassegna mondiale abbia i 250 punti che l’Uci richiede. Non voglio inseguire l’accesso nelle ultime settimane, anche per il discorso fatto prima di non creare problemi ai team, quindi se in questo periodo si potranno incamerare punti, ben venga.

Per Villa, Milan è un patrimonio da tutelare: per ora la pista è limitata all’inseguimento
Per Villa, Milan è un patrimonio da tutelare: per ora la pista è limitata all’inseguimento
Situazione più facile da gestire con i maschi o le ragazze?

In questo momento c’è più chiarezza in campo maschile, i calendari sono delineati e giorno dopo giorno anche i team vanno chiarendo che cosa vogliono dai corridori almeno nella prima parte della stagione. I ritiri prestagionali sono fondamentali anche per me, per capire. Per le ragazze la situazione è più nebulosa, so che molte andranno in Australia, ma c’è molto da capire. Per questo non vedo l’ora di iniziare il giro di contatti, con telefono e agenda in mano…

Artuso, il futuro alla Bora, il cuore con Colbrelli e Milan

02.11.2022
6 min
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Paolo Artuso ha cambiato numero. Ha restituito quello della Bahrain Victorious e in attesa di riceverne uno dalla Bora-Hansgrohe terrà buono quello di sempre. Il passaggio è avvenuto sotto traccia, perché di solito fa più notizia il mercato dei corridori, tuttavia non è passato inosservato il contratto triennale offerto al preparatore dal team tedesco, che si è già riunito fra Germania e Austria, per visite mediche e un team building a Soelden.

Paolo Artuso (classe 1984) è stato nel gruppo Bahrain sin dalla fondazione, quando c’era il gruppo Nibali
Paolo Artuso (classe 1984) è stato nel gruppo Bahrain sin dalla fondazione, quando c’era il gruppo Nibali

«Ogni tot anni è anche giusto cambiare – sorride Artuso – per avere stimoli diversi e crescere ancora. Ero in Bahrain da sei, praticamente dall’inizio e ho visto cambiare la filosofia della squadra. I primi tre anni c’era il gruppo di Nibali. Poi dal quarto anno è arrivato Rod Ellingworth con la McLaren e ha stravolto la squadra a livello di protocolli. Ha portato l’esperienza di Sky, però è rimasto solamente un anno. Per cui negli ultimi due abbiamo fatto una via di mezzo tra la filosofia iniziale della squadra e quella di Rod, prendendo quello che ci sembrava migliore».

E Bora?

Abbiamo fatto una chiacchierata e quello che mi hanno detto mi è piaciuto tanto. Il progetto che hanno soprattutto per le corse a tappe è importante. Hanno dei giovani molto forti. C’è Hindley, poi Konrad, Schachmann, Buchmann, Higuita, Cjan Uijtdebroeks che non so ancora come pronunciarlo. Poi c’è Vlasov, cioè… La squadra è veramente competitiva e c’è anche Aleotti, che non sappiamo ancora fin dove possa arrivare.

Fra i corridori di Artuso c’è anche Schachmann, reduce da un 2022 a corrente alternata
Fra i corridori di Artuso c’è anche Schachmann, reduce da un 2022 a corrente alternata
Perché hai deciso di accettare?

Mi hanno voluto fortemente e quando vai in un posto in cui ti vogliono così tanto, parti con il piede giusto. Il progetto è a lungo termine, il contratto triennale per un membro dello staff vuol dire fiducia e che a livello economico la squadra è stabile. Così ho deciso di fare il salto, passando dal Bahrain che ha una forte impronta italiana a un team totalmente tedesco. Ci sono degli italiani, ma la base non è latina e mi incuriosisce. 

Ti hanno già assegnato degli atleti da seguire?

Ne ho cinque. Buchmann, che ha fatto quarto al Tour del 2019. Poi Patrick Konrad, che secondo me è un corridore vincente perché tiene in salita ed è anche veloce (i due sono insieme nella foto di apertura, ndr). Schachmann, che arriva da un anno sfortunato, ma ha comunque vinto due volte la Parigi-Nizza. Quindi Sam Bennett, che vince le volate perché ci arriva più fresco e non è solo un velocista. Infine Jungels, che si è operato all’arteria iliaca e ha fatto una bella seconda parte di 2022 dopo la vittoria al Tour e nel palmares ha la Liegi.

Inizia dalla vittoria di Amilly alla Parigi-Nizza 2017 la scalata di Colbrelli al successo. Artuso c’era già
Inizia dalla vittoria di Amilly alla Parigi-Nizza 2017 la scalata di Colbrelli al successo. Artuso c’era già
Colbrelli smette e tu con Sonny hai lavorato tanto…

Abbiamo lavorato insieme sin da quando arrivò al Bahrain. Con lui ho dei bei ricordi, come la prima vittoria alla Parigi-Nizza nel 2017, la prima gara WorldTour della squadra. Ogni anno è cresciuto un po’, fino alla grande stagione 2021. Mi dispiace anche aver lasciato Matej Mohoric, che venne da noi al secondo anno di Bahrain e abbiamo subito instaurato un ottimo rapporto. Tra alti e bassi, insomma, anche con lui siamo riusciti ad azzeccarne qualcuna di buona. E poi c’è Caruso, che mi mancherà a livello umano. Mi mancheranno in tanti, anche Jonathan Milan che è un altro fenomeno.

Proprio Milan: secondo te può diventare un velocista fortissimo come ha detto Caruso?

Che sia forte, è forte. Di fatto è veloce, perché ha numeri fuori dal normale. Però c’è anche una base aerobica buona, come si è visto in Croazia. Quindi secondo me può fare il velocista e l’uomo da classiche. E’ ancora giovane, ha 22 anni ed è ancora tutto da scoprire. Ha già ottenuto tanti risultati. E’ campione del mondo e anche Olimpionico su pista. Su strada si è allenato poco eppure vince già. Dovrebbe lavorare di più e con maggiore continuità, rispetto a quella che ha avuto per vari problemi fisici.

Jonathan Milan non si allena ancora a pieno regime, eppure vince su pista e anche su strada
Jonathan Milan non si allena ancora a pieno regime, eppure vince su pista e anche su strada
Secondo te Colbrelli avrebbe fatto un altro anno alla grande?

Di sicuro ne aveva altri 2-3 al top. L’inverno scorso non è stato perfetto, fra i mille impegni. Però uno che ti vince così e che ha fatto una stagione del genere vuol dire che si era sbloccato e correva con un obiettivo chiaro, anche da parte della squadra. Non doveva più guadagnarsi il ruolo di capitano, avrebbe avuto un approccio completamente differente.

E Caruso?

Secondo me ha ancora i mezzi per andar forte. In ogni corsa cui ha partecipato è stato competitivo. Dall’Andalusia dove ha lavorato per Poels che ha vinto, alla Tirreno in cui ha fatto settimo in classifica, con il quinto posto nel tappone del Carpegna. Alla Sanremo ha lavorato e al Giro di Sicilia ha vinto due tappe e la classifica. Il Romandia era un obiettivo, ma ha avuto problemi con la catena nell’arrivo in salita, ha perso tempo e alla fine è arrivato sesto a 50″ dal podio. Al Delfinato ha fatto quarto e dal Tour se ne è andato con il Covid. Secondo me ha fatto una signora stagione.

Il 2022 di Caruso è partito bene, ma il Tour non è stato il suo miglior passaggio anche per problemi di salute
Il 2022 di Caruso è partito bene, ma il Tour non è stato il suo miglior passaggio anche per problemi di salute
Quando il preparatore cambia squadra, lascia le consegne a chi rimane?

Al Bahrain, come pure alla Bora, si utilizza la piattaforma Today’s Plan. I file di allenamento sono dei corridori e restano a loro. Per il resto, ci sono due account sullo stesso server. Di conseguenza, nel momento in cui vai via, i file rimangono dove sono, semplicemente io non ho più accesso alla piattaforma. I file di allenamento li ho sempre visti come un veicolo per fare meno errori e programmare la preparazione. Il test vero e proprio andrebbe fatto in laboratorio in ambiente controllato e con lo stesso ergometro. I test che usiamo di solito servono per calibrare i ritmi di allenamento, capire dove l’atleta è più carente, dove lavorare. Mi resta il bagaglio di esperienza. E tutto il lavoro che devo cominciare a fare con i miei nuovi atleti.