Tour of Oman 2026 Pablo Torres, UAE Team Emirates

Il giovane Torres e la pressione del predestinato

25.02.2026
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Il Tour de l’Avenir del 2024 si infiammò di colpo sul Colle delle Finestre. Lo spagnolo Pablo Torres, che il giorno prima aveva perso la maglia e viaggiava a 3’55” dal nuovo leader Blackmore, sapeva di avere quella sola occasione per riaprire la corsa. Dall’inizio dell’anno era passato al UAE Team Emirates Gen Z, dove lo aveva portato Matxin prelevandolo dalla Sanse di San Sebastian con cui la squadra emiratina aveva una collaborazione.

Torres non era il più forte e non si vergogna di ammettere che da junior viaggiava con qualche chilo di troppo. Andava ancora a scuola e si allenava al massimo due ore nel pomeriggio. Eppure Matxin aveva visto bene, ma neppure lui si aspettata quel che Torres avrebbe fatto di lì a poco sul Colle dominato nel 2018 da Froome nell’attacco con cui vinse il Giro d’Italia. Il suo record resisteva da allora: 64’19. Un’ora, 4 minuti, 19 secondi.

Torres attaccò a testa bassa. Fece il vuoto. Blackmore si oppose gestendo i quasi quattro minuti di vantaggio. E sulla cima lo spagnolo stabilì il nuovo record di scalata in 60’45”: un’ora e 45 secondi. Non riuscì a riprendere la maglia per appena 12″, che il leader riuscì a mantenere. C’è voluta l’impresa di Simon Yates al Giro del 2025 per battere il record del giovane spagnolo: 59’23” che gli permisero di respingere e poi affondare il giovanissimo Del Toro.

Lo spagnolo in azione sul Finestre nel Tour de l’Avenir 2024, quando tentò l’impresa più grande
Lo spagnolo in azione sul Finestre nel Tour de l’Avenir 2024, quando tentò l’impresa più grande

Cinque anni di WorldTour

A Matxin bastò quello che aveva visto e dal devo team, l’anno successivo Torres venne portato nel WorldTour: contratto fino al 2030. Rischio o calcolo ben ragionato?

«Ancora oggi – ha raccontato Torres all’olandese Wielerfits – quella è stata la mia migliore prestazione di sempre. Mi ha dato l’opportunità di fare il salto di qualità nel WorldTour. Un’esperienza super positiva, certo, ma forse anche un dono avvelenato. Da quel momento in poi, la pressione ha iniziato ad accumularsi. La gente mi faceva credere che sarei diventato il prossimo corridore di punta, il nuovo Tadej Pogacar. Quando tutti te lo dicono, segretamente vuoi essere all’altezza. Ma se poi non riesci a dare ciò che ci si aspetta da te, questo provoca una battuta d’arresto ancora più grande e crea brutte sensazioni mentali».

Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d'Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d’Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d'Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d’Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres

La pressione dell’ambiente

Le attese sono alte, i 19 anni non sono garanzia di solidità. Il professionismo è una strada costellata di sacrifici che devi aver accettato tu per primo. L’adolescenza, perché fino a 25 anni si è tali, è un momento duro e fondamentale per lo sviluppo. L’insuccesso colpisce l’autostima, con il rischio che il ragazzo non creda più in se stesso.

«C’è molta pressione sui giovani corridori – ha raccontato Torres – la sento anch’io. Tutti pensano che diventerò un corridore forte ed è un loro diritto. Ma pensano anche che vincerò subito le mie prime gare e non funziona così. Ognuno ha il suo percorso di crescita e la sua carriera. Devo concentrarmi su me stesso e non ascoltare quello che dice la gente. Ma è difficile, perché questa pressione sta influenzando le mie prestazioni. Se non vinci, non significa che tu stia andando male. Invece inizi a pensare di non essere abbastanza bravo ed è davvero difficile. Per fortuna ho trovato supporto all’interno del team, che mi sta aiutando a concentrarmi su me stesso».

Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine, che vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine 2025, che Tadej vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine, che vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine 2025, che Tadej vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò

Uno sviluppo costante

Quel contratto fino al 2030 è una sorta di assicurazione a lungo termine. Tolti Van Aert e Pedersen, che hanno firmato dei contratti a vita, quello di Torres con la UAE Emirates è l’impegno più lungo del gruppo, al pari di quello di Pogacar. Non avrebbe avuto più senso permettergli di proseguire il suo cammino nel devo team, mantenendo le certezze raggiunte l’anno precedente con quel numero sul Colle delle Finestre?

«Matxin mi ha offerto un contratto così lungo – ha detto Torres – proprio per evitare che cerchi risultati immediati e possa lavorare costantemente sul mio sviluppo. Sono pienamente d’accordo con lui. Mi viene data molta fiducia. Matxin mi dice sempre di non saltare i passaggi, di non aspettarmi troppo. Mi sono allenato bene per tutto l’inverno e mi sento già più forte e a mio agio. Ho avuto problemi al ginocchio fin dalle prime gare. Ho riposato, ma in Oman il problema si è ripresentato. La chiave ora è riposare ancora e raggiungere un livello in cui posso ottenere la mia prima vittoria. Sarà difficile, ma se anche non ci riuscissi, continuerò a provarci l’anno prossimo. Passo dopo passo».

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, cronometro Hudayriyat Island

Bartoli fuori dal coro: Remco ha più classe di Tadej e Mathieu

18.02.2026
6 min
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Più classe di tutti. Che non vuol dire più forte o che vincerà più di loro, ma che rispetto a Pogacar e Van der Poel ha un tocco di superiore magia naturale. Secondo Michele Bartoli questo è il ritratto di Evenepoel e all’indomani della crono prodigiosa al UAE Tour (foto in apertura: Remco ha percorso i 12,2 chilometri in 13’03” a 56,092 di media) e dopo i risultati spagnoli si ha voglia di approfondire il discorso, venuto fuori a tavola in una domenica d’inverno.

Si parlava delle abilità dei bambini della sua MB Academy e del fatto che se impari a guidare la bici e stare in gruppo quando sei così piccolo, da grande sei avvantaggiato. E proprio a quel punto è saltato fuori il paragone con Remco, che avendo iniziato a correre tardi, ha impiegato un po’ per trovare la stessa naturalezza. C’è riuscito e adesso guida al pari degli altri perché è un atleta fuori del comune. Da lì, siamo finiti a parlare del resto.

«La classe la vedi a parte – spiega Bartoli – quella che dimostri fisicamente e quella mentale. Secondo me, Remco le ha entrambe. Una posizione naturale molto aerodinamica, sempre composto: questo è innegabile per tutti, chiunque lo veda. Poi a me piace anche mentalmente, perché è uno che prende decisioni coraggiose, cattive, senza paura. E questo lo fa chi ha qualcosa in più, non sono cose che insegni. Prendi una decisione da cattivo o comunque forte e lo fai in modo del tutto naturale: se non ce l’hai dentro, non ci pensi nemmeno».

UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
UAE Tour 2026, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro
Al UAE Tour, Del Toro ha vinto la prima tappa, Remco la seconda: si annuncia un duello stellare
Perché dici che ha più classe degli altri due? Non parliamo di due qualsiasi…

Perché in molte risposte che danno e atteggiamenti che hanno, Pogacar e Van der Poel sono un po’ più costruiti. Ci pensano, lui no. Lui è così. Nel bene o nel male, non costruisce mai nulla: Remco va dritto per la sua strada.

Non è che ci vedi un po’ di Bartoli in questa irruenza?

Ci sta, probabilmente mi piace perché lo vedo un po’ simile a me. Remco è così e a me questo piace. La cattiveria agonistica che ha è quella che ti porta ad avere delle scariche di adrenalina bestiali, grazie alla quale dà quei colpi di coda anche quando magari non te l’aspetti. E’ un imprevedibile.

Finora ha vinto le sue corse, però al confronto con Pogacar parecchie volte le ha beccate. Deve unire il carattere al lavoro, al ragionamento su come migliorare?

L’altro è qualcosa di diverso da tutti, non si possono fare paragoni. E’ chiaro che chiunque le prende da Pogacar, però caratterialmente secondo me Remco è il prototipo del campione. Lui fa una cosa, sono convinto di questo, ma fino a mezzo secondo prima non sapeva di farla. Pogacar e Van Der Poel magari finora sono stati più vincenti, ma si preparano di più. Arrivano al dato momento e sanno già cosa devono fare.

Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Nei tentativi precedenti al Tour, Remco è parso inferiore a Vingegaard e Pogacar: lo sarà anche quest’anno?
Invece Remco?

Lui è tutto istinto e per questo dico che ha classe, perché l’istinto lo guida anche bene. Fa tutto giusto, poi magari lo staccano perché avranno un po’ di energia in più, però raramente Remco sbaglia una decisione.

Non trovi che questa sua testardaggine nell’andare al Tour, visto anche il suo fisico più possente, sia voler alzare troppo l’asticella?

Va bene, è il mio preferito, però con questo non posso dire che va al Tour e lo vince. Secondo me ancora qualcosa gli manca. E’ chiaro che da uno come lui ci si può aspettare di tutto, miglioramenti anno dopo anno. Bisogna vedere, però in questo momento è chiaro che sarà ancora un po’ distante da Vingegaard e Pogacar.

E allora gli conviene incaponirsi su certi obiettivi o non farebbe meglio a puntare sulle classiche?

Ha senso che faccia il Tour e si prepari per quello, tanto le classiche le vince uguale. Nel ciclismo di oggi non devi stravolgere la preparazione per vincere una classica. Oggi comanda la prestazione universale. Basta raggiungere il tuo massimo e poi te ne servi nelle gare di un giorno e nelle gare a tappe. Prima invece si pensava di più a differenziare i due obiettivi, ma soprattutto per una questione mentale e di approccio. Si pensava che chi preparava il Giro oppure il Tour non potesse preparare il Giro delle Fiandre, ma era più una questione filosofica per cui non potevi fare tutto e quindi dovevi scegliere.

Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Dopo il Tour del 2024 chiuso al 3° posto, per Evenepoel arrivarono gli ori nella crono e su strada alle Olimpiadi di Parigi
Però con quelli delle classiche si è sempre provato a fare la classifica senza grandi risultati. Basti pensare a Rebellin, a Bettini, a un certo Bartoli…

Io ci ho provato una volta sola, alla Vuelta del 1995 quando arrivai nono, e poi decisi di non farlo più. Se ricordate, ero quinto in classifica alla vigilia dell’ultima tappa di montagna, quando sospesero la gara per il maltempo. Io mi congelai e scivolai in undicesima posizione.

Come andò a finire?

Il penultimo giorno ci fu la crono, provai a riguadagnare qualche posizione e risalii al nono posto. E mi dissi: «Per un giorno, in un mese, mi sono giocato il podio». E così dissi basta con le gare a tappe. Però Remco, tanto più in questo momento storico del ciclismo, ci deve provare assolutamente.

A tanti sta sui nervi per gli atteggiamenti da calciatore, che soprattutto quando vinceva da junior colpirono i tifosi…

Credo che Remco sarebbe forte in qualunque sport e avrebbe sempre lo stesso atteggiamento. Di questo sono sempre stato convinto: è uno che atleticamente ha qualcosa in più. Ci sono degli sport in cui magari prevale la resistenza, altri in cui prevale l’esplosività e altri in cui serve la concentrazione come potrebbe essere per il tennis, dove magari perdi perché ti viene il braccino e non vinci. Però, comunque sia, è uno forte atleticamente.

Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
Innsbruck 2018: dopo aver vinto i due titoli europei e 5 corse a tappe, fra cui il Lunigiana, Evenepoel vince così il mondiale juniores
C’è da dire che a parte questi atteggiamenti un po’ sbruffoni, si fa voler bene dai compagni e questo è importante…

A me quelli stronzi piacciono (scusate, ma non abbiamo trovato un sinonimo all’altezza, ndr). Più lo si è nello sport, meglio è. Forse l’unico è Messi che sta al suo posto, però in qualsiasi altro sport uno forte e anche bravo io non l’ho mai visto. Essere fatti così fa produrre più adrenalina e l’adrenalina è quell’ormone che ti permette di fare tutto. Si fa presto ad attaccare l’etichetta, magari è solo determinazione. Voi l’avete mai visto un grande campione che sia anche un bravo ragazzo?

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025

Pogacar e la Roubaix: può essere l’anno giusto?

16.02.2026
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BUDAPEST (Ungheria) – Prima ci sarà la sfida della Milano-Sanremo, alla quale manca poco più di un mese, con Cipressa e Poggio pronti a fare da trampolini di lancio a Tadej Pogacar. Poi arriveranno il Fiandre e la Roubaix, la curiosità intorno a questa primavera ciclistica gira tutta intorno a due settimane: quella della Sanremo e della Roubaix. Lo sloveno del UAE Team Emirates-XRG è alla caccia delle due Classiche Monumento che gli mancano per completare una collezione di trofei già di per sé vasta. 

Nel parlare, ai margini della giornata che ha caratterizzato la presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort c’era una grande curiosità. Davide Martinelli, diesse del team italo-ungherese, riferendosi alla Milano-Sanremo ha battezzato il vento come fattore decisivo. Poi il discorso è passato alla Roubaix, e la sensazione generale è che tanto dipenderà da Van Der Poel e dalla sua voglia di strozzare in gola l’urlo di vittoria a Tadej Pogacar.

Sempre più vicini

La curiosità cresce quando si passa a parlare della Parigi-Roubaix, la Classica che da anni è terreno di conquista di Van Der Poel, il cui trono ha però vacillato nell’ultima edizione. Il risultato finale ha parlato di un Pogacar battuto, forse però più dall’inesperienza del campione del mondo che dalla superiorità dell’olandese. 

Allora abbiamo approfittato della presenza in Ungheria di Andrea Tafi per capire ed entrare nel tema che più fa discutere gli appassionati. 

«Alla Roubaix – spiega Tafi – la lotta può essere indirizzata al duello tra Pogacar e Van Der Poel, con il primo che ha dimostrato di avere ottime doti anche in una Classica tanto lontana dalle sue caratteristiche. O da quelle che pensavamo potessero essere. Tuttavia credo sia prematuro pensare possa vincerla già quest’anno, sicuramente Pogacar può impensierire Van Der Poel, ma ci sono tante circostanze esterne da tenere in considerazione».

Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Alla sua prima partecipazione Pogacar ha sorpreso tutti sulle pietre della Roubaix
Cosa può essersi portato via Pogacar dall’esperienza del 2025?

La differenza tra i due è stata pressoché tecnica, essere un atleta che fa ciclocross, come Van Der Poel, può dare un grande vantaggio. Affrontare le curve, prendere determinati tipi di pavé, o pedalare sulle pietre. Avere dimestichezza sulla bici vuol dire tanto. Anche la caduta che ha tagliato fuori Pogacar è risultata molto banale, se vogliamo, ma è una testimonianza del fatto che gli sia mancato un qualcosa dal punto di vista tecnico. 

Quest’anno lo hanno già rivisto testare il percorso…

Anche nella passata stagione era stato a provarlo, ma un conto sono le ricognizioni e un altro è correrci sopra. Tadej Pogacar è uno estremamente determinato, quando vuole conquistare qualcosa si mette lì e ci lavora fino a quando non ha raggiunto l’obiettivo. 

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Paris-Roubaix 2025
Lo sloveno ha espresso una potenza senza eguali per un corridore della sua corporatura sul pavé
Credi ci sia una possibilità concreta?

Ha dimostrato di essere il migliore al mondo in lungo e in largo, sarà una bagarre bellissima. La cosa che renderà ancora tutto più entusiasmante è che la Roubaix puoi prepararla al meglio, allenarti, provarla, ma c’è sempre qualcosa di esterno che può influenzare l’andamento della gara. 

Ad esempio?

Il meteo, forse questo è il fattore esterno più importante di cui tenere conto. Abbiamo visto Pogacar sapersi destreggiare sull’asciutto, ma con la pioggia potrebbe venire fuori una corsa molto diversa.

L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
L’errore che ha messo fuori dai giochi Pogacar è stato causato dalla mancata esperienza
Si può imparare in così poco tempo a gestire una corsa come la Roubaix?

Pogacar in passato ha sbagliato e fatto degli errori, che però gli sono serviti per migliorarsi ulteriormente. E’ cresciuto tanto e con questa sua maturazione ha colmato quelle pochissime lacune che aveva. Si è parlato tanto della differenza di peso tra i due, ma a mio modo di vedere questo conta meno ai giorni nostri. L’evoluzione tecnica del mezzo è arrivata a un punto tale da aver reso secondaria questa caratteristica fisica. Praticamente Pogacar ora si trova, quasi, alla perfezione assoluta per cercare di vincere la Roubaix.

Antonio Tiberi

L’ultimo a staccarsi. Tiberi e quelle ruote impossibili da tenere

13.02.2026
5 min
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Antonio Tiberi si sta rendendo autore di uno dei suoi migliori inizi di stagione. Il corridore della Bahrain-Victorious esce con un ottimo quarto posto dalla Volta a la Comunitat Valenciana, dove ha lottato a lungo spalla a spalla persino con un gigante come Remco Evenepoel.

Non solo: proprio relazionandolo a Evenepoel, ecco che Tiberi allunga la sua lista di “ultimi a staccarsi” dalle ruote di prestigio. Qualcosa di molto simile gli accadde al Giro d’Italia 2024 quando, verso Prati di Tivo, fu l’ultimo a cedere alla ruota di Tadej Pogacar.

E’ proprio lui che, con grande passione, ci racconta questi due eventi e le differenze nello stare a ruota dell’uno o dell’altro. Prima però partiamo brevemente dalla Valenciana e da cosa questa corsa ha lasciato a Tiberi in vista dell’imminente UAE Tour.

Tiberi
Fra i giganti. Antonio Tiberi (classe 2001) ha lottato alla pari con i grandi leader nell’ultima Valenciana
Tiberi
Fra i giganti. Antonio Tiberi (classe 2001) ha lottato alla pari con i grandi leader nell’ultima Valenciana
Antonio, cosa ti lascia questa Valenciana?

Sicuramente bei ricordi e belle sensazioni. Non ho mai avuto un inizio di stagione con sensazioni migliori di queste. Sono davvero contento di come mi sto sentendo.

Hai cambiato qualcosina nella preparazione?

La preparazione è un po’ cambiata perché ho cambiato preparatore. Anche sull’alimentazione sono stato più attento e puntiglioso. Ho fatto qualche esercizio in più a corpo libero, in palestra. In bici bene o male le cose sono sempre quelle, ma magari sono stato un po’ più continuo.

Cosa ti è sembrato di tutti quei campioni che c’erano in Spagna?

Ho avuto un buon confronto anche con Remco, che era veramente molto forte. Rispetto all’anno scorso sono riuscito a tenerlo un pochino di più. Tra tutti, sono quello che si è staccato più tardi dalla sua ruota. Tutto ciò mi ha dato buone risposte riguardo alla mia condizione e soprattutto un bel po’ di fiducia. Il lavoro fatto fino adesso è stato fatto bene. Sono dove volevo essere, esattamente in linea con il programma.

Antonio Tiberi
A Prati di Tivo, Giro 2024, Tiberi addirittura provò ad anticipare Pogacar
Antonio Tiberi
A Prati di Tivo, Giro 2024, Tiberi addirittura provò ad anticipare Pogacar
E veniamo al nocciolo della questione: tu stesso hai detto che sei stato l’ultimo a staccarti da Remco pochi giorni fa e fosti l’ultimo a mollare Pogacar a Prati di Tivo. Ripartiamo da qui: cosa significa stare alla sua ruota?

La prima cosa che si nota stando dietro Tadej è che quel ritmo che per noi altri è sostenibile per pochi minuti, lui lo tiene a lungo. Pogacar ha una facilità di pedalata e una resistenza impressionanti. Nel caso di Prati di Tivo era ancora più evidente perché era il finale e si andava fortissimo.

Si butta un occhio sul computerino in quei momenti?

No, non io almeno. Ma ricordo che guardavo spesso in basso e fui criticato perché dissero che stavo guardando il computerino. In realtà stavo guardando in basso, alla sua ruota. Stavo solo cercando di spingere, di non pensare ad altro, di raccogliermi sulla bici. Mi è tornato in mente quando ero piccolo e si diceva che Froome guardasse sempre il computerino. Quando spingi forte la testa va verso il basso. In quei frangenti non guardi i rapporti o i watt.

Ci sta, si resta concentrati a richiamare ogni stilla di energia…

L’unica cosa nella schermata automatica in salita è la distanza che manca alla fine. Forse quel giorno un mezzo sguardo l’ho dato a quel dato, per cercare un piccolo stimolo in più. In quei momenti spegni il cervello, ti rannicchi sulla bici, ti sposti sulla punta della sella e dai tutto.

Antonio Tiberi
Ecco il momento in cui pochi giorni fa Tiberi sta per staccarsi da Remco. Da qui inizia un’altra gestione dello sforzo
Antonio Tiberi
Ecco il momento in cui pochi giorni fa Tiberi sta per staccarsi da Remco. Da qui inizia un’altra gestione dello sforzo
Con Remco è stata un po’ diversa, non eravate all’arrivo: com’è andata con lui?

Sì, mancava ancora un po’ all’arrivo. Quel finale però lo conoscevo perché l’avevo provato in allenamento. Tornando al discorso della distanza allo scollinamento sul computerino, quel giorno l’ho guardata per cercare di regolarmi.

Quando si abbassa è davvero così piccolo come dicono?

Sì, soprattutto in pianura. Quando si abbassa quasi sparisce e anche tu dietro devi essere molto schiacciato, altrimenti prendi troppa aria.

A livello di pedalata c’è qualcosa che ti è rimasto impresso?

La cosa che più mi è rimasta impressa è che, dopo un po’ che eravamo rimasti soli, ogni 50-100 metri si voltava per vedere se fossi ancora a ruota e allora faceva una progressione di 5-6 secondi. Fino a quando non mi ha staccato ha fatto così.

Parliamo di rapporti: rispetto a Remco com’eri?

Più o meno eravamo sulla stessa cadenza. Avevamo un 38×30, era piuttosto ripida. C’erano tratti al 17 per cento ed entrambi cercavamo l’agilità.

Antonio Tiberi
Non solo a Prati di Tivo, anche nella tappa del Passo Brocon Tiberi fu tra gli ultimi a mollare Pogacar. La concentrazione è massima
Antonio Tiberi
Non solo a Prati di Tivo, anche nella tappa del Passo Brocon Tiberi fu tra gli ultimi a mollare Pogacar. La concentrazione è massima
Dopo che ti ha staccato come hai proseguito?

In quel caso ho cercato di tenere duro il più possibile, ma ho visto che c’era un buco su Almeida e gli altri. Dopo lo scollinamento si scendeva un po’ e poi c’era un altro strappo: a quel punto Remco aveva preso il largo, era 200-300 metri davanti. Almeida aveva recuperato parecchio, così siamo andati insieme e dopo lo strappo abbiamo collaborato.

Pogacar era al traguardo, ma con Remco mancava ancora un po’: come ti sei gestito con il fuorigiri?

Il fuori giri si fa e anche parecchio, però non vai a cercare l’ultima goccia nel serbatoio come se fosse l’arrivo, tanto da restare senza forze. Nel caso vissuto con Remco qualcosa lo lasci per i chilometri finali.

Hai riguardato i watt?

No, e sapete perché? Proprio quel giorno ho scelto di utilizzare un altro dispositivo Garmin per risparmiare qualcosa sul peso, ma devo aver avuto un problema di configurazione e alla fine non ha registrato nulla.

Jonas Vingegaard, Visma Lease a Bike, 2026

Vingegaard e il Giro: pro e contro della scelta, parla Nibali

11.02.2026
6 min
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BUDAPEST (Ungheria) – Seduto su una sedia di tessuto, ai margini della presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vincenzo Nibali incalza ogni nostra domanda. L’argomento che dà il via a tutto è la partecipazione di Jonas Vingegaard al prossimo Giro d’Italia. Il danese, due volte maglia gialla a Parigi, ha vinto a settembre la sua prima Vuelta Espana e arriva alla Corsa Rosa con in testa l’obiettivo della tripla corona. Un ospite importante alla ricerca di un traguardo ambizioso.

Gli ungheresi sono un popolo caloroso, al contrario di quanto molti possano pensare, e Vincenzo Nibali è la figura che raccoglie tanti sorrisi e foto. Esportare la nostra conoscenza e il nostro ciclismo è anche questo, non solo un progetto come quello italo-ungherese, ma anche le storie e i personaggi che lo hanno reso grande. 

Tanta Italia sul palco di Budapest, con Simoni, Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Simoni, Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)

L’ottavo Re

Vincenzo Nibali è tirato per la giacca, in maniera metaforica in ogni momento, e dopo averlo lasciato alle domande delle televisioni e dei colleghi ungheresi è il nostro turno. Ma per questo discorso serve calma e concentrazione.

«Vingegaard – attacca subito Nibali appena messo sul tavolo il discorso – arriva da una vittoria come quella della Vuelta. Essere al Giro potrebbe dare continuità al risultato ottenuto in Spagna. Venire in Italia credo sia la scelta giusta, oltre al fatto che potrebbe diventare l’ottavo corridore a conquistare la tripla corona (Nibali fu il settimo e la conquistò grazie alla vittoria del Tour de France nel 2014, ndr)».

Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta Vingegaard ha deciso di venire al Giro, un modo per cercare continuità nei risultati
Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta Vingegaard ha deciso di venire al Giro, un modo per cercare continuità nei risultati
In ottica Tour de France, la scelta di Vingegaard la ritieni corretta?

Sì, emotivamente e moralmente arriva al via del Tour dopo aver vinto due Grandi Giri consecutivamente potrebbe essere interessante. Certo che fare Tour e Vuelta, come ha fatto lo scorso anno, è molto diverso dal fare Giro e Tour. 

Potrebbe pagare nel confronto diretto con Pogacar?

Tadej fa un pacchetto di gare molto impegnativo, quello delle Classiche, e anche quello porta via tante energie. Non come una grande corsa a tappe, vero. Ma penso arriveranno al Tour più o meno ad armi pari. Una cosa del genere, la doppietta Giro e Tour, è possibile farla in maniera molto più scientifica grazie ai metodi di allenamento e recupero. 

Negli anni abbiamo visto tanti corridori provare a fare la doppietta Giro e Tour, l’ultimo è stato proprio Pogacar…

Vero, in passato ci aveva provato anche Contador, Froome, Dumoulin, anche io. Personalmente non l’amavo molto, perché dopo dieci giorni al Tour “esplodevo”. Non riuscivo a restare concentrato così tanto tempo. 

Lo scontro tra Vingegaard e Pogacar inizierà a distanza, se il danese dovesse vincere il Giro avrà conquistato la Tripla Corona prima del rivale
Lo scontro tra Vingegaard e Pogacar inizierà a distanza, se il danese dovesse vincere il Giro avrà conquistato la Tripla Corona prima del rivale
E’ un motivo solo di concentrazione o può essere anche di condizione?

Anche di condizione, perché anche se con la testa volevo essere lì a competere sentivo delle differenze a livello fisico. Le gambe mi abbandonavano. Alla fine in quegli anni il Giro era il mio principale obiettivo stagionale, far sì che lo fosse anche il Tour diventava molto difficile. 

Quindi Vingegaard dovrebbe arrivare al Giro con una condizione non al 100%, ma può essere sufficiente?

Potrebbe. Però ultimamente il Giro d’Italia propone sempre degli inizi non facili. Anche il prossimo, che partirà dalla Bulgaria, prevede tre tappe insidiose. Nulla di troppo difficile, ma sicuramente complicato. Arrivati in Italia si riparte con il Blockhaus e altre tappe toste. Insomma, è un Giro che costringerà i partecipanti ad essere in forma fin da subito. Adesso la ricerca e lo sviluppo in termini di allenamento e integrazione permettono di lavorare al meglio, calcolando tutto. 

Secondo Nibali la rincorsa al Tour ha logorato Vingegaard, un approccio diverso può aiutare a trovare nuove forze
Secondo Nibali la rincorsa al Tour ha logorato Vingegaard, un approccio diverso può aiutare a trovare nuove forze
Nulla toglie che nei 3.500 chilometri da fare al Giro possa trovare qualche insidia… 

E’ una corsa molto imprevedibile. Arriva in periodo dell’anno in cui ci possono essere giornate molto calde alternate ad altre fredde. L’incognita meteo alza il rischio di correre su strade bagnate e imprevedibili. E l’asfalto del Giro non è quello del Tour o della Vuelta. Ogni corsa a tappe ha il suo “terreno”. 

Non conoscere le strade può essere un problema? Servono le ricognizioni?

Solo per vedere percorsi particolari, come possono essere le strade bianche o il pavé. Altrimenti giusto qualche passo di montagna. La miglior cosa per prendere confidenza è correrci sopra.

Finito il Giro quale può essere il miglior avvicinamento al Tour per Vingegaard?

Concentrarsi sul recupero, se possibile farlo in altura. Questo perché ti aiuta a ripristinare meglio le energie e fare buoni allenamenti senza dover forzare. Si tratta di mantenere la condizione, con allenamenti più corti e mirati. 

Vingegaard ha corse poche gare a tappa in Italia, due volte la Tirreno-Adriatico (fu 2° nel 2022 e poi la vinse nel 2024) e la Coppi e Bartali, vinta nel 2022
Vingegaard ha corse poche gare a tappa in Italia, due volte la Tirreno-Adriatico (fu 2° nel 2022 e poi la vinse nel 2024) e la Coppi e Bartali, vinta nel 2022
Vincere il Giro può dare al danese una consapevolezza in più? Cosa che magari in questi anni è mancata…

A mio avviso andare ogni anno direttamente al Tour era un errore. Fare un cammino intermedio dà modo di attivare il fisico, rodare le gambe e la testa. Arrivare alla partenza della Grande Boucle con la maglia rosa in bacheca dà una bella iniezione di fiducia. Scusate il gioco di parole, ma vincere aiuta a vincere. Togli dubbi, pensieri, tensione. Paradossalmente magari meno stress. 

Poi c’è questa sfida a distanza per arrivare per primo alla tripla corona.

Ho sempre creduto che Pogacar prima o poi andasse alla Vuelta per provare a chiudere il cerchio. Se Vingegaard dovesse conquistarla prima dello sloveno, sarebbe comunque un mettergli pressione. Prima o poi anche Pogacar ci proverà, non so se sia meglio conquistarla prima o dopo. Se anticipi alzi l’asticella, se lo si fa dopo rischi di rubare la scena all’altro. 

Però rimandare alza il rischio di avere una sola stagione buona per provarci, no?

Questo è vero. Credo che magari Pogacar arriverà a chiudere il Tour e poi da lì deciderà se eventualmente puntare ancora l’accoppiata mondiale e Lombardia o se fare la Vuelta.

Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)

EDITORIALE / La grandezza di Pogacar in mezzo ai giganti

02.02.2026
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La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.

Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.

E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?

Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri

Remco, prove da leader

A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.

Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.

Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar

Il programma di Pogacar

Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.

Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.

Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)

Fra la primavera e il Tour

Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.

Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.

Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.

Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.

Pogacar, Van der Poel

Quando Pogacar non vince. L’analisi di Nicolas Roche

15.01.2026
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Parliamo spesso dei trionfi e dei numeri da capogiro di Tadej Pogacar, ma stavolta facciamo una fotografia, un’analisi, di quando il campionissimo della UAE Emirates non vince. Cosa gli manca quando succede? Perché? Commette degli errori? Un discorso che svisceriamo con Nicolas Roche.

L’irlandese, ex corridore, è oggi uno dei commentatori di Eurosport. Pochi come lui hanno una capacità di analisi e di sintesi. E soprattutto molte delle imprese del campione del mondo le ha viste di persona.

Roche, Pogacar
Nicolas Roche (classe 1984) è stato pro’ per 17 stagioni. Oggi è un commentatore di Eurosport e brand ambassador di Bianchi, con cui gareggia nel gravel
Roche, Pogacar
Nicolas Roche (classe 1984) è stato pro’ per 17 stagioni. Oggi è un commentatore di Eurosport e brand ambassador di Bianchi, con cui gareggia nel gravel
Dicevamo, Nicolas, le poche volte che Tadej Pogacar non vince. Andiamo gara per gara. E iniziamo dalla Milano-Sanremo, uno dei suoi muri in questo momento. Cosa non funziona secondo te?

Secondo me non è che c’è qualcosa che non funziona. Se guardi i tempi delle salite sono più veloci che mai, quindi non mi piace dire che se non ha vinto allora qualcosa non va. Devi avere rispetto per la concorrenza. Penso che la Milano-Sanremo sia una gara dove i velocisti vanno forte come i candidati alla vittoria e storicamente vediamo protagonisti Ganna, Van der Poel, Van Aert, Kwiatkowski, o prima Sagan. Sono corridori veloci, uomini da classiche che riescono a produrre potenze molto molto elevate sui meno di cinque minuti del Poggio, che alla fine è una salita che si affronta quasi a 40 orari di media. Sul Poggio c’è realmente un solo punto dove si può andare forte e provare a fare la differenza: una rampa a 1,5 chilometri dalla cima. Non solo, ma…

Ma, vai avanti…

Il vento gioca sempre un ruolo cruciale. Se è contro è più facile seguire perché si è a ruota. Se è a favore potrebbe aiutare chi attacca, ma in questo caso favorisce anche i corridori potenti che devono seguirlo. Per Pogacar è molto difficile. Anche partire forte sulla Cipressa non garantisce vantaggio: anche staccando qualcuno, sarebbe difficile per lui andare via con quel tratto di pianura nel mezzo. Quindi alla Sanremo lui non sbaglia, non fa errori. E’ che il livello dei velocisti attuali è talmente alto che a ruota su quelle salite riescono a resistere. Sì, Nibali ci è riuscito, ma oggi Van der Poel è più forte in salita rispetto a un Cavendish o a un Hushovd.

Secondo te non sbaglia neanche la volata? Quando si trova con Van der Poel: partire secco o partire lungo?

E’ difficile da dire perché Van der Poel in un’Amstel ha fatto una volata infinita, altre volte più corta sfruttando l’esplosività del cross. Se parliamo di Sanremo, a Pogacar per vincerla serve un colpo di fortuna o, meglio, un “colpo di gara”: l’attimo in cui gli altri si guardano. Ma per lui non è facile perché tutti lo marcano stretto. Oppure serve il maltempo: qualche occasione in più potrebbe averla.

Milano-Sanremo 2025, Poggio, Tadej Pogacar, Mathieu Van der Poel, Filippo Ganna
Pendenze troppo blande e salite troppo corte: per Pogacar è difficile staccare mostri di potenza come VdP, Ganna e in qualche caso anche Philipsen
Milano-Sanremo 2025, Poggio, Tadej Pogacar, Mathieu Van der Poel, Filippo Ganna
Pendenze troppo blande e salite troppo corte: per Pogacar è difficile staccare mostri di potenza come VdP, Ganna e in qualche caso anche Philipsen
Capitolo Roubaix: se l’è cavata bene, ma non ha vinto…

Si sapeva che sarebbe andato forte, tutti abbiamo visto i suoi tempi su Strava. Il problema è che la Parigi-Roubaix non è la Sanremo e non è il Tour de France: è una gara molto particolare, possono capitare mille cose, dalle forature alle cadute. Il posizionamento è determinante e si vede che le squadre con corridori abituati alla Roubaix stanno sempre davanti. Poi ci sono le performance, le qualità fisiche e quelle tecniche. Pogacar è molto bravo a guidare la bici, è agile. E per me ha fatto un numero l’anno scorso… forse uno di troppo, con quell’ingresso in curva così veloce. E’ anche stato un po’ sfortunato perché si era quasi ripreso. Non direi che gli è mancato qualcosa se non un po’ di esperienza rispetto a Van der Poel. Ma ciò che mi ha stupito è che un corridore che pesa 15 chili in meno rispetto agli specialisti riesca ad andare così forte sul pavé.

Dopo quella caduta Pogacar riparte con 20” di ritardo da Van der Poel, ma non chiude. Perché?

Forse perché per essere davanti, in quella posizione, aveva accumulato più stanchezza rispetto a Van der Poel, che era un po’ più “comodo”. Alla lunga ha speso più energie nervose e di posizionamento. Per me in questo caso la sconfitta è più un fatto di esperienza. Averla fatta quest’anno è stata una ricognizione importantissima per lui.

La curva sbagliata di Pogacar alla Roubaix: per Roche un’esperienza importantissima
La curva sbagliata di Pogacar alla Roubaix: per Roche un’esperienza importantissima
Altro terreno meno brillante per Pogacar: lo scontro a cronometro contro Remco Evenepoel

Lì è sorprendente Remco. Quando c’è una cronometro diventa un altro uomo. Lo vedo al Tour e ha una marcia in più contro il tempo. Ma è difficile dire perché Pogacar non vince o se sbaglia. Non è che Tadej abbia una brutta crono, anzi. Il suo setup è molto studiato, non si muove in posizione. Alla fine è il bello del ciclismo: viviamo un’epoca in cui abbiamo un corridore capace di fare tutto, ma in alcune gare trova uno specialista che lo sfida, come Van der Poel nelle classiche, Vingegaard in salita, Evenepoel a cronometro.

Andiamo avanti. L’ultima tappa del Tour, il Giro di Montmartre: cosa è successo?

Quel giorno Van Aert era mentalizzato “all in” sulla tappa finale del Tour de France. Ha messo tutte le energie e si è preso anche il rischio di cadere e perdere tutto. Con la pioggia sapeva che poteva essere la sua occasione. Forse senza pioggia avremmo visto un’altra gara. Pogacar aveva più da perdere.

Certo, anche se la tappa era stata neutralizzata bisognava comunque portare la bici al traguardo…

Se ricordate, dopo il primo passaggio erano rimasti davanti 30-40 corridori: quelli della generale e qualche coraggioso. Pogacar ci ha provato ma ha capito che non poteva rischiare di perdere tutto. Non aveva bisogno di vincere quel giorno, mentre Van Aert si giocava la stagione. In tv si vedeva chiaramente che faceva curve che l’altro non poteva permettersi.

Pogacar
Tour 2023, verso Laruns, sul Marie Blanque, Vingegaard ha staccato Pogacar, marcato da Kuss. Nonostante abbia migliorato sé stesso lo sloveno deve chinare la testa
Pogacar
Tour 2023, verso Laruns, sul Marie Blanque, Vingegaard ha staccato Pogacar, marcato da Kuss. Nonostante abbia migliorato sé stesso lo sloveno deve chinare la testa
Cosa manca a Pogacar quando non vince? Tu qualche errore lo hai notato?

Errori veri non ne vedo. Ci sono situazioni meno favorevoli: minor peso ed esperienza alla Roubaix, un percorso troppo veloce alla Sanremo. E poi c’è il valore degli avversari. Il livello del gruppo oggi è elevatissimo e, nonostante tutto, solo pochi corridori possono batterlo e solo in determinate condizioni. Quando Vingegaard gli diede un minuto al Marie Blanque tutti dissero che Pogacar non andava forte. Ma rivedendo i tempi Tadej impiegò addirittura 1’20” in meno rispetto a due anni prima. Non è Pogacar che ha avuto una giornata no, è Vingegaard che è andato più forte. A volte si fatica ad accettare quando il super campione perde.

E dell’Amstel Gold Race dell’anno scorso vinta da Skjelmose cosa dici?

Forse Pogacar era un po’ troppo sicuro, forse… Ma attenzione. Skjelmose è meno appariscente, ma è un ottimo corridore, e l’altro, Evenepoel, è un ex campione del mondo anche lui vincitore di molte classiche e corse di un giorno. Magari entrambi hanno sottovalutato Skjelmose. Come vedete, il valore dell’avversario conta.

Jonas Vingegaard, presentazione squadra e programmi 2026 (foto Visma Lease a Bike)

Vingegaard al Giro, assalto alla Tripla Corona

13.01.2026
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Se vincerà il Giro d’Italia, Vingegaard stabilirà un record che nessuno potrà togliergli: conquistare la Tripla Corona prima di Pogacar. E il primato – in questo duello estenuante e apparentemente scontato – rimarrà suo per sempre. Forse anche per questo, il danese ha confermato le voci che lo davano al via della corsa rosa. Giusto oggi infatti ha annunciato che a 29 anni farà il debutto nel Giro che in Bulgaria brinderà all’edizione numero 109.

Vingegaard non ha mai corso il Giro né in passato ha mai dato la sensazione di volerlo fare a tutti i costi. C’era soltanto il Tour, vinto per due volte. Poi lo strapotere di Pogacar e le emozioni provate vincendo la Vuelta del 2025 lo hanno persuaso ad ampliare l’orizzonte. Al punto da aver dichiarato, cogliendo molti alla sprovvista, che il ciclismo non è fatto soltanto di Tour.

«Aver vinto la Vuelta – ha spiegato ieri – ha avuto un ruolo nella mia decisione. Ho già vinto in Francia e in Spagna, ora voglio fare lo stesso in Italia. Questo sembra il momento perfetto per partecipare al Giro. Mi piacerebbe aggiungere la maglia rosa alla mia collezione».

L'inverno di Vingegaard è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L’inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L'inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L’inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)

14 giorni prima del Giro

Il programma è ridotto all’osso. Debutto al UAE Tour (16-22 febbraio), poi Volta a Catalunya (23-29 febbraio) e da lì rotta sul Giro. Quattrodici giorni di gara e il consueto zaino pieno di altura, sopralluoghi e allenamenti precisissimi.

«Oltre alla volontà di Jonas – ha commentato il direttore sportivo Grischa Niermann – siamo convinti che correre il Giro migliorerà il suo livello al Tour. Certo che punteremo alla vittoria in Italia, ma il Tour rimane l’obiettivo più importante». 

Nel 2024 delle meraviglie, Pogacar arrivò al Giro con appena 10 giorni di corsa, riuscendo a vincerne sette: Strade Bianche, 4 tappe più la classifica del Catalunya e la Liegi.

Vuelta Espana 2025, Bola del MUndo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il Tour resta centrale, ma la vittoria della Vuelta 2025 ha fatto capire a Vingegaard che la maglia gialla non è tutto
Vuelta Espana 2025, Bola del Mundo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il Tour resta centrale, ma la vittoria della Vuelta 2025 ha fatto capire a Vingegaard che la maglia gialla non è tutto

Il sogno del Tour

Con due Tour vinti e l’ultima Vuelta nel cassetto, Vingegaard andrebbe inserito fra i più forti di sempre, eppure l’ombra della maglia gialla non gli permette di godere delle conquiste riportate. Va bene che il Tour non è tutto, ma è una bella fetta del totale.

«Il 2025 è stato un anno positivo – ha commentato – ma non eccezionale. Ho già vinto il Tour due volte, ma per me una stagione di vero successo dipende ancora dalla maglia gialla. Festeggiare un’altra vittoria a Parigi è quello che continuo a sognare».

Nei precedenti della sua squadra, Roglic vinse il Giro del 2023, poi mise da parte il Tour e fu terzo alla Vuelta. Mentre lo scorso anno, Simon Yates conquistò la maglia gialla, poi andò al Tour vincendo una tappa e aiutando il capitano danese nel duello contro Pogacar.

In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall'intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall’intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall'intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall’intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)

Percorso non durissimo

Per Vingegaard, seguendo le indicazioni di Niermann, la partecipazione al Giro segna un nuovo approccio con il Tour. Si potrebbe anche pensare che la scelta sia stata dettata dal percorso che è sì impegnativo, ma non ai livelli di altre edizioni.

«Negli ultimi cinque anni – ha detto Vingegaard – la mia preparazione al Tour è stata sostanzialmente la stessa. Questa volta abbiamo scelto qualcosa di nuovo. L’organizzazione ha progettato un percorso fantastico. Forse non così impegnativo come negli ultimi anni e questo rende la combinazione di Giro e Tour un’opzione vantaggiosa per noi».

Le possibilità per lui non mancano, a cominciare dal primo arrivo in quota sul Blockhaus. Dominando la Tirreno-Adriatico del 2024, Vingegaard ha mostrato di apprezzare molto le pendenze del Centro Italia: gli avversari sono avvisati.

Tirreno-Adriatico 2024, 8 marzo: l’attacco di Vingegaard sulla salita di San Giacomo. Il danese si muove bene sulle salite del Centro Italia
Tirreno-Adriatico 2024, 8 marzo: l’attacco di Vingegaard sulla salita di San Giacomo. Il danese si muove bene sulle salite del Centro Italia

Il fantasma di Tadej

Pogacar non c’era poco fa quando Vingegaard ha annunciato i suoi programmi, ma era il classico convitato di pietra: l’innominabile, colui che ha il potere di mettersi di traverso e guastare i piani degli avversari.

«Vincere in Francia per la terza volta – ha spiegato Vingegaard – sarebbe incredibile, ma anche molto difficile. Potrebbe essere un’edizione più emozionante delle ultime due. Il Tour è diverso rispetto agli ultimi anni, i distacchi potrebbero essere inferiori. Tuttavia, si dovrà essere subito pronti per la cronosquadre di Barcellona. E’ una disciplina in cui investiamo molto tempo come squadra e sarà un modo speciale per iniziare la corsa. Ma l’attenzione è rivolta prima al Giro e poi al Tour. Questi sono i miei obiettivi principali. E sono estremamente motivato».

Pensate però che storia se Tadej scegliesse di partecipare al Giro prima del Tour (nei giorni del ritiro spagnolo, la voce in realtà girava). Se riuscisse a impedire che Vingegaard faccia centro, potrebbe poi andare a prendersi la tripla corona vincendo la Vuelta che ancora gli manca. Al campione del mondo non piace arrivare secondo. Ma questa ovviamente è fantascienza. Per ora teniamoci stretti la notizia di Vingegaard al Giro, cominciamo a capire dove potrà lasciare il segno e chi sarà capace di constrastarlo.

Tim Wellens, Pogacar

Wellens: «Giriamo in coppia e Tadej è sempre in testa»

13.01.2026
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BENIDORM (Spagna) – Tim Wellens, campione nazionale belga e ormai pedina chiave della UAE Emirates, è un corridore che ha saputo reinventarsi in qualche modo. Il suo arrivo nella formazione emiratina un po’ aveva colpito. In fin dei conti era un fiammingo della Lotto in un team votato, non solo ma soprattutto, ai Grandi Giri. Invece la sua professionalità, il suo carattere, il suo essere metodico e le capacità di leggere le corse ne hanno fatto un vero perno.

E’ soprattutto la sua amicizia con Tadej Pogacar a rappresentare un valore aggiunto per sé e per il team. Tra i due si è sviluppata una sintonia tecnica e umana che va oltre il semplice rapporto tra capitano e gregario di lusso. Wellens non è solo un uomo-fidato del fuoriclasse sloveno. I due si allenano insieme, vivono vicini a Montecarlo e possiamo garantirvi che quando il belga ha vinto la tappa a Carcassone, Pogacar era più felice che di un suo successo.

Tim Wellens
Tim Wellens (classe 1991) incontrato a Benidorm. Il campione belga ha un contratto con la UAE anche per il 2027
Tim Wellens
Tim Wellens (classe 1991) incontrato a Benidorm. Il campione belga ha un contratto con la UAE anche per il 2027

Wellens per sé e per Tadej

Il programma 2026 di Tim Wellens ricalca in buona parte quello della scorsa stagione, un’impostazione che il corridore belga considera un “vantaggio operativo”.

«Il mio calendario è quasi un copia e incolla del 2025 – ha detto Tim – Ci sono poche sorprese. Gli obiettivi principali sono le classiche e il Tour, per aiutare Tadej. E’ una routine positiva per me. La crescita della UAE Emirates passa anche da questo approccio. Abbiamo affinato i nostri processi tecnici e le nostre metodologie d’allenamento mirate. Fosse per me, correrei sempre con Pogacar, perché è bello ottenere risultati di squadra. Quando c’è lui è diverso ovviamente e il senso di squadra aumenta. Personalmente ora sento meno pressione, corro in modo più rilassato. Alla Lotto le prestazioni dovevano venire da me e se non succedeva era un problema, qui alla UAE Emirates ci sono altri 30 corridori che possono arrivare tra i primi cinque. Ovviamente la squadre vuole che io corra bene, ma non è un problema se per una volta non ci riesco».

Wellens inizierà con Omloop e Kuurne. E saranno subito grandi occasioni per lui, in quanto non ci sarà Pogacar. E poi quelli sono i suoi terreni di caccia preferiti. Niente Andalucia e altre gare prima. L’obiettivo è essere freschi il più possibile. Quindi farà tutte le altre classiche di primavera, ad esclusione della Liegi, e poi il Tour de France.

«Non andrò in Oman per aiutare Adam Yates e inizierò direttamente in Belgio. Però è bello stare tutti insieme qui a Benidorm. Per dire, ho avuto l’opportunità di stare con Jay Vine con il quale l’anno scorso non ho mai corso. Bene davvero: sono nella squadra migliore del mondo, con il miglior corridore del mondo. Da bambino non ci avrei mai creduto. Qui mi trovo bene e per me non c’è posto migliore. Il senso del gruppo è la nostra forza».

Tim Wellens
Quel giorno, Wellens è uscito molto presto, circa un’ora prima degli altri
Tim Wellens
Quel giorno, Wellens è uscito molto presto, circa un’ora prima degli altri

Allenamenti a sfinimento

Ma nel grande bar del bellissimo hotel di Benidorm, Wellens ha parlato molto del suo rapporto con Pogacar, qualcosa che è iniziato per lavoro, ma che man mano è diventata amicizia vera. Una volta proprio Wellens raccontò che suo padre era venuto dal Belgio e un giorno doveva fargli fare dietro motore. Si è aggregato anche Tadej dietro lo scooter. Ad un certo punto il papà ha accelerato: lui si è staccato. Pogacar lo ha saltato e si è accodato. «Lì capisci che ha davvero qualcosa in più», aggiunse Wellens.

Dal canto suo, lo sloveno ne apprezza l’affidabilità tattica, la capacità di interpretare i ritmi più estremi e il contributo nelle fasi decisive, insomma la sicurezza che può darti un compagno così. La loro amicizia, consolidata dentro e fuori dalle corse, crea un clima di condivisione tecnica che favorisce l’intero team.

«Pogacar – spiega Wellens – è davvero incredibile. E’ il più professionale di tutti. Tadej è forte, ma si allena anche molto. Sarebbe un errore pensare che per lui la vittoria sia qualcosa di facile e naturale. Ed è impressionante quanto sia resistente. Tante volte, per cinque ore giriamo in coppia e lui è sempre davanti, gli altri si alternano al suo fianco. Oppure facciamo la doppia fila – imita il gesto con le mani – e lui pedala in testa da solo al nostro lato. Quella che per lui è la zona 2, per noi è la zona 3.

«Ogni anno siamo stupiti dai progressi che continua a fare, perciò non mi sorprenderei se fosse così anche questa volta».

Tim Wellens
Pogacar, Wellens, Politt e Florian Vermeersch durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram – Benoit Bernard)
Tim Wellens
Pogacar, Wellens, Politt e Florian Vermeersch durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram – Benoit Bernard)

Sognando Roubaix

La preparazione dunque è molto spesso condivisa non è solo un confronto fisico, ma un ambiente di costante crescita: «Ognuno spinge l’altro a superare il proprio limite. E in tutto questo Tadej ha fame».

E a proposito di fame, non è un segreto che Sanremo e Roubaix siano due enormi obiettivi dell’iridato per questa stagione. Già a dicembre, a sorpresa, Pogacar e Wellens andarono in avanscoperta sulle pietre della Roubaix.

Ancora Wellens: «La ricognizione con Pogacar è stata “molto istruttiva”. Abbiamo fatto delle prove sui materiali e ci siamo confrontati sulle sensazioni di guida nei settori più ostici. Tadej ama quello che fa, è un ragazzo semplice, per me alla fine ci riuscirà e durerà ancora a lungo perché, foto a parte, vive tutto ciò senza lo stress di chi deve essere sempre al 100 per cento».

E sulla Sanremo? «Sappiamo che se dobbiamo vincerla dobbiamo scalare la Cipressa in meno di nove minuti». Come se fosse una cosa semplice! In realtà sotto ai 9′ ci andarono già l’anno scorso quando fermarono il corno ad 8’59”. Probabilmente Wellens si riferiva a ben più secondi… sotto ai nove minuti.