EDITORIALE / I tre messaggi di Vingegaard a Pogacar

12.06.2023
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Il duello fra Evenepoel e Pogacar c’è rimasto in gola. E mentre lo sloveno si va riprendendo dalla frattura dello scafoide, un infallibile mantra ha eliminato il belga dal Giro d’Italia, quasi a fargli pagare la Liegi vinta senza il rivale più atteso. Adesso però l’attenzione si sposta sul Tour, dove il duello fra Pogacar e Vingegaard promette scintille. Chi dei due è più forte?

Vingegaard ha vinto il tappone con arrivo a La Croix de Fer, consolidando il suo primato
Vingegaard ha vinto il tappone con arrivo a La Croix de Fer, consolidando il suo primato

Primo messaggio a Pogacar

Sembra quasi di essersi spostati nella boxe dei vecchi tempi, quando un paio di volte all’anno si combatteva per il titolo mondiale di diverse sigle o categorie e al centro del ring si ritrovavano campioni eccezionali, provenienti da diversi percorsi di allenamento.

Ieri Vingegaard ha vinto il Delfinato e sul traguardo di La Bastille, conquistato da Giulio Ciccone, dal frigo della Jumbo Visma sono saltate fuori delle birre ghiacciate, con cui quasi tutti hanno brindato alla presenza delle famiglie. Da oggi infatti la squadra olandese sarà in ritiro a Tignes e la rifinitura verso la Grande Boucle non ammetterà distrazioni.

«Sono molto, molto felice di aver vinto – ha spiegato il vincitore del Tour 2022, accompagnato dalla moglie Trine e dalla figlia Frida – e anche molto orgoglioso. Sono un po’ sorpreso dai distacchi (Vingegaard ha chiuso con 2’23” su Adam Yates, ndr), anche se so di essere in buona condizione. Non so niente di quello che fa Tadej, mi concentro solo su di me. Ho ancora del lavoro in programma e penso di poter fare meglio. In ogni caso lo spero».

Nei giorni del Delfinato, Pogacar era a Sierra Nevada: qui sul Pico Veleta a 3.300 metri (foto Instagram)
Nei giorni del Delfinato, Pogacar era a Sierra Nevada: qui sul Pico Veleta a 3.300 metri (foto Instagram)

Corse e ritiri

Si corre il giusto per tirare fuori il meglio. Lo schema ormai è collaudato e ad esso tutti si attengono: anche il cocciuto Van der Poel si è piegato alla programmazione. E’ un percorso senza ritorno, qualunque sia la fonte del guadagno. C’è chi inventa e chi subito copia e le ricette raramente rimangono esclusive. E a questo punto, non puoi fare di testa tua e inseguire il risultato su tutti i fronti, quando i tuoi rivali diretti si concentrano per essere inattaccabili nell’evento più importante.

Gli unici che ancora resistono alla regola sono forse Pogacar ed Evenepoel. Il primo si è concesso due corse a tappe e la fantastica scorribanda al Nord. Il secondo avrebbe buttato via la primavera se avesse rinunciato alla Liegi, preparando il Giro.

La Jumbo Visma ha dato una prova di grande forza e mancano ancora Keldermann, Kuss e Van Aert
La Jumbo Visma ha dato una prova di grande forza e mancano ancora Keldermann, Kuss e Van Aert

Secondo messaggio a Pogacar

Vingegaard arriverà al Tour a capo di quattro gare a tappe: tre vinte (O Gran Camino, Paesi Baschi e il Delfinato) e una chiusa al terzo posto (la Parigi-Nizza, dietro Pogacar e Gaudu).

«Va sempre bene vincere il Delfinato – ha commentato il suo gregario Tjesi Benoot dopo la vittoria – serve per guadagnare fiducia al Tour. A questa squadra devono ancora unirsi i migliori scalatori e tutti sembrano essere in buona forma, Jonas in particolare. Non so se Pogacar abbia seguito la corsa, non so quanto guardi le gare. Ma la voce deve essergli arrivata di sicuro…».

Perso Steven Kruijswijk per caduta nel secondo giorno del Delfinato, la Jumbo Visma inserirà al suo posto Wilco Keldermann, poi Sepp Kuss in arrivo dal Giro e un certo Van Aert, che sta scaldando i motori al Giro di Svizzera.

Al Delfinato, Majka ha lavorato per Yates, secondo sul podio. Entrambi al Tour lavoreranno per Pogacar
Majka ha scortato Yates al secondo posto del Delfinato. Entrambi al Tour lavoreranno per Pogacar

Terzo messaggio a Pogacar

Pogacar invece è in altura che si allena e non si sa se per questo bisognerà averne più paura: ci sono squadre che nei ritiri riescono a cambiare marcia e la UAE Emirates è una di queste, al pari della Jumbo Visma. Ma lo sport è fatto di messaggi e dal Delfinato allo sloveno ne sono arrivati a raffica.

«E’ vero – ha detto Merijn Zeeman, uno dei direttori sportivi di Vingegaard, a L’Equipe – questa vittoria in un certo senso manda un messaggio. Qui al Delfinato c’era una concorrenza molto forte, ma tutti sanno che Pogacar è ancora su un altro livello. Sarei stato più preoccupato se Jonas non fosse riuscito a battere i suoi avversari, perché avrebbe significato che non è abbastanza forte per battere Pogacar. Entrambi questi ragazzi sono così forti che a volte sembrano un livello superiore agli altri».

Un mare di squali

Pogacar continua a sorridere, chiuso nella sua determinazione. In questa fase nuotano tutti sul fondo dell’Oceano, nessuno li vede: riemergeranno semmai per i campionati nazionali. Tutto intorno a loro il mondo tuttavia non è fermo. L’elenco degli iscritti si va componendo e fra i più attesi spiccano i nomi di Hindley, Landa, Uran e Carapaz, Pidcock e Bernal, Pinot e Gaudu e anche quello di Enric Mas. Nel ciclismo dei grandi duelli, alle spalle dei fenomeni ci sono sempre stati dei grandi corridori. E chissà che quest’anno uno di loro non trovi la crepa gusta per spaccarne la corazza.

Carbon-Ti entra in gruppo con il UAE Team Emirates

09.06.2023
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CAZZAGO SAN MARTINO – In occasione del Giro d’Italia, osservando le Colnago in dotazione al UAE Team Emirates avevamo notato delle corone particolari, caratterizzate da un mix di carbonio, titanio e alluminio. A realizzarle è l’azienda bresciana Carbon-Ti

Proprio durante il Giro d’Italia, la stessa Carbon-Ti, attraverso un proprio comunicato stampa, ha reso pubblico il fatto di essere diventata fornitore ufficiale del UAE Team Emirates. Incuriositi dalla notizia, abbiamo deciso di far visita alla stessa Carbon-Ti presso la sua sede di Cazzago San Martino, in provincia di Brescia. Qui abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con Marco Monticone, Product Manager dell’azienda bresciana.

Carbon-Ti ha creato per l’UAE Team Emirates corone con combinazione 58-46 e 56-44 (foto Fizza)
Carbon-Ti ha creato per l’UAE Team Emirates corone con combinazione 58-46 e 56-44 (foto Fizza)
Per chi ancora non conosce Carbon-Ti, può farci una breve presentazione, una sorta di “chi siamo”?

Volentieri. Carbon-Ti nasce nel 2005 da LLS Titanium, azienda leader nella lavorazione di leghe speciali e fibra di carbonio. L’azienda a quei tempi lavorava come terziario per alcuni importanti brand del mondo ciclo. Nel 2005 vengono prodotte le prime corone marchiate Carbon-Ti con struttura interna in fibra di carbonio e dentatura in lega di titanio. Una combinazione in grado di conferire leggerezza, rigidità e resistenza all’usura. Forti dei risultati ottenuti, nel 2020 è stata fondata la Carbon-Ti srl che oggi può contare su ben 15 dipendenti ed è totalmente autonoma da  LLS Titanium. 

Entrando nello specifico, come nasce il vostro rapporto con l’UAE Team Emirates?

Come Carbon-Ti collaboravamo già con Colnago e nel caso specifico del UAE Team Emirates fornivamo alla squadra i nostri perni passanti utilizzati sulle biciclette usate nei grandi Giri dagli scalatori. Nel team erano alla ricerca di componenti sempre più leggeri, ma nello stesso tempo affidabili. Questo ci ha permesso di presentare alla squadra le nostre corone in carbonio e i nostri freni a disco. In conclusione, possiamo tranquillamente dire che si sono create una serie di situazioni che si sono incastonate fra loro in maniera perfetta.

Carbon-Ti ha collaborato con l’Università di Brescia per testare i propri prodotti
Carbon-Ti ha collaborato con l’Università di Brescia per testare i propri prodotti
Prima di ufficializzare l’accordo con l’UAE Team Emirates ci sono stati dei test “sul campo” dei vostri prodotti?

In primavera i ragazzi del team hanno avuto la possibilità di testare i nostri prodotti sia in allenamento che in gara. Pogacar in particolare ha utilizzato le nostre corone sia all’Amstel Gold Race che alla Freccia Vallone: un debutto vincente che ci ha reso particolarmente felici. Il fatto stesso che atleti del calibro di Pogacar e di Almeida abbiano deciso di utilizzare i nostri prodotti per noi è un motivo di orgoglio, ma anche uno stimolo a proseguire con maggiore entusiasmo nel nostro lavoro.

Dagli atleti del team avete ricevuto delle richieste specifiche?

Per le gare a cronometro ci sono state richieste delle corone con dentature particolari con combinazioni 58-46 e 56-44. Hanno fatto il loro debutto al Giro di Romandia con Adam Yates. Abbiamo inoltre realizzato monocorona da 60 e 62 denti. I più attenti li avranno forse visti anche al recente Giro d’Italia nella cronometro di Cesena.

Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari, quando sei al top nulla è lasciato al caso
Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari, quando sei al top nulla è lasciato al caso
Tutti i vostri prodotti vengono testati internamente prima di essere messi in produzione?

E’ proprio così. All’interno di Carbon-Ti abbiamo una nostra sala test. Ciascun componente e accessorio viene testato attraverso l’uso di macchinari altamente specializzati. Collaboriamo inoltre con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università degli Studi di Brescia dove realizziamo ulteriori test. E’ importante sottolineare come ogni nostro prodotto sia il risultato di una cura e di un lavoro che possiamo tranquillamente definire artigianali. Parliamo infatti di ore e ore di lavoro. Anche per questo la nostra produzione prevede numeri contenuti.

Quale è il mercato di riferimento per Carbon-Ti?

Attualmente il 75% del nostro fatturato arriva dall’estero e di questo oltre la metà da Paesi non europei. Stati Uniti, Australia e molti Paesi asiatici sono nostri clienti. La nostra clientela cerca prodotti leggeri e lavorati con estrema cura. E’ una clientela che potremmo definire “competente”, che sa apprezzare il prodotto e che quindi è consapevole del perché i nostri prodotti costino più degli altri. 

I campioni di cui abbiamo parlato aiutano nello sviluppo?

Siamo sicuri che la collaborazione con l’UAE Team Emirates ci permetterà di migliorare ancora di più la qualità dei nostri prodotti, grazie anche ai feedback che sicuramente arriveranno da atleti del calibro di Pogacar, solo per citare il più famoso.

Carbon-Ti

Riparte Pogacar e chiama Remco al Tour

03.06.2023
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Era sparito. In realtà non è neanche corretto dire che fosse sparito: semplicemente Tadej Pogacar si era rinchiuso a casa sua, lavorando nei limiti consentiti dallo scafoide rotto, pubblicando qualche foto sui social e stando alla larga dalle interviste. Ma il Tour incombe e alla fine lo sloveno è venuto allo scoperto dal ritiro di Sierra Nevada in cui ha ripreso la preparazione. Una conferenza stampa su Zoom, con 60 giornalisti collegati, più o meno tutti accomunati dalle stesse curiosità.

Il succo, fra le cose dette, è che se fosse Evenepoel, andrebbe al Tour. Gli sta bene che Roglic non ci vada (perché avrebbe un avversario in meno) e che, vista la folla slovena sul Monte Lussari, da sloveno gli sarebbe piaciuto essere al Giro. Ma andiamo per gradi, ecco Tadej Pogacar 41 giorni dopo la caduta di Liegi.

Lo stop di Pogacar porta la data del 23 aprile, con la caduta alla Liegi (foto Instagram)
Lo stop di Pogacar porta la data del 23 aprile, con la caduta alla Liegi (foto Instagram)
Mancano 29 giorni all’inizio del Tour de France. Cosa ti aspetti da queste tre settimane di allenamento? 

Ho lavorato abbastanza bene fino ad ora sui rulli e questa settimana ho iniziato su strada. La condizione non è male come pensavo sarebbe stata dopo i rulli. Inoltre il polso migliora ogni giorno. Da questa settimana sono a Sierra Nevada in quota e cercherò di ottenere il più possibile da questo ritiro. Ho un grande supporto da parte del team, possiamo pedalare per tante ore e fare i massaggi e fisioterapia. Ho un sacco di lavoro in programma, poi l’11 giugno scenderò, mi dedicherò alla ricognizione di alcune tappe del Tour e poi di nuovo in ritiro a Sestriere. Poi spero di fare i campionati nazionali su strada e a crono.

Quindi non farai il Giro di Slovenia?

No, non credo. Sfortunatamente, ho perso troppo allenamento, non ho potuto fare molti chilometri nelle ultime quattro settimane, quindi ne ho bisogno. Devo concentrarmi un po’ di più sulle distanze e i lavori di interval training

La prima settimana della rieducazione ha visto Pogacar camminare in lungo e in largo (foto Instagram)
La prima settimana della rieducazione ha visto Pogacar camminare in lungo e in largo (foto Instagram)
Si può dire che questa sia stata la prima battuta d’arresto nella tua carriera, come la stai gestendo?

Mi sento davvero bene. La prima settimana dopo la caduta l’ho passata rilassandomi a casa. Dalla seconda ho iniziato un po’ di rulli e la motivazione era davvero alta. Mi sono messo a camminare in lungo e in largo. La terza settimana ho iniziato un allenamento un po’ più strutturato e in quel momento a Monaco è arrivato il nostro fisioterapista, con cui mi allenavo quasi da mattina a sera, facendo anche varie terapie, dalla camera iperbarica alla magnetoterapia, esercizi per le braccia, crioterapia: tutto quello che serve. Dalla radiografia di lunedì prossimo vedremo se l’osso è guarito davvero. Per il resto, non vedo l’ora che arrivi la prossima settimana di allenamento e poi di andare al Tour.

Che sensazioni hai avuto salendo in bici al momento di caricare il polso rotto?

Nei primi due giorni in cui ho provato a mettermi in strada, sapevo che non avrei dovuto. Bisognava aspettare sei settimane, quindi sono stato un po’ stupido a disubbidire al dottore. Ma ho fatto pressione su tutti e alla fine ho provato ad andare in bici. Sapevo di non poter esercitare troppa forza con la mano e i primi giorni sono stato molto attento. Ho fatto uscite di 2-3 ore, usando un tutore in plastica stampata, che posso infilare e sfilare. Ne ho due diversi: uno per la vita normale e uno per la bici. Sono molto attento, anche con l’aiuto dell’osteopata. Il polso sta migliorando ogni giorno, ho sempre più mobilità e spero che la radiografia non dica che ho peggiorato la situazione. Ma non credo, perché non ho dolore. Forse però per il Tour avrò ancora bisogno di un tutore morbido attorno al polso solo per dargli un po’ di supporto.

La bici da crono è stata la prima che ha ripreso, potendo appoggiarsi sulle appendici (foto Instagram)
La bici da crono è stata la prima che ha ripreso, potendo appoggiarsi sulle appendici (foto Instagram)
Sei sempre stato capace di divertirti nelle corse, quanto divertimento ci sarebbe se arrivassi al Tour non al meglio?

Io spero di essere al 100 per cento. Forse il polso non lo sarà, ma penso che le gambe lo saranno. Per fortuna non hai bisogno del polso per allenare le gambe. Saprò dare una risposta più precisa quando il Tour sarà iniziato, ma penso che mi divertirò in ogni caso.

Sei preoccupato di andare in Francia dopo questa battuta di arresto e senza gare in avvicinamento?

A volte le battute d’arresto possono essere persino positive, anche se fortunatamente questa non è stata una grande battuta d’arresto, è solo la mano. Niente a che fare con le gambe, la testa o cose del genere. Quindi posso allenarmi e fare delle ore fantastiche. Più che una battuta di arresto la definirei una situazione sfortunata. Sul fatto di non correre prima, normalmente mi piace molto fare una corsa prima di una gara importante, ma il Tour è composto da 21 tappe e potrebbe essere utile arrivarci un po’ più freschi. Farò i campionati nazionali, quindi due giorni di gare, poi dei buoni allenamenti dietro moto per simulare il ritmo gara. Non sono così preoccupato quest’anno.

Pogacar non difenderà il titolo al Giro di Slovenia in cui nel 2022 fece il bello e cattivo tempo con Majka
Pogacar non difenderà il titolo allo Slovenia: nel 2022 fece il bello e cattivo tempo con Majka
Eppure le prime due tappe del Tour de France a Bilbao e San Sebastian saranno molto dure…

Sono davvero belle, una è super difficile (la seconda, da Vitoria a San Sebastian, ndr). Ma penso che sia meglio per me, preferisco così piuttosto che avere solo tappe di volata nella prima settimana. Almeno capisci da subito chi c’è, chi prende la maglia e il giorno dopo è meno stressante. Quindi sarà difficile arrivare lì senza corse e andare subito a tutto gas, ma due anni fa fu più o meno lo stesso. Questo inizio di Tour mi piace molto.

Tanti vorrebbero vedere il duello con Evenepoel al Tour, cosa pensi della sua scelta di non andare?

Remco ha abbandonato il Giro che poteva vincere ed è il campione del mondo, quindi se fossi in lui, farei anche il Tour de France. Siamo tutti diversi davanti ai problemi di salute, ma mi piacerebbe vederlo in Francia. Ci sarebbe una concorrenza ancora più grande e lo stesso vale per Roglic. Ma penso che la Jumbo abbia un leader forte come Jonas Vingegaard, sono nella situazione perfetta direi. Così se vogliono mandare Primoz alla Vuelta, a me sta benissimo. L’anno scorso si coalizzarono, se lui non ci sarà, a me starà più che bene (ride, ndr).

Il ritorno su strada è avvenuto prima delle sei settimane necessarie (foto Instagram)
Il ritorno su strada è avvenuto prima delle sei settimane necessarie (foto Instagram)
A proposito del Giro, cosa ti è parso del podio di Almeida?

Questo Giro è stato davvero bello da guardare e fantastico per il nostro team. Abbiamo centrato tre vittorie di tappa e quando Joao ha vinto sul Bondone, avevo anche io i battiti molto alti. E’ stato bello vederlo finalmente sul podio del Giro, se lo merita davvero e ha anche vinto quella tappa. Penso che possa essere più che felice.

Con Roglic abbiamo parlato spesso del Tour 2020 prima della crono finale del Giro: che cosa ti è parso? Hai visto quanti tifosi sloveni per lui a Monte Lussari?

Quella tappa in sé era davvero pazzesca. Sapevo che Roglic poteva vincerla, penso che sia migliorato un po’ ogni giorno e nell’ultima crono è stato fortissimo. Non so se abbia pensato al Tour de France 2020, ma di sicuro per lui questa è stata una vittoria davvero bella. E penso che tutti i fan sloveni lo abbiano davvero aiutato. E’ stato pazzesco vedere quanti sloveni siano venuti lì solo per tifare per lui. Da sloveno, mi sarebbe piaciuto esserci.

Il ritorno di Hirschi, con un sogno iridato nel cassetto

02.06.2023
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Specialista delle classiche, poi leader “di riserva” al Uae Team Emirates, ora vincitore anche nelle corse a tappe, dopo essere tornato competitivo anche nelle prove d’un giorno. Gli ultimi anni di Marc Hirschi sono stati vissuti sull’otto volante, dopo che in quel 2020 così fuori dalle righe aveva sorpreso tutti cogliendo in una settimana il bronzo mondiale, la vittoria alla Freccia Vallone e la piazza d’onore alla Liegi-Bastogne-Liegi.

Quest’anno è tornato a brillare riagguantando la Top 10 a Liegi, finendo ai piedi del podio a Francoforte, sbancando il Giro d’Ungheria e portandosi a casa proprio oggi il Giro dell’Appennino. Il tutto dopo una partenza tranquilla come risultati, ma certamente non come stato d’animo e a spiegare il perché è lo stesso svizzero.

In Ungheria Hirschi ha vinto la terza tappa in solitudine, amministrando poi nell’ultima
In Ungheria Hirschi ha vinto la terza tappa in solitudine, amministrando poi nell’ultima

«Stava andando tutto secondo i piani – racconta Hirschi – ma alla Volta ao Algarve sono caduto rompendomi il radio all’altezza del polso e questo ha comportato una lunga sosta, anche se sono tornato in sella abbastanza velocemente anticipando i tempi previsti. Dopo un mese e mezzo ero già in gara, ma al Paesi Baschi ho sofferto tantissimo proprio perché mancavano lavori importanti, ma penso fosse importante per poter crescere di livello. I primi effetti si sono visti a Francoforte, una gara veloce dove mi sono sentito davvero bene. E poi in Ungheria ho sentito delle gambe veramente al top».

Che corsa era quella ungherese e si adattava alle tue caratteristiche?

Per me era perfetta, soprattutto per il momento. La terza tappa con un piccolo strappo, la quarta con un finale movimentato. Lì ho fatto la differenza e la squadra era davvero forte. Non tutti stavano benissimo, ma hanno dato l’anima andando oltre ogni problema. Mi hanno supportato in tutto e portato alla prima vittoria stagionale. Quindi è stato qualcosa di veramente speciale per me.

Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Hirschi alla Liegi 2020 con Alaphilippe. Alla fine sarà terzo completando la sua settimana magica
Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Hirschi alla Liegi 2020 con Alaphilippe. Alla fine sarà terzo completando la sua settimana magica
Tu sei diventato famoso nel 2020 con la settimana fra Mondiali e Liegi. Dopo quei grandi risultati ti aspettavi qualcosa di più negli anni successivi?

Sì, sapevo che sarebbe stato difficile, perché la prima volta è sempre più facile, non ti conosce nessuno e nessuno chiede, ma ripetersi ha un altro sapore. Quando mi guardo indietro, penso che allora sia andato tutto alla perfezione. Mi aspettavo risultati leggermente migliori nel 2022, eppure non ero tanto male, anche se qualche attenuante c’è stata, come il problema all’anca del 2021 che mi ha portato all’operazione. Dicono che dopo un intervento del genere ci vuole almeno un anno fino a quando non ti riprendi completamente. Ancora oggi faccio un po’ fatica. Quindi, date le circostanze, sapevo che sarebbe stato difficile realizzare lo stesso, ma ho sempre sperato di farlo. Ma ora mi sento fiducioso di poter tornare a quel livello.

Tu sei un corridore di primo piano soprattutto per le classiche, ma sei nello stesso team di Pogacar che corre sempre per vincere. Questo ti toglie spazio?

In questa squadra, se sei il più forte, ottieni sempre il tuo spazio. Tadej mi dice sempre che nella grande corsa a volte è anche bello anticipare le mosse degli altri. Non mi toglie spazio, penso che possiamo combinarci l’un l’altro, alla fine è normale quando oggi hai così tante gare, così tante occasioni per emergere. E poi è anche bello per me aiutarlo.

Lo svizzero insieme a Pogacar. A suo dire lo sloveno non occupa tutti gli spazi
Lo svizzero insieme a Pogacar. A suo dire lo sloveno non occupa tutti gli spazi
Secondo te team come Jumbo-Visma o Ineos Grenadiers hanno qualcosa di diverso rispetto al tuo?

Dipende da che cosa s’intende per diverso. Siamo ancora una squadra piuttosto giovane rispetto a loro. Quando guardo la Jumbo-Visma, penso che siano una specie di Rabobank. Hanno una storia alle spalle molto più lunga della nostra. Ma questo divario ogni anno si riduce un po’. Noi stiamo ancora crescendo come squadra e loro sono già ai massimi livelli.

Hai vinto una corsa particolare come la Freccia Vallone emergendo in salita, hai vinto il titolo mondiale emergendo in discesa: quali sono i percorsi che preferisci?

A me piace la discesa, ma penso anche che per me la gara perfetta è quella che ha al suo interno brevi strappi, curve secche, cambi di ritmo, insomma un percorso difficile e vario. A me la salita piace molto, non mi spaventa e so che posso fare la differenza.

Non vediamo il tuo nome fra coloro che saranno al Tour. Che cosa prevede ora il tuo programma?

Gareggerò a Gippingen, al Giro di Svizzera e poi ai campionati svizzeri. Poi faccio una piccola pausa e vado in quota per essere pronto per San Sebastian e i mondiali. Abbiamo deciso con la squadra che per quest’anno non farò alcun grande giro per concentrarmi maggiormente sulle altre gare e preparare bene i mondiali.

Al Eschborn-Frankfurt, vinto da Kragh Andersen, si erano visti i primi segnali di ripresa, con il 4° posto in volata
Al Eschborn-Frankfurt, vinto da Kragh Andersen, si erano visti i primi segnali di ripresa, con il 4° posto in volata
La Svizzera è famosa per i tanti campioni che ha nella mountain bike. Ora chi è più popolare fra loro e corridori come te e Kung, chi ha più risalto sui media?

In Svizzera, penso che l’attenzione sia abbastanza simile. La strada ha sempre avuto fascino, ma la Mtb è davvero speciale, perché è come uno sport tutto nostro. E’ molto diffusa, ma a livello di attenzione si può dire che le due discipline si equivalgano quando ci sono buoni risultati.

Il mondiale di Glasgow è adatto a te?

Penso di sì, può essere davvero buono per me. Per ora ho potuto vedere solo quel che c’è online, ma da quel che leggo diventerà una gara super dura perché ci sono 3.600 metri di dislivello che faranno male a tanti. Una gara difficile di quelle che piacciono a me, quel che conta è farsi trovare pronti al momento giusto.

Hai 24 anni e stai maturando ora: hai un sogno speciale, una gara alla quale tieni di più?

Per me, il sogno più grande sarà diventare campione del mondo e indossare quella maglia. Se vivi di questo mestiere, non c’è soddisfazione più grande e che duri più a lungo.

Formolo ha fiducia in Almeida: «E’ il nostro uomo»

04.05.2023
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«I temporali di questi giorni – esordisce Formolo – hanno trasformato il nostro viaggio verso Fossacesia in un’Odissea. La linea ferroviaria è interrotta e da Rimini stiamo andando verso la partenza del Giro in ammiraglia. Insomma, non è ancora partito ed è già una corsa movimentata – dice con la sua solita simpatia – dovremmo arrivare per le 20». 

L’ultima gara di Formolo è stato il Giro dei Paesi Baschi, poi altura con la squadra per preparare il Giro
L’ultima gara di Formolo è stato il Giro dei Paesi Baschi, poi altura con la squadra per preparare il Giro

Scesi dall’altura

L’ultima corsa del corridore della Valpolicella è stato il Giro dei Paesi Baschi a inizio aprile, dal quale si è ritirato alla sesta ed ultima tappa. 

«Dopo il Covid – racconta – la gamba non era al massimo della condizione, ho corso recuperando un po’ di ritmo gara. Poi da lì siamo andati a Sierra Nevada con la squadra, un bel ritiro che ci ha permesso di lavorare tutti insieme. Abbiamo recuperato le energie e mi ha permesso di rimettere qualche cavallo nel motore. Il clima, al contrario di quanto successo in Italia, era molto sereno e siamo riusciti a lavorare al meglio delle nostre possibilità. Il tempo di allenarsi è finito, negli ultimi giorni ci siamo concentrati più sul riposo. Oggi e domani andremo a fare il sopralluogo della cronometro e poco altro, di fatica ne faremo abbastanza nel prossimo mese».

Almeida si sta dimostrando costante da inizio stagione: sesto alla Volta ao Algarve, secondo alla Tirreno (in foto) e terzo al Catalunya
Almeida si sta dimostrando costante da inizio stagione: 6° all’Algarve, 2° alla Tirreno (in foto) e 3° al Catalunya

Un diverso capitano

La voce di Formolo va e viene dall’altra parte del telefono, quello che prenderà il via sabato 6 maggio sarà il suo ottavo Giro d’Italia. Il corridore veneto ne ha saltati solamente due: Il primo nel 2014, al suo primo anno da professionista. Ed il secondo nel 2020, per la sovrapposizione con il Tour, a causa dei calendari riscritti dal Covid. Questo del 2023 è il secondo Giro corso con Almeida nel ruolo di capitano. Cosa cambia rispetto ad avere accanto Pogacar? Sicuramente tanto, ma ce lo racconta meglio Formolo.

«Almeida – spiega con serenità – ha lavorato bene in ritiro e nel corso della stagione ha dimostrato una grande costanza. E’ la sua migliore qualità e quella su cui punteremo nel corso di tutte e tre le settimane. Il nostro compito è quello di stargli vicino il più possibile, poi sarà la strada a decidere. Quando c’è Pogacar nel ruolo di capitano sai che avrai gli occhi di tutti puntati addosso. Si corre in modo diverso, più votato all’attacco, con Almeida si gioca al risparmio, cercando di tenerlo nelle migliori posizioni». 

Formolo è stato uno degli scudieri di Pogacar al Tour del 2021, il secondo vinto dallo sloveno
Formolo è stato uno degli scudieri di Pogacar al Tour del 2021, il secondo vinto dallo sloveno

Outsider? No grazie

«I giornalisti e gli addetti ai lavori – continua Formolo – danno come super favoriti Evenepoel e Roglic. Quasi come se fosse una battaglia a due già scritta, io invece credo che Almeida possa essere inserito nella “prima fascia”. E’ un corridore che sa gestire molto bene gli sforzi prolungati, i numeri parlano chiaro: 70 chilometri a cronometro e più di 50.000 metri di dislivello. La costanza di Joao potrebbe risultare fondamentale. A cronometro lui va forte, ma anche Roglic ed Evenepoel non scherzano. La differenza la si farà giorno per giorno, e noi abbiamo una bella arma da spendere: la costanza».

Il UAE Team Emirates arriva con una squadra forte, pronta a sostenere il capitano portoghese. «Noi ci siamo – riprende – e stiamo bene, ripeto: saremo tutti accanto a lui. Il sostegno non gli mancherà, ci sono corridori forti come McNulty e Vine, ma in generale tutta la squadra è di gran livello».

Il veneto aveva iniziato bene la stagione con il secondo posto nella classifica generale del Saudi Tour
Il veneto aveva iniziato bene la stagione con il secondo posto nella classifica generale del Saudi Tour

Gli altri

Il disegno di questo Giro d’Italia lascia spazio a tante parole e molte supposizioni. Tante tappe saranno di difficile lettura, non solo per le squadre che cureranno la classifica, ma anche per quelle dei velocisti. Le scelte delle une potrebbero influenzare quelle delle altre. 

«Molte tappe – continua spedito Formolo – sono disegnate per le fughe, a mio modo di vedere. Soprattutto quelle che sono cerchiate come volate assicurate, il percorso è sempre mosso. Toccherà alla squadre dei velocisti capire se, come e quando chiudere sulle varie iniziative della mattina. Potrebbe capitare che in alcune frazioni ci sia meno voglia di chiudere il gap».

Roglic ed Evenepoel hanno avuto modo di misurarsi la febbre durante il Catalunya
Roglic ed Evenepoel hanno avuto modo di misurarsi la febbre durante il Catalunya

Il percorso e le incognite

Non ci sarà molto tempo per prendere le misure, perché alla quarta tappa, con arrivo a Lago Laceno, le gambe dovranno essere calde. 

«Già da subito – conclude il veneto – ti rendi conto di come stai e delle tue possibilità. Nella prima settimana ci sono tre tappe che toglieranno molti dubbi. L’arrivo a Lago Laceno è il primo in salita e non ci si potrà nascondere. Ma la frazione più pericolosa, quella che si addice bene alle imboscate, è la sesta, con l’arrivo a Napoli. Si tratta di una tappa corta ed esplosiva, senza un metro di pianura fino agli ultimi 20 chilometri. Un’altra incognita, specialmente al Sud, saranno le strade. Lì la carreggiata è più stretta e si fa fatica a stare davanti. Sono consapevole di una cosa però: noi potremo fare bene tutto, ma in quello che potrebbe essere il momento cruciale, la cronoscalata del Lussari, Almeida sarà da solo».

Pogacar, la convalescenza e il punto sull’integrazione

02.05.2023
5 min
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Con la frattura della Liegi da far saldare e un periodo di riposo che sarà necessariamente più lungo, Tadej Pogacar ha passato tutto il tempo possibile con la compagna Urska. Poi lei è partita per la Vuelta Femenina (iniziata ieri con la vittoria della Jumbo-Visma nella cronosquadre) e lo sloveno (che su Instagram ha chiesto ai suoi fans di indicargli qualche buon film, poiché non può neppure giocare a FIFA nella Play) ha potuto rispondere alle varie richieste che gli sono arrivate.

La sua stagione potrebbe riprendere al Tour of Slovenia come avvicinamento al Tour de France. Se fosse uno di quei corridori che programma e punta tutto sulla singola corsa, a questo punto Tadej potrebbe essere molto nervoso. Invece le 12 vittorie portate già a casa (fra queste il Fiandre, l’Amstel e la Freccia Vallone) gli permettono di affrontare lo stop col sorriso e la giusta serenità.

Pogacar sta ora affrontando la convalescenza dopo la caduta e la frattura della Liegi (foto Instagram)
Pogacar sta ora affrontando la convalescenza dopo la caduta e la frattura della Liegi (foto Instagram)

Noi ne abbiamo approfittato per riallacciare il filo di un discorso avviato nel ritiro di Benidorm del UAE Team Emirates, quando alla partenza di un allenamento ci accorgemmo dei ragionamenti fra corridori, massaggiatori e nutrizionisti a proposito degli integratori Enervit a disposizione della squadra.

Durante la corsa preferisci ricorrere a cibi solidi, oppure gel e liquidi?

Dipende dalla distanza, ma generalmente la maggior parte dei nostri rifornimenti in gara è un mix di gel e liquidi. A volte però mangiamo anche barrette e piccoli dolci.

I prodotti Enervit che usi in corsa vengono prima provati in allenamento?

Certamente. Li proviamo soprattutto durante i ritiri invernali, per abituarci e per scegliere eventualmente quali gusti ci piacciono di più. Sul bus poi c’è un grande assortimento, per cui c’è abbastanza scelta per tutti.

I prodotti alimentari per la stagione vengono provati nei ritiri invernali. Qui Almeida in quello di Benidorm
I prodotti alimentari per la stagione vengono provati nei ritiri invernali. Qui Almeida in quello di Benidorm
Questa prima fase di test serve anche per chiedere qualcosa di diverso o dare qualche dritta ai produttori?

Succede anche questo. Non ho mai dato indicazioni direttamente a Enervit, però dopo un po’ che usavo i vari prodotti, ho fornito una serie di indicazioni a Gorka Prieto, il nostro nutrizionista. E’ stato lui a parlare con loro.

Che cosa metti di solito nella borraccia in corsa?

Generalmente dipende dal meteo e dal tipo di percorso. Di solito abbiamo un mix fra acqua e borracce con un misto di Enervit Carbo. Sempre Gorka ci consegna un piano e cerchiamo di osservarlo più o meno alla lettera. Invece quando sono a casa, preferisco uscire portando solo acqua.

Gorka Prieto Bellver, classe 1990, è il nutrizionista del team UAE Emirates (foto Jon URBE/FOKU)
Gorka Prieto Bellver, classe 1990, è il nutrizionista del team UAE Emirates (foto Jon URBE/FOKU)
Hai una programmazione precisa in gara sul tempo per mangiare oppure segui le tue sensazioni?

La mattina facciamo una colazione sostanziosa tre ore prima della partenza. Poi prima della corsa spesso sgranocchiamo una barretta. Da quel momento in avanti sappiamo quanti grammi di carboidrati dobbiamo assumere per ogni ora. Ormai è tutto molto scientifico.

Durante un grande Giro si mangiano barrette e gel per 21 giorni. Hai mai problemi di stomaco o difficoltà nella digestione?

Ovviamente durante quelle tre settimane, spingo il corpo al limite e l’apparato digerente non fa eccezione. Con i prodotti a nostra disposizione, fortunatamente finora ho reagito bene. Di solito non ho questo tipo di problemi.

Normalmente sulla bici di Pogacar, una borraccia contiene acqua e l’altra un mix di carboidrati (foto Fizza)
Normalmente sulla bici di Pogacar, una borraccia contiene acqua e l’altra un mix di carboidrati (foto Fizza)
Invece durante le classiche si mangia diversamente?

Anche in questo caso dipende dal meteo, dalla distanza e dal percorso. Gorka fa il calcolo di quanti carboidrati per ora vanno presi e ci regoliamo in base a quello. In una grande classica come la Sanremo, che è così lunga, finisci col mangiare parecchio.

Al Fiandre invece sei sempre riuscito a mangiare bene fra i vari Muri?

Nelle ore iniziali, è stato un po’ più facile. E poi, quando è partita la fuga, c’è stato tempo per mangiare con una certa calma. Quando invece siamo arrivati nel circuito finale e la corsa è cominciata davvero, a quel punto ho preso soltanto gel, perché mandare giù qualsiasi altra cosa sarebbe stato complicato.

Tour de France 2021, la collaborazione fra UAE Emirates ed Enervit dà già ottimi frutti (foto Fizza)
Tour de France 2021, la collaborazione fra UAE Emirates ed Enervit dà già ottimi frutti (foto Fizza)
Con il grande caldo del Tour cambia qualcosa?

Non così tanto. Semplicemente chiediamo che le bevande siano più fredde. Quando è così caldo, è più facile consumare cibi liquidi ed è in queste occasioni che il mix di carboidrati torna particolarmente utile.

E quando invece fa freddo?

A volte abbiamo del tè caldo nelle borracce. Oppure usiamo acqua calda al posto di quella fredda.

Cosa c’è di solito nella borraccia dopo l’arrivo?

Subito dopo la linea del traguardo, preferisco avere qualcosa di dolce o rinfrescante. Poi, appena possibile, prendiamo una borraccia per accelerare il recupero.

Nelle fasi tranquille di corsa c’è tempo per mangiare, in quelle concitate si va avanti con i gel
Nelle fasi tranquille di corsa c’è tempo per mangiare, in quelle concitate si va avanti con i gel

Pogacar è molto attento all’alimentazione, al punto che il suo volto è presente anche sulle confezioni di una linea di panini in vendita nei supermercati sloveni. Niente di simile a quello che i professionisti portano in corsa, con petto di pollo, salmone e formaggio di capra, ma i proventi delle vendite servono anche per sostenere il ciclismo sloveno. Per tutto il resto, per l’alimentazione in allenamento e gara, la scelta del team è caduta su Enervit. E sarà interessante, magari a fine stagione, chiedere agli sviluppatori di questi prodotti, in che modo Pogacar li abbia aiutati e quali indicazioni abbia fatto arrivare tramite il solito Gorka.

Chiusa la parentesi classiche, Magrini tira le somme

27.04.2023
6 min
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Mettiamo un punto alla stagione delle classiche, chiusa nel segno dei fenomeni, ma con tanti spunti di discussione. Riccardo Magrini attraverso Eurosport ha seguito e commentato tutte le corse del Nord e si è fatto un quadro abbastanza chiaro della situazione, non solo in base ai risultati ma anche a tutte le chiacchiere che hanno fatto da contrappunto alle corse.

Il toscano è entusiasta di quanto visto, ma con la sua consueta verve non manca di sottolineare alcuni aspetti: «Siamo di fronte a un ciclismo bellissimo fatto di fuoriclasse, le corse sono state tutte molto combattute e non è un caso se si siano quasi tutte concluse con arrivi in solitaria, a cominciare dalla Sanremo. L’unica uscita un po’ dai binari è stata la Freccia Vallone, ma quella ormai è una gara atipica, praticamente si corre solo per il chilometro finale. Dico la verità, non mi piaceva quando la correvo e non mi piace ora, ma i belgi si affollano sul Muro e la corsa vive di quello. Ha vinto Pogacar ma poteva anche vincere un altro, è una corsa abbastanza casuale, contano solo quei metri finali…».

Pogacar con VDP e dietro Van Aert. I grandi hanno dato davvero spettacolo
Pogacar con VDP e dietro Van Aert. I grandi hanno dato davvero spettacolo
A conti fatti però a vincere sono sempre gli stessi, un manipolo di fuoriclasse che si staccano dal gruppo…

E meno male che è così… Se tornate indietro con la mente vi accorgerete che prima di questa generazione si mancava di continuità, c’era un livellamento dei valori che portava sì a vittorie sempre diverse, ma alla fine non restava nulla. Oggi la gente si appassiona, si formano i partiti a favore di Pogacar come di Van Der Poel, c’è chi tifa per l’uno o per l’altro o per l’altro ancora e questo è bellissimo. Certo, nel gruppo affiora un po’ di nervosismo, ma è normale quando emergono vincitori assoluti. E non dipende solo dai risultati, ma dallo spirito. Tanti ad esempio paragonano Pogacar a Merckx per i risultati che ottiene, a me ricorda il belga per l’atteggiamento, la voglia spasmodica di vincere che aveva Eddy, è quello il vero punto in comune.

Parlavi di nervosismo nel gruppo e alcuni non lo trattengono più, vedi le parole di Madiot a cui ha risposto Gianetti…

Per certi versi Madiot proprio non lo capisco, ma anche da corridore era uno con idee tutte sue. E’ vero, ci sono squadre che hanno 40 milioni di budget da gestire, ma è sempre stato così. Chi ha il fenomeno se lo tiene e lo gestisce al meglio: la Uae Emirates ha messo una clausola rescissoria per lo sloveno di 100 milioni, la Soudal ha blindato Evenepoel. I campioni ci sono sempre stati, il bello è cercare di contrastarli come meglio si può. Ai tempi di Merckx, quando vinceva tutto lui gli altri che avrebbero dovuto fare?

Magrini bici 2018
Riccardo Magrini, pro’ fra il ’77 e l’86, vittorioso al Giro e al Tour nell’83. Lavora per Eurosport dal 2005
Magrini bici 2018
Riccardo Magrini, pro’ fra il ’77 e l’86, vittorioso al Giro e al Tour nell’83. Lavora per Eurosport dal 2005
Sarebbe plausibile introdurre un sistema di salary cap per le squadre? Gianetti ha subito detto di no…

E ha ragione, qui siamo su un altro piano economico. Pogacar, che è il corridore più pagato, ha uno stipendio che non è neanche lontanamente paragonabile a quello dei giocatori di basket o football americano. Il problema è che quando si parla di ciclismo si pensa alle squadre composte da 30 corridori: non è così, un’azienda che investe su un team deve provvedere a 200 persone. Guardate ad esempio l’universo Jumbo-Visma, che coinvolge 3 team ciclistici e uno di pattinaggio, che cosa c’è intorno, quanta gente vive di quel lavoro. Una struttura talmente evoluta che non subirà ripercussioni con il prossimo cambio di sponsor. In questo discorso c’è qualcosa che stona…

Che cosa?

Parla Madiot che nel complesso è uno che sta lavorando molto bene, che ha costruito una splendida filiera e sta portando su autentici talenti. Il suo sistema è collaudato dal tempo, ma funziona sempre. Ci sono altre squadre che soffrono molto di più. L’Astana allora che dovrebbe dire?

Ganna non ha deluso, ma da solo non poteva salvare il bilancio azzurro al Nord
Ganna non ha deluso, ma da solo non poteva salvare il bilancio azzurro al Nord
Proprio dell’Astana è pero Velasco, che almeno alla Liegi ha provato a far qualcosa. Come giudichi il bilancio italiano nelle classiche?

Ci si aspettava di più, soprattutto dopo l’ottimo inizio di stagione. Velasco e Sobrero sono quelli che più si sono fatti vedere, di Ganna sappiamo tutto, è l’unico che davvero ha le qualità per emergere in queste corse come si è visto a Sanremo e Roubaix, per il resto c’è poco. Viviamo una fase involutiva che non cambierà se non cambia la cultura. Non dico solo ciclistica, di un mondo dove i procuratori vanno a cercare gli esordienti e allievi spacciandoli per campioni del futuro, facendoli bruciare sul nascere. Il problema per me è più profondo, riguarda la cultura sportiva generale. Posso fare un esempio?

Prego…

Tutti si stupiscono del fenomeno della Slovenia con campioni come Pogacar e Roglic e tanti buoni corridori. Io ci sono stato, ma lì c’è un’attività sportiva nelle scuole che noi ce la sogniamo. Non si parla solo di sport, ma di mobilità sin dalla scuola materna. Questa è la strada giusta, lì ci si diverte. Il problema è che qui copriamo tutto con i successi del campione di turno e questo vale per qualsiasi sport. Anche nel ciclismo, dove se chiedi in Federazione ti dicono che in fin dei conti hanno vinto un titolo olimpico e quindi la crisi dov’è?

Mentre gli altri se le davano al Nord, Vingegaard continuava a vincere gare a tappe. Magrini ci punta molto
Mentre gli altri se le davano al Nord, Vingegaard continuava a vincere gare a tappe. Magrini ci punta molto
Torniamo ad allargare il discorso. Parliamo sempre del manipolo di fenomeni che vincono tutto, ma dietro che cosa c’è?

C’è un movimento professionistico dove il livello si è alzato tantissimo, dove ci sono corridori come Gaudu e Kung, per fare due nomi, che vincerebbero molto di più esattamente come si diceva di Gimondi ai tempi di Merckx. Poi abbiamo dei campionissimi e siamo fortunati ad averceli. Io però vorrei che i campioni assoluti avessero un calendario comune: non dico che dovrebbero fare tutte le corse, sarebbe follia, ma almeno nelle Monumento bisognerebbe inventarsi qualcosa per farli correre tutti.

A proposito delle Monumento, Pogacar e VDP ora sono a 3 a 5. Chi ha più possibilità di completare il Grande Slam?

Secondo me Pogacar, perché per Van Der Poel il Lombardia mi pare proprio indigesto, anche se lo preparasse specificamente. La Liegi potrebbe anche portarla a casa, ma la classica di fine stagione è lontana dalle sue caratteristiche. Per lo sloveno è diverso, la Roubaix se ben preparata, un anno potrà anche vincerla come fece Hinault. Io però resto della mia idea: il più poliedrico di tutti è Van Aert, per certi versi il più forte perché può emergere dappertutto. Certo, se poi si mette a far regali come a Gand

Tour of the Alps, gruppo affiatato e dettagli al top

24.04.2023
7 min
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PREDAZZO – Quando si dice Tour of the Alps si dice principalmente una gara in preparazione al Giro d’Italia come dimostra la vittoria di Geoghegan Hart con la sua Ineos, ma si intende anche un format che va oltre l’aspetto prettamente agonistico. I tre territori dell’Euregio (Tirolo, Alto Adige e Trentino) dal 2017 ad oggi hanno caratterizzato il percorso evolutivo di quello che era il vecchio Giro del Trentino.

A dirla tutta, bisogna parlare praticamente di due eventi diversi, nonostante la collocazione nel calendario internazionale sia rimasta la medesima. Per scoprire il dietro le quinte dell’organizzazione della corsa, abbiamo sentito Maurizio Evangelista, general manager del Tour of the Alps (foto in apertura). Davanti a noi ci sono i trampolini dello stadio del salto con gli sci “Giuseppe Dal Ben” di Predazzo che saranno teatro delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026.

Il Tour of the Alps è riuscito a coinvolgere a fondo i territori dell’Euregio (Tirolo, Alto Adige e Trentino)
Il Tour of the Alps è riuscito a coinvolgere a fondo i territori dell’Euregio (Tirolo, Alto Adige e Trentino)
Maurizio che tipo di gara è il “TotA”?

Abbiamo ereditato il Giro del Trentino che non riusciva più a reggere da solo un certo tipo di standard. Anche se noi siamo un’altra società, riconosciamo la sua storia e non possiamo rinnegarla. Tuttavia il messaggio che ci era arrivato era quello di allestire una corsa di alta qualità. Siamo partiti bene e credo che ad oggi abbiamo alzato l’asticella ogni anno. Questa è la filosofia della nostra manifestazione. Naturalmente portiamo avanti una nostra idea di gara. Cerchiamo di cadenzare la giornata dell’atleta. Abbiamo tappe con chilometraggi non troppo lunghi, facciamo partenze ad orari comodi e di conseguenza arriviamo presto, anche perché siamo in luoghi in cui ad aprile si trova ancora brutto tempo o neve.

Come gestite o scegliete i transiti sulle montagne della corsa?

Se avete fatto caso, se non in rarissimi casi, non facciamo mai passaggi o arrivi in alta quota perché non servono a nulla in questo periodo. Né all’atleta e le squadre, né agli addetti ai lavori e tantomeno a noi. Ci faremmo un clamoroso autogol se volessimo cercare di arrivare su certe cime. Saremmo costretti a rivedere lo svolgimento della tappa ogni giorno e quindi fare il lavoro due volte, considerando la nostra macchina organizzativa. Molta gente sottovaluta che qua attorno esistono delle signore salite a quote più basse che possono rendere spettacolare ugualmente il Tour of the Alps. Non dobbiamo fare la leggenda, noi dobbiamo fare una corsa moderna.

Renon e massiccio dello Sciliar. Le partenze e gli arrivi del TotA hanno sempre scenari suggestivi
Renon e massiccio dello Sciliar. Le partenze e gli arrivi del TotA hanno sempre scenari suggestivi
Cosa intende?

L’evento non è solo una corsa, ma tutta una serie di attività. Ovviamente abbiamo massimo rispetto per corridori e squadre però vogliamo intrattenere e coinvolgere il pubblico nelle nostre sedi di tappa. Musica, radio ufficiale, stand dei nostri sponsor, delle zone che ci ospitano e tanto altro. Abbiamo la predominanza del colore verde che ad ogni edizione è accompagnato da un altro colore. Quest’anno è il blu, l’anno prossimo sarà l’arancione. Sviluppando questo tipo di cose abbiamo generato un volano di interesse tra le amministrazioni locali. Sono loro adesso che cercano noi, come una sorta di passaparola. Per dire, quest’anno è stata Brunico a chiederci di avere una tappa, spingendo forte più per l’arrivo che la partenza. In questi sei anni siamo riusciti a dare una riconoscibilità al Tour of the Alps. Credo che per noi sia un grandissimo risultato.

Il road-book del TotAe parte del materiale turistico che ogni veniva consegnato in ogni tappa
Il road-book del TotA e parte del materiale turistico che ogni veniva consegnato in ogni tappa
Come sono i rapporti con gli enti territoriali?

Sono diventati buoni. In questa corsa inizialmente era prevalentemente solo il Trentino ad avere un certo tipo di tradizione col ciclismo mentre Tirolo e Sud Tirol non erano molto coinvolti. Abbiamo dovuto far percepire a queste altre zone dell’Euregio cosa volevamo portare a casa loro. In questi anni hanno visto il nostro impianto organizzativo, che si basa su tante persone che hanno saputo fare squadra in modo affiatato come noi richiediamo. Ed anche questo piace alle amministrazioni. Ma c’è anche un’altra cosa che mi rende molto contento.

Quale?

La collaborazione tra enti e sponsor. In questi anni abbiamo messo in contatto realtà che prima non si conoscevano fra loro. Il Tour of the Alps ha un certo di tipo di esigenze organizzative e le istituzioni con cui lavoriamo hanno sempre saputo soddisfarle. Noi cerchiamo sempre di partire da zone molto vicine in cui siamo arrivati per facilitare il compito di tutti. Da lì in avanti molte di queste amministrazioni si sono attivate autonomamente per confrontarsi con quelle delle annate precedenti o della stessa edizione per cercare di fare qualcosa in più per noi. I comitati di tappa prendono spunto da altri. Poi loro quasi ogni sera, con altre associazioni locali, organizzano per noi un rinfresco con prodotti del posto, distribuendo anche materiale informativo turistico. Da queste parti ci tengono particolarmente anche se sono posti conosciuti in tutto il mondo. E per noi è più semplice lavorare.

Al TotA ogni comitato di tappa organizza una cena o un rinfresco con prodotti tipici locali (foto Finotto)
Al TotA ogni comitato di tappa organizza una cena o un rinfresco con prodotti tipici locali (foto Finotto)
C’è qualcosa che contraddistingue il vostro gruppo di lavoro?

Innanzitutto va detto che noi muoviamo complessivamente una carovana di circa 600 persone, quindi diventa più facile gestire tutto. Però, viste le nostre dimensioni, direi che cerchiamo di curare i dettagli pur sapendo che difficile mantenere un certo di livello. Altro esempio, in sala stampa cerchiamo di non far mancare nulla a chi segue la corsa. E tra l’altro mi ha fatto molto piacere averla vista piena in questi giorni, soprattutto di testate straniere. Questo è per tornare al discorso che facevo prima. La gara ci interessa, ma ci interessano anche altri aspetti che non possono più prescindere in una manifestazione. Naturalmente sommando il tutto in paesaggi del genere, anche il prodotto televisivo diventa e resta molto interessante.

Sala stampa. Per i giornalisti italiani e stranieri c’è sempre un buonissimo trattamento (foto Tour of the Alps/Sprint)
Sala stampa. Per i giornalisti italiani e stranieri c’è sempre un buonissimo trattamento (foto Tour of the Alps/Sprint)
La reputazione del Tour of the Alps è ormai assodata. Vi manca però non avere al via i cosiddetti fenomeni di questa generazione?

Noi siamo felici e orgogliosi dei vincitori e dei partecipanti alla nostra corsa. Sono tutti corridori che vengono da noi in preparazione al Giro d’Italia o per fare una esperienza di qualità. Anzi facendo finire la gara di venerdì, molti di loro hanno sempre avuto la possibilità di rifinire la condizione per la Liegi-Bastogne-Liegi, per fare l’ennesimo esempio che ci riguarda. Detto questo, è ovvio che mi piacerebbe avere al via Evenepoel o Pogacar. Ho un po’ di anni di ciclismo alle spalle e per me questo è il più bel ciclismo che abbia mai visto. Questi fenonemi se le danno di santa ragione e appena tagliano il traguardo si fanno reciprocamente i complimenti. Questo è lo spirito che piace a me. E poi il Tour of the Alps, con tappe corte ed intense, sarebbe perfetto per il loro modo di interpretare la corsa.

Il TotA si appoggia spesso ad impianti di altri sport. Qui i trampolini di Predazzo in lavorazione per MilanoCortina 2026
Il TotA si appoggia spesso ad impianti di altri sport. Qui i trampolini di Predazzo in lavorazione per MilanoCortina 2026
Appuntamento all’anno prossimo quindi con loro?

Speriamo di sì, anche se sappiamo che i preparatori talvolta nel nostro periodo prevedono ancora i ritiri in altura o altri tipi di programmi. Aspettiamo anche tanti altri campioni che non sono mai stati da noi. In ogni caso per la nostra macchina organizzativa avere due come Evenepoel o Pogacar sarebbe un grande richiamo internazionale ma anche tanto lavoro in più. Dovremmo raddoppiare alcuni spazi o ambienti, come le sale stampe. Ve lo immaginate? Sarebbe bellissimo, e noi siamo pronti per questo tipo di straordinari.

EDITORIALE / Quel duello solo rimandato

24.04.2023
5 min
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Bisogna tornare indietro al 1997 di Michele Bartoli per trovare un vincitore di Liegi che sia succeduto a se stesso e fino al 1987 per rintracciare l’ultimo vincitore in maglia iridata: un altro italiano, Moreno Argentin. Nella domenica di Evenepoel, che da domattina sarà nuovamente in ritiro per il Giro, c’è qualcosa che i belgi giustamente celebrano e che aggiunge il campione del mondo a un club di giganti che in questo scorcio di 2023 hanno reso straordinarie le classiche Monumento. Poco importa che il duello con Pogacar non si sia svolto.

Dalla Sanremo e la Roubaix di Van der Poel, passando per il Fiandre di Pogacar. Per vincere la Liegi, Evenepoel ha avuto bisogno di circa 30 chilometri di azione solitaria iniziata dalla Redoute. Un attacco quasi annunciato. Il belga infatti aveva chiaro che la vera differenza si sarebbe fatta nel tratto che conduceva alla Cote de Forges e così è stato. Chiedere a Pidcock per averne conferma.

L’uscita di scena di Pogacar ha cancellato il duello, ma non sminuisce l’impresa di Evenepoel
L’uscita di scena di Pogacar ha cancellato il duello, ma non sminuisce l’impresa di Evenepoel

Assenti e presenti

Ieri sera e ancora oggi sarà difficile non incappare nei commenti che cercheranno di ridimensionarne la vittoria, sostenendo che l’avversario più forte – Tadej Pogacar – sia rimasto presto fuori dai giochi a causa della caduta che ha causato la frattura dello scafoide e la conseguente operazione.

Sia chiaro: l’obiezione non è priva di fondamento, ma ricorrere agli assenti potrebbe spingere a ridimensionare la vittoria dell’Amstel dello sloveno, parlando dell’assenza di Van der Poel, Van Aert e di Evenepoel. Lo sport vive di duelli, ma anche di fortune e sfortune. E bisogna riconoscere che quanto fatto ieri dal 23 enne della Soudal-Quick Step ha avuto del portentoso, allo stesso modo in cui l’anno scorso riuscì a vincere il mondiale dopo la Vuelta, dimostrando di non avere più paura dell’altitudine. Di una cosa siamo tutti sicuri: quel duello è solo rimandato.

La Cote de Saint Roch si è nuovamente riempita di migliaia di tifosi: il duello ne ha richiamati a frotte
La Cote de Saint Roch si è nuovamente riempita di migliaia di tifosi: il duello ne ha richiamati a frotte

Il riscatto del Wolfpack

Una vittoria, quella di Remco, figlia della sua forza, ma anche della dedizione della squadra che lo ha accompagnato. Dedizione e voglia di dimostrare (forse) di non aver completamente perso la capacità di andare forte. Da Alaphilippe a Van Wilder, passando per Vervaecke, Schmid e Serry, la squadra guidata da Peeters e Lodewyck ha preso in mano la corsa anche quando l’uscita di scena di Pogacar avrebbe potuto rimescolare le carte.

Avevano programmato di muoversi dopo la Redoute e hanno tenuto fede al piano. E forse, sempre che Pogacar non avesse in mente di attaccare da molto prima, avere lo sloveno in corsa ancora avrebbe permesso ai corridori del Wolfpack di avere degli alleati per controllare la corsa fino all’attesa (e sfumata) resa dei conti.

«La gente non lo vede – ha commentato Lefevere dopo la corsa – ma Remco e il team quest’anno sono rimasti a casa a dire tanto per quattro giorni. Ritiri, allenamenti in quota, ricognizione dei percorsi. La loro vita è fatta di queste cose ed è bello vederle ripagate dalla vittoria».

E adesso il Giro

Il focus si sposta ora sul Giro d’Italia, dove gli avversari non saranno Pidcock e Buitrago, ma corridori ben più solidi come Roglic, Thomas, Almeida e Vlasov. Eppure la sensazione è che questo Evenepoel abbia chiaro in testa il ruolino di marcia verso la maglia rosa. La crono di apertura gli sorride, i primi arrivi in salita non gli sono ostili. Bisognerà vedere nel fluire dei giorni se la fortuna e la condizione lo assisteranno ancora: il fieno che saprà mettere in cascina fino alla cronometro di Cesena sarà la dote con cui si presenterà alle grandi montagne.

Lo scorso anno alla Vuelta, prima di incorrere in quella disastrosa caduta, Roglic aveva dato a sensazione di poterlo sovrastare nella terza settimana. Ma come nel caso dell’assenza di Pogacar a Liegi, nessuno è in grado di dire come sarebbe finita la Vuelta del 2022: per la rivincita ci sarà da attendere il via da Fossacesia Marina.

Con Remco sul podio Pidcock e Buitrago (posizioni invertite rispetto all’ordine di arrivo). Al Giro il livello sarà più alto
Con Remco sul podio Pidcock e Buitrago (posizioni invertite rispetto all’ordine di arrivo). Al Giro il livello sarà più alto

Ci aspetta un Giro d’Italia tutto da seguire. Con la certezza che Roglic ci arriverà con una condizione stellare e che Thomas, con Tao Geoghegan Hart al fianco, non sarà da meno. Sarà in qualche modo un altro scontro generazionale. E la storia recente dice che i giovani non hanno alcun timore reverenziale.

Ci saremo ovviamente anche noi di bici.PRO pronti a raccontare la corsa rosa per la quarta volta dalla nostra nascita. E quest’anno agli articoli, ai video, le foto e ai post sui nostri social si aggiungerà una bella novità, di cui vi daremo l’annuncio a ridosso della partenza del Giro. Sarà un modo in più per essere in gruppo accanto a noi.