Milano Sanremo 2005, Alessandro Petacchi

Vent’anni dopo la sua Sanremo, quella del 2025 con Petacchi

15.12.2024
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Alessandro Petacchi ha vinto la Milano-Sanremo nel 2005 con uno sprint imperiale. Erano anni in cui spesso si arrivava in via Roma con il gruppo compatto e a spuntarla erano i velocisti. Nel frattempo il ciclismo è cambiato, e vedere la Classicissima decidersi con una volata di molti corridori è diventato sempre più raro. E forse per questo più affascinante.

Abbiamo raggiunto al telefono Petacchi per farci raccontare quali sono, secondo lui, i possibili scenari della prossima Sanremo, che si correrà il 22 marzo 2025. Vent’anni dopo la sua. 

Il podio della Milano-Sanremo 2024: Michael Matthews, Jasper Philipsen, Tadej Pogacar
Milano-Sanremo 2024, Jasper Philipsen e Tadej Pogacar
Petacchi, parliamo di Milano-Sanremo, la classica più imprevedibile del calendario.

La Sanremo è la gara più incerta tra le cinque Monumento, perché è la prima della stagione, il percorso è vario e conta anche più del solito la condizione degli atleti. Ogni edizione sono almeno 10-15 che possono vincerla. Non come il Lombardia o la Roubaix, dove i nomi sono due o tre. La Sanremo è sicuramente la più complicata da indovinare e la sua bellezza sta esattamente lì.

Iniziamo da sua maestà Pogacar. Il 2025 potrebbe già essere l’anno buono per quella che è forse la Monumento più difficile da vincere per lui? 

Sicuramente il suo obiettivo è vincere più classiche possibili. L’ha detto e ridetto, e l’ha anche fatto. Quel che è certo è che se l’ha vinta Nibali, può vincerla anche lui. Sa che deve fare il diavolo a quattro in salita perché non può arrivare in una volata di gruppo. Deve avere anche un po’ di fortuna, lui stare benissimo e gli altri un po’ meno. Ma questa è la Sanremo ed è il suo bello, la può vincere davvero qualunque tipo di corridore.

Lo scatto di Pogacar sul Poggio nell’edizione 2024
Lo scatto di Pogacar sul Poggio nell’edizione 2024
Se fossi in ammiraglia della UAE che tattica faresti? L’anno scorso hanno spremuto la squadra sulla Cipressa ma poi sul Poggio il capitano non aveva più molti uomini…

Per come la vedo io non hanno sbagliato più di tanto. Sul Poggio non serve troppo la squadra, quando sei nelle prime posizioni e hai 2-3 compagni bastano, talmente si va veloce. Comunque cercherei di portare gli uomini più adatti, passisti-scalatori, anche se è normale che la UAE abbia corridori più da corse a tappe. Per dire, uno come Adam Yates non è adattissimo alla Sanremo. 

Quindi come li faresti muovere?

Farei lavorare la squadra sulla Cipressa perché è lì che devi mettere tutti al limite, soprattutto i velocisti, cosa che l’anno scorso non gli è riuscita. Perché se vai in difficoltà sulla Cipressa, la Sanremo non la vinci, questo è chiaro. Poi Wellens e Del Toro me li terrei sul Poggio. Però devono stare anche loro bene, anzi benissimo, e non è facile. Ricordiamoci che comunque l’anno scorso Pogacar ha fatto terzo nonostante gli scatti in salita. Non avevo mai visto una cosa simile, di solito chi attacca lì poi si stacca. Ma lui è Pogacar e infatti è un corridore eccezionale, ed è giusto che vinca questa corsa prima o poi.

L’abbraccio fra Van der Poel e il vincitore 2024 Jasper Philipsen
L’abbraccio fra Van der Poel e il vincitore 2024 Jasper Philipsen
L’altro grande favorito è Van der Poel. La sensazione è che l’anno scorso più che cercare di vincerla abbia voluto farla perdere a Pogacar per favorire Philipsen. Credi che nel 2025 andrà ancora così?

Credo che Van der Poel farà la sua corsa fino in cima al Poggio e poi vedrà. Se poi in fondo alla discesa ci dovesse essere ancora Philipsen, credo che correrà per lui. Se invece già sul Poggio lui e Pogacar riuscissero ad andare, credo si darebbero cambi regolari fino in fondo, anche perché, almeno in teoria, Van der Poel in volata sarebbe avvantaggiato. Quest’anno ha tirato un po’ il freno in discesa, anche perché aveva già vinto la Sanremo, l’anno prossimo vedremo, potrebbe essere sia questo che quello.

Un altro favorito ogni anno è Van Aert, che sembra fatto apposta per questa gara. Non a caso è l’unica Monumento che ha vinto finora. Dopo le cadute del 2024 sarà ancora capace di essere tra i protagonisti?

Mi è dispiaciuto tanto che quest’anno sia caduto prima di Fiandre e Roubaix.  Avevano ragionato bene, facendo meno gare più mirate, un avvicinamento perfetto. Speriamo che questo sia il suo anno buono. Certo, se scattano Van Der Poel e soprattutto Pogačar, Van Aert non può cercare di rispondere, deve tenerli il più vicino possibile salvando la gamba, senza per forza seguire in prima persona. Anche perché Pogačar peserà 15 chili in meno di lui. Comunque gli scenari sono tantissimi. 

Julian Alaphilippe Wout Van Aert
Van Aert ha vinto la Sanremo nel 2020, battendo allo sprint Alaphilippe
Julian Alaphilippe Wout Van Aert
Van Aert ha vinto la Sanremo nel 2020, battendo allo sprint Alaphilippe
Per esempio?

Se nel gruppetto in cima al Poggio ci fosse ancora Philipsen, per Van Aert andrebbe bene, perché così potrebbe temporeggiare e capire un po’ la situazione. Se dovesse arrivare in una volata a due contro Van der Poel l’olandese credo sarebbe avvantaggiato, perché la velocità di partenza sarebbe probabilmente più bassa. In uno sprint a tre, invece, magari proprio con Pogacar che dovrebbe anticipare, potrebbe essere avvantaggiato Van Aert. Quali che siano gli scenari, quando uno come Van Aert parte e sta bene può sempre vincere, quindi non si può non considerarlo.

Passiamo a Matthews, che l’anno scorso è arrivato secondo, e sembra voglia puntarci ancora. Secondo te se la può giocare contro gli altri mostri sacri?

Credo proprio di sì. Si è già piazzato molto bene, è vero che comincia ad avere una certa età ma è molto veloce, e tra quelli veloci è quello che forse fa meno fatica in salita. Pur con le dovute differenze mi ricorda Freire, che non a caso ha vinto tre Sanremo. Matthews deve fare un po’ la stessa gara di Van Aert, cercare di resistere e poi fare la sua volata. Come tra l’altro ha fatto quest’anno, dove non a caso è arrivato secondo per pochissimo. Anche perché l’arrivo è ottimo per lui, tende un po’ all’insù, la velocità non è mai altissima e si equilibrano le forze.

Nel 2024 Michael Matthews ha sfiorato la vittoria, arrivando secondo di un soffio
Nel 2024 Michael Matthews ha sfiorato la vittoria, arrivando secondo di un soffio
Anche Pedersen è un nome da tenere in grande considerazione?

Sicuramente. Anche se uno che col suo fisico ha bisogno di alte velocità per dare il meglio, è anche capace di partire lungo, ai 300 metri, perché vuole lanciarsi al meglio. In una Sanremo può fare una grande volata, è un arrivo adattissimo a lui. Se scollina il meglio possibile e poi, magari, ha ancora uno come Stuyven a fianco, per gli altri sono dolori. Ecco, se io avessi un compagno come Stuyven in una gara così, lo seguirei come un’ombra.

Parlando di compagni di squadra di Pedersen, Milan potrebbe avere delle possibilità o il tracciato è troppo duro per lui?

L’ostacolo per lui potrebbe essere non il Poggio, ma la Cipressa. Anche se il primo vero scoglio è Capo Berta, io capivo lì se potevo vincere oppure no. Ci arrivi dopo 260 km veloci e lì fai il primo vero sforzo, perché tutti vogliono stare davanti per non correre rischi in discesa e lì capisci come stai. Quest’anno Milan ha speso molto già sul Berta e poi infatti ha pagato sulla Cipressa. Ma se la prossima volta riuscisse a stare bene a ruota e risparmiare energie, perché no. Anche se non è facile per lui avendo in squadra un corridore come Pedersen, in teoria più adatto. Però in Lidl-Trek potrebbero voler provare a giocarsela con le due punte, e allora può provare a fare la sua gara. Gambe permettendo, naturalmente.

L’anno scorso Ganna ha dimostrato di potersela giocare con i migliori
L’anno scorso Ganna ha dimostrato di potersela giocare con i migliori
Un italiano che abbiamo visto brillante l’anno scorso è Filippo Ganna.

La Sanremo è una gara a cui tiene e in cui ha dimostrato di poter fare molto bene. Peccato per quest’anno: era in ottima posizione sul Poggio, ma poi ha avuto quel problema al cambio. Lui può provare uno scatto appena dopo la discesa, anche se è in un gruppetto di 10-15 corridori e se parte da dietro ce la può fare. Un chilometro e mezzo ai 60 all’ora lui ce l’ha… Poi chiaro che sarebbe più facile se tutti fossero isolati, senza compagni di squadra, perché chi va a prenderlo poi ha perso.

Quali sorprese potrebbero esserci l’anno prossimo?

Se ci fosse un meteo avverso allora potrebbe cambiare tutto. Un corridore singolo in gran forma soffre meno anche il freddo e la pioggia, ma le squadre invece sono più disunite, le discese fanno più selezione, c’è più nervosismo generale. E questo conta, molto.

Secondo Petacchi una possibile sorpresa potrebbe essere il giovane belga Arnaud De Lie, qui in fuga con Van der Poel
Secondo Petacchi una possibile sorpresa potrebbe essere il giovane belga Arnaud De Lie, qui in fuga con Van der Poel
Per quanto riguarda possibili outsider invece?

Bauhaus è uno che ci prova sempre, uno tosto, potrebbe regalare sorprese. Poi anche De Lie è un corridore che può vincere una Sanremo. Va forte negli strappi, è vero che è molto giovane, ma ha grandi qualità.

Alessandro, finiamo con una domanda impossibile per la classica più imprevedibile. Ma dopotutto siamo qui apposta. Vent’anni dopo di te, chi vince?

Diciamo che vedere vincere la maglia di campione del mondo è sempre bello… Se vince la Sanremo contro un lotto di avversari di questo calibro, che sono sulla carta molto più adatti a lui a questa corsa, sarebbe davvero qualcosa di unico. D’altronde Pogacar ci ha abituati a stravolgere le normali regole del ciclismo. 

L’occasione mancata: Tiberi a Oropa e il podio che se ne va

14.12.2024
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Due minuti e 25 secondi, questo è il distacco che a Roma ha separato Antonio Tiberi dal terzo gradino del podio al Giro d’Italia, occupato da Geraint Thomas. Se poi si conta che nella seconda tappa, quella che ha portato la carovana al Santuario d’Oropa il laziale ha perso due minuti dal gallese della Ineos Grenadiers i conti sono presto fatti. 

Quando chiamiamo Franco Pellizotti per chiedere quale sia la sua occasione mancata del 2024, il diesse della Bahrain Victorious ci ha pensato un paio di minuti. Prima ha detto la Milano-Sanremo con Matej Mohoric

«Però anche la tappa di Oropa – ci dice subito in battuta – lì abbiamo perso il podio al Giro con Tiberi…».

La Bahrain Victorious aveva approcciato bene il finale tenendo Tiberi davanti
La Bahrain Victorious aveva approcciato bene il finale tenendo Tiberi davanti

Obiettivo raggiunto ma…

L’occasione ci arriva davanti e cogliamo la palla al balzo. D’altronde della Sanremo mancata avevamo parlato proprio con Piva a proposito del secondo posto di Michael Matthews. E poi si parla di vittorie di singole corse o tappe, qui c’era in ballo il podio al primo Giro d’Italia corso da capitano di Antonio Tiberi

«A Oropa non avrebbe vinto – continua Pellizotti – ma proprio quei due minuti ci hanno impedito di salire sul podio. Era la seconda tappa, la prima con un arrivo in salita e Tiberi stava davvero bene, era fresco e preparato. Arrivava come capitano designato e l’obiettivo era di entrare nella top 5 e di vincere la maglia bianca. Alla fine ci siamo riusciti, certo che quei due minuti persi ad Oropa bruciano».

A inizio salita il gruppo era ancora compatto ma allungato, tra la testa e la coda c’erano comunque 30-40 secondi
A inizio salita il gruppo era ancora compatto ma allungato, tra la testa e la coda c’erano comunque 30-40 secondi
La foratura a inizio salita non ci voleva.

Siamo stati parecchio sfortunati, perché Tiberi ha bucato proprio sulle prime rampe della salita di Oropa (anche la bici di scorta poi aveva la ruota forata, ndr). Anche Pogacar aveva bucato, ma almeno era successo cinque chilometri prima e ha sfruttato il tratto in pianura e la scia delle ammiraglie.

Per Tiberi questo non è stato possibile?

No, perché in salita la scia delle ammiraglie non c’è, la velocità è bassa. Lui si è fermato a cambiare la ruota e così si è trovato dietro a tutti e con il gruppo da risalire, solo che intanto molti corridori stavano perdendo terreno. 

Tiberi si è trovato nel gruppetto con Paret-Peintre, ormai lontano dalla testa
Tiberi si è trovato nel gruppetto con Paret-Peintre, ormai lontano dalla testa
Si sarebbe potuta gestire in maniera diversa?

Avrebbe potuto prendere la bicicletta da un suo compagno di squadra, solo che Caruso era ancora in classifica. Accanto a lui c’erano anche Zambanini e altri. Si sarebbe potuto anche cambiare tutta la bici e non solo la ruota. 

In quei casi è il capitano che deve prendere in mano la situazione o anche i gregari che devono agire d’istinto?

E’ un mix di entrambe le cose. Sicuramente tutti avrebbero potuto fare meglio. In quelle fasi concitate Tiberi ha anche provato a forzare per rientrare ma senza successo. La salita di Oropa non è così lunga, o ti chiami Pantani oppure non rientri. Antonio ha anche fatto un fuorigiri che ha pagato, era nervoso e c’era tanta tensione. 

La faccia al traguardo dice tutto, alla fine il passivo da Pogacar è stato di 2′ 24″ da Thomas invece 1′ 57″
La faccia al traguardo dice tutto, alla fine il passivo da Pogacar è stato di 2′ 24″ da Thomas invece 1′ 57″
A fine tappa ne avete parlato?

Certo. Ho detto a Tiberi che il suo Giro sarebbe iniziato nella cronometro di Foligno e che avrebbe dovuto tenere duro. E’ stato bravo a reggere mentalmente perché la botta emotiva poteva essere forte.

Nella quale ha reagito subito bene.

Le prestazioni a cronometro ci hanno dato conferma di quanto avesse lavorato bene quanto fosse preparato al massimo. In una gara di tre settimane certe cose possono capitare, poi ci sono momenti e momenti.

Alla fine l’obiettivo della maglia bianca è stato centrato, così come la top 5
Alla fine l’obiettivo della maglia bianca è stato centrato, così come la top 5
Anche perché in salita i livelli tra i primi (a parte Pogacar) si equivalevano.

Era difficile pensare di poter recuperare minuti, a meno che qualcuno fosse andato in crisi. Thomas e O’Connor sono corridori solidi.

Con il proseguire dei giorni vi siete resi conto dell’importanza di quel momento?

A Roma quando ho ripensato all’intero Giro il pensiero è andato a quel giorno. Ma sono cose che capitano. Tiberi ha dimostrato di essere forte, ci ha dato un gran bel segnale.

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Javier Sola-Jeroen Swart: il punto su Tadej con i due coach

12.12.2024
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BENIDORM (Spagna) – Un anno per parlare con Javier Sola. Ogni tentativo precedente di fare qualche domanda al nuovo allenatore di Pogacar è stato respinto con la promessa di un incontro al primo ritiro. Per questo quando lo spagnolo viene a sedersi assieme a Jeroen Swart, il coordinatore della performance, la curiosità è tanta. Al coach spetta il compito di farci capire in che modo hanno lavorato per dare allo sloveno il margine di strapotere che non aveva dodici mesi fa.

Javier Sola ha 38 anni e, rispetto alla foto sul sito della UAE Emirates, ha tagliato la barba. Parla in inglese e solo a tratti cede alla tentazione di rispondere in spagnolo agli spagnoli. Il suo compito è dimostrare che non è successo nulla di eccezionale e che qui l’unica eccezionalità sia costituita dal campione.

«Secondo me avrebbe anche potuto fare anche la Vuelta – inizia per dare al discorso il giusto ritmo – e sarebbe andato anche bene. Ma forse non sarebbe stato funzionale al suo sviluppo e all’obiettivo di vincere il mondiale. Non so se ci sarà un tentativo di questo tipo, di certo non il prossimo anno».

Il discorso va avanti a due voci, con la conferma di una sensazione che avevamo da tempo. Il Pogacar visto fino al 2023 non aveva raggiunto né cercato il suo limite. Non aveva gambe scavate, né la profondita nel lavoro dei suoi rivali. I tecnici si confrontano e completano l’uno le frasi dell’altro, anche se alla fine si guarderanno bene dall’entrare nei dettagli. Mandare avanti la preparazione di una squadra così grande è già di per sé stimolante, avere a che fare con la grandezza di Pogacar deve essere un viaggio straordinario. Si comincia con Javier.

Secondo Javier Sola, Pogacar avrebbe potuto puntare anche sulla Vuelta e andare bene
Secondo Javier Sola, Pogacar avrebbe potuto puntare anche sulla Vuelta e andare bene
Abbiamo visto alcune prestazioni incredibili da parte di Tadej in questa stagione. Puoi dire quali sono stati i principali cambiamenti mentali, fisiologici e nella sua preparazione?

Non abbiamo fatto grandi cambiamenti, in realtà. Dobbiamo seguire una linea, ma ovviamente Tadej ha il suo background. Fondamentalmente abbiamo incrementato gli allenamenti sulla forza, inoltre ha migliorato la sua composizione corporea rispetto agli altri anni. Inoltre ha lavorato di più con la bici da cronometro quest’anno, puntando anche più sull’intensità.

Tutto questo giustifica un simile miglioramento?

Tadej ha un anno di più e sta facendo esperienza. Abbiamo valutato che fosse il momento di provare a spingere un po’ verso l’alto. Abbiamo lavorato sulla forza in bici, ma anche fuori dalla bici. Abbiamo fatto lavori di intensità e penso che possa ancora migliorare, ma non posso prevedere quanto e dove. Non ho la sfera di cristallo. Lavoriamo tutti i giorni e cerchiamo di porci degli obiettivi ogni anno, per mantenerci motivati. Solo così potremo capire il range di miglioramento. Ovviamente la cosa più importante è che sia ancora motivato per continuare a migliorare e vincere.

Cosa hai imparato su Tadej in questo primo anno di lavoro insieme?

Che è super rilassato, è molto umile, un gran lavoratore. Questo è Tadej, il miglior corridore del mondo.

Ci sono dei fronti su cui concentrare il miglioramento?

Penso che possa progredire ancora sul fronte della forza, quindi ora ci stiamo concentrando su questo, anche un po’ di più rispetto all’anno scorso. In più pensando alle corse a tappe cercheremo di fare un po’ più di intensità, cercando di capire se possa gestire un carico superiore e così progredire ancora. Questo è un processo che cerchiamo di aumentare ogni anno.

E’ vero che la Zona 2 di Tadej è così alta da uguagliare la Zona 3 degli altri?

Parlare della Zona 2 di Tadej e confrontarla con gli altri è giusto fino a un certo punto. Più è alta la soglia aerobica e più in proporzione si alza tutto il resto. Quando Tadej è stato ospite del podcast di Peter Attia, si è parlato di 280-300 watt in Zona 2. Come per qualunque mortale, si tratta del 75 per cento della soglia, basta fare il calcolo. E quando la soglia si alza, il resto la segue in proporzione.

Sola e Swart hanno spiegato senza grandi dettagli la preparazione svolta da Pogacar per migliorare
Sola e Swart hanno spiegato senza grandi dettagli la preparazione svolta da Pogacar per migliorare

La parola a Swart

Finora Swart è restato in silenzio, annuendo alle risposte del collega. Ma quando è Sola a interpellarlo perché dica qualcosa sugli ultimi concetti, anche il sudafricano dimostra di avere utili argomenti. Il prossimo anno compirà 50 anni, arriva da Cape Town ed è nel team emiratino dai primi anni.

«Ogni anno – spiega – le squadre fanno passi avanti in termini di incremento della qualità del lavoro e della scienza che introducono nella loro preparazione. Stanno migliorando la nutrizione e anche i materiali. Ogni anno dobbiamo valutare quello che facciamo e vedere dove ci sono ancora aree in cui possiamo migliorare. Lo facciamo su base annuale e fortunatamente durante il 2023 ci sono stati alcuni passaggi chiave, che ci hanno permesso di intervenire nella preparazione del 2024. La squadra è andata bene con tutti i corridori, non solo con Tadej, quindi penso che sia importante concentrarsi su tutti».

C’è stato nel caso di Tadej un fattore decisivo per il miglioramento?

Non c’è un elemento specifico, ci sono varie sfaccettature. Javier ha menzionato l’allenamento sulla forza. Diciamo che monitoriamo quella che chiamiamo la produzione media di coppia massima per tutti i corridori. Così facendo, abbiamo potuto vedere che nell’espressione della potenza c’erano alcune carenze anche per Tadej. Siamo intervenuti e questo ha portato qualche piccolo vantaggio. Poi c’è la nutrizione, che negli ultimi 10 anni si è evoluta enormemente.

Tadej ha ammesso di aver faticato per adattarsi alle tabelle del nutrizionista.

Prima tutti consumavano 60 grammi di carboidrati all’ora e pensavano di essere vicini al limite massimo. Oggi lo standard è di 110-120 grammi e questo significa che il carburante a disposizione dei corridori è molto maggiore. Ce ne accorgiamo dalla capacità complessiva degli atleti di fare sforzi ad alta intensità per periodi molto più lunghi. Allo stesso modo, analizzando l’andamento delle gare, abbiamo puntato sull’allenamento con il calore, una grande area su cui si è fatta tanta ricerca. Nell’ultimo anno ci sono state dozzine di articoli praticamente solo in quella sfera. E quindi abbiamo implementato anche questo con successo».

Doppia borraccia al via di tappa, con i carboidrati in base alle indicazioni del nutrizionista
Doppia borraccia al via di tappa, con i carboidrati in base alle indicazioni del nutrizionista
Pogacar è davvero un’eccezione?

Ci sarebbero anche altri atleti del suo livello, ma non producono le stesse prestazioni perché non hanno l’intero spettro di quella capacità. Per essere una superstar che capita una volta nella vita, come Federer, Nadal o Tadej, devi possedere l’intera gamma e non tutti ce l’hanno. Se si combina il super talento naturale con il duro lavoro, i risultati arrivano. Se tralasci un aspetto, non raggiungerai lo stesso livello. Forse avrai delle vittorie, ma non diventerai una superstar globale come Tadej.

L’UCI di recente ha chiesto alla Wada di vietare l’uso del monossido di carbonio.

La respirazione con il monossido di carbonio è una tecnica convalidata da 20 anni e utilizzata da alpinisti, sportivi di resistenza e atleti di tutto il mondo per misurare la massa dell’emoglobina quando si recano in quota. Negli ultimi sette anni abbiamo ottenuto degli ottimi benefici grazie ai ritiri in altura, ma non c’era modo di quantificare i miglioramenti in modo chiaro se non misurando la massa dell’emoglobina. Così due anni fa abbiamo deciso di valutare se i nostri corridori stessero migliorando o meno rispetto alle nostre aspettative.

Come è andata a finire?

Abbiamo condotto per 18 mesi uno studio e valutato la massa dell’emoglobina usando la respirazione del monossido di carbonio, che ha una tecnica molto standardizzata con attrezzature molto specifiche. Il processo ormai è terminato e i risultati mostrano che i training camp in altura sono molto adatti ai nostri corridori, quindi non abbiamo bisogno né intenzione di andare avanti. Mentre penso che siano stati scritti articoli piuttosto sensazionalistici che speculano sull’abuso di una tecnica che sarebbe piuttosto complicata e difficile da attuare.

I ritiri in altura danno i risultati sperati: il test del monossido di carbonio sarebbe servito per dimostrarlo (foto Alen Milavec)
I ritiri in altura danno i risultati sperati: il test del monossido di carbonio sarebbe servito per dimostrarlo (foto Alen Milavec)

Torniamo da Javier Sola

Il tema è caldo, il fatto che del monossido di carbonio sia stato chiesto il divieto fa pensare che magari non tutti se ne servano per scopi di ricerca. Le domande riprendono, si torna a parlare di preparazione con Javier Sola.

In che modo il calendario influisce sulla sua preparazione?

La cosa più importante per noi è che Matxin continui a fare un ottimo calendario, che ci permette di dividere la stagione in due blocchi: quello delle classiche e quello con i Grandi Giri. Questa distinzione permette di programmare bene la preparazione, dato che le esigenze della gara di un giorno sono diverse rispetto al Tour de France, assecondando le esigenze specifiche di ogni evento.

Qual è la particolarità di Pogacar rispetto a queste programmazioni?

Il modo in cui risponde al piano di allenamento. E’ un monitoraggio che stiamo facendo, seguendo il lavoro con i dati oggettivi e i dati soggettivi, sommando tutte le informazioni possibili. Penso che Tadej sia incredibilmente professionale, lui segue il piano e fa quello che serve. A volte è anche troppo entusiasta e per questo dobbiamo tenerlo a bada. Ma la realtà è che spesso ha ragione lui, perché ha un’incredibile capacità di allenarsi, recuperare e adattarsi.

In altre parole?

La sua forza rispetto ad altri corridori è la capacità di assimilare il carico di lavoro a un ritmo molto più veloce. E’ in grado di raggiungere non solo il picco di forma molto rapidamente, ma anche queste prestazioni fenomenali. E questa è davvero una cosa che capita una volta in una generazione.

Le vittorie di Pogacar hanno motivato la squadra: grazie all’emulazione sono arrivate le 81 vittorie 2024
Le vittorie di Pogacar hanno motivato la squadra: grazie all’emulazione sono arrivate le 81 vittorie 2024
Fino a che punto pensi che oggi abbia raggiunto la piena capacità e sia in grado di fare un passo avanti?

Lo scopriremo nel prossimo anno. Sicuramente ha fatto davvero un buon passo dai 23 ai 24 anni, poi dai 24 ai 25 e ora dai 25 ai 26. Il tempo dirà se riuscirà a crescere ancora.

Come si fa a conciliare l’eccezionalità di Tadej col resto della squadra?

Non è un problema, perché si è creata ormai una cultura del successo. Quando un corridore vince così, gli altri vogliono emularlo e tutti sono spinti a un livello superiore. Lo abbiamo visto con i nostri atleti: tutti vogliono vincere e hanno l’opportunità di farlo quando sono al livello in cui devono essere. E’ come quello che accadde con la Ineos, che aveva ingaggiato tante stelle e costruito tutta la squadra intorno a loro. Penso che sia una cosa complessa da gestire, ma penso che Matxin lo faccia bene. Per questo abbiamo ottenuto una stagione con 81 vittorie, questa squadra sta progredendo in modo fenomenale.

Pogacar allunga le mani su Sanremo, Fiandre, Tour e mondiale

11.12.2024
8 min
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BENIDORM (Spagna) – E venne finalmente il giorno di Pogacar. Lo abbiamo aspettato per tutto il giorno. E’ uscito in bici vestito con l’iride, dedicando poche parole a poche persone. La Colnago bianca come quella del Lombardia e non la Y1Rs nuova e futuristica su cui è stato alzato il velo giusto ieri. Pare che la conformazione a dir poco originale del manubrio richieda un’attenzione certosina per la messa in sella, per cui ci vorrà ancora qualche giorno prima che la squadra cominci a usarla.

La mattina era inondata di sole, solo nel pomeriggio si è alzato il solito vento che ha portato nuvole e qualche grado in meno. Per il resto, la regione è un incanto a misura di ciclista. Accorgersi ogni volta della disciplina delle auto dietro i gruppi ci fa vergognare della nostra voglia di passarli.

Per questo primo ritiro, il UAE Team Emirates ha scelto il gigantesco Grand Luxor Hotel, parte integrante di Terra Mitica, il parco dei divertimenti a Benidorm, che per anni ha sponsorizzato la nazionale spagnola. Una hall smisurata, marmi e statue finte di divinità egizie, la piscina e il mare in lontananza.

Prima che arrivasse Pogacar, Matxin ha spiegato il suo programma per il 2025
Prima che arrivasse Pogacar, Matxin ha spiegato il suo programma per il 2025

Svelato il calendario

Prima di Pogacar è stata la volta di Matxin. Il capo dell’area tecnica della squadra ha spiegato per sommi capi i programmi del campione sloveno. Inizio al UAE Tour. Poi Strade Bianche, Sanremo e le classiche del pavé fino al Fiandre. Quindi le Ardenne e il Tour de France preceduto dal Delfinato. Ha anche detto che per battezzare il secondo Grande Giro, aspetteranno la presentazione della Vuelta il 19 dicembre, ma la sensazione è che quest’anno al Giro avremo Ayuso e non Pogacar.

Quando Tadej si siede davanti al plotone dei giornalisti, il nodo del calendario è già sciolto, ma tutto sommato l’attesa era inferiore allo scorso anno, quando la scelta del Giro era un fattore intrigante per la possibile doppietta col Tour. Ora che lo sloveno ha dimostrato di non avere limiti, il suo calendario ha smesso di essere motivo di interesse. Solo i giornalisti spagnoli insistono per sapere se tornerà alla Vuelta.

Aver realizzato la doppietta Giro-Tour ha in parte tolto la suspense dall’annuncio del calendario
Aver realizzato la doppietta Giro-Tour ha in parte tolto la suspense dall’annuncio del calendario
Come fai ad addormentarti pensando a questa stagione così bella, forse la più grande di sempre?

Non sono io a giudicare, ma dal mio punto di vista, è stato un anno davvero grandioso. Mi sono divertito molto, per cui dormo davvero bene. E con tanti bei pensieri nella testa.

Cosa ha fatto sì che quest’anno tutto funzionasse?

Non lo so, credo che le cose a volte vadano bene, ma serve anche avere fortuna. Nel ciclismo, nello sport in genere è così. E quest’anno sono davvero grato e fortunato che tutto sia andato come volevamo. Sono arrivato in buona forma in ogni gara dall’inizio alla fine. Tutti i pezzi più piccoli si sono uniti e hanno composto il quadro. Allenamento, alimentazione, l’ambiente intorno a me… Tutto si unisce per dare vita alla stagione perfetta.

Puoi parlarci del tuo programma per il 2025 e spiegare i tuoi obiettivi?

Non c’è niente di strano nel mio programma. Inizio con il UAE Tour come ho già fatto altre volte in passato. Farò alcune classiche in Italia, alcune in Belgio fra il pavé e le Ardenne e poi inizierò la preparazione per il Tour, che sarà l’obiettivo principale insieme ai campionati del mondo. Voglio andare a difenderli entrambi e questo mi dà grande piacere.

Uscita del mattino. Il giovanissimo Giaimi alle prese con il misuratore di potenza del capo Gianetti
Uscita del mattino. Il giovanissimo Giaimi alle prese con il misuratore di potenza del capo Gianetti
Pensi di poter migliorare o sarà più importante mantenere lo stesso livello del 2024?

Penso che migliorerò, questo almeno è l’obiettivo. Le esperienze sono occasioni di crescita e io non mi considero ancora un corridore anziano. Sono piuttosto giovane, quindi forse c’è ancora spazio per crescere. Dovremo aspettare e vedere durante l’inverno se riesco a crescere in qualche aspetto. Le prime gare diranno se ci sono riuscito. Ma anche se sarò un po’ meno forte di quest’anno, penso che andrà bene lo stesso.

Hai individuato l’area in cui potresti migliorare di più?

Ci sono piccoli dettagli, come in qualsiasi altra cosa. Penso che gli esseri umani possano sempre migliorare se stessi e penso che nello sport sia lo stesso. Cerchi di migliorare fino alla fine della tua carriera e quando non ci riesci più, forse è il momento di dire basta. Altrimenti te ne accorgi quando è tardi e va tutto a rotoli. Per quanto mi riguarda, penso ai dettagli sulla bici, in allenamento, nell’alimentazione e nel sonno. Si può migliorare tutto e cercare di arrivare al 100 per cento. Dovrò impegnarmi alla perfezione e cercare di fare un passo avanti in ogni aspetto.

In realtà il tuo off-season è stato tutto fuorché riposante: può esserti costato troppo?

Sono riuscito a riposare bene. Ci siamo divertiti molto nel ritiro degli Emirati Arabi Uniti. C’è stato qualche impegno, ma con i compagni di squadra è andata molto bene. Poi sono stato in vacanza con Urska ed è stato davvero fantastico. Ci sono stati alcuni obblighi a cui non potevo dire di no, ma in genere ho capito che non puoi semplicemente stare seduto a casa tutto il tempo senza fare niente. Devi vedere persone, amici, famiglia, sponsor, partecipare ad alcuni eventi. Ogni anno è più o meno uguale e quando arriva il momento di riprendere gli allenamenti diventa impegnativo.

Un assalto di microfoni e telecamere per Tadej Pogacar al Grand Luxor Hotel
Un assalto di microfoni e telecamere per Tadej Pogacar al Grand Luxor Hotel
Tutto ciò richiede grande concentrazione. Hai mai pensato di farti aiutare da un mental coach per gestire tanta tensione?

La salute mentale è una cosa di cui in passato non si parlava a sufficienza. Ora le persone iniziano a rendersi conto che è un aspetto piuttosto importante, anche se non tutti hanno chiaro cosa fare. E’ difficile trovare qualcuno di cui ti puoi fidare, quindi questo sarebbe il primo passaggio. Se si sblocca una situazione mentale che ti condiziona, potresti averne anche dei miglioramenti nello sport. Ma la cosa più importante è che sarai più rilassato e più felice, anche al di fuori della vita ciclistica.

Hai firmato un contratto lunghissimo, fino al 2030: sarà un elemento di tranquillità per il futuro non dover pensare a questo aspetto?

Questa è una cosa certa. Quando firmi un contratto lungo puoi concentrarti di più solo sul ciclismo e sul fare bene la tua parte. C’è anche da dire che in questa squadra conosco tutti molto bene. Ho costruito delle grandi amicizie, quindi per me è bello restare molto a lungo. Non mi meraviglierei di chiudere qui la mia carriera.

Hai parlato delle classiche del pavé, ma non della Roubaix: come mai?

Non è una decisione definitiva, potrei anche decidere di farla, anche se sono certo che non mi si addica e che ho tanto tempo ancora per provarci. Mi piace molto fare le classiche, nel 2023 ho avuto una stagione fantastica finché non sono caduto. Per cui voglio tornare sul pavé almeno un altro paio di volte e non importa se per allora non avrò più la maglia iridata.

Sanremo 2024, il forcing di Pogacar sul Poggio non è bastato per fare il vuoto
Sanremo 2024, il forcing di Pogacar sul Poggio non è bastato per fare il vuoto
Abbiamo chiesto a Matxin se ci sono possibilità che tu prima o poi faccia i tre Grandi Giri nello stesso anno e lui dice di no, almeno per quest’anno…

Mi piacerebbe provare, ma non è una priorità né qualcosa per cui morirei. Quest’anno ho fatto Giro e Tour. Sarebbe bello anche fare Tour e Vuelta, fermo restando che il Tour è il più grande. Nel 2024 ho scoperto che fare due Giri nello stesso anno è molto bello, ma devi essere in buona forma. Devi pianificare e organizzare molto bene gli allenamenti, la pianificazione dei training camp e i periodi di riposo nel mezzo.

Uno dei grandi obiettivi che ti mancano è la Milano-Sanremo, hai già qualche idea di come correrla?

La Sanremo è la gara meno prevedibile del calendario, eppure è una di quelle in cui voglio davvero dimostrare il mio valore. Mi sto avvicinando al primo posto, ma ci sto arrivando lentamente. Penso che per l’anno prossimo sia uno dei primi obiettivi. E’ una Monumento davvero bella, la gara più lunga della stagione, che si concentra nelle ultime due salite della giornata. E’ davvero interessante e non vedo l’ora che venga.

Quanto è importante avere una bici aerodinamica per la Sanremo?

Non direi che la cosa più importante sia avere una bici aerodinamica. Di sicuro aiuta, ma si certo hai più bisogno di comfort, dato che passi molto tempo in sella. Hai anche bisogno di una bici che vada molto veloce su pendenze del 5-7 per cento e che vada bene in curva per l’ultima parte della gara. Ci sono molte occasioni in cui si corrono dei rischi, soprattutto nelle discese finali dalla Cipressa e dal Poggio. Quindi serve una bici veloce che vada bene in discesa.

Nel salone delle bici, ecco la nuova Colnago Y1Rs con i colori di Pogacar
Nel salone delle bici, ecco la nuova Colnago Y1Rs con i colori di Pogacar
Se dovessi scegliere quale sia l’aspetto più importante in cui puoi migliorare, di cosa parleresti?

Penso la completezza, l’attenzione all’allenamento, all’alimentazione sana e al sonno. Questa coerenza, la regolarità di ogni giorno ti consente di concentrarti su ciò che vuoi fare ed è la cosa principale da migliorare.

Molti dei miglioramenti di cui abbiamo parlato finora sono correlati alla scienza. Nel ciclismo è tutto molto calcolato, quanto è importante per te essere libero di attaccare da lontano?

Penso che quando si tratta di tattica, il ciclismo sia uno degli sport più liberi. Puoi anche fare riunioni di dieci ore cercando di spiegare come andrà la gara e ugualmente non riuscirai mai a inquadrarla, perché ci sono tante opzioni che possono accadere. Il ciclismo è uno sport molto aperto e imprevedibile. I corridori devono usare tanto la testa ed è la parte di questo lavoro che mi piace di più.

Prudhomme: il Tour in Italia e il dualismo tra Pogacar e Vingegaard

24.11.2024
5 min
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RIVA DEL GARDA – Dai giorni di Firenze, Bologna e Torino sono passati pochi mesi, abbastanza da far sembrare la partenza del Tour de France dall’Italia un vago ricordo. Eppure il giorno in cui è stato annunciato che la Grande Boucle sarebbe partita proprio dal nostro Paese, si ebbe la sensazione di qualcosa di unico. La conferma è arrivata con la presentazione dei team da Firenze, avvenuta il 28 giugno. Un evento enorme, per grandezza, spettacolo offerto, pubblico presente e valorizzazione del territorio. La macchina gialla, guidata da Christian Prudhomme si era messa in moto e aveva lasciato tutti affascinati. Quasi ammaliati da ciò che il ciclismo permette di fare. 

Di mesi ne sono passati cinque, il Tour de France è stato vinto da Tadej Pogacar, lo sloveno mangia tutto. Sembra quasi che sia stato digerito in fretta, masticato con voracità senza essere stato apprezzato fino in fondo. Si sa che a volte l’attesa del piacere è essa stessa il piacere. 

La presentazione del Tour a Firenze aveva unito perfettamente la corsa alla storia della città
La presentazione del Tour a Firenze aveva unito perfettamente la corsa alla storia della città

Conoscere 

Tuttavia ritrovarsi davanti alla figura di Christian Prudhomme ci ha fatto ricordare della bellezza che ha regalato con la sua corsa. Il direttore generale del Tour de France ha portato, solo negli ultimi due anni, la Grand Depart prima in Spagna e poi in Italia. Che bilancio trae dall’esperienza del Tour in Italia?

«L’accoglienza è stata fantastica – ci dice ai margini della conferenza stampa di presentazione del Tour of the Alps – anzi, l’accoglienza degli italiani è stata fantastica. Il Tour de France non era mai partito dall’Italia, aveva toccato tutti i Paesi limitrofi, ma mai il vostro. Tutti conosciamo i campioni come Coppi, Bartali e tanti altri. Abbiamo voluto mettere in evidenza la storia del ciclismo in Italia, che è davvero ricca e profonda. Sentivamo che gli italiani volevano questo, ma anche noi». 

Christian Prudhomme prima del Tour è stato anche ai campionati italiani, anch’essi partiti da Firenze
Christian Prudhomme prima del Tour è stato anche ai campionati italiani, anch’essi partiti da Firenze
Com’è stato immergersi nella nostra cultura?

Il motivo per cui mi sono recato sulla tomba di Fausto Coppi il 2 gennaio è che, come direttore del Tour de France, non avrei mai potuto creare un evento simile senza conoscerne la storia. Pensare di essere alla partenza da Firenze senza aver visitato i luoghi del ciclismo italiano non sarebbe stato giusto. 

In quali luoghi si è fermato?

Al museo Bartali, sulle strade di Nencini e Ottavio Bottecchia. Sono davvero molto, molto felice di averlo fatto, perché senza tutto questo la Grande Depart sarebbe stata un’esperienza molto diversa. 

L’Etape du Tour a Parma è un format che ha subito raccolto tanti consensi, infatti verrà riproposto (foto Facebook)
L’Etape du Tour a Parma è un format che ha subito raccolto tanti consensi, infatti verrà riproposto (foto Facebook)
E il pubblico italiano come ha reagito?

Partire da una città come Firenze è estremamente prestigioso, le immagini parlano da sole. Sono venute tantissime persone, le quali hanno mostrato rispetto per i campioni e per la bellezza dei monumenti. Ero stato a Firenze diverse volte in vacanza. È semplicemente una città magnifica. Ma ogni strada, città e paesino che il Tour ha attraversato mi ha lasciato qualcosa. E poi c’è stata una grande battaglia sportiva. Ogni volta che la nostra corsa inizia dall’estero siamo costretti a spiegare i motivi. L’Italia ce li ha mostrati da sola. 

I corridori non si sono risparmiati. 

Quando hai questi paesaggi, questi campioni e questo pubblico tutto viene più semplice. Se a tutto ciò si aggiunge anche la battaglia agonistica sulle strade allora non manca nulla. Sul San Luca, a Bologna, abbiamo visto subito Pogacar attaccare e Vingegaard rincorrerlo. La fortuna per noi francesi è stata quella di avere due connazionali che hanno vinto nei primi due giorni. 

Sulle rampe del San Luca il primo assaggio dello spettacolo del Tour de France
Sulle rampe del San Luca il primo assaggio dello spettacolo del Tour de France
La vittoria a Rimini di Bardet è stata il fiore all’occhiello per voi…

Successo di tappa e maglia gialla, incredibile. La seconda tappa è stata vinta da un giovane: Kévin Vauquelin. Tutte queste cose ci hanno regalato dei ricordi molto belli dell’Italia. 

Qual è stato il bilancio degli altri eventi, ad esempio l’Etape du Tour a Parma?

Lo sviluppo del Tour avviene anche attraverso pedalate come queste. Sono eventi che fanno respirare alla gente cosa vuol dire far parte della Grande Boucle. L’affluenza è stata ottima, tanto da riproporre l’evento, in totale l’Etape du Tour tocca venti Paesi differenti. E’ un format che funziona, e siamo ovviamente felici che ce ne sia una anche in Italia. 

Prudhomme spera in un duello alla pari tra Pogacar e Vingegaard nel 2025
Prudhomme spera in un duello alla pari tra Pogacar e Vingegaard nel 2025
Lei ha parlato di battaglia sportiva, il dominio di Pogacar nel 2024 la spaventa? C’è il rischio che l’entusiasmo del pubblico venga meno?

 Mi fate questa domanda in un momento in cui si piange l’addio di un campione come Rafael Nadal e le partite che negli anni ci sono state tra lui e Federer. Quando Pogacar vinse la cronometro di Laval nel Tour del 2021 tutti erano convinti che ne avrebbe vinti 6, 7, 8 di fila. Nei due anni successivi, invece è arrivato Vingegaard e il dominio sembrava potersi invertire. Quello che mi auguro è che entrambi i protagonisti siano al via del Tour de France senza dover recuperare da una caduta molto grave. Negli ultimi due anni lo squilibrio è stato causato da cadute e infortuni, che hanno colpito entrambi. Quindi spero davvero che entrambi siano in piena forma, e poi vedremo.

Remco, Tadej, gli stessi watt: facciamo un po’ di chiarezza

20.11.2024
5 min
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Quella di Evenepoel appare un po’ come una provocazione. L’olimpionico, sulle pagine di Het Nieuwsblad, ha raccontato di aver visto sul portale social Velon un post dov’era indicata la potenza media di Pogacar all’ultimo Lombardia: «Sono rimasto di stucco, aveva un valore di 340 watt che era esattamente il mio. Ma allora dove sono saltati fuori i tre minuti di differenza all’arrivo? Ho provato anche a scrivergli, ma non me l’ha detto…».

Tra i due è un po’ un gioco delle parti, ma la domanda resta e dà spunto per alcune interessanti considerazioni insieme a un preparatore di lungo corso come Pino Toni, che per prima cosa mette subito in chiaro alcune premesse: «Quella di Remco è una provocazione perché è estremamente difficile mettere a confronto differenti power meter. I dati prodotti da questi dispositivi non sono esattissimi, basti pensare che su 7 modelli Shimano solamente 3 hanno un limite di tolleranza inferiore al 5 per cento».

Pino Toni, qui con Svrcek, è dalla fine del secolo scorso impegnato nello studio scientifico delle prestazioni
Pino Toni è dalla fine del secolo scorso impegnato nello studio scientifico delle prestazioni
Quanto influisce questa differenza?

Tantissimo, significa che potremmo avere dati reali sono avendo l’assoluta certezza che due corridori utilizzano lo stesso modello e sul mercato ora ce ne sono ben 36, è una vera giungla. Io mi occupo di misurazione di potenza dal 1992 e per il mio lavoro devo avere la certezza del valore scientifico di quello strumento. Va tarato, dà valori specifici per la persona che lo ha utilizzato, ma fare paragoni diventa molto aleatorio.

La domanda di Remco però non è peregrina. Ammesso e non concesso che i due abbiamo avuto davvero la stessa potenza media, allora tutto quel divario da che cosa nasce?

Ci sono molte componenti che influiscono sulla prestazione di un corridore e che cambiano a seconda se questo stia esprimendosi in una gara su strada o a cronometro. Nel primo caso abbiamo tanti valori che non vengono considerati in quel semplice numero: attriti, cuscinetti della bici, aerodinamica, gomme… Per dare una risposta secca alla domanda di Remco: quel valore esprime la potenza del corridore, ma poi ci sono tanti altri valori dati dal mezzo.

La posizione di Remco a cronometro influisce sulla potenza espressa grazie alla grande aerodinamicità
La posizione di Remco a cronometro influisce sulla potenza espressa grazie alla grande aerodinamicità
Perché sottolineavi la differenza tra gara su strada e a cronometro?

Nella prestazione singola possiamo valutare l’erogazione di potenza in maniera più efficace e lì la componente umana ha un peso diverso. Perché Remco ha ad esempio un rendimento così alto? Un influsso importante ha la sua aerodinamicità, la sua capacità di assumere una posizione raccolta con le braccia che assumono una posizione che fende l’aria aiutando il corpo a penetrarla. Ma questo non aiuta nell’affrontare il vero problema posto dal belga. Nelle crono è tutto amplificato perché sei da solo. Nella gara su strada vedi due corridori, quello davanti esprime una potenza maggiore rispetto a quello dietro ma non lo stacca, perché? Perché i watt espressi dal corridore non sono tutto, c’è altro…

Cosa?

L’apporto dei materiali. Altrimenti non si capirebbe perché soprattutto tra una stagione e l’altra si fanno tanti test. Dal punto di vista dell’erogazione di potenza, anche la bici ha una grande importanza. Perché ad esempio si lavora tanto sui serraggi? Perché si fa in modo che abbiano meno attrito con l’aria, quindi serve che abbiano meno gioco. Oppure si lavora tantissimo sul movimento centrale, che abbia anche questo meno impatto con l’aria perché sono tutti watt persi. L’aerodinamica ha un peso specifico molto grande.

Pogacar ed Evenepoel, rivali per tutta la stagione. I watt però non rappresentano le loro differenze in toto
Pogacar ed Evenepoel, rivali per tutta la stagione. I watt però non rappresentano le loro differenze in toto
E’ quindi un discorso simile a quello di Formula 1 o GP motoristici…

Sicuramente, c’è differenza tra un modello e l’altro e il mezzo ha un peso molto alto nella prestazione dell’atleta. Per questo il paragone di Remco non regge, non ci si può basare sull’unico valore, non dice nulla a proposito della prestazione.

A questo punto emerge però un altro quesito, che è quello che da sempre ci si pone per le prove automobilistiche: quanto influisce l’uomo e quanto la macchina, in questo caso la bici?

E come si fa a quantificarlo? Di sicuro sono due valori ben distinti. Soprattutto nel ciclismo di oggi. Una cosa però possiamo affermarla: nella prestazione di un atleta conta tantissimo il team. In questo la similitudine con la Formula 1 c’è, attraverso il lavoro dei meccanici e infatti oggi quelli delle squadre WorldTour hanno stipendi altissimi. Il capo meccanico di un top rider ha uno stipendio annuo di almeno 100 mila euro. Ma lo stesso discorso potremmo farlo per il nutrizionista, il preparatore, insomma tutti coloro che gravitano in una squadra. Si vince e si perde davvero tutti insieme, il corridore è colui che finalizza il tanto lavoro che c’è alla base.

Contador nel 2012, a quel tempo era uno dei pochi ad avere una potenza media di 400 watt
Contador nel 2012, a quel tempo era uno dei pochi ad avere una potenza media di 400 watt
E’ un segno del progresso generale?

Certo e per farlo capire faccio un esempio: nel 2012 lavoravo alla Saxo e a quel tempo trovare un corridore che esprimeva 400 watt per 20 minuti ininterrotti era molto raro. Da noi ci riuscivano solamente Contador e Porte. Oggi un valore simile è considerato ordinaria amministrazione, quasi mediocre. E sono passati solo 12 anni…

Mondo Emirates, viaggio fra sport, affari e campioni

20.11.2024
7 min
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«Purtroppo non possiamo fare molto con Pogacar – dice mister Boutros – perché il contratto di Emirates è con la squadra. Ma nel frattempo, se dovessimo avere un concetto di pubblicità per il quale valga la pena, non lo escludiamo: tutto è possibile. Dipende dalla campagna pubblicitaria che stiamo conducendo, dalla personalità che dobbiamo utilizzare. Detto questo, non abbiamo sfruttato appieno Pogacar, credo soprattutto perché questi ciclisti continuano a pedalare tutto l’anno e non so se hanno tempo per fare altro».

Chi parla è Boutros Boutros, vicepresidente esecutivo e responsabile marketing e comunicazioni di Emirates. La compagnia aerea emiratina supporta dal 2017 il team di Mauro Gianetti, ma sponsorizza squadre di calcio fra cui Milan e Real Madrid e altri sport fra cui cricket, rugby, tennis, ippica, vela, basket… L’elenco è davvero lungo e certamente pregiato e questo ha acceso la nostra curiosità di sbirciare in casa loro, per farci raccontare i criteri di scelta delle discipline che sostengono.

Il nostro interlocutore ha svolto un ruolo chiave nella costruzione del marchio globale della compagnia, guidando un team di oltre 150 professionisti e più di 100 agenzie globali, che ne fanno uno dei comunicatori aziendali più influenti e di alto profilo del Medio Oriente. Boutros è entrato in Emirates nel 1991 ed ha alle spalle anche due decenni di esperienza nel giornalismo, nelle relazioni pubbliche e nel marketing.

Boutros Boutros è vicepresidente esecutivo e responsabile marketing e comunicazioni di Emirates (foto Gulf News)
Boutros Boutros è vicepresidente esecutivo e responsabile marketing e comunicazioni di Emirates (foto Gulf News)
Emirates e lo sport: come nasce?

Quando abbiamo avviato la compagnia aerea, abbiamo sempre saputo dove volevamo arrivare. Ma è molto difficile pensare di conquistare il mondo quando si inizia con due aerei e due rotte. Il modello di business delle compagnie aeree è molto costoso, dato che ogni aereo costa più o meno 200 milioni di dollari e ogni nuova rotta costa una fortuna. Comunque, per farla breve, sapevamo che saremmo arrivati a un livello globale, sapevamo dove saremmo arrivati. Perciò avevamo bisogno di farci conoscere, perché non ci conosceva nessuno, nemmeno a Dubai. Sto parlando dei primi anni ’90 e abbiamo scoperto che lo sport era il modo migliore per aumentare la consapevolezza e avvicinarci al pubblico.

Quale sport? E perché?

Ci sono differenze. Si passa da sport conosciuti a sport meno conosciuti, sport seguiti e sport meno seguiti. Siamo partiti da questa considerazione, sapendo ad esempio che la maglia di un calciatore è la migliore connessione con le persone che lo amano. I calciatori hanno i loro sostenitori, il loro pubblico. E naturalmente una voce importante è la copertura televisiva, che oggi per il calcio è massima. Così abbiamo pianificato come crescere fino a raggiungere il top, per esempio partendo dallo sport più seguito che per il mondo occidentale è il calcio. Poi c’è il cricket, che coinvolge probabilmente 2 miliardi di persone. E poi c’è il rugby. Abbiamo stilato una lista di sport di punta, purtroppo a spese di tutti gli altri. Non possiamo approfondirli tutti, anche se ci piacerebbe.

Siete voi a scegliere lo sport o ricevete richieste fra cui scegliete?

Come in tutte le attività commerciali, tutti vogliono avvicinarsi per entrare nel business. Ma come ho detto all’inizio, abbiamo preso in considerazione gli sport più trasmessi. Così ad esempio, inizialmente ci siamo avvicinati alla Formula Uno. Però ci siamo detti che è troppo rischiosa e poteva creare una pericolosa associazione di idee. Noi facciamo volare le persone e quindi non ci è sembrato utile sposare uno sport soggetto a incidenti

Fra le squadre di calcio sponsorizzate dalla compagnia aerea c’è il Real Madrid (Facebook/Emirates)
Fra le squadre di calcio sponsorizzate dalla compagnia aerea c’è il Real Madrid (Facebook/Emirates)
Avete creato un ranking di discipline appetibili?

Abbiamo scoperto che i primi sei, sette sport sono il calcio, il football, il tennis, il golf, il rugby, il cricket e l’equitazione, perché è un grande sport in Medio Oriente e genera un’ottima immagine. Ci siamo resi conto che nel complesso questi sport coprono quasi tutti gli appassionati del mondo e così ci siamo mossi.

E cosa avete fatto: avete bussato alle loro porte?

Naturalmente c’è sempre da considerare il prezzo e la disponibilità, perché nelle sponsorizzazioni sportive, come in tutte le altre cose, le prime due o tre squadre sono sempre occupate, quindi bisogna scegliere bene il tempo. Siamo stati abbastanza pazienti da aspettare il momento giusto ed è questo il motivo per cui ci sono voluti forse 10 anni per costruire il nostro portfolio.

C’è differenza tra sostenere una squadra o un singolo sportivo?

Noi non sponsorizziamo singoli atleti, perché otteniamo molto di più dalle squadre. In più dal punto di vista amministrativo gestire una sola persona richiede lo stesso tempo della gestione di un club.

Emirates sposnorizza la NBA Cup, che si concluderà con una Final Four a Las Vegas (Facebook/Emirates)
Emirates sposnorizza la NBA Cup, che si concluderà con una Final Four a Las Vegas (Facebook/Emirates)
Le sponsorizzazioni hanno modalità diverse…

Dobbiamo scegliere come distribuire le nostre risorse. Dove possiamo, ci concentriamo sul prendere la maglia. Se invece non è disponibile, si fa qualcos’altro. Ad esempio, si prendono i led dello stadio, ma il vero obiettivo è la maglia. Ecco perché sponsorizziamo gli arbitri del rugby, del cricket e anche dell’NBA. Questa è un’area che più o meno ci appartiene, perché nessun’altra compagnia aerea è riuscita ad arrivarci. Abbiamo provato anche con il calcio, ma sponsorizzare gli arbitri non è parso la cosa migliore, avendo anche delle squadre. Si poteva scrivere qualcosa sulle maniche, ma sono troppo piccole perché vengano notate in televisione. La sfida più grande è individuare la misura e il posto in cui mettere il nostro nome.

Sponsorizzate anche molti eventi sportivi, danno dei buoni riscontri?

Facciamo eventi nel cricket e la Coppa del mondo di rugby. Non è possibile sponsorizzare tutte le squadre del mondo, perché è molto costoso. E allora si va al mondiale di rugby, per esempio, si sponsorizza l’arbitro e poi magari lo stesso torneo.

Parliamo del ciclismo?

Abbiamo scelto una squadra sapendo che avrebbe vinto. E’ più facile seguire una squadra piuttosto che le tante corse di ciclismo in giro per il mondo. Il Tour de France è famosissimo, come un altro un paio di eventi, ma ce ne sono tanti. Ecco perché abbiamo una squadra, perché ci rappresenta. E siamo stati abbastanza fortunati nel fare la squadra degli Emirati Uniti, che poi ha anche vinto.

Nella vela, ecco Emirates Nuova Zelanda e il team SailGP Emirates Gran Bretagna (Facebookl/Emirates)
Nella vela, ecco Emirates Nuova Zelanda e il team SailGP Emirates Gran Bretagna (Facebookl/Emirates)
Avete la squadra numero uno al mondo, in cui milita il corridore più forte del mondo: che effetto fa?

Abbiamo iniziato perché ne conoscevamo il potenziale, ma un conto è poter competere e tutt’altro è vincere. Siamo stati fortunati che abbiano vinto il campionato del mondo e poi siamo stati fortunati che abbiano i migliori corridori del gruppo. E’ una zona nuova in cui abbiamo iniziato a pedalare per provare e credo che abbiamo fatto bene a sponsorizzare una squadra piuttosto che il singolo ciclista.

Quindi la squadra funziona più dell’evento?

Sì, attraverso le persone e i loro risultati c’è un legame migliore. E questo riflette davvero lo spirito emiratino: si può lavorare in squadra, si può avere successo e ci si può distinguere da tutti gli altri.

E’ importante che il team abbia sede negli Emirati Arabi Uniti?

Abbiamo iniziato come squadra di supporto per gli Emirati Arabi Uniti. Volevamo una squadra che portasse il nome del Paese, perché in fin dei conti noi ne portiamo la bandiera. All’inizio eravamo noi a sostenerli, ora sono loro a sostenere noi, perché hanno mantenuto la promessa e hanno fatto così bene che ora siamo davvero orgogliosi. E anche dal punto di vista finanziario, il rapporto qualità/prezzo è molto buono.

In Italia il marchio si riconosce sulle maglie del Milan (Facebook/AC Milan)
In Italia il marchio si riconosce sulle maglie del Milan (Facebook/AC Milan)
Per cui, concludendo, si può dire che la sponsorizzazione nel ciclismo sta funzionando?

Sta andando molto bene, perché ci ha permesso di intercettare molti clienti in aree in cui di solito non siamo presenti. Ci ha permesso di raggiungere un pubblico a cui non avevamo mai pensato. Il ciclismo ha la sua popolarità, perché è uno sport che tutti possono praticare. In tutto il mondo, quasi tutti vanno in bicicletta e quasi tutti possono permettersi una bicicletta. Non c’è bisogno di percorsi particolari, si può andare in bicicletta nel cortile di casa o sulle strade nei dintorni. Il ciclismo è molto più grande di quanto la gente si renda conto. Noi stessi ce ne siamo resi conto quando abbiamo iniziato a essere coinvolti.

E mister Boutros è mai andato in bicicletta?

Ho tentato la fortuna, finché un paio di anni fa mi sono infortunato. Ormai è troppo tardi per riprovarci, ho una grossa placca nella gamba, penso sia meglio fare altro. Spero di averle dato tutto ciò che desidera, ho il telefono che squilla. Spero di rivederla presto.

Chi porta più punti? I numero uno di ogni team

16.11.2024
5 min
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Con la stagione conclusa e con la possibilità di analizzare i risultati a mente più fredda, è ora più chiaro il quadro delle varie classifiche dei punteggi UCI, sia per team che per singoli atleti. È ormai noto che Tadej Pogacar e la UAE Emirates hanno letteralmente sbaragliato la concorrenza, persino doppiando i secondi classificati in termini di punti e successi. Pensate: ben 81 corse vinte per la squadra di Mauro Gianetti. Tuttavia, man mano che si scende in graduatoria, le classifiche raccontano una storia diversa.

Questi dati ci aiutano a comprendere perché, in un’epoca in cui i punti UCI sono fondamentali per i contratti e, addirittura, per ottenere la possibilità di partecipare ai grandi Giri (i primi 40 quest’anno e i primi 30 dal prossimo anno), alcuni atleti godano di un certo appeal per i team. Di conseguenza, questi atleti diventano molto ricercati sul mercato.

Pogacar chiaramente è il numero uno anche per quel che concerne i punti UCI
Pogacar chiaramente è il numero uno anche per quel che concerne i punti UCI

Da Pogacar a Fortunato

Un caso emblematico è stato il trasferimento di Vincenzo Albanese alla EF EasyPost. Dopo appena un anno all’Arkea-B&B Hotels, l’italiano ha cambiato squadra. Come mai? Una combinazione di fattori: è risaputo che Arkéa non sta attraversando un buon momento finanziario; inoltre, Albanese era il terzo atleta per punti del team e quindi appetibile per altri. Allo stesso tempo, per EF ogni punto in più è utile in prospettiva, ed ecco spiegato questo passaggio.

Questo evidenzia un fatto ormai noto: oggi si corre per i punti. Molti atleti evitano di mollare anche solo per un piazzamento, preferendo raccogliere ogni singolo punto, anche a costo di maggiori fatiche. Spesso, inoltre, le direttive in questo senso arrivano direttamente dall’ammiraglia.

POSIZIONE TEAMNUMERO UNOPUNTINUMERO DUEPUNTI
1. UAE EmiratesTadej Pogacar 11.655Marc Hirschi3.536
2. Visma – Lease a BikeJonas Vingegaard 3.536Van Aert2.925
3. Soudal – Quick StepRemco Evenepoel6.072,57Tim Merlier 2.047
4. Lild-TrekMad Pedersen2.723Jonathan Milan2.397
5. Red Bull – Bora HansgrohePrimoz Roglic 3.471Alex Vlasov2.073
6. Decathlon – Ag2RBen O’Connor4.096Benoit Consefroy1.621
7. Ineos GrenadiersCarlo Rodriguez2.290,86Jonathan Narvaez2.110
8. Alpecin – DeceuninckJasper Philipsen4.790Mathieu Van der Poel4.053
9. Groupama – FdjStephan Kung2.022Valentin Madouas1.553
10. EF Easy PostRichard Carapaz2.404Alberto Bettiol* 1.434
11. Movistar Team Enric Mas2.851Alex Aranburu1.483
12. Jayco – AlUlaMichael Matthews1.945Dylan Groenewegen1.441
13. Intermarché – WantyBiniam Girmay3.352Gerben Thijssen1.005
14. Dsm – FirmenichRomain Bardet1.889Oscar Onley 1.370
15. Bahrain – VictoriousAntonio Tiberi1.656Pello Bilbao1.492,29
16. Arkea – B&B HotelsLuca Mozzato1.238Kevin Vauquelin1.088
17. Team CofidisAxel Zingle1.359Ion Izaguirre1.135,71
18. Astana – QazaqstanLorenzo Fortunato652Simone Velasco646
I punteggi UCI (fonte ranking UCI) al 30/10/2024. *Anche se ha cambiato squadra nel corso dell’anno, Bettiol ha lasciato i suoi punti conquistati sino a quel momento al precedente team

Un altro aspetto interessante è il livello che vedremo quest’anno in molte corse minori. Molti team professionisti e, chissà, forse anche alcuni team WorldTour di bassa classifica, si presenteranno con formazioni di alto livello in gare meno prestigiose. Potremmo vedere, per esempio, al Tour of Hellas (Giro di Grecia) un parterre altre volte impensabile, con arrivi in volata in cui più atleti della stessa squadra si piazzano tra i primi dieci. Il limite delle prime trenta posizioni per ottenere l’invito ai grandi Giri impone infatti strategie di questo tipo. Come ha detto più volte Gianni Savio: «Ok non andare al Giro, ma che ci lascino almeno la possibilità di andarci. È vitale per la ricerca degli sponsor».

Passiamo quindi alla classifica dei migliori atleti per team. Ecco qui di seguito i dettagli. Un caso interessante è quello di Ben O’Connor. Aveva un altro anno di contratto con Decathlon-Ag2R, ma ha colto l’occasione di cambiare squadra. La Jayco-AlUla, team australiano come lui, ha bisogno di punti, soprattutto vista la partenza di Simon Yates. O’Connor, quarto nella classifica UCI individuale, rappresenta un importante rinforzo.

Vauquelin è il secondo atleta che per punti dell’Arkea-B&B Hotels
Vauquelin è il secondo atleta che per punti dell’Arkea-B&B Hotels

E i secondi ?

Un aspetto curioso emerso dalle classifiche è l’importanza dei “secondi” corridori per punteggio all’interno di ogni squadra. Alcuni atleti, pur poco vincenti, sono costanti e assumono un valore specifico sia per il team che per la propria carriera. Il miglior secondo assoluto è Mathieu Van der Poel, con ben 4.053 punti, superato solo da Jasper Philipsen, che deve molto del suo punteggio proprio al lavoro di Van der Poel, ad esempio alla Sanremo o nelle volate del Tour de France. I velocisti, in particolare, stanno acquisendo un peso crescente in questa logica di raccolta punti.

Un altro secondo di lusso è Marc Hirschi, atleta della UAE Emirates, che ha accumulato 3.568 punti, pari a un terzo dei punti di Pogacar, ma che sarebbe il leader in 14 WorldTour su 18! Questo dà un’idea della potenza di fuoco della squadra emiratina. Tra gli altri “secondi” di rilievo troviamo Jonathan Milan (2.397 punti) e Pello Bilbao (1.492,29 punti).

Corbin è il numero uno della Israel. Eccolo vincitore dell’ultimo Giro del Veneto

Corbin è il numero uno della Israel. Eccolo vincitore dell’ultimo Giro del Veneto

Professional e italiane

Diamo ora uno sguardo alle squadre professional. La migliore tra queste è la Lotto-Dstny, nona assoluta, che ha superato ben 10 team WorldTour. A guidare la classifica interna c’è Van Gils (2.482 punti), seguito da De Lie (2.458 punti). La seconda Professional, undicesima assoluta, è la Israel-Premier Tech, dove i leader sono a sorpresa Corbin Strong (1.635 punti) e Stephen Williams (1.501 punti). Chiude il podio delle professional la Uno-X Mobility, con Kristoff (1.443 punti) e Magnus Cort (1.242,67 punti).

Passando alle squadre italiane, la prima è la VF Group-Bardiani, 27ª assoluta nella classifica a squadre UCI, con Pellizzari (804 punti) e Pozzovivo (328 punti) come leader. È un dato positivo solo fino a un certo punto, dato che entrambi lasceranno il team: Giulio cambierà squadra e Domenico smetterà di correre.

Segue la Polti-Kometa, 29ª assoluta e appena dentro le prime 30. Qui guidano la classifica Piganzoli (613 punti) e Double (366 punti), anche lui in partenza. In fondo alla classifica troviamo la Corratec-Vini Fantini, 42ª assoluta e senza possibilità di invito ai grandi Giri, con Sbaragli (230 punti) e Mareczko (195 punti) come principali punte.

UAE: quanti talenti all’ombra di Pogacar, riusciranno a sbocciare?

15.11.2024
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Nel tentativo di iniziare a prendere confidenza con le rose del 2025, ancora da completare in alcuni casi, abbiamo curiosato tra i nomi del primo team al mondo: il UAE Team Emirates. Gli emiratini hanno collezionato vittorie su vittorie, per un totale di 81 successi. Molti di questi portano la firma di Tadej Pogacar, ben 25. Ma alle spalle dello sloveno ci sono corridori che crescono, migliorano e cercano spazio. Tra loro ci sono tanti giovani, l’inverno ha portato alla promozione di Pablo Torres dal team di sviluppo al WorldTour. Il talentuoso spagnolo appena diciannovenne si aggiunge a una lunga lista di giovani fenomeni. 

I nomi sulla lista sono sei: Pablo Torres, Jan Christen, Antonio Morgado, Isaac Del Toro, Igor Arrieta e Juan Ayuso. Si capisce subito che stiamo parlando di talenti in grado di continuare ed estendere il regno di sua maestà Tadej Pogacar, ma saranno in grado di aspettare il loro turno alle spalle del Re? Difficile da dirsi e ancor più da pronosticare. Tuttavia si sa che la maggior parte delle volte alle spalle della caduta di un regno c’è la volontà di un principe di sovvertire le gerarchie. Chi è chiamato a mantenere l’ordine all’interno dei confini è Joxean Matxin, sport manager del UAE Team Emirates. 

Spazio

Come si trova il giusto equilibrio all’interno di un team in grado di vincere così tanto e che ha nella sua rosa il corridore più forte al mondo, in grado di vincere in ogni momento e su ogni percorso?

«I ragazzi hanno spazio sportivo – dice subito Matxin – siamo la squadra che ha vinto di più e con il maggior numero di corridori. Abbiamo portato alla vittoria più di 20 ragazzi nel 2024 e alcuni di loro sono proprio i giovani. A noi interessa il loro percorso di crescita, poi se arrivano anche i successi la gioia si moltiplica. Da un certo punto di vista abbiamo rotto una mentalità vecchia del ciclismo, ovvero che se un corridore forte vuole vincere deve farlo lontano da altri campioni». 

Da parte di Ayuso è arrivato qualche scricchiolio durante il Tour de France, si riusciranno a mantenere gli equilibri?
Da parte di Ayuso è arrivato qualche scricchiolio durante il Tour de France, si riusciranno a mantenere gli equilibri?
Vero, ma gli altri non si sono accontentati delle briciole?

Nelle corse WorldTour va analizzato il risultato finale, Almeida ha fatto quarto al Tour de France, mentre Adam Yates sesto. E poi ci sono state tante altre occasioni in altre corse, ad esempio Ayuso era il nostro capitano alla Tirreno-Adriatico, Yates ha vinto il Giro di Svizzera, McNulty la Vuelta a la Comunitat Valenciana. 

Anche i giovani sono stati in grado di mettersi in mostra?

Certo. Oltre alla Tirreno Ayuso ha corso e vinto il Giro dei Paesi Baschi e Del Toro ha vinto la Vuelta Asturias. Quello che chiediamo ai giovani è che migliorino gara dopo gara. Sono contento che Del Toro abbia corso il suo primo Grande Giro, anche se non nelle condizioni migliori. E penso che nel 2025 toccherà ad altri ragazzi fare questo passo, mi viene in mente Christen, ad esempio. 

La crescita esponenziale di Del Toro ha sorpreso in positivo, riuscirà a trovare lo spazio per continuare il suo cammino?
La crescita esponenziale di Del Toro ha sorpreso in positivo, riuscirà a trovare lo spazio per continuare il suo cammino?
Le ambizioni, com’è giusto che sia, poi aumentano e magari i ragazzi non si accontentano più di correre in gare di secondo livello. 

Penso sia una questione di ambizione. Voi vedete un possibile problema, io vedo ancora più occasioni per vincere. Ora nelle grandi corse a tappe ci sono due corridori che sono sopra a tutti gli altri (il riferimento è a Pogacar e Vingegaard, ndr). I corridori lo sanno e noi siamo molto chiari con loro fin da inizio anno. Con Ayuso, per fare un esempio concreto, siamo stati onesti. Gli abbiamo detto che se fosse venuto al Tour de France avrebbe lavorato per Pogacar. Vogliamo essere trasparenti con i corridori in ogni momento, anche alla firma del contratto. Sappiamo cosa chiedere e sappiamo cosa vogliamo. 

Nei Grandi Giri meglio avere in squadra certi corridori che contro?

Correre un Giro d’Italia o un Tour de France accanto a Pogacar è sicuramente meglio che correrlo da avversario. Alla fine chi mi assicura che Adam Yates o Almeida sarebbe arrivati sul podio o vicini al podio se avessero dovuto scontrarsi con Tadej? 

Pablo Torres, a colloquio con Matxin, arriva nel WorldTour dopo un solo anno al UAE Team Emirates Gen Z
Pablo Torres, a colloquio con Matxin, arriva nel WorldTour dopo un solo anno al UAE Team Emirates Gen Z
Torniamo ai giovani, vista la grande qualità e profondità della rosa, perché promuovere subito Torres e non fargli fare ancora un anno nel devo team?

Torres nel 2024 non ha fatto un passo di crescita, ma ben due. Questi ci ha portati a premiare il suo cammino con un contratto che gli dimostrasse la nostra fiducia e che gli potesse far capire quanto crediamo in lui. E’ arrivato vicino a vincere il Giro Next Gen e il Tour de l’Avenir, penso che nel WorldTour ci potrà stare benissimo. Non guardiamo molto all’età, se un ragazzo a 19 anni dimostra di poter far ben, noi lo promuoviamo. 

Ma come si garantiscono i giusti spazi?

Allo stesso modo in cui lo abbiamo fatto con gli altri, le gare ci sono e i passi da fare sappiamo quali sono. La squadra non dipende dalle sue vittorie, ha il suo cammino davanti e se arriveranno le vittorie sarà ancora meglio, ma non ci sarà pressione. In UAE gli spazi ci sono, lo abbiamo dimostrato e i nostri intenti sono chiari fin da subito. E’ così che si crea armonia.