Pogacar, due anni per provare Giro-Tour. Ecco perché

30.11.2021
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Il bello è che non hanno paura. E’ il privilegio di chi ha tanta forza più degli altri e può permettersi di… giocare, ma anche di chi applica la regola più vecchia del mondo: chi mena per primo, mena due volte. Al Lombardia probabilmente Pogacar non era il più forte del gruppetto, ma anticipando ha esposto gli altri al rischio di scoprirsi.

Così fanno anche Van der Poel e Van Aert oppure lo stesso Evenepoel. Dire se si tratti della condotta meno dispendiosa è compito per preparatori, di sicuro la capacità di mettere subito fieno in cascina permette di correre il resto della corsa amministrando e colpendo laddove se ne offra l’occasione.

Il Tour de France di Pogacar in questo senso è stato illuminante. Ma allora non potrebbe essere proprio questa la fase della carriera, benedetta da forza e sfrontatezza, per tentare l’accoppiata Giro-Tour?

L’attacco d’anticipo di Pogacar al Lombardia ha tagliato fuori tutti ad eccezione di Masnada
Il suo attacco d’anticipo al Lombardia ha tagliato fuori tutti ad eccezione di Masnada

Suggestione futura

Diciamo subito che lo sloveno e la sua squadra prima di lui hanno già da un pezzo ufficializzato che nel 2022 farà il Tour e semmai la Vuelta. Pertanto il ragionamento che segue è sul tema e sulla prospettiva che ciò avvenga, non sulla voglia di fargli cambiare idea. E dato che il nostro amico Adriano Malori ha già affrontato il discorso con un post su Facebook, siamo ripartiti da lui. Per capire che cosa lo abbia spinto a dire che lo sloveno sarebbe l’uomo ideale per la doppietta.

«E’ chiaro che dal suo punto di vista – dice Malori – volendo puntare a due grandi Giri nel 2022, faccia bene a concentrarsi su Tour e Vuelta, ma secondo me entro un paio d’anni potrebbe provare Giro e Tour. La differenza rispetto a tutti gli altri che ci sono oggi in gruppo è la freschezza. Ha 25 anni ed è stato capace di andare bene in tutti gli appuntamenti. E’ stato un missile per tutto l’anno».

Al Party A&J accettando la sfida anche nei giochi più elementari
Al Party A&J accettando la sfida anche nei giochi più elementari
Che cosa intendi con freschezza?

Recupero chiaramente e il fatto che corra in modo scanzonato. Come al Lombardia. Ha attaccato, la va o la spacca. E questo gli ha dato un grosso vantaggio. Il solo dubbio è vedere come esce dalle tre settimane e magari lo vedremo nel 2022 alla Vuelta.

Perché questo dubbio?

Perché a Tokyo gli è mancato qualcosa. E’ vero però che c’è stato di mezzo il viaggio e ci siamo detti più volte che tanti hanno sbagliato i tempi, riducendo quello del recupero. Di sicuro però per tentare un’accoppiata, c’è da cambiare qualcosa.

Roglic è il solo avversario che potrebbe fermarlo al Tour, se Pogacar ci arrivasse sotto tono
Roglic è il solo che potrebbe fermarlo al Tour, se Pogacar ci arrivasse sotto tono
Che cosa?

Dovrebbe rassegnarsi a una prima parte di stagione più pacata, non cominciare con vittorie al Uae Tour e quelle a seguire. Dovrebbe arrivare al Giro tramite il Giro dei Paesi Baschi o il Tour of the Alps, comunque corse che non richiedano tanta pressione. Dopo il Giro potrebbe fare lo Slovenia e poi andare al Tour. Può farlo perché è una spanna sopra agli altri, avrebbe potuto vincere il Tour con più vantaggio.

Non c’è il rischio che il Giro prima del Tour rischi di intaccare questo potenziale?

Di sicuro qualcosa gli toglierebbe, ma per questo ho fatto notare che ha vinto il Tour con ampia riserva. Al Giro troverebbe avversari ampiamente alla sua portata, cui è superiore in salita e anche a crono. Potrebbe iniziarlo senza problemi all’80 per cento. Guardate Froome nel 2018. Ebbe la caduta, lo iniziò tutto malconcio, ma alla fine aveva un’ottima condizione.

Con l’attacco a Le Grand Bornand, 8ª tappa del Tour, aveva già 1’48” sul secondo. Poi ha gestito
A Le Grand Bornand, 8ª tappa del Tour, aveva già 1’48” sul secondo
Forse però ha vinto il Tour con riserva perché Roglic è caduto…

Infatti lui può essere la vera incognita, perché ogni anno cresce e potrebbe migliorare ancora. Ha dominato la Vuelta, anche se gli avversari non erano neanche lontanamente al suo livello. Credo che i soli ostacoli per Pogacar siano Roglic e il volere dello sponsor, che sta facendo un mercato stellare proprio per il Tour. Dovrebbe imporsi lui, se gli interessa. E forse c’è un altro dubbio…

Quale?

Non abbiamo visto come gestisce le difficoltà. Abbiamo visto Contador vincere con grandi rimonte e con intelligenza, così come Froome. Pogacar ha sempre dominato, ci sarebbe da capire come eventualmente gestirebbe una crisi a mezzo Stelvio, tanto per fare un esempio. Ma se sta bene, al Tour ha dimostrato di sapere come si fa per spendere lo stretto indispensabile. Lui e Roglic sono come Hamilton e Verstrappen in Formula Uno, il passo falso di uno diventa vantaggio per l’altro.

Scarpe e corridori, DMT ci svela i suoi segreti

26.10.2021
4 min
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Le scarpe per i corridori sono sempre state fondamentali essendo uno degli appoggi diretti con la bici. La tecnologia ed il progresso avanzano e i materiali utilizzati sono sempre più efficaci. Ma come si coordina il lavoro di ricerca e sviluppo con quello di rifornire i team? Ne parliamo con Glen McKibben, brand director di Diamant, azienda che produce Dmt. Il suo è un lavoro di supporto costante e per seguire le esigenze dei corridori li segue in tutta Europa, dalle gare ai training camp.

«Lavoriamo da tanti anni a contatto con i corridori – inizia Glen – quel che è cambiato maggiormente nel lavoro con gli atleti sono i materiali. Anni fa si facevano le scarpe su misura, mentre ora grazie alla tomaia più morbida i corridori usano le scarpe che si trova in commercio».

Dmt collabora anche con RCS ed in onore del Giro d’Italia 2021 hanno prodotto una scarpa celebrativa
Dmt collabora anche con RCS ed in onore del Giro d’Italia 2021 hanno prodotto una scarpa celebrativa
Quindi è un lavoro più semplice?

E’ stato un lavoro di ricerca e sviluppo molto complicato per far in modo di fornire una scarpa comoda per la maggior parte degli atleti. Dico “maggior parte” perché c’è una piccola parte di loro più sensibile ai materiali che ci da un feedback per continuare a sviluppare i nostri prodotti.

Quanto è importante per voi avere una collaborazione continua con gli atleti?

E’ la base del nostro lavoro, per far uscire un nuovo modello di scarpa spesso si lavora mesi se non anni sui prototipi. Diamo ai corridori un modello di prova da usare inizialmente in allenamento e poi se tutto procede bene si portano in gara. Per evitare di essere “spiati” le camuffiamo con colori delle scarpe già in uso.

In questi casi lavorate con i corridori con maggior sensibilità o anche altre caratteristiche?

Allora, a volte per evitare di dare nell’occhio diamo le scarpe di prova a corridori un po’ meno conosciuti, diciamo che lavoriamo sottotraccia. Ci sono molti corridori sensibili ai cambiamenti e non sono sempre i più gettonati dalla stampa.

Elia Viviani è da tanti anni nel mondo Dmt e con loro ha collaborato per la riuscita di nuovo prodotti, come la tomaia utilizzata per le Kr0
Elia Viviani ha collaborato per la realizzazione della tomaia utilizzata per le Kr0
Voi lavorate a stretto contatto con grandi campioni, uno di questi è Tadej Pogacar

Il lavoro con lui è fondamentale, sia per immagine dei prodotti che per il feedback che ci dà. Abbiamo fatto molte scarpe celebrative con lui, ma anche con Elia (Viviani ndr), con cui lavoriamo da molti anni. Con Tadej Dmt ha sviluppato anche la chiusura a laccio.

Quanto è importante avere una collaborazione così lunga con un corridore?

Immensamente, come ho detto una scarpa in Dmt la lavoriamo per anni ed avere un corridore con cui portiamo avanti lo sviluppo è fondamentale. L’ultima lanciata sul mercato ha una storia di ricerca sui materiali di 3 anni.

Parliamo un po’ anche di forniture ai corridori, come fate?

Ad inizio anno diamo 3-4 paia di scarpe ad ogni corridore, consideriamo che sia il numero giusto: un paio per allenarsi e correre e due paia per le borse del freddo. Però non è che una volta consegnate le scarpe il nostro lavoro finisce, la cosa più importante sono gli incontri che facciamo nel corso della stagione. E’ raro che un corridore usi le stesse scarpe tutto l’anno, si fanno delle piccole modifiche o addirittura si propone il nuovo modello appena fatto.

Quante volte vi vedete?

Dalle 7 alle 10 volte all’anno, seguiamo molto le corse, per esempio ad inizio stagione alla Tirreno-Adriatico abbiamo avuto i primi feedback. Sono importanti anche questi incontri in corsa perchè in breve tempo raccogli più impressioni. Andiamo anche ai training camp delle varie squadre, ma quello è un lavoro dedicato ad un team.

E per le scarpe celebrative come vi organizzate?

Nel caso più recente che è quello di Pogacar al Tour le prepariamo prima (foto apertura). Per lui abbiamo addirittura preparato sia quelle gialle che quelle a pois, ci siamo detti: «Male che vada, vince la classifica degli scalatori» (dice con una lieve risata Glen, ndr). Alla fine ha vinto tutte e due le classifiche, una doppia vittoria anche per noi di Dmt che abbiamo usato tutte e due le scarpe preparate.

Alberto Contador è un punto di appoggio fondamentale per lo sviluppo delle scarpe Dmt, che fornisce le scarpe alla Eolo-Kometa
Alberto Contador è un punto di appoggio fondamentale per lo sviluppo delle scarpe Dmt
Lavorate anche con la Eolo-Kometa e di conseguenza con Contador…

Alberto è fondamentale per noi per due motivi: il primo è la sua grande esperienza nel ciclismo ed il secondo che è anche un “modello” molto seguito. Spesso gli diamo delle scarpe da provare ed il suo feedback è importante anche per lavorare bene con il team. Insomma, se una scarpa te la consiglia Contador ti fidi, sia che tu sia un professionista sia che tu sia un amatore.

Le vostre chiusure sono Boa, prendono parte allo sviluppo?

Boa è partner di sviluppo a tutti gli effetti. Mandiamo loro i disegni dei modelli che vogliamo progettare così ci dicono se le loro chiusure sono applicabili su quel modello. Una volta accordato tutto e parte la produzione del modello ci forniscono tutti i materiali necessari.

Dmt

Pogacar Lombardia 2021

Pogacar, il perché di una vera impresa

13.10.2021
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Se andiamo a guardare i numeri, emerge chiaramente come l’impresa di Tadej Pogacar al Giro di Lombardia gli abbia consentito di fare un concreto salto nella storia del ciclismo, affiancando Coppi e Merckx fra coloro che sono stati capaci di vincere un grande giro e due Classiche Monumento nello stesso anno. Sembra strano, ma proprio il fatto di avere conquistato una seconda classica dopo quanto aveva già fatto gli ha permesso di uscire da un gruppo folto, esattamente come avviene quando scatta appena la strada si rizza sotto le ruote.

Proviamo a spiegare meglio il concetto: vincere una grande corsa a tappe e una classica delle 5 considerate capisaldi del ciclismo (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia) è un fatto abbastanza comune. Nella storia ci sono riusciti in 46 e l’abbinamento fu normale già ai primordi, con Lucien Petit Breton, Maurice Garin ma anche Luigi Ganna.

Coppi 1949
Fausto Coppi nel 1949 vinse le tre grandi prove italiane: Sanremo, Giro e Lombardia, imitato solo da Merckx nel ’72
Coppi 1949
Fausto Coppi nel 1949 vinse le tre grandi prove italiane: Sanremo, Giro e Lombardia, imitato solo da Merckx nel ’72

Un abbinamento sempre più difficile

E’ pur vero però che ai tempi la concorrenza non era così elevata e men che meno la specializzazione, non è un caso se dei corridori attualmente in attività l’impresa sia riuscita solamente a gente come Nibali, Valverde e più recentemente ai due sloveni terribili, Roglic e per l’appunto Pogacar.

Il discorso diventa già più selettivo se chiediamo che queste vittorie siano arrivate nello stesso anno: l’elenco si restringe a 27 corridori. Il primo fu Petit Breton, che nel 1907 conquistò Milano-Sanremo e Tour de France. Qualcuno ci riuscì più volte: 6 Merckx (ma il Cannibale merita un discorso a parte), 3 Hinault e Binda, 2 Girardengo e Coppi, che però nel 1949 fu capace di un’impresa clamorosa: abbinare alla doppietta Giro-Tour anche i successi alla Sanremo e al Lombardia.

Perché lo chiamavano “il Cannibale”…

Entriamo così nel ristrettissimo novero dei vincitori di una grande corsa a tappe e due classiche. Detto di Coppi e Pogacar, resta il grande Eddy. Il campionissimo belga fu capace di farlo per ben 4 volte: nel 1969 portò a casa Sanremo, Fiandre, Liegi e Tour (e finì secondo a Roubaix…); nel ’71 Sanremo, Tour, Liegi e Lombardia; nel ’73 Roubaix, Liegi, Vuelta e Giro e perse la vittoria al Lombardia per la famosa squalifica. Ciò non bastasse, nel 1970 abbinò alla doppietta Giro-Tour anche il successo a Roubaix.

Il suo anno d’oro fu però il 1972: non solo ottenne un’altra doppietta Giro-Tour, ma condì il tutto con le vittorie a Sanremo, Liegi e Lombardia, finendo 7° nelle altre due classiche. Non corse la Vuelta, ma visto il suo strapotere, se l’avesse fatto…

Belloni 1920
Gaetano Belloni nel 1920 andò davvero vicino alla clamorosa tripletta
Belloni 1920
Gaetano Belloni nel 1920 andò davvero vicino alla clamorosa tripletta

Il problema della concorrenza

Riguardando le statistiche, emerge una curiosità. Fra coloro che andarono vicino alla grande impresa realizzata da Coppi, Merckx e Pogacar c’è Gaetano Belloni, ossia colui che è passato alla storia come “l’eterno secondo”. Nel 1920 realizzò la doppietta Sanremo-Giro (invero abbastanza comune, la Classicissima almeno nel secolo scorso era un viatico portafortuna per la corsa rosa) finendo terzo al Lombardia, battuto in volata da Brunero quando ormai Pellissier (uno dei tanti capace di vincere sia nel giorno solo che sulle tre settimane) era arrivato da 1’20”. Ma d’altronde Belloni è passato alla storia più per le sue sconfitte che per le vittorie…

Riuscirà Pogacar a elevarsi ancora di più? Merckx ne è convinto, avendo speso per lui parole di stima che non aveva mai pronunciato per nessuno, ma ci sono due fattori che rendono l’ulteriore impresa difficile: il primo è la concorrenza, forte nei grandi Giri (Roglic, Bernal, altri giovani rampanti) e fortissima nelle classiche (Van Aert, Van Der Poel, Alaphilippe e ne citiamo solo alcuni), ma quella va messa in conto e poi non è che Coppi e Merckx corressero contro nessuno…

Pogacar Merckx 2021
Tadej Pogacar ed Eddy Merckx: il campionissimo belga ha avuto parole lusinghiere per il suo erede
Pogacar Merckx 2021
Tadej Pogacar ed Eddy Merckx: il campionissimo belga ha avuto parole lusinghiere per il suo erede

Il secondo è forse ancor più problematico ed è dettato dai suoi programmi: seppur a parole Pogacar dica di essere affascinato da gare come il Giro d’Italia, il suo calendario è abbastanza statico. Il Tour è imprescindibile, Sanremo e Roubaix sono troppo lontane dalla sua mentalità per provarci davvero e questo, per chi ama il ciclismo e tifa per le grandi imprese a prescindere dalla bandiera, è un peccato.

Pogacar e i freni: facciamoci spiegare come li sceglie

12.10.2021
4 min
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Quando anche le scelte tecniche diventano guerre di religione, si rischia di perdere l’obiettività. Con i freni a disco ormai è così. Perciò quando ci si rende conto che Pogacar vince il Lombardia con i freni di una volta, le fazioni si rianimano. Eppure, andando a vedere, Tadej usa bici montate con entrambi i sistemi frenanti (rim-brakes e appunto disc-brakes: freni sul cerchio e freni a disco) e vince lo stesso. Allora chi meglio del vincitore di due Tour può spiegarci il perché della sua scelta?

Scelte diverse

Basta voltarsi indietro di poche corse e ci si accorge che alla Tre Valli Varesine, sulla Colnago V3RS dello sloveno facevano bella mostra di sé i freni a disco. Pioveva e il percorso non presentava salite particolarmente impegnative (secondo i suoi standard, ovviamente). Nel giro di pochi giorni invece, proprio al Giro di Lombardia, la sua bici era tornata indietro ai freni di una volta. Al Tour stessa storia. Nella tappa vinta sotto la pioggia a Le Grand Bornand i freni a disco, in quella sul col du Portet i freni tradizionali.

Alla Liegi, ripida e asciutta, corre e vince con freni a disco
Alla Liegi, ripida e asciutta, corre e vince con freni a disco

Quasi 300 grammi

Sembra che la cosa lo diverta e probabilmente ha ragione lui. Il rapporto fra Pogacar e la bici è improntato a una sola regola: deve essere leggera.

«Il peso è molto importante per me – ci ha detto ieri – perché sulle salite il valore che comanda è il rapporto watt/chilo e io non sono di sicuro il corridore più leggero del gruppo (Tadej pesa 66 chili, ndr). Fra le due bici montate diversamente, la differenza è di 300 grammi. Molto, se pensate che per abitudine mi concentro molto sui dettagli. Anche la scelta delle scarpe con i lacci, ad esempio, che alla Vuelta del 2019 usavo solo io mentre ora in gruppo se ne vede già una decina, sono certamente molto belle, ma anche superleggere».

Al Tour, sul Col du Portet, usa freni tradizionali e vince
Al Tour, sul Col du Portet, usa freni tradizionali e vince

Ruote leggere

Torniamo però ai freni, punto caldo della storia, per capire se esista un criterio in base al quale Tadej scelga l’uno o l’altro. Se preferisca un sistema o l’altro quando piove, se ci sono discese difficili…

«In alcune corse – ha spiegato – abbiamo l’opzione di usare una bici o l’altra. A me piacciono entrambe e così prima del Lombardia mi sono lasciato guidare dall’istinto. Ho pensato che soprattutto nel finale c’erano due salite molto ripide e nel finale magari avrei potuto provare un’azione. Così ho pensato che sarebbero servite le ruote più leggere e quelle le hai soltanto con i freni normali. Non mi faccio condizionare dal meteo, i due sistemi per me vanno bene anche se piove. Comanda il peso. Per questo ho scelto di lasciare sul camion la bici con i dischi».

Tour 2021, Le Grand Bornand: piove, attacca da lontano, guadagna quasi 4 minuti con freni a disco
Tour 2021, Le Grand Bornand: piove, attacca da lontano, guadagna quasi 4 minuti con freni a disco

Un fatto di testa

A questo punto però la curiosità da utente ci porta a chiedergli se per lui sia così facile passare da una frenata all’altra, dato che la risposta della bici all’azione frenante è piuttosto diversa. La sua risposta fa pensare a quanto tutto gli riesca facile e la naturalezza con cui vive il suo feeling con la bici e con lo sport.

«La differenza c’è – ha risposto – ma non trovo che cambiare sia tanto difficile. Ne ho una montata con i dischi in Slovenia e una con i freni normali a Monaco, così mi alleno indistintamente con l’una e con l’altra. L’importante è avere la concentrazione di ricordarsi quale sto usando. Bastano due pinzate per riprendere le misure e poi si va tranquilli».

Potendo scegliere, i freni sono come le gomme: si cambiano a seconda dei percorsi e tutto sommato il discorso ha la sua logica. Aveva freni a disco alla Liegi, ad esempio, dove le pendenze estreme non mancano. Ha usato un sistema e l’altro, assecondando le sue sensazioni e a tratti le esigenze dello sponsor. Con estrema naturalezza, come fanno i campioni.

Sorgà, abbiamo trovato il nuovo Merckx. Parola di Eddy

11.10.2021
5 min
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«Ho sentito parecchie volte il nome del nuovo Merckx, ma stavolta mi sa che l’abbiamo trovato davvero. Lui – dice il grande Eddy indicando Pogacar con lo sguardo – lo è per quello che ha fatto e che può fare. La prima volta che mi impressionò fu alla Vuelta di due anni fa. Fece una fuga di 35 chilometri con tutta la Movistar dietro che lo inseguiva e arrivò da solo. Poteva aver vinto la Liegi già lo scorso anno…».

Pogacar è parso a tratti in imbarazzo davanti alla maestà belga
Pogacar è parso a tratti in imbarazzo davanti alla maestà belga

Il nuovo Merckx

Pogacar arrossisce, un po’ fedele al copione e un po’ perché sedere accanto a Eddy Merckx che per la prima volta valuta l’ipotesi di passare lo scettro, provoca imbarazzo. Mattina di sole a Sorgà, presso Ciclostar, concept store Dmt nella pianura tra Verona e Mantova.

I due cannibali, 76 e 22 anni, sono riuniti nella stessa stanza e ieri hanno anche cenato insieme. L’idea di metterli insieme è notevole, anche se il giovane sloveno rifugge i paragoni. Eddy è serio, Tadej sembra in soggezione.

«Davvero – dice – non capisco perché si debbano fare certi paragoni. Perché devo essere il nuovo di un altro quando posso essere semplicemente me stesso?».

«Quando arrivai io – fa eco Merckx – si misero a parlare del nuovo Van Looy. Poi del nuovo Anquetil. Non mi ha mai dato fastidio, la stampa fa il suo lavoro…».

Ecco le tre scarpe Dmt per le tre maglie conquistate da Pogacar al Tour
Ecco le tre scarpe Dmt per le tre maglie conquistate da Pogacar al Tour

POGACAR: «Non è mai tutto facile, sulla bici soffro anche io, soprattutto quando vado via da solo. Poi ci sono i giorni magici come a Le Grand Bornand. Sono partito con pochi secondi. Spingevo regolare e a un certo punto ho cominciato a sentire che avevo un minuto, poi due, tre, quattro… Di solito divido la strada in settori intermedi per restare concentrato, con il mal di gambe e un po’ il divertimento.  Al Lombardia, in mezzo a tutto quel pubblico sull’ultima salita, ho pensato che fosse una figata. Poi la gente è finita e ho cominciato a sentire la stanchezza. Nella discesa è stato un mix fra divertimento e adrenalina, perché sapevo di giocarmi la vittoria».

MERCKX: «Quello che posso consigliarti è di tenere sempre i piedi per terra. Ogni anno dovrai dimostrare un po’ di più quello che vali. Lui lo sa benissimo – dice guardando verso la platea – e se rimane com’è, potrà vincere tante altre corse. Ha 22 anni, arriverà col tempo. Un giorno andrà anche al Giro d’Italia per vincerlo, senz’altro. Sono sicuro che lui il Giro lo vincerà».

POGACAR: «Tante altre corse, ma di sicuro non la Sanremo. Vincerla per sette volte come ha fatto Eddy è incredibile. Ma francamente non penso a cosa potrò ambire in futuro. Ogni corridore vuole vincere il più possibile, così anche io cerco di fare del mio meglio, lottando su ogni traguardo. Sarebbe divertente se continuasse sempre così, ma potrei anche avere un anno difficile. Anche io ho giornate negative. A Tokyo avrei preferito un’altra medaglia, la maglia iridata è la più bella e mi manca. Anche la maglia rosa».

MERCKX: «Tutti hanno dei punti deboli. Ma se ci sono carattere, mentalità giusta e voglia di fare la professione, non c’è crisi che tenga. E’ il migliore della sua generazione, la gente guarda le sue imprese. E forse era così anche per me. Oggi mi sento una persona normale che ha fatto una professione del suo hobby. Adesso però sono in pensione, mi godo i nipoti, che sono la cosa più importante».

POGACAR .«Anche io dopo il 24 conto di godermi un po’ la famiglia. Fino ad allora avrò impegni e il primo ritiro della squadra. Magari già con i compagni giocheremo un po’ a calcio, ci divertiremo. Per un po’ niente bici e loro saranno contenti. Di solito mi alleno forte o più forte, capisco che a volte li metto in difficoltà».

Merckx ha riconosciuto il valore di Pogacar e lo ha definito suo degno erede
Merckx ha riconosciuto il valore di Pogacar e lo ha definito suo degno erede

La sintesi di Cipollini

La sintesi la fa Cipollini, sbucato a sorpresa da dietro le quinte e restio a mettersi accanto ai due campioni.

«Non c’entro niente con loro due – dice – c’è una bella differenza tra vincere le volate e staccare tutti in salita. Come possiamo spiegare due fenomeni del genere? La natura a volte crea cose straordinarie. Loro sono degli eletti, cui la genetica permette di fare cose fuori dal comune. Se si abbina questo alla forza mentale, si capisce che non hanno limiti. Basta guardare i loro occhi quando gareggiano, lo vedi che cercano sempre un obiettivo davanti…».

Cipollini ha parlato dei due come di due miracoli della genetica
Cipollini ha parlato dei due come di due miracoli della genetica

La previsione di Merckx

Chiusura migliore non poteva esserci. Pogacar si ferma a parlare d’altro, prima di andare via con Alex Carera ed Andrea Noè che l’hanno accompagnato. Mentre Merckx fa per salire su un’auto dell’azienda. Il gruppo si disperde, per alcuni la stagione è agli sgoccioli. Per Pogacar è finita, dopo 60 giorni di corsa, la Tirreno, la Liegi, il Tour e il Lombardia.

«Perché dovrebbe durare poco?», dice Merckx prima di chiudere lo sportello: «Corre meno di quanto corressimo noi, che per guadagnare di più eravamo costretti a fare anche 100 corse all’anno. Lui è ben allenato, ha tutto per gestire il recupero. Non so come andrà la storia, ma almeno per questo non vedo grossi motivi di preoccupazione. Smetterà quando si sarà stancato di vincere…».

Masnada, giorno indimenticabile nella sua Bergamo

09.10.2021
3 min
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A un certo punto non si è capito se la Deceuninck-Quick Step gli avesse ordinato di non tirare per far rientrare Alaphilippe, che in partenza era il leader della squadra. Sta di fatto che il francese dietro continuava a incitare i corridori di altre squadre perché tirassero per la loro parte, mentre davanti Masnada si è messo a ruota, parlando nervosamente alla radio. Al punto che a un certo punto l’ammiraglia lo ha affiancato. Se questo era il piano, non ha funzionato. Il vantaggio di Pogacar e del bergamasco è sceso fino a 28 secondi fintanto che all’inseguimento partecipava anche il campione del mondo, poi è preso a ricrescere.

Masnada si è tuffato in discesa con la sicurezza del padrone di casa
Masnada si è tuffato in discesa con la sicurezza del padrone di casa

Finale ad alta tensione

E così Fausto Masnada – bergamasco di Laxolo, 28 anni il prossimo 6 novembre – è andato incontro al finale di corsa sapendo di avere una sola chance: staccare Pogacar nel falsopiano dopo lo strappo di Città Alta (foto di apertura). Qualsiasi altra soluzione, pur percorribile, lo avrebbe visto perdente. Il ricordo della volata con Colbrelli al campionato italiano era troppo fresco per essere stato dimenticato.

«Sono felice – dice – è il mio primo podio in una prova monumento e centrarlo nella mia città rende tutto ancora più speciale. So che il secondo posto non è una vittoria, ma so di essere stato superato da uno dei migliori corridori del mondo, che oggi era impossibile da battere».

Ha lavorato sodo per Alaphilippe, che gli ha dato poi via libera
Ha lavorato sodo per Alaphilippe, che gli ha dato poi via libera

Attacco concordato

Le sue parole dopo l’arrivo in qualche modo stridono con quello che si è visto nelle immagini televisive.

«Durante la corsa – dice – ho parlato con Julian (Alaphilippe, ndr) e mi ha detto di provare qualcosa se sentivo di avere le gambe. Così sono andato a tutto gas dopo il passo di Ganda, con la fiducia al massimo perché conoscevo la discesa e quelle strade. Questa stagione non è stata delle mie migliori, con diversi infortuni che mi hanno fatto saltare molte gare, perciò finire così è fantastico».

Masnada è il primo bergamasco da ventidue anni sul podio di un Lombardia finito a Bergamo
Masnada è il primo bergamasco da ventidue anni sul podio di un Lombardia finito a Bergamo

Per Bergamo e i bergamaschi

Masnada è il primo bergamasco in 22 anni a concludere fra i primi tre Il Lombardia che si sia concluso a Bergamo. Per questo la sua dedica alla città ha infiammato i tanti tifosi che lungo tutto il finale lo hanno incitato.

«Era la prima volta che facevo il Colle Aperto in gara – ammette – e l’atmosfera in quella stradina così stretta da questi fantastici tifosi è qualcosa che rimarrà per sempre con me. Mi vengono i brividi solo a pensarci. Questo posto sul podio è per loro e per l’intera città di Bergamo, così duramente colpita durante la pandemia. Non dimenticherò mai questo giorno incredibile».

Pogacar, un solo colpo, ma giusto per vincere il Lombardia

09.10.2021
5 min
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Doveva solo decidere dove e quando, anche se non tutti pensavano che stavolta fosse forte abbastanza. Nell’anno dei vincitori debuttanti, dopo Colbrelli alla Roubaix, Tadej Pogacar si porta a casa il Giro di Lombardia con un’azione delle sue. Tutti aspettavano Roglic dopo le prove all’Emilia e al Gran Piemonte, ma forse a fine stagione si fa meglio a dosare le forse per giocarsi tutto sul bersaglio grande.

«Non so lui – dice il giovane sloveno – nel mio caso non direi che in quelle corse ho cercato di risparmiarmi. Semplicemente i brutti giorni possono capitare. Io ho sempre cercato di fare il massimo. Non sapevo cosa sarebbe successo qui oggi…».

Dopo l’arrivo è crollato sull’asfalto, sfinito e incredulo
Dopo l’arrivo è crollato sull’asfalto, sfinito e incredulo

Da Como a Bergamo

Il Lombardia da Como a Bergamo è sempre un boccone faticoso da masticare, pur riconoscendo il valore di tornare con una simile festa nella Bergamo straziata dal Covid. Sapevamo che sarebbe stato bello, ma forse la corsa avrebbe diritto ad un’identità più precisa, che renda possibile comparazioni e racconti incrociati. Non è forse vero che fra tutte le prove monumento, questa sia la sola che cambia spesso percorso e salite?

Ci arrivi a fine stagione, come quando alla fine di un lungo viaggio vai a sederti nella trattoria di sempre. Solo che invece di trovare i piatti e i sapori che rendono classico quell’appuntamento a tavola, un giorno scopri un menù totalmente diverso. Il cuoco è bravo, non mangerai male. Ma è innegabile che per un po’ dovrai convivere con la sorpresa.

Davvero strano il Ghisallo in partenza e percorso al contrario…
Davvero strano il Ghisallo in partenza e percorso al contrario…

Un bel momento

Mancavano 36 chilometri all’arrivo, quando Pogacar ha colto l’ispirazione ed è partito. In quei frangenti è questione di attimi. E se dal gruppetto di testa sul passo Ganda va via Pogacar, uno come Alaphilippe deve seguirlo: non fare calcoli o pensare che si rialzerà. Pogacar non attacca mai a vanvera. Invece il campione del mondo ha esitato, forse non avendo le gambe per fare diversamente. E così nella scia dello sloveno si è lanciato Fausto Masnada, che le strade qui intorno le conosce molto bene, visto che ci è nato.

«Era già da un po’ – racconta Pogacar – che Formolo e Majka venivano a chiedermi cosa avremmo fatto, ma onestamente fino all’ultima salita non ne avevo idea. In quel momento invece mi è venuta l’idea di capire come stessero gli altri e ho provato. E’ stato un bel momento. Sapevo dov’ero e cosa stavo facendo.

«E anche quando Masnada ha smesso di tirare, ho capito che non potevo costringerlo. Alla radio sentivo i vantaggi, sapevo di dover andare il più regolare possibile e poi fare la salita finale al massimo. Mentre allo sprint… Poteva anche rimontarmi, ma sapevo che potevo giocarmela».

Nel 2022 un altro Tour

I paragoni si rincorrono e tutto sommato viene da chiedersi a cosa serva chiedere e cosa ci si aspetta che risponda quando gli dici che solo Coppi e Merckx prima di lui hanno vinto nello stesso anno il Tour e due prove monumento. Nel suo caso la Liegi e il Lombardia.

Le misteriose gomme azzurre della Jumbo? Ce le spiega Vittoria
Le misteriose gomme azzurre della Jumbo? Ce le spiega Vittoria

«Mi piace correre – dice col massimo candore – mi piacciono le classiche e le corse a tappe, che per certi versi sono più interessanti. Fare paragoni è difficile. Alla storia francamente non ci penso. Quello che mi piace fare è andare sulla mia bici, godermi il momento e non pensare a cosa farò da grande. Il mio sogno è godermi il ciclismo più che posso. E quando tutto questo finirà, cercherò altri obiettivi. Ma non è ancora il momento.

«Presto si parlerà di programmi per il prossimo anno e sarà composto da grandi corse, ma non dal Giro. Mi piacerebbe fare Giro, Tour e Vuelta. Ma è impossibile fare tutto e l’anno prossimo l’obiettivo principale sarà nuovamente il Tour».

Pensiero a Peiper

Chi sperava di vederlo al Giro, avrà ora un brutto colpo. La sensazione è che l’italianità supposta della Uae, in cui ci ostiniamo a vedere le vestigia della Lampre, sia ormai tramontata da un pezzo. Per cui il fascino immenso del Giro, che da italiani sentiamo forte e a suo modo sacro, non attacca in un corridore che non preoccupandosi (giustamente) di entrare nella storia, forse non sa neanche troppo bene chi sia quel Coppi cui ci si ostina a paragonarlo. Ma l’ultimo pensiero per Allan Peiper è pieno di delicatezza.

«Lo conobbi anni fa – dice – alla corsa di Cadel Evans in Australia. Poi abbiamo iniziato a collaborare e abbiamo vinto insieme il Tour. Gli auguro tutto il meglio e di portare avanti la sua lotta».

Il tecnico australiano del UAE Team Emirates sta lottando contro un cancro e le sue apparizioni nel ciclismo sono sempre più rare. Nel parlare di lui, il pacifico Tadej Pogacar è parso commuoversi.

Pogacar, le gambe e la testa per vincere il Lombardia

06.10.2021
4 min
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Il problema è la testa, diceva ieri Pogacar sorridendo. La Tre Valli Varesine gli ha ridato morale, in una ripresa dopo le Olimpiadi che, fatto salvo il quinto posto agli europei, lo ha visto faticare più del solito. E ci sta, il mito degli uomini inscalfibili e sempre al massimo richiede di una revisione quanto mai necessaria.

«La gamba è buona – ha spiegato lo sloveno – e la condizione cresce, ma in certi giorni la mente va girando nei campi lungo le strade e le giornate possono essere molto buone o davvero pessime. Il Giro dell’Emilia, (vinto dall’amico Roglic, ndr) è capitato in una giornata bruttissima. Ieri, nella Tre Valli Varesine di De Marchi, le cose sono andate decisamente meglio. Alla fine di una stagione così lunga, sono cose che possono succedere».

Alla partenza dagli stabilimenti Eolo di Busto Arsizio, con la voglia di fare la corsa
Alla partenza dagli stabilimenti Eolo, con la voglia di fare la corsa

Corsa d’attacco

A Varese lo sloveno ha attaccato, ci ha messo la faccia anche se la giornata era pessima. Forse per abituarsi a un clima di fine stagione che non promette grossi miglioramenti.

«E’ stata una giornata davvero dura – ha commentato dopo l’arrivo e dopo essersi infilato nei panni finalmente asciutti – ha piovuto per tutto il giorno e come squadra abbiamo cercato di renderla dura. Avevamo Formolo davanti, abbiamo fatto secondo e terzo. Ma per come è andata la corsa, possiamo essere soddisfatti».

Al Giro dell’Emilia le gambe c’erano, non così la testa. Per Pogacar, corsa da dimenticare
Al Giro dell’Emilia le gambe c’erano, non così la testa. Corsa da dimenticare

Test a fondo

L’autunno in arrivo sta mettendo a dura prova i ragazzi fenomenali della primavera e dell’estate. Lo stesso Pogacar, come Van Aert e Van der Poel, inizia a pagare la fatica, ma come loro non tira i remi in barca. Quello che colpisce di lui, al di là dei modi gentili di cui ha parlato nei giorni scorsi Gilbert, sono la lungimiranza e la professionalità.

La prima messa in mostra ad esempio con la partecipazione ai mondiali della crono: non perché avesse velleità di vittoria, al netto del sensazionalismo, ma per mettere a punto le fasi di un esercizio che gli tornerà utile nelle corse a tappe. La seconda messa in mostra anche ieri, con un correre senza risparmiarsi.

«Ci siamo messi alla prova – dice riferendosi a tutto il team – ho dato il meglio, sapendo di avere davanti ancora la Milano-Torino e poi il Giro di Lombardia. Sabato spero di stare bene e che sia una giornata buona. Dovrò concentrarmi perché la testa sia al suo posto. Davvero ci sono giorni che va per i fatti suoi. La stagione è stata impegnativa, è più difficile tenere la concentrazione che la condizione».

Meglio in fuga

Anche lui si è accorto, essendo peraltro uno dei principali artefici di tanti attacchi, che le corse si decidono sempre più spesso con azioni da lontano.

«In parte è vero – ha detto Pogacar prima di andare – anche se sulle strade di ieri alla Tre Valli, piene di su e giù e tante curve e soprattutto col bagnato, era più sicuro stare in fuga che restare in gruppo a sentire freddo e correre rischi. In ogni caso la tendenza ad attaccare da lontano c’è ed è molto interessante».

Difficile immaginare come correrà al Lombardia, che con il nuovo percorso strizza effettivamente l’occhio ad attacchi garibaldini. Si può essere certi che se quel giorno la testa sarà forte al pari delle gambe, prima di andare in vacanza, Tadej un ultimo colpo proverà a darlo.

Colnago inventa il passaporto elettronico della bici

02.10.2021
4 min
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Colnago V3Rs Ice & Fire, la bici che Tadej Pogacar ha utilizzato nel mondiale belga di Leuven, è stata la prima bici da corsa al mondo ad integrare la tecnologia blockchain. Un’intuizione del marchio italiano di Cambiago che apre letteralmente una porta sul futuro al servizio di tutti. Colnago è il primo costruttore a collegare i suoi prodotti fisici ad un registro virtuale e distribuito. Un progetto d’avanguardia per garantire l’autenticità e la prova della proprietà dei nuovi telai. Il commercio dei modelli con questa tecnologia partirà dal 2022, così come la bici utilizzata e disegnata personalmente dal 23enne slovacco che sarà battuta all’asta al momento del lancio del nuovo sito web e della app Colnago. 

La tecnologia Blockchain

Il partner di Colnago per questo progetto innovativo è la società tecnologica italiana MyLime, sviluppatasi originariamente nel mercato del lusso. MyLime collegherà i telai Colnago alla Automotive Blockchain® dove verranno registrati i dati di produzione, trasporto e vendita del telaio. Poiché i dati archiviati sulla blockchain sono distribuiti, non possono essere falsificati o modificati una volta registrati, fornendo la prova definitiva della proprietà.  

La Colnago V3Rs Ice & Fire di Pogacar ai mondiali integrava la tecnologia Blockchain
La Colnago V3Rs Ice & Fire di Pogacar ai mondiali integrava la tecnologia Blockchain

Se la bici viene venduta?

MyLime ha sviluppato e creato un tag RFID che è indissolubilmente legato al telaio e consente l’accesso alle informazioni nel passaporto digitale della bicicletta tramite un’app per smartphone collegata alla blockchain. Quando il telaio viene venduto ad un nuovo proprietario, il passaggio di proprietà può essere gestito con il processo brevettato dall’azienda tech italiana. La trasparenza offerta dalla soluzione blockchain permetterà una tracciabilità assoluta e garantirà il valore della bicicletta nel tempo.

La bici firmata da Pogacar

La V3Rs di Pogacar, si caratterizza per la presenza dell’innovativa tecnologia applicata direttamente al telaio. Il Tag diventerà dunque un vero e proprio passaporto elettronico della bici e consentirà di creare un legame ancora più forte tra brand e cliente. Un altro dettaglio estremamente importante e unico è dato dalla livrea, denominata Ice & Fire, proposta e creata dallo stesso campione sloveno al suo debutto in qualità di designer.

«E’ la prima volta – ha detto – che progetto una bici. Lavorare con ingegneri e designer Colnago è stato molto entusiasmante. L’idea di base è stata quella che la mia testa è fredda come il ghiaccio in corsa, ma le mie gambe sono sempre fuoco puro. Colnago ha utilizzato i colori Frozen per rappresentare questa dicotomia».

Propensione al futuro

Un progetto che rivoluzionerà il mercato delle due ruote. E a farlo è stato un’azienda che non si è mai tirata in dietro quando si parla di sviluppo e innovazione, come ha dichiarato Nicola Rosin, Amministratore Delegato di Colnago.

«Che si tratti di freni a disco – ha detto – utilizzo della fibra di carbonio o design aerodinamico, Colnago è sempre stata un’azienda che porta innovazione sul mercato prima degli altri marchi di ciclismo».

Manolo Bertocchi, Direttore Marketing di Colnago, ha aggiunto: «Abbiamo esaminato la sicurezza fornita dalla tecnologia blockchain. Vogliamo dare ai nostri clienti la sicurezza di sapere che il telaio che stanno acquistando è autentico e per avere una prova di proprietà perpetua. Annunceremo anche altre funzioni basate su tecnologia blockchain con il nuovo anno».