Van der Poel ai box. Mondiali a rischio e gruppo in fermento

29.12.2021
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Non poteva essere solo per il mal di gambe. Infatti dopo la battuta d’arresto di Van der Poel nel Superprestige di lunedì, ecco giungere puntuale la comunicazione della Alpecin-Fenix. L’olandese ha ancora mal di schiena e domani non sarà all’Azencross di Loenhout. Il dannato dolore derivante dalla caduta di Tokyo continua a seguirlo come una maledizione.

«E’ frustrante – dice l’olandese – ma è quello che è. Il problema esiste da un po’ di tempo e sono parzialmente sollevato dal fatto che ci sia una causa identificabile che può essere risolta con riposo e trattamento extra. Tutti sanno che i mondiali negli Stati Uniti sono il primo grande traguardo del 2022, ma non sono certo l’unico né l’ultimo. Sono il primo a voler recuperare, ma senza la pressione del tempo, in modo da poter giocare tutte le mie possibilità. Riprenderò quindi le gare solo quando sarò completamente pronto. Se arrivo ai mondiali, è meglio. In caso contrario, non vedo l’ora che cominci la stagione primaverile su strada».

Vermiglio è stato il terzo cross di Van Aert, rientrato già vincente ai primi di dicembre
Vermiglio è stato il terzo cross di Van Aert, rientrato già vincente ai primi di dicembre

Rodaggio rapido

La schiena preoccupa e per la prima volta da quando lo si conosce ad alto livello, dovendo scegliere Mathieu ha anteposto la strada al cross. Se a questo si unisce la perplessità di Van Aert sulla trasferta iridata per il rischio di quarantene, lo scenario attorno al mondiale di Fayetteville riapre la porta agli specialisti del cross che si stavano già rassegnando alle briciole

Se infatti fino allo scorso anno Van Aert, Van der Poel e Pidcock avevano avuto bisogno di qualche gara di adattamento, quest’anno la fase di rodaggio è parsa ben più rapida e la cosa non ha mancato di suscitare riflessioni fra i colleghi, che pure gareggiavano già da due mesi. Da quando la stagione su strada era ancora in corso: il 10 ottobre si è corsa la prima Coppa del mondo negli Stati Unici, mentre Tadej Pogacar vinceva il Lombardia, una settimana dopo la vittoria di Colbrelli a Roubaix. Se a ciò si aggiunge che, proprio per aver iniziato così presto, le Feste di fine anno coincidono con un calo degli specialisti, ecco spiegata la frustrazione dell’ambiente.

Adrie Van der Poel (qui ai mondiali 1988) ha parlato della poca attività estiva dei crossisti
Adrie Van der Poel (qui ai mondiali 1988) ha parlato della poca attività estiva dei crossisti

Provocazione Van der Poel

Al danno si è aggiunta di recente la beffa, almeno dal loro punto di vista. Sposando un parere che aveva già trovato cittadinanza su bici.PRO dopo la gara di Vermiglio, Adrie Van der Poel, padre di Mathieu, ha parlato dell’attività degli specialisti del cross.

«Dovrebbero avere un programma su strada più consistente in estate – ha detto – per migliorare contro Wout e Mathieu nel ciclocross. Non è misurandosi contro i dilettanti su strada ad agosto che potranno gareggiare in inverno contro questi due».

I crossisti puri si dedicano quasi esclusivamente alla loro disciplina per sei mesi all’anno, tra settembre e febbraio. Raramente compaiono nelle gare su strada in estate. Corrono tutti con squadre continentali, il cui budget è quasi interamente dedicato al ciclocross e il cui calendario è evidentemente limitato.

Iserbyt è realista: sbagliato cercare lo scontro diretto
Iserbyt è realista: sbagliato cercare lo scontro diretto

La risposta di Iserbyt

Letto il parere di VdP senior, Iserbyt ha voluto rispondere, sentendosi forse preso di mira.

«Basterebbe che Adrie Van der Poel – ha detto – guardasse l’altro suo figlio (David, ndr) che si sta godendo un buon programma su strada con la Alpecin-Fenix, senza avere lo stesso livello di Wout e Mathieu. Devi sapere dove sei nella gerarchia. Non ho aspettato che Wout o Mathieu raccogliessero vittorie, altrimenti oggi il mio bilancio sarebbe a zero. Conosco il loro livello, è ben al di sopra di quello di Nys o Stybar ai loro tempi. All’inizio della mia carriera il mio sogno era batterli, ma ora ho capito che non aveva senso. Meglio vincere cinque gare senza di loro che due contro di loro. L’ho fatto due volte la scorsa stagione e anche Aerts ha battuto Mathieu, ma tutti si sono dimenticati di lui. Sappiamo tutti che quando tornano al ciclocross, inizia un’altra stagione. Se mi metto a seguirli, rischio di esplodere. Tanto vale riuscire a conquistare un posto d’onore per continuare a prendere punti in Coppa del mondo».

Nys Thibau Sven
Sven Nys con suo figlio Thibau, campione europeo U23 a Trento 2021
Nys Thibau Sven
Sven Nys con suo figlio Thibau, campione europeo U23 a Trento 2021

Nys rassegnato

E’ infatti innegabile che, al netto di ogni possibile osservazione, a fare la differenza sia il talento naturale di Van Aert e Van der Poel, con Pidcock in rapida ascesa. Per anni campioni come Sven Nys, Niels Albert o Erwin Vervecken sono rimasti padroni dell’inverno, oggi la tendenza si è completamente invertita. Forse solo il tre volte campione del mondo Zdenek Stybar era riuscito prima di loro ad avere un buon livello anche su strada, perdendo però le sue potenzialità nel cross. E la conferma viene proprio da Sven Nys, campione di tre mondiali, 13 Superprestige e tre Coppe del mondo e ora tecnico di Aerts e Van der Haar.

«Hanno raggiunto una tale perfezione – ha ammesso – da costringere gli altri a porsi obiettivi realistici. Se corrono come Wout durante i suoi primi due ciclocross, rischiamo di vivere un periodo natalizio senza vittorie».

Bart Wellens, vincitore di due mondiali, parla di motori evidentemente più potenti
Bart Wellens, vincitore di due mondiali, parla di motori evidentemente più potenti

Più cavalli e gomme nuove

Alla frustrazione sportiva, par di capire che si sommi anche quella finanziaria. Se infatti i tre stradisti ottengono rimborsi a quattro zeri, i ciclocrossisti puri sono costretti a mettere in fila quasi tutte le prove del calendario per ottenere un reddito accettabile. Per questo la comunicazione dello stop di Van der Poel ha spento i suoi tifosi, ma ha ridato il sorriso ai protagonisti della scena invernale.

«E’ come in Formula Uno – ha detto Bart Wellens, ex star del cross a Het Nieuwsblad – se arriva qualcuno con cinque cavalli in più e le gomme nuove. Non serve essere grandi esperti di automobilismo per capire che avrà un enorme vantaggio».

Ma a volte anche le monoposto più veloci si inceppano. Al ritmo di impegni e prestazioni cui si sottopongono quei due, c’è da augurarsi che siano sempre in salute. Altrimenti anche il recupero dal più banale infortunio diventa un calvario.

Vdp Heusden Zolder

VDP affonda a Heusden-Zolder: giornataccia o peggio?

28.12.2021
4 min
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Se la vittoria a Dendermonde aveva esaltato i tifosi di Van Aert, quella di Heusden-Zolder nella tappa del Superprestige li ha estasiati. In Coppa del mondo Van der Poel aveva incassato 49” di ritardo, ma almeno per oltre metà gara era rimasto al suo livello. Nella sfida dell’autodromo (dove lo scorso anno l’olandese aveva rifilato al rivale una sonora sconfitta), il confronto è durato appena due giri, poi Van Aert ha aperto il gas e la gara è diventata per lui una cronometro, per l’acerrimo rivale un calvario.

Le telecamere (la gara era senza pubblico per le disposizioni anti-Covid, quindi l’apporto televisivo era essenziale) si sono soffermate più sull’olandese, che nel finale del terzo giro ha impostato male una salita perdendo di colpo il treno dei principali inseguitori, da Pidcock a Iserbyt, da Van Kessel a Hermans. Da lì in poi Van der Poel è andato alla deriva, perdendo manciate di secondi a ogni tornata, finché alla fine del 6° dei 9 giri previsti ha deciso di averne abbastanza. Un rapido dietrofront, veloce cambio di abiti al camper e via verso casa, non parlando con nessuno, neanche della sua squadra.

Zolder Van der Poel 2021
Van der Poel con la maglia sporcata dal fango: una scivolata frutto della stanchezza fisica e mentale?
Zolder Van der Poel 2021
Van der Poel con la maglia sporcata dal fango: una scivolata frutto della stanchezza fisica e mentale?

Il mistero della (eventuale) caduta

L’Alpecin Fenix ha naturalmente cercato di gettare acqua sul fuoco: «Semplicemente una giornata storta» hanno scritto sui social e parlando con chi gli è più vicino si è avuta la sensazione di dichiarazioni più di circostanza che altro: «Mathieu era partito con tutta la voglia di far bene – ha spiegato il suo manager Christoph Roodhooft – forse è caduto in quella salita, ma era già lontano da Van Aert, ha ripreso ma poi non l’ho visto più».

Dal padre Adrie si è saputo qualcosa in più: «Non credo sia caduto, almeno guardando la maglia non sembrava che quelle macchie fossero frutto di uno scivolone. Il ginocchio sta meglio, la schiena si fa ancora sentire, io credo che vista la situazione non abbia voluto correre rischi. Mancano 5 settimane al mondiale, c’è tutto il tempo per raddrizzare il timone e arrivare in porto, intanto giovedì a Loenhout sarà un’altra gara e un’altra storia».

Van Aert Zolder 2021
Quinta vittoria stagionale per Van Aert, che ha preceduto Pidcock e Iserbyt di 1’04”
Van Aert Zolder 2021
Quinta vittoria stagionale per Van Aert, che ha preceduto Pidcock e Iserbyt di 1’04”

VDP e le difficoltà nella corsa

Una giornata storta ci sta, ma guardando la gara qualcosa emerge. Van der Poel continua a soffrire soprattutto nei tratti a piedi, sulle salite con gradoni (che saranno un elemento importantissimo a Fayetteville) non perde solo da Van Aert ma anche dagli altri, segno di una pesantezza figlia di una condizione ancora approssimativa. Questo lo porta anche a sbagliare, come avvenuto sulla salita che gli è costata il treno degli inseguitori. Dopo Dendermonde VDP aveva detto di aver bisogno di gareggiare, forse dopo tre giorni di reset fisico ma soprattutto mentale ne sapremo di più.

Finora non abbiamo parlato del dominatore di giornata, Wout Van Aert alla sua quinta vittoria in 5 gare disputate sui prati. A fine gara il belga era davvero soddisfatto.

«Dopo il successo in Val di Sole ho continuato a lavorare bene – ha dichiarato a Het Laatste Nieuws – e questi sono gli effetti. Miglior livello di sempre? Difficile fare paragoni, anche perché prima ero più focalizzato sul ciclocross, poi ho saltato una stagione intera (il 2019, ndr) e lo scorso anno non avevo ancora ben recuperato. Credo di andar meglio ora, credo che la scelta di tirare avanti sulla linea della strada sia stata quella giusta, mettendo però di mezzo un fondamentale momento di stacco».

Pidcock Zolder 2021
Al contrario di VDP, Pidcock è sembrato rigenerato rispetto a Dendermonde, finendo secondo
Pidcock Zolder 2021
Al contrario di VDP, Pidcock è sembrato rigenerato rispetto a Dendermonde, finendo secondo

Van Aert ai mondiali, sì o no?

Sul suo rivale, Van Aert ha preferito non esprimersi: «Non posso dire che cosa gli è successo, non l’ho visto. Credo comunque che abbia bisogno di qualche altra gara per raggiungere il top».

Intanto però anche a Heusden Zolder si è continuato a parlare della sua ventilata possibilità di disertare i mondiali. «Non ho ancora deciso niente, dopo i campionati nazionali faremo il punto della situazione», ha tagliato corto il campione della Jumbo Visma. Chiaramente con una condizione simile sarebbe il favorito, con la possibilità di tornare a impattare il suo grande rivale VDP come numero di titoli Elite vinti (attualmente 4-3 per l’arancione), ma i suoi timori legati alle difficoltà di spostamento sono molto alti. A Fayetteville si dovrebbe gareggiare in presenza di pubblico, ma c’è il rischio concreto che si debba anticipare notevolmente la trasferta per esigenze sanitarie, affrontare una breve quarantena appena toccato il suolo statunitense e questo a Van Aert decisamente non va. Visto il Van Aert attuale, sarebbe davvero una beffa.

Van Aert scaccia l’incubo, ma Van der Poel è vicino

27.12.2021
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Sfogliando i giornali, stamattina Van Aert avrà la sensazione di aver scacciato un incubo. Uno a zero per lui e palla al centro. Il rientro di Van der Poel nel cross di Dendermonde per i primi giri lo ha fatto tremare, poi il primo confronto fra i due ha tenuto fede alla logica. E anche se l’olandese per mezz’ora ha corso al ritmo dell’eterno rivale, alla lunga la sua poca preparazione e la grande condizione del belga sono venute a galla. Non succedeva dal 22 novembre del 2015 che Mathieu non vincesse il cross di esordio.

Per quasi metà gara, Van der Poel ha tenuto il passo di Van Aert
Per quasi metà gara, Van der Poel ha tenuto il passo di Van Aert

«Queste statistiche sono belle – ha detto il campione del mondo – ma ovviamente prima o poi dovevano finire. Ho dovuto lasciare che l’infiammazione al ginocchio guarisse. Era proprio necessario posticipare il mio ritorno e sono felice di averlo fatto. Ed è stato necessario ricominciare più tardi, perché avevo bisogno di recuperare dopo la stagione su strada. Mi manca la resistenza. Potevo andare a un bel ritmo, ma non tenerlo sino in fondo. Nelle ultime settimane, Van Aert è stato fortissimo. Sono felice di essere riuscito a resistere così a lungo su questo percorso. Non ero male sulle parti pedalate, ma c’è ancora da lavorare».

Il gatto col topo

Di nuovo senza pubblico per il Covid e nel fango, con il solito Van der Poel minaccioso. Un incubo. Il campione belga, appena tornato dal ritiro di Girona con la Jumbo-Visma, si aspettava che il grande rivale fosse già vincente.

«Sospettavo che Mathieu sarebbe stato il mio più grande concorrente – ha raccontato – ho provato ad accelerare una prima volta e a farlo andare fuori giri, ma non ha funzionato. Allora ho rallentato un po’ e ho provato una seconda volta. Ha funzionato ed è stato divertente. Nell’ultimo quarto di gara sono stato il più forte. Curva dopo curva ho controllato il mio vantaggio. Ogni volta diventava più grande. Alla fine ho potuto prendermela comoda e non ho dovuto correre altri rischi. Ma comunque è stata una vittoria combattuta».

A testa alta

Van der Poel è schizzato avanti dalla terza fila, mentre Toon Aerts è stato il primo a forzare il ritmo. L’allievo di Sven Nys non si è voltato indietro e ha provato a fare subito corsa dura. Quando Van der Poel ha preso la sua ruota, Van Aert si è reso conto del pericolo e dopo il primo giro si è messo a spingere e ha rapidamente chiuso il buco. E per il resto della gara ha continuato a darci dentro, prendendo subito un grande vantaggio. Per fare un esempio, dopo tre giri Pidcock aveva già perso un minuto.

Poker Van Aert

Nel frattempo e per la goduria degli appassionati di lassù, è andato in scena lo sperato duello Van Aert-Van der Poel. Toon Aerts ha dovuto gradualmente piegarsi e scavare nelle riserve per stare al passo con i due, mentre alla lunga anche l’iridato è stato costretto a piegarsi.

A tre giri dalla fine il podio era già fatto. Van Aert ha potuto iniziare a festeggiare da lontano la sua quarta vittoria di stagione. Mentre Van der Poel, buono, ma non ancora eccezionale, non ha vinto al debutto per la prima volta dopo sei anni.

Subito rivincita

«Si può vedere che si è allenato duramente nelle ultime settimane» ha detto Van Aert commentando comunque la prova dell’avversario, che ha chiuso a 49 secondi e già oggi nel Superprestige di Heusden-Zolder potrebbe prendersi la rivincita. Secondo i bookmakers di lassù infatti la quinta vittoria di Van Aert non è affatto scontata, mentre l’olandese in maglia iridata, che già nella conferenza di qualche giorno fa era parso piuttosto fiducioso, guarda avanti senza ansia apparente.

«Non c’è bisogno di andare in panico – dice – sto ancora crescendo e prima dei mondiali ci sarà ancora un ritiro di preparazione. Dopo il periodo natalizio e dopo questo il periodo di lavoro, la differenza sarà grande. A Fayetteville ci sarò completamente».

Qualcuno pensa che la differenza sarà grande anche oggi. Van Aert ha raccontato ai giornalisti di lassù di non aver più spinto a tutta negli ultimi tre giri. Vedremo se oggi gli servirà dare fondo a più energie.

Ultimate Disc Young Hero, la junior ispirata dai pro’

22.12.2021
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Canyon approfondisce la sua gamma con il modello Ultimate Disc Young Hero. La bici da corsa ideata appositamente per i giovani, prende ispirazione dal Team Alpecin-Fenix di Mathieu Van der Poel. L’azienda tedesca ha infatti voluto creare un telaio specifico con misure ridotte in due taglie 3XS e XS rispettivamente per U11 e U13. Gli accorgimenti specifici sono oltre alle ruote di misura ridotta nel primo caso con le 650B, pedivelle più corte e un manubrio più stretto. Il peso è di poco sotto i 9 chili, per una bici divertente da guidare indipendentemente dal modo in cui venga usata: con la famiglia, gli amici e anche a livello competitivo.

Telaio ad hoc

Con stature più piccole, gli aspiranti ciclisti necessitano di misure che siano ad hoc per praticare in maniera sicura e serena. Il telaio in alluminio utilizzato è il modello Endurance che offre maneggevolezza e divertimento alla guida. La taglia 3XS ha un altezza consigliata per l’utilizzatore che va da 151 cm a 158 cm e monta un set di ruote da 650B. Mentre la XS ha un altezza consigliata di 158 cm a 164 cm e scorre su ruote da 700C. La Ultimate Young Hero si ispira ai professionisti anche nel suo design che riprende i colori del Team Alpecin-Fenix e il tubo orizzontale con i motivi tipici dello stile della squadra di Mathieu van der Poel.

Componenti ergonomici e performanti

Entrambe le misure sono dotate di una trasmissione Shimano Tiagra a 10 velocità con freni a disco idraulici abbinati. Il cambio utilizzato è riconosciuto per semplicità, ergonomia e facilità d’uso. Il roll-out del cambio omologato junior (5,66 m massimo) è fornito con una cassetta 18-30T e una pedivella 46/34T, entrambe di Miche. La bici monta cerchi in lega Fulcrum Racing 900 DB con copertoncini Continental GP5000 da gara con una larghezza di 28 mm. Il set di ruote garantisce un ottima reattività al mezzo anche grazie al cerchio posteriore asimmetrico che ne migliora la rigità laterale e torsionale.

Il manubrio è il Canyon H17 Ergo AL, leggero e con un design ottimizzato dal punto di vista dell’ergonomia. L’attacco manubrio abbinato è il V15, ideale per maneggevolezza e stabilità di guida. Infine la seduta è la Selle Italia Model X, leggera e confortevole per ogni terreno e distanza, abbinata al reggisela Iridium One AL

Il prezzo consultabile sul sito è di 1.199 euro. 

Canyon

Van der Poel: paura, impennate e rientro a Santo Stefano

22.12.2021
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Il ritorno di Mathieu Van der Poel nel cross avverrà domenica 26 dicembre a Dendermonde senza nessun passaggio intermedio: sarà subito la sfida a tre, contro Van Aert e Pidcock. Si salvi chi può! Il debutto previsto per sabato scorso a Rucphen è stato rinviato per la scivolata dello scorso 25 novembre a causa della quale è saltato fuori un dolore al ginocchio che gli ha impedito di svolgere la necessaria preparazione.

«Il ginocchio non fa più male – racconta l’olandese in un incontro che si è svolto ieri su Zoom – la schiena invece è ancora lì che dà fastidio e dovrò conviverci. Dopo la Roubaix sono andato un po’ in vacanza e quello stupido problema al ginocchio non ci voleva. Ero in bici con un amico nel bosco, nemmeno un allenamento, piuttosto una girata. In un tratto scivoloso a ruota davanti mi è andata via e sono caduto battendo il ginocchio sulla ghiaia. Hanno pulito la pelle e tolto alcuni lembi e ho perso subito 4 giorni di allenamento. Poi sono ripartito, per ritrovare la forma, ma dopo 5-6 giorni ho dovuto fermarmi di nuovo. Ammetto di aver avuto paura. La mia stagione di cross quest’anno sarà già breve, poteva saltare del tutto, invece adesso sembra che vada tutto bene».

Il ritorno di Van der Poel, iridato nel 2021 sulla sabbia di Ostenda, avverrà il 26 dicembre a Dendermonde (foto Alpecin)
Il ritorno di Van der Poel, iridato nel 2021 sulla sabbia di Ostenda, avverrà il 26 dicembre a Dendermonde (foto Alpecin)

Volata e impennata

Tre giorni al Natale, il ragazzino con il cappello della Alpecin in testa ha l’aspetto quasi intimidito davanti all’inconveniente, ma in alcuni bagliori dello sguardo si intuisce che non veda l’ora di rilanciarsi. I giorni del ritiro hanno portato nella Alpecin il clima giusto e c’è stato anche il tempo per giocare, come quella volata vagamente… irriverente chiusa con un’impennata (foto di apertura) per battere i ragazzi della Zwift Academy che si sono allenati con la squadra.

«Volevo giocare – ride – in realtà sono veri atleti, ciascuno con le sue caratteristiche. Sono forti in salita e comunque sono stati giorni utili per allenarsi. Ma a dire la verità, non so in che modo potrò rientrare. Io parto sempre per vincere e credo di poter seguire il livello di quelli dietro Van Aert. Lui sembra per il momento molto superiore e non penso di avere le gambe per seguirlo, anche se mi piacerebbe stupirmi di me stesso…».

Voglia di stupire

La sensazione, a guardarlo negli occhi a distanza di 1.500 chilometri, è che la sua idea sia esattamente quella di rientrare in modo prepotente, mentre dopo la neve di Vermiglio Wout si sta allenando in Spagna e Pidcock, vittorioso nella prima prova di Coppa in carriera, arriva alla sfida con la giusta ispirazione. La differenza potrebbe farla il tracciato. Lo scorso anno Dendermonde, paesone fra Gand e Bruxelles, incoronò Van Aert in un giorno di acqua e fango. Quest’anno invece il meteo parrebbe meno ostile.

«In questo caso – dice Mathieu – le cose potrebbero andare bene anche a me. Non dovrebbe essere così duro, ma i percorsi cambiano. Potrebbero aver deciso di renderlo meno veloce e più scorbutico, ma se potessi scegliere io al momento lo preferirei pedalabile e con dei tratti tecnici. In Belgio ultimamente li disegnano con troppe curve che impediscono di fare velocità. Ma chiaramente è la mia opinione. Ho visto in televisione la gara di Besançon in Francia e mi è parsa molto bella, mentre da noi la migliore finora è stata Koksijde. La sabbia è il fondo che più mi si addice».

Al ritiro di Mallorca era presente anche l’ultimo acquisto Mareczko, qui al test del lattato (foto Alpecin)
Al ritiro di Mallorca era presente anche l’ultimo acquisto Mareczko, qui al test del lattato (foto Alpecin)

Mondiali a sorpresa

E così, dopo aver lanciato l’evidente guanto di sfida, che in parte sortirà anche l’effetto di aumentare l’incertezza tra i rivali, Van der Poel ha salutato con un cenno ai mondiali di fine gennaio a Fayetteville, negli Stati Uniti, che rappresentano il piatto forte della sua breve stagione offroad.

«I percorsi americani – annota – sono diversi dai nostri». I compagni di nazionale gli hanno raccontato che cosa hanno visto nella prima trasferta di Coppa, tuttavia l’olandese fa fatica a trovare un termine di paragone. Al momento il suo sguardo da killer è fisso sulla gara di domenica. Per le altre ci sarà tempo poi.

VDP Roubaix 2021

Van Der Poel prepara il ritorno e punta a tre mondiali nel 2022

04.12.2021
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Che fine ha fatto Mathieu Van Der Poel? Dall’olandese non si hanno notizie dirette da un bel po’ di tempo e non è un caso. Prima di parlare dei suoi programmi futuri e delle sue ambizioni per il 2022 (che sono altissime) bisogna partire dal recente passato e da quel capitombolo accadutogli nella gara olimpica di Mtb, perché ha contraddistinto tutto il suo finale di stagione, contrassegnato sì da un male fisico, quella schiena che non gli ha lasciato tregua portandolo ad affrontare i Mondiali di Leuven in maniera evidentemente condizionata, ma soprattutto un male morale.

A rivelarlo è stato Christoph Roodhooft, team manager della Alpecin-Fenix, che al quotidiano De Telegraaf. «Quell’incidente a Tokyo – ha affermato – è stato un’enorme delusione per Mathieu perché era un obiettivo su cui aveva lavorato per molti anni, lasciandogli una ferita mentale difficile da rimarginare. Poi in aggiunta è arrivato anche il mal di schiena, che ha tolto tutto il divertimento alla sua guida perché era una battaglia costante contro il dolore. Ma non lo sento più parlare della sua schiena, il che è un buon segno».

VDP Tokyo 2021
L’ormai famosa caduta di Van Der Poel a Tokyo: tanto si è discusso del suo errore di guida in un passaggio tra i più tecnici
VDP Tokyo 2021
L’ormai famosa caduta di Van Der Poel a Tokyo

A Benicasim per la caccia all’iride

Van Der Poel non rilascia interviste e questo è un altro buon segno, perché quando entra nel pieno della sua preparazione, la concentrazione è massima. In questi giorni l’olandese è a Benicasim, in Spagna, per prepararsi specificamente per il suo ritorno al ciclocross.

Mentre i suoi acerrimi rivali Wout Van Aert e Tom Pidcock sono ormai pronti per l’esordio, che sarebbe dovuto avvenire per entrambi ad Anversa nella tappa domenicale di Coppa del mondo, alla fine però annullata per la recrudescenza del Covid, VDP si è preso tempi più lunghi, ma ha stabilito il suo ritorno in gara per il 18 dicembre a Rucphen, nella tappa di casa della challenge Uci.

Sarebbe stato bello vedere anche lui a Vermiglio, in un primo atto ufficiale dei “tre tenori”: il 12 dicembre bisognerà invece… accontentarsi degli altri due. VDP d’altronde ha cercato un ritorno un pochino più morbido (per quanto la Coppa lo possa essere…) su un percorso che conosce a menadito. Il giorno dopo replica a Namur (BEL), poi il 26 dicembre, nel giorno di Santo Stefano, ci sarà il vero “match of the year” a Dendermonde.

Vdp Van Aert 2021
Van Der Poel e Van Aert: il 26 dicembre si ritroveranno quasi 11 mesi dopo la sfida iridata di Ostenda
Vdp Van Aert 2021
Van Der Poel e Van Aert: il 26 dicembre si ritroveranno quasi 11 mesi dopo la sfida iridata di Ostenda

Intanto si guarda al Tour, obiettivo… verde

Rispetto alla scorsa stagione, alle continue schermaglie nel ciclocross fra Van Aert e Van Der Poel con il belga proiettatosi alla grande verso i mondiali ma poi sonoramente battuto e Pidcock a fare da terzo incomodo, le cose sono cambiate. Il britannico si è preso l’oro olimpico nella Mtb, Van Aert ha collezionato medaglie dal sapore amaro fra Tokyo e Leuven, di VDP abbiamo detto, ma forse è quello che affronta la nuova stagione con più incognite.

Tutti si chiedono che cosa abbia intenzione di fare su strada, soprattutto ora che la Alpecin Fenix, pur rimanendo al di fuori del WorldTour, continua a potenziarsi, non solo come corridori ma anche e soprattutto come assetto economico al punto da essersi associata alla Deceuninck, finora sponsor del team di Patrick Lefevere. Acclarato che le classiche restano un obiettivo primario, fra i grandi Giri Van Der Poel punta a tornare al Tour, questa volta non a mezzo servizio come quest’anno, ma pensando di poter collezionare tappe e puntare alla maglia verde della classifica a punti. Guarda caso, lo stesso obiettivo di Van Aert…

Van Der Poel Brno 2018
VDP non ha abbandonato la Mtb, per aggiungere altre medaglie all’oro europeo 2018 a Brno
Van Der Poel Brno 2018
VDP non ha abbandonato la Mtb, per aggiungere altre medaglie all’oro europeo 2018 a Brno

Il sogno del tris mondiale

Attenzione però perché nel corso dell’intervista con il principale quotidiano olandese, Roodhooft si è lasciato sfuggire un’altra indiscrezione.

«Mathieu – ha detto – non ha nessuna intenzione di lasciare la Mtb, anzi. Possiamo dire di poter vincere un titolo mondiale in mountain bike. Nessun’altra squadra oltre al Team Ineos con Tom Pidcock può dirlo».

In realtà il progetto va ben oltre: VDP vorrebbe catalizzare il suo 2022 sulle gare titolate, puntando al clamoroso tris di maglie iridate nello stesso anno (ciclocross, Mtb e strada) assolutamente inedito in campo maschile e riuscito solamente alla francese Pauline Ferrand Prevot, ma nell’arco di due anni solari, 2014 e 2015. Sarebbe qualcosa di storico, che nessuno potrebbe più togliergli elevandolo a dio del ciclismo multidisciplinare. Il primo atto sarà il 30 gennaio a Fayetteville, per questo se la sta prendendo comoda, perché le energie gli serviranno tutte…

Oldani 2021

Oldani a Sbaragli: «Ora dimmi tutto dell’Alpecin»

10.11.2021
6 min
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Il prossimo anno l’Alpecin Fenix avrà due italiani nel suo roster: al riconfermato Kristian Sbaragli, alla sua terza stagione nel team belga si aggiunge Stefano Oldani, proveniente dalla Lotto Soudal e che va a prendere il posto, ma non le mansioni, di Sacha Modolo. Due corridori molto diversi, uniti dall’essere un’isola azzurra in un ambiente diverso. Da questo è nata una chiacchierata spontanea, nella quale i due si sono scambiati informazioni e della quale noi siamo stati semplici cronisti.

Oldani arriva da una stagione piena, con ben 74 giorni corsi e ben 11 piazzamenti nei primi 10, ma gli è sempre sfuggita la vittoria: «Sapevo già a giugno che avrei cambiato squadra e sarei passato all’Alpecin ma non ho mai smesso d’impegnarmi, tanto è vero che i miei risultati migliori sono arrivati nella seconda parte dell’anno».

Oldani Lotto 2021
Passando all’Alpecin, Oldani ha intenzione di curare maggiormente le sue prestazioni a cronometro
Oldani Lotto 2021
Passando all’Alpecin, Oldani ha intenzione di curare maggiormente le sue prestazioni a cronometro

Pochi sorrisi alla Lotto, ma tanti amici

Il team, nonostante la decisione di lasciarlo andare, non ha mai nascosto la sua stima verso di lui e le parole del diesse Lelangue ne sono state la testimonianza: «Sono rimasto in ottimi rapporti con tutti, con Gilbert, Wellens, De Gendt ci sentiamo spesso ma è soprattutto a Philippe che sono grato, mi ha insegnato moltissimo in questi due anni, soprattutto nel periodo delle classiche al Nord. Sono esperienze che mi porto dentro».

Anche Sbaragli è reduce da una stagione piena, 66 giorni di gara sempre al servizio degli altri ma anche con qualche libertà personale, vedi il 7° posto all’Amstel Gold Race o i piazzamenti al Pantani e all’Agostoni: «Per tutta la stagione sono stato abbastanza bene e ho condiviso con gli altri intense soddisfazioni. Ho corso per il team, fa parte del gioco, ma so di essere apprezzato tanto che per tutta l’estate ho potuto correre in tranquillità già avendo il contratto firmato per il prossimo biennio».

Kristian gli farà da Cicerone…

I due, prima dell’annuncio dell’acquisto di Oldani, si conoscevano superficialmente, ma Sbaragli si è già fatto un’idea del suo nuovo compagno: «E’ di 8 anni più giovane di me (o sono io che sono più vecchio…) ho visto che è un bravo ragazzo oltre che essere sicuramente ricco di qualità altrimenti i risultati che ha avuto al Giro di Polonia, e io c’ero, non li fai. Io sono pronto a fargli da cicerone…». E qui inizia una chiacchierata diretta fra i due, con il giovane Oldani ricco di domande sulla sua nuova esperienza.

Oldani: «Io vengo da un’altra squadra estera, ma si sa che ogni team ha sue caratteristiche, quali sono quelle dell’Alpecin Fenix, qual è la sua metodologia di lavoro?».

Sbaragli: «Il principio di base è che ogni corsa la si disputa per vincere, non ci sono eventi dove si va per prepararne altri, ci sarà sempre qualcuno chiamato a finalizzare il lavoro per quella data corsa. Questo è il punto di forza del team intorno al quale gira tutto il lavoro».

Oldani: «Io ho fatto due anni alla Lotto, passare professionista in un team estero non è mai facile, all’inizio non sapevo bene come esprimermi, ma poi il gruppo si è formato e io mi sono ambientato. Com’è il team da questo punto di vista, si sentono le differenze o è davvero globalizzato?».

Sbaragli: «Io non ho mai corso in Italia e non saprei dire come sarebbe. Certamente ogni team straniero necessita di un periodo di ambientamento, ma qui il fatto di essere straniero non l’ho mai sentito, mi sono subito integrato sia con i belgi che con gli atleti di altre nazioni. Non è un problema».

Oldani Polonia 2021
Il risultato migliore per Oldani nel 2021, terzo nella terza tappa del Giro di Polonia dietro Arndt e Mohoric
Oldani Polonia 2021
Il risultato migliore per Oldani nel 2021, terzo nella terza tappa del Giro di Polonia dietro Arndt e Mohoric
Oldani: «Come definiresti il team dovendolo descrivere?».

Sbaragli: «Io sono convinto che, anche se non è un team del World Tour, è come se lo fosse, è un riferimento assoluto, dove ogni ciclista viene valorizzato e portato a esprimersi al meglio. Ognuno è seguito a 360°, lo staff non fa mancare nulla perché si possa essere sempre competitivi, anche quando Mathieu Van Der Poel non c’è».

Oldani: «Ecco, VDP, al di là dalle sue vittorie che tipo è?».

Sbaragli: «E’ una persona molto umile e soprattutto è bravissimo a fare squadra, a dire le parole giuste quando serve abbassare la tensione, a metterti a tuo agio. Io sono stato in camera con lui al Tour, ho condiviso la sua rincorsa alla maglia gialla, quanto era importante per lui e per la sua storia famigliare. E’ un bravo ragazzo ma al contempo un leader, che sa anche correre per la squadra: all’Amstel ha capito che non poteva vincere e si è messo a disposizione, aiutando me nella rincorsa al miglior piazzamento possibile».

Sbaragli Pantani 2021
Sbaragli in maglia azzurra al Memorial Pantani, chiuso al 6° posto come alla Coppa Agostoni
Sbaragli Pantani 2021
Sbaragli in maglia azzurra al Memorial Pantani, chiuso al 6° posto come alla Coppa Agostoni
Oldani: «Il mio compito mi è stato detto che sarà proprio supportarlo in alcune corse di massimo interesse e questo ci sta, anzi sarà importante per me per aumentare la mia esperienza, ma ci saranno occasioni per poter emergere, in prove di livello magari inferiore?».

Sbaragli: «Ci sarà spazio per tutti, questa è la forza dell’Alpecin, com’è stato nel 2021 dove in tanti hanno vinto. Chiaramente VDP è il leader e nelle corse principali tutti sono al suo servizio, ma non è un corridore che ti chiede di tirare sempre, sa leggere la corsa e favorire anche altre occasioni. Bisogna essere pronti, a maggior ragione nelle gare dove l’olandese non ci sarà».

Oldani: «Io sono un corridore che deve ancora capire quali sono le sue caratteristiche, se devo puntare alle gare d’un giorno o alle corse a tappe, finora ho dimostrato di avere una certa resistenza se al Giro nella terza settimana ero ancora a battagliare nelle prime posizioni di tappa: da questo punto di vista che cosa posso aspettarmi all’Alpecin, c’è pressione per il risultato o pazienza per far maturare un corridore giovane?».

Sbaragli: «Qui c’è tutto il necessario per un giovane per maturare, ma attenzione: la pressione non sempre è negativa, anzi sono convinto che faccia parte del nostro sport e bisogna saperla sostenere. I risultati aiutano, da noi non si sente tanto e ci si aiuta, sempre, ma chiaramente questo è un lavoro che richiede risposte, l’importante è essere messi nella condizione di darle».

«Tom, Wout e Mathieu puntano sul mondiale», parola di Fruet

07.11.2021
6 min
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Rieccoli: Tom Pidcock, Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel. La stagione del cross entra sempre più nel vivo (oggi pomeriggio si corre l’europeo elite) e cresce l’attesa per il loro ritorno. Come affronteranno questa stagione del cross i “tre tenori”? Cosa ci dovremo attendere? Per dare delle riposte a queste domande ci affidiamo all’occhio lungo di Martino Fruet, che oltre ad essere un grande biker è anche un eccellente crossista.

Martino Fruet, 44 anni, ancora in attività: l’offroad è il suo regno
Martino Fruet, 44 anni, ancora in attività: l’offroad è il suo regno

Un lungo stacco

E Martino coglie subito nel segno. 

«Prima che mi chiediate qualsiasi cosa – parte come un treno Fruet – la cosa che mi balza agli occhi è che tutti e tre si sono resi conto che forse in questo 2021 hanno un po’ esagerato per quello che hanno fatto, fra strada e altre discipline. E per questo hanno aggiunto un bel po’ di recupero a quanto sono soliti fare. Il che denota anche una grande intelligenza da parte loro. Alla fine rimaranno lontani dalle gare per due mesi, quasi tre. Cosa che non avevano mai fatto».

«Non ci sono certezze sul loro rientro. C’è chi dice che li vedremo tutti insieme il 7 dicembre e chi solo a ridosso di Natale. Ho sentito che VdP dovrebbe iniziare il 20 addirittura. Io credo che arriverà molto in là questo momento. Tutti e tre sono usciti provati dalla stagione su strada e nel finale hanno reso un po’ meno di quello che potevano.

«Forse Van Aert è quello che, risultati alla mano, ne è uscito meglio, ma era stanco e si dice sia andato in overtraining. Van der Poel anche di sicuro aveva qualcosa che non era al top. Con tutto il rispetto per Colbrelli, ma Mathieu una volata così non la perderebbe mai. E Pidcock alla Vuelta ha fatto una fatica pazzesca, poi si è un po’ ripreso e ha fatto un buon mondiale, ma era col collo tirato».

Il mondiale di ciclocross si terrà a fine gennaio a Fayetteville (Arkansas, Stati Uniti) dove si è già disputata una prova di Coppa 2021-22
Il mondiale di ciclocross si terrà a fine gennaio a Fayetteville (Arkansas, Stati Uniti)

In rotta verso il mondiale

Il campione trentino, che quest’anno festeggia il trentesimo anno di attività e che in questo weekend è impegnato nel ciclocross di Nalles, va subito al sodo. Per Martino però ci sono Van Aert e Van der Poel da una parte e Pidcock da un’altra.

«Tutti e tre nascono dal ciclocross, ma poi ognuno ha preso una strada un po’ differente. Solo che Pidocok, e lo ha detto anche apertamente, si sente più biker, mentre gli altri due il cross ce lo hanno nel Dna. Non solo ma per loro due si tratta anche di una sfida fra popoli, fra olandesi e belgi».

«Col fatto che tutti e tre iniziano così tardi, i due circuiti maggiori, la Coppa del mondo e il Superprestige, non sono più alla loro portata. Quindi non dovendo pensare a nessuna classifica generale, possono concentrarsi su un solo obiettivo e quale se non il mondiale? E aggiungerei il titolo nazionale. Che poi viene anche da ridere a parlare di titolo nazionale per corridori di questo calibro, ma in Belgio e in Olanda conta un bel po’! Sostanzialmente però quello che conta è il mondiale.

Thomas Pidcock, Eli Iserbyt, Wout Va Aert, Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Pidcock, Iserbyt, Van Aert e Van der Poel allo Sven Nijs 2021
Thomas Pidcock, Eli Iserbyt, Wout Va Aert, Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Pidcock, Iserbyt, Van Aert e Van der Poel allo Sven Nijs 2021

Le previsioni di Fruet

E allora cosa ci si può attendere dai tre tenori? 

«Vedremo grandi sfide – riprende Fruet – ma credo da gennaio. Van der Poel, okay, lo sappiamo: lui arriva ed è subito vincente. Se non lo è, neanche si presenta. Ha questa capacità innata. Lo vediamo anche in Mtb, salta da una bici all’altra senza problemi. A Van Aert invece 2-3 gare servono. Io credo che Wout sarà al top per il campionato nazionale. Pidcock invece lo vedo meno “cattivo” per il cross. Mentre per quei due è una vera sfida, per Tom quest’anno più che mai credo che il cross sia propedeutico alla strada».

Pidcock precede Van Aert alla Freccia del Brabante
Pidcock precede Van Aert alla Freccia del Brabante

Incognita Pidcock

A questo punto facciamo notare a Fruet che Dario David Cioni però ci aveva detto che sarebbe stato curioso di vedere il suo Tom nel ciclocross proprio contro quei due, per vedere quanto fosse cresciuto il suo motore dopo il primo anno da professionista e dopo un grande Giro, la Vuelta.

«Io però non sono convintissimo di questa cosa – replica Fruet – nel cross si parla di un’ora di sforzo. Un’ora in cui si va a tutta e non credo possa incidere più di tanto questo discorso. Tanto più che Pidcock ha già dimostrato di andare forte alla distanza. Se non ricordo male, ha vinto in volata la Freccia del Brabante proprio davanti a Van Aert e perso l’Amstel di un niente sempre nei suoi confronti. Poi okay, il ciclocross è potenza pura e lui ne ha meno rispetto a quei due. Però è anche vero che potenzialmente Tom un giorno potrebbe vincere il Tour e loro due no. Ha altre caratteristiche.

«Pidcock è bravissimo a guidare. Nei cross più lenti e in cui si corre di più vedo favorito Van Aert, in quelli più guidati vedo Van der Poel. Pidcock è nel mezzo. Tutto sta a capire quanto lui tiene al cross. Quanto vuole investirci».

Van Aert, Pidcock e Van der Poel saranno protagonisti anche alla prossima Strade Bianche?
Van Aert, Pidcock e Van der Poel saranno protagonisti anche alla prossima Strade Bianche?

Che rimonte!

Insomma Pidcock mina vagante. Però ci sono due cose che accumunano ancora i tre tenori, il fatto di aver staccato di più e che entreranno in gara più tardi.

«Tutto ciò – dice Fruet – quest’anno più che mai farà sì che il cross per loro tre sarà il primo blocco di lavoro dell’anno. Arriveranno al top al mondiale, poi faranno quel tanto di recupero di cui hanno bisogno, andranno ad allenarsi al caldo con una gamba supersonica e a primavera “faranno le buche”!».

«Una cosa che mi stuzzica è vedere come andrà col fatto che partiranno dietro. I punteggi si azzerano e gli altri nel frattempo vanno avanti. Okay che sono forti, ma non è scontato neanche per loro tre vincere sin dalle prime gare. Perché è facile risalire dall’ultima posizione a metà gruppo. E’ mediamente complicato risalire da metà gruppo alle prime posizioni. Ma è molto complicato passare da metà gruppo alla vittoria».

E se queste sono le parole di Martino Fruet, aggiungiamo con una certa sicurezza, che ci sono tutti i presupposti per divertirsi. Pensate che spettacolo vederli rimontare da dietro.

Bartoli secco: Sagan contro VdP? La differenza la fa la fame

05.11.2021
5 min
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Chiacchiere da bar, come capita fra amici quando ci si incontra e si comincia a parlare di ciclismo. Così accade di sentirsi con Bartoli e di mettere nel mirino due… bestie da classiche come Sagan e Van der Poel, riallacciandosi al discorso che si scrisse qualche giorno fa: chissà se Peter rivede in Mathieu, nei suoi gesti e nel suo modo di correre, il se stesso di qualche anno fa. E Michele, che quando correva e stava bene non era certo meno spettacolare, sta al gioco. Forse perché i campioni fra loro si riconoscono, forse perché qualche affinità c’è davvero.

«E certo che c’è – dice con un sorriso tutto toscano – hanno in comune la forza, lo strapotere rispetto alla media del gruppo. Ce l’hanno entrambi. Ora Sagan purtroppo si è un po’ perso, non so il motivo. Ma Peter al 100 per cento contro Van der Poel al 100 per cento sarebbe un bello scontro. Van der Poel forse in salita tiene un po’ di più. L’altro forse per quello che prometteva non si sa dove poteva arrivare, ma per me potrebbe farlo ancora».

Chiacchiere da bar, ma a dire il vero il Sagan di oggi sembra più pesante e meno convinto…

A volte muscolarmente, soprattutto quando non lavori troppo, ti gonfi un po’. Io sono convinto che Sagan allenato, preparato, tirato, curato con l’alimentazione tornerebbe ad affinarsi. Io sono sempre stato tifoso suo, mi piaceva anche l’atteggiamento che aveva. E questo è che per qualità è paragonabile a Van der Poel e anche a Van Aert. Non è inferiore, assolutamente.

Per tutti c’è in comune il fuoristrada.

Io sono convinto che anche la mountain bike ti dia attitudini diverse, come il ciclocross. Sono qualità importanti per vincere le gare. Perché sono tutti sforzi massimali, picchi molto alti. Alla fine per vincere devi andare più forte degli altri senza neanche un cedimento e questa è un’attitudine che la mountain bike e il ciclocross ti danno indubbiamente. Lo so bene cosa vuol dire fare ciclocross, perché l’ho praticato tanti anni anche io. E lì significa fare ogni volta una cronometro, perché vai sempre al massimo.

Forse a voler essere puntigliosi, il miglior Sagan è più furbo di Van der Poel che ne spreca proprio tante…

Infatti tatticamente Sagan lo vedo più come Van Aert, che come Van der Poel. Van Aert tatticamente è un genio, ma lo è anche Sagan. Peter sa correre. Diciamo che lui è la sintesi fra la testa di Van Aert e l’esplosività di Van der Poel, perché quando raggiunge il suo 100 per cento non sbaglia niente. E’ un cecchino, ha vinto tre mondiali quasi senza squadra. Sarebbe bello vederli insieme al massimo della forma. Alla Roubaix o al Fiandre farebbero scintille.

Secondo molti, Peter è avviato sul binario della pensione.

Badate bene… l’atleta, il fisico non finisce mai. E’ la testa che ti dà una percezione anticipata del limite rispetto a quando sei in bolla. E quindi ti sembra di essere a tutta, ma in realtà non lo sei. Proprio per la percezione della fatica che ti fa calare il rendimento. Per questo se Peter si scuote e torna ad avere stimoli veri, il fisico dai 30 ai 38 non cambia tanto. Il rendimento sembra che cambi, la verità è che dai trent’anni subentra quell’effetto di fatica anticipata e lo sforzo lo sopporti meno. Ma non è una questione di qualità della forza, è una questione mentale.

Forse allora gli servirebbe un direttore sportivo scomodo che lo spinga oltre quel limite?

I primi anni era molto ambizioso, ora sembra un pochino più appagato. Sono segnali. Forse davvero gli servirebbe un Ferretti, come fu per me. Uno che lo rimetta in linea e gli dia anche la grinta. O vai o smetti. Che magari nella nuova squadra crei il clima per cui creda un po’ di più in se stesso.

Si può ritrovare quella rabbia?

La differenza fra Sagan e Van der Poel è un po’ legata alle differenze fisiche, ma è chiaro che il vero solco ora lo scava la fame. Van der Poel ha una fame paurosa, anche se ha già vinto tanto. Questo ha voglia di prevalere su tutti, si vede. Anche solo quando scatta, le prime tre pedalate le fa da cattivo. Una volta lo faceva anche Sagan, che con uno scatto di 10 metri ne guadagnava subito tre.

Destino segnato?

Ci sta che dopo anni ti appaghi, non gliene farei una colpa: succede a tutti in una carriera. E’ per far capire che sarebbe ancora in grado di fare il salto, di tornare al suo livello, di fare ancora Hulk. Io faccio il tifo perché ci riesca. Deve crederci lui per primo e togliersi quello sguardo vuoto che di recente ho visto anch’io.