Che Giro social! Tadej vince anche online

30.05.2024
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Il Giro d’Italia che si è appena concluso si potrebbe dire essere stato uno tra i più belli di sempre, una di quelle corse che verrà ricordata come noi oggi ricordiamo, per esempio, le imprese di Eddy Merckx. Anzi, potremmo dirci più fortunati, perché nessuno degli splendidi momenti che abbiamo vissuto verrà mai dimenticato…dai social! Già, il Giro 107 è stato molto attivo sui social grazie a dei protagonisti che sanno il fatto loro davanti ai cellulari.

Il re del Giro

Come se la Maglia Rosa non gli bastasse, Tadej Pogacar sui social è stato il Re indiscusso di questo Giro. Non sono passati di certo inosservati gli aggiornamenti praticamente quotidiani che faceva sui suoi profili, associando canzoni rap che hanno subito messo le cose in chiaro.

Pogi alla seconda tappa, quando ha preso la rosa, cantava “Volevo fare il boss”. In maglia rosa pedalava sulle note della Pantera Rosa. Nel giorno di riposo si è dedicato “Fenomeno” di Fabri Fibra. Mentre dopo la vittoria a Bassano del Grappa si è dato a qualcosa di più classico con il celebre pezzo di Andrea Bocelli “Con te partirò”, a richiamare quanto epica fosse la sua vittoria.

Tra pose simpatiche sul palco e sorrisi smaglianti, ci ha fatto anche emozionare parecchio. «La borraccia Tadej, la borraccia!», gli urlava un piccolo tifoso, al quale ha poi passato (direttamente in mano) la borraccia fresca fresca di rifornimento, dalla quale non ha nemmeno staccato il gel. Assieme a quello tra Coppi e Bartali, questo è il passaggio di borraccia più bello della storia. Spensierato assieme alla sua Urska che bacia dolcemente sulla fronte, complice con Giulio Pellizzari con quell’occhiata d’intesa sul Monte Grappa, Tadej ha indubbiamente vinto anche il Trofeo Social.

Dopo la terza tappa, su Instagram foto e messaggio di Thomas: «Bravo Tadej, ti sei divertito, domani tappa tranquilla»
Dopo la terza tappa, su Instagram foto e messaggio di Thomas: «Bravo Tadej, ti sei divertito, domani tappa tranquilla»

Le provocazioni di “G”

Nessuno (nemmeno a dirlo) riesce ad eguagliare lo sloveno nemmeno da questo punto di vista. Ma sui social sono stati molti i volti che ci hanno fatti divertire.

Geraint Thomas, in ballo tra la seconda e la terza posizione in generale, ha lanciato diverse frecciatine. Dopo la terza tappa, quella dell’attacco di Fossano, scriveva: “Bravo Tadej ti sei divertito, domani però tappa tranquilla”. Nella tappa degli sterrati, quando Mister G è stato ripreso dalle telecamere con Tadej sulla sua ruota, ha chiesto al pubblico social: “Chi è l’impostore che ho a ruota?”.

Si sono divertiti anche alla Lidl-Trek, tra balletti pre-partenza sulle note degli ABBA e con uno scatenato fan club di Jonathan Milan. Grande protagonista anche il nostro Pippo Ganna, che ha dato il meglio di sé indossando il tricolore. Tra gli abbracci con la sua cagnolina, al siparietto con Luke Plapp dove chiedeva (gentilmente) a Tadej di rallentare cosicché potesse vincere la crono di Perugia.

Da Alaphilippe, una pizza per Maestri? Macché, dentro c’è la sua maglia
Da Alaphilippe, una pizza per Maestri? Macché, dentro c’è la sua maglia

Una pizza per Maestri

Hanno fatto il giro dei social anche le immagini di Giulio Pellizzari che gongola un po’ incredulo con in mano occhiali e maglia del suo idolo: (indovinate un po’) Tadej Pogacar.

Con il suo fascino tutto francese, Julian Alaphilippe è molto seguito sui social: a favore di camera ha portato in regalo, in un cartone della pizza, una sua maglia a Mirco Maestri, dopo l’avventura in fuga del giorno prima. Sui social l’hanno definito “leggenda”, e non potevamo esimerci dal ricordarvelo.

Menzione speciale per Andrea, il meccanico della Intermarche-Circus Wanty. Dopo l’epica spinta in gara per aiutare il suo corridore a ripartire, i social si sono divertiti a fargli spingere… qualunque cosa, anche Marcell Jacobs!

Momento social particolarmente apprezzato anche il primo giorno di riposo, dove corridori e squadre sono stati avvistati nella città partenopea tra golose pizze e pause gelato.

E’ stato anche il Giro d’Italia del pubblico, raramente così numeroso
E’ stato anche il Giro d’Italia del pubblico, raramente così numeroso

Il Giro del pubblico

Ma quindi, chi c’è sul podio social accanto a Tadej? Senza dubbio voi: il pubblico, i tifosi. Quest’anno il Giro d’Italia ha avuto un seguito incredibile di appassionati che si sono riversati sulle strade di tutta Italia anche sono per un saluto veloce alla carovana rosa. Tra striscioni, scritte e feste improvvisate lungo i percorsi, i veri protagonisti sono stati forse proprio i tifosi, che hanno indiscutibilmente contribuito a rendere questa edizione della Corsa Rosa unica e speciale. Ovviamente, documentando tutto sui social!

A Camerino con Pellizzari: un giorno di emozioni forti

30.05.2024
10 min
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CAMERINO – Lo sguardo abbraccia il mondo. La mattina si rischiara, dopo che l’alba ha coperto la campagna di un’insolita nebbia in quest’angolo silenzioso delle Marche. Pellizzari guarda giù, dopo aver raccontato la storia di un tunnel che collegherebbe la Rocca dei Borgia in cui ci troviamo con il castello dei Varano. Dice che quando erano bambini hanno provato a percorrerlo, ma di aver trovato una grata.

Si fanno quattro passi. Siete mai stati a Camerino negli ultimi otto anni? Era una città universitaria piena di vita, dopo il terremoto del 2016 è una città fantasma. Il centro è deserto, puntellato, ingabbiato, sfregiato. Fatti salvi pochi cantieri, è come se il tempo si sia fermato ai giorni del sisma. Tanta gente vive ancora nelle casette, altri se ne sono andati. Per questo quando Giulio ha attaccato sulle salite del Giro, è stato come se portasse nel petto anche il battito dei loro cuori. Glielo hanno detto martedì sera nella festa di bentornato, con una spinta d’animo che veniva da piangere. Erano quasi in 700 nell’Auditorium Benedetto XIII, intitolato al Papa che nel 1727 fondò l’Università di Camerino. E’ stato un incontro emotivo e dignitoso, con l’orgoglio marchigiano che si è sollevato sopra la difficile quotidianità.

Pellizzari ha corso un Giro a testa alta. Qui è secondo dietro Pogacar a Monte Pana, dietro Martinez
Pellizzari ha corso un Giro a testa alta. Qui è secondo dietro Pogacar a Monte Pana, dietro Martinez

Sveglia all’alba

Casa Pellizzari è una villetta divisa in due, che nell’altra metà ospitava il bed&breakfast di famiglia, ora occupato da una zia. Quando abbiamo mandato il messaggio per dire che eravamo arrivati, Giulio è sceso ad aprire con gli occhi di chi si è svegliato presto. Infatti alle 6,30 hanno suonato anche gli ispettori della Wada: quando entri nel gruppo di chi va forte, anche i controlli diventano più assidui. Un caffè farà bene ad entrambi. Il Giro d’Italia si è concluso da due giorni. Quando nella tappa di Roma abbiamo saputo che il martedì sera lo avrebbero accolto nella sua città, gli abbiamo chiesto di assistere e poi di fare due parole l’indomani. E’ tutto nuovo, aver incontrato la sua gente è stato un’esperienza inattesa.

«Beh, è stato emozionante – dice – non pensavo che fossero così tanti. Qua a Camerino ci conosciamo tutti, perché il paese è piccolino e tanti mi ricordano come il ragazzino che girava sempre in bici intorno alla città con gli amici. E ieri me l’hanno detto in tanti: “Allora era una cosa seria!”. E’ stato bello anche sentire questo…».

Il ragazzino che girava con la bici: eri così?

Sì, sempre. Facevamo le gare, partivamo da casa del mio amico Mirco, a 500 metri da qui. Andavamo in centro, ma qualcuno imbrogliava e prendeva le scale mobili. Poi scendevamo dalla Rocca e ritornavamo. Facevamo sempre lo stesso giro, sempre la gara: è stata così dai 7 ai 15 anni. In casa c’era una mountain bike, il mezzo più veloce per muoverci. Poi ogni tanto, quando finivamo giù in basso, le caricavamo nelle navette. Però solo quando c’era l’autista buono…

Massimiliano Gentili, il tuo padrino ciclistico, racconta che nella prima uscita con lui, a 16 anni, lo guardasti in faccia e poi scattasti…

E’ vero (sorride, e abbassa lo sguardo, ndr), è successo sulla salita di Trevi, vicino Foligno. Questa cosa di arrivare primo in salita ce l’ho sempre avuta, anche quando ero più piccolo e mi allenavo qua a Matelica. Volevo sempre fare la salita per scattare. La salita è quello che mi piace, il simbolo del ciclismo. Da bambino guardavo il Giro d’Italia, soprattutto con mio nonno Mario e con il mio amico Mirco. Mi ricordo il Giro del 2015 con Aru in maglia bianca, infatti i suoi cani si chiamavano Aru e Contador.

Il passagio in testa sul Passo Sella gli è valso il Trofeo Cima Coppi
Il passagio in testa sul Passo Sella gli è valso il Trofeo Cima Coppi
Martedì ti sei commosso al ricordo di tuo nonno…

Mario, detto Mariuccio (annuisce, ndr). Un signore accanto a me ha fatto un racconto su di lui: non volevo piangere, ma non ce l’ho fatta. Adesso gli anziani mi riconoscono come il nipote di Mariuccio e dicono che sarebbe orgoglioso di me. Ho scoperto al bar tramite amici che fosse un grande tifoso di ciclismo e suo padre anche più di lui. Gli assomiglio tanto. Quando nonna morì, andavo a dormire da lui e anche a tavola mangiavamo allo stesso modo. Strappavamo la carne col pane e mangiavamo pane e ciauscolo la mattina. Nonno se ne è andato nel 2015, l’anno prima del terremoto.

La gente, i tuoi compagni sanno che qui c’è stato il terremoto?

Ricordo che 3-4 mesi dopo, a mia madre è capitato di incontrare gente che le chiedeva dove si andasse per il centro. E lei doveva rispondere che il centro non c’era più. Erano passate poche settimane e nel telegiornale se ne era parlato anche parecchio…

Quei giorni ti hanno cambiato?

Se ci penso ora, magari non mi hanno cambiato, però mi dispiace non aver vissuto da grande lo splendore di Camerino prima che crollasse tutto. Il centro delle mie sfide in bici non c’è più. E allora penso alle nuove generazioni. Io potevo lasciare la bici per due giorni poggiata a un muro e trovarla ancora, oggi nel quartiere dei negozi che hanno costruito a valle non so se sia ancora così. Nel centro storico non passavano le auto, sotto ora c’è il traffico e non so se i bambini possono fare quello che facevamo noi.

Cosa ricordi di quei giorni?

Era mercoledì e io ero a casa di Mirco, praticamente ci ho passato l’infanzia. Stava venendo il temporale, così ho preso la bici per tornare che già cominciava a piovere. Nel parcheggio meccanizzato, quello con le scale mobili, le luci si accendevano e si spegnevano, c’erano tuoni e lampi. La sera eravamo qua e di colpo tutto ha iniziato a ballare. Due sono usciti da quella porta, uno si è messo sotto il tavolo, che era la cosa giusta da fare. In due siamo usciti dall’altra parte. Vedo diverse scene, una è quella delle coppe che cadono e si rompono. Subito dopo, la domenica, siamo andati con mia nonna a Bassano da amici di mio padre, però solo noi tre figli. Mamma e papà sono rimasti qui, perché giravano anche i ladri.

Nella ferramenta di Sandro Santacchi, a destra, covo dei ciclisti di Camerino
Nella ferramenta di Sandro Santacchi, a destra, covo dei ciclisti di Camerino

Il viaggio nel ciclismo

Il suo viaggio è iniziato a 16 anni, quando Massimiliano Gentili ebbe una visione e lo indicò come possibile corridore da corse a tappe. Glielo affidarono, riconoscendogli grande fiducia. «Suo padre Achille – raccontava l’altra sera l’umbro – è sempre stato presente, ma rigorosamente un passo indietro». Achille sorride e ringrazia, discreto e per questo elegante. Sa che i genitori possono essere un peso, così ha preferito lasciar fare, tenendo l’occhio vigile. Ed è stato così che crescendo, Giulio Pellizzari si è trovato catapultato fuori dalla dimensione ovattata e protetta di Camerino, per andare a scoprire il mondo.

I tuoi coetanei erano qui con la solita vita, mentre tu a 18 anni giravi già per aeroporti. Hai mai avuto paura?

Sì! Più che altro a 18 anni non avevo mai preso un aereo, per cui finché si girava con la squadra, non avevo problemi. Ma da solo era un’altra cosa, ho avuto le mie ansie. Oltre a tutte le esperienze, anche questa mi ha fatto crescere. Mi sono ritrovato da solo dall’altra parte del mondo, in un aeroporto immenso, con la borsa della bici e l’inglese un po’ così. Un po’ d’ansia ti prende. Però adesso ho imparato a gestire anche quello. I miei amici mi dicono: “Beato te che sei sempre in giro!”. E io gli rispondo: “Beati voi perché state a casa!”. Non c’è una via di mezzo. Girare il mondo fa tanto, fa crescere, però in certi momenti la vita di casa mi manca davvero.

Queste immagini hanno fatto storia: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa a Monte Pana
Queste immagini hanno fatto storia: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa a Monte Pana
Finalmente però sei arrivato a fare il Giro d’Italia…

E’ stato bello. Dopo il Tour of the Alps che è andato bene, il Giro diventava un banco di prova. Non volevo solo fare esperienza, volevo fare bene. All’inizio ero inquieto, perché tre settimane sono lunghe. Poi ho scoperto che diventa una routine e perdi anche il conto dei giorni. Solo a 3-4 tappe dalla fine, inizi a capire che sta per finire.

Hai vissuto giorni esaltanti e altri duri: come è stato correre per tre giorni con gli antibiotici in corpo?

Pesante, ti senti fiacco. Non riesci a spingere. Stare in gruppo non è mai facile, perché si va ogni giorno a tutta. Per fortuna l’unica partenza tranquilla del Giro è stata quella verso Francavilla in cui io stavo peggio e quindi mi sono salvato. Continuavo ad andare dietro e rientrare, andare dietro e rientrare. Per fortuna il giorno dopo si arrivava nelle Marche e mi sono ripreso, ma arrivare a Francavilla è stato davvero duro. Volevo mollare, ma mi hanno convinto a non farlo e devo dire grazie per questo. Una cosa che non ho mai raccontato è che nel riposo di Livigno, il giorno prima di fare secondo a Monte Pana, ho sognato che mi ero ritirato e il giorno dopo piangevo, pregando Roberto Reverberi che mi facesse rientrare in gara.

Giulio con la compagna Andrea Casagranda: trentina, anche lei atleta alla BePink
Giulio con la compagna Andrea Casagranda: trentina, anche lei atleta alla BePink
Il tuo amico Pogacar?

Prima del Giro, il sogno era correre con lui, adesso il sogno è staccarlo. Con calma, ovviamente, però alla fine se stacchi lui, vinci la corsa. La differenza fra me e lui è che lui è proprio un fenomeno, però un po’ mi rivedo nel suo modo di fare. Se avessi il suo motore, correrei allo stesso modo. Sempre per vincere. Alla fine, se uno ha le gambe… Corriamo per vincere, no? Ho letto un’intervista a Gianetti, ha detto che ci pagano per vincere ed è vero…

Come hai fatto a rientrare sulla fuga nel giorno del Grappa proprio a 100 metri dal GPM e prendere i punti per la maglia azzurra?

Ero partito per fare la gara, la squadra voleva che andassi in fuga. Io mi sentivo bene e sapevo che la fuga non sarebbe arrivata, quindi non volevo buttare via tutto. Però non ero certo che se mi fossi ritrovato con i primi venti, avrei avuto le gambe per attaccarli. Non sentivo bene la radio, perché prendeva poco e c’era tanta gente. Non sapevo quanto mancasse e nel dubbio sono partito a 3 chilometri dalla vetta. Alla fine tutti mi hanno chiesto come abbia fatto a riprenderli a 100 metri dal GPM, ma davvero penso che sia stato anche per fortuna.

Stremato dopo la fuga, sul Monte Grappa Pellizzari ha conquistato i punti per la maglia azzurra del GPM
Stremato dopo la fuga, sul Monte Grappa Pellizzari ha conquistato i punti per la maglia azzurra del GPM
Serve motivazione per andare in fuga sapendo che Pogacar punta alla stessa tappa?

Alla fine è una guerra persa, però ci provi: non sai mai come va. Se avessi preso un minuto in più, mi avrebbe ripreso un pezzettino dopo. Forse mi avrebbe staccato sullo strappo, ma rinunciare non mi appartiene. E’ stato bello correre a Roma con la maglia azzurra della montagna, il sogno però è arrivarci con un colore diverso. Alla fine ci siamo salutati, gli ho fatto i complimenti e in bocca al lupo per il Tour.

Com’è quando il giorno dopo si spengono le luci?

Un po’ mi manca. Quando c’è tanta gente che fa il tifo, i paesi in rosa, respiri l’aria di festa. Alla fine ti ci abitui, però è sempre emozionante. Negli ultimi giorni, ho capito che stava per finire, ma al contempo sono stanco, è giusto recuperare. Per cui farò lo Slovenia, il campionato italiano e poi si stacca per un po’ la spina.

Lo lasciamo alla sua casa, al suo cielo, alla famiglia e agli amici e andiamo a fare un giro in centro. Nella serata per Giulio abbiamo toccato con mano l’orgoglio. Ce ne andiamo con la speranza che la sua voce continui a raccontare la storia di Camerino e della sua gente. Basta che continui ad essere se stesso, il Giulio di sempre. Forse allora per queste strade l’oblio smetterà di essere l’unico destino possibile.

“Win Like a Pro”: il concorso Enervit per celebrare Tadej Pogacar

29.05.2024
3 min
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Enervit, il brand tutto italiano produttore di integratori sportivi, ha recentemente lanciato un nuovo concorso a premi chiamato “Win Like a Pro“. Questa iniziativa mira a celebrare la straordinaria prestazione di Tadej Pogacar, autentico dominatore del recente Giro d’Italia.

Partecipare al concorso “Win Like a Pro” è estremamente facile. Gli interessati devono semplicemente visitare il sito ufficiale di Enervit e compilare un modulo con i propri dati personali. La “landing page” dedicata, raggiungibile all’indirizzo https://vinciconenervit.enervit.com/, è disponibile fino al 18 giugno. Una volta completata la registrazione, i partecipanti riceveranno immediatamente un buono sconto per l’acquisto online di integratori Enervit, sponsor ufficiale della squadra ciclistica UAE Team Emirates.

Oltre al buono sconto, tutti i registrati avranno l’opportunità di partecipare automaticamente all’estrazione di premi esclusivi. Saranno messe in palio tre maglie Pissei e dieci borracce ufficiali del team UAE Emirates, prodotte da Elite, tutte rigorosamente autografate da Tadej Pogacar (in apertura foto Fizza). L’estrazione dei premi avverrà il 30 giugno, offrendo ai partecipanti la possibilità di vincere oggetti unici e memorabili.

Enervit supporta da oltre quarant’anni atleti di tutti i livelli, fornendo loro prodotti che migliorano la resistenza, l’energia e la capacità di recupero, aiutandoli a raggiungere i loro obiettivi sportivi.

Tra Sport e sostenibilità

Enervit non è solo un marchio di integratori sportivi, ma anche un’azienda impegnata nella promozione di uno stile di vita sano e sostenibile. «Lo spirito sportivo è un’energia positiva che ci rende migliori…», affermano dall’azienda, sottolineando come la passione per la nutrizione sportiva guidi la loro ricerca scientifica da oltre quarant’anni. Enervit è dedicata alla creazione di prodotti funzionali e integratori alimentari innovativi e di alta qualità, sviluppati nel rispetto dell’ambiente e della comunità.

L’azienda è inoltre profondamente impegnata sui temi della sostenibilità ambientale e sociale. Enervit punta difatti a contribuire in modo significativo alla transizione verso pratiche più sostenibili, riducendo l’impatto ambientale dei propri processi produttivi e promuovendo comportamenti responsabili. La missione è aiutare le persone a migliorare la qualità della propria vita attraverso una corretta alimentazione e un’attività fisica costante. Enervit promuove una cultura della nutrizione positiva, sostenendo l’importanza di un’alimentazione bilanciata e di qualità come base per uno stile di vita sano. L’azienda si dedica a sensibilizzare le persone sui benefici di una dieta equilibrata, che non solo migliora le performance sportive, ma anche il benessere generale.

Il concorso “Win Like a Pro” rappresenta un’occasione unica per celebrare il successo di Tadej Pogacar al Giro e per avvicinarsi al mondo dell’integrazione sportiva con Enervit. Partecipare è semplice e le possibilità di vincere premi davvero esclusivi sono molte. Ma oltre ai premi, questo concorso offre l’opportunità di scoprire l’impegno di Enervit verso uno stile di vita sano e sostenibile. Registratevi subito e tentate la fortuna entro il 18 giugno!

Enervit

Pogacar ha davvero riunito i tifosi di Pantani? L’idea di Agostini

28.05.2024
5 min
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ROMA – L’ultimo giorno del Giro, a margine del delirio in rosa nella zona del bus del UAE Team Emirates, abbiamo sequestrato per qualche minuto Andrea Agostini che nella squadra è cresciuto come dirigente al fianco di Gianetti e Matxin: ciascuno con la sua area di competenza. Andrea lo conosciamo da una vita, da quando era l’ex compagno di squadra di Pantani nei dilettanti e dopo la laurea fu voluto proprio da Marco come addetto alle comunicazioni nella Mercatone Uno. C’era lui la mattina di Campiglio a difendere la posizione, in un battesimo del fuoco di cui chiunque avrebbe fatto a meno. Tanta strada da allora, passando per varie squadre, fino al team di Pogacar con il ruolo Chief Operating Officer. Un incarico che lo vede alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato, quindi di Gianetti, con responsabilità di coordinamento e ottimizzazione delle attività della squadra.

Nonostante tutto questo e la definizione altisonante, Agostini è soprattutto un appassionato di ciclismo e nella mattina di Roma ha gli occhi ebbri per la soddisfazione della vittoria. Quando lo intercettiamo ha appena finito di partecipare alla discesa dal pullman dei corridori vestiti di rosa. E anche se della comunicazione di Pogacar si occupa da tre anni Luke Maguire, che ha instaurato con lo sloveno un rapporto di fiducia, il punto di vista di Andrea può arricchire la figura di Tadej di altre sfumature.

Pogacar è arrivato al UAE Team Emirates nel 2019, a 21 anni. Prima corsa il Tour Down Under
Pogacar è arrivato al UAE Team Emirates nel 2019, a 21 anni. Prima corsa il Tour Down Under
Pogacar è arrivato da voi cinque anni fa, quanto è cambiato rispetto al ragazzino di allora?

Guardate, è maturato tanto nella gestione del quotidiano, però i principi sono rimasti quelli. Tadej è sempre il ragazzo della porta accanto e questa da un certo punto di vista è la cosa più facile da gestire. E’ chiaro che deve fare i conti con una pressione che è centuplicata, questo è normale. Quindi, se vogliamo, in certe situazioni è un po’ più schivo, ma per una questione di autoprotezione che aiuta tutte le persone che raggiungono un certo livello di notorietà.

Si è parlato del suo cambio di allenatore, c’è stato forse un momento in cui ha avvertito la necessità di fare il corridore un po’ più sul serio?

L’anno scorso! Al Tour de France si è reso conto che il dettaglio è fondamentale anche per un campione come lui. E’ vero che arrivava da cinque settimane di stop per l’infortunio, però se prima, tra virgolette, gli bastava allenarsi con il sostegno di madre natura, poi ha capito che doveva essere un po’ più maniacale. Il grosso salto l’ha fatto soprattutto nell’alimentazione.

All’inizio del Giro è parso infastidito, poi è venuta fuori la spiegazione dell’allergia. E’ possibile che fosse seccato anche dalle critiche per il suo modo di correre e voler sempre vincere?

No, non era infastidito da quello, assolutamente: ne abbiamo parlato più di una volta. Avere questo malessere generale, che ha colpito mezza squadra, lo ha reso più nervoso del solito. E poi ha dovuto fare i conti con la popolarità in Italia che non si aspettava. E’ il motivo per cui è voluto venire al Giro. Ama tuttora alla follia sentir pronunciare il suo nome dappertutto, ma all’inizio questo lo ha un po’ disorientato. E’ normale, non si aspettava una cosa del genere.

Le fatiche del Tour 2023 hanno convinto Pogacar ad alzare il livello dell’impegno
Le fatiche del Tour 2023 hanno convinto Pogacar ad alzare il livello dell’impegno
Tu invece pensavi che sarebbe accaduto?

Io credevo che lui potesse raccogliere in parte i tifosi di Pantani in Italia, perché è quello che si avvicina un po’ di più come caratteristiche. Gli italiani stanno aspettando da tanti anni un personaggio del genere ed è diventato un po’ il beniamino di tutti, Tadej in questo momento non ha bandiere. Quindi mi aspettavo la popolarità, ma non a questi livelli. Probabilmente il fatto che abbia vinto le sei tappe e il modo in cui l’ha fatto, ha accresciuto a dismisura la sua popolarità.

Hai toccato la nota dolente: Tadej ha sempre rifiutato di parlare di Pantani, dicendo di essere nato nell’anno delle sue grandi vittorie. Gliene hai mai parlato?

No, mai.

Perché? Non è stato bello sentirlo rispondere in modo evasivo sull’ultimo che ha vinto Giro e Tour nello stesso anno…

Lui sa tante cose, Tadej sa tutto. E’ molto più sveglio e informato di quel che noi pensiamo. Sa tantissime cose, sa tantissime cose di me. Io non gli ho mai parlato di Marco semplicemente perché ho un ruolo diverso. Oggi sono dirigente di una squadra e faccio fatica a condividere con gli atleti le cose personali. Non c’è il rapporto di amicizia di quando ero un addetto stampa. Ho sempre pensato che quella parte della storia sia una cosa mia privata, forse perché ne sono un po’ geloso…

Pogacar vince la seconda Liegi, Agostini lo accoglie sul traguardo
Pogacar vince la seconda Liegi, Agostini lo accoglie sul traguardo
A livello di gestione dei media, Luke Maguire è super indaffarato: il Giro ha richiesto un lavoro straordinario?

Al momento è sotto controllo, ma è chiaro che ci stiamo facendo questo tipo di domanda perché la pressione sta aumentando di giorno in giorno. Non solo per la presenza di Tadej, perché anche senza di lui, la squadra sarebbe ugualmente la prima al mondo. Tadej è la ciliegina su una torta ben farcita. Quindi ci stiamo facendo questo tipo di domande e dovremo rinforzare un po’ tutti i reparti, a partire da quello delle comunicazioni.

Anche Agostini è convinto, come Gianetti, che Tadej rimarrà a vita in questa squadra?

Sì, assolutamente.

EDITORIALE / Pogacar, signori: lieto di stupire

27.05.2024
5 min
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ROMA – Il giorno dopo è difficile persino rendersi conto che non si tratti di un altro riposo. Si torna alla solita vita e il Giro di Pogacar rimane negli occhi e negli appunti: quelli già trasformati in articoli e quelli che presto lo saranno. Andando via dalla zona di arrivo dell’ultimo traguardo, la sensazione di aver preso parte a un grande evento è stata rafforzata dalla presenza oceanica di pubblico, che si è ripetuta anche a Roma come su ogni strada d’Italia. Pensavamo che il Veneto fosse stato un’eccezione, fra Padova e il Monte Grappa, ma scorrendo le foto delle 21 tappe è immediato rendersi conto che quest’anno il riscontro di pubblico sia stato ogni giorno impetuoso.

Il ragazzo biondo col ciuffo

Non è semplice spiegare il perché. La considerazione più ovvia è che il ragazzo biondo con il ciuffo abbia stregato i tifosi di tutta Italia. Sarebbe stato bello avervi a bordo per rendervi conto del quotidiano assedio del pullman della UAE Emirates, ma sarebbe riduttivo limitare tutto a Pogacar. I tifosi hanno avuto attenzioni per tutti i corridori, dimostrando di aver capito la sola cosa che conta di questo Giro d’Italia. Abbiamo assistito allo show del solista più grande, quello che dopo la Strade Bianche definimmo in un altro Editoriale il vero fenomeno di questo ciclismo. Perché vince le classiche, le crono, doma le montagne e lo fa senza la supponenza e la freddezza di alcuni suoi colleghi altrettanto forti.

La disponibilità di Pogacar verso i bambini non è venuta meno neppure sulle grandi salite
La disponibilità di Pogacar verso i bambini non è venuta meno neppure sulle grandi salite

Tadej Pogacar ha firmato migliaia di autografi e se lungo le salite ha avuto occhi e cuore per i bambini non è stato per ruffianeria, ma perché sente di dover fare qualcosa per i più piccoli. Allo stesso modo in cui, portato a seguire la tappa di Trieste al Giro del 2014, quando aveva 16 anni, trasse da quello sprint l’ispirazione per diventare un corridore. A ben vedere, andando da anni in cerca di un faro per il ciclismo italiano, quale fra i grandi azzurri degli ultimi tempi ha mostrato una simile disponibilità verso i piccoli? Pogacar ha mostrato lo stesso candido entusiasmo che nei primi anni fu di Sagan, non a caso altro beniamino di un pubblico ampio e trasversale.

Le regole di una volta

All’inizio del Giro ci sono state critiche, compresa quella di Bettini che abbiamo condiviso e in parte ancora sposiamo. Sembrava strano che il leader della corsa si mettesse a inseguire tutti, come animato da un’ingordigia mal mascherata. In realtà con il passare dei giorni abbiamo imparato a riconoscere nei gesti di Pogacar lo stupore per logiche che non gli appartengono, forse perché i campioni o o vecchi del gruppo che lo hanno accolto non hanno avuto il carisma, la capacità o la voglia di spiegarle. O forse perché a 25 anni non si ha troppa voglia di sottostare a schemi che si reputano vecchi e ti impediscono di dare un seguito e un premio al duro lavoro. La faccia di Pogacar nel giorno in cui ha lasciato andare la fuga di Cusano Mutri era piena di stupore, più che di convinzione. Avrebbe potuto e forse voluto vincere anche lassù, ma ha scelto di stare a quelle regole. Poi però basta. E dove ha potuto, ha vinto.

Un arrivo e un inchino: a Bassano del Grappa, Pogacar ha ringraziato così il pubblico del Giro
Un arrivo e un inchino: a Bassano del Grappa, Pogacar ha ringraziato così il pubblico del Giro

Dicono e pensiamo che lo abbia fatto con un margine così ampio perché non aveva di fronte avversari della sua altezza. Vero, ma se guardiamo la classifica dell’ultimo Tour in cui Vingegaard lo piegò a suon di scatti, i margini sono gli stessi di questo Giro. E alle spalle dei due giganti (pur divisi da 7’29”) c’erano stati baratri altrettanto profondi. La sua supremazia ha infastidito qualcuno? Immaginate di essere andati a un concerto di Eric Clapton e di annoiarvi per i suoi assoli di chitarra. Il Giro d’Italia del 2024 è stato un grande concerto, con momenti corali e altri splendidi assoli, ma quando Pogacar ha guadagnato il centro del palco, non s’è potuto fare altro che applaudirlo.

L’Italia che arriva

E l’Italia c’è stata, forse più che in un recente passato. Il quinto posto di Tiberi che riporta a casa la maglia bianca dopo nove anni è uno squarcio molto interessante di futuro. Gli scatti di Pellizzari hanno mostrato la grinta di un ragazzino per nulla intimorito dai nomi che ha osato sfidare. Piganzoli si è messo alla prova scegliendo di non uscire di classifica: il suo 13° posto al primo grande Giro dice che ha la testa dura e i mezzi per riprovarci. Milan sta diventando un gigante dello sprint, con ancora tanto da imparare per gestire i finali più complessi. Ganna ha ritrovato il passo nella crono di Desenzano e per il resto della corsa ha tirato per la squadra con una generosità a volte persino eccessiva. Sembrano piccoli sprazzi, al cospetto di un gigante come lo sloveno, ma sono molto di più.

Sportivi e tifosi

E sullo sfondo, ma più spesso davanti c’è stato Pogacar. Ha attaccato. Ha vinto, gestito e dimostrato qualità di leadership fuori del comune. Ogni giorno ha confermato una normalità e un’educazione sbalorditive. Ha mostrato coraggio nel correre il Giro prima del Tour e insieme la determinazione feroce nel cercare di migliorare ancora. Si è aperto con i giornalisti, ammettendo anche dei piccoli momenti di difficoltà. Ha raccontato di sé. Ha dato spettacolo in tappe da campioni che altrimenti sarebbero state consegnate a velleità di rango inferiore.

Non ha corso al risparmio, come avrebbe potuto fare avendo in testa il Tour: gli sarebbe bastato gestire il vantaggio delle crono e correre sulle ruote. Non l’ha fatto. A quelli che l’hanno criticato e hanno criticato il suo Giro chiediamo il favore di chiudere per un istante gli occhi. Di rivedere tutti i momenti salienti di questo Giro e le sue vittorie. E poi, arrivati al podio di Roma, di riaprirli e immaginare che Pogacar sia italiano. Parlerebbero ancora allo stesso modo?

Il Giro di Pogacar, ultimo atto: Roma impazzita per la rosa

26.05.2024
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ROMA – Roma è davvero bella in questa sera che celebra la vittoria al Giro d’Italia di Tadej Pogacar. La maglia rosa si affaccia dal balcone della Sala Protomoteca e guarda la città eterna ai suoi piedi. Non era mai stato a Roma, probabilmente non riuscirà nemmeno a farsene una grande idea. Ha l’espressione stanca. L’ultima tappa è stata tirata, altro che passerella. E poi la serie di interviste e formalità è stata appesantita dalla scorta della Polizia che ha sbagliato strada e ha allungato il tragitto dal podio alla sala stampa. Può capitare, le strade trasudano ancora di tifosi (tanti bambini) con lo sguardo sognante: non è stata una giornata qualsiasi.

«Sono stanco, è vero – conferma – voglio solo andare a preparare la cena e godermi questo momento con i ragazzi. Penso che tra una settimana, quando mi riposerò a casa, mi renderò conto di tutto. Mi guarderò indietro e sarà fantastico. Ho vissuto tanti bei momenti, alcuni splendidi soprattutto con i bambini. Sono super felice di vedere tante maglie del Pogi Team sul percorso. Tanti ragazzi sono venuti a tifarci e avevano l’espressione felice. Quello che voglio lasciare loro è il consiglio di godersi il momento, godersi il gioco. Finché è un gioco, va tutto bene. Per cui che si divertano e sviluppino la giusta mentalità»

La giornata per la UAE Emirates è iniziata con festeggiamenti tutti rosa
La giornata per la UAEEmirates è iniziata con festeggiamenti tutti rosa

L’idolo dei bambini

Ci pensavamo stamattina guidando allegri da Bassano del Grappa a Roma: quanto è stata bella la sua attenzione verso i tifosi più piccoli? E’ sembrato che il campione abbia sentito su di sé la responsabilità di ispirare le nuove generazioni, allo stesso modo in cui da ragazzo fu portato a vedere il passaggio del Giro d’Italia e il suo connazionale Mezgec vinse la tappa, destando in lui la voglia di essere un corridore del Giro d’Italia.

«Penso che un giorno potrei tornare – dice – ma vediamo come va questa stagione e come il Giro incide sui prossimi impegni. Penso che sia stata una gara bellissima, un momento bellissimo e sicuramente vorrò provarci ancora in futuro. E’ stato pazzesco. L’atmosfera, i tifosi. Tifosi da tutto il mondo e anche molti sloveni. Quindi ho potuto godermelo davvero con una grande emozione. E’ stato una grande esperienza, i percorsi erano super belli e anche l’organizzazione è stata abbastanza buona. Devo dire che mi sono davvero divertito con i miei compagni».

Ti mancheranno tutte queste interviste?

Sarò super felice quando tutto sarà finito. Queste sono le ultime pedalate, per cui andiamo avanti. Penso che fra due, tre giorni tutto sarà perfetto.

Davanti a tanto calore, abbiamo avuto l’impressione di vederti cambiare anche nel modo di porti, come se tu in qualche modo sia cresciuto durante il Giro.

Penso che ogni gara ti dia esperienza. Tre settimane sono un periodo lungo e forse in questo Giro ho fatto davvero un altro passo avanti come uomo. Vedrò come mi sento e come saprò pormi davanti alle prossime sfide.

Hai detto dall’inizio dell’anno che saresti venuto per provare a fare qualcosa di nuovo e con nuove certezze come corridore: pensi di esserci riuscito?

Come corridore, mi sono sentito molto forte e a mio agio sulla bici. In tre settimane si passano tante ore in sella e mi sono trovato nel punto in cui volevo essere. Penso di poter trarre molto da questa gara per quanto riguarda le prestazioni, per come mi sento in bici e anche come l’ho guidata. Perciò penso che dopo un buon riposo questa sensazione potrà anche migliorare. Penso di essere davvero sulla buona strada anche per la prossima parte della stagione.

Era la tua prima volta a Roma: avevi chiesto informazioni sul Giro a Roglic?

Devo dire che Roma è una città davvero fantastica, bella. E soprattutto avere la maglia rosa alla fine del Giro me l’ha fatta sembrare stupenda. E’ fantastico che gli ultimi due vincitori del Giro siano due sloveni, qualche anno fa non ci avremmo neppure immaginato. Possiamo essere tutti orgogliosi. Quanto a Primoz, ho parlato qualche volta con lui, ma mai di ciclismo. Altrimenti è come se questo sport fosse attivo 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Per cui a volte è meglio non parlare delle gare… (sorride, ndr).

Pensi che sarà difficile chiudere col Giro e riprogrammarti per il Tour?

Penso che ci vorrà ancora qualche giorno per spegnere un po’ la mente, rilassarmi e poi ricostruire lentamente. Spero di mantenere questa condizione e se possibile provare a migliorarla. Vedremo le sensazioni alla ripartenza.

Vedremo se sei cresciuto come uomo, ma di certo sei parso un grande capitano. Pensi che gli insegnamenti dei tuoi genitori ti abbiano in qualche modo preparato per questo ruolo?

Sono piuttosto felice e orgoglioso di come i miei genitori mi hanno cresciuto, fino a diventare quello che sono. Gli sono grato per tutto quello che hanno fatto per me. Cerco di comportarmi per come mi hanno insegnato. Sono convinto che se ricevi qualcosa da qualcuno, devi sempre ricambiarlo.

La prossima sfida

Tadej se ne va con il trofeo che lo segue fra le braccia di Luke Maguire. Ha vinto e convinto, richiamando sulle strade una folla che non si vedeva da tanti anni e da altri campioni. E’ stato un Giro che ha fatto riscoprire al pubblico italiano il bello di scalare le montagne e scendere in strada per guardare il ciclismo. Ha davvero richiamato sulle strade il pubblico orfano di Pantani?

Non serve forzare paragoni con qualcuno che è stato immensamente grande e non sarà mai uguagliato nei cuori di chi lo seguiva. Tuttavia la presa di Pogacar sul pubblico è un dato su cui riflettere. Stasera farà festa. La prossima sfida che lo attende lo metterà contro Vingegaard, Roglic, Evenepoel, Bernal, Rodriguez e Tao Geogeghan Hart. Per allora dovrà aver smaltito la fatica e messo nelle gambe altro fuoco. Dopo un Giro alla grande, il Tour che parte da Firenze sarà qualcosa di stellare.

Il Grappa si inchina a sua maestà Tadej: il Giro 2024 è suo

25.05.2024
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BASSANO DEL GRAPPA – E’ tutto un tripudio rosa, nello sventolare di bandiere slovene che ricorda le scene di Monte Lussari. La sensazione è che Roglic ne avesse richiamate di più, forse per la vicinanza del confine, ma certo oggi il Monte Grappa ha offerto uno spettacolo di folla che raramente è capitato di vedere negli ultimi anni. Solo qualche tifoso troppo irruente ha rischiato di rovinargli la festa, ma alla fine Tadej dirà grazie anche per loro. Adesso sorride nel recinto alle spalle del palco. Regala un mazzo di fiori alla figlia di Alex Carera e uno alla sua compagna Urska. Il terzo prova a lanciarlo dall’altra parte della strada dove sono assiepati i tifosi, ma il tiro è corto e i fiori finiscono per terra. Ci pensa Joseba Elguezabal, il massaggiatore basco, a raccoglierlo e tirarlo oltre la transenna.

Ha attaccato quando davanti era rimasto solo Pellizzari ed è piombato su di lui come una furia. Fra i due si è creata una sorta di legame. Giulio era al Processo alla tappa e ne è uscito quando Pogacar è uscito sul palco per ricevere la maglia rosa. Il marchigiano si è fermato con la bici dietro la schiera dei fotografi e l’ha guardato. Tadej l’ha visto, ha sorriso e l’ha salutato con il pollice in alto. Lo stesso ha fatto Giulio, che poi si è diretto verso la sua gente.

Il Veneto risponde alla grande. Dopo la folla di Padova, ecco Ca’ del Poggio sulla via per Bassano
Il Veneto risponde alla grande. Dopo la folla di Padova, ecco Ca’ del Poggio sulla via per Bassano

Umile e cannibale

Matxin si avvicina e racconta che le cose sono andate come avevano previsto. Che la squadra è stata grande e che lavorare per uno come Pogacar rende tutti dei leoni. Dice che il piano di spendere il giusto per non arrivare vuoti al Tour ha dato ottimi frutti. Ogni giorno si faceva il punto su quanto si potesse spendere e le cose sono andate come nei piani. Sulla strada invece c’è ancora Majka, che come al solito ha dato l’ultima stoccata prima dell’attacco del capitano.

«Si faceva due volte il Monte Grappa – dice Rafal – voleva vincere. Con la bici rosa e tutto quel pubblico, lo capite. Con Pogacar è tutto bello. Io avevo già vinto la Vuelta con Contador, il Tour e adesso il Giro con lui, ma è la prima volta in vita mia che incontro un ragazzo così forte e umile. Più che un vincitore è un cannibale. Sono molto contento. Il Grappa è stato bellissimo. Quando siamo rimasti in tre o quattro corridori, mi ha detto di fare l’ultima accelerata, ma oggi tutta la UAE Emirates è andata fortissimo. Siamo partiti che pioveva, ma quando siamo arrivati qua c’era il sole. E’ stata una giornata perfetta. Non l’ho mai visto in difficoltà, per me al Tour arriverà ancora più forte. Sta crescendo, adesso recupera e poi sarà pronto per la Francia».

Questo è il momento dell’attacco: Majka dà tutto, sta per scattare l’attacco di Tadej
Questo è il momento dell’attacco: Majka dà tutto, sta per scattare l’attacco di Tadej

Tadej è rilassato e capiremo a breve che il giorno della crono era nervoso per davvero. Un attacco imprevisto di allergia lo ha preoccupato per diversi giorni. Poi col cambiamento del meteo le cose sono andate a posto e il risultato si è toccato con mano. Così adesso il Pogacar che ci troviamo davanti è sereno, felice, consapevole e in apparenza ancora fresco. Certo anche lui avrà fatto fatica e avrà avuto qualche preoccupazione, ma dando sempre la sensazione di essere in controllo. Ci fosse stato qualche avversario più solido, forse l’asticella sarebbe stata più alta.

E’ stato davvero tutto facile?

In un grande Giro non c’è mai niente di facile. Sono state tre settimane difficili, a cominciare da questo problema di allergia che a Napoli si è fatto più fastidioso e non se ne andava nemmeno con la pioggia. Non è stato tutto liscio, ma siamo arrivati fin qui con un buon margine sul secondo, per cui sono contento.

Per 18 chilometri senza soluzione di continuità: il pubblico del Grappa è stato una cornice eccezionale
Per 18 chilometri senza soluzione di continuità: il pubblico del Grappa è stato una cornice eccezionale
Difficile valutare le prestazioni senza i numeri: pensi di essere il miglior Pogacar visto finora?

Forse sì. Ho fatto un altro passo avanti, ma ogni anno è più difficile migliorare. Sono fortunato di poter ancora trovare qualche margine durante l’inverno. Sto ancora crescendo, invecchio, per cui adesso entra in gioco anche l’esperienza. Non posso dire tutto quello che ho fatto di diverso nella preparazione, ma è certo che qualcosa volevo cambiare.

Perché?

Con Inigo Sanmillan (suo preparatore fino al 2023, ndr) ci siamo lasciati in ottimi rapporti. L’allenamento con lui è stato molto positivo, ma a volte hai bisogno di un po’ di cambiamento di ritmo e di cose diverse. Un diverso metodo di lavoro. Per cui dopo cinque anni, ho voluto provare qualcosa di nuovo, anche giù dalla bici. Ho lavorato di più anche sul fisico e devo dire che è stato un bel cambiamento. Niente di troppo grande, ma sono soddisfatto del risultato e di come sono andati il mio inverno e la preparazione per le gare.

Non solo il bambino visto in tivù: Tadej ha regalato borracce anche ad altri
Non solo il bambino visto in tivù: Tadej ha regalato borracce anche ad altri
Adesso che è finito si può dire: sei mai stato in difficoltà durante il Giro?

Certo, è successo. Mi sono sentito a disagio molte volte. Sono state tre settimane di gare e ci sono molti momenti in cui ti senti a disagio sulla bici, fuori dalla bici. Hai problemi a dormire e cose del genere. E’ stata una corsa dura, ma devo dire che è stato uno dei migliori grandi Giri che abbia mai fatto nella mia carriera. Mi sono sentito benissimo con le gambe durante le tre settimane.

Potresti descrivere due momenti della tappa? Il primo, quando hai affiancato i compagni prima dell’attacco. Il secondo quando hai preso una borraccia e l’hai data a un bambino…

Sulla salita finale era impossibile parlare alla radio, perché nessuno sentiva niente a causa del baccano della gente. Quindi se vuoi comunicare, devi andare dai tuoi compagni di squadra e dire quello che vuoi dire. In quel momento volevo solo sapere come si sentissero, quanto ancora potessero spingere. Così avrei saputo dove prepararmi per attaccare e ho potuto pianificare gli ultimi chilometri. Invece quel ragazzo è stato davvero fortunato ad essere lì e correre accanto a me. Ho visto un uomo della mia squadra con la borraccia. L’ho presa e gliel’ho data. Penso di avergli rallegrato la giornata e forse non solo quella. Forse sarà una storia che racconterà per tutta la vita. Io comunque avevo ancora le borracce piene dalla cima della salita, perché in discesa non sono riuscito a bere.

Un arrivo e un inchino: nell’ultimo chilometro Tadej Pogacar ha ringraziato i tifosi che lo hanno accolto
Un arrivo e un inchino: nell’ultimo chilometro Tadej Pogacar ha ringraziato i tifosi che lo hanno accolto
Sei riuscito a finire il Giro con il serbatoio ancora pieno?

Il piano era sicuramente quello di finire il Giro con il morale alto, buone gambe e buona forma e penso di esserci riuscito. Sono felice di aver raggiunto questo obiettivo. Oggi è stata la prova finale in salita, per vedere se esco dal Giro con buone gambe e sono davvero soddisfatto della risposta che ho avuto dalle gambe.

Ci sono stati momenti di tensione con i tifosi?

Il Grappa è stato fantastico. Dal basso verso la cima, c’era un’atmosfera pazzesca. Davvero, davvero incredibile. Non potevamo nemmeno parlare alla radio, non si sentiva niente. Abbiamo pedalato così per 18 chilometri, c’era un sacco di gente. Qualcuno ha cercato di avvicinarsi troppo e ha provato a toccarmi. Qualcuno mi ha colpito in modo un po’ troppo energico, ma bisogna essere preparati anche per questo. Devi essere abbastanza stabile sulla bici per non cadere. Tutto sommato non è stato così male. A un certo punto c’era un ragazzo con una torcia in mano che mi correva accanto, forse un po’ troppo vicino. Ho avuto paura che mi bruciasse, ho sentito le scintille sul braccio. Ma dico anche che senza di loro non ci sarebbe stato questo spettacolo, per cui gli sono grato.

Il bacio a Urska, arrivata sul traguardo pochi minuti dopo il trionfo
Il bacio a Urska, arrivata sul traguardo pochi minuti dopo il trionfo

Nessun rimpianto

Il discorso va avanti fra le motivazioni per cui secondo lui gli sloveni brillano in così tanti sport. Poi con la domanda se ci tenesse ad arrivare con 10 minuti sul secondo, che Tadej ha rispedito al mittente dicendo che è bello vincere anche con un solo secondo di vantaggio. E a chi gli chiede se non aver preso la maglia rosa il primo giorno gli abbia rovinato la festa, risponde con le parole che chiudono degnamente questa sua giornata tutto rosa.

«Non ho rimpianti – sorride – penso che abbiamo corso davvero bene. Ci manca una sola cosa, provare a vincere domani a Roma con Molano. Se ci riusciamo, sarà un Giro più che perfetto. Ma se anche non si riuscisse, posso dice che è andato tutto alla grande, non ci sono stati brutti momenti. Sono felicissimo di come è andata, non potevo chiedere di meglio».

Voleva ritirarsi, per poco vinceva: Pellizzari ricomincia da qui

21.05.2024
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MONTE PANA – Quando si capisce che Pogacar l’ha messo nel mirino, le speranze che Giulio Pellizzari vinca la tappa si riducono al minimo. Per la logica secondo cui è giusto che la maglia rosa vinca quando può, non possiamo che toglierci il cappello. Ma in questa giornata nata male e finita meteorologicamente non troppo meglio, la resurrezione del marchigiano del VF Group-Bardiani è la conferma di un talento che cresce e si affaccia sulla terza settimana con la testa alta e lo sguardo fiero. Il gruppo ha raggiunto il traguardo dopo una tappa accorciata a causa della neve che ha bloccato i grandi passi e che dopo un po’ ha iniziato a fioccare anche su Livigno. La decisione di lasciare la Valtellina percorrendo la galleria La Schera era l’unica da prendere, senza il tentennare che ancora una volta ha trascinato il Giro in una dimensione che non merita. «Noi siamo pronti – ha detto Pogacar prima di prendere il via – non so se lo è anche l’organizzazione».

Altri atleti hanno scritto parole di troppo, ma è stato imbarazzante dover attendere l’orario della partenza senza alcun aggiornamento e trovarsi poi davanti alla proposta di fare una sfilata per Livigno sotto la neve. Bene hanno fatto i corridori a rifiutare, non avrebbe avuto alcun senso, se non essere riconoscenti all’Amministrazione cittadina che ha pagato anche per una partenza che di fatto non c’è stata.

Un’ombra rosa

Pellizzari esce dalla tenda in cui si è riparato Pogacar con una mantellina rosa e gli occhiali dello sloveno in una mano. Tossisce. Si piega sulla bici accanto alla transenna. Poi quando riconosce la voce, si solleva, sorride e stringe la mano. Voleva ritirarsi, stava per vincere. Solo che a un certo punto si è voltato e ha visto arrivare Pogacar. Cosa hai pensato, Giulio, in quel momento?

«Bastardo! Ancora?», poi fa una risata a sottolineare l’ironia e la rassegnazione contenute nella parola. Qualcosa del genere gli era già successo a Torino, ma se tutti sapessero quello che ha passato per arrivare sin qui, forse anche per loro questo secondo posto avrebbe il sapore della vittoria.

L’azione di Pellizzari è stata esplosiva e in crescendo: il marchigiano ha recuperato
L’azione di Pellizzari è stata esplosiva e in crescendo: il marchigiano ha recuperato

La forza giusta

Il giorno di riposo ha fatto il miracolo, coronando un recupero per certi versi insperato. Si era pensato che fosse meglio fermarlo per evitare che la fatica fosse superiore ai suoi mezzi, invece il giorno senza corsa a Livigno ha completato la sua risalita.

«Ieri stavo molto bene – racconta mentre continua a piovere – infatti la mia paura era che oggi non stessi come ieri, però sono contento. Sentivo di avere la forza giusta ed è bello esserci riuscito all’inizio della terza settimana. Cinque giorni fa ero a casa più che in gara. Ho avuto tosse, raffreddore, mal di gola e… Ero più di là che di qua, però grazie alla mia famiglia, a Massimiliano Gentili, a Leonardo Piepoli e alla mia fidanzata Andrea, sono rimasto e oggi non ho vinto, però va bene così».

Per un po’ si è riformata la coppia Alaphilippe-Maestri, ma presto il francese è rimasto da solo
Per un po’ si è riformata la coppia Alaphilippe-Maestri, ma presto il francese è rimasto da solo

Un secondo padre

Se lo conosciamo, pensiamo, Massimiliano Gentili sarà da qualche parte da solo a piangere. Così dopo aver parlato con Pellizzari e prima di iniziare a scrivere questo articolo, pensiamo di chiamarlo.

«Sono fermo in autostrada – conferma l’umbro con la voce ancora scossa – è una giornata che mi ricorderò per sempre. Ero a Bologna per un intervento al ginocchio di mia figlia e avevo addosso la tensione per questo e per tutto quello che abbiamo fatto nei giorni scorsi con Giulio. Ha detto che mi dedica questa tappa che per me è come una vittoria e questo mi commuove. Mi sono fermato per vederlo.

«Giulio è il mio orgoglio da quando è un bambino, da quando ho smesso di correre e ha dato un senso agli anni dopo la carriera da corridore. L’ho visto, l’ho capito e gli ho promesso che lo avrei portato dov’è ora. E’ un figlio che condivido col suo vero padre e posso dire che arrivare sin qui non è stato semplice».

Scaroni anche oggi all’attacco, ha chiuso al quarto posto
Scaroni anche oggi all’attacco, ha chiuso al quarto posto

Antibiotici al Giro

Abbiamo fatto bene a chiamarlo, pensiamo. E con l’ex professionista umbro ci avventuriamo nelle disavventure di Pellizzari che hanno rischiato di farlo andare via dal Giro e la sua spiegazione è davvero illuminante.

«Prima ha avuto problemi di stomaco – dice – poi deve aver preso freddo dopo la crono, perché andando verso Napoli ha cominciato ad avere raffreddore e mal di gola. La sera mi chiamava e mi diceva: “Sono vuoto come un calzino”. Allora mi sono sentito con Leonardo Piepoli, che lo allena, e abbiamo deciso di rischiare gli antibiotici durante il Giro. Gli ho detto di tenere duro, perché una volta che li avesse finiti e poi smaltiti, avrebbe potuto fare il Giro che avevamo sempre sognato. Li ha finiti a Francavilla ed era distrutto. Aveva visto andare via Uijtdebroeks, voleva mollare. E allora gli ho detto di non farlo, di non andare via dal Giro con il rimpianto di averlo abbandonato. Di non fare come me quando mi sono ritirato senza lottare. “Deve uscire fuori il corridore che sei”.

«Giulio nasce per la terza settimana. Ha 20 anni, è ancora immaturo per certi ritmi, ma geneticamente è predisposto per queste cose. Il nostro è un film, anche se io non posso apparire. Però mi piace che parli sempre al plurale. E domani sono certo che andrà ancora in fuga e anche dopo. Restano tre tappe di montagna, non le lascerà passare a vuoto. Era già andato bene sul Mortirolo ed è stato intelligente a farsi riprendere, ma oggi ho visto il suo colpo di pedale…».

La maglia e gli occhiali

La magia di quello che è successo sotto la tenda è immortalata da un meraviglioso video su Instagram girato da Gabriele Reverberi. Pellizzari è entrato e si è parato al cospetto di Pogacar. Gli ha chiesto gli occhiali e la maglia rosa e Tadej, con un sorriso stupendo e stupito, gli ha passato i primi e si è sfilato la seconda. Poi, dopo che Giulio gli ha poggiato la mano sul casco, i due si sono abbracciati. Se non ci fosse stato dietro Martinez, magari Pogacar non avrebbe accelerato. Ma tutto sommato la vittoria, quando arriverà, sarà vera e avrà un sapore ancora più dolce.

«Ieri mi ha scritto mio fratello – dice – e mi ha detto di trovare il modo per rimediare gli occhiali di Pogacar. Così sono entrato e glieli ho chiesti e lui mi ha dato anche la maglia rosa. Gli auguro tutto il meglio, è il migliore della storia».

Quindi si continua? «Si continua? Scherzi? Il mio Giro è appena cominciato!».

Tutto Pogacar, da mattina a sera, nel giorno dell’impresa

19.05.2024
7 min
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LIVIGNO – Quando un corridore del Team Polti arriva, solleva lo sguardo verso la vetta e si chiede sconsolato se non si potesse arrivare un po’ più in alto, la gente intorno ride, mentre Tadej Pogacar è già nel pieno del racconto. La tappa è finita come avevano pianificato, ma tra il dire e il fare c’erano di mezzo l’ultima salita e una scalata prodigiosa per riprendere tutti i fuggitivi e per ultimo il brillante Quintana.

Matxin ha seguito la tappa nel box dei giornalisti, 100 metri dopo il traguardo. Seduto su una sedia e senza farsi notare, inviava aggiornamenti nel gruppo whatsapp dei DS del UAE Team Emirates. Tempi e annotazioni. Poco prima che Tadej attaccasse, uno sguardo per anticiparci quanto stava per succedere. Poi, quando era ormai chiaro che lo sloveno fosse involato verso la vittoria, abbiamo messo da parte la scaramanzia, chiedendogli qualche lume. La conferma dal tecnico spagnolo arrivava puntuale. L’attacco è venuto nel punto desiderato, dove iniziava il vento a favore. E poi ammetteva di trovare insolito vivere le tappe da fermo e non in ammiraglia, ma a guidare la squadra oggi c’erano i diesse italiani: Baldato, Mori e Marcato.

Tadej appare un po’ stanco, ma di certo quelli che continuano ad arrivare dopo di lui (lo faranno ancora per un’ora e 58 minuti) sono conciati decisamente peggio. La crono ha presentato il conto ai suoi sfidanti, ma è ragionevole pensare che per vincere oggi qua in cima anche lui abbia dovuto fare i conti con la fatica. Però quando ha attaccato sembrava che volasse. Agile e potente, con quel 55 spinto senza apparente fatica, ma la fatica c’è stata. Il suo umore tuttavia è decisamente migliore rispetto alla prima settimana e lo si capisce quando con le risposte salta da un tema all’altro con leggerezza e la voglia di sorridere.

Ricordi quando sei stato a Livigno per la prima volta?

Sono stato qui molte volte, la prima al primo anno da junior. Eravamo stati a Sankt Moritz per dieci giorni in una casa in ritiro con la nazionale, quello che potevamo permetterci. E così venimmo a Livigno con un furgone mezzo rotto per fare benzina, perché costa meno e per comprare del cibo. Quella è stata la prima volta, un bellissimo ricordo. Da lì ci sono tornato quasi ogni anno e qui ho anche uno dei ricordi più belli della mia vita. Questa vittoria si avvicina alla cima della lista, ma è ancora molto lontano dal numero uno. Sono super felice di essere di nuovo qui e di aver vinto la tappa regina.

Adesso però dovrai dire qual è il ricordo più bello della tua vita…

Forse posso dirlo, che diavolo! E’ stato quando ho iniziato a uscire davvero con la mia ragazza, la mia fidanzata Urska. A Livigno ci fu il primo appuntamento, un bellissimo momento della mia vita.

Veniamo alla tappa, è durata più di sei ore, come era stato il risveglio? Puoi dirci qualcosa della tua colazione oppure è segreta?

No, non è segreto (ride, ndr). Mi sono svegliato alle 7,20, per fare colazione alle 7,30. Ho mangiato porridge di riso, insomma del riso dolce. Si sposa bene con le fragole e i mirtilli. Poi il pane, quello fatto in casa a lievitazione naturale dal nostro chef, con una piccola omelette. Poi i waffle, sempre fatti dal nostro chef, con marmellata di pesche e anche di lamponi. Insomma, una colazione abbondante e siamo rimasti a tavola per circa 40 minuti. E alle 8,30 siamo partiti dall’hotel per andare alla partenza.

Da adesso in poi, forse comincia un nuovo Giro, dato che i distacchi sono così ampi. Pensi di correre in modo accorto o proverai a vincere ancora per fare la storia della corsa?

Non so cosa dire cosa serva per essere una leggenda o per fare la storia del Giro. Di sicuro però ogni Giro ha la sua storia e le sue storie. In ogni grande corsa avviene qualcosa che poi finirà nei libri. Perciò ora penso più al giorno di riposo qui a Livigno, che per me è uno dei posti più belli d’Italia. E poi vedremo cosa porterà la prossima settimana. Per ora posso dire che sono felice del vantaggio, dei risultati e della mia squadra, il resto lo vedremo giorno per giorno. Mancano ancora sei tappe, speriamo di arrivare a Roma allo stesso modo.

Riprendere Quintana per Pogacar è stato rivivere i ricordi di quando da ragazzo guardava il Tour in tv
Riprendere Quintana per Pogacar è stato rivivere i ricordi di quando da ragazzo guardava il Tour in tv
Matxin ha detto che avete eseguito il piano alla perfezione: avere Quintana là davanti lo ha reso più faticoso?

Sì, il piano era esattamente questo. Quando ho sentito il divario da Steinhauser, ho pensato: “Sì, facciamolo. Proviamo ad aumentare il divario con gli avversari in classifica generale”. Quando abbiamo alzato il ritmo con Majka, non avevo molto chiara la strada, però sapevo che c’era il vento a favore e che mi avrebbe favorito. Mi piace il vento a favore. Poi ho sentito che Steinhauser si stava spegnendo lentamente e che Quintana lo aveva scavalcato. Però non mi sono mai preoccupato davvero. Anche se non avessi vinto la tappa, sarebbe stata comunque una giornata fantastica.

Hai qualche ricordo di Quintana, di quando lottava per i Tour?

Guardavo sempre il Tour quando Froome e Quintana si attaccavano a vicenda ed ero sempre arrabbiato con Nairo. Mi chiedevo perché non provasse ad attaccare prima, a scattare a dieci chilometri dall’arrivo. Invece aspettava sempre gli ultimi tre chilometri. Sono questi i miei ricordi ed era bello comunque da vedere in televisione e ragionare su come avrei voluto fare io. Oggi è andato forte, quelli dalla fuga sono andati tutti.

Il calore deitifosi si è fatto sentire: Pogacar ha sostenitori davvero in ogni angolo d’Italia
Il calore deitifosi si è fatto sentire: Pogacar ha sostenitori davvero in ogni angolo d’Italia
Attila Valter ha provato a seguirti, ma ha detto che era folle rendersi conto della facilità con cui andavi oltre i 400 watt. Ti sorprende che i rivali della classifica non abbiano provato a seguirti?

Non ho guardato indietro quando Majka ha accelerato. Sapevo cosa dovevamo fare, so come corre Rafal e anche cosa mi aspettava. Non mi sono voltato. Ho semplicemente guardato avanti e ho cercato di impostare il mio ritmo. Ho sentito che Martinez ha provato a seguirmi, ha fatto davvero un buon lavoro. Dopo aver preso vantaggio, sapevo che se fossi riuscito a respirare, poi avrei trovato un ritmo davvero buono e così è stato. Quando sono rientrato nel gruppo di Attila Valter, ho dato subito un po’ più di gas. Si fa quando riprendi una fuga, perché qualcuno prova sempre a seguirti. Così è il ciclismo…

Ti manca il fatto di non avere uno sfidante come Vingegaard?

So che quella sfida arriverà a luglio. Per ora posso dire che in questo Giro mi sto divertendo, e d’ora in avanti mi permetterà di fare le mie cose. Non vedo l’ora che arrivi luglio per incontrare Jonas, Remco, Primoz e forse qualcun altro. Perciò, cerchiamo di sopravvivere a questa settimana e poi concentriamoci su luglio.

Ieri hai dimostrato di aver fatto dei grandi passi avanti anche nella crono: una buona notizia proprio pensando a luglio?

Avevamo migliorato la posizione già prima dei campionati del mondo dell’anno scorso, ma era un po’ troppo aggressiva e mi ha rovinato i glutei e anche la testa. Quella con cui ho corso al Giro è un po’ meno aggressiva e nel frattempo sto lavorando sul mio fisico per spingere e adattarmi meglio alla posizione. Ogni allenamento che faccio è migliore, sono davvero soddisfatto della direzione e del miglioramento del mio corpo, della mia posizione, delle mie gambe, della mia motivazione. Dobbiamo concentrarci finché non arriviamo a curare ogni dettaglio.

Tiberi ha pagato la fatica della crono arrivando a 3’59”. E’ 5° nella generale
Tiberi ha pagato la fatica della crono arrivando a 3’59”. E’ 5° nella generale
Dopo queste prestazioni così esaltanti, pensi di essere ancora un atleta con dei margini?

Di sicuro sì. Posso migliorare soprattutto nella crono, perché penso che il mondo del ciclismo ci porterà nei prossimi anni a sfide ancora superiori. E io penso di poter crescere molto. Quindi andiamo per gradi, ma sono davvero felice del punto in cui sono. Le bici per il Tour de France dovranno essere perfette.

Qualcuno dice che il Giro è finito.

No, il Giro finisce sul Monte Grappa, a Bassano. E’ l’ultima dura tappa di montagna, una giornata davvero brutale. Per questo ho continuato a guadagnare vantaggio. Meglio farlo quando si può. Oggi è stato un bel giorno.