Lunigiana: La Corsa dei Futuri Campioni, di ieri e di oggi

22.07.2025
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Il Giro della Lunigiana ha vissuto una delle sue giornate più importanti poco più di una settimana fa, quando un comitato di rappresentanza è andato a presentare la Corsa dei Futuri Campioni alla Sala Stampa della Camera dei Deputati. Un passo enorme per una manifestazione che da sempre raccoglie, e accoglie, i migliori talenti della categoria juniores da tutto il mondo. Sulle strade della Lunigiana e della vicina Liguria sono passati tanti nomi che poi si sono affermati anche ai massimi livelli del ciclismo

Perché prima di diventare campioni, questi corridori che tra poco scopriremo, sono stati ragazzi con un sogno da realizzare. Il talento gli ha permesso di emergere, ognuno in maniera diversa. Siamo però tornati a parlare di loro da una prospettiva diversa, non solo l’atleta ma anche la persona. Abbiamo voluto così raccontarli con gli occhi di chi ha potuto vedere un passaggio chiave della loro crescita, in un’età in cui si ha ancora spazio per essere davvero se stessi. Ricordiamo che la categoria juniores è riservata ai ragazzi di età compresa tra i 17 e i 18 anni.

I “vicini” francesi

Lucio Petacchi è il direttore del Giro della Lunigiana dal 2023, ma vive la corsa da dentro fin dal 2021. Sotto il suo sguardo appassionato e attento sono passati gli ultimi talenti che ora brillano sulle strade di tutto il mondo. Una rapida accelerazione al titolo di “Corsa dei Futuri Campioni” per il Giro della Lunigiana è arrivata proprio negli ultimi anni, quando i giovani campioni usciti da questa gara hanno mosso subito passi importanti anche tra i professionisti

«Il mio primo anno – racconta Lucio Petacchi – è stato quello di Lenny Martinez e Romain Gregoire, due talenti incredibili. In realtà tutte le mie edizioni sono state caratterizzate dai colori della bandiera francese visto che hanno vinto tre delle ultime quattro edizioni. Si vede che c’è qualcosa di diverso nel loro sguardo. Sono concentrati e determinati, sanno di avere gli occhi puntati addosso, questo però vale per tutti i ragazzi. I francesi però si guardano parecchio intorno, sono curiosi sul territorio che li circonda. Qualcuno chiede delle specialità culinarie, degli usi e delle tradizioni della Lunigiana».

Gli azzurri

Il Giro della Lunigiana è per molti il primo banco di prova a livello internazionale, le Rappresentative Regionali portano i loro ragazzi a confrontarsi con atleti da tutto il mondo. Nelle passate edizioni c’è stato spazio anche per un atleta di casa: Lorenzo Mark Finn.

«Finn – dice ancora Lucio Petacchi – è un ragazzo di un’educazione e un talento incredibile. E’ molto disponibile e con lui si è parlato tanto dei percorsi visto che conosce benissimo le strade. Inoltre è un ragazzo molto attento anche ai diversi temi sociali, come Giro della Lunigiana ci siamo impegnati nel portare avanti alcune proposte legate al primo soccorso e non solamente in gara».

«Sono passati tanti ragazzi da noi – prosegue – anche perché per tanti italiani questa gara rappresenta il primo vero appuntamento internazionale della loro carriera. Molti conservano un ricordo indelebile ed è bello vedere come ognuno porti con sé qualcosa di diverso».

Gli anni passati

Una delle figure storiche del Giro della Lunigiana è quella di Alessio Baudone, alla guida della corsa per diversi anni. Il suo ricordo è radicato e profondo, in una corsa internazionale ma che ha visto comunque dei cambiamenti

«Credo ci sia stato un prima e un dopo Evenepoel – ci spiega con una risata – lui mi ha fatto impazzire. Partiva e salutava la compagnia anche in tappe pianeggianti. Era qualcosa di incredibile. Era l’Evenepoel che arrivava dal calcio e aveva quell’atteggiamento tipico, un po’ polemico. Ricordo che nella cronometro a Castelnuovo di Magra perse per un secondo da Matias Vacek. Fece una polemica incredibile, diceva di aver vinto lui. Però era di un altro livello, ho visto tanti campioni ma nessuno straripante come lui».

«Un altro ricordo che conservo è di Matej Mohoric – continua – in discesa andava davvero forte, come ora. Stargli dietro con la macchina era difficilissimo, a volte mi veniva istintivo dirgli di rallentare. Vincenzo Nibali, invece, vinse ma fu dominante in salita. Staccava tutti di ruota. Erano ragazzi diversi da quelli di ora, meno “professionisti”. Vedevi che il ciclismo era la loro passione ma prima che potesse diventare un lavoro c’era ancora tanto da fare. Con Evenepoel, e il fatto che dopo il Lunigiana sia passato subito nel WorldTour, si è aperta una rincorsa ai giovani».

Il ritiro di Evenepoel tra fisico in difficoltà e testa sottosopra

20.07.2025
5 min
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A 100 chilometri da Superbagneres, il numero 21 si sposta sulla destra, stacca il piede dal pedale, sfila il computerino dalla sua Specialized e sale in ammiraglia. Quel numero 21 era sulla schiena di Remco Evenepoel in quel momento ancora terzo nella classifica generale, proprietario della maglia bianca… e un atleta che poteva ancora dire molto. Forse.

Forse, perché nelle ultime giornate il campione olimpico ha vissuto momenti affatto semplici, fino allo smacco del sorpasso da parte di Vingegaard nella cronometro di Peyragudes. Però era lì.

Inizio del Tourmalet: Remco si sfila subito. Pascal Eenkhoorn lo scorta. Poco dopo il ritiro
Inizio del Tourmalet: Remco si sfila subito. Pascal Eenkhoorn lo scorta. Poco dopo il ritiro

Cosa è successo

Sarebbe interessante sapere nel dettaglio cosa ha vissuto Remco in queste ultime 72 ore. Il coach Koen Pelgrim ha parlato di problemi alle alte intensità. Sostanzialmente, ha detto il tecnico fiammingo, in questo Tour de France Evenepoel ha pagato il conto dell’incidente che lo ha coinvolto lo scorso autunno. Di fatto non ha potuto costruire una base solida e per questo motivo le sue prestazioni sono risultate altalenanti.

Sempre per ammissione di Pelgrim, problemi simili Evenepoel li aveva vissuti già dopo il Delfinato, solo che allora non era in gara. «Dopo aver lavorato per recuperare la condizione e dopo gli sforzi importanti del Delfinato – ha detto Pelgrim a Sporza – Remco faceva fatica a perfomare quando doveva spingere forte. Questo a causa di una base di lavoro non troppo solida. E’ stato un continuo riadattarsi».

E questa tesi può anche anche starci. Anche Pogacar, quando si ruppe il polso tre anni fa, dopo due settimane di Tour crollò. Sembra quasi che una settimana a tutta la si regga, ma poi si paga dazio. Evidentemente non si riesce a garantire costanza agli alti regimi, si recupera meno.

Di contro, va detto che Remco era risalito in sella a fine gennaio e il tempo per costruire la base in teoria lo aveva avuto. Tadej in quel caso fu costretto a fermarsi (molto meno) tra aprile e maggio. Pertanto è indubbio che c’è anche la componente mentale. E qui il discorso si apre…

A Peyragudes Vingegaard arriva come un treno. Evenepoel, in crisi, non può far altro che vederlo andare via. Forse qui la crepa è diventata una voragine

I blackout di Remco

Il gesto di stizza nei confronti delle telecamere che lo vanno a cercare mentre si sta sfilando sulle primissime rampe del Tourmalet sono un indizio di nervosismo. Anche se poi, per correttezza, bisogna dire che qualche istante dopo ha regalato la borraccia a un bambino. Però non è la prima volta che Remco va in blackout. E crolla.

Giro d’Italia 2023: è in maglia rosa, la crono non va come dovrebbe e si ritira all’improvviso a tarda serata. Non ha neanche dato il tempo ai dirigenti della Soudal-Quick Step di programmare la notizia. Il ritiro fu dovuto al Covid. Legittimo, certo, ma sarebbe stato meglio gestirlo in altro modo. Sei Remco Evenepoel, sei in maglia rosa, hai appena vinto la crono anche se non con il distacco che ipotizzavi e il giorno successivo c’è il riposo. Niente: via dall’Italia come un fulmine.

Vuelta dello stesso anno. Remco è ben messo in classifica generale. E’ stato anche leader, ha vinto una tappa e nella crono è arrivato secondo dietro a Ganna. Alla prima difficoltà cede di schianto, anche quella volta sul Tourmalet. Forse questa montagna è stregata per lui. Poi innesca una serie di alti e bassi clamorosi nel resto della gara spagnola.

Vuelta 2023: a più di 90 km dall’arrivo, Evenepoel molla. Arriverà sul Tourmalet ad oltre 27′. Il giorno dopo vincerà
Vuelta 2023: a più di 90 km dall’arrivo, Evenepoel molla. Arriverà sul Tourmalet ad oltre 27′. Il giorno dopo vincerà

Insistere o mollare?

Quella volta non si ritirò, anzi il giorno dopo vinse con un’impresa delle sue. Il problema è che alla prima crisi non tenne duro, ma si lasciò andare, incassando quasi mezz’ora. E qualche giorno dopo vinse ancora.

Giuseppe Martinelli quella volta (rileggete qui quell’articolo perché ieri è tornato estremamente di attualità) parlò di una crisi di testa e attribuì parte della responsabilità anche alla squadra.

«In un grande Giro può capitare la giornata no, ma un conto è perdere 5′-6′, un altro è crollare di mezz’ora. Si lotta. Si resta aggrappati alla classifica e poi si valuta la sera o nei giorni successivi»: questo più o meno il senso delle sue parole.

Ciò che destabilizzò Martinelli fu proprio la vittoria nel tappone del giorno seguente a Larra-Belagua. Secondo lui, la squadra avrebbe dovuto assecondarlo di meno e farlo insistere. Evenepoel era più acerbo. Certo, da allora le cose sono cambiate e l’atleta è maturato, ma il risultato e le modalità del ritiro restano molto simili. Ieri è stato il direttore sportivo Klaas Lodewyck a consigliargli di finirla lì.

A circa 100 km dall’arrivo Evenepoel, sconsolato, si ritira dal Tour de France (screenshot a video)
A circa 100 km dall’arrivo Evenepoel, sconsolato, si ritira dal Tour de France (screenshot a video)

Le parole del protagonista

La stampa belga, o gran parte di essa, ha preso le sue parti e si è allineata con la tesi, comunque più che legittima, di Pelgrim. Il fatto è che dispiace vedere un campionissimo come lui ritirarsi.

Anche perché, soprattutto in assenza di motivazioni chiare, per non dire ufficiali, esplodono le supposizioni. “Lo ha fatto perché ora prepara la Vuelta”. “Ha mollato perché tanto cambierà squadra”. O addirittura si è già letto che la sua probabile nuova squadra, la Red Bull-Bora, potrebbe non volerlo più e puntare su Florian Lipowitz. Quello stesso Lipowitz che, ironia della sorte, si è preso la sua maglia bianca e il suo terzo posto. Una carambola incredibile e forse anche inopportuna.

Remco ha parlato a fine tappa. Gesto assolutamente da apprezzare soprattutto perché è apparso devastato sotto il profilo morale. Prima di fermarsi ha anche pianto. «Avere una brutta giornata – ha detto – è possibile. Ma tre brutte giornate di fila non sono qualcosa che mi capita di solito, quindi fermarsi era l’opzione migliore. In realtà è stato Lodewyck a dirmi di smettere. Non ho idea di cosa sia successo». E questa è la parte che più lascia sconsolato Remco.

Anche Evenepoel ha parlato della difficoltà dopo il Delfinato, di una stanchezza latente e ha aggiunto: «Non posso ancora dire nulla riguardo al mio ritiro perché non so nulla. Indagheremo e vedremo cosa è successo. Tutti sanno che ho avuto un inverno decisamente brutto. Ma valuteremo. Forse c’è qualcosa che non va nel mio corpo. So che ad un certo punto non ha funzionato più nulla. Magari avrei potuto insistere, ma poi sarebbe stato peggio e non sarei più tornato in gara neanche a settembre».

Vingegaard si mangia Remco. E intanto Tadej continua…

18.07.2025
8 min
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«Devo dire che sono stato sorpreso da chi ha utilizzato la bici da crono», ha detto Domenico Pozzovivo. E’ con lo scalatore lucano che abbiamo sviscerato la cronoscalata di Peyragudes. Una cronometro che ha visto protagonista ancora lui, sempre lui: Tadej Pogacar.

Lo sloveno si porta a casa la frazione, rafforza la sua maglia gialla, mette in cassaforte la quarta vittoria di tappa e si riprende anche la maglia a pois. Ma forse la vera notizia, o meglio, l’immagine del giorno è Jonas Vingegaard che riprende Remco Evenepoel.

Il momento topico della crono di Peyragudes: Vingegaard riprende e sorpassa Evenepoel partito 2′ prima di lui
Il momento topico della crono di Peyragudes: Vingegaard riprende e sorpassa Evenepoel partito 2′ prima di lui

Jonas e Remco: il sorpasso

Eppure Vingegaard non è parso poi così stupito. «Ieri – ha detto il danese – non ero al mio solito livello. Sì, è stata la mia seconda brutta giornata al Tour. Non so come sia possibile. Di solito non mi capitano queste cose. Oggi sono tornato al mio livello di prima. Credo ancora in me stesso e continuerò a provarci. La squadra è incredibilmente forte e dobbiamo dimostrarlo ora; il Tour non è ancora finito».

Mentre Remco, stremato e deluso, non ha risposto a chi gli chiedeva del sorpasso da parte di Vingegaard. Una domanda (legittima sia chiaro), ma che forse in quel momento di frustrazione poteva essere percepita come una provocazione.

«E’ stata una brutta giornata – ha detto il belga – di tutto il resto non mi importa». Come biasimarlo. Questi due giorni sono stati durissimi per lui e stasera andrà a dormire con più preoccupazioni che certezze.

Come diceva Pozzovivo, Tadej ha limato sul peso. Sulla Y1Rs non c’era neanche il nastro. I rapporti: 55-38 all’anteriore e 11-34 al posteriore. Pedivelle da 165 mm (dati UAe Emirates)
Come diceva Pozzovivo, Tadej ha limato sul peso. Sulla Y1Rs non c’era neanche il nastro. I rapporti: 55-38 all’anteriore e 11-34 al posteriore. Pedivelle da 165 mm (dati UAe Emirates)

Tadej senza dubbi

Quanti spunti ha regalato questa frazione contro il tempo sul colle pirenaico. Con il Pozzo si è parlato delle scelte tecniche e delle prestazioni. Ma anche della media oraria stellare. Si ipotizzava una media tra i 26,5 e i 27 all’ora: Tadej ha abbattuto il muro dei 28.

Pogacar stesso si è espresso sulla scelta tecnica fatta in concerto con la sua UAE Team Emirates: «La scelta della bici è stata la decisione più importante di oggi. Gareggiamo quasi sempre con questa bici; la usiamo il 99 per cento delle volte. Abbiamo fatto i nostri calcoli e se su quella da crono non riesci a sfruttare tutta la tua potenza, finisci con lo stesso tempo finale. Mi sento più a mio agio con questa bici, anche in salita. Per me ha funzionato bene. Comunque ho faticato tantissimo anche io. Nel finale pensavo di esplodere, per fortuna che ho visto il cronometro sul tabellone e capendo che avrei vinto mi sono motivato».

Mettete bene da parte le parole di Pogacar, perché vi torneranno molto utili quando adesso leggerete quelle di Pozzovivo.

Per ovvie caratteristiche fisiche Pozzovivo non era un grande cronoman, ma in più di qualche occasione si è ben difeso
Per ovvie caratteristiche fisiche Pozzovivo non era un grande cronoman, ma in più di qualche occasione si è ben difeso
Domenico, una gran bella cronometro con una marea di spunti tecnici, a partire dalla scelta dei materiali. Cosa ti è sembrato in merito?

Devo dire che sono stato abbastanza sorpreso dalla scelta di chi ha utilizzato le bici da crono, però alla fine vista la media oraria era davvero una scelta che ci poteva anche stare. Erano veramente due strategie al limite: poteva andare bene sia una che l’altra.

Ed è quello che ci diceva Pinotti un po’ di tempo fa: bici da crono sì o bici da crono no? Si era al limite…

Se si fosse restati sul classico Peyresourde, avrei detto assolutamente bici da crono. Mentre salendo all’aeroporto, quel finale così ripido metteva un po’ di dubbi dal punto di vista dell’efficacia della bici da crono. Pogacar è stato veramente sicuro di sé, non ha avuto nessun problema a scegliere la sua bici (la Colnago Y1Rs, ndr).

Una cosa che abbiamo notato è che chi aveva la bici da crono non sempre è stato in posizione, a parte Roglic… Forse questo ci dice che era meglio la bici da strada?

Considerando la bici aero che hanno in Visma-Lease a Bike (la Cervélo S5, ndr), per me era meglio. Poi è anche vero che Vingegaard è uno che sulla bici da crono ha la critical power migliore rispetto a quella da strada. Ricordiamoci di quando ha fatto la cronometro devastante a Combloux nel 2023: penso che quelle potenze relative al peso non le abbia mai fatte sulla bici da strada. Però secondo me, forse una decina di secondi li guadagnava con la bici da strada.

Vingegaard è andato molto forte. Quanto ha inciso vedere prima la macchina ferma della Soudal e poi Remco davanti?

In quei casi fa tanto vedere il corridore davanti a te, perché nel finale hai l’acido lattico fin sopra le orecchie. Ogni piccola motivazione, anche per distrarti, ogni appiglio può aiutarti ad andare più a fondo nello sforzo, specie su un muro del genere. Io credo che gli abbia fatto guadagnare tranquillamente 5-10 secondi rispetto a Tadej.

Tobias Foss: ruota anteriore ad alto profilo e posteriore bassa sulla sua Pinarello da strada
Tobias Foss: ruota anteriore ad alto profilo e posteriore bassa sulla sua Pinarello da strada
Restiamo sul setup dei Visma: bici da crono, casco aero e ruote basse. Perché? Questione di peso?

Sì, la coperta era corta: l’hanno tirata da una parte e hanno lasciato scoperto l’aspetto ruote. Io avrei sacrificato il casco aero a vantaggio di quello normale. Piuttosto avrei messo una ruota altissima o comunque una un po’ più alta.

Qualche bel “mischione” in termini di setup c’è stato. Lenny Martinez con bici da strada e lenticolare dietro, Tobias Foss con ruota alta davanti e bassa dietro… Questo fa capire che c’è stato tanto studio?

Ognuno ha cercato a suo modo la prestazione. Sono situazioni in cui magari qualcuno usa la fantasia, però a volte forse bisognerebbe essere più razionali. In soldoni: io la lenticolare non l’avrei messa mai.

E quale sarebbe stato l’assetto di Domenico Pozzovivo?

Avrei assolutamente utilizzato una bici da strada aero, limando su tutte le parti possibili. In questo modo la porti tranquillamente a 7 chili e per me avrebbe fatto la differenza.

Quello che ha fatto Pogacar, sostanzialmente…

Anche perché ultimamente sto usando una bici aero e in salita dice tranquillamente la sua, almeno se non è troppo pesante. Poi conta anche lo stile dei corridori. A me, per esempio, piace una bici molto rigida, e di solito le bici aero lo sono, quindi avrei avuto una risposta elastica molto reattiva.

Che fatica per Remco oggi. Ha pagato ben 2’39” a Tadej Pogacar
Che fatica per Remco oggi. Ha pagato ben 2’39” a Tadej Pogacar
Secondo te si sono fatti interventi piccoli sui manubri, magari allungare l’attacco per stare più bassi, oppure nel mezzo del Tour non si tocca niente?

Sulla bici da strada no, su quella da crono sì. Remco era chiaramente meno aero del solito. Ha alzato le appendici di un bel po’ (si vocifera 2 centimetri, ndr). Il problema della bici da crono è che ti perdona meno quando sei in crisi, come successo proprio a Remco. Era una scelta molto più rischiosa. Se stai bene come Primoz Roglic, che ha vissuto la sua giornata migliore in questo Tour, la sfrutti bene.

Poi devi avere determinate caratteristiche, devi essere abituato a quella bici. Come dicevi prima, Vingegaard ha la critical power più alta sulla crono…

E anche Roglic ci si esprime bene. E pure Florian Lipowitz è uno che ha un core, la parte centrale del corpo, incredibile. Anche quando è sulla bici da strada sembra che stia su quella da crono per come tira il manubrio e per il suo stile così disteso. Ecco, nel suo caso non avrei avuto dubbi a usare la bici da crono. Si vede che ci è a suo agio e riesce ad esprimersi.

Invece a livello di prestazioni cosa ti è sembrato?

Alla luce della prestazione di ieri, oggi mi aspettavo un altro show di Tadej Pogacar. Il tempo che ha sancito la vittoria è veramente incredibile. La media è fuori dal comune. Già andare sopra i 27 all’ora sarebbe stato straordinario, lui ha fatto più di 28 (28,435 km/h, ndr). E’ su un altro pianeta. Già uno fortissimo come Vingegaard, rispetto agli altri campioni, ha fatto una differenza abissale.

Quindi questi 36 secondi sono una differenza abissale o qualcuno si poteva aspettare anche di più?

No, non ci si poteva attendere certi distacchi. Un conto è una tappa lunga e un conto uno sforzo breve. Il discorso è diverso. Bisogna anche capire nella testa come è stata approcciata. Ieri Tadej l’ho visto spingere fino in fondo perché secondo me aveva in testa il best time della salita. Oggi per me non aveva quel doppio fine, quindi quando ha capito che aveva vinto ha spinto, sì, ma senza distruggersi. E’ arrivato molto meno a tutta rispetto a Vingegaard.

Buona prestazione di Roglic. Lo sloveno chiude terzo e ora nella generale è 7° a 1’26” dal podio
Buona prestazione di Roglic. Lo sloveno chiude terzo e ora nella generale è 7° a 1’26” dal podio
Invece qualcuno che ti ha colpito, in positivo o in negativo?

Luke Plapp me lo aspettavo perché è uno che a livello di potenza assoluta sulla salita secca ha quei numeri. In negativo direi Remco: me lo sarei aspettato terzo, invece ha fatto più fatica di ieri. Da lui mi aspetto di tutto. Domani potrebbe anche riprendersi, oppure potrebbe arrivare la giornata che mette la parola fine alla sua classifica.

La tendenza non è a suo favore. Ieri secondo te si è salvato solo perché si sono staccati Matteo Jorgenson e Simon Yates?

Però attenzione, ieri è stata una tattica quella della Visma talmente tirata, talmente al limite per cercare una falla in Tadej, che non sono state delle controprestazioni quelle di Jorgenson o Remco. Loro erano talmente al limite che il rischio di far saltare i compagni c’era, ed è stato così. Jorgenson e Yates sono saltati perché si andava fortissimo. Remco si è difeso davvero bene se pensiamo che si era staccato sulla penultima salita. Insomma, andare più forte di così era impossibile. Ci sarebbe voluto un altro Tadej e un altro Vinge per tirare in quel momento.

La lotta per il podio come la vedi?

E’ aperta. Per l’esperienza e dopo la buona prestazione di oggi direi che se Roglic non ha i suoi soliti problemi, è quello più lanciato verso il podio di Parigi. Però il compagno di squadra Lipowitz è solido. Sono loro due i miei favoriti. Ma manca ancora tanto. La tappa di domani dirà parecchio, perché non è solo un trittico. Bisogna aggiungerci anche la tappa di mercoledì. Diventano quattro giorni molto impegnativi. E in quattro giorni del genere possono verificarsi situazioni impreviste.

Secondo te che rapporti erano montati sui monocorona dei Red Bull e dei Visma? Potrebbero essere stati dei 48?

Non saprei dire con precisione, ma ad occhio sì: potrebbe essere stato un 48. Però la monocorona per me era una scelta azzardata, molto al limite a prescindere dalla dentatura precisa (se fosse un 46, un 48 o un 51, ndr), perché si rischiava di non trovare il rapporto, specie con le scale posteriori di adesso che fanno grandi salti.

Un po’ quello che è successo a Remco?

Molto probabilmente sì, anche se non era in una buona giornata. Sai, quando stai bene riesci sempre a metterci una toppa, ma se stai male ogni problema diventa un calvario.

Dal volo di Remco al podio di Affini. L’analisi a tutto tondo di Malori

09.07.2025
8 min
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Tutto (quasi) secondo programma. A Caen, tappa a cronometro individuale, vince Remco Evenepoel, ma subito dietro c’è Tadej Pogacar, che torna a vestirsi di giallo. Completa il podio un grandioso Edoardo Affini. E anche Adriano Malori in qualche modo si gode e saluta il gigante mantovano: è con lui che analizziamo questa crono.

Ma forse la grande notizia di giornata è che Jonas Vingegaard ha pagato dazio. Neanche Donald Trump avrebbe fatto tanto: 1’21” da Remco e 1’05” dal primo rivale, Pogacar

Di nuovo il Tour de France offre un bagno di folla. E’ incredibile come questo evento riesca a essere così attraente. Un po’ per il suo DNA e parecchio per la bravura dei suoi organizzatori anche nel renderlo così grande e appetibile. La gente che si è vista in queste due frazioni è stata qualcosa di incredibile. In fin dei conti, quella odierna è stata uno spettacolo lungo: i test del mattino e poi la possibilità di vedere uno ad uno tutti i 179 atleti rimasti in gara.

Pogacar in giallo. VdP cede nettamente. Lo sloveno guida con 42″ su Remco e 59″ su Vauqelin. Vingegaard è a 1’13”
Pogacar in giallo. VdP cede nettamente. Lo sloveno guida con 42″ su Remco e 59″ su Vauqelin. Vingegaard è a 1’13”

Parola ai tre tenori

«Tutto è andato secondo i piani – ha detto Evenepoel – non ho mai avuto la sensazione di poter andare più veloce, quindi sono contento del risultato. E’ la seconda vittoria per la squadra (dopo quella di Tim Merlier, ndr), quindi è fantastico. Ho corso in modo piuttosto costante, ho mantenuto un ritmo regolare dall’inizio alla fine e credo che questo sia stato il mio punto forte. Nei vari intermedi: ho continuato a risalire in classifica ogni volta e ho guadagnato tempo negli ultimi 7 chilometri. Il mio ritmo era perfetto e tutto procedeva a gonfie vele. E’ un passo in avanti verso il podio, non vincerò questa corsa quest’anno. Ma fra qualche anno sì».

Stranamente, nonostante non abbia vinto, il più felice sembra essere proprio il re sloveno. La rivincita dopo la debacle nella cronometro al Delfinato è bella e servita.

«Sono davvero contento di come ho corso oggi – ha detto Pogacar già in giallo – sono a soli 16 secondi dal campione olimpico, dal campione del mondo e miglior cronoman del momento. Sono estremamente contento. E inoltre, a parte Evenepoel, sto guadagnando tempo su tutti gli altri miei rivali per la maglia gialla. Soprattutto perché non mi aspettavo di guadagnare così tanto tempo, pensavo che Vingegaard sarebbe stato più vicino. Ora però dobbiamo restare concentrati. Nulla è deciso e difendere la maglia gialla fino a Parigi non sarà facile».

Piegato a lungo sulla sua Cervélo dopo il traguardo, Vingegaard è stato l’ultimo a parlare ed è stato laconico: «Non avevo le gambe e non so… non me lo aspettavo, ma succede. Il risultato riflette le sensazioni che avevo in bici. Stavo lottando con le gambe e la posizione in bici. Distacco superiore al minuto? Se guardiamo agli ultimi anni si è vinto con distacchi maggiori – come a dire che c’è spazio per recuperare».

E adesso passiamo ad Adriano Malori.

Vingegaard è incappato in una giornata poco positiva. «Ho litigato con la posizione», ha detto il danese
Vingegaard è incappato in una giornata poco positiva. «Ho litigato con la posizione», ha detto il danese
Adriano, cosa ti è sembrato di questa crono?

Sicuramente non mi aspettavo un tracollo così di Vingegaard. Mi aspettavo un Pogacar più forte rispetto a quello visto al Delfinato, perché lì non era per niente in giornata. Credevo che il danese potesse perdere 15”-20” da Pogacar ma non così tanto. Lo si vedeva scomposto, anche di spalle. E poi una volta era agile, una volta andava duro… questo è il tipico segno di chi non riesce a trovare il ritmo, il rapporto…

Ovviamente un distacco simile, Adriano, è figlio di una giornata no. Però abbiamo notato che c’era vento e lui aveva all’anteriore una ruota molto più alta rispetto agli altri. Può aver inciso?

No. Ripeto, si vedeva che non era in giornata e lo si è visto sin da subito. Storicamente Vingegaard è leggermente superiore a Tadej a crono, mentre oggi la tendenza è stata decisamente opposta. Per me, anche con una ruota più bassa, non sarebbe cambiato niente. Anche perché il vento forte e costante c’era solo nella parte finale. E tra l’altro, se guardiamo bene, è quella dove Remco ha fatto la differenza netta su Plapp e Affini.

E ora?

Tanti diranno Tour finito, ma il Tour non è finito perché 1’13” si possono recuperare. E’ chiaro che non è facile perché là davanti c’è Pogacar… Ma aspetterei, insomma.

La freccia Evenepoel. Da notare la visiera tagliata per lasciare spazio alle braccia
La freccia Evenepoel. Da notare la visiera tagliata per lasciare spazio alle braccia
Quale aspetto tecnico ti ha incuriosito di questa crono?

In generale un miglioramento di posizione veramente grande. Fino all’anno scorso solo Evenepoel riusciva a stare incassato veramente bene con le spalle ed essere tutt’uno col manubrio. Ora sono in tanti. Ma è così: quando uno ha un’invenzione, gli altri la copiano. Oppure prendiamo i caschi, per esempio. Tutti dicevano che quelli lanciati dalla Visma erano inguardabili, però adesso li usano quasi tutte le squadre così. Davvero una grande cura. Così come la guida…

Anche noi lo abbiamo notato. La parte finale era tecnica, eppure Remco è sembrato più abile con la bici da crono che con quella da strada…

In generale ora c’è una ricerca della prestazione anche dal punto di vista della guida. Nel finale Pogacar ha addirittura guadagnato 3”-4” a Remco che a sua volta è stato bravissimo, e quella poteva essere tranquillamente la differenza che decideva la gara. Di certo questo livello di guida, parlo in generale, è figlio di allenamenti particolari. Allenamenti che, se non avessi avuto l’incidente, avrei fatto anche io.

Spiegaci meglio…

La guida della bici da crono era un aspetto migliorabile e avevo in programma degli allenamenti nei kartodromi. Era una cosa che avrei fatto a fine stagione. Kartodromi, o piste per bambini… insomma circuiti sicuri con curve strette, in cui si riesce a fare tecnica di guida. A stare in posizione, a fare bene le traiettorie. Un tempo solo Cancellara guidava la bici da crono come fanno i ragazzi oggi. Adesso tutti si buttano giù in ingresso curva come se fossero sulla bici da strada.

Rispetto al Delfinato si è visto un Pogacar più sciolto. Probabilmente quel giorno stava provando un nuovo assetto
Rispetto al Delfinato si è visto un Pogacar più sciolto. Probabilmente quel giorno stava provando un nuovo assetto
Credevamo che con tutto il vantaggio su Vingegaard, dall’ammiraglia avessero detto a Pogacar di non rischiare. E invece ha guadagnato…

Pogacar ha rischiato, ma non oltre il limite, perché lo fa con naturalezza. Questo vuol dire che è abituato, che è sicuro su quella bici. Poi penso anche che tutti questi atleti vivono in luoghi dove le strade, almeno in certi orari del giorno, ti permettono di osare un pelo di più, di fare tecnica. Vivono in Francia, Slovenia, Monaco, Danimarca, Spagna… dove la lingua d’asfalto è ampia, sicura, e il fondo stradale è ottimo. Qui da noi, almeno dalle mie zone di Parma, ci sono crepe in cui ci finisci dentro fino alle protesi!

Chiaro…

Gente così può dire: «Beh, stamattina mi sveglio presto e mi butto giù una discesa bello andante». E magari davanti ho anche una moto che mi fa da riferimento. Vi racconto questa: prima dei mondiali di Firenze 2013, Cancellara si svegliò in piena notte per essere pronto alla primissima luce dell’alba. Erano lui e una moto e andò a percorrere il finale della crono perché voleva vederlo senza traffico e farlo a velocità di gara, o quasi. E anche questo faceva una grande differenza. Già dieci anni fa si guardava a queste cose. E dieci anni fa, nel ciclismo di oggi, è come se fossero trenta.

Invece il casco di Remco con l’apertura sulla visiera?

Prima ancora che una questione aerodinamica, io credo sia perché, stando lui così chiuso, la visiera gli dava fastidio sugli avambracci. Quel taglio oltre a non avere questo problema gli permette di chiudersi ancora meglio.

La crono è specialità futuristica, l’estremo della tecnica e della preparazione?

C’è stata un’evoluzione impressionante: materiali, posizione. Prendiamo gli scalatori: un tempo prendevano minuti, su minuti… oggi sono lì a un minuto e mezzo. Ci pensate voi a un Quintana che in una crono di 33 chilometri come quella di oggi prende solo un minuto e mezzo da Cancellara? Ora è normalità. Cura delle posizioni, gestione dello sforzo, misuratore di potenza, preparatore che ti fa un’analisi del wattaggio prima del via e come distribuirlo… Per assurdo, se vogliamo, il mestiere del cronoman è andato un po’ a sparire. Perché non devi più imparare a gestirti, non devi più imparare la posizione: sono i team, gli staff, che ti ci portano.

Bravissimo Affini, terzo a 33″ da Remco. Sarebbe stato interessante vederlo partire più vicino a Remco per avere pari condizioni di vento
Bravissimo Affini, terzo a 33″ da Remco. Sarebbe stato interessante vederlo partire più vicino a Remco per avere pari condizioni di vento
Cos’altro ti ha colpito della crono di Caen?

Che finalmente hanno messo una cronometro da cronoman. Senza salite in mezzo o strappi al 15 per cento che non si possono vedere. Quello odierno era un percorso bello, lineare. Anzi, farei un appunto…

Vai…

Visto che c’è questo grande fenomeno, Pogacar, che poi stacca tutti anche in salita, mi piacerebbe vedere un Tour con due belle cronometro da 50 chilometri come un tempo. Pensateci. Magari Remco arriva alle montagne con due minuti di vantaggio. Cambierebbe tutto. Ci sarebbe più spettacolo.

Torniamo all’attualità: che ci dici di Affini?

Ve ne avrei parlato anche se non me lo aveste chiesto! Edoardo mi è piaciuto veramente tanto. Senza nulla togliere ad altri grandi cronoman, ma ricordiamoci che è un gregario. Tira tutto il giorno, tiene davanti i capitani, va a prendere le borracce. Ha fatto così al Giro e sta facendo così al Tour. Non ha potuto fare la crono tricolore perché lo hanno richiamato in altura e nonostante tutto il lavoro di questi giorni oggi ha fatto terzo… dietro due alieni che hanno preparato il Tour al meglio. Quindi, veramente complimenti a lui. E’ bello vederlo lì. E se una squadra come la Visma-Lease a Bike lo ha appena fatto rinnovare per tre anni, un motivo c’è.

Qui Lille: Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel accendono la sfida

05.07.2025
5 min
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LILLE (Francia) – Ci siamo, poche ore e sarà il Tour de France. L’altro ieri abbiamo assistito all’abbraccio enorme che la folla di Lille ha riservato ai corridori, ma forse sarebbe più corretto dire al Tour stesso. Era complicato camminare e noi giornalisti abbiamo faticato non poco, nonostante il pass, per poter raggiungere il punto d’ingresso della zona mista, proprio nel centro della Grand Place. Ci sembrava di essere al Palio di Siena, in mezzo a Piazza del Campo e con la pista intorno.

Ma se il Palio è stato rinviato per il maltempo, il Tour va eccome. C’è grande attesa per questo duello che, come molti sperano, potrebbe diventare sfida a tre. Stiamo parlando del confronto tra Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar, al quale si aggiunge il terzo sul podio del 2024: Remco Evenepoel.

L’atmosfera che si respira qui in Francia appare rilassata, ma è soltanto apparenza. Tutti sono pronti a dare il massimo e ormai questo Tour è anche una sfida tra team, specialmente nello scontro diretto tra il danese della Visma‑Lease a Bike e lo sloveno della UAE Emirates. E gli apprezzamenti che si sono scambiati sembrano tanto essere dei colpi di stiletto mascherati da complimenti.

Pogacar sul palco di Lille. Lo sloveno (classe 1998) punta al suo quarto Tour (foto ASO/Charly Lopez)
Pogacar sul palco di Lille. Lo sloveno (classe 1998) punta al suo quarto Tour (foto ASO/Charly Lopez)

Lo show di Pogacar

Ma partiamo dal podio 2024, quindi da Tadej Pogacar. Fra i tre ci è parso, a dirla tutta, quello più rilassato, più spensierato. Con il cappello giallo da pescatore offerto dall’organizzazione, resisteva sul palco di Lille, faceva battute in francese. «Ciao, come state?», una sorta di one man show.

«Con Jonas – ha detto Pogacar – c’è una bella rivalità. Sulle salite lunghe, Vingegaard è il corridore migliore e lui sa andare anche molto forte a cronometro, a volte anche meglio di me. A volte può esserci qualche frizione tra e me lui e nostri team, ma alla base c’è tanto rispetto e quando finisce la corsa tutto è passato. Credo sarà un mese molto avvincente per tutti gli spettatori, sia da casa che lungo le strade».

Pogacar ha parlato poi anche di questo inizio Tour. Un inizio più facile rispetto agli ultimi anni, ma proprio per questo potenzialmente più pericoloso, tanto più che nei prossimi giorni sembra che il meteo cambierà con vento prima e pioggia poi.

«In queste prime frazioni – ha detto Tadej – si può perdere il Tour de France. La prima cosa dunque sarà salvarsi. Chiaro poi, alcune di queste tappe iniziali sono anche opportunità e di sicuro proverò a guadagnare del tempo (il riferimento è a quella di domani con l’arrivo su uno strappo, ndr). Ma soprattutto non dovrò avere problemi e arrivare sano e salvo all’ultima settimana».

Sorridente ma “velenoso”, Jonas Vingegaard (classe 1996) vuole dimostrare di essere tornato più forte di prima
Sorridente ma “velenoso”, Jonas Vingegaard (classe 1996) vuole dimostrare di essere tornato più forte di prima

Il piano di Vingegaard

«Sono a un livello mai visto prima, il mio corpo ci ha messo quasi un anno per tornare dopo l’incidente». E ancora: «Ammiravo Contador, ma se parliamo di storia Tadej è il più grande». Queste frasi apparentemente contrastanti e sibilline emergono dalla conferenza stampa del danese. Vingegaard è apparso sorridente, calmo, ma pronto a sferrare l’attacco.

«Anche l’anno scorso – ha detto Jonas – ho gareggiato ad altissimo livello al Tour, ma c’è una differenza rispetto a quest’anno, ed è significativa. Ho messo su un po’ più di peso, dovuto alla massa muscolare che ho recuperato. Ho impiegato molto più tempo del previsto per tornare al mio stato iniziale, quasi un anno dopo tante settimane passate a letto. Da qualche mese a questa parte, il mio corpo è però tornato a sentirsi meglio di prima dell’incidente ai Paesi Baschi. Posso dire di essere più forte che mai: oggi sono al livello più alto che abbia mai raggiunto»

E poi ecco le dichiarazioni che sembrano aver colpito Tadej. Girando negli ambienti dei team, sembra che Pogacar, al quale tutto scivola via, abbia prestato attenzione alle parole che seguono.

«Rispetto moltissimo Pogacar – ha detto il danese – come tutta la mia squadra, ma senza timore. Altrimenti non sarebbe stato nemmeno intelligente venire al Tour se avessimo pensato il contrario. Ho una squadra da sogno sia in montagna che in pianura per colpire i punti deboli di Tadej. Abbiamo un piano, ma non ve lo dico, ce lo teniamo per noi. Al momento giusto lo vedrete sulla strada.

Remco Evenepoel (classe 2000) punta al podio… e al bis della maglia bianca
Remco Evenepoel (classe 2000) punta al podio… e al bis della maglia bianca

L’umiltà di Remco

Chiudiamo con Remco Evenepoel. Il campione olimpico ci ha colpito per la sua magrezza. Incredibile. Ha un punto vita che farebbe invidia ad una pinup… Il capello rasato faceva emergere ancora di più gli zigomi.

«E’ una bella sensazione essere qui a Lille – ha detto il belga – il primo obiettivo sarà vincere la cronometro di Caen nella quinta tappa. L’altro obiettivo sarà puntare almeno al terzo posto nella classifica generale. Farò del mio meglio e poi si vedrà. Gl ultimi cinque vincitori di Tour sono Pogacar e Vingegaard, dunque sono i più forti. Sarebbe ingiusto da parte mia dire che sono qui per vincere. Sono qui per provarci, per rendere loro la vita difficile».

I belgi chiedono a Remco di fare Remco, cioè di attaccare come ha fatto per esempio alla Freccia del Brabante quest’anno, o molte altre volte. Deve sfruttare le tappe intermedie e la sua capacità di tenere a lungo velocità elevate grazie alle sue capacità aerodinamiche. Non deve correre di rimessa. E quel senso di rimessa un po’ in effetti appare. Magari ci sbaglieremo. Ma quando lo vedi alle classiche ha un altro sguardo, un altro modo di porsi. Lì sa che può vincere e fare male, qui invece sa che non è il più forte, almeno in partenza. Di conseguenza ci sembra quasi che cambi anche il suo linguaggio fisico… ma magari è un’impressione…

«Penso – conclude Remco – che tutti siano un po’ spaventati da questo inizio. Non vogliamo uscire con infortuni già dopo poche tappe. Prima di una corsa come questa speriamo tutti che le tappe più nervose non siano realmente caotiche».

Castelli e la sfida del vento per Evenepoel e Merlier

04.07.2025
8 min
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Una marea di email da qualche giorno annuncia nuove maglie e nuove colorazioni per il Tour de France. Biciclette e caschi, persino le scarpe. Ma alla vigilia di una prima tappa che si deciderà allo sprint con probabile vento e della prima crono che mercoledì darà uno scossone alla classifica, l’incontro con Castelli per parlare dei materiali della Soudal-Quick Step è parso molto ghiotto. Da una parte Tim Merlier, campione europeo e velocista in odore della prima maglia gialla. Dall’altra Remco Evenepoel, campione del mondo della crono che a Caen potrebbe dare una prima impronta al suo Tour.

La parola a Koen Pelgrim, responsabile della performance nel team belga, e a Steve Smith, brand manager di Castelli, in una sorta di duetto trasversale rispetto agli studi, le esigenze degli atleti e le soluzioni trovate.

«Penso che molti di voi – dice Steve Smith – abbiano espresso un certo interesse a sapere quello che succede dietro le quinte. In realtà abbiamo trascorso molto tempo qui (dice mostrando una foto, ndr), nella galleria del vento del Politecnico di Milano. Per questo proveremo a mostrarvi alcuni dei lavori necessari per la preparazione di grandi obiettivi come il Tour de France per Tim Merlier e Remco Evenepoel. Nessun grande segreto in realtà, se non scoprire il processo che attuiamo con i nostri corridori e ciò che facciamo in termini di sviluppo del body più veloci».

All’incontro con i media erano presenti Steve Smith per Castelli e Koen Pelgrim, responsabile performance

Ogni dettaglio conta

La consapevolezza che la prima tappa del Tour si giocherà in volata e il fatto che la maglia gialla sia il grande sogno di Merlier ha spinto la squadra a investire su ogni dettaglio. E’ vero che finora nelle sue volate il belga ha vinto con ampio margine, ma più sale il livello e più le differenze si assottigliano.

«Ogni dettaglio può fare la differenza – spiega Smith – e avevamo l’idea che un body per lo sprint dovesse essere specifico e diverso da uno da crono. Per cui ci siamo messi a provarlo, per vedere se fosse possibile ottenere un guadagno aerodinamico. Perciò abbiamo cercato di lavorare nella galleria del vento in modo che ci permettesse di ragionare sulla posizione dello sprint. Non è facile. La posizione da crono tende a rimanere sempre uguale, nello sprint invece ci si muove molto di più. La stessa misurazione ha più criticità, perché la posizione non è mai costante. Il modo in cui il flusso d’aria gira intorno al corpo è totalmente diverso rispetto a qualsiasi altra posizione. Quindi i tessuti che usiamo dovrebbero essere sviluppati appositamente per questo».

Test prima della Sanremo

Anche i tessuti vengono scelti in funzione della velocità. Un completo veloce per i 40 orari non sarà probabilmente ugualmente veloce a 70. Per questo si sono fatti test a 60 all’ora e poi a 70 e anche con il corridore in piedi sulla bicicletta e Merlier è stato molto bravo a mantenere la posizione per tutto il tempo necessario alla misurazione.

«Anche stando in piedi – spiega Koen Pelgrim – abbiamo ottenuto una certa ripetibilità dei dati, anche se ovviamente c’era molto più rumore. Avevo un po’ paura prima di fare il test che stando in piedi ci sarebbe stata troppa variazione. Ma i risultati sono stati in realtà sorprendentemente costanti. Tim è molto composto anche nello sprint. E’ relativamente basso, la sua schiena è quasi completamente piatta e la sua testa è tra le spalle. Non sporge nel vento. Le sue braccia tendono a uscire un po’ e questo crea un flusso d’aria abbastanza specifico per lui, che non sarebbe esattamente lo stesso per un altro sprinter. Così siamo tornati indietro e abbiamo guardato il flusso d’aria teorico intorno a questa posizione e abbiamo preparato 11 nuovi prototipi da testare. Mancavano pochi giorni alla Sanremo, subito dopo il blocco della Parigi-Nizza. Siamo andati al Politecnico di Milano e abbiamo messo tutto nella galleria del vento. Quel posizionamento ha funzionato e siamo stati in grado di ripetere sia la posizione seduta che quella in piedi».

La stabilità di Merlier

Il dato emerso mostra che quando Merlier si alza a 70 chilometri all’ora, il suo CDA diminuisce: questo significa che in realtà è più aerodinamico in piedi che seduto. Il dato ha sorpreso Pelrgim, che con Merlier lavora e la spiegazione è affidata proprio ai materiali.

«Avevamo 11 nuovi prototipi e alcune cose che erano in qualche modo innovative – spiega Steve Smith – e pensavamo che avrebbero mostrato alcuni miglioramenti significativi. Ma quello che è emerso alla fine della giornata è stato che il body San Remo 8S, che Tim ha usato tutto l’anno ed è quello da strada per la squadra, si è rivelato il più veloce. Un body da strada deve essere progettato per velocità estremamente elevate. E così, anche se l’avevamo progettato per circa 60 all’ora, abbiamo visto che è ancora il più veloce che abbiamo per una velocità di 70 all’ora. Molto viene da quel tessuto delle spalle, simile a quello che avete visto in altre squadre, ma in realtà questo è Castelli. Abbiamo testato tutti i tessuti sul mercato e ne abbiamo creato uno esclusivo tutto nostro, che sta dando ottimi risultati. Un’altra parte in cui abbiamo trovato un guadagno significativo è un nuovo copriscarpe diverso da quello standard in uso al team, che funziona molto bene ad alta velocità».

La resistenza aerodinamica di Merlier decresce con l’aumentare della velocità (foto Castelli)
La resistenza aerodinamica di Merlier decresce con l’aumentare della velocità (foto Castelli)

Evenepoel, pochi ritocchi

Si passa quindi al capitolo Evenepoel e la prima sorpresa è fare la conoscenza del manichino con cui vengono effettuati i test che lo riguardano. Nel periodo della convalescenza per l’infortunio alla spalla, Remco non era in grado di tenere la posizione da crono e la sua… controfigura è stata chiamata agli straordinari.

«Evenepoel – spiega Smith – ha vinto ogni cronometro da quando è tornato. Perciò abbiamo fatto alcune modifiche molto lievi ai tessuti di corpo e gambe, riscontrando un calo di circa il 2% della resistenza aerodinamica, che si traduce in circa 1/2 chilometro all’ora quando è in piena velocità. Quando mercoledì arriveremo alla prima cronometro del Tour, speriamo che portino un grande margine di guadagno».

«Sappiamo tutti – fa eco Pelgrim – che se Remco è al suo miglior livello, è molto difficile da battere, anche se i rivali saranno molto duri. Quindi è stato bello aver trovato qualche piccolo miglioramento. Sappiamo anche di aver già lavorato così tanto con lui nei test in galleria del vento, parliamo di quasi 26 ore nell’ultimo anno. Abbiamo lavorato pure in pista, mettendo a punto quasi ogni piccola cosa che potevamo trovare, per cui era difficile fare ancora meglio».

Remco Evenepoel ha nella posizione su strada un atteggiamento simile a quello della crono (foto Castelli)
Remco Evenepoel ha nella posizione su strada un atteggiamento simile a quello della crono (foto Castelli)

La nuova visiera

Nessuna nuova posizione, insomma: le ultime modifiche risalgono allo scorso inverno. Fra queste, il ridisegno della visiera del casco la cui punta, se aveva la posizione ideale, toccava le sue mani, limitando i movimenti della testa.

«Così ne abbiamo provato una un po’ più corta e un po’ più rifinita – spiega Pelgrim – che ha migliorato la posizione della sua testa. Funziona bene anche per il flusso d’aria intorno a lui e attraverso il casco, quindi anche tagliare l’intera visiera non è la soluzione definitiva. L’abbiamo tagliata nella forma attuale, che si è rivelata molto veloce».

Da Ganna a Remco

Il dato divertente lo cita Steve Smith. Quando nel 2022 Castelli arrivò alla Soudal, aveva alle spalle i grandi risultati di Ganna. Erano convinti che sarebbe andato bene tutto anche per Evenepoel, invece si sbagliavano.

«Pensavamo di avere un setup abbastanza veloce e l’abbiamo riportato su Remco – spiega Steve Smith – ma non funzionava niente. E’ stata una vera lezione di umiltà dover tornare alle origini. Abbiamo capito che Remco è quasi unico nella sua aerodinamica. Con la testa così bassa, il suo casco e le mani fanno davvero una carenatura per il resto del corpo. Quindi l’abbigliamento è un po’ diverso. Siamo tornati all’inizio e abbiamo cercato cose che funzionassero per lui. E abbiamo scoperto che quel che va bene a lui, non va bene con altri corridori della squadra».

L’ultima annotazione riguarda anche Remco, che nella cronoscalata non userà lo stesso body di Caen poi la rumba del Tour riprende il sopravvento. Domani nella volata della prima maglia gialla si scontreranno anche i risultati delle ricerche tecnologiche sull’abbigliamento. Ed è bello pensare che in tutto questo ci sia sempre tanto, ma proprio tanto made in Italy.

Come sarà il Tour di Remco? L’opinione di Giuseppe Martinelli

27.06.2025
6 min
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Remco Evenepoel ha chiuso lo scorso Giro del Delfinato al quarto posto, un risultato che non è sembrato soddisfarlo del tutto. Nonostante una vittoria di tappa e una classifica migliorata rispetto alla settima piazza dell’anno scorso, il bi-campione olimpico ha dovuto cedere il terzo gradino del podio a Florian Lipowitz.

Il corridore tedesco della Red Bull-Bora ha dimostrato di essere molto brillante in salita, sarà un suo concorrente anche al Tour de France? Che tattica dovrà mettere in atto Evenepoel per provare a confermare l’ottimo risultato del 2024 alla Grande Boucle?

Abbiamo raggiunto Giuseppe Martinelli per chiedergli, alla luce della sua grande esperienza, quali sono secondo lui le prospettive del campione belga per il prossimo Tour de France.

Da DS Giuseppe Martinelli ha vinto due Tour, con Pantani nel 1998 e con Nibali nel 2014
Da DS Giuseppe Martinelli ha vinto due Tour, con Pantani nel 1998 e con Nibali nel 2014
Giuseppe, come hai visto Evenepoel al Delfinato?

Lui è uno che non si accontenta mai, anche nelle interviste, non lascia trasparire la felicità. Pensa subito al giorno dopo, alla prossima gara. Forse è andato a casa un po’ demotivato, pensava di essere più avanti con la forma, ma non è andato piano, anzi. Sono gli altri due (Pogacar e Vingegaard, ndr) che hanno volato, basti pensare che hanno fatto tutti i record di salita.

Chiaro…

Certo che pensava di arrivare davanti a Lipowitz, invece ha pagato in salita e questo l’ha deluso. Però deve calcolare che le salite del Delfinato le hanno fatte tutte a blocco e non regolari come piace a lui. Credo che veda quel 4° posto più come una sconfitta che come un normale percorso di avvicinamento.

Ed è un errore?

Secondo me sì, perché Lipowitz aveva una forma straordinaria che non è detto riesca a tenere fino a luglio, e poi il tedesco è molto più scalatore. In ogni caso si tratta di un signor corridore che aveva già dato ottimi segnali la scorsa stagione.

Evenepoel ha vinto la crono del Delfinato, che è stata anche la 1000^ vittoria della Quick-Step. Ma non gli è bastato per raggiungere il podio
Evenepoel ha vinto la crono del Delfinato, che è stata anche la 1000^ vittoria della Quick-Step. Ma non gli è bastato per raggiungere il podio
Si è parlato molto di quel chilo e mezzo che Evenepoel ha perso rispetto all’anno scorso. Un aspetto forse sopravvalutato?

Il Delfinato e il Tour sono cose molto diverse. In primis il Delfinato dura solo una settimana, mentre Remco sa che in tre settimane può cambiare tutto molte volte, e ci si gioca la classifica soprattutto nelle salite degli ultimi giorni. Non deve pensare ad arrivare per forza più magro, anche perché se al Delfinato gli mancava ancora qualcosa è anche vero che questa primavera ha perso più di un mese di preparazione per l’infortunio. E questo influisce sulla forma basale e quindi sulla resistenza. Inoltre al Tour farà molto caldo, quindi un chilo lo si può perdere in tre giorni.

Arriviamo al Tour. Ha ancora tempo per migliorare prima del via?

Credo proprio di sì. Deve arrivarci sereno e pensare giorno per giorno, iniziando dalla crono della 5^ tappa, 33 chilometri piatti in cui può già guadagnare sugli altri e magari anche prendere la maglia gialla. Però è un Tour durissimo che si vincerà sicuramente in salita, e lì appunto deve stare tranquillo e trovare il suo ritmo. Perché in una gara così impegnativa c’è sempre qualcosa che può andare storto, una foratura, o una caduta che può far perdere tempo a lui ma anche ai suoi rivali. Deve avere vicino la squadra e cercare di rimanere il più sereno possibile.

Nelle salite del Delfinato ha pagato dazio a Pogacar, Vingegaard e non solo. Sarà così anche al Tour?
Nelle salite del Delfinato ha pagato dazio a Pogacar, Vingegaard e non solo. Sarà così anche al Tour?
Ma credi possa davvero competere con Pogacar e Vingegaard?

Io credo che Remco sia uno dei più forti del panorama mondiale. Lui ha qualcosa in più nelle crono, gli altri in salita. Ma voglio dire ad alta voce che non ha nulla di meno degli altri campioni, ha solo delle caratteristiche diverse. E poi ha il carattere da vincente, sa di partire svantaggiato ma vuole comunque provare a vincere, non è persuaso di non poter competere. Ci prova e ci proverà sempre a mettere nel sacco gli altri, e questa è la mentalità del campione.

A proposito, se tu fossi in ammiraglia cosa gli diresti? Magari di cercare di fare quello che Yates ha fatto al Giro, cioè approfittare della rivalità degli avversari?

Se prendesse la maglia dopo la crono e riuscisse a tenerla per qualche giorno sarebbe una cosa bella per Pogacar e Vingegaard, che potrebbero far riposare la squadra. Poi quando arriveranno le salite vere devi solo difenderti e basta. Se gli altri due sono superiori, come credo, può provare ad inventarsi qualcosa, approfittando magari di un momento in cui si controllano. Ma la vedo dura perché hanno squadre fortissime, con 5-6 gregari che altrove sarebbero capitani. Poi è anche difficile che con la loro esperienza si guardino come Del Toro e Carapaz. Deve solo provare a stargli più vicino possibile. Forse dovrà guardarsi più dietro che davanti…

Florian Lipowitz sarà il vero capitano della Red Bull-Bora-Hansgrohe e il principale rivale di Remco alla Grande Boucle?
Florian Lipowitz sarà il vero capitano della Red Bull-Bora-Hansgrohe e il principale rivale di Remco alla Grande Boucle?
Iniziando dalla Red Bull?

Credo che con uno sponsor così vogliano puntare al massimo, essere protagonisti, al di là di chi sia il capitano.

Non credi sarà Roglic?

Se Roglic non è riuscito ad allenarsi bene, come credo, penso che faranno fare il capitano a Lipowitz. Nella mia esperienza è difficile recuperare dopo un Giro così, specie moralmente, ricominciare dopo lo stop, cambiare la preparazione… La caduta secondo me inficia tutta la preparazione al Tour, sia fisica che morale, e adesso se non arrivi al 100 per cento fai tanta, tanta fatica. Non sto dicendo che farà il gregario a Lipowitz, magari punterà alle tappe, ma non credo che punteranno su di lui per la classifica. Anche perché sono convinto che il tedesco, alla luce della crescita che ha dimostrato, farà un grande Tour.

Il podio del Tour 2024. Secondo Martinelli un bis del belga sarebbe un grandissimo risultato
Il podio del Tour 2024. Secondo Martinelli un bis del belga sarebbe un grandissimo risultato
Vedi altri corridori che potrebbero insidiare Evenepoel?

I francesi tirano fuori sempre qualcosa per le posizioni di rincalzo, e ora ce ne sono diversi di buoni. Poi qualcosa che stravolge i pronostici al Tour capita sempre, bisogna metterlo in preventivo. Un corridore che trova la forma della vita, una fuga che scappa via. Però il rivale più ostico per Remco credo rimanga Lipowitz. Il terzo posto secondo me se lo giocheranno loro due.

E il terzo posto sarebbe un buon risultato per il campione olimpico?

Lui vorrebbe sempre tutto e subito, ma è anche intelligente e sa che gli altri due sono fortissimi. Perciò se riuscisse a bissare il terzo posto, dopo la sorpresa dell’anno scorso, sarebbe la conferma che è davvero un grande campione. 

Tutti gli uomini di Remco. Petacchi studia la Soudal del Tour

21.06.2025
5 min
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Qualche giorno fa con Stefano Garzelli avevamo messo sotto la lente d’ingrandimento le squadre dei principali pretendenti alla prossima maglia gialla: la UAE Team Emirates di Tadej Pogacar e la Visma-Lease a Bike di Jonas Vingegaard. Oggi con Alessandro Petacchi parliamo della Soudal-Quick Step di Remco Evenepoel.

La squadra belga meritava un discorso a parte, visto che tra infortuni, assenze e una rosa meno profonda, Remco è rimasto spesso solo al Delfinato, denunciando una situazione poco entusiasmante. Anche in Belgio la “questione Soudal” ha tenuto banco sui media. Come farà Evenepoel, senza una vera squadra, a contrastare quei due?

Petacchi in ricognizione sulle strade francesi del Tour. Sarà lui la voce tecnica per la Rai
Petacchi in ricognizione sulle strade francesi del Tour. Sarà lui la voce tecnica per la Rai
Alessandro, Remco e la sua Soudal-Quick Step escono dal Delfinato senza avere dato grandi impressioni. Tu cosa ne pensi?

Anche l’anno scorso lui era indietro al Delfinato e poi è andato bene. Quest’anno alla fine ha perso meno, ha un buon peso, nonostante abbia corso di meno per via dell’incidente dello scorso inverno. Direi dunque che ha incentrato tutta la sua stagione sul Tour de France. In salita paga qualcosa a Pogacar e Vingegaard, ma a crono è più forte e quella di Caen, che ho visto, è molto adatta alle sue caratteristiche.

Perché?

Perché è una crono molto veloce, da specialisti. Peccato per lui che la seconda crono sia una cronoscalata.

Passiamo all’analisi della sua squadra in salita. Data per certa l’assenza di Landa e con la perdita di Vervaeke, per la salita avrà solo Paret-Peintre e Cattaneo…

E’ scoperto, parecchio scoperto rispetto agli altri due. Però potrà correre sulla difensiva: questo sarà un po’ il suo leitmotiv. E tutto sommato, se corri su di loro puoi difenderti bene e hai la possibilità di sprecare il meno possibile durante le tappe. Non solo, ma se Remco dovesse fare quel piccolo step in più in salita, può restare con loro là davanti più facilmente. Poi quando esplode la corsa si tratterà soprattutto di gambe.

Al Tour con Evenepoel ci sarà anche Merlier, fresco vincitore della prima tappa al Baloise Belgium Tour
Al Tour con Evenepoel ci sarà anche Merlier, fresco vincitore della prima tappa al Baloise Belgium Tour
Uno dei compagni di Evenepoel al Tour sarà Merlier, uno dei più grandi velocisti. Vista la situazione del Delfinato, ci si è chiesti se fosse corretto portare uno sprinter in una situazione simile, se si vuole puntare al podio. Tu che sei stato velocista e che hai corso in quella squadra, cosa ne pensi?

Merlier al Tour per me ci sta bene e gli potrà anche essere d’aiuto, perché sa anche tirare, si muove bene in gruppo… E poi quale scalatore forte avrebbero potuto portare al suo posto? Le altre due squadre sarebbero comunque state più forti. Non dimentichiamo che per la salita hanno anche Van Wilder, che è un ragazzo giovane, ha già fatto un Giro e se l’è cavata bene.

Quindi velocista sì al Tour?

Sì, anche perché parliamo di un grande velocista e di un ottimo passista, uno che sa affrontare i ventagli, il caos… La squadra, la Soudal, è questa. Se Remco avesse voluto una squadra più forte, dove sarebbe potuto andare? Alla Visma o alla UAE… che hanno già i loro leader. Oppure alla Red Bull-Bora o alla Ineos Grenadiers.

Chiaro…

E infatti le voci che lo vogliono verso questi due team rinascono ad ogni sessione di ciclomercato. Della Ineos se ne parla spesso. Lì avrebbe molta gente forte, anche per la salita: Arensman, De Plus… Ma ripeto, al momento la sua squadra è questa. Gli avevano preso Landa, e non è poco, ma se poi si è fatto male nessuno può farci nulla. Metti Landa, Cattaneo, Van Wilder per la salita, due o tre passisti per la pianura e sei a posto… nonostante il velocista.

Van Wilder è uno dei fidatissimo di Evenepoel e sarà chiamato a un lavoro straordinario
Van Wilder è uno dei fidatissimo di Evenepoel e sarà chiamato a un lavoro straordinario
Hai citato Mattia Cattaneo: che ruolo avrà Mattia?

Lui è un gran bel corridore, poliedrico, completo, esperto. Sa andare forte in pianura e in salita. E sa esserci nei momenti decisivi. Dovrà stargli vicino in salita. Ripeto, la squadra, al netto dei nomi che hanno in rosa, è ottima: gli manca Landa. E’ una signora squadra. Io ci sono stato ed è vero che si stanno ancora trasformando, ma serve del tempo. E’ un po’ il discorso di prima: non vinci le classiche del pavé, ma se non hai Pedersen, Van Aert o Van der Poel con chi vai? A loro è capitato Remco, che va bene per certe classiche e per i grandi Giri e su questo, piano piano, stanno costruendo il team.

L’otto che molto probabilmente vedremo al Tour dunque sarà: Evenepoel, Merlier, Van Lerberghe, Eenkhoorn, Paret-Peintre, Van Wilder, Cattaneo e uno tra Schachmann e Casper Pedersen…

Mi sembra una squadra giusta, ognuno con un ruolo ben preciso. Poi di certo, come in tutti i team, dovranno sceglierne otto, ma avranno lavorato come minimo su una base di 10-12 corridori perché poi alcuni magari non rendono, c’è quello che ha un imprevisto.

Ruoli ben definiti: quello meno definito ci sembra Pascal Eenkhoorn. Lui che tipo di corridore è?

E’ un attaccante e non ha paura di prendere vento in faccia, sia per scappare sia per tirare. E’ quel che si dice un pedalatore. In più sa anche tirare le volate e ricordo che c’è Merlier, che non è un velocista qualunque, ma uno di quelli che danno garanzie. Eenkhoorn, un po’ come Cattaneo, va bene dappertutto, anche se è più forte per le tappe veloci.

Tanta Francia al Delfinato: vince Martinez, saluta Bardet

15.06.2025
5 min
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Romain Bardet arriva al 43° posto nell’ultima tappa del Delfinato e quando taglia il traguardo, le sue prime parole danno la misura del peso interiore che deve essere stato per il ragazzo di Brioude disputare la corsa sapendo che fosse l’ultima.

«Non vedevo l’ora che finisse – ha detto a caldo –  sono esausto, sinceramente. Ho resistito fino in cima all’ultima salita, per avere il piacere di farla con Chris Hamilton e godermela un’ultima volta. Non sopporto più di soffrire per il 15° posto. Ho dato tutto e ora sento che il serbatoio è vuoto. Sarò felice di essere di nuovo con la mia squadra e di non dover pensare alla prossima gara domani o dopodomani».

La fuga dei delusi

Per un grande francese che se ne va, eccone un altro piccolino di statura ma dalle grandi prospettive. Lenny Martinez ha resistito infatti sull’ultima salita e ha vinto la tappa sul Plateau del Moncenisio, a due passi dall’Italia.

Il giovane figlio d’arte della Bahrain Victorious si era infilato di mattino in una fuga di delusi, dopo aver perso più di 35 minuti nella tappa di ieri. Con lui all’attacco si sono ritrovati alcuni nomi importanti e forse questo ha permesso al tentativo di arrivare avanti quanto bastava. Van Gils, Kuss, Foss, Valentin Paret-Peintre, Armirail, Healy, Mas, Ivan Romeo, Lutsenko e persino Van der Poel. Con un gruppo di gente così forte e la tappa piuttosto corta ancorché severa (3.531 i metri di dislivello), Martinez ha giocato ottimamente le sue carte.

«Non mi aspettavo molto oggi – ha detto – e solo alla fine della tappa ho creduto davvero di poter vincere. Pensavo davvero che mi avrebbero raggiunto».

Evenepoel all’attacco

Va così quando alle tue spalle si danno battaglia Vingegaard e Pogacar, ma questa volta i duellanti non sono riusciti a riprendere l’ultimo attaccante

Il campione del mondo e il danese sono presto rimasti da soli, mentre era stato Evenepoel in precedenza il primo a sferrare un attacco deciso nel gruppo maglia gialla. Il belga, seguito solo dai primi due della classifica generale e da Johannessen, non è però riuscito a guadagnare abbastanza per superare Lipowitz in classifica generale, lasciandogli il terzo posto.

Dopo il duro lavoro di Evenepoel, Vingegaard ha cercato di staccare Pogacar, ma lo sloveno ha tenuto facilmente il passo fino al traguardo, dove il danese ha accelerato per conquistare il secondo posto di tappa.

Una scena dal Delfinato cui dovremo prepararci per il Tour: Vingegaard attacca, Pogacar non lo molla
Una scena dal Delfinato cui dovremo prepararci per il Tour: Vingegaard attacca, Pogacar non lo molla

Le lacrime di Martinez

La brutta notizia per i francesi è la caduta di Seixas, coinvolto in un incidente di gruppo a 10 chilometri dall’arrivo. Nonostante il forte colpo al braccio e la rottura del manubrio, il ragazzino ha concluso 13° di tappa e 8° nella generale. La sua caduta non ha però guastato la festa ai francesi, in festa con Martinez, che sul traguardo non ha trattenuto le lacrime.

«Ieri non mi sentivo proprio bene – ha raccontato – e anche i giorni precedenti non erano andati benissimo. Però alla partenza ho avuto sensazioni migliori, quindi mi sono detto che avrei provato a unirmi alla fuga. Quando è partito Van der Poel a 50 chilometri dall’arrivo, ho pensato che potesse vincere lui e che il gruppo avrebbe ripreso tutti noi. Ero venuto al Delfinato per lottare per la classifica generale, ma non ha funzionato: con questa vittoria ho salvato la settimana. La prossima corsa sarà il Tour de France, ma non punto alla classifica generale. Vorrei però vincere una tappa».

Una vittoria che dà grande morale a Martinez, al primo anno con la Bahrain Victorious
Una vittoria che dà grande morale a Martinez, al primo anno con la Bahrain Victorious

Pogacar e la crono

C’è il Tour che bussa forte alla porta. E mentre dal Giro di Svizzera arriva la notizia di un altro francese sugli scudi, con Romain Gregoire arrivato da solo davanti a Vauquelin, Pogacar si guarda intorno e fa la sintesi della settimana trionfale appena conclusa. E ancora una volta si conferma che il passo a vuoto nella crono lo ha infastidito non poco.

«Mi ricordavo questa corsa dal 2020 – ha detto – e tornare dopo così tanti anni in questa forma poco prima del Tour de France mi rende davvero felice. E’ importante soprattutto per il morale, dato che il Tour è l’obiettivo più grande della stagione. E’ una spinta mentale per me e per la squadra, per convincerci che possiamo fare altri progressi. Non andrò ai campionati nazionali, perché mi costringerebbero a scendere troppo presto dall’altura. Per cui ora faremo un buon riposo e poi forse dovremmo puntare un po’ sulla cronometro, perché il distacco dell’altro giorno mi è parso troppo grande. E’ vero che poi c’erano le salite per recuperare, ma comunque non bisogna mai dare certe cose per scontate».