EDITORIALE / Caro Pogacar, non si può sempre arrivare da soli

31.03.2025
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Quando il 4 marzo dello scorso anno scrivemmo che il fenomeno è uno solo e si chiama Pogacar, il mondo dei social insorse con una certa veemenza. Le pagine erano ancora tutte aperte. Lo sloveno aveva perso il Tour dell’anno precedente, ma aveva vinto il Lombardia e dominato la Strade Bianche. Il 2024 era ancora da venire, nessuno sapeva ancora che avrebbe vinto il Giro e il Tour, la Liegi, il mondiale e ancora il Lombardia. Eppure c’era qualcosa nel suo modo di correre che ispirava quella considerazione.

Sarebbe più facile scriverlo ora e pochi storcerebbero il naso. Vingegaard e Van Aert sembrano persi dietro le loro fragilità e le sfortune: vittime come tutta la squadra di un imprevedibile contrappasso dopo le meraviglie del 2022-2023. Solo Roglic si è salvato andando via, ma ha scelto prudentemente di stare alla larga dalle scene più grandi. Primoz si è scavato una nicchia e ci sta bene dentro. Infine Van der Poel sa di dover essere perfetto per sperare di giocarsela. Lo ha fatto bene alla Sanremo, vedremo se gli basterà al Fiandre.

Fenomeni spariti: dopo due anni stellari, il duo Vingegaard-Van Aert si è smarrito. Che cosa è successo alla Visma?
Fenomeni spariti: dopo due anni stellari, il duo Vingegaard-Van Aert si è smarrito. Che cosa è successo alla Visma?

Tra gambe e cervello

Pogacar è un fenomeno e quando si tratta di imporre la sua forza, per gli altri non c’è partita. Diverso forse se si tratta di ragionare, come alla Sanremo. Anche quel giorno scrivemmo che, malgrado la sconfitta, fu un capolavoro di Tadej e ci sentiamo di sottoscriverlo. Senza di lui non ci sarebbe stata tanta selezione. Ma siamo certi che Pogacar abbia fatto tutto quello che serviva per vincere? Non si può sempre pensare di staccare tutti, anche se finora ha dimostrato di saperlo fare abbastanza agevolmente. Siamo certi che l’unico modo per passare di là dal muro sia sfondarlo e non girarci attorno? Chi lo guida ha provato a spiegargli come si gestisce un finale a tre in cui ci sia “solo” da fare una volata?

Il fenomeno Pogacar è sostenuto dai percorsi che negli ultimi anni sono stati resi estremamente più duri. E’ chiaro che quando il dislivello delle corse si attesta stabilmente sopra i 2.500 metri, lui trova tutti gli spazi per fare la differenza. Del resto, basta guardare cosa ha fatto ieri Pedersen con 1.349 metri di dislivello della Gand-Wevelgem: quando il motore è superiore a tutti gli altri, basta un piccolo Kemmelberg per fare il vuoto.

Fiandre 2022, Pogacar si perde in volata e fa 4°. L’anno dopo vincerà per distacco
Fiandre 2022, Pogacar si perde in volata e fa 4°. L’anno dopo vincerà per distacco

L’attesa di Roubaix

Ma ieri Pedersen era da solo: non è stato facile, non vogliamo dire questo, ma ormai si può scrivere alla vigilia chi ci sarà in finale. E se in finale con lui ci fossero stati Ganna, Pogacar e Van der Poel, forse Mads avrebbe vinto lo stesso, mentre non siamo certi che ci sarebbe riuscito Pogacar. Lo abbiamo visto lo scorso anno. Pedersen infilzò Van der Poel nella volata a due, mentre abbiamo toccato con mano che nelle volate ristrette delle classiche anche il fenomeno Pogacar tende a perdersi.

Perché tutto questo? Perché siamo certi che al Fiandre, Pogacar potrebbe staccare nuovamente tutti e fare l’inchino sul traguardo. Come siamo certi che lo stesso copione potrebbe ripetersi alla Roubaix, se il suo livello di forze sarà così più evidentemente superiore a quello degli altri. Ma il 13 aprile, sulle pietre francesi, il dislivello non sarà il fattore principale e con Pogacar nel velodromo potrebbero presentarsi Van der Poel, Philipsen, Ganna e Van Aert e il finale non sarà più così scontato. Allora vedremo se Pogacar avrà capito che il muro non si può sempre abbattere. Dovrà mostrare astuzia oltre che forza. E a ben vedere tutto questo è ciò che renderà la sfida di Roubaix la più bella di tutte. Al pari della Sanremo, ma per un tratto molto più lungo e polveroso.

P.S. E’ appena arrivato il comunicato con cui l’UCI accontenta gli organizzatori aggiungendo una terza wild card ai Grandi Giri e rende più elastica la collocazione dei rifornimenti durante le gare. Un doppio gesto di buon senso, soprattutto il secondo. Avevamo segnalato il malfunzionamento del sistema adottato, resta solo una domanda: perché fare regole senza coinvolgere chi poi dovrà applicarle?

Alé ancora con la Federazione slovena: insieme fino al 2028!

31.03.2025
3 min
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La Federazione Ciclistica Slovena (KZS) e Alé hanno recentemente svelato la nuova livrea ufficiale che verrà indossata dalle nazionali di ciclismo. Questo design esclusivo accompagnerà gli atleti nelle competizioni più prestigiose, tra cui i campionati mondiali ed europei di tutte le discipline ciclistiche, le Olimpiadi di Los Angeles 2028 e numerosi altri eventi internazionali.

Alé, brand tutto italiano e di vertice nel settore dell’abbigliamento tecnico per il ciclismo, fornirà a tutti gli atleti divise all’avanguardia, studiate per garantire il massimo delle prestazioni. L’equipaggiamento include completi estivi e invernali, oltre ad accessori tecnici progettati con un’attenzione particolare all’aerodinamicità, al comfort e all’innovazione.

Il “Slovenian Green”, colore iconico della nazionale, resta il fulcro del nuovo design, arricchito da eleganti sfumature geometriche in blu scuro sul petto. I pantaloncini, anch’essi in blu scuro, riprendono i dettagli grafici della maglia, creando un look distintivo e sofisticato. Questa nuova divisa appartiene alla collezione PR-S di Alé, sviluppata per le squadre professionistiche e realizzata con tessuti di ultima generazione, capaci di offrire una vestibilità “racing” e un’aerodinamicità ottimale.

Nel 2025, la nazionale slovena sarà rappresentata da alcuni dei ciclisti più talentuosi del panorama internazionale. Oltre al campione del mondo in carica Tadej Pogacar (nella foto di apertura in azione ai trionfali mondiali di Zurigo 2024), Primoz Roglic e Matej Mohoric, indosseranno la nuova divisa anche atleti del calibro di Jan Tratnik, Domen Novak, Luka Mezgec, Urska Zisgart e Marusa Tereza Serkezi, campionessa europea juniores XCO. Anche le selezioni nazionali di mtb e BMX porteranno in gara i colori della Slovenia con l’abbigliamento firmato Alé.

La collaborazione tra Alé e la Federazione slovena proseguirà quindi fino alle prossime Olimpiadi
La collaborazione tra Alé e la Federazione slovena proseguirà quindi fino alle prossime Olimpiadi

Verso nuovi trionfi

«Siamo davvero entusiasti di continuare a vestire la nazionale slovena di ciclismo – ha dichiarato Alessia Piccolo, Amministratore Delegato di APG – ovvero una delle selezioni più forti al mondo, con atleti straordinari. Per noi di Alé, essere al loro fianco nei più importanti eventi internazionali è motivo di grande orgoglio. Questa collaborazione ci permette non solo di contribuire alle loro performance, ma anche di ricevere feedback tecnici preziosi per migliorare costantemente i nostri prodotti».

La partnership tra Alé e la Federazione Ciclistica Slovena è stata estesa fino al 2028, un rinnovo anticipato che testimonia il valore di questa sinergia. 

«Già prima dei Campionati del Mondo dello scorso anno». Ha commentato Pavel Mardonovic, il Presidente della Federazione Ciclistica Slovena «Dove Tadej Pogacar ha conquistato la medaglia d’oro, avevamo deciso di prolungare la nostra collaborazione. Alé rappresenta un partner affidabile, capace di offrire ai nostri atleti abbigliamento di altissima qualità, frutto di innovazione e ricerca costante. Con questa nuova divisa, Alé rinnova il proprio impegno con il movimento ciclistico sloveno, offrendo ai nostri corridori capi progettati per esaltare le loro performance e accompagnarli verso nuovi trionfi».

Alé

Pogacar a Roubaix: è davvero un rischio? L’opinione di Zanini

31.03.2025
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Pochi giorni fa è arrivata la conferma ufficiale forse più attesa degli ultimi lustri: tra meno di due settimane Tadej Pogacar parteciperà alla Parigi-Roubaix. La notizia è tanto più clamorosa perché l’ultimo vincitore di Tour de France a fare sua la Regina della Classiche è stato Bernard Hinault nel 1981, qualcosa come 44 anni fa. La notizia era nell’aria da diverse settimane, almeno da quando la UAE Emirates aveva postato quel video, in cui il campione del mondo si cimentava – con molta classe, ça va sans dire – sulle pietre della foresta di Arenberg.

Dalla squadra però, fino all’annuncio arrivato dopo la Milano-Sanremo, era trapelato più di qualche scetticismo. Mauro Gianetti ancora dopo la Strade Bianche aveva dichiarato che sperava che il campione del mondo desistesse, aspettando magari ancora un anno. Troppo alto il rischio di una caduta che avrebbe potuto compromettere il resto della stagione, Tour de France in testa. Ma, ci siamo chiesti, davvero la Parigi-Roubaix è così pericolosa rispetto alle altre gare?  Per cercare di capire meglio abbiamo parlato con Stefano Zanini, DS dell’XDS Astana Team, che nella sua carriera da professionista vanta due top 5 sulle pietre francesi.

Zanini è stato uno specialista delle classiche: qui nel 1996, mentre taglia vittorioso il traguardo dell’Amstel Gold Race
Zanini è stato uno specialista delle classiche: qui nel 1996, mentre taglia vittorioso il traguardo dell’Amstel Gold Race
Stefano, andiamo dritti al sodo: davvero la Roubaix è così pericolosa? Specie ora che la famigerata entrata alla Foresta di Arenberg è stata modificata.

La grande differenza ovviamente la fa il percorso, cioè il pavé, che è un pavé diverso da quello del resto del mondo. Alcuni tratti sono messi davvero male, nonostante la manutenzione costante, primi fra tutti il Carrefour de l’Arbre e la Foresta, nonostante il nuovo ingresso. Che poi sia pericolosa o meno dipende da come i corridori si comportano in bici. Comunque io non la vedo molto più pericolosa delle altre gare, che al giorno d’oggi sono tutte complicate con gli spartitraffico e i paletti che si trovano ovunque. 

Quindi molto dipende dai corridori?

Sento dai miei ragazzi che c’è chi rischia più del dovuto, quando a volte basterebbe aspettare un attimo per passare in certi frangenti. Tante volte le cadute sono dovute a questo, al fatto che per la foga non si frena più, anche quando sarebbe giusto.

La foresta di Arenberg, da sempre uno dei punti più delicati della Roubaix. Per il secondo anno però una deviazione obbligherà i corridori ad entrarci più lentamente
La foresta di Arenberg, da sempre uno dei punti più delicati della Roubaix. Per il secondo anno però una deviazione obbligherà i corridori ad entrarci più lentamente
Immaginiamo che però non sia facile dire a chi si gioca una classica monumento di tirare i freni…

Sono gare importanti, io quello che dico è: «E’ un momento importante e bisogna essere in buona posizione», come fanno anche tutti gli altri direttori sportivi. Poi ovviamente davanti non c’è spazio per tutti e lì vengono fuori i problemi. In passato ci siamo sentiti dire che è colpa nostra (dei DS, ndr) se i corridori cadono, ma questo non lo accetto. Ai miei tempi i tecnici ci dicevano lo stesso e però si cadeva meno. 

Perché secondo te?

Non dico che non si cadesse, per carità, però non c’erano tutte queste cadute. Forse c’era un po’ più di rispetto tra i corridori. Il motivo preciso non saprei dirlo, non sto dentro al gruppo, ma sento i miei ragazzi che mi dicono che tal corridore non frena, che un altro rischia troppo.

Il Carrefour de l’Arbre è l’altro punto cruciale della gara: qui nel 2023 Van Aert ha forato lanciando Van der Poel verso la vittoria
Il Carrefour de l’Arbre è l’altro punto cruciale della gara: qui nel 2023 Van Aert ha forato lanciando Van der Poel verso la vittoria
Torniamo a Pogacar. Anche tu come Gianetti avresti delle remore sul fargli correre la Roubaix?

Forse sì. Poi è anche vero che se stai a vedere il rischio delle cadute non corri più, perché possono capitare sempre come abbiamo visto anche negli ultimi anni. Lui per esempio due anni fa è caduto alla Liegi, dove nessuno se lo aspettava, cosa che gli ha compromesso il Tour. Capisco anche che alcune squadre rispetto ad altre debbano pensare a tutelare i loro atleti, se possono giocarsi le grandi corse a tappe. Giustamente devono mettere tutto sul piatto e poi decidere. Piacerebbe anche a me avere di questi pensieri, ma purtroppo almeno per il momento non ce li abbiamo.

Può avere senso dire che alla Roubaix è più facile cadere, ma meno difficile farsi male?

Secondo me no, dipende sempre dalla caduta. Anche in discesa si può fare solo una scivolata senza conseguenze, mentre a volte andando a terra a velocità bassa ci si può rompere un polso o la clavicola. Va molto a fortuna. A me è capitato sia di non farmi niente cadendo ad alta velocità sia di avere conseguenze cadendo in modo sciocco. Le variabili sono davvero tante.

Però è vero che ci sono corridori che cadono più di altri, o no?

Non saprei nemmeno io, certo c’è la sfortuna, poi forse qualcuno è un po’ meno abile a guidare la bici, meno reattivo, cosa che li porta ad essere più coinvolti di altri. 

Pogacar si è già cimentato sul pavè della Roubaix al Tour 2022, dove è sembrato molto a suo agio sulle pietre
Pogacar si è già cimentato sul pavè della Roubaix al Tour 2022, dove è sembrato molto a suo agio sulle pietre
Invece, forare è sempre solo sfortuna o può essere anche imperizia?

Secondo me è solo casuale, perché alla Roubaix spesso si fora quando si è in fila indiana dietro a qualcun altro, senza avere nessuna colpa. Poi anche lì, ci sono delle variabili. Per esempio è importante stare al centro della strada il pavé è migliore, soprattutto quando è bagnato, e se si va di lato dentro le pozzanghere non puoi mai sapere cosa c’è sotto.

Ultima domanda. Avere Pogacar in gara cambia qualcosa per voi?

A noi cambia poco, andiamo per fare la nostra gara il meglio possibile con Ballerini e Bol. La presenza di Pogacar da un lato potrebbe essere positiva, potremmo sfruttare il lavoro della sua squadra all’inizio e poi cercare fortuna nei momenti chiave, quando come si diceva prima è fondamentale essere in buona posizione. Se stai davanti è tutto più facile, se ti trovi dietro devi sempre recuperare, spendi tanto, e anche le possibilità di cadere si moltiplicano.

Ganna e la prestazione monstre a Sanremo: frutto della mente

30.03.2025
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La Milano-Sanremo continua a tenere banco, lo spettacolo che ci ha regalato ha tenuto tutti con il fiato sospeso e con gli occhi incollati alla strada. Da una parte c’era il campione del mondo, Tadej Pogacar, mattatore della passata stagione e che ha iniziato il 2025 con lo stesso piglio. Dall’altra parte gli sfidanti: Mathieu Van der Poel e Filippo Ganna. Quello che più ha colpito è stata la prestazione di “Top Ganna”, un continuo ghigno di fatica era scolpito sul suo volto. Ha messo tutto quello che aveva e anche qualcosa in più per rientrare tutte le volte sulle ruote dei primi due. Ecco, proprio qui sta la chiave di lettura di questo articolo, in quel qualcosa in più che Ganna ha messo in gioco. 

Il secondo posto di Ganna alla Sanremo è figlio di tante gambe e di altrettanta determinazione
Il secondo posto di Ganna alla Sanremo è figlio di tante gambe e di altrettanta determinazione

La forza di soffrire 

Un post su Instagram di Adriano Malori ha riassunto perfettamente la corsa e lo spirito dell’azzurro: “Ultimamente dopo ogni gara c’è la sfida sui social media a chi pubblica per primo la potenza di un ciclista o quanto tempo è passato a tot watt per chilo, ma c’è una componente molto importante che mai nessuno tiene in conto:  Le palle”. 

«Io sono una signora e una mental coach e quindi dico la testa». Risponde sorridendo Paola Pagani, alla quale ci siamo affidati per capire quale sia questo “qualcosa in più” messo in corsa da Ganna. «Perché è quella la componente che spesso fa la differenza. In atleti di primo livello non è quasi mai un problema di gambe, ma è la mente che ti fa resistere quel qualcosa in più. Alla Sanremo Ganna aveva le gambe che bruciavano ma la sua testa gli ha fatto dire: “Ok, sei qua, resisti, puoi starci, non mollare”». 

Ganna ha dovuto fare sforzi incredibili per resistere alle bordate di Pogacar su Cipressa e Poggio
Ganna ha dovuto fare sforzi incredibili per resistere alle bordate di Pogacar su Cipressa e Poggio

Motore o freno

Gran parte della prestazione di Filippo Ganna è data dagli allenamenti e dalle sue qualità atletiche, questo non lo dobbiamo dimenticare. Tuttavia per resistere a certi attacchi serve una grande forza mentale, che non è sempre facile trovare. 

«La testa può essere un grande acceleratore o un grande nemico – continua Paola Pagani – perché tanti atleti si fermano appena sentono di fare fatica. Il tutto cambia quando cominciamo a ragionare sul fatto che anche gli altri faticano. Diciamo che la testa diventa un acceleratore quando metabolizzano questo concetto. Però grande parte dello sforzo passa da noi, allenarsi serve anche a sapere quali sensazioni proverai in gara. Ai miei ragazzi dico sempre che anche Pogacar fa fatica, nel ciclismo questa componente non manca mai. Bisogna agganciarsi al fatto che questo sforzo lo posso sopportare e allora si riesce a fare una prestazione come quella di Ganna».

Per alcuni chilometri il corridore della Ineos è stato un puntino sfocato sullo sfondo dello schermo
Per alcuni chilometri il corridore della Ineos è stato un puntino sfocato sullo sfondo dello schermo

Oltre i numeri

In un ciclismo che si basa sempre più sui numeri e i valori che gli atleti riescono a esprimere sta sparendo la componente umana. Invece Ganna ci ha ricordato che in bici ci salgono delle persone e che la differenza spesso è nella voglia di vincere e primeggiare, di dimostrare che qualcosa è possibile. 

«A proposito – spiega Paola Pagani – porto l’esempio del primo uomo che è riuscito a correre il miglio sotto i 4 minuti. Fino al 1956 si credeva che fosse impossibile, i medici dicevano che per l’essere umano fosse nocivo. Finché è arrivato Roger Bannister, un inglese, che è riuscito a correre il miglio in 3 minuti e 59 secondi e 56 centesimi. Ganna a suo modo ha fatto la stessa cosa, ha visto quei watt e ha capito di poter stare lì insieme a due mostri sacri. Sapete cosa è successo dopo che Bannister ha corso il miglio sotto i 4 minuti? Quell’anno, nel 1956, altri 16 atleti sono riusciti a fare la stessa cosa».

La forza di “Top Ganna” è stata quella di non mollare mai e di tenere ben focalizzato il suo obiettivo
La forza di “Top Ganna” è stata quella di non mollare mai e di tenere ben focalizzato il suo obiettivo

Dimostrare l’impossibile

Le ultime parole della mental coach aprono uno spiraglio interessante nel discorso. Dopo quasi un anno di dominio indiscusso Ganna e Van der Poel hanno battuto Pogacar. Lo sloveno nel 2024 e in questi primi mesi del 2025 non ha vinto solamente tre gare alle quali ha partecipato: la Sanremo dello scorso anno, il GP Quebec e di nuovo la Classicissima. 

«Hanno dimostrato che è battibile – dice Pagani – perché lo hanno battuto. Quando è scattato sulla Cipressa tutti hanno pensato potesse scavare un solco tra sé e gli altri, facendo quello cui ci ha abituato ultimamente. E invece gli sono stati dietro. La storia dell’essere umano è ricca di eventi che si pensava fossero impossibili e sono stati resi possibili da persone che con impegno e dedizione si sono messe e le hanno fatte. Quindi tu vai con la consapevolezza di aver fatto tutto il necessario riesci a superare i tuoi limiti. Ognuno ha il suo limite, non può essercene uno uguale per tutti. Ganna ha visto qual è il suo. Lui e Van der Poel hanno dimostrato che Pogacar è battibile, ora sta agli altri provarci». 

«La convinzione di possibilità – conclude – è una delle più forti, io devo essere convinto di quello che posso fare. Se lo sono metto in gioco tutte le mie capacità, il mio potenziale e il lavoro per arrivare dove voglio. Ma se parto già con il tarlo che tanto non è possibile magari metterò in gioco tutto quello ho ma ad un certo punto tenderò a autosabotarmi».

Pogacar alla Roubaix, parla Prudhomme in presa diretta

28.03.2025
4 min
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LILLE (Francia) – Il caso ha voluto che, mentre Tadej Pogacar ufficializzava la sua partecipazione alla Parigi-Roubaix, noi ci trovassimo proprio da quelle parti, per di più in compagnia di chi la Roubaix la organizza: Amaury Sport Organisation, vale a dire Christian Prudhomme.

Nella cerimonia dei 100 giorni al via della Grande Boucle, lo sloveno in qualche modo è riuscito a rubarsi la scena o almeno a prendersene un bel pezzetto. E di certo ha abbattuto le ultime resistenze, più che comprensibili, di Mauro Gianetti e della squadra (qui il video). Un rischio sì, ma di fronte alla volontà, all’ambizione e all’estro di un atleta che può riscrivere la storia, come opporsi?

Christian Prudhomme ha parlato della presenza di Pogacar alla Roubaix
Prudhomme ha parlato della presenza di Pogacar alla Roubaix

Prudhomme gongola

Avevamo affrontato il discorso con Sonny Colbrelli, quando uscì il video dello sloveno ad Arenberg, ora a tornare sull’argomento è proprio Prudhomme.

«E’ insolito vedere corridori così leggeri puntare alla Roubaix – ha detto il direttore del Tour – specie nel passato, ma i campioni di oggi sono un po’ diversi, Pogacar soprattutto. Lui sa guidare benissimo, ha una classe enorme, tanta potenza e non posso che essere contento della sua presenza nella classica delle pietre».

Tra l’altro, parlando proprio di pietre, dove i settori dell’Inferno del Nord sono così vicini, Prudhomme ha detto che non li hanno voluti inserire nella Grande Boucle così presto per evitare rischi. In effetti se si affrontano dopo 5 o 6 tappe è diverso rispetto a farlo nella prima o nella seconda frazione, per di più con la maglia gialla in palio per un enorme numero di atleti.

Dopo aver vinto Il Tour nel 2012, Wiggins è tornato alla Roubaix, ma di fatto già aveva rinunciato a fare classifica nei grandi Giri
Dopo aver vinto Il Tour nel 2012, Wiggins è tornato alla Roubaix, ma di fatto già aveva rinunciato a fare classifica nei grandi Giri

Che parterre

«Pogacar – va avanti Prudhomme, subito informatissimo – è il terzo vincitore del Tour alla partenza della Paris-Roubaix negli ultimi trent’anni, più o meno. Mi ricordo che una decina d’anni fa (era il 2014, ndr) eravamo felici di avere Bradley Wiggins, re del Tour 2012, al via. Ed era una vera particolarità. Ora questo sarà amplificato perché Pogacar è campione in carica e perché verrà per vincere».

Dopo le fatiche di Sanremo, Pogacar, per essere al via della Roubaix, ha rivisto il suo programma. Era atteso alla E3 di Harelbeke e alla Gand-Wevelgem, ma le salterà entrambe. Lo vedremo direttamente al Fiandre e poi, appunto, alla partenza di Compiègne.

«Abbiamo appreso della sua presenza dalla comunicazione della sua squadra. Prima avevamo visto solo quel video in ricognizione sulla Foresta di Arenberg. Questo mi colpisce. Onestamente, non pensavo che venisse subito, ma, come ripeto, siamo felici di averlo al via, soprattutto dopo una Milano-Sanremo da antologia. Abbiamo visto tre campioni enormi giocarsi la vittoria e questa battaglia si rinnoverà alla Roubaix, magari con un asso in più come Van Aert ed altri ancora».

Pogacar al Tour 2022 (Lille-Wallers Arenberg) finì settimo. Eccolo all’attacco con Stuyven
Pogacar al Tour 2022 (Lille-Wallers Arenberg) finì settimo. Eccolo all’attacco con Stuyven

Sfida antica…

Prudhomme è davvero “sul pezzo”. Si aspetta una buona gara da Pogacar, rimarca la sua abilità di guida, la sua scioltezza e ricorda come si trovò a suo agio sul pavé nel Tour del 2022.

«Era riuscito a seguire un atleta forte e possente come Jasper Stuyven. E poi, anche alla Strade Bianche, sugli sterrati va forte. Oltre alla sua forza fisica e alla sua classe, Pogacar è anche ben pilotato dal team. E’ capace di tutto su una bicicletta. Certo, Mathieu Van der Poel è un avversario fortissimo, ma con un Pogacar così ci sarà una grande lotta».

Nella storia, i corridori che sono riusciti a vincere sia la Roubaix che il Tour si contano sulle dita di due mani. La maggior parte di questi sono tutti dei primi del ’900. L’ultimo a centrare l’impresa è stato Bernard Hinault, che prese parte, quasi per sfida, a chi lo accusava di evitarla. Il “Tasso”, in effetti, non l’amava, ma, come diceva Giulio Cesare: Veni, vidi, vici. Venne, partecipò e vinse. Questo per dire: pensate che particolarità stiamo vivendo con Pogacar.

Conclude Prudhomme: «Il fatto che i grandi campioni ci siano tutto l’anno mi piace molto. Mi ricorda quando ero bambino, con Eddy Merckx che era in lotta dall’inizio alla fine della stagione. E’ fantastico e se Pogacar riuscirà a vincere tutti e cinque i Monumenti sarà eccezionale».

Ai 300 metri Van der Poel aveva già vinto. Bettini spiega

26.03.2025
5 min
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«La Sanremo è stata bella – dice Bettini – perché finalmente abbiamo visto, su un percorso sicuramente non perfetto per le sue qualità, che il numero uno del ciclismo attuale si può battere. Ci portiamo a casa questa sensazione. La parte veramente emozionante, parlo da italiano, è stato vedere Ganna che non è saltato di testa. Si è staccato due/tre volte. A ogni azione andava in difficoltà, ma con la testa era già all’arrivo, nel senso che sapeva quello che doveva fare. Peccato che non sia abituato a trovarsi troppo spesso in una volata del genere, credo che questa contro Van der Poel sia stata la prima volta…».

Paolo Bettini è in giro per l’Italia con la compagna Marianella Bargilli, lavorando dietro le quinte del Giro d’Italia. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Per il quarto anno consecutivo, RCS Sport sta realizzando i video di Giro Express, in cui si raccontano le località toccate dalla corsa rosa. Sono già stati in Albania, martedì quando ci siamo sentiti erano a Roma. Il viaggio dura 45 giorni e così il finale della Sanremo, Paolo l’ha visto nel cellulare durante uno degli spostamenti. E noi non potevamo esimerci dall’interpellarlo. Un po’ perché anche lui nel 2003 vinse la Sanremo con una volata a tre, anche se uno degli altri due era il suo amico e luogotenente Paolini. E un po’ perché la sua lettura di uno sprint come quello di via Roma è di quelle che ti lasciano senza dubbi, perché ti porta nella mente dei tre protagonisti.

Ganna non molla e rientra ancora, Van der Poel se ne accorge
Ganna non molla e rientra ancora, Van der Poel se ne accorge
Si diceva di Ganna e la volata.

Si vede che era la prima di un certo livello. Magari il risultato non cambiava, però parla uno che s’inventava l’impossibile per battere gli avversari più forti. So che ho perso, per cui mi dimentico di avere Pogacar a ruota e Van Der Poel da solo dalla parte della strada non ce lo mando neanche morto. Piuttosto gli entro in tasca. La volata affiancato a Van der Poel, uno a destra e uno a sinistra, non si fa.

Perché?

Prendiamo vento tutti e due, ma io ho speso di più perché sono rientrato già tre volte. E parto a fare la volata con te che sei più forte di me, col vento in faccia e via Roma che un po’ tira all’insu? Neanche morto, ma un Ganna così forte lo giustifichiamo, gli diamo una grandissima giustificazione come si faceva a scuola. Perché ha fatto un numero solo ad essere lì con i due fenomeni attuali del ciclismo. Possiamo dire che Ganna c’è e ci apprestiamo a un mese di aprile molto interessante, perché un Ganna così alla Roubaix me lo voglio proprio gustare.

Van der Poel parte in anticipo, Ganna deve spostarsi: il gap è incolmabile
Van der Poel parte in anticipo, Ganna deve spostarsi: il gap è incolmabile
E’ Ganna che ha sbagliato o è stato più furbo Van der Poel a partire così lungo?

Vi spiego la psicologia di una volata così. Van der Poel è il più forte, però si trova in testa, quindi nella posizione sbagliata. E’ anche giusto, perché è il più veloce e gli avversari lo hanno fregato. Ganna che è rientrato va a cercare proprio lui e si trova nella posizione migliore. E Van Der Poel cosa fa? Si sposta tutta a destra, guardandoli, come per dire: che si fa? E loro lo lasciano fare. Ganna non l’ha seguito, Pogacar è stato a ruota di Ganna e Van Der Poel si è trovato solo.

Cosa poteva fare Ganna?

Guardate, via Roma, quando è tutta pulita dalle macchine e transennata a destra e a sinistra, è larga quasi 9 metri. Se sono Ganna e siamo pari – ma non lo erano perché Van der Poel era leggermente più avanti – per compensare e venire a cercarti, posso fare la mia volata, sapendo di avere Pogacar a ruota. Oppure parto lungo, però Van der Poel mi vede dato che siamo paralleli. Ma lui è più veloce e mi batte. E sicuramente mi salta anche Pogacar. Se non gli sto a ruota da subito, ho perso la volata.

Non c’è più spazio per chiudere, Ganna ha lasciato troppo spazio. Pogacar è sfinito
Non c’è più spazio per chiudere, Ganna ha lasciato troppo spazio. Pogacar è sfinito
Infatti Van der Poel ha anticipato tutti…

E’ il più veloce e ha fatto quello che non nessuno si aspettava: finché ci pensi, io ti anticipo e poi vienimi a prendere se sei capace…. Mathieu è molto più esplosivo, quando è partito gli ha preso 3 metri e come fai a chiudere? Anche perché non è uno qualunque, è il più forte della volata, non lo rimonti più. E poi un’altra cosa: quante volate di questo tipo, vinte e perse, ha fatto Van der Poel? E quante volate di quel tipo, vinte e perse, ha fatto Ganna? Secondo me era la prima vera volata che si trovava a gestire.

Invece Pogacar?

Ha fatto il tutto per tutto per staccarli e ha speso anche tanto. E’ veloce, ma non ai livelli di Van der Poel. In più si è un po’ perso nella volata, come quando perse il primo Fiandre sempre con Van der Poel, ma perché non è un velocista. Non ha l’occhio per gestire due avversari in una volata di quel tipo, un po’ come Ganna, forse qualcosina di più.

Il 22 marzo 2003, Paolo Bettini conquista la Milano-Sanremo su Celestino e il compagno Paolini
Il 22 marzo 2003, Paolo Bettini conquista la Milano-Sanremo su Celestino e il compagno Paolini
La tua volata del 2003 fu diversa, non ci fu rallentamento, ma uno degli altri due era Paolini…

Fu completamente diversa. Non avevo con me un gregario, ma l’altro capitano che ha gestito tutto. E’ stato facile, tra virgolette. Giù dal Poggio e toccata l’Aurelia, Paolini non mollò un metro. Nelle ultime due curve entrammo a tutta e il Gerva non smise mai di tirare. Tenne l’andatura a 50 all’ora finché io non partii con la volata.

Si può dire che per Ganna sia stata una grande esperienza?

Enorme, come lo sarebbe andare al Fiandre e prendere le misure al percorso e agli avversari. Vedrete che se l’anno prossimo arriva in via Roma allo stesso modo, chiunque si sposti dall’altro lato della strada, lui lo segue. Abbiamo un Ganna di tutto rispetto, per cui gli perdoniamo quella volata e lo aspettiamo alla Roubaix.

Dal video alla realtà. I piani sulla Cipressa in casa UAE

26.03.2025
5 min
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E’ impossibile non parlare ancora di Milano-Sanremo, vista l’edizione superba alla quale abbiamo assistito. E se questa è stata così memorabile, il merito è quasi del tutto di Tadej Pogacar, cosa che ha sottolineato anche Van der Poel, poi vincitore in via Roma. Il campione del mondo ha attaccato sulla Cipressa e lo ha fatto con una violenza inaudita. Un attacco frutto non solo di gambe e fantasia, ma anche di un piano ben progettato.

E torniamo proprio a quel momento, grazie alla UAE Emirates. La squadra di Pogacar, infatti, ha pubblicato un video (appena in basso) davvero coinvolgente: il retroscena della Sanremo visto dall’interno del team.

In particolare, vogliamo soffermarci su quanto accaduto nella riunione pre-gara, che nel video va dal minuto 2’15” al minuto 4’56”. Parlano i protagonisti. E allora facciamo un parallelo tra quanto detto in riunione e quanto accaduto nella realtà.

Cipressa in vista

Partiamo dalle parole del direttore sportivo Andrej Hauptman. «La corsa misura 239 chilometri con un dislivello di 2.000 metri. Non è la gara più difficile, ma il finale sarà sicuramente duro. Almeno questo è il nostro obiettivo. Dobbiamo risparmiare energie, arrivare freschi fino ai Capi, ma non dobbiamo spendere tanto per stare davanti e poi arrivare così (col dito sotto al mento, come a dire “col collo tirato”) all’imbocco della Cipressa».

E così è andata. Sino ai Capi, la UAE Emirates quasi non si è vista. Tanto è vero che Dillier, di cui abbiamo parlato, si è sciroppato oltre 220 chilometri d’inseguimento individuale (o quasi) per contenere il ritardo della fuga entro i 5’.

Ancora Hauptman: «La Cipressa sarà il nostro punto principale domani: 5,6 chilometri a una media del 4,4 per cento. Il primo chilometro e mezzo non è così facile, ma è comunque “facile” al 5 per cento. Non dobbiamo pensare a cosa faranno gli altri. La Cipressa va presa “a fuoco”, in avanti. E quando il tutto si farà molto difficile, Tadej andrà».

Ancora una volta, quel che è stato detto in riunione ha corrisposto con la realtà.

Pogacar spiega a Del Toro come e quando entrare in scena sulla Cipressa. Spiegazione perfetta, ma il messicano ha mancato l’appuntamento
Pogacar spiega a Del Toro come e quando entrare in scena sulla Cipressa. Spiegazione perfetta, ma il messicano ha mancato l’appuntamento

Pogacar sale in cattedra

Sul grande schermo all’interno del bus, dopo i dati generali della corsa, appare la planimetria della Cipressa. Importantissima per incrociare segmenti, curve e pendenze. A questo punto, sale in cattedra proprio sua maestà Pogacar. E lo fa con la spontaneità di chi è leader per natura.

«Questo – indica Pogacar rivolgendosi a Del Toro – è il momento perfetto. Siamo a 2 chilometri, ma ne resta uno ancora di salita e uno e mezzo di falsopiano. Qui (punto 1 nella mappa in basso, ndr) devi già essere avanti prima e questa è la parte difficile fino a qui».

La planimetria della Cipressa e i punti nevralgici indicati da Pogacar
La planimetria della Cipressa e i punti nevralgici indicati da Pogacar

In questo segmento, però, la riunione non ha combaciato con la realtà. Questo lavoro infatti non è stato svolto da Del Toro, ma da Narvaez. Nella foto di apertura si nota l’esatto momento in cui l’ecuadoriano si sposta e scatta Pogacar. Nel post-gara, Gianetti ci aveva spiegato che Del Toro era rimasto dietro all’imbocco della Cipressa. Come dicevano in riunione, infatti, non sarebbe stato facile presentarsi freschi in quel punto.

«Io – riprende Pogacar – qui (punto 1, ndr) sarò ancora a ruota. Questa parte è più facile (punto 2, ndr). In questa curva (punto 3, ndr) fai un respiro profondo, Isaac, e fuori da questa curva fai 25” secondi a tutta, “full gas”. Qui (4a, ndr) o qui (4b ndr) scatto io. Cercherò di partire stretto, dopo la curva a destra. In quel punto se prendi 5”, il gruppo non ti vede».

E Tadej è scattato esattamente in quel pezzetto di strada (4a), dopo la curva. Pazzesco! Pogacar dice anche dove respirare profondo, come e quanto deve durare il lancio del suo attacco. E’ evidente che, dopo i sopralluoghi, hanno incrociato i valori degli atleti e i tempi degli attacchi.

Il forcing mostruoso di Wellens sulla Cipressa, seguito dopo 2 chilometri da quello di Narvaez
Il forcing mostruoso di Wellens sulla Cipressa, seguito dopo 2 chilometri da quello di Narvaez

I rischi di Wellens

Spiegata, almeno per quel che si vede nel video, la Cipressa, la riunione prosegue. Stavolta a parlare è Tim Wellens, altra punta e soprattutto uno degli atleti più esperti in casa UAE Emirates. Questo il senso delle sue parole.

«Per ricapitolare all’inizio non lasciamo tracce, non ci facciamo vedere. Se in fuga ci sono fino a 10 ragazzi non è la fine del mondo. Al limite bluffiamo e vediamo cosa succede. Sul Turchino stiamo davanti solo se è freddo o piove. Se è asciutto rilassiamoci. Prendiamo il rischio di arrivare davanti solo da Alassio (poco prima di Capo Mele, ndr). Lì ci saranno delle cadute, la corsa è nervosa, ma prendiamoci il rischio comunque di non spendere. Io credo sia meglio: magari perdiamo un ragazzo per niente».

Anche le parole di Wellens hanno trovato riscontro nella realtà. La UAE Emirates infatti si è affacciata davanti solo in prossimità dei Capi. E lì è entrato in scena proprio Wellens che ha dato una “trenata” pazzesca sulla Cipressa, riducendo il gruppo a una trentina di unità, prima dell’affondo di Narvaez e dello scatto di Pogacar.

Il video della riunione si conclude con una voce, forse quella di Hauptman, che dice: «Questo è il piano, facciamolo! A domani». Il tutto accompagnato da applausi di incoraggiamento.

Malgrado la sconfitta, un capolavoro di Pogacar

24.03.2025
5 min
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La Milano-Sanremo di Van der Poel, Ganna e Pogacar ha battuto diversi record. E’ caduto quello della Cipressa, stabilito nel 2001 da Casagrande in 9’36”. Pogacar l’ha abbassato a 8’57” (media di 37,100) lanciato da gregari che con altre maglie sarebbero capitani. E’ arrivato il record di ascolti, con un 20 per cento di share e 2,2 milioni di spettatori come picco massimo, che hanno permesso a Rai 2 di essere il primo canale. E soprattutto è cambiato il destino di una corsa che sembrava votata alla noia e piccoli sbalzi di umore ed è invece esplosa come una polveriera. Merito di Pogacar: senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile.

Se ne è ragionato con Michele Bartoli, un altro che tentò di disintegrare la corsa sulla Cipressa assieme a Pantani, ma fu poi risucchiato sul Poggio. Si è parlato di campioni e grandi assenti. Del loro livello e delle scelte di rivali che evitano il confronto con precisione scientifica.

«La Sanremo – dice il toscano – la possono vincere in tanti. Difficilmente Alaphilippe vincerà la Roubaix come per Van der Poel e Ganna è difficile vincere il Lombardia. La Sanremo invece è aperta a tutti e finché ci sarà Pogacar a fare il lavoro principale, questo sarà il suo svolgimento. Non ha il terreno per staccare tutti. E se trova due come Ganna e Van der Poel al 100 per cento, è difficile che possa toglierseli dalle scatole…».

Bartoli e Pantani all’attacco sulla Cipressa nel 1999: azione spettacolare, ma non organizzata
Bartoli e Pantani all’attacco sulla Cipressa nel 1999: azione spettacolare, ma non organizzata
Diciamo che la lotta è ristrettissima. Impensabile che Roglic, Vinegegaard oppure Evenepoel vadano a sfidarlo alla Sanremo. Si nasconde anche Van Aert…

Per determinati corridori è più complicato. Magari se ci fossero stati, sarebbero rimasti agganciati anche loro. Però alla fine chi fa corsa dura è Pogacar e gli altri non vanno più di lui. Ai miei tempi c’era il Panta, c’ero io, c’erano Boogerd e Vandenbroucke, c’era Casagrande: ognuno leader della sua squadra. Quindi se volevi fare forte la Cipressa, l’unico modo era metterne d’accordo più d’una, altrimenti non combinavi nulla. Sabato la menata per Pogacar l’hanno fatta dei capitani che sono anche suoi gregari, quindi ci sta che il record della Cipressa sia stato battuto. Per questo dico che se Pogacar vuole la corsa dura, visto il budget della UAE Emirates, il copione sarà sempre questo.

Gli assenti hanno sempre torto?

Van Aert non lo capisco. Salta la Sanremo per andare in altura prima di Fiandre e Roubaix, ma i periodi per fare l’altura sono talmente ampi che non è una settimana prima o una settimana dopo che ti impedirà di vincere al Nord. Probabilmente non si sente al livello degli altri e preferisce puntare alle corse in cui si sente più vicino a loro. Ho letto un’intervista di Roglic che, non potendo battere Pogacar, va a correre dove lui non c’è.

Senza Pogacar e i suoi attacchi, Van der Poel avrebbe vinto la Sanremo?

Forse no. Perché tutta quella selezione non sarebbe venuta e Mathieu si sarebbe ritrovato con Philipsen a ruota e gli sarebbe toccato tirargli la volata come l’anno scorso. Pogacar favorisce i forti e taglia fuori gli altri.

Per contro il ciclismo senza Pogacar si è visto alla Tirreno-Adriatico, in cui nell’unico arrivo in salita Ayuso ha vinto con 10 secondi di vantaggio.

E magari se c’erano due arrivi in salita, non vinceva Ayuso e toccava a Pidcock. Il ciclismo senza Pogacar sarebbe aperto come prima. Però è chiaro che se lo evitano, le cose per lui sono ancora più facili. Se lo sfidano, probabilmente vince lo stesso, ma deve faticare di più. Quantomeno nelle corse meno dure, dove non può far valere il suo strapotere in salita.

La selezione sulla Cipressa per mano di Wellens, potenzialmente un capitano
La selezione sulla Cipressa per mano di Wellens, potenzialmente un capitano
La Roubaix è una di queste corse?

No, al contrario. La Roubaix è complicata, ma il pavé in finale è quasi come una salita dura. Se hai più energie, fai la differenza. Quando arrivi al Carrefour de l’Arbre, se hai il serbatoio ancora al 90 per cento e gli altri ce l’hanno al 60, la differenza la fai e anche senza troppa difficoltà.

Il tuo rammarico è averla corsa una sola volta?

Il ciclismo di quegli anni era diverso anche per le informazioni che ti davano le squadre. Ti indirizzavano nelle scelte, era l’inizio della specializzazione. Ora l’abbiamo abbandonata e a me questo ciclismo piace di più, perché ora la differenza la fa l’essere forte. Quando sei forte, ti adatti a qualsiasi tipo di percorso, perché si lavora per portare in alto la prestazione. Quando la prestazione è alta, se sei un corridore forte, puoi dominare ovunque: a Sanremo, a Roubaix, al Lombardia e al Giro d’Italia.

Una volta si parlava tanto del recupero…

Sono d’accordo che qualcuno recupera meglio, ma sono convinto che recupera peggio quello che ha un livello di prestazione inferiore e si spreme di più per andare ai ritmi dei più forti. Se lavori bene, c’è così tanta conoscenza, che è difficile assistere a veri crolli in un Grande Giro, purché il corridore abbia il livello di prestazione adeguato per supportare il ritmo dei migliori. Allo stesso modo non ci sono più le crisi di fame. Oggi se ti prendono in crisi di fame, ti devono arrestare. I nutrizionisti lavorano benissimo, ogni 20 minuti ti dicono cosa devi mangiare, in base a quanto spendi.

Fare il Poggio a ruota concede anche qualche vantaggio aerodinamico: Van der Poel è stato anche astuto
Fare il Poggio a ruota concede anche qualche vantaggio aerodinamico: Van der Poel è stato anche astuto
Quindi chi evita il confronto sa di non avere il livello che serve e sta alla larga?

Esatto. Non è bello, ma ognuno seleziona in base alle proprie caratteristiche. E’ chiaro che Van der Poel non possa permettersi di non fare la Sanremo e Ganna sta facendo le belle cose che abbiamo sempre immaginato. Non si può accontentare di vincere le crono in un Grande Giro, per il motore che ha anche non mandarlo al Fiandre è una cosa che non capisco.

Dicevi di Van der Poel?

Nella sua testa sa che se è al 100 per cento, può tenere Pogacar sul Poggio. I calcoli sono facili: quando vai a 40 all’ora su quel tipo di slaita, stando a ruota risparmi il 20 per cento. Se invece vuoi stare a ruota sul Qwaremont, spendi quanto quello davanti, perché la resistenza dell’aria è praticamente nulla. E allora al Fiandre sai che soffri di più, ma alla Sanremo puoi puntare sull’acume tattico.

Tanto che alla fine, Van der Poel è stato onesto, dicendo che il grosso lavoro l’ha fatto Pogacar e lui si è limitato a seguire.

Esatto. Come se poi seguirlo fosse una cosa facile…

Van der Poel piega Tadej con le gambe e l’astuzia

22.03.2025
5 min
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SANREMO – La classica monumento che secondo molti sarebbe la più banale del lotto si è infiammata sulla Cipressa quando Tadej Pogacar ha deciso che fosse arrivato il momento di farla esplodere. Mai visto negli ultimi anni, tanti anni, che sulla Cipressa scollinassero i tre corridori che si sarebbero giocati la corsa. Invece è andato proprio così. Pogacar. Van der Poel. Ganna. E il copione si è ripetuto sul Poggio. E quando tutti pensavano che il campione del mondo avrebbe fatto un sol boccone dell’olandese, Mathieu gli è scattato in faccia, facendo accendere una spia rossa sul cruscotto dello sloveno.

La volata di via Roma ha ricordato il Giro delle Fiandre del 2022, quando Pogacar fece il diavolo a quattro e poi si perse nella volata, spalancando le porte a Van der Poel. Oggi il rientro di Ganna ha confuso Tadej e lanciato l’olandese verso il bis di Sanremo. E quando alla fine è venuto a raccontarsi davanti alla stampa, Van der Poel ha ammesso che questa Sanremo è stata la vittoria più bella fra le tante nel suo palmares.

Dillier ha tirato la Sanremo per tutto il giorno: il successo della Alpecin-Deceuninck si deve anche ai gregari
Dillier ha tirato la Sanremo per tutto il giorno: il successo della Alpecin-Deceuninck si deve anche ai gregari
E’ stato il tuo miglior giorno su una bicicletta, quello con la forma migliore?

Uno dei migliori. Mi sono sentito davvero bene alla Tirreno e sapevo che con una settimana di riposo avrei avuto il mio giorno migliore. Ero abbastanza sicuro che avrei potuto seguire Tadej sul Poggio, mentre che sarebbe stato più difficile sulla Cipressa. Quando ha provato da così lontano, ho dovuto stringere i denti. Non ero sicuro che ci sarei riuscito, ma alla fine ce l’ho fatta.

Alla fine sembravi particolarmente emozionato. E’ stata una vittoria molto difficile, puoi raccontarci qualcosa?

Le prime 3-4 ore sono state orribili. Abbiamo avuto cattivo tempo ogni santo giorno alla Tirreno. E quando abbiamo passato il Turchino e ho visto il sole, quando la temperatura ha cominciato a salire, mi è cambiato l’umore. Ho cominciato a sentirmi sempre meglio mentre pedalavamo lungo la costa. E penso che questo sia stato uno dei motivi per cui siamo riusciti a fare quello sforzo sulla Cipressa, rimanendo in tre. Qualcuno ha pagato quelle prime ore al freddo. Ovviamente non sono le più difficili come percorso, ma con questo meteo il corpo ne risente parecchio.

Hai battuto Tadej per sette volte, lui ha battuto te altre sette. Si parla tanto della tua rivalità con Van Aert, ma finirà che il tuo rivale numero uno sarà Pogacar?

Penso che Tadej sia il rivale di tutti. Se puoi battere lui, sei vicino alla vittoria in questi momenti, ma lui resta impressionante. Non è solo uno dei migliori corridori da classiche, ma anche uno dei migliori nei Grandi Giri. Ha un talento eccezionale, sono felice di lottare contro lui, soprattutto quando riesco a batterlo.

La Cipressa è stato il momento più duro per Van der Poel, per rispondere alle bordate di Pogacar
La Cipressa è stato il momento più duro per Van der Poel, per rispondere alle bordate di Pogacar
Prima della corsa hai detto che una vittoria qui sarebbe stato un piccolo extra alla tua carriera. La pensi ancora così?

Sono molto orgoglioso e felice di aver vinto la Sanremo per la seconda volta. Ogni Monumento è speciale, ma questa è un po’ più speciale per il modo in cui si è sviluppata. Come squadra l’abbiamo vinta per il terzo anno consecutivo, non era mai successo e chissà se mai accadrà ancora.

Sul Poggio hai cercato di staccare Pogacar: volevi colpirlo nel morale o hai cercato di andare da solo?

Ho cercato di andare via da solo, perché non sai mai come può finire uno sprint con lui dopo una gara così. Tadej è veloce e dopo una gara così dura lo è anche Filippo. Non vince il più veloce, ma chi ha più forze. Sapevo che Tadej avrebbe attaccato un paio di volte per staccarmi, così ho provato anche io a contrattaccare, ma è stato forte abbastanza da rispondermi. E’ stato molto emozionante proprio perché la gara è stata così difficile.

Puoi raccontarci gli ultimi 500 metri della corsa?

Penso che tutti sappiano che lo sprint corto per me sia la soluzione migliore. Però durante l’inverno ho lavorato tanto per allungarlo. E siccome tutti pensavano che avrei fatto di tutto per partire molto vicino al traguardo, ho deciso di lanciare la volata ai 300 metri. Non se lo aspettavano e non sono riusciti a rimontare. Penso che questo sia stato un elemento fondamentale per vincere.

La seconda Sanremo di Van der Poel (7ª monumento) ha avuto davvero il sapore della conquista insperata
La seconda Sanremo di Van der Poel (7ª monumento) ha avuto davvero il sapore della conquista insperata
Hai parlato di settimana di riposo, come l’hai passata?

Non è stato davvero una settimana di riposo. Lunedì ero molto stanco e ho fatto a dir tanto un’ora di bici. Martedì ho fatto tre ore. Mercoledì quattro ore sul percorso del Fiandre ed è venuto un allenamento molto duro. Poi due giorni dietro moto per avvicinarmi bene alla Sanremo. Negli ultimi anni abbiamo raccolto abbastanza dati per sapere come fare. Questa è stata una delle ragioni per le quali ho fatto la Tirreno, perché ho bisogno di una gara come quella per essere in buona forma in una gara come questa.

Pensi che questa Sanremo sia stata un grande spettacolo per chi l’ha vista in televisione?

Ho guardato questa gara molte volte in televisione e non avevo mai visto una Cipressa così, ma è stato più merito di Tadej che mio. Io l’ho seguito. Sapevo avrebbe provato qualcosa per vincere questa gara e credo che abbiano fatto un lavoro perfetto. Non è riuscito solo per dei dettagli. Sarebbe bastato che le mie gambe fossero solo un po’ meno brillanti e adesso sareste qui a parlare con lui. Sicuramente ci proverà ogni anno e probabilmente prima o poi riuscirà a vincere anche lui la Sanremo.