Il Giro dei Paesi Baschi si è aperto con una cronometro. Ha vinto Primoz Roglic e Remco Evenepoel è arrivato quarto, ma cadendo. Questo può succedere quando non si conoscono i percorsi troppo bene e si vuol osare. Ed è proprio per poter osare, che qualche tempo fa lui e Mattia Cattaneo sono andati in ricognizione della crono finale del prossimo Tour de France.
La crono in questione è la Monaco-Nizza: 34 chilometri, 728 metri di dislivello e il Col d’Eze. Una crono che potrebbe decidere la Grade Boucle. Una tappa così va assolutamente testata. L’italiano della Soudal-Quick Step ci spiega come è andata e che tipo di crono sarà.
Remco Evenepoel e Mattia Cattaneo durante la ricognizione a Nizza (foto Instagram)Mattia Cattaneo (foto Instagram)…E Remco Evenepoel durante la ricognizione a Nizza (foto Instagram)
Mattia, appunto, che crono sarà?
Una crono molto dura. Una crono nella quale i primi cinque, immagino saranno gli stessi della classifica generale, quindi quelli con più gambe.
Descrivici un po’ questi 34 chilometri…
L’avvio è abbastanza semplice poi ecco la salita di Le Turbie: 8 chilometri. Si scende un po’ e si fa il Col d’Eze dalla parte opposta che siamo abituati a fare durante la Parigi-Nizza. Si tratta di un chilometro e mezzo al 15 per cento. E lì sembra più una cronoscalata che una crono. Poi discesa, abbastanza veloce e finale tutto da spingere.
Hai parlato di discese: conteranno?
La prima parte del Col d’Eze sì, ma la seconda è velocissima. A parte due curvoni ampi non è così difficile che puoi creare una differenza. Al massimo credo che nella seconda parte si possano perdere o guadagnare 2”-3”. E’ la salita che inciderà molto di più. Credo che la classifica si farà sul Col d’Eze, da lì alla fine cambierà molto poco.
Il profilo della cronometro finale del prossimo Tour de France, misura 34 kmIl profilo della cronometro finale del prossimo Tour de France, misura 34 km
Quindi è una frazione contro il tempo da fare con la bici da crono?
Io tutte le crono le farei con la bici da crono, ma certo è che in questo caso l’aspetto del peso conta. E anche tanto. In totale di sono 12 chilometri di salita. Però resto fedele alla bici da crono. Le velocità non saranno basse e l’aerodinamica gioca un ruolo importante.
E allora ipotizziamo il setup che sceglierebbe Mattia Cattaneo…
Allora, bici da crono come detto, via la ruota lenticolare posteriore: monterei due ruote con profilo da 80 millimetri. Poi molto dipenderà dal vento, ma in questo modo risparmierei un po’ di peso. Noi avremmo anche il set da 64 millimetri, che hanno un rapporto tra peso e aerodinamica migliore. Lì si andrebbero a risparmiare anche 300 grammi rispetto ad una lenticolare.
E che rapporti useresti?
A vederla così e dopo averci fatto questa pedalata, direi una doppia corona 62-44 con l’11-30 dietro, però lo dico adesso. Bisogna vedere in quel momento come saranno le gambe dopo tre settimane di gara. Insomma non è una crono secca, ma inserita al termine di un grande Giro e come detto è pure dura. In salita bisognerà spingere forte. Le differenze di velocità potrebbero essere elevate, specie dove è più pedalabile.
Ruota lenticolare sì o no? Questo è il dubbio di CattaneoRuota lenticolare sì o no? Questo è il dubbio di Cattaneo
Se c’è da spingere così tanto, come mai non pensi ad un 11-34 così da lavorare meglio con la corona da 62 in salita?
Ammesso che comunque si potrebbe optare per ogni combinazione, di base non sono un super amante della cassetta 11-34, ci sono salti troppo elevati. Io poi uso molto i rapporti centrali, proprio per avere sbalzi minori tra un dente e l’altro. Ormai in generale se le salite non sono troppo dure non uso neanche la corona da 40 ma resto sul 54. E infatti in quei salti dei pignoni più alti mi farebbe comodo un 25 (mentre le cassette Shimano fanno 24-27, ndr).
Mattia, quanto potrebbe durare questa crono?
Per me sui 40-45′, ma onestamente è una stima grossolana. Non so quanto realmente si andrà forte sulla salita . Quando siamo andati io e Remco venivamo dalla Parigi-Nizza e la gamba era un po’ stanca, quindi non l’abbiamo fatta forte.
E la pioggia potrebbe incidere?
Semmai più il vento. Come ho detto la discesa è veloce e le strade sono larghe: una eventuale pioggia non dovrebbe incidere così tanto.
«La cosa brutta è che adesso uno non potrà usare il casco con cui ha fatto tutti i test e con cui ha vinto il mondiale, gli altri invece non cambieranno niente. E visto che si giocheranno il Tour, poi forse le Olimpiadi e il mondiale, non lo trovo tanto giusto. Anzi, direi che mi fa proprio… arrabbiare».
Quando sei stato cronoman e poi sei diventato ambassador di varie aziende, ti viene facile capire che cosa significhi vedersi negare da un momento all’altro l’utilizzo di un componente per il quale avevi studiato e su cui avevi investito. Così quando Adriano Malori affronta il tema dei caschi da crono prima autorizzati e poi negati, ha un moto di stizza facilmente comprensibile. Lui che sulla crono ha costruito la sua notorietà è passato attraverso la fase dei caschi… fasulli, costruiti solo per aerodinamica. Poi però ha visto arrivare quelli sicuri e anche veloci. L’ultimo step, con il divieto del sotto casco Specialized e la messa in discussione di quelli della EF, del Bahrain e della Visma, non gli va davvero giù.
Cominciamo dal casco di Specialized, che è stato vietato. Ti piaceva?
Non è tanto un fatto di gusto, anche se credo che la decisione dopo la crono della Tirreno sia stata dettata solo dai commenti di certi tifosi che giudicano l’aspetto e non la sostanza. In questi ambiti dovrebbe essere un fatto di utilità e loro sono certi che serva. Hanno fatto i loro test, anche se come ogni cosa in questo ambito, è tutto legato alla posizione dell’atleta. Per Remco (Evenepoel, nella foto di apertura, ndr) di certo funziona. Lui ha la capacità di tenere la posizione aerodinamica e quindi, dato che tiene la testa come deve e l’aria scivola dalla zona del mento al collo, il sistema funziona. Se invece prendiamo Vlasov, che tiene la testa alta per guardare avanti, allora l’utilità di quella strana cuffia viene meno. Come facessero poi a usarlo con 40 gradi, sono fatti loro…
Questo il casco Giro della Visma-Lease a Bike sotto osservazione: il problema è solo la sua estetica?Questo il casco Giro della Visma-Lease a Bike sotto osservazione: il problema è solo la sua estetica?
Singolare che prima lo abbiano approvato e poi vietato.
Come dicevo, sembra quasi che gli ultimi visti alla Tirreno li abbiano messi in discussione perché la gente ha fatto dei commenti strani. Perché loro, l’UCI, di fatto li aveva autorizzati in anticipo, per il fatto di dover correre con gli stessi materiali che è possibile trovare in commercio. La cosa buffa è che alla partenza di ogni cronometro ci sono dei giudici UCI. Se loro hanno detto che Vingegaard poteva correre con quel casco e che la Bahrain poteva usarlo, non capisco perché l’UCI adesso dica di voler riaprire il fascicolo.
Il casco deve essere esclusivamente un dispositivo di sicurezza, giusto?
Il regolamento dice questo, ma non credo che le aziende mettano fuori dei caschi che non proteggono l’atleta. Assolutamente no. Figurarsi a livello commerciale, toccando ferro, cosa accadrebbe se Vingegaard cadesse e si spaccasse la testa perché il casco non ha retto l’impatto… Per chi lo produce sarebbe un colpo mortale, non venderebbe più un solo casco. Mi ricordo che anni fa, quando ancora correvo, i modelli da cronometro li facevano con la calotta senza il polistirolo dentro: ricordate? Era il 2008 o 2009 e tra l’altro il casco con cui ho vinto il mondiale U23 ce l’ho ancora in studio e dentro non ha protezioni. Ha solo due cuscinetti. In quel caso sarebbe stato giusto vietarlo. Ma visti i caschi in questione, trovo illogico che li vogliano fermare. E’ come per il peso delle biciclette e ogni altro sviluppo…
Il casco con cui Malori vinse il mondiale U23 di Varese era effettivamente privo di grandi protezioniIl casco con cui Malori vinse il mondiale U23 di Varese era effettivamente privo di grandi protezioni
Vale a dire?
Facciamo un esempio. Nella MotoGP ci sono delle moto che sono delle macchine come la Formula Uno. Hanno alettoni e ali, tanto che ai puristi son sembrano più neanche delle moto. Però mi sembra che lo sviluppo vada davanti lo stesso. E allora perché qui devi proibire un mezzo che aiuta la performance, senza pregiudicare la sicurezza? Il discorso di renderlo accessibile a tutti è preservato, perché non credo che un casco così avrà un costo proibitivo. Un casco da crono costa come uno da strada. Invece l’UCI si è mossa per far vedere a tutti che comandano loro. E le cose restano ferme con il nodo per il peso della bicicletta…
I famosi 6,8 chili…
Un limite che ormai è vecchio più di 20 anni, forse 25. Non ero ancora professionista (Adriano passò nel 2010, ndr) e già c’era quella regola. Adesso ci sono le biciclette che hanno i freni a disco, dei materiali che fanno paura e nuovi studi, come abbiamo visto per esempio con Ganna per il Record dell’Ora. Per quale motivo un’azienda dovrebbe investire se ha sempre quel limite? E se anche fossi un amatore e la volessi più leggera, partecipando a qualche gran fondo internazionale, sarei passibile di squalifica. E allora la ricerca si ferma e questo non è un bene.
Questo il casco Rudy Project della Bahrain Victorious: ugualmente sotto la lenteQuesto il casco Rudy Project della Bahrain Victorious: ugualmente sotto la lente
Mettiti un attimo nella testa di Remco, che ha fatto tutti i test in galleria del vento per ottenere del margine con quel caso, come ti sentiresti ora che te l’hanno tolto?
Mi girerebbero le scatole. Come se quando correvo alla Movistar e la nostra Canyon era una bici da crono pazzesca, arrivava qualcuno e mi vietava di usarla, dopo che ci avevo corso e vinto per un anno. Sono passaggi che non capisco, non c’è in ballo la sicurezza. Le crono dovrebbero essere il banco di prova della ricerca. Le aziende non fatturano poi molto con quelle bici, non ne vendono poi molte, no? Pinarello fa un telaio allo Scandio per il record dell’Ora, ci studia, il record viene e ne ottiene una bella immagine. Logicamente se lo studio viene fermato, tutto si appiattisce.
Con i caschi è lo stesso?
E lo stesso accade con i caschi. Quelli da crono dovrebbero essere un bel terreno di studio e di sviluppo, perché il casco da strada comunque è quello. Anzi, se posso permettermi, si mettono di mezzo nelle crono e poi permettono alla EF di correre su strada con un casco da cronometro. Lo avete visto quello con cui ha vinto Bettiol alla Milano-Torino? E’ un casco che usano anche le donne su strada, ma di fatto quello è un casco da crono. Sapete cosa mi dà fastidio?
Bettiol vince la Milano-Torino con il casco Procen di Poc, nato per le cronoBettiol vince la Milano-Torino con il casco Procen di Poc, nato per le crono
Cosa?
Hanno fatto meno storie a fare entrare i dischi sulle bici da strada in gara, che sono delle lame che girano. Mi ricordo il caso di Ventoso, che correva con me e che hanno insabbiato. Fran si è aperto il ginocchio per un disco, ma dietro i caschi non ci sono gli interessi che c’erano dietro i dischi. E allora si spiega tutto, perché alla fine è un fatto di potere e di soldi. E i corridori stanno in mezzo.
Per la partecipazione alla Waffle Belgian Ride, Cattaneo ed Evenepoel hanno portato in gara la nuova Specialized Crux. Bici leggerissima, nata per correre
Quante volte lo abbiamo visto in testa. Per quanti chilometri ha preso aria per il suo capitano, Remco Evenepoel. Mattia Cattaneo è reduce da una Parigi-Nizza decisamente buona. Così come buona è stata anche per il suo leader appunto.
Il belga della Soudal-Quick Step in qualche modo è “condannato” a vincere, specie se in corsa non ci sono Vingegaard o Pogacar, ma bisogna ricordare che per lui si trattava della prima esperienza su certe strade della Francia.
Spesso lo abbiamo visto far tirare la squadra e poi non cogliere il lavoro fatto. E spesso, davanti c’era Mattia Cattaneo.
Cattaneo in testa al gruppo per Remco. Il bergamasco non ha mai avuto paura del vento in facciaCattaneo in testa al gruppo per Remco. Il bergamasco non ha mai avuto paura del vento in faccia
Mattia, prima di tutto: come stai?
Onestamente sto bene. Sono super contento della mia condizione e del lavoro che ho fatto. Un buon lavoro. Sto dove volevo essere e forse anche un po’ meglio.
Cosa significa un po’ meglio?
Per un corridore come me certi percorsi esplosivi e con salite brevi non sono il massimo, invece in questa Parigi-Nizza ero competitivo. Da questo dico che sto un po’ meglio di quanto mi aspettassi. Se uno come me non è in forma vera, certi percorsi li soffre.
Hai parlato di buon lavoro: a cosa ti riferivi?
Un po’ a tutto. Che si dovesse tirare per 100 metri o per 50 chilometri, quando serviva io ero sempre al vento. Ho sempre detto che per proteggere i capitani bisogna prendere tanta aria, bisogna esporsi. Se fai così, è la cosa più facile che c’è. Riesci a portarlo sempre nella posizione giusta…
Ma servono gambe…
Esatto, per questo sono contento. E dico di aver fatto bene il mio lavoro. O che l’ho fatto come penso… andasse fatto!
In certe corse anche prendere posizione prima di un ponticello è causa di stressIn certe corse anche prendere posizione prima di un ponticello è causa di stress
Veniamo a Remco. Spesso vi ha fatto tirare, ma poi ha raccolto poco. Posto che comunque ha sempre vinto una tappa e se l’è giocata fino alla fine. Cosa, tra virgolette, non ha funzionato?
Dire che qualcosa non ha funzionato è relativo. Era la prima volta che Remco faceva la Parigi-Nizza e certe corse sulle strade francesi (non ha mai fatto né il Tour, né il Delfinato). Si sa che il livello è altissimo in certe gare. Ci sono 3-4 corse che sono notoriamente più dure e complicate di altre e una di queste è la Parigi-Nizza. E un po’ di timore forse Remco lo aveva. In queste corse c’è più nervosismo, tutto è più estremizzato.
Quindi quanto è stato importante fare questa gara in vista del Tour de France?
Importantissimo. Fare otto tappe così ti fa rendere conto di ciò che troverai al Tour, anche se poi lì le cose saranno ancora diverse. E la stessa cosa vale per il Delfinato. Sono le due corse che più somigliano al Tour anche se di una settimana. Però è anche vero che quella davvero critica al Tour è la prima settimana, poi le forze iniziano a scemare, ognuno trova il suo posto in classifica e tutto diventa un pizzico meno nervoso.
Hai parlato di nervosismo, ma cambia qualcosa anche sul piano tattico?
Beh, il nervosismo è un fattore importante, che influisce anche sulle tattiche.Queste corse super importanti hanno una sorta di status di nervosismo acquisito in cui tutti vogliono stare davanti a prescindere, anche se c’è un ponticello a 100 chilometri dall’arrivo. Perché? Perché è così… In altre corse neanche te ne accorgeresti di quel ponticello. Tutto è dunque vissuto in modo esponenziale e diventa complicato.
Questo ha messo in difficoltà Remco?
In difficoltà no, ma si è reso conto che il gruppo si muove in modo un po’ diverso. Semmai è rimasto sorpreso che in quei frangenti si lottasse così tanto. Ma lì sta a me, al mio ruolo, intervenire. E se devo tirare un chilometro a tutta, anche se l’arrivo è lontano, lo faccio. Se devo spendere, spendo: non sto lì a pensare di risparmiare qualcosa.
Tanta attenzione mediatica. «Ma Remco – dice Cattaneo – ci è abituato»Tanta attenzione mediatica. «Ma Remco – dice Cattaneo – ci è abituato»
E le strade? In Francia tutto sommato sono abbastanza larghe. Remco ha potuto saggiare anche queste…
No, quello è l’ultimo dei problemi. Non c’è niente di diverso rispetto ad altre corse. Quello che contava era la corsa nel suo insieme.
Riguardo all’impatto mediatico? La Parigi-Nizza è un piccolo Tour…
Credo che un po’ in effetti Remco si sia reso conto di cosa lo attenderà a luglio. Però è anche vero che uno come lui è abituato a stare sotto la lente d’ingrandimento, specie dei media belgi. Lo avrebbero criticato o esaltato anche se avesse fatto la Coppi e Bartali, con tutto il rispetto per questa gara.
Ti ha chiesto, Mattia, qualcosa ti particolare in questa settimana francese?
Qualche consiglio sulla cronosquadre, su come la pensassi riguardo a determinate scelte tecniche. In più spesso abbiamo analizzato insieme il pre e post gara. Diciamo che Remco si fida molto di me e mi segue. Poi quando io finisco le gambe, lui inizia la sua corsa!
Alla luce di quanto detto e dell’importanza dell’esperienza sulle strade francesi, Remco può vincere il Tour al debutto?
Secondo me sì. E’ una corsa strana, ma sempre una corsa. Tutto deve andare bene e serve anche un po’ di fortuna. Ma a livello di preparazione fisica ci può stare. E non è un caso che dopo la tappa di Nizza siamo rimasti in Francia altri due giorni. Abbiamo visionato due frazioni: la crono finale e la penultima tappa del Tour.
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Chris Froome, Alberto Contador, Remco Evenepoel, Mikel Landa e Julian Alaphilippe sono delle vere e proprie star anche nel ciclismo virtuale. Non a caso, nel corso delle ultime settimane, hanno guidato il gruppo virtuale di utenti BKOOL condividendo sessioni di allenamento con centinaia di appassionati di tutto il mondo. Le piattaforme di ciclismo virtuale sono diventate il principale punto di contatto tra professionisti e dilettanti, permettendo agevolmente a tutti gli appassionati e a tutti i praticanti ciclisti di partecipare alle sessioni di allenamento dei propri idoli, mettendosi alla prova ed avendo persino la possibilità di interagire con loro.
Proprio per questo motivo gli utenti di BKOOL hanno avuto il privilegio di pedalare virtualmente al fianco di Froome, di Contador, di Mikel Landa, di Remco Evenepoel, di Julian Alaphilippe e di Kasper Asgreen: un evento che sarebbe sembrato impensabile solamente pochi anni fa…
Per gli utenti di BKOOL è stato possibile pedalare accanto a grandi campioni, come Chris FroomePer gli utenti di BKOOL è stato possibile pedalare accanto a grandi campioni, come Chris Froome
Novità in arrivo
«Uno degli aspetti più interessanti offerti dai simulatori di ciclismo indoor come BKOOL – ha dichiarato Angel Luis Fernández, il direttore marketing di BKOOL – è la possibilità di entrare in contatto con alcune star del ciclismo mondiale senza dover letteralmente uscire di casa. La pandemia ha segnato un vero e proprio boom in questo senso, e da allora è diventato comune vedere ciclisti professionisti che condividono frequentemente sessioni di allenamento con i loro fan.
«Abbiamo avuto alcuni dei migliori ciclisti del mondo che hanno guidato corse di gruppo virtuali sulla nostra piattaforma, e nelle prossime settimane aggiungeremo nomi come Oscar Freire e altre stelle della Soudal Quick-Step».
Le modalità di allenamento di BKOOL sono sorprendentemente realisticheLe modalità di allenamento di BKOOL sono sorprendentemente realistiche
Training e competizione
Ma i simulatori di ciclismo come BKOOL non solamente aiutano gli atleti a connettersi direttamente con i propri tifosi, ma sono anche essenziali per garantire la loro preparazione durante la stagione.
«Ciò che rende BKOOL unico – prosegue Angel Luis Fernández – è la possibilità di percorrere qualsiasi tracciato del mondo direttamente dal proprio soggiorno. Questo è particolarmente utile per prepararsi a una cronometro, ad esempio, un aspetto che può fare la differenza. E’ molto comune che i nostri ambasciatori professionisti ci chiedano difatti di poter avere il tracciato virtuale di una cronometro o di un circuito per potersi allenare in anticipo.
«Le sensazioni fornite dagli smart trainer al giorno d’oggi sono sorprendentemente realistiche, e BKOOL offre loro l’opportunità di testare il percorso in prima persona durante una sessione di allenamento realizzata… comodamente a casa propria. Inoltre, la possibilità di creare allenamenti personalizzati su misura per ogni fase della stagione contribuisce a rendere piattaforme come BKOOL strumenti di lavoro oramai indispensabili nel mondo del ciclismo professionistico».
BKOOL attualmente organizza le versioni virtuali ufficiali del Giro d’Italia e del Deutschland Tour, portando i partecipanti a pedalare sulle stesse “strade” di ciascun evento attraverso un’esperienza coinvolgente e realistica. Non solo i fan possono allenarsi al fianco dei loro idoli, ma riescono a farlo nel contesto virtuale di alcune delle gare più prestigiose del mondo.
Nono all’Alto da Foia, 13 secondi dietro Martinez e il suo capitano Evenepoel, Mikel Landa ha iniziato il 2024 in Portogallo. Prima alla Figueira Champions Classic e poi appunto alla Volta ao Algarve, entrambi vinti dal suo nuovo capitano. Un debutto assoluto per lo spagnolo, che finora nella gara portoghese non aveva ancora messo piede. Ci era arrivato nervoso, per come può essere nervoso uno che non ha mai fretta, nemmeno quando deve fare in fretta. E in squadra questa sua flemma pare sia molto apprezzata.
«Penso che Remco potrà imparare molto da quel ragazzo – ha affermato il diesse Pieter Serry – un uomo tranquillo, che non si lascia mai mettere fretta. Sono completamente opposti, il che non è un male. La sua integrazione nella squadra è esemplare. Pur essendo un uomo con un simile curriculum, si comporta in modo davvero umile e ordinario: chapeau!».
La flemma di Landa sta conquistando la Soudal-Quick StepLa flemma di Landa sta conquistabndo la Soudal-Quick Step
Tutto per Remco
Niente da meravigliarsi, in realtà. Chi conosce Landa sa che questo è il suo stile e se non lo ha cambiato finora, non si vede perché dovrebbe farlo ora alla Soudal-Quick Step.
«Questa non è una mentalità del tutto nuova per me – spiega lo spagnolo – sono già stato gregario all’inizio della mia carriera. Onestamente non ho mai scelto volontariamente di lavorare per i miei leader che ho avuto, ma ciascuno mi ha dato qualcosa. C’è stato un periodo in cui avevo davvero le mie possibilità, come nel 2017 quando arrivai quarto al Tour. Sentivo di essere nelle condizioni giuste per provare qualcosa, quindi fu frustrante dover rispettare le istruzioni e rinunciare al podio. Ora so che è impossibile per me vincere il Tour de France, mentre Remco può lottare con Pogacar e Vingegaard, quindi voglio aiutarlo, dargli un po’ della mia esperienza. La cosa più importante in questi casi sarà avere una connessione, un buon rapporto con i compagni, perché se non ti senti a tuo agio con il leader, è difficile dare il 100 per cento per lui. Ma questo non significa che ci sia meno pressione. Dipende solo da come la guardi: essere l’ultimo uomo di Remco può aggiungerne parecchia».
Al Tour 2017, Landa fa il ritmo per Froome in maglia gialla: Mikel chiuderà in quarta posizioneAl Tour 2017, Landa fa il ritmo per Froome in maglia gialla: Mikel chiuderà in quarta posizione
Modello per Remco
Il suo rapporto con Evenepoel era il grosso punto di domanda, sin da quando il belga, commentando il mercato della squadra, non fu troppo tenero sull’arrivo di Landa. Disse che avrebbe avuto bisogno di ben altro supporto, pur riconoscendo stima allo spagnolo.
«Penso che Remco sia un ragazzo normalissimo – dice – allegro, divertente… Non lo conoscevo prima, ma abbiano creato un’ottima intesa. Ovviamente mi sono dovuto abituare al nuovo ambiente. Mi sono ritrovato in una cultura ciclistica diversa, una squadra belga dove tutti sono pazzi per le classiche. La mia integrazione migliora, aiuta molto costruire un buon rapporto con tutti. L’atmosfera nella squadra, in generale, è molto buona. Remco è giovane, quindi anch’io mi sento più giovane e penso di poterlo indirizzare nei momenti delicati. Cercherò di aiutarlo il più possibile a scegliere la finestra giusta per attaccare, facendogli capire che nei Giri non si possono sprecare le energie, perché si pagano subito».
Crono al piccolo trotto per Landa all’Algarve: nato nel 1990, è pro’ dal 2011Crono al piccolo trotto per Landa all’Algarve: nato nel 1990, è pro’ dal 2011
Il podio alla Vuelta
Cosa resta per Mikel? Andare alla Soudal-Quick Step significa aver riposto le proprie velleità oppure ci sarà un momento della stagione in cui potrà lottare per se stesso?
«Sono davvero felice della mia carriera – dice – quando ero bambino, non avrei mai immaginato che sarei diventato quello che sono adesso. Non sono abbastanza veloce per vincere uno sprint e non sono abbastanza bravo in una cronometro. Non ho una buona aerodinamica, forse non ho lavorato abbastanza per migliorare. Sono solo uno scalatore ed è diventato molto difficile vincere un Grande Giro semplicemente essendo uno scalatore. Quindi forse ho suscitato aspettative più elevate di quanto avrei potuto effettivamente fare. Sono molto felice che la gente sia contenta di vedermi, che gli piaccia quando attacco. E come so che il Tour è fuori dalla mia portata, penso che il podio della Vuelta sia ancora possibile per me. Il percorso mi piace molto, la seconda parte si svolgerà nel nord della Spagna, mi si addice molto. Sarà una gara importante».
Quante pressioni su Remco Evenepoel. Con la vittoria della Vuelta per il giovane belga si apre un capitolo molto delicato. Ne parliamo con Parsani e Bortolami che di pressioni e di Belgio ne sanno qualcosa...
In Belgio si fa un gran ragionare sulla cronometro di Parigi, per la quale gli uomini hanno qualificato due atleti come l’Italia. I due nomi sulla bocca di tutti sono ovviamente quelli di Remco Evenepoel e Wout Van Aert, che hanno iniziato la stagione ad andature differenti ed entrambi convergeranno sull’obiettivo olimpico seguendo percorsi diversi.
Ben strana specialità la cronometro individuale: forse l’unica fra quelle che assegnano medaglie a non avere un calendario internazionale dedicato. Ci si accontenta di correrle nell’ambito delle corse a tappe, così che non esista un vero ranking e tantomeno la possibilità di avere il confronto diretto fra gli specialisti. Questo accade in occasione di europei e mondiali, quando in palio c’è già qualcosa di molto grosso.
Evenepoel ha stravinto il primo confronto diretto nella crono di AlbufeiraEvenepoel ha stravinto il primo confronto diretto nella crono di Albufeira
Calendari al minimo
Il primo scontro fra i due belgi s’è consumato alla Volta ao Algarve e ha visto il prevalere netto di Evenepoel, con Van Aert che sta ricostruendo la condizione dopo la stagione del cross e si sta concentrano prevalentemente sulle classiche.
Sfogliando il calendario, Evenepoel disputerà 4 crono prima di Parigi: quella dei Paesi Baschi (Irun, 10 chilometri), poi al Delfinato (Neulisse, 34,4 chilometri) e le due crono del Tour (Gevrey Chambertin di 25 chilometri e Nizza di 34). Il totale per Remco è di 103,4 chilometri contro il tempo prima delle Olimpiadi.
Molto meno per Van Aert, che nel suo avvicinamento al Giro non ha previsto gare dotate della crono, avendo scelto di non passare per la Tirreno-Adriatico. Per cui le prove saranno appena 2: quelle del Giro. Quindi la crono di Perugia (37,2 chilometri) e quella di Desenzano del Garda (31 chilometri). Il totale per Wout è di 68,2 chilometri.
Per entrambi si potrebbe aggiungere il campionato nazionale di Binche, i cui dettagli non sono però ancora noti.
Van Aert ha sollevato la presa sulle appendici: obiettivo comfort e penetrazioneVan Aert ha sollevato la presa sulle appendici: obiettivo comfort e penetrazione
Le mani di Van Aert
Nonostante i pochi test in gara, i clan di entrambi i campioni sono al lavoro per trovare possibili risparmi di tempo e di watt. Non è sfuggito infatti che proprio in Algarve, la posizione di Wout van Aert è parsa leggermente cambiata rispetto alle apparizioni 2023. Si nota a occhio nudo che le appendici del manubrio sono state ruotate in senso orario, in modo che il belga possa tenere le mani più sollevate.
«Abbiamo svolto dei test nella pista di Zolder – ha spiegato il diesse Marc Reef a Het Nieuwsblad – e Wout ha provato la soluzione proprio ad Albufeira. Con questa nuova posizione delle mani, dovrebbe sentirsi un po’ più a suo agio, essere più aerodinamico ed essere in grado di trasferire meglio la sua potenza alla bici».
Parallelamente risulta che Giro, nuovo sponsor per i caschi, sta mettendo a punto un prototipo proprio per Van Aert. Inoltre, pare che il team disporrà di ruote nuove e più veloci. Il tutto dovrebbe essere disponibile per il campione belga a partire dal mese prossimo.
Evenepoel si è sottoposto a due sedute in galleria del vento: a Morgan Hill e a Milano (foto Castelli)Evenepoel si è sottoposto a due sedute in galleria del vento: a Morgan Hill e a Milano (foto Castelli)
I dettagli di Remco
Come abbiamo già raccontato, nel corso dell’inverno Evenepoel ha fatto ricorso per due volte alla galleria del vento. Prima in California, nell’impianto di Morgan Hill, di proprietà Specialized. Poi a Milano con Castelli per mettere a punto il body migliore e individuare i tessuti più veloci.
«Il suo abbigliamento è stato aggiornato – ha detto l’allenatore Koen Pelgrim – e ha potuto utilizzarlo in Algarve, perché non è dovuto partire con la maglia di leader della montagna. Anche la posizione di Remco è leggermente cambiata, ma si tratta di piccole cose. Certamente però non rimarremo fermi fino all’estate. Siamo sempre alla ricerca di innovazioni. Non guadagneremo un minuto sui 40 chilometri, ma sono i dettagli che tutti cercano. Rispetto alle cronometro di vent’anni fa, c’è un’enorme differenza. Questa grande evoluzione è il risultato dei piccoli dettagli che sono cambiati. Se guardiamo ai mondiali, la differenza con Ganna è stata inferiore all’uno per cento».
Sul fronte della preparazione, Tom Steels esclude la possibilità che dopo il Tour il campione del mondo faccia un ritiro specifico. «L’allenamento a cronometro – dice – è una parte standard dei programmi di allenamento di Remco, tutto l’anno, con qualche lavoro extra specifico qua e là».
Una foto del 2022 ritrae Van Aert con il manichino su cui si effettuano le simulazioni al TUE di EindhovenUna foto del 2022 ritrae Van Aert con il manichino su cui si effettuano le simulazioni al TUE di Eindhoven
Il manichino di Wout
A parlare invece di ritiro è l’entourage di Van Aert, che fra i due è certamente quello che più deve investire sul lavoro e la dedizione, dovendo fare i conti (come Ganna) con una mole e un’aerodinamica peggiore rispetto a Remco. Come detto, la crono portoghese è servita per provare le variazioni tecniche messe a punto nei mesi invernali.
«Durante le ultime settimane – ha spiegato il suo allenatore Mathieu Heijboer – Wout ha pensato alle classiche e non ha ancora lavorato sulla cronometro. Dopo le classiche ci dedicherà ancora un po’ di tempo in vista del Giro. Si prenderà poi qualche settimana di riposo e poi preparando Parigi farà uno stage in quota. In quell’occasione presterà molta attenzione alla sua bici da cronometro. Naturalmente si tratterà di perfezionare i dettagli. A quel punto sarà troppo tardi per fare grandi cambiamenti, ma ovviamente per provare soluzioni più importanti abbiamo sempre il manichino di Wout».
Sono passati cinque giorni (di gara) fra l’ultima vittoria 2023 e la prima del 2024. Dalla tappa a La Cruz de Linares della Vuelta alla Figueira Champions Classic in Portogallo. E’ iniziato così il nuovo anno di Remco Evenepoel, in perfetta solitudine e a capo di 55 chilometri di fuga solitaria. Il perfetto testimonial per la corsa portoghese, giunta alla seconda edizione (nel 2023 vinse Casper Pedersen, ugualmente della Soudal-Quick Step), nella città che ambisce a imporsi fra le destinazioni turistiche del Portogallo.
Il sindaco è stato premier del Portogallo e non stava nella pelle. Remco è stato chiamato sul podio per quattro volte, in una celebrazione che, da attore consumato, ha reso ancora più plateale con una delle sue mimiche. Ha finto infatti di prendere il telefono dalla tasca posteriore della maglia e di parlare, riattaccando poco prima di tagliare il traguardo. Che vi piaccia o no, lui è fatto così.
Quando è stato chiaro che il solo Knoxx non poteva reggere il forcing della Movistar, Evenepoel ha iniziato a pensare all’attaccoQuando è stato chiaro che il solo Knoxx non poteva reggere il forcing della Movistar, Evenepoel ha iniziato a pensare all’attacco
Sul filo dei 60
Gambe fenomenali, questo ha pensato Tom Steels a bordo dell’ammiraglia. E siccome il finale di gara si svolgeva appunto in circuito, l’allenatore della Soudal-Quick Step si è tolto il gusto di prendere i tempi nei quattro chilometri finali del penultimo giro, il settore dell’attacco.
«Li ha completati in 4’20” – ha raccontato in seguito – il suo ritmo era sempre vicino ai 55-60 all’ora. Continuo a trovare affascinante che qualcuno possa andare in bicicletta così velocemente, anche se ormai siamo abituati a Remco».
Del Toro e con lui Hirschi hanno provato a opporsi, ma invanoDel Toro e con lui Hirschi hanno provato a opporsi, ma invano
Uno sguardo e via
Chissà se Remco si è abituato a Remco, forse non ancora. Non aveva nei piani di attaccare, ma si è accorto che dopo il gran lavoro di Pieter Serry, né Cattaneo né Landa avevano una grande condizione e il solo James Knoxx non sarebbe bastato a contenere le altre squadre. Così si è guardato intorno, ha soppesato il gruppo e ha deciso di andarsene.
«Non era previsto che partissi a due giri dalla fine – volevo piuttosto aspettare l’ultima salita, ma quando ho attaccato erano rimasti solo 20-25 corridori in gruppo ed erano tutti appesi a un filo. I miei compagni cominciavano ad avere difficoltà a mantenere il ritmo molto alto che avevamo impostato. Quindi sono partito, cercando di capire se ci fosse qualcuno intenzionato a venire via con me. Se mi sono divertito? Divertirsi è una parola grossa, ma è stato un bel modo di vincere restando da solo per un giro. Ho tenuto un buon ritmo in pianura, sono andato forte in salita e ho recuperato in discesa. In questo modo sono riuscito anche a difendermi dal vento».
Che li abbia sopravvalutati o abbia voluto minimizzare il suo attacco nel tratto più duro della salita, sta di fatto che né Del Toro né Hirschi sono riusciti a prendergli la ruota. Ha attaccato sulla principale asperità della giornata, la Rua Parque Florestal (un muro di 2,3 chilometri al 7,9 per cento con tratti al 16,5), e non l’hanno più visto.
Alle spalle di Evenepoel, Vito Braet, suo compagno di squadra nel 2017 al Forte Cycling Team, e VelascoAlle spalle di Evenepoel, Vito Braet, suo compagno di squadra nel 2017 al Forte Cycling Team, e Velasco
La nuova posizione
Fra i motivi di interesse, salta all’occhio che la sua presa del manubrio sia notevolmente influenzata dalle nuove regole e dalle leve dei freni non più rivolte verso l’interno, che gli davano una penetrazione migliore.
«Le impugnature ora sono di nuovo diritte – ha fatto notare il freschissimo direttore sportivo Iljo Keisse – e questo è aerodinamicamente svantaggioso, ma non ho mai sentito Remco lamentarsene. E’ meno aerodinamico sulla bici, ma in proporzione conta più per gli avversari che per lui».
La sua stagione sarà impegnativa e Remco ha fatto capire di essere già pronto. Ha dichiarato di voler fare bene al Tour, ma che il vero obiettivo sia la doppia Olimpiade. Eppure con questa facilità di azione (il video su Instagram che mostra l’attacco è da vedere e rivedere per rendersi conto della sua forza) non ci sarà certo da escluderlo dalle corse a tappe e le classiche di qui a luglio. Forse davvero quest’anno assisteremo al duello con Pogacar sulle strade della Liegi e sarà qualcosa di maestoso.
Bartoli parla di Remco Evenepoel ed esprime un giudizio netto: ha più classe di Pogacar e Van der Poel. Magari vince meno, ma è meno costruito degli altri due
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La scelta di Remco Evenepoel di passare a pedivelle da 165 millimetri anche su stradae non solo nella crono ha catturato l’attenzione di esperti e appassionati della tecnica. Nella mtb già da un po’ le pedivelle si sono “accorciate”, anche a fronte di atleti piuttosto longilinei. L’ex tricolore marathon, Juri Ragnoli (tra l’altro ingegnere) fu tra i primi ad utilizzarle, nel ciclismo su strada è invece una nuova frontiera. Ma quando questa frontiera è esplorata da atleti del calibro di Evenepoel allora le cose cambiano e diventa tendenza.
Adriano Malori (classe 1988), ex pro’, è oggi un apprezzato tecnico e coachAdriano Malori (classe 1988), ex pro’, è oggi un apprezzato tecnico e coach
Remco utilizzava le pedivelle da 165 millimetri sulla bici da crono. Si è trovato bene e ha deciso di provarle anche su strada. Cosa ne pensi?
E’ principalmente una scelta legata alle sue caratteristiche fisionomiche. Mi spiego: lui è un brevilineo, ha gambe più corte rispetto al busto e quindi ci sta che si trovi bene con delle leve più corte. Un tempo si credeva che per girare i rapporti più lunghi, lo pensavo anch’io, servisse una leva più lunga. In realtà non è così, ma dipende dalle misure delle gambe.
E’ quindi questione di misure antropometriche…
Principalmente sì. Una gamba più lunga ha bisogno di più spazio per completare il giro di pedale. Quindi l’arto sale e scende di più, viceversa fa una gamba più corta. Se Remco avesse utilizzato pedivelle più lunghe avrebbe avuto una “dispersione” di tempo in questa rotazione. E’ un po’ come se avesse allungato il tempo morto della pedalata. E quindi avrebbe perso efficienza. Però ci sono anche altri fattori in ballo.
Tipo?
La posizione generale in bici e più in particolare quella della sella: se si è più alti o più bassi, più avanzati o più arretrati. Anche questo incide sulla dinamica della pedalata. Per fare un esempio, Vingegaard ha gambe lunghe e pedala piuttosto basso anche se è longilineo. Non distende molto la gamba e mantiene degli angoli piuttosto chiusi e per lui quasi avrebbe senso la pedivella corta. Ma con le sue caratteristiche fisiche non la sfrutterebbe bene. E lo stesso vale per Alaphilippe.
Remco ha optato per le pedivelle da 165 mm per aumentare l’agilità nei tratti più ripidiRemco ha optato per le pedivelle da 165 mm per aumentare l’agilità nei tratti più ripidi
A proposito di angoli, di ginocchia che salgono… Remco contestualmente alle pedivelle più corte ha alzato la sella di 6 millimetri. Perché?
Primo, per mantenere proprio certi angoli della gamba. Secondo, perché vuol sfruttare appieno quel che gli possono dare le pedivelle corte. Vale a dire una migliore cadenza, un giro di pedale più rapido e una spinta con la quale si trova meglio. Perché poi, ricordo, questa scelta così come quella della posizione delle tacchette per esempio, è molto soggettiva. Io tanto per restare in tema, impazzivo se non avevo le tacchette in punta.
Chiaro, le sensazioni contano…
Oggi è dimostrato che non è così. Ma siamo nell’era dei marginal gains e per rosicchiare qualcosa si va per tentativi: vale per le tacchette, per le leve… ma non è detto che poi certe soluzioni vadano bene per tutti. Io, tornando alle tacchette, se non sentivo quel gioco di caviglia non mi sentivo bene. Oppure Pogacar al Lombardia. Quando è rimasto solo, se ricordate, cambiava in continuazione la posizione delle mani: ora su, ora giù… quello è un chiaro segno di scomodità. Ma pur di avere una posizione efficiente rinunciava ad un po’ di comfort. Per dire che la scienza va bene, ma poi conta il lato soggettivo.
Ci sono relazioni tra i rapporti più lunghi come l’ormai collaudato 54-40 e la scelta delle pedivelle?
No, come ripeto dipende dalle misure degli arti. Semmai conta di più il tipo di cadenza che si ha. Per un Thomas, a prescindere dalla sua altezza, una pedivella corta avrebbe poco senso visto che va sempre duro. S’imballerebbe.
Secondo Malori, Roglic è il profilo ideale per le pedivelle corte: non è troppo alto, va agile e si alza poco sui pedali. Non andrebbero invece bene per ThomasSecondo Malori, Roglic è il profilo ideale per le pedivelle corte: non è troppo alto, va agile e si alza poco sui pedali
Quindi le pedivelle da 165 millimetri a chi convengono?
Ai brevilinei e a chi va agile e non tanto a chi è più o meno potente. Per me il corridore ideale per le pedivelle corte è Roglic: anche se non è un brevilineo non è comunque troppo alto, va agile, non si alza spesso sui pedali… sembrano fatte a posta per lui. Senza contare che pedala basso e ha poca estensione della gamba e questo favorisce la rapidità del giro di pedale.
Remco ha scelto queste pedivelle anche per rendere meglio in salita. Si alzerà più spesso sui pedali?
In teoria non dovrebbe alzarsi proprio se vuole sfruttarle al massimo. O comunque dovrebbe farlo molto poco.
E per Nairo Quintana? Il colombiano, di cui sei stato compagno di squadra, è basso ma ha un femore molto lungo. Andrebbero bene per lui?
No, e infatti ricordo che a crono Nairo utilizzava pedivelle da 175 millimetri e la corona da 58. Il femore è la parte che più incide per me in questa scelta.
Siamo tornati dai mondiali di Glasgow con quei 12 secondi di differenza fra Evenepoel e Ganna, cercando di capire come avrebbe fatto l’azzurro per guadagnarli. Non abbiamo pensato minimamente che nel frattempo anche il belga si sarebbe dato da fare per aumentarli. L’ironia della sorte è che per farlo, Evenepoel e la Soudal-Quick Step hanno accanto Castelli, che con Ganna ha conquistato alcune tra le vittorie più belle e ancora lo supporta in nazionale. L’azienda di Fonzaso sa come infilarsi nel vento e scapparne a velocità doppia. E la sfida di rendere più veloce Evenepoel (e anche il nostro Cattaneo) suona davvero straordinaria.
La posizione a cronometro di Evenepoel evidenzia la sua compattezza: questo lo rende unicoLa posizione a cronometro di Evenepoel evidenzia la sua compattezza: questo lo rende unico
Compattezza non comune
Lo testimoniano le parole pronunciate qualche giorno fa da Alvin Nordell, l’americano che fa da raccordo tra squadra e azienda, con cui avevamo già raccontato la dotazione per il team belga in vista delle classiche del Nord. L’occasione è stato un comunicato al termine di una sessione nella galleria del vento del Politecnico di Milano.
«Remco rappresenta una sfida unica – dice l’americano – perché la sua posizione è così compatta e aerodinamica che la maggior parte delle soluzioni che funzionano per altri corridori non danno lo stesso risultato con lui. Siamo al livello in cui i migliori ciclisti hanno bisogno di soluzioni personalizzate. Fortunatamente, Remco ha sempre riconosciuto l’importanza di questo lavoro e dedica molto tempo ai test e al miglioramento. Insieme continueremo a renderlo sempre più veloce».
Il tema è ghiotto, queste considerazioni su Evenepoel ricordano quelle di De Rosa su Berzin nel 1994. E così abbiamo voluto vederci più chiaro e siamo tornati da Alvin Nordell, mentre fuori nevicava e per lui che arriva dal Colorado era un po’ come essere tornato a casa.
Evenepoel, che il 25 gennaio compirà 24 anni, ama la ricerca sui materiali per guadagnare margine (foto Castelli)Evenepoel, che il 25 gennaio compirà 24 anni, ama la ricerca sui materiali per guadagnare margine (foto Castelli)
In cosa consiste il lavoro che state facendo con Remco e la squadra?
Stiamo lavorando in galleria del vento con i vari team. Lo facciamo ormai da dieci anni e ogni volta che andiamo impariamo qualcosa in più. Proviamo cose nuove per vedere se possiamo acquisire conoscenze diverse e ovviamente Remco e la sua posizione compatta sono una sfida molto interessante. Con lui si parte dalle conoscenze che abbiamo e poi cominciamo a… giocare con alcune variabili, come i tessuti e il posizionamento, per cercare di ottenere il miglior risultato possibile.
Da dove siete partiti?
Abbiamo iniziato con il body che avevamo testato nelle ultime due stagioni nella galleria del vento e poi abbiamo apportato alcune modifiche. Alcuni nuovi modelli, alcuni nuovi tessuti e diverse variabili per vedere se potevamo guadagnare un paio di watt a suo vantaggio. Martedì è stata una giornata davvero lunga, ma siamo riusciti a mettere insieme alcune cose che lo hanno reso più veloce. Alla fine posso dire che è bello trascorrere una giornata così lunga se diventa anche produttiva. C’è stato molto duro lavoro sia da parte della squadra sia di Castelli, ma siamo riusciti nel nostro intento. Remco avrà dei body nuovi da provare per la prima cronometro della stagione.
E’ tanto diverso lavorare con un atleta alto come Cattaneo e uno compatto come Remco?
A questo punto della storia, l’aerodinamica è diventata molto specifica per il singolo corridore. Remco è molto compatto, ha pochissima superficie frontale. Quindi le cose che funzionano su di lui non necessariamente funzionano su alcuni dei corridori più grandi, più alti o magri. Al contrario, le soluzioni che abbiamo usato su corridori molto più alti e con maggiore superficie frontale non hanno funzionato su Remco. Questa fu una delle scoperte della prima volta che andammo con lui in galleria del vento. Vedemmo che non era così veloce e che una delle ragioni era la lunghezza delle maniche. Andava con quelle corte, così provammo ad allungarle fino a trovare la misura perfetta che portò il maggior risparmio.
La superficie frontale di Cattaneo, che qui vince la crono al Polonia, è superiore rispetto a quella di RemcoLa superficie frontale di Cattaneo, che qui vince la crono al Polonia, è superiore rispetto a quella di Remco
Avere già lavorato con un corridore riduce le variabili anno dopo anno?
Diciamo che ci permette di avere più consapevolezze. Quando siamo andati martedì, abbiamo provato una manciata di prototipi e diverse opzioni. Abbiamo cominciato con un body che sappiamo essere veloce e poi abbiamo iniziato a provarne altri con delle piccole differenze. Specialmente con Remco, non sempre le cose che proponiamo funzionano come speriamo. Per questo abbiamo portato molte opzioni diverse e fortunatamente alla fine siamo arrivati al risparmio di qualche watt.
E’ importante accumulare dati dei vari test per arrivare a soluzioni più efficienti?
Lavoriamo con lui in galleria del vento da quando abbiamo iniziato a lavorare con il team, quindi dal 2022. A gennaio lo portammo per la prima volta e iniziammo a studiarlo. Poi lo abbiamo portato nuovamente nel 2023 e abbiamo provato ancora. Visto che quest’anno è così importante, sia con il Tour che con le Olimpiadi e si spera un altro titolo mondiale, siamo tornati in galleria questa settimana. Probabilmente ce lo porteremo ancora nei prossimi anni, per mettere a punto alcuni dettagli e andare in cerca di qualche altro watt. Un watt qui, un watt là: ormai si deve fare così.
E’ solo un fatto di forme o anche di materiali?
Entrambi, davvero. Abbiamo provato un paio di tessuti diversi solo per lui e abbiamo provato un approccio diverso, mettendo i materiali in modo diverso nella costruzione delle maniche. Poi abbiamo provato un paio di diversi disegni delle maniche con lo stesso materiale, in modo da poter confrontare cosa ha funzionato e cosa no. E’ venuto fuori che la costruzione di una manica sembrava più veloce usando un materiale o l’altro. E dopo aver passato tutta la giornata, siamo riusciti a trovare il meglio di tutto.
Il test nella galleria del vento è stato fatto in assetto da gara. Solo i copriscarpe non erano nuovi (foto Castelli)Il test nella galleria del vento è stato fatto in assetto da gara. Solo i copriscarpe non erano nuovi (foto Castelli)
Ovviamente ha provato in assetto da gara?
Quando si va in galleria, cerchiamo di eliminare tutte le variabili. Quindi aveva tutto ciò che userà il giorno della gara. I body che dovevamo provare. La bicicletta predisposta con la ruota a disco. Il casco da cronometro. Le scarpe da gara. In realtà non ha provato i nuovi copriscarpe. Ogni volta cerchiamo di renderlo il più vicino possibile all’assetto da gara, perché sai che se cambi qualcosa, l’intero sistema può esserne influenzato.
Perché non ha provato i copriscarpe?
Perché sono abbastanza facili da mettere insieme, basta trovare i tessuti che funzionino. In realtà nel corso degli anni con Remco abbiamo provato cinque o sei diverse varianti e l’altro giorno abbiamo utilizzato i più veloci. Per farli serve comunque tempo, perché a volte i tessuti funzionano bene e altre no. Le scarpe si muovono, l’aria interagisce in modo diverso con le gambe che si muovono rispetto alle braccia che invece stanno ferme. Quindi abbiamo effettivamente trovato un tessuto per i copriscarpe e un altro per il body.
In passato hai lavorato con Ganna: è importante conoscere le caratteristiche dell’avversario per aiutare il proprio atleta?
Alla fine il nostro obiettivo è rendere Remco il più veloce possibile. Alcune cose che per lui vanno bene non hanno funzionato per Ganna e la nazionale italiana. Quindi a questo punto, proprio perché i guadagni stanno diventando sempre più risicati, si deve essere molto specifici.
Evenepoel è sempre molto attento ai risultati dei test e si presta volentieri ogni volta che serve (foto Castelli)Evenepoel è sempre molto attento ai risultati dei test e si presta volentieri ogni volta che serve (foto Castelli)
Avete fatto mai test in galleria sulla bici da strada? Dicono che Remco abbia una posizione ugualmente redditizia…
Due anni fa, quando avevamo Fabio Jakobsen, andammo in galleria del vento per renderlo il più veloce possibile allo sprint. Quindi portammo la sua bici, il casco, l’assetto completo. Provammo cose molto diverse, perché la posizione in sella durante lo sprint è molto diversa da quella sulla bici da cronometro. Ugualmente, il modo in cui l’aria ti colpisce quando sei sulla bici da strada rispetto alla bici da cronometro è molto diverso. E posso dire che Remco ha un’ottima posizione su strada, ma è molto più aerodinamico a cronometro. Non c’è proprio paragone.
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