Colbrelli non perdona. Piega Van der Poel e vince la Roubaix

03.10.2021
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Pioggia e fango hanno trasformato i corridori in statue di terra. I tre di testa entrano nel velodromo con maschere di fango e gli occhi riparati provvidenzialmente dai grossi occhiali. Colbrelli è guardingo, la tensione è alle stelle. E’ stato lui ad accelerare secco quando Van der Poel ha riagganciato Moscon, anche per capire quanta birra avesse l’olandese. Una volata in pista dopo 260 chilometri fatti a quel modo più che una lotteria è una guerra per la sopravvivenza e così si apprestano a viverla. Vermeersch che non sanno chi sia, ma nell’avvicinamento al velodromo ha provato ad attaccare.

Pochi minuti alla partenza: Colbrelli controlla la pressione delle gomme
Pochi minuti alla partenza: Colbrelli controlla la pressione delle gomme

Mondiale indigesto

Il mondiale gli era rimasto di traverso. Colbrelli era convinto di poter dire la sua, ma la caduta all’unisono di Trentin e Ballerini aveva fatto piombare sulle sue spalle tutto il peso della corsa. E in questa fase della stagione, se rispondi a uno scatto, non è detto che tu ne abbia per rispondere al secondo. Ma Sonny quando piove si diverte e chissà se stamattina, guardando il cielo e l’asfalto bagnato, ha pensato a un presagio felice. Sta di fatto che quando Van der Poel accelera e mette nel mirino Moscon, lui lo passa e prova l’allungo. Forse non si è reso conto che davanti il trentino prima ha bucato e poi è caduto.

«Gianni davanti è stato eroico – dice – è stato tanto da solo, ma noi dietro abbiamo fatto un buon lavoro. Da un certo punto in poi ho deciso di seguire soltanto Van der Poel. Il corridore della Lotto non lo conoscevo, però Mathieu è rientrato da dietro e per me lui è quello che fa solo numeri straordinari. Con lui ho lavorato bene e sono stato anche fortunato a non avere forature o guasti. Sono quasi caduto un paio di volte, ma ero molto concentrato nel rimanere in piedi. Poi ho dato tutto quello che mi restava per vincere».

Van Aert non ha il passo dei giorni migliori. Non si può essere sempre stellari…
Van Aert non ha il passo dei giorni migliori. Non si può essere sempre stellari…

La fede del fenomeno

Van der Poel non ha mai corso la Roubaix, ma per il suo modo di ragionare, sa andare forte sul pavé e sa danzare nel fango: vincerà lui. Ha conquistato il Fiandre. E’ campione del mondo di ciclocross. E se non fosse caduto per quello stupido errore, magari a quest’ora sarebbe anche campione olimpico di mountain bike. Quando apre il gas per staccare Van Aert e rientrare su Colbrelli e compagni di fuga, nella testa risuonano le parole della vigilia.

«Posso vincere la Roubaix? Penso di sì. Ai mondiali non sono arrivato lontano dai migliori e la forma non era al top. Il pavé l’altro giorno lo abbiamo visto asciutto, ma sarebbe bello se piovesse. Diventerà più pericoloso e scivoloso e si tratterebbe di restare in piedi, ma in corse come la Roubaix devi stare attento a tutto».

Chissà se quando Colbrelli si permette di mettergli la ruota davanti, l’olandese comincia a pensare di essersi cacciato in un brutto guaio. Forse no. I fenomeni non pensano mai di poter perdere. E quando questo succede, restano per terra a lungo chiedendosi come sia stato possibile.

Van der Poel stacca Van Aert (l’eterno duello!) e rientra sul Colbrelli, che non lo molla
Van der Poel stacca Van Aert (l’eterno duello!) e rientra sul COlbrelli, che non lo molla

Volata al limite

La pista per fortuna è asciutta. E quando i tre ci entrano, il boato che li investe li scuote dentro. Dopo chilometri e ore di poca gente sul ciglio e in certi tratti lo sferragliare delle catene più rumoroso dello sbattere dei denti, quell’effetto luna park produce scariche di adrenalina.

«Anche questa volta ho seguito Van der Poel – dice Colbrelli – ma di colpo la volata l’ha lanciata il corridore della Lotto (Vermeersch ha 22 anni ed è così sconosciuto, che anche il suo nome resterà misterioso fino al podio, ndr). Non si trattava più di essere veloci. Si trattava di riuscire a spingere forte. E io ero veramente al limite e alla fine ho conquistato questa leggenda. Ho fatto davvero un super sprint, poi mi è crollato il mondo addosso. Sono senza parole. Non posso credere di aver vinto la Roubaix. Voglio dedicarlo alla mia famiglia, a tutta la squadra e ai miei tifosi. Finora per me è stata una stagione fantastica».

Il mondo addosso

Sonny crolla. Forse vorrebbe fare il giro d’onore, forse la mente non sa venirne a capo. Così si ferma nel punto più lontano dai massaggiatori che iniziano a correre. Anche per i fotografi è una bella sfacchinata. Scende dalla bici e la solleva, la sua Reacto arancione. Poi si accascia sul prato e piange. Piange come a Trento, dove trovò ad abbracciarlo Davide Cassani. Questa volta è da solo e non ha pace. Succede così quando la vita pareggia i conti e tu stai lì attonito, a piangere più di quando ti ha colpito e ti ha lasciato senza fiato.

«E’ la mia stagione – dice – ma è stato ugualmente super difficile. Sono felice. Era la mia prima Roubaix e non posso ancora credere di averla vinta. Stamattina non riuscivo a pensare a una vittoria. Ho iniziato senza alcuna pressione, volevo solo divertirmi in una gara che ho sempre sognato. Mi sentivo bene e meglio chilometro dopo chilometro. Quindi ho voluto provare a cogliere la mia occasione, attaccando magari un po’ prima. Guardando le passate edizioni ho imparato che era un buon momento per provarci…».

Il terzo inno

La mitica pietra ora è fra le sue mani, mentre l’Inno di Mameli va avanti e il peso del più bel trofeo del ciclismo inizia a farsi decisamente insopportabile. E’ la terza volta quest’anno che quelle note suonano per lui, perché dopo Imola c’è stata Trento. E ora in quel velodromo in cui ancora si commuovono per Ballerini e inneggiano a Moser, il nome sulla bocca dei tifosi è quello di Sonny Colbrelli. Van der Poel accanto fatica a farsene una ragione. Ai fenomeni capita così. A lui e Van Aert il compito di una bella riflessione sull’opportunità di andare sempre al massimo, quando poi ti sfuggono (nel suo caso) il Fiandre, il mondiale e oggi la Roubaix. L’ha vinta Sonny Colbrelli. E intendiamoci, a noi va molto bene così.

Sarà vero che Van Aert e Van der Poel sono imbattibili?

21.09.2021
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Se non fosse stato un cronoman, Adriano Malori avrebbe avuto un futuro da tennista. Ogni volta che gli mandi di là una palla o un’idea, lui te ne rispedisce due. E così alla fine il taccuino degli appunti esplode e ti ritrovi a gestire una bella abbondanza. Così, mentre nei giorni scorsi si parlava della crono iridata di Ganna, il discorso di colpo ha piegato verso Van Aert e Van der Poel. Perciò, avendo approfondito nelle scorse settimane le ragioni della superiorità di Pogacar e Roglic, sarebbe stato un peccato lasciarsi sfuggire l’occasione. Anche perché i due saranno gli annunciati protagonisti dei mondiali di domenica, su un percorso che strizza l’occhio alle loro qualità.

«Sono abbastanza inavvicinabili per due motivi. Il primo è che sono gli unici in grado di fare tutte le accelerazioni con la stessa potenza – Adriano ha pochi dubbi – il secondo è che sono in grado di tenere l’andatura molto a lungo, per cui se prendono vantaggio andare a riprenderli è piuttosto difficile».

Van Aert sa scattare a raffica e poi sa tenere l’andatura: un mix fra il ciclocross e la crono
Van Aert sa scattare a raffica e poi sa tenere l’andatura: un mix fra il ciclocross e la crono
Spiegati meglio, per favore.

Se un professionista in corsa deve fare dieci scatti, farà il primo a 900 watt e poi fatalmente comincerà a calare. Loro due sono abituati a farli sempre alla stessa intensità, perché nel cross fanno accelerazioni da 1.000 watt praticamente a ogni curva. Inoltre con il fatto che sono cresciuti uno accanto all’altro, confrontandosi ogni domenica d’estate e d’inverno, hanno da anni lo stimolo di superarsi. Si migliora solo lottando con i migliori, discorso valido per loro, per i nostri giovani, per chiunque…

Mentre il discorso delle fughe?

Nelle classiche spesso lo schema è lo stesso. Il corridore attacca, quelli dietro si organizzano e rientrano e si forma un gruppetto. Loro invece hanno la forza di mantenere la velocità. La prova è che Van Aert ha appena fatto secondo nel mondiale a cronometro e anche Van der Poel al Tour ha fatto una grande crono. E secondo me lui e Valgren saranno la sorpresa del mondiale…

Forcing di Van der Poel al Fiandre, un solo corridore riesce a chiudere: è Asgreen, non a caso anche lui forte a crono
Forcing di Van der Poel al Fiandre: chiude Asgreen, non a caso anche lui forte a crono
Si sta riprendendo dal mal di schiena, ma ha vinto ad Anversa.

Secondo me dopo la figuraccia che ha fatto alle Olimpiadi, si starà allenando in silenzio e quindi è ancora più pericoloso. La loro capacità di lavorare è quello che gli permette di diventare ancora più forti.

Ad esempio?

Sanno analizzare le eventuali lacune e correre ai ripari e questo probabilmente è dovuto al fatto che sanno che l’altro non perdona errori. Van Aert è migliorato in salita, Van der Poel ha imparato anche ad aspettare i finali e sicuramente durante l’inverno lavorerà sulla cronometro.

Alaphilippe può impensierirli sugli strappi più ripidi,ma ha vita dura
Alaphilippe può impensierirli sugli strappi più ripidi,ma ha vita dura
Sono davvero imbattibili?

Uno che può dargli fastidio e che in alcune occasioni può batterli è Alaphilippe. In una corsa con strappi secchi e molto ripidi, la sua struttura fisica e le sue qualità gli permettono di scappare alla loro marcatura. Ma deve esserci l’arrivo in cima, perché basta un tratto di falsopiano e quei due tornano sotto e poi lo battono in volata.

Ma questo pensando al prossimo mondiale potrebbe non essere uno scenario possibile…

Infatti a Leuven giocheranno sul loro terreno, a casa loro e sulle loro strade. Saranno davvero sue pessimi clienti per chiunque.

VDP Antwerpen 2021

Van Der Poel ai Mondiali? Sta progettando qualcosa…

15.09.2021
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Certe volte bisogna andare oltre il dolore, oltre i segnali che dà il proprio corpo, ma ciò comporta rischi e quindi la scelta è difficile. Una scelta che nelle prossime ore Mathieu Van Der Poel dovrà necessariamente fare: essere o non essere ai Mondiali di Leuven? Fino alla scorsa settimana molti si chiedevano che fine avesse fatto , praticamente scomparso dalla rovinosa caduta nella gara di Mtb dei Giochi Olimpici di Tokyo, poi l’iridato di ciclocross è ricomparso all’Antwerp Port Epic facendo la cosa che gli riesce meglio: vincere.

Un successo di peso, non tanto per il valore della gara quanto perché gli ha ridato fiducia per la sua presenza nella rassegna iridata: da tempo Van Der Poel è alle prese con dolori alla schiena e la sua presenza nella corsa belga era un test proprio per verificare le sue condizioni fisiche, interpretato come se fosse una grande classica: «Dovevo testarmi, dovevo capire – ha dichiarato al sito olandese Wielerflits – dovevo stressare la mia schiena al massimo per vedere a che punto sono in questo momento, ma la vittoria non ha sciolto tutti i miei dubbi».

VDP Tokyo 2021
L’ormai famosa caduta di Van Der Poel a Tokyo: tanto si è discusso del suo errore di guida in un passaggio tra i più tecnici
VDP Tokyo 2021
L’ormai famosa caduta di Van Der Poel a Tokyo: tanto si è discusso del suo errore di guida in un passaggio tra i più tecnici

Van der Poel e il mirino sulla Roubaix

Eppure il suo successo era stato “alla sua maniera”, con un attacco sul pavé (nella foto di apertura) al quale aveva retto solo il connazionale Taco Van Der Hoorn (Intermarché Wanty Gobert), battuto poi allo sprint. Il pavé, già, perché Van Der Poel ha messo da tempo nel suo mirino la straordinaria Parigi-Roubaix di ottobre, gli piacerebbe molto aggiungerla alla sua collezione considerandola ideale per le sue caratteristiche di corridore multidisciplinare, se non ci fosse quella schiena…

Le ore dopo la vittoria di Anversa non sono state le più piacevoli: i dolori sono aumentati, ma Van Der Poel continua ad allenarsi, e tanto. Nel weekend ha in programma altre due corse del calendario belga e per questo i suoi allenamenti sono saliti d’intensità: «Stiamo mettendo più qualità negli allenamenti – ha spiegato il suo diesse Christoph Roodhooft a Het Laaste Nieuws – d’altronde rispetto agli altri Mathieu ha meno ore e chilometri nelle gambe, ma è un gap che non possiamo recuperare ora. Io comunque, fossi nel cittì Koos Moerenhout, VDP lo convocherei, per poi decidere last minute».

VDP Alpecin 2021
Per VDP contratto rinnovato con l’Alpecin Fenix fino al 2025, pensando già a Parigi 2024
VDP Alpecin 2021
Per VDP contratto rinnovato con l’Alpecin Fenix fino al 2025, pensando già a Parigi 2024

Il bel ricordo di Ostenda…

Diciamo la verità: un altro avrebbe già gettato la spugna. I rischi come detto sono alti, anche perché l’origine dei dolori sembra essere stata identificata in un’ernia del disco con versamento di liquido fra due vertebre. Un problema che andrà comunque risolto il che significa che a qualcosa bisognerà rinunciare (la stagione di ciclocross?). Perché allora tanta perseveranza nel trascorrere ore in bici, soffrire nel vero senso della parola?

Al di là delle ambizioni dell’olandese nella Roubaix (che per chi soffre alla schiena non è certo la corsa ideale da affrontare…), a VDP punge vaghezza di tirare un altro scherzetto al suo eterno rivale Van Aert, sfidandolo sul suo terreno, ai Mondiali di Leuven del 26 settembre. In fin dei conti, quest’anno gli è già riuscito il colpo “in trasferta”, sgretolando le ambizioni del campione della Jumbo Visma ai Mondiali di ciclocross a Ostenda quand’era proprio Van Aert il favorito dopo le gare precedenti. Perché non fare lo stesso a Leuven?

VDP Ostenda 2021
Van der Poel e Van Aert ai Mondiali di ciclocross di Ostenda. Vinse l’olandese, ora vuole ripetersi su strada
VDP Ostenda 2021
Van der Poel e Van Aert ai Mondiali di ciclocross di Ostenda. Vinse l’olandese, ora vuole ripetersi su strada

Il sogno delle tre maglie

E’ anche vero però che non è un Mondiale semplice, conoscendo il suo percorso. Per questo Van der Poel si sta mettendo alla prova proprio in Belgio, su quelle strade: le due sfide del fine settimana (prima la Primus Classic, corsa del calendario Pro piuttosto impegnativa, poi il Gooikes Pijl più per velocisti) serviranno a mettere chilometri nelle gambe e capire come reagirà il corpo in impegni ravvicinati, ma VDP potrebbe allungare i suoi impegni agonistici fino a martedì, gareggiando nel GP Denain che ha una conformazione che più si avvicina alla Roubaix visto l’alto numero di chilometri sul pavé.

Intanto il figlio d’arte ha messo un punto al suo immediato futuro, rinnovando con l’Alpecin Fenix fino al 2025 chiudendo la porta a tutte le voci che lo davano in partenza per un team del World Tour. Nel team belga, al di là dell’aspetto economico, VDP ha la massima libertà nelle sue scelte e soprattutto appoggio in condizionato a quello che è il grande obiettivo della sua carriera: essere campione del mondo in tre discipline diverse. «Fino a Parigi 2024 è certo che continuerà a dividermi fra strada, ciclocross e Mtb, voglio essere il migliore dappertutto». Nessuno in campo maschile c’è riuscito, non così fra le donne, dove anzi la francese Pauline Ferrand Prevot ha saputo essere in possesso contemporaneamente di tutte e tre le maglie iridate.

Van der Poel fermato dalla schiena? Problema serio

01.09.2021
3 min
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Molti ciclisti professionisti sono caduti preda del mal di schiena, una patologia che causa molto dolore e che può portare anche all’interruzione dell’attività agonistica per periodi abbastanza lunghi, se non curata in tempo. Da Pinot a Bernal, passando, infine, per Van Der Poel (che ci è anche caduto sopra e rischia un lungo stop): tutti sono colpiti da dolori alla schiena.

Abbiamo interpellato il dottor Massimo Besnati, medico della nazionale italiana, per capire le cause di queste patologie. Non tutte sono uguali e le cause vanno ricercate un po’ ovunque, ecco cosa abbiamo scoperto.

Il massaggio alla schiena consente di scaricare molte tensioni ed è anche preventivo (foto Andrea Righeschi)
Il massaggio alla schiena consente di scaricare molte tensioni ed è anche preventivo (foto Andrea Righeschi)
Dottore, i tre atleti sopra citati hanno sofferto di mal di schiena, ma le cause sono diverse immaginiamo…

Assolutamente, bisogna fare una distinzione tra chi corre su strada e chi corre su terreni sconnessi, come Mtb o ciclocross. La superficie su cui si pedala influenza notevolmente la risposta del fisico. Per esempio: dopo una Roubaix il 98 per cento dei corridori soffre di mal di braccia e dolori cervicali, in una corsa su strada invece i corridori che soffrono per un problema di questo tipo sono pochissimi. Si contano sulle dita di una mano.

Come si può curare o evitare il mal di schiena?

Partiamo con l’evitare, quindi la prevenzione. Lo studio del soggetto è fondamentale, bisogna capire se l’atleta è portato ad avere disturbi o patologie anche senza effettuare attività fisica. Il passo successivo passa per il posizionamento biomeccanico e la messa in sella. Come dico spesso è la bici che si deve adattare all’atleta e non viceversa.

Una volta in corsa, invece, come si agisce?

C’è ancora una parte decisiva, legata alla biomeccanica, ovvero la pedalata. Se un atleta tende ad accompagnare con il busto ogni singola pedalata andrà ad affaticare oltremodo la schiena, questo però è legato anche alle abitudini dei singoli. E’ difficile cambiarle, si possono però prevenire.

Gli allenamenti del core zone non andrebbero mai abbandonati, neanche in piena stagione
Gli allenamenti del core zone non andrebbero mai abbandonati, neanche in piena stagione
E come?

Per tutti i ciclisti è fondamentale la fase di stretching dopo l’attività fisica. Generalmente si fa del defaticamento sui rulli e poi in pullman si prosegue con delle estensioni. Queste servono ad allungare la muscolatura compressa durante lo sforzo.

Invece per quanto riguarda le attività di supporto? Come il rafforzamento in palestra?

Non serve ammazzarsi di pesi, la cosa migliore è allenare il core che è l’insieme della muscolatura interessata alla specifica pratica sportiva, quindi schiena, spalle, addominali e braccia. Si tratta di stimolare quelli che sono i punti di sostegno.

Per quanto riguarda invece la doppia disciplina, quali sono le accortezze da attuare?

Qui è diverso, come detto all’inizio. Il tipo di terreno su cui si corre influisce su quelli che possono essere disturbi muscolari. Chi pratica la doppia disciplina, come Van Der Poel, deve avere sempre un periodo di transizione da strada e sterrato e viceversa. Si tratta di due o tre settimane in cui l’atleta deve far adattare il proprio fisico a quel determinato sforzo, quindi, non deve correre ma allenarsi a ritmi più blandi per permettere questo adattamento.

Ma questo periodo di transizione dovrà farlo sempre?

Sì, non importa quanto sei forte e allenato. Anzi più passano gli anni, più sarà necessario. Ora il corridore (Van Der Poel, ndr) è giovane, ma andando avanti con gli anni perderà la capacità elastica dei muscoli.

Terzo posto e scelta Alpecin: «La mia squadra su misura»

14.08.2021
5 min
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Il ciclomercato in questo periodo della stagione è sempre in fermento tra nuovi annunci, rumors e riconferme. Al Tour de Pologne ci sono tanti corridori alle ultime recite con la propria squadra prima di passare nella nuova dal 2022 ed uno di questi è Stefano Oldani.


Il 23enne milanese ci aveva detto in anteprima del suo ingaggio alla Alpecin-Fenix per i prossimi due anni, riprendendo anche le parole del suo diesse John Lelangue che, sempre a bici.PRO, aveva dichiarato che lo vedeva in una squadra che gli desse maggiore libertà in base alle sue caratteristiche pur mantenendo un giudizio positivo su di lui.

Il terzo posto centrato a Bielsko-Biala nella quinta tappa del Polonia – dietro a Nikias Arndt del Team Dsm e Matej Mohoric della Bahrain-Victorius (foto di paertura) – gli regala morale, anche per come è nato questo piazzamento (avendo avuto via libera da Degenkolb per disputare lo sprint). Ma proviamo ad approfondire il suo passaggio alla corte di Mathieu Van der Poel.

Torniamo su questa notizia partendo dalle parole di Lelangue.

Penso che lui abbia ragione nel senso che quest’anno al Giro i miei spazi alcune volte li ho avuti però più volte, come anche qui in Polonia, sono stato al servizio dei capitani.

Poi ci avevi detto sinteticamente che ti hanno preso per essere d’appoggio a VdP. 

Esatto, sarò in supporto a lui nelle gare in cui lui parteciperà, mentre nelle altre corse potrò giocarmi le mie carte. Questa è una buona notizia per me e non vedo l’ora di iniziare questo nuovo capitolo della mia giovane carriera.

Spiegaci meglio. Lui sarà il faro.

Sicuramente avendo in squadra un campione come Van der Poel, il focus sarà su di lui nelle gare principali, chiaramente a quelle a cui parteciperà. Penso abbiano un bel progetto. La squadra mi ha voluto perché quando non ci sarà lui avrò le carte in regola per giocarmi le mie possibilità. Loro lo sanno e credono in me. E come ho dimostrato col terzo posto di oggi posso esserci e posso fare bene.

C’è un po’ di rammarico ad aver trovato questo risultato a firma già avvenuta?

A dire il vero avevo già avuto contatti con la Alpecin-Fenix e con altre squadre interessate a me e la mia idea era già questa, di cambiare. Per Lelangue, come ha detto, era meglio che io trovassi una squadra dove avere più spazio.

In fuga con Gilbert alla Parigi-Nizza. Il belga è stato per due anni il suo mentore alla Lotto Soudal
In fuga con Gilbert alla Parigi-Nizza. Il belga è stato per due anni il suo mentore alla Lotto Soudal
Tecnicamente fai un passo indietro, ma la Alpecin-Fenix è un team professional sui generis. Non dovresti sentire la differenza, la qualità delle gare sarà quasi intatta visto che sono primi nel ranking dedicato alla loro status.

Sicuramente, anzi. Vi dirò la verità, quando dovevo prendere questa decisione dopo la loro proposta, lì per lì in modo “ignorante” ho pensato che stavo firmando per una professional. Poi ci ho riflettuto subito, ho guardato i loro risultati, sarebbero ottavi nella classifica WorldTour e poi so che loro partecipano a corse di rilievo grazie alla classifica speciale che vincono negli ultimi anni con tanti punti di vantaggio. Hanno un budget importante e tanti corridori che vanno forte. Credo di aver fatto un passo importante, sicuramente non indietro.

Conosci già qualcuno a parte i soliti noti?

Non hanno solo Van der Poel o Merlier, ci sono anche Gianni Vermersch e tanti altri giovani, compreso il giovanissimo Ben Tulett (britannico classe 2001, ndr) che è qui in gara al Polonia.

Ieri al Polonia, Oldani ha fatto la volata al posto di Degenkolb, arrivando terzo
Ieri al Polonia, Oldani ha fatto la volata al posto di Degenkolb, arrivando terzo
Perché hai accettato la loro proposta?

Cercavo una squadra con una mentalità vincente e ambiziosa. Penso che la Alpecin-Fenix mi rispecchi. Lo si capisce da come affrontano tutte le gare a cui partecipano, che abbiano Vdp alla partenza oppure no. Era quello che cercavo per migliorarmi.

Da junior hai vinto un tricolore a crono, nella quarta tappa di media montagna qui in Polonia sei andato bene, ieri hai fatto terzo in volata. Sei ancora giovane, quali sono le tue vere caratteristiche? Cosa stai facendo per diventare più completo?

Mi sto riscoprendo tanto, perché l’anno scorso facevo le volate di gruppo, sfruttando il mio spunto veloce, ma non sono abbastanza esplosivo per vincere gli sprint compatti. Sto migliorando molto in salita, grazie al mio preparatore con cui ho analizzato i dati. E ad esempio, a San Sebastian ho fatto valori importanti per il mio peso. Ancora non so quali sono le mie caratteristiche, non voglio pormi limiti e spero di scoprirmi strada facendo. Spero anche di tornare a lavorare a crono per puntare a piccole corse a tappe come questa per la generale. Non sono un cronoman puro, la mia corporatura non è quella, ma in futuro in gare del genere potrei dire la mia.

Canyon Inflite 2022: la freccia da cross per Van Der Poel

05.08.2021
2 min
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Quattro campionati del mondo di ciclocross, iridata in carica nella disciplina e innumerevoli vittorie. Canyon decide di innovare ed evolvere, per quanto sia possibile, una bici praticamente perfetta. La sfida è farla diventare ancora più performante ed invincibile.

Solida base di partenza

La Inflite 2022 si basa sul telaio della vecchia versione, ogni centimetro dell’Inflite è modellato per soddisfare le esigenze delle moderne gare di ciclocross. Soprattutto la particolare forma del tubo orizzontale che rende la bici più confortevole e facile da trasportare nei tratti a mano. Il nuovo modello di casa Canyon si chiama CL SFX, sono disponibili altre due versioni, chiamate: CL SF 8 e CL SF 6.

Canyon Inflite 2022, la bici da ciclocross del campione del mondo Mathieu Van der Poel
Canyon Inflite 2022, la bici da ciclocross del campione del mondo Mathieu Van der Poel

Componenti di alto livello

Il cambio, più che mai nel ciclocross, costituisce un componente fondamentale. La casa di Coblenza offre, nella sua versione top di gamma, il cambio Sram Force eTap AXS, che offre prestazioni precise e durature anche nelle condizioni più estreme.
Le ruote, con profilo da 41 millimetri, sono le Reynolds AR41, l’altezza del profilo non è casuale, con questa
misura la ruota scorre sul fango senza rischiare che lo stesso si fermi tra i raggi causando ulteriore attrito.

 

Per tutti i gusti e portafogli

Nel modello CL SF8 Canyon monta sempre un gruppo Sram Rival eTap AXS ed è dotato di tecnologia power meter. È una bici pensata per gli amatori a cui piace dilettarsi nelle gare, monta le stesse ruote del modello top, le Reynolds AR41. L’Inflite CF SL 6 rende ancora più accessibili caratteristiche determinanti in gara come la trasmissione Shimano GRX, freni a disco idraulici Shimano GRX e robuste ruote in alluminio DT Swiss Cross LN tubeless.

Selle Italia alleata preziosa del campione del mondo di ciclocross Mathieu Van Der Poel
Selle Italia alleata preziosa del campione del mondo di ciclocross Mathieu Van Der Poel

Pneumatici e prezzi

Tutti e tre i modelli della gamma montano pneumatici Schwalbe X-One ALR TLE. La versione Inflite CL SFX 9 e disponibile al prezzo di 4299€, mentre la versione CL SF8 a 3499€, ed infine, la
CL SF6 a 1.999 euro.


canyon.com

Bennati e i fenomeni che stanno riscrivendo le regole

03.08.2021
5 min
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Nell’epoca in cui il velocista faceva il velocista, quello delle classiche pensava alle classiche e il cronoman era sempre in posizione, c’è stato in Italia un professionista che da junior e U23 era fortissimo a cronometro, che sognava di vincere le classiche e che in volata vinse persino la tappa di Parigi al Tour de France. Quando ridendo diciamo a Daniele Bennati che a suo modo è stato un precursore di Wout Van Aert e dei fenomeni di oggi, il toscano sta guidando e probabilmente sbanda. Eppure, al di là del valore oggettivo degli atleti, la differenza fra quelli di ieri e questi di oggi è che nessuna convenzione è riconosciuta. Il velocista fa le crono, vince le classiche e se si ritrova davanti il Ventoux, si rimbocca le maniche e se lo mangia. Lo scalatore fa lo stesso e in mezzo vince le Olimpiadi di mountain bike.

Corridori moderni

Quei tre in particolare non hanno paura di niente e nessuno e sono andati avanti per tutta la stagione incrociandosi e scambiandosi… gentilezze di ogni genere. Con il Benna oggi parliamo proprio di loro, perché l’anomalia ha tratti comuni. Sono versatili, vincenti a 360 gradi, ambiziosi e sfrontati. Sono probabilmente quello che Robbert De Groot della Jumbo-Visma ha definito “corridori moderni”, con le caratteristiche e il carattere per fare sempre la differenza.

«Da professionista – dice Bennati – non mi sono mai specializzato nelle crono, salvo andare bene in qualche cronosquadre. Non ho fatto cross e neppure podismo, come ho visto fare su Instagram a Van Aert. Però grazie a loro le corse sono diventate esplosive e belle da seguire. Era da un po’ che non si vedeva gente così versatile. Quando correvo io c’era la specializzazione estrema, forse prima ancora era così…».

Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Namur 2020
Mathieu Van der Poel contro Wout Van Aert, scontro diretto a Namur. Nel cross sono fenomeni indiscussi
Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Namur 2020
Mathieu Van der Poel contro Wout Van Aert, scontro diretto a Namur. Nel cross sono fenomeni indiscussi

Occhio da cittì

Il tema è caldo. Per la sua capacità di analizzare i corridori, Bennati meriterebbe a buon titolo il ruolo di tecnico della nazionale, ma è chiaro che in questo momento chiunque riceva l’incarico di succedere a Cassani (sempre che Davide sia da sostituire) rischi di beccare in faccia un boomerang piuttosto veloce. E poi siamo sicuri che il ruolo del cittì azzurro in Italia resterà come l’abbiamo sempre conosciuto?

Cominciamo da Van Aert, cosa te ne pare?

E’ veloce, al punto da vincere le volate di gruppo. Però spesso sbaglia. Parte sempre lunghissimo e rischia di farsi rimontare, succede quando ti senti il più forte. Sono contento per Carapaz, ma alle Olimpiadi il più forte era Van Aert. Che oltre ad andare bene in volata, vince le crono.

Pidcock ha 4 anni meno di entrambi, è alla pari in salita e anche veloce
Pidcock ha 4 anni meno di entrambi, è alla pari in salita e anche veloce
Invece Van der Poel?

E’ molto più esplosivo, però ha meno fondo. E poi commette delle leggerezze. Non so a chi attribuire la colpa, ma quella della pedana a Tokyo è stata troppo grande. Lui ha subito detto che avrebbe dovuto esserci, ma lo sapevano tutti che sarebbe stata tolta.

Si dice che fra i due, Van der Poel sia quello con più talento.

Sarà, ma Van Aert è quello che l’anno scorso al rientro ha vinto Sanremo e Strade Bianche e nello scontro diretto ha perso il Fiandre ma solo in volata. A parte gli errori di partire lungo nelle volate, secondo me Van Aert corre meglio.

Pensi che finirà nel mondo dei grandi Giri?

Se lo fa, secondo me sbaglia. In salita non può essere al livello degli scalatori, ma in questo ciclismo mai dire mai. Secondo me, un tentativo lo farà.

Sembra che gli venga tutto facile.

Sono giovani, sono indubbiamente dei fenomeni, ma con tutte le specialità che fanno, raschiano in continuazione il limite delle energie. Lo vedete Van der Poel agli arrivi, sempre distrutto? Arriva morto, riesce a dare l’anima e si vede che il cross gli dà la possibilità di fare questi fuori giri. Più degli altri. Van der Poel mi piace tanto, ma a volte non lo capisco. Potrebbe vincere con molto meno, invece parte a 60 chilometri dall’arrivo…

Al Tour è stato lucido…

Vero, con Van Aert che per contro è partito un po’ in sordina. C’è da capirlo, era in Francia per aiutare Roglic, ma vincere la crono del sabato e la volata di Parigi il giorno dopo è tanta roba. Stanno cambiando il ciclismo…

Thomas Pidcock, Giro d'Italia U23, Aprica 2020
Pidcock ha vinto il Giro d’Italia U23 2020: quest’anno malgrado i risultati già raccolti è un neopro’. Anche lui nel club dei fenomeni
Thomas Pidcock, Giro d'Italia U23, Aprica 2020
Pidcock ha vinto il Giro d’Italia U23 del 2020: quest’anno malgrado i risultati già raccolti è un neopro’
In che senso?

Van Aert vince la volata di Parigi, mentre Pogacar, che ha vinto due Tour, quasi lo batte in volata alle Olimpiadi. Sanno fare tutto al livello più alto, sono dei grandi.

E Pidcock come lo incastoniamo nel mosaico?

E’ appena passato, difficile valutarlo su strada. Certo però, uno che vince il Giro U23 e l’anno dopo fa quello che ha fatto l’inglese, tanto comune non è. Ha vinto la Freccia del Brabante, battendo Van Aert partito troppo lungo. E per lo stesso motivo stava per vincere l’Amstel. Su strada resta da verificare, nel cross spesso le ha beccate, ma ha anche qualche anno in meno ed è fra quelli che se la gioca. Uno dei fenomeni, insomma. E’ proprio un bel ciclismo, è dura andare ai mondiale a giocarsela con gente così. Dura davvero…

Celestino: «Noi? Niente scuse». E sulla passerella di VdP…

27.07.2021
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La Mtb saluta le Olimpiadi, dopo la fresca tripletta svizzera fra le donne (Neff, Frei, Indergand. Lechner 25ª). Ma a tenere banco è stata soprattutto la prova maschile. Più che altro perché avevamo in gara tre azzurri e tutti attendevano il duello fra Pidcock e Van der Poel, magari con lo zampino di Nino Schurter. Invece ieri è successo di tutto. Un favorito vince, uno si ritira a causa dell’ormai famosa passerella, e la consueta sorpresa a cinque cerchi butta giù dal podio il re, cioè Schurter.

Celestino fra i suoi ragazzi: Lechner e Colledani a sinistra, Braidot e Kerschbaumer a destra (foto Federciclismo)
Celestino fra i suoi ragazzi: Colledani (a sinistra), poi Braidot e Kerschbaumer (foto Federciclismo)

Delusione importante

Era sera tardi quando siamo riusciti a parlare con Mirko Celestino, cittì degli azzurri. Lui e i suoi ragazzi erano a cena e il tono non era certo dei migliori.

«Che dire? Non siamo riusciti a tirare fuori il ragno dal buco. C’è delusione. Gery (Kerschbaumer, ndr) è partito bene e tra me e me dicevo: meno male, la fase più delicata è andata. Adesso sono più tranquillo. Non faccio in tempo a finire questo pensiero che inizia a perdere posizioni. Da lì in poi ha preso grandi schiaffi. Nadir Colledani addirittura è stato fermato perché uscito dall’80% . Mi diceva di aver avuto brividi di freddo, una cosa mai provata prima. Ha “litigato” con la bici fino allo stop. E poi Luca Braidot: non riusciva ad andare avanti. Lui è stata la notizia più negativa perché era colui che stava meglio. Ma serve anche questo. Bisogna capire che se non lotti con il coltello fra i denti non basta. Non basta fare tutto bene. Non ho visto i tempi sul giro ma non sono mai stati in gara».

Per Kerschbaumer una discreta partenza, poi un calando continuo
Per Kerschbaumer una discreta partenza, poi un calando continuo

Nessuna scusa

Celestino è davvero dispiaciuto. Aveva lavorato bene. Si è era reso protagonista di un buon avvicinamento con i ritiri e le gare. E allora ci si chiede: è anche una questione mentale?

«Non abbiamo scuse: non abbiamo avuto problemi tecnici o altro. Ci siamo acclimatati bene, abbiamo provato il percorso, abbiamo il nostro cuoco, il massaggiatore, non faceva neanche così caldo… tutto perfetto. Ipotizzavo di metterne almeno uno nei dieci e tutti e tre nei 15. Invece non ne abbiamo messo neanche uno nei primi 19.

«Dite questione mentale: ma cavolo, tre su tre? Troppa tensione? Eppure non sembravano così tesi. Ho cercato di farli stare tranquilli, che era una gara come le altre. Che non dovevano farsi ingannare dall’enorme posta in palio. Quella ti fa sembrare tutto diverso, hai una percezione distorta delle difficoltà e delle emozioni. Spiace, perché i miei ragazzi sono più forti di alcuni che gli sono arrivati davanti».

La foto che ha fatto il giro del mondo postata da Van der Poel
La foto che ha fatto il giro del mondo postata da Van der Poel

Passerella galeotta

Con il cittì si passa poi a parlare della famosa passerella di Van der Poel.

«Eh – sospira Celestino – ho vissuto in prima persona questa storia, perché questa passerella sin dal test event era stata messa vicino a questo salto, che era un bel salto. La mettevano e la toglievano a seconda dei passaggi. La lasciavano soprattutto per le donne. Però poi durante i giorni precedenti era sempre montata. Era lì che con i ragazzi e con Eva Lechner facevo i video e le foto per studiare le traiettorie. E ogni volta Vdp passava sulla passerella. Un giorno che abbiamo provato ho fatto il giro a ruota di Eva. Arrivati in quel punto lei ha fatto il salto, io ho preso la passerella e avrò perso un secondo, forse. Al che mi sono detto: guarda che accortezza Van der Poel, non lascia nulla al caso. Fa la passerella per non rischiare nulla: né cadute, né guai (inoltre aveva scelto di non usare il reggisella telescopico, ndr). Van der Poel ha provato un solo giorno pieno».

Forse l’appuntamento olimpico meritava una concentrazione maggiore. Bisognava stare “più sul pezzo” a 360 gradi.

La slide mostrata durante la riunione tecnica alla vigilia della gara (foto Celestino)
La slide mostrata durante la riunione tecnica alla vigilia della gara (foto Celestino)

Errore madornale

Ma quindi questa passerella è stata tolta la mattina prima del via? Come è andata?

«Sì è stata tolta la mattina prima del via. Si poteva girare per provare. Avevano un’ora gli uomini e un’ora le donne. Eva, che ha provato, mi ha subito detto: hanno tolto la rampa. Mathieu non ha provato, ma come lui anche altri. Anche gli azzurri. Noi eravamo a posto e non avevamo esigenza di girare, meglio risparmiare energie.

«Ma sapevamo che la rampa non ci sarebbe stata. Lo avevano detto la sera prima nella riunione tecnica. Un errore grosso suo e del suo staff. Ma era stato chiaramente detto che l’avrebbero tolta. Io poi ho visto la scena dal video perché in quel momento ero nella parte opposta del percorso e ho pensato proprio: vuoi vedere che Vdp si è dimenticato della passerella? E così è stato visto che lui stesso lo ha poi ammesso».

Pidcock fenomeno a Tokyo. Ma che strana la caduta di VdP…

26.07.2021
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Nella gara più importante della vita, Tom Pidcock ha avuto tutto il tempo di godersi la festa. All’ultima curva, ha afferrato la bandiera con la Union Jack, se l’è messa sulle spalle e ha tagliato il traguardo in parata, laureandosi campione olimpico di Mtb a Tokyo. Fenomeno.

Il capitombolo di VdP

L’Izu Mtb Course ha giocato un brutto scherzo, invece, all’altro grande atteso protagonista, Mathieu Van der Poel, autore di un pauroso volo nel primo dei sette giri previsti. L’asso olandese ha perso più di un minuto dal rivale britannico, ma ha stretto i denti e provato a recuperare. Ha dovuto alzare però poi bandiera bianca quando il dolore non gli permetteva più di inseguire.

Un errore dovuto a un dettaglio tecnico del percorso. In pratica, dopo la ricognizione dei giorni scorsi, una passerella è stata tolta e la nuova conformazione del terreno ha ingannato il nipote di Raymond Poulidor, mandando in frantumi i suoi sogni di gloria.

Appena ha potuto l’inglese si è messo in testa e ha fatto una “crono in Mtb”
Appena ha potuto l’inglese si è messo in testa e ha fatto una “crono in Mtb”

La rincorsa alla Mtb

Dopo una primavera che l’aveva visto conquistare la Freccia Brabante e poi perdere al fotofinish sia l’Amstel Gold Race (da Van Aert) sia la tappa di Coppa del Mondo di Mtb in Moravia (da Van der Poel), Pidcock non si è perso d’animo. Ed ecco il lampo estivo che dà una svolta alla sua carriera.

Dal titolo iridato under 23 alla gemma olimpica in Giappone, recuperando dalla brutta caduta di inizio giugno con la rottura della clavicola che aveva messo in serio dubbio la sua partecipazione. Invece, eccolo qui in trionfo, per regalare alla Gran Bretagna la terza medaglia d’oro di giornata dopo quelle di Adam Peaty nei 100 rana e del duo Tom Daley e Matty Lee nei tuffi dalla piattaforma di 10 metri.

«Questa gara non ha niente a che vedere con tutte quelle che ho fatto in passato. L’Olimpiade trascende ogni sport, perché rappresenti un Paese e tutta una Nazione è sulle tue spalle, senza fare distinzioni tra le discipline – ha dichiarato il fuoriclasse del Team Ineos (secondo oro dopo quello di Carapaz) – È puro orgoglio nazionale: è incredibile». Poi sul suo recupero lampo dopo l’infortunio ha aggiunto: «È stato un momento difficile. Mi sono rotto la clavicola ed è incredibile essere qui adesso sul primo gradino del podio».

Pidcock è molto bravo tecnicamente. La frattura alla clavicola non lo ha influenzato
Pidcock è molto bravo tecnicamente. La frattura alla clavicola non lo ha influenzato

Una gara aggressiva

La tattica di gara aggressiva? Un marchio di fabbrica. «Mi piace prendere il controllo della corsa. Scelgo le mie linee, imposto il mio ritmo – spiega Tom – Una volta che siamo partiti stavo bene, tutto il nervosismo si è dissolto e mi sono concentrato. Meno male che questa roba (ha usato un termine ben più colorito, che non possiamo riportare, ndr) è ogni quattro anni perché è dannatamente (immaginate un altro termine più acceso anche qui, ndr) stressante. È triste che mia mamma e la mia ragazza non possano essere qui, ma non vedo l’ora di vederle: so che stanno piangendo di gioia a casa».

A completare il podio sono stati lo svizzero Mathias Flueckiger (argento) e lo spagnolo David Valero Serrano (bronzo). “Solo” quarto il re del cross country: Nino Schurter che a 35 anni suonati forse dovrà definitivamente abdicare questa leadership tenuta tanto a lungo.

Per Kerschbaumer una discreta partenza, poi un calando continuo
Per Kerschbaumer una discreta partenza, poi un calando continuo

Azzurro sbiadito

Il migliore degli azzurri è stato Gerhard Kerschbaumer, ventesimo.

«Non bisogna essere forti solo all’inizio – ha detto mestamente l’altoatesino – ma anche alla fine. Non ero al 100%, forse perché ho ascoltato troppo altre persone in fase di preparazione dei Giochi ed è stato un errore. In futuro, ascolterò di più me stesso». Deludono anche Luca Braidot, 25° e Nadir Colledani, addirittura 34°.

Domani tocca alle donne. Al via per l’Italia ci sarà Eva Lechner.