I top e flop del 2023. I verdetti di Gregorio e Pancani

10.10.2023
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All’epilogo del 2023 su strada manca pochissimo, col calendario che prevede gli ultimi impegni di classe 1.Pro e World Tour. In questi giorni si sta correndo ancora in Turchia, in Veneto, in Cina e in altri angoli più isolati del mondo. Tutte gare che per qualche corridore potrebbero riequilibrare (parzialmente o meno) l’annata ma che non andrebbero a stravolgere la graduatoria di chi ha convinto o di chi è stato al di sotto delle aspettative.

Abbiamo voluto interpellare Luca Gregorio (che ci ha anticipato ciò che ha detto nel suo podcast) e Francesco Pancani, rispettivamente le prime voci delle telecronache Eurosport e Rai Sport, per conoscere i loro personalissimi “top&flop” della stagione. Un compito forse meno scontato del previsto.

Il rischio di trovarsi di fronte all’imbarazzo della scelta, sia in positivo che negativo, nell’esprimere i propri verdetti c’era eccome.

Sia per Gregorio che per Pancani, Pogacar e Vingegaard sono stati indubbiamente due top del 2023
Sia per Gregorio che per Pancani, Pogacar e Vingegaard sono stati indubbiamente due top del 2023

I promossi

Sentiamo che nomi ci hanno dato, motivandoli con il loro stile e non necessariamente in ordine di importanza. E partiamo dai promossi.

GREGORIO: «Inizio da Tadej Pogacar. E’ semplicemente il migliore. Numero uno della classifica mondiale, sempre sul pezzo da febbraio a ottobre. Protagonista nelle classiche e nelle corse a tappe. Vogliamo dirgli qualcosa? Fiandre e Lombardia (il terzo di fila come Coppi e Binda) nello stesso anno. Pazzesco».


PANCANI: «Filippo Zana. Parto con i cosiddetti top sotto un’ottica diversa, inserendo due nomi italiani. Il primo è il veneto della Jayco-AlUla. Personalmente ero molto curioso di vederlo in un team WorldTour e penso che abbia dimostrato grande personalità. La vittoria a Val di Zoldo al Giro d’Italia è la ciliegina sulla torta della sua stagione, oltre alla generale allo Slovenia. Però più che questi successi, mi è piaciuta la regolarità con cui ha lavorato alla grande per i suoi capitani».

GREGORIO: «Il secondo nome che faccio è Mathieu Van der Poel, un cecchino infallibile. Anno magico per lui e per questo merita il premio, per me, di migliore del 2023. Sanremo, Roubaix e un Mondiale da leggenda nel giro di sei mesi. Fenomenale».

Senza dubbio Filippo Zana è stata una delle belle conferme (o sorprese?) della stagione, specie per Pancani
Senza dubbio Filippo Zana è stata una delle belle conferme (o sorprese?) della stagione, specie per Pancani

PANCANI: «Dico Filippo Ganna perché secondo me anche il giorno che non correrà più sarà sempre un top. Ha fatto un grande inizio di stagione con un bellissimo secondo posto alla Sanremo e pure durante la stagione, specie nel finale alla Vuelta, si è riscoperto anche velocista. Poi, anche se non parliamo di strada, non posso dimenticare quello che ha fatto in pista ai mondiali di Glasgow nell’inseguimento individuale».

GREGORIO: «Proseguo con Jonas Vingegaard, a mio parere il più forte corridore attuale nei grandi giri a tappe. Dominante in salita, efficace a crono, sempre sul pezzo e con attorno una squadra super. Ha vinto anche Baschi e Delfinato e avrebbe potuto prendersi pure la Vuelta. Ice-man».

PANCANI: «Ovviamente Tadej Pogacar. E’ un corridore che vince da febbraio ad ottobre e non si tira mai indietro. Ha vissuto una primavera fantastica vincendo Parigi-Nizza, Fiandre, Amstel e Freccia. Solo una caduta alla Liegi lo ha messo fuori gioco compromettendogli la preparazione al Tour. Nonostante tutto in Francia ha ottenuto il suo quarto podio finale. Ha fatto secondo, un piazzamento che pesa. Ha chiuso poi alla grande col Lombardia».

GREGORIO: «Aggiungo Primoz Roglic. Ha vissuto la stagione dei sogni. Il suo peggior risultato è un quarto posto, ovviamente non considerando i piazzamenti nelle tappe parziali di un grande giro. Può piacere o meno come stile e modo di correre, ma è quasi infallibile. Giro d’Italia, Tirreno, Catalunya, Emilia, terzo alla Vuelta. Il modo migliore per salutare i calabroni. Garanzia».

Uno splendido Roglic sfila in rosa sulle strade di Roma. E questo non è stato il suo unico grande risultato, ha ricordato Gregorio
Uno splendido Roglic sfila in rosa sulle strade di Roma. E questo non è stato il suo unico grande risultato, ha ricordato Gregorio

PANCANI: «Un altro che non può mancare è Mathieu Van der Poel. Credo che sia veramente l’unico corridore che riesca ad entusiasmare il pubblico col suo modo sfrontato anche più dello stesso Pogacar. VdP quest’anno ha centrato tutti gli obiettivi che si era prefissato. Sanremo, Roubaix e mondiale. Già queste valgono una carriera, figuratevi una stagione. E come le ha vinte. Caro Mathieu, per me sei il top del 2023».

GREGORIO: «Infine dico Wout Van Aert. Questa quinta menzione dovrebbe essere per Evenepoel (cifre alla mano), ma scelgo Van Aert perchè è una benedizione per questo ciclismo. C’è sempre. Comunque e dovunque. E’ vero, ha vinto poco e non corse di primo piano, ma nello stesso anno ha fatto secondo al Mondiale e all’Europeo, terzo alla Sanremo e alla Roubaix, quarto al Fiandre e ha regalato una Gand a Laporte. Commovente».

PANCANI: «Il mio ultimo nome è Jonas Vingegaard. Forse è il meno personaggio fra tutti i suoi rivali e personalmente mi piace moltissimo questo suo essere naturale, con atteggiamenti apparentemente distaccati. E’ andato forte da inizio stagione. Al Tour ha cotto a fuoco lento Pogacar e gli altri. La crono di Combloux è stata qualcosa di incredibile. Si è meritato una menzione anche perché è andato alla Vuelta, correndola da protagonista e finendola col secondo posto. Per me ha preso ulteriore consapevolezza dei suoi mezzi».

Tanto impegno non è bastato a Carapaz, a dire il vero anche sfortunato. Richard è tra i bocciati di peso di Pancani
Tanto impegno non è bastato a Carapaz, a dire il vero anche sfortunato. Richard è tra i bocciati di peso di Pancani

I bocciati (o rimandati)

Si passa poi alle note dolenti. E qui non mancano le sorprese, come Vlasov per esempio, ma anche i giudizi concordi. Scopriamoli…

GREGORIO: «Enric Mas. il primo anno del post-Valverde sarebbe dovuto essere quello della consacrazione per il maiorchino. Zero vittorie e un sesto posto (anonimo) alla Vuelta ci hanno raccontato il contrario. Eterno incompiuto».

Tra i bocciati di Gregorio figura il russo Vlasov. Un potenziale non espresso del tutto, come Mas
Tra i bocciati di Gregorio figura il russo Vlasov. Un potenziale non espresso del tutto, come Mas

PANCANI: «Wout Van Aert. Inizio andando controcorrente. Sembrerà quasi un’offesa perché parlo di un grandissimo atleta ed uno dei fenomeni di questi anni. Il belga della Jumbo-Visma però sta allungando la sua lista di secondi e terzi posti che lo rendono sempre più una sorta di “Paperino” del ciclismo. E onestamente mi fa molto male vederlo così. Diciamo che lo definirei un flop di stimolo».

GREGORIO: «Alexander Vlasov. La Bora lo aveva preso nel 2022 per puntare almeno al podio in un GT. Quest’anno, come sempre, ha chiuso in crescendo. Ma non basta. Stesso discorso di Mas. Buon potenziale, ma resa non all’altezza. Vorrei ma non posso».

PANCANI: «Voglio esagerare in modo un po’ provocatorio e dico Remco Evenepoel. E’ vero che ha vinto la Liegi, pur con la fuoriuscita di Pogacar qualcuno potrebbe dire, ed il mondiale a crono ma in altri appuntamenti ha steccato. Al Giro, per tanti motivi. Alla Vuelta è andato fuori classifica subito e al Lombardia, sempre complice anche una caduta, non ha fatto risultato. E’ uno dei tanti talenti attuali e forse quest’anno sui piatti della bilancia pesano più gli obiettivi mancati che i successi».

GREGORIO: «Fabio Jakobsen. Sette vittorie all’attivo (solo la tappa alla Tirreno, però, pesa), ma da uno dei primi 2-3 velocisti al mondo era lecito attendersi molto di più. Cambierà aria (Dsm) e speriamo gli faccia bene».

PANCANI: «Fabio Jakobsen. Sono completamente d’accordo con Luca. Anch’io da un velocista come lui mi aspettavo tanto ma tanto di più».

Chiudiamo con un bocciato in comune: Jakobsen. Nonostante tutto ha messo nel sacco 7 corse
Chiudiamo con un bocciato in comune: Jakobsen. Nonostante tutto ha messo nel sacco 7 corse

GREGORIO: «Julian Alaphilippe. Mi piange il cuore perché è il mio idolo indiscusso, ma vedere Loulou confinato a gregario di lusso a 31 anni mi fa sanguinare. Due vittorie appena e ormai nemmeno mai in gara per un buon piazzamento nelle classiche. Fine della storia?».

PANCANI: «Richard Carapaz. Diciamo che è stato bravo a nascondersi fino a luglio cogliendo solo una vittoria a fine maggio. Al Tour è stato sfortunato con una brutta caduta alla prima tappa ma forse aveva sbagliato ad improntare la sua stagione solo con la gara francese. E’ stato buono il recupero di condizione nel finale di stagione con alcuni bei piazzamenti ma potevamo aspettarci qualcosa di più».

GREGORIO: «Hugh Carthy. Il terzo posto alla Vuelta del 2020 ci aveva fatto pensare a un corridore potenzialmente in crescita. Ma il britannico ha bucato anche questo 2023. Mi viene da pensare solo a una cosa. Meteora».

PANCANI: «David Gaudu. Dopo il secondo posto alla Parigi-Nizza era lecito aspettarsi qualcosa in più da un corridore che è una promessa da un po’. Di fatto ha costretto Demare a lasciare la Groupama-Fdj per avere la squadra al suo servizio al Tour, dove ha chiuso nono nella generale. E anche nelle classiche non ha inciso. Al momento non sembra essere lui il primo francese che potrebbe rivincere il Tour. In ogni caso, nel 2024 deve fare il definitivo salto di qualità».

EDITORIALE / Baci e abbracci, Roglic se ne va

02.10.2023
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Che la grande fusione fra Soudal-Quick Step e Jumbo-Visma avvenga o meno, resta il senso di malinconia per il cinismo dei due attori e la gestione miope da parte di chi dovrebbe scrivere le regole. In gruppo se ne parla. La fusione di due grandi team mette sul piatto i destini degli atleti e ancor più del personale, che oggi potrebbe ricevere la lettera di licenziamento. E si parla anche della volontà delle squadre del Nord Europa di contrastare lo strapotere economico di quelle arabe. UAE Emirates, Bahrain e AlUla stanno infatti formando un blocco importante. Il primo a prenderne atto e andarsene è stato Roglic, altri seguiranno?

Plugge è il manager della Jumbo-Visma che nel 2023 ha vinto Giro, Tour, Vuelta e altre 60 corse
Plugge è il manager della Jumbo-Visma che nel 2023 ha vinto Giro, Tour, Vuelta e altre 60 corse

Sport e quattrini

Sport e quattrini vanno da sempre a braccetto. Ma se i quattrini diventano dominanti rispetto allo sport, allora il giocattolo si rompe e il sistema smette di essere interessante. Lo dicono gli analisti di Buzz Radar, che hanno messo sotto la lente il crollo di interesse della Formula Uno per lo strapotere Red Bull. Il calo è del 70 per cento sul fronte delle menzioni social nei primi cinque mesi del 2023 rispetto al 2022. Il calo di nuovi follower è del 46 per cento. Il ciclismo non c’è ancora arrivato, ma il malcontento per lo strapotere Jumbo-Visma è ricorrente. E se nelle corse di un giorno i discorsi sono ancora aperti grazie ad attori come Van der Poel ed Evenepoel, nei Giri la situazione è imbarazzante. Soprattutto quando la Jumbo schiera il “dream team” del Tour, riproposto poi alla Vuelta.

Il meccanismo del Draft nel basket USA permette la distribuzione dei giovani talenti secondo criteri precisi (foto NBA)
Il meccanismo del Draft nel basket USA permette la distribuzione dei giovani talenti secondo criteri precisi (foto NBA)

Il salary cap

Nonostante i budget di questi grandi team, il ciclismo non è uno sport ricco e forse proprio per questo viene gestito da dirigenti più propensi all’inchino che all’autorità. Certo questo è il punto di vista di un italiano che assiste da anni al saccheggio dei vivai nostrani da parte dei devo team WorldTour. Resta il fatto che nel più ricco basket NBA, le regole perché i budget non sviliscano la competizione esistono da anni.

Il salary cap (tetto salariale) per la stagione 2022-23 è stato previsto in 123,65 milioni di dollari e potrebbe aumentare fino a 134 nella prossima stagione. Il valore viene stabilito dal contratto collettivo di lavoro della NBA in percentuale rispetto alle entrate delle squadre. Il tetto agli ingaggi ammette eccezioni, ma serve a impedire che le squadre con superiore capacità di spesa schiaccino le altre. Le squadre che sforano il tetto, sono penalizzate con la “luxury tax”. Il totale delle multe a fine anno viene ridiviso fra le squadre che sono riuscite a rimanere sotto la soglia. A ciò si aggiunga il sistema di reclutamento del Draft, attraverso cui le squadre hanno accesso regolamentato ai talenti provenienti dai college. La differenza rispetto al nostro mondo, in cui gli agenti vendono i corridori al miglior offerente, salta agli occhi.

Il salary cap non è facile da attuare e soprattutto non conviene ai grandi team. Qui Gianetti
Il salary cap non è facile da attuare e soprattutto non conviene ai grandi team. Qui Gianetti

La resistenza dei team

Cambiare non è semplice, ma è possibile. Quando in seguito alle critiche di Marc Madiot ne parlammo con Gianetti, ovviamente lo svizzero fu piuttosto scettico, vedendo limitato potenzialmente il proprio potere sul mercato.

«Non si può ridurre la discussione al salary cap – disse il manager della UAE Emirates – senza che pensiamo a costruire le infrastrutture per introdurlo. Ad esempio bisognerebbe rimettere completamente mano al calendario di corse, ai roster delle squadre da ridurre drasticamente».

Probabilmente sarebbe scettico anche Richard Plugge, boss della Jumbo-Visma che ha appena salutato Roglic, ma le regole non le fanno le squadre: spetta all’UCI, che invece resta ancorata a schemi superati.

Evenepoel accetterebbe di correre accanto a Vingegaard?
Evenepoel accetterebbe di correre accanto a Vingegaard?

La ribellione di Roglic

Il primo a ribellarsi è stato Roglic, fresco vincitore al Giro dell’Emilia. Con schiettezza pari a quella di Simoni, lo sloveno ha chiesto alla Jumbo-Visma di rompere il contratto che lo legava alla squadra fino al 2025. Primoz si è sudato la vittoria del Giro con una squadra meno potente rispetto a quella del Tour. E quando poi si è trattato di giocarsi la Vuelta, gli è stato messo il bavaglio perché lasciasse vincere Kuss. Non si discute l’amicizia, ma quando un campione lavora per vincere, certi regali fa fatica a concederli, soprattutto quando le cose si svolgono seguendo un copione così imbarazzante. E se anche Kuss è servito a non far litigare Roglic con Vingegaard, il problema di abbondanza si fa ancor più evidente.

Conosceremo la destinazione di Roglic dopo il Giro di Lombardia, inutile mettersi qui a ricordare le varie ipotesi di mercato, mentre aspettiamo di capire se Evenepoel sarà il prossimo a declinare fastidiose convivenze. In questo Risiko di milioni e assenza di regole, c’è da sperare che siano i campioni a rimettere le cose a posto. Tutto ha un prezzo, ma il talento merita rispetto.

Pellizotti su Landa gregario: «Una scelta che capisco»

22.09.2023
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Perché un corridore come Mikel Landa, che ha ancora le gambe per arrivare quinto alla Vuelta, di colpo si converte in gregario e passa con Evenepoel? La domanda ce la siamo fatta un po’ tutti e così a un certo punto c’è venuto in mente di porla a Franco Pellizotti, che Landa ha guidato nella corsa spagnola. Anche se di recente il basco è parso meno incisivo, è un fatto che quando trova la condizione sia fra i pochi a cambiare gli equilibri delle corse in montagna. Forse alla Soudal-Quick Step avrà i suoi spazi, ma il passaggio nella squadra belga lo rimette al servizio di qualcuno più grande di lui, come inizialmente fu con Nibali e poi parzialmente con Aru.

«Mikel – dice Pellizotti – ha dimostrato di essere uno dei primi fra i… normali. All’inizio sembrava quasi che avessero trovato l’accordo per restare con noi, ma alla fine è possibile che la scelta di andare con Remco sia stata dettata dalla voglia di avere un po’ meno pressione. Qua era il nostro leader, entrare nella squadra che ha un capitano come Evenepoel, che sta dimostrando di essere uno tra i più forti al mondo, gli permetterà di fare un lavoro che conosce bene. Quindi è una scelta che capisco e magari posso anche condividere…».

Pellizotti, Landa e Gradek dopo l’arrivo sul Tourmalet: per Mikel quel giorno un ottimo 7° posto
Pellizotti, Landa e Gradek dopo l’arrivo sul Tourmalet: per Mikel quel giorno un ottimo 7° posto
Landa è stato con voi per quattro anni, secondo te è riuscito a esprimere tutto il suo potenziale o la sfortuna in certe occasioni l’ha frenato?

Prima ho corso contro di lui, poi da direttore sportivo l’ho avuto come corridore. Devo dire che secondo me nella sua carriera avrebbe potuto fare molto di più. Ma lui è così, non per niente tantissima gente gli vuole bene per il suo modo di essere: il famoso “landismo”. Mikel è questo e non puoi farci niente, però ha doti che non hanno nulla da invidiare a quelle di Vingegaard e Roglic. Magari ha il punto debole della cronometro, però in salita ha delle doti fantastiche.

Che cosa significa che Mikel è questo e non ci si può fare niente?

Lo vedo come un’artista. Ha le sue idee, non è un corridore come il ciclismo moderno vorrebbe. Non fa diete assolute e ferree, è ancora un corridore vecchio stile. Gli piace godersi la vita, la famiglia, gli amici e questo magari lo porta ad arrivare alle corse non ai livelli che vediamo al giorno d’oggi.

Perché dici di condividere la sua scelta?

Perché per questo suo modo di essere, va bene così. Con quel ruolo riuscirà a vivere un po’ meglio come qualità della vita. Condivido la scelta perché comunque, per quello che dice, stiamo parlando degli ultimi anni della sua carriera. Oddio, quando vai a metterti a disposizione di un corridore come Remco (senza togliere che anche lui potrà togliersi altre soddisfazioni in corse dove magari l’altro non ci sarà), comunque dovrà essere a livelli altissimi. Se andiamo a vedere, l’ultimo uomo dei leader della Jumbo-Visma ha appena vinto la Vuelta. Oggi l’ultimo uomo di un grande capitano fa il lavoro quando davanti restano veramente pochi, quindi devi essere a livelli molto alti. Mikel riesce ancora a farlo.

Sul traguardo dell’Angliru, Landa e Kuss sono arrivati insieme, a 19 secondi da Roglic
Sul traguardo dell’Angliru, Landa e Kuss sono arrivati insieme, a 19 secondi da Roglic
Tu passasti al servizio di Nibali che ormai avevi 38 anni, ci sono punti di contatto?

Non troppi, Mikel è ben più giovane e con altre qualità. Lui non vede ancora tanti anni di ciclismo davanti a sé, ma tra il dire e il fare passa veramente tanto. Perché adesso la vede così, poi va a lavorare per un leader e magari scopre gli stimoli per andare avanti qualche anno in più.

Gli pesava fare il leader?

Non so neanch’io se sia stato questo. Sinceramente non mi aspettavo che andasse via, ma pensandoci le opzioni erano due. Quella che ha scelto, oppure restare qui facendo il leader e un po’ la chioccia per i giovani. Mi avrebbe stupito di più se avesse scelto di andare a fare il leader in un’altra squadra, alla Lidl o alla AG2R come si era sentito dire. Quello mi avrebbe colpito di più, perché ci ha sempre detto che qui alla Bahrain Victorious si trovava bene. La scelta di andare alla Soudal-Quick Step ha un senso.

Cosa vi lascia Mikel?

Domenica sera, dopo l’ultima tappa abbiamo cenato a Madrid. E Milan Erzen, il nostro capo, ha preso la parola e lo ha ringraziato molto. A questa Vuelta non era arrivato in grandissima forma, però ha dimostrato ancora una volta di aver avuto carattere e di aver lottato fino alla fine. Giorno dopo giorno è stato un esempio per i giovani che c’erano in squadra, il nostro Antonio Tiberi, Govekar e anche Buitrago. Ogni giorno prendeva la parola anche lui dopo le riunioni, quindi è uno che ci metteva del suo anche nella gestione della squadra.

Tirato da Caruso, con Vingegaard a ruota: le prestazioni di Landa in salita sono ancora eccellenti
Tirato da Caruso, con Vingegaard a ruota: le prestazioni di Landa in salita sono ancora eccellenti
Proprio alla Vuelta è andato forte all’Observatorio Astrofisico della sesta tappa e anche sull’Angliru, un fatto di motivazioni o di condizione in arrivo?

Ha sofferto nella prima settimana, perché non è arrivato al 100 per cento per problemi di stomaco. Sapevamo che si era allenato bene, era anche andato a provare alcune tappe, però fisicamente non era al massimo. Per cui nella prima settimana siamo andati un po’ cauti, poi piano piano è cresciuto. E’ entrato nella fuga dei 40 corridori con Kuss, recuperando quello che aveva perso nel primo arrivo in salita ad Andorra. Poi ha fatto una bella cronometro: visto il percorso, una delle più belle della sua carriera. E alla fine ha dimostrato di essere un corridore di fondo. La tappa del Tourmalet è stata dura, corsa a velocità molto alte. Nel finale non usciva più la differenza fra chi aveva 7 watt/kg e gli altri, ma chi aveva più fondo. Lui ha sempre sofferto le tappe piatte con l’arrivo in salita, perché non è esplosivo come gli altri. Però nelle tappe impegnative ha dimostrato di avere ancora grandi attitudini nel soffrire e sempre la solita classe.

Che bilancio fai della vostra Vuelta?

Lo ripeto: la prima settimana abbiamo sofferto perché i ragazzi non andavano come volevamo, però piano piano sono cresciuti. Siamo riusciti a mantenere la calma e nella terza settimana sono usciti molto bene. Tiberi è un ragazzo su cui stiamo lavorando molto e abbiamo visto dei miglioramenti grandissimi dalla prima all’ultima tappa, non solo a livello fisico, ma anche a livello tattico. Abbiamo dovuto lavorare molto per fargli capire che ogni tappa ha una logica e che noi partiamo sempre con un copione diverso. All’inizio aveva qualche difficoltà a entrare in questi meccanismi, correva sempre molto lontano dai suoi compagni. Invece piano piano, anche con l’aiuto di Damiano Caruso (lo abbiamo messo in camera con lui proprio per questo) è venuto fuori. Siamo molto felici. Quello che è riuscito a fare è solo l’inizio di quello che ci aspettiamo da lui. E poi la vittoria di Wout Poels…

Dalla Vuelta al Tour (nella foto) i tifosi amano Landa: il “landismo” è quasi una filosofia di vita
Dalla Vuelta al Tour (nella foto) i tifosi amano Landa: il “landismo” è quasi una filosofia di vita
Importante?

Ha vinto la tappa numero 20, che per noi è stata la ciliegina sulla torta. Abbiamo fatto un’ottima terza settimana, ma col fatto che Evenepoel era uscito di classifica, ce lo trovavamo sempre nelle fughe e non era facile. Come non era facile, quando arrivavi in gruppo sotto le salite, battere quelli della Jumbo. Caruso ha fatto un ottimo secondo posto, ma la vittoria di Poels è stata importante perché, dopo aver vinto due tappe al Giro e tre al Tour, finire la Vuelta senza vincerne una sarebbe stato brutto. Ce l’abbiamo messa tutta, è stata sofferta, ma siamo tornati a casa finalmente soddisfatti.

Gli equilibri in un grande Giro: Pinotti spiega come si fa

20.09.2023
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Il ciclismo gioca su equilibri estremamente sottili, tutto si può vincere o perdere per un dettaglio. Nelle grandi corse a tappe tutto questo si amplifica: si passa dalla pianura alle montagne, fino ad arrivare alle cronometro. Chi vuole vincere deve unire prestazioni di alto livello in ognuno di questi settori. Ma come si trova l’equilibrio giusto? Pinotti ci aiuta a capirlo, prendendo spunto da diversi esempi. 

«Ci sono delle affinità – spiega il preparatore della Jayco AlUlatra una cronometro a lunga percorrenza e una salita da un’ora. Prendiamo l’esempio di Evenpoel, che ha pagato 27 minuti nel giorno del Tourmalet: secondo me è dovuto ad altri fattori».

Lo sforzo per conquistare la maglia iridata a Glasgow è costato a Evenepoel in termini di preparazione per la Vuelta
Lo sforzo per conquistare la maglia iridata a Glasgow è costato a Evenepoel in termini di preparazione per la Vuelta
Quali?

Lui è stato l’unico uomo di classifica a fare il mondiale, sia strada che cronometro. Quella decisione specifica può averlo penalizzato, perché tra il viaggio e le corse ha perso tra la settimana e i dieci giorni di allenamento. In quel periodo avrebbe potuto lavorare di più in altura e curare meglio la preparazione della Vuelta.

Come si trova il giusto equilibrio nella preparazione tra strada e cronometro?

Si basa tutto sul tipo di percorso. Al Giro di quest’anno le cronometro erano tre: due per specialisti e una cronoscalata. Le prime due erano anche posizionate presto, alla prima e decima tappa. Mentre alla Vuelta la sfida contro il tempo, individuale, era solo una.

Quindi ci si poteva anche concentrare meno sulla preparazione?

E’ chiaro che ci devi sempre dedicare del tempo. Ma tutto va in base agli obiettivi, alla fine devi essere in grado di esprimere la stessa potenza su una bici diversa e in modo più aerodinamico. 

I giorni successivi alla crisi del Tourmalet il belga ha fatto vedere grandi cose, a testimonianza che la gamba c’era
I giorni successivi alla crisi del Tourmalet il belga ha fatto vedere grandi cose, a testimonianza che la gamba c’era
Quante ore si dedicano alla cronometro nel preparare una Vuelta come quella appena conclusa?

Il corridore e i preparatori decidono insieme, ma si passa dalle due ore a settimana ad un massimo del 5 o 10 per cento delle ore di allenamento. Non è importante l’aerodinamica, ma lo sviluppo della potenza. 

Facci un esempio…

Kuss. Lui ha sempre affrontato le cronometro come un giorno di riposo, ma nel momento in cui è stato chiamato a fare la gara, ha tirato fuori una discreta prestazione (13° a 1’26” da Ganna, ndr). Non aveva una posizione super aerodinamica, ma era efficace. Secondo me Kuss ha vinto la Vuelta in quel momento specifico. 

Quanto conta la posizione aerodinamica per un uomo di classifica?

Meno del previsto. Alla fine, come dicevo prima, si tratta di un fatto di potenza e percezione della fatica. In preparazione a una gara a tappe la cronometro si cura sulla prestazione. All’atleta viene chiesto di esprimere una determinata potenza, diciamo 300 watt, per un determinato intervallo di tempo. Su una bici da strada a 300 watt hai una percezione della fatica di 7, mentre sulla bici da cronometro è 10. Allora in quel caso si cambia la posizione cercando una comodità maggiore. 

Kuss nella cronometro si è difeso molto bene nonostante una posizione poco aerodinamica
Kuss nella cronometro si è difeso molto bene nonostante una posizione poco aerodinamica
Evenepoel ha il vantaggio di avere una posizione quasi perfetta…

Lui e Ganna sono quelli che hanno un angolo tra coscia e busto praticamente nullo. Evenepoel potrebbe curare meno la cronometro in vista di un grande Giro proprio per questo. Ha talmente tanto vantaggio in termine di posizione e di aerodinamica che comunque porta a casa qualcosa. Abbiamo visto che a cronometro andrà sempre bene: ha vinto al Giro, poi il mondiale e ha fatto secondo nella crono della Vuelta.

Ma quindi è vero che allenarsi a cronometro aiuta a mantenere le prestazioni alte anche in salita?

Sì, dal punto di vista della potenza aerobica assolutamente. Si tratta di fare lo stesso lavoro di soglia o fuori soglia. Anzi in salita dovrebbe essere più semplice, perché sei meno estremo nella posizione, quindi respiri meglio e usi più muscoli. Vi faccio un altro esempio.

Per Evenepoel è arrivata la maglia di miglior scalatore, una magra consolazione per un corridore del suo spessore
Per Evenepoel è arrivata la maglia di miglior scalatore, una magra consolazione per un corridore del suo spessore
Prego…

I numeri che Evenepoel ha fatto vedere nelle tappe successive al Tourmalet fanno capire che stava bene. Non vinci il giorno dopo se non sei a posto, il “passaggio a vuoto” me lo aspettavo anche da lui. E’ arrivato nel giorno peggiore. 

Perché te lo aspettavi?

Ripeto, quel mondiale gli è costato tanto in termini di allenamento e di preparazione. Avrebbe potuto allenarsi di più in altura e reggere meglio ad una tappa del genere, giocandosi la Vuelta fino in fondo. 

«Cosa ho capito da questa Vuelta», le riflessioni di Remco

20.09.2023
5 min
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Non è facile giudicare la Vuelta di Remco Evenepoel. Se si pensa che era partito per vincerla e fare il bis dopo il successo dello scorso anno, chiaramente il belga meriterebbe l’insufficienza. D’altro canto, come si fa a dare l’insufficienza a chi ha vinto tre tappe, la maglia di miglior scalatore, ha vinto il premio della combattività ed è stato protagonista per tutto il tempo? 

Per lo stesso corridore della Soudal-Quick Step il pollice va verso l’alto: «Ci sono state molte emozioni e situazioni diverse nell’arco delle tre settimane, ma posso ritenermi soddisfatto di quanto ottenuto, soprattutto dopo la delusione del Tourmalet».

A Madrid, al termine della corsa spagnola, il campione mondiale a crono ha fatto qualche disamina sulla sua gara. Un insieme di riflessioni interessanti, ma anche un po’ contrastanti o quantomeno non perfettamente in linea. In ognuna però c’è un fondo di verità.

A circa 90 chilometri dal Tourmalet, Evenepoel si stacca e naufraga. Lì finisce una Vuelta e ne inizia un’altra
A circa 90 chilometri dal Tourmalet, Evenepoel si stacca e naufraga. Lì finisce una Vuelta e ne inizia un’altra

Reazione e preparazione

Partiamo da uno dei punti forti della Vuelta di Remco: la reazione post Tourmalet. Perché la debacle ci può essere, ma la reazione è da campioni. Pogacar ne ha fatte due solo nell’ultimo Tour. Nibali a sua volta nel Giro 2016 fu in grado addirittura di ribaltare la classifica, anche se non fu da un giorno all’altro. E Remco, attesissimo dopo la sconfitta sul Tourmalet, il giorno dopo si è gettato all’attacco come non ci fosse un domani, siglando un successo memorabile.

Ma se la reazione alla debacle va bene, la debacle non va bene se si vuol vincere un grande Giro. Proprio qualche giorno fa Giuseppe Martinelli ci aveva detto che Remco deve imparare a gestire i momenti di difficoltà. Che non deve spegnere il cervello e lasciarsi andare alla deriva. Perdere 5′ è una cosa, 27′ è tutt’altra.

«Cosa ho imparato da questa Vuelta? Che posso ancora migliorare durante un grande Giro – ha detto il belga – sono andato meglio ogni giorno dopo il Tourmalet. Possiamo essere fiduciosi che potrò fare bene in un Grand Tour. Ho capito che serve però una preparazione perfetta, un ambiente rilassato e non fare le cose in fretta. Proprio come l’anno scorso».

«Devo fare una preparazione mirata al 200 per cento sul grande Giro, facendo qualche corsa di un giorno in meno prima. Bisogna risparmiare energie e pianificare bene l’intero anno».

Remco ripreso sull’Angliru. Un confronto testa a testa con i big su quella salita sarebbe stato importante, ma anche rischioso dal punto di vista mentale
Remco ripreso sull’Angliru. Un confronto testa a testa con i big su quella salita sarebbe stato importante, ma anche rischioso

Qualche dubbio

Remco parla di fretta e preparazione perfetta: se all’interno del team qualcosa non ha funzionato questo lo sanno soltanto loro. Da fuori il cammino sembra essere stato più che lineare. I tecnici sembravano essere soddisfatti. Remco ha passato 80 giorni in altura e nel mondiale a crono ha sviluppato numeri pazzeschi. Okay, Evenepoel ha avuto il Covid durante il Giro, ma da metà maggio (ritiro dal Giro) alla seconda metà di agosto (inizio della Vuelta), il tempo per recuperare c’è stato.

E poi a San Sebastian, esattamente come l’anno scorso, Remco volava. 

Anche se ha mancato l’obiettivo della classifica generale, il campione belga non vuole cambiare le sue prospettive per il futuro. 

«E’ troppo presto per cambiare obiettivo – ha detto l’ex iridato a fine Vuelta – e dire che punterò alle classiche, perché l’anno scorso comunque ho vinto la Vuelta. Quest’anno ho avuto una preparazione più difficile. Il podio in un Grande Giro resta il mio obiettivo». 

E poi ha aggiunto: «D’altra parte abbiamo visto che se avrò una giornata storta, posso cambiare velocemente obiettivo e andare a caccia di tappe e maglie. Questo è positivo poter giocare su entrambi i fronti».

Un punto debole del belga era la discesa. Adesso Remco è migliorato moltissimo anche qui
Un punto debole del belga era la discesa. Adesso Remco è migliorato moltissimo anche qui

Martinelli docet

Remco avrà anche capito cosa non ha funzionato, ma sinceramente non ci sembra questa la mentalità del corridore da corse a tappe. Per chi mira alla generale cambiare obiettivo perché non può più lottare per la classifica è una vera mazzata. E non qualcosa che si accetta tanto facilmente come è sembrato dire Evenepoel. 

Ancora una volta le parole di Martinelli sono vitali: «Deve gestire quei momenti e gli serve qualcuno vicino».

Anche perché le dichiarazioni del belga tornano ad essere contrastanti: «Non posso essere deluso perché i miei risultati sono buoni. Il Tourmalet è stata una delusione e non so davvero come sia riuscito a riprendermi.

«Al mattino, dopo quella tappa mi sentivo davvero stanco, svuotato e non avevo voglia di proseguire ma, appena sono salito in bici avevo buone gambe e buone sensazioni. Penso sia stata una sensazione di vendetta. La vittoria quel giorno mi ha dato una spinta morale e mi sono detto che avrei potuto combattere per la maglia a pois e le tappe. Ne ho parlato molto con il mio direttore sportivo e abbiamo deciso per questa opzione».

Remco può fare tutto: da una Liegi a un Giro d’Italia o un Tour, ma prima di parlare di obiettivi che cambiano in itinere, preparazioni… forse deve trovare la sua “quadra”. E in tal senso quando parla di fare le cose senza fretta, tutto sommato non sbaglia.

L’impresa triste di Remco e lo scettro di Kuss: parola a Martinelli

14.09.2023
5 min
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Remco Evenepoel che sull’arrivo porta ripetutamente l’indice al casco, come a dire che serve la testa, e la Jumbo-Visma che incorona Sepp Kuss: La Cruz de Linares ha dato questi verdetti. Questa pazza e strana Vuelta ha trovato protagonisti e tappe inattese.

Giuseppe Martinelli, che oggi era alla Coppa Sabatini in Toscana, non si è comunque perso la corsa spagnola. Il “vecchio” Martino ne sa una più del diavolo ed è lui a prenderci per mano e a dare risposte importanti.

Si correva ancora nelle Asturie, quasi al confine coi Paesi Baschi. In tutto oltre 4.600 m di dislivello
Si correva ancora nelle Asturie, quasi al confine coi Paesi Baschi. In tutto oltre 4.600 m di dislivello

Remco bravo, ma…

Partiamo da Remco. Ancora un’impresa mostruosa, potente, grandiosa ma anche, lasciatecelo dire, un po’ triste. Il belga compie numeri pazzeschi, anche watt alla mano, ma se li fai quando hai 37 minuti di ritardo, non hanno lo stesso piglio di quando sei in lotta per la generale. L’approccio è differente.

«Secondo il mio punto di vista – dice Martinelli – Remco non pensava di prendere quella batosta. Ed è stata una batosta più di testa che di gambe. Ne sono certo. Non prendi 27′ e il giorno dopo fai quello che fai. E anche sull’Angliru quasi riesci nuovamente nell’impresa e oggi di nuovo così. Alimentazione, recupero… No, è stata la testa».

«Remco è forte, ma deve capire che nei giorni in cui non vai, non puoi lasciare andare tutto. Deve imparare a gestirsi. Ma questo dipende solo da lui. In quel momento sei solo, non ti deve crollare il mondo addosso. Lotti, muori, tieni duro».

Quel dito sul casco diventa ancora più suggestivo dopo queste parole.

Un bravissimo Damiano Caruso chiude secondo a 4’44” da Evenepoel con cui era in fuga
Un bravissimo Damiano Caruso chiude secondo a 4’44” da Evenepoel con cui era in fuga

Bisogna crescere 

In quel momento sei solo. Momenti che deve imparare a gestire. Due frasi che hanno un certo peso quelle di Martino. Giusto qualche giorno fa avevamo riportato le parole di Bruyneel, diesse discusso, ma che sa il fatto suo. 

Il belga aveva detto che Evenepoel era il direttore sportivo della sua squadra, come se davvero fosse da solo. 

«Nella tappa dell’Angliru – prosegue Martinelli – uno come lui non doveva andare in fuga (Bruyneel aveva detto anche questo, ndr): è forte e doveva affrontare i big. Alla fine, dal giorno della crisi questo ragazzo è sempre stato davanti. E le sue non sono fughe bidone, non scappa con quattro pellegrini. Remco domina.

«Dire che in squadra soffrano la sua personalità non lo so, ma è certo che Evenepoel deve imparare a gestire quei momenti difficili. Lui stacca il cervello dalle gambe e non so chi potrebbe aiutarlo. Bruyneel ha detto quelle cose in modo un po’ generico, ma Remco deve lavorare su questo aspetto se vuole puntare a fare bene nei grandi Giri. Per me è il più forte del gruppo o alla pari di qualcuno, perché Roglic, Vingegaard, Auyso o Kuss non sono in grado di fare quei numeri come oggi».

Ayuso e Mas scattano nel finale, Kuss e Roglic chiudono per tenere tutti a distanza nella generale, mentre Vingegaard molla 9″
Ayuso e Mas scattano nel finale, Kuss e Roglic chiudono per tenere tutti a distanza nella generale, mentre Vingegaard molla 9″

Dominio Jumbo 

E con Kuss si passa al secondo tema di giornata: l’ormai consueto dominio della Jumbo-Visma. Oggi sono arrivate quelle risposte che cercavamo ieri. Chi designeranno come vincitore della Vuelta in casa Jumbo? Come si gestiranno? A quanto pare vedremo un americano a Madrid.

«Per me si sono accapponati la pelle da soli – dice Martinelli – loro avevano questi due fenomeni e si sono ritrovati col “terzo incomodo” in maglia roja. Alla fine non sapevano cosa fare… Non puoi lasciare andare via Kuss in maglia di leader. Un errore per me, visto che potevano vincere due grandi Giri nella stessa stagione con Roglic o con Vingegaard, qualcosa che non riesce più a fare nessuno da anni».

L’opinione pubblica è tutta a favore di Kuss. E’ la favola del gregario che dà sempre l’anima per i suoi capitani e si ritrova per una volta con lo scettro in mano. Oggi, salvo sconvolgimenti nella frazione di sabato, i gialloneri hanno dato il via all’operazione simpatia, così è stata ribattezzata e invocata da più di qualcuno la sua vittoria.

Sepp Kuss in rosso a tre tappe dal termine. Guida con 17″ su Vingegaard, 1’08″su Roglic e 4′ su Ayuso, primo degli “altri”
Sepp Kuss in rosso a tre tappe dal termine. Guida con 17″ su Vingegaard, 1’08″su Roglic e 4′ su Ayuso, primo degli “altri”

Operazione simpatia

L’arrivo odierno di Vingegaard faceva sorridere: il danese in pratica non ha pedalato per lasciare qualche secondo al compagno. E quando Kuss è partito a caccia di Ayuso, dietro parlottava con Roglic. Forse i due campioni non erano neanche in soglia!

«La tappa di sabato è durissima… se decidono di farla forte e di attaccare – va avanti Martinelli – ma chi li attacca quelli? E non credo che tra di loro si meneranno. Ripeto, gli si è creata questa situazione e a quel punto chi non tifava per Kuss? Oggi hanno giocato col gatto col topo, si è visto. Hanno deciso chi vincerà la Vuelta. O forse lo hanno deciso ieri sera…».

In effetti le dichiarazioni post Angliru di Roglic e Vingegaard erano a favore di Kuss e i due sono stati fedeli a quanto detto. Poi c’è anche un altro aspetto da valutare: il futuro. Decidere uno tra Primoz e Jonas potrebbe creare qualche problema in squadra. Il terzo incomodo, che tra l’altro è sempre stato presente nei grandi Giri conquistati dalla corazzata olandese, quasi, quasi faceva comodo stavolta.

Insomma i coltelli non volano a porte chiuse e i sorrisi in pubblico sembrano essere reali. E poi è vero che non faranno vincere uno dei due corridori più prestigiosi, ma è anche vero che ne piazzano tre sul podio. Assolo totale.

«No, quali coltelli – conclude il “Martino nazionale” – sono i più forti. Hanno regalato emozioni e spettacolo. Con Kuss colgono l’occasione di accontentare il pubblico, hanno vinto tutte le tappe più importanti…. Non si litiga quando è così».

Sorriso Uijtdebroeks, in Spagna come un bimbo alle giostre

13.09.2023
5 min
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Il giorno di riposo di Cian Uijtdebroeks, lunedì, è stato l’occasione per fare il punto sul primo grande Giro del giovane belga. Il ragazzino della Bora-Hansgrohe si è affacciato sulla terza settimana con un solo (grosso) acciacco: una piaga al soprassella che finora lo ha infastidito parecchio e per la quale i medici della squadra tedesca stanno attuando tutte le terapie possibili.

In Belgio lo seguono come si fa con chi porta grosse promesse e ha tutta l’intenzione di mantenerle. Chissà se alla Soudal-Quick Step si mangiano le mani per averlo fatto andare via, dopo averlo avuto ospite a Livigno durante un ritiro estivo. Di fatto, Uijtdebroeks fece il primo anno da junior nella stessa squadra da cui passò Evenepoel, poi scelse di approdare alla Auto Eder e di lì il passaggio alla Bora è stato automatico.

La conferenza stampa virtuale nel giorno di riposo ha permesso di conoscere meglio Uijtdebroeks (foto matthispaul)
La conferenza stampa virtuale nel giorno di riposo ha permesso di conoscere meglio Uijtdebroeks (foto matthispaul)

Nessun confronto

Che fosse forte si era capito subito, al punto che quando lo scorso anno vinse il Tour de l’Avenir, un certo Bernard Hinault lo coprì di complimenti e questo in qualche modo gli permise di uscire dal cono d’ombra di Evenepoel.

«E’ bello che un uomo come Hinault – ha raccontato il belga nell’incontro online con i giornalisti – dica che ho un po’ di classe. E’ bello sentirlo dire da un ex corridore così eccezionale, ma io faccio quello che posso e rimango me stesso. Finché non ho vinto l’Avenir, il paragone con Remco era costante. Ora le cose sono cambiate e finalmente si parla di Uijtdebroeks senza che lui venga coinvolto. Lo preferisco. E’ importante che si parli di chi sono e non più di chi potrei diventare. Altrimenti, al confronto, nessuno sarà mai soddisfatto dei miei risultati. Faccio quello che posso e ho ancora molto tempo per crescere»

Evenepoel e Uijtdebroeks (foto del Giro di Svizzera) vengono spesso accostati sui media
Evenepoel e Uijtdebroeks (foto del Giro di Svizzera) vengono spesso accostati sui media

Il lavoro più bello

In comune con il connazionale della Soudal-Quick Step, Uijtdebroeks ha il gusto di raccontare e raccontarsi, mettendo sul tavolo un entusiasmo raro a vedersi: forse dovuto all’ingenuità dei pochi anni, anche se tutti ci auguriamo che non perda mai tanta spontaneità.

«Parlare con i media – ha detto – fa parte del lavoro, no? Andare in bicicletta mi piace e ora è diventata la mia professione. Sono molto felice di quello che faccio, me la sto passando bene, semplicemente perché il mio lavoro non sembra un lavoro. Sono felice come quando ero junior, mi diverto. Le corse sono divertenti, è un sogno diventato realtà. E il bello è che ormai non si tratta solo di correre contro i più forti, ma essere anche in grado a volte di seguirli. Sto dimostrando chi sono. E io, quando sono felice, sorrido».

La crono di Valladolid è stata dura per il problema al soprassella e la difficoltà di tenere la posizione
La crono di Valladolid è stata dura per il problema al soprassella e la difficoltà di tenere la posizione

Voglia di salite

Come già raccontato ieri da Lenny Martinez, studiare la reazione dell’organismo nella terza settimana fa parte di tutto quello che il corridore deve scoprire per diventare grande. Il corpo cambia, si abitua alla fatica e ad essa reagisce. Ogni giorno la fase di recupero è diversa dalla precedente.

«Sento che i muscoli sono un po’ stanchi – ha spiegato Uijtdebroeks – e che corro da tanti giorni, più di quelli cui sono abituato, ma in generale mi sento ancora abbastanza fresco. Non mi sento male o esausto. Temo più il dolore alla sella che le salite più dure. Spero che gli altri inizino a stancarsi e che io possa ancora sfruttare la mia relativa freschezza. Anche se può bastare un solo giorno storto per compromettere tutto. Guardo il mio amico Lenny Martinez che volava davvero i primi giorni, ma all’improvviso ci ha preso mezz’ora».

Uijtdebroeks è nato il 28 febbraio 2003, è pro’ dal 2022. E’ alto 1,85 e pesa 68 chili
Uijtdebroeks è nato il 28 febbraio 2003, è pro’ dal 2022. E’ alto 1,85 e pesa 68 chili

Il giorno dell’Angliru

Fra lui e il giovane francese ci sono cinque mesi di differenza: si sono sfidati in lungo e in largo nelle categorie giovanili e ritrovarsi a farlo anche ora nel WorldTour dà ad entrambi il senso di aver preso la strada giusta. Nessuno dei due ha provato l’Angliru: entrambi lo scopriranno proprio oggi.

«Il mio allenatore John Wakefield – ha spiegato – mi ha detto che avrei fatto meglio a non farlo, perché avrebbe potuto condizionarmi mentalmente. E’ una scalata dove puoi vincere o perdere tutto. Molti corridori avevano paura del Tourmalet, io non vedevo l’ora di farlo. Io in genere non vedo l’ora che arrivino le montagne più dure».

Sempre col sorrido sul voto: Uijtdebroeks dice di sentirsi felice com un bambino
Sempre col sorrido sul voto: Uijtdebroeks dice di sentirsi felice com un bambino

Tour, no grazie

Le domande sono state tante e forse ancora una volta si è capito che la differenza fra Cian e Remco sta nella modestia. Quando gli hanno chiesto se sia pronto per andare al Tour il prossimo anno, Uijtdebroeks ha risposto sicuro che se ne parlerà se tutto va bene nel 2025: il prossimo anno sarà Giro o nuovamente Vuelta.

«Il Tour è il mio sogno – ha detto – ma so che al momento le possibilità di fare bene sono piccolissime. Per cui il prossimo anno non se ne parla. A meno che – ha sorriso – non venga fuori che il Giro e la Vuelta hanno percorsi pianeggianti e tre crono e il Tour abbia soltanto salite…».

EDITORIALE / Kuss, la Vuelta bloccata e il ruolo di Remco

11.09.2023
5 min
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Ci sarebbe stato bisogno di Evenepoel per dare a questa Vuelta una parvenza di suspence. E così adesso, pur sapendo che sia pressoché impossibile che rientri nei giochi, siamo tutti lì a chiederci se il belga potrà dare il suo contributo per rendere decisivo l’Angliru di mercoledì. Il guaio della corsa spagnola infatti, che è disegnata per non concedere spazio a vincitori improvvisati, è che tutti i più forti corrono con la stessa maglia: quella della Jumbo-Visma. Questo di fatto li neutralizza, permettendo a un ottimo corridore come Kuss di sognare in grande. E se finora il miglior risultato dell’americano era stato l’ottavo posto del 2021 alle spalle di capitan Roglic, ora la Vuelta rischia di vincerla davvero.

Anche Pogacar al Tour (Courchevel) pagò il riposo, la crono del giorno dopo e i continui scatti contro Vingegaard
Anche Pogacar al Tour (Courchevel) pagò il riposo, la crono del giorno dopo e i continui scatti contro Vingegaard

La lezione di Pogacar

Anche Tadej Pogacar, che di Tour ne ha pur vinti due, si è accorto che contro la Jumbo-Visma non è più tempo di gesti sconsiderati. I “calabroni” hanno eletto la concretezza ad arma suprema e corrono con il massimo cinismo, trangugiando estratto di barbabietola dopo ogni arrivo. Colpiscono quando serve e guidano il gruppo nel tempo che resta. Niente di troppo inedito: il Team Sky si muoveva in modo identico.

Evenepoel non l’ha ancora capito. E se nelle corse di un giorno gli riesce ancora la giocata ad effetto, nelle grandi corse a tappe continua a commettere errori da eccesso di esuberanza. Il belga una Vuelta l’ha pur vinta, quella del 2022. Però aveva davanti solo Roglic al rientro dopo la caduta del Tour, che per giunta sul più bello decise di… suicidarsi (la caduta di Tomares resta fra i misteri mai spiegati).

Questa volta invece si è trovato sulla strada un buon Vingegaard e un ottimo Roglic e non ha capito che certe cose non può (ancora) farle. In questo ciclismo dei massimi livelli, ogni azione di troppo svuota il serbatoio. Non avere accanto un campione da grandi Giri da cui imparare e sull’ammiraglia qualcuno che ne abbia guidato uno alla vittoria è una lacuna che la Soudal-Quick Step dovrebbe colmare alla svelta. Altrimenti Remco se ne va.

Attenzione: nessuno vuole imporre al belga di vincere il Tour, si diventa grandissimi anche senza. Finora ne ha parlato soltanto lui. Ma la strada è lunga e parte proprio dal capire che non è sbagliato avere dei limiti: anzi, è il punto di partenza per superarli.

Gregari extra lusso

Leggendo la classifica generale, si apre però la porta su una serie di considerazioni. La prima è che i rivali dichiarati della vigilia, da Mas ad Ayuso, passando per Almeida, Buitrago e Landa, hanno nuovamente mostrato la loro poca consistenza: ciascuno con le sue motivazioni. Ayuso ad esempio è così giovane (e come lui anche Uijtdebroeks) che sarebbe ingiusto puntare il dito: da loro ci aspettiamo che continuino a correre non in difesa delle posizioni acquisite, ma per scardinare la situazione imparando a prendersi le misure. Ayuso può ancora puntare al podio, se Kuss avrà un passaggio a vuoto. Il belga invece potrebbe voler fare meglio del compagno Vlasov e (in un duello belga) dello stesso Evenepoel.

In ogni caso, non è davvero semplice immaginare di attaccare il leader della corsa in salita, se fra i suoi gregari c’è uno che ha vinto per due volte il Tour e un altro che ha vinto il Giro d’Italia e per tre volte la Vuelta.

«Prima del via – ha spiegato Kuss – il piano era di correre per i nostri due capitani, ma ora le opzioni sono diventate tre. Le gambe sono buone, anche meglio di una settimana fa. Ogni giorno mi sento meglio, con ancora più voglia. Oggi il leader sono io, ma di noi tre, deve vincere il più forte. Ci sono ancora tappe molto difficili: io mi sento pronto per raccogliere la sfida, ma se vedo che non è possibile, ci sono Primoz e Jonas pronti a subentrare».

Vingegaard è ben contento di supportare Kuss, così pure Roglic. Fra i tre ci sono amicizia e gratitudine reciproca
Vingegaard è be contento di supportare Kuss, così oure Roglic. Fra i tre ci sono amicizia e gratitudine reciproca

Il sogno di Kuss

Il sogno di Kuss è lo stesso di tanti gregari fortissimi che in anni diversi tentarono la sorte, mettendosi in proprio. Viene da pensare a Wouter Poels e Porte che lasciarono Sky cercando fortuna per sé. Oppure ai gregari di Armstrong, da Heras a Hamilton passando per Landis. E dato che in quel caso il capo non permetteva loro di brillare di luce propria, anche loro si staccarono e si misero in proprio. Il solo che riuscì a coronare il suo sogno, rimanendo nella squadra americana, fu Heras nel 2003, che vinse la Vuelta, ma in assenza del texano.

Alla Jumbo-Visma c’è ben altro rispetto. E dato che l’americano in maglia rossa ha scortato in precedenza Roglic alla vittoria del Giro e poi Vingegaard al Tour, nonostante i due potrebbero pretendere di avere in mano la squadra, sembrano davvero contenti di concedergli la chance che, in ogni caso, Sepp si è conquistato e sta difendendo con le sue forze. Kuss ha il contratto fino al prossimo anno: lo prolungheranno subito oppure qualcuno cercherà di portarlo via?

Nibali vinse il Tour 2014 grazie a una solidità eccezionale e al coraggio di attaccare Froome
Nibali vinse il Tour 2014 grazie a una solidità eccezionale e al coraggio di attaccare Froome

La storia si ripete

Purtroppo per la Vuelta, questa gestione rischia di addormentare la corsa. Evenepoel sarebbe servito esattamente a questo, con la sfrontatezza come arma per far saltare gli schemi dello squadrone invincibile. Certi blocchi non li batti con le stesse armi: devi trovare il mondo di portarli sul terreno sudato e sporco del corpo a corpo. E Remco, quando sarà maturato e avrà l’autonomia atletica per poterlo fare, è uno dei pochi al mondo a non aver paura di provarci. Come fece Nibali sul pavé per far saltare gli schemi di Froome. Come Pantani per mandare in tilt Indurain, Ullrich e Armstrong. Prima che qualcuno trovasse il modo per toglierlo di mezzo.

Dietro le quinte, nel dramma e la resurrezione di Evenepoel

10.09.2023
6 min
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«Anche caratterialmente, per quanto possa essere un campione – riflette Cattaneo – Evenepoel rimane sempre un ragazzo di vent’anni. Non può ancora avere il carattere di un uomo di trenta. L’altro giorno è stato devastante per lui, bruttissimo per noi. Però io credo che proprio quella tappa, come avevamo già visto al Tour con Pogacar, ha dimostrato che sono campioni, ma anche esseri umani e come tali hanno giorni sì e giorni no. E questo, dal punto di vista del tifoso, è una cosa che esalta il ciclismo. Sembrano intoccabili, ma si dimentica che sono ragazzi…».

Come sia stato iniziare la risalita dall’inferno a 24 ore dalla crisi più nera è però quello che fa la differenza fra un campione e una persona normale. Al netto di tutte le osservazioni possibili che si possono muovere all’indirizzo di Evenepoel, una reazione “cattiva” come quella di ieri non è cosa comune. Puoi farla se hai tanto motore e probabilmente una volta ritrovata la libertà mentale. Noi abbiamo cercato di capirla attraverso il racconto di Mattia Cattaneo: testimone silenzioso della disfatta e potente guida nel momento della riscossa. Il bergamasco ha 33 anni, è professionista da 11 e ha visto tanto ciclismo: quanto basta per leggere con noi nei due giorni pazzeschi di Evenepoel.

Cattaneo è con la Soudal dal 2020, è professionista dal 2013. Qui scherza con Remco al via della Vuelta
Cattaneo è con la Soudal dal 2020, è professionista dal 2013. Qui scherza con Remco al via della Vuelta
Due giorni sulle montagne russe. Prima siete andati giù e ieri siete tornati su…

Diciamo che ci voleva. Specialmente per lui, moralmente credo che gli servisse questa sorta di rivincita.

Si è capito che cosa sia successo l’altro giorno?

Onestamente no, credo che abbia semplicemente avuto un passaggio a vuoto nel giorno sbagliato. Ho sempre detto che in un grande Giro capita sempre la giornata in cui non vai. Se ti capita nella tappa piatta, riesci a salvarti. Se hai la sfortuna che succede in una tappa super esigente come quella del Tourmalet, abbiamo visto tutti quello che è successo.

Ieri Nibali ha fatto qualche ipotesi su cosa potrebbe essere successo dopo il giorno di riposo.

Ho letto l’articolo, quello che dice Vincenzo è possibile, però è difficilissimo da dimostrare. Siamo seguiti in tutto e per tutto, anche dal punto di vista dell’alimentazione. Calcolano quello che consumi e mangi in base a quello. Come però dice Vincenzo, il giorno di riposo è sempre molto delicato. Il tuo corpo è abituato a girare sempre a tutta e quel giorno può farti bene, nel senso che ti fa recuperare, o può farti male. Magari ti blocca, ti scombussola, ma resta difficile da capire. Probabilmente la causa non si saprà mai, si possono avere delle ipotesi, ma poco più.

Primi chilometri del tappone del Tourmalet, Evenepoel sta bene: nulla lascia presagire il crollo
Primi chilometri del tappone del Tourmalet, Evenepoel sta bene: nulla lascia presagire il crollo
Sul momento si poteva pensare che si fosse ammalato di nuovo.

Penso che ieri abbia dimostrato che comunque sta bene (sorride, ndr).

Era previsto che andaste in fuga o vi siete trovati nel posto giusto?

Onestamente era previsto che avremmo provato, però non in modo così “cattivo”. In gara le situazioni si creano, la fuga è venuta fuori e Remco ha fatto quel numero spaziale.

Questo tipo di reazione l’ha avuta la sera o è nato tutto a colazione?

In realtà già la sera. Magari nell’immediato era parecchio giù, però poi a cena ci siamo messi tutti ad aiutarlo perché stesse su di morale. E’ logico che avrà passato una notte difficile, però la mattina aveva già lo sguardo diverso. Credo che la differenza tra un campione e un corridore normale stia proprio lì. Il campione vuole sempre dimostrare qualcosa. A chi me l’ha chiesto, ho detto che ieri nessuno avrebbe potuto batterlo. Era come Van der Poel al mondiale. Poteva andare o non andare in fuga, ma avrebbe vinto comunque, perché era in uno di quei giorni in cui va forte in discesa, in pianura, in volata… dappertutto, capito?

Come è stato per te restargli accanto nella… processione del Tourmalet e poi ieri?

Io cerco sempre di fare il mio lavoro, ma logicamente il giorno del Tourmalet non è stato facile. Vedevo che non riusciva a spingere e poi ho visto subentrare anche il fattore mentale. Allora ho cercato di stargli più vicino possibile, mentre ieri ho semplicemente fatto il mio lavoro, cercando di dare il massimo.

Sul traguardo del Tourmalet, il passivo di Evenepoel è di 27’05”: la squadra è tutta attorno a lui
Sul traguardo del Tourmalet, il passivo di Evenepoel è di 27’05”: la squadra è tutta attorno a lui
Più facile ieri che il giorno prima, probabilmente…

Per me sì, soprattutto mentalmente. Non è facile vedere uno come lui che soffre così tanto, non è facile in generale vedere le persone quando soffrono. Però un conto è fare gruppetto, perché lo vuoi e vai all’arrivo cercando di risparmiare energie, un conto è prendere una legnata così e doverla portare al traguardo. Cambia decisamente.

Parlavate o andavate avanti in silenzio?

All’inizio siamo andati avanti in silenzio, poi pian piano si è incominciato un po’ a parlare. Abbiamo cercato di supportarlo moralmente il più possibile, aveva intorno praticamente tutta la squadra.

Domanda facile, la risposta forse meno. Remco ha 23 anni, si è cucito addosso un personaggio invincibile. Possibile che abbia avuto un crollo psicologico?

Io posso solo dare il mio punto di vista, quindi da esterno. Remco vive in un Paese in cui il ciclismo è come per noi il calcio. Perciò qualsiasi cosa fai bene, sei sulle stelle. Se invece fai male sei, sei nella… nel fango. Questo crea anche una pressione mediatica. Se la Juventus non fa un cavolo, è una squadra da buttare. Quando vince Champions e campionato, per i media è normale. In Belgio, Evenepoel è il Cristiano Ronaldo del ciclismo. Qualsiasi cosa faccia, bella o brutta, piovono articoli su articoli e questo crea inevitabilmente una pressione. Ma lui è giovane, giovanissimo. Quindi secondo me dovrà imparare a gestire questi passaggi. Deve essere consapevole che oggi sei un campione e domani non sei nessuno. Però un conto è la capacità di… sbattersene di un corridore che ha 30 anni e ha capito certi meccanismi, altro quando, passatemi il termine, sei ancora un bambino.

Ieri verso Larra-Belagua, tutto cambia di nuovo. Evenepoel attacca, con lui Bardet: il belga vince per distacco
Ieri verso Larra-Belagua, tutto cambia di nuovo. Evenepoel attacca, con lui Bardet: il belga vince per distacco
I media amplificano ogni cosa.

E alla fine i due soli giorni neri nella carriera di uno come Remco faranno più rumore dei 250 mila di noi persone normali. Esattamente così.

Peccato solo che abbia perso 27 minuti e ora sia inimmaginabile riaprire la Vuelta.

Credo che in quel momento fosse davvero impossibile mentalmente per un per uno come lui tenere duro e soffrire per arrivare a 15 minuti. Il guaio è che è crollato sulla prima salita. Fino al Col de Spandelles eravamo lì, poi di colpo Remco ha detto basta. Se fosse successo anche solo a metà di quella salita, la avremmo gestita diversamente. Hai la discesa, poi resta solo il Tourmalet. Invece mancava una vita per andare al traguardo.

Che tipo di Vuelta ti aspetta d’ora in avanti?

La Vuelta come se fossi ancora all’Androni (ride, ndr). Vabbè, ci proveremo sempre. Logicamente gli obiettivi sono cambiati, però credo abbiamo dimostrato di aver reagito e di avere nuovi stimoli. Cercheremo di vincere altre tappe, in fuga o quello che sarà.

Dopo essere stato in fuga con Evenepoel, a Larra-Belagua Cattaneo taglia il traguardo a 16’21” dal suo capitano
Dopo essere stato in fuga con Evenepoel, a Larra-Belagua Cattaneo taglia il traguardo a 16’21” dal suo capitano
Magari provi a vincere anche tu?

L’importante è fare risultato, ma certo non nascondo che mi piacerebbe vincere una tappa. La condizione c’è, però ci vuole fortuna. Di sicuro ci provo e poi vediamo.

Allora in bocca al lupo. A che ora si parte oggi?

Evviva il lupo. Si parte alle 13,20. Ieri siamo andati a cena tardissimo dopo 150 chilometri di trasferimento su strada normale, oggi si parte tardissimo. Alla Vuelta ci sono orari belli tosti. Quanto sarebbe bello partire un’ora prima e andare a letto a orari normali…