UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, 2a tappa cronometro, guarnitura da 68

Ancora su Evenepoel, il 68 e le salite: Malori spegne i fischi

28.02.2026
6 min
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Evenepoel divide e divide di brutto. Sono passati dieci giorni da quando, all’indomani della crono vinta dal belga al UAE Tour, Bartoli disse di riconoscergli più classe che a Pogacar e Van der Poel. E aggiunse che classe non significa che sia più forte, ma che abbia a suo avviso un modo di porsi più intrigante e spavaldo. Da lì, visti i due campioni presi a confronto, sono piovute critiche e facili ironie, rese ancora più facili dalle due figuracce rimediate dal belga sulle salite nel deserto. Per essere uno che nei primi otto giorni di corsa in Spagna ha ottenuto sei vittorie, in effetti, ci si poteva aspettare di più.

Per questo, colpiti dalla sua puntuale ricerca di spiegazioni, giusto ieri ci siamo chiesti (e lo abbiamo chiesto a Paola Pagani) se sia normale che nello sport ci sia qualcuno che cerca ogni volta la scusa più plausibile. E la mental coach ha subito sottolineato che sia fuorviante parlare di scuse e che anche a lei Remco piace tantissimo, perché è l’unico ad aver dichiarato di voler battere Pogacar al Tour. Ma questa sfrontatezza gli si rivolge spesso contro, perché lo mette davanti a un livello troppo alto.

Una delle argomentazioni usate da Evenepoel per spiegare il passo falso a Jebel Mobrah, nel giorno della vittoria di Tiberi, è stato l’affaticamento per aver vinto la crono del giorno prima spingendo una monocorona da 68 denti. A noi lo spunto è parso interessante e siamo andati al campanello del nostro guru delle crono: Adriano Malori, uno che di rapportoni se ne intende. E anche da Malori arriverà una lettura diversa dei giorni arabi di Evenepoel.

Tirreno-Adriatico 2014, Adriano Malori
Prima dell’incidente del 2016 che mise fine alla sua carriera, Malori è stato il più forte cronoman italiano. Qui vince la crono alla Tirreno 2014
Prima dell’incidente del 2016 che mise fine alla sua carriera, Malori è stato il più forte cronoman italiano. Qui vince la crono alla Tirreno 2014
Perché un corridore come Remco, che vince tutte le crono con una gamba sola, deve usare il 68 al UAE Tour? Prove tecniche per il futuro?

Era un percorso estremamente veloce e lui quest’anno ha cambiato tante cose, dalla preparazione ai i materiali. In Andalucia lo abbiamo visto correre con la monocorona. Abbiamo visto che ha lavorato molto sulla posizione per migliorare in galleria del vento. Secondo me ha voluto provarlo in una gara di cui, passatemi il termine, non gli interessava più di tanto.

Anche se poi è diventato l’alibi perché si è staccato in salita o almeno così ha detto…

Non ci credo! Guardate, a me ha dato l’idea che Evenepoel sia andato là per provare la cronometro e del resto della gara non gli importasse molto. Perché non è possibile che un corridore che la settimana prima abbiamo visto dominare in lungo e in largo, al UAE Tour si faccia staccare come l’ultimo della classe. Jebel Hafeet è più lunga e più dura, ma non è l’Alpe d’Huez e l’Evenepoel che abbiamo visto in Spagna quelle salite le divora. Secondo me lui era laggiù soltanto per provare la cronometro, l’ha vinta e poi ha tirato una riga.

Per spingere il 68 bisogna allenarsi a usarlo oppure si monta e si va?

Si monta e si usa, anche perché è un rapporto cui adesso sono abituati. Va provato in gara. Devi abituarti a lanciarlo, a partire, capire un po’ come lavorare con la catena nei rapporti dietro. Quindi per questo motivo è giusto provarlo in corsa prima dei grandi appuntamenti.

Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Per la seconda tappa a cronometro del UAE Tour, Evenepoel ha spinto una monocorona da 68 denti (immagine Sram)
Quindi un test magari in vista del Tour? Perché in ogni caso gli sarebbe bastato il solito 58 per vincere quella crono, al limite il 62…

C’era anche Tarling che spingeva anche lui il 68 e sulla carta poteva essere un vero rivale. Anzi, se vogliamo, quella crono era più adatta a Tarling che a Evenepoel, perché era molto veloce. Negli ultimi anni a cronometro Evenepoel è stato una sentenza e questa volta ha voluto fare un test e ha provato il 68 in assetto da gara. Sinceramente però c’è altro che non ho capito…

Che cosa?

Non ho capito fino in fondo questo iniziare a correre a Mallorca, fare tante gare ravvicinate e poi stare fermo per un mese (il UAE Tour è finito il 22 febbraio, Evenepoel dovrebbe rientrare il 23 marzo al Catalunya, ndr). Me lo sono chiesto quando l’ho visto correre a Mallorca, poi l’Andalusia e subito dopo il UAE Tour. Una cosa così può farla Van Aert che punta alle classiche, non Evenepoel. Per cui secondo me ha fatto la crono per i suoi test e per vincerla, mentre ha usato il resto per fare fondo.

Ti dà la sensazione che Evenepoel stia seguendo un percorso ben preciso?

Esatto. Se guardate le foto, è ancora sovrappeso per il suo standard. Quindi ha fatto e dominato le prime gare, perché chiaramente se non c’è Pogacar, rispetto alla concorrenza che c’era a Mallorca e in Andalusia, lui è di un altro pianeta. Negli Emirati ha provato la cronometro con quel rapporto e adesso avrà tutto il tempo per affinare la condizione. Magari si è trovato in difficoltà con il 68 e ora proverà il 66. Ha tutto il tempo di modificare, prepararsi e poi al Catalunya lo rivedremo in condizione.

Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire ad esempio come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo Malori è stato importante usare il 68 in gara per capire ad esempio come rilanciarlo e come gestire i pignoni
Secondo te in una corsa a tappe cui invece si punta, prendendo per buono quello che stiamo dicendo su Remco al UAE Tour, usare un rapporto così lungo nella crono può avere degli svantaggi?

No, no assolutamente, perché lavori un po’ più alto dietro e non c’è alcuno svantaggio. Sarebbe diverso se dovessi fare una crono di 50 chilometri, che tanto adesso non ne fanno più, e andassi a 78 pedalate come facevano Ullrich e Gontchar che usavano il rapportone. Allora sì che il giorno dopo avresti le gambe in croce. Però adesso i chilometri sono meno e si gira a 90-95 pedalate, quindi il problema non c’è.

Quindi se hai il 68 e dietro sei alto, il vero vantaggio è avere la pedalata più rotonda a parità di sviluppo metrico?

Esatto. Io ho corso 10 anni fa, ma per l’innovazione che c’è stata, sembra che ne siamo passati 40. Quando sono entrato in Movistar, ho fatto la prima crono con il 54. Poi, alla Tirreno del 2014, mi misero il 56 e vidi un altro mondo.

Andò bene, giusto?

Fu la famosa crono in cui ho battuto Tony Martin e Cancellara. Avevo una pedalata così rotonda che sembrava di usare un’altra bicicletta. Finché l’anno dopo, nel 2015, mi hanno montato subito il 58 e con quello mi sono trovato subito benissimo. Più sei grande davanti, più lavori con la catena dritta, per cui a parità di sviluppo metrico, hai meno attriti e distribuisci meglio la forza.

Secondo Malori non è credibile che l'Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l’Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l'Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Secondo Malori non è credibile che l’Evenepoel vincente della settimana prima abbia ceduto a Jebel Hafeet perché in difficoltà
Dunque diamo per scontato che Remco in salita non ci abbia nemmeno provato?

Lui ha vinto le prime corse in Spagna, perché servivano a lui, alla squadra, al morale e per testare la condizione. Anche perché comunque, Evenepoel in quelle corse giocava. C’è stata una volta che ha staccato tutti senza neanche alzarsi sui pedali: si è messo in testa col suo ritmo e li ha cavati di ruota.

Perché non dichiarare di essere in UAE solo per la crono?

Bisogna dargli atto che è sempre stato molto deciso, di quelli che lavorano e non guardano in faccia nessuno. A lui non importa nulla, conosce il suo programma e ha fatto quello che doveva fare. L’importante è che lo sapessero la squadra e i compagni, il resto non conta. Tanto è vero che tuttora dice che il suo obiettivo è battere Pogacar al Tour.

Evenepoel UAE Tour

Quelli con la scusa sempre pronta: sentiamo la mental coach

27.02.2026
6 min
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Lo spunto è arrivato guardando gli ultimi chilometri della terza tappa del UAE Tour. Remco Evenepoel, uno dei grandi attesi assieme a Del Toro, si stacca sulle prime, durissime, pendenze di Jebel Mobrah, finendo la tappa ad oltre due minuti dal vincitore Antonio Tiberi. Nel post gara il capitano della RedBull-Bora ha attribuito la brutta giornata allo sforzo della cronometro del giorno precedente (vinta, ma pedalando con una dispendiosa corona da 68) e all’aver dormito male a causa del malfunzionamento del condizionatore. Ha comunque terminato le sue dichiarazioni dopo l’arrivo dicendo: «Non posso nascondermi dietro a una scusa».

Abbiamo preso questo spunto del campione belga per approfondire proprio questo tema: la scusa che a volte si cerca nello sport (ma non solo). Assieme alla mental coach Paola Pagani abbiamo cercato di capire come funzioni questo meccanismo mentale, da cosa è generato e i pericoli che gli si annidano attorno.

«Usare la parola scusa è un po’ fuorviante – ci spiega subito Pagani – semplicemente un atleta cade in un bias cognitivo, la sua mente cerca un meccanismo di protezione che sposta il problema all’esterno. Se uso la parola “scusa” devo trovare un colpevole, se invece lo immagino come meccanismo cerco più facilmente una soluzione, che è quello che faccio come mental coach».

Paola Pagani, mental coach che tra i tanti ciclisti ha seguito anche Sonny Colbrelli nella sua ripresa
Perché alcuni cercano una scusa per spiegare la sconfitta? Risponde Paola Pagani, mental coach, secondo cui la parola “scusa” è però fuorviante
Paola Pagani, mental coach che tra i tanti ciclisti ha seguito anche Sonny Colbrelli nella sua ripresa
Perché alcuni cercano una scusa per spiegare la sconfitta? Risponde Paola Pagani, mental coach, secondo cui la parola “scusa” è però fuorviante
Cosa succede in quei momenti?

La persona, atleta o non, attribuisce il problema a qualcosa al di fuori del suo controllo, come forse è capitato ad Evenepoel in questo caso, a fattori che dipendono dall’esterno. Il problema è che questo meccanismo deresponsabilizza l’atleta, gli fa pensare: “Non dipende da me”. Brutta cosa perché fa cadere in un autosabotaggio che non permette di analizzare davvero quello che è successo. Quindi non si riesce nemmeno a capire dove poter migliorare. 

Trovare una scusa capita a tutti, ma a qualcuno di più?

Gli studi hanno dimostrato che succede soprattutto in persone che si danno altissimi standard. A me piace molto Evenepoel perché è l’unico che dice chiaramente: «Voglio battere Pogacar», che è una cosa bellissima perché è propositiva, stimolante. Il rovescio della medaglia è che spesso a standard troppo elevati si accompagna anche tanta paura di fallire. Si rimugina e a volte si costruiscono scuse, come si diceva prima. Non so se è quello che è successo nella sua testa, ma è una cosa che in generale ho visto accadere.

Evenepoel UAE Tour cronometro
La monocorona da 68 usata da Evenepoel al UAE Tour: crono vinta, ma con tante tossine accumulate nelle gambe. Scusa o verità?
Evenepoel UAE Tour cronometro
La monocorona da 68 usata da Evenepoel al UAE Tour: crono vinta, ma con tante tossine accumulate nelle gambe. Scusa o verità?
Infatti, nella tua esperienza cosa puoi dirci a riguardo?

Ho lavorato con tanti sportivi di alto livello e posso dire che nessuno parte mai per essere battuto. Ma il nostro cervello primordiale, l’amigdala, ci fa vivere la competizione come una possibile minaccia per la nostra autostima e quindi va in protezione. Una cosa che dico spesso è che il cervello non è fatto per farci vincere, ma per farci sopravvivere. Quindi bisogna allenarlo a cambiare schemi, anche perché è un organo plastico, capace di rigenerarsi ed adattarsi sempre, ma perché questo accade dobbiamo fare qualcosa di nuovo. Proprio come il fisico, anche il cervello ha bisogno di costante allenamento.

Un possibile allenamento a non dover ricorrere a una scusa quale potrebbe essere? 

Per prima cosa direi di escludere il paragone con altri. Già voler battere Pogacar è problematico in questo senso, perché è qualcosa fuori dal mio controllo: non dipende solo da me, ma anche da lui. Fare paragoni ci mette sempre in una situazione di debolezza, perché ci porta a vedere negli altri tutto il meglio e in noi tutto il peggio. Quindi si instaura un meccanismo perverso che ci fa pensare per esempio che gli altri non facciano fatica quando invece non è vero, non è detto. Ma già il pensarlo ti indebolisce e allora magari cadi nella tentazione della scusa.

Evenepoel Lombardia 2025
Al belga non manca la determinazione. Come dice Pagani, è l’unico che dice apertamente di voler battere Pogacar
Evenepoel Lombardia 2025
Al belga non manca la determinazione. Come dice Pagani, è l’unico che dice apertamente di voler battere Pogacar
Quindi qual è il lavoro da fare?

Concentrarsi su quello di cui ho il controllo, i miei pensieri e le mie azioni. Per esempio, davanti allo scatto di un avversario posso bloccarmi, oppure pensare al fatto che sono pronto, che ho lavorato bene e che farò tutto il mio massimo. A seconda di quello che penso creo un’energia diversa e questo fa tutta la differenza del mondo. Dico sempre ai corridori che seguo: «Volete la bici più leggera possibile, ma poi vi portate sulla schiena una zavorra di pensieri». Il lavoro da fare è ristrutturare quei pensieri, come si farebbe con una casa. Togliere la potenza distruttiva e metterne una generativa E’ forse il lavoro più impegnativo da fare.

Prima hai detto che è importante non paragonarsi agli altri. Molto complicato in un mondo come il ciclismo professionistico…

Per questo occorre costruire un’identità forte. E’ vero che i corridori hanno un fardello di aspettative da parte della squadra, dei tifosi, a volta anche dalla stampa. Ma proprio per questo occorre costruire un’identità così forte che non venga scalfita dall’esterno. Non performi bene perché fai quello che devi, ma perché sai chi sei e quanto vali. Sii il tuo meglio, trasforma il tuo lavoro nel meglio che puoi fare, e ricordati chi sei, perché l’identità è la convinzione più potente di un essere umano. Se so di essere un corridore che dà sempre il mio meglio lo darò, se invece penso che dipenda da agenti esterni c’è il pericolo di autosabotaggi e, appunto, cercare scuse.

Pogacar Mondiale Ruanda
Pogacar è uno che sembra prendere le sconfitte nel modo giusto: dopo il secondo posto al Tour del 2023 ha inanellato due stagioni eccezionali
Pogacar Mondiale Ruanda
Pogacar è uno che sembra prendere le sconfitte nel modo giusto: dopo il secondo posto al Tour del 2023 ha inanellato due stagioni eccezionali
Un esempio di questa mentalità?

Lindsey Vonn. Lei sa esattamente chi è. Ha smesso 4 anni e poi ha voluto tornare. Si è allenata per avere i punteggi per tornare in Coppa del mondo, ce l’ha fatta e adesso, nonostante non possa più gareggiare per l’infortunio, farà comunque un grande risultato per le prestazioni fatte prima delle Olimpiadi. Lei sa che è una vincente, che è una regina ed è riuscita a tornare a quei livelli per questo. Come la Brignone, lei è la tigre, sa di esserlo e poi il resto viene quasi di conseguenza.

Ma c’è il pericolo, in certi casi, che questa consapevolezza diventi eccessiva, controproducente? 

Più che troppa consapevolezza può esserci un disallineamento, cioè una non accettazione di una sconfitta. Invece bisogna accettarla e anche usarla, perché la sconfitta è sempre utile. Se fossi la mental coach di Evenepoel come prima cosa avrei valutato con lui quello che in quella tappa ha funzionato. Poi quello che non è andato bene, ma solo per capire come migliorare, proprio perché il fallimento è un feedback, importantissimo. Mi deve fare male perdere, è giusto, ma quella sconfitta non deve essere qualcosa per cui cercare scuse, mi deve insegnare qualcosa. Allora sì che faccio un passo verso un livello successivo.

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, cronometro Hudayriyat Island

Bartoli fuori dal coro: Remco ha più classe di Tadej e Mathieu

18.02.2026
6 min
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Più classe di tutti. Che non vuol dire più forte o che vincerà più di loro, ma che rispetto a Pogacar e Van der Poel ha un tocco di superiore magia naturale. Secondo Michele Bartoli questo è il ritratto di Evenepoel e all’indomani della crono prodigiosa al UAE Tour (foto in apertura: Remco ha percorso i 12,2 chilometri in 13’03” a 56,092 di media) e dopo i risultati spagnoli si ha voglia di approfondire il discorso, venuto fuori a tavola in una domenica d’inverno.

Si parlava delle abilità dei bambini della sua MB Academy e del fatto che se impari a guidare la bici e stare in gruppo quando sei così piccolo, da grande sei avvantaggiato. E proprio a quel punto è saltato fuori il paragone con Remco, che avendo iniziato a correre tardi, ha impiegato un po’ per trovare la stessa naturalezza. C’è riuscito e adesso guida al pari degli altri perché è un atleta fuori del comune. Da lì, siamo finiti a parlare del resto.

«La classe la vedi a parte – spiega Bartoli – quella che dimostri fisicamente e quella mentale. Secondo me, Remco le ha entrambe. Una posizione naturale molto aerodinamica, sempre composto: questo è innegabile per tutti, chiunque lo veda. Poi a me piace anche mentalmente, perché è uno che prende decisioni coraggiose, cattive, senza paura. E questo lo fa chi ha qualcosa in più, non sono cose che insegni. Prendi una decisione da cattivo o comunque forte e lo fai in modo del tutto naturale: se non ce l’hai dentro, non ci pensi nemmeno».

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
Perché dici che ha più classe degli altri due? Non parliamo di due qualsiasi…

Perché in molte risposte che danno e atteggiamenti che hanno, Pogacar e Van der Poel sono un po’ più costruiti. Ci pensano, lui no. Lui è così. Nel bene o nel male, non costruisce mai nulla: Remco va dritto per la sua strada.

Non è che ci vedi un po’ di Bartoli in questa irruenza?

Ci sta, probabilmente mi piace perché lo vedo un po’ simile a me. Remco è così e a me questo piace. La cattiveria agonistica che ha è quella che ti porta ad avere delle scariche di adrenalina bestiali, grazie alla quale dà quei colpi di coda anche quando magari non te l’aspetti. E’ un imprevedibile.

Finora ha vinto le sue corse, però al confronto con Pogacar parecchie volte le ha beccate. Deve unire il carattere al lavoro, al ragionamento su come migliorare?

L’altro è qualcosa di diverso da tutti, non si possono fare paragoni. E’ chiaro che chiunque le prende da Pogacar, però caratterialmente secondo me Remco è il prototipo del campione. Lui fa una cosa, sono convinto di questo, ma fino a mezzo secondo prima non sapeva di farla. Pogacar e Van Der Poel magari finora sono stati più vincenti, ma si preparano di più. Arrivano al dato momento e sanno già cosa devono fare.

Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Invece Remco?

Lui è tutto istinto e per questo dico che ha classe, perché l’istinto lo guida anche bene. Fa tutto giusto, poi magari lo staccano perché avranno un po’ di energia in più, però raramente Remco sbaglia una decisione.

Non trovi che questa sua testardaggine nell’andare al Tour, visto anche il suo fisico più possente, sia voler alzare troppo l’asticella?

Va bene, è il mio preferito, però con questo non posso dire che va al Tour e lo vince. Secondo me ancora qualcosa gli manca. E’ chiaro che da uno come lui ci si può aspettare di tutto, miglioramenti anno dopo anno. Bisogna vedere, però in questo momento è chiaro che sarà ancora un po’ distante da Vingegaard e Pogacar.

E allora gli conviene incaponirsi su certi obiettivi o non farebbe meglio a puntare sulle classiche?

Ha senso che faccia il Tour e si prepari per quello, tanto le classiche le vince uguale. Nel ciclismo di oggi non devi stravolgere la preparazione per vincere una classica. Oggi comanda la prestazione universale. Basta raggiungere il tuo massimo e poi te ne servi nelle gare di un giorno e nelle gare a tappe. Prima invece si pensava di più a differenziare i due obiettivi, ma soprattutto per una questione mentale e di approccio. Si pensava che chi preparava il Giro oppure il Tour non potesse preparare il Giro delle Fiandre, ma era più una questione filosofica per cui non potevi fare tutto e quindi dovevi scegliere.

Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Però con quelli delle classiche si è sempre provato a fare la classifica senza grandi risultati. Basti pensare a Rebellin, a Bettini, a un certo Bartoli…

Io ci ho provato una volta sola, alla Vuelta del 1995 quando arrivai nono, e poi decisi di non farlo più. Se ricordate, ero quinto in classifica alla vigilia dell’ultima tappa di montagna, quando sospesero la gara per il maltempo. Io mi congelai e scivolai in undicesima posizione.

Come andò a finire?

Il penultimo giorno ci fu la crono, provai a riguadagnare qualche posizione e risalii al nono posto. E mi dissi: «Per un giorno, in un mese, mi sono giocato il podio». E così dissi basta con le gare a tappe. Però Remco, tanto più in questo momento storico del ciclismo, ci deve provare assolutamente.

A tanti sta sui nervi per gli atteggiamenti da calciatore, che soprattutto quando vinceva da junior colpirono i tifosi…

Credo che Remco sarebbe forte in qualunque sport e avrebbe sempre lo stesso atteggiamento. Di questo sono sempre stato convinto: è uno che atleticamente ha qualcosa in più. Ci sono degli sport in cui magari prevale la resistenza, altri in cui prevale l’esplosività e altri in cui serve la concentrazione come potrebbe essere per il tennis, dove magari perdi perché ti viene il braccino e non vinci. Però, comunque sia, è uno forte atleticamente.

Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
C’è da dire che a parte questi atteggiamenti un po’ sbruffoni, si fa voler bene dai compagni e questo è importante…

A me quelli stronzi piacciono (scusate, ma non abbiamo trovato un sinonimo all’altezza, ndr). Più lo si è nello sport, meglio è. Forse l’unico è Messi che sta al suo posto, però in qualsiasi altro sport uno forte e anche bravo io non l’ho mai visto. Essere fatti così fa produrre più adrenalina e l’adrenalina è quell’ormone che ti permette di fare tutto. Si fa presto ad attaccare l’etichetta, magari è solo determinazione. Voi l’avete mai visto un grande campione che sia anche un bravo ragazzo?

Antonio Tiberi

L’ultimo a staccarsi. Tiberi e quelle ruote impossibili da tenere

13.02.2026
5 min
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Antonio Tiberi si sta rendendo autore di uno dei suoi migliori inizi di stagione. Il corridore della Bahrain-Victorious esce con un ottimo quarto posto dalla Volta a la Comunitat Valenciana, dove ha lottato a lungo spalla a spalla persino con un gigante come Remco Evenepoel.

Non solo: proprio relazionandolo a Evenepoel, ecco che Tiberi allunga la sua lista di “ultimi a staccarsi” dalle ruote di prestigio. Qualcosa di molto simile gli accadde al Giro d’Italia 2024 quando, verso Prati di Tivo, fu l’ultimo a cedere alla ruota di Tadej Pogacar.

E’ proprio lui che, con grande passione, ci racconta questi due eventi e le differenze nello stare a ruota dell’uno o dell’altro. Prima però partiamo brevemente dalla Valenciana e da cosa questa corsa ha lasciato a Tiberi in vista dell’imminente UAE Tour.

Tiberi
Fra i giganti. Antonio Tiberi (classe 2001) ha lottato alla pari con i grandi leader nell’ultima Valenciana
Tiberi
Fra i giganti. Antonio Tiberi (classe 2001) ha lottato alla pari con i grandi leader nell’ultima Valenciana
Antonio, cosa ti lascia questa Valenciana?

Sicuramente bei ricordi e belle sensazioni. Non ho mai avuto un inizio di stagione con sensazioni migliori di queste. Sono davvero contento di come mi sto sentendo.

Hai cambiato qualcosina nella preparazione?

La preparazione è un po’ cambiata perché ho cambiato preparatore. Anche sull’alimentazione sono stato più attento e puntiglioso. Ho fatto qualche esercizio in più a corpo libero, in palestra. In bici bene o male le cose sono sempre quelle, ma magari sono stato un po’ più continuo.

Cosa ti è sembrato di tutti quei campioni che c’erano in Spagna?

Ho avuto un buon confronto anche con Remco, che era veramente molto forte. Rispetto all’anno scorso sono riuscito a tenerlo un pochino di più. Tra tutti, sono quello che si è staccato più tardi dalla sua ruota. Tutto ciò mi ha dato buone risposte riguardo alla mia condizione e soprattutto un bel po’ di fiducia. Il lavoro fatto fino adesso è stato fatto bene. Sono dove volevo essere, esattamente in linea con il programma.

Antonio Tiberi
A Prati di Tivo, Giro 2024, Tiberi addirittura provò ad anticipare Pogacar
Antonio Tiberi
A Prati di Tivo, Giro 2024, Tiberi addirittura provò ad anticipare Pogacar
E veniamo al nocciolo della questione: tu stesso hai detto che sei stato l’ultimo a staccarti da Remco pochi giorni fa e fosti l’ultimo a mollare Pogacar a Prati di Tivo. Ripartiamo da qui: cosa significa stare alla sua ruota?

La prima cosa che si nota stando dietro Tadej è che quel ritmo che per noi altri è sostenibile per pochi minuti, lui lo tiene a lungo. Pogacar ha una facilità di pedalata e una resistenza impressionanti. Nel caso di Prati di Tivo era ancora più evidente perché era il finale e si andava fortissimo.

Si butta un occhio sul computerino in quei momenti?

No, non io almeno. Ma ricordo che guardavo spesso in basso e fui criticato perché dissero che stavo guardando il computerino. In realtà stavo guardando in basso, alla sua ruota. Stavo solo cercando di spingere, di non pensare ad altro, di raccogliermi sulla bici. Mi è tornato in mente quando ero piccolo e si diceva che Froome guardasse sempre il computerino. Quando spingi forte la testa va verso il basso. In quei frangenti non guardi i rapporti o i watt.

Ci sta, si resta concentrati a richiamare ogni stilla di energia…

L’unica cosa nella schermata automatica in salita è la distanza che manca alla fine. Forse quel giorno un mezzo sguardo l’ho dato a quel dato, per cercare un piccolo stimolo in più. In quei momenti spegni il cervello, ti rannicchi sulla bici, ti sposti sulla punta della sella e dai tutto.

Antonio Tiberi
Ecco il momento in cui pochi giorni fa Tiberi sta per staccarsi da Remco. Da qui inizia un’altra gestione dello sforzo
Antonio Tiberi
Ecco il momento in cui pochi giorni fa Tiberi sta per staccarsi da Remco. Da qui inizia un’altra gestione dello sforzo
Con Remco è stata un po’ diversa, non eravate all’arrivo: com’è andata con lui?

Sì, mancava ancora un po’ all’arrivo. Quel finale però lo conoscevo perché l’avevo provato in allenamento. Tornando al discorso della distanza allo scollinamento sul computerino, quel giorno l’ho guardata per cercare di regolarmi.

Quando si abbassa è davvero così piccolo come dicono?

Sì, soprattutto in pianura. Quando si abbassa quasi sparisce e anche tu dietro devi essere molto schiacciato, altrimenti prendi troppa aria.

A livello di pedalata c’è qualcosa che ti è rimasto impresso?

La cosa che più mi è rimasta impressa è che, dopo un po’ che eravamo rimasti soli, ogni 50-100 metri si voltava per vedere se fossi ancora a ruota e allora faceva una progressione di 5-6 secondi. Fino a quando non mi ha staccato ha fatto così.

Parliamo di rapporti: rispetto a Remco com’eri?

Più o meno eravamo sulla stessa cadenza. Avevamo un 38×30, era piuttosto ripida. C’erano tratti al 17 per cento ed entrambi cercavamo l’agilità.

Antonio Tiberi
Non solo a Prati di Tivo, anche nella tappa del Passo Brocon Tiberi fu tra gli ultimi a mollare Pogacar. La concentrazione è massima
Antonio Tiberi
Non solo a Prati di Tivo, anche nella tappa del Passo Brocon Tiberi fu tra gli ultimi a mollare Pogacar. La concentrazione è massima
Dopo che ti ha staccato come hai proseguito?

In quel caso ho cercato di tenere duro il più possibile, ma ho visto che c’era un buco su Almeida e gli altri. Dopo lo scollinamento si scendeva un po’ e poi c’era un altro strappo: a quel punto Remco aveva preso il largo, era 200-300 metri davanti. Almeida aveva recuperato parecchio, così siamo andati insieme e dopo lo strappo abbiamo collaborato.

Pogacar era al traguardo, ma con Remco mancava ancora un po’: come ti sei gestito con il fuorigiri?

Il fuori giri si fa e anche parecchio, però non vai a cercare l’ultima goccia nel serbatoio come se fosse l’arrivo, tanto da restare senza forze. Nel caso vissuto con Remco qualcosa lo lasci per i chilometri finali.

Hai riguardato i watt?

No, e sapete perché? Proprio quel giorno ho scelto di utilizzare un altro dispositivo Garmin per risparmiare qualcosa sul peso, ma devo aver avuto un problema di configurazione e alla fine non ha registrato nulla.

Garzelli, Remco, Pellizzari

Garzelli: cinque spunti della Valenciana. Si parte da Pellizzari

11.02.2026
6 min
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La Vuelta a la Comunitat Valenciana è stata sin qui la gara più avvincente di questo primo spicchio di stagione. Nomi importanti, tappe tirate, tattiche e imprese non banali, come quelle di Remco Evenepoel. Nella macchina organizzativa della corsa spagnola c’era anche Stefano Garzelli, ormai valenciano d’adozione.

E proprio con Garzelli cerchiamo di capire cosa abbia detto la corsa spagnola. Cinque spunti imprescindibili che non sono sfuggiti all’occhio della maglia rosa 2000.

«In generale è stata davvero avvincente – commenta Garzelli – purtroppo c’è stato un po’ di sfortuna e mi riferisco alla cronometro. Con quel vento era davvero impossibile farla con le bici da crono. Mio figlio voleva venire a vederla, stava arrivando in bici ed è finito due volte fuori strada. Ma nonostante tutto, complimenti ai corridori, perché potevano farla senza impegno, invece il 90 per cento l’ha fatta a tutta. Per le squadre e per i corridori si è persa l’occasione di testare materiali e posizioni. L’altra sfortuna è che si è perso presto Mads Pedersen: lui poteva essere un protagonista assoluto, uno che per me avrebbe potuto portare a casa tre tappe».

Garzelli, Remco, Pellizzari
Pellizzari e Remco, tra i due un’intesa formidabile. Garzelli ha visto un super Giulio
Garzelli, Remco, Pellizzari
Pellizzari e Remco, tra i due un’intesa formidabile. Garzelli ha visto un super Giulio

Un Pellizzari formato gigante

Con Stefano si passa poi all’analisi dei cinque punti. E un po’ a sorpresa, sul piatto non c’è subito Remco, ma Giulio Pellizzari.

«Dico Giulio Pellizzari. Bene, bene, io sono contento. Quando si lancia fuori dal coro va benissimo. Giulio Pellizzari, per come l’ho visto pedalare. Prima tappa, io ero in macchina: rimangono in venti, stradone lungo 15 chilometri, lui parte da solo, vento in faccia. Lo riprendono a 1.500 metri dal traguardo, poi vittoria di Girmay.

«Nella quarta tappa, a circa 30 chilometri dal traguardo, il trenino della Red Bull-Bora era formato da Pellizzari, Vlasov ed Evenepoel, in questo ordine. Si è messo a tirare per 15 chilometri tra pianura e strappetti e ha fatto saltare quasi tutti di ruota, anche Vlasov. Sono rimasti in sei. Sono convinto che se Pellizzari non avesse corso con Evenepoel, se la sarebbe giocata con lui».

Garzelli rimarca l’ulteriore step del marchigiano. Racconta come lo stesso Remco sia rimasto impressionato da lui, gli abbia fatto i complimenti e lo abbia ringraziato. Davvero un ottimo biglietto da visita in vista del Giro d’Italia.

Garzelli, Remco,
Che Evenepoel fosse forte non lo scopriamo certo oggi, ma questa sua serenità sembra avergli moltiplicato le forze
Garzelli, Remco,
Che Evenepoel fosse forte non lo scopriamo certo oggi, ma questa sua serenità sembra avergli moltiplicato le forze

Remco, potente e sereno

Chiaramente Garzelli non poteva non citare il belga. Remco Evenepoel stato un vero mattatore: azioni di forza, eleganza, potenza.

«Per Remco – riprende Garzelli – grande condizione, grande motivazione e soprattutto, almeno da quello che ho potuto vedere in prima persona, grande tranquillità. Una novità? Io so solo che ho visto un Evenepoel tranquillo, disponibile anche mentre faceva i rulli cinque minuti dopo l’arrivo e rilasciava le interviste. E’ sempre andato forte in questi anni, però quest’anno mi sembra di vederlo ancora più concreto. Non ha avuto duelli con Pogacar, però sia a Mallorca che alla Valenciana erano presenti corridori di alto livello.

«L’altro nome grosso, rivale di Remco, era Almeida, ma su questo percorso con salite esplosive il portoghese fa più fatica. Nel giorno della salita si è staccato abbastanza presto, ma poi si è messo sotto e ha rimontato un sacco di gente, tanto da chiudere secondo».

Garzelli, Tiberi
Antonio Tiberi ha chiuso la Valenciana al 4° posto. Per Garzelli un atleta in piena maturazione
Garzelli, Tiberi
Antonio Tiberi ha chiuso la Valenciana al 4° posto. Per Garzelli un atleta in piena maturazione

Bravo Tiberi

Altro atleta che è piaciuto molto a Stefano Garzelli è Antonio Tiberi. Il laziale ha chiuso quarto nella generale.

«Sono contento di averlo visto protagonista – dice Garzelli – Tiberi è stato l’ultimo corridore a staccarsi da Remco sull’Umbra del Sol, tre chilometri al 15 per cento. L’avevo già visto molto bene al debutto, il 23 gennaio, proprio qui a due chilometri da casa mia, quando vinse Scaroni e lui arrivò terzo. E’ un’ottima conferma. Deve migliorare ancora piccoli dettagli, però rimanere quel giorno sulla ruota di Evenepoel fa capire che è pronto per vincere una grande corsa».

Per Tiberi dunque un banco di prova importante, sostiene Garzelli. Tra l’altro è curioso conoscere nel dettaglio il calendario dell’atleta della Bahrain-Victorious, perché potrebbe portare a casa un bel successo: UAE Tour, Laigueglia, Tirreno-Adriatico e Paesi Baschi, poi il resto è già orientato verso il Tour de France.

Garzelli, Red Bull
La Red Bull-Bora si è mostrata compatta e fortissima. Sarà una gatta da pelare per la UAE?
Garzelli, Red Bull
La Red Bull-Bora si è mostrata compatta e fortissima. Sarà una gatta da pelare per la UAE?

Red Bull, messaggio alla UAE

Stefano ha vissuto la corsa da dentro, cogliendo sfumature importanti. Tra queste lo ha colpito la forza e la compattezza della Red Bull-Bora: una squadra onnipresente, in salita, negli sprint, in classifica generale.

«Può sembrare scontato – spiega Garzelli – però loro sono sempre stati nel vivo. La prima tappa l’hanno persa con Arne Marit al fotofinish da Girmay. Poi sono sempre stati sul podio con uno o più atleti: primi e secondi nella crono, primi e terzi nella quarta tappa, secondi nella tappa finale e primi, terzi e settimi nella generale. Ma soprattutto grande compattezza e lucidità nel controllare la corsa. Da fuori traspare grande armonia. Spesso Pellizzari andava a stuzzicare Remco, gli diceva di andare, di fare e quasi era lui a doverlo frenare. E poi avevano grandi nomi in squadra e non erano ancora con tutti i leader».

La UAE Emirates ha provato ad attaccarli in un paio di occasioni, ma Remco e compagni hanno sempre chiuso o gestito la situazione. Sanno che i veri rivali nel corso della stagione, e al Tour in particolare, saranno proprio gli emiratini di Pogacar. Ma se si presentano così, potremmo davvero assistere a un grande spettacolo.

Garzelli
Velocità folli. Garzelli ha detto che hanno dovuto persino posticipare le partenze per rientrare nei tempi della tv
Garzelli
Velocità folli. Garzelli ha detto che hanno dovuto persino posticipare le partenze per rientrare nei tempi della tv

Velocità stellari

La corsa valenciana non era impossibile, ma il percorso non regalava nulla: sempre molto mosso. Alla fine Remco Evenepoel ha vinto con 43,798 chilometri orari di media, un’andatura impressionante. Ed è proprio questo aspetto ad aver colpito Garzelli.

«Ho notato – conclude Garzelli – che si continua a migliorare la velocità media. Noi, come corsa, addirittura un paio di giorni abbiamo dovuto posticipare la partenza per rientrare nei tempi televisivi, perché ormai i materiali, la qualità dei corridori, l’alimentazione e la preparazione fanno sì che le medie si alzino drasticamente e continuino ad alzarsi.

«Sui materiali ho notato che in tanti hanno utilizzato la monocorona, tranne che nella quarta tappa. Proprio alla partenza della prima mi ero soffermato a vedere le bici della Red Bull-Bora e Pellizzari mi aveva detto che montavano un 10-36: tutti dettagli che contribuiscono ad andare più forte».

Remco Evenepoel, monocorona

Remco e la monocorona: perché la Red Bull punta sul setup 1X

09.02.2026
6 min
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Remco Evenepoel è decisamente partito a tutta in questo inizio di stagione. Al debutto con la Red Bull-Bora Hansgrohe il belga ha infilato cinque vittorie in otto giorni di corsa, sei se consideriamo anche la vittoria generale della Volta a la Comunitat Valenciana. Quel che ha colpito di Remco non sono state solo la forma smagliante e la sua “leggerezza” di spirito, perché è davvero parso sereno, come ha detto lui stesso e come hanno confermato le persone a lui vicine, ma ha colpito anche per il suo assetto in bici, a cominciare dalla monocorona.

Compatto come non mai, Evenepoel ha anche rivisto qualcosina soprattutto per quel che concerne i rapporti: ha infatti utilizzato appunto una monocorona. E lo ha fatto praticamente sempre, ad esclusione della tappa con il muro al 23 per cento verso Teulada-Moraira, penultima frazione della Valenciana.

Remco Evenepoel, monocorona
In otto giorni di gara, Remco Evenepoel ha utilizzato il setup 1X per sette volte
Remco Evenepoel, monocorona
In otto giorni di gara, Remco Evenepoel ha utilizzato il setup 1X per sette volte

Remco e la monocorona

Per saperne di più ne abbiamo parlato con Francesco Giardiniere, uno dei meccanici della Red Bull-Bora.

«L’utilizzo della monocorona – spiega Giardiniere – è stata una scelta del team. Tutti i ragazzi, compreso Remco, hanno iniziato la stagione subito con questo setup e lo hanno mantenuto. Il perché è presto detto: gli ingegneri che ci sono in squadra, che stilano i programmi e visionano tutti i dislivelli della corsa, hanno visto che era la soluzione migliore. Il tutto è stato confermato anche dai feedback dei corridori.

«Loro lo sentono, percepiscono che è anche più scorrevole con la bici. Dicono di avvertire meno resistenza all’anteriore e, tutto sommato, la linea catena alla fine è sempre quella. In più riferiscono che non solo la catena fa meno attrito, ma anche che l’intera trasmissione è più silenziosa. Senza contare che, senza il deragliatore, c’è una cosa in meno da dover comandare (non c’è la leva del comando delle corone, ndr)».

E, aggiungiamo noi, una cosa in meno che si può rompere o una catena che può cadere. Insomma, gli atleti sono più liberi di testa. Alla fine i corridori tengono a mente solo il discorso del cambio posteriore e all’anteriore non ci pensano più. Non hanno più problemi di deragliata in salita o sotto sforzo.

Francesco Giardiniere monocorona
Francesco Giardiniere, meccanico del team Red Bull-Bora
Francesco Giardiniere monocorona
Francesco Giardiniere, meccanico del team Red Bull-Bora

La scelta del setup

La domanda è ora capire se questo setup sarà proposto anche nelle prossime gare, magari pensando alle classiche del Nord, visti i vantaggi elencati. L’anno scorso, per esempio, alla Parigi-Roubaix ce l’avevano.

«Alla fine – prosegue Giardiniere – queste cose si programmano già in anticipo: per esempio in un Giro d’Italia sappiamo già quali ingranaggi andremo a montare anche 4-5 giorni prima. E’ qualcosa che decidono sia il corridore sia il preparatore. Si mettono lì, discutono e vedono qual è la miglior soluzione. Per esempio per una Sanremo si va forte sulla monocorona ed anche alla Roubaix… SRAM ti dà questa possibilità della mono e di una scala posteriore che ben si adatta, e tecnici e atleti la sfruttano al 100 per cento. In Spagna, per esempio, Remco e compagni avevano 54 davanti e un 10-36 dietro. A volte possono alternare la mono con una 56 denti, dipende dal percorso».

Nella scelta fra corona doppia o mono, Giardiniere rimarca il fatto che molto spetta agli ingegneri. Non c’è un limite vero e proprio di dislivello che faccia propendere per l’uno o per l’altro setup: molto dipende anche dalle pendenze.

«Sul montare o meno una monocorona entrano in gioco tanti fattori: il dislivello, la lunghezza della tappa, la situazione meteo e le pendenze. Come ho detto, atleta, preparatore e ingegneri ne parlano, interviene anche il direttore sportivo. Se si capisce che c’è realmente un vantaggio allora si può fare questa scelta, altrimenti, se va a danneggiare la performance complessiva, si mantiene lo standard, cioè la doppia. Il dogma è non rischiare di non avere il rapporto giusto, cosa che non è piacevole per un corridore.

«La catena è la stessa della guarnitura classica con doppia corona: praticamente si apre il link della catena e poi si riutilizza sempre quella. Si elimina il deragliatore e si rifà il pairing da zero tra cambio e leve per escluderlo, perché altrimenti il sistema non andrebbe sull’ultimo pignone, il 10, ma resterebbe sul penultimo. Si interviene come se fosse un gruppo nuovo da settare completamente».

Remco Evenepoel, monocorona
Evenepoel è una “miniera” di watt. Con Sram sembra che possa sprigionarli ancora meglio
Remco Evenepoel, monocorona
Evenepoel è una “miniera” di watt. Con Sram sembra che possa sprigionarli ancora meglio

Mondo Remco

Evenepoel è arrivato quest’anno alla Red Bull-Bora: c’è molto di nuovo, ma anche molto di noto. L’ex iridato non ha cambiato bici e questo è stato importante, perché è un adattamento che non ha dovuto fare. Tuttavia ha cambiato gruppo: è passato da Shimano a SRAM, dall’affidabilità totale a una ricerca più estrema della prestazione. Queste possono essere le due filosofie dietro ai due colossi.

«Devo essere sincero – racconta Giardiniere – io ho visto poco Remco in questa prima parte dell’anno, ma penso, e mi dicono, che sia contento. E’ passato da Shimano a SRAM e, in quanto a rapporti, ha molta più scelta. Prima il discorso monocorona per lui era relegato quasi esclusivamente alla cronometro. Quante volte l’ho visto utilizzarla: adesso invece può optare per questa soluzione con maggior facilità anche su strada. E di certo posso dire che è un’opzione a lui gradita.

«In generale Evenepoel ci è sembrato un ragazzo collaborativo, e soprattutto uno che sa di cosa parla a livello meccanico. Poi chiede: perché non montiamo questo, ma quest’altro? Che vantaggi o svantaggi può dare? E soprattutto a cronometro vuole sempre sapere. Per il momento sta andando tutto bene. Tra l’altro c’è il suo meccanico che lo segue sempre».

Remco Evenepoel, monocorona
Remco ha ritoccato leggermente l’arretramento della sella, probabilmente si è accorciato ancora un filo. Guardate come è compatto (e aero)
Remco Evenepoel, monocorona
Remco ha ritoccato leggermente l’arretramento della sella, probabilmente si è accorciato ancora un filo. Guardate come è compatto (e aero)

Tante conferme

Giardiniere racconta anche come lo stesso meccanico di Remco, Dario Kloeck, sia entrato nel gruppo Red Bull-Bora con grande rispetto. Non ha fatto la voce grossa sulla base del “io sono il meccanico di Evenepoel”. Ha avuto un approccio molto rispettoso: in magazzino chiedeva come si montava una cosa o come veniva gestita un’altra. Si è inserito gradualmente.

Prima abbiamo accennato anche alla sua posizione super raccolta. Eppure Giardiniere assicura che il belga non ha modificato quasi nulla.

«Remco ha ritoccato di pochissimo l’arretramento, ma parliamo davvero di dettagli minimi. Un altro vantaggio che ha avuto in questo passaggio di squadra, riguardo ai materiali, è il fatto di utilizzare gli stessi pedali, cosa molto importante per i corridori. Avendo noi SRAM, che non produce pedali, abbiamo la possibilità di utilizzare quello che vogliamo. Anche le pedivelle sono sempre le stesse: 165 aveva e 165 sta usando».

Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)

EDITORIALE / La grandezza di Pogacar in mezzo ai giganti

02.02.2026
5 min
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La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.

Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.

E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?

Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri

Remco, prove da leader

A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.

Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.

Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar

Il programma di Pogacar

Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.

Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.

Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)

Fra la primavera e il Tour

Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.

Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.

Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.

Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.

17 anni alla guida, ma per Bramati è come il primo…

Da vent’anni alla guida, ma per Bramati è come il primo…

21.01.2026
6 min
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Ultimi giorni a casa, fra conference call e lavoro, per Davide Bramati che a fine settimana partirà verso la penisola araba per l’Alula Tour. Allora inizierà, la sua stagione numero 20 da direttore sportivo, il che rappresenta quasi un primato a livello di WorldTour considerando il fatto che non ha mai cambiato squadra, rimanendo fedele alla Quick-Step attraverso i suoi cambi di colori, di roster, di obiettivi. In tanti sono passati, lui è sempre rimasto al suo posto.

Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure

Molti immaginerebbero fatica, quasi noia, invece a pochi giorni dalla partenza, le emozioni sono quelle che si vivevano non solo agli inizi della sua avventura da diesse, ma ancora prima, nel corso del 17 anni da corridore.

«Ho smesso al Giro d’Italia nel 2006 ma già l’anno prima, sapendo che il ritiro era dietro l’angolo, in squadra mi avevano paventato quest’idea. Un po’ per scommessa con Lefevere pensai che fosse un’opportunità. Ho avuto grandi maestri, come Alvaro Crespi ma anche Guercilena, Parsani, tutta gente che è ancora nel giro, un patrimonio di esperienza a disposizione. Che devo dire, mi piace questo mondo, è la mia vita, praticamente da quando avevo 8 anni…».

Quanto sei cambiato rispetto a quando sei salito sull’ammiraglia per la prima volta?

Tanto, perché giorno per giorno metti da parte esperienza, impari, lo faccio ancora oggi. Fino a quando corri, pensi a te stesso, a fare il meglio. Tutte le mattine ti devi allenare, cerchi di fare le cose fatte bene anche attraverso qualcosa di ripetitivo. Da diesse è diverso, c’è da dirigere il gruppo, i corridori, è un altro lavoro che cambia di continuo.

Con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Rispetto a quando hai iniziato a fare il direttore sportivo, adesso che cosa provi?

Posso dire una cosa: non so che cosa sia la noia. Il lavoro tutti gli anni cambia, c’è sempre da fare per migliorarsi. Ho ancora tanta passione, tutti coloro che mi conoscono sanno come vivo, dentro e fuori la macchina. Tutti gli anni arrivano corridori nuovi, c’è da conoscerli e farsi conoscere, ogni anno si cancella tutto e si ricomincia, con la stessa emozione, impazienza, voglia di far bene. E questo mi dà sempre entusiasmo.

Il lavoro però è cambiato…

E’ cambiato perché la tecnologia è andata avanti in tutto e anche il nostro lavoro è diverso. Adesso per preparare le gare ci vuole tempo. Una volta i GPX non esistevano e la presentazione di una tappa o di una gara di un giorno ai corridori si faceva su carta, si studiava e basta. Oggi no, si analizza sul pullman fino all’estremo, i percorsi bisogna quasi impararli come piste di sci. E’ cambiato veramente tanto. Una volta poi con l’italiano riuscivi a comunicare con tutti, oggi conoscere le lingue è indispensabile per stare all’avanguardia perché i corridori arrivano da tutte le parti del mondo.

Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Adesso non ci si può distrarre un attimo, perché siete in contatto con i corridori in ogni momento…

Sì, è un altro fattore che è cambiato anche se le radioline c’erano già ai miei tempi. Io lo dico sempre, penso che il nostro lavoro sia fatto anche di comunicazione. Ma non siamo tutti uguali, ognuno usa la radio col suo carattere. Su questo voglio essere molto chiaro: è come se metti un allenatore di calcio, di basket, di volley a bordo campo e non può comunicare con i propri giocatori. Dare indicazioni ai propri ragazzi mi sembra del tutto normale.

In due decenni sono passati tanti corridori sotto le tue mani. Chi è che ti è rimasto nel cuore?

Sono passati veramente in tanti corridori e non vorrei fare torto a nessuno – risponde Bramati – ma sono legato a Bettini perché fa parte dei miei inizi, le gioie che ho vissuto insieme a lui e a Boonen, un altro col quale ho condiviso tante campagne del Nord ricche di momenti epici. Poi devo dire le emozioni vissute grazie ad Alaphilippe, le grandi soddisfazioni in Italia, alle gare che per me hanno un valore particolare come la Sanremo, il Giro, la Tirreno-Adriatico. Infine non si può dimenticare Remco (Evenepoel, ndr), anche lui m’ha dato tante soddisfazioni.

La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull'ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull'ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
Di momenti importanti ne hai vissuti tantissimi. Quale ti viene in mente vissuto nella tua ammiraglia?

Sono davvero tanti, è chiaro che quelli vissuti quando a vincere era un italiano hanno un sapore particolare ed è giusto che sia così, vale per tutti. Sono stato anzi fortunato ad averne tanti capaci di trionfare. Sicuramente vivo tutte le vittorie con una passione forte, fa parte del mio carattere, questo è la mia voglia di fare. Se devo citarne una, forse sorprenderò ma cito il successo di Valentin Paret-Peintre all’ultimo Tour perché ha vinto contro ogni pronostico su una montagna storica come il Ventoux, senza dimenticare tutte le altre, prestigiose, che ho avuto con dei grandi corridori.

Tu hai vissuto tutta l’epopea del Wolfpack. Può tornare tale?

Io penso che il Wolfpack sia tale tutt’ora. Forse qualcuno si dimentica che vinciamo sempre il nostro numero di gare, nel 2025 sono state ben 54 e sicuramente continueremo a lavorare per far sì che questo gruppo migliori anno dopo anno, sapendo che anche le altre squadre sono cresciute tanto e tutti sono alla ricerca delle nuove tecnologie, ma sicuramente non siamo fermi e lo spirito del Wolfpack è sempre là.

Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d'oro del Wolfpack nelle classiche d'un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d'oro del Wolfpack nelle classiche d'un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Ti manca un po’ di avere grandi italiani vincenti a tua disposizione?

Ne sono passati tanti da queste parti, da Trentin a Viviani, a Brambilla che aveva messo la maglia rosa e poi Cattaneo, Bagioli, Ballerini, Masnada. Voglio dire che di italiani di valore in maglia Quick Step ci sono sempre stati. Questo momento non è facile, ma sono sicuro che abbiamo dei giovani italiani che stanno crescendo bene e penso che nel futuro si potranno avere ancora dei buoni corridori e, perché no, magari verranno alla mia corte nei prossimi anni…

Mattia Cattaneo

Cattaneo racconta il nuovo Evenepoel. E sul Giro…

19.12.2025
5 min
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PALMA DE MAIORCA (Spagna) – Da Remco a Remco, ma sempre passando per Mattia Cattaneo. Il bergamasco, alla fine, è stato l’unico dei corridori che Evenepoel si è portato dietro. Fiducia totale in questo grande atleta. Forte, serio, professionale, esperto. Mica sprovveduto il belga.

Baciati dal sole maiorchino, con Cattaneo ci siamo seduti nel cortile di questi capannoni, una vecchia fazenda, che la Red Bull-Bora aveva scelto per il media day. L’ormai famoso deltaplano al centro dell’aia e tanti angoli dove i giornalisti si distribuivano per le interviste, alla prestigiosa della corazzata tedesca.

Mattia Cattaneo
Cattaneo ed Evenepoel hanno corso insieme per sei stagioni
Mattia Cattaneo
Cattaneo ed Evenepoel hanno corso insieme per sei stagioni
Insomma Mattia, è iniziata veramente questa nuova avventura? Cosa ti sembra?

A quanto pare sì… che ne dite! Siamo qui. Onestamente è una realtà veramente importante. Si percepisce subito un livello di professionalità che è superiore rispetto a tante squadre, quindi sono molto contento di farne parte e di iniziare questa nuova avventura.

Dopo tanti anni dall’altra parte, noti un cambiamento nel modo di lavorare e nell’approccio?

Credo che il fatto di avere un budget superiore porti ad avere molte più persone sotto ogni aspetto. Più che un cambiamento di modalità, cambia proprio il modo in cui sei seguito. Se 30 corridori vengono seguiti da 5 persone o da 12, non è la stessa cosa, no? Qui è tutto amplificato rispetto a quello a cui ero abituato alla Soudal Quick-Step. E io lì stavo “da dio”, onestamente. Però qui è un altro livello di supporto da ogni punto di vista.

Mattia Cattaneo
Quante interviste per Evenepoel durante il media day, assalito soprattutto dai giornalisti belgi (ma non solo)
Mattia Cattaneo
Quante interviste per Evenepoel durante il media day, assalito soprattutto dai giornalisti belgi (ma non solo)
Alla fine, tra i vari uomini di fiducia di Remco, sei quello che è rimasto. Com’è andata la trattativa?

In realtà è andata in modo molto semplice. Io ero in scadenza di contratto con la Quick-Step e, avendo 35 anni, avrei valutato anche altre opzioni, sia dal punto di vista economico sia sotto altri aspetti, essendo oggettivamente gli ultimi anni della mia carriera. Avevo tre o quattro proposte importanti, superiori economicamente a quello che la squadra era disposta a darmi. Nel frattempo Remco aveva deciso di venire qui. Mi chiama e mi dice: «Se puoi firma con Red Bull, perché io andrò lì». Io non avevo ancora firmato, fortunatamente, e ho fatto la scelta anche in base a questa sua idea.

E’ un bell’attestato di stima, ma anche una bella responsabilità…

Sicuramente è una grande responsabilità, soprattutto per me. Mi è stato fatto un contratto di tre anni a 35 anni, quindi potete capire quanto sia motivo di orgoglio. Non è solo aiutare Evenepoel, è il segnale che qualcosa di buono lo sto facendo. E’ stata una svolta positiva a livello economico, inutile nasconderlo, ma soprattutto dal punto di vista psicologico. Credetemi…

Mattia Cattaneo
Mattia Cattaneo (classe 1990) è pro’ dal 2012. Forte sul passo, va bene a crono e anche in salita. Sarà la spalla di fiducia del campione belga
Mattia Cattaneo
Mattia Cattaneo (classe 1990) è pro’ dal 2012. Forte sul passo, va bene a crono e anche in salita. Sarà la spalla di fiducia del campione belga
Come stai vedendo Remco?

Molto più sereno. Magari è solo una mia sensazione, ma è come se si fosse tolto un peso dalle spalle. Nel parlarci tutti i giorni lo vedo più tranquillo, più sicuro. Sono cose che percepisci subito, quando una persona è più rilassata o più sotto pressione.

Evenepoel ha detto di non sentire la pressione di questo grande progetto. Davvero sarà così?

Quando inizieranno le corse sarà tutta un’altra storia. Però credo che il fatto di avere vissuto anni di voci, “vado di qua, vado di là”, lo abbia messo sotto pressione non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello della vita quotidiana. In Belgio è mediaticamente super esposto e questo pesa. Forse incideva anche il fatto di essere non solo in una squadra belga, ma “nella” squadra belga. Ora Evenepoel è uscito dall’ovile e questo, secondo me, gli ha dato una serenità che prima non aveva. Almeno è quello che percepisco.

Che gare farai, Mattia?

Più o meno quelle che farà lui. Onestamente non conosco ancora il mio calendario nel dettaglio, ma so che in gran parte ricalcherà quello di Remco, eccetto qualche classica che io non farò. I punti centrali, Tirreno o Parigi-Nizza, Delfinato e soprattutto il Tour de France, li farò.

A Peyragudes Vingegaard riprende e sorpassa Evenepoel: lo smacco più grande della carriera di Remco. Da lì, la svolta secondo Cattaneo
A Peyragudes Vingegaard riprende e sorpassa Evenepoel: lo smacco più grande della carriera di Remco. Da lì, la svolta secondo Cattaneo
State già lavorando su qualcosa di specifico, come la cronometro o la costruzione del gruppo per la salita?

Un po’ sì. Abbiamo iniziato a lavorare sulla cronosquadre, visto che il Tour inizierà con una tappa del genere. Credo sia un aspetto fondamentale. Questa struttura ha già ben chiari i passi da fare per costruire un gruppo importante in vista del Tour.

A proposito di Tour quanto è stato devastante per Remco l’ultima edizione?

Sicuramente è stato un brutto colpo lasciare il Tour in quel modo. Allo stesso tempo, però, credo gli abbia dato uno shock positivo, del tipo: “devo cambiare qualcosa”. Uno schiaffone, insomma. Magari non sarà bello da dire, ma a volte è dalle legnate che si impara, anche se sei un campione. E’ stato un momento difficile, ma anche un click mentale.

Okay il discorso dell’investimento Red Bull-Bora su Remco e l’obiettivo Tour, ma certo questo Giro d’Italia gli poteva fare gola. Nell’ambiente, tecnici e corridori, dicono fosse tagliato per lui. Tu Mattia che ne dici?

Eh – sospira Cattaneo – questo dovete chiederlo ai manager. Io, quando ho visto il Giro d’Italia, lo dico sinceramente, la prima cosa che ho fatto è stata chiamarlo. Gli ho detto: «Guarda che ti hanno messo quaranta chilometri a cronometro, è una corsa per te». Poi è chiaro che l’investimento su di lui è enorme. Per Red Bull e per la squadra il Tour è estremamente importante e se fai appunto un investimento del genere è giusto puntare prima di tutto su quello. Però certo quel Giro… era perfetto per lui.