Mas esulta. Pogacar battuto e Pozzo non molla mai

01.10.2022
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Finora è la giornata che gli salva la stagione. Giocando col suo cognome potremmo dire, “Mas que una victoria (più che una vittoria)”. Già, perché il successo di Enric Mas al Giro dell’Emilia, primo del 2022, è stato ottenuto al settantesimo giorno di gara e all’interno dei quali aveva riposto più di una aspettativa.

Se il secondo posto nella generale della Vuelta era stato il riscatto ad un Tour de France opaco, reso ancor più incolore dalla positività al covid, il 27enne spagnolo della Movistar in cima al San Luca ha dato un ulteriore segnale della sua buona condizione.

Esulta Enric Mas. E’ la prima vittoria del 2022
Esulta Enric Mas. E’ la prima vittoria del 2022

Trionfo Mas

Al penultimo passaggio sulla aspra ascesa che porta al santuario bolognese, Mas ha fatto il forcing, cui ha resistito solo Tadej Pogacar.

Poi nella tornata finale, dove si erano accodati Pozzovivo, Valverde e Uran (che finiranno poi nell’ordine), ha nuovamente attaccato nello stesso punto facendo il vuoto. Don Alejandro ha giocato da stopper favorendo il compagno mentre lo sloveno della UAE Emirates ha staccato solo negli ultimi metri l’incrollabile lucano della Intermarché Wanty Gobert.

Nella ressa post premiazioni, tutti vogliono i protagonisti del podio per diverse motivazioni. D’altronde è un gran bel podio. Tifosi per le foto, addetti ai lavori per le dichiarazioni e gli chaperon per l’antidoping. Blocchiamo Enric Mas prima che vada a completare le formalità del dopo corsa.

«Dopo la Vuelta sono stato a casa per un po’ di vacanza e per recuperare – racconta lo scalatore nato ad Artà, a nord di Maiorca – Mi sono allenato bene perché sapevo che c’era ancora un finale di stagione impegnativo. Ho passato molto freddo nei giorni scorsi e stamattina. Non è il mio clima ideale però Alejandro (Valverde, ndr) era lì ed io volevo aiutarlo, lavorare per lui.

«Negli ultimi chilometri mi sono trovato in fuga con Tadej. E’ stato duro e bello al tempo stesso perché tutto il mondo sa chi è lui. E’ stata una gran salita per me. Batterlo è stato è una grande soddisfazione.»

«Questa vittoria – prosegue – mi ripaga in parte di una stagione difficile difficile difficile (lo ripete tre volte come se gli stesse passando davanti agli occhi in quel momento, ndr). Ho avuto una seconda possibilità alla Vuelta perché la condizione e la fiducia non sono arrivati prima. Dopo il Tour ho fatto un buon reset ed ora ho una buona forma».

Solita cornice di pubblico sui due chilometri che portano al San Luca
Solita cornice di pubblico sui due chilometri che portano al San Luca

Più vittorie

«Al Lombardia – conclude Mas – innanzitutto ci saranno 60 chilometri in più e sappiamo che Alejandro predilige quel tipo di classiche. Vedremo se attuare la stessa tattica. Oggi era oggi e siamo riusciti a conseguire la vittoria, dopo averla sfiorata in un’altra corsa questa settimana (secondo posto di Valverde alla Coppa Agostoni, ndr)».

«Il Lombardia comunque resta l’ultimo obiettivo dell’anno. Dove pongo il mio successo di oggi in carriera? Lo metto nel 2022, che è stato un anno complicato per me. Vorrei che non fosse l’unico. Ci sono ancora un paio di gare in cui voglio fare bene».

Pogacar riesce a staccare un indomito Pozzovivo proprio negli ultimi metri
Pogacar riesce a staccare un indomito Pozzovivo proprio negli ultimi metri

Pozzo c’è

Le fasi finali del Giro dell’Emilia sono diventate anche uno scontro di generazioni. Col terzo gradino, Domenico Pozzovivo ha tenuto alta la bandiera dei vecchietti terribili provando il colpaccio ma tuttavia dando filo da torcere al ragazzino Pogacar. Ne approfittiamo mentre è in attesa dell’antidoping per rivivere le ultime ore e quelle che verranno.

«E’ stata una corsa regolare, con una andatura abbastanza sostenuta tutto il giorno – spiega Domenico che è diventato pro’ nel 2005 – Alla fine c’è stata una scrematura naturale senza grossi attacchi fino agli ultimi due giri in cui ci sono stati movimenti più importanti.

«Ho cercato di gestire la gamba, che già all’Agostoni avevo visto che era buona. Oggi però ho trovato due corridori che sono più forti di me ma sono molto soddisfatto del podio. Questo è il mio miglior risultato al Giro dell’Emilia, che è una corsa che ho sempre sentito tanto per il percorso e per il pubblico».

«Sono riuscito a rientrare sulla testa all’inizio dell’ultimo giro – continua – e per un po’ stare con Pogacar. Sento di essere ad un buon livello in salita. Peccato perché ho sofferto più del dovuto il long-covid dopo il Giro di Svizzera. Ce l’ho avuto molto forte e per due mesi ho pagato tanto le conseguenze. Alla Vuelta non ero al livello che speravo. In ogni caso sono riuscito a non mollare di testa ed ho ricostruito un’ottima condizione per queste ultime gare».

Il podio del Giro dell’Emilia. Qualità, gioventù ed esperienza
Il podio del Giro dell’Emilia. Qualità, gioventù ed esperienza

Verso il Lombardia

«E’ stato importante restare con corridore del calibro di Tadej. Mi dà fiducia e morale. Significa che ho lavorato bene… e che non ho quasi 40 anni (dice sorridendo mentre ci ricorda che li compirà il 30 novembre, ndr)».

«Farò sia Tre Valli Varesine che Lombardia – chiude Pozzovivo – Nella prima faremo gara in parallelo Rota ed io. Lui arrivava dall’Australia e qui credo che abbia pagato il jet-leg ma la Tre Valli è più adatta a lui che a me. Personalmente a me servirà per fare ancora più gamba. Al Lombardia è cambiato il finale, dove ci sarà più da lottare per imboccare bene il primo San Fermo della Battaglia perché ci saranno più corridori, rispetto al passaggio sul Muro di Sormano. Comunque il finale sarà da gambe. Le discese sono tecniche perché dove finisci la salita poi è difficile rimontare posizioni scendendo».

«Dal punto di vista tecnico, i giri del San Luca sono piuttosto simili alla parte conclusiva del Lombardia. Ho provato a prendere dei riferimenti, specie per il ritmo. Non avendo corso dalla fine della Vuelta, queste gare mi sono servite per capire i limiti fino a dove spingere. Fin dove puoi farlo. E penso di avere preso buoni riferimenti, anche perché come squadra ci siamo mossi bene.

«Raccogliere un podio ad una gara come l’Emilia è importante e speriamo sia di buon auspicio per sabato prossimo.»

DMT Pogi’s, le scarpe create insieme a Pogacar

27.09.2022
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Un’edizione limitata firmata proprio da Tadej Pogacar. Le Pogi’s sono le nuove scarpe di DMT realizzate in soli 500 esemplari e arricchite da una grafica inedita dove campeggia l’emblema del campione sloveno. I più attenti l’hanno intravista nella prova in linea ai suoi piedi nei mondiali australiani di Wollongong appena conclusi. 

«Sono superleggere e hanno i lacci – ha detto Pogacar – sono molto comode e pesano poco più di 200 grammi, il che è molto importante per le salite perché ogni grammo può fare la differenza nei percorsi difficili».

Qui Tadej Pogacar con l’edizione limitata a lui dedicata
Qui Tadej Pogacar con l’edizione limitata a lui dedicata

Le scarpe del campione

La Pogi’s dispone di una costruzione innovativa con una tomaia interamente monopezzo senza cuciture e una reinterpretazione della classica chiusura a lacci. Comfort eccezionale e ottima traspirabilità. Aggiornata e testata da Tadej con la nuova suola Anatomic SL e una tomaia ancora più leggera. 

Lo spessore variabile e le strutture a maglia fanno si che questa calzatura sia un concentrato di comfort anche per lunghe pedalate. L’iconica chiusura scelta da Pogacar è presente con gli occhielli per i lacci integrati per favorire una fasciatura del piede ottimale. 

Tecnologia 3D Knit 

La costruzione Engineered Knit esclusiva di DMT elimina i punti di pressione e si adatta come un guanto. Utilizzando filati tecnici e specifiche strutture si uniscono le singole esigenze di ogni stile di pedalata ad ogni parte della scarpa. 

Grazie a questa tecnologia le DMT Pogi’s risultano essere leggere, meno ingombranti, con un’eccellente vestibilità, maggiore traspirabilità e asciugatura veloce. Senza alcun compromesso fra calzata e supporto grazie alla costruzione leggermente elastica.

Caratteristiche tecniche

La performance passa da tutti i dettagli e per la Pogi’s, DMT non ha fatto eccezioni. La suola implementata è in carbonio SL e gode di un’ottima traspirazione. Il massimo che un atleta possa richiedere per ottimizzare al 100% il trasferimento di potenza. Un ultimo dettaglio costruttivo si trova nella regolazione di 8 mm del tacchetto anteriore e posteriore

Le taglie selezionabili vanno da 37 a 47 con la possibilità di scegliere i mezzi numeri dal 37,5 al 45,5. Il peso piuma della scarpa nella versione 42 ferma l’ago della bilancia ad appena 208 g. 

DMT

Covi: passaggio in Canada, poi gran finale in Italia

04.09.2022
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Mentre quasi tutti erano impegnati sulle strade di mezza Europa a correre e darsi battaglia, Covi era a Livigno. Tanti giorni di allenamento e molti chilometri nelle gambe, finalmente pronto per ripartire. 

«Lo stop di quasi due mesi non era previsto – spiega – dopo il Giro d’Italia l’obiettivo era di fare Vallonia, San Sebastian e Tour de l’Ain. Insomma, i progetti erano diversi, ma il Covid si è messo di mezzo, facendomi perdere quasi 20 giorni di allenamento. Non il massimo con la stagione in pieno svolgimento. Non potendo andare in bici ho riposato e ripreso fiato, anche se non ne avevo molta voglia. Ho rincominciato poco alla volta e come prima cosa abbiamo pensato, insieme alla squadra, di andare a Livigno, lontani dal caldo e da altre distrazioni».  

La vittoria al Fedaia aveva dato grande motivazione e voglia di far bene, ma il Covid ha fermato il buon momento di Alessandro
La vittoria al Fedaia aveva dato grande motivazione e voglia di far bene, ma il Covid ha fermato il buon momento di Alessandro

Due mesi di troppo

Non si affacciava alle corse da quasi due mesi. E’ tornato a correre in Francia, al Tour du Limousin, a metà agosto. Subito dopo, il tempo di rifare la valigia ed è partito per Weimar, destinazione Giro di Germania. D’altronde la vita del corridore è questa. E quando per un motivo o per un altro non si riesce a farla, ci si sente come privati di un pezzo di sé. 

Covi aveva chiuso la prima parte di stagione con una grande vittoria al Giro d’Italia. E adesso che finalmente è riuscito a ripartire, è super concentrato sulle gare che mancano da qui a fine stagione. Il passo è breve, ma le ambizioni sono alte. D’altronde quest’anno il “Puma di Taino” ha iniziato a vincere e ci ha preso gusto

Covi (tra Trentin ed Ulissi) debutterà in Canada e poi farà il finale di stagione in Italia, a caccia di un successo
Covi (davanti ad Ulissi) debutterà in Canada e poi farà il finale di stagione in Italia

Step dopo step

Ripartire da zero non è facile, servono testa, grande forza di volontà e un pizzico di pazienza. Inutile mangiarsi il fegato e forzare il ritmo per tornare subito in condizione. 

«Alla fine – dice ancora il Puma – riprendere è semplice, quel che è più difficile è riprendere a correre. Quello che ti scoccia di più è fare un lavoro di preparazione quasi invernale in un momento di piena stagione. E’ chiaro che avrei preferito ripartire subito ed andare forte già da dopo il Giro d’Italia, ma non è andata così, non ci posso fare nulla e la devo prendere con filosofia (racconta con un sorriso, ndr). L’obiettivo era di fare una base, quindi si è pensato di andare a Livigno, essendo in altura non potevo fare certi tipi di lavori, come quelli di forza. Ero seguito dalla squadra, avevo i massaggi tutti i giorni ed il supporto tecnico. In più ero affiancato da due ragazzi di Abu Dhabi che si allenavano con me tutti i giorni. Le sensazioni al Giro di Germania erano un po’ altalenanti, a volte mi sentivo bene altre no. Ma è normale quando rientri alle corse».

Nel 2021 un gran finale di stagione per Covi, al quale è mancata solamente la vittoria: qui al Giro di Sicilia dietro Nibali e Valverde
Nel 2021 un gran finale di stagione per Covi, al quale è mancata solamente la vittoria: qui al Giro di Sicilia dietro Nibali e Valverde

Canada e poi Italia

Ora per Alessandro c’è la trasferta in Canada, per debuttare nelle corse WorldTour d’oltre Oceano. Il Grand Prix Cycliste de Quebec del 9 settembre e il Grand Prix Cycliste de Montreal di due giorni dopo. Poi, come è stato anche lo scorso anno, si chiuderaà con il calendario italiano, sperando di ritrovare la vittoria.

«E’ la prima volta che vado in Canada – dice – saranno gare nuove ed importanti, ci tengo a farle bene. Anche la squadra vorrà ben figurare, ci sarà un team forte: con Ulissi e soprattutto Pogacar. Diego (Ulissi, ndr) mi ha raccontato un po’ come sono le corse laggiù e come funzionano i circuiti. Sono uno abbastanza curioso, soprattutto quando si tratta di correre in nuovi Paesi, non vedo l’ora di provare.

«Una volta tornati dal Canada ci saranno le corse italiane: Bernocchi, Agostoni, Tre Valli Varesine, Gran Piemonte… Poi le ultime in Veneto. Sono gare che ho imparato a conoscere, spero di ottenere una bella vittoria piuttosto che tanti piazzamenti come nel 2021. Il 29 agosto ci sarà la Coppa Agostoni, il giorno dopo il mio compleanno, chissà se mi regalerò un buon motivo per festeggiare. Mi piacerebbe fare bene anche alla Tre Valli, la gara di casa, ci ho messo un cerchio rosso, prima o poi in carriera spero di vincerla».

Un dolce ritorno

Dalla prossima stagione sull’ammiraglia della UAE Team ADQ, la squadra femminile dell’emirato, siederà Davide Arzeni, una vecchia conoscenza di Covi. Il “Capo” l’ha guidato fra gli juniores, i due si ritroveranno dopo parecchio tempo.

«Ho visto le notizie, ma mi aveva già anticipato del suo arrivo con un messaggio, abbiamo scherzato un po’. Mi ha detto che mi tirerà il collo e mi porterà a fare qualche dietro macchina – dice ridendo – gli ho risposto che lo prenderò un po’ in giro. A parte tutto sono contento per lui, ha sempre avuto un ottimo rapporto con i suoi atleti, diventa quasi un amico. Ti sta dietro giorno e notte, è super disponibile, tira fuori davvero il meglio da tutti i suoi atleti. Lo incontrerò più spesso rispetto ad ora, ma non credo ci vedremo molto, purtroppo. Sarà bello anche pensare che è lì vicino a me».

La UAE alza il tiro: in arrivo Wellens, gregario extra lusso

10.08.2022
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Prosegue l’opera di rinforzamento della UAE Team Emirates, che non ha certo problemi di budget. E così c’è la conferma che il prossimo anno al servizio di Pogacar ci sarà anche Tim Wellens, grande promessa del ciclismo belga e colonna della Lotto Soudal. Con due vittorie all’Eneco Tour e una al Polonia, il corridore di Sint Truiden, 31 anni, è sempre parso sulla porta del grande risultato. E ora finalmente ha fatto una scelta precisa.

Wellens ha chiuso il Fiandre in 43ª posizione: il Nord è stato una delusione
Wellens ha chiuso il Fiandre in 43ª posizione: il Nord è stato una delusione

«Ho deciso di respirare aria nuova durante il periodo delle classiche valloni – ha raccontato a Het Nieuwsblad – dato che per l’ennesima volta i miei obiettivi di primavera sono stati deludenti. Ho smesso di fare i progressi che volevo e ho deciso che era giunto il momento di cambiare. Non volevo andare in una squadra del livello della Lotto Soudal. Se l’ho lasciata, è stato per migliorare. A mio avviso i team che fanno la differenza sono tre: Jumbo-Visma, Ineos Grenadiers e UAE-Team Emirates. La prima ha fatto capire che il loro interesse si era un po’ raffreddato. La Ineos era interessata, ma voleva una risposta subito. Poi ho parlato con Gianetti e Matxin e li ho trovati davvero motivati a coinvolgermi. Mi hanno dato un tempo per pensarci e così alla fine ho scelto loro».

Tutto per Pogacar

Per Wellens cambierà tutto, a partire dall’allenatore che non sarà più Paul Van Den Bosch, riferimento belga della preparazione, che lo ha seguito sin dai primi passi nel professionismo.

Wellens è uno dei corridori più ricercati dalla stampa belga
Wellens è uno dei corridori più ricercati dalla stampa belga

«Sembra davvero che avrò anche un nuovo allenatore accanto a me – spiega Wellens – un aspetto che fa parte di quel vento nuovo. Ci saranno anche alcuni cambiamenti nel mio programma. La squadra vuole giocarmi al massimo all’inizio della stagione, quando sarò al meglio. Parliamo di gare a tappe come UAE Tour e Tour of Oman. In molte gare fiamminghe e valloni mi sarà permesso di fare la corsa, a meno che non ci sia Pogacar al via. Ovunque ci sarà lui, l’obiettivo dichiarato è che io mi sacrifichi. Il che è del tutto logico, ovviamente. Mi è stato detto che alla Ineos devi giocarti il posto, alla UAE Emirates regna la chiarezza. Riceverò il mio programma in anticipo, con gli obiettivi indicati, in modo da sapere su cosa lavorare. Mi piace di più».

Rimpianto Polonia

Dopo tanti anni nella stessa squadra, partire non sarà facile. Si tratterà di lasciarsi alle spalle la quotidianità del fiammingo e amicizie vecchie di anni. Anche se nel caso di Wellens pare che, dal momento in cui ha comunicato che sarebbe andato via, alcune ruggini si siano create e ne abbiano condizionato i programmi.

«Come in ogni squadra – ha spiegato Wellens, che ha dovuto ritirarsi dal Tour de France per il covid – ci sono persone che mi mancheranno. Prendiamo ad esempio Marc Wauters, le presentazioni che faceva per ogni tappa del Tour erano di altissimo livello. Penso sia importante lasciarsi in buoni rapporti. Spero davvero tanto che non ci sarà la retrocessione dal WorldTour. Per questo mi è dispiaciuto non aver potuto partecipare al Tour de Pologne. Mi sarebbe piaciuto aiutare la squadra con i punti necessari».

L’alta sartoria Santini al servizio del Tour

06.08.2022
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Fornire le maglie di leader per una qualsiasi gara a tappe comporta onori ma anche oneri, soprattutto quando si parla di Tour de France. La corsa francese è da sempre una sfida per tutte le aziende partner della gara a tappe più importante al mondo. A poco meno di due settimane dalla conclusione del Tour, oggi possiamo tranquillamente dire che Santini ha superato alla grande la sua sfida. 

L’azienda bergamasca ha lavorato su numeri importanti. Complessivamente sono stati realizzati ben 2.000 capi che hanno interessato le quattro maglie destinate ai leader delle varie classifiche individuali: gialla, a pois, verde e bianca.

Questi numeri, di per sé già importanti, non sarebbero nulla se non fossero stati accompagnati dalla grande capacità sartoriale che Santini ha messo sul campo per realizzare ogni singolo capo.

Gli ultimi capi realizzati da Santini sono stati i body da crono, fatti rigorosamente su misura (foto BeardyMCBeard)
Gli ultimi capi realizzati da Santini sono stati i body da crono, fatti rigorosamente su misura (foto BeardyMCBeard)

Body su misura

In occasione di una nostra intervista realizzata alla vigilia del Tour de France, Stefano Devicenzi dell’ufficio marketing di Santini ci aveva confidato che tra gli ultimi prodotti realizzati e pronti a partire per la Francia c’erano i body da crono. La spiegazione era molto semplice.

Per la crono d’apertura del Tour non era previsto il loro utilizzo. Sarebbero serviti solamente per la crono del penultimo giorno, la Lacapelle-Marival che avrebbe dovuto decretare il vincitore dell’edizione 2022 del Tour de France.

Alla vigilia della cronometro lo staff Santini ha fatto visita al team Jumbo-Visma per far provare a Wout Van Aert e Jonas Vingegaard i body che avrebbe dovuto poi utilizzare in occasione della tappa a cronometro. Santini ha messo sul campo il meglio del proprio know-how e l’esperienza del proprio staff per garantire il massimo in termini prestazionali, intervenendo appositamente sui capi al fine di soddisfare le necessità dei singoli atleti.

Si è trattato di un lavoro dietro alle quinte, tutt’altro che semplice, che ha richiesto competenza, discrezione e precisione.

Ecco tutti i vari pezzi tagliati dal body verde di Wout Van Aert, taglia “L” per il campione belga (foto BeardyMCBeard)
Ecco tutti i vari pezzi tagliati dal body verde di Wout Van Aert, taglia “L” per il campione belga (foto BeardyMCBeard)

Jonas e Wout tester

Modelli d’eccezione non potevano che essere Jonas Vingegaard e Wout Van Aert, rispettivamente maglia gialla e verde del Tour. Il lavoro di adattamento dei body è stato realizzato direttamente sul corpo dei due campioni del team Jumbo-Visma.

Jonas e Wout sono stati fatti salire in bici e invitati ad assumere la posizione che avrebbero poi avuto durante la prova a cronometro. A questo punto il body è stato controllato dalla modellista e dalla maitre tailleur Santini, che, confrontandosi con l’atleta stesso, hanno preso nota e identificato le modifiche da effettuare.

La fase successiva è stata quella di intervenire sul body stesso, realizzando le modifiche richieste. Una volta effettuate, sono state successivamente verificate ripetendo l’analisi del capo indossato. Il risultato finale è stato quello di un body “su misura” che non a caso ha portato i due atleti ai primi due posti della cronometro.

La stessa attenzione e cura è stata naturalmente riservata a Tadej Pogacar, secondo in classifica generale e leader della classifica del miglior giovane del Tour.

I capi realizzati da Santini durante tutto il Tour de France sono stati 2.000 (foto BeardyMCBeard)
I capi realizzati da Santini durante tutto il Tour de France sono stati 2.000 (foto BeardyMCBeard)

L’esperienza Santini

A supervisionare l’intera operazione di messa in prova era presente Monica Santini, amministratore Delegato di Santini Cycling Wear.

«E’ una attività che conosciamo bene – ha detto Monica Santini – perché da anni viene realizzata per gli atleti che vestiamo. E’ fondamentale che i capi vestano come una seconda pelle, che le pieghe e i tagli dei capi si adattino alla conformazione fisica dell’atleta e che non ci siano eccessi di tessuto; tutto questo garantisce la massima performance aerodinamica.

«Si tratta di un lavoro di grande precisione che richiede dedizione e passione, oltre che grandi competenze; la nostra esperienza è sicuramente un valore aggiunto sia per gli organizzatori del Tour che per gli atleti stessi».

Santini

Il mondo di Pogacar nel racconto di Urska Zigart

03.08.2022
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Prima si è fatto trovare a Meaux, al via della seconda tappa del Tour de France Femmes. Poi Tadej Pogacar si è presentato nuovamente a La Planche des Belles Filles, dove la sua compagna Urska Zigart ha conquistato il 29° posto finale a 4’41” dalla Van Vleuten, migliore della sua squadra. L’avevamo incontrata all’Alpe d’Huez, il giorno dopo la legnata del Granon. Era sulle Alpi per un periodo di allenamento in vista del Tour e si era fatta trovare sul traguardo in cui Tadej avrebbe provato la prima risalita dopo la crisi.

Un’interessante intervista de L’Equipe, insieme a quello che abbiamo raccolto sulle strade francesi, offre un interessante punto di vista sulla vita di Pogacar e su come affronti i problemi.

Pogacar con Zigart al via della seconda tappa del Tour Femmes (foto B. Papon/L’Equipe)
Pogacar con Zigart al via della seconda tappa del Tour Femmes (foto B. Papon/L’Equipe)
Come sei arrivata al ciclismo?

Al liceo da qualche mese avevo problemi di anoressia, una forma abbastanza lieve. Mangiavo e mi sentivo in colpa. I miei genitori mi hanno aiutato molto e mi hanno evitato di finire in un centro specializzato, spingendomi a fare sport. Così ho iniziato a pedalare sempre di più e dopo il diploma mi hanno comprato una bici da corsa e mia madre ha chiamato il club di Lubiana, KD Rog, per vedere se potevo allenarmi con la squadra femminile. Le prime gare le ho finite sempre in ritardo, anche venti minuti. Una volta ricordo di essermi persa nel tentativo di trovare l’arrivo perché tutte le strade erano già state riaperte al traffico.

Non soffri più di anoressia oggi?

E’ una malattia mentale, può volerci molto tempo per uscirne, ma sono stata fortunata ad essere ben circondata e a non esserne stata gravemente affetta. Ne sono uscita con l’aiuto dello sport, ma è un problema che riguarda anche gli atleti. A volte, quando osservo certe ragazze o certi ragazzi, il modo in cui si comportano in relazione al cibo, mi ricorda quello che facevo io. Se posso, glielo racconto perché so che è un modo terribile di vivere. Tadej non ha mai avuto problemi con questo, ha un rapporto molto sano con il suo corpo.

Urska Zigart è nata nel 1996, corre con il Team Bike Exchange-Jayco dallo scorso anno
Urska Zigart è nata nel 1996, corre con il Team Bike Exchange-Jayco dallo scorso anno
Vi siete conosciuti attraverso il ciclismo?

Sì, nella Slovenia U23, nel 2017. Correvamo nello stesso club a Lubiana, ma non ci conoscevamo. Un giorno, durante un ritiro in Croazia, ci siamo ritrovati nello stesso gruppo a gareggiare negli sprint maschili e femminili. Lui aveva 17 o 18 anni e io due di più. Avevo già sentito il suo nome, visto che era arrivato terzo ai campionati europei di Plumelec nel 2016, ma non sarei stata in grado di dargli un volto. Alla fine della seconda serie di sprint, stavo davvero faticando, gli ho chiesto come si chiamasse e a quel punto ho capito perché stessi soffrendo così. Era già un vero talento. Eppure ricordo che nel 2017, quando arrivò 5° al Giro di Slovenia, studiava contemporaneamente perché doveva superare il diploma di maturità a fine mese. Siamo usciti insieme poco prima della sua vittoria al Tour de l’Avenir.

Come hai vissuto la sua prima vittoria al Tour de France, nel 2020, quando batté Roglic proprio a La Planche des Belles Filles?

Ero sul pullman della squadra, era l’ultima tappa del Giro Donne e non avevo quasi nessuna rete. Ho visto il suo tempo passare dal rosso al verde, ma non l’ho realizzato subito subito. Fu una giornata strana. Ero felice, ma la maggior parte della Slovenia era triste perché aveva battuto Primoz Roglic. Ci siamo sentiti un po’ in colpa e non abbiamo festeggiato questa vittoria come avremmo dovuto. Pochi giorni dopo, eravamo tutti e tre nella squadra slovena per i mondiali di Imola e nessuno sapeva cosa dire. Lo sport a volte è crudele…

Alpe d’Huez, Zigart in visita a Tadej nel giorno della prima reazione alla crisi del Granon
Alpe d’Huez, Zigart in visita a Tadej nel giorno della prima reazione alla crisi del Granon
Parlaci di Tadej…

Tadej è molto divertente, ma è stato messo sotto i riflettori molto velocemente (a 21 anni) e all’inizio ha faticato a mostrare questo aspetto di sé. Aveva paura di passare per quello che non è, mentre in realtà è molto umile. Nella sua squadra, fa di tutto per essere uno tra gli altri e perché tutti ricevano lo stesso trattamento. Penso che ciò che lo descrive molto bene, simbolicamente, sia la ciocca di capelli che spunta dal suo casco. E’ uno spirito libero, che va per la sua strada.

Insieme, avete creato il PogiTeam, una squadra di giovani corridori in Slovenia, attaccata al vostro club di Lubiana e che beneficia degli sponsor di Tadej…

In Slovenia, il ciclismo era uno sport minuscolo quando Tadej ha iniziato. In una squadra come la nostra non c’erano soldi e si doveva sempre riuscire a recuperare bici, abiti, scarpe. Avevamo solo attrezzature usate. L’idea è quella di aiutare i bambini ad essere ben attrezzati e questo forse ci permetterà di scoprire più talenti. Per il momento, questa squadra è una squadra di ragazzi ma alla fine vorremmo farne una per ragazze, magari la chiameremo Urska Team! Il ciclismo femminile è ancora tutto da costruire.

Al Giro di Slovenia, la visita era stata ricambiata da Urska
Al Giro di Slovenia, la visita era stata ricambiata da Urska
Lo scorso aprile, Tadej ha rinunciato alla Liegi per essere al tuo fianco, in Slovenia, al momento della morte di tua madre…

Gli ho detto che poteva rimanere in gara, ovviamente, ma ha preso il primo aereo per raggiungermi. Questi sono tempi dolorosi nella vita ed entrambi sappiamo che tra qualche anno ci renderemo conto di quanto fosse importante stare insieme. Più importante di una gara ciclistica. 

Tre settimane fa avete lanciato insieme una fondazione per aiutare a combattere il cancro.

Questa fondazione non è per mia madre. Vogliamo provare a raccogliere fondi per trovare cure per quante più persone possibile e permettere loro di trattarsi diversamente e, magari, di trascorrere più tempo con i propri cari. In Slovenia, dopo le sedute di chemioterapia, mia madre è stata rimandata a casa e, senza l’intervento di Inigo San Millan (medico e allenatore di Pogacar, ndr), non avrebbe potuto beneficiare delle ultime cure. Vogliamo solo che altre persone possano approfittarne.

A tutto Formolo. Intanto Ackermann vince di forza

02.08.2022
5 min
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Tour de Pologne. A Sanok, in un arrivo in volata atipico, visto lo strappo di 300 metri poco prima della linea del traguardo, vince Pascal Ackermann. Un successo di forza, voluto e cercato con tutte le energie rimaste dopo un finale ad altissima velocità. Pascal taglia il traguardo per primo e la folla, riunitasi nella piazza di Sanok, contornata da edifici rinascimentali color pastello, esplode in un boato. «Domani sarà l’Ackermann day», aveva scherzato sul palco della presentazione dei team giovedì scorso Formolo, con qualche giorno di ritardo ma potremmo dire che quel momento è arrivato.

«Quello trascorso per me è stato un periodo difficile – dice il tedesco con il volto rosso mentre si disseta avidamente da una bottiglietta d’acqua – l’infortunio patito a inizio stagione mi ha frenato. Ora sto bene, dopo il secondo posto di domenica ecco la vittoria, ci voleva.

«Il mio grande obiettivo sono gli europei, ma dovrò capire se riuscirò a far parte del team. Poi ci sarà la Vuelta, sarà dura ma la fiducia c’è e la voglia di fare bene anche».

Ackermann vince la quarta tappa del Tour de Pologne con forza e determinazione, ora sogna gli europei
Ackermann vince la quarta tappa del Tour de Pologne con forza e determinazione, ora sogna gli europei

Il solito sorriso

Il parcheggio dei bus delle squadre a Chelm, dove incontriamo Davide Formolo, è a pochi metri dal palco del foglio firma. Arriviamo nel piazzale intorno alle 10, il cielo sopra di noi è grigio e minaccia di piovere, le nuvole sono così basse che hai l’impressione di poterle stringere in una mano. Piano piano arrivano i bus dei team, uno dei primi è quello del UAE Team Emirates, con a bordo Davide Formolo e compagni. 

Davide ci accoglie seduto sulle scalette del bus, tuta della UAE Emirates, occhiali tondeggianti ed il sorriso stampato in faccia, quello non glielo toglie nessuno. «Vi va bene se facciamo l’intervista sulle scale? – ci dice, noi accettiamo, come si fa a dirgli di no? – così non metto le scarpe». Gli chiediamo subito come sta.

«Sto bene, ormai sono un affezionato del Giro di Polonia, è la mia sesta partecipazione, quando facevo Giro e Vuelta era perfetto per prepararsi perché cade esattamente ad un mese dall’inizio della seconda. Quest’anno però non farò la corsa spagnola, ma le corse in Italia quindi siamo più tranquilli non dovendo preparare una grande corsa a tappe.

«Dopo il Polonia mi sposterò in Canada e correrò lì. Prepariamo un bel finale di stagione, ci sono tante belle classiche: il Giro dell’Emilia, il Lombardia, dove aiuterò Tadej a conquistare il bis. Poi ci sono anche le due nuove gare in Veneto che sono interessanti, spero di poter giocare le mie occasioni nelle gare di casa».

Formolo non perde mai il buon umore, eccolo che scherza con i compagni durante la presentazione delle squadre
Formolo non perde mai il buon umore, eccolo che scherza con i compagni durante la presentazione delle squadre

Il Tour da casa

Quest’anno Formolo non ha corso il Tour accanto al suo amico Pogacar, lo ha visto da casa, ma il suo supporto all’amico e compagno di squadra non è mancato.

«Che gara che è venuta fuori – esclama Davide – è stata impressionante, bellissima da vedere. Il fatto che Tadej non avesse addosso la maglia gialla lo ha spinto ad attaccare sempre, lo ha fatto anche sugli Champs Elysées – ridacchia – più di così non poteva fare. Io ho visto il solito Pogacar, un corridore che attacca e che non si tira mai indietro. Non lascia nulla al caso, ha una serenità che gli permette di tentare anche queste azioni da lontano».

«Mi ricordo alla Vuelta del 2019, dove fece terzo, che eravamo caduti nella crono a squadre, doveva recuperare minuti e l’ultima settimana l’aveva fatta sempre all’attacco. Quest’anno è stato simile, questo suo modo di fare dimostra un po’ quel che è lui, un ragazzo che non ha perso la sua essenza della quale ci siamo tanto appassionati».

Davide poco prima del via della seconda tappa: Chelm-Zamosc
Davide poco prima del via della seconda tappa: Chelm-Zamosc

Due contro uno

Cosa pensa Formolo, compagno di migliaia di giornate in sella, della crisi che ha colpito Pogacar sul Granon? Una situazione anomala che sembrava non dovesse arrivare mai per lo sloveno. 

«E’ stato strano vederlo soffrire – dice con una grande risata – è ciclismo, doveva succedere prima o poi che dovesse perdere. Certo che perdere e fare secondo al Tour non è mica male – dice prolungando la risata – sarebbe bello perdere sempre così. La Jumbo-Visma aveva una bella squadra, Vingegaard è andato forte ed è stato bravo ad amministrare il vantaggio che aveva, facendo la stoccata finale quando ha vinto sull’ultimo arrivo in salita.

«Il duplice attacco della Jumbo nella tappa del Granon era inaspettato, si è trovato in una situazione diversa e dovrà imparare a gestirla, alla fine è giovane. Nel calcio c’è un proverbio che dice “O si vince o si impara” e quest’anno Tadej ha vinto un po’ meno ed ha imparato qualcosa in più».

Formolo è stato tante volte accanto a Tadej, eccoli alla Sanremo di quest’anno
Formolo è stato tante volte accanto a Tadej, eccoli alla Sanremo di quest’anno

Ci vuole pazienza

Il foglio firma chiama e Formolo parte insieme ai compagni di squadra. A pochi minuti dal via vediamo il corridore veneto parlare e scherzare con Zhao, l’addetto stampa del suo team. Davide non perde mai il buon umore e la calma, una personalità come la sua aiuta a distendere i nervi nei momenti tesi della corsa. Magari quel che è mancato alla UAE Emirates in Francia è stata proprio la serenità che Formolo è in grado di portare.

«I miei compagni hanno fatto una grande corsa – dice con serenità – ci sono state anche delle complicazioni non indifferenti. I numerosi casi Covid e qualche episodio sfortunato, come la rottura della catena da parte di Majka. Alla fine a Parigi sono arrivati solamente in quattro, non si può rimproverare nulla a nessuno. Tadej lo incontrerò in Canada probabilmente, non so ancora con precisione i suoi programmi. Dopo il Tour non sono riuscito a sentirlo, anche perché lui è tornato ed in contemporanea io sono venuto qui in Polonia».

Da segnalare il terzo posto di Jonathan Milan, il secondo in terra polacca. «Ci ho preso gusto!» dice scherzando prima di fuggire ai bus delle squadre. Il meteo minaccia pioggia, meglio mettere la testa al riparo, Il Tour de Pologne è ancora lungo. E magari anche Formolo potrà ritrovare una vittoria.

Bennati, al Tour hai scoperto nemici degli azzurri?

31.07.2022
5 min
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C’è chi il Tour lo ha guardato con occhi professionali, attenti, con un taccuino intriso di appunti. C’è chi ogni tappa, ogni azione della Grande Boucle l’ha proiettata verso i prossimi appuntamenti, l’europeo di Monaco di Baviera e il mondiale di Wollongong. E questo lavoro lo ha fatto per la prima volta, perché Daniele Bennati (nella foto di apertura con l’ex re del Tour Bradley Wiggins) freme nell’attesa del suo esordio assoluto nelle gare titolate, vero culmine di un lavoro che dura un anno intero.

Ogni frazione della corsa francese è stata passata al setaccio, ma parlando dell’Europeo, anche se mancano ormai solo poco più di due settimane, le indicazioni arrivate non sono tantissime perché quasi tutte le nazionali, come d’altronde quella azzurra, devono ancora annunciare i loro effettivi. Qualcosa però è già arrivata alle orecchie di Bennati: «Il Belgio incentrerà la sua squadra su Tim Merlier, la Francia su Arnaud Demare, l’Olanda su Fabio Jakobsen, dei tre è l’unico che è uscito dal Tour».

Jakobsen Tour
Fabio Jakobsen, punta olandese agli europei di Monaco. Bennati pensa a un arrivo in volata. Da scongiurare?
Jakobsen Tour
Fabio Jakobsen, punta olandese agli europei di Monaco. Bennati pensa a un arrivo in volata. Da scongiurare?
Una tappa l’ha vinta, ma per il resto non ha particolarmente brillato forse anche perché non è stato certo un Tour per velocisti…

E’ vero, è stato un Tour atipico che ha offerto ben poche occasioni agli sprinter. Jakobsen si è fatto trovare pronto cogliendo una vittoria in una corsa che è stata disputata sempre a un’altissima intensità. Al momento che contava c’era e questo per me conta molto, forse fra tutti è il più temibile.

Hai menzionato tre velocisti puri.

Tutti e tre molto forti. Demare abbiamo visto al Giro che cosa ha fatto, Merlier è molto giovane e quest’anno per problemi fisici ha corso poco, ma sta preparando con attenzione proprio l’appuntamento europeo. E’ gente che sa vincere nei grandi giri, sa orchestrare la squadra, so che si presenteranno al via in forma.

Van Aert Tour
Per il cittì azzurro Van Aert è il netto favorito per l’iride. Sarà da capire la sua tattica
Van Aert Tour
Per il cittì azzurro Van Aert è il netto favorito per l’iride. Sarà da capire la sua tattica
Tornando a Jakobsen e a chi esce dal Tour, il fatto che dalla sua fine del 24 luglio alla gara del 14 agosto passeranno tre settimane è un vantaggio o uno svantaggio?

Non la porrei in questi termini. Se capita una situazione come quella dello scorso anno, con appena 6 giorni di differenza fra Tour e Olimpiadi, è chiaro che chi esce da una corsa di tre settimane ha una condizione migliore rispetto agli altri. Dopo tre settimane il livello si uniforma, ma non per questo chi è uscito dal Tour perde di condizione. Molto poi dipenderà dalla corsa, dal tracciato e soprattutto da come essa si svilupperà tatticamente.

Allarghiamo il discorso ai mondiali, quindi considerando un tracciato più mosso e complicato di quello tedesco. La maglia gialla Vingegaard la vedi un possibile protagonista?

Mi pare difficile proprio perché ha specifiche caratteristiche da corridore per grandi giri, nelle classiche non ha mai ottenuto particolari risultati. Il mondiale oltretutto è sì impegnativo, ma per corridori più esplosivi, capaci della sparata in grado di far esplodere la corsa. Sinceramente non lo vedo un fattore, a differenza ad esempio di Pogacar.

Pogacar Tour
Pogacar potrebbe essere uno dei favoriti ai mondiali. Salterà la Vuelta per prepararli
Pogacar Tour
Pogacar potrebbe essere uno dei favoriti ai mondiali. Salterà la Vuelta per prepararli
La sconfitta patita in Francia potrebbe essere un ulteriore stimolo per lo sloveno?

Da quel che leggo mi pare proprio di sì, Tadej ha scelto di rinunciare alla Vuelta per preparare con cura l’appuntamento mondiale. Non dimentichiamo che Pogacar è uno dei pochissimi corridori che può vincere tanto un grande giro quanto una classica, a dimostrazione della sua completezza. Quando programma un appuntamento arriva sempre in grande condizione, sarà un corridore molto temibile.

Su Van Aert che idea ti sei fatto?

Sarà il favorito numero uno, non si discute. E’ quello che ha dato più spettacolo in terra francese, ha vinto praticamente dappertutto, attaccava all’inizio delle tappe oppure si giocava la vittoria alla fine. Si è anche prestato al ruolo di luogotenente per Vingegaard. Considerando il percorso di Wollongong sarà il pericolo principale proprio perché potrà cambiare tattica a suo piacimento e noi dovremo essere bravi a capire le sue intenzioni e correre di conseguenza.

Kamna Tour
Il tedesco Kamna, protagonista a Giro e Tour. In Australia potrebbe attaccare da lontano, va seguito
Kamna Tour
Il tedesco Kamna, protagonista a Giro e Tour. In Australia potrebbe attaccare da lontano, va seguito
Van Der Poel invece è stato una delusione, te lo saresti aspettato?

Per certi versi sì. Aveva corso un Giro d’Italia come se ogni tappa fosse una classica, dilapidando un patrimonio di energie, senza una strategia ben delineata. Poi è andato in altura e per sua stessa ammissione qualcosa non ha funzionato. Anche per un fuoriclasse il fisico a un certo punto chiede il conto. Era partito con tante velleità, ma non aveva la condizione giusta per supportarle. Se si riprende in questo lasso di tempo, in Australia potrebbe comunque avere un peso importante.

Proviamo un nome a sorpresa: Kamna…

Per ora il tedesco è uno di quei corridori che si esaltano nei grandi giri, che vivono giornate eccezionali entrando in azioni da lontano, ma non ha un grande curriculum nelle classiche d’un giorno, almeno non di recente. Può essere però un nome da tenere sotto controllo proprio perché da lui può scaturire un’azione da lontano e dovremo essere bravi nel caso a piazzare qualche nostro uomo alle sue calcagna, per costringere le altre squadre a lavorare e dispendere energie.

Ancora su Pogacar. Quali risvolti psicologici dalla sconfitta?

31.07.2022
5 min
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In primavera avevamo messo in luce la superiorità di Tadej Pogacar nei confronti dei suoi avversari. E di quanto li avesse annientati anche psicologicamente. All’epoca, con la psicologa Elisabetta Borgia parlammo di senso d’impotenza acquisita, in quanto nonostante gli sforzi degli avversari il risultato rimaneva il medesimo vista la superiorità dello sloveno. L’emblema fu la tappa del Carpegna alla Tirreno, dove stravinse letteralmente “giocando”.

Questa sconfitta cambia le cose? Mina gli equilibri psicologici del corridore della UAE Emirates? Che conseguenze può avere? Riprendiamo l’analisi dunque con la dottoressa Borgia.

Mezzo scatto e sul Carpegna Pogacar lasciò tutti sul posto. Vingegaard incluso (che fu secondo)
Mezzo scatto e sul Carpegna Pogacar lasciò tutti sul posto. Vingegaard incluso (che fu secondo)

Attacco come difesa

«Io sono rimasta piacevolmente colpita da come abbia preso la sconfitta – dice la Borgia – tu continui a vincere e sai che prima o poi questa sconfitta deve pur arrivare, ma poi quando arriva non è così semplice da gestire, visto anche la risonanza mediatica che ha.

«Il fatto che abbia esagerato un po’ nelle prime tappe, con quelle volate, quegli scatti, magari era una strategia per coprire alcune lacune che sentiva dentro di sé. Magari sapeva di avere una squadra meno forte e decimata giorno dopo giorno».

Quattro mesi dopo il Carpegna, la “resa” di Pogacar sul Granon: prima batosta della carriera
Quattro mesi dopo il Carpegna, la “resa” di Pogacar sul Granon: prima batosta della carriera

“Frittata rigirata”

La Borgia spiega che Pogacar sembra aver reagito bene alla sconfitta, ma è chiaro anche che a livello mentale un evento del genere ha un effetto importante soprattutto a livello di senso di autoefficacia, ovvero senso di padronanza.

Mentre i suoi avversari fino ad ora alla luce dei risultati a favore dello sloveno erano nel circolo del senso d’impotenza acquisita nei suoi confronti e lui invece aveva un senso di autoefficacia molto forte, adesso gli equilibri sono un po’ mutati.

«Con la sconfitta di Pogacar – riprende la Borgia – si è creato un precedente: gli altri corridori sanno che si può battere, perche questa cosa è già avvenuta. Vingegaard ha aperto un varco.

«Sia chiaro, Pogacar resta un super campione, un fuoriclasse e un bellissimo personaggio del ciclismo attuale, ma in questo Tour qualcuno ha fatto meglio di lui, quindi in ottica di prestazione si sono evidenziati dei limiti personali e del suo team».

Ieri a San Sebastian il primo ritiro stagionale per Pogacar scortato dai compagni. Era la prima gara post Tour
Ieri a San Sebastian il primo ritiro stagionale per Pogacar scortato dai compagni. Era la prima gara post Tour

Da dove ripartire…

In UAE Emirates sicuramente staranno esaminando le cause di questa sconfitta. Una delle più concrete sembra essere il caldo. Sin qui Tadej non aveva mai incontrato il caldo estremo per più giorni e forse questo agente esterno ha fatto emergere un suo punto debole. E lo si è visto anche dalla sua eccessiva perdita di sali.

«Conoscere la causa, il motivo per cui si è reso di meno aiuta moltissimo – dice la Borgia – La situazione peggiore senza dubbio è quando non si hanno risposte. Se invece si riesce ad analizzare la situazione in maniera lucida e metodica prendendo in considerazione dati oggettivi, si può capire dove migliorare e che strategie usare.

«Cosa posso fare io per superare questo ostacolo? In psicologia dello sport una regola aurea è tenere ben chiaro in testa da una parte cosa è andato bene (i miei punti di forza) e dall’altra parte cosa si può migliorare: i punti ‘deboli’ diventano obiettivi di miglioramento. E’ un approccio metodico. E di certo Tadej e il suo staff faranno tutti gli accertamenti del caso».

Pogacar Belgio 2022
Ma Tadej è un ragazzo solare e si saprà rialzare. Non va dimenticato che aveva una squadra decimata… contro una corazzata
Pogacar Belgio 2022
Ma Tadej è un ragazzo solare e si saprà rialzare. Non va dimenticato che aveva una squadra decimata… contro una corazzata

Analisi al dettaglio

Il senso di autoefficacia è stato colpito, ma non stravolto, come dicevamo. Non c’è stata una debacle totale, una controprestazione e dunque non tutto deve essere messo in dubbio. Semmai si cercherà di limare laddove si poteva fare diversamente. 

«In questo caso – spiega la dottoressa – la Jumbo-Visma è una squadra altamente all’avanguardia. Sappiamo, che gli olandesi sono metodici al massimo. Lavorano in modo veramente minuzioso direi.

«Pogacar sembra essere un atleta molto equilibrato, senza “integralismi” sembra fare tutto con molta semplicità e divertimento, ma magari c’è qualche aspetto su cui si può lavorare per crescere ulteriormente».

«Pogacar ha una mentalità da campione e lo si è visto da come ha reagito, ammettendo la sconfitta, e da come ha cercato di attaccare Vingegaard fino alla fine. A volte le sconfitte possono far cambiare atteggiamento, portando l’atleta ad essere più remissivo e meno determinato ad attaccare. Se ogni volta che mi muovo prendo una “scoppola” del genere, magari gioco di rimessa.

Tuttavia al Tour Pogacar non ha fatto così, anzi… Si è subito mostrato grintoso, voglioso di rifarsi. Ha attaccato tanto da dire: “Semmai salto io”. Ed è questa la mentalità del campione».

«Avrà qualche insicurezza in più, ma quelle le hanno tutti».