Girmay batte Van der Poel, ma il tappo rovina la festa di Jesi

17.05.2022
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La volata è magistrale, lunga, di potenza pura. A Jesi va in scena la rivincita del duello visto a Visegrad. E’ una sfida fra titani, un duello di forza. E alla fine Mathieu Van der Poel deve arrendersi a Biniam Girmay. E prima di farlo gli fa il gesto del pollice in alto come a dirgli: “Ehi amico, oggi il più forte sei stato tu”.

Il Giro d’Italia arriva a Jesi ed è un bagno di folla. L’estate è esplosa all’improvviso. I platani fanno ombra e i pioppi “fanno nevicare”. L’eritreo della Intermarché Wanty Gobert dunque ce l’ha fatta. Ha vinto la tanto desiderata tappa. E sì che è tutto il Giro d’Italia che ci prova e proprio contro di lui.

Pozzo alla Guarnieri

Nel rettilineo dietro l’arrivo si alza il boato: sono tutti contenti che Girmay abbia vinto. Uno tra i primi a superare la barriera di giornalisti e fotografi che hanno dato l’assalto all’eritreo è Domenico Pozzovivo.

«E’ stata la prima volta in carriera che tiravo una volata – dice il lucano con un sorriso grosso così – Abbiamo fatto un lavorone oggi e Biniam lo ha finalizzato. E’ stata una tappa fantastica per noi. Ce l’avevamo in mente sin dal mattino, ma anche da prima.

«Abbiamo corso compatti. Ci siamo divisi bene i compiti. Prima i passisti e poi nel finale eravamo davanti noi scalatori. Nell’ultima discesa, infatti, che era velocissima, abbiamo un po’ faticato a tenere le ruote. Però sono riuscito a risalire e agli ultimi 700 metri ho urlato a Biniam di seguirmi… ed è andata benissimo».

«La tattica era questa sin dal via: tutti per lui. Ma non era facile attuarla. Soprattutto il finale lo avevamo studiato benissimo. Un meeting molto accurato con i nostri direttori sportivi, Valerio Piva e Steven De Neef.

Biniam è un talento cristallino. Durante la gara abbiamo cercato di farlo stare tranquillo con qualche parola, standogli vicino…».

Pozzovivo è davvero felice. Il suo sorriso è sincero. E’ contento per il compagno, per la squadra, per il gruppo. E per questa nuova esperienza da ultimo uomo. Un Guarnieri in versione mini! Anche a 40 anni c’è qualcosa da imparare. 

Tappo maledetto

Nel frattempo tutti i corridori che sfilano fanno un gesto d’intesa a Girmay o danno una pacca sulla spalla ad uno dei corridori dell’Intermarché Wanty Gobert che incontrano. E’ festa… Piva ai bus abbraccia tutti i componenti dello staff che man mano arrivano a Jesi.

La festa però viene rovinata nel momento in cui dovrebbe iniziare del tutto, cioè sul palco delle premiazioni. Il tappo della bottiglia dello spumante colpisce con violenza l’occhio sinistro di Girmay. 

Poco dopo l’incidente con il tappo dello spumante, il suo occhio sinistro inizia a gonfiarsi
Poco dopo l’incidente con il tappo dello spumante, il suo occhio sinistro inizia a gonfiarsi

In ospedale

Quella che doveva essere una semplice “pizzicata”, con il passare dei minuti diventa un bel problema. E infatti dietro il palco in attesa della conferenza stampa, l’eritreo è piuttosto contrariato. Il dissenso diventa paura quando dice di non vederci più.

L’occhio si gonfia. Si siede, continua a toccarselo, gli danno dell’acqua. Ma nulla da fare. Si attende il medico che a sua volta decide di portarlo in ospedale. L’urlo di gioia viene strozzato. E la conferenza stampa annullata.

La forza del gruppo

Quel che non cambia però è il risultato. E come lo si è raggiunto. Lorenzo Rota, segue Pozzovivo ad una manciata di secondi. 

Mentre sorseggia dei sali, con la divisa più leggera e super traspirante segnata dal bianco del sudore secco, Lorenzo racconta…

«E’ stata una giornata perfetta per noi – dice il lombardo – Ieri abbiamo riposato bene e oggi… è andata così. La vittoria era nell’aria, ma non è mai facile trasformarla in realtà, specie in un grande Giro. Però verso Jesi, dal primo all’ultimo di noi abbiamo fatto un lavoro straordinario».

Anche Rota non sta nella pelle. Sarà anche perché sta tornando ai suoi livelli, dopo aver superato un virus che lo ha tenuto lontano dalle corse per due mesi.

«Sono veramente contento. Come detto, non era facile. Non si tratta di pressione, perché viviamo alla giornata, ma quando inizi a fare risultato questa cresce. Ed è normale. Abbiamo due uomini in classifica e tutte le volte siamo protagonisti con qualcuno». 

«Siamo un bellissimo gruppo. Siamo ragazzi tranquilli. In questa squadra si sta bene, siamo una famiglia… e infatti ho rinnovato con loro per diversi anni. Anche ieri, nel giorno di riposo, anziché stare davanti ai telefonini o ai videogiochi ce ne siamo stati in hotel tutti insieme a chiacchierare. A chiacchierare del più e del meno, a fare considerazioni sulla corsa, a scherzare…

«E anche Pasqualon, che sta preparando il Tour, ogni tanto si fa sentire. L’altro giorno mi ha scritto. Il Giro è ancora lungo e speriamo di toglierci altre soddisfazioni».

Ciccone e la Trek, sul Blockhaus fra tattiche e sogni

14.05.2022
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Ciccone è sudato e chiede di andarsi a cambiare. Napoli tutto intorno ha accolto il Giro con una festa calcistica, che già dal mattino in Piazza Plebiscito ha fatto sentire il calore di una città esplosiva e colorita.

L’abruzzese è alla vigilia della tappa delle tappe sulle salite del suo Abruzzo, mentre sul palco si applaude ancora De Gendt. Sull’ultima salita, Lennard Kamna ha attaccato frontalmente la maglia rosa di Lopez, che però si è difeso con sicurezza. Ciccone sorride, marpione e finalmente sereno.

«Sicuramente la tappa sarà bellissima – dice Ciccone – il percorso è durissimo e spettacolare. Visti i ritmi che stiamo portando, voglio essere protagonista. Arriviamo con la maglia rosa in pugno, quindi avremo gli occhi puntati. Sicuramente saremo protagonisti perché per noi è una tappa importante. Vogliamo in primis tenere la maglia e provare l’azione per vincere».

De Gendt Napoli 2022
Thomas De Gendt rivince al Giro dopo 10 anni: al suo attivo anche tappe al Tour e alla Vuelta, sempre in fuga
De Gendt Napoli 2022
Thomas De Gendt rivince al Giro dopo 10 anni: al suo attivo anche tappe al Tour e alla Vuelta, sempre in fuga

La calma necessaria

Stamattina, durante due chiacchiere per caso davanti al pullman della Trek-Segafredo con Luca Guercilena e il dottor Daniele, si ragionava sul fatto che Giulio sia finalmente calmo e in controllo. E del fatto che per trovare la necessaria consapevolezza a Ciccone manchi ormai soltanto un bel risultato, perché quanto a valori e mezzi non ha nulla da invidiare. Ma ora c’è da difendere la rosa e sfruttare semmai qualche occasione.

«Di Lopez – dice l’abruzzese – continuo a parlare da tempo. Ho fatto un mese con lui in montagna, ho corso con lui tante gare l’anno scorso. In salita fa paura, va veramente forte e lo ha dimostrato anche oggi, che provavano ad attaccarlo. Ha le gambe, secondo me si può difendere bene. Non è scontato che perda la maglia. E io per ora sono a sua disposizione. Sta dimostrando che non solo ha preso la maglia, ma va fortissimo. La sta tenendo bene – prosegue Ciccone – noi lo supportiamo e non ci fasciamo troppo la testa. In squadra c’è un bel clima, la viviamo alla giornata. Continuiamo con questo spirito che alla fine ci porterà buoni risultati»

Festival fiammingo

In quella che Lello Illiano ha definito una piccola Liegi, non poteva che vincere un belga. E se a fare fuoco e fiamme sono stati i vincitori della Gand, del Fiandre e di una vecchia Liegi – Girmay, Van der Poel e Wouter Poels – alla fine a vincere è stato il vecchio Thomas De Gendt.

«Di solito quando sono in una fuga di 22 – racconta De Gendt – sono abituato ad avere 21 corridori alla mia ruota. Questa volta ho visto che c’era Van der Poel e ho pensato che toccava a lui. Dopo due anni sfortunati, ho dimostrato che so ancora vincere. Ho trovato questa tappa molto bella. Un circuito come un mondiale, interessante da vedere in un grande Giro, con la gente che ha avuto la possibilità di vederci più volte».

Gabburo mezzo e mezzo

De Gendt ha battuto Gabburo, l’italiano che finora è andato più vicino alla vittoria in questo Giro nato dall’Ungheria. Ieri infatti Formolo si è fermato al terzo posto. Piantato in mezzo al rettilineo, il veronese ha bevuto avidamente mezza borraccia che gli ha bagnato la barba ispida, poi si è messo a raccontare.

«Non ci aspettavamo una partenza così – racconta il corridore della Bardiani-CSF – vista la tappa di domani e quella che c’è stata ieri. Eravamo 22 davanti, io sono riuscito a inserirmi e a portare a casa un bel secondo posto. Sicuramente è un risultato guadagnato, ma anche una vittoria mancata. Avere la possibilità di giocarsi la vittoria non è di tutti i giorni. Io l’ho avuta oggi e un po’ di rammarico c’è.

«Negli ultimi 200 metri – alza lo sguardo al cielo – ho provato a tenere in scia il compagno di De Gendt e mi sono giocato la mia carta. Ma lui è stato più forte. Mi ha fatto un bell’effetto essere davanti con tre corridori WorldTour, sono veramente contento. Duemila e passa metri di dislivelli con questi strappetti, non è stato facile».

Lopez Napoli 2022
Juan Pedro Lopez ha difeso la maglia: chissà che non faccia lo stesso domani sul Blockhaus…
Lopez Napoli 2022
Juan Pedro Lopez ha difeso la maglia: chissà che non faccia lo stesso domani sul Blockhaus…

Strategia Martin, 10 e lode

Ma in mezzo a tanto parlare di classiche, poco si è parlato del fatto che è andata in scena la tensione fra gli uomini di classifica. E se dalla testa del gruppo, Kamna ha provato a scattare per guadagnare su Lopez, nella fuga si è infilato Guillaume Martin, che al Giro c’è venuto per puntare alla classifica. E lui racconta con lo sguardo vispo, essendosi reso conto che stamattina occupava il 28° posto della classifica a 4’06” mentre stasera andrà a cena al 4° posto con un passivo di appena 1’06”.

«Non era una fuga prevista – dice – non volevo stare in gruppo, per non correre rischi e stare lontano dalla bolgia. E’ stata una buona giornata, senza stress e senza sbattermi per la posizione. E’ stata una buona operazione, spero di recuperare bene per essere forte domani. Domani comincia il Giro d’Italia…».

VDP davanti a tutti e Oldani promette: è l’inizio…

07.05.2022
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Miglior inizio di Giro d’Italia non ci poteva davvero essere per l’Alpecin-Fenix. Il primo obiettivo è stato raggiunto con Mathieu Van Der Poel che ha abbinato la maglia rosa alla maglia gialla dello scorso Tour de France. Questa volta non c’era da onorare la memoria del nonno Raymond Poulidor, che il Giro d’Italia non lo aveva mai voluto correre puntando tutto sul Tour, ma era una ambizione tutta sua, un altro obiettivo da centrare in questa stagione nata in maniera strana. Ma il suo Giro è appena cominciato e per capire come vuole affrontarlo abbiamo sentito uno dei due italiani chiamato a sostenerlo in gara: Stefano Oldani.

Il 24enne milanese arriva a questo Giro non senza ambizioni personali, ma di questo si parlerà tra poco, prima c’è da festeggiare la conquista del capitano, con cui finora Stefano aveva condiviso poche soddisfazioni simili.

«Quest’anno avevamo disputato due sole corse insieme, la Sanremo nella quale aveva sorpreso tutti ma non noi e l’Amstel Gold Race alla quale teneva molto e che non era andata secondo i suoi desideri».

Vdp Visegrad 2022
Van Der Poel in rosa a Visegrad: seconda maglia conquistata in carriera, sempre all’esordio
Vdp Visegrad 2022
Van Der Poel in rosa a Visegrad: seconda maglia conquistata in carriera, sempre all’esordio
Come mai non eravate sorpresi? In fin dei conti veniva da un inverno tribolatissimo, senza quasi tutto il suo amato ciclocross e tanti problemi alla schiena…

Quando corri con un campione simile, sai che se decide di presentarsi in gara, soprattutto in una grande corsa, lo fa perché se la sente, è in forma. Alla Sanremo si vedeva che volava. Quando hai un talento simile, certe cose vengono spontanee. Sa bene che i problemi alla schiena sono qualcosa con cui dovrà convivere e si è adattato, fa i suoi esercizi specifici prima di ogni gara perché sa che deve avere cura del suo fisico perché possa rispondere alle sue sollecitazioni.

Com’era Mathieu nel suo approccio alla corsa rosa?

Tranquillo, con lo stato d’animo di chi sapeva di poter centrare l’obiettivo. Mathieu tiene molto a questa corsa e ha già detto che al Tour ci si penserà quando sarà il momento. E’ il capitano di una squadra come la nostra che parte un po’ in maniera piratesca, puntando a raccogliere il più possibile senza mai dover guardare alla classifica, non avendo un uomo per essa. Il che per certi versi può essere un vantaggio.

VDP Sanremo 2022
L’olandese dietro il rivale Van Aert alla Sanremo, chiusa con un 3° posto clamoroso essendo al rientro
VDP Sanremo 2022
L’olandese dietro il rivale Van Aert alla Sanremo, chiusa con un 3° posto clamoroso essendo al rientro
Oltretutto vi è venuta a mancare l’altra punta, Tim Merlier…

Sì, la sua caduta ha cambiato un po’ le prospettive della squadra, ma non il suo equilibrio, perché avremo Mareczko per le volate e sono sicuro che Jakub si farà vedere. Inoltre non nascondo che in qualche particolare arrivo vorrei provarci anch’io… Intanto però abbiamo la nostra punta che ha già “fatto gol” e sono sicuro che non sarà l’unico, visto soprattutto che Mathieu intende andare avanti fino alla fine.

Quali sono gli arrivi che ti si addicono di più?

Io non sono abituato a fare piani prima del via perché poi so che vengono regolarmente disattesi. Ho dato una sommaria occhiata al programma ma ora lo sto studiando con più attenzione e un paio di tappe col circoletto rosso ci sono, ma preferisco non dire quali sono, per scaramanzia.

Oldani 2022
Stefano Oldani è pronto ad aiutare Van Der Poel, ma avrà le sue occasioni per emergere
Oldani 2022
Stefano Oldani è pronto ad aiutare Van Der Poel, ma avrà le sue occasioni per emergere
Torniamo a VDP: come si è preparato per questo Giro considerando che il periodo delle classiche è finito da poco?

Questo è un tema che mi ha lasciato dell’amaro in bocca. Mathieu ha portato chi doveva correre al Giro in altura, sfruttando un hotel con camere iperbariche, ma io non sono potuto andare perché la giurisprudenza sportiva italiana le considera pratica illegale, a differenza di quel che avviene all’estero.

Quindi che hai fatto?

Dopo la Freccia del Brabante mi sono trasferito per due settimane all’Etna, da Pasqua fino a fine mese di aprile. Ho lavorato in altura, fatto tutto quel che dovevo, ma non mi piace il fatto che ci sia disparità.

Oldani Limburgo 2022
Oldani ha chiuso 2° alla Volta Limburg Classic, fra i belgi De Lie e Vliegen
Oldani Limburgo 2022
Oldani ha chiuso 2° alla Volta Limburg Classic, fra i belgi De Lie e Vliegen
Una vittoria è arrivata per la vostra squadra, ma accennavi di voler contribuire al bottino.

Io dico che è arrivato il momento di tornare a vincere. Al Giro del Limburgo ci sono andato vicino con un secondo posto e ho capito che potevo davvero farcela, tornare a essere quello delle categorie giovanili che le sue soddisfazioni se le prendeva. E’ chiaro che serve anche tanta fortuna, serve che tutto combaci alla perfezione come in un puzzle. Diciamo però che la vittoria di Mathieu è una bella spinta per il morale.

Il fatto di non avere un uomo di classifica perché vi dovrebbe aiutare?

Perché ci consente di poter correre all’attacco, cercare di sfruttare ogni occasione senza vincoli mentali, senza dover gestire la corsa. Ci saranno le tappe per gli uomini a caccia della maglia rosa e ci saranno quelle dove ognuno di noi potrà dire la sua. Il bello di questo team è proprio questo: ognuno può trovare i suoi spazi, la sua occasione. L’importante è farsi trovare pronti.

Mathieu e la maglia rosa: missione compiuta

06.05.2022
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La smorfia di fatica di Mathieu Van der Poel era quasi palpabile quando è passato sotto di noi ai 70 metri. Il collo tutto tirato in avanti, la bocca spalancata, i muscoli del polpaccio che esplodevano. E una figura possente, che quasi nascondeva Biniam Girmay.

Lo spettacolo del Giro d’Italia si apre così. Sulla collina di Visegrad, di un verde rigoglioso e dove alle spalle dell’arrivo c’è anche una pista da sci, sembra si sia radunata l’Ungheria intera. La gente è tantissima. Il calore anche. Il tifo e i cori non cessano un minuto. E’ festa vera.

Abbraccio ungherese

E’ festa vera come lo era questa mattina a Budapest. Mai avremmo pensato di vedere tanta gente. Pensate che ad un certo punto sono arrivati anche dall’altra sponda del Danubio per raggiungere l’arrivo. Le barche non bastavano più ed è stata attivata una chiatta, trainata da un rimorchiatore.

In tutto ciò Mathieu Van der Poel partiva con i favori del pronostico. Lo avevamo scritto noi. Lo aveva detto lui che teneva moltissimo alla maglia rosa, tanto più dopo aver indossato quella gialla. E di fatto lo diceva il percorso, con il finale perfetto per un corridore super potente come lui.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E il mare erano i 195 chilometri per la linea d’arrivo. La corsa è stata semplice tutto sommato, ma in quei quattro chilometri finali si è lottato quasi con violenza.

Tanto tifo per Girmay anche a queste longitudini: non ce lo aspettavamo
Tanto tifo per Girmay anche a queste longitudini: non ce lo aspettavamo

Duello annunciato

Girmay non ci stava e forse non è mai andato così forte. Neanche quando ha vinto la Gand ha tirato fuori tanti watt dalle sue gambe. Era il corridore della Intermaché-Wanty Gobert l’altro favorito. 

Anche lui si piega dalla fatica e poi lascia scorrere la bici verso valle. Verso i bus parcheggiati in pratica dalla parte opposta da dove si saliva. «E’ stato il primo scontro con Van der Poel – ha detto l’eritreo – lui è un campione. Va bene così. Ma queste sfide sono belle».

Ma piegato è anche Van der Poel. Lui neanche si ferma. Apre un varco con la sua stazza potente tra fotografi, giornalisti, massaggiatori… e appena trova la forza per frenare parcheggia la bici tra due auto e si stende sull’erba, parecchi metri dopo il traguardo.

La sua cassa toracica si gonfia e si sgonfia dismisura. Solo dopo tre minuti abbondanti tira su la testa. E fa una linguaccia di gioia al compagno Tobias Bayer che gli dà il cinque e gli dice: «Pink jersey, guy (sei maglia rosa, ragazzo)».

Il tesissimo sprint tra VdP e Girmay (con Ewan a terra)
Il tesissimo sprint tra VdP e Girmay

Missione compiuta

Stamattina, prima del via, Van der Poel aveva detto apertamente e ancora una volta che la maglia rosa era n’opportunità, ma anche che in molti la volevano.

Passa una manciata di ore e…

«Sono felicissimo – ha detto Mathieu – è incredibile vestire la Maglia Rosa dopo aver indossato in passato la maglia gialla.

«E’ stata molto dura. Sapevo che sarebbe stato importantissimo essere in buona posizione all’attacco della salita finale. E trovare lo spazio è stato molto difficile. In un paio di occasioni mi sono ritrovato chiuso. Temevo i velocisti, ma ho capito che potevo batterli solo all’ultimo chilometro. A quel punto era troppo dura per loro».

Era dura ma Caleb Ewan non ci è andato lontano. Poi è caduto, non avrebbe vinto lo stesso, ma era lì.

Tobias Bayer si complimenta con Mathieu. Quando passa Formolo esclama: «Caspita, è arrivato sin qua con lo sprint!»
Tobias Bayer si complimenta con Mathieu. Quando passa Formolo esclama: «Caspita, è arrivato sin qua con lo sprint!»

Leysen racconta

«È un sogno – dice il suo fedelissimo, Senne Leysen – è un ottimo inizio per iniziare questa lunga corsa. Un vittoria non è mai facile. C’erano molti contendenti. Tutti pensavano che sarebbe stata una vittoria facile, ma, queste sono invece probabilmente le vittorie più difficili da ottenere. E noi l’abbiamo fatto come una squadra».

«Abbiamo voluto questa corsa sin dall’inizio. Abbiamo mandato un uomo in testa al gruppo. Per fortuna poi ci hanno aiutato anche altri. Abbiamo lottato per portarlo davanti, il pensiero che lo affliggeva di più. Poi Mathieu ha finito il nostro lavoro. Ma la pressione era tutta su di lui.

«Lui dice che non è un problema avere molta pressione, soprattutto ora che è maturo. Ma dentro di sé ciò che avverte è diverso da quel che si vede fuori, ne sono certo».

Leysen è il compagno forse più stretto di allenamento di VdP. Ammette che ha talento, ma anche che si allena tanto e seriamente. «In Spagna prima del Giro ha fatto molto, pensava molto a questo giorno e oggi è stato semplicemente fantastico».

L’Alpecin Fenix ha lavorato bene nel finale. E non solo…

Ora la crono

Neanche il tempo di godersi la maglia rosa che Mathieu già è chiamato a pensare a domani. Alla crono.

«E domani? Io che lo conosco bene – conclude Leysen – posso dire che domani può tenere la maglia. Ci sono altri corridori più favoriti di noi, ma sono nove chilometri. E in passato Mathieu ha fatto delle belle crono. Quando si tratta di lui, io non ho mai il coraggio di dire che non ce la può fare!».

E Mathieu cosa dice? «C’è una cronometro domani. Non so se riuscirò a difendere la maglia rosa, ma di sicuro ci proverò».

Domani si comincia e tutti scommettono su Van der Poel

05.05.2022
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Saranno 190 chilometri pianeggianti fino allo strappo finale di Visegrad. Probabilmente un gioco da ragazzi. Verrebbe da dire che vincerà chi sarà in grado di prendere la miglior rincorsa, ma nel ciclismo non c’è nulla di banale e in quegli ultimi 5,6 chilometri ci sarà da divertirsi. Certamente da sgomitare. Il Giro comincia e Van der Poel appare concentrato. E anche se lo tirano tutti per la manica, ricordando quanto fece al Tour 2021 sul Mur de Bretagne, l’olandese raffredda gli animi. Lì c’era la dedica per suo nonno Raymond Poulidor e la maglia gialla mai vestita. Lì era un’altra storia.

«Sembra semplice prendere la rosa – dice – ma tanti penseranno di poterlo fare. Bisognerà vedere chi avrà lo spunto migliore. Il sogno di prendere la maglia gialla era un po’ più grande, vista la storia che c’era dietro. Voglio assolutamente provare a indossare anche io la rosa, ma non sarà facile. Indossare la maglia di leader dei tre Giri non è un obiettivo. Tutti sanno che ho in testa obiettivi più concreti. Non è un segreto che voglio essere campione del mondo in tutte e tre le discipline».

Giro e Tour

La strada è lunga, ammette abbassando lo sguardo. Ma si scuote e richiama tutti alla concretezza. Intanto si sa che la Alpecin-Fenix, in omaggio al secondo sponsor che è italiano, correrà con la maglia color verde comodoro, per il lancio di una nuova pittura murale, il cui nome X-Kin compare sulla maglia.

«Voglio finire il Giro e il Tour quest’anno – dice – l’anno scorso ho abbandonato il Tour perché stavano arrivando anche le Olimpiadi. Quest’anno non è così e quindi è un’altra storia. Si sente spesso dire che finire un Giro ti rende un corridore più forte e mi piacerebbe vedere se è vero. La preparazione non è stata delle migliori. Non credo di essere più fresco perché ho cominciato dopo. Recuperare da un infortunio logora anche di più. Perciò fra i tanti punti interrogativi c’è anche vedere come reagirà il mio corpo davanti alle salite della terza settimana».

Tour 2021, Van der Poel fa la crono della vita a Laval e salva la maglia gialla
Tour 2021, Van der Poel fa la crono della vita a Laval e salva la maglia gialla

La crono dimenticata

Domani si comincia. Da Budapest al Castello di Visegrad. A cose normali forse la squadra avrebbe puntato su Merlier, ma Tim non si è ripreso dalla caduta di Roubaix, per cui per le volate è tornato in ballo Mareczko.

«Ho provato l’arrivo – dice Mathieu – non sarà sicuramente facile. E’ un po’ come la tappa di apertura del Tour 2021, dove le cose andarono storte (a Landernau vinse Alaphilippe e Van der Poel si piazzò 20°, ndr). Non so se i velocisti saranno in grado di resistere, penso che Caleb Ewan sarà lì. Non sarà facile uscire in rosa dalla prima tappa, ma ci proverò. E se non dovesse bastare Visegrad, magari posso pensare alla crono del giorno dopo. Non posso dire di averci lavorato tanto (ride, ndr), appena un giorno nelle ultime settimane. Al Tour lo scorso anno andai bene, quindi non ho cambiato quasi nulla in termini di posizione. Ma non dico nulla, c’è tanta gente che si è preparata. Non io. E so che dovrò lavorarci tanto in futuro».

Debutto al Giro per Van der Poel. Il suo obiettivo 2022 è concludere poi anche il Tour
Debutto al Giro per Van der Poel. Il suo obiettivo 2022 è concludere poi anche il Tour

Il podio? Meglio Dumoulin

L’ultimo sorriso gli scappa quando gli riportiamo la battuta di Contador sul fatto che Alberto lo vedrebbe sul podio finale di questo Giro.

«Io sul podio? Forse dopo il primo giorno – sorride – ma la classifica finale non è un obiettivo. Nemmeno la maglia a punti. Cerco di vincere le tappe e di prendere la maglia rosa se mi sarà possibile. Il resto lo lascio a quelli più adatti, compreso Dumoulin. Sono molto curioso di vedere cosa potrà fare. Seguii ogni giorno dal divano il suo Giro del 2017, spero che sia nuovamente forte».

EDITORIALE / Pogacar bloccato da un Van der Poel diverso

04.04.2022
4 min
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Un hotel alle porte di Milano, vigilia della Sanremo. Era appena finita la conferenza stampa del UAE Team Emirates e facevamo due chiacchiere nel piazzale con Andrea Agostini, la cui qualifica nella squadra è Chief Operating Officer. Si scherzava sul fatto che Pogacar volesse vincere un po’ troppo e lui, che ha vissuto sulla pelle varie vicende sportive, disse una frase su cui nei giorni scorsi ci fermammo per un po’ a riflettere.

«Bene che vinca ogni volta che può – disse Andrea – perché non dura per sempre. Puoi essere anche Merckx, ma il momento in cui le cose smettono di funzionare più viene per tutti».

Milano-Sanremo: i tre scatti sul Poggio che hanno tagliato le gambe a Pogacar
Milano-Sanremo: i tre scatti sul Poggio che hanno tagliato le gambe a Pogacar

Suggestione collettiva

Si era tutti in preda alla più grossa ubriacatura ciclistica degli ultimi tempi. Tanto era stato lo strapotere di Pogacar alla Tirreno, che nella sala stampa dell’ultimo giorno, si dava per certa la vittoria dello sloveno alla Sanremo. Il dubbio era solo sul modo in cui l’avrebbe fatto, non sul merito. Invece alla Classicissima, pur attuando il forcing sulla Cipressa anticipato da Bartoli a bici.PRO, Pogacar ha commesso vari errori di inesperienza.

Tutti quegli scatti sul Poggio, al posto di uno solo e vincente, dimostrarono che certe corse bisogna farle e poi rifarle prima di trovarne la chiave. E se non è da escludersi che Tadej possa tornare per vincere in via Roma, dopo quel che si è visto ieri, è altamente possibile che la stessa cosa possa riuscirgli al Fiandre. Il ragazzo è intelligente e fortissimo, siamo certi che stia masticando la delusione e rianalizzando i passaggi. Proviamo allora ad aiutarlo…

Nello sprint del Fiandre, questa volta Van der Poel è lucidissimo e potente
Nello sprint del Fiandre, questa volta Van der Poel è lucidissimo e potente

Lo sprint più lungo

Un errore, se di errore si può effettivamente parlare, l’ha commesso nello sprint. Lo ha tradito il rettilineo, più lungo di un chilometro. La volata sembra interminabile attraverso gli schermi, figurarsi a starci dentro. Vedi il traguardo, sembra vicino eppure è lontanissimo e se per caso ti viene in mente di rallentare per far scoprire il tuo avversario, devi mettere in conto che da dietro potrebbero rientrare. Ieri è successo.

Pogacar non ha l’esperienza da velocista di Van der Poel e ieri Mathieu se l’è giocata alla grande, scacciando da campione i fantasmi del 2021.

Non è detto che Van der Poel non avesse gambe per dare cambi: di certo non ha voluto farlo
Non è detto che Van der Poel non avesse gambe per dare cambi: di certo non ha voluto farlo

Pogacar in trappola

Dalla sinistra si è spostato sul lato opposto, lasciando tuttavia la porta aperta sul fianco destro. Un metro fra sé e le trensenne. Quando Van Baarle e Madouas li hanno raggiunti, Van der Poel ha capito che Madouas stava per infilarsi da quella parte e che Van Baarle invece avrebbe provato a superarlo sulla sinistra.

Appena ha percepito la presenza di Madouas, ha accelerato, chiudendo abilmente la porta a destra con uno spostamento di 40 centimetri. Si è reso conto di certo che a quel punto Van Baarle lo avrebbe seguito, intrappolando Pogacar.

Difficile dire se abbia fatto tutto questo consapevolmente, ma alla peggio s’è trattato di istinto da velocista. In ogni caso, l’operazione ha funzionato alla grande. Segno di lucidità e di energie più fresche di quelle che nel 2021 lo costrinsero ad arrendersi ad Asgreen.

Giro delle Fiandre 2021, Mathieu Van der Poel tira, Kasper Asgreen è in agguato
Fiandre 2021, Van der Poel tira, Asgreen è in agguato

L’errore di Tadej

Semmai Pogacar potrebbe aver sbagliato sul Paterberg, quando si è reso conto, essendosi voltato, che Van der Poel fosse appeso a un filo, avendolo visto tossire e anche sputare. Il fatto che non abbia voluto o non sia riuscito a staccarlo lassù ha in qualche modo sancito il suo destino in volata.

Per contro, ha dovuto fronteggiare un Van der Poel inatteso. Il fenomeno che abbiamo imparato a conoscere nelle ultime due stagioni ieri semplicemente non c’era. Il Mathieu con il sangue agli occhi per dimostrare di essere il più forte – più è spettacolare, meglio è – al Fiandre si è fatto da parte. Forse ieri sapeva di non avere le gambe migliori o forse, pur avendole, ha scelto di non esagerare.

Di certo la sua lucidità ha portato l’orologio indietro di un anno, a quel 4 aprile del 2021 in cui a fare la parte di Pogacar c’era lui e dietro Asgreen sputava fatica e lacrime pur di non farsi staccare. Tutti ricordano come andò a finire e quella ferita è rimasta sulla pelle di Van der Poel per un anno intero e forse ci resterà per sempre. Ma ha imparato. Non è detto che non avesse gambe per dare cambi a Pogacar sul Kwaremont o sul Paterberg. Magari ha semplicemente scelto di non farlo. Il Van der Poel del 2021 voleva dimostrare di essere il più forte. Quello del 2022 voleva vincere.

Van der Poel urla di gioia, Pogacar di rabbia. Ma che Fiandre!

03.04.2022
6 min
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Il Giro delle Fiandre numero 106 è racchiuso in un chilometro, l’ultimo. Un rettilineo. Una volata. L’epilogo della Ronde è incredibile. Mathieu Van der Poel e Tadej Pogacar davanti si marcano come due pistard e dietro Valentin Madouas e Dylan Van Baarle risalgono come due frecce. Sembra la famosa Liegi del 1987, con Argentin che da dietro piomba su Criquelion e Roche.

Però che duello. I più forti erano, i più forti sono stati. Le fiammate sui muri. La potenza superiore dei due su tutti gli altri. L’allungo di Pogacar sul Kwaremont. La folla sui muri. Ragazzi, questo è spettacolo puro.

Come pistard

Lo sloveno sembra averne di più dell’olandese. E’ lui che fa la selezione maggiore sul secondo passaggio dell’Oude Kwaremont. Tira per tempi decisamente più lunghi quando sono in fuga ed è sempre lui che costringe ad una “svirgolata” VdP sul Paterberg. Però il risultato non cambia: Mathieu è sempre alla sua ruota.

Quattrocento metri. VdP, in testa, si sposta sul lato destro vicino alle transenne. Pogacar non si muove. Non si muove, ma si volta. Madouas e Van Baarle li vedono. Vedono che sono quasi fermi e spingono a più non posso.

Questa rimonta fa partire un po’ più lunghi del previsto i due mattatori che forse non hanno un rapporto ideale, soprattutto Pogacar. Lo sloveno si risiede cerca di cambiare, ma si trova incastrato da Van Baarle.

Centocinquanta metri all’arrivo. Siamo nel pieno dello sprint, ma il campione della Alpecin-Fenix non lo sta disputando con il suo ormai vecchio compagno di fuga, bensì con Madouas. Il francese è partito lunghissimo e chiaramente non ho più le gambe per i 50 metri finali. VdP invece ha energia da vendere in confronto. Stavolta il Fiandre è suo.

Tra incubi e gioia

Van der Poel si gioca ancora una volta la Ronde. Ancora un testa a testa. E forse inizia a rivedere i fantasmi di un anno fa, quando si trovò nella stessa identica situazione, ma con Asgreen al posto di Pogacar. Forse anche per questo cerca di risparmiare ogni briciolo di energia. E forse anche per questo la sua fidanzata, Roxanne incrocia le mani come per pregare dietro l’arrivo. 

E le sensazioni di un secondo posto bis sono più che reali dopo l’arrivo.

«Ho lavorato tantissimo per questo Giro delle Fiandre – ha detto Mathieu – ci tenevo troppo. Non sapevo neanche se sarei potuto esserci fino a qualche settimana fa. Sul Paterberg stavo quasi per mollare, poi ho trovato altre energie. Pogacar mi ha fatto soffrire, mi ha spinto al limite. Per fortuna che nel finale sono riuscito a risparmiare un po’. Sapevo e ho detto stamattina che Pogacar poteva essere il mio alleato migliore, ma credo anche che forse era il più forte e se avesse vinto lo avrebbe meritato».

E questa ammissione non è cosa da poco per l’olandese. “I mostri” del 2021 non possono che essere vivi. E dal Paterbeg e con tutto quel rettilineo lungo e dritto ce n’era di tempo per rivederli. Questa non è una volata di potenza, ma di energie. Solo loro due possono sapere quante ne avevano.

«Mi sono fatto ancora delle domande negli ultimi chilometri – ha raccontato Van der Poel – sono stato nella stessa situazione per il terzo anno consecutivo. Mi prendevo cura di Tadej e non degli altri dietro. La volata di Pogacar? Deve farne qualcuna in più…».

Ahi, ahi Pogacar

Il Fiandre di Pogacar invece dura 50 metri di meno. Lo sloveno smette di pedalare. Si sbraccia. E continuerà a sbracciarsi fin dopo il traguardo. Per la prima volta lo vediamo furioso. Non ci sta. Tornando al discorso delle energie, che solo loro due possono sapere davvero, Tadej si sente defraudato di quello che magari per lui e per le sue gambe, era un successo assicurato.

Qualche secondo dopo dopo l’arrivo gli sfila a fianco il corridore della Ineos-Grenadiers, Van Baarle. L’olandese cerca il suo sguardo, ma Pogacar replica stizzito con gesti plateali. Ci teneva veramente tanto a questo Giro delle Fiandre. Lo ha perso, probabilmente sa che un po’ di colpa è anche la sua per non aver azzeccato la volata, ma anche stavolta se andiamo a vedere il bicchiere è mezzo pieno per lui. 

Infatti, se prima c’era qualche dubbio su una sua reale possibilità di vittoria al Fiandre, adesso si ha la certezza che questa corsa la può vincere. Forse più della Sanremo.

«E’ stata un’esperienza bellissima – ha detto il capitano della UAE Emirates – bella atmosfera, incredibile. Sul momento c’è stato un po’ di disappunto dopo la volata. Mi sono trovato con la strada chiusa, non ho potuto dare il mio meglio negli ultimi 100 metri. E tornerò, sicuro!».

Il podio finale. Doppietta olandese con Van der Poel e Van Baarle. Terzo Madouas
Il podio finale. Doppietta olandese con Van der Poel e Van Baarle. Terzo Madouas

Neanche la radio

Ma i dubbi sulla volata restano. Ha sbagliato lui? E’ stato chiuso? Certi momenti sono sempre concitati e mai facili da gestire. Su una cosa però Tadej ha ragione: non è riuscito ad esprimere il suo massimo. E forse per questo brucia ancora di più.

E in certi casi neanche la tecnologia, leggi le radioline, possono fare molto. 

«Se l’ho avvertito per radio? L’ultima volta che gli ho parlato – spiega il suo diesse Fabio Baldatoè stato ad un chilometro e mezzo dall’arrivo. Gli ho detto: Tadej, attenzione perché hanno 25”. Poi gli ho fatto i complimenti e ho chiuso la comunicazione per due motivi. Primo perché noi dalla tv in auto vediamo la corsa con circa 15” di ritardo e poi perché al chilometro finale c’era la deviazione delle ammiraglie.

«Sapete, finché la corsa riesci a scorgerla qualcosa gli dici, ma se non lo vedi c’è poco da fare. Giusto che facesse la sua corsa. Ma credo che non si possa criticare questo corridore perché sbaglia una volata. Insomma, quarto al primo Fiandre…».

Per Van der Poel a Waregem le prove generali del Fiandre

30.03.2022
4 min
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Un incontro su Zoom in mezzo a un mucchio di giornalisti belgi. Mathieu Van der Poel è rientrato alla base dopo la Coppi e Bartali e ha negli occhi il lampo giusto. Oggi venderà cara la pelle alla Dwars door Vlaanderen, la cara vecchia corsa di Waregem, e ancora di più domenica al Giro delle Fiandre. Sulle strade ci sarà nuovamente pubblico e questo già mette di buon umore i corridori. La voglia di parlare tuttavia non è troppa: risposte laconiche come quando la concentrazione è alta.

«La vittoria nella quarta tappa della Coppi e Bartali – dice – mi ha rassicurato. Il percorso e l’intensità erano un po’ paragonabili alle classiche fiamminghe. Dopo la seconda tappa dissi che mi mancava ancora un po’ di potenza, ma ora va bene. Pensando al Fiandre, credo che non avrei nemmeno più bisogno della gara di domani (oggi per chi legge, ndr). Allora perché farla? Perché è una grande gara, l’ho vinta nel 2019 e voglio vincerla di nuovo».

Gli sforzi nelle tappe toscane hanno dato a Van der Poel la sensazione di essere al punto giusto
Gli sforzi nelle tappe toscane hanno dato a Van der Poel la sensazione di essere al punto giusto

Van Aert e Asgreen

La fiducia è alta, il che è sorprendente dopo un inverno piuttosto difficile. Deve essere stato duro per lui incassare la sconfitta ad opera di Colbrelli alla Roubaix e poi dover rinunciare al ciclocross per il persistere sempre più fastidioso del mal di schiena, mentre Van Aert giocava al gatto coi topi. Mathieu ha trascorso parecchio tempo in Spagna, mentre i suoi colleghi si giocavano le prime grandi corse. E solo qualche… spiata su Strava a un certo punto ha fatto capire che la condizione fosse ormai prossima.

«Ammetto – dice – che non sia stato un periodo divertente. Ma in questo modo ho messo insieme la migliore preparazione di sempre. L’ho fatto a modo mio, come volevo. Non ho dovuto correre subito dopo la stagione del ciclocross, che è stata breve, ma non ho intenzione di lamentarmi. Non avrei mai pensato che sarei arrivato pronto al Fiandre, ormai guardavo di più all’Amstel e alle classiche delle Ardenne. Ma quando le cose in Spagna sono migliorate davvero, ho capito che era possibile. Non mi dispiace che gli altri abbiano iniziato da più tempo, anche Van Aert ha vinto l’Omloop Het Nieuwsblad subito dopo il ritiro. Questo è il nuovo ciclismo. Ne fa parte anche Pogacar che verrà a provare questi muri. Lui riesce in tutto quello che fa, ma credo che i rivali più forti siano Van Aert e Asgreen».

La corsa italiana è servita per Van der Poel soprattutto a fugare gli ultimi dubbi e trovare la gamba
La corsa italiana è servita per Van der Poel a fugare gli ultimi dubbi

La schiena a posto

La bella notizia in questa parte del Belgio è che si torna a correre con il pubblico, così come lo mette di buon umore il fatto che la schiena dia meno fastidio.

«Quando vado in bicicletta – spiega – sono quasi indolore. Molto meglio che negli ultimi anni. Devo continuare a lavorarci su, faccio esercizi tutti i giorni, soprattutto di allungamento e per sciogliere i glutei, affinché la schiena sia sempre sotto controllo. Negli ultimi anni avevo trascurato questi esercizi, anche perché spesso dovevo cambiare disciplina e c’era poco tempo. Ha ragione Bartoli quando dice che facendo tante specialità c’è meno tempo per prendersi cura di se stessi. E’ la vera lezione che ho imparato da questa esperienza. Mi sento bene e corro per vincere. Se funzionerà è un’altra questione…».

L’accoglienza alla Coppi e Bartali è stata calorosa, ma Van der Poel pensava solo ad allenarsi
L’accoglienza alla Coppi e Bartali è stata calorosa, ma Van der Poel pensava solo ad allenarsi

Stasera primo verdetto

Saluta confermando che probabilmente correrà il Giro d’Italia e ribadendo che avere così tanto tempo per allenarsi è stato un lusso per lui inedito. Alle sue spalle le pareti a fioroni della stanza d’hotel rendono la scena un po’ impersonale. Ma in un paio di occasioni nel lampeggiare del suo sguardo è parso di vedere il Mathieu dei giorni migliori. Per il pubblico sulle strade, che lo ha visto brillare a Sanremo e vincere a Montecatini, presagio migliore non potrebbe esserci.

Il re è tornato, ma dal Belgio arriva l’acuto di Van Aert

25.03.2022
5 min
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A 1.300 chilometri di distanza, in due corse completamente differenti e in condizioni non ancora paragonabili, Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel hanno vinto a capo di una fuga. Il primo concretizzando una condizione già superlativa al E3 Saxo Bank Classic di Harelbeke. Il secondo costruendo la sua, che tanto male non doveva essere dopo il terzo posto alla Sanremo, sul traguardo di Montecatini alla Settimana Coppi e Bartali.

Van Aert ha tagliato il traguardo abbracciato al compagno Laporte, con cui ha diviso gli ultimi chilometri all’attacco. Van der Poel ha schiodato la concorrenza con una volata di rabbia. La sua ultima vittoria risaliva al 12 settembre, nella Antwerp Port Epic.

Per Van Aert e Laporte, arrivo in parata sul traguardo di Harelbeke
Per Van Aert e Laporte, arrivo in parata sul traguardo di Harelbeke

Delusione Sanremo

Alla Sanremo è successo quello che si poteva pensare, rileggendone la storia comune. Nella sua analisi dopo gara, Van Aert ha ammesso di aver sprecato le energie migliori per chiudere sui tanti attacchi del Poggio e fra questi, due volte si è mosso per riacciuffare Van der Poel. Sembra che l’olandese a tratti lo privi della necessaria lucidità.

«Alla Sanremo – diceva prima del via – cerco di non pensarci. Sono rimasto deluso, è vero. Ma non c’era più niente da fare. Le corse che arrivano ora mi si addicono meglio. Questo è il periodo su cui abbiamo lavorato e ora è il momento di dare il meglio di me. Harelbeke è in cima alla mia lista dei desideri, mi piacerebbe molto vincerla. Il Taaienberg è il punto chiave, di solito il gruppo esplode lì».

Sul Paterberg la selezione di Van Aert è stata spietata
Sul Paterberg la selezione di Van Aert è stata spietata

Una cronosquadre

Van Aert ha dato il primo avviso decisivo a 80 chilometri dall’arrivo selezionando in testa un gruppo di una quindicina di corridori. Poi, quando di chilometri ne mancavano poco più di 40, ha dato il secondo scossone. Con lui è rimasto soltanto Laporte, che alla Parigi-Nizza ha approfittato dei favori del capitano, mentre questa volta ha dovuto chinare il capo.

«Abbiamo fatto una fantastica prestazione di squadra – ha detto Van Aert – non ho parole per questo. Abbiamo perso quasi subito Tosh Van der Sande, ma sapevamo di dover gestire la corsa. Abbiamo sempre avuto il predominio in gara e l’abbiamo gestita in modo fantastico.  Ovviamente abbiamo dovuto lottare prima di ottenere un vantaggio rassicurante. Ma sapevo che c’è sempre un punto in cui gli inseguitori dubitano e rallentano. Stavolta è stato in cima alla Karnemelkbeekstraat, soprattutto perché in quel gruppo c’era anche Tiesj Benoot. Una volta che ci hanno lasciato andare, abbiamo dovuto pedalare forte, ma è stato persino divertente.

«Quando ho vinto l’Omloop Het Nieuwsblad – ha sorriso – hanno detto che difficilmente sarebbe stato possibile vincere qui. Questa vittoria mi offre una posizione di partenza fantastica verso le gare che verranno. Anche perché la prossima settimana saranno aggiunti alla squadra altri ragazzi forti».

Guardate che atleta! Van der Poel, subito vincente, si sta affinando per il Nord
Guardate che atleta! Van der Poel, subito vincente, si sta affinando per il Nord

The King is back

A Montecatini, si legge sui social della Alpecin-Fenix, “the king is back”: il re è tornato. Van der Poel è stato in fuga. Lo hanno ripreso. E poi ha vinto la volata. Niente di troppo facile, esattamente quello che cercava.

«Mi manca solo un po’ di resistenza – ha spiegato – è quello che intendevo quando nei giorni scorsi ho detto che la Milano-Sanremo è stata una corsa molto diversa sotto questo aspetto. E’ veloce. Puoi lasciarti andare alla deriva per i primi 250 chilometri. I cambi di ritmo, le accelerazioni e i rilanci sono molto meno presenti. Ecco perché sto sempre cercando la fuga in questo giro molto difficile. Solo per guadagnare in resistenza. Ne ho ancora bisogno».

La Toscana ha accolto la Coppi e Bartali con il calore e la solita competenza
La Toscana ha accolto la Coppi e Bartali con il calore e la solita competenza

Il lavoro giusto

Il re è tornato: è certamente una grande notizia per i suoi tifosi e per il pubblico che lo aspetta sulle stradelle del Belgio e lo rivedrà alla Dwars door Vlaanderen che si correrà il 30 marzo da Roselare a Waregem, nel cuore più fiammingo delle Fiandre.

«Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto vincere una tappa qui – ha precisato – ma lo scopo di questa corsa è un altro. Voglio uscire da questa settimana meglio di come ci sono entrato ed essere pronto per quello che verrà dopo: la primavera delle classiche, che è molto più importante. In questo senso, ogni giorno è un altro buon allenamento. Questa corsa si adatta benissimo al lavoro di cui ho bisogno».

Ieri Van der Poel è tornato al suo hotel in bicicletta, a una quarantina di chilometri di distanza dall’arrivo di San Marino: «Un’altra ora di allenamento extra a mio piacimento», ha concluso con un sorriso. Chissà se oggi farà lo stesso. E chissà se pure da 1.300 chilometri, Van Aert lo starà seguendo, sia pure senza farsi notare…