Pissei Kit UAE Team Emirates, l’abbigliamento dei pro’

19.01.2024
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Pissei presenta il nuovo kit UAE Team Emirates per la stagione 2024, nel segno di un nuovo concetto di tecnicità e design grafico pronto ad esaltarsi con i pro’. Una linea di capi estremamente performante senza compromessi, che punta alla migliore aerodinamica, alla leggerezza e alla traspirabilità. Realizzato nel reparto Custom Lab dell’azienda italiana, l’abbigliamento tecnico che verrà indossato da Tadej Pogacar e dalla squadra è ora alla portata di un clic con acquisto diretto sul sito

Massima tecnicità

Ricerca della massima performance e delle prestazioni per poter competere ai massimi livelli: la richiesta del UAE Team Emirates era chiara e con un’aspettativa alta. Il Custom Lab ha risposto partendo dalla gamma Magistrale, creando una selezione di capi su misura per gli atleti grazie alla sessione di fitting effettuata dallo staff durante il meeting annuale di Abu Dhabi. La scelta è stata eseguita con l’obiettivo di ottenere il massimo delle prestazioni e liberare tutto il potenziale degli atleti, nella massima aerodinamicità e nel massimo comfort, anche nelle giornate di gara più lunghe e impegnative.

La nuova Magistrale Jersey sviluppata per i Pro Team è stata infatti notevolmente alleggerita e realizzata con tre diversi tessuti per una migliore traspirabilità. La migliore aerodinamicità è garantita dalla costruzione senza fianchetti, che rende la maglia ancora più semplice e confortevole. La nuova manica Aero Pro non presenta cuciture e l’estremità è stata nastrata per garantire una migliore aerodinamica e per mantenere il tessuto nella corretta posizione sul braccio. La sottile cerniera a spirale made in Switzerland con tecnologia Camlock ne impedisce l’apertura involontaria. Questo è solo un esempio dei capi presenti nel kit. 

Realizzati in Italia

Disegnati dal reparto grafico del Custom Lab, i capi hanno preso vita con i colori del team partendo dai campioni per lo sviluppo taglie. Una costruzione certosina che si è concentrata prima sulla realizzazione tecnica e poi sul fitting mirato

Tutti gli articoli sono interamente realizzati in Italia, a garanzia del pieno controllo di ogni step produttivo e del raggiungimento dei target qualitativi tipici di Pissei. Gli atleti adesso possono contare su una selezione di capi senza compromessi per allenamenti e gare, che garantiscono loro di pedalare in pieno comfort anche nelle giornate più lunghe. Esigenze e prestazioni che sono da ora alla portata di tutti sul sito di Pissei e presso i migliori rivenditori.

Pissei

Pronostici olimpici: Pogacar non c’è e Hauptman esplode…

13.01.2024
5 min
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L’anno olimpico ha sempre un sapore speciale e lo si capisce dal continuo arrivo di pronostici, più o meno qualificati, riguardanti la più grande kermesse sportiva del mondo. Ci sono analisti che addirittura ne confrontano numeri spropositati attraverso i computer, per estrapolare una previsione il più possibile veritiera. Queste analisi vengono aggiornate quasi ogni mese e l’ultima, annunciata subito dopo Capodanno, ha avuto per indiretto protagonista Tadej Pogacar.

I pronostici per Parigi assegnano alla Slovenia 3 medaglie, di ogni colore. Quasi scontato l’oro per Anja Garnbret nell’arrampicata sportiva, si aggiungono gli allori per Krjstian Ceh nel lancio del disco di atletica e per la squadra di canoa slalom, che ha una solida tradizione in questo sport. Niente dal ciclismo, invece, niente dal plurivincitore del Tour de France, che pure era considerato fino allo scorso anno come papabile per il podio nella prova in linea. E’ stato così, infatti, finché non è arrivato l’annuncio della doppietta Giro-Tour.

Lo sloveno punta alla doppietta Giro-Tour, ma non perde di vista gli obiettivi delle corse d’un giorno
Lo sloveno punta alla doppietta Giro-Tour, ma non perde di vista gli obiettivi delle corse d’un giorno

E’ evidente che gli analisti non vedano di buon occhio la scelta del capitano della Uae e l’argomento solletica la curiosità nostra, ma stuzzica anche Andrej Hauptman (in apertura nella foto Sportida) il suo diesse e guida tecnica da tanti anni, fino a non molto tempo fa cittì della nazionale slovena, che poco gradisce questo voltafaccia.

«Ognuno è libero di pensare quel che vuole – dice – noi abbiamo fatto questa scelta pensando anche alle Olimpiadi, è chiaro. Tadej ci tiene particolarmente e la programmazione così diversa rispetto al passato tiene conto sì della doppia grande corsa a tappe, ma anche dei Giochi».

In che cosa avete cambiato?

E’ un programma molto più asciutto. Tadej non inizierà prima di marzo ed esordirà direttamente alla Strade Bianche, poi Sanremo e Liegi, una sola corsa a tappe breve quando invece fino al 2023 ne affrontava di più, poi Giro, l’unico periodo di altura, Tour e Parigi 2024. Abbiamo cambiato tantissimo, ci abbiamo ragionato sopra molto.

Hauptman e Pogacar, un sodalizio che va avanti da anni, nella Uae e prima anche in nazionale
Hauptman e Pogacar, un sodalizio che va avanti da anni, nella Uae e prima anche in nazionale
Molti analisti però pensano che, vista la delicatezza dell’anno olimpico, un progetto del genere poteva anche essere rinviato di una stagione…

Perché? Tadej è maturo oggi per tentare la doppietta, perché aspettare? Non nego che in fase di programmazione ce lo siamo chiesto anche noi, i dubbi li abbiamo affrontati e dissipati. E’ il momento ottimale per lui senza per questo trascurare in alcun modo l’obiettivo olimpico. Tanto è vero che si è visto a Tokyo come il Tour sia anche molto propedeutico per la gara a cinque cerchi.

Guardando il percorso di Parigi, che impressioni ne avete tratto?

E’ un tracciato difficile da interpretare, come d’altronde lo sono sempre le corse di un giorno. Abbiamo dovuto pensare anche a questo: posticipare l’obiettivo poteva significare perdere un anno in funzione di una gara che, per la sua conformazione e per l’impossibilità di tenerla sotto controllo con così pochi compagni di squadra, non dava alcuna certezza, è un vero terno al lotto. Quella di Parigi sarà una corsa diversa da ogni altra, una specie di sfida uno contro uno…

La gara maschile su strada di Parigi 2024 si correrà il 3 agosto, 13 giorni dopo la conclusione del Tour
La gara maschile su strada di Parigi 2024 si correrà il 3 agosto, 13 giorni dopo la conclusione del Tour
Avete intenzione di visionare il percorso?

Già ne abbiamo parlato appena è stato ufficializzato, ma con Tadej pensiamo di andarlo a vedere quando sarà possibile. Se guardiamo alle sue caratteristiche, dovremmo dire che non è un percorso per lui. Tuttavia Tadej è molto bravo tatticamente, sa leggere la corsa e penso che proprio considerando quella formula così strana, possa giocarsi le sue carte. Quel che è certo è che concentrerà tutto sulla corsa in linea, niente cronometro.

In un percorso simile chi vedi più a suo agio, mettendo da parte Pogacar?

Io credo che Van Aert e Van der Poel siano i corridori più indicati per quel tracciato, ma molto dipenderà da come arriveranno all’appuntamento, per l’olandese oltretutto ci saranno da smaltire le fatiche della gara di mountain bike. Non dimentichiamo poi che siamo a quasi sette mesi dalla gara con la stagione che deve ancora iniziare: è tutto in divenire.

Pogacar, bronzo a Tokyo 2020 pochi giorni dopo il trionfo al Tour. Quella medaglia fu una gioia
Pogacar, bronzo a Tokyo 2020 pochi giorni dopo il trionfo al Tour. Quella medaglia fu una gioia
C’è un altro fattore da considerare: a differenza di ogni altra gara, anche di un mondiale, ai Giochi Olimpici vincono in tre…

E’ verissimo e Pogacar lo sa bene. Quel bronzo a Tokyo per lui è preziosissimo. Tadej è fatto così, ci tiene tantissimo a gareggiare per la sua Nazione, a indossare la maglia della Slovenia e onorarla come meglio non si potrebbe. Poi è un appuntamento unico, dopo devi aspettare quattro anni… Diteglielo ai fantomatici analisti: Pogacar a Parigi ci sarà e vuole tanto prendersi la soddisfazione di smentirli tutti… Oppure la pensate anche voi così?

Il Grande Slam? Per Gilbert c’è chi può riuscire nell’impresa

09.01.2024
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In questi giorni si torna a parlare di Grande Slam, visto che la prossima settimana partono gli Australian Open di tennis. Qualcuno dirà: «Che cosa c’entra questo con bici.PRO? Ho sbagliato sito?». No, perché anche il ciclismo ha il suo Grande Slam, anche se se ne parla poco. Troppo poco vista la sua importanza e soprattutto la sua difficoltà. Quasi ogni sport ha la sua “serie imperiale” di vittorie, il traguardo precluso a quasi tutti e nel ciclismo esso consiste nella collezione delle 5 Classiche Monumento.

Nella storia del ciclismo solo in tre sono riusciti nell’impresa del Grande Slam: il più grande vincitutto dell’intera storia sportiva, Eddy Merckx e gi altri belgi Rik Van Looy e Roger De Vlaeminck, campione forse troppo trascurato per quel che ha fatto. Chi ci è andato davvero vicino è stato Philippe Gilbert, altro corridore belga al quale la grande impresa è sfuggita davvero di poco, arenandosi contro la Milano-Sanremo corsa per ben 18 volte con due presenze sul podio.

Per Gilbert l’unico ostacolo rivelatosi insormontabile è stata la Sanremo: per lui, due terzi posti
Per Gilbert l’unico ostacolo rivelatosi insormontabile è stata la Sanremo: per lui, due terzi posti

Gilbert ha sempre avuto ben presente l’importanza e soprattutto la difficoltà di una simile collezione e vede oggi due corridori in grado di riuscire dove lui ha fallito: «Pogacar e Van Der Poel sono i più vicini, mancano ad ognuno di loro due tasselli per completare il mosaico, ma non è assolutamente semplice metterli insieme. Quello ciclistico è il Grande Slam forse più difficile da ottenere perché ogni gara ha caratteristiche proprie ed è davvero difficile riuscire a essere competitivo in tutte. Serve una completezza che quasi nessuno ha».

Fra i due chi ritieni abbia più possibilità?

Credo che Pogacar abbia tutto per realizzare il sogno, ma non subito. Lo sloveno ha già dimostrato di saper andare sul pavé, ma sa bene che gareggiare alla Roubaix è pericoloso e incide sulla stagione. Potrà riuscirci fra qualche anno, focalizzando questo impegno, preparandosi a dovere per esso. D’altro canto non è un caso se a vincerla sono per lo più corridori vicini o che hanno superato i 30 anni. Serve esperienza, è la caratteristica fondamentale per vincerla.

A Pogacar mancano Sanremo e Roubaix. centrare l’obiettivo il 16 marzo potrebbe voler dire tentare sul pavé nel 2025
A Pogacar mancano Sanremo e Roubaix. centrare l’obiettivo il 16 marzo potrebbe voler dire tentare sul pavé nel 2025
Per Pogacar ritieni che la Roubaix sia più difficile da vincere che la Milano-Sanremo?

No, al contrario. La Milano-Sanremo è difficile per tutti perché è impronosticabile. Non è una corsa dove si fa selezione, si arriva alla Cipressa tutti insieme e all’imbocco del Poggio tutti i favoriti sono ancora lì. Se guardate, avranno perso contatto solo i 2-3 con qualche acciacco fisico e un paio di pretendenti presentatisi all’appuntamento ancora in eccesso di peso, gli altri ci saranno tutti. Certo, dipende da che posizione si prende, ma poi fare selezione su quelle poche rampe è complicato, si lavora sul filo dei secondi. Alla fine è una corsa lunghissima, dove i tanti chilometri provocano tanta fatica ma senza grandi difficoltà.

Van der Poel può riuscire nell’impresa?

Per l’olandese è più difficile l’impresa. Io penso che la Liegi possa anche essere fattibile, se una serie di condizioni coincidono e non gli rendono la gara troppo dura. Il Lombardia però mi sembra troppo almeno nella sua forma attuale: il Muro di Sormano è una scalata sulla quale uno del suo peso (75 chili, ndr) paga pegno. Non è un caso se io ho vinto il Lombardia prima che introducessero questa nuova difficoltà. Per lui credo proprio che sia troppo.

Van der Poel deve vincere Liegi e Lombardia. La prima è già difficile, il Sormano resta forse troppo arduo
Van der Poel deve vincere Liegi e Lombardia. La prima è già difficile, il Sormano resta forse troppo arduo
Nel tennis solo Rod Laver è riuscito a completare il Grande Slam nello stesso anno, Djokovic ha sfiorato l’impresa per due volte. Nel ciclismo è possibile vincere tutte e 5 le classiche nello stesso anno?

Per me no, ci sono troppe varianti. Anche un fuoriclasse nella condizione ideale si troverà ad affrontare corse che richiedono caratteristiche lontane fra loro: potrai trovare la formula perfetta per la Sanremo, ma avrai il peso giusto per la Roubaix? E nel caso come riuscirai ad affrontare le salite della Liegi? E’ davvero impossibile. Io parlo per la mia esperienza: ho vinto Liegi e Lombardia che pesavo 69 chili, quando ho trionfato a Fiandre e Roubaix avevo un peso forma di 74 chili. E cambia tutto…

Proviamo a vedere se c’è qualcun altro che potrebbe riuscirci, ad esempio Van Aert…

Ha 29 anni e finora ha vinto solo la Sanremo, mi pare difficile. Le stagioni sono passate e Wout ha collezionato tanti piazzamenti, ma pochi centri. Uno che secondo me poteva riuscirci per le sue caratteristiche era Kwiatowski, se non avesse deciso di mettersi a disposizione degli altri. Se lo avesse programmato, credo che in qualche anno avrebbe anche potuto farcela, soprattutto dopo che nel 2017 aveva centrato la Sanremo che è un po’ il terno al lotto dell’intera collezione.

Per Gilbert Kwiatkowski aveva tutto per riuscirci, ma ha fatto scelte diverse
Per Gilbert Kwiatkowski aveva tutto per riuscirci, ma ha fatto scelte diverse
E tra i più giovani?

Uno che potrebbe è Evenepoel perché va bene su ogni terreno. Ha vinto due volte la Liegi, al Fiandre ha dimostrato di potercela fare. Certo, dovrebbe centrare la Sanremo e preparare la Roubaix, che sarebbe per lui la corsa più ostica. Sicuramente per la corsa francese è ancora un po’ acerbo, ma può davvero completare la raccolta.

Tu sei arrivato a un passo: la Sanremo era diventata un’ossessione?

Non direi. Il Grande Slam è stato invece uno stimolo, la motivazione per andare avanti. Mi ha dato modo di sognare e questo è già un grande risultato. Io sono contento di quel che ho fatto, so che ci sono andato vicino e non è da tutti.

Evenepoel ha le caratteristiche per centrare il pokerissimo. Fiandre e Lombardia sono i primi passi
Evenepoel ha le caratteristiche per centrare il pokerissimo. Fiandre e Lombardia sono i primi passi
E’ più difficile collezionare le Classiche Monumento o i Grandi Giri?

Le prime, non c’è dubbio. In un grande Giro devi essere a tutta per tre settimane e superare indenne quelle 2-3 tappe fondamentali, poi è cosa fatta. Non è un caso se ad aver realizzato la tripletta nel corso degli anni siano stati molti più corridori che per le classiche. Il Grande Slam è quello, non ci sono dubbi né discussione…

Quali sono i cinque corridori più seguiti su Instagram?

03.01.2024
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Oggi i social media contano moltissimo. Spesso sembra quasi che una cosa valga la pena farla solo se è “postabile”. Emblematica una foto del capodanno a Parigi, con più gente intenta a riprendere la scena sui Campi Elisi che a godersi il momento. 

Questo però di riflesso ci dice quanto siano importanti i social per i personaggi pubblici e dunque anche per gli atleti. Ormai certi atleti sono “aziende”. Cristiano Ronaldo (616 milioni di follower) ne è l’esempio più calzante. Si stima che un suo post su Instagram, due anni fa, valesse circa 700.000 euro, in termini di ritorno economico per i brand che il portoghese metteva in mostra e il ritorno che ne aveva lui stesso da parte di quei brand.

A Parigi in vista dell’anno olimpico grande festa sotto l’Arco di Trionfo. Uno show vissuto dal monitor dello smartphone
A Parigi in vista dell’anno olimpico grande festa sotto l’Arco di Trionfo. Uno show vissuto dal monitor dello smartphone

Social e ciclismo

E nel ciclismo, il nostro giardino, come siamo messi? Chi sono i cinque corridori più seguiti? Spinti dalla curiosità abbiamo fatto una ricerca e in effetti qualche sorpresa c’è stata. 

Per questa graduatoria abbiamo preso in considerazione i corridori in attività fino al 31 dicembre 2023. Ci siamo basati su Instagram, il social che abbraccia una fascia d’età piuttosto ampia e che più lega con i brand al tempo stesso. Ma in fondo all’articolo vi daremo conto anche degli altri due social maggiori: Twitter e Facebook. 

Twitter, è ormai più un social di “lavoro”, di servizio, che non di intrattenimento. Mentre Facebook forse è quello un pelo più “attempato”. Anche gli atleti non insistono più tantissimo su FB. Senza considerare che bisogna fare distinzioni fra pagine pubbliche e profili privati.

Ma scopriamo chi guida questa classifica su Instagram, appunto il social più rappresentativo in quanto a seguito.

Rigoberto Uran ha chiuso la sua carriera da pro’, ma non è uscito dal ciclismo. Sui social è una “macchina da guerra”
Rigoberto Uran ha chiuso la sua carriera da pro’, ma non è uscito dal ciclismo. Sui social è una “macchina da guerra”

Primo: Re Uran

Vince la classifica Rigoberto Uran. Rispettatissimo in gruppo da tutti i suoi colleghi, stimato da tutti coloro (massaggiatori, manager, direttori sportivi…) che ci hanno lavorato, il colombiano è il corridore più seguito in assoluto.  

Rigoberto è stato tra i primi a capire l’importanza di una certa comunicazione. In Sud America e in Colombia in particolare è una vera forza. El Giro de Rigo è una granfondo che attira migliaia di ciclisti da tutto il mondo. Un evento mediatico dove non mancano molti colleghi pro’. Uran ha dei negozi di bici e anche dei bike cafè. Il solo mercato sudamericano, dove il ciclismo è seguitissimo, lo porta ad avere numeri imponenti.

I suoi numeri su Instagram: 2 milioni 289.713 followers. Solo nell’ultimo anno ne ha guadagnati oltre 700.000. E molto buoni sono anche i “numeri tecnici”. Per ogni suo post seguono mediamente 722 commenti e 68.224 like. L’engagement rate (cioè il rapporto tra numero di follower e interazioni sui post) è del 3,01 per cento.

E’ il 2010 e Peter Sagan diventa sempre “più social”: vittorie di successo e rottura di schemi
E’ il 2010 e Peter Sagan diventa sempre “più social”: vittorie di successo e rottura di schemi

Secondo: Sagan il pioniere

Peter Sagan è stato il primo in assoluto a modificare la comunicazione, andando oltre gli aspetti verbali. Istrionico in corsa e fuori, le bravate, i peli non tagliati fino alla prima vittoria della stagione, le impennate, i brindisi in corsa col pubblico e chiaramente i suoi risultati, lo hanno proiettato ad essere il primo grande fenomeno mediatico di nuova generazione del ciclismo. E forse se il ciclismo si è “svecchiato”, una fetta del merito è proprio sua e del suo staff. Peter ha catturato schiere di giovani. E non solo.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 932.949 follower. Rispetto ad Uran, lui nel corso dell’ultimo anno ne ha persi un migliaio. Forse erano tifosi troppo delusi e addolorati dal suo addio alle gare su strada, chissà. La media dei suoi post: 23.893 like, 106 commenti e un engagement rate del 1,24 per cento.

Come Uran, anche Nairo Quintana ha delle granfondo a lui dedicate dove interagisce con i tifosi, una di queste è in Messico
Come Uran, anche Nairo Quintana ha delle granfondo a lui dedicate dove interagisce con i tifosi, una di queste è in Messico

Terzo: Quintana non molla

Le questioni di doping, il non gareggiare per tutto il 2023 non hanno scalfito l’amore dei tifosi nei confronti della maglia rosa 2014. Nairo Quintana, si conferma tra i corridori più amati. Lui è esploso nel boom dei social. E’ partito col botto, accaparrandosi un grossa fetta di ragazzi un decina di anni fa. Un po’ come Uran, anche lui è molto attivo sul fronte del merchandising. Quintana ha una sua linea di abbigliamento, dei bike hotel, due granfondo.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 410.797 follower, dato che nel corso del 2023 è cresciuto di 2.100 unità circa. Ha una media di 7.509 like e 75 commenti per post. Il suo engagement rate è dello 0,58 per cento.

Dopo l’incidente l’amore per Bernal non è diminuito, anzi…
Dopo l’incidente l’amore per Bernal non è diminuito, anzi…

Quarto: Bernal c’è

Ancora Sud America. E stavolta il marketing c’entra poco. Egan Bernal si prende il quarto posto dei più seguiti su Instagram. Il re del Tour 2019 sfrutta la sua grande popolarità non solo nella sua Colombia, ma in tutto il “continente” sudamericano. La vittoria del Tour de France e il successivo suggello al Giro d’Italia gli hanno dato una popolarità pazzesca. E’ stato il primo colombiano ad aver vinto la Grande Boucle. 

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 399.496 follower che nel corso del 2023 sono aumentati di circa 2.000 unità. Una media di 22.115 like e 146 commenti per post. Engagement rate dell’1,66 per cento.

Spontaneo, semplice, diretto, campione: Pogacar è colui che cresce di più su Instagram e i social in generale
Spontaneo, semplice, diretto, campione: Pogacar è colui che cresce di più su Instagram e i social in generale

Quinto: Pogacar in rampa

Dite la verità, ve lo aspettavate al primo posto, eh? Anche noi! Tadej Pogacar non poteva non entrare in questa top five. Amato da ogni fascia d’età e ad ogni latitudine, il fuoriclasse sloveno è quello che più è cresciuto negli ultimi anni e in particolare nel 2023. Tadej, ha quasi raddoppiato i suoi seguaci. Segno che le vittorie piacciono, ma le “sconfitte” (serve coraggio a definire sconfitta un secondo posto al Tour) di un campione piacciono ancora di più. In tal senso il duello con Vingegaard ha giocato a suo favore.

I suoi numeri su Instagram: 1 milione 359.500 follower. Ad inizio 2023 erano 755.619. Ogni suo post ha una media di 65.874 like e ben 624 commenti. Elevatissimo il suo engagement rate: 4,89 per cento. E pensate che quelli VdP (10,4%) e Van Aert (10,02%) sono più alti. Segno che i follower di questi fenomeni sono attivi, passionali. Con loro modo spettacolare di correre riescono a smuovere i fans.

Il mondiale del 2011, il record di vittorie al Tour: Mark Cavendish va forte sui social come in volata, soprattutto su Twitter
Il mondiale del 2011, il record di vittorie al Tour: Mark Cavendish va forte sui social come in volata, soprattutto su Twitter

Qualche numero

Come avrete notato, mancano nomi grossi. Tanti dei campioni attuali sono giovani, sono da pochi anni sulla scena e forse hanno bisogno di tempo per crescere ancora. E magari sono più forti su piattaforme come TikTok.

Considerate che nella tabella che segue, l’undicesimo della lista è Remco Evenepoel: con circa 758.000 follower su Instagram, 311.000 su Facebook e 160.000 su Twitter. Il belga è seguito, a non troppa distanza, da Primoz Roglic e Jonas Vingegaard. Per lo sloveno 700.274 follower su Instagram, 20.502 su Twitter e quasi 400.000 su Facebook. Per il danese quasi 682.000 follower su Instagram, 11.000 su Twitter e 39.500 su Facebook.

E’ fuori dalla classifica dei top cinque di Instagram, ma è fortissimo Mark Cavendish. Guardate com’è messo nella tabella che segue! Tra le altre cose, questi dati ci dicono anche quanto incidano la tradizione ciclistica nel Paese di provenienza del corridore e il social utilizzato in una determinata aerea linguistica.

ATLETAINSTAGRAMFACEBOOKTWITTERTOTALE
1Rigoberto Uran2 .289.7131.144.2901.487.2414.921.244
2Peter Sagan1.932.9491.591.485934.1884.458.622
3Nairo Quintana1.410.7971.222.3751 .293.7503 926.922
4Chris Froome1.113.344594.7261.504.8223.212.892
5Mark Cavendish814.934556.4091.329.1332.700.476
6Egan Bernal1.399.49610.288461.3751.871.132
7Richard Carapaz753.690742.800315.9721.812.462
8Mathieu Van der Poel1.115.088390.285220.5701.725.943
9Tadej Pogacar1.359.50095.818 250.9521.706.270
10Wout Van Aert1.071.020165.725292.8231.529.568
Dati aggiornati al 2 gennaio 2024 (chiaramente possono esserci piccole oscillazioni quotidiane) riferiti alle pagine pubbliche dei corridori. In neretto i migliori dati per social.

In Italia il ciclista più seguito è Vincenzo Nibali. Nonostante abbia smesso da un anno, il siciliano conta circa 450.000 follower su Instagram. Mentre Filippo Ganna con i suoi 334.000 follower è di gran lunga il primo tra gli italiani in attività.

Altra curiosità: tra coloro che sono super seguiti ma non sono più in attività da molto tempo, ci sono Lance Armstrong, che su Facebook batterebbe tutti, e Alberto Contador. Lo spagnolo balla sul milione di seguaci sia su Facebook che su Instagram.

Continental e Giro d’Italia 2024, collaborazione vincente

02.01.2024
3 min
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Nei giorni in cui Tadej Pogacar ufficializzava a sorpresa la propria presenza al prossimo Giro d’Italia, la Corsa Rosa si arricchiva di un importante e prestigioso tassello. Continental sarà infatti partner dell’edizione numero 107 del Giro d’Italia in qualità di Top Sponsor e Official Tyre. Il brand tedesco sarà presente anche al Giro-E come sponsor di maglia e soprattutto con un proprio team, così come avvenuto nel 2023.

Continental ha firmato la divisa di una delle squadre del Giro-E 2023
Continental ha firmato la divisa di una delle squadre del Giro-E 2023

Qualche numero

Continental nasce nel 1871 ed oggi sviluppa tecnologie intelligenti, connesse e sostenibili per il trasporto di beni e di persone. Nel 2022 il gruppo ha generato un volume di affari pari a 39,4 miliardi di euro, impiegando più di 200.000 dipendenti distribuiti in 57 paesi in tutto il mondo. L’8 ottobre 2021 Continental ha celebrato il 150° anniversario dalla sua fondazione.

La divisione pneumatici conta oggi 24 siti di produzione e sviluppo ed impiega complessivamente 57.000 dipendenti. Numeri questi che collocano Continental tra i principali produttori di pneumatici a livello mondiale. Nel 2022 la divisione pneumatici ha registrato un fatturato di 14 miliardi. Oggi Continental si colloca tra i leader delle tecnologie di produzione con un’ampia gamma di prodotti per autovetture, veicoli commerciali e a due ruote. Grazie ai continui investimenti in ricerca e sviluppo, l’azienda tedesca garantisce un importante contributo alla mobilità sicura, economica ed ecologicamente efficiente. Il portafoglio della divisione pneumatici include servizi per il commercio di pneumatici e per le applicazioni per flotte, nonché sistemi di gestione digitale di pneumatici per veicoli commerciali.

Ecco il Giro

Come dicevamo, nel 2024 la presenza del marchio Continental al Giro d’Italia sarà davvero importante. Da una parte il ruolo di top sponsor e di pneumatico ufficiale della Corsa Rosa, dall’altra la rinnovata presenza di un team “firmato” Continental al Giro-E.

Giorgio Cattaneo PR, Communication & Event Manager di Continental Italia si è espresso con queste parole in merito alla prossima collaborazione con RCS Sport e quindi con il Giro d’Italia.

«Partiamo per questa avventura con grande entusiasmo (ha dichiarato Cattaneo, ndr). Sarà una grande occasione di incontro con le tante persone che condividono l’entusiasmo per questo sport. Siamo orgogliosi di poter partecipare da protagonisti al Giro, un’eccellenza italiana che alimenta passioni e crea valore, generando importanti ricadute economiche ed esaltando le bellezze del nostro paese. Per noi significa comunicare l’essenza del brand Continental. Lavoreremo con impegno per sensibilizzare sui temi della sicurezza sulle strade e sulla visione di una mobilità che, grazie alla ricerca tecnologica, sia in grado di rispondere alle crescenti esigenze di oggi e che sia sempre più legata ai temi della sostenibilità».

Il brand tedesco offre un perfetto mix tra performance, velocità, comfort e resistenza alle forature
Il brand tedesco offre un perfetto mix tra performance, velocità, comfort e resistenza alle forature

Alle parole di Giorgio Cattaneo hanno fatto seguito quelle di Matteo Mursia, Chief Revenue Officer di RCS Sport.

«Con Continental ritroviamo un partner di livello internazionale sul Giro d’Italia e con cui condividiamo obiettivi comuni (spiega Matteo Mursia, ndr). L’organizzazione di eventi come la Corsa Rosa e il Giro-E non possono prescindere da temi fondamentali come la sicurezza, la sostenibilità, l’innovazione e la performance. Tutti questi elementi si sposano perfettamente con quelli che sono gli obiettivi dichiarati di Continental. Il Giro d’Italia è un viaggio lungo tre settimane sul nostro bellissimo territorio e siamo certi di non avere partner migliore di Continental per intraprenderlo».

Ricordiamo che il Giro d’Italia scatterà da Venaria Reale il prossimo 4 maggio e approderà a Roma il 26 maggio dopo aver percorso ben 3321 chilometri. Un percorso lungo e impegnativo, ideale per essere affrontato con pneumatici Continental. Con la sua esperienza nella produzione di pneumatici e tecnologie avanzate per ogni mezzo, il brand tedesco offre un perfetto mix tra performance, velocità, comfort e resistenza alle forature. Caratteristiche queste tali da renderlo il partner ideale per affrontare al meglio anche le competizioni più dure e insidiose, come è appunto il Giro d’Italia.

Continental

EDITORIALE / Pogacar al Giro, l’occasione per diventare grandi

01.01.2024
4 min
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Era una sera di fine anno anche quella volta nel 1993, quindi 30 anni fa, quando durante una cena fra amici, uno se ne venne fuori chiedendo se ci fosse qualcuno in grado di battere Indurain al Giro d’Italia. Miguel era venuto nelle ultime due edizioni e le aveva schiacciate, piegando Bugno, Chiappucci e Chioccioli dall’alto di una statura atletica superiore. Aveva già vinto anche tre Tour, chi volevi che potesse impensierirlo?

Il Giro d’Italia 2024 sarà quello del debutto per Tadej Pogacar
Il Giro d’Italia 2024 sarà quello del debutto per Tadej Pogacar

La previsione più facile

Eppure quella sera, per conoscenza o partigianeria, venne quasi naturale sbilanciarsi e assicurare che se non altro Pantani avrebbe potuto dargli del filo da torcere. Il 1993 per Marco era stato l’anno del debutto e neppure troppo fortunato, ma ricordando quel che gli avevamo visto fare nel 1992, la previsione ci parve persino naturale. Come ha detto Zanatta pochi giorni fa, quelli col talento vero inventano cose fuori dal comune facendole sembrare normali: Marco era esattamente così.

La storia insegna che al Giro d’Italia del 1994 Indurain si trovò tra i piedi Pantani e anche Berzin, che si portò a casa la maglia rosa grazie alla sua forza a cronometro. Tuttavia l’unico che in salita mise in croce il grande Indurain fu proprio il piccolo romagnolo della Carrera, che iniziò a scrivere allora la sua leggenda. Aveva tutto per sfondare, ma soprattutto ebbe la fortuna di trovarsi davanti un avversario grande, grosso e imbattibile e la forza per buttarlo giù, sia pure a vantaggio del russo in maglia Gewiss.

Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…
Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…

Il coraggio di provare

L’altra sera, ricordando quella cena fra amici, abbiamo immaginato che l’arrivo di Pogacar al Giro d’Italia sia l’occasione perfetta perché un italiano (giovane) più promettente di altri provi a misurare il suo coraggio. Non a battere Tadej, sarebbe chiedere troppo, ma almeno a progettare di farlo. Perciò ci siamo chiesti se ci sia sulle nostre strade qualcuno che abbia dimostrato quel tipo di irriverenza. Già, chi c’è?

Non si tratta di estrarre a sorte, ma di capire quale dei ragazzi tanto attesi avrà gli attributi per provarci anche a costo di saltare. Anche a costo di disubbidire agli ordini. Fu proprio l’irriverenza a fare di Pantani, portato al Giro come spalla di Chiappucci, un eroe al cospetto del gigante spagnolo.

E allora i nomi venuti fuori da questa sorta di toto-Giro sono quelli di Tiberi e Aleotti. Piccolo, se avrà ritrovato la strada a volte smarrita. Ciccone, che non fa mistero di volerci provare. Oppure Piganzoli, Pellizzari e Garofoli, giovanissimi che hanno alle spalle ottimi risultati internazionali. Ci siamo concentrati soltanto su loro che sono giovani, altrimenti al mazzo delle carte migliori si potrebbero aggiungere Caruso e magari anche Formolo e Cattaneo, ma ci saranno?

La grande forza a cronometro di Tiberi è una buona base su cui lavorare
La grande forza a cronometro di Tiberi è una buona base su cui lavorare

Davide contro Golia

La venuta di Pogacar al Giro è la migliore notizia che il ciclismo italiano potesse ricevere. Uno così, dando per scontato che potrebbe vincere la corsa senza neppure troppi patemi, sembra fatto apposta per nobilitare il coraggio degli sfidanti. E allora da oggi in poi, ci piacerebbe immaginare che nelle loro teste sia scattata la molla. Pogacar è imbattibile, va bene. Ma siamo sicuri che non si possa mettergli i bastoni fra le ruote?

E’ la storia di Pantani, ma anche quella di Chiappucci che al Tour trovò il modo di far tremare il grande Greg Lemond. E’ la narrazione biblica della sfida fra Davide e Golia, un pensiero positivo da coltivare, prima di accettare la resa. Non vogliamo più vedere giovani corridori italiani arresi. Speriamo tanto che questo 2024, come già accadde 30 anni fa, sia l’inizio di una nuova epoca. E con questo auspicio, dettato forse da ingenuità e speranza, auguriamo di cuore buon anno a tutti.

Come nasce la doppietta Giro-Tour? Ricordi e analisi con Martinelli

31.12.2023
5 min
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L’annuncio di Tadej Pogacar di voler tentare la doppietta Giro-Tour non vede placare la sua enfasi. E’ un argomento sempre in voga nel ciclismo, affascinante quanto difficile. Ma in queste storie, congetture, sogni… c’è chi ha fatto i fatti. Giuseppe Martinelli il Giro d’Italia e il Tour de France nello stesso anno li ha vinti nel 1998 con Marco Pantani. Ed è ancora l’ultima doppietta in essere.

Al direttore sportivo bresciano è bastato dare il “la” ed ha iniziato a raccontare, con una passione sconfinata. La questione sul piatto: Pogacar può riuscirci? Cosa serve per conseguirla? Come visse all’epoca questa sfida?

Giuseppe, torniamo a quel 1998. Come nacque l’idea della doppietta?

A vincerli tutti e due non ci si pensava, almeno non fino in fondo. L‘obiettivo principale era il Giro e tutto era programmato per quello. Poi ci sarebbe stato il Tour. Marco aveva già fatto i due grandi Giri nello stesso anno sin da quando era giovane. Nel 1994 fu secondo al Giro e terzo al Tour. Il percorso del Giro 1998 poi era disegnato bene, quindi si puntava su quello.

E il Tour?

Al Tour saremmo andati con l’idea di vincere un paio di tappe adatte a Pantani. Anche perché al contrario del Giro il percorso non era super ideale per lui: due crono lunghe, una di 60 e una di 40 chilometri, più il prologo. E avversari fortissimi, tanto più su tracciato disegnato in quel modo.

Come gestiste quell’intermezzo fra i due Giri?

Dopo il Giro Marco restò fermo per due settimane. Per la precisione 13 giorni, senza toccare la bici veramente. Fece un circuito a Bologna il lunedì dopo il Giro e poi non lo vidi, né sentii per un po’.

Tredici giorni, ma sono tantissimi…

Sì, sì, a meno che non abbia sgambato su un pedalò! Lui mi chiamò, cosa rara, che ero al Giro di Svizzera con Garzelli che lo stava per vincere. Gli chiesi come stava, se pedalava e lui mi fece: «Martino ma io non ho la bici a casa». «Come non hai la bici?», replicai. In pratica se l’era dimenticata a Bologna dopo il circuito. Mandai Orlando Maini in magazzino, che per fortuna non era lontano, e gliela portò. E Marco riprese a pedalare.

Froome è stato l’ultimo a salire sul podio di Giro e Tour nello stesso anno. Era il 2018. Qui il suo memorabile attacco sul Colle delle Finestre che gli valse la maglia rosa
Froome è stato l’ultimo a salire sul podio di Giro e Tour nello stesso anno. Era il 2018. Qui il suo attacco sul Colle delle Finestre che gli valse la maglia rosa
Incredibile! E cosa fece scattare la molla del Tour?

Sicuramente la morte di Luciano Pezzi influì, diede il “la” ad altre prospettive. Dopo la sua morte Marco e i ragazzi iniziarono ad allenarsi forte. Lo avremmo fatto comunque, ma lo spirito era diverso. Solo che all’inizio di quel Tour, con il livello che c’era noi in pratica eravamo ancora in vacanza.

Cioè?

All’inizio c’era il prologo. Marco arrivò tra gli ultimi incassando 1’30” e nelle prime tappe faticò moltissimo, anche se erano tutte di pianura. Un giorno fummo anche fortunati. C’erano dei ventagli, noi eravamo staccati, poi cadde la maglia gialla e per rispetto il gruppo si fermò. Morale della favola arrivammo alle montagne con già una maxi crono alle spalle e “solo” 5′ di ritardo. A quel punto ho pensato che qualcosa di buono si potesse fare, ma non vincere. Non era come oggi per Pogacar, che ha la doppietta nelle corde.

Quei giorni di stacco dopo il Giro furono davvero molti. Oggi probabilmente non sarebbe possibile…

Come detto nessuno ci pensava. Però quell’anno, come quest’anno, c’era una settimana in più tra Giro e Tour. Marco mi ripeteva: «Vabbè, Martino ma tanto abbiamo tempo per allenarci». Ma vai pensare che lo avremmo vinto! Iniziai a crederci veramente non tanto il giorno delle Deux Alpes, quando prese la maglia gialla, ma quello dopo. Ullrich era furioso. Sulla Madelaine attaccò con violenza. Ma Marco lo tenne bene e anzi gli “regalò” la tappa. Nonostante tutto fino a Parigi non ci avrei messo la mano sul fuoco.

Secondo Martinelli Pogacar ha tutte le carte in regola per la doppietta. Rispetto ad altri del passato lui la può programmare
Secondo Martinelli Pogacar ha tutte le carte in regola per la doppietta. Rispetto ad altri del passato lui la può programmare
Tu poi Martino ci hai riprovato anche con altri a fare la doppietta: Contador, Nibali…

In realtà solo con Nibali perché Alberto lo sfiorai in Astana. Con Nibali il discorso era un po’ diverso. Non c’è mai stata davvero questa decisione per la doppietta. Sì, ha fatto il Giro e il Tour o il Giro e la Vuelta, ma l’idea un po’ come fu per Pantani, era di vincere intanto il primo Giro. Il discorso è questo: la doppietta è difficile anche solo da pensare. O ti viene, o sei un fenomeno. In questi ultimi anni ci hanno provato Contador, Froome, ma poi ci sono riusciti fenomeni come Pantani, Indurain, Hinault, senza tornare troppo dietro ad un ciclismo tanto diverso. Eppure oggi è diverso ancora.

Cioè?

Oggi ci sono i corridori che possono pianificare questa doppietta. Uno è proprio Pogacar e l’altro è Vingegaard. Sono forti a crono, in salita, in pianura. Staccarli non è facile. E in tal senso faccio il tifo affinché Tadej ci riesca. Anche perché corridori così come fai a non amarli? Anche se non sono i tuoi. Se perdi da loro lo accetti. Quindi se mi chiedeste: «Pogacar può fare doppietta?». Io risponderei di sì, è nelle sue corde. Poi non è facile perché di là si ritroverà Vingegaard appunto.

Quest’anno come nel 1998 tra Giro e Tour c’è una settimana in più. Questo incide?

Sì, Pogacar potrebbe staccare un po’ di più. Non dico come Pantani, ma quasi. Può fare una settima di stop, sicuro. Anche perché non va dimenticato che il Tour è esigente sin da subito. E deve presentarsi al top.

Come al Giro del resto…

Vero. C’è Oropa alla terza tappa. Ma questo potrebbe essere un vantaggio. Se riuscisse a creare un bel distacco, poi potrebbe correre di conserva, lasciare la maglia, il che significa guadagnare almeno un’ora e mezzo di recupero tutti i giorni.

Le Canon di Fizza nel backstage dei corridori della UAE

26.12.2023
5 min
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LA NUCIA (Spagna) – Lorenzo Fizza Verdinelli è l’occhio sempre discreto che segue il UAE Team Emirates in ogni corsa importante e anche nei ritiri. La sua firma sta in un watermark che colloca di solito in basso a destra di ogni foto. In questi tre anni di bici.PRO abbiamo raccontato il punto di vista di alcuni fotografi del ciclismo, ma il caso di Fizza è diverso, perché lui ha accesso nel dietro le quinte da cui chi ha al collo un pass stampa viene ormai escluso.

Lorenzo Fizza è trentino, le sue mirrorless fermano momenti bellissimi
Lorenzo Fizza è trentino, le sue mirrorless fermano momenti bellissimi

Un occhio discreto

Che cosa significa esserci sempre e dovunque? Quali sono le immagini che si cercano? Quali si possono mostrare e quali è meglio di no? E come si arriva a rivestire un ruolo del genere?

«Ho iniziato nel primo anno della squadra – racconta in una pausa fra le interviste ai corridori del team – quindi nel 2017. Ho 42 anni. La squadra cercava un fotografo che documentasse tutta la loro vita. Io ho conosciuto Andrea Agostini grazie a Daniel Oss. Vengo dal mondo degli action sport, dirigevo una rivista di snowboard. Sono di Trento, quindi la montagna era il mio ambiente naturale.

«Nel 2015 con Daniel avevamo fatto la prima edizione del progetto Just Ride e grazie a quel viaggio ho conosciuto Andrea. E quando lui è entrato nel management del team, si è messo in cerca di un professionista che facesse foto e video. Voleva aprire la squadra ai nuovi media e ai social. Insomma, voleva creare dei contenuti e il modo migliore era avere una figura all’interno della squadra, capace anche di realizzare contenuti per gli sponsor».

Il bianco e nero ferma il tempo e dona profondità. Lui è Almeida (foto Fizza/UAE)
Il bianco e nero ferma il tempo e dona profondità. Lui è Almeida (foto Fizza/UAE)
Vedendo i tuoi scatti, sei entrato sempre di più nelle segrete stanze, riprendendo i momenti di vita della squadra. I corridori come vivono la tua presenza?

A differenza dei fotografi o videomaker esterni, facendo parte della squadra, per loro è molto più naturale avermi vicino. Non sono un estraneo, quindi in alcuni momenti di intimità si sentono più liberi e più naturali.

Che tipo di criteri ti guidano nello scegliere le immagini da pubblicare?

Chiaramente cerchiamo di mantenere una linea nelle immagini della squadra. In realtà non ho un limite o un’imposizione, semplicemente io racconto il mondo dei corridori. Sono ragazzi semplicissimi. Magari vedendoli dalla tivù e dai giornali, la gente può pensare che siano delle star come i calciatori, in realtà sono dei ragazzi giovani che fanno una fatica bestiale. Nel tempo libero si divertono come tutti. Quindi diciamo che quella parte è anche più divertente da raccontare. Il mondo del ciclismo non è solo fatica. Il lavoro di ciclista è uno dei più duri al mondo, ma ci sono anche delle ore giù dalla bici. Stare assieme e ridere secondo me è una parte del successo della squadra. Quando ti diverti, senti meno la fatica e vai meglio.

Il fuoco sulla squadra, il fotografo sfocato: è la Tirreno di Pogacar (foto Fizza/UAE)
Il fuoco sulla squadra, il fotografo sfocato: è la Tirreno di Pogacar (foto Fizza/UAE)
Sei abitualmente testimone del dietro le quinte in caso di vittorie o di grandi sconfitte. Come le vivi?

Dipende dalla situazione, ma di base cerco sempre di essere meno invadente possibile. Con i ragazzi ho sempre un buon rapporto, ma chiaramente l’interno del bus è come se fosse lo spogliatoio, quindi magari le emozioni possono venire un po’ più a galla.

Pogacar e le emozioni?

Tadej è un ragazzo incredibile. Non solo perché è una potenza della natura a livello atletico, ma anche a livello mentale. E’ grande persino nell’accettare le sconfitte, perché comunque lo sport è fatto di sconfitte. Un vero campione deve saper affrontare le sconfitte in maniera dignitosa e sono testimone che Tadej è proprio così.

Le foto sul pullman: una volta si saliva, oggi sale soltanto il personale del team (foto Fizza/UAE)
Le foto sul pullman: una volta si saliva, oggi sale soltanto il personale del team (foto Fizza/UAE)
Conoscevi Daniel Oss, ma avevi la percezione di come fosse il mondo del ciclismo da dentro?

No, chiaramente no. Ovviamente, entrandoci, lo vivi e lo vedi in maniera diversa. Far capire che questi atleti sono veramente dei ragazzi normali è il mio ruolo. La cosa bella è che tutti chiedono loro come stiano, nell’ottica della prestazione. A me invece della prestazione interessa fino a un certo punto. Quindi il mio ruolo, fra virgolette, è anche quello di uscire dalla competizione. Parliamo anche di altre cose e non stiamo sempre lì a pensare alle prestazioni.

Lo vivi e lo vedi in maniera diversa: che cosa significa?

Vivono un professionismo altissimo rispetto agli sport dove lavoravo prima. Ogni membro della squadra, è uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. Sono ricercati per il lavoro che fanno e la cosa molto interessante è che dalla somma di queste competenze nasce la squadra, composta dai suoi tanti elementi. E’ bello vedere che il ciclismo non è solo una bicicletta.

Formolo strizza l’occhio, come un saluto prima di passare alla Movistar (foto Fizza/UAE)
Formolo strizza l’occhio, come un saluto prima di passare alla Movistar (foto Fizza/UAE)
Che rapporto hanno i corridori con la propria immagine?

Bè, dipende. C’è chi è più introverso e timido, chi è un po’ più espansivo, quindi c’è chi è più abituato ai social, chi un po’ meno. Chiaramente i social sono una parte fondamentale, che si affiancano alla prestazione sportiva. Tendenzialmente sono tutti abbastanza propensi, ognuno con le sue particolarità.

Quanti giorni all’anno sei fuori?

Più o meno sono 120 giornate fra corse, ritiri e allenamenti.

Quanto tempo impieghi per vedere e archiviare le foto? E di quanto spazio di archivio hai bisogno?

Soprattutto i video richiedono tanto spazio, perché i file sono sempre più pesanti. Tra un po’ bisognerà affittare una stanza solo per tenere gli hard disk.

L’anno delle meraviglie: il 2024 di Pogacar letto con Matxin

22.12.2023
4 min
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LA NUCIA (Spagna) – Per rafforzare la scelta di Pogacar e inquadrarla nella strategia del UAE Team Emirates, nello stesso pomeriggio in cui lo sloveno ha spiegato la partecipazione al Giro, Joxean Fernandez detto Matxin ci ha messo la faccia

«E’ la prima volta che Tadej affronterà due grandi Giri nella stessa stagione – dice lo Sports Manager della squadra, in apertura sulla destra con Gianetti e Agostini – ha 25 anni e siamo dell’opinione che sia pronto per questa sfida. So bene di aver detto in passato che sia molto difficile o quasi impossibile vincere il Giro e il Tour nello stesso anno, ma abbiamo ridisegnato la stagione, decidendo di non partecipare alle corse sul pavé. Tadej è il miglior corridore che abbia visto nella mia carriera, ma l’unico modo per arrivare in forma al Giro e tenerla per il Tour è non correre troppo nei primi mesi dell’anno. Al Giro arriveremo con una decina di giorni di gara e in ognuna di queste correremo per vincere».

La UAE Emirates è stata già suddivisa fra Giro e Tour: programmazione a lunga scadenza
La UAE Emirates è stata già suddivisa fra Giro e Tour: programmazione a lunga scadenza

Il gruppo del Giro

La stagione di Pogacar inizierà alla Strade Bianche. Da lì si sposterà alla Sanremo, ignorando Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico. Ci saranno poi il Catalunya e la Liegi. E’ stato già definito anche il gruppo dei corridori che scorteranno Pogacar, prima al Giro e dopo al Tour. Correranno con lui al Giro Grosschartner, Majka e Vine, con Novak e Bjerg, più Molano e Rui Oliveira, che si dedicheranno alle volate.

«Non faremo neppure il Fiandre – spiega Matxin – nonostante sia la sua corsa preferita. Lo ha deciso Tadej per primo ed è stato frutto del ragionamento dell’ultimo anno. Abbiamo considerato tutti gli aspetti, cercando di individuare il programma più equilibrato. E’ la prima volta da anni che ci sono più di quattro settimane fra le due corse e per questo penso che sia l’occasione perfetta. Per cui abbiamo valutato di non fare ritiri in altura nell’avvicinamento al Giro, ma di farne uno prima del Tour. Tadej dovrà arrivare al Giro senza aver già stressato il suo corpo. Solo avremo la freschezza necessaria per arrivare fino alle Olimpiadi».

Nonostante quest’anno abbia vinto il Fiandre, Pogacar ha rinunciato alla difesa del titolo
Nonostante quest’anno abbia vinto il Fiandre, Pogacar ha rinunciato alla difesa del titolo

Fino al Lombardia

Quel che sorprende è la ricchezza degli obiettivi. Probabilmente chiunque dopo Sanremo, Liegi, Giro, Tour e Olimpiadi, penserebbe alle vacanze. Invece Pogacar tirerà il fiato per quel che potrà, poi rientrerà alle gare in Canada e da lì farà rotta verso i mondiali di Zurigo (che almeno sulla carta si adattano alle sue caratteristiche) e il Lombardia. Quello che ancora fa pensare è che lo scorso anno la sconfitta del Tour fu attribuita alle troppe corse di primavera: in che modo il Giro prima del Tour non costituisce un eccesso di impegno?

«E’ complicato vincere due grandi Giri nello stesso anno – dice ancora Matxin – ma non impossibile. Tadej è uno dei corridori per cui questo è meno complicato. Credo che con il suo carattere e la sua personalità possa farcela. Lui è quello speciale. Se non fosse così non avrebbe già detto che per lui Giro e Tour hanno lo stesso valore». 

Il Giro avrà due crono lunghe, due banchi di prova importanti per Pogacar
Il Giro avrà due crono lunghe, due banchi di prova importanti per Pogacar

Giro senza italiani

Quando gli facciamo notare che per la prima volta dalla sua fondazione, il UAE Team Emirates non avrà corridori italiani al via del Giro d’Italia, Matxin fa uno switch dallo spagnolo all’italiano e spiega perché Covi e Ulissi non saranno al Giro d’Italia.

«I corridori che verranno al Giro – spiega lo spagnolo – sanno di dover tirare per Tadej. E penso che abbia più senso che a farlo siano corridori che abbiamo preso per questo, piuttosto che altri più vincenti che altrove possono puntare a vincere altre corse. A Ulissi e Covi offriremo la possibilità di lottare per fare risultato in altre corse del calendario, per valorizzarli al meglio delle loro possibilità».

Infine, prima di andarsene, Matxin sciorina anche la formazione del Tour de France, in cui attorno a Pogacar correranno João Almeida, Adam Yates, Juan Ayuso, Pavel Sivakov, Marc Soler, Nils Politt e Tim Wellens. A questo punto, scoperta la strategia di Pogacar, il sogno di ogni tifoso sarebbe che Vingegaard raccogliesse la sfida. Non sarebbe strepitoso avere il danese al via del Giro?