La caduta di Tadej, storia di una sfida mai avvenuta

24.04.2023
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«Ho sentito un grande rumore dietro di me, ma non ho visto niente. Non ho capito cosa fosse successo. Non vorresti mai sapere che qualcuno è caduto. Voglio che Tadej sappia che ha tutto il mio supporto. Spero che stia bene. Anche io ho avuto quei momenti, gli mando tutta la mia forza». E se Remco Evenepoel manda a Pogacar tutta la sua forza, Tadej può stare certo che si riprenderà presto.

Liegi 2023, un duello “biblico”… che non c’è stato. Questa è un po’ la storia di questo show mancato. La gara è appena finita e ci rechiamo al bus della UAE Emirates. Si aspetta Pogacar, ma lo sloveno non c’è e non arriverà, perché è già in ospedale. Mauro Gianetti, team manager della squadra degli Emirati, non si tira indietro e ci spiega come è andata. 

Mauro Gianetti (classe 1964), team manager della UAE Emirates, sulla Quai des Ardennes dopo la corsa
Mauro Gianetti (classe 1964), team manager della UAE Emirates, sulla Quai des Ardennes dopo la corsa
Mauro, com’è andata? Cosa sapete di questa caduta?

Sappiamo che c’è stata una dinamica abbastanza brutta. La caduta è avvenuta in un tratto in discesa in cui andavano tra i 60 e i 70 all’ora. Un corridore davanti a Tadej, Honoré, è finito in una buca e gli sono letteralmente esplose le due ruote (fonti vicini ad Honoré dicono una ruota sola, ma non cambia poi molto, ndr). Allo stesso tempo gli sono usciti i copertoni dai cerchi e questa “esplosione” ha causato la caduta appunto.


Impossibile quindi da controllare…

Alla ruota di Honorè c’era il nostro Laengen che ha fatto in tempo a frenare e ad evitarlo. Mentre Pogacar che gli era dietro, non ci è riuscito. Ha centrato Honorè in pieno ed è caduto anche lui. 

E come sta adesso?

Oltre ad essersi pelato un po’ a destra e a sinistra, ma dappertutto direi, ha battuto forte la mano. Impatto che ha causato frattura multipla allo scafoide della mano sinistra. Lo stanno già operando.


In pratica dal bordo della strada all’ospedale. Come avete fatto?

Tadej è andato direttamente in un ospedale della zona. Ce lo ha portato il nostro medico di squadra con una delle nostre auto. Si è trattato di un’operazione eseguita da uno specialista della mano. 

Vink, che ha sostituito all’ultimo Ulissi, in testa a tirare. Come sempre UAE Emirates compatta per Tadej fino al fattaccio
Vink, che ha sostituito all’ultimo Ulissi, in testa a tirare. Come sempre UAE Emirates compatta per Tadej fino al fattaccio
E come lo avete trovato così in “presa diretta” un chirurgo specializzato?

Noi lavoriamo con l’università di Cape Town, Sud Africa, e abbiamo una connessione molto vasta a livello mondiale riguardo ai medici specialistici. Pertanto con un paio di chiamate siamo subito riusciti a capire dove ci fosse un bravo specialista della mano in zona. Lo abbiamo trovato e ora è all’ospedale di Genk.

Come era il morale di Poagacar?

Insomma… Lui voleva correre per vincere. Ha capito – e lo dice anche Andrea Agostini che è al fianco di Gianetti – che sono cose che possono succedere e non può far altro che accettarle. Ma da domani, sono sicuro, che Tadej ricaricherà le batterie.


Per quel che può contare adesso: quali erano i vostri piani tattici?

Essere davanti e muoversi quando si fosse mosso Evenepoel, immaginiamo dalla Redoute in avanti, come poi è successo.

Questa pioggia sa quasi di beffa doppia. Avrebbe avvantaggiato Pogacar, che guida bene e non aveva l’imminenza del Giro d’Italia come obiettivo…

Sicuramente sarebbero arrivati loro due. Poi se c’erano più probabilità di vittoria per Tadej, forse sì… non lo so. Sta di fatto che Remco è arrivato da solo e quindi onore a lui. Onore a chi ha vinto. Le gare sono fatte anche di questi episodi.

Partito come sempre tranquillo, Pogacar parlava con De La Cruz nelle fasi iniziali. E’ caduto al chilometro 84,5 di gara
Partito come sempre tranquillo, Pogacar parlava con De La Cruz nelle fasi iniziali. E’ caduto al chilometro 84,5 di gara

Intervento okay

In serata, qualche ora dopo aver parlato con Gianetti è arrivato un breve comunicato della UAE Emirates che diceva, testuali parole: «L’intervento allo scafoide di Tadej è andato a buon fine. Domani tornerà a casa per il recupero e la riabilitazione».

Adesso c’è da vedere quanto durerà questa riabilitazione. Si parla di 5-6 settimane di stop. Ma vista la rapidità con cui lo staff UAE Emirates lo ha fatto operare, siamo pronti a scommettere che fra qualche giorno Tadej sarà già almeno sui rulli con qualche tutore speciale.

Guardando il bicchiere mezzo pieno, se proprio doveva succedere meglio oggi che in altri momenti. Pogacar avrebbe comunque osservato un periodo di stacco. A maggio non c’erano corse nel suo calendario. Magari non prenderà il via al Giro di Slovenia di giugno o forse ci sarà non al top, ma su carta ha tutto il tempo per recuperare. Soprattutto in vista del Tour de France.

La parte vuota del bicchiere è invece l’urlo strozzato per il mancato duello. Questa caduta ha davvero smorzato gli entusiasmi di molti. Persino in sala stampa regnava una certa tristezza per il “match mai nato”.

Per la cronaca. Neppure Mikkel Frolich Honoré sta benissimo. Per il danese, incolpevole chiaramente, si parla di una fortissima botta alla testa, ma per fortuna nessuna frattura.

Il Belgio lo aspettava. Evenepoel bis alla Doyenne

23.04.2023
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Probabilmente se non fosse piovuto si sarebbe presentato a Liegi con tre minuti di vantaggio. Ancora una volta Remco Evenepoel ha fatto uno show dei suoi. Il Belgio lo aspettava. I tifosi sull’arrivo quando è scattato sulla Redoute hanno lanciato un boato. E urlato il suo nome.

Una festa sì, ma il duello tanto atteso della Liegi-Bastogne-Liegi non c’è stato. La caduta di Tadej Pogacar ha compromesso questa domenica di sport. Un duello che quasi era già epico, anche se ancora doveva disputarsi per la prima volta di fatto. Davvero un peccato che non ci sia stato.

Remco Evenepoel conquista la sua seconda Liegi consecutiva
Remco Evenepoel conquista la sua seconda Liegi consecutiva

Superiorità netta

Ma come cantavano anche i Queen “The show must go on”, lo spettacolo deve andare avanti. E così ancora di più la Soudal-Quick Step ha preso in mano la gara. 

Che il campione del mondo stesse bene lo si vedeva a occhio nudo. Pedalava a bocca chiusa quando gli altri ce l’avevano spalancata. Guardava il panorama quando gli altri impugnavano stretto il manubrio e guardano fissi la ruota davanti. Guadagnava terreno quando chi gli stava a ruota Tom Pidcock si staccava perché era in pieno fuorigiri. 

«Remco – ha detto il corridore della Ineos Grenadiers – è stato incredibilmente forte oggi. Non c’era davvero niente da fare. Io ho capito subito che non potevo seguirlo, ma corro per provare a vincere e l’ho seguito lo stesso».

Remco sta bene, mette alla frusta i suoi e l’atteso attacco sulla Redoute non può non arrivare. Tanto più che ha già “consumato” i suoi: per forza deve attaccare. E infatti…

Dopo essere rimasto da solo Evenepoel è stato attentissimo nella guida. In discesa e in curva non ha mai rischiato troppo
Dopo essere rimasto da solo Evenepoel è stato attentissimo nella guida. In discesa e in curva non ha mai rischiato troppo

Sulle uova…

E qui si apre un capitolo interessante. Evenepoel è in fuga, ma non rischia nulla. Anche in settimana vi avevamo detto che non avrebbe osato troppo per tutelare il suo Giro d’Italia. E’ un obiettivo troppo grande quello rosa. E ci lavora da tempo.

E così per radio gli dicono ogni cosa. Pidcock già è un fenomeno di suo in discesa e gli rientra con facilità dopo la Redoute. Remco fa tutto con calma e lucidità. Guida come se stesse pedalando sulle uova.

E lo si vede alla prima curva dopo essere rimasto solo. L’iridato si tira su. Si allarga, stringe, poi si riallarga. Una traiettoria da manuale delle giovani marmotte. Pidcock, ma anche gli altri, invece entrano diretti “a cannone”. Solo su quella curva l’iridato avrà perso 5”. Capito perché è idea comune che sarebbe arrivato a Liegi con tre minuti senza pioggia?

Altri dettagli del suo grande margine. In un tratto stretto e veloce in discesa fa allontanare la moto, non vuole il minimo intralcio sulle traiettorie, neanche da dietro. Evita con costanza le linee bianche della segnaletica orizzontale. Troppo scivolose. E in discesa prende sempre il manubrio nella curva e mai sulle leve. Sembra un esordiente, non il campione del mondo tanto è palese il “compitino” che sta sbrigando (nel senso buono s’intende!).

Un grande calore per Remco. Non è ancora ai livelli di Van Aert, ma la sua popolarità è in netta crescita
Un grande calore per Remco. Non è ancora ai livelli di Van Aert, ma la sua popolarità è in netta crescita

Qualche difficoltà?

A noi da fuori è sembrato tutto facile, ma sentendo è Evenepoel stesso è stato più complicato di quanto potesse sembrare. 

«La vittoria di quest’anno – ha detto il belga nel dopogara – è ancora più bella perché sono orgoglioso di aver vinto con questa bellissima maglia sulle spalle. E speciale. Come ho detto più volte, volevo questa vittoria per avere la foto per la mia camera da letto. Ora ce l’ho!

«E’ vero non ho rischiato troppo. Quando ho sentito che avevo un minuto di vantaggio ho pensato più a spingere sulle salite, che non in altri punti. La strada era scivolosa. Per esempio, quando ho attaccato sulla Redoute, la ruota posteriore slittava».

Senza Pogacar

L’assenza di Pogacar è l’altro punto chiave della Liegi. Come sarebbero stati i piani con Tadej in corsa? In qualche modo, essendo meno veloce in volata, quello costretto ad attaccare era Remco stesso. Tanto più che il suo ritmo gara non era dei migliori visto che veniva dal Teide. E non a caso ieri in Soudal-Quick Step hanno svolto dei lavori di attivazione, come ci aveva detto Bagioli, toccando anche la soglia. E Remco aveva addirittura fatto dietro motore.

«I piani? Dovevo attaccare dalla Redoute in poi – spiega – sapevo di dover spingere al massimo lì per staccare tutti. Abbiamo mantenuto questo programma. Ma è stato meno facile del previsto perché comunque la Jumbo-Visma ci ha attaccato. Noi però siamo rimasti calmi e abbiamo fatto la nostra corsa».

Il resto del podio è andato a Pidcock che in volata ha avuto la meglio su Buitrago e Healy
Il resto del podio è andato a Pidcock che in volata ha avuto la meglio su Buitrago e Healy

Il graffio di Lefevere

Sornione, Patrick Lefevere, team manager della Soudal-Quick Step, arriva ciondolante sull’arrivo. Passa tra folla e giornalisti. Evenepoel deve ancora arrivare e lui raccoglie i complimenti della gente. Nonostante Van der Poel, nonostante Van Aert, alla fine la sua squadra – quassù un vero totem per certe gare – non torna a casa a mani vuote.

«Ora diranno che ha vinto perché Pogacar è caduto – ha detto sibillino ai microfoni di Sporza – ma già lo scorso anno avevamo vinto allo stesso modo. E anche lo scorso anno avevamo avuto una primavera difficile. Ma siamo ancora qui».

Il belga ha rivolto un pensiero a Pogacar: «E’ dura. Ci sono passato. Spero stia bene»
Il belga ha rivolto un pensiero a Pogacar: «E’ dura. Ci sono passato. Spero stia bene»

Ora il Giro

E adesso davvero sotto con il Giro d’Italia. Se prima Evenepoel aveva una pressione pari a dieci, ora è diventata pari a cento. L’operazione Giro doveva partire già questo martedì con un sopralluogo sul Lussari, ma le recenti nevicate hanno mescolato un po’ le carte. In ogni caso questa sera è il momento di fare festa.

«Come festeggio? L’anno scorso – ha detto alla tv Belga Evenepoel – ho potuto festeggiare a lungo questa vittoria, non avevo altri obiettivi imminenti. Quest’anno avrò meno tempo. Però ho un accordo con la nutrizionista della squadra. Se vincevo potevo mangiare le patatine fritte. Lei ha detto di sì e quindi stasera saranno patatine fritte!».

Nel giorno della Liegi, Valverde fa sfracelli nel gravel

23.04.2023
7 min
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Alle 8,30 del mattino, mentre i corridori della Liegi erano ancora a due ore dal via, Alejandro Valverde scattava tra i primi de La Indomable di Berja, provincia di Almeria, prima prova del circuito Trek Uci Gravel World Series. In lontananza la cima ancora innevata di Sierra Nevada e nei boschi un dedalo di sterrati. Tre ore e mezza dopo, il murciano ha vinto per distacco. Un minuto e mezzo il vantaggio al settimo chilometro. Tre e mezzo a metà salita. Quasi dodici sulla cima. Cinque al traguardo, dove è parso stanco e impolverato, ma non certo sfinito.

«Sono stato per tutto il giorno senza riferimenti – racconta – sapevo solo di dover guadagnare il più possibile in salita. Sono andato via dopo due chilometri e mezzo, ma la verità è che il percorso si è rivelato molto esigente. Mi sono divertito, ma ho anche sofferto, è stato un giorno molto duro, terribilmente duro. La discesa è stata impegnativa, sono andato a tutta. Diverso dal farla alla Strade Bianche, perché c’erano sezioni molto complicate. In effetti nell’ultimo tratto, che ieri avevo visto bene, per non correre rischi, sono sceso di bici e sono andato a piedi».

All’arrivo, Valverde è parso stanco ma non sfinito. Domani compirà 43 anni: è stato pro’ dal 2002 al 2022
All’arrivo, Valverde è parso stanco ma non sfinito. Domani compirà 43 anni

Vigilia della Liegi

E’ stato strano vivere la vigilia della Doyenne, che lo spagnolo ha vinto per quattro volte, a più di duemila chilometri dal Belgio. E strano è stato soprattutto rendersi conto che Alejandro avrebbe ancora le gambe e di certo la testa per schierarsi al via e infastidire Pogacar ed Evenepoel. Del resto lo scorso anno, con 42 anni ancora da compiere, arrivò secondo alla Freccia Vallone e settimo alla Liegi. Non si stenta a credere che sarebbe stato nuovamente il migliore del Movistar Team.

«Il gravel mi piace – racconta dopo essersi cambiato – perché significa fare qualcosa di diverso. Diverso dalla strada, soprattutto per la voglia di divertirsi. E’ chiaro che per me la salita è un punto di forza, mentre in discesa voglio solo limitare i rischi. Quando me l’hanno proposto mi è piaciuto il fatto di avere intorno una squadra, un gruppo che appartenesse al mondo Movistar. Sono contento, è una disciplina che crescerà molto».

Le gambe sono ancora quelle dei tempi migliori: Valverde si allena tutti i giorni
Le gambe sono ancora quelle dei tempi migliori: Valverde si allena tutti i giorni

Mancanza delle gare

Nel villaggio di partenza, nel pomeriggio di ieri, non sono mancate le facce note. “Dani” Moreno con l’inseparabile Losada. Il mallorquino Horrach, come pure Pujol, Vaitkus e Luis Mate. Poi quando è arrivato Valverde, è come se al giornata avesse preso un senso per i presenti, che si sono messi rispettosamente intorno, per fare una foto e un autografo. Non capita tutte le domeniche di avere accanto un campione del mondo con un simile palmares.

«Ho cominciato ad allenarmi in gravel da quattro settimane – spiegava Valverde – ma non tutti i giorni. Ho fatto la pratica più vera alla Strade Bianche, ma sono certo che in gara non troverò grossi punti di contatto. Mi alleno molto di più con la bici da strada, anche se questo un po’ mi penalizza per la tecnica. Ho cercato di stare vicino con le misure del telaio, anche se non si può copiarle del tutto, altrimenti non guidi la bici.

«E’ stato un po’ strano arrivare all’inizio della stagione senza poter correre. Mi sento strano. Mi sto allenando come prima, tutto quello di cui avevo bisogno era la competizione. Questa del gravel per certi versi lo è, ma soprattutto è divertimento. Ci sono stati colleghi che hanno smesso e non hanno più toccato la bici per 4-5 anni, a me questo non è successo. Può capitare il giorno che non ho voglia e non esco, ma se vuoi la verità, è successo una sola volta…».

Valverde ha lasciato la compagnia dopo due chilometri e mezzo: sapeva di doversi avvantaggiare in salita
Valverde ha lasciato la compagnia dopo due chilometri e mezzo: sapeva di doversi avvantaggiare in salita
E adesso di corsa a vedere la Liegi. Stai seguendo le corse?

Le vedo tutte. Ci sono quattro o cinque corridori che stanno battendo tutti i record, è una nuova generazione e io mi sto godendo lo spettacolo come gli altri spettatori.

L’altro giorno il tempo di scalata sul Muro d’Huy non è stato inferiore al tuo…

Ogni anno è diverso, ogni gara ha la sua storia. Nella Freccia Vallone devi essere al cento per cento in quel giorno. Tutti sapevano benissimo che ero molto adatto per quel tipo di traguardo. Alcune volte siamo saliti allo stesso modo, altre anche più velocemente, ma ogni volta fa storia a sé.

Il gravel non ha strategie oppure l’esperienza della strada ti torna utile?

La sola strategia è andare a tutto gas per due ore e mezza della tua vita. Devi avere testa, ma soprattutto nel mio caso, se voglio stare davanti, devo fare la differenza in salita e poi scendere un po’ più tranquillo, sperando che non tornino sotto. Oggi ho fatto così ed è andata bene.

Cosa pensi di Pogacar ed Evenepoel?

Credo che nei prossimi anni Remco sarà un avversario molto difficile per Pogacar. Credo siano corridori molto simili. Quando meno te lo aspetti, partono a 80-100 chilometri dall’arrivo. Non saprei dire le vere differenze. Forse Pogacar resta più forte nei grandi Giri. Anche Remco potrà vincerne altri, ma ho la sensazione che sia destinato a soffrire di più sulle grandi salite.

Ti piacerebbe essere ancora lì con loro?

Certo che mi piacerebbe, ma ho capito di aver fatto il mio tempo…

Com’è il tuo livello adesso?

Non è un livello come quando gareggiavo, ma neanche tanto male, mi sento bene. Noto che senza lo stress delle corse ripetute, certi giorni ho numeri migliori di prima. Poi certo, correre è un’altra cosa. Mi piace la vita che faccio adesso, semplicemente mi sono reso conto che era arrivato il mio momento.

L’ultima domenica di aprile è la “domenica Valverde”. Nel giorno in cui per quattro volte ha festeggiato a Liegi (l’ultima nel 2017, con le dita al cielo ricordando Scarponi, morto il giorno prima: ieri il sesto anniversario), El Imbatido ha dominato la sua prima gara di gravel ufficiale. L’obiettivo del mondiale di ottobre è tutto fuorché campato in aria. Scambiando messaggi con Pozzato prima dell’arrivo, il vicentino ha detto che presto lo chiamerà per invitarlo, perché uno così darebbe lustro a qualsiasi manifestazione. La giornata volge al termine. Gli arrivi si succedono. Valverde sorride, firma autografi e posa per foto. Così, semplicemente. Per quella grazia innata che lo ha reso uno dei più grandi di sempre.

Pidcock in affanno, ma Bogaerts sa già il perché

22.04.2023
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Al termine dell’ultima Amstel Gold Race, quando Tom Pidcock fresco del suo terzo posto finale si è avvicinato ai microfoni, ha sorpreso i giornalisti con alcune dichiarazioni a effetto: «Non ne avevo più alla fine, sto faticando con le lunghe distanze e gli ultimi 20 chilometri sono stati interminabili. Sicuramente qualcosa mi manca». La successiva Freccia Vallone l’ha chiusa al 18° posto, a 15” dallo scatenato Pogacar perdendo presto il treno dei migliori sul Muro di Huy.

Qualcosa non va e in vista della Liegi era giusto approfondire l’argomento considerando che il britannico aveva posto grande accento sulla campagna del Nord, addirittura sacrificando l’ultima parte della stagione di ciclocross, difesa del titolo mondiale compresa. Kurt Bogaerts, il preparatore del britannico, non si è nascosto, analizzando la situazione del suo ragazzo partendo proprio dalle scelte effettuate in inverno.

Pidcock ha mascherato a fatica l’eccessiva stanchezza dopo le classiche più lunghe (foto Eurosport)
Pidcock ha mascherato a fatica l’eccessiva stanchezza dopo le classiche più lunghe (foto Eurosport)

«Volevamo un miglior adattamento alla strada e per questo volevamo avere una buona preparazione con un buon ritiro – spiega il tecnico belga – prima con un blocco di lavoro a dicembre e dopo la chiusura anticipata della sua stagione invernale abbiamo fatto un altro grande blocco di allenamento per preparare le prime gare alla Volta ao Algarve nel miglior modo possibile. I risultati ci avevano dato ragione, con subito un successo in terra portoghese. Poi è stato fantastico alla Strade Bianche e dopo quella gara ci attendevamo tanto».

In occasione dell’Amstel il britannico ha lamentato problemi legati alla lunghezza della corsa: aveva già avuto problemi in tal senso nelle corse precedenti e soprattutto nell’anno precedente?

La caduta alla Tirreno-Adriatico è stata molto più pesante di quanto pensavamo. Ha rallentato la preparazione e tolto smalto, alla Dwars door Vlaanderen e per il resto della campagna delle classiche abbiamo scoperto di non essere dove volevamo. Se ti mancano quattro giorni in cui non puoi allenarti dopo la Tirreno, non puoi fare la Milano-Sanremo. E’ una gara molto lunga in cui è stato bravo in passato, nel suo primo anno da professionista, ma non puoi permetterti di affrontarla se non al massimo della forma, visto il livello generale. Quando hai una caduta come quella, hai bisogno di prenderti una pausa ed è molto difficile tornare velocemente ai massimi livelli. Abbiamo visto cosa è in grado di fare se può avere una buona preparazione. Penso che sia stato sfortunato con l’incidente e stia ancora pagando. Spero che migliori ad ogni gara e che già domani la situazione sia diversa.

Kurt Bogaerts, belga di 45 anni, è alla Ineos dove lavora con Pidcock dal 2021
Kurt Bogaerts, belga di 45 anni, è alla Ineos dove lavora con Pidcock dal 2021
Come pensi di lavorare ora in funzione delle corse future?

Dopo Liegi facciamo alcune gare di mountain bike. Si prende una piccola pausa e poi si prepara per il Giro di Svizzera e il Tour de France.

Nel complesso come giudichi la sua prestazione in Olanda e alla Freccia Vallone?

Se vediamo da dove viene con l’incidente, salire sul podio con Pogacar penso che sia stato buono. Si vuol sempre vincere, ma bisogna anche essere realisti, se la preparazione non è stata perfetta. E’ stato molto professionale nell’ascoltare il suo corpo dopo l’incidente, costruire il più possibile verso queste gare e poi finire sul podio con una performance che nel complesso è stata buona. Alla Freccia ha sbagliato i tempi, era un po’ troppo avanti nell’ultima salita, ha fatto il suo sforzo troppo presto e lo ha pagato in cima. Quindi penso che per il futuro imparerà molto sul posizionamento nell’ultima parte del Muro. Siamo stati anche sfortunati nell’ultimo giro.

Pidcock alla Tirreno-Adriatico, dove una caduta ha pregiudicato in parte la sua primavera
Il britannico alla Tirreno-Adriatico, dove una caduta ha pregiudicato in parte la sua primavera
Perché?

Abbiamo avuto un incidente con Magnus Sheffield e per questo non eravamo al massimo per pilotarlo, quindi non era l’ideale per ottenere la migliore prestazione. Questo è un finale specifico in cui tutto deve essere veramente buono e corretto per fare il tuo sforzo e iniziare dal posto giusto.

Tom è ancora molto giovane, ma viste le sue caratteristiche lo consideri più corridore da classiche o da corse a tappe?

Io penso che abbia del potenziale in entrambe. Al momento cerchiamo di combinare le due cose fino ai Giochi Olimpici per continuare quello che stiamo facendo e poi fare un punto alla fine del 2024, capire che cosa vuole veramente, se concentrarsi più su qualcosa o continuare così. Al momento non ci siamo concentrati molto sulle classifiche delle corse a tappe, ma penso che dovrebbe essere in grado di fare bene. Vediamo in circostanze normali che recupera abbastanza bene dagli sforzi e dalle corse, quindi penso che abbia anche un futuro nei grandi giri.

Il britannico ha provato a seguire Pogacar all’Amstel, pagando lo sforzo nel finale
Il britannico ha provato a seguire Pogacar all’Amstel, pagando lo sforzo nel finale
Tornando all’Amstel, Tom ha detto che quando Pogacar parte forte non puoi farci nulla. Secondo te può raggiungere quei vertici e rimanergli attaccato?

Penso che sia normale che dopo il traguardo uno come Tom, quando finisce la gara, fa il paragone con chi l’ha preceduto. Senza i problemi fisici della Tirreno, avremmo visto altre corse, un altro Pidcock. Poi Pogacar è eccezionale e penso che sia un risultato abbastanza sorprendente che tu possa seguirlo, ma Tom l’ha fatto. Nel finale ha pagato il prezzo, ma ha corso per vincere, come deve fare. Non aveva paura. E questo prima o poi gli porterà la vittoria importante, di fronte ai migliori corridori del mondo. Se Tom continua a lavorare sodo per un periodo continuo, allora possiamo vedere il miglior Pidcock e poi vediamo dove arriva. Dopo aver analizzato le cose, Tom può essere fiducioso per il futuro, senza alcun dubbio.

Il record su Strava è un messaggio per Pogacar?

22.04.2023
5 min
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Il record di Strava sulla Redoute nel giorno di allenamento, ieri mattina. Mentre Pogacar sulla stessa cote ardennese faceva video, Remco Evenepoel si è presentato così ai suoi tifosi, dopo il ritiro sul Teide e alla vigilia della Liegi. Da vincitore uscente non poteva mancare, ma è ben consapevole che si troverà davanti un Pogacar pressoché intoccabile. La sensazione tuttavia è che non se ne stia facendo una malattia, consapevole (come ci aveva detto Cattaneo) che il vero focus della stagione sarà il Giro d’Italia.

«Quell’accelerazione – spiega sorridente – serviva principalmente per “aprire le gambe”. Avevo bisogno di un po’ di intensità dopo gli ultimi giorni più tranquilli e il volo di ritorno da Tenerife. Quindi uno sforzo supplementare di cinque minuti poteva aiutarmi. Infatti ha funzionato bene. E voi adesso avete da scrivere… (ridacchia, ndr)».

Nell’incontro con la stampa prima della Liegi, un Evenepoel molto rilassato e motivato
Nell’incontro con la stampa prima della Liegi, un Evenepoel molto rilassato e motivato
Sta di fatto però che tu sei appena sceso dall’altura, mentre lui (Pogacar) è nel pieno di una condizione eccezionale.

Già un paio di altre volte sono tornato dall’altura e sono andato subito bene. Penso che l’esempio migliore sia San Sebastian dello scorso anno. Scesi, vinsi e poi andai alla Vuelta. Ecco perché abbiamo optato per questo approccio, cercando di rimanere il più a lungo possibile in quota. Finora sta andando tutto bene. Giovedì abbiamo avuto qualche ritardo di troppo con i voli, ma ho passato una buona notte e ieri ho fatto una bella ricognizione sul percorso.

Si dice che Pogacar sia imbattibile.

Le cose sono un po’ diverse da come paiono da fuori. Tadej è in forma dalla Sanremo e questo lungo periodo ai massimi livelli lo trovo piuttosto impressionante, così come il fatto che abbia già vinto due Tour. Colpisce che certi numeri per lui siano normali. E’ stato il numero uno al mondo per quasi due anni, merita rispetto, perché è forte ed è anche un ragazzo super simpatico.

San Sebastian 2022: Remco è appena sceso dall’altura, vince la Clasika e poi va a conquistare anche la Vuelta
San Sebastian 2022: Remco è appena sceso dall’altura, vince la Clasika e poi va a conquistare anche la Vuelta
State seguendo due programmi diversi, ma intanto per l’organizzazione, la Liegi sarà Pogacar contro Evenepoel…

Penso che sia un onore essere uno dei due favoriti nella classica più bella dell’anno. E’ innegabile che abbiamo seguito due preparazioni completamente diverse. La mia ha il focus sul Giro, lui da lunedì sarà in vacanza.

Questo significa che la Liegi non è un obiettivo?

Domenica sarà un grande test e spero di avere anche una grande giornata. Abbiamo fatto una buona preparazione la scorsa settimana, un sacco di lavoro di base, dato che in una gara come questa contano soprattutto le ultime ore. Alla fine parlano le gambe.

La Liegi è gara di rientro per Alaphilippe, dopo la caduta del Fiandre (foto Wout Beel)
La Liegi è gara di rientro per Alaphilippe, dopo la caduta del Fiandre (foto Wout Beel)
Cosa ti pare della modifica al percorso dopo Redoute? Hanno tolto il falsopiano su cui attaccasti lo scorso anno…

Eppure il nuovo finale è… fantastico. Sarà la Liegi più difficile degli ultimi quindici anni. La nuova Cote de Cornemont dopo la Redoute ha la tipica strada delle Ardenne, con molte buche e cattivo asfalto. Poi si continua a salire e scendere. Avremo bisogno di una strategia completamente diversa rispetto allo scorso anno. Il cattivo tempo e il vento a favore renderanno il finale più difficile. Sospetto che la gara sarà già esplosa sulla Cote de Wanne (a più di 80 chilometri dal traguardo, ndr). Oppure forse da Bastogne (ride, ndr).

La vittoria dell’anno scorso è stata una svolta?

E’ stata un enorme impulso alla mia autostima e alla fiducia in me stesso e in quello che posso fare nelle grandi gare. Da allora i miei risultati sono diventati più stabili rispetto a prima. Nelle gare del WorldTour mi sono sempre espresso ad alto livello e sono convinto che continuerò a farlo anche nelle prossime settimane.

E’ il 24 aprile 2022, Remco Evenepoel conquista la Liegi a 22 anni. Con lui, Bramati (foto Facebook/Getty)
E’ il 24 aprile 2022, Remco Evenepoel conquista la Liegi a 22 anni. Con lui, Bramati (foto Facebook/Getty)
Pogacar sarà l’osservato speciale?

A essere onesto, non sto davvero guardando nessuno. Abbiamo un piano per fare la nostra gara e provare a vincerla. Siamo molto fiduciosi di poterlo battere. In gruppo ci sono molti corridori in forma, ma ovviamente è logico che Tadej sia il favorito.

A che punto è la tua forma?

Il 100 per centro sta arrivando e forse anche il 105. Se domenica dovessi avere solo brutte sensazioni, vorrebbe dire che abbiamo fatto qualcosa di completamente sbagliato. Al giorno d’oggi i programmi di allenamento sono così ben organizzati e rispettati alla lettera, che è abbastanza logico arrivare al massimo nel momento giusto.

Come vedi un arrivo in volata?

E’ sempre meglio arrivare da soli, ma se sto bene, non ho paura dello sprint. Ho battuto Roglic che a sua volta ha battuto Pogacar. La Liegi è lunga 260 chilometri, probabilmente nel finale pioverà. Non farà caldo. Sarà una corsa estenuante, quindi alla fine sarà una specie di sprint tra cigni morenti e si spera che io sia quello meno morto.

Evenepoel è arrivato giovedì da Tenerife e ieri ha pedalato sul finale della Liegi (foto Wout Beel)
Evenepoel è arrivato giovedì da Tenerife e ieri ha pedalato sul finale della Liegi (foto Wout Beel)
La squadra non ha vinto classiche, ti senti un po’ di pressione addosso?

No, è diverso dallo scorso anno. Siamo qui preparando il Giro, ma faremo tutto il possibile per vincere. Sulla carta abbiamo la squadra più forte. Tranne forse Pieter Serry, tutti gli altri potrebbero vincere. Potrebbe vincere anche lui, ma dovrà tirare dall’inizio e credo che questo non gli piacerà (ride, ndr).

Il risultato di domenica influenzerà l’avvicinamento al Giro?

No, questa è una gara di un giorno in cui devi sperare che tutto vada bene. Una gomma a terra può rovinare tutto. Perciò lunedì andrò a Calpe per un nuovo ritiro e volterò pagina, qualunque sarà il risultato di domenica. Anche se sono molto fiducioso che non sarà una brutta giornata.

Col telefono sulla Redoute, ma con la testa già a domenica

21.04.2023
6 min
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La Redoute con il telefono in mano per riprendere le scritte, appena fatte, che portano il suo nome. Un sorriso grosso così. E i compagni intorno pronti a proteggerlo da qualche tifoso e cicloamatore più invadente di altri. E’ la vigilia della Liegi-Bastogne-Liegi di Tadej Pogacar.

La UAE Emirates, a dispetto di altri team che hanno ripassato gli ultimi 75 chilometri e prima ancora avevano fatto la mitica tripletta Wanne, Stockeu e Haute-Levée in macchina, ha percorso “solo” gli ultimi 55 chilometri. Quindi sono partiti dalla Rosiere. E sono arrivati proprio dentro Liegi. Tagliando il traguardo di domenica.

«Dettagli – ci spiegano i tecnici Gil e Marcato – che possono fare la differenza. Si vede come il rettilineo finale tiri un “filino” a scendere».

La Redoute si anima

Le storie si susseguono sulla Redoute. Passano i corridori, gli ospiti dei vari team e tra questi c’è anche Francesco Busatto. Il giovane corridore della Circus-ReUz-Technord, in pratica la continental della Intermarché-Wanty Gobert, ha vinto la Liegi U23 e oggi scorta i Vip dei suoi sponsor su queste rampe.

Intanto sotto, a “casa” Gilbert l’area dei camper va riempendosi. Si scrive su ogni centimetro di asfalto e il tendone Gilbert appunto è un via vai di vettovaglie. Si allestisce la zona hospitality più bramata della Vallonia.

Passano atleti ed atlete. Demi Vollering segue di qualche minuto la nostra Marta Cavalli. Ma poi si alza un piccolo boato e allora si intuisce che può essere uno tra Pogacar o Evenepeol.

La UAE Emirates ha fatto tutta la ricognizione a ritmo blando
La UAE Emirates ha fatto tutta la ricognizione a ritmo blando

Telefono in mano

E’ Tadej che sale allegro con i suoi compagni. Telefono in mano, riprende le scritte col suo nome ma è anche attento.

«Se il percorso è più duro? Sarà la gara a renderlo più duro, ma di certo dà meno respiro. La Redoute è un po’ più corta, poi però c’è meno spazio per recuperare – dice Pogacar – in ogni caso è una gara molto lunga.

«La mia condizione è buona. Sono in forma da molto tempo è vero, ma credo forse di essere un po’ più forte rispetto alla Sanremo».

Parlando di Redoute non si può non parlare di Gilbert. Tra l’altro Pogacar può emularlo conquistando la tripletta delle Ardenne: Amstel, Freccia e Liegi.

«Ho un bel rapporto con Philippe e spesso a Monaco vado nel suo negozio per farmi sistemare la bici. Ha un ottimo servizio. Ma credo che essendo belga dia più consigli a Remco piuttosto che a me!

«Che corsa mi aspetto? Che possa esplodere prima, tanto più se ci dovesse essere brutto tempo come sembra. Anche perché poi dopo la Redoute è davvero tutto molto veloce e senza respiro». 

Da notare che Pogacar è sempre stato in testa. Segno che se anche scherzava era concentrato. E’ lui che doveva memorizzare strade, curve e pendenze
Pogacar sempre in testa: anche scherzava era concentrato. E’ lui che deve memorizzare strade, curve e pendenze

Difficile recuperare

Il nuovo percorso in effetti, sembra essere più tosto. E’ ancora una volta la Redoute in qualche modo a dettare legge. In pratica appena finisce il muro di questa mitica cote, non si prosegue per quei 700-800 metri di falsopiano, che spesso hanno fatto la differenza, ma si scende immediatamente a valle con una curva a gomito. Strada stretta e poi una curva a 90 gradi verso sinistra.

Da qui in poi, sulla carta manca una cote, ma in realtà il tracciato è più nervoso. Prima infatti c’era un bel segmento di strada larga e in qualche modo si andava regolari. Anche se si faceva lo Sprimont. Ora invece ci sono due “zampellotti” prima di ricongiungersi al tracciato originale. Due zampellotti con pendenze che sforano anche il 10 per cento, ma soprattutto le strade sono strette e ricche di curve. 

Chi ha gamba può scappare via bene. Chi sta dietro fa fatica ad organizzarsi.

Spunta Remco

Tutti aspettano il duello tra Pogacar ed Evenepoel. E anche Tadej sembra essere molto concentrato sul campione del mondo. Quando infatti gli chiediamo se oltre a Remco teme altri corridori la sua risposta è molto diplomatica.

«Non guarderò solo lui – dice lo sloveno – ma sono contento che ci sia. Ci sono molte squadre con formazioni fortissime. Penso alla Israel, alla Ineos, alla Jumbo… Non sottovaluto nessuno. Ogni leader potenzialmente può vincere».

Tadej spera in una corsa dura. Lui glissa ma per una volta forse non saranno loro a dover prendere in mano la gara, come invece è successo ad Amstel e Freccia. Lo sloveno può permettersi di arrivare in volata. Ci si aspetta che sia la Soudal-Quick Step di Remco a spingere.

«Forse può andare così – dice Tadej – lui viene da un periodo di altura, magari non sarà super brillante, ma una volata dopo tanti chilometri non è scontata e Remco è migliorato molto. In più non posso rispondere bene a questa domanda: non ho mai fatto uno sprint con lui. Non so quanto è veloce».

Ma Remco spunta davvero e non solo nei discorsi. Andando avanti con la ricognizione, sulla Roche aux Faucons eccolo guidare il suo team. Anche lui parla serenamente. C’è la tv e anche lui sembra lasciarsi scivolare il mondo addosso. 

Il duello più atteso è iniziato in ogni caso. Dopo Van Aert e Van der Poel ci potremmo godere questo altro dualismo. Un dualismo più da salita.

Pogacar domina anche il Muro. Ulissi ci racconta come è andata

19.04.2023
5 min
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«Tripletta Amstel, Freccia e Liegi come Gilbert? E’ un obbiettivo chiaramente e ci stiamo lavorando». A dirlo è Tadej Pogacar. E neanche lo puoi additare come “spaccone” visto il modo naturale e serio al tempo stesso con cui lo dice. Lo sloveno, ha vinto (anche) la Freccia Vallone. Il corridore della UAE Emirates è in una forma smagliante. E ora a queste latitudini tutti non aspettano altro che Remco Evenepoel, l’unico, s’ipotizza, che possa contrastare il suo strapotere sulle cotes.

E di questo stato di grazia ci parla Diego Ulissi. Il campione toscano transita sorridente dopo il traguardo, felice per la vittoria del compagno e del lavoro – ottimo – svolto con la sua squadra. Un pezzetto di questa vittoria è decisamente il suo. Diego ci porta nel viaggio di questa Freccia.

La chiacchierata con il toscano parte proprio con dei complimenti a lui e al team. «Tadej – dice Ulissi – sta veramente andando fortissimo e per noi sembra tutto facile. Dobbiamo solo metterlo nelle migliori condizioni per esprimersi. Penso che oggi abbiamo fatto un grandissimo lavoro di squadra. Siamo contenti».

Diego Ulissi (classe 1988) affianco a Pogacar. Il toscano doveva scortarlo soprattutto nel finale
Diego Ulissi (classe 1988) affianco a Pogacar. Il toscano doveva scortarlo soprattutto nel finale
Tu non lo hai visto, ma ti diciamo che in pratica è scattato da seduto. Solo nel finale si è alzato sui pedali.

Eh – ride Ulissi – è così. Come ho detto, sta andando davvero fortissimo. Speriamo di continuare… fino a domenica a questo punto.

In effetti sembra tutto facile, ma quando si ha un capitano così forte, cosa gli si dice in corsa? Come lo si aiuta? Qui basta evitare cadute e forature e il risultato è garantito…

Cerchiamo di correre davanti. Per fare così magari spendiamo anche diverse energie in più, però ne vale la pena. Alla fine basta rimanere concentrati.

C’era qualcuno che tenevate d’occhio più di altri?

Siamo concentrati su quel che dobbiamo fare noi. Gli avversari ce ne sono tanti e forti, quindi bisogna stare bene attenti sin dall’inizio. Sapete, quando Tadej sta bene non teme nessuno. Pertanto avevamo in testa di fare quello che avevamo in programma.

E qual era il programma?

Come detto cercare di tenerlo coperto. In riunione abbiamo parlato soprattutto dell’approccio alla parte finale. Volevamo cercare di rendere la gara più dura possibile. Più dura è, meglio è per lui. In particolare io e Hirschi dovevamo stargli vicino nell’ultimo giro. Così io (va detto che anche Ulissi sta molto bene, la sua faccia fresca a fine corsa ne è una prova, ndr)  ho fatto molto forte la penultima salita e Mark lo ha messo bene ad inizio muro. A quel punto toccava a lui… Ma tutto il giorno credo che abbiamo controllato la corsa alla grande. Tadej doveva aspettare il muro e così ha fatto. Abbiamo rischiato di essere un po’ lunghi. Avendo gli occhi addosso, un po’ tutti ci aspettavano non era facilissimo.

Ecco, occhi addosso. In settimana c’è stata qualche critica dopo l’Amstel sul fatto che è folle aiutare Pogacar mentre si è in fuga… C’è questa sensazione di essere costretti a prendere in mano la corsa? C’è la paura che tutti vi aspettino al varco?

Paura con lui proprio no! Semmai abbiamo ancora più motivazioni. Quando c’è Tadej in gara si lavora al meglio e senza paura. Anche perché è lui il primo che non si mette paura! E’ super tranquillo e questa sua tranquillità, credetemi, la trasmette anche a noi. Noi contiamo molto sul nostro lavoro, su quel che facciamo in settimana e non pensiamo agli altri.

Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e confondono con i corridori
Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e confondono con i corridori
In effetti c’era sempre qualche tuo compagno in testa al gruppo…

Questo perché stiamo bene. Chi non c’è è fuori per qualche caduta o intoppo vario, ma abbiamo dimostrato che quando stiamo bene tutti quanti, siamo tra le squadre più forti al mondo. 

Ma davvero questa Freccia Vallone (e in generale le classiche delle Ardenne) non erano in programma?

Questo non lo so. Ma so che sta andando forte e che voleva correre. E’ in una condizione incredibile e giustamente la vuole sfruttare. Poi si sa che quando Pogacar attacca il numero vuole vincere. La Freccia Vallone è una gara importante e voleva scrivere il suo nome nell’albo d’oro.

Con Pogacar, sul podio della Freccia Vallone numero 87, anche Skjelmose e Landa. A premiare Gilbert, a destra
Con Pogacar, sul podio della Freccia Vallone numero 87, anche Skjelmose e Landa
Come avete approcciato questa Freccia? Tra di voi ne avete parlato anche la sera prima oppure tutto si è risolto nella riunione del mattino?

Ci siamo concentrati soprattutto sul meeting della sera prima, ma poi cerchiamo sempre di sdrammatizzare, di staccare. Dobbiamo essere super concentrati per 5-6 ore e infatti anche oggi fino a pochi istanti prima del via scherzavamo e ridevamo.

Come si gestisce un Pogacar in corsa? Alla fine cosa dovete dirgli?

Lui si fida ciecamente dei compagni. Sa bene che ci sono atleti con più esperienza di lui. Atleti che hanno fatto certe corse anche dieci volte. Quel che dobbiamo fare noi è non perderlo d’occhio. Oggi per esempio a metà gara c’è stato un momento nel quale sembrava potessero esserci dei ventagli. A quel punto gli siamo stati ancora più vicini e lui ci ha seguito. Ormai corriamo insieme da diversi anni e a dire il vero non serve parlarci tanto.

EDITORIALE / Qualcuno può mandarlo fuori giri?

17.04.2023
5 min
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Vedremo come finirà la Liegi. O meglio, vedremo quanti pezzi grossi – delle classiche e dei Giri – ci saranno alla Liegi per giocarsi la corsa. Un passaggio di ieri nel pezzo sulla vittoria di Pogacar all’Amstel ha infatti scatenato i tifosi dello sloveno. Si parlava dell’assenza di rivali “veri”, perché è indubbio che rispetto al Fiandre in cui la partecipazione era di prima classe, ieri nella corsa olandese i cosiddetti big non c’erano. Sarà probabilmente dipeso dalla caratura della corsa, allo stesso modo non erano tutti neppure alla Gand-Wevelgem. Perciò vedremo come finirà la Liegi, che in quanto Monumento ne richiamerà certo altri.

Intendiamoci: Pogacar è un fenomeno. Il solo capace di vincere classiche e Giri, in mezzo a gente che prepara le une oppure gli altri. Un gradino sopra Van der Poel e Van Aert, perché loro un Tour de France non lo vinceranno mai.

Le ottime relazioni con VdP emersero già al Tour del 2021: qui al Mur de Bretagne, quando Mathieu vinse la tappa e prese la maglia
Le ottime relazioni con VdP emersero già al Tour del 2021: qui al Mur de Bretagne, quando Mathieu vinse la tappa e prese la maglia

Addio al Team Sky

Stiamo vivendo un ciclismo da capogiro. Dopo gli anni in cui il treno di Sky portava il capitano all’ultimo chilometro della salita finale, asfissiando così la corsa e mandando fuori giri i rivali sulle montagne precedenti, oggi grazie a Pogacar, Van der Poel, Evenepoel, Van Aert e a tratti Alaphilippe, sono saltati tutti gli schemi. Sono i capitani per primi a correre in modo imprevedibile e questo priva le squadre avversarie di ogni punto di riferimento. La corsa è un corpo a corpo e il colpo che ti stende può arrivare anche a 100 chilometri dall’arrivo. Devi starci o resti indietro.

Niels Verdijck, compagno di allenamento di Van der Poel ha raccontato ieri nel podcast Café Koers di aver ricevuto da Mathieu uno screenshot dello scambio di messaggi con Pogacar a proposito del punto in cui attaccare all’Amstel

«Ovviamente non conosco Pogacar personalmente – ha detto – ma la mia impressione è che lui e Mathieu abbiano quasi lo stesso stile di vita, non fanno troppi calcoli: “Non preoccuparti troppo delle cose di cui non devi preoccuparti e controlla solo le cose che puoi controllare”. Mathieu non è stato affatto deluso dopo il Fiandre. Ha riconosciuto la superiorità di Pogacar e ha detto che non poteva davvero pedalare più forte. Però ci ha provato fino alla fine, non si è mai arreso».

Fuga a 90 chilometri dall’arrivo: giusto o sbagliato collaborare con Pogacar, finendo fuori giri?
Fuga a 90 chilometri dall’arrivo: giusto o sbagliato collaborare con Pogacar, finendo fuori giri?

Il limite di Pogacar

Qualcuno ha obiettato, dicendo che parlare dell’assenza di rivali per Pogacar gli ha ricordato la storiella per cui Nibali vinceva a causa delle cadute dei suoi rivali. Niente di più falso, ovviamente. Ma è innegabile che ieri in Olanda e domenica alla Liegi qualche assenza pesante s’è registrata e si registrerà.

La grandezza di Nibali contro certi avversari era proprio indurli all’errore. Cadde Wiggins nella pioggia di Pescara, nel primo Giro vinto da Vincenzo, perché lui attaccò e il britannico palesò i suoi limiti di guida. Cadde per lo stesso motivo Contador nel Tour del 2014 e qualche giorno prima era finito sull’asfalto Froome nella tappa del pavé, perché l’Astana si era messa a fare il forcing e Chris sul bagnato si dimostrò troppo fragile. I due – lo spagnolo e il britannico – erano così forti quell’anno, che ad agosto andarono alla Vuelta e si piazzarono primo e secondo. Eppure al Tour, contro Nibali, dovettero alzare bandiera bianca, perché il siciliano li spinse oltre il limite.

Ammesso che sia possibile, chi è in grado di inventare qualcosa che porti oltre il limite super Pogacar?

«Tutti devono capire – ha detto ieri Maxime Monfort, ora diesse della Lotto-Dstny – che non si può collaborare con la UAE Emirates. Dobbiamo lasciare loro il peso della corsa, isolare Pogacar. Non capisco le squadre che collaborano con loro. Lo trovo frustrante».

Se Pogacar attacca a 90 chilometri dall’arrivo dell’Amstel, tolti forse Lutsenko e Pidcock, perché gli altri collaborano? Pensano di poterlo battere o di essere saliti sul treno che li porterà vicini al podio?

Roglic e Vingegaard sono stati i soli finora a a mandare Pogacar fuori giri, attaccandolo a ripetizione
Roglic e Vingegaard sono stati i soli finora a a mandare Pogacar fuori giri, attaccandolo a ripetizione

La sfida della Liegi

Vero, come dice qualcun altro, che dietro c’erano Hindley (vincitore di un Giro) e anche Benoot che non è l’ultimo arrivato, ma quante classiche hanno vinto? Nell’Amstel del 2021, il vincitore Van Aert si lasciò dietro Pidcock, Schachmann, Matthews, Valverde, Alaphilippe, Sbaragli, Kwiatkowski, Mohoric: gente che ha vinto classiche e mondiali e sapeva il fatto suo molto più dei primi 10 alle spalle di Pogacar (Pidcock escluso).

Per questo vedremo chi ci sarà alla Liegi e come andrà a finire. Sappiamo già che non ci saranno Roglic e Vingegaard. Il primo una Liegi l’ha vinta, il secondo non ha mai ben figurato, ma sarebbe stato interessante vederli rispondere a Pogacar o Evenepoel quando attaccheranno sulla salita prescelta. Di fatto per ora, tolto il Mas del Giro dell’Emilia, sono stati gli unici a cogliere Pogacar in castagna.

Ci sarà appunto Remco, che l’anno scorso attaccò sulla cima della Redoute e crediamo non avrà problemi a seguire un attaccante di gran nome se deciderà di muoversi prima. E poi chi ci sarà? Leggiamo di Jungels, Hindley, Vlasov, Mohoric, Landa e Pello Bilbao. Carapaz, Healy. Martinez, Kwiatkowski e Pidcock. Gaudu. Mas. Bagioli e il malconcio Alaphilippe. Ci sarà anche Ciccone.

Pogacar ed Evenepoel non hanno avuto grosse occasioni di confronto: a Liegi ne sapremo di più
Pogacar ed Evenepoel non hanno avuto grosse occasioni di confronto: a Liegi ne sapremo di più

Mentalità vincente

Non è affatto detto che saranno in grado di rispondere a un attacco a fondo dello sloveno, candidato alla vittoria. Sarebbe però sbagliato che andassero al via rassegnati.

«Per la Liegi partiremo addirittura per il terzo posto – ha detto a L’Equipe Cedric Vasseur, team manager della Cofidis – perché ci sarà anche Remco Evenepoel, un altro fenomeno».

Se anche i manager delle squadre lasciano passare questo messaggio ai loro corridori, poi non vadano a lamentarsi per la mancanza di punti a fine stagione. Roberto Damiani, che di quella squadra è il tecnico, ha sempre insegnato ai suoi ragazzi che si va alle corse per vincere. Ma se ci sono tecnici che in vita loro non hanno mai dovuto tirare fuori l’acqua dal sale e corridori già rassegnati, è certo che l’innegabile immensità di Pogacar e di quelli della sua classe sembrerà sempre più grande.

Pogacar gigante all’Amstel, ma i rivali “veri” dove sono?

16.04.2023
5 min
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Chissà che cosa avranno pensato i corridori della Alpecin-Deceuninck sentendo che a Pogacar il punto dell’attacco per vincere l’Amstel Gold Race l’ha suggerito il loro capitano Mathieu Van der Poel. L’olandese oggi non c’era, perché dopo la vittoria alla Roubaix si è preso un turno di riposo, ma ha trovato il modo un paio di giorni fa di mandare un messaggio allo sloveno, che evidentemente a suo giudizio avrebbe avuto bisogno di aiuto per piegare i rivali anche nella corsa dei mastri birrai.

«Mathieu Van der Poel mi ha detto di accelerare sul Keutenberg – racconta Pogacar dopo l’arrivo – quella era davvero la salita più dura e mi si addiceva di più. Quando me l’ha detto? Tre giorni fa, mi ha mandato un messaggio. Lo ringrazierò per il consiglio».

La foto ai fotografi che immortalano il gruppo davanti al mulino a vento, ma intanto la UAE Emirates fa la corsa
La foto ai fotografi che imortalano il gruppo davanti al mulino a vento, ma intanto la UAE Emirates fa la corsa

Una gomma a terra

Dopo il Fiandre, Pogacar centra in Olanda l’undicesima vittoria stagionale, applicando alla lettera quel che Van der Poel gli ha suggerito e aggiungendo del suo alla ricetta vincente. La fuga che ha deciso la corsa infatti è andata via a 90 chilometri dall’arrivo, seguendo una logica cui ormai dovremmo esserci abituati e che ogni volta invece ci lascia di sasso. Poi, quando di chilometri ne mancavano 39, lo sloveno si è ritrovato con una gomma a terra. Ha maledetto l’assenza dell’ammiraglia, restata intrappolata nelle retrovie. Il cambio bici e il ritorno sui primi sono stati tuttavia l’anticamera dell’attacco decisivo.

«Non mi aspettavo che saremmo andati in fuga così presto – commenta – e sono andato avanti con una gomma bucata per molti chilometri. Per fortuna la ruota perdeva pressione molto lentamente, ma lo stesso ho dubitato che sarei stato in grado di arrivare al traguardo. Alla fine ce l’ho fatta. E’ stato frustrante non aver avuto accanto l’ammiraglia per così tanto tempo, ma fortunatamente siamo riusciti a cambiare la bici appena in tempo, prima delle salite finali».

L’Astana ha fatto arrivare Lutsenko, fresco della vittoria in Sicilia. Il kazako qui vinse il mondiale U23 del 2012
L’Astana ha fatto arrivare Lutsenko, fresco della vittoria in Sicilia. Il kazako qui vinse il mondiale U23 del 2012

Solo Remco

Alla vigilia la domanda che circolava fra gli addetti ai lavori riguardava la Jumbo Visma e altri squadroni. Come mai la squadra di Van Aert ha scelto di non portare né RoglicVingegaard, che stanno vivendo un ottimo momento e sono fra i pochi che in passato siano riusciti a opporsi a Pogacar? La riposta fornita dal team olandese è che il primo sta preparando il Giro, mentre il secondo non ha una grande esperienza nelle classiche.

Dato che volenterosi rivali come Cosnefroy, Gaudu e Benoot si sono arresi al primo attacco (quindi a 90 chilometri dall’arrivo), in attesa di saggiare la condizione di altri come ad esempio Mas, Higuita e Vlasov, bisognerà capire chi nei prossimi giorni sarà in grado di opporsi a Pogacar: forse Evenepoel. Anche Remco infatti sta preparando il Giro, ma non rinuncerà alla Liegi. In questo modo diventa evidente lo scontro fra due scuole. Quella più moderna (sul piano delle metodiche) di coloro che puntano sulla specializzazione. E poi quella più spregiudicata di campioni che accettano le sfide senza nascondersi dietro troppi calcoli, forse perché consapevoli di margini più ampi.

Giro d’Onore

Pogacar ha sferrato l’attacco finale a 36 chilometri dall’arrivo sull’Eyserbosweg, la salita delle Antenne, da cui solitamente la corsa prendeva il largo nel ciclismo di ieri. Healy si è gestito bene e ha proseguito col suo ritmo. Pidcock ha provato invece a opporsi, ma è durato 50 metri in più e poi ha dovuto fare i conti con le gambe più pesanti. Salvare il podio dal ritorno di Lutsenko e Kroon non è stato così semplice.

Da quel momento l’Amstel Gold Race si è trasformata in un giro d’onore, come altri già visti in questa primavera. E se il vantaggio su Healy alla fine è stato solo di 38 secondi, è perché Pogacar ha affrontato l’ultima scalata del Cauberg senza andare a fondo nella fatica, pensando magari a salvare le forze per la Freccia Vallone e la Liegi.

L’Amstel non è un monumento, ma vale parecchio. Per Pogacar è la undicesima vittoria stagionale
L’Amstel non è un monumento, ma vale parecchio. Per Pogacar è la undicesima vittoria stagionale

«In questa stagione – dice andando via dall’Amstel con il suo addetto stampa Luke McGuire – sto vivendo un sogno. Non so se sia stato più forte di quando ho vinto il Fiandre, perché è stata una corsa completamente diversa, ma di certo mi sono sentito bene. Stamattina ero piuttosto congelato con il brutto tempo, ma poi ho scoperto di avere delle buone gambe. Ora si va verso Freccia e Liegi. Mi hanno detto che se vincessi anche la Liegi entrerei nella storia, ma credo che sia presto. Ne parleremo semmai mercoledì o domenica».