Che Tadej Pogacar abbia fatto breccia nel cuore e nell’immaginario dei tifosi più giovani è ormai fatto noto, ne abbiamo parlato anche noi raccontando la bella storia di Petra.
Questo aspetto non è sfuggito a Dmt, l’azienda che fornisce le scarpe al campione sloveno, che ha deciso di presentare le KR4 PJ Junior, un modello pensato per i campioni di domani.
Il design riprende quello classico delle scarpe del campione sloveno, a partire dalla chiusura con i lacciIl design riprende quello classico delle scarpe del campione sloveno, a partire dalla chiusura con i lacci
Stesso stile del campione
Le KR4 PJ Junior riprendono lo stile delle scarpe create da Dmt per Pogacar: bianche e con la chiusura a lacci, la più evidente caratteristica. Gli aspetti tecnici sono, naturalmente, meno esasperati rispetto a quelli che si trovano nei modelli top di gamma, ma restano comunque di buon livello, anzi ottimo considerando che si rivolgono a ciclisti in erba.
La tomaia è in rete mesh, leggera, traspirante e che si asciuga velocemente, per pedalare comodamente anche e soprattutto nelle giornate estive. La suola è in nylon, quindi rigida ma non in maniera esagerata, e provvista di prese di areazione sia nella parte anteriore che in quella centrale.
Un fumetto con Hulk in giallo rende le KR4 PJ Junior ancora più accattivanti per i più giovaniUn fumetto con Hulk in giallo rende le KR4 PJ Junior ancora più accattivanti per i più giovani
Fumetto di Hulk-Pogacar, un supereroe ai propri piedi
Sappiamo che Pogacar ama attaccare sul manubrio uno sticker di Hulk, il suo supereroe preferito. Essendo le KR4 PJ Junior delle scarpe pensate per i ragazzini, in Dmt hanno deciso di ispirarsi a quel personaggio per rendere questo modello unico.
Nella parte interna è stato stampato un Hulk in versione Pogacar, con tanto di maglia gialla e ciuffetto che sporge dal casco. In questo modo durante le loro pedalate i campioni di domani avranno sempre un supereroe al loro fianco (cioè, ai loro piedi).
La linguetta in microfibra, assieme alla tomaia in mesh, garantiscono un’ottima calzataLa linguetta in microfibra, assieme alla tomaia in mesh, garantiscono un’ottima calzata
Altri dettagli, taglie, peso e prezzo
La comodità della calzata è garantita – oltre dalla chiusura con i lacci – anche dalla linguetta in microfibra che si adatta a tutti i tipi di piede. In più, come le scarpe “dei grandi” la tacchetto posteriore è intercambiabile. Le taglie vanno dal 35 al 39, e il peso è di 195 grammi (per la misura 36). Il prezzo delle KR4 PJ Junior indicato nel sito di Dmt è di 119 euro
Il Fiandre mette in luce Pogacar ed evidenzia la sua inesperienza. Al contrario, Van der Poel stavolta fa sfoggio di lucidità. E in volata, un capolavoro
Pogacar e Vingegard si punzecchiano. Adam Yates ha la maglia gialla. Matxin ragiona sui suoi, parlando di oggi e di domani. Il Tour è appena cominciato
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
TIRANA (Albania) – Vincenzo Nibali nei panni di ambassador ci sta davvero bene. Si muove con la sicurezza del leader, mai una parola di troppo e l’acutezza di sempre nel valutare le situazioni. Sta per iniziare il terzo Giro senza di lui e mai gli sentirete dire che si è portato dietro qualche rimpianto. A differenza di quelli che smettono per sopraggiunti limiti nervosi, il siciliano ha scelto la data e si è fermato dopo aver dato davvero tutto. Lo incontriamo nel quartier tappa mentre stanno per arrivare i protagonisti per la conferenza stampa di rito. Sta finendo di raccontare all’inviato di Marca l’importanza che il ciclismo ha avuto nella sua vita. Racconta che se non avesse sfondato nel ciclismo, avrebbe intrapreso la carriera del fisioterapista. E poi rivendica con orgoglio il suo ruolo nell’approfondire la ricerca in tema di allenamento e preparazione. Il ciclismo spaziale di questo tempo è iniziato nel suo e in qualche modo è bello tenerlo a mente.
La riflessione che gli proponiamo parte dall’assenza di Pogacar e dal fatto che quando lui non c’è, gli altri corridori sanno di poter vincere e vanno al via con idee ben più bellicose. Se oggi al tavolo dei contendenti ci fosse stato lo sloveno, avremmo assistito a una sfilata di omaggi e distinguo. Invece, pur non lanciandosi in proclami roboanti, per mezz’ora abbiamo avuto la sensazione di avere davanti un plotone di sfidanti con concrete possibilità di vittoria.
Il quartier tappa del Giro 2025 a Tirana si trova nel Palazzo dei CongressiIl quartier tappa del Giro 2025 a Tirana si trova nel Palazzo dei Congressi
Quando non c’è “Taddeo” si può pensare anche di vincere?
“Taddeo” è il cannibale del momento, è fantastico. Vince e stravince, non c’è niente da dire. Quando attacca da così lontano ti lascia a bocca aperta. Anche io a mio modo sono stato un precursore in questo senso. Magari non partivo a 100 dall’arrivo, però l’idea di attaccare da lontano l’ho sempre avuta. Quando non c’è Tadej, sono tutti più tesi e cercano di capire cosa potranno fare. Se Pogacar blocca la giornata sbagliata, allora magari qualcosa può cambiare. Sempre che quando ha la giornata sbagliata, fa secondo o terzo».
E allora che Giro sarà questo senza Pogacar?
Molto aperto, molto, molto complicato. Ci sono delle tappe che possono essere trabocchetti. Il Giro non è mai semplice, ho parlato anche con dei direttori sportivi. Con Bramati, con Tosatto che ha dei corridori molto interessanti. Quando si parla di Giro non è mai semplice, e l’ultima settimana è dura davvero.
E’ il terzo Giro senza di te, t’è rimasto qualcosa del corridore addosso oppure hai chiuso bene la porta?
Non ho rimpianti, veramente non ne ho. Ne ho avuti pochissimi in vita mia, perché quello che ho fatto l’ho sempre fatto con grande voglia e volontà. Ora vivo il ciclismo da un punto di vista diverso da quello dell’atleta. Lo vivo da fuori, ma sono sempre molto vicino ai ragazzi e ogni tanto pedalo anche con loro, come si può vedere anche dai social. L’altro giorno ero con Bettiol, capita di uscire con Ulissi, con Pippo Ganna e altri come Honoré. E’ bello scambiarsi opinioni con loro che ci sono ancora dentro.
Roglic conferma di essere qui per vincere con una squadra molto forteAyuso nega che l’età sarà un limite: ha già fatto 4 Grandi Giri: «Se crollerò, sarà perché non ce la farò, non per i miei anni»Roglic conferma di essere qui per vincere con una squadra molto forteAyuso nega che l’età sarà un limite: ha già fatto 4 Grandi Giri: «Se crollerò, sarà perché non ce la farò, non per i miei anni»
In un duello ipotetico fra Roglic e Ayuso, il fatto che uno abbia già vinto il Giro sarà un punto a suo favore?
L’esperienza che ha Roglic è tantissima e lo può aiutare tanto, però è un atleta che gioca tanto in difesa. Ayuso invece è l’esatto opposto e quindi potremmo ritrovarci con un attaccante e uno che si difende e questo potrebbe rendere la gara interessante. Però sono certo che lungo la strada ne verranno fuori altri cinque o sei.
Ad esempio?
Non sottovaluterei Del Toro e nemmeno Yates. Tiberi ha preparato questo Giro nei dettagli e ha fatto dei sopralluoghi delle tappe già all’inizio dell’anno. Ciccone arriva con un’ottima gamba e bisogna capire se il suo orientamento sarà per la classifica o per le tappe, dove secondo me si può togliere tanti sassolini dalle scarpe.
Tiberi lo hanno spesso accostato a te, come valuti il suo percorso?
L’ho lasciato che era un ragazzino, quando eravamo in Trek. Da allora è cresciuto tantissimo e ha preso con decisione la strada delle corse a tappe. Io riuscivo a fare anche le gare di un giorno, però si sta muovendo nella giusta direzione.
Van Aert conferma che la salita della prima tappa sarà dura, ma non esclude di lottare per la rosaHanno chiesto a Bernal se tornerà a vincere un Giro: Egan ha detto che questa per ora è la sua speranzaVan Aert conferma che la salita della prima tappa sarà dura, ma non esclude di lottare per la rosaHanno chiesto a Bernal se tornerà a vincere un Giro: Egan ha detto che questa per ora è la sua speranza
Dici che si gioca davvero tutto nelle ultime tappe in Valle d’Aosta?
Io starei molto attento anche alle tappe qua in Albania, che sono molto pericolose. La tappa di Valona (la terza, domenica, ndr) è difficile. Mentre la prima, quella di domani, essendo la prima, non è affatto semplice. Se non sei pronto e non sei entrato nel mood del Giro d’Italia, è facile lasciare qualche secondo già sulle prime rampe. E’ una cosa vista e rivista, le prime salite hanno sempre fatto un po’ di danni.
Hai parlato di un Giro aperto e Red Bull assegna 6 secondi di abbuono a ogni tappa: possono diventare decisivi?
Spero di no! Ho fatto anche un’intervista dicendo che molte volte i corridori hanno appiattito la gara, spero non accada nuovamente. Non credo però che questi abbuoni recheranno disturbo alla classifica. All’inizio magari sì, poi non più. Sarebbe stato peggio se ci fossero stati degli abbuoni importanti all’arrivo per i primi tre. Mi ricordo di quando Joaquim Rodriguez perse il Giro del 2012 appunto per un gioco di abbuoni.
Stiamo vivendo un momento eccezionale di ciclismo, con prestazioni e guadagni decisamente importanti…
Il ciclismo ha raggiunto un livello molto alto ed è giusto e dovuto. Non è uno sport di serie B o di serie C, è uno sport di serie A. Tutto questo ce lo siamo meritati nel tempo, per la gente che ci ha tifato e per i corridori che hanno portato tanta aria fresca in questo mondo che era rimasto legato alle tradizioni. Oggi ci ritroviamo sicuramente uno sport fantastico che merita tutta l’attenzione. E mi piace pensare di aver avuto una parte nel suo sviluppo. E magari qualcosa posso fare ancora.
Ultima corsa a Guangxi e Verre ragiona sull'inverno. Troppa palestra nel 2022, meglio inserire più bici. Giro o Vuelta? «Per un giovane meglio la Spagna»
Questa prima parte di stagione non solo ci ha mostrato un favoloso Tadej Pogacar. Guardandolo con occhi più tecnici ci sono balzati all’occhio due aspetti riguardanti la sua posizione. E chissà se questi due dettagli sono collegati. Di cosa parliamo? Della presa sul manubrio e dell’inclinazione, molto accentuata, della sua sella.
Abbiamo notato che Pogacar è quasi sempre in presa alta, cioè impugna le leve anche quando sta spingendo forte in pianura, magari da solo in fuga. Una differenza emersa chiaramente alla Roubaix: nei tratti asfaltati Van der Poel era schiacciato sulla curva bassa del manubrio, mentre Tadej manteneva la presa alta. Apparentemente questo dovrebbe danneggiare l’aerodinamica. Apparentemente, però: perché oggi ogni dettaglio è frutto di uno studio accurato.
E poi c’è la sella: inclinata in avanti molto più rispetto all’anno scorso. Di questo abbiamo parlato con Mauro Testa, biomeccanico e responsabile scientifico di Biomoove Lab.
Il dottor Mauro Testa, responsabile scientifico del centro Biomove, è titolare di oltre 300 brevettiIl dottor Mauro Testa, responsabile scientifico del centro Biomove, è titolare di oltre 300 brevetti
Dottor Testa, ci siamo accorti che Pogacar mantiene quasi sempre la presa alta, anche quando è da solo in fuga. Non si abbassa molto con i gomiti, a differenza per esempio di Van der Poel o Evenepoel. Perché?
Ci sono delle premesse da fare. Quando si scrive sulla posizione di un atleta, specie se così importante, bisogna rispettare chi lo ha messo in sella. Senza conoscere il lavoro dietro, si rischiano critiche inutili. Mi capitò anche con Sagan. Qualcuno disse che la sua posizione era sbagliata, ma io rispettai le sue caratteristiche morfologiche. E guarda caso, da quando lo mettemmo in un certo modo, tornò a vincere.
Qui però non si tratta di critica, ma di analisi. E chi meglio di lei può darci una lettura tecnica?
Capisco, ma quella premessa resta importante. La domanda vera è: cosa è stato fatto e quali misurazioni sono state prese dal biomeccanico prima di impostare quella posizione? Con Sagan, ad esempio, mi accusarono di averlo posizionato come un biker. In realtà lo feci perché nella fascia 8-12 anni, l’età d’oro dello sviluppo motorio, lui si era formato come biker. Era quindi giusto assecondare quello sviluppo. Non contesto mai il lavoro di un collega se non conosco da dove è partito. E comunque Pogacar sta vincendo, quindi è chiaro che il suo biomeccanico ha fatto un lavoro eccellente. Se la posizione non fosse efficiente, non riuscirebbe a ottenere queste prestazioni.
Ma quindi perché può preferire la presa alta?
Ci sono atleti che si trovano più comodi in presa alta. Può darsi che siano leggermente lunghi rispetto al telaio, oppure che la loro conformazione dal bacino in giù sia più favorevole a quella postura. Magari Pogacar ha le gambe lunghe e il busto corto, pertanto tende a essere “corto” nella parte anteriore della bici. Potrebbe sentirsi meglio in quella posizione. Sagan, ad esempio, chiedeva un attacco manubrio molto lungo per le volate, che faceva in presa bassa. Per evitare di sbattere le ginocchia, scelse un attacco più lungo rispetto a quello ideale per le sue misure.
La differenza più marcata è stata nei confronti di VdP spesso in fuga insieme: uno in presa bassa, l’altro in presa alta. Vedendo la foto l’olandese sempre più aeroLe due immagini (anche quella che segue) appartengono alla stessa foto, quindi allo stesso punto e allo stesso momento. Pogacar è in presa alta…Van der Poel, alla sua ruota, invece è più allungato e disteso. Ma come dice Testa i motivi possono non essere solo antropometrici
Quindi una posizione dettata da un bilanciamento tra spinta, comodità e aerodinamica?
Esatto. Magari Pogacar ha un attacco leggermente lungo e sceglie la presa alta per compensare. E comunque la comodità, specie in gare lunghe, è parte della prestazione.
E la sella così inclinata in avanti? Potrebbe esserci un legame tra le due cose?
Sì, l’inclinazione può portare l’atleta a scivolare in avanti, e cercare appoggio sulle leve per sostenersi meglio. Una sella molto inclinata aumenta la curva della lordosi e porta il bacino in posteroversione. Questo può essere legato a rigidità articolari o muscolari. Bisogna tenere conto che nessuno è perfettamente simmetrico: una parte del corpo può essere più rigida. L’atleta cerca quindi una posizione che sia un compromesso specifico e personale.
Quindi l’approccio è sempre individuale?
Assolutamente sì. Due persone alte 175 centimetri possono avere caratteristiche diverse: uno può avere il tronco più lungo, l’altro le gambe. Le tibie e i femori possono variare. Per questo è importante che il biomeccanico lavori sulle misure antropometriche reali. Così l’atleta si trova in una posizione che gli consente di risparmiare energia.
Nell’analisi frontale l’impatto con l’aria di VdP appare maggiore per via della sua stazza, anche se è più piegato con i gomitiNell’analisi frontale l’impatto con l’aria di Pogacar sembra minore… VdP ha una stazza maggiore e impatta di più, anche se è più piegato con i gomiti
La comodità quindi è un parametro primario nella prestazione?
Sicuramente. In uno sport di endurance la prima cosa da evitare sono i dolori dovuti a una posizione non confortevole. Bisogna rispettare le leve muscolari e articolari di ogni individuo. E serve conoscere le aspettative dell’atleta, anche dal punto di vista cognitivo e psicologico. Ecco perché la posizione deve farla il biomeccanico, non il semplice bikefitter: servono competenze fisiologiche molto approfondite.
Veniamo alla sella 3D che sta usando Pogacar. Rispetto all’anno scorso ha più grip. Questo può aver influito sull’inclinazione?
Capita spesso che gli atleti chiedano piccoli aggiustamenti in base a fastidi momentanei: una vescica, una ferita, un’irritazione. Molti parlano di prostata, ma è un falso mito. La zona sensibile è il perineo, che quando viene compresso causa problemi, anche nervosi. Il senso di impedimento che si avverte scendendo dalla bici non dipende dalla prostata, che è più in alto, ma proprio dal perineo.
Quindi Pogacar potrebbe avere un fastidio perineale?
Potrebbe. E potrebbe preferire quella posizione perché si sente più scaricato. Personalmente gliela sconsiglierei, ma sono certo che ne abbia parlato con il suo biomeccanico.
Perché la sconsiglierebbe?
Perché quella posizione lo porta a scivolare in avanti con il bacino e ad aumentare la lordosi. Questo incrementa la compressione a livello delle vertebre lombari: L3, L4, L5 e S1. Sono le prime a ricevere vibrazioni, e a lungo andare possono creare problemi.
Come si risolve un fastidio perineale?
Molto spesso basta cambiare fondello. Un fondello di qualità, magari in SEBS (stirene-etilene-butadiene), aiuta moltissimo. Io avrei cercato un compromesso tra il disturbo e il desiderio dell’atleta.
La bici di Pogacar del 2024 al Tour…E quella di quest’anno alla Liegi. La differenza maggiore è l’inclinazione della sellaLa bici di Pogacar del 2024 al Tour…E quella di quest’anno alla Liegi. La differenza maggiore è l’inclinazione della sella
Ma l’inclinazione della sella migliora la circolazione sanguigna?
No, il sangue torna al cuore per gradiente di pressione, non per la posizione della sella. Quando sei in piedi, la pressione al piede è di circa 30 mmHg, 0 al cuore e -10 al cervello. Il sangue va da dove la pressione è maggiore a dove è minore. Nel ciclismo, sport antigravitario, non c’è una pressione sufficiente per favorire il ritorno venoso. Serve una buona contrazione muscolare che “spreme” la vena e aiuta il ritorno del sangue. Ecco perché non è utile scivolare indietro col bacino e bisogna avere libero il triangolo pelvico.
Triangolo pelvico e di Scarpa: cosa sono?
Il triangolo di Scarpa è l’area tra l’inguine e la coscia, dove c’è la piega anteriore della gamba. Si chiama così dal professor Scarpa che lo individuò nel ‘700. E’ importante perché, insieme ai diaframmi respiratorio e pelvico, crea pressioni negative e positive che facilitano il ritorno venoso. Il sangue che torna al cuore è venoso, viene poi ossigenato e rimesso in circolo per produrre ATP, l’energia del movimento. In bici da crono questo triangolo è chiuso, ma lì la durata è limitata. In una gara lunga e dura come la Roubaix, per esempio, invece è fondamentale preservarlo.
E’ un’analisi molto profonda. Quanto conta osservarla su strada?
E’ fondamentale. Serve guardare l’atleta in azione, su strada. Non basta un’analisi su rullo o in laboratorio. Con appositi sensori misuro l’emoglobina e l’ossigenazione nei vari distretti corporei durante lo sforzo. Questo consente di sapere con precisione dove e come circola l’ossigeno.
Il triangolo di Scarpa (o femorale) indicato da Testa. Pogacar lo chiude meno anche (ma non solo) per via dell’utilizzo di pedivelle più corte rispetto a molti altriIl triangolo di Scarpa (o femorale) indicato da Testa. Pogacar lo chiude meno anche (ma non solo) per via dell’utilizzo di pedivelle più corte rispetto a molti altri
In conclusione
E’ evidente che la posizione di Pogacar è frutto di un lavoro accurato, costruito sulle sue caratteristiche morfologiche e sulle sue esigenze prestative. I due dettagli che abbiamo messo in evidenza, la presa alta sulle leve e la forte inclinazione della sella, potrebbero essere collegati tra loro, come ipotizzato.
Ma vanno interpretati alla luce di ciò che ci ha spiegato il dottor Mauro Testa: ogni atleta è un mondo a sé e la posizione in bici deve tener conto non solo dell’aerodinamica, ma anche della comodità, dell’efficienza muscolare e del ritorno venoso. In questo senso, la postura di Pogacar rappresenta forse un compromesso tra tutti questi fattori, e finché continuerà a vincere, sarà difficile dargli torto.
Come è stato che Mathieu Van der Poel sia diventato campione del mondo sta tutto nel suo ragionamento e nelle sue gambe. Van Aert e Pogacar si inchinano
Matxin è lo stratega del UAE Team Emirates. Mercato e corse: passa tutto attraverso il suo estro e la sua competenza. Dove sta andando il team? Sentiamolo
Il dannato paragone con Merckx sembra una tappa che Pogacar sarà destinato ad affrontare per tutta la vita e non sarà possibile stabilire se ne avrà mai passato il traguardo. Nei giorni successivi alla disarmante vittoria della Liegi, media di ogni genere si sono sforzati di cercare punti di contatto e differenze, immaginando che gli avversari del vero Cannibale si siano sentiti come quelli attuali dello sloveno. «Mi è stata posta questa domanda tantissime volte – ha detto Pogacar – e io non posso che essere felice e umile perché ho un talento incredibile per il ciclismo».
Troppo intelligente per esporsi. Probabilmente gratificato dal fatto che tanti intorno a lui abbiano tempo da dedicare alla faccenda. Fondamentalmente disinteressato da tutto quello che accadde così tanti anni fa.
Tadej Pogacar ha 26 anni e 7 mesi. E’ professionista dal 2019, ha vinto 95 corseTadej Pogacar ha 26 anni e 7 mesi. E’ professionista dal 2019, ha vinto 95 corse
I Giri di Merckx
I Belgi di Het Nieuwsblad, che probabilmente hanno voluto rivendicare l’originalità del… “cannibalismo merxiano”, hanno così messo qualche picchetto per evitare che il vento delle parole porti il discorso troppo lontano.
Pogacar si è annunciato a 20 anni, vincendo tre tappe della Vuelta 2019 e salendo sul podio. L’anno dopo ha vinto il primo Tour. A distanza di cinque anni, ha in bacheca tre maglie gialle e una rosa, con 17 tappe in Francia e 6 al Giro.
Cosa aveva combinato Merckx nei Grandi Giri all’età di Pogacar? Aveva partecipato al Tour solo per tre volte (contro le cinque di Pogacar), vincendole tutte e tre, con 20 vittorie di tappa. Aveva già vinto il Giro per due volte (su 3 partecipazioni), con 12 tappe vinte.
Pogacar si è agganciato al treno di Hinault e Merckx, due campionissimi nelle classiche e nei GiriPogacar si è agganciato al treno di Hinault e Merckx, due campionissimi nelle classiche e nei Giri
Tutti i Monumenti
Stando ai numeri, un altro dei motivi per cui l’attuale campione del mondo viene paragonato al belga è la capacità di vincere su tutti i terreni, in mezzo a tanti campioni specializzati su una sola tipologia di gare. Anche Merckx era così. L’elenco delle vittorie di Pogacar è impressionante: 2 volte il Fiandre, 3 volte la Liegi, 4 Lombardia, 2 Freccia Vallone, 3 Strade Bianche e un’Amstel Gold Race.
Alla stessa età, Merckx aveva vinto 4 volte la Milano-Sanremo, 2 volte la Parigi-Roubaix, 3 Liegi, 3 Freccia Vallone, 2 volte la Gand-Wevelgem e un Fiandre. Per lui 10 vittorie nei Monumenti, mentre Pogacar ne ha 9. Una sola gara di scarto, con la differenza che Merckx le aveva già vinte tutte, mentre la Sanremo e la Roubaix sono ancora indigeste per Tadej.
In aggiunta si fa notare che alla stessa età, Merckx fosse già alla seconda maglia iridata e, alla stessa età di Pogacar, fosse arrivato alla Liegi con 141 vittorie da professionista contro le 95 dello sloveno.
Quaranta corridori a Liegi lottando per il 4° posto: era davvero impossibile inseguire Pogacar?Quasi quaranta corridori a Liegi lottando per il 4° posto: era davvero impossibile inseguire Pogacar?
Quaranta inseguitori indecisi
Dopo il terzo posto della Liegi, Ben Healy si è avvicinato al fresco vincitore e gli ha chiesto quanto tempo gli manchi per andare in pensione. «Ho un contratto fino al 2030 – gli ha risposto ridendo Pogacar – forse sarà quello l’anno giusto».
Il senso di impotenza dei rivali è paragonabile a quello dei tempo di Merckx, anche se alcuni comportamenti hanno dato da pensare anche all’entourage di Pogacar.
«E’ la prima volta nella mia vita – ha detto Matxin, capo della gestione sportiva del UAE Team Emirates – che vedo quaranta corridori arrivare insieme a Liegi per giocarsi il 4° posto. Se fossero andati d’accordo, forse sarebbero riusciti a raggiungere Tadej».
Dopo la Liegi, Healy sconsolato ha chiesto a Pogacar fra quanti anni andrà in pensioneDopo la Liegi, Healy sconsolato ha chiesto a Pogacar fra quanti anni andrà in pensione
La fatica del pavé
E a proposito del fatto che l’Amstel Gold Race abbia mostrato un Pogacar meno incisivo, il tecnico spagnolo ha convenuto che quel giorno qualcosa non sia andato nel modo migliore.
«Tadej ha solo 14 giorni di gara – ha detto – e ha viaggiato anche poco, per cui riesce a recuperare perfettamente. Tre giorni tra l’Amstel e la Freccia, poi quattro prima della Liegi, sono ben altra cosa rispetto ai Grandi Giri quando deve essere attento e sotto tensione ogni giorno. Il passaggio più impegnativo è stato dovuto al fatto che prima delle Ardenne, Tadej ha corso per due volte sul pavé, al Fiandre e alla Roubaix, e anche per lui non è stato facile riadattarsi».
Merckx, qui con De Vlaeminck, ha vinto 3 Roubaix e 7 Sanremo: le Monumento che a Pogacar ancora mancanoPogacar ha vinto 9 Monumenti, appena una distanza dal bottino di MerckxMerckx, qui con De Vlaeminck, ha vinto 3 Roubaix e 7 Sanremo: le Monumento che a Pogacar ancora mancanoPogacar ha vinto 9 Monumenti, appena una distanza dal bottino di Merckx
E adesso Vingegaard
A proposito di differenza rispetto a Merckx, dopo aver vinto come Pogacar la Liegi e la Freccia tra i 26 e i 27 anni, il belga andò al Giro e lo vinse, correndo nel mezzo anche Francoforte e altre tre corse. Poi, battuto da Godefroot al campionato nazionale, andò al Tour de France e vinse pure quello.
Pogacar invece dopo la Liegi si è preso una settimana di stacco totale dalla bicicletta e poi si sposterà a Sierra Nevada per preparare il Tour cui arriverà dopo il Delfinato. E in Francia troverà Vingegaard, che per problemi mai risolti arriverà al Delfinato con 10 giorni di corsa e senza aver fatto una sola classica. Capito perché è davvero impossibile tentare qualsiasi tipo di paragone?
Con l’ennesima spallata allo sport contemporaneo, Tadej Pogacar si è portato a casa anche la Liegi, mettendo insieme un filotto che ha del prodigioso. Terzo a Sanremo. Primo al Fiandre. Secondo alla Roubaix. Primo alla Liegi. In mezzo il secondo posto all’Amstel, che forse ha scoperto un suo piccolo limite, e la vittoria alla Freccia Vallone.
La settimana scorsa parlammo di abuso del talento e restiamo convinti che l’Amstel sia stata di troppo, nel nome della stessa cautela per cui lo scorso anno la UAE Emirates decise di non schierare Tadej alla Vuelta. Tuttavia, come detto più volte in passato, il fenomeno è lui e al netto delle cautele necessarie per la sua longevità atletica, bisogna ammettere che con il campione del mondo alcune regole andranno riscritte. Mentre in Italia non si riesce a riscrivere la Legge 91.
Il secondo posto di Ciccone alle spalle di Pogacar nobilita l’abruzzese e lo lancia verso il Giro d’ItaliaIl secondo posto di Ciccone alle spalle di Pogacar nobilita l’abruzzese e lo lancia verso il Giro d’Italia
La Liegi degli italiani
La Liegi di Pogacar ha visto un bel segnale dagli italiani, con il secondo posto di Ciccone e la presenza di Velasco e Bagioli fra i primi dieci. Dopo anni di vacche molto magre, un risultato che piace parecchio. Al punto che dalla Lega Ciclismo sono arrivate le congratulazioni del presidente Pella.
«Siamo orgogliosi dei nostri corridori – ha dichiarato l’onorevole piemontese – la prova odierna conferma il valore e il lavoro che tutto il movimento italiano sta portando avanti con impegno e passione. Questa generazione ha talento e coraggio: qualità che sapranno emozionarci sulle strade del Giro e nelle più importanti competizioni internazionali».
Abbiamo la sensazione che fra i due massimi organi del ciclismo italiano ci siano scarsa comunicazione e una competizione non dichiarata. Come quando Dagnoni era stato da poco eletto per il primo mandato e doveva fare quotidianamente i conti con Renato Di Rocco, che non perdeva occasione per presenziare a partenze e premiazioni. Entrambi hanno pieno diritto di fare quel che fanno, ma la situazione da fuori appare insolita.
I presidenti Dagnoni e Pella al Tour of the Alps, durante la commemorazione di Sara Piffer da parte di Giacomo SantiniI presidenti Dagnoni e Pella al Tour of the Alps, durante la commemorazione di Sara Piffer da parte di Giacomo Santini
Le donne ignorate
In questo scenario ancora da capire, la nota stonata è che siano state ignorate le donne. Nessuna congratulazione, da entrambe le parti. Neppure quando Letizia Borghesi ha conquistato il secondo posto della Parigi-Roubaix e ieri Trinca Colonel un rispettabilissimo posto fra le prime 10 della Liegi.
Le donne non fanno parte della Lega del ciclismo professionistico, eppure (fatti salvi gli importi) all’UCI il contratto di Elisa Longo Borghini è identico a quello di Ganna. Siamo ancora fermi alla Legge 91 sul professionismo: una legge di 34 anni fa! E siccome nessuna Federazione all’epoca consentiva alle donne di accedere all’attività professionistica, le atlete italiane sono considerate dilettanti, sebbene abbiano in tasca dei contratti da professioniste.
Negli anni due decreti hanno ridefinito il concetto di “lavoratore sportivo”, estendendo alcune tutele anche al settore dilettantistico. E successivamente sono stati apportati ulteriori correttivi, adeguando la normativa alle esigenze attuali del mondo sportivo. Ma la disparità resta ed è frustrante. Lo è per noi che ne scriviamo, figurarsi per chi la vive sulla propria pelle.
Monica Trinca Colonel ha conquistato l’ottavo posto alla Liegi: ha un contratto da pro’, ma per la legge italiana non lo èMonica Trinca Colonel ha conquistato l’ottavo posto alla Liegi: ha un contratto da pro’, ma per la legge italiana non lo è
Lo sforzo condiviso
Allora forse, mentre le foto della vittoria di Pogacar popoleranno gli sfondi per questa settimana e lasceranno poi il posto alle prime immagini del Giro, il ciclismo italiano fa bene a rallegrarsi per i tre azzurri nei 10 della Liegi. Poi però dovrebbe scrollarsi di dosso l’ennesima disparità a scapito delle ragazze.
Chiunque arrivi prima a sanare l’irregolarità meriterà una stretta di mano. Fermo restando che si potrebbe arrivarci assieme: la Federazione e la Lega che ne è diretta emanazione. La concorrenza serve quando porta frutti e fa crescere il movimento, in caso contrario rischierebbe di rivelarsi semplicemente uno sterile esercizio.
LIEGI (Belgio) – Da dove iniziare? Un bel punto di domanda per questa Liegi, la terza dominata da Tadej Pogacar. Il campionissimo della UAE Team Emirates ha messo tutti in riga sulla Redoute “come da programma“. Se ne è andato che mancavano 35 chilometri all’arrivo.
Se non fosse per la buona tenuta degli italiani, la Liegi-Bastogne-Liegi 2025 sarebbe condensata in poche frasi. Ma come avevamo anticipato ieri, c’è un’Italia che non molla: secondo Giulio Ciccone, quarto Simone Velasco e sesto Andrea Bagioli.
Il momento clou: Pogacar scatta sulla Redoute. Fa il vuoto ma ancora non uccide la corsa. Aspetta come evolvono gli eventiPartenza “tranquilla” da Liegi. C’è il sole, mentre non c’è il vento di cui si parlava ieriIl momento clou: Pogacar scatta sulla Redoute. Fa il vuoto ma ancora non uccide la corsa. Aspetta come evolvono gli eventiPartenza “tranquilla” da Liegi. C’è il sole, mentre non c’è il vento di cui si parlava ieri
(Quasi) tutto facile
E’ vero, tutto sembrava semplice. Ma «in realtà poi facile non lo è – come ci spiegava Andrej Hauptman, direttore sportivo della UAE – anche all’Amstel Gold Race sembrava tutto facile, ma abbiamo visto come è andata. Le cose nel ciclismo cambiano velocemente. Quel giorno abbiamo trovato Remco in giornata di grazia e tanto vento contrario che si è alzato più forte del previsto. Oggi per fortuna non è andata così».
Intanto nel clan della UAE, come nelle altre squadre, c’è il fuggi-fuggi generale. La Liegi chiude la campagna del Nord e anche per gli staff è tempo di tornare a casa. I meccanici lavorano, i massaggiatori aprono i frigo con le borracce e si lanciano all’assalto dei tifosi. Si caricano i mezzi. Chi scappa in aeroporto…
Ancora Hauptman: «Avete avuto la sensazione che sulla Redoute avesse controllato prima di aprire tutto il gas? Sì, è vero. Voleva vedere chi c’era con lui e a quel punto avrebbe deciso cosa fare: se tirare dritto oppure aspettare qualcuno. In fondo alla discesa ha deciso di andare. Comunque, come ripeto, fare tanti chilometri da solo non è mai facile. Io voglio fare i complimenti alla squadra perché i ragazzi sono stati eccezionali. Tutti hanno svolto alla perfezione il proprio lavoro. Ai 150 chilometri dovevano entrare in azione e hanno controllato ogni metro del percorso».
Come detto da Hauptman, in fondo alla discesa della Redoute, Tadej decide di andare. Prende il suo vantaggio, si mette nella sua velocità di crociera – che ovviamente è ben diversa da quella degli altri – porta il margine a un minuto, un minuto e 15. Dopodiché si stabilizza e trova persino il tempo di parlare via radio. «Cosa mi chiedeva alla radio? Mi diceva che i ragazzi dietro dovevano stare tranquilli e pensare alla volata», conclude Hauptman.
Stockeu: Remco e Tadej si marcano. Guardate il belga: è a bocca chiusaSulla Redoute Evenepoel esce fuori dai giochiLa stampa lo attendeva. C’erano più giornalisti da lui che da Pogacar. Ma quanto calore dai tifosiStockeu: Remco e Tadej si marcano. Guardate il belga: è a bocca chiusaSulla Redoute, Evenepoel esce fuori dai giochiLa stampa lo attendeva. C’erano più giornalisti da lui che da Pogacar. Ma quanto calore dai tifosi
E Remco?
Quello che è mancato in questa giornata è stato l’attesissimo duello con Remco Evenepoel. Ancora una volta il testa a testa col coltello tra i denti è venuto meno. Remco è naufragato sulla Redoute. Ha provato a tenere duro, era rientrato sul gruppo giusto ai piedi della Roche-aux-Faucons, ma poi nulla ha potuto, se non chinare la testa e onorare la sua Doyenne fino in fondo. E dire che sullo Stockeu pedalava a bocca chiusa…
La sensazione, non solo nostra, è che il doppio campione olimpico stia vivendo una fase di “rebound”, di rimbalzo, dopo il ritorno dal suo incidente. Ci sono due considerazioni da fare.
La prima è fisica: ci sta che appena si rientra si stia bene, “leggeri” e pimpanti, specie se si ha uno dei super motori di questo ciclismo. Ma poi la resistenza, il recupero e il ritmo gara protratto su quattro gare in dieci giorni si fanno sentire.
La seconda motivazione, forse più incisiva della prima, è mentale. Remco lo abbiamo osservato in questi giorni e di certo era meno spensierato di Pogacar. Senza Van Aert, è il faro del Belgio. Il doppio titolo olimpico lo ha lanciato in un’altra dimensione, con pressioni di cui un po’, forse, risente. Alla Freccia del Brabante nessuno gli chiedeva nulla: era solo il rientro dopo cinque mesi. Ma dopo quella prestazione, il suo approccio alle gare è immediatamente cambiato. In ogni caso è tornato. Ora potrà iniziare davvero a lavorare per il Tour. Iniziare: si badi bene a questo termine.
Si conclude la prima parte di stagione di Pogacar: a podio in tutte e 4 le Monumento. «Ora – dice – un po’ riposo»Mentre parla in conferenza stampa, la sua Colnago V5Rs è abbandonata ai piedi delle scale. Tadej montava corone 55-38. Da notare l’inclinazione marcata della sellaSi conclude la prima parte di stagione di Pogacar: a podio in tutte e 4 le Monumento. «Ora – dice – un po’ riposo»Mentre parla in conferenza stampa, la sua Colnago V5Rs è abbandonata ai piedi delle scale. Tadej montava corone 55-38. Da notare l’inclinazione marcata della sella
Liegi, ma anche Roubaix
Finalmente Pogacar arriva in conferenza stampa. E’ sereno, come se nulla fosse successo. Ripete tante volte: «Sono felice». E come non esserlo?
«Sono felice per la squadra – racconta Tadej – per questa vittoria, sapete quanto ami la Liegi, per come è andata la corsa. Io non potevo immaginare una primavera migliore».
E poi interviene sulla gara: «Ho visto spesso la Soudal-Quick Step di Remco davanti, poi all’inizio della Redoute non li ho visti più. Ho immaginato fosse successo qualcosa (forse è per questo che si voltava così spesso, ndr). Non immaginavo non avesse le gambe. Dopo un po’ sono partito, ma volevo vedere se qualcuno potesse seguirmi. Poi lo sapete, quando ho le gambe e c’è la possibilità, io voglio sempre vincere».
Il resto è storia. Quel che colpisce invece è la sua risposta quando un giornalista gli chiede quale sia il ricordo più bello di questa sua campagna di classiche.
«Chiaramente le vittorie sono sempre bellissime, ma se chiudo gli occhi, il ricordo di questa mia primavera di classiche è la Parigi-Roubaix. Non credevo fossi capace di fare certe cose in quella corsa. E’ stato qualcosa di speciale». Mauro Gianetti non ne sarà felicissimo!
Intanto però nel bus della UAE Team Emirates si fa festa. Quel bus che, non appena Pogacar ha tagliato il traguardo, ha iniziato a suonare il clacson, facendo un rimbombo incredibile in tutto il vialone d’arrivo. E’ il genio di Federico Borselli, l’autista che tra l’altro aveva posteggiato il bestione subito dopo la linea d’arrivo, staccato da tutti gli altri. Lui già sapeva tutto!
VIELSAM (Blegio) – Finalmente, dopo 36 ore di pioggia ininterrotta, torna a splendere un timido (anzi, facciamo timidissimo) sole sulle Ardenne. Non piove e già va bene. E’ venerdì, antivigilia della Liegi-Bastogne-Liegi, ed è quindi il classico giorno delle ricognizioni.
Alla sera, dopo un ultimo giro di messaggi con i vari direttori sportivi, stabiliamo anche noi il nostro piano di battaglia. Molti team hanno scelto Vielsam come punto di partenza. Tanto vale recarsi lì. Tra le 9,30 e le 11 tutti sono in “pista”.
Pista è un termine che calza, visto che questa è la strada della Liegi e che nel bel mezzo della recon si lambisce anche il circuito di F1 di Spa-Francorchamps. Il primo atleta che incontriamo è un italiano: Samuele Battistella. Un saluto incoraggiante e, insieme al capitano Ben Healy e ai compagni, s’immette alla scoperta degli ultimi 104 chilometri della Doyenne.
Ore 10, la XDS-Astana si trova a Vielsam per la ricognizione della LiegiPoco dopo passa Bagioli. Da segnalare che in casa Lidl-Trek domattina arriverà Ciccone dal Tour of the AlpsPellizzari è stato davanti ininterrottamente per i 104 km di reconIl monumento dedicato a Merckx sullo Stockeu: 1 km al 12,5% di pendenza mediaKopecky era intenta a trafficare con lo smartphone. Alla Freccia non è parsa brillante, saprà riprendersi alla Liegi? (foto Patrick Pirotton)Ore 10, la XDS-Astana si trova a Vielsam per la ricognizione della LiegiPoco dopo passa Bagioli. Da segnalare che in casa Lidl-Trek domattina arriverà Ciccone dal Tour of the AlpsPellizzari è stato davanti ininterrottamente per i 104 km di reconIl monumento dedicato a Merckx sullo Stockeu: 1 km al 12,5% di pendenza mediaKopecky era intenta a trafficare con lo smartphone. Alla Freccia non è parsa brillante, saprà riprendersi alla Liegi? (foto Patrick Pirotton)
Appuntamento a Vielsam
Poco dopo ecco spuntare Andrea Bagioli. Lui è in compagnia di un solo altro atleta e in ammiraglia sono seguiti dal direttore sportivo Maxime Monfort. Il resto del team ha fatto la ricognizione ieri: si sono sciroppati 150 chilometri sotto la pioggia. Qualcosa d’insolito anche per i belgi, tanto è vero che più di qualche voce locale aveva sottolineato la cosa.
In casa XDS-Astana Team, il primo a scendere dal bus è Alexandre Vinokourov! Ma non aveva smesso? O siamo ancora al 2005, quando vinse la sua seconda Liegi? Vino scherza: «No, non la faccio mica tutta con loro». E infatti, dopo aver preso un caffè, il manager s’incammina con una delle bici di Velasco, un po’ prima dei ragazzi. Mario Manzoni, il direttore sportivo, dà le ultime indicazioni e poi partono anche Diego Ulissi e gli altri.
Qualche centinaio di metri a valle, ma sempre a Vielsam, ecco due team: Team Visma-Lease a Bike e Red Bull – Bora. E qui la sorpresa: tra i “tori rossi” c’è anche Giulio Pellizzari. La squadra lo ha annunciato in extremis, ma siamo venuti a sapere che, tutto sommato, Pellizzari sapeva di fare la Liegi già da un po’. Non tanto, ma neanche così all’ultimo.
E’ sorridente, emozionato e anche quello che si sente di più. Fa “perdere la pazienza”, nel senso buono, anche con Enrico Gasparotto. Insomma, si parte tra le risate. Giulio è al debutto e seguiamo il suo team per un po’. La cosa che abbiamo notato è che, praticamente per tutto, ma proprio tutto, il tempo Pellizzari è stato in testa. Forse voleva vedere per bene le strade. Una bella fame di conoscenza, di entusiasmo…
Attenzione! Ciuffo già fuori dal casco per Tadej (foto Patrick Pirotton)La Visma-Lease a Bike ha pedalata forse con l’andatura maggiore di tutte le squadre visteLa foto forse non rende giustizia a questa svolta secca e in piena discesa con strappo a seguire. La Liegi è tutta cosìLa Soudal è partita tutta insieme: sia la squadra maschile che femminile. Bella iniziativa (foto Wout Beel)Remco ha incrociato la UAE di Pogacar proprio sulla Redoute. Un anticipo della sfida! Attenzione! Ciuffo già fuori dal casco per Tadej foto Patrick Pirotton)La Visma-Lease a Bike ha pedalata forse con l’andatura maggiore di tutte le squadre visteLa foto forse non rende giustizia a questa svolta secca e in piena discesa con strappo a seguire. La Liegi è tutta cosìLa Soudal è partita tutta insieme: sia la squadra maschile che femminile. Bella iniziativa (foto Wout Beel)Remco ha incrociato la UAE di Pogacar proprio sulla Redoute. Un anticipo della sfida!
Nel cuore della Doyenne
E a proposito di strade, forse la tattica di Gasparotto di farlo stare davanti è davvero corretta. Seguendo questa recon da così dentro e così da lontano rispetto al solito, ci siamo resi conto anche noi di cosa sia davvero la Liegi. Non è solo Redoute o Roche-aux-Faucons o Stockeu. E’ un serpente d’asfalto alquanto velenoso. Noi seguiamo le côtes, ma in realtà è un continuo saliscendi. La pianura non esiste. E spesso si sale a strappi.
E non si deve pensare solo al dislivello: le strade sono spesso strette. Si lascia una strada nazionale e si svolta secchi su una comunale di campagna. Il risultato è: carreggiata ristretta, curve, pendenze violente anche in discesa e asfalto ondulato. Tanti microdossi che richiedono molta attenzione. Proviamo a immaginare lo stress dei corridori in gruppo, il cercare di stare davanti.
Il tratto in discesa dopo Wanne, giusto per dirne uno, è difficilissimo. Lo stesso vale per le stradine che precedono la cote di Mont-le-Soie. Poi, ovviamente, ci sono le salite vere e proprie… che non regalano nulla.
Gregoire guidava i suoi sulla salita di Cornemont, che però non è segnata come cotes (foto Patrick Pirotton) Per le ragazze della VolkerWessels, un po’ di dietro motore dopo Haute LevéeIl fans club di Andrea Bagioli…Florio Santin, uno dei tiofsi più noti, con la torta di riso.. Possiamo confermare che era buonissima!Remouchamp, base della Redoute: i camper sono già numerosi. Ed è solo venerdì…Gregoire guidava i suoi sulla salita di Cornemont, che però non è segnata come cotes (foto Patrick Pirotton) Per le ragazze della VolkerWessels, un po’ di dietro motore dopo Haute LevéeIl fans club di Andrea Bagioli…Florio Santin, uno dei tiofsi più noti, con la torta di riso.. Possiamo confermare che era buonissima!Remouchamp, base della Redoute: i camper sono già numerosi. Ed è solo venerdì…
Ardenne già in festa
E poi c’è il contorno di questa ricognizione. Ed il contorno è la gente, la festa, il popolo del ciclismo. Ragazzi che si accodano ai team, tifosi a bordo strada e la solita Redoute già presa d’assalto. A Remouchamps, il pratone verde alla base della cote simbolo della Liegi è già pieno di camper e sulla salita tutti aspettano i big. Che bel caos per Tadej Pogacar, ma soprattutto per i beniamini di casa: Lotte Kopecky e Remco Evenepoel. Un signore ci confida che spera proprio sia Remco a battere Pogacar.
Ma la festa, anche la nostra, non è finita. Poco dopo la Redoute, dove Remco staccò Healy due anni fa, c’è uno stand con una bandiera belga e una italiana. Si mangia, si beve e si fa il tifo per Andrea Bagioli. E’ il suo fan club. A dirigere l’orchestra è Florio Santin.
Un bicchiere di rosso, un panino e la torta di riso. «Questa è tipica della zona, delle Ardenne – ci dicie Florio – Ne era golosissimo Giovanni Visconti. Che ha poi trasmesso questa passione anche a Valverde. Prima è passato Bagioli, ma non si è fermato… purtroppo. Mentre è stata molto carina Elisa Longo Borghini. Ha rallentato, ci ha sorriso e abbiamo scambiato una battuta».
E’ ormai l’ora di pranzo passata. I team non passano più. Quel che è fatto è fatto. I big hanno le conferenze stampa. Gli altri potranno vivere con un pizzico in più di relax questo avvicinamento… all’ultima grande classica di questa splendida Campagna del Nord.
Tadej Pogacar ha lasciato il segno in due delle Classiche più impegnative del calendario ciclistico internazionale, il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix. Non solo per le prestazioni eccezionali che ha offerto al grande pubblico degli appassionati, ma anche per la tecnologia che lo ha supportato: nello specifico, una sella Fizik realizzata su misura grazie al programma One-to-One. Vincitore a Oudenaarde e secondo a Roubaix, il fuoriclasse sloveno ha difatti utilizzato una sella Vento Argo Adaptive personalizzata, frutto della più innovativa tecnologia di stampa 3D applicata al ciclismo.
La sella utilizzata da Pogacar è stata progettata appositamente per adattarsi alla sua posizione in bici, alle esigenze biomeccaniche e alle condizioni estreme del Nord. Il processo è iniziato all’inizio dell’anno, in occasione dell’UAE Tour, quando Tadej ha collaborato con il team Fizik per sviluppare una versione su misura della sella Aeris da cronometro. Entusiasta del risultato, ha deciso di estendere l’esperienza One-to-One anche alla sua configurazione per le gare su strada.
La sella Vento Argo Adaptive di Pogacar è stata sviluppata seguendo ogni singola fase del programma One-to-One, lo stesso disponibile oggi per qualsiasi ciclista. Il processo parte dalla raccolta dei dati tramite mappatura della pressione in tempo reale, che permette di identificare eventuali punti critici, squilibri posturali e aree di maggiore compressione. Da questi dati nasce una sella unica, con un’imbottitura stampata in 3D che garantisce supporto, comfort e stabilità anche sulle superfici più difficili.
Tadej Pogacar ha usato la Fizik Argo Adaptive realizzata con la tecnologia One-to-One al Fiandre (foto Tornanti CC)Ed è stata anche sua fedele compagna nel debutto alla Parigi-Roubaix (foto Tornanti CC)Tadej Pogacar ha usato la Fizik Argo Adaptive realizzata con la tecnologia One-to-One al Fiandre (foto Tornanti CC)Ed è stata anche sua fedele compagna nel debutto alla Parigi-Roubaix (foto Tornanti CC)
One-to-One: per ogni ciclista
Lanciato nella scorsa estate, il programma One-to-One di Fizik ha rapidamente conquistato sia il mondo dei professionisti sia una crescente community di ciclisti appassionati. Grazie a una rete in espansione di rivenditori, e studi di “bike fitting” qualificati, oggi anche gli amatori possono accedere a una sella completamente personalizzata, pensata per migliorare la posizione, ottimizzare la performance e risolvere fastidi legati all’utilizzo di selle standard.
Che tu sia un ciclista su strada, un triatleta o un amante delle lunghe distanze in gravel, una sella Fizik su misura potrebbe essere in grado di fare la differenza in termini di comfort ed efficienza. Il programma One-to-One è infatti una soluzione concreta per chi non trova sollievo con le selle tradizionali, offrendo un’esperienza di pedalata completamente nuova e personalizzata.
Per maggiori informazioni sul programma One-to-One suggeriamo una visita al sito ufficiale Fizik per scoprire l’elenco aggiornato dei centri autorizzati dove è possibile effettuare il test della pressione, ricevere una consulenza personalizzata e ordinare la propria sella stampata in 3D.
Analisi a tutto tondo del Tour di Pogacar con il "tecnico dei tecnici" della UAE Emirates, Matxin. Con una squadra in salute... le cose sarebbero potute andare diversamente
HUY (Belgio) – Gli è bastato guardarli in faccia e una mezza accelerata di Ben Healy (il solito, con le sue tattiche rivedibili) perché Tadej Pogacar si scatenasse. Apparentemente senza troppo sforzo, seduto sui pedali. Dieci, forse venti, pedalate ha aperto un vero baratro. Metri, non centimetri. E così si è preso la Freccia Vallone per la seconda volta.
Il meteo ha reso questa semi-monumento, già dura di suo, ancora più tosta. Incredibili le facce degli atleti all’arrivo: sembravano pugili presi a cazzotti. Occhi gonfi, borse tra guance e orbite, labbra alterate, gonfie e violacee. Pensate che persino la faccia di Pogacar non era bella come al solito, anche se era la meno stravolta di tutte. In realtà ancheTom Pidcocknon sembrava stare male.
Il momento decisivo: Healy scatta, Pogacar non aspettava altro e apre il gas… Il momento decisivo: Healy scatta, Pogacar non aspettava altro e apre il gas…
L’attacco d’Huy
Il meteo ha forse bloccato un po’ anche la decisione della UAE Emirates e dello sloveno di attaccare da lontano, come ci aveva abituato.
«Oggi – racconta Pogacar – è stata una corsa con condizioni davvero toste. Siamo arrivati in tanti sotto al Muro, oggi era importante andare forte nel finale. Tra l’altro anche la squadra di Remco ha tirato molto. Abbiamo deciso di rendere dura la corsa così e lo dimostra il fatto che di solito sotto al Muro d’Huy arrivano 60 corridori: stavolta eravamo molti meno». Come a dire: minima spesa, massima resa.
«Brandon McNulty e Jan Christen, talento eccezionale, hanno tirato fino a 600 metri dall’arrivo: due grandi lead out per la cote finale. Poi, quando sulla mia sinistra ho visto muoversi Healy, ho accelerato. Non mi sono alzato sui pedali perché in questo modo la ruota posteriore aveva più trazione. Ho deciso di spingere forte da seduto. E quando mi sono voltato, ho visto subito che nessuno teneva la mia ruota. Ma quando ho visto il cartello dei 200 metri ho pensato che sarebbero stati i 200 più lunghi della stagione. Ma sono contento. Questo era il nostro obiettivo e la squadra ha lavorato tanto».
Giornata resa fredda dalla pioggiaDavide Formolo, stremato al traguardoQuanti tifosi per Remco al via da Ciney. Per la prima volta c’era più gente sotto al suo bus che sotto a quello di Pogacar“La Freccia dei norvegesi”, così lo speaker ad un tratto ha definito la corsa odierna. In testa tre “vichinghi”: Foss, Leknessund e DversnesGiornata resa fredda dalla pioggiaDavide Formolo, stremato al traguardoQuanti tifosi per Remco al via da Ciney. Per la prima volta c’era più gente sotto al suo bus che sotto a quello di Pogacar“La Freccia dei norvegesi”, così lo speaker ad un tratto ha definito la corsa odierna. In testa tre “vichinghi”: Foss, Leknessund e Dversnes
Formolo e la mantellina
Il primo italiano, come all’Amstel, è stato Davide Formolo, sedicesimo. La sua faccia era tra le più provate, eppure ascoltare il suo racconto della Freccia è stato sensazionale.
«Mamma mia – racconta l’atleta della Movistar, ancora col fiatone – anche oggi durissima. Ho le occhiaie, vero? Con questa pioggia e questo freddo… Ci si aspettava sinceramente che attaccassero da lontano, invece è andata così, magari ci si sarebbe accodati. Comunque la Freccia resta una gara bellissima, durissima. Il fatto che abbia piovuto ha un po’ scombussolato le carte. Quando le giornate sono così fredde, le corse vengono dure a prescindere, perché devi limare, serve più attenzione, c’è più stress e soprattutto le discese sono veramente pericolose. Abbiamo visto più di una caduta. Sono energie psicologiche che non si vedono sui computerini, ma che presentano il conto».
Davide, oltre a essere ex compagno di squadra di Pogacar, è anche suo amico. E in più di qualche momento hanno pedalato vicini.
«Un po’ ci siamo parlati – riprende Formolo, al quale scappa anche un sorriso – a un certo punto l’ho visto in maniche corte e pantaloncini e mi fa: “Adesso Davide andiamo full gas”. Allora ho provato ad aprirmi anch’io la mantellina. Dopo 10 secondi mi sono venute le stalattiti sullo stomaco e mi sono detto: “Meglio richiuderla!”. Si vedeva che Tadej stava benissimo, che era in controllo».
Per Roccia si avvicina la Liegi, corsa alla quale è legatissimo e dove è già salito sul podio. Spera di fare bene, ma…
«Ma qui con questi giovani e questi fenomeni è dura. Da ragazzini battono i tempi di Pantani! A 21 anni mi dicevano che a 30 avrei trovato il picco. Ora che ci sono, questi ragazzi volano, nonostante io migliori ancora un po’ anno dopo anno. Diciamo che la Liegi è diversa: più lunga, più selettiva ma meno esplosiva. Cercherò di stare con lui fino alla fine, pensando anche ad Enric (Mas, ndr) che sta bene».
Dopo il successo del 2023 Pogacar si riprende il Muro d’Huy. Inflitti 10″ a Vauquelin e 12″ a PidcockDopo il successo del 2023 Pogacar si riprende il Muro d’Huy. Inflitti 10″ a Vauquelin e 12″ a Pidcock
Tra recupero e Liegi
E’ vero, Pogacar ha dominato. E come ha detto Formolo, era in controllo. Sul Muro ha fatto impressione, specie per il distacco inflitto. Ma qualcuno tra giornalisti, tecnici… qui in Belgio, si chiedeva dello sforzo della Roubaix e del fatto che oggi non fosse partito da lontano. Se però avesse vinto l’Amstel – che ha perso per pochissimo – probabilmente certi dubbi non ci sarebbero stati. E’ la condanna dei numeri uno: non solo non possono permettersi di fare secondi, ma sono “condannati” a vincere anche in un certo modo.
Per carità, ci rendiamo conto che stiamo cercando il pelo nell’uovo, ma anche lui è umano. Di sforzi, sin qui, ne ha fatti molti. E più volte ha parlato di recupero in conferenza stampa. Ma questo, a nostro avviso, denota solo intelligenza. Oggi spesso Pogacar pedalava a bocca chiusa e quello che ha raccontato Formolo non è cosa da poco.
Ancora Tadej: «Domani è un giorno di recupero, poi ci sarà una piccola ricognizione (pensando alla Liegi, ovviamente, ndr). Alla fine ho fatto molte corse, ne ho saltate poche. Gareggio dall’UAE Tour e tutte le ho fatte al massimo. Ogni domenica è stato fatto un grande sforzo, non solo alla Roubaix. Tra una gara e l’altra abbiamo recuperato bene. Io vorrei fare ogni corsa o provarla, anche quelle in mezzo alla settimana. Ma questo è il calendario che avevamo deciso.
«Credo che tre giorni di recupero prima della Liegi siano sufficienti e che il meteo di oggi non avrà ripercussioni sulla gara di domenica».