Omloop 2026, Van der Poel

E’ già solo. VdP domina l’Omloop, apre il Nord e aspetta Pogacar

28.02.2026
6 min
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Tutto facile, tutto quasi secondo pronostico. O forse no. Alla fine una vittoria di Mathieu Van der Poel si poteva anche prevedere, ma certo non con questa superiorità, visto che c’era gente con già più di dieci giorni di gara nelle gambe. L’Omloop Nieuwsblad ha aperto la stagione delle classiche del Nord con il suo copione tradizionale: temperatura bassa, pioggia intermittente, pubblico assiepato e muri in rapida successione. E un campione: VdP.

L’attesa era alta e non ha deluso. Il Nord è iniziato e lo ha fatto alla grande con uno dei suoi protagonisti assoluti. Certo, mancava “quell’altro”, Pogacar, e tutto è sembrato più semplice del previsto. Ma le corse vanno fatte e concluse prima di poterle vincere. E questo, specie qui, non è mai scontato.

Dal piede a terra alla fuga

La corsa segue il canovaccio classico: fuga iniziale che non impensierisce troppo il gruppo. A circa 60 chilometri dall’arrivo, quando iniziano i muri in sequenza, si muove Kasper Asgreen. Da lì il ritmo si alza e, nel momento chiave, fa capolino Van der Poel.

E l’episodio decisivo arriva all’imbocco del Molenberg. Florian Vermeersch attacca. Rick Pluimers prova a seguirlo ma cade. VdP è incollato alla sua ruota. Anche lui è già in piega. Sterza all’interno, lo schiva. Sgancia il pedale e poggia il piede sull’asfalto. Vermeersch prosegue l’azione, ma nell’inquadratura successiva è già braccato dal capitano della Alpecin-Premier Tech, che risale feroce.

E infatti a fine gara l’olandese racconta: «Non so nemmeno io come abbia fatto a non cadere. Il corridore del Tudor Pro Cycling Team è caduto davanti a me e non sono riuscito a evitarlo. L’ho quasi investito. Ho perso il piede dal pedale, ma sono riuscito a riagganciarlo velocemente. Non ho visto cosa stava succedendo dietro, ma dev’essere stato il caos. In cima avevamo già un grande vantaggio. Quello è stato il momento decisivo».

La corsa, di fatto, finisce lì. Si apre immediatamente un gap consistente, costruito con un paio di trenate da oltre due minuti di potenza proprio di Van der Poel, nettamente il più generoso del drappello di testa.

Poi il pensiero per l’avversario: «Spero che le sue ferite (quelle di Pluimers, ndr) non siano troppo gravi». Il bollettino parla di due denti rotti.

Omloop 2026, Van der Poel
Molenberg, momento clou. Dietro la curva la caduta di Pluimers. Davanti Vermeersch scappa. Alle spalle spunta già VdP che poco prima aveva messo piede a terra
Omloop 2026, Van der Poel
Molenberg, momento clou. Dietro la curva la caduta di Pluimers. Davanti Vermeersch scappa. Alle spalle spunta già VdP che poco prima aveva messo piede a terra

Grammont umiliato?

I chilometri passano e tutto il Belgio, ma forse sarebbe meglio dire il popolo del ciclismo attende “il Muur” per eccellenza, il Grammont. Ma non c’è bisogno nemmeno del suo mitico tratto al 19 per cento. Già nella parte bassa Van der Poel scatta. Sembrava di rivedere Pogacar sul muro d’Huy alla Freccia Vallone dello scorso anno. Stavolta almeno sembra che il rivale della UAE Emirates, ed ex compagno, abbia avuto un problema al cambio. Mentre Tadej fece il vuoto senza intoppi altrui.

Sul Muur la pedalata di Van der Poel è quella di sempre, leggera ma potente, stabile sulla bici, come se per lui sotto le ruote non ci fosse il pavè, e tanti tanti watt che finiscono sulla catena della Canyon.
E’ stato disarmante vederlo salire sul Grammont, quasi umiliante per il Muur stesso. Ma questo è: prima gara dell’anno e prima vittoria per Mathieu Van Der Poel.

Le sue sensazioni erano buone già dal mattino: «Da qualche anno è sempre più difficile riprendere dopo il ciclocross. Ma avevo in mente la Omloop e per questa abbiamo lavorato. Oggi mi sentivo pronto e fresco».

Dalla Spagna a Van Avermaet

Fresco, parola affatto banale. Come ormai accade per i grandi campioni, il lavoro in altura o dal training camp precede direttamente l’esordio in gara. Lo abbiamo scritto giusto pochi giorni fa quando Almeida ha parlato del presunto vantaggio di Ayuso, appena sceso dall’altura.

Anche Van der Poel era in Spagna fino a 72 ore fa, forse qualcosa in più. Mentre due giorni fa è salito in Belgio e ha fatto la ricognizione del percorso. Tra l’altro in compagnia del campione olimpico di Rio 2016, Greg van Avermaet, ancora in ottima forma.

Ha provato tutti i muri, Grammont compreso. Il feeling era evidente, anche se le condizioni meteo erano ben diverse. Sole quel giorno, pioggia e pavè bagnato oggi. Colpisce, ancora una volta, la sua capacità di adattamento: guida fluida, affondo deciso anche sul bagnato. Tecnica pura.

«Non mi sono accorto del problema al cambio di Florian – ha detto VdP – cercavo di restare concentrato. Il pavé era molto scivoloso. Poi ho sentito mio padre gridare che avevo 15 secondi di vantaggio. È stato un momento chiave, perché non sapevo il distacco. Adoro correre sul Muur. Ho vinto gare fantastiche lì. Da quel punto in poi è andato tutto bene, anche grazie al vento favorevole».

Omloop 2026, Van der Poel
VdP conquista l’Omloop. Curiosità: era la sua prima partecipazione a questa gara
Omloop 2026, Van der Poel
VdP conquista l’Omloop. Curiosità: era la sua prima partecipazione a questa gara

In attesa di Pogacar

E ora? Eccoci già dentro le classiche di primavera e del Nord. E con queste ricomincia il balletto dei super big con le grandi corse. Per esempio domani lo stesso VdP non sarà alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne: lo rivedremo alla Milano-Sanremo, previa la Tirreno-Adriatico.

Tutti aspettano il ritorno di Tadej Pogacar, al momento l’unico che sembra poterlo contrastare su certi terreni. Lo sloveno sarà alla Strade Bianche, ma non alla Tirreno. Il primo vero scontro tra i due titani è fissato per la Classicissima.

Gli altri, a cominciare dalla Visma-Lease a Bike e dall’infortunato Mads Pedersen, sono avvertiti. La sensazione è che le stagioni passano, ma il copione resta lo stesso. Urge dunque inventarsi qualcosa di diverso. Ma cosa? Nell’attesa… applausi a Van der Poel.

Jasper Philipsen

Philipsen, partenza in sordina. E’ allarme o tutto sotto controllo?

25.02.2026
4 min
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E’ un inizio di stagione meno scintillante del previsto quello di Jasper Philipsen. Il campione belga ha scelto di saltare il primo appuntamento WorldTour, il UAE Tour, preferendo la più “morbida” Volta ao Algarve. Una decisione ponderata con un parterre meno profondo e, almeno sulla carta, maggiori chance di vittoria. Eppure lo sprinter della Alpecin-Premier Tech non ha alzato le braccia e ha disputato un solo sprint vero.

Legittimo allora chiedersi a che punto sia la sua condizione e se gli appelli alla calma della squadra rispecchino davvero la situazione. In Belgio in tanti si sono posti la stessa domanda. Tanto più che da sabato si entra nel vivo con le classiche del Nord e poi diretti fino alla Sanremo.

Jasper Philipsen
Jasper Philipsen (classe 1998) ha svolto un buon blocco invernale, lavorando spesso in Spagna (foto Instagram)
Jasper Philipsen
Jasper Philipsen (classe 1998) ha svolto un buon blocco invernale, lavorando spesso in Spagna (foto Instagram)

Partenza in sordina

E’ stato lo stesso Philipsen a indicare nell’Omloop Nieuwsblad il primo vero banco di prova della stagione. Come riportato dalla stampa belga, il fiammingo non ha nascosto di considerare l’Omloop una “prima misurazione” della propria condizione, con l’auspicio di trovare il picco di forma solo in seguito. Un approccio graduale, coerente con la sua storia recente: anche in passato Philipsen ha impiegato qualche settimana per carburare, salvo poi esplodere nelle Classiche e nei Grandi Giri.

La scelta di evitare il UAE Tour e di orientarsi verso l’Algarve rientra in questa logica. Meno pressione, chilometraggio controllato, lavoro specifico con il treno e soprattutto un clima più adatto ai belgi, rispetto ai 30 e passa gradi della prova emiratina. Tuttavia in Portogallo le occasioni sono state limitate: tra frazioni mosse e situazioni tattiche complesse, Philipsen ha disputato un solo sprint in condizioni ideali e lo ha chiuso al quarto posto. Non abbastanza per trarre indicazioni definitive, ma sufficiente per alimentare interrogativi. E’ evidente che il belga stia ancora costruendo la condizione, più che finalizzando.

Jasper Philipsen, Paul Magnier
Prima tappa dell’Algarve. Vince Magnier. Sulla sinistra si notano Philipsen (4°) e Groves (7°) della Alpecin. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel treno
Jasper Philipsen, Paul Magnier
Prima tappa dell’Algarve. Vince Magnier. Sulla sinistra si notano Philipsen (4°) e Groves (7°) della Alpecin. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato nel treno

Acqua sul fuoco

Il dibattito si è acceso nel dopo Algarve. Dalla squadra hanno invitato a non trarre conclusioni affrettate: le volate mancate non sarebbero il segnale di una crisi, bensì il risultato di dinamiche di corsa poco favorevoli. Il diesse Frederik Willems ha spiegato a Wielerflits: «Non sono preoccupato, questa prima settimana di gare è andata come doveva andare. Jasper è dove doveva essere con la condizione. L’obiettivo non è il risultato immediato ma una crescita verso le Classiche».

In Algarve il belga non ha forzato oltre misura. Nessuna rincorsa disperata, nessun azzardo tattico. Un atteggiamento che può essere letto in due modi: prudenza programmata oppure mancanza di brillantezza. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. E’ noto che Philipsen renda al meglio quando la velocità di base è già elevata e il suo treno riesce a impostare uno sprint lungo e regolare. Ma in Portogallo questo scenario non si è visto, anche perché il treno formidabile guidato da VdP non c’era e anche questo va considerato. Lo stesso Willems ha rimarcato come ci siano stati degli intoppi proprio in relazione al treno, al lavoro condiviso con Kaden Groves.

Insomma è anche difficile valutare davvero lo spunto attuale di Jasper Philipsen. La squadra resta serena. Il lavoro invernale non è stato stravolto e i carichi sono calibrati per arrivare competitivi a marzo. E’ un calendario costruito con precisione, senza picchi anticipati. Ma si sa: questo ciclismo non aspetta nessuno, soprattutto se si è dei campioni e se riveli che non avevi gambe (come è successo nel secondo sprint in Portogallo). In qualche modo certi atleti sono “condannati a vincere”.

Jasper Philipsen
Kuurne 2025: Jasper Philipsen porta a casa il successo con una volata di forza
Jasper Philipsen
Kuurne 2025: Jasper Philipsen porta a casa il successo con una volata di forza

Niente Fiandre

Il momento della verità è già all’orizzonte. Sabato Philipsen sarà al via della Omloop Nieuwsblad, dove nel 2025 fu terzo, e domenica alla Kuurne-Brussel-Kuurne, corsa di cui è campione uscente. Due gare che offriranno indicazioni più attendibili: muri, vento, selezione naturale. La cosa che pone una riflessione in più però è il fatto che Philipsen neanche quest’anno disputerà il Fiandre. E magari proprio per questo ci si aspettava qualcosa in più. Non solo, ma a dicembre aveva rilanciato sulla Roubaix, ribadendo il sogno di vincerla e i grandi stimoli che gli dà questa corsa.

Il suo calendario fino alla Milano-Sanremo, da qui in poi, ricalca fedelmente quello dell’anno passato. La speranza è ritrovare il Philipsen versione Sanremo 2024, capace di coniugare resistenza e sprint dopo quasi 300 chilometri. Il 2025 fu segnato dalla caduta alla Nokere Koerse, incidente che compromise la preparazione della Classicissima, oltre agli strascichi dell’infortunio al Tour.

Le pressioni crescono. La Alpecin poggia gran parte delle proprie ambizioni su Philipsen e su Mathieu Van der Poel. Se il primo deve ancora accendersi, il secondo resta il faro tecnico e mediatico del team, ma non è ancora sceso in pista dopo il ciclocross. E’ tutto su di loro.

Le prossime due gare diranno se l’avvio in sordina era parte del piano o il preludio a una rincorsa più complessa del previsto. Pensando anche che Milan, Groenewegen, Girmay e Magnier hanno già mostrato i muscoli.

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, cronometro Hudayriyat Island

Bartoli fuori dal coro: Remco ha più classe di Tadej e Mathieu

18.02.2026
6 min
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Più classe di tutti. Che non vuol dire più forte o che vincerà più di loro, ma che rispetto a Pogacar e Van der Poel ha un tocco di superiore magia naturale. Secondo Michele Bartoli questo è il ritratto di Evenepoel e all’indomani della crono prodigiosa al UAE Tour (foto in apertura: Remco ha percorso i 12,2 chilometri in 13’03” a 56,092 di media) e dopo i risultati spagnoli si ha voglia di approfondire il discorso, venuto fuori a tavola in una domenica d’inverno.

Si parlava delle abilità dei bambini della sua MB Academy e del fatto che se impari a guidare la bici e stare in gruppo quando sei così piccolo, da grande sei avvantaggiato. E proprio a quel punto è saltato fuori il paragone con Remco, che avendo iniziato a correre tardi, ha impiegato un po’ per trovare la stessa naturalezza. C’è riuscito e adesso guida al pari degli altri perché è un atleta fuori del comune. Da lì, siamo finiti a parlare del resto.

«La classe la vedi a parte – spiega Bartoli – quella che dimostri fisicamente e quella mentale. Secondo me, Remco le ha entrambe. Una posizione naturale molto aerodinamica, sempre composto: questo è innegabile per tutti, chiunque lo veda. Poi a me piace anche mentalmente, perché è uno che prende decisioni coraggiose, cattive, senza paura. E questo lo fa chi ha qualcosa in più, non sono cose che insegni. Prendi una decisione da cattivo o comunque forte e lo fai in modo del tutto naturale: se non ce l’hai dentro, non ci pensi nemmeno».

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
Perché dici che ha più classe degli altri due? Non parliamo di due qualsiasi…

Perché in molte risposte che danno e atteggiamenti che hanno, Pogacar e Van der Poel sono un po’ più costruiti. Ci pensano, lui no. Lui è così. Nel bene o nel male, non costruisce mai nulla: Remco va dritto per la sua strada.

Non è che ci vedi un po’ di Bartoli in questa irruenza?

Ci sta, probabilmente mi piace perché lo vedo un po’ simile a me. Remco è così e a me questo piace. La cattiveria agonistica che ha è quella che ti porta ad avere delle scariche di adrenalina bestiali, grazie alla quale dà quei colpi di coda anche quando magari non te l’aspetti. E’ un imprevedibile.

Finora ha vinto le sue corse, però al confronto con Pogacar parecchie volte le ha beccate. Deve unire il carattere al lavoro, al ragionamento su come migliorare?

L’altro è qualcosa di diverso da tutti, non si possono fare paragoni. E’ chiaro che chiunque le prende da Pogacar, però caratterialmente secondo me Remco è il prototipo del campione. Lui fa una cosa, sono convinto di questo, ma fino a mezzo secondo prima non sapeva di farla. Pogacar e Van Der Poel magari finora sono stati più vincenti, ma si preparano di più. Arrivano al dato momento e sanno già cosa devono fare.

Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Invece Remco?

Lui è tutto istinto e per questo dico che ha classe, perché l’istinto lo guida anche bene. Fa tutto giusto, poi magari lo staccano perché avranno un po’ di energia in più, però raramente Remco sbaglia una decisione.

Non trovi che questa sua testardaggine nell’andare al Tour, visto anche il suo fisico più possente, sia voler alzare troppo l’asticella?

Va bene, è il mio preferito, però con questo non posso dire che va al Tour e lo vince. Secondo me ancora qualcosa gli manca. E’ chiaro che da uno come lui ci si può aspettare di tutto, miglioramenti anno dopo anno. Bisogna vedere, però in questo momento è chiaro che sarà ancora un po’ distante da Vingegaard e Pogacar.

E allora gli conviene incaponirsi su certi obiettivi o non farebbe meglio a puntare sulle classiche?

Ha senso che faccia il Tour e si prepari per quello, tanto le classiche le vince uguale. Nel ciclismo di oggi non devi stravolgere la preparazione per vincere una classica. Oggi comanda la prestazione universale. Basta raggiungere il tuo massimo e poi te ne servi nelle gare di un giorno e nelle gare a tappe. Prima invece si pensava di più a differenziare i due obiettivi, ma soprattutto per una questione mentale e di approccio. Si pensava che chi preparava il Giro oppure il Tour non potesse preparare il Giro delle Fiandre, ma era più una questione filosofica per cui non potevi fare tutto e quindi dovevi scegliere.

Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Però con quelli delle classiche si è sempre provato a fare la classifica senza grandi risultati. Basti pensare a Rebellin, a Bettini, a un certo Bartoli…

Io ci ho provato una volta sola, alla Vuelta del 1995 quando arrivai nono, e poi decisi di non farlo più. Se ricordate, ero quinto in classifica alla vigilia dell’ultima tappa di montagna, quando sospesero la gara per il maltempo. Io mi congelai e scivolai in undicesima posizione.

Come andò a finire?

Il penultimo giorno ci fu la crono, provai a riguadagnare qualche posizione e risalii al nono posto. E mi dissi: «Per un giorno, in un mese, mi sono giocato il podio». E così dissi basta con le gare a tappe. Però Remco, tanto più in questo momento storico del ciclismo, ci deve provare assolutamente.

A tanti sta sui nervi per gli atteggiamenti da calciatore, che soprattutto quando vinceva da junior colpirono i tifosi…

Credo che Remco sarebbe forte in qualunque sport e avrebbe sempre lo stesso atteggiamento. Di questo sono sempre stato convinto: è uno che atleticamente ha qualcosa in più. Ci sono degli sport in cui magari prevale la resistenza, altri in cui prevale l’esplosività e altri in cui serve la concentrazione come potrebbe essere per il tennis, dove magari perdi perché ti viene il braccino e non vinci. Però, comunque sia, è uno forte atleticamente.

Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
C’è da dire che a parte questi atteggiamenti un po’ sbruffoni, si fa voler bene dai compagni e questo è importante…

A me quelli stronzi piacciono (scusate, ma non abbiamo trovato un sinonimo all’altezza, ndr). Più lo si è nello sport, meglio è. Forse l’unico è Messi che sta al suo posto, però in qualsiasi altro sport uno forte e anche bravo io non l’ho mai visto. Essere fatti così fa produrre più adrenalina e l’adrenalina è quell’ormone che ti permette di fare tutto. Si fa presto ad attaccare l’etichetta, magari è solo determinazione. Voi l’avete mai visto un grande campione che sia anche un bravo ragazzo?

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025

Pogacar e la Roubaix: può essere l’anno giusto?

16.02.2026
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BUDAPEST (Ungheria) – Prima ci sarà la sfida della Milano-Sanremo, alla quale manca poco più di un mese, con Cipressa e Poggio pronti a fare da trampolini di lancio a Tadej Pogacar. Poi arriveranno il Fiandre e la Roubaix, la curiosità intorno a questa primavera ciclistica gira tutta intorno a due settimane: quella della Sanremo e della Roubaix. Lo sloveno del UAE Team Emirates-XRG è alla caccia delle due Classiche Monumento che gli mancano per completare una collezione di trofei già di per sé vasta. 

Nel parlare, ai margini della giornata che ha caratterizzato la presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort c’era una grande curiosità. Davide Martinelli, diesse del team italo-ungherese, riferendosi alla Milano-Sanremo ha battezzato il vento come fattore decisivo. Poi il discorso è passato alla Roubaix, e la sensazione generale è che tanto dipenderà da Van Der Poel e dalla sua voglia di strozzare in gola l’urlo di vittoria a Tadej Pogacar.

Sempre più vicini

La curiosità cresce quando si passa a parlare della Parigi-Roubaix, la Classica che da anni è terreno di conquista di Van Der Poel, il cui trono ha però vacillato nell’ultima edizione. Il risultato finale ha parlato di un Pogacar battuto, forse però più dall’inesperienza del campione del mondo che dalla superiorità dell’olandese. 

Allora abbiamo approfittato della presenza in Ungheria di Andrea Tafi per capire ed entrare nel tema che più fa discutere gli appassionati. 

«Alla Roubaix – spiega Tafi – la lotta può essere indirizzata al duello tra Pogacar e Van Der Poel, con il primo che ha dimostrato di avere ottime doti anche in una Classica tanto lontana dalle sue caratteristiche. O da quelle che pensavamo potessero essere. Tuttavia credo sia prematuro pensare possa vincerla già quest’anno, sicuramente Pogacar può impensierire Van Der Poel, ma ci sono tante circostanze esterne da tenere in considerazione».

Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Cosa può essersi portato via Pogacar dall’esperienza del 2025?

La differenza tra i due è stata pressoché tecnica, essere un atleta che fa ciclocross, come Van Der Poel, può dare un grande vantaggio. Affrontare le curve, prendere determinati tipi di pavé, o pedalare sulle pietre. Avere dimestichezza sulla bici vuol dire tanto. Anche la caduta che ha tagliato fuori Pogacar è risultata molto banale, se vogliamo, ma è una testimonianza del fatto che gli sia mancato un qualcosa dal punto di vista tecnico. 

Quest’anno lo hanno già rivisto testare il percorso…

Anche nella passata stagione era stato a provarlo, ma un conto sono le ricognizioni e un altro è correrci sopra. Tadej Pogacar è uno estremamente determinato, quando vuole conquistare qualcosa si mette lì e ci lavora fino a quando non ha raggiunto l’obiettivo. 

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Credi ci sia una possibilità concreta?

Ha dimostrato di essere il migliore al mondo in lungo e in largo, sarà una bagarre bellissima. La cosa che renderà ancora tutto più entusiasmante è che la Roubaix puoi prepararla al meglio, allenarti, provarla, ma c’è sempre qualcosa di esterno che può influenzare l’andamento della gara. 

Ad esempio?

Il meteo, forse questo è il fattore esterno più importante di cui tenere conto. Abbiamo visto Pogacar sapersi destreggiare sull’asciutto, ma con la pioggia potrebbe venire fuori una corsa molto diversa.

L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
Si può imparare in così poco tempo a gestire una corsa come la Roubaix?

Pogacar in passato ha sbagliato e fatto degli errori, che però gli sono serviti per migliorarsi ulteriormente. E’ cresciuto tanto e con questa sua maturazione ha colmato quelle pochissime lacune che aveva. Si è parlato tanto della differenza di peso tra i due, ma a mio modo di vedere questo conta meno ai giorni nostri. L’evoluzione tecnica del mezzo è arrivata a un punto tale da aver reso secondaria questa caratteristica fisica. Praticamente Pogacar ora si trova, quasi, alla perfezione assoluta per cercare di vincere la Roubaix.

Campionati del mondo ciclocross 2026, Hulst, Mathieu Van der Poel

Van der Poel ai raggi X: ritorno a Hulst con Colò

14.02.2026
5 min
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Se il primo articolo di stamattina ci ha raccontato gli appunti da Hulst di Massimo Panighel, organizzatore dei mondiali di cross 2029, qualcun altro ha approfittato della sfida iridata per osservare dal punto di vista tecnico Mathieu Van der Poel, giunto all’ottavo titolo fra gli elite.

Alessandro Colò, ingegnere che si occupa di biomeccanica nel centro Bodyframe di La Spezia e dopo aver corso in bici è anche organizzatore del Giro della Lunigiana, ha fatto un’analisi delle dotazioni tecniche del campione olandese. Se si trattasse solo di elencare i prodotti, l’osservazione non sarebbe irresistibile. Ma quando alle scelte tecniche si abbinano osservazioni di merito, allora il discorso cambia. Come per il mondo Red Bull-Bora venuto fuori quando ci siamo interessati alla monocorona di Evenepoel, scoprendo tutto il lavoro (efficace, ma anche un po’ cervellotico) di ingegneri, preparatori e atleti prima di ogni corsa per decidere la scelta dei rapporti.

«Il campione – esordisce Colò – è di un livello superiore. Vedendolo in bicicletta, sembra che gli venga tutto più facile rispetto agli altri. Non l’ho seguito direttamente e non conosco i suoi dettagli biomeccanici, però ci sono degli spunti nelle sue scelte tecniche che meritano un ragionamento».

Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel estrapolata da Alessandro Colò
Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel ricostruita da Alessandro Colò
Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel estrapolata da Alessandro Colò
Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel ricostruita da Alessandro Colò
Che cosa ad esempio?

Intanto la doppia corona all’anteriore, perché penso che potrebbe fare benissimo tutto col monocorona. L’altra cosa è la particolarità dei copertoni Dugast. E’ un’azienda che produce da anni e anni pneumatici specializzati nel ciclocross, acquisita poi da Vittoria. E’ un brand diverso rispetto a Pirelli che usa su strada. E poi mi ha colpito il fatto che abbia il manubrio integrato in carbonio CP0018, di quelli regolabili.

Scelta insolita?

Canyon produce dei manubri che possono essere regolati in larghezza, con delle viti su cui si agisce dal di sotto, però è un peso in più da portare. Nel catalogo ce ne sono anche integrati non regolabili, che pesano un po’ meno, perché lui ne usa uno regolabile?

Partiamo dalla monocorona?

Per quello che ho potuto notare dalle immagini in gara, Mathieu tiene quasi sempre la corona più grande e anche giustamente. Col fatto che Shimano ora abbia delle cassette che arrivano fino al 34, davvero potrebbe fare tutto con una sola corona. Però, avendo la doppia, in qualche tratto che altri facevano a piedi, lui ha potuto continuare a pedalare. In quei piccoli casi, la doppia ti può dare un vantaggio. Lo svantaggio è che hai le cambiate da fare, che nel fango e nelle condizioni di gara in cui hanno corso, possono diventare piccole perdite di tempo.

Non abbiamo i dati biomeccanici, ma quei 79 cm di altezza di sella ci dicono qualcosa?

Credo che per lui, come per tutti, l’altezza di sella nel cross sia di qualche centimetro in meno, perché c’è un discorso legato ai pedali XTR e alla scarpa, che nel suo caso è la Shimano S-Phyre da mountain bike. Con la tacchetta SPD, ci sono circa 5 mm in meno rispetto al pedale e alle scarpe Shimano da strada, per cui nel cross può tenere l’altezza di sella più bassa.

Per vincere l'ottava, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la sua  maglia iridata. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Per vincere l’ottava maglia iridata, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la settima. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Per vincere l'ottava, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la sua  maglia iridata. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Per vincere l’ottava, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la sua maglia iridata. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Inoltre, nel momento in cui la tendenza è di ridurre le pedivelle, Mathieu prosegue con le 172,5. Nel cross la pedivella corta conta meno?

Diciamo che nel cross si va spesso a cadenze molto basse, soprattutto nei tratti in cui il percorso è molto ripido e si fa persino fatica a pedalare. In quei casi avere una leva leggermente più lunga, andando a una cadenza di 60-65 pedalate al minuto, può davvero aiutare. Il cross non è come la mountain bike, quando arrivi sull’ostacolo non devi pedalare: lo salti oppure scendi di bici. In mountain bike non sono ostacoli come quelle tavole del cross e magari, dovendo pedalare per scavalcarli, avresti vantaggio da una pedivella più corta.

Spadoni a Benidorm è stato a ruota di Van der Poel durante la prova percorso del cross (foto Elisabetta Gambino)

Gabriele e Marco in scia a Van der Poel: una curiosa storia del cross

06.02.2026
6 min
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CASTELL’ARQUATO – Velleità di trovare un qualunque contratto nel ciclismo non ce sono. Ambizioni di riprovare ad essere corridori a 26 anni nemmeno. La voglia di provare un’esperienza unica invece sì. Nell’ultra moderno e quasi inavvicinabile ciclismo su strada, quella che stiamo per raccontare è una storia che solo il cross sa regalare e può permetterti di vivere anche in gare di Coppa del mondo (in apertura Benidorm foto Elisabetta Gambino).

Da una parte i big del settore trainati da sua maestà Mathieu Van der Poel, fresco del suo ottavo titolo mondiale e di tutti i record riscritti. Dall’altra Gabriele Spadoni e Marco Marzani, due ragazzi emiliani con bei trascorsi nelle categorie giovanili fino agli U23 che, pur avendo mantenuto il cartellino da atleta, nella vita di tutti giorni lavorano come la gente comune. La bici è qualcosa più di una passione, ma per loro pedalare è rimasta un’attività primaria solo per divertirsi e non più per fare carriera. Tuttavia, sfruttando una buona condizione atletica e i regolamenti internazionali del ciclocross, sono riusciti a realizzare il proprio sogno.

Lo straripante pubblico di Mol che ha fatto respirare un'atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico del cross a Mol che ha fatto respirare un’atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico di Mol che ha fatto respirare un'atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico del cross a Mol che ha fatto respirare un’atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni

In mezzo ai titani

Dicevamo che il cross consente ancora di immergersi in avventure curiose. Spadoni e Marzani sono tesserati con la formazione piacentina Cicli Manini di Castell’Arquato e nell’intensa stagione invernale hanno disputato tre gare internazionali in mezzo agli squadroni della categoria.

«Abbiamo corso – spiega Marzani – a Mol, Gullegem e Benidorm, tutte in gennaio. Eravamo stati l’anno scorso a Besançon, ma in Belgio ci siamo accorti subito di un’altra atmosfera, davvero pazzesca. L’organizzazione è incredibile. Noi non siamo nessuno, corriamo per una squadra piccola, fatta di poche persone, però ci avevano assegnato la piazzola a pochi metri dalla Visma | Lease a Bike. Appena abbiamo parcheggiato il nostro camper accanto al loro bus, sono subito venuti ragazzi e bimbi con genitori a chiederci cartoline. Siamo rimasti spiazzati perché non le abbiamo e non abbiamo potuto accontentarli. Di sicuro le faremo per l’anno prossimo.

Il Cicli Manini è una piccola società di Castell'Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell’Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell'Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell’Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike

«Nonostante tutto – va avanti – hanno voluto fare le foto con Gabriele e me e chiedendoci gli autografi addirittura anche sui loro zaini. A Mol, mentre ci stavamo riscaldando durante la gara femminile, ha cominciato a nevicare. Abbiamo ritardato la partenza perché era entrato il trattore a spazzare la neve. Cose mai viste o impensabili da noi. E considerate che c’erano circa tredicimila persone.

«Anche a Gullegem e Benidorm – sottolinea ancora Marzani – abbiamo vissuto belle emozioni. In Spagna, essendo una prova di Coppa del Mondo, non avevamo la zona privilegiata con gli altri team. In quel caso avevamo due auto a noleggio e le abbiamo parcheggiate in mezzo al pubblico. E lì ci siamo riscaldati con le persone che ci chiedevano informazioni e sensazioni. E ripeto, noi non siamo corridori famosi, però ci hanno fatto sentire importanti».

A ruota del migliore

Il cuore pulsa, i battiti fanno impazzire il cardiofrequenzimetro ancor prima che la bandierina del via venga abbassata. Paradossalmente la gara rimette tutto a posto, ma sono i momenti precedenti che diventano unici. Per Spadoni è stato esattamente così, per merito dei suoi idoli.

«Adoro il ciclocross – racconta – e fenomeni come Thibau Nys, cui mi ispiro per saltare gli ostacoli con la bici. E’ un talento e soprattutto una persona normale. A Benidorm però ho toccato il cielo con un dito. Durante la prova del percorso, mi sono trovato dietro Van der Poel, che per me è un dio assoluto.

«Gli ho chiesto se potevo stare alla sua ruota. Mentre mi rispondeva di sì ha notato che pedalavo su una Stevens camouflage e mi ha detto che con quella bici ci aveva vinto un mondiale. Ho ribattuto che l’avevo presa proprio per quel motivo perché sono un suo grande tifoso. Ha sorriso, mi ha ringraziato e mi ha detto di provare a seguire le sue linee nei punti più critici».

A Benidorm durante i giri di prova, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
Durante i giri di prova del cross di Benidorm, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
A Benidorm durante i giri di prova, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
Durante i giri di prova del cross di Benidorm, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)

«Sono io – prosegue Spadoni con grande trasporto – che devo ringraziarlo perché è stato disponibile e sereno con me. Stando alla sua ruota mi sono preso anch’io gli incitamenti che il pubblico rivolgeva a lui. Tant’è che alcuni fotografi mi hanno scritto sui social per dirmi che avevano delle foto di me con lui. Quando al lunedì sono rientrato in ufficio, mi venivano i brividi a ripensarci. Anche i colleghi di lavoro hanno capito il mio stato d’animo».

Lavoro, famiglia e passione

Quante volte abbiamo sentito parlare dell’eventuale “piano B” da tenere pronto? L’ultima atleta con cui ne abbiamo discusso è stata Laura Tomasi dopo la sua laurea. L’alternativa alla carriera ciclistica i due ragazzi emiliani l’hanno trovata senza grandi problemi.

«Nel 2023 – ci dice Marzani, classe 2000 di Carpaneto Piacentino – mi sono laureato in Scienze Motorie, conseguendo poi un master in posturologia sportiva. Da allora lavoro come personal trainer in una palestra vicino a casa e nel frattempo ho fatto un corso del CONI come massaggiatore.

«Alla bici dedico 15 ore a settimana, il minimo necessario per tenermi in forma e preparare qualche gara di gravel, Mtb o cross. In Belgio e Spagna abbiamo vissuto un’esperienza da un punto di vista privilegiato con grandi campioni, senza nessun altro fine. Se me lo avessero detto dieci anni fa non ci avrei mai creduto».

«Io invece – conclude il coetaneo Spadoni, reggiano di Scandiano – sono laureato in Ingegneria Gestionale e lavoro per una società che fa consulenza ingegneristica ad altre aziende. Quando non sono in ufficio, sono in trasferta e faccio solo una giornata in smart working, nella quale sfrutto la pausa pranzo per andare in bici. Trovare il tempo di allenarmi non è semplice, tenendo conto che ho anche una bimba di 4 anni ed un’altra che arriverà ad inizio marzo.

«Ho fatto il primo anno da U23 nel 2019 poi ho smesso per laurearmi. Ero già pronto per il dopo ciclismo. Sono ripartito da zero due anni fa, mettendo da parte l’orgoglio perché la bici è la mia passione, senza l’intenzione di tornare a correre come facevo prima. Non sono pentito, rifarei lo stesso percorso che mi ha portato a coronare un sogno ad occhi aperti».

Alle porte dell’olimpo, Fontana riparte dal 5° posto di Hulst

Alle porte dell’olimpo, Fontana riparte dal 5° posto di Hulst

06.02.2026
5 min
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Per certi versi, la prestazione di Filippo Fontana ai mondiali di ciclocross a Hulst è stata la più sorprendente della spedizione azzurra e il fatto che sia arrivata alla fine ha anche un maggiore significato. L’apoteosi di Mathieu Van der Poel ha forse tolto un po’ dell’attenzione che il quinto posto finale meritava, dimenticando che erano tanti anni che un italiano non chiudeva tra i primi 5. Lo stesso Gioele Bertolini era stato finora l’ultimo a conquistare un grande risultato con il 6° posto nel 2018.

Fontana però non è tipo da reclamare spazi e attenzione, sono i risultati a parlare per lui e, passato qualche giorno, forse quel piazzamento così inaspettato acquisisce anche un sapore più appropriato.

«E’ stata decisamente una buona giornata, il mondiale era un obiettivo che avevo cerchiato sin dall’autunno scorso. Avevo fatto la stagione di cross principalmente per puntare alla corsa iridata e la forma è arrivata al momento giusto. Penso che sia stata una crescita costante – prosegue Fontana – che mi ha portato a essere davanti per giocarmi un posto nei 10, ma alla fine è arrivato un risultato ancora migliore».

Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall'olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall’olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall'olandese Nieuwenhuis per centimetri
Lo sprint finale per il 4° posto con Fontana beffato dall’olandese Nieuwenhuis per centimetri
Che giornata è stata?

Davvero incredibile a livello di sensazioni, ho raccolto quello che potevo. In partenza avevo anche perso tempo perché era partito male il corridore davanti a me, Io ero già posizionato a sinistra che non era proprio il massimo. Così non sono partito benissimo, ero dietro, ma sono riuscito a recuperare subito e al secondo giro ero nel primo gruppo.

Un recupero che non è passato inosservato…

Credo che con il ritmo che tenevo, forse con un po’ di fortuna avrei anche potuto chiudere quarto, ma davanti andavano davvero forte, quindi alla fin fine non sarebbe cambiato molto. Penso che il massimo risultato ottenibile sarebbe stato appunto un quarto posto, ma cambia poco.

Stando nel gruppo, cambia tanto la presenza di Van der Poel, anche nell’atteggiamento che hanno gli altri?

Cambia il fatto che non c’è la lotta per la vittoria come sarebbe in sua assenza, se non gli accade qualcosa si vede che è di un’altra categoria. Quindi magari c’è un po’ più di attendismo per giocarsi gli altri due posti sul podio.

Il corridore dei Carabinieri Olympia ha pagato dazio in partenza, venendo costretto a una corsa di rimonta
Fontana corre con i Carabinieri Olympia e a Hulst ha pagato dazio in partenza, costretto a una corsa di rimonta
Il corridore dei Carabinieri Olympia ha pagato dazio in partenza, venendo costretto a una corsa di rimonta
Fontana corre con i Carabinieri Olympia e a Hulst ha pagato dazio in partenza, costretto a una corsa di rimonta
Un’altra cosa particolare è che davanti a te sono arrivati praticamente tutti stradisti. Tu sei stato il primo biker puro a tagliare il traguardo…

Ormai l’ambiente è cambiato, si sa che alla fine il cross è una disciplina praticata principalmente da stradisti, i biker sono pochi, è un po’ più difficile vederli anche perché la stagione di mtb è lunga, è forse anche più difficile conciliarla con l’inverno. Quindi la cosa non mi stupisce tantissimo.

Dallo scorso anno, dalla tua prestazione ai mondiali di cross country con una top 10 conquistata anche lì, è come se fosse scattato qualcosa in te. Senti di aver fatto un salto di qualità?

Io penso che siano tante cose messe insieme e che siano arrivate anche forse nel momento giusto, in un periodo in cui mi sono voluto impegnare, mettere alla prova. Sicuramente c’è maturazione fisica, concentrazione mentale ma anche tanta voglia di far bene. Dei cambiamenti a livello di testa sono stati fatti, ho la consapevolezza di poter arrivare là davanti e questo mi porta ad approcciare le gare in una maniera sicuramente diversa.

5 vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Cinque vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
5 vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Cinque vittorie in stagione compreso il titolo italiano, ma soprattutto tanti risultati internazionali
Pensi che il tuo risultato sia anche l’espressione del movimento, l’avvisaglia di quel che sarà con la maturazione di gente come Viezzi, Agostinacchio che ti daranno anche manforte contro Belgio e Olanda?

Sai, è difficile confrontarsi con quei movimenti se non altro per il numero di praticanti che hanno. Noi abbiamo dei giovani molto forti, io ho dimostrato di essere all’altezza, ma se si vuole parlare di reale crescita, si dovrebbero vedere numeri più grandi in nazionale. Belgio e Olanda hanno un bacino di talenti enorme e un ricambio clamoroso negli anni.

Che cosa ti aspetta ora?

Farò una settimana di relax e poi inizierà la preparazione per la mountain bike, per essere già in gara a marzo a Verona nella prova dell’Italia Bike Cup.

Fontana arriva da una stagione di mtb 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di MTB 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di mtb 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Fontana arriva da una stagione di MTB 2025 da assoluto protagonista, centrando anche lì la Top 10 iridata (foto Kasik)
Ripensandoci adesso a mente fredda, che cosa lascia questa esperienza di Hulst nella mente di Fontana?

La consapevolezza che anche in giornate come domenica, con il meglio al mondo, si può lottare per qualcosa di grande. Quando arriva un risultato che finalizza il lavoro fatto da parte della squadra, di tutto lo staff, c’è anche tanta particolare soddisfazione. Vorrei non fermarmi qua e continuare a lavorare, visto che comunque c’è un’estate davanti molto importante per me nella mountain bike e vedere che cosa si potrà portare a casa.

Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)

EDITORIALE / La grandezza di Pogacar in mezzo ai giganti

02.02.2026
5 min
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La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.

Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.

E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?

Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri

Remco, prove da leader

A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.

Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.

Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar

Il programma di Pogacar

Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.

Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.

Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)

Fra la primavera e il Tour

Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.

Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.

Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.

Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.

Campionati del mondo ciclocross, uomini elite, 2026, Mathieu Van der Poel

Van der Poel nella storia: 8° mondiale, come lui nessuno mai

01.02.2026
4 min
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Selvaggio, potente e cattivo come Cristiano Ronaldo dopo i suoi goal. Per questo Matieu Van der Poel ha esultato a quel modo, ruggendo dopo il traguardo come un vero leone davanti ai 40 mila del circuito di Hulst. A 31 anni, l’olandese ha conquistato l’ottavo titolo mondiale di ciclocross, categoria uomini elite. Il primo nel 2015, poi 2019, 2020, 2021, 2023, 2024 e 2025.

Prima del via, è parso straordinariamente rilassato e forse anche per questo la sua partenza non è stata impeccabile. Mathieu non ha agganciato benissimo il pedale e così ha visto partire davanti il compagno Del Grosso, che ha guidato il gruppo per metà del primo giro. Alle sue spalle, Van der Poel e Nys si sono staccati dal resto del gruppo, così che dopo dieci minuti di gara, il mondiale era già chiuso.

Il resto è il tredicesimo capitolo di una storia già vista quest’anno. Van der Poel fa il vuoto con mezzo giro di una cattiveria impossibile per gli altri. Scala i muri restando in sella. Pennella le traiettorie in discesa. E solo sulle tavole degli ostacoli alti 40 centimetri, scende dalla bici e non rischia nulla.

Con il vantaggio di 45 secondi a tre giri dalla fine, alle sue spalle Del Grosso e Nys danno vita al loro personalissimo duello, condito di fango, pioggia e stima reciproca. Ma il giovane belga ha dato tutto per tenere il ritmo del vincitore e come l’anno scorso deve rassegnarsi al bronzo, sancito dalla stretta di mano con il rivale di tante battaglie.

Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto

L’ottavo mondiale

«Quando ho iniziato a fare ciclocross – dice Van der Poel – il mio sogno era diventare un giorno campione del mondo elite. E’ incredibile avere ora il maggior numero di mondiali di tutti i tempi. Non so dire se oggi sia stato al massimo della forma, è sempre difficile dirlo. Lo scorso fine settimana mi sono sentito un po’ meglio e più forte di oggi. Ma questo era un percorso diverso. Avevo preparato tutto bene, quindi un problema meccanico non avrebbe rovinato la festa. E tutto ha funzionato come previsto».

Quando Van der Poel taglia il traguardo, la celebrazione della vittoria è un omaggio al pubblico di casa. «In Spagna organizziamo spesso delle gare sprint – spiega – con celebrazioni diverse. Ho pensato che fosse il momento giusto per fare il “siuuu” di Cristiano Ronaldo. A volte capita anche di imitare la telefonata di Remco Evenepoel, ma questa volta toccava a Ronaldo».

Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto

Programmi diversi

La pioggia inattesa ha reso il percorso ancora più infido, ma c’era troppa differenza fra Mathieu e i suoi rivali. Nessuno è come lui, per questo ha vinto 12 corse su 12 durante l’inverno, senza che Van Aert, il rivale di sempre, abbia nemmeno provato (fra esigenze di preparazione e infortuni) a metterlo in difficoltà. Quando è così, Van der Poel corre contro la storia: avversario ben più forte dei corridori che lo sfidano nel fango.

«Non sono venuto qui con l’idea di diventare campione del mondo facilmente – spiega – puoi essere il migliore per tutto l’anno, ma in un giorno, all’improvviso, tutto può andare storto. Non ho ancora deciso se questo mondiale sarà la mia ultima gara di cross. L’inverno è sempre lungo, ma questo ha a che fare con la stagione su strada. Se questa dura di più, allora l’inverno diventa più corto.

«Amo il ciclocross, allenarsi è divertente, ma la stagione è molto intensa. Quella di prendersi un anno di pausa è solo un’idea. In realtà ci sono diverse opzioni, come fare meno gare o solo i campionati del mondo. I prossimi mondiali si correranno a Ostenda, dove organizzano sempre belle corse. Tanti cercano di convincermi, ma devo ancora decidere».

Fontana ha chiuso all quinto posto, dopo un gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo una gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso all quinto posto, dopo un gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo uan gara di grande rimonta

Le vacanze e poi la strada

Ma adesso è momento di staccare un po’ la spina e lasciar intuire il programma della stagione su strada che bussa. E se si è dubitato della sua volontà di tornare alla Sanremo, le parole prima di sparire dalla conferenza di Hulst puntano verso una direzione diversa.

«Parto domani per andare a sciare – dice – poi torno in Spagna per prepararmi alla stagione su strada. Se parteciperò all’Omloop Het Nieuwsblad? Deciderò la settimana prima. Se mi sentirò abbastanza bene, lo farò sicuramente, proprio come Le Samyn l’anno scorso. Altrimenti, il debutto sarà di nuovo alla Tirreno».

Il mondiale di Hulst va in archivio con il quinto posto di Filippo Fontana, che avrebbe centrato il quarto posto se Joris Nieuwenhuis non avesse cercato il colpo di reni. Ci sono state diverse polemiche in Italia sulla convocazione del solo veneto, che però ha fatto alla grande la sua parte. Difficile dire se altri sarebbero stati a questo livello.