Mathieu Van der Poel, Namur 2019

Namur, percorso storico per il primo duello

19.12.2020
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Non ci ha messo poi molto Namur per entrare nella storia del ciclocross. Nel piccolo borgo belga vanno molto fieri della propria creatura, il Cyclo-cross de la Cittadelle, nato nel 2009. La gara nacque dietro la spinta delle autorità cittadine, che volevano creare un evento internazionale in grado di far risaltare tutta la regione vallone in qualcosa che normalmente era più appannaggio dei fiamminghi.

Domani su quei sentieri spesso infangati si consumerà il primo duello tra Van der Poel (nella foto di apertura, la vittoria a Namur 2019) e Van Aert, con Pidcock e Iserbyt pronti ad approfittarne.

Wout Van Aert, Namur 2018
Wout Van Aert in azione a Namur nel 2018
Wout Van Aert, in azione a Namur 2018

La storia dimezzata

Le basi poste furono solide, affidandosi alla competenza del pluricampione del mondo Roland Liboton per disegnare il tracciato e aderendo subito a un circuito importante, il Trophee Gazet van Antwerpen. Importante sì, ma le ambizioni erano ben altre. Dal 2011 infatti la gara fa stabilmente parte della Coppa del mondo e ne è diventata una colonna portante. Un evento atteso tutto l’anno, si può quindi ben immaginare la sofferenza degli organizzatori e della città intera quando si è presa la decisione di ridurre le gare di domenica prossima solo a quelle elite, a causa della pandemia.

Thomas Pidcock, Namur 2018, U23
Thomas Pidcock ha vinto a Namur 2018 fra gli U23 e domenica scorsa nel Superprestige
Thomas Pidcock, Namur 2018, U23
Thomas Pidcock ha vinto a Namur nel 2018, da U23

Smacco Van der Poel

Il re di Namur è, manco a dirlo, Mathieu Van Der Poel. Il campione olandese ha trionfato su quel percorso che ben conosce per 4 volte fra il 2015 e il 2019. L’unica sconfitta è arrivata nel 2017, ma è stata una sconfitta dolorosa. In quella stagione infatti VdP stava dominando, andando a caccia di quel Grande Slam (vittoria ai Mondiali e nelle tre grandi challenge) confermatosi un obiettivo troppo grande anche per lui.

In gara però la sua tattica garibaldina sin dall’inizio non ottenne il risultato che sperava. Il suo grande nemico Van Aert, allora in maglia iridata, gli rimase attaccato per poi andare via di forza, con l’olandese superato anche dall’altro belga Toon Aerts. VdP si è rifatto l’anno successivo, Van Aert per ben tre volte gli è finito alle spalle a Namur, ma probabilmente non ci pensa neanche più. A VdP, invece, quel ricordo non piace

Eva Lechner, Namur 2018
Eva Lechner, sopra nel 2018, sul podio dal 2015 L 2017
Eva Lechner, Namur 2018
Per Eva Lechner, podio dal 2015 al 2017

Italiani da podio

Agli italiani Namur non ha mai sorriso appieno, ma qualche piazzamento di spicco è arrivato. Jakob Dorigoni, che non ha mai fatto mistero del fatto che il percorso di Namur è fra i suoi preferiti, ha chiuso secondo nel 2018 e terzo lo scorso anno, sempre fra gli under 23.

Secondo anche Gioele Bertolini nella stessa categoria nel 2015. I due sono stati battuti da due signori ciclocrossisti, il britannico Pidcock nel caso di Dorigoni e l’attuale campione europeo Iserbyt per il Bullo.

Nulla però a che vedere con Eva Lechner, per tre volte sul podio fra il 2015 e il 2017: la curiosità è che in nessuna di quelle occasioni a vincere è stata un’olandese, ma d’altronde la dittatura arancione è iniziata solo due anni fa, con il podio monocolore e la vittoria che in entrambe le occasioni ha arriso a Lucinda Brand, pronta a fare tris.

Thomas Pidcock, Superprestige, Gavere, 2020

Pidcock vince a Gavere e avvisa Van der Poel

13.12.2020
3 min
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Le avvisaglie si erano viste ieri, forse non tutti però si erano accorti che dietro la straordinaria vittoria di Mathieu Van der Poel ad Anversa, si era elevato ad alti livelli anche Thomas Pidcock. Forse perché il britannico aveva già gareggiato nel ciclocross in stagione, anche in Coppa del mondo. La forma stava arrivando, il suo terzo posto in rimonta era lì a testimoniarlo. E oggi a Gavere, in una delle tappe storiche del Superprestige, ha scalato gli altri due gradini, anche a dispetto dell’iridato olandese.

Ely Iserbit, Superprestige Gavere, 2020
Giornataccia per Eli Iserbyt a Gavere dopo l’ottima prova di ieri ad Anversa
Ely Iserbit, Superprestige Gavere, 2020
Giornataccia a Gavere per Iserbyt

Partenza sprint

Pidcock ha battuto VdP sul suo terreno, ossia ha allungato già nella prima parte di gara, con l’olandese preso un po’ alla sprovvista. Col passare dei giri, sia VdP che il belga Toon Aerts sono riusciti a chiudere sul britannico. Non così Eli Iserbyt, secondo ieri ad Anversa: poco brillante il campione europeo in evidente giornata no.

Quinto giro e addio

Per un paio di tornate Aerts ha provato a scrollarsi di dosso i due rivali ed era proprio Pidcock quello che sembrava soffrire di più. Invece al quinto giro il britannico ha forzato e il belga ha ceduto quasi di schianto. Nel giro successivo anche VdP ha cominciato a perdere terreno, con il giovanissimo Pidcock che andava così a conquistare la sua prima vittoria da elite in uno dei grandi circuiti del cross.

Mathieu Van der Poel, Superprestige, Gavere, 2020
Al traguardo, Van der Poel ammirato dalla forza di Pidcock
Mathieu Van der Poel, Superprestige, Gavere, 2020
Van der Poel al traguardo di Gavere

L’omaggio di VdP

A fine gara VDP ha elogiato il rivale: «E’ stato impressionante – ha detto – facevo fatica a seguirlo soprattutto a piedi. Oggi era più forte di me, non posso negarlo. Io comunque non sono andato male, ma lo dicevo che sono ancora lontano dalla massima forma…».

Mathieu Van der Poel, Thomas Pidcock, Toon Aerts,Superprestige, Gavere, 2020
Sul podio di Gavere, Van der Poel, Pidcock e Toon Aerts
Mathieu Van der Poel, Thomas Pidcock, Toon Aerts,Superprestige, Gavere, 2020
Sul podio, Van der Poel, Pidcock, Aerts

L’orgoglio di Tom

Dal canto suo Pidcock ha dato l’impressione di essere sempre più sicuro dei suoi mezzi.

«E’ una vittoria frutto del lavoro che sto facendo sulla partenza – ha detto – per non perdere terreno dai rivali e spendere troppe energie. Certo, vedere VdP che si stacca è una bella sensazione. Ora aspetto con trepidazione Namur e la Coppa del mondo, ma non nascondo che mi piacerebbe ripetere la cosa anche in qualche grande gara su strada».

Mathieu Van der Poel, Soudal Scheldecross 2020

VdP un gigante, agli altri le briciole

12.12.2020
3 min
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VdP ha davvero cattive intenzioni. Avevano evidentemente ragione i belgi, che alla vigilia della tappa del circuito X20 Badkamers Trofee ad Anversa dicevano di non fidarsi delle dichiarazioni di facciata del campione del mondo di ciclocross, né del suo presunto fisico ancora appesantito dalla sosta post-stagione su strada. I fatti hanno dato loro ragione, perché l’olandese dell’Alpecin-Fenix ha dato loro un’autentica lezione.

Mathieu Van der Poel, Soudal Scheldecross 2020
Fasi iniziali. I belgi provano a tenere cucito il gruppo
Mathieu Van der Poel, Soudal Scheldecross 2020
I belgi provano a tenere cucito il gruppo

Maledetta foratura

La sfida tanto attesa con Wout Van Aert non c’è stata, perché il belga ha cambiato programma e ha deciso di non partecipare. Ma lo spettacolo non ne ha sofferto. Si è visto sin dall’inizio che la sfida era “uno contro tutti” (anche se con il ritorno di Van der Poel anche l’altro olandese Lars Van Der Haar è sembrato di ben altra pasta rispetto alle gare d’inizio stagione). 

Il vincitore del Giro delle Fiandre non ha atteso poi tanto prima di dare vita alla sua solita strategia: stroncare gli avversari sul ritmo e la tattica sarebbe stata anche quella giusta, solo che a metà gara la sua Canyon Inflite ha iniziato a fare i capricci, forse a causa dello scivolone che VdP aveva avuto sulla sabbia nel quarto giro. Una foratura gli impediva praticamente di avanzare sui tratti meno scorrevoli, soprattutto sulla stessa sabbia e il campione europeo Eli Iserbyt si è riagganciato e posto davanti quando VdP ha effettuato il necessario cambio bici. Il “folletto fiammingo” a quel punto ha rallentato l’azione, così da dietro sono rientrati in tanti, formando un gruppo in fila indiana di ben 8 corridori.

Mathieu Van der Poel, Ely Iserbyt, Soudal Scheldecross 2020
Iserbyt ripreso dopo la foratura: Mathieu ha strada libera
Mathieu Van der Poel, Ely Iserbyt, Soudal Scheldecross 2020
Ripreso Iserbyt, Mathieu ha via libera

Spallata regolare

A tre tornate dalla fine l’episodio che forse ha deciso la corsa e che molto ci dice del carattere del campione olandese. Davanti Iserbyt (Pauzels-Sauzen Bingoal) su un lungo tratto su sabbia provava la fuga, dietro il suo compagno di colori Vanthourenhout faceva un po’ da tappo. Durante la corsa a piedi con bici al fianco, VdP ha affiancato il belga dandogli una bella botta (ricordate il discorso sul concetto di rispetto nel ciclocross?), facendolo quasi rimbalzare sulle transenne seppur senza commettere un gesto antiregolamentare.

Ripreso Iserbyt

L’olandese si è posto così in caccia di Iserbyt, riprendendolo dopo poche battute. Poco prima della campana dell’ultimo giro, su un tratto in salita, Van der Poel ha aperto il gas, staccando il rivale in maniera secca e netta, con un vantaggio che è andato moltiplicandosi per tutta l’ultima tornata. Fino a quando, sentitosi sicuro, VdP ha rallentato sistemando la sua maglia da campione del mondo per il rettilineo finale.

Di ben altro tenore rispetto alla vigilia le sue dichiarazioni all’arrivo.

«Sto meglio di quando ho esordito lo scorso anno – ha detto – il mio obiettivo sono i mondiali e solo per allora sarò al massimo, ma quando gareggio io parto sempre per vincere…».

Mathieu Van der Poel, Soudal Scheldecross 2020
Nell’ultimo giro la gara è il suo show personale
Mathieu Van der Poel, Soudal Scheldecross 2020
La gara uno show personale

Il Re è tornato

Vittoria quindi per il Re con 6” su Iserbyt (comunque contento per aver rinforzato la sua leadership nella classifica del circuito), mentre terzo arrivava un altro big della strada e del cross, il britannico Tom Pidcock, rimasto nascosto per tutta la gara, ma emerso in maniera prepotente nel finale, dando scacco matto a quel che era rimasto di un’armata belga partita con grandi intenzioni ma ridotta a più miti consigli.

Tripletta olandese fra le donne, ma ad Anversa è arrivato lo stop al filotto di vittorie di Lucinda Brand, reduce da quattro successi consecutivi ma questa volta battuta da Denise Betsema.

Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020

Van Aert: «Non penso solo alla strada…»

12.12.2020
4 min
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L’inizio di stagione nel ciclocross per Wout Van Aert non è stato certamente quello che tutti si aspettavano. Dopo aver chiuso un 2020 su strada ricco di soddisfazioni e sempre da protagonista, molti pensavano che sui prati avrebbe imposto subito la sua legge, ma così non è stato, collezionando piazzamenti.

Ora però non si scherza più, oggi ad Anversa nel X2O Badkamers Trofee ci sarà il primo confronto diretto con Mathieu Van Der Poel, l’avversario di sempre, non più solo nel ciclocross ma anche su strada. L’esito infausto dello sprint a due al Giro delle Fiandre è ancora lì a bruciare nell’animo (in apertura la foto della caduta di Alaphilippe, che il belga ha in qualche modo favorito puntando la moto e poi scostandosi all’ultimo secondo) .

Wout Van Aert, Coppa del mondo Tabor 2020
Rientro piuttosto faticoso, per i suoi standard, in Coppa del mondo a Tabor
Wout Van Aert, Coppa del mondo Tabor 2020
A Tabor un rientro faticoso

La ferita brucia

«Quando sono caduto lungo il percorso ho perso un po’ di forze e di concentrazione – ha dichiarato a redbull.com – eppure ce l’avevo quasi fatta, mi sono mancati pochi centimetri. E’ stata la mia ultima gara su strada e non la dimenticherò tanto presto, ci ho ripensato per giorni interi. Ora non vedo l’ora di affrontarlo sul campo e non credo sarà facile anche se è la sua prima uscita. Tutti conoscono la sua agilità, ma io negli ultimi anni, per circostanze, infortuni o anche per una forma minore non ho potuto mostrarmi al meglio, ma spero di tornare ai miei vecchi livelli e allora si vedrà».

Wout Van Aert, conferenza stampa prima della stagione ciclocross 2019, Kortrijk
In Belgio qualche polemica sul modo in cui si è preparato al ritorno nel cross
Wout Van Aert, conferenza stampa prima della stagione ciclocross 2019, Kortrijk
In Belgio polemiche sulla sua preparazione

Venti di guerra

In Belgio i giorni introduttivi al grande rendez-vous del X2O Badkamers Trofee sono trascorsi con una forte atmosfera polemica. Sul quotidiano Het Laatste Nieuws il due volte iridato Niels Albert (che ha diretto Van Aert ai tempi della Veranda’s Willems nel 2017) è stato molto severo con il suo vecchio pupillo.

«Uomini come Iserbyt, Aerts e Vanthourenhout – ha detto – sono impegnati nel ciclocross ogni giorno. Ho letto invece che Wout nel ritiro in Spagna non aveva neanche la bici da cross. E’ normale quindi che ci sia una differenza. Temo che così con il passare del tempo peggiorerà. Zdenek Stybar ad esempio tecnicamente era un maestro, ma dopo anni su strada, ora ha perso tutta la pratica».

Van Aert, pur non rispondendo direttamente, incassa il colpo: «Per il momento mi sono preparato poco per il ciclocross, ma i miei obiettivi sono in là nella stagione, al campionato nazionale e ai mondiali di fine gennaio. Le gare del periodo natalizio saranno decisive per crescere di condizione, saranno il miglior allenamento».

Wout Van Aert, caduta Fiandre 2020
Secondo Van Aert la caduta del Fiandre ha condizionato il suo rendimento nel finale
Wout Van Aert, caduta Fiandre 2020
La caduta del Fiandre potrebbe aver inciso sul risultato

Lavori specifici

In Spagna però Van Aert non ha dimenticato gli obiettivi immediati: «Certamente si lavora per la strada, ma non dimentico di lavorare sulla mia esplosività, perché qualcosa si perde durante la stagione da pro’. Non potendo fare esercizi sul campo, insieme ai lavori di resistenza necessari per il periodo ho inserito anche lavori diversi. Ad esempio ripetute di 60 o 90 secondi su strada. Sono sprint molto lunghi, che fanno davvero male… Ma so che me ne potrò giovare, perché nel ciclocross devi rilanciare dopo ogni curva, è un continuo alternarsi di sprint».

Effetto Covid

L’esito della grande sfida di oggi in apparenza non lo interessa più di tanto, o meglio più che VdP a dargli pensiero sono gli altri.

«La pandemia sta influendo tanto, ci sono poche gare, spesso una a settimana e questo significa che non avrò quei vantaggi derivanti da un’attività ridotta a dicembre rispetto agli avversari come avveniva in passato, saremo tutti allo stesso livello. Io comunque penso a me stesso e so che a gennaio sarà un Van Aert diverso, questo solo conta».

 

Sarà possibile seguire la sfida del X2O Badkamers Trofee su www.cyclingfans.com

Mathieu Van der Poel, ritiro, caduta De Panne 2020

Van der Poel: «Per me Van Aert sbaglia!»

12.12.2020
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Anversa, X2O Badkamers Trofee: Mathieu Van Der Poel e Wout Van Aert uno di fronte all’altro. La sfida che tutti stanno aspettando, neanche fosse il campionato mondiale dei pesi massimi di pugilato. Due mesi dopo quello sprint al Giro delle Fiandre che ha premiato l’olandese e non è andato giù al belga. Due mesi possono essere pochi, ma per Van der Poel sono stati un tempo infinito, nel quale molto è successo, innanzitutto la brutta caduta successiva, alla Driedaagse Brugge-De Panne (foto di apertura) che gli è costata una commozione cerebrale e due settimane di assoluto stop.

«Non mi sono ancora del tutto ripreso – ha dichiarato alla tivù olandese Ziggo Sports – perché poi ci siamo trovati nel mezzo di un nuovo lockdown, posso dire di aver riposato molto e aver messo anche su un po’ di peso eccessivo».

Mathieu Van der Poel, mondiali cross 2020
Van der Poel, campione del mondo ciclocross a Dubendorf 2020
Mathieu Van der Poel, mondiali cross 2020
Campione del mondo ciclocross a Dubendorf 2020

Niente da dimostrare

Ora è ancora un paio di chili in sovrappeso e l’olandese se li sente tutti addosso, ma non è solo questo l’effetto delle settimane di forzato riposo: «Mi sto approcciando alla stagione di ciclocross in maniera molto diversa rispetto al passato. Devo far attenzione a non esagerare. Mentalmente ogni volta che salgo in bici vorrei spaccare il mondo, ma devo farlo con gradualità. Poi devo ammettere che i miei interessi sono un po’ cambiati: nel ciclocross non devo più dimostrare nulla a nessuno…».

Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Fiandre 2020
Il duello con Van Aert al Fiandre, uno dei tanti round della sfida
Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Fiandre 2020
Il duello con Van Aert al Fiandre

Gregario? Mai…

Intanto c’è l’appuntamento di oggi e tutto il resto della stagione nel ciclocross prima di tornare alla strada, sempre con l’eterno rivale Van Aert di fronte.

«Wout è un corridore d’attacco – dice – è un vincente. Non capisco come possa avere corso l’ultimo Tour in quella maniera, mettendosi al servizio di Roglic. Io non so se ci riuscirei, ma finché non correrò anch’io il Tour il paragone non ha molto senso. La nostra generazione sta cambiando il ciclismo professionistico. Le gare sono più aperte e piene di attacchi, ma noi abbiamo sempre corso così».

Mathieu Van der Poel, vittoria Fiandre 2020
La sua vittoria per il belga è stata una mazzata tremenda
Mathieu Van der Poel, vittoria Fiandre 2020
La sua vittoria una vera mazzata per Van Aert

Ambizione Remco

Il campione olandese ne ha anche per l’altro grande talento belga, Remco Evenepoel.

«A volte esagera con le sue affermazioni – dice – ma è il suo modo di essere. Può sembrare arroganza, ma probabilmente è solo fiducia in se stesso. Alle dichiarazioni fa sempre seguire grandi imprese sui pedali. Anch’io dico che voglio essere il primo a vincere tre titoli mondiali in tre discipline e essere olimpionico nella Mtb, se non sono dichiarazioni ambiziose queste…».

Oggi si passerà dalle parole ai fatti: riuscirà l’olandese a contenersi, a lasciare l’iniziativa a chi è più allenato? Chi lo conosce dice di no, non è nella sua natura…

Wout Van Aert, Imola 2020 podio, secondo posto

Van Aert è pronto a gettarsi nel fango

25.11.2020
4 min
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In una lunga intervista pubblicata sul sito del suo sponsor Red Bull, Wout Van Aert ha gettato il guanto di sfida a Mathieu Van der Poel. Non tanto per la prossima stagione su strada, quanto piuttosto nel fango del ciclocross: il loro storico terreno di sfida.

Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Giro delle Fiandre 2020
L’arrivo del Fiandre non gli è andato davvero giù. Lo ha battuto Van der Poel…
Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Giro delle Fiandre 2020
Che male perdere il Fiandre da Van der Poel…

Grande attesa

«Non vedo l’ora di affrontare Mathieu nel fango – ha detto Van Aert – ma non credo sia più facile per me batterlo. Tutti conoscono le sue capacità di guida. Anche se avessi buone gambe, è difficile avvicinarlo, ma questo non significa che rinuncerò a provarci. Negli ultimi anni non sono riuscito a mettermi molto in mostra nel ciclocross. Ho avuto infortuni e non ho mai trovato la giusta condizione. Voglio rifarmi. Quest’anno arrivo molto bene al debutto e spero di tornare ai miei vecchi livelli e soprattutto di essere al meglio a gennaio per i mondiali. Così potrò gareggiare di nuovo con Mathieu e tutti gli altri corridori».

Tanto lavoro

Il duello infatti non si consumerà tanto presto, dato che il debutto di Van der Poel nel cross non è atteso prima di metà dicembre. Van Aert non se ne cruccia, in apparenza, e lavora.

«L’attenzione per ora – dice – si concentra principalmente sulla mia esplosività perché un po’ la perdi quando punti alle corse su strada. Sto lavorando in questo senso perché ho sentito di aver perso potenza. Nel cross si deve davvero sprintare dopo ogni curva e non è un fatto di resistenza come su strada. Di solito sono lavori che richiedono allenamento specifico sullo sterrato, ma in Spagna dove ho iniziato la preparazione, facevo lavori di intensità su strada di 30 secondi o un minuto».

Wout Van Aert, Coppa del mondo ciclocross, Namur 2018
Namur 2018, è iridato, ma in Coppa del mondo lo batte ancora Van der Poel
Wout Van Aert, Coppa del mondo ciclocross, Namur 2018
Van Aert, Coppa del mondo di Namur 2018

Vigilia e dubbi

Singolare la posizione del belga, che se da un lato ha gettato il guanto di sfida verso il rivale di sempre, dall’altro subito dopo decide di tenere un profilo più basso. Forse presagendo che il primo impatto con la specialità potrebbe essere meno morbido del previsto. Oppure per rendere più clamoroso un eventuale rientro brillante, si vedrà.

«Mi sono preparato in poco tempo – prosegue – avendo scelto di tornare alle gare il prima possibile. E’ determinante ritrovare condizione e feeling per il mondiale che si corre a Oostenda, quindi in Belgio. Di conseguenza a Tabor non sarò al top della forma. Farò ancora una gara a metà dicembre, poi mi allenerò cercando di raggiungere il meglio per Natale. Dovrò migliorare tanto per competere con gli specialisti. Ovviamente Mathieu è sempre uno dei concorrenti più importanti. E’ da anni il punto di riferimento nel fango e questo non cambierà. La differenza con gli altri sarà minore, come è già successo l’anno scorso. Ma Iserbyt e Aerts mi sembrano tosti».

Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo ciclocross 2018. Koksjide
Scontro fra titani, sempre nel 2018, ma a Koksjide
Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo ciclocross 2018. Koksjide
Koksjide 2018, scontro fra titani

Primi dubbi

Eppure qualche dubbio dell’ambiente sulla possibilità di durare a lungo e restare vincente su strada sottoponendosi a simili ritmi deve essergli arrivato.

«A volte mi chiedono se io non esageri – dice – scegliendo un programma così intenso. Ma ho persone intelligenti dietro di me, con il mio allenatore che valuta e si assicura sempre che il piano sia fisiologicamente fattibile. Ho brevi periodi di riposo in momenti diversi della stagione e secondo noi riusciremo a farci stare tutto. L’importante è credere in se stessi. Se pensi in anticipo che non sia possibile, allora non funzionerà».

Wout Van Aert, conferenza stampa prima della stagione ciclocross 2019, Kortrijk
Kortrijk 2019, una conferenza stampa per raccontare l’imminente stagione del fango
Wout Van Aert, conferenza stampa prima della stagione ciclocross 2019, Kortrijk
Così nel 2019 per annunciare il debutto nel cross

Dolore Fiandre

Le ultime considerazioni sono per la stagione 2020 su strada conclusa da poco per lui con il Giro delle Fiandre chiuso al secondo posto, allo stesso modo del mondiale (in apertura lo smacco sul podio dietro Alaphillippe. Pochi giorni prima invece era stato secondo anche nella crono dietro Ganna). 

«E’ stato difficile per il vincitore che è in me – ammette – veder sfumare la vittoria sia ai campionati del mondo sia al Fiandre. A Imola sono stato battuto da qualcuno che quel giorno era migliore di me, ma al Giro delle Fiandre ero davvero vicino. Per questo non mi piace ricordarlo, perché al Fiandre la vittoria era davvero vicina».

Caduta Julian Alaphilippe, Giro delle Fiandre 2020, Wout Van Aert, Matheiu Van der Poel

Per Julian, non solo sfortuna

20.10.2020
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Tre in fila: Van Aert, Van der Poel e Julian Alaphilippe. Il francese in maglia iridata ha attaccato il Koppenberg come la rampa del garage. Si è mosso in corsa con la sicurezza di uno che il Fiandre l’ha sempre corso, invece era al debutto.

Caduta Julian Alaphilippe, Giro delle Fiandre 2020, Wout Van Aert, Matheiu Van der Poel
Van Aert arriva alla moto e scarta di colpo senza avvisare chi segue
Caduta Julian Alaphilippe, Giro delle Fiandre 2020, Wout Van Aert, Matheiu Van der Poel
Van Aert arriva alla moto e scarta di colpo

Mancano 40 chilometri al traguardo. La moto rallenta sulla destra. E anche se non dovrebbe essere lì, Van Aert la vede benissimo. Esistono regole non scritte del gruppo, anche in corsa. Gli ostacoli si segnalano: si mette la mano dietro la schiena e si indica di allargarsi. Ma il Fiandre è zona di guerra e certe accortezze non valgono. Per cui Van Aert punta la moto e non fa un cenno.

«Se guardate le immagini – dice Alessandro Tegner, marketing manager della Deceuninck-Quick Step – Van Aert va dritto sulla moto. Van der Poel la schiva di un soffio. Julian la prende in pieno».

Eddy Lissens faceva il poliziotto e stamattina è uscito di casa come gli capita da vent’anni per guidare la moto al Giro delle Fiandre. Stavolta come moto della Giuria. La situazione è semplice: ci sono gli uomini più forti nella fuga che deciderà la Ronde. I tre hanno raggiunto un vantaggio superiore ai 20 secondi, per cui la Giuria e il cambio ruote Shimano rallentano per disporsi dietro alla fuga.

Caduta Julian Alaphilippe, Giro delle Fiandre 2020, Wout Van Aert, Matheiu Van der Poel
Van der Poel ha scartato la moto per un soffio, Alaphilippe non fa in tempo
Caduta Julian Alaphilippe, Giro delle Fiandre 2020, Wout Van Aert, Matheiu Van der Poel
Van der Poel scarta, Alaphilippe non fa in tempo

«Ci siamo lasciati sfilare – racconta a Sporza – la moto della televisione si è spostata sul lato sinistro della strada, noi abbiamo scelto il lato destro. Saremmo dovuti stare anche noi dall’altra parte della strada? Chi dice una cosa del genere non ha mai corso una gara».

Julian a ruota dei due non si guarda troppo intorno. Forse la radio lo distrae. Porta una mano sul petto per schiacciare l’interruttore e non si accorge che Van Aert ha schivato la moto. Che Van der Poel l’ha evitata per un soffio, con un riflesso da gatto selvatico. E quando il francese si trova davanti il baule della Suzuki grigia, è già troppo tardi.

«Julian evita le mosche – dice Tegner – se avesse avuto un segnale di pericolo non avrebbe mai preso quella moto. Alla Liegi ha commesso un errore per la troppa pressione. A Scheldeprijs l’errore l’ha fatto Van der Poel e per poco non lo paga lui. Ma al Fiandre non è stata solo sfortuna. Dopo la sua caduta si sono voltati entrambi. Van der Poel ha la faccia di quello che l’ha scampata bella. Van Aert si rimette subito a menare. Non hanno neppure fatto il gesto di rallentare per capire se sarebbe ripartito».

Caduta Julian Alaphilippe, Giro delle Fiandre 2020, Wout Van Aert, Matheiu Van der Poel
I due si voltano, poi tirano dritto senza esitazione
Caduta Julian Alaphilippe, Giro delle Fiandre 2020, Wout Van Aert, Matheiu Van der Poel
I due si voltano, poi tirano dritto

Il Fiandre è guerra e forse il galletto iridato dai modi sbarazzini e per certi versi irriverenti non va tanto a genio ai due giganti del cross che sui sentieri fiamminghi hanno costruito la loro carriera e la reciproca rivalità. Alaphilippe grida sull’asfalto, una moto si ferma per soccorrerlo.

«Mi dispiace da matti — dice il Lissens – per quello che è successo. Certe manovre si fanno cento volte in una corsa e non succede mai niente. Ma questa volta Alaphilippe stava parlando nella radio e non ha fatto in tempo ad evitarmi. Sono in corsa da vent’anni, non mi era successo mai niente del genere».

Van Aert e Van der Poel si sono giocati il Fiandre. Il primo ha ringraziato il secondo, che ha vinto, per avergli dato lo stimolo di migliorare ancora. Su quella manovra per evitare la moto ognuno si farà la sua idea.

Michele Bartoli, Liegi Bastogne Liegi 1997

Bartoli crea la sua Academy di cross

27.09.2020
2 min
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Fausto Scotti l’ha detta giusta: Michele Bartoli, quello delle due Liegi e del Fiandre, sta per debuttare nel ciclocross con una sua scuola di ciclismo. Si chiamerà Michele Bartoli Academy.

Il pisano avrà accanto suo fratello Mauro e non è per caso che l’idea sia nata pochi mesi dopo la morte di papà Graziano. Fu lui a metterli entrambi in bici e fu lui ad accompagnarli sui campi di gara del cross. Michele centrò un secondo e un terzo ai campionati italiani, Mauro conquistò il tricolore allievi.

Bambino, ciclocross, figlio Mauro Bartoli
La Michele Bartoli Academy partirà da 12 bambini che correranno nel ciclocross
Bambino, ciclocross, figlio Mauro Bartoli
La Michele Bartoli Academy partirà da 12 bambini che correranno nel ciclocross
Non è per caso che accada quest’anno.

Non è affatto per caso. Il babbo è quello che ha dato il via a tutto questo. Pensate che mio fratello tiene da parte la giacca a vento e il cappellino che mio padre indossava quando lui vinse il tricolore allievi. E dice che lo tirerà fuori quando toccherà a suo figlio.

Di cosa si tratta, dunque?

Un progetto che mi piacerebbe portare avanti con tutti i criteri giusti. Ho coinvolto Giovanni Stefania, un laureato in Scienze Motorie, molto bravo, che lavora nel nostro Centro a Lunata. Metteremo insieme un po’ di ragazzini che tengono al cross, ora che i crossisti sono di moda. Poi vorremmo creare una filiera di talenti che corrano anche su strada.

Lo farai da solo?

Come appoggio economico? No, ci sono dei marchi storici del ciclismo giovanile in Toscana. C’è System Data che ci è stata accanto sin dalle prime edizioni della Gran Fondo. E c’è Donati Porte, che sponsorizzava il ciclismo quando io correvo nelle giovanili.

Di questa cosa ci ha parlato Fausto Scotti, il cittì della nazionale…

Ha fatto bene e quando la stagione inizierà, andremo a fargli un sacco di domande. La sua esperienza ci servirà molto.

A cosa ti è servito aver fatto ciclocross?

A vincere il Fiandre, ad esempio. Ho spesso detto che quello scatto sul Grammont, con le mani sotto e il peso centrato, lo devo al cross. Certe cose sul pavé le impari da piccolo. Lo stradista ne ha solo vantaggi, purché non esageri…

Chi esagera?

Van der Poel deve scegliere. Tre specialità sono troppe. La mountain bike è di troppo. Invece Van Aert lo fa nel modo giusto e si vede dai risultati. Il corpo umano non è inesauribile, le forze sono contate.

Di quanti ragazzini parliamo?

Sono 12, ma abbiamo ricevuto richieste per molti di più. I ragazzi bisogna seguirli bene, poi magari l’anno prossimo se ne fanno di più.

Con quali bici correranno?

Saranno marcate Michele Bartoli Academy. Le fa una azienda dalle mie parti che si chiama Atacama.

Bertolini: «Pidcock? E’ come Van der Poel»

22.09.2020
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Thomas Pidcock, detto Tom, è il nuovo fenomeno che avanza. Dopo Van de Poel, Evenepoel, Van Aert ecco un altro esponente della multidisciplinarietà piombare nel ciclismo dei grandi. Il prossimo anno vedremo l’inglese in maglia Ineos-Grenadier. Fino all’anno scorso il ragazzo di Leeds ha militato nella squadra U23 di Bradley Wiggins, appunto il Team Wiggins (quest’anno era alla Trinity Racing).

Tuttavia, proprio l’ex maglia gialla 2012 lo ha sconsigliato di accettare la proposta del suo ex team. Perché? Forse Sir Brad conosce il carattere del suo atleta e i metodi della Ineos e ha reputato incompatibile il “matrimonio”.

Per provare a saperne qualcosa di più abbiamo chiamato in causa Gioele Bertolini, uno dei crossisti (e biker) più forti d’Italia.

GP Sven Nys 2020. Da sinistra: Pauwels Sauzen, Mathieu Van Der Poel e Thomas Pidcock

Dalla strada al cross e non solo

«Pidcock è più forte di Van der Poel!», ha detto senza mezze misure il valtellinese. «E’ un vero fenomeno. L’ho visto in azione e fa paura. La cosa che mi colpisce di più di questi atleti è la loro capacità di passare dalla strada al cross, dalla crono alla Mtb e di essere subito pronti. Di solito ci si mette almeno un paio di gare per raggiungere il top, loro invece vanno subito fortissimo. Hanno un feeling pazzesco. E Tom per assurdo è ancora meglio di VdP. Mathieu ha impiegato un anno buono per essere forte in Mtb. Anche nel Cx di certo non lo batti sulla tecnica. Tom gira sulla pump track e fa downhill. Tuttavia non lo vedo ancora al pari di Remco Evenepoel, almeno su strada. Ci vedo più un Van der Poel proprio perché sa passare da una disciplina all’altra».

Tom superava gli avversari con una tale facilità che sembrava di un’altra categoria

Bertolini racconta anche che Pidcok però non è un simpaticone. Alla Transmaurienne (gara pre covid) ha rimediato 30′ di penalità per aver discusso con un giudice. C’erano stati dei problemi nella chiamata dello start e lui lo ha spintonato con la ruota. E anche in altre occasioni non è stato un pozzo di simpatia. Spesso se ne stava concentrato per i fatti suoi.

Quel mondiale in Danimarca…

«Quest’anno, nonostante sia giovane è già cresciuto molto, anche in MTB. Alla Transmaurienne nella tappa iniziale, molto lunga e dura, è arrivato secondo dietro a Leonardo Paez (il campione del mondo Marathon, ndr). Ha vinto il Giro d’Italia U23, ha fatto un numero agli europei sempre su strada. E ha corso il mondiale a Imola coi pro’. Magari potrà fare anche le Olimpiadi in Mtb il prossimo anno, ci sta».

«L’ho visto per la prima volta a Bogense, al mondiale di cross in Danimarca nel 2018. Era al primo anno tra gli U23 quando nel rettilineo risaliva gli avversari con una facilità disarmante. Sembrava di un’altra categoria. E’ entrato ai box, ha cambiato la bici con la calma di un veterano e quando è rientrato ha continuato a saltare gli altri al doppio della velocità».