Thomas, Roglic e Pogacar: per Malori lo stesso schema

14.09.2021
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Il primo fu Geraint Thomas (foto di apertura), anche se probabilmente fu costretto a farlo per necessità. L’idea di questo approfondimento è venuta a Malori, per cercare di decifrare il modo di correre di Roglic e Pogacar. L’ex corridore emiliano infatti si è accorto che i due mettono in atto spesso lo stesso copione. Nelle frazioni nervose o alla fine di ogni tappa di montagna, sono in grado di imprimere terrificanti accelerazioni grazie alle quali vincono le corse e guadagnano secondi sui rivali.

«Se andate a riguardare le cronache del Tour de France del 2018 – ricorda Adriano – vi accorgerete che la tattica di Thomas era proprio la stessa. Guadagnava a cronometro, in salita resisteva al passo dei migliori. E poi negli ultimi 500 metri era in grado di cambiare ritmo e andava a prendersi i secondi di abbuono. I due sloveni in qualche modo hanno sviluppato le stesse doti. Unite però al fatto che in salita sono tra i più forti al mondo, è facile rendersi conto come mai siano pressoché imbattibili».

Nello scontro diretto, qui ai Paesi Baschi, se ne vedono delle belle. Chissà se il modo di correre di Thomas li ha ispirati
Nello scontro diretto, qui ai Paesi Baschi, se ne vedono delle belle. Chissà se il modo di correre di Thomas li ha ispirati

Tanto lavoro

Il motivo di interesse sta dunque nel capire se si tratti di doti innate o se, al contrario, i due campioni abbiano lavorato per affinare simili attitudini.

«Credo che ci sia dietro un grande lavoro – prosegue Malori – perché riuscire ad esprimere così tanta potenza dopo una corsa di sei ore non viene da sé, anche se probabilmente madre natura ci ha messo lo zampino. Immagino che anche quando sono a casa, dopo allenamenti duri e lunghi, possano fare sedute di esplosività proprio per sviluppare questa dote».

Pogacar a ruota

Quello che appare sicuramente singolare è proprio il fatto che la stessa dote e lo stesso modo di correre accomuni due corridori che provengono dallo stesso Paese, sia pure correndo in squadre diverse e con una sostanziale differenza di età.

«Thomas fu il primo – rilancia Malori – poi a questo tipo di tattica è arrivato Roglic, che se non altro per età ha raggiunto certi standard prima di Pogacar. Io credo che Tadej, che per sua stessa ammissione ha sempre preso Roglic come modello, si sia ispirato a lui anche per questo tipo di atteggiamento tattico. Sta di fatto che nell’ultimo Tour de France ha attuato la stessa tattica con Vingegaard e Carapaz. Mentre alla Vuelta, Roglic se ne è servito contro Mas».

Al Tour de France, Pogacar si è servito dello stesso schema per arginare Vingegaard e Carapaz
Al Tour de France, Pogacar si è servito dello stesso schema per arginare Vingegaard e Carapaz

Fieno in cascina

La singolare attitudine permette ai due campioni di arrivare agli scontri più importanti avendo accumulato già un piccolo vantaggio sui rivali. Questa dote infatti si rivela molto redditizia anche nelle tappe che si concludono su muri o che selezionano gruppetti grazie a tracciati molto nervosi.

«Uno scalatore puro – Malori allarga le braccia – non ha queste doti. Quei due sono l’esempio perfetto di corridori per le corse a tappe, che di anno in anno migliorano e lavorano per perfezionarsi sui fronti che gli hanno creato qualche problema. Migliorano le loro lacune. Tanto che è difficile immaginare come finirebbe fra loro in uno scontro al top. Difficile dire chi si ha il più forte. Penso che se Roglic non avesse avuto un crollo psicologico nel 2020, quel Tour lo avrebbe vinto lui. Pogacar non gli avrebbe mai dato un distacco così grande nella cronometro alla Planche des Belles Filles, perché Primoz in quella specialità vale molto più di ciò che mostrò quel giorno. Tokyo dice questo».

Contro Mas a Valdepenas de Jaen, alla Vuelta, Roglic ha giocato come il gatto col topo
Contro Mas a Valdepenas de Jaen, alla Vuelta, Roglic ha giocato come il gatto col topo

Senza limiti

Il problema semmai e che i due non si accontentano, per modo di dire, dei grandi Giri. Ed hanno esteso il loro dominio anche alle classiche più dure.

«Non è per caso – prosegue Malori – che siano proprio loro due gli ultimi due vincitori della Liegi, una classica che strizza l’occhio anche a corridori forti in salita. Non sono molti nella storia i corridori capaci di vincere i Giri e anche le classiche. Immagino quanto sia stato felice Alaphilippe di vederli arrivare nel suo terreno di caccia.

«Anche lui… sconfinò nel 2019. In quel Tour vinse la crono e arrivò a un passo dal bersaglio grosso correndo come loro. Fu un caso evidente di stato di grazia che non sai se tornerà, loro due invece sono così sempre. Hanno creato un dualismo che andrà avanti per anni e sono certo che Roglic starà già studiando il modo per migliorare ancora e sorprenderlo alla prossima sfida. Un dubbio? Quanta autonomia possano avere a quel livello. Il terzo incomodo? Potrebbe essere Bernal, anche se lo aspetto al confronto diretto. Vinse un Tour a dir poco singolare in cui tutti guardavano Thomas e la tappa regina fu tagliata. Poi ha vinto il Giro in cui i nostri due amici non c’erano, lottando più contro il mal di schiena che contro i rivali. Magari il prossimo Tour ci dirà qualcosa di più. Sono molto curioso…».

Fosdinovo, Pogacar stracciato da nove ragazzini

04.09.2021
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Lenny Martinez vince a Fivizzano, alle sue spalle Martin Svrcek, uno che da noi era considerato quasi imbattibile. Curiosamente i primi due posti di tappa sono anche quelli della classifica. Al terzo posto del Giro della Lunigiana un italiano, finalmente: Ludovico Crescioli, squadra di casa anche se è nato e vive ai piedi di San Baronto. Ma intanto nel gruppo si parla ancora di Fosdinovo.

Tappa combattuta oggi al Lunigiana. Gli italiani si sono rincorsi, forse alla ricerca di un posto in azzurro
Tappa combattuta oggi al Lunigiana. Gli italiani si sono rincorsi, forse alla ricerca di un posto in azzurro

Sono ore strane, se non altro per gli atleti italiani. Stamattina proprio Svrcek chiedeva al suo tecnico Bardelli quali saranno i suoi avversari azzurri agli europei e Bardelli non ha saputo dirlo. Perché i nomi non ci sono, verranno fuori. E allora ogni tappa diventa una rincorsa, mentre gli avversari stranieri – francesi, slovacchi e norvegesi su tutti – sanno da un pezzo chi correrà a Trento e per questo si stanno preparando. Forse per questo e per il fatto che tutti sono diventati nemici di tutti nel nome della maglia azzurra, la tappa più attesa e indicata per diventare la chiave della classifica, si è risolta con lo sprint di un gruppetto bello ricco: quasi 40 corridori, regolati da Lenny Martinez.

Crescioli e la scuola

Uno di quelli che rischia di sfinirsi nella rincorsa al piazzamento è appunto Crescioli, anche se alla fine l’ha imparata ed evita di fasciarsi la testa.

«E’ già una bella emozione essere qui al Lunigiana – dice il corridore del Team Casano – ricordando quando lo guardavo da più piccolo e sognavo di partecipare. Il primo che ricordo? Forse quello vinto da Evenepoel nel 2018, perché ci correva mio fratello. E’ la mia seconda corsa a tappe, l’obiettivo era fare classifica. Ora sono terzo, ma la speranza è l’ultima a morire, si prova ogni giorno».

Crescioli ad ora è terzo della classifica dietro Martinez e Svrcek
Crescioli ad ora è terzo della classifica dietro Martinez e Svrcek

Poi il discorso cade su uno dei temi più dibattuto delle ultime ore: la velocità pazzesca con cui ieri Martinez ha scalato Fosdinovo e Crescioli annuisce.

«E’ andato forte – dice – e mi ha dato 25 secondi (il suo tempo è stato dunque il terzo di sempre, ndr). Era quello che mi aspettavo, si va forte».

Ci sarebbe di che volare alto e magari prendere la strada del professionismo come Pinarello e Pellizzari, ma Crescioli mette le mani avanti.

«Io ho deciso di intraprendere un’altra strada – dice – il prossimo anno vado alla Mastromarco, che è vicino casa. L’obiettivo 2022 è finire la scuola da perito informatico robotico. Sennò si poteva anche tentare il salto, ma credo che nella vita sia importante avere un piano B».

Ecco la tabella con i tempi, i watt e la Vam dell’ascesa di Fosdinovo degli ultimi anni
Ecco la tabella con i tempi, i watt e la Vam dell’ascesa di Fosdinovo degli ultimi anni

Pogacar stracciato

Fosdinovo resta nei discorsi. Ieri Oioli ha vinto la tappa, ma quello che nel frattempo si scatenava alle sue spalle ha scritto la storia del Lunigiana. Lenny Martinez con il suo tempo di scalata di 14’58” a 23,400 di media e con una Vam di 1.667,7, sulla stessa scalata ha dato 49 secondi al Pogacar del 2016. Come si fa a immaginare che nel giro di così pochi anni gli standard degli juniores si stiano alzando così tanto?

«Si cerca tutti di capire – dice Paolo Alberati, che assieme a Maurizio Fondriest segue anche degli juniores – il mondo va avanti e a volte penso che forse ai nostri dovremmo chiedere di più, oppure avere la pazienza di farli crescere bene per raccogliere a lungo termine. Una volta davanti a certe prestazioni si sarebbe pensato male, ma vengono da Paesi diversi e squadre diverse, quindi ci sono altre motivazioni. Visto i francesi ai mondiali di mountanin bike? Hanno vinto tutto, quindi forse c’è chi lavora alla grande. E oggi su una salita di 6 chilometri, nove ragazzi hanno fatto meglio di Pogacar che dominò il Lunigiana del 2016. Gente che è salita con 6,4 watt/kg. Un professionista lo fa dopo 180 chilometri, loro lo fanno quando gli viene chiesto. Mosca, un ragazzino umbro che alleno, ha fatto Fosdinovo a 6,2 watt/kg ed è un ragazzo… normale, ma pur sempre un ottimo atleta».

Con la classifica in ballo, Piemonte e Veneto hanno provato ad attaccare i francesi, ma invano
Con la classifica in ballo, Piemonte e Veneto hanno provato ad attaccare i francesi, ma invano

Marginal gains

Stiamo parlando di evoluzione della specie? Oggi Malori spiegava che nelle crono il progresso tecnologico ha scavato un solco, ma in salita?

«Il livello si è alzato enormemente – dice ancora Alberati – lo vedo anche nella mountain bike. C’è un insieme di marginal gains da indagare. Si parla di alimentazione, in primis. Basta zuccheri tanto per prenderli e largo alla pasta e ai carboidrati quando servono. Si parla di misuratore di potenza, che anche se non lo guardano i ragazzi, serve ai preparatori per dirgli come lavorare. E si parla di materiali. Qua non si parla a caso. Fra i primi di Fosdinovo, hanno tutti il misuratore di potenza, i watt indicati sono veri».

Domani il Lunigiana vivrà l’ultima tappa, i numeri sono sul tappeto e sono in crescita. Se tanto ha potuto fare Pogacar, che cosa ci aspetta per i prossimi anni?

Giro Friuli 2021

Giro della Regione FVG, alla scoperta di nuovi Pogacar

01.09.2021
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Venerdì si riparte. Il Giro della Regione Friuli Venezia Giulia è pronto per affrontare la sua edizione numero 57. La corsa che si era dovuta fermare nel 1976 per il nefasto terremoto e nel 2016-17 per la mancanza di una società che si facesse carico della sua organizzazione, ha trovato nella Libertas Ceresetto il sodalizio che l’ha fatto risorgere dalle sue ceneri, riportando in vita la competizione più antica della categoria.

Un evento che ha avuto nel suo passato grandi nomi iscritti nel suo albo d’oro. Basti pensare a Felice Gimondi che si aggiudicò la seconda edizione nel 1963, ma anche Moreno Argentin nel 1981, Claudio Chiappucci nel 1984, Gilberto Simoni autore addirittura di una doppietta nel 1991 e ’93, primatista in tal senso del Giro del Friuli in coabitazione con Nicola Ongarato (1996-97) e il russo Ruslan Pidgornyy (2001-03). Alla sua ripresa, la gara è stata illuminata dallo sloveno Tadej Pogacar, che già da under 23 aveva preso la “bella abitudine” di vincere ogni competizione a tappe alla quale prendeva parte…

Leknessund Friuli 2020
Il norvegese Andreas Leknessund, vincitore del Friuli 2020 davanti al francese Guerin e allo spagnolo Adrià
Leknessund Friuli 2020
Il norvegese Andreas Leknessund, vincitore del Friuli 2020 davanti al francese Guerin e allo spagnolo Adrià

Arriva Murro

Artefice della ripartenza del Giro della Regione FVG è stato innanzitutto Cristian Murro, ex pro’ lombardo passato anche per la Lampre e vincitore nel 2007 della Tre Valli Varesine, in grado di allestirlo anche nei durissimi mesi della pandemia (nel 2020 la gara è stata vinta dal norvegese Andreas Leknessund).

«Appena smesso di correre – dice – mi sono dedicato alla società e al suo settore giovanile, arrivato ora a oltre 50 ragazzi che fanno ciclismo, una soddisfazione immensa. Nel 2018 ci siamo presi questo compito e cerco di portarlo a termine nella maniera migliore, abbinando le necessità dei team a quelle del territorio che attraverso il Giro può mostrarsi al mondo in tutta la sua bellezza»

Quest’anno parteciperanno 33 squadre, ognuna con 5 elementi. A quante però avevate mandato l’invito?

Non ci crederete, ma noi non abbiamo invitato nessuno, eppure ci sono arrivate oltre 70 richieste di partecipazione. E’ questa la grande forza del Giro del Friuli, ha un prestigio tale che è ormai un riferimento per ogni squadra di ogni latitudine. Abbiamo dovuto dire una marea di no e non fa mai piacere, ma abbiamo messo insieme un cast di alto livello anche perché il Giro ha dimostrato negli ultimi anni di essere ideale per preparare le prove titolate.

Murro Friuli 2021
Cristian Murro, pro’ dal 2003 al 2008, da allora tecnico giovanile alla Libertas Ceresetto e dal 2018 organizzatore del Giro della Regione FVG
Murro Friuli 2021
Cristian Murro, pro’ dal 2003 al 2008, da allora tecnico giovanile alla Libertas Ceresetto e dal 2018 organizzatore del Giro della Regione FVG
Gli europei di Trento arrivano però a meno di una settimana dalla sua conclusione…

Io credo che una corsa a tappe breve come la nostra e soprattutto così strutturata possa garantire la miglior condizione anche per la gara europea che si correrà dopo 6 giorni. Certo, per i mondiali, in programma dopo altre due settimane, il discorso è ancora più valido, per questo abbiamo al via nazionali come ad esempio Svizzera e Russia. Ma abbiamo team anche da Spagna, Francia, naturalmente Croazia e Slovenia, addirittura da Messico e Sud Africa…

Veniamo alle caratteristiche della corsa…

Si comincia venerdì 3 settembre con la Rive d’Arcano-Tarvisio di 151,4 chilometri. La prima parte è un circuito vallonato nelle colline del San Daniele, poi c’è la lunga salita della Sella Cereschiatis, di 9 chilometri, che anche se non presenta grandi pendenze darà sicuramente una prima scrematura al gruppo, chi ha ambizioni di classifica non potrà star fermo. Dalla vetta mancheranno oltre 30 chilometri, tutti nervosi, con arrivo nel centro di Tarvisio.

Questa è l’unica tappa udinese, poi ci si sposta verso Pordenone…

Esatto, con la seconda frazione che sarà decisiva, la Casarsa della Delizia-Piancavallo di 142 chilometri. La prima parte è in pianura, fino alla salita di Clauzetto a metà gara. Poi altro piccolo strappo a Crociera San Floriano e infine da Alzano la salita verso Piancavallo, 14 chilometri che hanno esaltato anche Marco Pantani che qui ha costruito la sua vittoria al Giro d’Italia del 1998. Qui le pendenze si fanno sentire, ci sarà grande selezione.

Nella terza c’è spazio per rimescolare le carte?

Con gli Under 23 non si può mai dire, ma è chiaro che la frazione è tutta in pianura e si candida per un arrivo in volata. Si va da Mortegliano a Pordenone per 157 chilometri, il problema semmai è che i team saranno composti da soli 5 corridori, è difficile controllare la corsa con così pochi effettivi.

Avendo vissuto l’esperienza da entrambe le parti della barricata, prima come corridore e poi come organizzatore, dì la verità, hai cambiato idea sulle gare?

Sono diverse prospettive, questo è sicuro. Una cosa la posso garantire: fisicamente si fatica di meno, ma mentalmente molto di più…

Grande lancio DMT: ecco KR0, sviluppata con i pro’

01.09.2021
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DMT, l’azienda veronese che produce calzature da 40 anni, crea il nuovo modello KR0, una scarpa che fonde ciò che tutti i ciclisti cercano: comodità e performance. DMT ha realizzato una serie di scarpe che sono diventate simbolo e icona del ciclismo, da quelle tricolore per Elia Viviani nel 2018 a quelle gialle di Pogacar che hanno sfilato sugli Champs Elysées.

Tecnologia Engineered 3D Knit

Da più di 10 anni DMT, nei propri stabilimenti, crea e compone calzature per tutti gli sport con questa tecnologia. Una tomaia cucita con migliaia di filamenti che si intrecciano gli uni con gli altri, dando la sensazione di avvolgere il piede come un calzino.

Il primo modello realizzata con tecnologia Knit esce allo scoperto con Viviani tricolore nel 2018
Il primo modello realizzata con tecnologia Knit esce allo scoperto con Viviani tricolore nel 2018

Nel 2017 è iniziato lo studio per portare i materiali e le tecnologie utilizzate tutti i giorni nel mondo dei pedali. Un anno dopo è stata realizzata la prima scarpa in Engineered 3D Knit dedicata al ciclismo. L’ha indossata Elia Viviani, disegnata con il tricolore, in onore della maglia di campione italiano indossata dal veronese.

La nuova KR0

Rappresenta l’apice delle performance e degli studi in casa DMT, migliorando tutte le caratteristiche delle calzature in maglia. La principale sfida era riuscire a connettere un tessuto così morbido con la suola, per permettere un trasferimento di potenza efficace, senza però rinunciare al comfort. La nuova suola realizzata in carbonio SL aumenta l’areazione, per combattere il caldo e la formazione di batteri all’interno della calzatura.

Sistema di chiusura

Parte fondamentale per la scarpa, soprattutto per quelle con una tomaia molto leggera, la doppia chiusura BOA Li2 presente sulle KR0 permette una microregolazione adatta a tutti

Testata dai migliori

Da questo punto di vista sono stati importanti i test e i dati riportati dai vari atleti del mondo WorldTour che collaborano con il marchio veronese, tra cui appunto, Elia Viviani.

«KR0 è la scarpa più leggera, avvolgente e confortevole che io abbia mai utilizzato – dice il veronese, bronzo a Tokyo – l’utilizzo del Knit nella KR1 era già stata una rivoluzione, ma la KR0 è l’evoluzione, la perfezione. La nuova suola aumenta la rigidità e l’aerazione».

Si contano collaborazioni anche con Eolo-Kometa ed Intermarché Wanty Gobert, mentre nel ciclismo femminile veste i piedi delle atlete del team Alé-BTC, un’incredibile quantità di corridori con cui crescere e far sviluppare le calzature DMT.

Per tutte le taglie

Le misure disponibili partono dal 37 fino al 46, con anche la disponibilità delle mezze misure. Disponibili anche il 47 ed il 48.

Peso della scarpa, per il numero 42 di 210 grammi.

Disponibile in tre colorazioni: nero, grigio e rosso fiammante

dmtcycling.com

Pogacar riaccende il motore, ma a Plouay è una faticaccia

30.08.2021
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Il bimbo d’oro ha riattaccato il numero sulla schiena ed è tornato a giocare con la sua Colnago. Lo ha fatto a Plouay con il sorriso sulle labbra e le gambe dure dopo un mese senza correre. Vedere Pogacar chiudere una classica come quella a sei minuti dai primi potrebbe suonare strano, ma il bello dei suoi 22 anni sta soprattutto nella schiettezza con cui spiega le cose.

«Sapevo di non poter avere una grande condizione – ha detto lo sloveno (in apertura alla partenza della gara di Plouay) – perché a casa ho festeggiato il Tour. Ho mollato la bici per una settimana, quindi ho ripreso ad allenarmi gradualmente. Un po’ ho pedalato e un po’ mi sono goduto l’estate».

Ha conquistato il secondo Tour a 22 anni, questa volta dominandolo per due settimane
Ha conquistato il secondo Tour a 22 anni, questa volta dominandolo per due settimane

Alla larga dalla fama

In questa sua dimensione di Re Mida che rende d’oro ogni corsa che tocchi, si percepiscono lo stupore e il desiderio di normalità, probabilmente l’unica difesa da una fama che gli è arrivata addosso come un treno.

«La gente mi riconosce – ha detto sabato durante una videoconferenza – ma io non mi ritengo una star dello sport, sono solo un corridore. Sto vivendo il mio sogno, che è fare quello che amo. Corro in bici e mi riesce bene. Ho un grande sostegno dalla mia ragazza, la mia famiglia e i miei amici. Abbiamo trascorso un bel periodo insieme e dopo le corse, è solo questo ciò di cui ho bisogno».

Prima di Plouay, l’ultima corsa erano state le Olimpiadi, corsa senza freni a disco. Alle sue spalle, Damiano Caruso
Prima di Plouay, l’ultima corsa erano state le Olimpiadi, corsa senza freni a disco

Obiettivo Giro e Vuelta

La squadra lo ha tolto dal mercato per i prossimi cinque anni, offrendogli un rinnovo principesco fino al 2027 con una clausola rescissoria così alta da provocare le vertigini. In questo panorama di pochi atleti capaci di vincere i grandi Giri, aver messo in cassaforte il talento di Pogacar permetterà a Gianetti e Matxin di costruire un UAE Team Emirates al limite dell’invincibile, se non altro nelle corse in cui potranno schierare il team migliore. Pogacar da parte sua vive tutto con la spensieratezza del ventenne e un esaltante senso di libertà.

«Per mia fortuna – ha detto – posso essere competitivo in tante corse diverse, alcune che ancora non ho mai provato. Voglio mettermi alla prova. Di sicuro mi piacerebbe vincere gli altri grandi Giri, specialmente il Giro e la Vuelta. Mentre per il resto della stagione, staremo a vedere. Andremo avanti di corsa in corsa, cercando di fare bene e di tirare fuori il meglio ogni volta».

Ha ripreso ad allenarsi poco prima di rientrare a Plouay, puntando a un bel finale (foto Instagram)
Ha ripreso ad allenarsi poco prima di rientrare a Plouay, puntando a un bel finale (foto Instagram)

Da Trento al Belgio?

Dopo Plouay, il suo programma prevede la partecipazione agli europei di Trento, il cui circuito in salita potrebbe strizzargli l’occhio. Invece non è dato di sapere se Pogacar faccia parte del contingente sloveno per il mondiale, su di un percorso che forse non gli si addice molto. In attesa che la federazione slovena comunichi il nome del nuovo selezionatore (che a detta del nuovo presidente Mardonovic potrebbe essere ancora il dimissionario Hauptman), è difficile pensare che un Pogacar in forma venga lasciato a casa.

«Mi piacerebbe correre i mondiali – fa sapere il diretto interessato – perché indossare la maglia della nazionale è sempre un privilegio».

Ha corso i mondiali di Imola in supporto di Roglic, ma la sua fuga ha fatto tremare il gruppo
Ha corso i mondiali di Imola in supporto di Roglic, ma la sua fuga ha fatto tremare il gruppo

L’anno scorso arrivò a Imola, su un percorso certamente più duro, per favorire Roglic (e forse sdebitarsi moralmente dopo la beffa del Tour) e per poco non gli riuscì il colpo a sorpresa. Il tracciato di Leuven non è così tenero, se è vero che tra i favoriti vanno inseriti gli uomini del Fiandre. Dipende tutto da lui. Se trova la gamba, anche quel giorno sarà un brutto cliente per Van Aert e compagnia.

Da giovedì il Lunigiana, palestra per grandi campioni

28.08.2021
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Guardando l’albo d’oro del Giro della Lunigiana si capisce subito che per iscrivervi il tuo nome, devi andare davvero forte. Un elenco che è un concentrato di campioni, di corridori che già da “piccoli” hanno fatto vedere che avevano davvero una grande propensione per gli sforzi ripetuti, per le gare a tappe. Uno di loro però resterà unico: Corrado Donadio, vincitore della prima edizione.

La storia racconta che la gara toscana nacque nel 1975 come Giro della Bassa Lunigiana, una due giorni riservata ai dilettanti che vide Donadio, azzurro dell’epoca, conquistare il successo. La gara ebbe molto risalto tanto che la Federazione decise già dall’anno successivo d’inserirla nel calendario nazionale, cambiandole però categoria e facendone quello che poi sarebbe diventato il principale appuntamento a tappe per gli junior. Per questo Donadio resterà un “unicum”…

Simoni Lunigiana 1989
Un giovanissimo Gilberto Simoni vincitore del Lunigiana nel 1989, davanti a Davide Rebellin e Andrea Peron
Simoni Lunigiana 1989
Un giovanissimo Gilberto Simoni vincitore del Lunigiana nel 1989, davanti a Davide Rebellin e Andrea Peron

Una parata di campioni

Nel corso degli anni la gara organizzata dai dirigenti dell’Unione Sportiva Casano ha raccolto qualcosa come 6 futuri vincitori del Giro d’Italia: Franco Chioccioli, Gilberto Simoni, Danilo Di Luca, Damiano Cunego, Vincenzo Nibali e Tao Geoghegan Hart. Negli ultimi anni la caratteristica maglia verde è “caduta” su spalle nobili come quelle di Tadej Pogacar (2016) e Remco Evenepoel (2018), mentre l’ultimo entrato in quel famoso elenco è Andrea Piccolo, vincitore nel 2019, perché lo scorso anno il Covid ha chiuso ogni porta per la disputa dell’evento.

La parentesi si chiuderà da giovedì prossimo, poi fino a domenica saranno le ruote a parlare. L’edizione 2021 del Giro della Lunigiana si preannuncia apertissima e potete star certi che sarà una palestra frequentata dai campioni del domani. In gara 15 rappresentative regionali italiani e 15 nazionali estere, per un totale di 180 corridori: ogni team potrà schierare infatti solo 6 corridori, il che rende praticamente impossibile gestire la corsa.

Piccolo Lunigiana 2019
Piccolo, a destra, preceduto dal tedesco Brenner nella prima tappa 2019. Il Giro lo vincerà però l’azzurro
Piccolo Lunigiana 2019
Piccolo, a destra, preceduto dal tedesco Brenner nella prima tappa 2019. Il Giro lo vincerà però l’azzurro

Quattro giorni intensissimi

Si comincia quindi giovedì con la prima tappa, da Fiumaretta a La Spezia per complessivi 89 km e subito saranno fuochi d’artificio, con ben 4 Gran Premi della Montagna di cui la metà di prima categoria, a Pignone e a Biassa, da dove mancheranno solo una decina di chilometri per il traguardo, facile pensare che la classifica sarà già delineata.

Lunigiana tappa 1 2021
Giro della Lunigiana 2021, 1a tappa, Fiumaretta-La Spezia
Giro della Lunigiana 2021, 1a tappa, Fiumaretta-La Spezia

Il giorno dopo doppio appuntamento, come ormai nel ciclismo professionistico non avviene quasi più. La prima semitappa, di 55 km, va da Lerici a Sarzana, è un lungo viaggio completamente pianeggiante, qui è presumibile un arrivo in volata anche perché, considerando che le fatiche non saranno finite, molti team vorranno concentrare gli sforzi sulla preparazione dello sprint.

Lunigiana tappa 2 2021
Giro della Lunigiana 2021, 2ª tappa (1ªsemitappa: Lerici-Marinella di Sarzana)
Giro della Lunigiana 2021, 2ª tappa (1ªsemitappa: Lerici-Marinella di Sarzana)

Lunghezza quasi identica ma caratteristiche completamente diverse per la seconda semitappa: si va da Sarzana a Fosdinovo per 53,6 km, ma l’ultima decina è in salita fino all’arrivo coincidente con il Gpm di prima categoria. Qui ci si giocherà moltissimo in termini di classifica, chissà che qualcuno non voglia però anticipare gli scalatori…

Lunigiana tappa 2 seconda semi 2021
Giro della Lunigiana 2021, 2a tappa, 2a semitappa, Sarzana-Fosdinovo
Lunigiana tappa 2 seconda semi 2021
Giro della Lunigiana 2021, 2a tappa, 2a semitappa, Sarzana-Fosdinovo

A Fivizzano ci si gioca tutto

Al sabato frazione lunga, 104 km con partenza e arrivo a Fivizzano: una frazione per niente tranquilla… Ben 5 Gran Premi della Montagna e arrivo in salita, lo strappo finale che i concorrenti affronteranno tre volte entrando nel circuito conclusivo.

Lunigiana tappa 3 2021
Giro della Lunigiana 2021, 3a tappa, Fivizzano-Fivizzano
Lunigiana tappa 3 2021
Giro della Lunigiana 2021, 3a tappa, Fivizzano-Fivizzano

Chiusura domenicale con la tappa conclusiva di 106 km da Massa a Casano di Luni, anche questa con un circuito finale da affrontare due volte. Probabile che allora la classifica sarà definita, così non fosse c’è spazio per dare battaglia, magari da parte di quelle squadre in credito di risultati.

Lunigiana tappa 4 2021
Giro della Lunigiana 2021, 4a tappa, Massa-Casano di Luni
Lunigiana tappa 4 2021
Giro della Lunigiana 2021, 4a tappa, Massa-Casano di Luni

Che cosa attendersi dal Giro della Lunigiana? In chiave italiana sarà interessante capire il rendimento delle generazioni più giovani in una corsa a tappe già impegnativa. Ci lamentiamo spesso della difficoltà del ciclismo nazionale nel trovare nuovi interpreti per i grandi Giri, magari la prossima settimana ne sapremo di più sul futuro a lungo termine in questo dato settore. Anche per questo bici.pro sarà al seguito della carovana, alla ricerca di sorrisi azzurri per guardare al futuro con un po’ di ottimismo in più.

Bettiol Tokyo 2021

Scusa, Ballan, esistono ancora gli accordi in corsa?

31.07.2021
4 min
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I giorni passano, ma alcuni temi scaturiti dalle prove olimpiche su strada continuano a rimanere lì nella testa. Riguardando la gara maschile, ad esempio, è rimasta la sensazione che le cose potevano andare diversamente con un diverso approccio psicologico da parte di alcuni big, quando davanti è rimasta la “sporca dozzina” a giocarsi le medaglie. Abbiamo allora convocato Alessandro Ballan, che oltre ad essere l’ultimo campione del mondo in maglia azzurra è uno che le classiche le ha vissute con il cuore, vincendo e/o lottando, identificando due momenti cardine. Il primo è quando Tadej Pogacar ha lanciato la sua offensiva, trovandosi alla ruota McNulty (USA) e Woods (CAN). Lo statunitense è suo compagno all’Uae Team Emirates, eppure non si sono dati un cambio. Collaborare non sarebbe servito a entrambi?

La stessa situazione si è ripresentata poco più avanti, questa volta con protagonisti Alberto Bettiol (nella foto di apertura all’arrivo) e Rigoberto Uran, in gara per nazionali diverse, ma uniti dalla militanza per l’EF Education First. Anche qui la comunione d’intenti poteva aiutare a gestire la situazione? Parola a Ballan: «E’ un discorso interessante, ma non semplice da fare: quando indossi la maglia della nazionale, dimentichi tutto il resto della stagione e corri per essa».

Pogacar Tokyo 2021
Pogacar a sinistra, McNulty a destra, in mezzo Van Aert: lo sloveno e l’americano avrebbero potuto aiutarsi?
Pogacar Tokyo 2021
Pogacar a sinistra con van Aert all’arrivo: sul Mikuni Pass con McNulty poteva fare il vuoto?
In passato però ci sono stati esempi eclatanti in tal senso: a Sydney 2000 il podio fu tutto Telekom con due tedeschi e un kazako, quindi questi discorsi si facevano…

Il principio di per sé è giusto, tanto più in una gara come l’Olimpiade dove a vincere sono in tre. Dovrebbe venire naturale collaborare con chi è del tuo club perché salire sul podio serve a tutti. Non ci sarebbe neanche bisogno di parlare, però…

Però?

Giudicare da fuori è sempre troppo semplice. Se hai collaborato con colui che è un avversario, puoi avere problemi – sottolinea Ballan – magari non sei più convocato e alla maglia della nazionale tengono tutti tantissimo. Vanno sempre valutate quali erano le strategie singole, certamente però la corsa spesso porta a unire gli sforzi per un intento comune.

Ballan Varese 2008
Alessandro Ballan e la sua vittoria mondiale a Varese, scaturita all’ultimo giro grazie a un accordo fra azzurri
Ballan Varese 2008
Alessandro Ballan e la sua vittoria mondiale a Varese, scaturita all’ultimo giro grazie a un accordo fra azzurri
Non è però che a volte i corridori faticano a prendere l’iniziativa, quando c’è da improvvisare?

E’ parzialmente vero, si va talmente forte che si fa fatica a ragionare. Quando passai io professionista, non avevo né procuratore né preparatore atletico, oggi i ragazzi che accedono al mondo dorato dei professionisti hanno chi pensa a qualsiasi cosa per loro, quindi questa desuetudine a ragionare per proprio conto c’è ed emerge soprattutto in gare come l’Olimpiade dove le radioline erano vietate. In certe gare però prendere l’iniziativa può essere la scelta decisiva, a me accadde…

Quando?

Proprio al mondiale di Varese: tutta la squadra era votata alla causa di Paolo Bettini, quando ci disse che non aveva la gamba per vincere ci mettemmo d’accordo noi a provare qualcosa a turno nell’ultimo giro, così nacque il mio attacco vittorioso.

Van Vleuten e Van der Breggen (a destra) sul podio della crono olimpica. Il loro strapotere gli si è ritorto contro su strada
Van Vleuten e Van der Breggen (a destra) sul podio della crono. Il loro strapotere gli si è ritorto contro su strada
Un altro tema è scaturito dalla gara femminile, con le olandesi sconfitte. La cittì aveva detto alla vigilia di aver costruito un Dream Team, ma la gara ha dimostrato che non basta mettere insieme i corridori, soprattutto se hanno tutte le stesse caratteristiche e nessuna si vuole sacrificare per le altre…

La gara femminile ha dimostrato innanzitutto che il bello del ciclismo resta il fatto che non è mai scontato e che può vincere anche una che nessuno aveva considerato. Io mi sono trovato a commentare gli europei dello scorso anno e mi accorsi della tattica sconsiderata della nazionale olandese. Vinsero l’oro con la Van Vleuten, ma corsero malissimo, ognuna per sé, con attacchi sconsiderati che mandavano in crisi le proprie compagne di squadra. Quando hai molti galli nel pollaio, non sai mai chi prima scatta, ognuna cerca la vittoria. Se scegli di avere più leader è difficile creare un gioco di squadra.

D’accordo, ma allora non sarebbe stato meglio puntare su due leader, mettendo però a loro disposizione altre due atlete pronte a sostenerle mettendo da parte le proprie ambizioni?

Sicuramente, ma sarebbe stata una scelta coraggiosa e molto difficile da fare. In questo caso la mancanza di un rapporto diretto tramite la radiolina ha penalizzato non poco le olandesi. Ognuna faceva quel che voleva, sarebbe servita una voce autorevole che richiamava la squadra all’ordine quando si è capito che la fuga non si riprendeva senza un vero impegno. Certe volte le direttive esterne servono…

Formolo, bene fare il gregario di lusso ma le classiche…

29.07.2021
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Il Tour de France è finito da un decina di giorni. E una corsa del genere porta con sé una bella coda di bilanci e valutazioni. Ma le Olimpiadi hanno troncato in modo netto la Grande Boucle. Noi però ci ritorniamo e lo facciamo con uno dei pochi italiani protagonisti in Francia, Davide Formolo. “Roccia” per la prima volta ha potuto svolgere il ruolo di gregario di lusso, visto che l’anno scorso era stato costretto al ritiro. Adesso il veronese è in vacanza. E’ a casa ma si sta riposando. Il goal di fine stagione è il Giro di Lombardia, ma ripartirà dal Giro di Germania a fine agosto (dal 26 al 29).

Con Pogacar una grande amicizia. Ecco l’abbraccio mentre tagliano il traguardo sui Campi Elisi
Con Pogacar una grande amicizia. Ecco l’abbraccio mentre tagliano il traguardo sui Campi Elisi
Davide, dicevamo per la prima volta finalmente hai potuto svolgere il ruolo di cui spesso abbiamo parlato: il gregario di lusso. Come è andata? Che impressioni hai avuto?

Per me è si tratta di una nuova dimensione. Bello. Ma quando hai un rapporto di amicizia con il tuo capitano ancor prima che un rapporto di lavoro tutto è più facile. Mi piace davvero molto. E’ un amico quello che fai vincere.

E sul piano tecnico? Parliamo dello stare in gruppo, del correre in un certo modo “con un occhio avanti e uno dietro”, cosa ci dici?

Sicuramente è stato diverso il modo di correre, rispetto a quando lo facevo per me. Io ho fatto anche il capitano nei grandi Giri e so cosa vuole il leader e così cerco di assecondarlo. Sì, si pedala anche con un occhio dietro: anche perché se resto davanti io e non c’è il mio capitano serve a poco. Io devo guardare anche per lui.

C’è stato un qualcosa più difficile del previsto?

Di difficile c’è stata la gestione dello stress nell’ultima settimana. Tutti ci davano già vincitori, ma ancora poteva succedere qualsiasi cosa: una caduta, un problema meccanico… e vanificare tutto. Sarebbe stato un vero peccato. Lì ammetto che è stato stressante, per me. Ero più teso per le tappe di pianura che per quelle di salita. Sapevamo che Pogacar in salita stava bene, che aveva le gambe, che era il più forte e anche in caso di un piccolo errore ci si poteva salvare.

Formolo e Rui Costa erano i registi in gara per la Uae. Lo si nota anche nella foto di apertura con Formolo che controlla
Formolo e Rui Costa erano i registi in gara per la Uae. Lo si nota anche nella foto di apertura con Formolo che controlla
E un qualcosa di più facile?

Bella domanda. La forza di Pogacar. Tutti sapevano che era il più forte, ma non totalmente di un altro livello.

Spesso la Uae (a volte anche in modo infondato come abbiamo scritto, ndr) è stata criticata: come avete vissuto certi giudizi?

Quando parti per vincere il Tour e hai il corridore più forte in squadra è quasi scontato che arrivino delle critiche. Siamo sempre rimasti concentrati sui noi stessi, sui nostri obiettivi e ognuno ha dato il 110%. E poi sapete…

Cosa?

Hirschi ha corso dieci giorni con una spalla lussata. Non è andato a casa, pensando che sarebbe migliorato nel corso delle tappe. Majka aveva due costole rotte. E’ vero siamo mancati un po’ nella tappa di Andorra, ma io nella seconda settimana sono stato male. Ho avuto la gastroenterite e ho preso degli antibiotici. E McNulty era caduto pochi giorni prima. Altri team sono stati sfortunati con i propri capitani nella prima settimana, noi lo siamo stati con i gregari. Alla fine però siamo sempre riusciti a fare la corsa che volevamo, a mettere il capitano nella posizione giusta quando voleva vincere o quando voleva prendere le salite in un certo modo.

Davide Formolo tira in salita: un gregario di lusso per lo sloveno
Davide Formolo tira in salita: un gregario di lusso per lo sloveno

Prima hai parlato di stress, della pressione che hai sentito nell’ultima settimana. E’ stato così anche per Pogacar?

Il bello di correre con Tadej è che lui lo stress non sa cosa sia. Al Tour o a “Poggio la Cavalla” non fa differenza dove siamo. E nelle riunioni lo ripetevamo sempre: ragazzi non dobbiamo dimostrare niente a nessuno. Lo facciamo perché lo vogliamo noi. Eravamo abbastanza spensierati.

Questo Tour cambierà qualcosa nel tuo futuro?

Come ho detto in passato, mi piacerebbe fare bene nelle classiche per ottenere qualche risultato personale e affiancare poi Tadej nei suoi obiettivi.

Ma Pogacar stesso non potrebbe essere un ostacolo per te? Magari lui può fagocitare tutto…

Noi siamo amici, sia noi due che con tutti gli altri. Da gennaio a luglio io e Pogacar, a parte la mia parentesi del Giro, siamo sempre stati insieme nei ritiri e nelle gare. Ho passato più tempo con lui e con i ragazzi che con la famiglia. Inoltre Tadej non cerca attenzioni personali e se può aiutare lo fa volentieri. Pensate che alla Sanremo mi fa: il prossimo anno Roccia, io meno forte sulla Cipressa e tu scatti sul Poggio.