Hirschi aiuterà Pogacar, ma oggi vuole tappa e maglia

26.06.2021
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Il vecchio adagio, che non è mai stato tanto attuale come quest’anno, dice che vincere è difficile, ma farlo di nuovo lo è di più. C’era grande attesa per le prestazioni di alcuni supergiovani venuti alla luce lo scorso anno e fra questi Marc Hirschi era il più atteso. Dopo il 2020 della Freccia Vallone, la Liegi sfumata per la scorrettezza di Alaphilippe e la tappa al Tour sul traguardo di Sarran. Lo svizzero annuisce di fronte all’osservazione, mentre per onestà intellettuale omettiamo di far notare le voci poco lusinghiere che sul suo conto sono uscite dalla squadra, ex Sunweb e attuale Team Dsm, che lo ha lasciato andare di buon grado al Uae Team Emirates.

Lo scorso anno volava, sul Muro d’Huy piegò tutti
Lo scorso anno volava, sul Muro d’Huy piegò tutti

L’idea di San Millan

Quando ad aprile parlammo di lui con Inigo San Millan, che ne segue la preparazione, le sue parole furono chiare.

«Ci ha detto di volere la sua libertà e non abbiamo problemi a lasciargliela – disse – ma deve esserci continuo scambio di informazioni. Ha tanto talento e col tempo può diventare un corridore da corse a tappe. Lavoreremo per questo. La fase attuale prevede di valutarlo in quelle di una settimana. Al Giro dei Paesi Baschi è stato 12° nella crono ed è interessante. Sappiamo che va bene sugli strappi, bisognerà vedere le salite lunghe, ma non c’è fretta di scoprirlo. Ha solo 22 anni. Durante il lockdown del 2020 si è allenato tanto. Approfittando del fatto che in Svizzera si potesse uscire, ha fatto una base incredibile. Le sue prestazioni dello scorso anno si spiegano così».

Cambio di prospettiva

Ora che si parte alla pari, insomma, il gioco potrebbe essere meno divertente. E allora la cosa migliore da fare è forse fare un passo indietro e, considerando il 2020 come un anno poco credibile, cominciamo a valutare i suoi piazzamenti fra i cinque come ottimi segnali per un ragazzo di 21 anni che deve ancora scoprire la sua dimensione.

«Rivincere – annuisce – è molto più difficile, ma non l’ho scoperto quest’anno, credo di averlo sempre saputo. In più, l’anno scorso quasi nessuno sapeva chi fossi, mentre ora mi guardano e sono in una squadra in cui siamo controllati a vista. Poi mettiamoci che ho cambiato allenatore e preparazione… Insomma, sto bene, ma non ho mai pensato di poter riprendere dal punto esatto in cui avevo lasciato».

Il passaggio al Uae Team Emirates non è stato primo di sorprese
Il passaggio al Uae Team Emirates non è stato primo di sorprese

Prima tappa all’attacco

Il Tour che parte oggi per lui sarà insomma un’appendice di prova e insieme vedrà il suo coinvolgimento nella causa di Tadej Pogacar, un altro giovane di superiori qualità e concretezza, con cui fra gli juniores si contendeva i risultati più prestigiosi.

«Continuo a pensare di essere un atleta da classiche – dice – ma aiutare Tadej a difendere il suo titolo mi stimola molto. Dalla mia parte vedo le prime due tappe. Siamo andati a vederle e soprattutto quella di oggi l’abbiamo studiata tre giorni fa in allenamento. Sarà importate stare davanti quando si entra in città, nella discesa. Serviranno dei compagni davanti, perché poi quando inizia la salita finale, la strada di stringe ed è ripida. E’ un arrivo pericoloso anche in termini di cronometro. Un leader che rimanesse indietro potrebbe già perdere qualche secondo».

Nella crono del Romandia è arrivato piuttosto indietro, non è specialità che ami molto
Nella crono del Romandia è arrivato piuttosto indietro, non è specialità che ami molto

Obiettivi condivisi

Poi, finite le tappe per cacciatori, sarà la volta di Pogacar, un po’ vecchio rivale e un po’ nuovo amico.

«E’ bello essere qui – sorride – differente dallo scorso anno perché quest’anno abbiamo come obiettivo la classifica, in una squadra che può vincere il Tour. Non è una cosa da poco. E per me essere qui per aiutare allontana la pressione. Con Tadej ci conoscevamo come si conoscono due rivali, spesso sorridevamo, ma ci guardavamo di traverso. Siamo giovani, riusciamo a capire molto bene quello che ci passa per la testa e le fasi che viviamo. Credo che essere compagni sia un bel vantaggio per entrambi. Mi sento pronto per dargli una mano e per cercare i miei spazi. Cos’altro dire, cominciamo e vediamo come va a finire».

La saggezza (e l’astuzia) di Majka al servizio di Pogacar

25.06.2021
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Rafal Majka è tornato nei panni del gregario di lusso, dopo aver corso per sé a fasi alterne con la Bora-Hansgrohe. La notizia della firma con il Uae Team Emirates venne fuori lo scorso anno durante i giorni del Giro, ma s’era già in ottobre. Gianetti cercava un uomo di sostanza per correre in appoggio di Pogacar e, seppure lontane di quattro anni, le sue prestazioni al fianco di Alberto Contador non erano state dimenticate. E così il polacco, che ha sempre saputo fare bene i suoi conti, ha riposto le velleità personali accettando l’offerta dello squadrone arabo.

Al Tour del 2015, Majka al fianco di Contador: i due hanno corso insieme per 5 anni
Al Tour del 2015, Majka al fianco di Contador: i due hanno corso insieme per 5 anni

Polacco d’Italia

Majka si sa è pure mezzo italiano, per aver corso da under 23 al Gragnano, poi alla Petroli Firenze e alla fine, prima di passare professionista nel 2011 con la Saxo Bank, anche alla Trevigiani. La sua fortuna fu di approdare nella squadra del miglior Alberto Contador, per cui i suoi primi passi nel professionismo furono all’ombra di uno dei più grandi. Aiutò. Studiò da leader. Vinse le sue corse. E quando la squadra, nel frattempo diventata Tinkoff, chiuse i battenti, si accasò con Sagan alla Bora.

«Se penso ora a Contador – riflette – e poi guardo Pogacar, vedo due corridori forti soprattutto nella testa e nella loro convinzione. Tadej non è mai stressato, lo trovo incredibile. Alberto al confronto era più concentrato, ma era già più avanti nella carriera. Questa calma è un grande vantaggio, per entrambi. Me ne sono reso conto quando è toccato a me essere leader e vi giuro che non ero neanche lontanamente calmo come loro».

La collaborazione fra Majka e Pogacar ha già dato ottimi frutti già al Uae Tour
La collaborazione fra Majka e Pogacar ha già dato ottimi frutti al Uae Tour

Addio stress

Con il Tour che parte domani, il suo sorriso la dice lunga sulle differenze fra l’avviarsi a una Boucle da leader e farlo da gregario, sia pure di lusso. E tutto sommato, essendo ormai arrivato a 31 anni ed essendosi giocato le sue carte al massimo, essere nuovamente l’ultimo uomo di uno dei più forti è un ripiego molto più che onorevole.

«Ho molto meno stress – ammette – non sono nervoso come prima, al momento prevale soprattutto l’eccitazione per la sfida. Sarà diverso, senza avere tutta la responsabilità e dover prestare attenzione a ogni dettaglio come se fosse vitale. Certo non dico di essere venuto a fare una gita. Quando dovremo tenere Tadej davanti, sarà comunque difficile, però sul piano personale cambia molto».

Al Tour, Majka avrà accanto anche Formolo: Pogacar ha buone spalle
Al Tour, Majka avrà accanto anche Formolo: Pogacar ha buone spalle

Inizio e fine

Un colpo al cerchio e uno alla botte, ti aspetteresti che anche il gregario più forte sia concentrato come un ninja alla vigilia dello scontro, ma forse ha ragiona Rafal a prenderla con filosofia, avendo capito da tempo che rodersi di attese e domande non porta lontano.

«Lo scopo infatti – spiega – è cercare di salvare energie fisiche e mentali, anche se riuscire a risparmiarsi al Tour de France è abbastanza impossibile. Ho guardato il percorso. La prima settimana sarà da mal di testa, fra vento, strade strette, rischio di cadute. Da domani vivremo sette giorni di grande stress e sarà davvero la parte più difficile di questo Tour. La seconda settimana sarà tutto sommato normale, mentre la terza sarà decisiva. Molto dura. Ci saranno grandi montagne, salite da un’ora e se sarò stato bravo, ci arriverò ancora con buone gambe. Capito perché è necessario stare calmi adesso?».

Mirco Lasagni e Andrea Scolastico Accordo Nove Colli DMT

DMT sponsor della Nove Colli per il triennio 2021/2023

24.06.2021
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DMT “pedala” anche con la Nove Colli. Il brand veronese produttore di calzature per ciclismo – partner di atleti del calibro di Tadej Pogacar, Elia Viviani, e “official shoes” di team come la Intermarchè-Wanty-Gobert e la Eolo-Kometa – è difatti un nuovo partner della Regina delle Gran Fondo. L’accordo (triennale) di sponsorizzazione è dunque da considerare a tutti gli effetti quale un ulteriore ingresso di altissimo livello all’interno della famiglia Nove Colli, il primo della nuova presidenza Andrea Agostini.

Focus nel settore Gran Fondo

Da Bonferraro di Sorgà, località della storica sede DMT, filtra molta soddisfazione per l’accordo appena raggiunto con gli organizzatori del grande evento di Cesenatico, quest’anno in programma domenica 26 settembre, un accordo che consentirà a DMT di alzare ancora di più il livello di sinergie e di collaborazioni all’interno del proprio percorso di crescita sul mercato. In modo particolare con un focus preciso, e deciso, sul mondo dei ciclo amatori e dei Gran Fondisti.

DMT sarà partner della Nove Colli per i prossimi tre anni
DMT sarà partner della Nove Colli per i prossimi tre anni
DMT ha stretto un accordo triennale di sponsorizzazione con la Nove Colli

Dal Tour alla Romagna

Tra pochi giorni partirà il Tour de France, e Tadej Pogacar, l’ultimo vincitore della Grande Boucle e testimonial DMT, calzerà proprio delle scarpe personalizzate. Un vero e proprio “fil rouge” legherà dunque idealmente le strade di Francia a quelle arcigne e frequentatissime dei colli romagnoli!
«Siamo davvero molto felici ed onorati – ha dichiarato Mirco Lasagni (a sinistra nella foto di apertura con Andrea Scolastico, Area Managaer Italia di A.P.G. Srl), il Segretario Generale della S.C. Fausto Coppi, la società sportiva che organizza la Nove Colli – che un’azienda del calibro di DMT creda così fortemente nella filosofia della nostra Gran Fondo. Stiamo parlando di una eccellenza per quanto riguarda la produzione di calzature specifiche per il ciclismo. Una realtà che potrà senza dubbio contribuire ad alzare ulteriormente l’asticella della nostra corsa, delle nostre aspettative e anche dei nostri sogni».

Pogacar Parigi
Tadej Pogacar in giallo a Parigi lo scorso anno
Pogacar Parigi
Tadej Pogacar in giallo a Parigi nell’edizione 2020 vinta con le scarpe DMT

Glen McKibben, Brand director di DMT

«Abbiamo incredibile rispetto per la Nove Colli e per il suo ruolo così importante nel mondo del ciclismo – ha invece commentato Glen McKibben, il Brand director di DMT – e proprio per questo siamo estremamente orgogliosi di annunciare questo accordo. Riteniamo che DMT e Nove Colli abbiano molti punti in comune. Tra questi la passione per il ciclismo a tutti i livelli, una voglia di unire l’aspetto agonistico con il piacere di pedalare, e poi una storia che inizia negli anni settanta. In sintesi noi di DMT siamo onorati di far parte di questa grande festa del ciclismo mondiale!».

dmtcycling.com

Slovenia, il cittì Hauptman aspetta (e studia) Roglic e Pogacar

20.06.2021
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In un’estate così fitta di appuntamenti, i campionati nazionali regalano sorprese non solo in Italia: mentre a Faenza Matteo Sobrero si è preso il tricolore nella gara in cui tutti attendevano Top Ganna, giovedì a Koper (Slovenia) Jan Tratnik ha interrotto il dominio degli ultimi due anni di Tadej Pogacar (3° dietro anche a Jan Polanc), vincendo il suo terzo titolo contro il tempo dopo quelli del 2015 e 2018.

Oggi è in programma la corsa in linea che, oltre a essere un test importante per il Tour de France alle porte (26 giugno – 18 luglio), sarà un banco di prova anche per l’Olimpiade di Tokyo subito successiva (24 luglio la prova in linea, 28 luglio la cronometro). Attento osservatore è il ct sloveno Andrej Hauptman, che ha parlato della sua nazionale, una delle più attese in Giappone con un percorso di quasi 5.000 metri di dislivello che si addice alle caratteristiche delle due stelle che rispondono ai nomi e cognomi di Tadej Pogacar e Primoz Roglic.

Finora per Roglic solo 17 giorni di gara nel 2021 (per Pogacar 28). Alla Parigi-Nizza, la visita del figlio Lev
Per Roglic solo 17 giorni di gara (per Pogacar 28). Alla Parigi-Nizza, la visita del figlio Lev

Pogacar non preoccupa

Prima però, l’ex velocista, che si laureò campione nazionale su strada nel 2000, è tornato sul risultato della cronometro: «Tratnik ha fatto davvero un gran numero – dice – Tadej è partito bene però poi non è riuscito a mantenere una buona velocità. Era una crono molto piatta, diversa da quella di Tokyo, che sarà più ondulata. Comunque, Jan è uno che va sempre forte a cronometro e non sono preoccupato per Tadej perché ha dimostrato di stare molto bene al Giro di Slovenia».

Quest’anno a Liegi ha vinto Pogacar, che succede a Roglic
Quest’anno a Liegi ha vinto Pogacar, che succede a Roglic

Tour decisivo

Al via della prova odierna non ci sarà il campione in carica Roglic, che però come Pogacar ha nel mirino l’Olimpiade ed è in lizza per uno dei 4 posti a disposizione della Slovenia.

«Deciderò chi portare ai Giochi in base al Tour– spiega Hauptman – perché in Francia può succedere di tutto, per cui è sempre meglio vedere in che condizioni si arriva al termine della Grande Boucle. Sia Primoz sia Tadej hanno espresso la loro volontà di esserci per la gara in linea, mentre a cronometro avrò un solo posto e vedremo a chi toccherà. Più o meno è tutto deciso, ma posso ancora cambiare qualcosa in base a come andranno le prossime settimane».

La sconfitta del Tour 2020 non ha piegato Roglic che subito dopo ha vinto Liegi e Vuelta
La sconfitta del Tour 2020 non ha piegato Roglic che subito dopo ha vinto Liegi e Vuelta

Occasione unica

Dunque, la Slovenia gioca a nascondere i suoi assi, per calarli al momento giusto, dopo aver già dato prova di grande solidità allo scorso mondiale di Imola con l’attacco da lontano di Pogacar e il sesto posto conclusivo di Roglic, arrivato nel gruppetto di Van Aert (argento) e Hirschi (bronzo).

«Negli ultimi mesi entrambi hanno vinto la Liegi, oltre a un grande Giro a testa. Il percorso olimpico è durissimo, tra salite e umidità, e direi che va bene a entrambi. Per cui sono sicuro che la squadra sarà unita e si correrà per chi è più in condizione», spiega Hauptman, entrando poi nel merito di una delle più grandi rivalità sportive di sempre in Slovenia.

«C’è grande rispetto tra di loro, due corridori di classe e molto professionali. Non ho nessun dubbio sul poter fare una grande corsa a Tokyo, sarebbe fantastico per tutta la Slovenia. E’ una bella opportunità, ma anche una grande responsabilità, per cui dovremo farci trovare pronti, anche perché l’Olimpiade è una corsa diversa, viste anche le squadre a ranghi ridotti. Sarà una gara per scalatori, ma che devono essere anche veloci, perché le medaglie sono soltanto tre».

E di metalli sonanti, Hauptman se ne intende, visto il bronzo del 2001 nella rassegna iridata di Lisbona.

La Slovenia ha un solo posto per la crono di Tokyo: Roglic appare in vantaggio
La Slovenia ha un solo posto per la crono di Tokyo: Roglic appare in vantaggio

Strade diverse

Le differenze non mancano tra i due fuoriclasse, compreso il percorso di avvicinamento al Tour e all’Olimpiade, con Tadej che ha corso e vinto tanto, mentre Primoz si è un po’ nascosto.

«Ognuno ha il suo programma – commenta Hauptman – e vedremo sulla strada in Francia chi avrà avuto ragione. E’ giusto seguire la propria tabella di marcia senza farsi influenzare dagli altri. In tanti parlavano del secondo posto di Primoz al Tour come di un risultato deludente, poi lui è stato capace di lì a poco di vincere la Liegi e poi la Vuelta, dimostrando perché è tra i migliori al mondo. Fino ad adesso, invece, Tadej ha risposto alla grande alla pressione derivata dall’aver vinto il Tour così giovane, vediamo come andrà nelle prossime settimane perché nel ciclismo ogni corsa fa storia a sé e non conta più quello che hai conquistato prima». 

Matej Mohoric è rientrato in gara dopo la caduta del Giro e con lui si è già parlato dei mondiali in Belgio
In gara dopo la caduta del Giro, Mohoric punta slovena ai mondiali in Belgio

Mohoric per l’iride

Hauptman ha poi speso qualche parola anche su Matej Mohoric, in ripresa dopo la spaventosa caduta al Giro d’Italia, come ha dimostrato il settimo posto al Giro di Slovenia, che gli è valso anche la chiamata della Bahrain Victorius al Tour: «Con Matej abbiamo parlato a inizio stagione e abbiamo deciso che lui si sarebbe concentrato sul mondiale in Belgio, visto che nelle corse iridate ha già vinto sia da junior sia da Under 23». Tra Olimpiade e Mondiale, dunque, sarà una Slovenia battagliera.

Pogacar Liegi 2021

Pogacar come Merckx? Parola a Saronni che li conosce…

18.06.2021
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Pogacar come Merckx. Il paragone può sembrare azzardato, irriverente, esagerato, però è un fatto che lo sloveno sta diventando una sorta di “re mida” del ciclismo: dove va, vince. Che siano grandi Giri o gare a tappe brevi, grandi classiche o prove locali, il denominatore è uno solo, il suo arrivo a braccia alzate. Alla faccia della specializzazione e anche di quei sottili equilibri che regnano fra i corridori e le squadre, dove ognuno reclama un pezzetto di spazio.

Giuseppe Saronni, che fa parte dell’Uae Team Emirates e in certi momenti una sorta di Pigmalione per lo sloveno, con Merckx ci ha corso e quindi è la persona ideale per fare da ponte fra i due periodi: «Era il ‘77, io entravo nel mondo professionistico e lui stava per lasciarlo, facemmo insieme il Giro di Sardegna e qualche altra gara, poi a metà stagione si ritirò. Non era certo il Merckx dei bei tempi, ma aveva ancora un carisma enorme».

Saronni Ulissi 2019
Saronni con Diego Ulissi, secondo al Giro di Slovenia aiutando Pogacar a conquistare il successo pieno
Saronni Ulissi 2019
Saronni con Diego Ulissi, secondo al Giro di Slovenia aiutando Pogacar a conquistare il successo pieno
Il paragone ci può stare?

E’ azzardato, ma è un dato di fatto che siamo di fronte a un vero talento che fa di tutto per vincere, che lotta sempre per il massimo risultato. Tadej sa bene che il prossimo Tour sarà ben diverso da quello passato, perché l’atteggiamento degli altri nei suoi confronti sarà cambiato. Lo scorso anno ha vinto anche per errori altrui, che difficilmente verranno ripetuti: i team stanno cambiando le strategie in vista della Grande Boucle e bisognerà tenerne conto.

Resta il fatto che, in qualsiasi gara va, Pogacar vince, sembra non lasciare agli altri che le briciole, proprio come faceva il “cannibale”…

Beh, lui neanche quelle… – afferma Saronni ridendo – Eddy aveva uno strapotere tale da schiacciare tutto il mondo ciclistico, i corridori proprio non riuscivano a trovare spazi e prendevano quello che potevano. Anche in quel breve frangente che condividemmo le nostre strade, sentivo che i corridori facevano di tutto per staccarlo, per batterlo, era ancora un motivo di vanto anche se non era più il Merckx dei bei tempi.

Merckx Colnago
Merckx con Ernesto Colnago, oggi al fianco di Pogacar: un altro trait union fra due epoche
Merckx Colnago
Merckx con Ernesto Colnago, oggi al fianco di Pogacar: un altro trait union fra due epoche
Rapportando tutto questo a oggi e a Tadej?

Sono epoche troppo diverse: noi facevamo 120-130 giorni di gara, oggi al massimo si raggiungono gli 80. Merckx in un anno vinceva 50 gare, io ne vincevo 40, oggi Tadej che ne vince 15 scatena grandi discussioni come stiamo facendo noi ora. Chi vince tanto dà fastidio, è chiaro ma è anche normale che sia così e ciò comporta che gli altri ti corrano contro.

Anche altri vincono molto, ma Tadej riesce a farlo nei contesti più disparati, battendo gli specialisti delle classiche come quelli delle brevi corse a tappe…

Nelle corse in linea intervengono molti fattori e puoi anche cogliere le occasioni, soprattutto su certi percorsi, nei grandi Giri il discorso è diverso. Questo Tour sarà particolare, con un Roglic che ha corso meno e arriva più carico: magari nell’ultima settimana avrà ancora qualche scricchiolio, ma resta il grande antagonista. La Ineos ha la squadra più forte, ma non c’è il riferimento assoluto, hanno 4-5 corridori che possono però gestire la corsa. Sarà un Tour complicato e questo Tadej lo sa.

Pogacar Slovenia 2021
L’ultimo trionfo di Pogacar nel 2021, dominando nella sua Slovenia (foto Rai/Getty Images)
Pogacar Slovenia 2021
L’ultimo trionfo di Pogacar nel 2021, dominando nella sua Slovenia (foto Rai/Getty Images)
Come ci arriva?

Lui è sempre pronto, sempre di buon umore, con l’approccio giusto. Sarà fondamentale superare la prima settimana senza incidenti e fra questi inserisco ventagli, cadute, piccoli errori. Vedremo poi come interpretare la corsa: è un Tour diverso dallo scorso anno, con meno arrivi in salita, con molti chilometri a cronometro ma non con la cronoscalata del 2020 che sconvolse la classifica.

E come ci arriva la Uae? Si disse lo scorso anno che Pogacar aveva vinto pur senza avere un team all’altezza, ma quest’anno sembra una formazione diversa…

Molto dipenderà da loro: corridori come Majka, McNulty, Hirschi, lo stesso Formolo saranno utilissimi in pianura e in media montagna, ma sarà fondamentale che qualcuno di loro sia con Tadej quando nelle salite principali il gruppo dei migliori si assottiglierà, rimarranno in 12-15 e fra questi più uomini di Ineos, Lotto, Jumbo. Tadej non dovrà rimanere solo, perché non potrà rispondere a tutti. I ragazzi sanno che la conferma della maglia gialla passa anche per le loro ruote…

EDITORIALE / Quello che perdono i campioni nascosti

31.05.2021
3 min
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«Tante volte la gente crede che per essere felici serva avere sempre di più – ha detto Bernal ieri a Milano – ma io ho imparato che questo ti allontana dalla vera felicità. Per quella bastano le cose semplici e io adesso sono un uomo felice». Il Giro d’Italia di Bernal va in archivio portando con sé le storie del colombiano e di Caruso che, seppure nati da storie e strade diverse, hanno conquistato pubblico e addetti ai lavori con la cifra della semplicità. Fatica. Famiglia. Dedizione. Grinta. Rispetto del lavoro. Il coraggio di raccontarsi. La grande dignità nell’ammettere i momenti difficili. I campioni di ciclismo sono prima di tutto uomini ed è proprio questa dimensione così vicina alla nostra a renderli se possibile più grandi.

A Sega di Ala a Tonina il riconoscimento di Marco Pantani come campione più amato del Giro
A Sega di Ala a Tonina il riconoscimento di Marco Pantani come campione più amato del Giro

«Sono cresciuto con i miei valori – ha detto Caruso dopo la tappa vinta – e li ho portati avanti nel tempo. Prima di essere un ciclista, mi piace pensare di essere un uomo e una persona perbene».

Filtri e controlli

Ci sono i filtri. Ci sono gli uffici stampa. E per carità, crediamo anche noi che serva preservare la vita privata dei campioni e la tranquillità durante gli allenamenti. Quello che invece non serve è impedirgli di esprimersi. E’ chiaro che raccontarsi nei momenti della vittoria sia più facile che farlo in quelli difficili, ma crediamo che proprio da questa dialettica con la stampa e di riflesso col pubblico nasca l’immagine di campioni a 360 gradi, che finiranno con l’essere comunque un riferimento per chi guarda a loro cercando l’ispirazione. Abbiamo narrato con i brividi le prime vittorie di Pantani, siamo rimasti senza parole adeguate davanti alle più grandi e ascoltato con angoscia, capacità critica e brividi diversi le sue difficoltà, senza che nelle occasioni pubbliche Marco si sia mai nascosto. Privare il campione di un vero confronto, selezionando al suo posto gli argomenti è fargli probabilmente un torto.

I talenti vanno preservati dall’assalto dei media, ma anche educati al confronto: a chi giova isolarli?
I talenti vanno preservati dall’assalto dei media, ma anche educati al confronto: a chi giova isolarli?

«Il dopo Tour – ha detto ancora Bernal – fu un miscuglio di tutto. Ho vinto la maglia gialla a 22 anni e non sapevo cosa fare con la mia vita. Avevo raggiunto il sogno di ogni ciclista: e adesso che faccio?».

Campioni nascosti

Pensiamo a Pogacar, che in questi giorni si sta allenando a Livigno, e alla difficoltà di incontrarlo e parlare con lui. Pensiamo a Nibali, che ha tanto da raccontare e dare, ma viene tenuto al riparo (probabilmente anche per sua volontà) da domande che inevitabilmente a questo punto sarebbero scomode. E’ un lavoro non semplice e ce ne rendiamo conto, ma isolare i campioni dal confronto, assecondare la voglia di chiudersi o confinarli in ambienti controllati e ovattati, significa privarli del confronto e del modo, a tratti scomodo, di prendere contatto con la realtà.

Pogacar Bernal Tour 2020

Bernal e Pogacar, a quando il grande match?

30.05.2021
4 min
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Mettiamo a confronto i due talenti del momento per le corse a tappe – Egan Bernal e Tadej Pogacarquel confronto che per varie ragioni ancora non c’è stato. Bernal è nato nel 1997 ed è professionista dal 2016, finora ha conquistato 26 vittorie, il Giro diventerebbe la ventisettesima. Pogacar, più giovane di un anno, è passato professionista solamente nel 2019 e vanta 23 successi.

I due si sono affrontati tre volte, ma il Tour dello scorso anno, vinto dallo sloveno, non è stato un vero terreno di battaglia perché Bernal era la pallida controfigura di se stesso, ritirato a metà corsa senza avere mai inciso. Quest’anno i due erano insieme nella fuga vincente della Strade Bianche, con Bernal alla fine terzo e Pogacar settimo, mentre alla Tirreno-Adriatico vinta dallo sloveno, il colombiano è finito quarto.

Pogacar Tirreno Adriatico 2021
Pogacar e Bernal all’ultima Tirreno-Adriatico, vinta dallo sloveno con Bernal 4° a 4’13”
Pogacar Tirreno Adriatico 2021
Pogacar e Bernal all’ultima Tirreno-Adriatico, vinta dallo sloveno con Bernal 4° a 4’13”

Le crono e le alte quote

E’ chiaro che vederli l’uno contro l’altro in una grande corsa a tappe è un sogno, a patto che entrambi siano davvero al massimo della forma, ma come sarebbe questo confronto, che cosa potremmo aspettarci? Abbiamo provato a scrutare nella palla di vetro con Stefano Garzelli: «Sarebbe una sfida strabiliante, dal pronostico impossibile, ma nella quale influirebbero molte variabili».

La prima variabile da considerare è data dalle caratteristiche dei due corridori: «Pogacar può avere dalla sua le capacità a cronometro, Bernal può fare una grande differenza sulle salite con altitudini sopra i 2.000 metri. Sotto questo aspetto il colombiano è sfavorito dal fatto che salite simili sono rare (al Giro, lo Stelvio e il Gavia, quando si fanno, al Tour il Galibier oppure l’Iseran) e anche, come caratteristica, la facilità estrema con cui Pogacar vince dappertutto, quel killer instinct davvero raro da trovare».

Pogacar Liegi 2021
Pogacar ha mostrato finora maggiore duttilità, anche nelle classiche: qui 1° alla Liegi 2021
Pogacar Liegi 2021
Pogacar ha mostrato finora maggiore duttilità, anche nelle classiche: qui 1° alla Liegi 2021

L’importanza del team

Un altro aspetto è costituito dal team di supporto, anche se è chiaro a tutti che Pogacar abbia vinto lo scorso Tour senza grande aiuto da parte della Uae: «Ed è altrettanto chiaro che gli uomini che ha la Ineos sono di qualità unica: Carapaz, Adam Yates, Thomas, Geoghegan Hart. Se Bernal parte in un grande Giro, è però ormai a un livello tale da essere da considerare capitano a tutti gli effetti e chi di questi sarà d’accordo nel lavorare per lui? Più probabile che vengano utilizzati altri corridori, come quelli visti al Giro».

E per quanto riguarda la Uae? «E’ evidente che c’è una differenza sostanziale – risponde Garzelli – ma Hirschi può costituire un validissimo supporto. A Pogacar serve maggiore sostegno in salita e i dirigenti del team stanno già pensando al prossimo ciclomercato per rafforzare la squadra in tal senso».

Bernal Tour 2019
Bernal, trionfatore al Tour 2019 senza vincere una tappa, ma svettando sul Col de l’Iseran
Bernal, trionfatore al Tour 2019 senza vincere una tappa, ma svettando sul Col de l’Iseran

Sfida decisiva alla Vuelta?

Bisogna poi considerare il terreno di battaglia: Giro d’Italia e Tour de France non sono la stessa cosa. Dove sono più adattabili i due campioni? «E’ una bella domanda… Dipende molto dal percorso che viene disegnato: un Giro con Stelvio e Gavia darebbe a Bernal un trampolino eccezionale per la sua naturale abitudine a pedalare in alta quota, mutuata dalle sue stesse origini. Un Tour con molti chilometri a cronometro sarebbe invece un aiuto per Pogacar. Ma le cose possono anche invertirsi, in fin dei conti nel 2019 Bernal fece la differenza proprio in altura».

Il calendario dice che a settembre, alla Vuelta di Spagna, saranno entrambi della partita. Potrebbe essere quello il vero terreno di scontro? Garzelli è scettico: «Io non credo, molto dipenderà dalle Olimpiadi. Bernal dovrà mantenere un certo livello anche dopo il Giro per non arrivare a Tokyo in calo di condizione, Pogacar vuole correre il Tour per vincerlo, arrivare subito dopo a Tokyo e sfruttare la forma della Grande Boucle, ma dopo? Credo che la Ineos stessa punterà su Yates per la corsa spagnola. Per la grande sfida dovremo attendere il prossimo anno e sperare…».

Zigart Pogacar 2021

Urska Zigart, non più solo la fidanzata di Pogacar

14.05.2021
4 min
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Nell’incessante susseguirsi di eventi e notizie che contraddistinguono ognuna di queste giornate ciclistiche, quella relativa alla vittoria di Urska Zigart nell’ultima tappa della Vuelta Valenciana era passata un po’ inosservata, eppure la 24enne slovena di Lubiana non è un personaggio comune perché stiamo parlando della fidanzata di Tadej Pogacar, il numero 1 del ciclismo contemporaneo. Il vincitore del Tour, attualmente in preparazione per la difesa della maglia gialla al Tour.

Per la Zigart, nata a Slovenska Bistrika, questa è stata la seconda vittoria in carriera, dopo il titolo nazionale a cronometro nel 2020 e può segnare il superamento di un confine, un salto di qualità da lei atteso: «Credo di poter migliorare molto e di avere tanto potenziale, mi sento forte ma posso diventarlo molto di più, ho solo bisogno di credere nelle mie doti. In un team di alto livello posso solo migliorare, le vittorie così potrebbero arrivare più facilmente».

La carriera professionistica è iniziata in una città, Lubiana, famosa più per sport come il basket che per il ciclismo, che cosa ti ha spinto a cercare gloria con la bicicletta?

Lubiana è una città multisportiva, dove le discipline più diffuse sono il calcio, la pallavolo e anche il basket. Io ho iniziato a praticare il ciclismo nel 2015, avevo 17 anni, qui c’è l’unica squadra slovena di livello internazionale e volevo farne parte perché poteva essere un modo per girare il mondo.

Che tipo di ciclista sei?

Sicuramente una scalatrice, vado bene soprattutto sulle ascese non estreme, ma in salita vado meglio.

Le salite sono il terreno migliore per Urska Zigart, che però ha qualità anche a cronometro
Le salite sono il terreno migliore per Urska Zigart, che però ha qualità anche a cronometro
Nella tua carriera quanto ti è stato vicino Tadej e quanto tu lo sei per lui?

Difficile dirlo. Abbiamo una storia ciclistica ancora recente – aggiunge la Zigart – non so quanto gli possa essere d’aiuto, ma di certo faccio di tutto per essergli accanto, stiamo insieme da 3 anni, abbiamo condiviso più corse. Lui fa lo stesso con me (nella foto d’apertura alla partenza del Trofeo Binda, ndr) e questa credo che sia la cosa più importante.

Da quando ha vinto il Tour, la pressione dei media su di lui è aumentata, quanto questo pesa sulla vostra vita di coppia?

Diciamo che sembra che ognuno voglia un pezzo di lui… Cerchiamo se possibile di stare un po’ alla larga dai riflettori per avere un po’ di tempo per noi noi stessi ma sappiamo che questo fa parte del gioco, è un prezzo da pagare, sta a noi adeguarci.

L’arrivo della Zigart nell’ultima tappa della Vuelta Comunitat Valenciana, chiusa al 52° posto
Zivart Valenciana 2021
L’arrivo della Zigart nell’ultima tappa della Vuelta Comunitat Valenciana, chiusa al 52° posto
Quali sono i sogni di Urska Zigart?

Quella di domenica è stata solo la prima vittoria e questo era già un sogno, spero che ne seguano altre e che possa competere per le classiche di maggior livello. La Liegi-Bastogne-Liegi è quella che mi affascina di più, ma devo crescere ancora tanto per essere a quel livello.

Sai che il prossimo anno ci sarà anche il Tour femminile…

Certo e questo è un altro sogno. So di poter dare il meglio nelle corse a tappe proprio perché sono a mio agio in salita. Per poter puntare alla vittoria devo migliorare a cronometro, ma magari un giorno sarà Tadej a festeggiare una mia maglia gialla…

Zivart Alé BCT 2020
Lo scorso anno Urska Zigart ha militato all’Alé BCT Ljubljana
Lo scorso anno Urska Zigart ha militato all’Alé BCT Ljubljana
Fino allo scorso anno eri all’Alé BTC Ljubljana, società slovena con una forte componente italiana. Sei mai stata dalle nostre parti?

Molte volte, siamo “vicini di casa”, non parlo bene l’italiano ma lo capisco, ho corso con atlete italiane di spessore e visto molte città. Adoro poi le Dolomiti per sciare. In squadra, alla Alé BTC Ljubljana stavo molto bene, ma sapevo che avevo bisogno di cambiare per continuare il mio cammino di crescita e i risultati al Team Bikeexchange mi stanno dando ragione.