Remco furioso, Mathieu gasato, Wout roccioso

06.08.2023
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GLASGOW – «La mia concentrazione non è stata disturbata – ha detto Remco Evenepoel prima di partire – ma personalmente penso che tutti dovrebbero stare zitti e lasciarmi fare le mie cose. So abbastanza bene a me ciò che è e ciò che non è possibile. Sia mio padre che Patrick farebbero meglio a stare zitti».

Evenepoel al via con quella che sembra essere la nuova Tarmac Sl8 di Specialized
Evenepoel al via con quella che sembra essere la nuova Tarmac Sl8 di Specialized

Remco: «Buono per attaccare»

La voce secondo cui Remco potrebbe passare subito alla Ineos Grenadiers per avere tutte le carte in regola in vista del Tour è deflagrata come una bomba, con un tempismo che lascia di stucco, pensando che l’ha messa in giro suo padre Patrick alla vigilia del mondiale. La reazione di Lefevere non è tardata ed è stata piuttosto dura nei confronti della famiglia Evenepoel, accusata di avere i violini scordati, visto il diverso tenore delle dichiarazioni. Insomma, in questa mattina mite sull’Atlantico, in casa Belgio speravano tutti di dover e poter fare altri ragionamenti.

«Può essere anche un percorso da specialisti del cross – ha proseguito Remco cambiando decisamente discorso – ma tutti sappiamo andare in bicicletta. Sarà un lungo finale, quasi undici giri. Sarà abbastanza difficile, ma siamo pronti. Siamo più forti insieme che da soli su questo percorso. Cosa ho imparato dalle gare juniores? Che non è necessariamente uno svantaggio se l’attacco viene da lontano. E questo per me è un bene».

Van der Poel ha scherzato sulla vigilia dello scorso anno. Il Tour sarà una buona base?
Van der Poel ha scherzato sulla vigilia dello scorso anno. Il Tour sarà una buona base?

Mathieu: «Non si vince in curva»

Il rivale numero uno, Mathieu Van der Poel, arriva al giorno del mondiale sicuramente meglio dello scorso anno, quando passò la notte in una centrale di Polizia, per l’accusa di aggressione dalla quale fu successivamente assolto.

«Se ho dormito meglio dell’anno scorso? Sì – ha scherzato – non poteva andare peggio. E’ un mondiale che aspettavo da tempo, un percorso che avrei sempre voluto affrontare. Quindi spero di avere anche delle buone gambe. E’ un po’ difficile stimare a che punto è la mia condizione, perché è la prima volta che continuo ad allenarmi per un obiettivo dopo un grande Giro. Sul fatto che la mia capacità di guida mi avvantaggerebbe sugli altri, non è che gli altri non sappiano fare le curve. E poi non credo che il mondiale si vincerà in curva. E’ un percorso molto difficile in cui sarà importante stare davanti. Non guarderemo solo i belgi, anche francesi e danesi hanno un blocco fortissimo».

Van Aert sente che il giorno è speciale, l’avvicinamento è andato benissimo
Van Aert sente che il giorno è speciale, l’avvicinamento è andato benissimo

Wout: «Un giorno speciale»

Sull’altra sponda belga, quella della Jumbo-Visma, Wout Van Aert è arrivato alla partenza con la calma dei giganti e insieme l’occhio laser, consapevole di avere una buona occasione e dopo un avvicinamento meno fragoroso dello scorso anno. La famiglia al seguito gli ha dato serenità, dopo che nei giorni del Tour era stato impossibile.

«Sono molto emozionato – dice – è sempre elettrizzante svegliarsi in una giornata del genere. Mi sono alzato abbastanza presto e mi sono reso conto che non sarà una giornata qualunque. E’ un circuito molto tecnico, resta da vedere cosa significherà. Di certo, non siamo più abituati a certi percorsi. Dalle corse di ieri si è capito che basta distrarsi un attimo e i distacchi si dilatano, mentre dietro è molto stressante e difficile restare nel gruppo. C’era il fuggitivo davanti e, dopo che ciascuno aveva terminato il suo turno a tirare, nessuno aveva le gambe per chiudere il buco. E’ un percorso speciale.

«Abbiamo studiato bene le nostre tattiche, ma ovviamente fare un piano è sempre facile. Ci sono molti altri corridori, quindi è particolarmente importante rispondere bene a tutte le situazioni che andranno a creare».

Sbaragli sicuro: i giganti si battono correndo uniti

05.08.2023
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Sbaragli è la gentilezza fatta persona, eppure alla fine di giugno dal podio dei campionati italiani, tirò fuori un ruggito. Una rivendicazione, un gesto d’orgoglio e insieme di rabbia.

«Durante l’anno – disse piuttosto innervosito – nessuno si accorge mai che corro anche io. Faccio sempre il mio lavoro, però quando posso fare la mia gara penso di saper ancora andare forte, quindi sono contento della prestazione del campionato italiano. Oggi si poteva fare la volata, ma io non ho potuto farla perché, al pari di Trentin che come me partiva da dietro, mi sono trovato con la strada chiusa. E se non avessi frenato, sarei caduto».

Ce l’aveva con Rota, poi si sono chiariti e adesso sono compagni di nazionale, con il completo azzurro che per la prima volta non prevede le scritte degli sponsor sul pantaloncino (in apertura, da Instagram, una foto di Sbaragli in allenamento al Mugello nei giorni scorsi).

La Sanremo vinta dal compagno VDP festeggiata col figlio Lorenzo: per Sbaragli un giorno indimenticabile (foto Instagram)
La Sanremo vinta dal compagno VDP festeggiata col figlio Lorenzo: per Sbaragli un giorno indimenticabile (foto Instagram)
Pensi che questa convocazione sia il riconoscimento di quella prova e un premio per il tuo rendimento?

Penso che sia stato un segnale importante, in una corsa dove potevo lottare per fare un ottimo risultato. Anche il percorso del mondiale mi si addice, penso di avere le caratteristiche per essere di massimo supporto alla squadra. Naturalmente so quale sarà il mio ruolo e penso che in funzione di questo correremo e faremo il massimo. La squadra è molto unita, sono contento di far parte di questo gruppo.

Il tuo compagno di squadra Philipsen ha fatto scoppiare un bel putiferio dicendo che a Glasgow non si metterebbe di traverso a Van der Poel, che è vostro capitano, ma corre con l’Olanda…

In Belgio hanno abbondanza e i loro bei problemi. Vedo più pressante il problema interno che le parole di Philipsen. In quella nazionale ci sono tre leader assoluti e penso che questo, al contrario, dovrà essere la nostra forza per lottare uniti.

Al campionato italiano, Sbaragli ha corso libero da impegni di squadra ed è salito sul podio (terzo)
Al campionato italiano ha corso libero da impegni di squadra ed è salito sul podio (terzo)
Il fatto di correre in squadra con Van der Poel può essere un vantaggio?

Per contrastarlo bisognerà correre ognuno al 110 per cento senza alcun individualismo, lotteremo per fare arrivare una maglia azzurra il più in alto possibile. Magari in Belgio o in Olanda hanno individualità più forti delle nostre, ma forse non sono tanto uniti.

Tu come stai?

Sto bene, sto molto bene. Ho fatto un avvicinamento ideale per arrivare al massimo e quindi spero di poter dimostrare la condizione che ho.

Philipsen-Van Aert, si discute già sulla volata dei mondiali

01.08.2023
4 min
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Jasper Philipsen sembra fatto apposta per suscitare clamore. E così, dopo essersi inimicato una fetta di gruppo con alcuni atteggiamenti spregiudicati al Tour, la sua risposta a una domanda sui mondiali di Glasgow ha fatto insorgere l’orgoglio belga. E’ successo infatti che negli ultimi giorni francesi, gli abbiano chiesto come si comporterà con Mathieu Van der Poel che in quell’occasione sarà un avversario. E Philipsen, forse avendolo accanto e certo sbagliando, ha risposto che non farà nulla per mettergli i bastoni fra le ruote. Apriti cielo!

«Non è stata un’affermazione appropriata – ha spiegato il cittì Vanthourenhout – ma Jasper si è scusato. E’ stata una domanda improvvisa che ha ricevuto al Tour. In quel momento, avere Mathieu accanto ha influenzato la sua risposta».

Il Criterium di Herentals si svolge nel quadro di Herentals Fitest Feest (foto Event Photography Peter)
Il Criterium di Herentals si svolge nel quadro di Herentals Fitest Feest (foto Event Photography Peter)

Belgio a tre punte

Quel che però resta è il quesito che la conferenza stampa del Belgio non ha fugato del tutto: chi farà l’eventuale sprint al mondiale tra Van Aert e Philipsen?

«Dipende da chi si sentirà ancora meglio dopo una gara difficile – ha risposto Vanthourenhout – ma sono abbastanza sicuro che Wout e Jasper (in apertura l’immagine Photonews dal Criterium di Herentals) non seguiranno la stessa tattica di corsa. Con Remco e Wout possiamo correre in modo molto offensivo. Con Jasper siamo forti sulla difensiva. Abbiamo delle ottime possibilità con qualsiasi scenario di corsa. Andiamo a Glasgow con tre leader che possono vincere il titolo mondiale».

Tra Philipsen e Van de Poel c’è grande complicità: come la gestiranno a Glasgow?
Tra Philipsen e Van de Poel c’è grande complicità: come la gestiranno a Glasgow?

Poco riposo dopo il Tour

Philipsen dal canto suo ha ultimato il giro dei criterium del Belgio, dove ha monetizzato le fatiche del Tour e ha salutato i suoi tifosi.

«Diciamo che prima ho avuto bisogno di una breve fase di decompressione – dice – ma non troppo breve. Un bicchiere o forse anche due, non oltre. Domenica a Parigi abbiamo fatto una festa tranquilla con la squadra, non mi sono riposato molto dopo il Tour. Ho portato la maglia verde nei circuiti, a Herentals e ad Haast, in modo da restituire qualcosa ai miei tifosi. E anche per vendicare la mancata vittoria a Parigi contro Jordi Meeus».

Philipsen è uscito dal Tour stanco ma tirato a lucido, con la maglia verde e 4 tappe vinte (foto Instagram)
Philipsen è uscito dal Tour stanco ma tirato a lucido, con la maglia verde e 4 tappe vinte (foto Instagram)

La verde e quattro tappe

Aver perso l’ultima volata del Tour un po’ gli brucia. Ad attenuare il fastidio c’è il fatto che Jordi Meeus, vincitore dei Campi Elisi, è suo amico e compagno di allenamenti.

«Se dovevo perdere – ammette – meglio che sia stato per mano sua. E’ stato uno sprint diverso rispetto allo scorso anno. Ero già praticamente a ruota di Van der Poel e sicuramente avevo ancora le gambe, ma alla fine ho pagato il conto a un Tour difficile. Come tutti i velocisti, anche Jordi ha sofferto sulle montagne e la vittoria è stata una bella ricompensa.

«Io ho portato la maglia verde a Parigi e mentalmente è stata molto dura. Il Tour non è un giro di piacere. Ho sofferto parecchio e posso solo essere felice di esserci riuscito. Quattro vittorie di tappa sono un bel bottino, non credo che ci riuscirò tutti gli anni, quindi sono soddisfatto. Penso di poter dire che sono stato il velocista più forte del Tour».

La sua compagna Melanie ha ricevuto minacce di morte indirizzate a Jasper, che preferisce non pensarci
La sua compagna Melanie ha ricevuto minacce di morte indirizzate a Jasper, che preferisce non pensarci

Le minacce di morte

Quel che gli ha guastato parzialmente la festa sono state le minacce di morte ricevute dalla sua compagna Melanie nel momento in cui impazzavano le polemiche sulle sue presunte scorrettezze, allo stesso modo in cui fu minacciato di morte Groenewegen dopo la caduta di Jakobsen.

«E’ stato brutto – dice – ma mi rendo conto di averci pensato anche troppo. E quando inizi a pensare alle cose negative, metti da parte quelle positive. Perciò, finiti i criterium in Belgio, adesso mi concentro sul mondiale. Terrò le gambe ben salde per mostrare qualcosa anche a Glasgow».

Strade diverse in direzione Glasgow: Ballan fa il punto

31.07.2023
6 min
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Il mondiale di Glasgow, anticipato ad inizio agosto rispetto al solito, ha un dettaglio da non trascurare, ovvero quello di essere a ridosso del Tour de France. Solitamente la corsa a tappe che precede l’appuntamento iridato è La Vuelta. In Spagna si presentano grandi nomi, sì, ma non tutti i primi della classe. Alla Grande Boucle, invece, il parterre è il migliore al mondo, praticamente un mondiale di tre settimane. In Scozia Evenepoel rimetterà in palio la maglia più ambita (nella foto di apertura alla Clasica di San Sebastian), chi la indosserà?

A Glasgow, Milan correrà su pista: una scelta causata dalle fatiche accumulate al Giro e dal calendario
A Glasgow, Milan correrà su pista: una scelta causata dalle fatiche accumulate al Giro e dal calendario

Settimana compatta

Alessandro Ballan, a distanza di quindici anni, rimane l’ultimo italiano ad aver indossato l’iride. Il veneto ha dimostrato di saper vincere in questo appuntamento, ed averlo corso per tre volte gli ha dato una certa esperienza nel capire come si gestiscono certe situazioni.

«Quello di Glasgow è un percorso per corridori da classiche – dice subito Ballan – il Tour ha dato un bel preannuncio di quello che potrà essere il mondiale. Bene Van Der Poel e Van Aert, ma io ho visto in splendida forma anche Pedersen. Ci sarà sicuramente da divertirsi».

Il calendario è corto, tante prove ravvicinate, l’Italia perde Ganna e Milan vista la (quasi) concomitanza della pista.

E’ un bel mondiale perché tutti gli impegni sono raggruppati, però questo mette i cittì in difficoltà con le scelte di formazione. Sia Ganna che Milan avrebbero potuto fare una bella figura, ma i corridori che escono dal Tour hanno una marcia in più.

I due che hai nominato prima, Van Der Poel e Van Aert, si sono nascosti un po’…

Van Der Poel di più, visto che aveva il compito di fare da ultimo uomo a Philipsen. Van Aert è stato chiamato in causa spesso, anche perché la Jumbo aveva da difendere la maglia gialla. Sicuramente il belga è stato chiamato ad un lavoro di supporto. Dopo che ha cercato di vincere nelle prime tappe, si è “risparmiato”. Non ha speso come lo scorso anno, quando attaccava ovunque. 

Sembrerebbero arrivati al Tour un po’ indietro di condizione…

Può essere una tattica: lavoro per i compagni senza mettermi in mostra, così sembro meno pronto. Diciamo che hanno abbassato le aspettative, forse. Il mondiale è un obiettivo goloso per tutti, il fatto che sia a due settimane dalla fine del Tour vuol dire che questi due sono arrivati non al massimo.

Van Aert è andato a casa quattro giorni prima, per assistere alla nascita del figlio Jerome, questa cosa può influenzare la sua preparazione?

Ha avuto modo di recuperare un po’ di più, alla fine si è saltato quattro tappe, ma solo una era davvero impegnativa (quella con arrivo e Le Markstein, ndr). Di fatica poi ne ha messa comunque nelle gambe.

Solitamente chi esce da un grande Giro ha qualcosa in più, no?

Qualche anno fa era così, io e Bettini uscivamo entrambi dalla Vuelta, così come Boonen nel 2005. Ma anche Alaphilippe nel 2021 ed Evenepoel lo scorso anno arrivavano direttamente dalla Spagna. 

L’ultimo che ha vinto un mondiale senza passare da una corsa a tappe è stato Pedersen, nel 2019. 

Ci sono dei corridori che sono dei fenomeni: Evenepoel, Van Aert, Van Der Poel, Pogacar. Loro possono vincere un mondiale anche senza una preparazione adeguata. Pedersen non è un fenomeno, ma un campione sì. Ha una marcia in più rispetto agli altri, basti vedere cosa ha fatto per Ciccone. Dovesse piovere come ad Harrogate, Pedersen diventa pericolosissimo. 

Ai mondiali di Wollongong 2022, Trentin era il regista in corsa e Bettiol una delle punte. Sarà ancora così?
Ai mondiali di Wollongong 2022, Trentin era il regista in corsa e Bettiol una delle punte. Sarà ancora così?
Degli altri che ne pensi?

Mohoric ha dimostrato di essere forte, ha vinto una tappa non banale. Anche Asgreen ha dato prova della sua forza, e se avesse azzeccato il colpo di reni avrebbe vinto due tappe. I velocisti puri non li prendo in considerazione, è mondiale esplosivo, non adatto a loro. 

E di Evenepoel, campione del mondo ancora in carica, che cosa dici? 

Non ha fatto il Tour, ma ha lavorato tanto in altura qui in Italia, a Passo San Pellegrino. Farà di tutto per tenerla, il percorso si addice ai suoi attacchi da lontano, le 42 curve permetteranno a chi è davanti di fare la stessa fatica di chi è in gruppo. Dovesse fare un attacco simile a quello dello scorso anno, sarà difficile riprenderlo.

L’Italia, lo abbiamo detto prima, è senza Ganna e Milan, ma qualche risultato è arrivato. Vero, non erano tappe del Tour, ma bisogna sempre vincerle le gare…

Trentin è il nostro uomo di esperienza, al Tour ha lavorato tanto e bene, nella tappa vinta da Mohoric si è fatto vedere. Bettiol sarà il nostro uomo probabilmente, consapevoli che se è in giornata può fare una grande gara. Però di testa è altalenante, alterna alti e bassi, ma sugli appuntamenti importanti sà farsi trovare. L’anno scorso si è fatto scappare Evenepoel, quest’anno dovrà essere bravo a stargli dietro. 

Dicevamo delle vittorie, tipo quella di Bagioli su un percorso simile. 

E’ giovane e veloce, non ha tanta esperienza (anche se potrebbe arrivare al suo quarto mondiale in altrettanti anni di professionismo, ndr). Anche Battistella e Sobrero sono buoni corridori che potrebbero giocare d’anticipo. Inserire un uomo davanti, una classica “imboscata italiana” per far saltare il banco. Dovessimo riuscire a sorprendere gli altri la corsa potrebbe diventare molto interessante.

Per Pogacar e per il mondiale: parole chiare di Trentin

17.07.2023
4 min
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SAINT GERVAIS LES BAINS – Tanto lavoro si fa per qualche buon motivo. Prima chiaramente c’è da vincere il Tour con Pogacar, rinunciando alle proprie chance. Poi però c’è il mondiale di Glasgow, cui Matteo Trentin non può certo essere indifferente. I motivi sono due. Il primo è che l’ultima volta che ha corso da quelle parti, ha vinto il campionato europeo su Van der Poel e Van Aert. Il secondo è che l’ultimo mondiale nel Regno Unito lo aveva praticamente vinto, ma si fece infilare da Mads Pedersen. Detto adesso che il danese vince anche tappe al Tour, potrebbe non essere troppo strano, ma allora fu una bella beffa.

«Per adesso siamo qua – sorride il trentino – tutti molto tranquilli. Abbiamo passato secondo me il punto in cui magari eravamo più in difficoltà, vale a dire la prima settimana. Tadej veniva da un infortunio e adesso sicuramente, mano a mano che passa il tempo, starà sempre meglio. Quindi cos’altro dire? Siamo fiduciosi».

La caduta di San Sebastian lo ha fatto penare con il ginocchio destro
La caduta di San Sebastian lo ha fatto penare con il ginocchio destro

Come nel 2018

Sul ginocchio destro porta un bendaggio, la fisionomia è quella tipica del Tour de France che ti asciuga anche se non ne hai voglia. In questi giorni il lavoro di Trentin è chiaro: tirare in pianura e fino alle prime rampe delle salite, poi farsi da parte. In un modo o nell’altro, anche un buon percorso di preparazione.

«Nei primi giorni purtroppo sono caduto – dice – quindi ho dovuto soffrire molto a causa della botta al ginocchio. Adesso piano piano sta andando per il meglio e quindi anche le gambe iniziano a girare come Dio comanda. Il mondiale avrà un percorso tecnico, un po’ simile a quello su cui corremmo l’Europeo e su cui prima erano stati fatti i Commonwealth Games, anche perché in quella città c’è poco più di qualche curva. Semmai, un fattore molto determinante sarà la pioggia. Se non ci sarà, forse sarà un po’ più facile di quando ho vinto l’europeo, perché si faceva tutto in circuito. Questa volta invece, abbiamo 100 e passa chilometri di trasferimento da Edimburgo, anche se non sembrano troppo tecnici».

Van Aert e Van der Poel hanno lavorato per i compagni, ma si sono anche allenati
Van Aert e Van der Poel hanno lavorato per i compagni, ma si sono anche allenati

Occhio a Van Aert e Vdp

Il Tour è un obiettivo per molti, ma anche una palestra. E così, scorrendo avanti e indietro per il gruppo, Trentin si è accorto di non essere l’unico a pedalare con un secondo fine nella testa.

«Nel 2018 a Glasgow – appunta – mi lasciai dietro Van der Poel e Van Aert, un bel podio da avere nella foto. E credo che anche questa volta fra i protagonisti ci saranno quei due. Li ho visti pedalare molto bene, ognuno fa il suo. Van Aert lavora per Vingegaard, mentre Van der Poel finora ha fatto un grande lavoro per Philipsen. Ora vediamo cosa farà nella terza settimana, dove sicuramente avrà libertà e lo vedremo molto di più».

Ai mondiali di Wollongong 2022, Trentin era il regista in corsa e Bettiol una delle punte. Sarà ancora così?
Ai mondiali di Wollongong 2022, Trentin era il regista in corsa e Bettiol una delle punte. Sarà ancora così?

Getxo poi Barberino

Non resta che finire il Tour, insomma. Poi tirare un po’ il fiato e preparare la valigia per Glasgow, non prima di aver fatto una tappa in Spagna.

«La settimana dopo il Tour – conferma Trentin – dovrei correre a Getxo e poi andare al mondiale, passando per il ritiro di Barberino del Mugello. Ma prima abbiamo ancora da fare qui, lasciatemi andare. Al Tour ci sono sempre un sacco di cose da mettere a posto».

Pedersen stronca Philipsen, ma pesa l’addio di Cavendish

08.07.2023
5 min
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La tappa di Limoges ha la gioia di Mads Pedersen e dei suoi compagni della Lidl-Trek e lo sguardo silenzioso e sconfitto di Cavendish sull’ambulanza. «Questo è il ciclismo», diceva stamattina il velocista dell’Isola di Man, ma non avrebbe mai immaginato che il suo sogno di superare il record di Merckx si sarebbe fermato sull’asfalto a 60 chilometri dall’arrivo.

Mancano 60 chilometri all’arrivo, una distrazione e Cavendish finisce sull’asfalto. Il sogno finisce qui
Mancano 60 chilometri all’arrivo, una distrazione e Cavendish finisce sull’asfalto. Il sogno finisce qui

Quelli del cross

Non sarebbe stata la sua tappa e Mark lo sapeva. Scherzando aveva parlato di traguardo disegnato per gli uomini del ciclocross, indicando così Van der Poel e Van Aert, ma di colpo su quei due si è abbattuta una nemesi sfavorevole. L’olandese si è votato ancora una volta alla causa di Philipsen, finito secondo. Il grande belga invece aveva le gambe per vincere, ma si è dovuto fermare a ruota di Laporte che, nel tirargli la volata, ha avuto un rallentamento che l’ha fatto inchiodare.

«E stato uno sprint molto lungo – racconta Pedersen, il danese diretto e fortissimo – ma i ragazzi mi hanno pilotato bene. Ero ancora fresco quando ho iniziato la volata. Sprintare in salita in quel modo è molto difficile. A 50 metri dalla linea, le gambe mi facevano così male che ho avuto la tentazione di sedermi. Ma sapevo che anche Philipsen avrebbe fatto uno sforzo estremo per rimontare. E al Tour non importa che si vinca per un metro o per un centimetro».

I record intoccabili

Chissà a cosa starà pensando adesso Cavendish, che aveva davanti alle ruote altre due tappe per dare l’assalto a Merckx. Verrebbe quasi da dire che certi record andrebbero rispettati. Armstrong provò a umiliare quelli dei cinque Tour e finì schiacciato dalla sua arroganza, ma qui la storia è diversa. Lo sport si costruisce sull’abbattimento dei limiti insuperabili e abbiamo sognato tutti accanto a Cavendish. Solo che adesso davanti a lui non c’è più uno scopo apparente.

«E’ un onore aver corso con Mark – dice Pedersen – e a proposito, deve ancora darmi una maglia, perché dovevamo scambiarcele. Spero di esserci quando farà la corsa d’addio».

Il contratto di Mark con l’Astana Qazaqstan Team è per tutto l’anno, ma aveva il fuoco sul Tour: l’unica corsa che ha sempre avuto la capacità di accenderlo. Il secondo posto di ieri gli ha dato la sensazione di essere vicino, ma ora? Cav troverà ancora motivazioni ad andare avanti?

I due sconfitti

In cima al rettilineo di Limoges è andato in scena uno scontro fra pesi medi dotati di infinita potenza. E se tutti si aspettavano una resa dei conti fra Van Aert e Van der Poel, l’evidenza ha proposto lo scontro fra Pedersen e Philipsen, uno scintillante Groenewegen e lo sfortunato Van Aert.

«Mads è stato più forte – dice Philipsen – io ho sentito le gambe inchiodarsi. Mathieu ha fatto un altro super lavoro e mi dispiace non essere riuscito a finalizzarlo, soprattutto perché questo era un arrivo adatto anche a lui. Abbiamo deciso di puntare su di me, perché altrimenti avrei potuto perdere troppi punti per la maglia verde».

«E’ sempre frustrante – dice Van Aert – quando non riesci a finalizzare il lavoro della squadra. Ho fatto l’errore di aspettare troppo. Mathieu e Jasper mi hanno superato proprio mentre Christophe Laporte si è fermato. E’ colpa mia, dovevo partire prima. Avevo le gambe per vincere? Ce l’ho da tutta la settimana. Ma ora è il momento di lavorare per la maglia gialla, sperando di cancellare presto lo zero dalla casella delle mie vittorie».

Van der Poel avrebbe potuto fare il suo sprint? Probabilmente sì, ma è rimasto fedele a Philipsen
Van der Poel avrebbe potuto fare il suo sprint? Probabilmente sì, ma è rimasto fedele a Philipsen

Irriconoscibile VDP

Chi dovrebbe e di sicuro avrebbe qualcosa da dire è Mathieu Van der Poel, che continua nel cambiamento. Già qualche settimana fa aveva spiegato la necessità di selezionare gli obiettivi, il fatto che a Limoges si sia piegato alla necessità di difendere la maglia verde lo rende quasi irriconoscibile.

«Penso che Jasper non sia più riuscito a fare il suo sprint – dice – il che non è illogico in un simile arrivo. Peccato, ma ha fatto un buon lavoro per la maglia verde. Mads è ovviamente forte negli sprint lunghi e impegnativi come questo, sapevamo che la pendenza sarebbe stato il limite per Jasper. L’ho lasciato bene alla ruota di Pedersen, però Mads ha continuato ad accelerare. Se ho pensato a fare il mio sprint? No, avrei avuto carta bianca se Philipsen non avesse avuto gambe. Ma le aveva e poteva fare un buon lavoro per la maglia verde».

Il Tour è lungo, occasioni non mancheranno. In questa dolce serata nella Nouvelle Aquitaine si segnalano i brindisi in casa Lidl-Trek, per la gioia di Luca Guercilena e dei nuovi investitori. Ma chissà che l’imprevedibile Mathieu non abbia in testa di fare bene domani sul Puy de Dome, sulle strade che fecero la storia di suo nonno Raymond Poulidor. Anzi, varrebbe quasi la pena di scommettere che qualcosa inventerà…

A Philipsen il primo sprint e ora mirino sulla “verde”

03.07.2023
5 min
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Prima volata, vince Philipsen e Van der Poel lo pilota da vero mago. Giusto pochi giorni fa Petacchi lo aveva inserito fra i velocisti più completi e per questo vicini alla maglia verde. A ben guardare lo scorso anno Jasper fu secondo, sia pure distaccato di un monte di punti da Van Aert. Sarà nuovamente il Wout nazionale l’uomo da battere o davvero se ne andrà quando sua moglie darà al mondo il secondo figlio? E se rimarrà, potrà correre libero come nel 2022?

«Sono molto contento della prestazione della squadra – ha detto Philipsen dopo l’arrivo – Jonas Rickaert e Mathieu Van der Poel hanno fatto un lavoro fantastico. E’ fantastico avere qualcuno come Mathieu come ultimo uomo. Se ha spazio per andare, nessuno può passarlo. Vincere la prima volata è sempre più difficile, sono molto contento di esserci riuscito. Ma spero che ne seguiranno altre e ovviamente anche la maglia verde resta un obiettivo».

Ancora una volta, super lavoro di Van der Poel, come ultimo uomo e pilota nella mischia
Ancora una volta, super lavoro di Van der Poel, come ultimo uomo e pilota nella mischia

Processo di crescita

E’ felice come una Pasqua per la vittoria appena ottenuta e ancor più felice di aver scongiurato il rischio che la Giuria gliela togliesse per il cambio di direzione: era lui davanti, nessuna infrazione. Al confronto, infatti, Van Aert ha fatto meno storie oggi che dopo la tappa di ieri. Si è limitato a spiegare di essersi trovato chiuso e di confidare nella valutazione della Giuria. Della maglia verde non ha parlato.

«Mi sono allenato tanto in salita – dice Philipsen – di conseguenza le mie condizioni generali sono migliorate. Me ne ero già accorto alla Sanremo. Di solito sul Poggio mi si spegneva la luce, questa volta l’ho passato bene. I dati parlano di quasi 30 watt in più: la differenza tra vincere o perdere. Non diventerò mai un Van Aert o un Van der Poel, ma forse loro non hanno il mio sprint. Divento più forte ogni anno. Non enormi passi in avanti, ma piccoli e costanti. Ho 25 anni, credo che il meglio debba ancora venire».

Carcassonne, 15ª tappa dell’ultimo Tour, Philipsen infilza Van Aert allo sprint
Carcassonne, 15ª tappa dell’ultimo Tour, Philipsen infilza Van Aert allo sprint
Strano che anche Van der Poel non voglia lottare per la maglia verde…

Non credo abbia voglia di dedicarsi ogni giorno a quel tipo di obiettivo. La squadra ci ha fatto correre molto insieme, per farci diventare compatibili e credo che questo Tour lo dimostrerà.

Come si fa a diventare compatibili se entrambi volete sempre vincere?

Abbiamo viaggiato spesso insieme e ci siamo conosciuti meglio. E’ un tipo divertente, siamo diventati amici. Prendiamo entrambi sul serio il lavoro che facciamo, ma quando si va d’accordo, tutto fila via più liscio.

Alla Tirreno, Mathieu ha lavorato per te in entrambi gli sprint che hai vinto e oggi è successo anche al Tour.

L’ho già detto: è stato un grande valore aggiunto. Mathieu può tirare molto più a lungo di altri, ma dobbiamo ancora capire come fare e valutare il rischio delle varie situazioni. So che posso vincere anche da solo.

Prima tappa al Giro del Belgio: Philipsen batte Jakobsen e dietro Van der Poel esulta
Prima tappa al Giro del Belgio: Philipsen batte Jakobsen e dietro Van der Poel esulta
Secondo Petacchi, fra te e la maglia verde c’è comunque Van Aert.

Tutto dipende da lui. Può conquistare tanti punti lungo la strada scattando e infilandosi nelle fughe. Se invece dovrà correre più coperto, allora le mie possibilità aumenteranno. Però entreranno in ballo anche gli altri velocisti, per cui sarà decisivo vincere tappe. Gli sprint intermedi peseranno meno e se perdi punti in una volata per la vittoria, le differenze saranno più marcate.

Un velocista è in grado di dire quale posizione occupa nella scala gerarchica dello sprint? 

Se non sbaglio quest’anno sono stato battuto in volata solo due volte, da Jakobsen (alla Tirreno-Adriatico e al Giro del Belgio, ndr). In entrambe le occasioni però sono arrivato secondo. Sei volate le ho vinte, ho iniziato a concentrarmi molto sui dettagli. Penso di essere più maturo e anche un po’ più forte. Nel Tour del 2021 ho conquistato sei podi e nemmeno una vittoria. Lo scorso anno, tre podi e due vittorie fra cui Parigi. Voglio di più.

Pochi scontri diretti con Cavendish. Sul podio della Scheldeprijs, con loro due c’è anche Welsford
Pochi scontri diretti con Cavendish. Sul podio della Scheldeprijs, con loro due c’è anche Welsford
Avrai fra i piedi Cavendish che insegue il record di Merckx, cosa ne pensi?

Di certo non gli farò regali. Mi ha colpito molto che dopo un Giro d’Italia così duro, soprattutto mentalmente, sia riuscito a vincere l’ultima tappa. Se batte il record, sarà tutto merito suo, ma non sarà facile.

A volte ti hanno accostato a lui per manovre un po’ rischiose in volata.

Non è più così e soprattutto non ho mai oltrepassato un limite. Andavo meno forte e dovevo approfittare degli altri per salvarmi dal vento e scalare posizioni. Da ragazzo capita di sbagliare, la regola è imparare dagli errori. Adesso arrivo più fresco ai finali, quindi mi riesce più facile prendere correttamente posizione e quindi rischio meno.

E’ vero che non ti piace studiare i tuoi dati e li lasci agli altri?

Molto vero. Preferisco restare concentrato e se poi qualcosa va male, meglio guardare il filmato, capire perché e andare avanti. Mi fido del programma e dei piani della squadra. Lascio i dati agli allenatori e faccio affidamento sul mio istinto.

E’ vero che hai in testa anche il mondiale di Glasgow?

Per me è presto parlare di classiche come il Fiandre, perché è troppo duro. Però sono arrivato secondo alla Roubaix, quindi questo mondiale diventa interessante. Ne ho già parlato con Sven Vanthourenhout, il tecnico della nostra nazionale. Potrei nascondermi un po’ in gruppo lasciando che Van Aert ed Evenepoel corrano in modo più offensivo. Io potrei fare il parafulmine, casomai si arrivasse allo sprint. Dipende dai programmi della nazionale e anche da come supererò il Tour. Fra sei o sette tappe magari ne sapremo qualcosa di più.

VdP piomba sul Tour: valori super e un pensiero iridato

29.06.2023
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Mathieu Van der Poel si appresta a correre il suo terzo Tour de France, ma il primo a mente libera come ha detto lui stesso. Una volta aveva le Olimpiadi in mtb per la testa, una volta ci era arrivato dal Giro d’Italia e quindi era già stanco. Adesso la Grande Boucle aspetta un VdP al 100 per cento e lui, chiaramente, vuol farsi trovare al meglio.

VdP ha vinto il Baloise Belgium Tour, conquistando anche una tappa
VdP ha vinto il Baloise Belgium Tour, conquistando anche una tappa

Dente “avvelenato”

L’olandese è rimasto deluso dal campionato nazionale. Aveva provato con quel mix tra follia e forza che lo contraddistingue, ma la Jumbo-Visma lo ha marcato bene e alla fine Mathieu si è dovuto arrendere: “solo” terzo. 

«Altre squadre – ha detto dopo la gara, l’atleta dell’Alpecin-Deceuninck – si sono presentate al via con molti più corridori, il che ha reso la gara difficile per me. Mi sono sentito abbastanza bene durante tutta la giornata. Sto anche affrontando meglio il caldo, ma perdere così è frustrante».

«Da parte mia però, penso di aver fatto tutto bene. A un certo punto devi iniziare a giocare d’azzardo e pensare a vincere. Dylan (Van Baarle, ndr) è un campione vero, hanno fatto bene la Jumbo-Visma a ingaggiarlo. Ora qualche giorno di recupero per me e poi andrò al Tour».

Van der Poel lo scorso anno alla Coppi e Bartali, al centro Christoph Roodhooft 
Van der Poel lo scorso anno alla Coppi e Bartali, con lui Christoph Roodhooft 

E con il suo manager e direttore sportivo, Christoph Roodhooft abbiamo parlato proprio in ottica Tour de France. Cosa aspettarci da VdP?

Christoph, come giudichi la performance di Mathieu VdP al Belgium Tour? In un’intervista dopo il Giro belga si era parlato addirittura di wattaggi tra i migliori di sempre per Mathieu?

Mathieu ha effettivamente raggiunto un livello elevato nel Baloise Belgium Tour. Dopo una breve pausa a seguito della Parigi-Roubaix, ha lavorato per essere in forma proprio per questo periodo grazie ad uno stage in Spagna, prima, e ad un ritiro in quota con la squadra a La Plagne, poi.

Con l’obiettivo del Tour…

Concentrandosi sul Tour ma anche sui Mondiali su strada. Intanto possiamo dire che è pronto per il Tour.

La Grande Boucle che sta per iniziare prevede molte tappe miste, collinari…. ne avete già individuate alcune?

Ci sono un certo numero di tappe in cui Mathieu può fare bene con le sue capacità. Penso sia alle tappe intermedie ma anche a quelle con un finale… incisivo, diciamo così. Ma prima di dire questa o quella frazione vediamo come si svilupperà la sua forma nell’arco delle tre settimane. Mathieu, inoltre, cercherà anche di aiutare Jasper Philipsen negli sprint.

Se dovesse vincere a Bilbao, per Mathieu non sarebbe la prima maglia gialla della carriera. L’aveva già conquistata nella 1ª tappa del Tour 2021
Se dovesse vincere a Bilbao, per Mathieu non sarebbe la prima maglia gialla della carriera. L’aveva conquistata nella 1ª tappa del Tour 2021
Lo scorso anno la maglia rosa al Giro, che partiva dall’estero, quest’anno anche il Tour parte oltreconfine: la maglia gialla nella prima frazione è un obiettivo concreto?

Vedremo come si evolverà la corsa a Bilbao. È una tappa adatta sia ai combattenti che ai corridori di classifica. Difficile fare una dichiarazione in merito in anticipo. Ma se si presenterà l’occasione, Mathieu di certo non se la farà scappare.

Mathieu ha detto che sarà al Tour per la prima volta “a mente libera”. Quanto è importante questo fattore per te? 

In effetti, ha una mente libera. Ma non credo che questo sia il fattore più importante. Mathieu ha detto che vuole finire il Tour per la prima volta nella sua carriera. Ma allo stesso tempo, sta correndo “con il mondiale nella parte posteriore della sua mente”».

Quindi al mondiale ci pensa. Tutto questo, può aumentare la pressione?

Riguardo alla pressione: Mathieu inizia ogni gara con la pressione di chi deve provare a vincere. Può farcela sempre, ma questo non ha nulla a che fare fare con una mente libera.

Il Tour, il mondiale, la maglia gialla… e quella verde può essere un obiettivo?

No, in più occasioni ha già detto che la maglia verde non è un obiettivo per lui. Semmai questo è un obiettivo a cui può aspirare Jasper Philipsen… se tutto va bene.

Sempre al Giro del Belgio, Mathieu si è messo anche a disposizione di Philipsen, cosa che secondo Roodhooft vedremo anche in Francia

Da Parigi a Glasgow

E’ centrale il passaggio in cui Roodhooft parla anche del mondiale, che tutto sommato sì il Tour è l’obiettivo, ma VdP ci va anche pensando alla corsa iridata in Scozia. Magari l’obiettivo arcobaleno lo porterà a correre un po’ meno alla garibaldina di quanto ha fatto al Giro d’Italia lo scorso anno.

Ci saranno da dosare benissimo le energie. Il percorso della Grande Boucle è particolarmente duro quest’anno. E tra il gran finale di Parigi (23 luglio) e la corsa iridata (6 agosto) ballano giuste, giuste due settimane.

Lo stesso Roodhooft, in un’intervista rilasciata al giornalista olandese Raymond Kerckhoffs, aveva detto: «Non c’è alcuna possibilità di migliorare durante quel periodo. Dopo il Tour probabilmente Mathieu penserà solo a recuperare».

Vedremo, come andranno le cose. Ma sapere di un VdP che al Giro del Belgio era sui valori migliori di sempre fa già drizzare i peli.

Van der Poel cambia rotta, ma vuole sempre vincere

06.06.2023
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Mille domande a Mathieu Van der Poel, che si collega da La Plagne, dove si sta allenando con la squadra alla vigilia della prima corsa da due mesi a questa parte. Sabato infatti il vincitore della Sanremo e della Roubaix (foto di apertura) ripartirà dalla Duracell Dwars Door Het Hageland e poi andrà avanti con il Giro del Belgio. Anche lui ha capito che dopo i momenti ad altissima intensità è meglio recuperare piuttosto che continuare a sbuffare polvere e fatica. Così quest’anno ha sposato una linea più… moderna. Ha ridotto i giorni di gara, aumentando quelli dedicati all’allenamento. L’obiettivo è ritrovare la super condizione della Sanremo e della Roubaix e portarla al Tour e ai mondiali.

«Meglio le gare in Belgio – spiega – piuttosto del Giro di Svizzera, dove ci sono due prove a cronometro e anche tanta salita. Preferisco provare a vincere che fare gruppetto sulle Alpi. Sono lontano da casa già da un po’, quindi è bello correre su strade più familiari. Anche perché l’ultima parte dell’estate sarà in Francia e poi a Glasgow per i mondiali. Quindi abbiamo deciso così».

La fantastica primavera di Van der Poel si è aperta con l’assolo vincente di Sanremo
La fantastica primavera di Van der Poel si è aperta con l’assolo vincente di Sanremo
Non amavi i lunghi periodi di allenamento, come mai questo cambiamento?

Sono migliorato negli ultimi anni e ora mi diverto (sorride, ndr). Mi permettono di arrivare alle corse più fresco di qualche anno fa. Quando sei in posti come questo, non hai molto da fare oltre al ciclismo, quindi le giornate passano in modo facile e senza grossi stress. Mi sono allenato bene. Per due giorni a settimana sono andato in palestra per tenere sotto controllo il problema alla schiena che sta molto bene.

L’obiettivo è ricostruire la super condizione di primavera?

Esattamente. Le classiche sono andate davvero bene e quando è così, diventa più facile lavorare per l’obiettivo successivo. Ho già fatto una buona settimana di allenamento in Spagna e poi sono venuto qui a La Plagne con la squadra, mi sembra che tutto stia andando secondo i piani. Abbiamo deciso di dedicare più tempo all’allenamento e un po’ meno alle corse, ma sono certo che al momento opportuno sarò al livello che desidero. Mi sento bene e pronto per correre.

L’anno scorso arrivò al Tour dopo un Giro bellissimo, ma molto dispendioso. Si ritirò durante l’11ª tappa
L’anno scorso arrivò al Tour dopo un Giro bellissimo, ma dispendioso. Si ritirò durante l’11ª tappa
Ti convince questa gestione?

Funziona, come si è visto nelle classiche, ma di sicuro sono davvero ansioso di tornare a correre. In certi momenti può anche essere difficile. Se cadi, ad esempio, e ti fai qualcosa di serio, hai fatto una lunga preparazione per niente. Fa parte del ciclismo moderno, immagino. Quindi da una parte sono convinto del lavoro che sto facendo, dall’altra sono contento di aver già corso e vinto bene.

Classiche e Tour de France: si può fare una classifica?

Prima vengono le classiche, almeno per me, forse insieme ai campionati del mondo, che sono pure in cima alla mia lista. Ma di sicuro sono motivato anche per fare un buon Tour. Penso che questo sia il primo anno in cui mi preparo davvero bene, senza altre cose a cui pensare. Avremo una squadra forte e affiatata, queste corse in Belgio saranno un obiettivo e insieme una rifinitura.

La mountain bike entrerà in scena dopo i mondiali su strada di Glasgow, con l’obiettivo olimpico di Parigi
La mountain bike entrerà in scena dopo i mondiali su strada di Glasgow, con l’obiettivo olimpico di Parigi
Dopo il Tour ci saranno i mondiali di Glasgow: gareggerai anche nella mountain bike per qualificarti alle Olimpiadi?

Ne abbiamo parlato proprio in questi giorni e le farò entrambe, anche senza una grande preparazione specifica. Proverò ad andare alla gara di mountain bike senza alcuna pressione, ma certo con una buona condizione. Non sarà facile qualificarsi per le Olimpiadi, Glasgow sarà il primo passo. Abbiamo parlato anche di fare altre gare di mountain bike entro la fine dell’estate, ma non è stata ancora presa alcuna decisione. 

I mondiali arrivano due settimane dopo il Tour. Che cosa cercherai in Francia? 

Difficile dirlo, per certi versi spero che il Tour passi presto. Il mio livello non è paragonabile a quello dello scorso anno dopo il Giro, quando ho avuto pochissimo tempo per prepararmi. Comunque da una parte credo che non abbia senso buttare troppe energie durante il Tour, ma di sicuro non mi tratterrò troppo.

Il Tour torna sul Puy de Dome. Nel 1964 fu teatro del duello fra suo nonno Poulidor e Anquetil (foto R. Krieger/L’Équipe)
Il Tour torna sul Puy de Dome. Nel 1964 fu teatro del duello fra suo nonno Poulidor e Anquetil (foto R. Krieger/L’Équipe)
La maglia gialla, la verde, la tappa del Puy de Dome sulle strade di tuo nonno Raymond Poulidor dove sono attesi 500 mila spettatori…

La maglia gialla sarà difficile, perché sin dall’inizio nei Paesi Baschi ci saranno in ballo anche gli scalatori. La verde potrebbe essere un obiettivo per Philipsen. Il Puy de Dome invece sarà speciale. La tappa partirà dal villaggio dei miei nonni (Saint Leonard de Noblat, ndr), ci sono stato molte volte quando ero più giovane, quindi sarà sicuramente una gara che non vedo l’ora di affrontare. Non credo che per me sia realistico pensare di poter vincere lassù. Proverò solo a godermi la giornata il più possibile.

Il Tour è il solo modo per preparare il mondiale?

No, non credo, è solo una corsa in cui mi piacerebbe fare bene come lo scorso anno al Giro d’Italia. L’obiettivo sarà arrivare a Parigi e so già che in gruppo ci saranno altri corridori con la testa a Glasgow. Questo è certo.