L’Italia esce presto di scena: parlano gli azzurri

29.09.2024
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ZURIGO (Svizzera) – Il tempo trascorso sotto al pullman degli azzurri, in attesa di parlare con loro, scorre lento. Da alto in cielo, il sole scende dietro gli alberi e ne allunga le ombre sui volti dei nostri corridori. La giornata si prevedeva dura ed estremamente lunga, Tadej Pogacar l’ha complicata ancora di più con un’azione che ricorderemo per anni. Quando a 100 chilometri dall’arrivo è partito tutto solo staccando gli avversari e il gruppo si è pensato ad una mossa azzardata. Invece lo sloveno ha trovato sulla sua strada Jan Tratnik, che lo ha preso e scortato sulla fuga. Poi, una volta fatti saltare i compagni di una breve avventura sul muro di Bergstrasse è partito il suo viaggio del quale ha fatto parte Pavel Sivakov, anche lui, però, è rimasto agganciato al treno poco tempo. 

Cattaneo arriva distrutto, è stato il primo degli azzurri a muoversi. Un abbraccio di Lello Ferrara gli fa tornare il sorriso
Cattaneo arriva distrutto, è stato il primo degli azzurri a muoversi

Cattaneo anticipa, Pogacar pure

Nel gruppetto raggiunto da Pogacar, quando di giri all’arrivo ne mancavano ancora quattro, c’era Mattia Cattaneo. Lui si era aggregato ad altri otto corridori e insieme avevano accumulato un vantaggio massimo di tre minuti sui favoriti. E’ bastata un’azione del fuoriclasse del UAE Team Emirates per abbassare notevolmente il divario e creare scompiglio in corsa. 

«Quando sono uscito dal gruppo – spiega Cattaneo con gli occhiali quadrati che contornano due occhi provati dalla fatica – è stato l’unico momento in cui fosse possibile provarci perché poi siamo andati tutto il giorno a tutta. Ci abbiamo provato però credo che oggi non si potesse fare molto onestamente. Quando ho visto rientrare Pogacar ho pensato che la corsa sarebbe già finita da lì a breve. Sullo strappo di inizio circuito ho provato a tenere il mio ritmo, seguirlo, anche solo per un centinaio di metri avrebbe significato solo una cosa: saltare. Poi è rientrato anche il gruppo di Evenepoel, che era tutta per provare a chiudere, insomma la corsa era già praticamente chiusa. Ci sono stati scatti e contro scatti con Ciccone che è riuscito ad avvantaggiarsi un po’. Non credo che se ci avesse ripreso in un altro momento sarebbe andata diversamente, l’unica cosa sarebbe stata se non ci fosse stato in corsa Pogacar».

Giulio Ciccone è stato l’ultimo a mollare il colpo
Giulio Ciccone è stato l’ultimo a mollare il colpo

Ciccone: l’ultimo a mollare

La testa di Ciccone, coperta dal casco rosso della Lidl-Trek, ondeggiava nel gruppo alle spalle di Pogacar. L’abruzzese ieri ci aveva confidato di stare bene, infatti è stato l’ultimo degli azzurri a gettare la spugna. Ha provato a portare via un gruppetto per rianimare una corsa che altrimenti, come poi è successo, sarebbe finita. 

«Oggi – spiega Ciccone mentre carica le valigie sul van della nazionale – noi non eravamo i favoriti, avevamo una strategia in mente, ovvero provare ad anticipare. Il problema è che la gara è esplosa veramente da lontano, in breve tempo il nostro anticipare è diventato un provare ad inseguire. A un certo punto quando Pogacar era davanti ho provato un paio di volte a formare un gruppettino, poi in quella fase ero rimasto solo quindi quando ci sono stati altri contrattacchi nella parte in pianura ho fatto un po’ di fatica a chiudere. Alla fine lì, sopra i 200 chilometri, è un attimo pagare.

«C’è un po’ di dispiacere – riprende subito – perché non è andata come speravamo, però è anche vero che con una gara così folle e bizzarra come è venuta fuori di più non si poteva fare. In questo ciclismo moderno sappiamo che la gara parte molto da lontano, però un attacco così da parte di Pogacar, a 100 chilometri fa esplodere la corsa. E dal provare ad anticipare ci siamo trovati con dei gruppetti e così facendo ognuno è rimasto dov’era e con le proprie gambe».

Le riflessioni di Tiberi

Antonio Tiberi era la punta di questa nazionale, la sua prestazione non è stata all’altezza delle aspettative,  ma al primo mondiale elite c’è spazio per imparare e capire come migliorare e dove. Il ciociaro si avvicina e racconta con grande lucidità. 

«E’ stata un’esperienza veramente dura, impegnativa – dice – fare una gara di un giorno è sempre una fatica un po’ diversa dal solito. Ci sono degli sforzi che non si fanno abitualmente nelle corse a tappe, poi in un mondiale dove tutto ciò si amplifica è veramente dura. La prima gara di un giorno che avevo disputato quest’anno è stata la Liegi. Il mondiale, invece, la seconda. Con Pogacar mi ero confrontato al Giro ma è diverso. Innanzitutto cambia la distanza, difficilmente quest’anno ho corso oltre i 200 chilometri (il mondiale di oggi è stata la settima gara in cui Tiberi ha superato questa distanza, ndr). L’anno prossimo vorrei aggiungere qualche corsa di un giorno in più e togliere qualche gara a tappe. Questo anche per non esagerare troppo con sforzi di quel genere. Si tratta anche di un discorso di forza, nonostante tutto in un Giro d’Italia serve tanta esplosività. Cambiare un po’ il calendario potrà aiutarmi sotto questo aspetto». 

Van der Poel si nasconde. Poche gambe o pretattica?

28.09.2024
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WETZIKON (Svizzera) – All’appello mancava il campione del mondo. Invocato, indicato, suggerito da alcuni come possibile favorito, mentre altri lo danno per spacciato su un percorso per lui troppo severo. Scherzando, ieri Evenepoel ha rammentato di un allenamento insieme a Van der Poel sulle strade spagnole, in cui avrebbe tirato il collo al rivale/amico olandese. La salita, un certo tipo di salita non gli è amica. Mathieu lo sa, i rivali lo sanno. E forti di questa consapevolezza tutti si affacciano sulla vigilia della sfida.

«Intanto io un mondiale l’ho vinto – ha detto ieri sera – e penso sia stato un privilegio. Questo era in ogni caso un obiettivo che volevo raggiungere nella mia carriera e che sicuramente dà tranquillità. Quanto a domenica, siamo sempre in attesa di capire se avrò la super giornata».

In casa Olanda c’è chi scalpita anche fra le donne: Demi Vollering è impaziente
In casa Olanda c’è chi scalpita anche fra le donne: Demi Vollering è impaziente
Definisci la super giornata: a Glasgow ne hai avuta una?

Non so se la mia forma sia paragonabile a quella dello scorso anno. E’ difficile da dire. In quel momento stavo uscendo dal Tour de France e non vedevo davvero l’ora che arrivasse quel grande giorno. Ora ho un atteggiamento leggermente diverso, lo stesso cui sono più abituato quando si tratta delle classiche. So che sto andando bene, ma resta da vedere se avrò davvero una bella giornata.

Credi che Evenepoel e Pogacar ti permetteranno di entrare facilmente in corsa?

Non credo che si guarderanno troppo, ma di certo faranno corsa parallela. Molte nazionali cercheranno di anticipare e proveranno a isolare sia Evenepoel che Pogacar. Se lo farò anche io? Dipende dalle gambe, dall’andamento della gara e da quanto sono forti i team che cercheranno di controllare. Anticipare deve avere senso, non serve a niente correre con trenta secondi di vantaggio sul gruppo. Alcune gare in questi giorni, anche gli under 23 hanno dimostrato che è un modo di correre che ti svuota e ti punisce.

Dopo le Olimpiadi, Van der Poel è tornato ad allenarsi in Spagna, preparando il rientro al Renewi Tour
Dopo le Olimpiadi, Van der Poel è tornato ad allenarsi in Spagna, preparando il rientro al Renewi Tour (foto Instagram)
Due giorni fa Pogacar ha fatto un riferimento al tuo peso, dicendo che avresti perso un chilo e mezzo per andare forte qui…

Quanto sono più leggero? Non lo so esattamente. Dalle Olimpiadi ho iniziato a mangiare un po’ meno. In primavera non guardo quasi nulla, ovviamente mangio sano, ma presto meno attenzione alle porzioni. Ora ci sono stato più attento.

Hai detto che aver vinto il mondiale è stato un privilegio: credi che tutti possano meritarlo?

Con la maglia iridata mi sono divertito. Il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix sono ricordi sicuramente speciali. Chi vorrei che vincesse domenica? Remco e Tadej sarebbero dei bellissimi campioni del mondo. Se guardi la loro stagione, se lo meriterebbero davvero. Ma diventare campione del mondo non è facile. E i giri che abbiamo fatto sul percorso hanno confermato che sarà molto dura.

Hai cambiato idea dopo aver visto il percorso?

Forse in parte sì. Sarà molto dura, lo ripeto e lo sapevo già prima della ricognizione. Ora però ne ho avuto la conferma. E’ possibile vincere contro uno come Pogacar? Sì, è sempre possibile. Magari non per me, ma per altri ragazzi. Se tutti dovessero andare in partenza con l’idea che Tadej ha vinto comunque, tanto varrebbe regalargli subito la maglia iridata.

Di più non dice. La sensazione è che in cuor suo avrebbe voglia di fargliela vedere, ma sappia anche di non avere la condizione dei momenti migliori. L’estate non è stata la sua stagione migliore. Chiuse le classiche con il Fiandre e la Roubaix, dal Tour in avanti non c’è stato un solo giorno in cui Mathieu sia sembrato Van der Poel. La vittoria nella prima tappa del Lussemburgo potrebbe essere l’eccezione che conferma la regola o il segnale dell’atteso risveglio. Il percorso di Zurigo non farà certo sconti.

La risposta di Evenepoel a Tadej? Una ventata di ironia

27.09.2024
7 min
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WETZIKON (Svizzera) – Per capire quanto quei due non si amino o comunque abbiano fiutato sportivamente l’uno il sangue dell’altro, basta iniziare dalla risposta che Evenepoel ha dato alla battutina perfida con cui ieri sera Pogacar aveva chiuso la sua conferenza stampa. Richiesto sul rivale belga, lo sloveno ne aveva lodato le abilità e il sangue freddo nella crono. Ma poi, quasi a volerlo tenere distante, aveva detto che la gara su strada sarà un’altra cosa. Aveva parlato di «a different game».

A Remco l’hanno riferito senz’altro. E allo stesso modo in cui la risposta di Pogacar sembrava pensata per l’uso, anche il commento del belga è sottile. Ironico e apparentemente scanzonato: eppure conoscendolo, se l’è legata al dito. Ecco quello che ha detto stamattina il belga, che ha riunito i giornalisti nel suo hotel prima di uscire in allenamento.

«Sarà davvero un altro gioco – ha detto – con una bici diversa, quindi una gara diversa. Ci saranno anche più ciclisti. Non sei da solo, quindi è esattamente un gioco diverso. Voglio dire, sappiamo tutti cos’è una gara ciclistica, quindi non è una novità».

Poi si è voltato verso i compagni, con una risatina che ha fatto capire più di altre parole. Senza Van Aert, che pure gli avrebbe coperto le spalle, il Belgio sarà tutto votato alla sua causa. Per vincere un mondiale serve gente forte e determinata. Per vincerlo contro Pogacar va tutto elevato al quadrato.

Evenepoel è sembrato molto calmo e più aperto all’approfondimento di Pogacar
Evenepoel è sembrato molto calmo e più aperto all’approfondimento di Pogacar
Cosa hai imparato da ieri, guardando la gara degli juniores?

Niente. Abbiamo guardato la loro gara, ma penso che non si possa paragonare alla nostra. Il gruppo è esploso già prima della caduta locale e in più pioveva. Noi avremo condizioni asciutte, quindi non ci sono troppi punti in comune. Penso che sia più importante guardare la gara under 23 di oggi. In ogni caso non abbiamo ancora fatto la riunione tecnica, quindi non so come correremo.

Che tipo di corsa vorresti?

Se devo credere ai giornali, ci sono due grandi favoriti. Quindi penso che i loro team debbano cercare di prendere il controllo della gara. Ma dipende da come si svilupperà la gara una volta entrati nel circuito. E’ sempre speciale gareggiare al mondiale, quindi dovremo valutare giro dopo giro e assicurarci di essere in grado e aperti per fronteggiare situazioni di gare multiple.

La crono iridata ha seguito la crono e la strada delle Olimpiadi. Manca una vittoria per l’enplein
La crono iridata ha seguito la crono e la strada delle Olimpiadi. Manca una vittoria per l’enplein
Dopo la stagione trionfale che hai avuto arrivi qui più rilassato del solito?

Penso di essere sempre abbastanza rilassato, ma la mentalità rimane la stessa. Voglio puntare al massimo e do il 100% di me stesso, come faccio sempre. E se poi verrà una vittoria, allora sarà stato un giorno super buono. Altrimenti, se non succederà… così è la vita. Penso che si debba sempre cercare di motivarsi, non importa in quale situazione. Quindi è abbastanza chiaro che sono rilassato, ma ancora molto motivato per le ultime due, tre settimane della stagione. Qui avremo a che fare con un percorso duro, un sacco di cambi di ritmo e di salite, quindi sarà una gara lunga e dura. Ma forse un po’ meno del previsto, almeno pensavamo che il tratto in linea fosse più impegnativo…

Ti sei allenato in Spagna con Van der Poel, come valuteresti la sua condizione in salita, vedendo questo percorso?

L’ultimo allenamento che abbiamo fatto insieme, per lui non è stato molto buono (ride, ndr). Penso che sia migliorato al Giro del Lussemburgo. E’ un corridore che sa come entrare in forma al momento giusto. Alla fine saranno passate tre settimane tra quell’allenamento e la gara di domenica, quindi sono abbastanza convinto che sarà in buona forma. E’ anche chiaro che Mathieu è un po’ più pesante di me e Tadej, quindi dovrà sollevare quel peso a ogni singolo giro. Questo potrebbe forse costargli un po’ di energie nel finale. Però è un corridore di livello mondiale, quindi non puoi mai darlo per morto, finché non è finita davvero.

Evenepoel pensa che il percorso sia duro per Van der Poel: ma gli atleti di questa classe non vanno sottovalutati
Evenepoel pensa che il percorso sia duro per Van der Poel: ma gli atleti di questa classe non vanno sottovalutati
Pensi che dopo quell’allenamento con te in Spagna si sia demotivato?

No, è quasi impossibile. E’ sempre molto motivato e sa come ricaricare le batterie dopo un periodo difficile. Quindi penso che sarà pronto.

Si può pensare che in qualche modo sarete alleati per battere Pogacar, anche solo per il fatto che parlate olandese?

No, penso che sia abbastanza semplice da capire. Sono qui con la nazionale del Belgio, non con l’Olanda. Non sarò mai loro alleato. Abbiamo il nostro piano e dobbiamo cercare di correre nel modo migliore per me e non per Mathieu. Non faremo accordi con altre nazioni.

Remco, domenica vorresti ritrovarti da solo con Pogacar ai 5 chilometri dall’arrivo?

Se non ci sono altre opzioni, penso che non avrei scelta. So che Tadej è un corridore molto veloce, ha un ottimo sprint. Ovviamente è una gara di 280 chilometri, quindi lo sprint potrebbe essere un po’ diverso. Ma se quella fosse la situazione, allora la accetterei e proverei a fare lo sprint per cercare di vincere. Il finale non è durissimo, quei 5 chilometri sono veloci, ma dopo una gara così lunga saranno ugualmente impegnativi. 

Ieri Pogacar ha punzecchiato Evenepoel, che stamattina ha risposto con l’ironia
Ieri Pogacar ha punzecchiato Evenepoel, che stamattina ha risposto con l’ironia
Saresti disposto a collaborare con lui fino all’ultimo, dato che è così veloce?

Se parliamo dello sprint in una corsa a tappe, in cui ci sono in ballo anche altri interessi, allora forse il risultato di uno sprint a due sarebbe già abbastanza definito. Ma al mondiale è diverso. C’è qualcosa da conquistare al traguardo, quindi penso che sarebbe nel mio diritto non tirare più negli ultimi chilometri. Tadej ha dimostrato un paio di volte di essere il più veloce di noi due, quindi ci sarà da vedere. E spero anche che alle nostre spalle non ci sia un gruppo che può rimontare (sorride, ndr). Tadej si è ritrovato in quella situazione una volta al Fiandre e non è andata bene. Se vai verso il traguardo del mondiale, vuoi vincere. Ma ovviamente, anche gli altri hanno medaglie da conquistare. Spero io non debba trovarmi nella stessa situazione.

E’ facile adattarsi a una situazione simile, per te che di solito tiri dritto sino in fondo?

No, credo di averlo già imparato soprattutto al Tour, dove ho dovuto correre in modalità più difensiva. Penso che il Tour mi abbia davvero insegnato a pedalare con una maturità superiore, diciamo, e anche a pensare un po’ di più.  Quindi penso che se domenica la situazione sarà quella, non mi troverò di fronte a qualcosa di nuovo.

Eveneoel racconta che al Tour ha imparato a correre in modo più conservativo
Eveneoel racconta che al Tour ha imparato a correre in modo più conservativo
Senti una pressione aggiuntiva, dato che sei sul punto di centrare la seconda doppietta, dopo quella olimpica?

No, è una cosa che mi spinge e basta. Sarebbe folle riuscirci ed è sempre più facile parlarne che correre per farlo. Quindi dovremo vedere come andrà. Certo, ora che ne ho tre su quattro, sono un po’ più vicino che lontano. Ci proveremo e si vedrà.

Negli ultimi anni, il Belgio ha raccolto molti successi: merito dei grandi corridori, ma anche del cittì Vanthourenhout. Qual è secondo te la sua migliore qualità come tecnico della nazionale?

Penso che Sven sia davvero bravo a creare un rapporto professionale tra i nuovi corridori che entrano nella nazionale. E’ anche piuttosto rilassato e giovane e questo aiuta. Conosce il ciclismo un po’ meglio dei tecnici più anziani, coglie bene certe situazioni e questo è molto positivo per il gruppo. Certo, è sempre più facile lavorare con un gruppo forte, con leader forti: nazionali forti e corridori forti. Ma ovviamente, devi essere anche in grado di gestire la pressione. E penso che lui l’abbia fatto molto bene. Di sicuro chi dovrà sostituire Sven avrà un compito difficile.

La crono iridata ha seguito la crono e la strada delle Olimpiadi. A Evenepoel manca una vittoria per l’enplein
La crono iridata ha seguito la crono e la strada delle Olimpiadi. Manca una vittoria per l’enplein
Se dovessi indicare tre corridori per il podio, quali nomi faresti?

Non lo farò. E’ un campionato del mondo, ci sono sempre delle sorprese. Chi potrebbe esserlo? Faccio un nome secco: Victor Campenaerts…

Il compagno di nazionale solleva lo sguardo dal punto in cui lo teneva fisso da un pezzo, si volta verso di lui e sorride. Ridono tutti. Il tempo delle interviste con le televisioni e poi andranno a pedalare sul percorso. Cresce la sensazione che stiamo per assistere a un mondiale di rara intensità.

Cham, parlano gli sloveni. E Pogacar sfida Evenepoel

27.09.2024
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CHAM (Svizzera) – Si capisce che la Slovenia abbia la certezza di essere diventata una grande nazione del ciclismo quando viene annunciato che la conferenza stampa di Pogacar e Roglic si svolgerà inizialmente in sloveno. I primi 15 minuti per loro e i quindici successivi per noi che invece ricorriamo all’inglese.

Prima dell’inizio, il microfono viene ceduto ad Hans-Peter Strebel, un medico che con due colleghi ha messo a punto una terapia modificatrice della sclerosi multipla recidivante, della quale hanno beneficiato circa 600.000 pazienti in tutto il mondo. E’ lui il proprietario di OYM, l’hotel per sportivi in cui alloggia la Slovenia, pieno di impianti sportivi e la cucina con 8 chef e nutrizionisti che cucinano per gli atleti.

Hans-Peter Strebel è il proprietario dell’hotel OYM, ma anche un medico di fama
Hans-Peter Strebel è il proprietario dell’hotel OYM, ma anche un medico di fama

La Slovenia cresce

Poi dopo il meritato applauso e la sua richiesta almeno di menzionarlo, inizia il flusso delle domande in sloveno. Pur registrando le risposte da decifrare con qualche provvidenziale traduttore, non si può far altro che guardarsi intorno e scrutare le espressioni sul volto dei due campioni che domenica in corsa dovranno aiutarsi oppure evitare di pestarsi i piedi.

«Il flusso dei giornalisti è per noi – dice il cittì Uros Murn – ogni anno devo dire che la nostra nazionale cresce. Ogni anno siamo più bravi ad attirare sempre più attenzione e penso che questo sia un ottimo segnale per gli sloveni e il ciclismo sloveno. Siamo tutti consapevoli che sarà necessario fare qualcosa nella corsa su strada e credo che da un lato questa sia una grande sfida per loro. Dall’altro credo che abbiano bisogno di un po’ di incoraggiamento prima della corsa forse più importante della loro carriera».

Pogacar ha già raccontato più volte che la fatica di Glasgow 2023 fu per lui impressionante
Pogacar ha già raccontato più volte che la fatica di Glasgow 2023 fu per lui impressionante

Mondiale e classiche

Si comincia con Pogacar. La stanza è un anfiteatro, i corridori sono in basso sulle poltroncine. Ricordiamo tutti quando Tadej, dopo il terzo posto nel mondiale di Glasgow 2023, disse di esserne uscito distrutto. La corsa più dura della sua vita.

«Il mondiale è una gara molto diversa – dice – è una gara di un giorno con la nazionale, cosa che non facciamo quasi mai. L’anno scorso è stata una delle gare più dure che abbia mai fatto, perché non era percorso adatto a me. Era troppo esplosivo nelle ultime 3 ore di gara, quindi dopo l’arrivo ero davvero esausto. Quest’anno però il percorso è molto meglio e così vedremo cosa ci riserva la gara.

«E’ diverso da una classica. Corriamo tutto l’anno con la squadra. In teoria potresti paragonare i monumenti ai campionati del mondo, ma quelli lì corri con la squadra dove i compagni potrebbero essere migliori rispetto a quelli della nazionale. Si tratta di dinamiche diverse. Anche il fatto che non hai le radio in gara e che si corra in circuito fa la differenza rispetto a una gara che si svolge da una città all’altra».

Pogacar è parso sicuro di sé, soprattutto nel ridimensionare le chance degli avversari
Pogacar è parso sicuro di sé, soprattutto nel ridimensionare le chance degli avversari

Un grande obiettivo

Roglic seduto accanto ascolta e deve aver capito che la maggior parte delle domande sarà per il giovane compagno di nazionale, che già una volta gli ha tolto il Tour e adesso gli porta via la luce. Sapranno convivere? E mentre facciamo questa riflessione, la domanda per Pogacar riguarda la maglia iridata.

«La maglia iridata è qualcosa di veramente speciale nel ciclismo – ammette – la maglia più unica. Tutti la vogliono, credo. Puoi indossarla tutto l’anno e ti definisce come il miglior ciclista del mondo. Quindi ovviamente è un grande obiettivo per me da un paio d’anni. Mi impegnerò. E se non sarà quest’anno, ci riproverò nei prossimi».

A Roglic parrebbe affidato un ruolo da comprimario, ma è davvero così remissivo?
A Roglic parrebbe affidato un ruolo da comprimario, ma è davvero così remissivo?

Il precedente di Imola

La memoria va a quando Pogacar e Roglic si ritrovarono in nazionale a Imola 2020, appena dopo lo… scippo della maglia gialla da parte di Pogacar. Già allora ci si chiedeva come avrebbero convissuto, ora la curiosità esplode. Lavorerete insieme? Roglic ride e prova a sviare, poi risponde.

«Se si tratta di tattiche e cose del genere – dice – io non sono io il tipo giusto, chiedete al nostro tecnico. Penso a tutti gli scenari che possono accadere e a come reagiremo. Mi sono detto spesso che Tadej sta vincendo tutte le gare di un giorno, quindi è uno dei migliori. Io ne faccio solo un paio all’anno, forse neanche quelle, quindi è una bella sfida».

«Abbiamo una squadra davvero forte – si inserisce Pogacar – grandi nomi e grande squadra. Direi una delle migliori al mondo di sempre. Abbiamo due carte molto forti, forse anche tre, da giocare nel finale. Quindi penso che siamo avvantaggiati in questo, ma dobbiamo comunque stare attenti e correre in modo intelligente».

Pogacar e Roglic in gara a Imola 2020, poche settimane dopo il Tour soffiato da Tadej a Roglic
Pogacar e Roglic in gara a Imola 2020, poche settimane dopo il Tour soffiato da Tadej a Roglic

A proposito di Van der Poel

Di nuovo per Pogacar, che ha ascoltato con attenzione le parole del primo mentore. Parla un collega olandese e gli chiede se a suo avviso Van der Poel potrà difendere la maglia iridata.

«Mathieu è in buona forma – dice – e l’anno scorso ha conquistato la maglia iridata molto bene e altrettanto bene l’ha vestita. Ha ottenuto vittorie davvero incredibili, ma domenica è un’altra gara in cui dovrà difendere il titolo. E’ un po’ più dura per lui, c’è un po’ più di salita. Ho sentito da qualche parte che ha perso un chilo e mezzo, forse è stato bravo a prepararsi solo per questa corsa. Vedremo come andrà, non possiamo escluderlo. Lo teniamo sicuramente a mente per il finale, può essere pericoloso se si sveglia in una buona giornata.

«Ci sono molte salite – prosegue – nessuna davvero lunga. Ma anche dopo la salita, non c’è una discesa dritta, quindi non c’è molto tempo per recuperare. Immagino tanti scenari diversi e fra questi mi viene da dire che c’è tanto spazio per attacchi a lungo raggio o per rendere la gara più dura. E’ davvero difficile dire quale salita farà la differenza, ma penso che la differenza sarà nei chilometri finali».

Hirschi lascia la UAE Emirates: un eventuale successo porterebbe la maglia iridata alla Tudor Pro Cycling
Hirschi lascia la UAE Emirates: un eventuale successo porterebbe la maglia iridata alla Tudor Pro Cycling

A proposito di Hirschi

I discorsi vanno avanti. Gli chiedono come se la caverebbe in un finale allo sprint e lui risponde che non immagina un grande gruppo. E in ogni caso aggiunge che lo sprint dopo 270 chilometri è qualcosa di completamente diverso rispetto ad altre situazioni. Piuttosto, fra i rivali da tenere d’occhio, Tadej ha già inserito da tempo Marc Hirschi, che alla fine dell’anno lascerà la AUE Emirates, per approdare alla Tudor Pro Cycling. Poi l’attenzione approda ai piedi di Roglic, cercando di capire come si senta.

«Ora mi sento bene – risponde – vedere come mi sentirò dopo i 250 chilometri è sicuramente un’altra questione. Alla fine in questa settimana ho fatto quello che potevo, per cercare di prepararmi bene».

Pogacar applica l’adesivo della sua fondazione sulla nuova Colnago appena presentata
Pogacar attacca l’adesivo della sua fondazione sulla nuova Colnago appena presentata

Forchettata a Evenepoel

La chiusura, prima che Pogacar si trattenga per raccontare la bicicletta con cui correrà il mondiale, lo porta a parlare di Remco Evenepoel. A ben pensarci, è la prima volta che i due si sfidano nella corsa di un giorno, dopo la caduta di Pogacar alla Liegi di due anni fa e quella di Remco ai Paesi Baschi del 2024.

«Remco sembra super bravo nella crono – spiega Pogacar – ha gestito bene anche la pressione dopo il salto della catena sulla linea di partenza. Da quello che ho letto, non aveva il misuratore di potenza, quindi immagino che si sia preparato davvero bene, soprattutto per la cronometro. E’ la disciplina in cui brilla di più ma penso che domenica sarà un gioco diverso».

L’anno di Del Toro: dall’Australia a Zurigo nel segno di Pogacar

26.09.2024
5 min
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ZURIGO (Svizzera) – Quando dalla televisione della sala stampa abbiamo visto Isaac Del Toro spingere sui pedali della sua bici da cronometro ci siamo incuriositi. L’azione del messicano sembrava estremamente efficace, ma era solamente un’illusione data dai continui movimenti imposti al telaio. Anche al netto della pioggia che potrebbe averlo rallentato, lo sforzo di Del Toro ha partorito un dodicesimo posto nella prova contro il tempo dedicata agli under 23. Non si è espresso al meglio, ma una volta arrivato nella zona mista sorrideva sornione. Gli occhi per la prova su strada di categoria sono puntati su di lui: il giovane del UAE Team Emirates in grado di vincere alla sua prima corsa nel WorldTour

«Devo dire – spiega – che alla fine è stata una buona prova. Con la pioggia non si poteva fare molto di più. In discesa ho provato un po’ a spingere, ma non ho dato il massimo, così come in salita. Ho potuto spingere a fondo solamente in pianura e sono felice di come hanno risposto le mie gambe. In particolare nel finale. Credo che sia stato uno sforzo buono in vista della gara in linea».

Durante la cronometro Del Toro ha avuto buona sensazioni nei momenti in cui ha spinto
Durante la cronometro Del Toro ha avuto buona sensazioni nei momenti in cui ha spinto

Sfida in casa

A 21 anni ancora da compiere, il messicano ha già messo in fila una vittoria ai massimi livelli, la classifica generale della Vuelta Asturias e la prima grande corsa a tappe: La Vuelta. Del Toro, ogni volta che sale in bici, morde l’asfalto e non si guarda tanto intorno. Alla corsa iridata di domani sarà il favorito, anche se dalla squadra emiratina escono altri nomi interessanti, come quello di Antonio Morgado e Jan Christen

«Non ho avuto un avvicinamento particolare per questo mondiale – continua – ho riposato dopo la Vuelta. Tre settimane come quelle mi hanno dato tanto a livello di condizione, quindi sono pronto. Quel che sento un po’ di più è la responsabilità di correre con la maglia della nazionale, è un onore ma sono tranquillo. Sono convinto di poter far bene nella prova in linea, devo solo riposare e dormire al meglio in questi giorni».

«Ci sono tanti ragazzi – riprende Del Toro – che possono puntare al risultato massimo. Sarà importante essere sempre presenti e nel vivo della gara. Alla fine vincerà chi rimarrà più attento. Sia Jan, Christen, che Morgado sono andati molto forte oggi. Essere vicino a loro mi rasserena. Tutti vogliono vincere, anche io. Qualche volta si riesce e altre no, vedremo».

Dopo la Vuelta le gambe del messicano rispondono bene agli stimoli
Dopo la Vuelta le gambe del messicano rispondono bene agli stimoli
Com’è andato questo primo anno nel WorldTour?

Bene, ho cominciato in maniera positiva e anche nel finale di stagione sono andato forte. Alla fine il risultato nel ciclismo non sempre può essere la vittoria. Sono contento però, sto migliorando tanto e qualche volta si vede che sto davvero bene. Questo mi mette una grande tranquillità. 

Hai già vinto però, è un bel segnale. 

Le prime vittorie sono sempre un buon segnale (dice con un sorriso, ma senza sbottonarsi, ndr).

Morgado nella giornata di ieri ha provato il percorso ad alti ritmi
Morgado nella giornata di ieri ha provato il percorso ad alti ritmi
Dove pensi di poter migliorare ancora?

Direi che posso migliorare un po’ in tutto, sono un atleta che ha molto da sviluppare e tanto ancora da fare. Posso dirmi contento della mia crescita, penso continuerà in questa direzione. L’anno prossimo sarà quello chiave per me. Voglio prenderlo con calma e farlo nel miglior modo possibile. Ho la fortuna di imparare da grandi persone e atleti di alto livello.

In comparazione all’anno scorso ti senti un altro corridore?

No. Sono lo stesso, ma a un livello superiore. Durante il 2024 credo di essere migliorato tanto, forse non si è visto perché sono partito subito bene. Ma per me, per lo staff e per la performance, sono abbastanza tranquillo perché sto crescendo e apprendendo. 

Anche i nostri azzurri hanno pedalato sul tracciato di Zurigo, la caccia all’iride è aperta
Anche i nostri azzurri hanno pedalato sul tracciato di Zurigo, la caccia all’iride è aperta
Come va con la squadra?

Mi hanno sempre lasciato tanta libertà di provare, ovviamente non è sempre il giorno migliore, però sono sereno. Non mi sento sotto pressione, mi diverto e faccio le cose quando mi sento di farle

Per il tipo di corridore che sei stare accanto a Pogacar cosa vuol dire?

E’ stato uno dei migliori corridori della stagione, se non il migliore, e una grande persona. Ho imparato tanto da lui, mi ha spiegato molte cose. Io semplicemente voglio essere lì, giocare un po’, divertirmi e scherzare insieme. Poi se posso lo affianco in salita e sono contento. Pogacar e io siamo amici, con l’obiettivo, quando siamo in bici, di rendere la gara più difficile possibile

Del Toro ha detto di aver imparato tanto da Pogacar, ma i suoi consigli sono segreti
Del Toro ha detto di aver imparato tanto da Pogacar, ma i suoi consigli sono segreti
Qual è una cosa che ti viene in mente che hai imparato da lui?

Top secret.

Per vincere?

Sì. 

Ridendo se ne va, chissà se il fenomeno sloveno gli ha spiegato come provare a vincere un mondiale. Così da avere due campioni del mondo in squadra nel 2025: uno per categoria.

Sicuri che sarà un Lombardia tanto facile? Ne parliamo con Vegni

19.09.2024
4 min
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Centodiciotto edizioni, 252 chilometri e 4.823 metri di dislivello: sono i numeri del prossimo Giro di Lombardia. La “classica delle foglie morte” andrà in scena il prossimo 12 ottobre e sarà l’ultimo monumento dell’anno, come di consueto. Si partirà da Bergamo e si arriverà a Como.

Ma se le località di partenza e arrivo sono nel segno della tradizione è ben diverso quel che c’è nel mezzo. Di fatto è un Giro di Lombardia “nuovo”, specie nel finale. Un finale meno duro, se vogliamo, che lascia più spazio a possibili iniziative e scenari. 

Mauro Vegni (classe 1959) è il direttore del ciclismo di RCS Sport
Mauro Vegni (classe 1959) è il direttore del ciclismo di RCS Sport

Parla Vegni 

E di questa creatura ne abbiamo parlato con il patron Mauro Vegni. «Senza dubbio è un Lombardia particolare – dice Vegni – anche se forse dentro di me preferivo quello dell’anno scorso. Ma con i problemi di viabilità che ci sono non siamo potuti andare sul Civiglio e pertanto siamo stati costretti a cambiare un po’ di cose. Vedremo quando poter tornare sul Civiglio, non sarà una cosa breve da quel che ho capito. Poi se piaccia o no, ognuno ha il proprio punto di vista».

Vegni si riferisce a qualche polemica relativa proprio al finale meno duro. Non c’è la classica doppietta Civiglio, San Fermo della Battaglia, ma solo il San Fermo. Va da sé che gli scenari e gli andamenti tecnici e tattici potranno essere differenti. Prima il finale durissimo bloccava parecchio la corsa.

A nostro parere non è una brutta cosa. Spesso il Lombardia si riduce a quelle poche persone, 4-5 atleti, ancora in forze e lo fa senza appelli. Magari stavolta potrebbe esserci spazio per colpi di scena e un lotto di pretendenti leggermente maggiore.

«Più di qualcuno – riprende Vegni – ha subito detto che è un Lombardia troppo facile, addirittura per velocisti. Io dico che il dislivello, oltre 4.800 metri, è superiore a quello dell’anno scorso (erano 4.600 metri, ndr). Probabilmente avremo un finale un po’ più incerto, ma ricordiamoci che la corsa la fanno i corridori e in ogni caso non sarà una gara semplice».

«Sono sempre più di 250 chilometri, il dislivello come detto è tanto e siamo a fine stagione. Poi se ci dovesse essere il Pogacar che abbiamo visto al Giro e al Tour resta difficile pensare che altri corridori abbiano poi così tanto spazio. Dipende sempre da chi trovi e chi ci sarà. Se penso agli uomini da corse di un giorno (e non solo, ndr) anche un Evenepoel potrebbe essere davvero pericoloso. In ogni caso il Lombardia è e resta una corsa per gente forte. Mi auguro solo che a vincere non sarà un corridore di mezza levatura».

L’altimetria del prossimo Giro di Lombardia: da Bergamo a Como 252 km
L’altimetria del prossimo Giro di Lombardia: da Bergamo a Como 252 km

Da Como a Bergamo 

Si va sulle più iconiche salite bergamasche e lariane, si leggeva nel comunicato della presentazione. Ed è vero. Vegni stesso ci ha raccontato come è nato questo percorso.

«Dovendo sostituire il Civiglio, quello che non si fa nel finale si doveva fare prima. Sono anni che giriamo in quelle zone, che affrontiamo certe salite. E anche quelle che non avevamo mai fatto, magari le avevamo visionate per altre gare. Pertanto abbiamo una buona conoscenza di queste terre. Una conoscenza che ci ha portato ad inserire più salite nella prima parte proprio in funzione del finale e questo alla fine renderà il Lombardia duro come sempre».

Si parte dunque dal centro di Bergamo, si va verso la Val Cavallina e da qui la prima sequenza di salite: Forcellino di Bianzano, Ganda, Berbenno e Valpiana. Una cinquantina di chilometri per riordinare le idee, valutare determinate fughe in atto e poi ecco il duetto mitico: Madonna del Ghisallo e Colma di Sormano. Di nuovo una fase di “recupero” prima del gran finale sul San Fermo della Battaglia e l’arrivo sul lungolago di Como, appena 5,2 chilometri dall’ultima vetta.

Lo sprint del 2023 a Como tra Pogacar e Mas. Lo sloveno trionfò per un soffio
Lo sprint del 2023 a Como tra Pogacar e Mas. Lo sloveno trionfò per un soffio

Quali tattiche?

Nei vari giochi tattici la fuga del mattino potrebbe essere più importante del solito. Magari potrebbe contribuire a sgretolare maggiormente le squadre e di conseguenza la corsa sarebbe meno controllabile. Quasi sicuramente sarà una fuga “da gamba”.

«Personalmente – conclude Vegni – resto del parere che la fuga iniziale sia più per farsi vedere, mentre è un discorso diverso se qualcuno dovesse partire a 30-40 chilometri dall’arrivo».

Vedremo insomma quel che succederà senza il Civiglio prima del San Fermo. Magari un corridore relativamente veloce, senza il doppio strappo, potrebbe tenere le ruote di chi è più scalatore in vista del finale.

Senza andare troppo indietro negli anni, non scordiamoci del Lombardia del 2022, che arrivava proprio a Como e faceva Civiglio e San Fermo. Quel giorno Enric Mas rese la vita difficile a Pogacar. Lo sloveno ebbe la meglio solo allo sprint. Magari con qualche tossina in meno nelle gambe dovuta alla doppia salita finale e agli sforzi per tenere le ruote di Tadej, lo sprint di Mas sarebbe stato diverso.

Insomma si prospetta un Lombardia davvero interessante tutto da scrivere, da correre… da gustare.

Maclart distributore italiano di Bikone (“garantisce”… Pogacar) 

12.09.2024
3 min
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Il brand spagnolo Bikone, noto per la produzione di componenti ciclistici di altissima qualità, è distribuito in Italia dalla Maclart, una realtà già ben conosciuta nel settore per essere proprietaria del marchio di selle Repente. La specializzazione principale di Bikone riguarda la costruzione di movimenti centrali e cuscinetti per il ciclismo, riconosciuti per l’elevato livello tecnologico e la qualità, tanto da essere scelti come fornitori ufficiali del Team UAE Emirates di Tadej Pogacar.

Uno dei principali punti di forza di Bikone risiede nei suoi cuscinetti, che si distinguono per il sistema esclusivo a doppia coppa. Questo innovativo design garantisce una scorrevolezza superiore grazie alla perfetta perpendicolarità tra i cuscinetti stessi, offrendo un bilanciamento ideale e massimizzando l’efficienza del movimento centrale. Inoltre, il montaggio e lo smontaggio di questi componenti risulta estremamente semplice, essendo costituiti da sole due parti sovrapposte.

La qualità rappresenta il cuore della filosofia aziendale di Bikone, che ha fatto della ricerca senza compromessi la base del proprio successo. Ogni singolo cuscinetto viene sottoposto difatti a rigorosi controlli di qualità, documentati e certificati. Attraverso l’utilizzo di apparecchiature avanzate per il test e la misurazione, l’azienda può garantire che ogni lotto di produzione rispetti i più alti standard di efficienza. Tra i vari controlli implementati, vi sono test specifici sul rumore (multifrequenza e picchi), la verifica della struttura dei materiali, il rilevamento di crepe e micro ustioni sugli anelli interni ed esterni.

Bikeone offre il suo supporto e i suoi prodotti al UAE Team Emirates
Bikeone offre il suo supporto e i suoi prodotti al UAE Team Emirates

Tecnologia, ricerca e qualità

Un ulteriore elemento distintivo della tecnologia Bikone è il sistema brevettato PowerSet, progettato specificamente per le competizioni e per rispondere alle sollecitazioni cui sono sottoposti i cuscinetti durante l’utilizzo intenso. Questa tecnologia avanzata utilizza cuscinetti in ceramica di altissima qualità, combinati con componenti realizzati in alluminio lavorato con precisione CNC. Grazie a questo approccio, Bikone ha creato uno dei movimenti centrali più avanzati e performanti sul mercato, scelto non a caso da Tadej Pogacar e dai campioni del UAE Team Emirates.

La tecnologia PowerSet non solo riduce l’attrito, ma garantisce anche una dispersione minima della forza muscolare durante la pedalata. Il sistema a doppia coppa in alluminio garantisce una perfetta perpendicolarità tra i cuscinetti anche in presenza di eventuali deformazioni del telaio della bicicletta, migliorando il bilanciamento complessivo e riducendo l’usura. Inoltre, la facilità di installazione e rimozione, grazie alla struttura composta da sole due parti, rende questo movimento centrale estremamente pratico e resistente nel tempo.

Massimo Farronato, CEO Maclart srl
Massimo Farronato, CEO Maclart srl

I cuscinetti a sfere in ceramica di Bikone (foto in apertura) offrono numerosi vantaggi rispetto a quelli tradizionali. Hanno una maggiore resistenza alla corrosione, maggiore stabilità termica e dimensionale, e una densità inferiore, che contribuiscono a una maggiore efficienza generale. Nei cuscinetti comuni, solo una parte delle sfere supporta il carico, mentre il sistema PowerSet distribuisce uniformemente il peso su tutte le sfere, garantendo una pedalata più fluida e una maggiore durata del movimento centrale.

Bikone si posiziona come uno dei marchi di riferimento nel settore, e questo grazie grazie alla continua ricerca di innovazione e alla qualità dei prodotti. Con tecnologie all’avanguardia e il costante impegno per l’eccellenza, l’azienda spagnola ha conquistato la fiducia di ciclisti professionisti e appassionati di tutto il mondo.

I prodotti Bikone saranno presenti, in assoluta anteprima per l’Italia, presso lo stand espositivo Maclart (B10) in occasione dell’Italian Bike Festival a Misano Adriatico.

Bikeone

Che fine ha fatto Tadej? Ci dice tutto Hauptman

29.08.2024
4 min
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Da che ne parlavamo tutti giorni, anche più di una volta al dì, al silenzio quasi totale: ma che fine ha sua maestà Tadej Pogacar? In questo mondo sempre più frenetico e ricco di corse, il Tour de France è stato cancellato in men che non si dica tra Olimpiadi, Vuelta e tante altre gare. E all’improvviso senza Tadej in gara i riflettori si sono spostati altrove.

Ma in questo ultimo mese il leader della UAE Emirates non è stato del tutto con le mani in mano. Per sapere cosa ha fatto e cosa farà, ci siamo rivolti ad Andrej Hauptman, uno dei direttori di fiducia di Pogacar.

Il direttore sportivo Andrej Hauptman (classe 1975) dal 2019 alla UAE Emirates
Il direttore sportivo Andrej Hauptman (classe 1975) dal 2019 alla UAE Emirates
Andrej, ci eravamo lasciati a Nizza con un super Pogacar e poi?

Nei giorni immediatamente dopo il Tour, Tadej è andato in Slovenia. La gente lo voleva e lui aveva piacere di mostrare la maglia gialla e la maglia rosa al grande pubblico. Non so se avete visto che immagini da Lubjana, quanta gente c’era. Poi è subito tornato a Monaco e da lì è stato una settimana del tutto tranquillo. Ha passato del tempo con Urska (Zigart, la sua compagna, ndr). Credo siano andati a fare delle gite e abbiano passato qualche giorno presso un lago.

E in bici?

Una settimana di stop totale. Niente bici.

Del discorso Vuelta, visto quanto fosse imbattibile in quel momento, non ci avete pensato neanche per un po’?

La Vuelta non era in programma e non ne abbiamo parlato. O meglio, ne abbiamo parlato perché i media ci hanno portato a farlo in qualche modo, ma tra di noi in verità non lo abbiamo mai fatto in modo tecnico. Non era in programma. Sapete che c’è? Che tante volte sembra tutto facile, ma facile non è.

Chiaro…

Tadej è sempre pronto, sempre a tutta, quando si presenta ad una gara è per vincere. Veniva dal Giro d’Italia, poi è rimasto concentrato nel mezzo, poi ancora il Tour… prima o poi doveva staccare. Non poteva andare in Spagna magari per vincere una tappa. Io ho parlato con lui: la vera stanchezza l’ha avvertita due, tre giorni dopo. «Ora sento la fatica. Sono stanco morto», mi ha detto. E’ normale. Finché sei in gara la tua mente è predisposta, c’è l’adrenalina, hai un alto rendimento. Ma poi se continui prima o poi esplodi e quando poi succede rialzarsi è complicato per davvero a quel punto.

Bagno di folla per Tadej nella sua Slovenia, dove ha mostrato le maglie di Giro e Tour (foto Instagram)
Bagno di folla per Tadej nella sua Slovenia, dove ha mostrato le maglie di Giro e Tour (foto Instagram)
E ora?

Ha ripreso ad allenarsi già da un po’. Come detto, ha fatto quella settimana di stop. Poi ha ricominciato semplicemente pedalando. E quelli forse sono stati i giorni più duri, perché dopo il riposo e le tante fatiche il tuo fisico non ne vuole sapere di riprendere. In ogni caso sta osservando dei carichi di lavoro crescenti, seguendo le indicazioni del suo allenatore. 

E come sta lavorando. Tanta base o intensità in vista del mondiale?

Direi normale. Di certo con l’avvicinarsi del mondiale farà dei lavori più specifici adatti a quella corsa.

Quale sarà il suo calendario?

Non spetta a me dirlo, ma più o meno quello suo tipico in questa fase dell’anno (dovrebbe fare la trasferta canadese, il mondiale, l’Emilia, la Tre Valli Varesine e il Lombardia, ndr). Con corse di un giorno, almeno per ora, fino al mondiale… che sarà uno dei goal di fine stagione.

A proposito di mondiale. Pogacar ha visto il percorso?

No, non ancora. Né lui (ci dovrebbe andare giusto questa settimana, ndr), né io, ma lo faremo. Mentre lo ha visionato il tecnico sloveno.

Andrej, tu che lo conosci da molto tempo, ti sembra ancora motivato Pogacar?

Tadej è sempre motivato! E’ per quello che va sempre forte e che bisogna programmare bene le cose con lui. Da quello che so io sta bene. Ma poi di fatto saranno le prime corse a dirci come starà veramente. Anche se i valori e i watt sono buoni in allenamento, poi la gara è un’altra cosa. Tutto procede secondo programma comunque.

Giusto ieri, con selfie su Instagram, Pogacar è ricomparso “in pubblico”. Sorridente e pronto a tornare per il finale di stagione
Giusto ieri, con selfie su Instagram, Pogacar è ricomparso “in pubblico”. Sorridente e pronto a tornare per il finale di stagione
E mentalmente? Visto che come hai detto ha speso molto…

Tadej è sereno. Non ho dubbi che lui arriverà in condizione al momento giusto. Semmai sono le corse di un giorno che per certi aspetti sono più difficili da vincere rispetto ad un grande Giro. In una gara di tre settimane, se sei il più forte in qualche modo esci fuori, ma in quella di un giorno se ti capita la giornata così così, o qualsiasi altro imprevisto può succedere di tutto. Specie al mondiale dove tutti arrivano al massimo.

E in quanto a pressione. Può essere che stavolta dopo il Giro e il Tour, con l’occasione di poter realizzare qualcosa d’incredibile un po’ ci dovrà fare i conti?

Ormai fa parte del personaggio. La pressione c’è indubbiamente, ma lui la sopporta bene e forse è anche quello che lo carica di più.