Lubiana e le sue montagne, le Alpi di Kamnik e della Savinja

26.07.2023
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La Slovenia è una destinazione da sogno per i ciclisti. Grazie alla varietà, sia dei terreni che dei paesaggi, i praticanti di ogni età possono trovare qualcosa per se stessi. Dalle piste ciclabili, agli alloggi per ciclisti, alle esperienze su misura, alla gastronomia e per finire alle strade dei campioni. Lubiana è la capitale verde di un paese verde. La città dei mille eventi è circondata da parchi e aree naturali protette. 

Tadej Pogacar, due volte vincitore del Tour de France e ambasciatore del turismo sloveno, sfrutta ogni momento a casa per fare giri in bicicletta attraverso i diversi paesaggi della sua terra. Sebbene sia difficile trovare una strada su cui non abbia pedalato, scopriamo alcuni dei suoi itinerari preferiti. Come le Alpi di Kamnik e della Savinja. Scopriamo sulla scia di Tadej questi luoghi incantevoli. 

Nel Paese verde è facile immergersi nella natura incontaminata
Nel Paese verde è facile immergersi nella natura incontaminata

Un paradiso montano

Le Alpi di Kamnik e della Savinja, illuminate dai primi raggi del sole, già la mattina presto, invitano ogni visitatore a Lubiana a godersi la vista sulle montagne che si trovano a soli 30 minuti di auto dalla capitale. Velika Planina è una delle destinazioni più popolari per quei ciclisti che hanno bisogno di vere sfide in montagna. 

Il pittoresco altipiano con molte capanne di pastori che ancora oggi conservano la tradizionale agricoltura di montagna, ha lasciato un segno rilevante nel Giro di Slovenia 2022 in cui Tadej Pogacar e il suo compagno di club Rafal Majka hanno giocato il famoso gioco “sasso, carta, forbici” prima della linea del traguardo. Circondati dalle Alpi di Kamnik e della Savinja si potranno trovare piste ciclabili adatte anche ai più piccoli. La valle di Kamniska Bistrica è un eccellente percorso ciclabile per avventure ciclistiche meno impegnative.

Itinerari adatti a tutte le tipologie di bici
Itinerari adatti a tutte le tipologie di bici

Kamnik e le sue bellezze

Il percorso variegato con tracciati ciclistici semplici ma anche impegnativi dimostra quanto il ciclismo sia di casa a Kamnik. Si può usare una bici da città lungo i sentieri dell’Arboretum Volcji Potok, oppure la bici da strada verso la sorgente della Kamniska Bistrica, oppure ancora in sella alla mountain bike verso Velika Planina. Un paradiso per gli amanti delle bici.

I ciclisti di montagna hanno molta scelta nella valle. Uno dei percorsi più apprezzati, considerato tra i più complessi ma anche tra i più belli, attraversa Brsniki. Salire sulla Velika Planina è una vera sfida. Si può partire dalle Terme Snovik, verso il passo Crnivec situato a 902 metri di altezza sul livello del mare, proseguendo verso Velika planina. Sulla montagna è possibile riposarsi e rifocillarsi in numerosi snack-bar e baite. Si può inoltre arrivare al Crnivec partendo da Kamnik e regalarsi a fine percorso un bel bagno alle Terme Snovik.

Tratti di piste ciclabili per vivere le due ruote in sicurezza
Tratti di piste ciclabili per vivere le due ruote in sicurezza

Fino alla sorgente

La sorgente della Kamniska Bistrica è molto apprezzata dai ciclisti che giungono a Kamnik. Per i più attivi il tracciato funge da riscaldamento, mentre per chi è alle prime armi, è una sfida. Entrambi sono felici di giungere al laghetto alla fine del percorso, dov’è possibile rinfrescarsi.

Lungo il fiume Kamniska Bistrica corre anche il percorso podistico-ciclistico che collega Kamnik a Domzale. È adatto a tutte le generazioni, per cui vi ci si può recare anche coi bambini. In più punti si possono trovare giochi e panchine, dove potrete riposarvi all’ombra. Il tracciato passa anche attraverso l’Arboretum Volcji Potok, dove ci si può fermare a visitare il parco botanico più esteso del Paese. Per chi invece vuole fare “riposare” la bici e provare qualcosa di nuovo, può avventurarsi sul percorso a piedi. Sul tragitto ogni anno si svolge la famosa marcia che va da Kamnik a Domzale.

Cicloturismo extra e anche urbano per poter toccare con mano la cultura slovena
Cicloturismo extra e anche urbano per poter toccare con mano la cultura slovena

Escursioni ad hoc

Gli itinerari che si immergono in queste maestose vallate da scoprire in sella sono innumerevoli. Presso le strutture a misura di bici è possibile trovare una rete di guide turistiche pronte ad accompagnare il ciclista in ogni angolo verde da esplorare a ritmo lento e rispettoso. Tra questi a chiudere il nostro viaggio nei dintorni della capitale Lubiana, troviamo un appuntamento fisso che va dal 15 marzo al 31 ottobre. Dalla trattoria Vegov hram a Dolsko si pedala lungo la valle che nel passato, legato al maniero di Dol, veniva chiamata Lusttal (la valle della gioia e della delizia). Dopodiché si passa da Lubiana e Kamnik, per raggiungere poi i piedi delle Alpi di Kamnik e della Savinja, dove visitare il famoso maniero di caccia, opera dell’architetto J. Plecnik, e la gola Predoselj. 

Dopo l’escursione ciclistica da Dolsko fino alla sorgente della Kamniska Bistrica, volendo si possono fare i bagni nelle Terme Snovik oppure visitare il villaggio dei pastori sull’altipiano Velika planina.

L’itinerario organizzato comprende il transfer da Lubiana fino al punto di partenza e viceversa nonché il pranzo. Tutti giorni alle 8.30, 8,5 ore; in bici: 3,5 ore 

IFeelSlovenia

EDITORIALE / Per Tadej è arrivato il tempo delle scelte?

24.07.2023
5 min
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Difficile dire se Tadej Pogacar abbia trovato in Jonas Vinegaard la sua bestia nera. I segnali ci sono, ma lo sloveno scherzando ha raccomandato di non avere troppa fretta. Ha ragione, ma crediamo che nel suo team si dovrà fare un’attenta valutazione dei margini su cui intervenire per rendere lo sloveno ancora più incisivo.

Il 27 luglio del 2014, Nibali vince il Tour. La preparazione fu perfetta, ma anche molto impegnativa
Il 27 luglio del 2014, Nibali vince il Tour. La preparazione fu perfetta, ma anche molto impegnativa

Come Nibali contro Sky

Pogacar è un talento straordinario, bello da veder correre, entusiasmante negli scatti e nelle volate, ma gli è arrivato fra le ruote un bel bastone nocchiuto e spesso. Un avversario che riesce a imporsi sacrifici quasi monacali, che ha numeri da grande scalatore e alle spalle una squadra che vive le sfide allo stesso modo. Per Pogacar non è semplice staccare in salita un corridore costruito nei dettagli come il danese. C’è bisogno di lavori specifici, probabilmente servirà scendere di peso, forse cambiando in parte le sue caratteristiche.

In qualche misura sembra di rivivere il dilemma di Nibali, quando decise di puntare con decisione sul Tour de France. Non che prima non lo avesse fatto, ma la legge di Sky era inesorabile. E quando nel 2012 Vincenzo arrivò terzo a quasi 7 minuti da Wiggins e Froome, si capì che per sfidarli sul loro terreno sarebbe stato necessario avere la loro stessa maniacalità. Il Tour del 2014 nacque in questo modo. Vincenzo si trasformò in una vera macchina da guerra. Non rinunciò alla sua imprevedibilità, ma è certo che si presentò al via tirato e allenato come mai fino a quel punto e come mai sarebbe tornato negli anni successivi.

Prima del Tour, Vingegaard e Pogacar si sono incontrati alla Parigi-Nizza, poi strade diverse
Prima del Tour, Vingegaard e Pogacar si sono incontrati alla Parigi-Nizza, poi strade diverse

Obiettivi da scegliere

Non crediamo che il problema di Pogacar sia tanto nelle troppe corse di primavera. Conteggiando anche i giorni del Tour, Tadej ha 42 giorni di gara contro i 46 di Vinegaard. Tadej ha partecipato a 2 corse a tappe prima del Tour e le ha vinte entrambe. Vingegaard ne ha corse 4 e solo in una è finito secondo (dietro Pogacar alla Parigi-Nizza) e le altre le ha vinte.

Quel che c’è di diverso forse è il recupero fra una gara e l’altra e il tempo per costruire la forma del Tour. Quante giornate ha dedicato Vingegaard ai sopralluoghi delle tappe? Tante, a sentire i suoi racconti. Probabilmente più di quelli dedicati da Pogacar. E’ chiaro che il danese ha potuto farlo avendo nel Tour il suo obiettivo primario, un po’ come Froome a suo tempo, che vinceva le gare a tappe WorldTour (dal Catalunya al Delfinato), ma solo come passaggi verso il traguardo superiore.

Pogacar dovrà rinunciare a giocarsi il Fiandre e la Liegi? Questa è sicuramente la sfida che dovrà raccogliere e affrontare.

Quando corre Pogacar, il resto della UAE Emirates può solo tirare
Quando corre Pogacar, il resto della UAE Emirates può solo tirare

Un solo capitano

Il Tour è fatto di una costruzione maniacale. Se tutti seguissero lo stesso calendario, allora forse il talento sarebbe sufficiente per fare la differenza. Ma così non è e anche il talento immenso di Pogacar rischia di non bastare se messo al confronto con l’approccio metodico della Jumbo-Visma. E qui il discorso segue un’altra ansa.

Crediamo che anche Vingegaard potrebbe essere protagonista alla Liegi o alla Freccia Vallone, ne ha tutte le qualità. Però ha scelto (finora) di concentrarsi sul Tour e la squadra ha dirottato verso le classiche altri atleti che si chiamano Van Aert, Laporte, Benoot e a volte anche Roglic. Alla UAE Emirates invece questo non succede. I corridori ci sarebbero, ma quando corre Pogacar, agli altri tocca tirare. Lo sanno, lo accettano, difficilmente potrebbero fare altrimenti. Ma tutto questo va a favore di Pogacar?

Mentre Vingegaard lavora per il Tour, alle classiche pensano Van Aert e gli altri
Mentre Vingegaard lavora per il Tour, alle classiche pensano Van Aert e gli altri

Strade diverse

Certo il suo palmares è da stella assoluta e può di certo bastargli. Ha vinto due Tour, il Fiandre, la Liegi, la Freccia Vallone. Ma gli sta bene arrivare secondo al Tour, dietro uno che nella Grande Boucle ha scelto di specializzarsi? La scelta da fare è questa e deve farla Pogacar, non certo i suoi capi. Anche perché, visto il suo approccio meraviglioso al ciclismo, viene da chiedersi se Tadej sarebbe effettivamente capace di imporsi quello stile di vita così schematico nel nome della grande conquista. O se invece questo finirebbe con il logorarlo.

Già pochi mesi fa, Tadej ammise che una carriera non può durare tanto correndo sempre al 100 per cento e questa è una considerazione applicabile più a lui che al rivale. I più esperti dicono che la fine dipenda più dall’usura mentale che dal logorio atletico. E se il rischio è che Tadej, svuotato del divertimento, molli improvvisamente tutto, allora vale la pena fare un supplemento di riflessione. Vale la pena snaturarsi per inseguire Vingegaard al Tour?

Forse no, ma diventa necessario se quello è l’obiettivo. Se invece l’obiettivo è dare spettacolo, divertirsi e far appassionare ancora più tifosi, allora qualcuno potrebbe proporgli strade alternative. Esistono anche il Giro d’Italia o la Vuelta, restando lontani dall’ossessione del Tour, che già troppi talenti ha stremato per amore di quel giallo così squillante.

Un paio di lezioni che Pogacar porta a casa dal Tour

24.07.2023
5 min
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Non deve essere facile stare in piedi lì accanto per il secondo anno consecutivo. Ci sono corridori che potrebbero costruirsi la carriera su un secondo posto al Tour e due tappe vinte, se però ti chiami Tadej Pogacar, forse non basta. Perciò quando parla nell’ultima conferenza e nelle dichiarazioni spizzicate qua e là, sembra che torni a casa da un impegnativo viaggio di istruzione.

«Ovviamente il desiderio era vincere – dice – ma considerando tutto, penso che il secondo posto sia un risultato davvero straordinario per la squadra e anche per me. Quindi sì, sono super felice di essere di nuovo qui a Parigi, soprattutto sul podio. E per l’ultima volta in maglia bianca. Non sono più giovane… (sorride, ndr)».

La maglia bianca e quella a pois: una stretta di mano con Ciccone alla fine del Tour
La maglia bianca e quella a pois: una stretta di mano con Ciccone alla fine del Tour
Come te la sei cavata a gestire alti e bassi?

Sapevo che prima o poi sarebbero venuti giorni come quello di Courchevel e, se non giorni, magari dei momenti. Non credo che rimarrà l’ultima volta in cui qualcuno mi spingerà al limite. Credo di poter imparare qualcosa da quanto è successo. E se dovesse capitare ancora, saprò cosa aspettarmi.

Si sta parlando molto della tua rivalità con Vingegaard, che cosa si può dire di più?

Stiamo correndo in un ciclismo bellissimo e ci spingiamo l’un l’altro al limite. Penso che in questo momento possiamo essere tutti felici per come stiamo correndo. Al contempo, dobbiamo anche pensare che è solo una gara ciclistica e che dobbiamo goderci ogni momento che possiamo avere.

Sabato, verso Le Markstein, il primo giorno di sensazioni come nella prima settimana. Vingegaard nella scia
Sabato, verso Le Markstein, il primo giorno di sensazioni come nella prima settimana. Vingegaard nella scia
Parli bene, ma sei il primo a storcere il naso. Ieri hai ricevuto le congratulazioni per la vittoria di tappa, pensi di meritarle oggi per il secondo posto?

Nessuno dovrebbe congratularsi con me (ride, ndr), se non ne ha voglia. Sono molto contento di tutto ciò che questo Tour mi ha portato. Due vittorie di tappa, due di noi sul podio, il secondo posto per la squadra nella classifica finale e ancora la maglia bianca. Per me questo rimane un buon Tour e un’ottima stagione. Qualcosa di cui vado fiero, nonostante gli alti e bassi.

Che cosa c’è stato sabato di diverso, che ti ha permesso di vincere?

Mi sono sentito di nuovo me stesso, è stata questa la grande differenza. Non lo sono mai stato nell’ultima settimana e le persone più vicine se ne erano accorte. Sul Joux Plane e prima sul Grand Colombier, non avevo un bell’aspetto e infatti non mi sentivo benissimo. Giorno dopo giorno stavo peggiorando. Ma per quello che mi è successo sul Col de la Loze, davvero non ho spiegazioni.

Gianetti ribadisce che Pogacar è il più forte al mondo perché lotta in tutte le gare
Gianetti ribadisce che Pogacar è il più forte al mondo perché lotta in tutte le gare
Come lo hai affrontato?

Tutti sperimentano qualcosa di simile ad un certo punto della loro carriera. Uno di quei giorni in cui ti senti inutile. Per questo sono felice di essermi ripreso a fine Tour. Sono andato in giro pallido per una settimana, ora sulla mia faccia c’è di nuovo colore.

Dopo quelle sconfitte, ti è venuto in mente di programmare diversamente la stagione?

Non so perché dovrei, mi piacciono le sfide. Quest’anno la mia grande sfida è stata vincere prima la Parigi-Nizza e poi fare del mio meglio nelle tre grandi classiche: Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre e Liegi-Bastogne-Liegi. Ho provato a vincerle tutte e tre. Faremo diversamente il prossimo anno? Adesso è troppo presto. Tutto quello che posso dire è che al 90 per cento tornerò al Tour e proverò a vincerlo di nuovo.

Nella tappa di Parigi, Pogacar ha lavorato negli ultimi giri per tenere davanti i compagni allo sprint
Nella tappa di Parigi, Pogacar ha lavorato negli ultimi giri per tenere davanti i compagni allo sprint
Intanto Giannetti continua a definirti il miglior ciclista del mondo, perché fai tutte le gare.

Adoro il ciclismo e a primavera sono sempre in forma. Perché non usare quella forma per una gara come il Giro delle Fiandre? Ecco chi sono, cosa mi piace fare e ciò di cui sono orgoglioso. Posso competere in molte competizioni diverse, su tutti i terreni.

Hai imparato qualcosa da questo Tour?

Che quando mi sento super male, posso ancora soffrire: questa per me è la lezione più grande. Ho imparato anche che vale la pena continuare a mordere. Per questo voglio anche ringraziare tutti coloro che hanno continuato a motivarmi: la mia squadra, la famiglia, i fan, persino le persone sui social media… Devi sopravvivere al brutto momento e continuare a sperare in momenti migliori. Alla fine ne vale la pena.

La crisi di Courchevel è arrivata a 14,4 chilometri dall’arrivo: con lui è rimasto Marc Soler
La crisi di Courchevel è arrivata a 14,4 chilometri dall’arrivo: con lui è rimasto Marc Soler
Verrai al Giro?

Il Giro è una delle mie corse preferite e non sono mai riuscito a farlo. Posso dire solo che è difficile. Il Tour resta il Tour, il più grande di tutti. E combinarli e fare per due volte la classifica generale, è quasi impossibile nel ciclismo moderno. Inoltre, la mia fame di vincere ancora il Tour dopo questi due secondi posti è solo aumentata.

Sarai ai mondiali?

Se me lo aveste chiesto due giorni fa, avrei sicuramente detto di no. Ora non lo so. Vedremo come mi sento quando torno a casa la prossima settimana e mi rilasso un po’. Il fatto è che il mondiale di quest’anno è complicato, arriva in un brutto momento. D’altra parte, mi è sempre piaciuto correrlo. Quindi non prometto niente, ma vorrei andarci.

Meeus si prende Parigi, invece Vingegaard punta sulla Vuelta

23.07.2023
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Quando Jonas Vingegaard sale sul podio finale, il ricordo va per forza all’ultima volta che là sopra, vestito di giallo, vedemmo un italiano. Solo così è possibile capire l’emozione dei tifosi danesi e quella stessa del vincitore. In uno dei rari momenti di commozione, Jonas si guarda intorno e nel riconoscere sua madre e suo padre sente che forse quel cammino iniziato per sfida dai tempi della scuola lo sta portando davvero lontano.

Sorpresa Meeus

L’ultima tappa se l’è presa Jordi Meeus e forse nessuo l’aveva scommesso, considerato che nelle precedenti volate aveva collezionato un sesto e due settimi posti.

«Questo è senza dubbio il miglior giorno della mia carriera – dice invece il belga di 25 anni – sapevo già dagli sprint precedenti di questo Tour che era possibile fare di più. Oggi è andato tutto alla perfezione. Mi sono sentito bene tutto il giorno e anche le gambe erano perfette. Grazie a Marco Haller e Danny Van Poppel mi sono ritrovato ben posizionato. Ho preso la ruota di Pedersen, poi sono uscito dalla scia e sono riuscito a passarli tutti. Considerato che questo è stato il mio primo Tour, porto a casa una grande esperienza e una vittoria che lo rende ancora più indescrivibile».

Magari alla Bora-Hansgrohe, venuta al Tour con grandi mire di classifica, il settimo posto di Hindley non basta, ma certo le due vittorie di tappa (con lo stesso Hindley e ora con Meeus) e un giorno in maglia gialla rendono il boccone assai più gustoso da digerire.

La Cervélo gialla in favore di fotografi: per Vingegaard la passerella di Parigi è nel pieno
La Cervélo gialla in favore di fotografi: per Vingegaard la passerella di Parigi è nel pieno

Jonas alla Vuelta

Vingegaard ha già raccontato ieri tutto quello che voleva dire, ma intanto si lascia andare con la promessa di tornare anche il prossimo anno e, aprendo la porta sulla Vuelta, inizia ad agitare sin d’ora i discorsi. «Voglio vincerla – dice il danese – non vado per fare il gregario, sarò un secondo capitano».

Non è un mistero che la Jumbo-Visma sia in corsa per vincere i tre grandi Giri del 2023 e per questo, racconta Richard Plugge, il piano di portare Jonas in Spagna era stato varato già da dicembre. Così, se finora la corsa spagnola era stata indicata come terreno di caccia per il vincitore del Giro Primoz Roglic, ora diventa un appuntamento da condividere.

«Avere due leader – provoca invece Patrick Lefevere, forse preoccupato – per loro potrebbe trasformarsi in uno svantaggio. Con noi, Evenepoel sarà chiaramente l’unico leader e per noi sarà un vantaggio».

Onore al vincitore

Le ultime parole, prima di rifugiarsi nella meritata festa che chiude il Tour de France, sono quelle di Tadej Pogacar, che per ridere (ma neppure troppo) risponde a Vingegaard, poi lo applaude.

«Altro che piano per farmi fuori – sorride lo sloveno – l’unica volta che hanno provato a farmi fuori è stato sul Marie Blanque (la prima tappa dei Pirenei, ndr). Jonas stava meglio di me quel giorno, ma quando ha provato a liquidarmi il giorno dopo, la tappa l’ho vinta io. Quindi riguardo al piano di cui tanto parlano: nessuno mi ha fatto fuori, ho fatto tutto da me. Io e la mia brutta giornata. Mi sono fatto fuori da solo. Ma devo essere onesto su questo: in quei due giorni Jonas è stato eccezionale. Ha avuto due tappe in cui non potevo competere. Ho molto rispetto per lui: è un bravo ragazzo, uno dei migliori scalatori e per il momento il miglior corridore del Tour. Sono sicuro che avremo un brillante futuro insieme. Parliamo già come una coppia… (ride, ndr)».

Anche quest’anno se li è messi tutti alle spalle

23.07.2023
5 min
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La conferenza stampa all’arrivo, un anno dopo. La maglia gialla arriva al termine del protocollo e trova il modo di scambiare qualche battuta con Tom Dumoulin, che sta seguendo il Tour come opinionista dell’olandese NOS. Dopo l’arrivo, il vincitore del Giro 2017 si è fermato anche con Sepp Kuss per chiedergli della caduta in cui ha battuto la faccia sull’asfalto. Poi cominciano le domande e Vingegaard si racconta.

Ha l’espressione sollevata, in un modo o nell’altro il viaggio volge al termine. Fuori ha fatto un po’ di show, un grande passo per il suo essere riservato. Se ricordate il mondo in cui è cresciuto e i dettami imposti nel villaggio in cui è nato, di cui abbiamo raccontato lo scorso anno, capirete anche perché per il vincitore del Tour sia così difficile esporsi. Ha lanciato i fiori a una tifosa vikinga e fuori di testa e si è perso finalmente nell’abbraccio della compagna che gli ha passato il telefono.

Dal podio della maglia gialla, Vingegaard ha tirato i fiori a questa tifosa danese e impazzita
Dal podio della maglia gialla, Vingegaard ha tirato i fiori a questa tifosa danese e impazzita
Cosa significa davvero per te questa seconda vittoria assoluta consecutiva? 

Dovrebbe essere chiaro che sono molto contento. Il Tour è stato il mio più grande obiettivo quest’anno. Quindi è fantastico finire così. Mi sarebbe piaciuto vincere la tappa. Ho provato ad attaccare di sorpresa nel finale perché sapevo di non avere possibilità in volata contro Tadej, ma la cosa più importante era mantenere la maglia gialla. Devo ringraziare la mia squadra. Sono stati fantastici. Avevamo un piano ogni giorno e lo abbiamo eseguito nel modo giusto.

Qual è la più grande differenza rispetto all’anno scorso?

Che ho avuto più fiducia in me stesso e così anche la squadra. Sappiamo quali sono i miei punti di forza e sappiamo anche come sfruttarli al meglio. Penso che non tutti abbiano capito il nostro piano ogni giorno, ma l’abbiamo fatto e ha funzionato.

Il forcing della UAE sulla salita finale ha neutralizato in un attimo la fuga di Pinot e Pidcock
Il forcing della UAE sulla salita finale ha neutralizato in un attimo la fuga di Pinot e Pidcock
In cosa consisteva questo piano?

Non so se sia il caso di svelarlo. Se raccontiamo in che modo abbiamo eliminato Pogacar, forse lui potrebbe lavorarci sopra per il futuro. Potreste chiedere a Grischa (Niermann ndr) se vuole dire qualcosa di più o no.

Hai vinto il Tour due volte. Che ambizioni hai per il futuro?

Sicuramente ho altri obiettivi. Solo che il Tour è la gara più importante del mondo e per me è davvero speciale. E’ ancora troppo presto per dire cos’altro voglio provare, ma il Tour rimane speciale. Molto probabilmente tornerò l’anno prossimo per provare a vincere una terza volta.

Pogacar ha attaccato, Vingegaard lo ha seguito, Gall è rientrato: il finale è esploso così
Pogacar ha attaccato, Vingegaard lo ha seguito, Gall è rientrato: il finale è esploso così
Sei sembrato più forte in questo Tour, è una sensazione o c’è del vero?

L’anno scorso ho avuto alcuni infortuni e in un paio di occasioni sono stato male in primavera. Quest’anno è andato tutto liscio. Questo fa una grande differenza. Inoltre continuo a migliorare. Non il 20 percento all’anno, ma piccoli pezzetti qua e là.

Dopo la sua vittoria a Poligny, Mohoric ha rilasciato un’intervista molto emozionante su tutti i sacrifici che i corridori devono fare per avere qualche possibilità di ottenere qualcosa nel Tour.

La penso esattamente come lui. Tutti dobbiamo sacrificare molto e Matej lo ha espresso molto bene. Quando mi guardo indietro, quest’anno sono stato lontano dalla mia famiglia per 150 giorni. Non è così ovvio che tutti lo accettino. D’altra parte, seguire i nostri programmi mi dà fiducia. Ci alleniamo duramente e siamo molto precisi con l’alimentazione e so che facendo così, raggiungerò il mio massimo livello.

Kuss è caduto su Rodriguez ed è arrivato staccato, mentre lo spagnolo ha perso un posto nella generale
Kuss è caduto su Rodriguez ed è arrivato staccato, mentre lo spagnolo ha perso un posto nella generale
L’anno scorso avevi queste stesse certezze?

Ho corso il mio primo Tour nel 2021, arrivando secondo. Quello è stato anche il periodo in cui ho iniziato a ottenere i primi risultati. E’ stato il primo anno in cui sono stato in grado di affrontare meglio la pressione. Ho lavorato per questo, ho dovuto impararlo. Dal momento in cui ci sono riuscito, ho iniziato a conquistare podi e vittorie.

Hai combattuto un duro duello con Pogacar fino a Courchevel e quel giorno Tadej ha dovuto arrendersi. Pensi che la vostra rivalità renda il ciclismo più popolare?

E’ bello avere rivalità nel ciclismo. Quest’anno c’è stata una grande battaglia, è stato incredibilmente difficile vincerla, è stato difficile uscirne vincitore e ne sono super felice. Tadej è stato molto duro, ma l’ho battuto. E credo che dovrò scontrarmi con lui ancora, magari anche il prossimo anno.

L’abbraccio con la compagna, che poi gli ha passato al telefono il Principe di Danimarca
L’abbraccio con la compagna, che poi gli ha passato al telefono il Principe di Danimarca
Correrai ancora quest’anno?

Ho bisogno di un po’ di tempo per pensarci. Voglio vedere come esco da questo Tour. L’anno scorso mi sentivo ancora bene, anche se mentalmente è stata molto dura. Cercherò di metabolizzare il tutto, prima di fare nuovi piani.

L’anno scorso si parlò di vita stravolta dopo il Tour, pensi che questa volta sarai in grado di affrontarlo un po’ più facilmente?

Ho detto spesso che non c’è mai stato un problema. La vissi in modo davvero facile e mi sono anche divertito. Certamente non è stato un prezzo pesante da pagare e penso che sarà così anche adesso. Nel frattempo, il principe Frederik di Danimarca ha chiamato Trine e lei me l’ha passato. Si è congratulato con me e ha detto che è stato impressionante che io abbia vinto il Tour due volte di seguito. Era molto felice per me.

Un urlo per due: Ciccone missione compiuta, Pogacar risorge

22.07.2023
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«Quando all’auricolare mi hanno detto che se avessi preso i successivi punti al Gpm avrei vinto la maglia a pois, ho davvero capito che ce l’avrei fatta. E’ stato un momento molto bello», parole di Giulio Ciccone che poco dopo su quel Gpm, il Col de la Schlucht, transita per primo ed esulta. Urla come se fosse all’arrivo di una tappa. In qualche modo per lui il vero traguardo di giornata, ma potremmo dire di questo Tour de  France, era proprio quella linea a 1.136 metri sui Vosgi.

In quel momento l’abruzzese ha matematicamente conquistato la maglia a pois. Un primato ambito, prezioso, cercato, sudato… Dopo l’esultanza sul Gpm tanto spontanea quanto bella, Giulio spinge il bottoncino della radio per congratularsi con la squadra. Era stato lui stesso a Courchevel a dirci che ormai quella maglia, che già indossava, era un obiettivo per tutti.

Tadej Pogacar (classe 1998) esulta con forza a Le Markstein. E’ il secondo successo in questo Tour per lui
Tadej Pogacar (classe 1998) esulta con forza a Le Markstein. E’ il secondo successo in questo Tour per lui

Urla Pogacar

A Le Markestein però ridono (quasi) tutti. Ride e urla anche Tadej Pogacar, che ha vinto la tappa e conquista una vittoria che probabilmente non sarà tra le sue più belle, ma che dà tanta speranza allo sloveno. 

Quello del corridore della UAE Emirates è un urlo di sfogo. Una liberazione. E fa quasi strano vederlo festeggiare così. Ma dopo certe batoste e momenti difficili, per uno che non ci è abituato, è comprensibile. Oggi è sembrato correre con la voglia e la cattiveria di è solito a fare certe azioni, ma anche la consapevolezza di poterle prendere. E allora quell’urlo si capisce e assume tutt’altro aspetto.

«Oggi – ha detto Pogacar – mi sono sentito di nuovo me stesso. Sono stato bene dall’inizio alla fine della tappa ed è stato bello rivivere certe sensazioni dopo diversi giorni di sofferenza. Sono molto felice».

Gioiscono (quasi) tutti

Gioisce Jonas Vingegaard che mette in cassaforte il suo secondo Tour de France. Gioisce Felix Gall perché ha capito di poter iniziare a competere con i grandi. E fanno festa anche in casa Yates: Adam per la vittoria di Tadej e Simon per aver agguantato la quarta piazza.

E forse gioisce persino Thibaut Pinot, che ha regalato ancora una grande emozione a sé stesso e ai suoi tantissimi tifosi di tutto il mondo. Mentre era in fuga, c’è chi tifava per lui… e chi mente, ammettiamolo! Il vecchio Thibaut correva in casa. Era alla sua ultima occasione per fare bene alla Grande Boucle e si è preso la giusta passerella.

L’unico che non ride è Carlos Rodriguez che perde una posizione nella generale. Passa dal quarto al quinto posto, a vantaggio appunto di Simon Yates. Seppur giovane, il talento della Ineos-Grenadiers annovera l’ennesima caduta in carriera. Si complica la vita da solo.

Lui lotta ce la mette tutta. E’ fortissimo, basta vedere in che condizioni ha concluso una tappa da oltre 3.000 metri di dislivello, ma certo deve mettere a punto qualcosina.

Giulio ha vinto la maglia a pois: 1° Ciccone 105 punti; 2° Gall 92; 3° Vingegaard 89. Domani un Gpm di 4ª categoria che non cambierà la graduatoria
Giulio ha vinto la maglia a pois: 1° Ciccone 105 punti; 2° Gall 92; 3° Vingegaard 89. Domani un Gpm di 4ª categoria che non cambierà la graduatoria

Dopo Chiappucci

Ma in questo finale caotico, forse anche con qualche fuoco d’artificio in meno di quel che ci si attendeva, la notizia per gli italiani è la maglia a pois di Giulio Ciccone.

Il corridore della Lidl-Trek succede a Vingegaard – il danese lo scorso anno aveva vinto anche lquesta classifica – e per quanto riguarda gli italiani a Claudio Chiappucci. El Diablo siglò una doppietta tra il 1991 e il 1992.

Giulio aveva messo questa maglia tra gli obiettivi al via. A Bilbao si poteva pensare alla classifica, ad una tappa e al primato dei Gpm appunto. 

Lo scorso anno fu terzo e capì che tutto sommato si poteva fare. «E’ il gran giorno – aveva detto prima della tappa Ciccone – può essere uno dei più belli della mia vita, ma anche uno dei peggiori. Dovremmo stare davanti». E Cicco e la sua squadra sono stati dei cecchini. Attenti. Nelle prime posizioni sin dal chilometro zero.

«Penso che abbiano fatto qualcosa di incredibile oggi. Devo ringraziare tutta la squadra perché siamo partiti con un piano e hanno fatto tutto alla perfezione. Questa maglia è per loro. Hanno fatto più della metà del lavoro. Ora voglio godermela».

«L’obiettivo principale di questo Tour era vincere una tappa, ci sono andato vicino, ma non ci sono riuscito. Alla fine va benissimo così».

Colpaccio Asgreen, ma al Tour si parla dei controlli sul bus

20.07.2023
5 min
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Da manuale del ciclismo. Chi apprezza le finezze tecnico/tattiche di questo sport, non può non essere rimasto ammaliato dalla tappa di oggi. A Bourg en Bresse ha vinto Kasper Asgreen. Il danese della Soudal-Quick Step insieme ai compagni di fuga Victor Campenearts, Pascal Eenkhoorn e Jonas Abrahamsen è stato autore di una lunga azione da mangiarsi le unghie. Quattro passisti che hanno venduto cara la pelle. E il gruppo lo sapeva, tanto è vero che non ha mai lasciato loro troppo spazio. 

Le squadre hanno consumato tanti uomini per rincorrerli e nel frattempo Alaphilippe, compagno di Asgreen, rompeva i cambi in gruppo. I due Lotto-Dstiny hanno puntato su un uomo, Eenkhoorn, e Campenaert ha tirato la volata. Okay hanno perso, ma la fuga è arrivata. Tecnicamente è a nostro avviso il gesto più bello di questo Tour dopo la stoccata di Lafay a San Sebastian.

Questione controlli

Ma se a Bourg e Bresse si gioiva per Asgreen, a tenere banco al Tour de France quest’oggi è stata la notizia che riguardava i controlli a sorpresa fatti alla Jumbo-Visma e alla UAE Emirates al via ieri da Saint Gervais. A dare questa notizia è stato il media olandese WielerFlits.

Questo controllo, eseguito letteralmente dietro il palco del foglio firma, sui bus dei rispettivi team, ha creato stupore, perché probabilmente e fortunatamente a certe notizie non eravamo più abituati.

Perché dunque questi controlli antidoping? Subito è stato puntato il dito sulle prestazioni di Tadej Pogacar e soprattutto di Jonas Vingegaard. Sono stati controllati i due capitani e tutti i loro compagni.

I team hanno detto che questi controlli sono ben accetti, se servono ad allontanare i sospetti. Li hanno recepiti di buon grado, respingendo giustamente al mittente ogni tipo d’insinuazione più o meno velata che fosse. Lo stesso Vingegaard è stato preso d’assalto durante le conferenze stampa.

Il dottore dell’Astana-Qazaqstan, Emilio Magni
Il dottore dell’Astana-Qazaqstan, Emilio Magni

Parola all’esperto

Quello su cui ci preme fare chiarezza però è capire tecnicamente cosa sia successo. E perché si sia verificata una situazione simile. E per farlo ci siamo rivolti al medico di un team WorldTour, il dottor Emilio Magni, in forza all’Astana-Qazaqstan .

Ci si è chiesto se i team in questo Tour abbiano dovuto firmare un accordo particolare, a prescindere dal fatto che appartengano o meno al MPCC (Movimento per un Ciclismo Credibile).

«E’ possibile – spiega il dottor Magni – che ci siano questo tipo di controlli. Non so chi li abbia effettuati, se la Nado, la Wada, ma il regolamento prevede che i corridori possano essere controllati. Sono in ambito di una competizione ed è pertanto legittimo effettuarli. L’appartenere o meno all’MPCC non centra nulla».

Questo ente ha più un valore divulgativo, di letteratura scientifica. Vuol mettere a disposizione dell’UCI i dati dei controlli fatti, le variazioni del passaporto biologico nell’arco dell’anno e rifiutano ogni forma di cortisone, anche quello a scopo terapeutico. 

Pogacar esce dal bus, la sua squadra si è detta contenta per il controllo (foto Instagram – UAE Emirates)
Pogacar esce dal bus, la sua squadra si è detta contenta per il controllo (foto Instagram – UAE Emirates)

Due ore

Jumbo-Visma e UAE Emirates non hanno aderito all’MPCC, come tanti altri team WorldTour del resto (lo hanno fatto soltanto in nove). Ma questo non vuol dire assolutamente nulla sulla loro lealtà, sia chiaro. Quello che stupisce è che questi controlli siano stati effettuati a distanza di un paio d’ore da altri controlli effettuati agli stessi team in albergo prima di venire alla partenza.

«Questa situazione – prosegue Magni – si era già verificata qualche anno fa. Addirittura in due mattine consecutive: controlli al risveglio e poi sul bus un paio di ore dopo. Questo per scongiurare che qualcuno, sentendosi “libero” dai controlli mattutini, potesse assumere qualcosa prima della partenza.

«In effetti era un po’ di tempo che non si verificava una situazione così, ma meglio un controllo in più che uno in meno. In questo modo chi viene testato può dimostrare di essere nel giusto e fugare ogni dubbio. E chi segue questi atleti (i tifosi, ndr) ha fiducia nei loro confronti».

In realtà un caso simile, di controlli sul bus a ridosso del via, era accaduto anche lo scorso anno al Giro d’Italia. Questi controlli avevano coinvolto un altro team WorldTour, ma la motivazione era prettamente logistica, se così possiamo dire. In pratica i controllori si erano presentati tardi in hotel e quindi avevano eseguito il prelievo sul bus.

La Jumbo-Visma ha respinto ogni accusa di doping, parlando del grande lavoro svolto (da mesi) per questo Tour preparato in ogni minimo dettaglio
La Jumbo-Visma ha respinto ogni accusa di doping, parlando del grande lavoro svolto (da mesi) per questo Tour preparato in ogni minimo dettaglio

Due tipi di test

Un altro aspetto che fa riflettere riguarda la maglia gialla. In 48 ore Vingegaard ha subito quattro controlli sangue-urine. Non poco.

«Ci sono due tipi di controlli – spiega Magni – quello per il passaporto biologico e quello antidoping. Il primo va a cercare il numero dei globuli rossi, dei reticolociti e altri parametri che indicano il “consumo” di sangue. L’altro le sostanze illecite. Sono metodologie differenti che possono persino avvenire nello stesso momento. Non troppo tempo fa mi è capitato di avere quattro controlli: due ragazzi per il passaporto biologico e due per l’antidoping.

«Per fortuna che i prelievi di sangue, che possono arrivare anche a 15 cc, non influiscono sulla salute e sulle prestazione dell’atleta. Il corpo umano ha 5 litri di sangue, quindi parliamo dello “zero virgola”… Vingegaard non è stato danneggiato insomma».

Pogacar, stavolta la resa è totale. Cosa è successo?

19.07.2023
5 min
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COURCHEVEL – «Non lo so – dice Pogacar appena tagliato l’arrivo – è come se abbia cercato di mangiare il più possibile, ma niente andasse nelle mie gambe. Come se tutto rimanesse nel mio stomaco e dopo tre ore e mezza mi sia letteralmente svuotato. Ero davvero vuoto ai piedi della salita. Pensavo che avrei perso dell’altro terreno, ma ho continuato a lottare con Marc (Soler, ndr) fino al traguardo. Sono grato ai miei compagni di squadra e agli amici. Non sono andato male per la caduta, non fa così male. Oppure forse ha influenzato il mio corpo, non lo so. Penso che stavo meglio nella quinta tappa che oggi. E’ stato uno dei miei giorni peggiori sulla bici. Spero di riprendermi e di fare qualcosa di buono sabato prossimo. La squadra è stata fortissima, sarebbe comunque grandioso essere in due sul podio».

Il passivo dello sloveno è stato di 7’37” da Gall, 5’45” da Vingegaard
Il passivo dello sloveno è stato di 7’37” da Gall, 5’45” da Vingegaard

«Sono morto»

L’altiporto di Courchevel è un ribollire di giornalisti che spingono e inservienti che li allontanano. La fila dei tifosi sta riguadagnando la funivia verso valle, i corridori raggiungono il piazzale dei pullman.

C’è stato un momento a 14,5 chilometri dall’arrivo in cui Pogacar ha parlato con l’ammiraglia: «Devo mollare – ha detto – sono morto!». Il direttore sportivo ha capito e ha chiesto a Soler di restare con lui. A quel punto la resa è stata chiara per tutti.

«Abbiamo superato mille difficoltà – ha scritto qualche giorno fa il suo manager su Instagram – ballato con i coccodrilli per avere la speranza di correre il Tour. Adesso alla fine della seconda settimana sei andato oltre, stai lottando tappa dopo tappa per un nuovo grande traguardo. Le persone giudicano tutto in base ai risultati, ma dietro c’è molto di più».

La terza settimana ha calato la sua legge. Non è il tempo delle analisi, perché l’umore di Tadej è già abbastanza compromesso. Essere ancora qui a lottare dopo due mesi senza corse è già tanto, ma è chiaro che prima o poi si dovranno analizzare tutte le situazioni. E’ stato fatto davvero tutto il meglio? 

La crisi è arrivata a 14,4 chilometri dall’arrivo, quando Tadej non ha più retto il passo del gruppo maglia gialla
La crisi è arrivata a 14,4 chilometri dall’arrivo, quando Tadej non ha più retto il passo del gruppo maglia gialla

Poteva correre prima?

La crono ha scavato in profondità nella psiche del campione. Se già lo scorso anno ci chiedemmo come avrebbe reagito Pogacar alla prima sconfitta, questa volta c’è da capire per quanto tempo se la porterà addosso. Va bene che Tadej sembra impermeabile a tutto, ma un uomo dello staff UAE Emirates stamattina ha raccontato che per la prima volta da quando lo conosce, ieri sera lo ha visto rassegnato.

Perché Pogacar non ha corso fra la Liegi e il Tour? Volendo considerare il tempo più ampio per la guarigione dello scafoide, due mesi sono un intervallo assolutamente enorme. Non sarebbe stato opportuno portarlo a correre, permettendogli di costruire una condizione meno effimera di quella messa insieme andando a Sierra Nevada con la compagna e poi con la squadra a Sestriere? Prepararsi per vincere un Tour richiede che non ci siano passaggi a vuoto, che non si tralasci nulla. Pogacar è un capitale dello sport mondiale, un beniamino del pubblico per il suo modo generoso di correre, ma la costruzione di un Tour è ben altra cosa.

Vingegaard ha scavato ancora di più il solco. E all’arrivo ha risposto con grande calma ad alcune domande scomode
Vingegaard ha scavato ancora di più il solco. E all’arrivo ha risposto con grande calma ad alcune domande scomode

E’ mancato qualcosa?

Il crollo di oggi forse è stato causato dal contraccolpo nervoso dopo la crono. E’ vero che la prova di Tadej è stata eccellente, ma ciò non toglie che negli ultimi 4 chilometri la sua pedalata sia stata di un’agilità meno produttiva del solito, come scontando una stanchezza inattesa.

Dal momento dell’incidente, sarebbe servito probabilmente un piano più severo fino al Tour. Correndo anche il Giro di Slovenia, ad esempio, pur subendo distacchi ogni giorno. Non si può arrivare al Tour, sapendo che l’ultima corsa a tappe di stagione sia stata la Parigi-Nizza fatta a marzo. E’ vero che l’attitudine alla fatica non si perde, ma la sensazione è che mentre Vingegaard lavorava sodo e i suoi tecnici accanto a lui, nel clan della UAE Emirates qualcosa non abbia funzionato alla perfezione. E se nel momento massimo della sfida, sai che ti manca qualcosa, ti viene più facile rialzarti che gettare l’anima sulla strada.

Matxin ha reso merito a Vingegaard e raccontato la serata difficile di Pogacar
Matxin ha reso merito a Vingegaard e raccontato la serata difficile di Pogacar

Il momento del bisogno

Al pullman della squadra c’è Matxin che ci mette la faccia e forse ha ragione lui a dire che basterebbe riconoscere merito al rivale e voltare pagina. 

«Quando uno va più forte – dice lo spagnolo – devi riconoscerlo. Nessuno ha detto che Tadej sia sul tetto del mondo del ciclismo. Ci sono altri corridori che si allenano, fanno sacrifici e che hanno anche loro due gambe. Vingegaard è stato più forte in questo Tour, non servono altre spiegazioni. Non ha sbagliato nulla, è stato su un altro livello.

«Tadej è un ragazzo realista. Dopo il passivo di ieri ed essendosi accorto di non stare tanto bene, sapeva che non sarebbe riuscito a spaccare le ossa a tutti. Ieri sono andato in camera sua a dargli un abbraccio e un bacio. Volevo sapesse che nei momenti difficili ha Matxin al suo fianco, pronto per difenderlo. Sono momenti in cui dobbiamo sapere quali sono le persone su cui contare. Negli altri momenti, tutti sono capaci di stargli accanto e chiedergli la foto».

Tadej accusa il colpo, ma non si arrende

18.07.2023
6 min
Salva

COMBLOUX – «Non è andato piano Tadej, è andato forte Vingegaard», è questa la sintesi di quanto raccolto nel clan della UAE Emirates pochi minuti dopo la cronometro individuale Passy-Combloux. Lo sloveno subisce forse la più importante sconfitta della sua carriera. Le altre (poche) volte in cui era stato battuto era stato lui a non essere al top, ma stavolta no.

Jonas Vingegaard gli rifila 1’38” e Tadej Pogacar a sua volta ne dà 1’14” a Wout Van Aert. Nessuno ipotizzava distacchi simili. Ieri Malori ci aveva parlato di circa 1” al chilometro, semmai il danese avesse guadagnato. E di una ventina di secondi ci aveva detto anche Contador questa mattina. Ma questo è davvero uno shock.

Ore 10:13, Tadej Pogacar arriva in zona bus per la ricognizione. Un breve salto sul bus e poi parte
Ore 10:13, Tadej Pogacar arriva in zona bus per la ricognizione. Un breve salto sul bus e poi parte

Preoccupazione caldo 

Tadej ormai lo abbiamo imparato a conoscere: se cade il mondo lui fa un passo di lato. Supera tutto con facilità, ma è sempre più probabile che c’è una cosa che turba la sua proverbiale serenità. E questa cosa si chiama caldo.

Questa mattina quando è arrivato in partenza per la ricognizione aveva detto ai suoi che nel pomeriggio non si sarebbe voluto scaldare sotto la tenda del bus. Aveva tirato su gli occhi, aveva visto dove avrebbe girato il sole e chiesto di fare i rulli da un’altra parte.

Il meccanico, Claudio Bosio tra i più saggi, aveva proposto il motorhome dei meccanici stessi. «Il nostro camion è tranquillo, c’è l’aria condizionata e lo abbiamo già liberato». A quel punto Andrej Hauptman, qui il primo diesse, aveva dato l’okay.

E in effetti il caldo c’è, ma non tanto per le temperature alte, quanto piuttosto per l’umidità.

Tadej parte. E va forte. «Ha siglato una delle sue prestazioni migliori di sempre», ci confida Matxin dopo l’arrivo. E forse questo è ancora più grave in ottica futura. Cosa può pensare il corridore? Fosse stato in giornata no, okay… ma così è difficile trovare appigli.

Hauptman ha parlato con noi. Ha allargato le braccia, ma senza nulla da rimproverare al suo atleta
Hauptman ha parlato con noi. Ha allargato le braccia, ma senza nulla da rimproverare al suo atleta

Onore a Vingegaard

«Incredibile – ha detto Hauptman – Jonas oggi ha fatto qualcosa di fantastico, ha anche guidato benissimo. Non possiamo non congratularci con lui. Il cambio bici? Non credo gli sia costato troppo o che abbia perso la crono lì. E comunque prima di fare certe scelte noi facciamo i nostri calcoli e avevamo visto che sulla bici da strada in salita Tadej riusciva ad esprimere più watt. Credo anche che abbiamo cambiato nel punto giusto, un punto ripido così da perdere meno tempo perché lì si va più piano».

«Cosa dire: domani è un altro giorno, ci aspetta una tappa molto dura. E lo stesso nella tappa venti. Da parte nostra continueremo a lottare per la maglia gialla. Intanto pensiamo a vincere la tappa».

Sentire un esponente del clan UAE Emirates che parla di tappa fa capire tante cose. E’ vero che sono parole raccolte a caldissimo, ma forse hanno visto che su certi valori proprio non ci sono, almeno se questo è il vero Vingegaard. Meglio dunque raccogliere quel che si può. Anche perché quando dicono di voler vincere la tappa bisogna considerare che Adam Yates è salito in terza posizione.

Pogacar ha già reagito una volta in questo Tour de France. E la speranza è che non si arrenda. La differenza però è che l’altra volta sui Pirenei era stato lui ad andare più piano. «Può starci che si demoralizzi, ma è un campione e saprà reagire», aggiunge Hauptman.

All’arrivo Tadej era stanco, ma non stremato. Forse era frastornato dalla prestazione di Vingegaard
All’arrivo Tadej era stanco, ma non stremato. Forse era frastornato dalla prestazione di Vingegaard

Ma quale resa…

«Un po’ sono deluso – ha detto Pogacar – se devo essere onesto non mi sono sentito al meglio nella seconda parte della crono, anche se comunque sono andato abbastanza bene. Ora però c’è un grande divario, speravo in un gap minore. Anzi, speravo di essere in giallo oggi. Spero oggi sia stata una tappa come quella del Marie Blanque e che domani possa avere gambe buone».

Tadej ha affrontato una crono difficile anche dal punto di vista del morale. Era prima felice per il vantaggio su Van Aert e poi ha saputo di perdere nei confronti di Vingegaard.

«E’ stato un piccolo shock – dice lo sloveno – ho cercato di limitare i danni e dare tutto».

Ma poi ecco le parole più belle: «Se domani piove posso promettervi che sarà una giornata interessante. Ci sono altre due tappe davvero difficili da affrontare. Può accadere qualsiasi cosa e chiunque può avere un passaggio a vuoto. Guadagnare due minuti non è facile, ma noi ci proviamo».

Sul podio per la maglia bianca il sorriso di Tadej non era il solito…
Sul podio per la maglia bianca il sorriso di Tadej non era il solito…

Questione di materiali?

Stasera riordineranno le idee, questo è certo. E tra coloro che avranno un bel da fare c’è Marco Marcato. Il direttore sportivo non era certo il volto della felicità, ma la sua disanima è stata più che mai lucida.

«Questo sicuramente era un test importante. Vingegaard è stato un gradino sopra agli altri oggi, ma ci sono ancora le tappe di domani e di sabato. Il ciclismo non è matematica. Nulla è scontato. Anche Vingegaard potrebbe pagare gli sforzi. Oggi tutti sono andati a tutta».

Con Marcato si parla anche di materiali. Sappiamo quanto ci lavorino in Jumbo-Visma. «Magari – spiega Marcato – delle differenze possono anche esserci, ma semmai ci fossero sarebbero nell’ordine dei secondi. Qui parliamo di quasi 1’40” in 22 chilometri e Pogacar stesso è andato più forte di molti di loro».

Lo sloveno ha siglato un’ottima prova, è il danese che è letteralmente volato. Ora in classifica ha un ritardo di 1’48”
Lo sloveno ha siglato un’ottima prova, è il danese che è letteralmente volato. Ora in classifica ha un ritardo di 1’48”

Non finisce qui

Marcato è stato un corridore e lo è stato fino a pochi anni fa. Certe sensazioni le ha ancora fresche e conosce questo ciclismo. Con lui si parla anche dell’aspetto psicologico.

Nelle tappe precedenti avevamo visto che ad un certo punto Tadej scattava e Jonas, seppur di poco, si staccava. L’ultima volta invece il danese non ha perso un centimetro e anzi ha rilanciato. Visto che sono sul filo certi dettagli possono fare la differenza? Possono insinuare qualche tarlo nella testa del corridore? Di Pogacar in questo caso…

«Probabilmente qualcosina avrà anche influito tutto ciò e un tarlo glielo avrà messo, però Tadej si è sempre rialzato. E’ un campione e secondo me ha ancora qualcosa da dare e da dire in questo Tour de France. Ne sono sicuro».