Alla vigilia dell’Inferno, faccia a faccia col viceré del Fiandre

06.04.2024
7 min
Salva

Nella vita di chiunque e di un atleta in particolare, saper cogliere le occasioni è quello che fa la vera differenza. Quando si è preso coscienza del fatto che al Fiandre non ci sarebbe stato il vincitore uscente Pogacar e che anche Van Aert e Stuyven sarebbero mancati per la caduta di Waregem, si è aperta la caccia al secondo posto. Quanta gente avrebbe potuto lottare per fregiarsi della corona di viceré? Tanti, da Pedersen a Matthews, passando per Bettiol e Wellens: alle spalle di Van der Poel c’erano atleti di indubbio valore. L’unico che però sia riuscito a giocare alla perfezione le proprie carte è stato Luca Mozzato da Arzignano. Uno che non ha mai fatto proclami, con un numero onesto di followers e la carriera in costante ascesa. Sin da quando nel 2020, volendo passare professionista, si rassegnò a stare fuori dal WorldTour mentre i suoi compari Battistella, Sobrero e Konychev vennero destinati ai piani alti.

Credete che se la sia presa? Niente affatto. E ancora oggi, quando pensa a quella decisione, benedice la concretezza che la ispirò. Signore e signori, lo conoscete già perché ve lo abbiamo raccontato in mille e più occasioni, ma questo è Luca Mozzato dopo il secondo posto del Fiandre e alla vigilia della Roubaix. Uno che non ha paura dei giganti del Nord, perché ha imparato a rispettarli e a studiare se stesso.

La volata di Mozzato contro Matthews e Politt è stata uno scontro di energie residue (foto De Ronde)
La volata di Mozzato contro Matthews e Politt è stata uno scontro di energie residue (foto De Ronde)
Mercoledì hai corso anche la Scheldeprijs, non avresti fatto meglio a riposarti un po’?

Forse col senno di poi avrei fatto meglio a tirare un po’ il fiato. Però non doveva essere una corsa troppo impegnativa, alla squadra faceva comodo e così sono andato.

Se da bambino ti avessero detto che saresti arrivato secondo al Fiandre?

Forse non mi sarebbe stato bene, avrei detto che volevo vincerlo. Però crescendo si cambia e se me lo avessero detto un mese fa, sarei stato incredulo. Adesso che è successo, sono super contento. Ho ricevuto un sacco di messaggi come al Tour di due anni fa ed è una cosa a cui non sono abituato. Per il corridore che sono sempre stato, non mi sono mai ritrovato al centro dell’attenzione. Però capisco che vedermi nel vivo della corsa cambi la percezione che la gente ha di me. Fa piacere, ma non credo che mi abituerò mai a questo tipo di emozioni, non le darò mai per scontate.

Secondo al Giro delle Fiandre.

Il risultato è stato sicuramente oltre ogni più rosea aspettativa. Oggettivamente la mattina l’obiettivo era quello di arrivare nel primo gruppo che si potesse chiamare tale. Quindi in genere, tolti quelli che si giocano la corsa, essere nel gruppo fra la dodicesima e la ventesima posizione, a seconda di quanto è grande il gruppo e di come è andata la gara. Quello poteva essere un obiettivo nell’eventualità che la situazione fosse favorevole. Per cui nella migliore delle ipotesi sarei potuto entrare nei dieci, diciamo un ottavo posto. Andare a podio neanche lo avrei potuto immaginare.

Sfinito dopo l’arrivo, al Fiandre Mozzato ha visto l’occasione e non l’ha sprecata
Sfinito dopo l’arrivo, al Fiandre Mozzato ha visto l’occasione e non l’ha sprecata
Come è stato salire per l’ultima volta sul Qwaremont: a cosa hai pensato?

Ho capito veramente che il podio fosse ancora in gioco negli ultimi due chilometri. Alla radio mi avevano detto che davanti non erano in tanti, però comunque la sensazione era che Bettiol e Teuns fossero un po’ troppo lontani. Noi inseguitori siamo stati anche abbastanza fortunati, perché dal Paterberg fino a Oudenaarde non c’era tanto vento e quel poco che c’era, era in faccia. Questo ci ha dato una mano. Il vento ha giocato a nostro favore e noi siamo stati bravi a collaborare. L’occasione di andare a podio era ghiotta, quindi abbiamo girato tutti. Non si poteva pretendere che i quattro della UAE Emirates si mettessero a fare il trenino come se fossimo a metà corsa. L’ultima cosa che ha girato veramente a nostro favore è stato il fatto che non ci siamo mai guardati. Ai meno due quelli in superiorità numerica hanno cominciato ad attaccarci e noi, non fermandoci, siamo riusciti a prendere i fuggitivi proprio sulla linea.

Quando li hai visti che cosa ti è scattato nella testa?

Mentre andavamo verso Oudenaarde, contavo i corridori per vedere quanti dovevo metterne dietro per entrare nei dieci. Ero consapevole di essere abbastanza veloce, però il picco di velocità dopo sei ore e mezza di corsa è una cosa abbastanza relativa. E’ stata più che altro una volata di energie rimaste. Io ho provato a fare il massimo che potevo e per fortuna sono stato più veloce.

Hai avuto un’occasione e l’hai colta.

Se ci fossero stati Van Aert e anche Stuyven, sarebbe venuta fuori una corsa completamente diversa e probabilmente staremmo parlando dell’esatto contrario. Ma come dicevate, il ciclismo è anche saper cogliere le occasioni. A me se ne è presentata una bella ghiotta e penso di aver fatto il massimo. Oggettivamente Van der Poel era di un altro livello e avendo questa consapevolezza, ho raccolto il massimo possibile. Partiamo dal presupposto che per me è andato tutto dritto, perché se non fosse stato così sarebbe stato difficile arrivare secondo. La situazione di corsa ha girato bene e io ho avuto una delle migliori giornate della carriera al momento giusto, che mi ha permesso di fare il podio in una delle classiche più grandi.

Mozzato è il viceré del Fiandre, battuto da Van der Poel. Gli altri tutti dietro
Mozzato è il viceré del Fiandre, battuto da Van der Poel. Gli altri tutti dietro
Sei sempre stato uno coi piedi per terra, sin da quando sei passato professionista…

Penso che ognuno debba fare il suo percorso. Io credo di aver fatto tutte le scelte corrette, partendo comunque dal presupposto che quando sono passato non avevo la possibilità di andare in una squadra WorldTour. Però, come ci siamo detti spesso, non sarei stato nemmeno pronto, quindi è stata quasi una fortuna che sia andato in una squadra più piccola. Ho sempre potuto giocarmi le mie possibilità in corse di seconda e terza fascia e così sono riuscito a non perdere l’attitudine di correre davanti. Magari se fossi andato in una squadra con grandi leader, mi avrebbero chiesto di mettermi a disposizione e avrei perso la mentalità vincente. E questo a lungo andare paga.

Domani la Parigi-Roubaix, con quale obiettivo?

L’obiettivo è fare una bella corsa. Ho cercato di recuperare il meglio possibile e spero di avere una giornata come domenica scorsa. Ovviamente partirò con la stessa idea di rimanere nel vivo il più possibile e giocarmi il piazzamento. Come ambizione concreta, ci può essere una top 10, però comunque avrò bisogno di situazioni favorevoli.

Sei un corridore di 68 chili, come mai ti trovi così bene sulle pietre?

Secondo me è tanto un fatto di attitudine. Prima di questa campagna del Nord, ero convinto di non essere abbastanza forte per il Fiandre e di essere troppo leggero per la Roubaix. Probabilmente fra le due, quella più difficile per me era proprio il Fiandre perché nel finale viene veramente duro. Ma visto come è andata, il sogno è quello di arrivare davanti anche domani e poi si vedrà.

Quest’anno Mozzato ha già vinto la Bredene Koksijde Classic
Quest’anno Mozzato ha già vinto la Bredene Koksijde Classic
La squadra ha celebrato degnamente il tuo piazzamento?

Sicuramente anche loro erano contenti. Perché per me era addirittura il primo podio WorldTour e centrarlo in una corsa del genere penso che sia stato un punto di svolta. Però è stato anche il primo podio in una Monumento per la Arkea-B&B Hotels, quindi erano tutti contenti, a partire dai direttori e dallo staff. C’era anche il manager, quindi sicuramente è stato un bel momento da condividere tutti assieme. Poi, se vogliamo parlare di festa, non abbiamo potuto esagerare perché comunque avremmo dovuto correre ancora mercoledì e in vista della Roubaix. Quindi un po’ ci siamo tenuti, però un bell’hamburger con le patatine non ce lo siamo fatti mancare.

Quindi adesso ti toccherà chiedere l’aumento di stipendio?

Bisognerà trattare (ride, ndr). Ho ancora un anno di contratto, ma vediamo se il mio procuratore Manuel Quinziato farà bene il suo lavoro.

Se la ride. Il secondo posto del Fiandre gli ha dato sicuramente superiore consapevolezza nei suoi mezzi. Per quella che è stata finora la carriera di Luca Mozzato, siamo certi che non smetterà di costruire l’atleta che ha sempre pensato di poter diventare. L’ultimo podio italiano in una Monumento era stato al Lombardia 2023, con Bagioli secondo dietro Pogacar. La rincorsa continua.

Mattinata nell’Arenberg: considerazioni tecniche aspettando VdP

05.04.2024
6 min
Salva

WALLERS (Francia) – La cosa che più colpisce quando i ciclisti affrontano la Foresta di Arenberg è il rumore delle bici sul pavé. E per essere ancora più precisi, il rumore che fa la prima pietra, quando si entra in questo tempio del ciclismo.

Questo primo rumore è diverso da tutti gli altri. E’ grave e rimbombante al tempo stesso. Poi inizia la sequenza regolare dei sobbalzi, ma quella è già una “musica” più regolare. Quel primo tocco tra ruota e pavé invece è diverso. E ci si rende conto subito da chi sa andare sulle pietre e chi no. Dal primo suono alla sequenza. E se la sequenza va a calare drasticamente sono dolori!

Ultimi test

Anche oggi molti team hanno provato gli ultimi settori della Parigi-Roubaix. Ieri, tra i grandi, è toccato a Ineos-Grenadiers, Barhain-Victorious e Visma-Lease a Bike. Oggi sono passate Soudal-Quick Step, Bora-Hansgrohe, Lidl-Trek, Alpecin-Deceuninck e molte altre.

La Lidl-Trek era orfana di Mads Pedersen. Il favorito numero due della Roubaix aveva la conferenza stampa e aveva preferito testare queste pietre mercoledì, proprio mentre i suoi colleghi facevano a sportellate alla Scheldeprijs.

Vento, scrosci d’acqua e raggi di sole si sono alternati senza sosta durante la nostra attesa. Tanta la gente a bordo strada. E ancora di più erano i camper posteggiati su un ampio spazio 70-80 metri prima dell’ingresso nella Foresta, sul lato sinistro della strada.

Noi intanto aspettavamo Mathieu Van der Poel. La sua Alpecin-Deceuninck è stata l’ultima a passare visto che ormai si era fatto pomeriggio. E visto che all’appello dei due giorni di ricognizione mancavano solo loro.

Mathieu Van der Poel fa inversione di marcia: è la curva ad U, della nuova chicane
Mathieu Van der Poel fa inversione di marcia: è la curva ad U, della nuova chicane

La discussa chicane

Di solito i primissimi settori si saltano, stavolta invece parecchi team hanno mischiato le carte e hanno fatto la ricognizione sin da Troisvilles. In parte questa scelta è derivata dall’introduzione della chicane proprio all’ingresso della Foresta, tante volte punto chiave della corsa.

Prima della chicane, si entrava nell’Arenberg dopo un lungo rettilineo perfettamente asfaltato. E ci si entrava in discesa: 1-2 per cento. Quindi ad una velocità altissima (con tanto di un passaggio a livello 100 metri prima dell’ingresso). 

Adesso per ridurre la velocità d’ingresso, quindi per motivi di sicurezza, l’UCI ha accolto la richiesta del CPA ed è stata introdotta l’ormai famosa chicane. Si tratta di una svolta a destra 20 metri prima di entrare nella Foresta. Si percorre una trentina di metri, si fa un’inversione a U verso sinistra attorno allo spartitraffico. E dopo altri 25-30 metri, con una svolta a 90 gradi di nuovo a destra, si entra nel settore più iconico della Roubaix.

Van Aert, Van der Poel e Philipsen nell’Arenberg l’anno scorso. I gialloneri avevano accelerato già nei due settori precedenti
Van Aert, Van der Poel e Philipsen nell’Arenberg l’anno scorso. I gialloneri avevano accelerato già nei due settori precedenti

Cambio di tattica?

L’introduzione di questa variante potrebbe far esplodere la corsa un po’ prima. L’idea è di arrivarci con gruppi meno numerosi e far sì che la chicane e il seguente segmento dell’Arenberg non siano del tutto decisivi. O che non lo siano per cadute.

«L’anno scorso – ha osservato Van der Poel – la Visma attaccò prima per questo motivo, arrivare con meno stress all’Arenberg. Con la chicane, che non mi convince ai fini della sicurezza, è più probabile che la corsa esploda prima». 

Non solo sicurezza. La chicane può cambiare tatticamente l’approccio a questo settore e alla corsa. Partendo infatti da velocità più basse è lecito attendersi che tra chi affonda il colpo e chi cede possano esserci distacchi maggiori a fine settore. Se prima magari si sfruttava l’abbrivio e poi si andava a scemare, adesso questa fase di accompagnamento non c’è più. Quindi un corridore che fa forcing può aprire subito il gap.

Basta pensare che prima si entrava a 70 all’ora, adesso difficilmente si entrerà a più di 30 all’ora. Una differenza abissale.

«Se non sei tra i primi 20 – ha spiegato Van der Poel – in quella chicane potresti perdere mezzo minuto subito. Se non mettere piede a terra».

Intanto, finalmente ecco l’iridato. Tanta attesa per vederlo danzare sulle pietre e invece quando piomba nella Foresta non sceglie di affrontare il pavé, ma di sfruttare la lingua d’asfalto laterale (qui il video).

Il punto preciso in cui si attacca il settore della Foresta di Arenberg. Il passaggio tra asfalto e pavè è meno liscio di quanto non renda la foto

Il punto preciso in cui si attacca il settore della Foresta di Arenberg. Il passaggio tra asfalto e pavè è meno liscio di quanto non renda la foto

Pietre e pietre…

Le pietre fiamminghe sono più gentili e forse anche un po’ più piccole. Queste francesi sono più grandi, più “aguzze”. Quelle dell’Arenberg, di Mons-en-Pevele e del Carrefour de l’Arbre sono tra le peggiori… O le migliori in base a come la si voglia leggere!

«La Foresta di Arenberg è uno dei segmenti più pericolosi di tutta la stagione – ha detto ancora VdP – e non credo che le sue pietre siano destinate alla guida di una bici da corsa. Anche gli altri segmenti a volte sono in cattive condizioni, ma sono fattibili. Guidare sull’Arenberg a 65 all’ora non ha nulla a che fare con l’abilità. Devi solo sperare che la tua bici regga».

E su questo punto lasciateci la libertà di contraddire il campione del mondo: l’abilità conta. Eccome se conta. E lo sa bene anche Mathieu. Se poi parliamo di restare in piedi, allora okay. Ma saper guidare forte e ancora di più uscire forte dall’Arenberg è questione di forza e di abilità.

Un tabellone esplicativo della storia di questo settore. Dal lato opposto c’è una stele dedicata a Jean Stablinksi, che volle inserire la Foresta nella Roubaix
Un tabellone esplicativo della storia di questo settore. Dal lato opposto c’è una stele dedicata a Jean Stablinksi, che volle inserire la Foresta nella Roubaix

Senso del mito

Abilità o meno, la Parigi-Roubaix è servita. Domani mattina s’inizia con le donne che scatteranno alle 13,35 da Denain per arrivare al Velodromo di Roubaix dopo 148,5 chilometri e 17 settori di pavé per un totale di 29,2 chilometri di pietre. Poi domenica toccherà ai colleghi uomini. Partenza da Compiegne alle 11,10: 260 chilometri, 29 settori per un totale di 55,7 chilometri di pavé.

E un’altra cosa certa di questo luogo è il mito che aleggia nell’aria. Dai cartelli che spiegano l’Arenberg da un punto di vista ciclistico, ai disegni fatti sull’asfalto. Dal monumento che vi è posto all’ingresso, ai cartelli all’uscita del settore. I francesi sanno bene come valorizzare i loro gioielli.

Pensate che domenica, in questi 2.300 metri dritti come un fuso, che tagliano la vecchia foresta paludosa, sono attese 30.000 persone. E all’arrivo mancheranno ancora 96 chilometri.

Tris al Fiandre, il re è sempre VdP. Ma che bello questo Mozzato

31.03.2024
6 min
Salva

OUDENAARDE (Belgio) – Quelle gambe mulinano che è una bellezza. I talloni salgono ancora alle stelle e i quadricipiti affondano forte sui pedali. Nulla da dire, Mathieu Van der Poel oltre che potente è anche elegante. Anzi impressionante, tanto per citare Philippe Gilbert che osserva VdP vicino a noi dietro l’arrivo. E intanto sempre Gilbert lancia apprezzamenti per Mozzato.

Il re del Giro delle Fiandre 2017 osserva ammirato e commenta: «Rispetto a me, lui ha più tempo per godersi questa impresa. Ha impiegato 4’50” per fare l’ultimo Kwaremont (Gilbert aveva il cellulare in mano e prendeva i tempi, ndr) un ottimo tempo se consideriamo la pioggia e il vento contro».

Cinque degli 11 italiani al via. C’è anche Mozzato che poi sarà secondo. Il clima, in tutti sensi, era bello
Cinque degli 11 italiani al via. C’è anche Mozzato che poi sarà secondo. Il clima, in tutti sensi, era bello

Tutto secondo copione

Eppure il corridore della Alpecin-Deceuninck non la pensa proprio come Gilbert in quanto a bei pensieri e cavalcata trionfale.

«Oggi era solo sopravvivenza – ha detto l’iridato – per me è stato il Fiandre più duro, con queste condizioni atmosferiche. Gli ultimi 20 chilometri li ho fatti a occhi chiusi. Ero così devastato che non ho pensato molto. Devo realizzare quello che è successo».

E infatti nel finale VdP sembrava faticare. Si è visto sul Paterberg. E quando il vantaggio iniziava scendere e a 5-6 chilometri dall’arrivo Mathieu mandava giù un gel, sempre Gilbert aggiungeva: «Sta già pensando alla Roubaix».

Sempre tanta gente lungo queste strade mitiche. E quanti cartelli di sostegno per Van Aert. Anche VdP ha espresso un pensiero per lui dopo la gara
Tanti cartelli di sostegno per Van Aert. Anche VdP ha espresso un pensiero per lui dopo la gara

Anche VdP soffre

Ma davvero dunque è stata così facile questa vittoria? Apparentemente sì, tutto secondo copione. Anche se poi le parole del diretto interessato sono state diverse.

Lo hanno attaccato, è vero, ma non proprio bene a dire il vero, mentre la sua Alpecin-Deceuninck si è mossa con grande lucidità. Ha fatto una corsa aggressiva.

Quando sono iniziati i muri, hanno mosso loro le acque. Hanno mandato avanti un uomo e costretto gli altri a seguire. Un bel messaggio a chi pensava che avrebbero corso di rimessa. Poi Gianni Veermersh è stato uno stopper perfetto per far bollire Pedersen. 

Sul traguardo di Oudenaarde, VdP oggi era davvero stanco
Sul traguardo di Oudenaarde, VdP oggi era davvero stanco

«La squadra oggi è stata speciale – ha continuato Van der Poel – mi hanno messo sempre nelle migliori condizioni e mi hanno consentito sempre di stare tranquillo. Gli ho detto di tenere duro fino al Koppenberg, poi ci avrei pensato io, anche se ammetto che dopo il secondo passaggio sul Qwaremont non ho più avuto un grande feeling come stesso. Infatti proprio dopo il Koppenberg non mi aspettavo di ritrovarmi da solo. Quel gel è perché mi servivano gli zuccheri. Ora penso solo a recuperare».

Forse in quel frangente l’iridato ha fatto la differenza anche per i quei piccoli dettagli tecnici che oggi contano sempre di più. Ha scelto bene il setup della sua Canyon. Molti avevano il vecchio 39, Pedersen il 43, e lui invece ha scelto il 40. Parliamo, come avrete capito, della corona piccola anteriore.

Il resto è una cavalcata, faticosa, ma superba che lo pone definitivamente tra i mega eroi di questo sport.

Mozzato sul filo di lana con Matthews, poi declassato per duplice cambio di traiettoria
Mozzato sul filo di lana con Matthews, poi declassato per duplice cambio di traiettoria

L’urlo di Mozzato

Togliendo il marziano, c’è stata anche un bel po’ d’Italia. Bettiol ci ha fatto sperare a lungo per una piazza d’onore, e dietro zitto zitto c’era anche Luca Mozzato.

«Secondo al Giro delle Fiandre è un sogno. Qui è tutto più bello». Sarà la gioia, ma dopo Van der Poel Mozzato ci è sembrato il più fresco. Il suo era uno sprint da gamba piena. Almeno così ci è sembrato.

«Macché – spiega l’atleta della Arkea-B&B Hotels – è stata la classica volata dei morti. Ho beneficiato del fatto che nei due chilometri finali si andava forte e avevo una buona posizione. Nel finale il vento era anche un po’ contro e quindi ho deciso di aspettare fino all’ultimo per uscire. Agli ultimi 100 metri, non prima. E ho saltato gli altri ai 40 metri».

Mozzato stremato dopo l’arrivo, ma già felice
Mozzato stremato dopo l’arrivo, ma già felice

La scommessa di Luca

Mozzato ha fatto la tipica corsa da velocista al Fiandre. Nascosto, al risparmio (in teoria), attento… Se gli altri cercavano di anticipare Van der Poel, lui al contrario cercava di tenerlo lì a vista il più possibile.

Si vede, come ci ha sempre raccontato, che quassù si sente a suo agio, che sa muoversi su pietre, muri e stradine.

«Il discorso – spiega con grande chiarezza Luca – è che qui tutti volevano stare davanti e tutti volevano anticipare Van der Poel. Io ho fatto una specie scommessa: se tutti vogliono anticipare, a qualcuno qualche fuga non andrà bene. E così ho corso: sfruttando gli altri. Però il problema è che al primo Qwaremont, proprio perché tutti vogliono stare davanti, io ho preso una frenata nel momento sbagliato e sono rimasto dietro».

Mozzato racconta che per quasi 40 chilometri si è trovato ad inseguire. Era sempre nella parte posteriore del gruppo, però ha anche ammesso che ha avuto la fortuna (ma a quel punto non poteva fare diversamente) di trovare qualcuno che chiudesse per lui.

«E questo – riprende il veneto – credo abbia fatto la differenza. Nell’ultima ora di gara avevo più energie degli altri. Più passavano i muri e più stavo bene».

Un brindisi coi giganti. VdP (primo), Mozzato (secondo) e Politt (terzo): questo il podio del Fiandre 2024
Un brindisi coi giganti. VdP (primo), Mozzato (secondo) e Politt (terzo): questo il podio del Fiandre 2024

Tra podio e realtà

Un secondo posto in una classica Monumento vuol dire molto. Al bus il clan sembrava quasi più contento di lui. Impossibile. Anche dopo un paio d’ore Luca ci ha ribadito la sua gioia.

Gioia ma anche consapevolezza, quella di un atleta che sa di avere delle doti, ma che sa anche qual è il suo posto.

«Di sicuro questo risultato mi dà gioia e sicurezza in me stesso. Adesso so che quando le cose vanno bene, posso giocarmi dei posti importanti anche in una classica monumento. Però al tempo stesso tutto questo non cambia il corridore che sono. Per farla breve: se domenica Van der Poel e Pedersen nella Foresta di Arenberg fanno il forcing potente, io non sono in grado di seguirli. So che mi manca qualcosa. Ma ci si può lavorare».

E mentre ritorna dal podio e sale sul bus, si gode l’abbraccio della squadra. Luca Mozzato stasera è un ragazzo felice. E noi lo siamo con lui.

Van der Poel già padrone o corsa incerta? La vigilia della Ronde

30.03.2024
6 min
Salva

ANVERSA (Belgio) – Il cielo grigio, la pioggia finissima, le nuvolette di vapore dalla bocca: passa così la vigilia del Giro delle Fiandre. Il Belgio è alla ricerca del suo alfiere. Ci si appoggia a Tiesj Benoot, ma non s’insiste troppo su di lui. I belgi sembrano già aver riposto le armi. Tanto che anche qui si parla della passerella di Mathieu Van der Poel.

Passerella, ma anche caos. E’ troppo favorito? E le altre squadre come sono messe? Questa sua netta superiorità potrà aprire nuovi scenari? Vediamo che aria tira ad Anversa.

Van Aert in qualche modo spunta sempre. Oltre alle riviste, tra le vie di Anversa c’era una immensa pubblicità Red Bull con lui e Verstappen
Van Aert in qualche modo spunta sempre. Oltre alle riviste, tra le vie di Anversa c’era una immensa pubblicità Red Bull con lui e Verstappen

Wout no, agricoltori sì

Wout Van Aert resta sulla bocca di tutti. Ormai lo shock della caduta da parte dei fans sembra essere stato assorbito, anche se in molti hanno detto che senza di lui in corsa non scenderanno in strada. Si gusteranno le uova di Pasqua comodi al tavolo e forse neanche seguiranno la Ronde in Tv. Ci crediamo poco!

Una preoccupazione più concreta è data invece dalla possibile protesta degli agricoltori con i trattori che già si sono fatti vedere sia alla Gand che alla Dwaars door Vlaanderen. Dovrebbero entrare in scena nella zona del Kluisbergen. Si faranno sentire anche per il Gp Escaut e la Freccia del Brabante, almeno così ha fatto sapere il sindacato degli agricoltori fiamminghi. Le forze dell’ordine sono pronte, ma pensate quanto è importante la vetrina che offre il ciclismo da queste parti per sfruttarlo ai fini della protesta.

La Grote Markt inizia a prepararsi: domattina la piazza sarà piena
La Grote Markt inizia a prepararsi: domattina la piazza sarà piena

Van der Poel da solo

Ma torniamo alla corsa. Il quotidiano Het Nieuwsblad ha proposto un’intervista a tre voci molto interessante: Bert De Backer, Greg Van Avermaet e Johan Museeuw gli interlocutori. In questo articolo si parlava di Van der Poel, del suo sprint corto (esattamente quello che abbiamo fatto noi con Colbrelli questa mattina) e della sua squadra.

I tre ex corridori belgi sono tutti d’accordo sul fatto che nessuno dei grandi contendenti abbiano un super team. Van der Poel è un faro quasi isolato. La Lidl-Trek di Pedersen è stata decimata. E la Visma-Lease a Bike non se la passa troppo meglio. Tuttavia proprio Van Avermaet e Museeuw hanno spezzato una lancia a favore di VdP.

Greg ha detto che il ritorno di Kragh Andersen cambia notevolmente le cose per Van der Poel: «Senza di lui la situazione sarebbe potuta diventare problematica». A tal proposito va segnalata un’altra buona per l’iridato, una notizia dell’ultima ora: la presenza di Gianni Vermeersh, uno che su certi percorsi sa il fatto suo.

Mentre Johan l’ha buttata sull’aspetto mentale: «Quando hai un leader come Van der Poel, riesci a dare di più per il tuo capitano, anche se non sei fortissimo».

Una corsa più aperta potrebbe favorire un “inventore” come Mohoric, il quale ha anche un buon team al fianco
Una corsa più aperta potrebbe favorire un “inventore” come Mohoric, il quale ha anche un buon team al fianco

Gioco delle parti

Alla fine vuoi vedere che il miglior team ce l’ha la Soudal-Quick Step? Patrick Lefevere ha detto che molte attenzioni in questa fase della stagione sono rivolte in Spagna, dove corre e si allena Remco.

Philip Roodhooft, il team manager della Alpecin-Deceuninck, ammette che arrivano al Fiandre con il grande favorito, ma questo non garantisce nulla e che in gara possa succedere di tutto.

Pedersen sostiene che dopo la caduta a Waregem sarà al 100 per cento per la Roubaix. E persino Van der Poel dice che preferisce correre quando ci sono tutti gli altri favoriti. Insomma in questa vigilia è tutto un gioco delle parti. Chi si prenderà la responsabilità di questo Giro delle Fiandre?

Wellens (a sinistra) è tra gli outsider più in vista. Da segnalare il debutto nel Fiandre di Covi, al centro
Wellens (a sinistra) è tra gli outsider più in vista. Da segnalare il debutto nel Fiandre di Covi, al centro

Tutti contro tutti?

«Basta che alla fine non ci corriamo tutti contro», chiosa Fabio Baldato. Il diesse della UAE Emirates domani si ritroverà con Politt e soprattutto Wellens: due outsider di rango. Ma come loro ce ne sono almeno una decina.

«Il rischio è che vada come ad Harelbeke. Avevamo preso vantaggio con Politt e contemporaneamente lasciato dietro Van der Poel e Van Aert: ci è venuta a prendere la Lidl-Trek che in quel momento ne aveva quattro. Nulla contro di loro, sia chiaro. Hanno fatto la loro corsa. Ma questo è uno scenario che potrebbe verificarsi domani».

Baldato non è di “quelli che il Fiandre Van der Poel lo ha già vinto”. Chiaro, è il favorito ma da buon direttore sportivo che ha studiato bene piani, percorsi e meteo, dice che tutto sommato quest’anno nella parte iniziale la corsa è leggermente più facile da controllare. Manca un muro, che arriva più tardi, e il vento, che già non sarà forte in partenza, andrà anche a calare.

«Kragh Andersen – conclude Baldato – è un buon corridore ma hanno lo svizzero Silvan Dillier che tira per due! Io credo che fino al secondo passaggio sul Kwaremont, la Alpecin non avrà grosse difficoltà. Poi a quel punto, se Mathieu vedrà le brutte e vedrà pochi compagni attorno a sé, potrebbe anche partire. Saremmo già a 215 chilometri e potrebbe tirare dritto».

La corsa ne misura 270: 55 chilometri di fuga solitaria non sarebbero impossibili per l’olandese, specie se il gruppo dovesse frantumarsi sotto le sue bordate.

Wilfried Peeters, direttore sportivo della Soudal-Quick Step all’uscita della riunione dei direttori sportivi
Wilfried Peeters, direttore sportivo della Soudal-Quick Step all’uscita della riunione dei direttori sportivi

Giocare d’anticipo

Quindi come si potrà fare per battere Van der Poel? La Soudal-Quick Step, come accennato, alla fine ha una buona squadra: due leader come Asgreen e Alaphilippe e atleti di esperienza come Moscon, Lampaert e Van Lerberghe. Senza contare che certe corse le ha nel Dna.

«Vero – spiega il direttore sportivo del Wolfpack, Wilfried Peeters, a sua volta esperto di muri e pietre – noi abbiamo due uomini importanti e questo va bene in caso di una corsa più aperta come immagino. Senza Van Aert e con Pedersen non al massimo, la gara sarà differente. Con un Van der Poel così, la Alpecin-Deceuninck dovrà controllare, perché non credo che Visma-Lease a Bike e Lidl-Trek lo faranno. E questo aprirà più opportunità per altre squadre. Mi aspetto che lasceranno la gara sulle spalle della Alpecin».

Tutto sommato questa è una bella ipotesi: dal caos potrebbe nascere una corsa incerta, fuori dagli schemi. E magari davvero un Girmay (in allenamento nella foto di apertura col suo team), un Asgreen che un Fiandre lo ha già vinto e proprio davanti a VdP, o un Mohoric potrebbero avere più opportunità.

«In tutto questo – chiude Peeters – solo una cosa è certa: il corridore più forte è Van der Poel. E se si aspetta il Kwaremont per attaccarlo è lui che batte tutti. Bisogna fare qualcosa di differente… prima».

Come si batte VdP in volata? Ce lo spiega “killer” Colbrelli

30.03.2024
4 min
Salva

Sapete cosa hanno in comune Sonny Colbrelli, Kasper Asgreen e Mads Pedersen? Sono riusciti a battere Mathieu Van der Poel in volata. E guarda caso ci sono riusciti tutti e tre utilizzando una tattica molto simile: la volata da velocità non troppo basse.

Proprio Colbrelli ci spiega quindi come si fa a battere il campione del mondo. In qualche modo lui ha aperto una breccia, in un “muro” altrimenti sin lì impenetrabile… Persino Wout Van Aert vi si è scontrato più volte. Memorabile la volata del mondiale di cross l’anno scorso. Il belga cadde nel tranello dell’olandese di lanciare lo sprint da velocità troppo bassa. Anche se lì c’era in ballo anche un discorso di rapporti, tra la monocorona di Wout e la doppia di Mathieu, ma il risultato non cambiò.

Alla vigilia del Giro delle Fiandre e di un possibile, quanto auspicabile (nulla contro VdP, ci mancherebbe, ma solo per lo spettacolo) arrivo in volata ristretta, l’attuale diesse della Bahrain-Victorious entra nel dettaglio tecnico di questi sprint contro Van der Poel. Tra l’altro sempre Sonny aveva fatto chinare il capo anche ad un altro imbattibile: Remco Evenepoel.

Sonny Colbrelli (classe 1990) è oggi uno dei diesse della Bahrain. Domani seguirà il Fiandre dall’ammiraglia
Sonny Colbrelli (classe 1990) è oggi uno dei diesse della Bahrain. Domani seguirà il Fiandre dall’ammiraglia
Sonny, come si batte quindi Van del Poel? Partiamo dalla volata della Parigi-Roubaix che hai vinto… 

Entrammo nel velodromo io, Van der Poel e Florian Vermeersch e fortunatamente non ero in testa. C’era VdP. Ricordo che la velocità, calava, calava… ci stava portando nel suo tranello. Ai 250 metri è partito lungo Vermeersch e a quel punto è partito lo sprint. 

Ce lo descrivi metro per metro?

Io volevo stare nel mezzo, per quanto basse le curve del velodromo di Roubaix ti danno sempre un po’ di spinta con la gravità e quando esci, oltre alla gravità sfrutti un po’ la scia. Quindi in questa posizione non ero in basso. Van der Poel era ancora più alto di me. Io però a quel punto guardavo solo Vermeersch. Anche perché era partito forte.

Cioè?

Ci aveva dato una bici e mezza. L’obiettivo era lui. Volevo e dovevo chiudere il gap. Ero concentrato solo su di lui e quando l’ho preso, tra scia e gravità l’ho passato bene. Avevo almeno 3-4 chilometri orari in più.

Fiandre 2021: forse per velocità questo è lo sprint che più somiglia a quello tra VdP e Colbrelli alla Roubaix
Fiandre 2021: forse per velocità questo è lo sprint che più somiglia a quello tra VdP e Colbrelli alla Roubaix
E Van der Poel invece anche se più alto aveva fatto più strada. In ogni caso lo sprint lungo di Vermeersch lo ha costretto a non partire da bassa velocità a non impostare lui la volata?

Esatto. Fossimo rimasti così fino ai 150 metri, sarebbe stato più complicato. Mathieu avrebbe sfruttato le sue doti di esplosività.

E queste gli arrivano dal cross?

Sicuramente dal cross, ma sono anche proprio doti sue.

Eri teso quel giorno?

Direi di no. Quel giorno non avevo chissà quali tattiche in mente. Ero già contento di essere salito sul podio alla mia prima Roubaix, quindi neanche avevo tutta questa pressione. 

Quando dici che la velocità stava scendendo troppo prima dello sprint sai dire a quanto andavate?

Oddio, non ricordo, ma a sensazione sui 35, massimo 38 all’ora.

Gand-Wevelgem 2024: Pedersen parte lungo e VdP china la testa, cosa che fa in tutte e tre queste volate
Gand-Wevelgem 2024: Pedersen parte lungo e VdP china la testa, cosa che fa in tutte e tre queste volate
Lo sprint per conto tuo è iniziato nel velodromo o prima?

Prima. Almeno 400 metri prima del velodromo. Come detto, non volevo entrare in testa. Avevo in mente tutte le Roubaix che avevo visto alla tv nel corso degli anni e i grandi campioni vincere. Mi ricordavo che negli sprint lì dentro non bisognava stare davanti. Ai 200 metri in ogni caso sarei partito.

E’ stata una volata di forza, potente, o come ha detto anche Philipsen alla Sanremo, una volata di resistenza?

E’ stata la volata dei morti! Tanta stanchezza. Non ricordo neanche in questo caso la punta di velocità, ma non credo fu troppo al di sopra dei 55 all’ora.

E dello sprint di Pedersen alla Gand cosa ne pensi? Ha influito questa tattica della velocità non troppo bassa e dello sprint lungo?

Di sicuro ha contato, ma quel giorno Pedersen aveva una gamba stratosferica. Bastava vedere quanto ha fatto soffrire Va der Poel sull’ultimo muro. Mathieu era a tutta, teso in volto, dava di spalle. In più lo avevano messo in mezzo come squadra. Però certamente Mads è stato bravo a fare la sua volata. Una volata intelligente e potente.

Gand, 30 all’arrivo: Van der Poel è già caduto nella trappola

26.03.2024
7 min
Salva

Gregory Rast è stato lo stratega della vittoria di Pedersen alla Gand-Wevelgem. C’era lui sull’ammiraglia del team americano ed è stato lui, 16 stagioni da professionista sulle spalle, a impostare e condurre la riunione del sabato sera. Perché in qualche modo aveva immaginato che sarebbe andata così, pur correndo un grosso rischio del quale ci dirà.

Lo svizzero, che ha compiuto 44 anni a gennaio e ha all’attivo un quarto posto nella Roubaix del 2011, è ancora in Belgio. Tornerà a casa giusto un paio di giorni tra il Fiandre e la Roubaix, ma per il futuro più immediato il suo sarà un orizzonte fiammingo.

Prima del via, Stuyven parlava con Mohoric. Il belga purtroppo ha bucato ed è rimasto indietro
Prima del via, Stuyven parlava con Mohoric. Il belga purtroppo ha bucato ed è rimasto indietro
Domenica tutti hanno visto il grande lavoro della Lidl-Trek. Quando hai iniziato a pensare a quel tipo di tattica per vincere la Gand?

Ho riguardato tutte le gare degli altri anni e penso che fosse abbastanza chiaro che quando scommetti tutti i tuoi soldi su un solo cavallo, rischi di avere dei momenti davvero difficili. Il fatto di differenziare le punte è qualcosa che la Visma-Lease a Bike sta facendo già da qualche anno, ma perché funzioni servono corridori di qualità. Noi non ne abbiamo tanti più di quelli che avete visto, ma penso che abbiano una mentalità diversa da tutti gli altri e siano arrivati a queste gare molto ben allenati e pronti per correre in un certo modo.

Eppure alla Gand si è visto un atteggiamento diverso rispetto ad Harelbeke, anche se venerdì Stuyven è arrivato secondo….

Penso che fossimo tutti super pronti e super motivati già ad Harelbeke, ma tutti sanno che quella è una corsa abbastanza semplice. Non ha senso muoversi prima del Taaienberg e credo che sia così per tutte le squadre. Perciò quando arrivi al punto decisivo, devi essere in una buona posizione, altrimenti non hai alcuna possibilità.

E voi?

Penso che i nostri corridori siano stati bravissimi in questo e abbiamo potuto farlo perché i gregari, corridori come Vergaerde, Gibbons e Mathias Vacek di cui si parla sempre poco, hanno fatto tutto il lavoro per portare i leader in posizione. E poi c’è stato un ragazzo come Alex Kirsch che è andato in fuga (il campione lussemburghese ha chiuso poi al 10° posto, ndr). Penso che ogni squadra abbia cercato di fare la sua tattica, ma quando hai i corridori giusti con l’atteggiamento giusto, allora puoi farcela. La Gand è stata diversa…

Van der Poel è arrivato alla Gand dopo lo show di Harelbeke: tutti temevano i suoi attacchi
Van der Poel è arrivato alla Gand dopo lo show di Harelbeke: tutti temevano i suoi attacchi
Spiega.

Tutti sanno che la gara non inizia mai prima di De Moeren, quando si inizia a tornare indietro e comincia solitamente il vento. Fino a quel punto è stata nervosa, ma non è successo nulla. Dopo De Moeren, ci siamo ritrovati con un gruppo di 29 corridori con dentro i nostri tre leader. Normalmente avremmo voluto che ci fosse anche Kirsh, ma ha avuto una caduta ed è rimasto tagliato fuori. Da lì abbiamo iniziato a lavorare.

In che modo?

Quando siamo arrivati per la prima volta sul Kemmelberg, i ragazzi sono andati full gas. E’ stato Van der Poel a fare la selezione e noi lo abbiamo seguito, continuando con lui. Ma la differenza vera l’ha fatta Johnny (Milan, ndr). Quando hai uno come lui che invece di aspettare lo sprint gioca il tutto per tutto, se tutto va bene hai azzeccato la mossa vincente.

Che cosa vuoi dire?

E’ stato molto bello vedere che l’Alpecin ha dovuto spremersi a fondo per inseguirlo. Chiaro che per fare una mossa del genere devi avere i corridori, penso che tutti vorrebbero farlo.

Alex Kirsch sarebbe stato un’altra pedina importante per il finale, ma si è ritirato in seguito a una caduta
Alex Kirsch sarebbe stato un’altra pedina importante per il finale, ma si è ritirato in seguito a una caduta
Quando avete fatto la riunione per parlare di tattica: sabato sera o sul pullman prima del via?

Per queste grandi gare, facciamo la riunione sempre la sera prima. Faccio io il giro delle stanze e parlo con tutti i corridori. Chiedo loro come la vedono e quale ruolo si aspettano. Poi facciamo la riunione e spieghiamo come dovrebbe andare, in modo che tutti siano coinvolti, conoscano il proprio compito e abbiano tutta la notte per mentalizzarsi ed essere pronti per fare ciascuno il suo lavoro. Se lo facessimo la domenica mattina, qualcuno potrebbe non capire o essere sorpreso. La riunione sul pullman si fa nelle corse a tappe, nelle classiche sempre la sera prima.

E hai parlato con Mads dello sprint contro un corridore come Van der Poel?

Mads è un ragazzo speciale e ha le sue buone idee. Abbiamo ragionato sul fatto che Van der Poel venerdì avesse fatto una gara fantastica, che a volte sembri imbattibile e nessuno si capacitasse di come stesse correndo. Però poi, seguendo la Gand dalla televisione in macchina, abbiamo visto che Mathieu era meno… Mathieu del solito. Non so se si è visto, ma faceva fatica. L’ultima volta sul Kemmelberg e anche nella precedente, non era come ce lo aspettavamo.

In salita ha sofferto più del solito…

E anche mentre tornavamo verso Wevelgem sugli stradoni, abbiamo capito che Pedersen era più forte. Tutto quello che gli abbiamo detto, sapendo che Mads è molto intelligente, è stato fargli presente che Van der Poel voleva sicuramente uno sprint corto, perché ha un’accelerazione migliore della sua. Poche parole, glielo abbiamo semplicemente ricordato. Se l’abbia ascoltato o no, ancora non lo so, ma questo è ciò che gli abbiamo detto nella radio: «Lui vuole uno sprint breve, tu vuoi uno sprint lungo». E alla fine ha vinto partendo ai 350 metri.

Milan è in fuga, Van der Poel deve inseguire da solo con Pedersen a ruota
Milan è in fuga, Van der Poel deve inseguire da solo con Pedersen a ruota
Avevate un piano B, come ad esempio riaprire la corsa e fare la volata, oppure a quel punto l’unica possibilità era il finale a due?

Non so quale fosse la tattica della Alpecin e se fossero più sicuri con la volata di Philipsen. Quello che so è che quando hai due uomini davanti, hai il 50 per cento di possibilità di vincere. Se invece la corsa si fosse riaperta, potevano succedere molte cose, come ad esempio ritrovarsi senza più niente in mano. Credo che in Alpecin abbiano fatto lo stesso ragionamento. Mathieu è il campione del mondo e hanno pensato che potesse battere Mads. Noi sapevamo che Mads può battere Mathieu. Quindi penso che anche loro abbiano avuto il loro bel mal di testa nel decidere cosa fare. Se aspettare per giocarsela con Philipsen o tirare dritto.

E per te, per Gregory Rast, come è stato vincere la Gand attuando la tattica che avevi pensato?

E’ stato fantastico. Alla fine, come ho detto prima, quando arrivi al traguardo con due ragazzi, hai 50 e 50 di possibilità, ma non lo sai finché non superi il traguardo. E intanto pensi. Abbiamo fatto un errore a far attaccare Johnny così presto? Avremmo dovuto salvarlo per fare lo sprint? Alla fine, tutti sono felici e tutti dicono: «Wow, è stato fantastico!». Ma sono abbastanza sicuro che se avessimo perso la gara, ci avrebbero detto: «Siete stati degli stupidi. Avreste dovuto dire a Milan di stare a ruota tutto il giorno e pensare solo allo sprint!». Invece abbiamo deciso di essere aggressivi e Johnny è stato fantastico.

Tutto bene, dunque?

A parte i pensieri. Se il gruppo fosse tornato sotto, Mads sarebbe stato stanco e non avrebbe potuto sprintare bene. Anche Johnny sarebbe stato stanco e nemmeno lui avrebbe potuto fare la volata e saremmo finiti quinti. La linea fra il successo e restare con le mani sulla testa come degli idioti è davvero sottile (ride, ndr).

Il piano è riuscito, Pedersen ha vinto la Gand. E’ il successo di tutta la LIdl-Trek
Il piano è riuscito, Pedersen ha vinto la Gand. E’ il successo di tutta la LIdl-Trek
Pensi che la tattica della Gand sarà ripetibile al Fiandre?

Domenica sarà più difficile, perché sappiamo che sulle salite ripide Mathieu e Wout (Van Aert, ndr) hanno un po’ più di spinta. Però anche Mads è salito sul podio del Fiandre, per cui non abbiamo paura di loro. Sarà un Fiandre diverso perché Pogacar non ci sarà. Tadej vuole sempre la corsa più dura possibile, mentre per gli altri due non è così. Loro sanno che quando arrivano al tale punto, possono attaccare e non sono molti quelli che possono seguirli. Penso che Mads potrà provare a farlo. Van der Poel e Van Aert hanno entrambi cinque stelle, Mads ne ha quattro e mezza.

Pensi che sarà possibile arrivare all’ultimo Qwaremont con tre corridori davanti?

Penso che la gara comincerà abbastanza presto e dovremo avere un certo numero di corridori per entrare nei vari gruppi e far lavorare le altre squadre. Questo almeno è quello che tutti cercano di fare. Penso che Stuyven stia andando forte e penso che avremo anche Toms Skuijns che in salita va forte e si è visto alla Strade Bianche. Quindi forse potremmo avere delle buone possibilità anche domenica. Ci arriviamo di slancio e abbiamo un gruppo davvero forte, non solo i leader. Partiremo per vincere, questo è certo.

Kasper Asgreen, che batté Van der Poel al Fiandre del 2021, disse che il solo modo per vincere contro di loro è non averne paura.

Penso che avesse ragione. Se hai paura, è più probabile commettere errori. Mads in ogni caso non ha paura di nessuno, su questo non ho il minimo dubbio.

EDITORIALE / Fra Mads e VdP, la differenza è stata la squadra

25.03.2024
6 min
Salva

Non sempre le ciambelle riescono col buco, ma è più facile che accada quando si lavora come squadra, mettendo insieme atleti di grande valore e studiando sin dalla vigilia una tattica. E’ questo il senso che resta addosso dopo gli ultimi giorni di gara al Nord e forse anche prima, dal weekend precedente fra la Sanremo e Cittiglio.

Quando ieri dopo l’arrivo della Gand-Wevelgem, vinta da Pedersen con il contributo di Milan, abbiamo mandato un messaggio di congratulazioni a Luca Guercilena, la sua risposta è stata emblematica: «Bel numero del team!». E proprio la squadra è stata la chiave della vittoria su Van der Poel, come lo era stata a Cittiglio nella vittoria di Balsamo su Kopecky e a Sanremo nella vittoria di Philipsen. A ben guardare anche la vittoria di Lorena Wiebes nella Gand delle donne è stata propiziata dal grande lavoro della SD Worx-Protime contro il grande lavoro della Lidl-Trek. Al punto che nessuno ha schiacciato gli altri e la vittoria è derivata dalla maggior punta di velocità dell’olandese sull’azzurra, che comunque ha potuto giocarsi la corsa ad armi pari. Sembra il segreto di Pulcinella, ma non lo è e potrebbe segnalare un cambiamento di mentalità.

La squadra e la testa

Ieri si è visto che Van der Poel è fortissimo, ma non è imbattibile, soprattutto se davanti ha rivali che non perdono la testa. Si è vista una squadra mettere in atto una tattica per anticiparlo e costringerlo a inseguire, allo stesso modo in cui fu lui alla Sanremo a incastrare tutti gli altri, correndo per Philipsen. Alla Gand, il campione del mondo ha provato a fare il suo solito, uscendo allo scoperto a 85 chilometri dall’arrivo. Le gambe non sono sempre le stesse e i percorsi non si somigliano tutti. Le strade impegnative che ad Harelbeke gli hanno permesso di fare la differenza ieri non c’erano, ma lui non se ne è reso conto. Si poteva pensare che ancora una volta avrebbe corso per Philipsen, ma il richiamo del Kemmelberg e delle raffiche di vento è stato più forte di ogni ragionamento. Probabilmente domenica al Fiandre, il corpo a corpo sarà ancora la soluzione migliore, ma la prova di ieri aggiunge un elemento di curiosità.

La sensazione infatti è che la Lidl-Trek sia andata in gara avendo già chiaro come fare per contenere il potentissimo campione del mondo: dal primo dei muri fino agli ultimi 350 metri, quando Pedersen ha lanciato la lunghissima volata con cui ha sfiancato il rivale. Rileggendo la corsa, la squadra guidata da Gregory Rast ha lanciato allo scoperto i suoi uomini, uno dietro l’altro, ricordando il modo di correre che un tempo fu della Quick Step che poi finalizzava il lavoro con Tom Boonen.

Sull’ultimo Kemmel, Van der Poel ha dovuto stringere i denti ed ha accettato la sfida di Pedersen
Sull’ultimo Kemmel, Van der Poel ha dovuto stringere i denti ed ha accettato la sfida di Pedersen

Messo in mezzo

Vista la superiorità del campione del mondo, non avevano altra scelta. Il fatto di averlo circondato con il numero più alto di uomini ha fatto sì che Van der Poel, privo di una squadra alla sua altezza, abbia dovuto cavare da sé le castagne dal fuoco e abbia cominciato a pensare di doversi guardare non solo da Pedersen. Quando Mathieu ha attaccato sul Kemmelberg, si è ritrovato circondato da maglie della squadra americana.

Difficile dire se a quel punto avesse in animo di tentare la giocata individuale a qualsiasi costo. Quel che è certo è che quando all’ultimo passaggio sul celebre muro ha dovuto rispondere all’attacco di Pedersen, non aveva più il brio delle tornate precedenti. Dopo l’arrivo ha ammesso di aver pagato la fatica della gara di Harelbeke, ma ha fatto presto a ricordare che in gruppo c’era anche Pedersen. In realtà venerdì il danese ha chiuso a quasi 3 minuti dal vincitore iridato, quindi sicuramente il suo dispendio energetico è stato inferiore, ma il vero succo della questione è che Mathieu ha letto male la corsa oppure ha creduto di poter giocare ancora una volta da solo.

«La nostra forza in Lidl-Trek – ha invece spiegato Pedersen – è correre come una squadra e non per un unico leader. Non designiamo nessuno come numero uno. Se mi avessero detto di non puntare alla mia vittoria, ma di lavorare per lo sprint di Milan, lo avrei fatto. Abbiamo capito che ciò disturba i nostri avversari, che non sempre capiscono molto bene la nostra strategia».

Conoscendo il finale di gara, l’attacco di Kopecky aveva coinvolto anche Lorena Wiebes
Conoscendo il finale di gara, l’attacco di Kopecky aveva coinvolto anche Lorena Wiebes

Solista senza squadra

Nella gara delle donne, l’altrettanto ambiziosa e iridata Lotte Kopecky ha attaccato sul Kemmelberg e ha portato con sé Lorena Wiebes. Non ha tentato l’azione individuale. E quando sono state riprese, anziché intestardirsi nel cercare la soluzione personale, si è messa al servizio della compagna che alla fine ha portato a casa la vittoria. Dall’altra parte, Elisa Longo Borghini avrebbe potuto correre per sé, ma assieme a Van Dijk e Van Anrooij ha capito che la carta migliore fosse Balsamo e per Elisa hanno lavorato.

Van der Poel si è ritrovato a corto di gambe in fuga con Pedersen a 30 chilometri dall’arrivo. E questa volta, al contrario di quanto fatto a Sanremo, non ha ragionato da leader di una squadra. Avrebbe potuto rialzarsi, non collaborare e favorire il rientro del gruppo, in cui Philipsen avrebbe potuto giocarsi la volata contro Milan e i velocisti rimasti. Ma non lo ha fatto e ha preferito puntare su se stesso, pur consapevole che in certi arrivi Pedersen è più forte di lui. Allo stesso modo aveva perso il Fiandre del 2021 contro Kasper Asgreen e la Roubaix contro Colbrelli: impossibile che non lo ricordasse.

«In realtà neanche io ero sicuro al 100 per cento del mio sprint – ha detto Pedersen – ma sono partito più lungo che potevo per mettergli pressione».

Al Fiandre del 2021, Van der Poel perse la volata lunga contro Asgreen, come accadde anche alla Roubaix contro Colbrelli
Al Fiandre del 2021, Van der Poel perse la volata lunga contro Asgreen

Fiandre in arrivo

A una settimana dal Giro delle Fiandre, la Gand ha mostrato che i solisti della Soudal-Quick Step non sono ancora entrati in gara. La Visma-Lease a Bike porta ancora le cicatrici della sconfitta di Van Aert ad Harelbeke, ma soprattutto ha mostrato che Laporte, Van Baarle e Benoot non sono ancora al livello dei tempi migliori. La Alpecin-Deceuninck ha l’immenso Van der Poel, ma alle sue spalle c’è poco. Pogacar non ci sarà per scelta. E di colpo sulla scena sono piombati i corridori della Lidl-Trek, capaci di mettere le briglie a Van der Poel. Certamente su quel percorso che non concede sconti, Mathieu avrà tutte le carte in regola per puntare alla tripletta. Il gioco sarà capire se la resa di ieri abbia instillato in lui il dubbio che non sempre sia possibile fare tutto da soli.

La Gand delle volate al limite, con tanto sapore d’Italia

24.03.2024
8 min
Salva

C’è tanta Italia oggi sul traguardo della Gand-Wevelgem, anche se purtroppo non abbiamo vinto. A fare festa sono Mads Pedersen da una parte e Lorena Wiebes dall’altra, ma gli azzurri della Lidl-Trek, con l’aggiunta di Matteo Trentin, Chiara Consonni e Maria Giulia Confalonieri, hanno fatto vedere di essere pronti per sedersi a tavola nelle prossime corse del Nord.

Mads Pedersen batte Van der Poel con una volata a sfinimento, piegando il campione del mondo quando erano tutti pronti a darlo per morto, scaricando nei pedali anche la frustrazione per la Sanremo persa malamente. Eppure se Mathieu è arrivato stanco al terzo Kemmelberg è stato perché gli è toccato inseguire a lungo Jonathan Milan, andato in fuga molto presto, ma non per questo da lasciare andare.

E’ la Gand, non più corsa per velocisti, che si è decisa sul solito Kemmelberg e poi in quel tratto infinito fino a Wevelgem in cui tutto rischia ogni volta di rimescolarsi. Non è successo con gli uomini, perché Pedersen e Van der Poel hanno scelto di non giocare. E’ andata così invece per le donne. E’ la Gand di Van Aert, che ha scelto di non esserci e non si capisce il perché. Sarebbe potuta essere anche un bel banco di prova per Ganna, che ha già imboccato la via di Parigi e al Nord quest’anno purtroppo non lo vedremo. E’ la Gand in cui si è capito che in giro c’è tanta Italia che vale.

Strategia Lidl-Trek

Van del Poel ha voglia di menare le mani e lo fa capire subito. E’ suo il primo attacco ai meno 85, doppiato da quello di Milan due chilometri dopo. E’ ancora il forcing dell’iridato sul secondo passaggio del Kemmel a portare vie Pedersen, Milan e Pithie, ma quando il danese al giro successivo capisce di poter affondare il colpo, Van der Poel sente che le gambe non sono quelle spaziali di Harelbeke e si dispone a seguire. Sa che Pedersen non è uno qualunque e forse si preoccupa quando l’altro impedisce che l’andatura cali e lancia la volata lunghissima.

«In realtà avevo poca fiducia – dice Pedersen che ha già vinto la Gand, che nel 2020 si corse in ottobre – e non avevo altra scelta che arrivare al traguardo con Van der Poel. Se ci fossimo attaccati a vicenda, il gruppo ci avrebbe ripreso. Quindi è stata sicuramente una scommessa, per vincere la quale ho dovuto credere nel mio sprint. E’ stato decisivo salvarsi sul Kemmelberg e poi gestire il finale. Ho mantenuto il ritmo alto e mi sono assicurato di non superare il limite. Anche Milan mi ha aiutato molto, attaccando presto. Peccato per Stuyven, che ha bucato in un tratto sterrato».

Van der Poel senza gambe

Il campione del mondo è onesto e non cerca scuse, raramente gli capita di farlo. Ma chissà se stasera, alla luce di quello che dice e rivedendo la sua condotta di gara, si mangerà le mani per le energie buttate sul Kemmel.

«Ho sofferto molto – dice – nell’ultimo passaggio del Kemmelberg stavo quasi per staccarmi, ma per fortuna sono riuscito a tenere. Semplicemente, ha vinto il più forte. Probabilmente avevo nelle gambe la gara di venerdì ad Harelbeke, ma c’era anche Pedersen, quindi questa non è una scusa. Mi sarebbe piaciuto vincere, semplicemente non ho avuto le gambe».

L’attacco di Milan ha costretto Van der Poel a inseguire: una fase che si rivelerà decisiva
L’attacco di Milan ha costretto Van der Poel a inseguire: una fase che si rivelerà decisiva

Milan, volata “cecchinata”

Milan ha attaccato e poi ha sbagliato la volata, con una delle sue partenze troppo lunghe. Il quinto posto gli sta stretto. Si è sempre detto che queste siano le sue corse e oggi è la prima volta che ne abbiamo la conferma. Molto più convincente che a Sanremo. Quando lo raggiungiamo è sul pullman della Lidl-Trek, aspettando Pedersen e seguendo il finale delle ragazze.

«E’ andata bene – dice sorridendo – sono contento. Di più, sono molto contento. Dopo la Sanremo ho avuto veramente dei giorni in cui ero tanto stanco. Ho dovuto prendermene un paio per recuperare bene a livello di gambe e solo ieri, dopo l’oretta e mezza che abbiamo fatto con un po’ di lavori, ho sentito che la gamba era buona e mi sono detto: dai proviamo a divertirci! L’attacco è stato improvvisato. Avevamo pianificato di giocarci le nostre carte, però ero tanto lontano dall’arrivo. Insomma, la corsa era ancora in stand by.

«Però penso che alla fine sia andata benissimo. Sono molto contento a livello personale per quello che ho fatto. Però ho “cecchinato” un po’ la volata, sono partito un po’ lungo, che mi capita spesso. Santo cielo, troppo indietro, troppo lungo… Sicuramente dovevo aspettare più tempo, però così è andata. Siamo contenti del risultato e adesso si recupera per le prossime corse e vediamo cosa siamo capaci di fare».

Primo Pedersen, secondo Van der Poel, terzo Meeus: è mancato un soffio che lassù ci fosse anche Milan
Primo Pedersen, secondo Van der Poel, terzo Meeus: è mancato un soffio che lassù ci fosse anche Milan

Il podio sfuggito

Gli diciamo che alla fine Van der Poel ci ha lasciato le penne perché in qualche modo lo hanno messo in mezzo, ma Johnny quando c’è stato l’attacco di Pedersen era dietro e non ha visto il campione del mondo ingobbirsi e rispondere senza rilanciare.

«Ah sì? Devo rivedermi il finale – dice – so che quando ha attaccato al secondo passaggio ero lì ed è stato faticoso. Mal di gambe ragazzi, questo è poco ma sicuro, mal di gambe. Diverso dal mal di gambe di Sanremo, perché penso di essermi sentito molto meglio anche a livello di alimentazione e per come mi posizionavo. Sono molto soddisfatto anche per quanto riguarda questo, perché oggi è stato il primo piazzamento che faccio quassù. Mi sarebbe piaciuto portare a casa quel terzo posto: rode un po’, devo dire. Però bisogna vedere l’insieme, la giornata, il risultato finale anche da parte della squadra, da parte di Mads. Però rode un filo, un filo tanto…».

Balsamo, è mancato un soffio

L’attesa del verdetto fra le ragazze è durata un’eternità. Dopo che Lotte Kopecky ha provato a fare la differenza sul Kemmelberg, il gruppo si è nuovamente ricomposto e la volata è diventata un affare fra grossi motori. Ha vinto Lorena Wiebes al sesto assalto, ma non ha dominato come nelle ultime volate, perché Elisa Balsamo ha provato a guastarle la festa ed è arrivata a un soffio dal riuscirci.

«Sicuramente è stata una corsa veramente molto dura – dice Elisa Balsamo – caratterizzata dal vento tutto il giorno, quindi anche da tanto stress. Purtroppo ci è mancato poco. La mia squadra ancora una volta ha fatto un grande lavoro, quindi è sempre difficile accontentarsi di un secondo posto, soprattutto quando davvero è così vicino al primo posto. Però devo dire che comunque sono soddisfatta e si guarda avanti…».

Mai come questa volta Wiebes non ha avuto fino all’ultimo la certezza di aver vinto
Mai come qusta volta Wiebes non ha avuto fino all’ultimo la certezza di aver vinto

Al sesto assalto

«Questa vittoria – dice Wiebes – è in cima alla mia lista. Ci sono voluti sei anni, ma finalmente è arrivato il mio momento. Ho sentito qualcuno rimontare nello sprint e ho provato a rilanciarmi fino al traguardo. In qualche modo avevo la sensazione di aver vinto, ma non ne ero sicura e così ho preferito non esultare. Sono contenta del lavoro della squadra, ci siamo giocate molto bene la partita».

Kopecky un po’ c’è rimasta male. Voleva rifarsi dopo la sconfitta di Cittiglio e con l’attacco del Kemmel era riuscita a scrollarsi di dosso le velociste, portando con sé la stessa Wiebes.

«Balsamo e Kool non c’erano – dice la campionessa del mondo – sarebbe stato bello arrivare fino al traguardo con quel gruppetto. E’ diverso rispetto a vincere te stesso, ma è comunque una bella sensazione aver potuto aiutare Lorena. Mi sono trovata bene, questa gara si presta anche ad attaccare sui muri. Ho acquisito fiducia qui per il Giro delle Fiandre della prossima settimana».

Harelbeke incorona VdP, Van Aert è lì: l’Inferno è alle porte

22.03.2024
5 min
Salva

A 43,7 chilometri dall’arrivo, sull’ennesimo strappo di giornata, Wout Van Aert finisce nella canalina e ne esce con le “ossa rotte”. Cade a terra. Proprio in quel momento, in testa al drappello Mathieu Van der Poel affonda il colpo. I corridori della Lidl-Trek provano a rispondere, ma non c’è nulla da fare contro l’iridato. L’E3 Saxo Classic di Harelbeke finisce lì.

La cavalcata di VdP è ancora calda e nei nostri occhi. Un’azione memorabile, sontuosa potente in quello che è considerato il Piccolo Fiandre e soprattutto che apre di fatto la campagna del Nord. Okay, qualche corsa c’è già stata, ma dopo la Sanremo che teneva banco, è da qui che inizia il filotto vero e proprio del Nord.

Van der Poel (classe 1995) primo sul traguardo di Harelbeke dopo una fuga di 43,7 km. Inizia la campagna del Nord
Van der Poel (classe 1995) primo sul traguardo di Harelbeke dopo una fuga di 43,7 km. Inizia la campagna del Nord

Alessandro Ballan ha appena commentato su Rai Sport l’impresa di Van der Poel e il duello a distanza con Van Aert e subito dopo è passato ai nostri “microfoni”. L’E3 Saxo Classic ci può dare molti spunti in vista di ciò che verrà.

Alessandro, dunque, che corsa è stata e cosa hai visto?

Una netta superiorità di quei due, una superiorità stratosferica. Neanche il gioco di squadra della Lidl-Trek è riuscito a contrastarli. Vedevo che prendevano di petto i muri e facevano quel che volevano, anche lontano dall’arrivo. Ma è bello perché ci regala un ciclismo diverso. Io ero abituato ai miei tempi in cui c’era uno scatto solo, qui scattano da lontano. Le corse diventano un testa a testa in cui si mira a lasciare l’avversario senza energie.

Ciclismo moderno, ma vecchio stile…

Esatto, che poi sarebbe stato bello vedere la gara senza la caduta di Van Aert. Credo sarebbe stata una volata a due. E credo anche che, vista la gamba che aveva, l’avrebbe vinta VdP.

Tanta gente sulle strade della E3 Saxo Classic. E domenica ci sarà la Gand-Wevelgem
Tanta gente sulle strade della E3 Saxo Classic. E domenica ci sarà la Gand-Wevelgem
Dici che Van Aert avrebbe tenuto?

Credo di sì, perché alla fine le asperità erano finite. C’era un solo strappo vero dopo l’uscita dal Kwaremont. E a quel punto non si sarebbe più staccato. Io credo anche che Van Aert sia andato un po’ in crisi di fame. Vedevo che sull’ultimo muro cercava la borraccia e metteva le mani in tasca. E magari anche il freddo e la pioggia hanno fatto consumare di più.

In redazione parlavamo proprio di questa cosa. Andare in crisi di fame nella Visma-Lease a Bike è davvero raro. Che abbia pagato più del previsto il rientro dall’altura diretto alle corse?

Ci può stare anche questo. Van Aert è arrivato in Belgio il mercoledì, ma se inizia a scattare a 80 chilometri dall’arrivo, se è tutto un esci ed entra in strade e stradine, muri e pavé difficile mangiare. Penso alla tabella che ha pubblicato Gilbert sull’alimentazione di Pogacar alla Sanremo, ma mangiare lì è molto facile. Qui è complicato sin dalle prime battute. E se fai la corsa è facile dimenticarsi di mangiare. Non avere il tempo per farlo o per farlo nel momento opportuno.

VdP ha sfruttato ogni centimetro di strada. Dopo l’arrivo era davvero contento. Si è messo le mani sul casco, quasi incredulo dell’impresa
VdP ha sfruttato ogni centimetro di strada. Dopo l’arrivo era davvero contento. Si è messo le mani sul casco, quasi incredulo dell’impresa
Cosa ti aspetti per il proseguimento di questa campagna del Nord?

Penso che anche se va forte, Van der Poel crescerà ancora un po’. Comunque è solo alla seconda corsa. E molto di più crescerà Van Aert, il quale tra l’altro al Fiandre non commetterà lo stesso errore con l’alimentazione. 

Altri uomini?

Più che altro penso ad una squadra: la Lild-Trek. Oggi ne hanno piazzati quattro nei primi dieci. Hanno uomini esperti e potenti come Stuyven e Pedersen. Da loro mi aspetto qualcosa, magari proveranno ad anticipare. Penso al Fiandre dell’anno scorso. Se Pedersen avesse avuto 5” di più dopo il Pateberg magari avrebbe tenuto Pogacar e il finale sarebbe stato diverso.

Bene anche la UAE in termini di squadra, ma certo il livello è più basso…

Sì, Wellens e Politt sono bravi ma proprio Politt per esempio lo vedo già in calo rispetto alle prime corse del Belgio. Ho visto che si è mosso Alaphilippe, ma è stato un timido vedersi. Ha fatto uno scatto in un momento in cui non ce n’era bisogno. Forse perché aveva capito che non aveva la gamba.

Qui Trentin (24°) e Mozzato (22°). Assieme ad Albanese (8°) sono stati i migliori italiani
Qui Trentin (24°) e Mozzato (22°). Assieme ad Albanese (8°) sono stati i migliori italiani
E invece cosa ne pensi del fatto che VdP farà la Gand e Van Aert no?

Sono scelte. Oggi sappiamo come si allenano, come sanno entrare in forma. Se penso ai miei tempi, quando il calendario era anche un po’ diverso, mi piaceva fare Harelbeke e De Panne prima del Fiandre. Oggi la gara per certi aspetti non è più così necessaria. E poi bisogna considerare che fare certe corse è anche un rischio. Sono tutte nervose, ci sono 200 corridori che vogliono stare davanti, c’è l’incognita del meteo.

E noi italiani come guardiamo a questa campagna del Nord che si è aperta definitivamente oggi?

Bettiol è caduto, non so come sarebbe andato. Certo si è ritirato presto. Anche lui potrebbe giocare d’anticipo. E poi Trentin. E mi piacciono i due della Arkea-Samsic, Albanese e Mozzato, sono giovani e possono fare bene. E mi piaciuto, anche se non è italiano, lo spagnolo Oier Lazkano. Ha gamba, corre un po’ troppo “di petto”, spreca molto, ma ne ha.

Ultima domanda, Alessandro: anche per la Roubaix sarà un discorso a due?

Sono i più forti, ma la Roubaix è un po’ più aperta, penso a Stuyven, il secondo di oggi. Ma anche alle fughe che potrebbero incidere diversamente sull’andamento della corsa.