Pogacar, obiettivo doppietta. E non solo quella…

19.12.2023
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LA NUCIA (Spagna) – Ciarliero come sempre in questa fase della stagione, Pogacar arriva intorno alle 16 per raccontare l’anno che lo attende e la fresca novità del Giro. Prima di lui ha parlato Matxin, che ha spiegato come si sia arrivati alla scelta. Ha parlato di sfida e divertimento. Di decisione condivise e di come questa in particolare sia stata la somma di anni di lavoro e valutazioni. Poi ha parlato del programma gare assottigliato, per dare modo allo sloveno di fare Giro, Tour, Olimpiadi, mondiali e Lombardia. Debutto stagionale alla Strade Bianche. Poi Sanremo, Liegi, una corsa a tappe e Giro. Nessuna altura nell’avvicinamento, mentre si andrà in alto nei 34 giorni che precederanno il Tour.

«Ho detto ogni anno che avrei voluto fare il Giro – spiega Pogacar quando tocca a lui – finché quest’anno la squadra ha detto: va bene. Quasi non ci credevo. Hanno detto: va bene, prepariamoci per questo obiettivo».

Ha il ciuffo biondo da una parte e una feritina sul labbro inferiore che può essere fatica o una piccola febbre. Stamattina è uscito con la bici da cronometro su cui sta facendo prove di selle per trovare quella giusta. Nel cortile dell’hotel, i giornalisti convenuti sono tanti e incuriositi. I belgi non si fanno una ragione che Pogacar non torni a difendere il titolo del Fiandre. Gli spagnoli pensano che andare al Giro sia mettere le mani avanti prima del Tour. E poi ci sono quelli più propensi a credere nella grande impresa. A dare la dimensione di cosa significhi vincere nello stesso anno il Giro e il Tour, quando Pantani realizzò l’ultima doppietta, Tadej non era ancora nato.

Hauptman prende la bici da strada per Pogacar, che presto tornerà su quella da crono
Hauptman prende la bici da strada per Pogacar, che presto tornerà su quella da crono
Ieri è uscita questa notizia che farai Giro e Tour, puoi parlarne un po’?

Ho sempre desiderato fare il Giro. E’ una delle mie gare preferite, perché è vicina alla Slovenia e da bambino ci piaceva tanto viaggiare per raggiungerlo e vedere le tappe. Uno dei ricordi più belli è di quando Luka Mezgec vinse a Trieste e io ero lì (accadde nel Giro del 2014, ndr). E’ stato un momento davvero indimenticabile. Correrlo è sempre stato un sogno, poi sono venuto alla UAE Emirates, ho debuttato alla Vuelta e da lì sono andato direttamente al Tour che è stato un successo. Per cui non è mai stato davvero il momento giusto per il Giro d’Italia.

Cosa c’è di diverso ora?

Ora penso che non sono più troppo giovane e penso di poter fare due grandi corse a tappe. Probabilmente avrei potuto farlo già prima, ma penso che ora sia il momento giusto per affrontare una nuova sfida nella mia carriera.

La doppietta Giro-Tour manca dal 1998, anno della tua nascita…

Penso che tutti vorrebbero farla, ma è una delle cose più difficili. L‘obiettivo principale di tutti i corridori da grandi Giri sia riuscire ad averli tutti e tre nel palmares. Non ho idea se adesso Vingegaard verrà al Giro, non conosco i suoi programmi. Vedremo prima come va con il Giro e poi penseremo al Tour. Ma vorrei dire che non penso necessariamente alla doppietta, quanto piuttosto a godermi le due corse.

Alla fine, sistemato un problemino meccanico, Pogacar parte sulla bici da crono
Alla fine, sistemato un problemino meccanico, Pogacar parte sulla bici da crono
Qual è il tuo obiettivo principale per la prossima stagione: vincere il Giro per la prima volta o vincere il Tour per la terza?

Anche le Olimpiadi e i campionati del mondo sono un buon obiettivo. Il percorso di Parigi non è troppo adatto per me e sarà una gara dura perché alle Olimpiadi non ci sono grandi squadre per controllare. E’ quasi come il gioco d’azzardo, per cui puoi vincere come ritirarti, con identiche possibilità che finisca in un modo o nell’altro. Quindi le Olimpiadi sono un po’ così, ma sicuramente i campionati del mondo sono uno dei grandi obiettivi del prossimo anno.

Dopo il Giro arriverai al Tour seguendo un percorso mai provato prima.

Penso che dopo il Giro ci sia il tempo giusto per riprendersi. E pur facendo un programma non troppo intenso fino a maggio, penso che quella del Tour sarà certamente una preparazione diversa. Spero che dal Giro potrò uscire con una condizione abbastanza solida per affrontarla e godermi il mio programma.

Qualcuno pensa che sarà la scusa giusta se al Tour dovessi andare male…

Tutto è possibile, ma credo anche che se uscissi bene dal Giro, arriverei al Tour con altre sicurezze e altro entusiasmo. Anche la squadra vuole che io provi qualcos’altro, per non dover ripetere ogni anno lo stesso percorso. Cambiare un po’ il programma, cercare gare diverse e provare nuove sfide può essere buono per il mio corpo. Penso che nel team lo abbiano capito. Per cui quando nuovamente gli ho proposto il Giro, hanno accettato.

Considerato che al Tour hai pagato le giornate più calde, il clima del Giro potrebbe favorirti?

Finora la mia forma è sempre stata migliore in primavera. Mi sono comportato meglio nei giorni più freddi, ma ugualmente non sarebbe bello se al Giro piovesse per venti giorni. Speriamo nel bel tempo, così il prossimo anno non soffriremo tanto. L’ultimo Giro dal punto di vista del meteo è stato davvero orribile. Magari il prossimo anno avremo solo giornate soleggiate e calde, ma dobbiamo essere preparati a tutto.

Tadej Pogacar è nato il 21 settembre del 1998, è alto 1,76 per 66 chili. E’ professionista dal 2019
Tadej Pogacar è nato il 21 settembre del 1998, è alto 1,76 per 66 chili. E’ professionista dal 2019
Pensi di dover modificare la preparazione, visto che al Giro ci sono salite ben più ripide che al Tour?

Non credo, penso di avere una formazione piuttosto solida. Conosco il mio corpo e come allenarmi per determinate gare. Ovviamente ti prepari in modo diverso se i percorsi sono diversi, ma alla fine c’è sempre da lavorare a tutto gas perché non c’è mai molto recupero. In un grande Giro devi avere il giusto equilibrio.

Sulla tua strada troverai anche Van Aert, cosa pensi della sua partecipazione al Giro?

Se Wout prepara la gara di una settimana, è pericoloso. Ha già fatto secondo dietro di me alla Tirreno ed è stato davvero forte. C’era tanta salita e ricordo che anche nei Tour del 2020 e del 2022 andava al pari dei migliori scalatori. Tuttavia penso che per la classifica generale sia un po’ diverso, non credo che abbia questo in mente. Penso che voglia inseguire la maglia ciclamino e vincere delle bellissime tappe.

Ti vedi nel futuro saltare il Tour e concentrarti solo sul Giro e altre corse del calendario?

Finora non ho mai voluto farlo, perché so quanto sia importante il Tour per la squadra e anche per me. Ma per il futuro mi vedo a farlo, perché il ciclismo non riguarda solo il Tour de France. E’ la corsa più grande del mondo, ma ce ne sono da fare molte altrettanto divertenti. Verrà sicuramente l’anno in cui non farò il Tour de France.

Nel giorno del media day, allenamento di 5 ore. La bici da crono? Intanto per il Giro
Nel giorno del media day, allenamento di 5 ore. La bici da crono? Intanto per il Giro
Al Giro ti aspetti molti tifosi sloveni? Sei stato geloso del bagno di folla per Roglic a Monte Lussari?

Nessuna gelosia, sono stato contento per lui. Penso che anche io avrò parecchi tifosi. Negli ultimi anni ho ricevuto molta pressione da parte dei fan italiani perché andassi al Giro, quindi penso che sarà super bello. Ci saranno sicuramente molte persone, non solo dalla Slovenia o dall’Italia, ma penso anche dal resto del mondo

Pensi di poter migliorare ancora per andare poi al Tour contro Vingegaard?

Sono già migliorato sotto molti aspetti e ancora dovrò crescere. Sono migliore come esperienza, allenamento e apprendimento di cose nuove. Il mio corpo sta ancora crescendo, ma anche quando smetterà di farlo, ci sarà sempre un miglioramento nella testa e in altri aspetti. Penso che ci siano più aspetti da consolidare, non uno solo. Ad esempio la cronometro. Devo lavorarci, ma non si tratta solo di raggiungere il miglior livello e poi andare avanti. Si tratta di migliorare in tutte le piccole cose, ma non so quanto io sia lontano dal miglior Tadej.

Il Giro e poi il Tour: si può fare?

L’idea è esattamente quella, sarebbe il massimo. Però non sono i risultati a farti capire che sei migliore. E’ solo che col tempo conosci te stesso, sai quando ti alleni e giorno per giorno ti rendi conto dei passi avanti. Non contano solo i risultati, perché nelle corse ci sono tante altre cose che possono andare storte. A volte può capitare di non fare buoni risultati, ma di sentirti nella forma migliore.

Una platea di giornalisti divisa fra spagnoli, sloveni e anglofoni
Una platea di giornalisti divisa fra spagnoli, sloveni e anglofoni
Hai ricevuto messaggi da qualche corridore dopo l’annuncio, che magari ti dava del pazzo?

Ho ricevuto alcuni messaggi (sorride, ndr), ma non molti. Penso che anche altri corridori si aspettassero che sarebbe successo presto. Ma credo che poi siano tutti concentrati sulle loro cose.

Lo scorso anno la Jumbo-Visma aveva messo a punto un piano per battere Pogacar: tu ne hai uno per battere Vingegaard?

No, in questa squadra non abbiamo una mentalità del genere. Il nostro approccio alle cose è leggermente diverso. Ci concentriamo su noi stessi e ci alleniamo molto insieme come squadra, come gruppo e cerchiamo di migliorarci. Cerchiamo di legarci gli uni con gli altri. Abbiamo sempre un bel gruppo e facciamo del nostro meglio, qualunque cosa accada. Non si va alle corse per battere qualcuno in particolare, devi battere tutti, quindi devi essere preparato. Anche al fatto che qualcuno possa essere migliore di te.

Hai gli incubi quando pensi a Vingegaard?

Penso a lui quando il Tour è più vicino o quando è appena finito. Passiamo molto tempo insieme, uno accanto all’altro sulla bici. Non ho bisogno di pensare troppo a lui.

Ci sono 34 giorni tra Giro e Tour, Matxin ha spiegato che a quel punto finalmente andrai in altura…

Il Giro è molto impegnativo per il fisico, ma devi finirlo ancora con un buon livello se vuoi pensare alle gare successive. C’è un po’ di spazio in cui puoi riposarti e poi andare in altura con i compagni. Se sei in buone condizioni e finisci bene il Giro, non hai bisogno di tanto. Devi mantenere la base e non è come iniziare da zero.

Accanto a Pogacar al Tour ci saranno Almeida (nella foto) e Ayuso
Accanto a Pogacar al Tour ci saranno Almeida (nella foto) e Ayuso
Grazie a te le persone stanno tornando al ciclismo, perché corri sempre per vincere. Sei pronto il prossimo anno a correre con il freno tirato?

Penso che sia difficile cambiarmi, fare in modo che vada a correre senza preoccuparmi della prestazione e delle corse. Andare lì solo per allenarmi sarà faticoso, ma quest’anno il programma di gare è un po’ meno intenso anche per questo. Quindi, avendo meno impegni, posso cercare di essere forte in tutte le gare.

Farai delle ricognizioni sui percorsi del Giro?

Sì, alcune sì. La gestione del tempo è piuttosto importante e anche se nel calendario non ci sono molte gare, non c’è ancora molto tempo per fare tutto. Sicuramente farò delle ricognizioni e vedrò alcune tappe importanti.

Nel frattempo hai cambiato preparatore.

La formazione non è cambiata molto, ma comincio a fare cose un po’ diverse per migliorare ancora le piccole cose. Per il resto, la filosofia di allenamento dovrebbe essere la stessa.

Matxin è intervenuto per spiegare la scelta di Pogacar
Matxin è intervenuto per spiegare la scelta di Pogacar
Il Giro ti toglierà energie per il Tour oppure pensi che sarà utile?

Penso di conoscermi e, se non va storto nulla nella mia testa, posso fare anche tutti e tre i Grandi Giri. Ma so anche che avere la concentrazione mentale al 100 per cento per sei settimane è pesante e non lo sai finché non ci provi. Penso che sia l’anno buono per provare a dare il 100 per cento al Giro e subito dopo al Tour. Poi le cose possono andare molto o meno bene.

Quando lo saprai?

Solo quando finirà il Tour, alla fine di luglio. Non voglio dire che sarà positivo solo se avrò la maglia gialla, basterebbe lottare ancora per il primo posto. Lo ripetiamo continuamente: siamo più o meno allo stesso livello, per cui l’unico modo per sapere come è andata sarà aspettare la fine.

EDITORIALE / Le tante domande per Pogacar al Giro

18.12.2023
5 min
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LA NUCIA (Spagna) – Il giornalista belga guarda, sorride e dice che il prossimo anno gli toccherà sicuramente venire al Giro. Sono le 19 di una domenica di interviste nell’hotel dell’Astana Qazaqstan Team, il video con cui RCS Sport ha annunciato la presenza di Tadej Pogacar al Giro ha già fatto il giro del modo del ciclismo. «Con Wout, Uijtdebroeks e adesso Tadej – sorride – ne abbiamo abbastanza per lavorare bene». Poi chiude lo zaino e se ne va. Manca poco per finire l’intervista con Cavendish, poi lo seguiremo.

Uno screenshot del video Instagram con cui Pogacar annuncia la sua presenza al Giro, dicendo: «Andiamo!»
Uno screenshot del video Instagram con cui Pogacar annuncia la sua presenza al Giro, dicendo: «Andiamo!»

Regalo di Natale

Pogacar ha fatto un bel regalo al Giro d’Italia e anche il Giro d’Italia si è fatto un bel regalo. Sarà l’aria del Natale, la notizia suona grandiosa, ma lascia un’infinità di punti di domanda che proprio mentre starete leggendo ci accingeremo a porre al diretto interessato.

Oggi nell’hotel che ospita il UAE Team Emirates si terrà il media day in cui potremo toglierci le prime soddisfazioni, incontrando Tadej e tutti i suoi compagni per i quali abbiamo dovuto presentare richiesta ai primi del mese.

E’ il 2018. Froome ha già vinto quattro Tour e due Vuelta. Viene al Giro e a Bardonecchia arriva il capolavoro
E’ il 2018. Froome ha già vinto quattro Tour e due Vuelta. Viene al Giro e a Bardonecchia arriva il capolavoro

Quelli del Tour

Pogacar al Giro farà spettacolo, ma fa già paura. Gli ultimi anni hanno offerto alcuni esempi di corridori da Tour che sono venuti al Giro e che hanno mostrato un livello davvero più alto rispetto ai concorrenti locali.

Il primo degli anni moderni fu Indurain, in Italia dopo aver vinto il Tour del 1991: si pappò due Giri, giocando contro Bugno, Chiappucci e Chioccioli. Restando in anni più recenti, quando nel 2005 arrivò Basso, reduce dal podio francese dell’anno precedente, il divario rispetto a Cunego e Simoni fu disarmante. Quel Giro lo vinse Savoldelli perché Ivan stette male nella tappa di Livigno, ma tornò l’anno dopo e vinse.

Poco dopo, era il 2008, toccò a Contador, richiamato in extremis. Aveva vinto il Tour dell’anno precedente, arrivò in Italia ed ebbe vita piuttosto facile contro Riccò, Bruseghin e Pellizotti. Tornò e vinse anche nel 2011 (vittoria revocata) e nel 2015.

Gli ultimi ad essere venuti sono stati Froome, Bernal e Roglic. Il primo ribaltò la classifica a Bardonecchia, con un solo giorno da vincitore di Tour. Il secondo fece fatica, ma era reduce da problemi alla schiena e varie vicissitudini. Il terzo è il vincitore in carica e nel 2024 riproverà l’assalto al Tour.

Al contrario, tolti Bugno, Chiappucci e Pantani, nessuno dei protagonisti dei Giri degli ultimi 30 anni è andato al Tour per giocarselo. Di loro tre, soltanto Marco è riuscito a conquistare la maglia gialla finale, facendo anche l’accoppiata che si sta già tentando di cucire sulle spalle di Tadej.

Gli ultimi due Tour hanno visto Tadej arrendersi a Vingegaard, il cambio di programma è dovuto anche a questo?
Gli ultimi due Tour hanno visto Tadej arrendersi a Vingegaard, il cambio di programma è dovuto anche a questo?

Le ragioni tecniche

E qui iniziano le domande per lo sloveno. Viene in Italia per tentare davvero l’accoppiata Giro-Tour? Viene in Italia perché, come ha sempre detto, per lui il ciclismo è un divertimento e dopo quattro anni di Tour, è arrivato il momento di cambiare? Oppure dopo due anni di bocconi amari, la scelta del Giro è un’implicita resa, sfuggendo allo strapotere della Jumbo?

Per mesi negli scorsi anni abbiamo sentito ragionamenti sulla necessità di arginare gli sforzi di primavera per arrivare più fresco al Tour, correre il Giro rientra in questa logica? Pogacar partirà più piano lasciando il Fiandre e magari concentrandosi sulle Ardenne? Come gestirà i 34 giorni che dividono le due corse? Il Tour sarà per lui anche una preparazione olimpica? Con quale criterio la squadra dividerà i corridori? 

Il Giro d’Italia si presta ogni giorno a un’impresa, come lo affronterà Pogacar? Qui da solo al Lombardia 2023
Il Giro d’Italia si presta ogni giorno a un’impresa, come lo affronterà Pogacar? Qui da solo al Lombardia 2023

Il Giro e le trappole

In un’intervista fatta oggi sulla Gazzetta, Nibali dice che Pogacar potrebbe conquistare il margine necessario nelle prime due settimane e gestirlo poi con la squadra nella terza. La cosa è assolutamente credibile, come è credibile che il livello dello sloveno sarà molto più alto rispetto agli altri pretendenti alla maglia rosa. Potrebbe davvero limitarsi a entrare in azione quando ci sarà da guadagnare, restando… dormiente e in guardia nel resto del tempo. Siamo certi però che Pogacar sia capace di addormentarsi in corsa?

Se vorrà correre alla Pogacar, come tutti si augurano, il Giro gli offrirà certamente trampolini e spazi per giocare, ma la troppa esuberanza potrebbe trasformarsi in una trappola. Ci sono oceani di differenze tra Pogacar e Van der Poel, ma l’ultima volta che l’olandese venne al Giro ed ebbe la sfrontatezza di correre ogni giorno all’attacco, portò a casa una vittoria il primo giorno, bei piazzamenti e una lunga serie di lezioni ben più aspre.

Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…
Il Giro del 1994 sembrava nuovamente preda di Indurain, ma due ragazzini (Pantani e Berzin) si misero di traverso…

Lo spirito del Pirata

Insomma, in attesa di parlare con Pogacar e di raccontarvi cosa ci dirà, speriamo con ardore che presto il campo dei partenti si arricchisca di altri nomi di alto livello (fermo restando che a nostro avviso Van Aert non abbia il livello e la testa per vincere il Giro). Ci eravamo quasi abituati all’idea di un Giro che premiasse la linea verde del ciclismo mondiale, adesso prenderemo le misure al Giro di Pogacar. E speriamo che chiunque si troverà fra i piedi abbia il coraggio e le gambe per mettersi di traverso.

Non è per caso che il mito di Pantani si inizio a costruire quando Marco sfidò e piegò il gigante Indurain, ritenuto imbattibile. Per i giovani in cerca di gloria, il prossimo Giro sarà un’occasione d’oro, purché abbiano davvero il carattere necessario. Sarebbe monotono, per avere occasione di applaudirne la vittoria, ritrovarsi con una corsa rosa che ricalchi le dinamiche dell’ultima Vuelta.

Pissei x UAE Team Emirates 2024: l’eleganza e la velocità

14.12.2023
3 min
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E’ stata recentemente svelata in via ufficiale la nuova divisa gara 2024, realizzata nuovamente dal brand italiano Pissei, che verrà indossata dall’UAE Team Emirates nel corso della prossima stagione agonistica. Dopo un’annata come sempre molto generosa in termini di successi, il laboratorio Custom Lab di Pissei è tornato dunque… in azione, collaborando nuovamente a strettissimo contatto con tutti i tecnici ed i corridori del team di Pogacar.

Per la stagione 2024, il design delle divise della squadra (sia da gara che da allenamento) si ispira alla purezza assoluta del bianco e alla velocità: tutti capi di abbigliamento hanno una fortissima predominanza del bianco, con l’aggiunta di un moderno motivo geometrico rosso, verde e nero – i colori della bandiera degli Emirati – per conferire un tocco di eleganza senza tempo.

Il UAE Team Emirates è stata la squadra vincitrice del titolo WorldTour Best Team 2023
Il UAE Team Emirates è stata la squadra vincitrice del titolo WorldTour Best Team 2023

100% Custom Lab

I capi, realizzati interamente a mano in Italia, all’interno del Custom Lab della stessa azienda toscana, intendono rappresentare una sintesi ideale tra arte e funzionalità. Per la seconda stagione consecutiva, i corridori del team potranno fare dunque affidamento su una selezione completa di articoli provenienti dalla collezione top di gamma Magistrale di Pissei: una gamma di specifici capi di abbigliamento sviluppata appositamente per affrontare le giornate di gara più impegnative, offrendo prestazioni e comfort di altissimo livello.

L’obiettivo di realizzare una combinazione di materiali tecnicamente perfetti, uniti ad un design unico e inconfondibile, rappresenta l’obiettivo principale che intende raggiungere Pissei. In azienda, quotidianamente, si ricerca il tessuto perfetto, adatto a raggiungere il massimo della velocità e della performance su strada facendo in modo che sia come fosse… “cucito sulla pelle del ciclista”.

«Ciascun dettaglio è pensato specificatamente per andare incontro alle esigenze degli atleti professionisti – dichiarano con un pizzico di orgoglio dal Custom Lab di Pissei – e per farli gareggiare al massimo delle loro possibilità, in qualsiasi situazione. L’esperienza nel mondo delle competizioni ci garantisce un continuo stimolo a migliorare i nostri prodotti. Inoltre, grazie al nostro team interno di designer, rimaniamo aggiornati sulle tendenze del momento e ci distinguiamo sul mercato per la freschezza delle nostre grafiche. Per la stampa dei capi usiamo esclusivamente i migliori macchinari esistenti in commercio per un risultato che punta ad altissimi standard qualitativi».

Pissei

Maglia bianca e l’erede di Pogacar? Gasparotto ha le idee chiare

08.12.2023
6 min
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Una certezza del prossimo Tour de France è che Tadej Pogacar non sarà la maglia bianca di Parigi. Dopo averne vinte quattro di fila, il corridore della UAE Emirates infatti diventerà grande e questo lascerà spazio, spazio pregiato, ad altri corridori.

Con Enrico Gasparotto, direttore sportivo della Bora-Hansgrohe, abbiamo cercato di capire chi potranno essere gli eredi dello sloveno, visto che con Cian Uijtdebroeks è chiamato in causa per quel che riguarda le maglie bianche. Il giovanissimo belga infatti ha detto che vorrà fare classifica al Giro e anche in Italia tra l’altro c’è un habitué della maglia bianca, Joao Almeida.

Enrico Gasparotto (classe 1982) è sull’ammiraglia della Bora-Hansgrohe dal 2022
Gasparotto (classe 1982) è sull’ammiraglia della Bora-Hansgrohe dal 2022
Enrico, a prescindere dai programmi, i nomi possibili per le prossime maglie bianche, sono parecchi: Ayuso, Evenepoel, Pidcock, Carlos Rodriguez, Arensman, Uijterbroecks, Buitrago, Zana, Martinez…

Se parliamo di Tour ne dico due e basta: Remco Evenepoel e Carlos Rodriguez. Loro sono senza dubbio i più papabili, anche perché non so se Ayuso andrà al Tour e anche se ci andasse cosa farebbe?

La UAE sarebbe concentrata su Tadej?

Esatto, ma penso anche alla Jumbo-Visma.

Cioè?

Per loro ripetere il 2023 sarà difficile e… lo sanno. Hanno una pianificazione decisa e precisa. Quest’anno punteranno sul Tour chiaramente, ma punteranno tanto anche sulle classiche. Vogliono un monumento, un Fiandre, una Roubaix, che ancora gli manca. In più non avranno Van Aert, né Van Hooydonck, due pedine fondamentali. Tornando al discorso dei giovani quindi, sarà un’occasione ancora più ghiotta per Pogacar. Ayuso sarebbe più bloccato. Mentre Remco o Carlos Rodriguez avrebbero più libertà. Credo che Carlos Rodriguez, quinto assoluto nel 2023 (secondo nella maglia bianca, ndr), sarà capitano della Ineos-Grenadiers.

Rodriguez più di Pidcock?

Per me sì, Pidcock ha anche le classiche in testa. Bisognerà vedere bene che programma farà e cosa vorrà veramente dal Tour. Ma non per questo dico che in ottica futura non possa migliorare. Tuttavia resto dell’idea che Rodriguez e Remco sono i primi due pretendenti alla successione della maglia bianca di Pogacar. E credo che Rodriguez abbia qualche possibilità in più.

Alla Vuelta si è assistito in parte allo scontro per la maglia bianca fra Evenepoel e Rodriguez
Alla Vuelta si è assistito in parte allo scontro per la maglia bianca fra Evenepoel e Rodriguez
Perché?

Perché Evenepoel non ha paura di attaccare e questo magari ad un certo punto del Tour potrebbe pagarlo, sia da un punto di vista tattico che fisico. Mentre Rodriguez è più un regolarista, corre in modo più tradizionale se vogliamo ed è in una squadra leader per le corse a tappe.

Come detto non sappiamo i programmi di tutti i ragazzi, ma poniamo che Ayuso vada in Francia. Non lo vedi un pretendente alla maglia bianca?

Numeri sulla carta sì, non si può certo dire di no, ne ha già vinte due alla Vuelta. Ma poi bisogna contestualizzare le situazioni e quando hai Tadej in squadra sono pochi gli obiettivi personali. Quest’anno è stata una particolarità: quando hanno capito che non avrebbero vinto il Tour hanno cercato di portare, riuscendoci, Adam Yates sul podio. Un risultato importante per la squadra, per i punti.

Chiaro…

In generale un po’ tutti i nomi che abbiamo fatto all’inizio sono validi ma poi, come ripeto, vanno contestualizzati nell’ambito della corsa e della squadra. Anche Buitrago può fare molto bene per esempio, ma non lo vedo all’altezza di un Remco o di un Carlos Rodriguez.

Questa estate Pidcock è stato 4° nella classifica della maglia bianca del Tour a 40′ da Pogacar. Pensate che il quinto, Skjelmose, era ad oltre 2 ore
Questa estate Pidcock è stato 4° nella classifica della maglia bianca del Tour a 40′ da Pogacar. Pensate che il quinto, Skjelmose, era ad oltre 2 ore
Sinceramente credevamo che dopo la presentazione del Giro, Remco cambiasse idea. Due crono, nessuna salita estrema. E’ ancora possibile in questo ciclismo della programmazione cambiare i piani a questo punto?

Onestamente il giorno dopo la presentazione del Giro d’Italia anche io ho pensato: «Remco cambia idea e verrà al Giro». E’ una corsa particolare: due crono lunghe e da specialisti. Quella di Desenzano nella prima parte è molto tecnica. Poi ci sono molte salite lunghe, quasi tutte oltre i 10 chilometri, ma nessuna scalata estrema tipo Zoncolan, Tre Cime o Mortirolo, salite da 8 all’ora. E quindi questa sua decisione un po’ mi ha stupito. Però Remco ha provato la Vuelta, ha provato il Giro e ci sta che voglia provare anche il Tour. Riguardo al cambio dei piani che dire: sono questi i mesi in cui team progettano le loro strategie e magari da qui a fine febbraio, quando i programmi saranno definiti, ci sarà qualche sorpresa.

Torniamo alla maglia bianca e all’ormai duello Rodriguez-Evenepoel: il percorso del Tour chi avvantaggia?

Bella domanda. Alla fine la tappa gravel non favorisce nessuno dei due. Li vedo in difficoltà entrambi e lì nessuno dei due, nello scontro diretto, uscirà da vincente o perdente. Poi sta alle capacità di recupero di entrambi. E questo non sarà facile, perché dovranno essere in forma sin dall’inizio. La partenza in Italia non sarà semplice e stare tre settimane piene al “top-top” non è così scontato. La maglia bianca andrà a chi non avrà giornate no.

Oltre a Remco e Carlos prevedi qualche sorpresa?

No, il Tour è talmente duro, difficile e complesso nella sua interpretazione che non c’è spazio per le sorprese.

Joao Almeida ha vinto la maglia bianca del Giro 2023. In realtà è la prima, ma in quattro partecipazioni al Giro l’ha indossata per oltre 30 giorni
Joao Almeida ha vinto la maglia bianca del Giro 2023. In realtà è la prima, ma in quattro partecipazioni al Giro l’ha indossata per oltre 30 giorni
Prima di congedarci, Enrico, un paio di domande anche sull’erede di Joao Almeida, spesso maglia bianca del Giro d’Italia: chi sarà? Voi tra l’altro avete un serio pretendente, Cian Uijtdebroeks.

Eh, ma non svelo i nostri programmi!

Ma lo ha dichiarato lui che sarà in Italia…

Non so rispondere con precisione, dipenderà da chi farà il Giro. Di certo Cian è valido per le corse a tappe. Quest’anno in quelle WordTour che ha fatto è sempre stato nella top ten. Ha il talento dalla sua parte e anche molte cose da migliorare. Forse in Italia ci potranno essere più sorprese e non solo per la maglia bianca. Avendo i grandi nomi al Tour, ci sarà una top ten molto incerta. Ad ora vedo molto bene Geraint Thomas. Riguardo ai giovani non è facile rispondere perché anche se i numeri del dislivello non sono paragonabili a quelli del 2022 e del 2023 e le tappe sono più corte, le insidie non mancano e il Giro resta difficile. Per esempio dopo le due crono c’è sempre l’arrivo in salita e il rischio è che qualcuno si possa svuotare nella crono. L’esperienza potrebbe fare la differenza.

Vista così e l’importanza delle crono, giochiamo la carta italiana e diciamo Antonio Tiberi.

Resto dell’idea che individuare un pretendente alla maglia bianca al Giro è davvero difficile.

Formolo è più forte di così, ma deve sprecare di meno

26.11.2023
6 min
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Dopo quattro anni al UAE Team Emirates, in cui divenne uno dei primi fidati del giovanissimo Pogacar, Davide Formolo ha preso le sue cose e si è trasferito al Movistar Team. Come siano andate le cose ce l’ha raccontato il veronese qualche giorno fa, a noi interessa approfondire il ruolo che nella scelta ha avuto Leonardo Piepoli, che a detta Formolo è stato decisivo. La collaborazione fra i due è di vecchissima data, si è interrotta soltanto nel periodo alla UAE, mentre ora i due vestiranno la stessa maglia. L’amicizia resta, il rapporto sarà probabilmente ancora più stretto.

Formolo corre sempre allo scoperto, non sa stare nascosto e per questo spende troppo
Formolo corre sempre allo scoperto, non sa stare nascosto e per questo spende troppo

Può fare meglio

Più che sapere in che modo sarà impiegato Formolo nella nuova squadra, puntiamo il fuoco sull’idea che di Davide si è fatto Piepoli. La nostra, radicata dai tanti anni di conoscenza, è quella di un atleta che potenzialmente vale più di quanto ha mostrato finora.

«Io credo che lui sia molto meglio di quello che abbiamo visto – conferma Piepoli – e credo che le colpe siano all’80 per cento sue. Davide ha la tendenza a finirsi. Può essere legato all’alimentazione, al tempo da stare in bici o in una corsa quando si vede chiaramente che ne ha. Lui non fa mai la corsa che non lo vedi per tutto il giorno e alla fine spunta e vince. No, lui quando ne ha, lo vedi. Ma questo mostrarsi e spendere fa sì che il giorno dopo non ci sei più. Sei un grande per l’80 per cento della corsa, ma quando arrivi ai meno 15 dall’arrivo, di colpo sparisci? Vuol dire che hai sprecato prima. Questo è Davide in generale ed è un peccato, perché poteva e può ancora ottenere molto di più».

Alla Liegi 2018 vinta da Jungels, 7° posto dopo una corsa da protagonista. Nel 2019 sarà secondo
Alla Liegi 2018 vinta da Jungels, 7° posto dopo una corsa da protagonista. Nel 2019 sarà secondo
Questa sua attitudine a finirsi è in qualche modo reversibile?

Secondo me sì e ne abbiamo parlato. Ci sono diverse situazioni. Si possono fare dei tentativi e magari le cose vanno bene, anche se hai lavorato nel modo sbagliato. Oppure cambi squadra, inizi con un nuovo allenatore e si mettono in atto svariate situazioni, per cui lui non ti conosce e passi il tempo a fare degli aggiustamenti. Io con lui sono stato chiaro. Io so esattamente dove sbaglia, non ci dobbiamo inventare la ripetuta particolare, non dobbiamo andare per tentativi. A lui basta gestire il suo potenziale attuale, non è che bisogna inventarsi tanto.

La conoscenza aiuterà a non sbagliare?

Sappiamo che quando non va, ha commesso degli errori. Quindi il lavoro in teoria è facile. Basta togliere gli errori o non fare gli errori che ha sempre fatto e che lo hanno limitato. Gliel’ho detto: «Il lavoro non è difficile, però ci devi credere tu. Basta con prove e tentativi. Io devo essere rigido, traccerò la linea e tu devi seguirla». Non ci può essere, come c’è stato prima, un margine di decisione o di manovra. Non è più tempo di giocare alla lotteria e io credo che questa cosa lui l’abbia capita.

Davide Formolo, Tadej Pogacar, Uae Tour 2020
Per un paio di stagioni, nel 2020 e 2021, Formolo ha fatto parte del gruppo Pogacar. Poi qualcosa è cambiato
Davide Formolo, Tadej Pogacar, Uae Tour 2020
Per un paio di stagioni, nel 2020 e 2021, Formolo ha fatto parte del gruppo Pogacar. Poi qualcosa è cambiato
La sensazione è che, come nel caso di Bettiol, dopo la morte di Battaglini tu sia per Formolo anche un riferimento oltre la preparazione.

Negli ultimi 2-3 anni era seguito dai tecnici UAE, ma è capitato di incontrarci. Parliamo, lui si confida. Il bello di questo lavoro è che si creano rapporti affettivi che non finiscono con la preparazione.

In questo momento Formolo ha più fragilità o punti di forza? Perché non ha lasciato prima la UAE?

Ha conosciuto il Pogacar giovanissimo, per età e risultati. In più inizialmente, se non sbaglio, abitavano nello stesso palazzo: uno al primo e l’altro al terzo piano. Si allenavano assieme e così Formolo è entrato nel progetto di Pogacar. Poi anno dopo anno sono arrivati in squadra corridori sempre più forti e lui è stato allontanato da quel gruppo. In cuor suo, credo che avendo la fiducia di Pogacar con cui si trovava benissimo, abbia sempre sperato che le cose tornassero come prima e questo lo ha trattenuto dal prendere decisioni. Fino a quando ha capito che con Pogacar non avrebbe corso quasi più e che, nel caso, avrebbe dovuto tirare dopo la partenza e prima dell’elicottero, così immagino che alla fine abbia deciso di cambiare aria.

Al Lombardia del 2022 fu Formolo a fare le selezione: dietro di lui erano rimasti solo i capitani
Al Lombardia del 2022 fu Formolo a fare le selezione: dietro di lui erano rimasti solo i capitani
In attesa che la squadra vari il suo programma, quali sono oggi i punti di forza di Formolo?

Il punto di partenza è che è stato ingaggiato per supportare Mas. Può fare un gran lavoro sicuramente nelle tipiche tappe delle Marche alla Tirreno. All’Amstel e la Liegi. Sono corse in cui in questo momento lo vedo davvero forte. Finora le cose migliori in assoluto le ha fatte nelle corse di un giorno. Alla Liegi, a parte quando ha fatto secondo, un’altra volta lo hanno preso a 300 metri dall’arrivo. All’Agostoni e alla Veneto Classic nemmeno ci puntava, ma le ha vinte. Al Lombardia del 2022, quando si è spostato, erano rimasti Landa, Mas e Pogacar. Già oggi, senza grandi rivoluzioni e tenendo presenti le esigenze della squadra, è super competitivo.

Nelle corse a tappe?

Ha fatto per tre volte la top 10 nei grandi Giri, non è l’ultimo arrivato e vuol dire che è in grado di scollinare più o meno sempre con i 10 migliori corridori. Mi piacerebbe che anche lì avesse un upgrade.

Nel 2023, Formolo è stato il migliore degli italiani: 9° a 1’23” da Pidcock
Nel 2023, Formolo è stato il migliore degli italiani: 9° a 1’23” da Pidcock
Se esagera in allenamento, che tipo di inverno dovrà fare?

Cercherò di tenerlo frenato, infatti siamo già in discussione. Fosse per lui, al secondo giorno di allenamento farebbe tre ore al medio. Medio di battiti, va bene, con pochi watt, ma sempre tre ore con 140 battiti medi, che non sono pochi. Ma non giocheremo a guardie e ladri, il mio approccio sarà diverso. Prima ero uno dal di fuori che veniva contattato solamente in caso di difficoltà, invece adesso è diverso. Lui è un corridore della squadra e viene con totale fiducia nei miei confronti. E io non devo diventare lo sceriffo, starà a lui ascoltarmi e sono certo che lo farà.

Per Carbon-Ti una promozione da WorldTour

24.11.2023
4 min
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CAZZAGO SAN MARTINO – Carbon-Ti è dallo scorso Giro d’Italia ufficialmente partner tecnico dell’UAE Emirates Team. Una collaborazione che per l’azienda bresciana ha rappresentato una sfida importante che oggi può essere sicuramente considerata vinta.

In una nostra intervista realizzata in occasione del Tour de France, Marco Monticone, Product Manager di Carbon-Ti, ci aveva congedato con le seguenti parole: «Lunedì scorso (giornata di riposo al Tour, ndr) siamo stati tutto il giorno con la squadra e abbiamo raccolto informazioni dagli atleti, dai meccanici e dal performance manager. Abbiamo indicato futuri nuovi prodotti che potrebbero interessare e concordato alcune cose. Abbiamo ricevuto i prodotti utilizzati al Giro, ad esempio i dischi di Almeida, in modo da fare le nostre verifiche».

A qualche mese di distanza dalla conclusione del Tour de France, abbiamo deciso di fare visita a Carbon-Ti per tracciare con lo stesso Marco Monticone un bilancio della collaborazione con il UAE Emirates Team.

Le corone Carbon-Ti usate, tra gli altri, da Formolo: la combinazione è 54-40
Le corone Carbon-Ti usate, tra gli altri, da Formolo: la combinazione è 54-40
Da dove vogliamo partire per analizzare questo primo anno di collaborazione?

Per prima cosa ci tengo a dire che ancora oggi, l’essere diventati partner tecnico dell’UAE Emirates Team, è qualcosa per noi di incredibile, soprattutto se si pensa che alla squadra forniamo esclusivamente un supporto tecnico…e non economico. Siamo stati scelti per la qualità dei nostri prodotti e non perché abbiamo definito con loro una sponsorizzazione economica. Oltre a questo, credo sia stata riconosciuta la nostra capacità di trovare sempre una soluzione a delle problematiche tecniche che molto probabilmente un grande player non sarebbe stato in grado di risolvere. Penso ad esempio alle corone da crono. Siamo stati capaci di rispondere in tempi rapidi ad una richiesta che ci è arrivata dalla squadra.

Come è stato confrontarsi con il team numero uno del WorldTour?

E’ stato davvero stimolante. Abbiamo fornito alla squadra il meglio della nostra produzione e ogni singolo componente è stato da loro testato e approvato. Prima del Fiandre avevamo fornito a Pogacar le nostre corone 54-40 per fargliele provare in vista del Tour de France, trattandosi di corone estremamente leggere, quindi ideali per le tappe con tanta salita. Pogacar le ha provate e ha deciso di utilizzarle subito al Fiandre… che poi ha vinto. Vedere le nostre corone “stressate” su un percorso così duro come il Giro delle Fiandre che sottopone il mezzo meccanico a infinite sollecitazioni è stato come superare a pieni voti un esame molto difficile. Ma c’è di più…

Al Tour il freno anteriore Carbon-Ti è stato usato anche sulla bici da crono
Al Tour il freno anteriore Carbon-Ti è stato usato anche sulla bici da crono
Cosa?

Il fatto che un campione come Pogacar abbia provato e utilizzato in gara i nostri prodotti ha fatto sì che anche altri suoi compagni abbiano deciso di utilizzare senza alcuna remora le nostre corone e i nostri dischi.

Essere partner tecnico di un team come la UAE Emirates vi ha portato un ritorno in termini di immagine e naturalmente vendite?

Abbiamo fin da subito avuto la percezione che qualcosa fosse cambiato. Quando sei partner di un team così importante, la tua immagine, il tuo nome viene catapultato in positivo in tutto il mondo. Solo per citare il caso di Eurobike, in Germania tutti i rivenditori stranieri che sono passati a trovarci al nostro stand si sono dimostrati entusiasti della collaborazione con la UAE. Molti di loro ci hanno detto che grazie alla partnership con il team oggi è più facile proporre i nostri prodotti ai loro clienti. Contemporaneamente la stampa specializzata ha iniziato a interessarsi di noi dandoci ulteriore visibilità.

Tutto positivo allora, oppure c’è anche qualcosa di negativo?

Se dobbiamo trovare un aspetto negativo, forse lo possiamo individuare nel fatto che si è generata in questi mesi una domanda tre volte superiore alla nostra attuale capacità produttiva. I nostri prodotti, proprio per le loro caratteristiche, richiedono dei tempi di produzione oggettivamente più lunghi rispetto ad un prodotto di serie. In ogni caso stiamo già lavorando per incrementare la nostra capacità produttiva.

Il team di Carbon-Ti ha raggiunto il Tour nel secondo riposo di Megeve per avere riscontri
Il team di Carbon-Ti ha raggiunto il Tour nel secondo riposo di Megeve per avere riscontri
Chiudiamo con un richiamo al Tour. Che esperienza è stata essere a contatto diretto con la squadra?

Sicuramente è stata un’esperienza molto bella, sia sotto l’aspetto delle emozioni provate, ma anche da un punto di vista professionale. Essere a contatto con i meccanici di un team professionistico è come essere accanto ai meccanici della Formula 1. Essere subissati dallo loro domande è stato gratificante.

Come definireste la collaborazione?

Abbiamo avuto la possibilità di raccontargli i nostri prodotti e le scelte che ci hanno guidato nella loro realizzazione. A fine stagione ci sono stati riconsegnati dalla squadra alcuni componenti utilizzati dagli atleti per essere analizzati e capire se e dove intervenire per apportare eventuali miglioramenti. Mi sento quasi in imbarazzo nel dover ammettere che tutti i test sono stati superati alla grande.

Quello fra Carbon-Ti e UAE Emirates Team è un matrimonio che possiamo definire felice e che, come ci ha confermato lo stesso Marco Monticone, continuerà anche nel 2024.

Carbon-Ti

Doppietta Giro-Tour. E’ possibile nel 2024?

05.11.2023
5 min
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Non c’è niente da fare, l’eterno discorso della doppietta Giro-Tour tiene sempre banco. Fa discutere, sognare, pensare… Se in oltre cento anni di storia ci sono riusciti solo in sette, un motivo ci sarà. E quest’anno più che mai, con due percorsi più accessibili, magari è la volta buona. Ma ecco che spunta il terzo “incomodo”, le Olimpiadi, a frenare la doppietta. Doppietta che Stefano Garzelli, in passato ha visto realizzarsi da vicino, grazie al compagno di squadra e capitano Marco Pantani.

Stefano Garzelli (qui con Alessandra De Stefano) ha vinto il Giro del 2000. Dal 2016 è commentatore tecnico per la Rai
Stefano Garzelli (qui con Alessandra De Stefano) ha vinto il Giro del 2000. Dal 2016 è opinionista per la Rai
Stefano, doppietta Giro-Tour, ma con vista sulle Olimpiadi…

Credo che possa riguardare soprattutto Pogacar questo discorso, ma penso anche che l’Olimpiade poi non vada ad incidere così tanto sull’eventuale doppietta. Il Tour de France resta obiettivo primario per un atleta di quel calibro, di quelle caratteristiche e di quella squadra.

Quest’anno i due percorsi per te favoriscono la doppietta?

Su carta sì, perché non sono due percorsi impossibili (qui quello del Giro e qui quello Tour, ndr). Tutti e due hanno un avvio molto tecnico, molto impegnativo e poi hanno una settimana finale molto impegnativa. Il Tour forse è un po’ più facile nella parte centrale. Il Giro d’Italia, tolto il tappone di Livigno che suera i 5.000 metri di dislivello, non ha frazioni impossibili. E anche in quella tappa, gran parte del dislivello si accumula con Aprica, prima, che non è dura, e con la Forcola soprattutto. La Forcola è lunga, ma non è a ridosso dell’arrivo e concede ampi recuperi e non credo farà grandissima selezione.

Al Tour certi tapponi non ci sono proprio… Molti hanno detto che Vegni ha disegnato questo percorso proprio per lui. Cosa ne pensi? Sarebbe l’occasione giusta?

Io credo che ancora per quest’anno, Tadej imposterà la sua stagione sul Tour de France. Viene da due secondi posti e vuole rivincere. Fisicamente potrebbe anche riuscirci e provarci, ma poi con un Vingegaard così deve essere al top del top. Non puoi fare il Giro prima del Tour, oltre al dispendio energetico ti esponi a rischi di cadute, infortuni… Hai un mese e poi ti devi far trovare subito pronto, perché come detto, la partenza è dura.

I tracciati di Giro e Tour non sono impossibili, ma le partenze non prevedono tappe di pianura come una volta, specie in Francia
I tracciati di Giro e Tour non sono impossibili, ma le partenze non prevedono tappe di pianura come una volta, specie in Francia
Prima invece si poteva non essere al 100 per cento….

Esatto. E poi con Vingegaard che è diventato un killer, sarebbe troppo rischioso. Quest’anno senza la caduta di Liegi (il riferimento è a Pogacar, ndr) credo che se la sarebbero giocata sul filo dei secondi fino alla fine, ma anche per un fenomeno come lo sloveno stare 25 giorni fermo in quel momento dell’anno non è facile. Anzi, solo lui poteva riuscire a fare secondo in quelle condizioni.

E a Stefano Garzelli sarebbero piaciuti questi due tracciati per tentare la doppietta?

Se avessi dovuto vincere il Tour, no. Rispetto ai miei tempi il ciclismo è cambiato ed è cambiato ancora di più negli ultimi 3-4 anni. E’ tutto più esponenziale, tutto vissuto al massimo. Pantani nel 1998 si ritrovò in quel Tour con le prime dieci tappe piatte. Non c’era neanche una salita. Nella crono di apertura arrivò tra gli ultimi (181° su 189, ndr). Poi, per una serie di circostanze e perché si chiamava Pantani, è riuscito a vincerlo. Marco andò in Francia senza troppa pressione. Aveva vinto il Giro. Ma oggi è diverso e il Tour è troppo importante.

Purtroppo per il Giro…

Purtroppo per il Giro, esatto. Se Pogacar questa estate avesse vinto la maglia gialla, magari al Giro ci sarebbe venuto, anzi forse lo avrebbe fatto al 100 per cento. Ma oggi più che mai sembra che conti sempre di più solo vincere. Come se un secondo posto in certe corse fosse da buttare, specie nella sua squadra. Sono arabi, hanno un’altra cultura. Sì, ne hanno messi due sul podio… ma non hanno vinto.

Marco Pantani sigla l’impresa a Montecampione e di fatto vince il Giro, 54 giorni dopo sarà in giallo a Parigi
Marco Pantani sigla l’impresa a Montecampione e di fatto vince il Giro, 54 giorni dopo sarà in giallo a Parigi
Hai parlato spesso delle due partenze, impegnative per entrambi i Giri: i percorsi vecchio stile con molta pianura all’inizio avrebbero favorito la doppietta?

Sul fronte della preparazione di certo è complicato. Al via del Giro devi farti trovare pronto. In più la corsa rosa ormai ha delle caratteristiche per le quali ogni giorno può esserci un’imboscata, un imprevisto, ogni tappa ha la sua storia… Al Tour c’è nervosismo. Sì, forse con due percorsi più facili in fase di avvio, la doppietta poteva essere un po’ più facile. E poi noi stiamo dando per scontato che vincere la corsa rosa sia facile, ma non lo è affatto. In più c’è da considerare che mentalmente è dura stare concentrati e sotto pressione 21 giorni e poi altri 21 giorni.

Inoltre nel 2024 ci sono le Olimpiadi, che forse riguardano più Pogacar che Vingegaard…

Come ho detto, non credo che le Olimpiadi incidano sulla doppietta. Chi esce dal Tour in questo caso o dalla Vuelta per il mondiale va sempre forte. Il tracciato dell’Olimpiade da quel che so non è durissimo e ci sono atleti come Philipsen, Van der Poel, Van Aert che ormai non sono solo velocisti, vanno forte anche su tracciati più tecnici.

E possono sfruttare il percorso per prepararsi al meglio. Pensiamo a Vdp quest’anno…

Chi va al Tour… va al Tour. Poi l’Olimpiade avrà un andamento tattico diverso, con pochi atleti per squadra. Pogacar correrà con la Slovenia, non con la UAE Emirates. La corsa pertanto sarà più difficile da controllare, specialmente se il percorso non sarà duro. Difficile per certi corridori puntare tutto su una corsa così.

Pogacar firma una versione speciale del Trenta 3K Carbon

02.11.2023
3 min
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Met ha voluto celebrare tutti questi anni accanto a Tadej Pogacar con una versione speciale del casco Trenta 3K Carbon. Un modello specificamente pensato per il campione sloveno: unico e particolare come lui. Questa versione del Trenta 3K Carbon ha la sua unicità nel disegno, infatti il processo con il quale è realizzato non permette di avere due modelli uguali. Insomma, un casco personale e irripetibile, come la propria impronta digitale. 

Performante e leggero

Le prestazioni sono elevatissime, infatti la calotta in fibra di carbonio del Trenta 3K Carbon migliora notevolmente le prestazioni. MET ha inserito, come nella maggior parte dei suoi prodotti, anche il sistema rotazionale Mips Air, il quale aumenta la protezione e permette di risparmiare peso. 

Il Trenta 3K Carbon è un prodotto confortevole e sicuro, questo grazie alla forma interna della calotta che permette una calzata regolabile a 360 gradi. Anche le cinghie giocano un ruolo importante, infatti sono regolabili per massimizzare l’aerodinamica ed il comfort. Sono presenti 19 prese d’aria e un sistema interno di canalizzazione dei flussi per migliorare ventilazione e comfort. In questo modo la temperatura interna rimane sempre stabile. 

Sulla parte superiore del casco ecco la firma di Pogacar: una “T” e una “P” stilizzate
Sulla parte superiore del casco ecco la firma di Pogacar: una “T” e una “P” stilizzate

La storia del logo

Nella parte superiore del casco MET ha inserito un logo, altrettanto unico, ispirato a Tadej Pogacar. Infatti questo logo non è altro che le iniziali del nome “T” e del cognome “P”. Realizzate con uno stile leggero e dinamico, in prossimità del caratteristico ciuffo di Pogacar è stata inserita la scritta “hair” (capelli).

MET

UAE Emirates e il Tour: dream team o troppi galli?

02.11.2023
5 min
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Se la Jumbo-Visma è alle prese con indiscrezioni di stampa che vorrebbero Van Aert al via del Giro rinunciando al Tour per puntare poi alle Olimpiadi, in casa UAE Emirates (foto Fizza in apertura) si ragiona di futuro con il possibile coinvolgimento nella sfida francese di Juan Ayuso e di Joao Almeida. Il tutto mentre Pogacar è impegnato nei criterium d’Oriente del Tour de France e rilascia dichiarazioni a briglia sciolta, dando una sensazione di vero divertimento: «Il miei obiettivo per il 2024? Divertirmi e togliere quella maglia arcobaleno a Van der Poel».

E’ possibile che per contrastare la squadra olandese (che perdendo Roglic ha comunque ridotto la sua capacità offensiva, ma ha pur sempre Vingegaard, Kuss e Van Aert), il team degli Emirati decida di puntare su una sorta di dream team, affiancando a Pogacar e Yates, anche Ayuso e Almeida?

Da due anni la sfida del Tour sorride alla Jumbo-Visma, con la UAE Emirates a inseguire
Da due anni la sfida del Tour sorride alla Jumbo-Visma, con la UAE Emirates a inseguire

Pogacar e il Tour

Delle parole dello sloveno sugli equilibri del Tour abbiamo raccontato nell’ultimo editoriale: non sarà più un duello fra Jumbo-Visma e UAE Emirates, ma ci saranno da considerare anche la Bora-Hansgrohe di Roglic e la Ineos Grenadiers che si sta rinforzando.

«Sono molto soddisfatto del percorso del prossimo Tour – ha aggiunto lo sloveno – le due cronometro sono interessanti come pure la tappa su sterrato, ma ci sarà molta competizione anche negli ultimi giorni nei dintorni di Nizza. Mi dicono che Vingegaard ha dato un 8 al Tour del 2024, io darei un 9, soprattutto perché finiamo nella zona dove vivo e mi alleno».

Quarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timori
Quarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timori

Ayuso e il Tour

Contemporaneamente, del Tour ha parlato Juan Ayuso, che nella stessa UAE Emirates appare come un predestinato. E che ora, dopo essersi fatto le ossa per due stagioni alla Vuelta, vuole misurarsi con le strade francesi. In realtà farebbe un gran bene a lui e anche al Giro se venisse a misurarsi da queste parti, ma pare che per adesso il discorso non faccia minimamente breccia.

«L’idea – ha detto lo spagnolo nello stesso Criterium di Madrid vinto da Van der Poel – è di fare il mio debutto al Tour l’anno prossimo e vedere come va. Pogacar attualmente è il numero uno ed è normale che vada al Tour da leader. Ma come abbiamo visto alla Vuelta, è intelligente avere più corridori in classifica. Devo ancora fare altra esperienza, il mio corpo deve continuare a svilupparsi. Miglioro ogni anno e non mi sento come se fossi in una fase di stagnazione nel mio sviluppo. Se continuo così, alla fine arriverò al livello dei migliori».

Dopo il terzo posto del Giro e il nono della Vuelta, per il 2024 Almeida vorrebbe provarsi al Tour
Quarto alla Vuelta e miglior giovane, Ayuso ha voglia di misurarsi col Tour senza troppi timori

Almeida e il Tour

E Almeida? Il portoghese si era espresso dopo il Giro, quando seppe di dover fare anche la Vuelta. E proprio nel momento in cui raccontò l’orgoglio per aver conquistato il podio di Roma dietro Roglic e Thomas, dichiarò la sua voglia di Tour. Non è affatto escluso che nel 2024 Joao possa tornare al Giro, ma poi la UAE Emirates potrebbe assecondare il suo desiderio di affrontare un grande Giro al fianco di Pogacar.

«Penso di dover salire ancora di un livello per essere lì con i più forti – ha ribadito di recente tornando sul tema – ma bisogna prendersi tempo, le cose richiedono gradualità e penso di essere sulla strada giusta. Nel 2023 ho fatto Giro e Vuelta, il prossimo anno sarebbe bello fare il Tour».

L’ultimo scontro fra Pogacar e Van der Poel si è avuto al mondiale, con lo sloveno 3° dietro Mathieu e Van Aert
L’ultimo scontro fra Pogacar e Van der Poel si è avuto al mondiale, con lo sloveno 3° dietro Mathieu e Van Aert

I piani di Tadej

Chissà se per Pogacar tutto ciò si traduca in pressione o se lo sloveno riesca a farsela scivolare addosso con la solita leggerezza. Sta di fatto che, con la solita grande eleganza, Tadej si guarda bene dal dichiarare che nel suo orizzonte ci sia soltanto il Tour de France.

«Se facessi da me il mio calendario – dice – probabilmente non vincerei molte gare, perché vorrei partecipare a tutte. Per questo è un compito che spetta ai dirigenti della squadra. Io vorrei vincere il Giro e anche la Vuelta, ma non conosco ancora il mio programma per il 2024. Del resto, il mio momento più bello dell’anno è stata la vittoria al Giro delle Fiandre contro Van der Poel. Mathieu è molto simpatico, un amico, ma anche un grande rivale. Se ci incontrassimo nelle stesse gare, fra noi potrebbe accendersi una rivalità come quella fra lui e Van Aert. E’ uno dei migliori corridori del mondo, anzi il migliore visto la maglia che indossa. Se fossi bambino adesso, Van der Poel sarebbe il mio eroe».