Pogacar Tirreno 2022

Se Pogacar è come Merckx, gli altri corrono per il secondo posto?

17.03.2022
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Le parole rilasciate alla stampa qualche giorno fa da Lefevere hanno aperto una visione diversa sul clamoroso avvio di stagione di Pogacar. All’indomani del trionfo dello sloveno alla Tirreno-Adriatico, il patron della Quick Step aveva sentenziato non senza un pizzico di mestizia: «Quando è passato pro’, si diceva che Remco Evenepoel fosse il nuovo Merckx, ma la verità è che questi è Pogacar».

E’ chiaro che fare i paragoni fra corridori di epoche diverse è sempre improponibile, ma qualcosa che accomuna campioni così lontani nel tempo c’è, soprattutto quest’anno che il corridore del Uae Team Emirates sembra non lasciare che le briciole ai suoi avversari ed è dato proprio dall’atteggiamento di questi ultimi. Rispetto agli anni scorsi, sembra che essi si sentano battuti in partenza, che quando Tadej scatta non se la sentano di rispondere (foto di apertura alla Tirreno-Adriatico) e inizino già a pensare al secondo posto.

Parsani 2021
Serge Parsani ha vissuto l’epopea di Merckx e ora valuta Pogacar con l’esperienza del diesse
Serge Parsani ha vissuto l’epopea di Merckx e ora valuta Pogacar con l’esperienza del diesse

L’importanza della testa

Abbiamo preso quindi spunto da queste e altre considerazioni per confrontare i due campioni. Non per entrare nel merito di chi sia più forte, ma per capire come venivano e vengono affrontati. Serge Parsani ha condiviso i suoi primi anni in carovana da corridore con Merckx, correndo assieme a Felice Gimondi. Oggi guida il Team Corratec dopo oltre trent’anni in ammiraglia, quindi può fare un raffronto.

«Sono corridori con un talento naturale – spiega – che hanno una marcia in più, ma soprattutto sanno come farla fruttare. La forza di Pogacar non è solo nelle gambe, ma nella testa. Sa ragionare in corsa e questo gli permette di scattare al momento giusto».

Che cosa accomuna due esperienze così lontane nel tempo? «A mio parere è la consapevolezza di avere al fianco un grande team. Merckx non era solo estremamente superiore agli altri, ma aveva a disposizione una squadra fortissima. Almeno 6 corridori sarebbero stati capitani in ogni altro team. Questo gli consentiva di viaggiare al coperto e al sicuro fino al momento nel quale decideva di fare la differenza. Ora anche Pogacar ha un grande team alle sue spalle e alla Tirreno-Adriatico si è visto. Questa è una differenza fondamentale rispetto a qualche anno fa».

Merckx De Vlaeminck
Merckx inseguito da De Vlaeminck: quando il Cannibale scattava, era davvero dura tenergli dietro…
Merckx De Vlaeminck
Merckx inseguito da De Vlaeminck: quando il Cannibale scattava, era davvero dura tenergli dietro…

Tutto nasce dal Tour 2020

Parsani entra più nello specifico: «Io credo che allo sloveno sia servito molto il primo Tour – dice – quello vinto praticamente senza squadra. Lo ha aiutato a crescere mentalmente. Allora doveva togliersi le castagne dal fuoco da solo, ora ha compagni in grado di aiutarlo fino a quando serve e questo gli dà sicurezza. Ma non basterebbe se non avesse lui la capacità di ragionare e “leggere” la corsa in ogni momento».

Qual è però l’atteggiamento degli avversari? «Un po’ quella sensazione di impotenza c’è. C’era anche ai tempi di Merckx – ammette – ma non posso dire che Gimondi ad esempio partisse battuto, cercava sempre di lottare e infatti le sue grandi vittorie se le è prese. Il fatto è che quando Merckx scattava era come buttare un sasso in uno stagno con i pesci che fanno il vuoto. Si apriva gli spazi dietro di lui. Stringeva i cinghietti e capivamo che di lì a poco sarebbe finita…».

Pogacar Almeida 2022
Pogacar con Majka e Almeida, fondamentali ora nelle sue vittorie
Pogacar Almeida 2022
Pogacar complimentato da Almeida, un’altra pedina importante nello scacchiere Uae

Gli altri non vincono così…

Avviene lo stesso con Pogacar? «In questo momento sì – prosegue Parsani – perché collimano tante cose: la forma fisica e mentale, il morale, anche la fortuna. Tutto ciò gli dà la convinzione per tentare imprese come quella della Strade Bianche. Chi lo guardava pensava che fosse una pazzia, invece…

«Anche Roglic vince, ma non allo stesso modo. A Siena, ad esempio, Pogacar ha vinto anche di testa. Sapeva che nel gruppo ormai quasi tutti erano isolati, al massimo potevano avere un compagno e quindi trovare un accordo per l’inseguimento sarebbe stato difficile. E’ come con la Formula Uno: sai che la Mercedes ha il motore più potente e quindi le possibilità di vincere per gli altri scendono notevolmente».

L’idea di Adorni

Eppure… A ben pensarci, proprio la storia di Merckx insegna che anche contro lui che vinceva dalla grande classica alla corsetta in circuito, si poteva sperare. Una considerazione che fa parte dei ragionamenti di Vittorio Adorni, che ci ha corso insieme e lo ha poi guidato dall’ammiraglia.

«C’erano anche giorni che non era in condizione – dice – che in un grande Giro veniva da noi a dire che aveva mal di gambe e a chiederci di aiutarlo. Ricordo quando lo conobbi. Arrivò in squadra dopo il ritiro pre-stagionale perché si era sposato, ma vidi subito che, anche se non aveva le nostre ore di preparazione, aveva qualcosa in più. Al Giro lo misero in camera con me ed ebbi modo di parlarci: aveva una forza fisica soverchiante, ma doveva crescere come testa. Ogni mattina ci diceva “io attacco”: noi a frenarlo, a dirgli di aspettare e in corsa ce lo chiedeva di continuo se era il momento. Poi, quando andava via, faceva il vuoto».

Adorni Faema
Adorni alla Faema, dove accolse un giovanissimo Eddy Merckx
Adorni Faema
Adorni alla Faema, dove accolse un giovanissimo Eddy Merckx

Nessuno è imbattibile

L’aspetto mentale, già sottolineato da Parsani, è fondamentale anche per Adorni nel vedere le imprese di Pogacar.

«Ha una potenza fisica enorme – dice – ma si vede soprattutto che corre con tranquillità, divertendosi. Lui “sente” la corsa, percepisce sempre la situazione e la condizione degli avversari e questo gli permette di attaccare quando sa che può scaturirne qualcosa d’importante. Si conosce bene, sa che cosa il suo motore può dargli».

Fin qui Pogacar, ma gli altri? «Gli altri soffrono, perché non riescono a capire se e quando lo sloveno va in difficoltà. E bisogna considerare anche che, nel caso, adesso c’è un team che può supportarlo al meglio. E’ chiaro poi che vittoria dopo vittoria crescono la sua consapevolezza e il suo entusiasmo, mentre si affievoliscono quelli degli avversari, anche inconsciamente. Inoltre quest’anno Tadej ha dimostrato che può vincere in vari modi e fare la differenza sia in salita che in pianura, proprio come faceva Eddy».

Non c’è quindi spazio per cambiare lo spartito? «Al contrario – ribatte Adorni – come ho detto, non sempre tutto fila liscio. Per vincere deve collimare tutto. Ora è soverchiante, ma che cosa succederà quando di fronte a un avversario al top lui sarà non al meglio? Come si gestirà? Le cose possono cambiare da una corsa all’altra e questa è la bellezza del ciclismo».

Pogacar inforca la Tirreno e ora punta la Classicissima

13.03.2022
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Neanche il tempo di metabolizzare il successo sul Carpegna, e se vogliamo di portare a termine la Tirreno-Adriatico, che stamattina prima della partenza della frazione finale di san Benedetto del Tronto si parlava di Tadej Pogacar alla Milano-Sanremo.

Ce la farà? Ma davvero lo sloveno può portarsi a casa la Classicissima? Se queste erano le domande che ci si poneva prima del via, dopo l’arrivo tutto si è amplificato. Infatti a gettare benzina sul fuoco è stato lo stesso Pogacar: «Alla Sanremo ci punto», ha detto a botta calda nelle interviste alla tv.

Phil Bauhaus al colpo di reni precede Nizzolo (a destra) e Groves (a sinistra). Kristoff era stato a lungo in testa
Phil Bauhaus al colpo di reni precede Nizzolo e Groves. Kristoff era stato a lungo in testa

Bravo Bauhaus

E allora ecco che il successo allo sprint di Phil Bauhaus, tedescone della Bahrain Victorious, passa in secondo piano. Una volata lunghissima la sua. Una lunga, lenta ma inesauribile rimonta su Alexander Kristoff, partito un po’ lungo.

«Purtroppo – dice Valerio Piva diesse della Intermarché Wanty Gobert di Kristoff – ci sono caduti un paio di uomini nel finale e siamo rimasti scoperti. Pasqualon ha dovuto fare il lavoro di due persone e lo ha lasciato un po’ troppo presto e gli sono mancati gli ultimi 20 metri. Ma queste sono le volate».

«Ringrazio la squadra – ha detto il tedesco – e anche Caruso: uno scalatore che mi ha aiutato in volata! Fa piacere. Serviva il timing giusto per partire perché c’era vento in faccia. Ma è andata bene e ho aggiunto un’importante vittoria al mio palmares».

I tre protagonisti dell’ultima tappa della Tirreno (nell’ordine): Tonelli, Boaro e Arcas
I tre protagonisti dell’ultima tappa della Tirreno (nell’ordine): Tonelli, Boaro e Arcas

Pogacar a Sanremo

Poco prima, mentre passavano i giri e i corridori sfrecciavano sul lungomare di San Benedetto, avevamo parlato di Pogacar a Sanremo anche con Davide Cassani, venuto a godersi lo spettacolo.

«Sapete, non è facile la Sanremo per lui. Serve tanta potenza. E non so se ce la può fare contro corridori potentissimi come Van Aert. Il Poggio è molto veloce», aveva detto l’ex cittì.

Anche Giovanni Ellena, diesse della Drone Hopper-Androni, e in questo caso tecnico super partes, non è rimasto indifferente all’argomento.

«Pogacar alla Sanremo? Bella domanda – fa una una lunga pausa Ellena – se ci riesce abbiamo il nuovo Cannibale, siete d’accordo?

«Per me ci può stare. Guardiamo quel che ha fatto ieri sul Carpegna. In un chilometro ha preso 40” ai primi inseguitori. Significa che se loro in quel tratto duro andavano su a 15 all’ora lui saliva a 21. Questo per dire che ha tanta potenza anche per lo sforzo violento.

«Certo, il Carpegna non è il Poggio e Landa e gli altri scalatori non sono Van Aert. E’ una  situazione diversa. Il Poggio è particolare. Arriva dopo 300 chilometri. Ecco, questo della distanza potrebbe essere un bel punto di domanda. Deve dimostrare se può andare forte anche dopo tantissimi chilometri. Ha dominato tante corse, ma gli resta l’incognita dei 300 chilometri».

«Ci sono squadre strutturate per le classiche – riprende Ellena – improntate appositamente per certe corse. Non dico che la UAE Team Emirates non lo sia, ma non credo che la Sanremo con lui fosse in preventivo. E’ un obiettivo in più e non è programmato da mesi. 

«Alla Sanremo se arrivi ad una curva in sesta posizione, anziché in quinta perdi tutto. Sono piccoli dettagli che richiedono una certa preparazione e una certa esperienza. Se ce la fa, ragazzi, torniamo ad avere un certo Eddy Merckx… ma nato in Slovenia».

Sul podio con Tadej anche Vingegaard (secondo) e Landa (terzo)
Sul podio con Tadej anche Vingegaard (secondo) e Landa (terzo)

Un chiletto d’oro

E Tadej cosa dice?

«Tutti mi chiedono della Sanremo – ribatte Pogacar – è una grande corsa ed è un sogno. E’ una gara molto lunga. Abbiamo una grande squadra e faremo il meglio possibile».

I numeri che vengono snocciolati sui social dicono che va più forte dell’anno scorso, più forte della prestazione fatta sul Col de Romme al Tour de France. Tadej glissa un po’ e dice: «La forma è simile a quella dell’anno scorso. I numeri dicono che non sono lontano dal top della condizione. Ma migliorare non è facile, per farlo posso perdere ancora un chilo».

E questa non è una risposta banale. Un chiletto in questo momento potrebbe essere “oro” in quanto a forza. Nel ciclismo dei millesimi e dei dettagli quel chiletto non è solo zavorra, è un anche un briciolo di forza ulteriore. Quella che gli dovrebbe consentire di staccare Wout Van Aert sul Poggio, tra l’altro strepitoso anche oggi alla Parigi-Nizza.

Su un affondo di 25”-40” al massimo, numeri alla mano, il belga è più forte. Ma siccome non siamo in laboratorio, ma su strada, ed entrano in ballo tante altre variabili (vento, alimentazione, stress dell’atleta, posizione con cui viene presa la salita…) la partita è più che aperta. Sin qui Tadej non ha sbagliato un colpo.

Pogacar (23 anni) ha vinto la sua seconda Tirreno. Dopo l’arrivo ha chiesto subito degli zuccheri. Per lui un’aranciata
Pogacar (23 anni) ha vinto la sua seconda Tirreno. Dopo l’arrivo ha chiesto subito degli zuccheri. Per lui un’aranciata

Assalto dalla Cipressa 

E questo discorso, si porta dietro la questione tattica. Come e dove potrà attaccare Pogacar? Lui ama partire da lontano. Anche in conferenza stampa ha ribadito che gli piace correre in questo modo, ma certo non potrà muoversi da solo sin dalla Cipressa. O almeno è improbabile… anche per lui. Ma come sempre lo sloveno non è scontato.

«Forse posso muovermi dalla Cipressa, prima onestamente è difficile», come a dire: “Certo che mi muovo lassù”. Magari è consapevole che sul Poggio potrebbe essere troppo marcato. Ma questo lo scopriremo solo sabato pomeriggio.

Lui intanto si porta a casa la seconda Tirreno-Adriatico. «Per ora tutto procede bene, spero continui così».

In squadra la fiducia di cui gode è pressoché sconfinata, chiaramente. La caduta di Trentin alla Parigi-Nizza e lo stop di Gaviria potrebbero aver dirottato ulteriormente tutte le attenzioni su di lui. Oggi per esempio Pascal Ackermann, altro velocista della UAE, non ha fatto lo sprint, ma ha tagliato il traguardo vicino allo sloveno. Mentre nella frazione di Terni aveva preso parte alla volata. E’ un piccolo segnale. Haputman, Matxin e gli altri diesse del team di Gianetti hanno sei giorni per allestire “l’operazione Sanremo”.

E tutto sommato se non dovesse riuscire nell’impresa di andarsene sulla Cipressa o di non staccare i super bestioni sul Poggio nessuno gli potrebbe dire niente. L’ultimo che ha vinto la Sanremo e un grande Giro nello stesso anno è stato Bugno, ma parliamo di 32 anni fa.

Pogacar a Carpegna fra le bandiere gialle del Pirata

12.03.2022
6 min
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Gli chiesero come mai gli piacesse correre all’antica, attaccando da lontano. Marco li guardò e in tutta risposta gli domandò se il suo attaccare da lontano non fosse in realtà troppo moderno. Vedere Pogacar attaccare da lontano sulla sua salita, in sella a una bici priva di freni a disco e in mezzo ai tifosi tutti gialli del Pirata, ha richiamato vecchi ricordi. Il Carpegna oggi è bastato anche a lui.

«Alla fine – dice Manuele Mori, che ha vissuto la tappa dalla seconda ammiraglia del UAE Team Emiratesci teneva a correre sulla salita di Pantani. Conosce la storia di Marco, Tadej conosce la storia del ciclismo. E oggi era importante vincere».

Sulla salita di Pantani, non sono mancati i tifosi del Pirata
Sulla salita di Pantani, non sono mancati i tifosi del Pirata

Il ricordo di Marco

Pogacar arriva e sorride. Si siede. Saluta e racconta. Gli occhi azzurri ti guardano fissi per farti capire che hai la sua attenzione. La montagna guarda il paese. Lassù dove tutto parla di Pantani, si è corso a zero gradi. E adesso che il sole inizia a nascondersi, gli sguardi si fanno intirizziti.

«Lassù tante cose ricordavano Pantani – dice – io non ho potuto seguirlo perché sono troppo giovane, ma oggi è stato speciale, perché i tifosi hanno riportato indietro la storia.

Pogacar ha attaccato a circa 4 chilometri dallo scollinamento e ha fatto subito il vuoto
Pogacar ha attaccato a circa 4 chilometri dallo scollinamento e ha fatto subito il vuoto

«Non mi sento mai imbattibile – prosegue – anche quando sono solo, penso sempre che qualcuno può venire a prendermi. Non sottovaluto nessuno, per questo quando attacco vado a tutto gas, senza sapere che cosa succederà. E oggi ero davvero a tutta, in questo freddo. In poche settimane sono passato dal caldo del deserto al gelo di queste montagne. Il mio corpo si adatta bene, ma certo non è troppo salutare».

L’orgoglio di Majka

In questa piccola antologia del giorno UAE, le voci compongono un quadro di entusiasmo diffuso. Non c’è esaltazione e nemmeno stupore. Semplicemente questo ragazzo sta rendendo tutto naturale e facile. I compagni sul rettilineo di arrivo avevano negli occhi l’orgoglio d’aver contribuito a un’altra impresa.

«E’ andata come è andata – diceva Rafal Majka – con il gruppo che si è un po’ spaccato nella discesa tecnica. Ma lui è un fuoriclasse. La squadra ha lavorato bene, ma nell’ultima discesa con i freni normali non è stato facile. Tadej è un fuoriclasse che può vincere tante corse. Manca un solo giorno e domani speriamo di vincere un’altra Tirreno».

Rispetto per Remco

Soler diceva che lavorare per lui è facile e che è davvero contento di aver scelto questa squadra. Intanto Mori continua il racconto.

«Vogliamo portare a casa la generale – dice – per questo tutti gli avversari ci facevano paura. In una corsa a tappa, soprattutto in giornate come questa, può succedere di tutto. Per questo uno come Remco meritava e merita rispetto».

Evenepoel ha perso con l’onore delle armi, arrivando a 4’01”
Evenepoel ha perso con l’onore delle armi, arrivando a 4’01”

Evenepoel si è staccato durante la prima ascesa del Cippo ed è arrivato al traguardo a 4 minuti dal vincitore. Il freddo è stato uguale per tutti, la fatica no. 

Discesa pericolosa

Fuori dalla tenda che ospita la conferenza stampa, i cori dei tifosi quasi impediscono di sentire. E anche la domanda in apparenza più banale, la mastica a lungo e risponde entrando nei dettagli.

Pogacar freschissimo e disponibile alle interviste: un recupero da campione
Pogacar freschissimo e disponibile alle interviste: un recupero da campione

«Soler ha fatto un buon passo sulla salita – sta dicendo – e quando Marc si è spostato, Landa ha attaccato. Ha cambiato ritmo varie volte, finché ho provato ad accelerare io e ho attaccato. Ho pensato che se non altro avrei ottenuto di andare giù da solo. Non ho capito perché il Bahrain abbia attaccato nella prima discesa. Prendendo il rischio di cadere e di rompersi qualche osso. Ma anche se sono sceso da solo, non è stato facile arrivare in fondo. Anche in discesa ero a tutta…».

Landa soddisfatto

Landa infatti le ha provate tutte e anche se alla fine è rimbalzato contro un muro, sul traguardo sembrava felice di aver ritrovato sensazioni sopite dopo un 2021 da dimenticare possibilmente alla svelta.

Landa ha chiuso al terzo posto, dopo una bella serie di attacchi
Landa ha chiuso al terzo posto, dopo una bella serie di attacchi

«Ho provato – sorrideva – ma era troppo freddo per fare di più. Ho una buona forma, ho cominciato piano ma sto crescendo e sono contento. Sapevamo che prima avessimo attaccato, più dura sarebbe venuta. Ma quando Pogacar parte, è di un altro pianeta. L’anno scorso avevo finito stanco, di testa e fisico, una giornata come questa, chiusa al terzo posto, mi dà grande motivazione».

La Sanremo? Perché no…

E mentre ormai si comincia a pensare al trasferimento verso San Benedetto del Tronto, dove domani si concluderà la Tirreno-Adriatico, la gente rientra nelle case e i tifosi sfollano. Manca una settimana alla Sanremo e la suggestione di vedere Tadej sulla Cipressa come prima di lui un giorno anche Marco, si fa largo in sala stampa.

Sul traguardo di Carpegna, un’altra fuga vincente dopo quella alle Strade Bianche
Sul traguardo di Carpegna, un’altra fuga vincente dopo quella alle Strade Bianche

«Ma la Sanremo è un’altra cosa rispetto a oggi – sorride lui bonario – è la corsa più facile da finire e la più difficile da vincere. Possono vincerla i velocisti e anche gli scalatori. Noi abbiamo un buon team, non riesco a pensare ora se davvero potrei vincere».

Questo non significa che ci abbia rinunciato. Trentin ha dovuto lasciare anzitempo la Parigi-Nizza. Quando le stelle sono allineate in modo così speciale, non esistono traguardi impossibili. Tadej Pogacar riesce a far sembrare semplici cose che si ritenevano ormai impossibili. Attaccare da lontano. Fregarsene delle convenzioni. Accettare la sfida a testa alta. Per questo forse sotto al palco lo acclamavano come uno di casa. Come se in qualche modo lo avessero già visto…

Dmt e RCS rinnovano: è la scarpa ufficiale del grande ciclismo

12.03.2022
4 min
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Squadra che vince non si cambia… e fedele a questa arcinota (e verissima) affermazione, Dmt ha rinnovato anche per questa stagione la propria partnership di sponsorizzazione e collaborazione con le gare targate RCS Sport. Dalle Strade Bianche, andata in scena appena una settimana fa e stravinta da Tadej Pogacar (che di Dmt è il primo testimonial) fino al Giro di Lombardia, passando per Milano-Sanremo, Giro d’Italia e Tirreno-Adriatico, il brand produttore di calzature per ciclismo di proprietà del Gruppo Zecchetto affianca la propria immagine e i propri prodotti alle corse più storiche, iconiche e seguite del nostro paese.

Strategia e pianificazione

Ma il rapporto tra Dmt e RCS Sport non si esaurisce esclusivamente in un semplice accordo di sponsorizzazione. Va oltre, ma molto oltre. E per capirlo fino in fondo, o meglio per comprendere quanto sia strategica ed organizzata questa iniziativa Dmt, abbiamo colto lo spunto della Tirreno Adriatico per scambiare qualche battuta con Mauro Scovenna, che dello stesso brand calzaturiero è Marketing e Events Manager.

Allora Mauro, raccontaci qualcosa in più di questo vostro impegno con RCS Sport…

Siamo partiti l’anno scorso proprio con la Tirreno-Adriatico. Una partenza in corsa, come si suol dire, considerando che decidemmo di chiudere l’accordo con RCS appena qualche giorno prima del via della Corsa dei due Mari. Quest’anno abbiamo rinnovato. Convinti e sospinti dagli ottimi risultati commerciali delle nostre linee di calzature per il ciclismo. Un accordo che a tutti gli effetti ci qualifica come la scarpa ufficiale di tutte le più grandi manifestazioni ciclistiche in Italia, e non solo.

Quanto è importante questa vostra presenza itinerante?

Moltissimo. Seguiamo tutte le corse con un nostro mezzo. Siamo sempre presenti in zona arrivo. Ma soprattutto ogni giorno organizziamo esposizione e test, per chiunque lo desideri, mettendo a disposizione tutta la collezione Dmt in tutte le misure disponibili. Questo è un aspetto che merita di essere messo in evidenza. Chi ci raggiunge sul truck Dmt può provare la scarpa che desidera nel numero che vuole (abbiamo anche le cosiddette mezze misure…) per così essere certo di poter poi acquistare presso il proprio negoziante di fiducia esattamente la scarpa Dmt desiderata e soprattutto nella misura più corretta. Tutte le scarpe in prova sono naturalmente igenizzate nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia di Codid-19, e per ciascun test regaliamo come gadget un esclusivo paio di calzini firmati Dmt.

Il vostro rapporto con i professionisti è trasferibile verso i cicli amatori?

L’impegno di Dmt con i corridori professionisti, e più in generale con il mondo delle corse professionistiche, ha origini lontane. Fa parte della nostra tradizione, è nel nostro Dna aziendale. Oggi Dmt è ai piedi di corridori del calibro di Tadej Pogacar, Elia Viviani e del giovanissimo fenomeno spagnolo Juan Ayuso. Come team forniamo la Eolo Kometa e la Intermarché Wanty Gobert. Tutta la nostra tecnologia, tutto il nostro know-how e i feedback preziosissimi dei corridori sono costantemente messi a disposizione per realizzare le scarpe migliori per la nostra clientela. E la nostra clientela sono i ciclo amatori. Iniziative come quelle che organizziamo alle corse RCS sono proprio mirate sia a fidelizzare la nostra clientela quanto a fornire un servizio concreto a quelli che decideranno di sceglierci in futuro per poter… pedalare assieme.

Mauro Scovenna, Marketing & Events Manager Dmt
Mauro Scovenna, Marketing & Events Manager Dmt
Che riscontro stanno avendo nello specifico i modelli KR0 e KRSL?

Molto, molto positivo. Viviani è il testimonial perfetto per il modello KR0, lanciato l’anno scorso  in occasione della rassegna expo Eurobike in settembre e caratterizzato dal sistema di chiusura con il doppio Boa. Elia è un grande amico di Dmt e lo sviluppo della nostra tecnologia lo ha sempre visto attivo protagonista, sia su strada quanto su pista. Le KRSL invece sono semplicemente le scarpe di Tadej… quelle con i lacci, con già due Tour de France sulle spalle ed una Strade Bianche che a ricordarla mi viene ancora la pelle d’oca!

Dmt

Il ritorno di Barguil grazie all’erroraccio dei più forti

11.03.2022
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Barguil finì quel Tour con una luce selvaggia negli occhi, dopo una stagione di sfortuna nera che veniva da un altro anno particolare. Nel 2016 c’era anche lui – vincitore di due tappe alla Vuelta del 2013 quando aveva ancora 22 anni – nel gruppo di corridori travolti a Calpe da un’auto contromano. Incidente che costò a lui lo scafoide e a Degenkolb la perdita di un dito e la carriera.

Al Tour del 2017, Barguil vinse la sua seconda tappa sull’Izoard
Al Tour del 2017, Barguil vinse la sua seconda tappa sull’Izoard

Dalla Sunweb alla Arkea

Classe 1991, un anno meno di Pinot e Bardet, disse sin da subito di non avere le gambe e la testa per giocarsi il Tour. Eppure il Tour lo chiamava e il Team Sunweb credeva in lui, perciò fu una mazzata la caduta al Giro di Romandia dell’anno successivo in cui si ruppe il bacino. Rientrò malamente al Delfinato. Soffrì al Tour, ma ne uscì con due tappe vinte e la maglia a pois. Poi sposò il progetto di una piccola squadra – la Fortuneo-Samsic – fece uscire dai gangheri il management della Sunweb e da quel momento iniziò il blackout, interrotto oggi sul traguardo di Fermo alla Tirreno-Adriatico.

«E’ una lunga storia – sorride – quella piccola squadra ha avuto bisogno di crescere. Venivo da grandi team e ho messo il mio tempo e la mia energia nel far sviluppare il team che ora si chiama Arkea-Samsic. Nel frattempo però sono arrivati corridori fortissimi, che fanno sembrare i miei 6,5 watt per chilo una piccola potenza. E io che non ho certo i loro numeri, ho capito di non poter fare corsa di testa e preferisco sfruttare la tattica di tappe in fuga».

In avvio di tappa, attacco di Alaphilippe: il campione del mondo è in cerca della condizione
In avvio di tappa, attacco di Alaphilippe: il campione del mondo è in cerca della condizione

L’errore di Pogacar

La tappa di Fermo, quella dei cosiddetti Muri fermani, ha detto soprattutto che il UAE Team Emirates ha mal considerato la fuga. E quando nell’ammiraglia si sono resi conto che davanti Benjamin Thomas pedalava da chilometri con la maglia di leader virtualmente sulle spalle, hanno preso la squadra e l’hanno spremuta. Formolo, Majka e Soler hanno fatto egregiamente il loro dovere. La fuga è stata quasi tutta riassorbita, ma complice un incredibile errore di percorso di Pogacar, Evenepoel e Vingegaard, Barguil ha conservato il margine che gli ha permesso di vincere.

«Eravamo in discesa – ha raccontato Pogacar – la strada principale si vedeva benissimo, la curva no. C’era una piccola freccia sulla destra, era impossibile a quella velocità vederla. Penso che senza quell’errore sarebbe cambiato tutto. Evenepoel e Vingegaard stavano andando forte e io con loro. Volevamo vincere la tappa, probabilmente ci saremmo riusciti».

Formolo, poi Majka e Soler hanno fatto il lavoro duro per tenere la fuga nel mirino
Formolo, poi Majka e Soler hanno fatto il lavoro duro per tenere la fuga nel mirino

L’errore di Remco

Il rammarico ovviamente è stato superiore per Evenepoel, che ha attaccato forte e poteva finalmente giocarsi la tappa.

«Oggi mi sentivo bene – ha detto il belga – e avevo una squadra fantastica intorno a me, che ha lavorato duramente per proteggermi. Quando la UAE ha preso il controllo del ritmo, la velocità è aumentata e ho capito che era arrivato il momento giusto per attaccare. Sono stato raggiunto solo da Pogacar e Vingegaard e siamo andati a tutto gas. In quella discesa non c’era quasi niente o nessuno a indicarci che dovevamo andare a destra, quindi invece di girare abbiamo continuato dritti e il nostro attacco si è concluso lì. Per fortuna ho avuto le gambe per recuperare il gap e con l’aiuto di Ballerini sono riuscito a rientrare nel gruppo, ma è un peccato come sono andate le cose in un momento in cui sembravano così belle».

Buon terzo posto per Simone Velasco, al primo podio in maglia Astana
Buon terzo posto per Simone Velasco, al primo podio in maglia Astana

Al Giro nel 2023

Barguil ringrazia e ride senza ritegno, come quando ti scrolli di dosso una maledizione. Va bene che la squadra dovesse crescere, ma era tempo di trasformare in vittoria la lunga fila di piazzamenti degli ultimi anni.

«Non ero mai stato alla Tirreno-Adriatico – racconta – e la trovo più dura della Parigi-Nizza, ma molto meno stressante. Non ci sono ventagli tutto il giorno. Ho scoperto di trovarmi molto bene con queste strade e mi dispiace davvero molto che la squadra non farà il Giro. Vincere una tappa sarebbe stato l’obiettivo della stagione. Ma la mia carriera non finisce qui, perciò ci tornerò l’anno prossimo. Io non ho vissuto sulla mia pelle le pressioni di Pinot e Bardet, cui hanno sempre chiesto di vincere il Tour. Io ho detto subito di non averne le qualità, perché conosco le mie possibilità. Ci alleniamo sempre duramente. Facciamo i nostri training camp. Stiamo per mesi lontani dalle nostre famiglie. I risultati possono venire come no, ma non si possono fare commenti in base a questo».

Era stato in fuga anche ieri, come sentendo nelle gambe che la forza giusta fosse in arrivo. Chissà se domani sulla salita che chiamerà in prima fila gli scalatori vorrà mettersi nuovamente alla prova. Di sicuro, con Evenepoel che insegue Pogacar ad appena 9 secondi, qualcosa su e giù dal Cippo succederà.

Tadej a mani basse. Ma zitto, zitto Ciccone…

10.03.2022
5 min
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La vera notizia che arriva da Bellante, quarta tappa della Tirreno-Adriatico, non è la vittoria di Tadej Pogacar, a quella ci siamo ormai “abituati” è il crudele destino che spetta ai super numero uno. Per loro c’è solo la vittoria. E lo sloveno non ha tradito le attese, ciò che molti danno appunto per scontato, ma che scontato non è.

Prima parte di gara tra l’Appennino reatino. Si è pedalato tra il Terminillo e il Monte Gorzano
Prima parte di gara tra l’Appennino reatino. Si è pedalato tra il Terminillo e il Monte Gorzano

Destini incrociati

Ma quindi qual è la notizia di giornata? La news del giorno è Giulio Ciccone. Finalmente si è rivisto l’abruzzese. Saranno state le strade di casa, sarà che le cose stanno finalmente girando per il verso giusto, ma Cicco si è incollato alla ruota di Pogacar e l’ha tenuta finché ha potuto.

Si vedeva proprio. Lo marcava stretto. Aveva battezzato la sua ruota, come di solito si vede fare tra i velocisti. Per i suoi (tanti) tifosi questa è musica.

Destini incrociati tra i due: uno condannato a vincere, l’altro che ha una voglia di riscatto incredibile. Un quinto posto che vale tanto. per certi aspetti più della vittoria di Tadej. Bisogna pensare anche che Cicco ha fatto molta base e pochissimi lavori esplosivi. I fuorigiri li ha fatti quasi solo in gara (oggi era il 10° giorno di corsa della stagione).

La lucidità di Tadej

I tre chilometri di salita finale verso Bellante sono stati poco meno di 8′ intensi. Quasi come un Poggio a San Remo. Pogacar il re che controllava, tutti gli altri erano coloro che cercavano di spodestarlo. Lui aspettava solo il momento dell’attacco. Ed è incredibile la descrizione che fa e la lucidità con cuoi la fa.

«Ci sono stati chilometri veloci nell ‘approccio all’ultima salita – spiega il capitano del UAE Team Emirates – ma Soler ed io abbiamo sempre risposto bene. Ho sempre controllato tutto. C’erano molti corridori che nel finale mi preoccupavano. L’ultima, era un tipo di salita che non lasciava spazio a distrazioni e se io non avessi seguito chi tirava, quello sarebbe potuto andare via.

«Aspettavo questo attaccato e quando ai 600 metri c’è stata un’accelerazione importante ho attaccato. In quel momento ho visto la possibilità di vincere e ho colto l’occasione». 

Pogacar che vince ovunque. Qualcuno inizia a rimproverargli di essere cannibale.

«Se la squadra ha lavorato durante il giorno – ed è vero – non posso lasciare andare la vittoria e vanificare il loro lavoro».

«E poi non tutti giorni le gambe rispondo allo stesso modo. Bisogna sempre valutare se attaccare o meno, se poter tirare il fiato».

La voglia di Giulio

E poi c’è Ciccone. Il corridore della Trek-Segafredo ha potuto beneficiare dell’attacco di Quinn Simmons. Il suo barbuto compagno è stato fuori tutto il giorno. Ed è stato anche l’ultimo a mollare nella fuga del mattino. Cicco ha corso se vogliamo un po’ come Pogacar: controllando, attendendo, ma facendo il tutto sulle ruote dello stesso sloveno.

Lo ha copiato per filo e per segno. E in questo caso il copiare non è una brutta cosa come a scuola. E’ segno hai forza, hai coraggio, hai voglia… se poi copi da uno come Tadej. Ciccone era concentratissimo.

«Speravo avesse una giornata no – dice Ciccone quasi ridendo sotto i baffi – ma in realtà sapevo già che aveva due marce in più. Siamo saliti entrambi con la moltiplica grande (si andava davvero forte e le pendenze non erano impossibili, ndr). Io forse ero un po’ più agile di lui.

«Il piano era chiaro: volevo fare il finale e la squadra ha corso al meglio con la fuga di Simmons, mentre dietro la squadra mi ha tenuto sempre in posizione perfetta».

«Sapevo però che Tadej stava bene. L’avevo capito subito, poi ha anche una grande squadra. Forse nel finale è calato un po’ anche lui, la volata praticamente è stata di 600 metri: è umano anche lui!

«Stare dietro a Pogacar e come andare in apnea per provare a resistergli. Tiene un ritmo a tratti irresistibile e dalla fatica che fai, non ti rendi quasi conto di essere alla sua ruota. Ti porta al limite e ti tiene lì, fino a quando non sei costretto a cedere».

«Domani e dopodomani saranno ancora più dure di oggi – conclude Ciccone – Spero di star bene come oggi e sicuramente mi inventerò qualcosa. Se conosco il Carpegna? Era la salita del Panta. Volevo andare, ma c’era la neve, era troppo freddo e quindi ho girato prima».

Evenepoel contro Pogacar: per Bennati serve l’impresa

08.03.2022
4 min
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Sarà la suggestione o la voglia di tenere alta l’attenzione, dopo la sfida iniziale della Tirreno-Adriatico e visto l’esito della crono, nei commenti in tivù si è cominciato a proiettare i primi nomi sulla classifica finale. Saranno Pogacar ed Evenepoel i soli sfidanti per la vittoria? Qualcun altro riuscirà a inserirsi?

Avere davanti un Pogacar così non stimola la fantasia, almeno non quella dei suoi sfidanti, diverso certamente per i suoi tifosi. In ogni caso gli uomini di classifica propriamente detti hanno già un bel passivo sulle spalle e l’ambizione di Remco è tale che certamente ci proverà. Noi ne abbiamo parlato con il cittì azzurro Daniele Bennati, che fino a stamattina sarà ancora in carovana per poi farvi ritorno a San Benedetto del Tronto domenica prossima.

«Sicuramente Pogacar è superiore – dice subito il tecnico della nazionale – ma ogni gara ha la sua storia. Il vento, una foratura, un attacco. Si potrebbe pensare che il giorno decisivo sarà quello di Carpegna, non una salita banale. Credo che a Tadej sarebbe andato bene anche con l’arrivo in cima. Ma forse, viste le sue caratteristiche di guida, anche l’arrivo in basso potrebbe rivelarsi un vantaggio».

Non è passato inosservato il punto in cui ha attaccato alla Strade Bianche, insomma…

Forse pensava di portare via un gruppetto, ma secondo me quell’attacco era studiato e preparato. Nessuno poteva aspettarselo, sapeva che avrebbe sorpreso tutti. Era un tratto brutto, una discesa pericolosa e ha pensato che a farlo davanti avrebbe rischiato di meno.

Visto il tuo amico Valverde subito dietro?

Certo che l’ho visto e sono certo che più di qualcuno abbia tifato per lui. Ho parlato a lungo con Eusebio (Unzue, ndr) l’altro giorno. E mi diceva: «Proprio quest’anno che va di nuovo forte, ha deciso di smettere!». Dopo la Strade Bianche, Alejandro si era messo a dire di voler fare la Tirreno, ma alla fine lo hanno convinto ad aspettare il Catalunya. E’ un fenomeno, dopo gli ultimi due anni un po’ storti, penso che avrebbe potuto fare la sua bella classifica e prendersi una tappa, con tutti quei muri che li aspettano…

Agli europei di Trento andò meglio a Evenepoel, 2°. Pogacar fu 5° dopo aver vinto il Tour e il bronzo olimpico
Agli europei di Trento andò meglio a Evenepoel, 2°. Pogacar fu 5° dopo aver vinto il Tour e il bronzo olimpico
Possono essere quelle le tappe favorevoli a Evenepoel?

La Quick Step-Alpha Vinyl è una bella squadra e qualcosa proveranno, ma anche l’altro ha intorno dei bei compagni. E credo che Pogacar sia superiore anche su quel tipo di dislivelli. Attualmente Remco lo vedo più regolarista, capace magari di mettere Pogacar in difficoltà su una salita molto lunga.

Insomma, c’è un modo per batterlo?

Se arriva secondo, può essere contento (ride, ndr). Scherzi a parte, mi ricorda quando si facevano le volate a ruota di Cipollini, che era già una vittoria essere lì. Perché se non ci riuscivi o peggio ancora facevi la volata in seconda ruota, eri spacciato. In ogni caso, la Tirreno non è mai una corsa scontata, bisogna tenere alta l’attenzione. Anche oggi ci sono zone aperte, se non ci fosse il circuito alla fine, con tutto questo vento si potrebbe studiare qualcosa.

Anche in pianura, Pogacar si avvicina… pericolosamente al livello di Ganna
Anche in pianura, Pogacar si avvicina… pericolosamente al livello di Ganna
Ti ha stupito ieri la crono di Pogacar?

E’ fortissimo e la cosa sbalorditiva è che in pianura va come Ganna. Ieri sera eravamo a cena qui a Sovicille, dopo il convegno sull’Italia e il Nuovo Ciclismo. E si ragionava se Pippo potrebbe mai vincere un Tour con tanta crono e nessuna salita. Sappiamo che a lui non interessa e che comunque non ha mai lavorato per la salita, ma osservandolo, si vede che può reggerne una al massimo. E soprattutto, se anche fossero tre settimane di pianura, nella terza Pogacar sarebbe più fresco, perché avrebbe da portare in giro meno chili.

Quindi Tirreno chiusa?

Ma no, ci sta che si voglia tenere vivo l’interesse. Ed è certo che se tutto va come deve e senza imprevisto, il solo modo di Remco per battere Pogacar è fare qualcosa di immenso. E di questo il ciclismo sarebbe solo grato.

Il rientro in corsa di Formolo? Via libera dopo 8 settimane

07.03.2022
4 min
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Alla domanda sulle probabilità di vederlo alla partenza del Trofeo Laigueglia Formolo, in cima al Teide, ci aveva risposto così: «Il dottore ha parlato di un 20 per cento, la vedo complicata». Invece, un po’ a sorpresa, “Roccia” era al via della prima gara del calendario italiano. Corsa che ha dovuto concludere anticipatamente a causa di una caduta. 

Alla partenza, il corridore del UAE Team Emirates sfoggiava una vistosa fasciatura alla mano (foto di apertura), infortunata il 3 gennaio sulle strade del Principato di Monaco. Due mesi dopo è tornato in corsa ed anche molto bene, visto che era nel gruppo di testa pronto a giocarsi la vittoria. 

Con Maurizio Radi, Dottore Fisioterapista di Fisioradi Medical Center, abbiamo indagato come si cura e si recupera da un infortunio del genere. 

Quali sono e quante le ossa della mano (foto Chimica Online)
Quali sono e quante le ossa della mano (foto Chimica Online)

La diagnosi

Il referto medico dice che Formolo ha riportato la frattura del 5° metacarpo e del terzo medio dell’osso uncinato. Sono tutte fratture composte, infatti hanno dovuto attendere qualche settimana prima di riuscire a vederle. Se notate, sono state rilevate da una risonanza magnetica, non da una radiografia. La differenza è che la radiografia si fa in due proiezioni, mentre la risonanza è più accurata perché “seziona” l’osso e permette di esplorare tutti i dettagli.

Per le fratture a polso o mano di atleti professionisti non si ingessa più l’arto ma si usano tutori in termoplastica su misura (foto RC Therapy)
Per le fratture a polso o mano non si ingessa più, ma si usano tutori in termoplastica su misura (foto RC Therapy)

Essendo una frattura composta Formolo ha usato un tutore per immobilizzare la mano.

«Dal punto di vista medico – ci dice Maurizio – essendo una frattura composta è stato scelto un giusto trattamento conservativo. Si legge nel referto che hanno dato come convalescenza dalle 4 alle 6 settimane. Alla fine di questo periodo si ripete l’accertamento per controllare lo stato di consolidamento della frattura.

«Con questo genere di infortuni l’atleta viene tenuto fermo in via precauzionale. Anche perché allenarsi su strada non è consigliabile in questi casi. Il rischio è quello di stressare il polso e, nella peggiore delle ipotesi, scomporre la frattura, allungando i tempi di costruzione del callo osseo».

Altri casi simili

Ci sono stati dei casi nei quali alcuni corridori hanno forzato il rientro usando dei tutori appositi per poter guidare la bici. Un esempio è quello di Nibali prima del Giro d’Italia dello scorso anno, anche in quel caso si trattava di un infortunio al polso.

«In quel caso era doveroso tentare di recuperare – riprende Maurizio – perché si era nel pieno della stagione. Nel caso di Formolo non era necessario forzare le tappe visto il periodo della stagione in cui siamo. Dal punto di vista della preparazione ci sono valide alternative come i rulli».

Anche Nibali subì un infortunio simile prima del Giro d’Italia, nel suo caso si forzarono i tempi di recupero
Anche Nibali subì un infortunio simile prima del Giro d’Italia, nel suo caso si forzarono i tempi di recupero

La riabilitazione

Una volta verificato che il callo osseo si sta ricostruendo nel modo corretto può partire la riabilitazione. Come funziona questa fase? 

«Questi tipi di frattura si possono trattare da subito – spiega Radi – cominciando con della fisioterapia strumentale: tipo magnetoterapia, per creare degli stimoli che accelerano la formazioni di callo osseo. Una cosa che bisogna fare in questi casi è evitare che le articolazioni di mano e polso si irrigidiscano, quindi si può intervenire togliendo il tutore per eseguire delle mobilizzazioni passive delle dita e del polso.

«Passata la prima fase di riabilitazione, si inizia ad intervenire con degli esercizi attivi per la mano al fine di stimolare i muscoli per iniziare un rinforzo dell’avambraccio, degli estensori delle dita, del polso e dei flessori delle dita e del polso».

Una caduta ha frenato il suo rientro al Trofeo Laigueglia, per Maurizio Radi nessun pericolo di un ulteriore infortunio al polso
Una caduta ha frenato il suo rientro al Trofeo Laigueglia, per Maurizio Radi nessun pericolo di un ulteriore infortunio al polso

Il ritorno alle gare

Tornare in corsa dopo 8 settimane, è stato un rischio? Visto che Formolo è stato anche coinvolto in una caduta?

«No, un atleta di quel livello dopo un periodo di degenza così lungo – spiega – recupera pienamente. Non ha fatto una corsa stressante come una Roubaix o un Fiandre (ma per precauzione ha saltato la Strade Bianche, ndr). Una volta che viene dichiarata guarita la frattura vuol dire che c’è stato un completo consolidamento del callo osseo e quindi l’atleta si può considerare guarito».

La settimana inizia con la Tirreno: attesa per il Carpegna

06.03.2022
5 min
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Un giorno dopo la Parigi-Nizza, la Toscana saluta la partenza della Tirreno-Adriatico che quest’anno cambia pelle e distribuzione, con la conclusione di domenica, anziché il classico martedì. Non solo. Cronometro in partenza a Camaiore, volata finale a San Benedetto del Tronto e al sabato il doppio Carpegna. Non ci sarà l’arrivo in salita, ma la tappa farà comunque male. Non mancano neppure i muri fermani, che richiameranno il pubblico marchigiano nel venerdì che annuncia il gran finale. Eppure, nonostante tutto ciò, la sensazione è che sarà meno dura che in passato. Staremo a vedere…

Difficile dire se la nuova collocazione in calendario farà perdere alla Tirreno la palma di miglior avvicinamento alla Sanremo, che troverà un ultimo test nella Milano-Torino che si correrà di mercoledì.

Lo scorso anno Pogacar corse la crono finale in maglia di leader
Lo scorso anno Pogacar corse la crono finale in maglia di leader

Pogacar su tutti

L’elenco degli iscritti è come al solito sontuoso. E anche se la Parigi-Nizza può vantare quest’anno un parterre decisamente interessante, per caratteristiche del percorso la Tirreno richiama nuovamente gente tosta, con Pogacar a minacciare la doppietta e i soliti show.

Ci saranno uomini di classifica, capitanati appunto dallo sloveno, che arriverà a Camaiore fresco dell‘impresa alla Strade Bianche. Fra gli sfidanti il Mas rigenerato dal lavoro con Piepoli, Vingegaard, Ciccone, Richie Porte, Carapaz, Kelderman, Evenepoel, Mohoric, Caruso, Bardet, Wellens, Uran, Lopez, Fuglsang e Fortunato. Viene quasi male alle dita, scrivendoli tutti.

Poi ci sono i cacciatori di classiche, tirati da Alaphilippe, il solito Pogacar (che gioca da jolly come Van Aert in Francia), Sagan, Cosnefroy, Asgreen, Merlier, Van Avermaet e Kristoff.

E siccome la volata finale li attira di molto, ecco i velocisti: Cavendish, Merlier, Demare, Nizzolo, Viviani, Ackermann, Ewan, Bouhanni, Meus e Dainese.

Le sette tappe

Il percorso conta sette tappe, una meno della Parigi-Nizza, ma con un totale di 1.133,9: appena 62,5 chilometri meno della corsa francese. E a guardare il dettaglio giornaliero, è evidente come la media giornaliera della Tirreno sia di 161,98 mentre quella della Parigi-Nizza si attesti a quota 149,55.

TAPPAGIORNOPARTENZA-ARRIVOCHILOMETRI
1ª tappa7 marzocronometro individuale: Lido di Camaiore-Lido di Camaiore13,9
2ª tappa8 marzoCamaiore-Sovicille219
3ª tappa9 marzoMurlo-Terni170
4ª tappa10 marzoCascata delle Marmore-Bellante202
5ª tappa11 marzoSefro-Fermo155
6ª tappa12 marzoApecchio-Carpegna215
7ª tappa13 marzoSan Benedetto del Tronto-San Benedetto del Tronto159
La tappa dei muri marchigiani nel 2021 fu croce e delizia per Mathieu Van der Poel, quest’anno assente
La tappa dei muri marchigiani nel 2021 fu croce e delizia per Mathieu Van der Poel, quest’anno assente

Volate e muri

Andando nel dettaglio, la crono di apertura ricorda il percorso di quella a squadre a Camaiore, con la differenza del giro di boa collocato prima. Crono totalmente piatta e media stellare. Non a caso fra i cronman al via spiccano Ganna, Asgreen, Evenepoel, Pogacar, Affini e Vingegaard.

La seconda tappa potrebbe già essere occasione per velocisti. Ci sono saliscendi per tutto il giorno, ma è tale il livello dei velocisti al via che, se non va via una fuga, è assai probabile la prima volata della Tirreno 2022. E se così sarà, la rivincita verrà già l’indomani sul traguardo di Terni, prima che i velocisti cedano il posto ai cacciatori di tappe e agli uomini da classiche.

Il circuito finale di Bellante del giovedì, dopo la triste sfilata sulla Salaria del terremoto e della mancata ricostruzione, proporrà tre scalate della salita finale che, dopo 200 chilometri si farà rispettare: 4,7 chilometri con pendenze intorno al 7% e uno strappo all’11% nell’ultimo chilometro.

Il giorno di Fermo, un assaggio di Liegi. Monte Urano. Capodarco. Primo passaggio a Fermo. Madonna d’Ete e ancora Fermo, con quel passaggio al 21% (in tutto 800 metri al 12,6% di pendenza media) che dal fondovalle riporta il gruppo sulla strada principale verso l’arrivo.

Doppio Carpegna

La musica cambia l’indomani con la doppia scalata del Carpegna, salita che deve la sua fama agli allenamenti di Marco Pantani. Sarà affrontata per due volte negli ultimi 45 chilometri, in cui il termine pianura perde di ogni significato. La salita misura 6 chilometri, ha dislivello di 594 metri e pendenza media del 9,9%, con punte del 15% in avvio. A questo punto tutto sarà deciso, con l’ultimo chilometro in leggera ascesa a chiudere le danze.

L’indomani a San benedetto del Tronto, cinque passaggi sul traguardo e poi lo sprint, per un circuito che ricalca il classico e piattissimo percorso della crono. E a quel punto non resterà che sollevare il classico forcone di Nettuno e incoronare il nuovo Re dei Due Mari.