Tutta la Liegi in uno sprint. I tre del podio (più uno)

25.04.2021
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Una Liegi-Bastogne-Liegi da rivivere in un chilometro. L’ultimo. Lo sprint.  In palio un monumento per cinque corridori. Undici côtes, 4.500 metri di dislivello, 260 chilometri e le fiammate della Ineos Grenadiers hanno portato a questo finale.

Lo sprint a cinque. Tra Pogacar, Alaphilippe, Gaudu, Valverde e Woods
Liegi 2021
Pogacar vince la Liegi 2021 allo sprint al colpo di reni

Gaudu, Alaphilippe, Valverde, Woods e Pogacar all’improvviso smettono di collaborare. L’asfalto di Quai des Ardennes, il lungo Mosa che ospita l’arrivo, potrebbe essere tranquillamente il parquet di una pista. Ultime due curve a destra e 800 metri da fare a tutta.

Lo sprint di Pogacar

La Liegi probabilmente per lui vale come una tappa dei Paesi Baschi (con tutto il rispetto per la corsa spagnola, ndr). La pressione o la paura Pogacar non sa neanche dove siano di casa. In un modo o nell’altro all’ultimo chilometro si trova nella migliore posizione, l’ultima. 

L’abbraccio tra Formolo e Pogacar
L’abbraccio tra Formolo e Pogacar

I crampetti avvertiti all’uscita di Boncelles sembrano essere un ricordo. E poi la gamba è più fresca e tutto sommato c’è anche un bel po’ di voglia di riscatto: non aver fatto la Freccia scotta. Scotta perché sa che sta bene. 

Pogacar resta dietro. Quando lo sprint viene lanciato forse perde anche un metro, ma è normale. E’ l’effetto elastico, sono i tempi di reazione. Però prende anche meno aria e infatti risale, accorcia le distanze dal primo, ancora Valverde. Il drappello si apre a ventaglio e lui è il quinto che esce fuori ad un velocità altissima proprio sull’arrivo. Il colpo di reni in rimonta è magistrale.

«E’ incredibile – continua a ripetere Tadej dopo l’arrivo – non ci credo». Ogni tanto lancia degli urletti. Pochi secondi dopo arriva Formolo. Tadej gli dice: «Ho vinto!». I due si abbracciano. Lui ringrazia i compagni e alla fine Roccia gli fa: «Dai che stasera ci mangiamo un super hamburger».

Dopo l’arrivo, il suo capolavoro diventa ancora di più da manuale. Tadej infatti conferma che voleva controllare Alaphilippe, il più pericoloso e ci è riuscito restando ultimo. «Le gambe erano buone. Che dire: sto vivendo il sogno del ciclismo. Adesso un po’ di riposo in famiglia e poi penseremo al Tour de France».

Alaphilippe deluso ma sportivo: «Onore a Pogacar»
Alaphilippe deluso ma sportivo: «Onore a Pogacar»

Alaphilippe pistard

Partiamo da lui. Al triangolo rosso è in testa. Posizione pericolosa, specie con questa andatura quasi da surplace. Il campione del mondo però è furbo. Si stringe alla transenna esterna e punta dritto, va largo e si crea lo spazio per mettersi in coda, dietro di lui un solo corridore. Indovinate quale?

Le gambe sono buone. Non tremano di paura. No, non è da Alaphilippe farsela sotto. E poi con quel gesto ha mostrato lucidità. Adesso non deve far altro che aspettare, aspettare e intuire un decimo prima colui che lancerà lo sprint. E’ in coda e può studiare bene gli avversari. Quel momento arriva. Si muove Valverde e ai 300 metri è il più lesto a rispondere. Spinge, risale, sorpassa… la Liegi è lì. Ma un’ombra lo affianca e al colpo di reni lo sorpassa. E’ secondo. Sbatte i pugni sul manubrio dopo essersi allontano dalle telecamere. Non ci sta. 

«Questa Liegi è la sua corsa stregata – dice una mezz’ora dopo il traguardo il suo diesse Davide Bramati – ma non state qui a farmi tirare fuori di nuovo questi pensieri», aggiunge sconsolato il Brama.

«Chapeau a loro – dice invece Alaphilippe – mi dispiace perché i ragazzi hanno fatto un grandissimo lavoro. Ma uno sprint dopo 260 chilometri si può perdere, sono le gambe che hanno fatto la differenza. Io ho spinto al massimo e ho pensato a fare il mio sprint. Alla fine le mie classiche delle Ardenne sono andate bene, ne ho vinta una e ho fatto un podio. Si è lanciato benissimo Pogacar, non credo di aver anticipato io».

Gaudu dopo l’arrivo non sta nella pelle. Per lui uno dei risultati più importanti da pro’
Gaudu non sta nella pelle. Per lui uno dei risultati più importanti

Un nuovo grande: Gaudu

David Gaudu aveva dato appuntamento ai grandi venerdì. Ci aveva detto che gli piacevano le classiche e che la Liegi era la sua preferita. Ci aveva detto anche che lavorava per il testa a testa con i big in salita. E non ha mancato il rendez-vous.

Alle 16,37 del giorno della Liberazione 2021, il corridore della Groupama-Fdj si è fatto trovare in cima alla Roche aux Faucons con i primi. Per scappare via e diventare definitivamente un big anche lui. Un altro della nuova generazione che avanza.

Nel chilometro finale lui sta nel mezzo. Alla radio gli dicono di controllare Alaphilippe. Ma non è facile. Diciamo la verità, certi sprint devi anche saperli affrontare. Però tutto sommato se ne resta buono dietro. Segue la “massa” e “scopre” di essere anche veloce. E di avere gambe

La mattina è stato l’unico a presentarsi in zona mista ben coperto, senza bici e con le scarpe da ginnastica. Mani incrociate dietro la schiena, faceva finta di essere tranquillo. Era invece serissimo. Ma un punto in più per lui, che ha tenuto botta alla pressione, e per essere stato puntuale!

Woods all’attacco, alla sua sinistra Valverde. Hanno concluso rispettivamente quinto e quarto
Woods all’attacco, alla sua sinistra Valverde. Hanno chiuso quinto e quarto

Onore a Valverde 

Ma anche se volevamo parlare solo dei protagonisti del podio, non possiamo non aggiungerne uno: il quarto, Alejandro Valverde.

Ecco il suo sprint. Il volpone s’incolla alla ruota del più veloce e pericoloso, Alaphilippe. Il problema è che quello è anche una faina, non solo il campione del mondo. Prende larga l’ultima curva e lo fa ritrovare in testa. Allora lo spagnolo fa una buona cosa, ma non la migliore: si mette su un lato, ma quello esterno. Il rettilineo finale infatti gira leggermente verso destra. In pratica difende il lato lungo. Chi lo passa sulla destra dovrà fare meno strada. Ma certo, valle a pensare queste cose dopo 260 chilometri.

Le gambe poi sono quelle che sono. Parte ai 300 metri, lo sprint non è quella di una volta, quindi tanto vale giocarsela lunga. Sogna per 150 metri, rema come un disperato per gli altri 150. Una medaglia di legno sì, ma piena di onore, di orgoglio e di rispetto.

Ragazzi, chapeau: 41 anni oggi. La Liegi gli ha anche cantato la canzoncina degli auguri prima del via. Unzue, team manager della Movistar, dopo l’arrivo, se ne sta da solo in un lato del bus a fare avanti e dietro. Se potesse gli toglierebbe dieci anni e gli rinnoverebbe il contratto per altrettanto tempo.

Il saggio Marcato, un po’ maestro, un po’ guerriero

23.04.2021
5 min
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«Quando avevo poco più di 20 anni – sorride Marcato – facevo un allenamento di sei ore e il giorno dopo, non dico che avevo già recuperato, però stavo bene. Adesso quando faccio un allenamento importante di sei ore, magari ho bisogno di due giorni per recuperare. E’ una differenza che fa pensare».

Il Tour of the Alps si avvia alla conclusione, il dialetto trentino ha preso il posto dell’ingombrante tedesco dei giorni scorsi e il caffè al bar ha un gusto più accogliente. Il veneziano del Uae Team Emirates ha appena firmato il foglio di partenza e, mentre parla, un angolo della memoria va indietro, cercando la prima volta che lo incontrammo. Probabilmente fu nel 2004, quando correva alla Bata di Rino Baron con Leonardo Moser e lo stesso Michelusi che ora allena Aru alla Qhubeka-Assos, ma bisognerà controllare. Di sicuro la sua storia nel ciclismo, vissuta spesso con il sorriso, ha radici profonde.

Al Tour of the Alps, per Marcato lavoro per la squadra e tanta salita
Al Tour of the Alps, per Marcato lavoro per la squadra e tanta salita

«Doveva essere la stagione della ripresa – dice – e in parte lo è, di certo rispetto a quella passata, perché le corse ci sono. E noi come movimento ciclistico internazionale abbiamo dimostrato di poter correre in sicurezza. Ci sono stati tanti sforzi da parte delle squadre e degli organizzatori, abbiamo fatto vedere che il ciclismo si può fare. E per me è lo stesso. Poter correre è quello che più voglio fare e avere questa opportunità, sia pure fra tamponi e il resto, fa molto piacere».

Però… che cosa ci fa un uomo del Nord sulle montagne del Trentino?

Ho fatto la prima parte lassù. E archiviate le pietre sono venuto qui a fare un po’ di salita e un po’ di fatica. Non sono qui a preparare il Giro, la carta di identità parla chiaro. Ci sono tanti giovani e tante pedine da giocare, nei grandi Giri e nelle altre corse. Se me lo chiederanno, sarò pronto e ben felice di partecipare, ma giustamente prima vengono gli interessi di squadra.

Prima del Tour of the Alps, Marcato ha fatto il suo… giro sul pavé del Nord
Prima del Tour of the Alps, un giro sul pavé del Nord
Un tempo la parola “giovane” si associava alla freschezza, ma anche all’inesperienza. Possibile che oggi sia sinonimo di “invincibile” e che sappiano già tutto?

Quelli che passano sono molto informati. Un po’ perché magari, fin da quando sono juniores, hanno metodologie di allenamento avanzate. Però sicuramente ci sono corse e corse. Nelle classiche del pavé conta tanto l’esperienza e nonostante si sia già pronti a livello tecnico e fisico, sapere dove limare, dove essere davanti al momento giusto, dove recuperare è fondamentale. Soprattutto nelle corse di sei ore, dove la posizione in gruppo fa la differenza. Mentre magari in altre corse, con tante salite o l’arrivo secco, la freschezza di un giovane viene fuori e può fare la differenza.

Quali obiettivi si possono avere allora a 37 anni?

Un obiettivo concreto per me è fare una bella stagione, visto che comunque è la mia 17ª da professionista, e cercare sempre di dare il massimo per la squadra. Ci sono stati anni in cui ho provato a vincere e a prendermi le mie soddisfazioni personali, però sono anche consapevole dei miei limiti. Oggi il mio obiettivo è aiutare i compagni, essere presente e magari insegnare qualcosa ai giovani. Fa sempre piacere, mi inorgoglisce sapere che mi vedono come punto di riferimento e mi ascoltano.

Alla Vuelta del 2019 Marcato con Pogacar, a ruota di Valverde, assistendo il giovane campione
Alla Vuelta del 2019 con Pogacar, a ruota di Valverde, assistendo il giovane campione
A proposito di giovani, che effetto fa andare a correre con Pogacar in squadra?

Sicuramente vai alle corse per vincere e già questo ti dà morale, uno stimolo in più per dare il 110 per cento. Tadej trascina un po’ tutti. Sai che comunque sarà presente, sai che ogni tuo sforzo viene ripagato e penso che questo sia la cosa più bella e più importante per ottenere risultati e vivere tutte le corse in armonia.

Parliamo di un giovane che ha bisogno di ascoltare o di un giovane che non è più giovane?

E’ uno che a livello di testa è molto forte. Sa dove può arrivare e ha ben chiaro il suo percorso. Magari man mano che si presenteranno le occasioni, ci potranno essere dei momenti in cui avrà bisogno di essere indirizzato o corse in cui potrà avere bisogno di un consiglio. Già alla Vuelta di due anni fa, mi è capitato di dividerci la stanza per un mese. Ci si parlava spesso. E uno che ascolta. Non dà mai nulla per scontato. Fu la Vuelta da neoprofessionista, con tre tappe vinte e il podio.

Marco Marcato ha scortato Pogacar al Tour 2020, arrivando a Parigi in giallo
Ha scortato Pogacar al Tour 2020, arrivando a Parigi in giallo
Ci pensi mai a cosa farai da grande?

Ci si pensa sì, al dopo. Ho 37 anni quest’anno. Il ciclismo è sempre più stressante, devi fare l’atleta per 365 giorni all’anno, non è semplice. Nonostante questo, dico che finché mi alzo al mattino e ho voglia di fare sacrifici e di allenarmi e sono competitivo, perché smettere? Però comunque la testa rivolta al dopo c’è. Vedremo se si presenteranno delle occasioni, anche rimanere nell’ambiente, mi farebbe piacere.

A casa tutto bene?

Sì, dai. Le bimbe, Aurora e Alice, vanno a scuola e questa è una gran cosa, soprattutto in questi giorni in cui mia moglie Elisa è sola a casa. Le scuole chiuse e la didattica a distanza sono state una bella prova. Adesso sembra che le cose vadano meglio e poi stasera torna a casa papà per dare una mano…

Uae Team Emirates, da Pogacar a Trentin li hanno tutti loro…

20.04.2021
3 min
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Dopo il clamoroso trionfo di Tadej Pogacar all’ultimo Tour de France, la squadra degli Emirati Arabi ha lavorato molto sul fronte degli acquisti, perché l’evoluzione della Grande Boucle aveva dimostrato che lo sloveno aveva bisogno di un team molto più forte e in grado di sostenerlo. L’arrivo del polacco Rafal Majka, corridore stabilmente nell’alta classifica nei grandi Giri, deve fungere da supporto principale per Pogacar, che nel 2021 punterà tutto sulla riconferma della maglia gialla. Perché ciò avvenga servirà però anche un salto di qualità nell’occasione che conta da parte di tutti i corridori qualificati come McNulty, Molano, Dombrowski, l’esperto Rui Costa, ai quali si chiederà anche di fare bella figura nelle altre corse a tappe.

Tirreno-Adriatico 2021, Prati di Tivo, Tadej Pogacar ipoteca la vittoria finale
Tirreno-Adriatico 2021, Prati di Tivo, Tadej Pogacar ipoteca la vittoria finale

Con l’arrivo in extremis di Hirschi, la squadra sale di livello anche per le classiche, trovando nello svizzero ma anche nell’altro acquisto Matteo Trentin elementi di spicco in grado di sbancare ogni tipo di corsa e soprattutto non puntando tutto sulle volate, ma privilegiando autentici e vincenti colpi di mano. Attenzione poi a Davide Formolo, che ha dimostrato più volte di poter aspirare a grandi traguardi, soprattutto nelle corse d’un giorno. A Fernando Gaviria resterà il compito di raccogliere il più possibile nelle volate senza dimenticare l’esperienza di Alexander Kristoff, sempre da considerare nelle prove più veloci. Come si vede di carne al fuoco ce n’è tanta, per tentare finalmente la scalata al primo posto del ranking UCI.

Corridori tutti compatti attorno a leader fortissimi: da Pogacar a Trentin, Hirschi e Kristoff
Corridori tutti compatti attorno a leader fortissimi: da Pogacar a Trentin, Hirschi e Kristoff

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Andres Camilo GomezMariquitaCol02.06.19992020
Mikkel BjergCopenaghenDen03.11.19982018
Sven Erik BystromHaugesundNor21.01.19922015
Valerio ContiRomaIta30.03.19932014
Alberto Rui CostaPovoa de PorzimPor05.10.19862007
Alessandro CoviBorgomaneroIta28.09.19982020
David De La CruzSabadellEsp06.05.19892012
Joseph DombrowskyMarshallUsa12.05.19912013
Davide FormoloNegrarIta25.10.19922014
Fernando GaviriaLa CejaCol19.08.19942016
Ryan GibbsonJohannesburgRsa13.08.19942017
Marc HirschiBernaSui24.08.19982019
Alexander KristoffOsloNor05.07.19872010
Vegard Stake LaengenOsloNor07.02.19892013
Rafael MajkaCracoviaPol12.09.19892011
Marco MarcatoSan Donà Di PiaveIta11.02.19842005
Brandon McNultyPhoenixUsa02.04.19982017
Yousif Mirza Al-HammadiKhor FakkanUae08.10.19882016
Juan Sebastian MolanoPaipaCol04.11.19942015
Cristian Camilo MunozVentaquemadaCol20.03.19962017
Ivo OliveiraVila Nova De GaiaPor05.09.19962015
Rui OliveiraVila Nova De GaiaPor05.09.19962015
Tadej PogacarKomendaSlo21.09.19982019
Jan Polanc KranjSlo06.05.19922013
Aleksandr RiabushenkoMinsk Blr12.10.19952018
Maximilian RichezeBuenos AiresArg07.03.19832006
Matteo TrentinBorgo ValsuganaIta02.08.19892011
Oliviero TroiaBordigheraIta01.09.19942017
Diego UlissiCecinaIta15.07.892010

DIRIGENTI

Jose Antonio FernandezEspGeneral Manager
Allan PeiperAusDirettore Sportivo
Fabio BaldatoItaAss.Direttore Sportivo
Rubens BertogliatiSuiAss.Direttore Sportivo
Aurelio Corral RuizEspAss.Direttore Sportivo
Manuele MoriItaAss.Direttore Sportivo
Fabrizio GuidiItaAss.Direttore Sportivo
Andrej HauptmanItaAss.Direttore Sportivo
Marco MarzanoIta Ass.Direttore Sportivo
Simone Pedrazzini ItaAss.Direttore Sportivo
Bruno VicinoItaAss.Direttore Sportivo
John WakefieldRsaAss.Direttore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Colnago è entrata a far parte della stessa famiglia del team degli Emirati Arabi e ora tutti i corridori del UAE Team Emirates pedalano sulla V3Rs di Colnago per le gare in linea e sulla K.one per le prove contro il tempo. Delle vere fuoriserie montate con il Campagnolo Super Record EPS, ruote Bora e pneumatici Vittoria.

CONTATTI

UAE TEAM EMIRATES (Uae)

CGS Cycling Team AG, Via Vedeggio 3, 6814 Lamone (SUI)

team@uaeteamemirates.comwww.uaeteamemirates.com

Facebook: @@UAETEAMEMIRATES

Twitter: @TeamEmiratesUAE

Instagram: uae_team_emirates

Colnago V3Rs Pogacar

La Colnago che piace a tutti da Pogacar fino a Gaviria

20.04.2021
4 min
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Il UAE Team Emirates è una squadra piena di campioni, basta pensare che troviamo l’ultimo vincitore del Tour de France Tadej Pogacar, il velocista colombiano Fernando Gaviria fino al nostro Matteo Trentin e al fortissimo svizzero Marc Hirschi. Tutti questi campioni pedalano sulla V3Rs di Colnago per le gare in linea e sulla K.one per le prove contro il tempo.

Più rigida e più leggera

La V3Rs è l’evoluzione dei telai precedenti, vale a dire il V1-r e il V2-r, ma con delle caratteristiche che la rendono in linea con le ultime tendenze tecniche. La V3Rs ha un telaio in fibra di carbonio monoscocca con un peso di 790 grammi nella taglia 50s in versione disco. Per raggiungere questo risultato Colnago ha utilizzato un nuovo tipo di carbonio, che ha permesso di aumentare la rigidità alle flessioni laterali. Il risultato è che questa nuova versione è più rigido del 12% nel comparto posteriore e del 6% in quello anteriore, rispetto al V2-r.
Un grande lavoro è stato fatto nella forcella, completamente ridisegnata e dal peso di 390 grammi. La grande novità è nel nuovo design con i foderi concavi nella parte superiore che permette di montare pneumatici fino a 28 millimetri di larghezza.

Tadej Pogacar Giro Paesi Baschi Colnago V3Rs
Tadej Pogacar con la V3Rs con i freni tradizionali
Tadej Pogacar Giro Paesi Baschi Colnago V3Rs
Tadej Pogacar al Giro dei Paesi Baschi con la V3Rs con i freni tradizionali

Prestazioni su ogni tipo di percorso

Un’altra zona tutta nuova è la chiusura del reggisella, dove i tecnici Colnago hanno lavorato per ridurre il peso. Il sistema presente sulla V3Rs è più leggero e più piccolo rispetto sia a quello della V2-r che del C64. Inoltre, è completamente integrato nella scocca e permette una migliore modulabilità del serraggio.

Anche per le geometrie sono state apportate delle migliorie per favorire la guidabilità. Il tubo sterzo è stato accorciato, con la forcella che è stata allungata. Il movimento centrale è stato abbassato in modo da avere un baricentro più attaccato al terreno. In sostanza la V3Rs è una bicicletta che fornisce ottime prestazioni su tutti i terreni anche grazie al design dei tubi che favoriscono l’aerodinamicità.

Disco o caliper

Una particolarità dei corridori dell’UAE Tema Emirates è quella di usare la V3Rs sia con i freni a disco (nell’immagine di apertura) che con i freni caliper. Una scelta che viene fatta soprattutto da Pogacar, che usa l’una o l’altra versione in base alle caratteristiche dei tracciati che deve affrontare.

Ruote e manubri italiani

A livello di ruote l’UAE Team Emirates è equipaggiato con le Campagnolo Bora One e con le nuove Bora Ultra WTO con profili da 33, 45 e 60 millimetri. Rimaniamo in Italia anche per il manubrio che è fornito da Deda Elementi con l’elegante Alanera, che permette il passaggio interno di tutti i cavi e un design piatto che favorisce l’aerodinamica.

Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d'Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d’Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d'Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one impegnato nel prologo del Giro d’Italia a Torino

Linee estreme e forcella nuova

La Colnago K.one è la bicicletta frutto di numerosi test in galleria del vento, che da il meglio di se dai 50 chilometri orari in su. Rispetto al suo predecessore K.zero, la K.one vanta una rigidità maggiorata del 12% e un miglioramento aerodinamico dell’8%. I freni caliper sono nascosti, infatti quello anteriore è posto nella parte superiore della forcella e coperto da una cover, mentre quello posteriore è posto sotto i foderi bassi subito dietro la scatola del movimento centrale. I corridori dell’UAE Team Emirates usano le prolunghe Jet di Deda Elementi.

 Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi
Il manubrio integrato Alanera
 Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi
Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi

La scheda tecnica

GruppoCampagnolo Super Record EPS
RuoteCampagnolo Bora
PneumaticiVittoria
ManubrioDeda Elementi
Sella Prologo
ReggisellaColnago
PedaliLook

Tanta Italia anche fra i componenti

Per quanto riguarda la componentistica troviamo tanta Italia, infatti Campagnolo fornisce il gruppo Super Record EPS e come abbiamo già detto le ruote. I portaborracce sono di Elite, i manubri sono di Deda Elementi e i pneumatici Vittoria. A completare le Colnago di Trentin e compagni ci sono le selle di Prologo e i pedali Look.

Pogacar, Hirschi (e Ayuso): i tre diamanti di San Millan

17.04.2021
5 min
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Inigo San Millan è il responsabile degli allenatori del Uae Team Emirates e risponde da Denver. Con lui vogliamo parlare di tre talenti che segue in prima persona: Hirschi, Pogacar e il giovane Ayuso che corre al Team Colpack. Da anni, Inigo è professore alla Facoltà di Medicina del Colorado e svolge ricerche sul metabolismo cellulare per il diabete e il cancro. Il ciclismo è uno dei tasselli della sua vita.

«Dedico al team – sorride – le prime ore del mattino, il resto è per l’Università, cercando di fare il meglio possibile. Poco fa ho parlato con Ayuso, ieri ho sentito Hirschi. I ragazzi lavorano su Training Peaks, caricano i loro dati e io posso vedere tutto».

Inigo San Millan è basco di Vitoria, fa la spola fra Usa ed Europa
San Millan è basco di Vitoria, fa la spola fra Usa ed Europa

Pogacar, la calma

Partiamo da Pogacar, 22 anni, il vincitore del Tour. «Tadej – dice Inigo – prima di tutto mi ha colpito come persona. E’ un diamante grezzo, scoperto da Matxin. E nonostante sia così giovane, è calmo e professionale. In questo è come Ayuso, sono molto maturi entrambi, molto simili».

Si può parlare di predestinato?

Ha un recupero straordinario, non è mai stanco. Due anni fa lo portarono alla Vuelta, non aveva ancora 21 anni. Vinse tre tappe, compresa la penultima. A livello cellulare ha una predisposizione genetica per certi sforzi, recupera bene anche durante la gara. E l’aspetto mentale fa il resto.

Vale a dire?

Non è mai nervoso, in tensione. Se oggi va male, pensa che domani andrà meglio e a come rifarsi. Prima dell’ultima crono del Tour, Roglic si stava scaldando sui rulli. Lui si è avvicinato ed è andato a dirgli in bocca al lupo. Lo rispetta. Sono amici, ma in corsa è guerra. Non pensavo che avrebbe vinto, si sono sposati il peggior giorno di Roglic e quello super di Tadej.

Com’è sul lavoro?

Non ho mai dovuto dirgli di allenarsi meno o con minore intensità, ma è pur sempre giovanissimo e ha bisogno di recuperare. Il Tour è finito il 29 agosto e l’ho mandato per due settimane a casa, dicendogli di andare a fare dei picnic con la sua compagna. Giù dalla bici è un ragazzo normale, che fa le cose dei suoi coetanei. Per lui il ciclismo è un divertimento. Attacca da lontano perché lo diverte ed è tipico di queste nuove generazioni che non hanno paura di niente.

Magari quest’anno sarà diverso?

Sicuramente l’ambiente gli metterà più pressione, ma a livello mentale Tadej è superiore. E’ super intelligente, non ha paura di perdere e nemmeno di vincere. Non so quanto sia lontano dal suo top, ma non credo che lo vedremo prima dei prossimi 6-7 anni.

Pogacar con la ragazza, Urska Zigart, al via del Trofeo Binda
Pogacar con la ragazza, Urska Zigart, al via del Trofeo Binda

Hirschi, la libertà

Lo svizzero è arrivato in Uae in ritardo rispetto agli altri, portato nel team da un colpo di mercato di Mauro Gianetti. Ed è questo, secondo San Millan, il motivo di un inizio di stagione così spostato in avanti. «Devo ancora conoscerlo bene – dice – abbiamo corretto qualche difetto in bici. Ha finito la stagione tardi, gli è mancato tutto il lavoro di posizionamento ed ha avuto bisogno di più tempo».

Si dice che soffra le regole.

Ci ha detto di volere la sua libertà e non abbiamo problemi a lasciargliela, ma deve esserci continuo scambio di informazioni.

Che tipo di futuro vede?

Ha tanto talento e col tempo può diventare un corridore da corse a tappe. Lavoreremo per questo. La fase attuale prevede di valutarlo in quelle di una settimana. Al Giro dei Paesi Baschi è stato 12° nella crono ed è interessante. Sappiamo che va bene sugli strappi, bisognerà vedere le salite lunghe, ma non c’è fretta di scoprirlo. Ha solo 22 anni.

Si allena davvero troppo?

Si allenava tanto. Nel periodo del lockdown, approfittando del fatto che in Svizzera si potesse uscire, ha fatto una base incredibile.

Il 12° posto di Hirschi nella crono dei Paesi Baschi è per il team un riferimento utile
Il 12° posto nella crono dei Paesi Baschi è un riferimento utile

Ayuso, la scommessa

Juan Ayuso è il più giovane: 18 anni. «In Spagna si parla di lui sin dagli juniores. Andava in fuga e vinceva le volate. Mi pare sia la stessa cosa che riesce a fare ora a livello under 23 con la Colpack».

Quanto è forte?

Ha parametri eccezionali. E’ metodico nel lavoro. Gli dici cosa deve fare e non sbaglia un colpo. Ha un recupero fisiologico eccezionale e test non comuni. Lo alleno dal 2020 e quest’anno abbiamo solo aumentato un po’ le ore di lavoro, ma non arriva mai a farne sei.

Ad agosto salirà a livello WorldTour?

Sono scelte che dipendono dalla squadra, ma certo non ho mai pensato di allenarlo come un pro’. E’ giusto che lavori come un under 23. Mi confronto di continuo con Matxin che l’ha segnalato. Non devono esserci pressioni. E se passerà professionista ad agosto, continueremo rispettando la sua età.

E’ presto per definire il suo raggio di azione?

Molto presto. Dobbiamo valutare il recupero. Ad ora possiamo parlare di un atleta molto completo. Va bene sulle salite. E’ veloce. E’ soprattutto dotato di una grande intelligenza.

Ayuso ha retto bene con i pro’ alla Coppi e Bartali e ha poi vinto fra gli U23
Ayuso ha retto bene con i pro’ alla Coppi e Bartali
Usa spesso questa parola: intelligenza.

E’ una nota comune di questi tre talenti. La uniscono alla dedizione al lavoro e al grande carattere. Sono nati per essere vincenti. Alla loro età, c’è chi si allena troppo per mantenere le attese, ma per loro non sono preoccupato. Non rischiano di crollare. La squadra sta facendo un gran lavoro.

Roglic non sbaglia più e ribalta il Paesi Baschi

11.04.2021
3 min
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Questa volta Roglic ha imparato la lezione. L’ultima esaltante tappa del Giro dei Paesi Baschi ha visto lo sloveno lasciare la vittoria parziale a David Gaudu, il francese dell’AG2R Citroen che aveva tirato per tutta la salita finale, alzando anche lui le braccia al cielo (foto di apertura) per la riconquista della corsa spagnola dopo il successo del 2018. Una gara ribaltata l’ultimo giorno, che ha riconfermato come sempre più spesso l’unico rimedio contro avversari di pari livello e anche superiori siano le tattiche giuste.

Primi fuochi

Facciamo un piccolo passo indietro: la gara iberica aveva avuto un’evoluzione molto effervescente, con Roglic vincitore della prima tappa a cronometro, Pogacar che aveva provato a metterlo in crisi nella terza dove erano arrivati insieme e anche lì era sembrato che lo sloveno della Jumbo-Visma avesse capito che era meglio accontentarsi della difesa della maglia…

L’ennesimo testa a testa fra i due sloveni: a Pogacar la tappa, Roglic difende la maglia
Terza tappa, a Pogacar la tappa, Roglic difende la maglia

Nella quarta tappa il colpo di scena architettato dal Uae Team Emirates, con Brandon McNulty lanciato alla conquista della maglia. Roglic era rimasto sorpreso, Pogacar aveva lavorato in funzione dell’americano, forse anche cosciente di non avere le gambe brillanti al 100% dopo aver staccato un po’ la spina al termine della Tirreno-Adriatico.

Pogacar gregario?

Una scelta che sembrava giusta e nella tappa finale, che si sapeva essere decisiva, Pogacar si è messo a lavorare per il compagno. Ma la gara è esplosa molto presto e McNulty ha subito mostrato la corda, così l’ultimo vincitore del Tour si è dovuto mettere in prima persona a salvare il salvabile, mentre Roglic davanti andava a costruire la riconquista. Un errore di valutazione da parte della Uae? Forse, ma è vero anche che il Pogacar dei Paesi Baschi probabilmente non avrebbe potuto fare di più.

Pogacar chiede collaborazione nell’inseguimento, ma Vingegaard lo marca stretto
Pogacar chiede collaborazione, ma Vingegaard lo marca stretto

La realtà però ha sempre due facce: anche non nel pieno della forma, il giovane sloveno ha una marcia superiore. Sulla salita finale, quando era lui a tirare l’inseguimento, il distacco è andato progressivamente scendendo. Quando ha dovuto riprendere fiato dopo l’allungo dell’intramontabile Valverde, davanti Gaudu e Roglic hanno ripreso a guadagnare.

Vingegaard stupisce ancora

Parlando di tattiche, molti avevano criticato la Jumbo Visma per la “disattenzione” nella quarta tappa, non facendo caso al fatto che nel sestetto di testa c’era anche un certo Jonas Vingegaard, che avevamo imparato a conoscere alla Settimana Coppi e Bartali. Il 25enne danese si era andato così a posizionare nei quartieri alti della classifica e nell’ultima tappa ha corso in marcatura stretta di Pogacar.

Risultato: Roglic primo in classifica e Vingegaard secondo a sancire il trionfo della squadra olandese, in barba a tutte le malelingue. Il 25enne danese si conferma interprete sopraffino delle corse a tappe medio-brevi e all’ombra di Roglic potrebbe maturare anche come futuro cacciatore di grandi Giri.

La vera sorpresa del Giro dei Paesi Baschi: di Vingegaard sentiremo ancora parlare…
Di Vingegaard sentiremo ancora parlare…

La sfida fra i due sloveni ha vissuto così un altro capitolo, confermando che nelle gare di più giorni sono loro i riferimenti assoluti attuali. Ora però cambia il terreno di battaglia: i due si ritroveranno alla Freccia Vallone e alla Liegi-Bastogne-Liegi, dove ci saranno però anche altri pretendenti al trono…

Trenta 3K Carbon, leggero e sicuro. Garantisce Pogacar

09.04.2021
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Il casco Trenta 3k Carbon con cui corrono gli atleti del Uae Team Emirates nasce da uno studio metodico e approfondito sin nei minimi dettagli da parte del reparto Research & Development di Met, azienda italiana produttrice di caschi da ciclismo da più di 30 anni, con l’obiettivo di rispettare i più alti standard di qualità e le più rigide procedure di sicurezza.

Leggero e sicuro

Un casco leggero dal peso di 229 grammi che presenta ben 19 prese d’aria. Il sistema di sicurezza è garantito dalla protezione Mips-C2 che riesce a disperdere le forze rotazionali causate dall’impatto dovuto ad un eventuale caduta. Grazie alla tecnologia 3K Carbon i tecnici Met hanno rilevato che il modulo elastico del carbonio permette di ridurre la densità della schiuma di EPS (polistirene espanso) di circa il 20%, mantenendo un’ottima stabilità nella resistenza agli urti. Il risultato ottenuto è una calotta più leggera e performante.

«Il casco – dice Pogacar – è una parte cruciale della nostra attrezzatura. Come ciclisti lo indossiamo tutti i giorni. Se non è comodo e leggero, allora è un problema. Fortunatamente MET ci offre i migliori caschi possibili».

Come nasce

La notevole riduzione del peso è dovuta anche al materiale con cui è stato realizzato il casco, che abbina fibre composite e Polistirene Espanso Sinterizzato: un materiale organico sintetico. Si tratta di un prodotto di origine naturale che viene trattato con processi di produzione di tipo artificiale, con struttura cellulare. L’EPS è costituito per il 98% da aria, la restante parte da carbonio ed idrogeno. Al termine del processo di formazione si ottiene un prodotto rigido e di peso ridotto.

Aerazione e aerodinamica

L’aerazione del casco è garantita da un sistema complesso che presenta 19 prese d’aria. Lo scopo è quello di non trattenere l’aria all’interno e di mantenere la testa fresca. Il sistema di ventilazione è stato studiato in collaborazione con l’organizzazione statunitense NACA (National Advisory Comittee for Aeronautics). La finalità di questa collaborazione è quella di massimizzare il flusso d’aria costante senza sfavorire le prestazioni aerodinamiche del Met Trenta 3K Carbon.

La presa d’aria nella parte anteriore del casco sfrutta la potenza dell’effetto Venturi e spinge fuori l’aria calda dall’interno del casco, attraverso scarichi appositamente posizionati nella parte posteriore. Ciò garantisce un flusso d’aria costante attraverso il casco, senza creare resistenza aerodinamica.

Le impressioni di Trentin

Per approfondire abbiamo deciso di sentire anche Matteo Trentin, corridore di punta della formazione UAE Emirates.

«E’ un casco veramente comodo – dice – che canalizza l’aria al suo interno come pochi altri. La parte posteriore è stata progettata appositamente per favorire il deflusso dell’aria. Fin da subito mi sono reso conto che il ricambio è efficace e garantisce la giusta freschezza. E poi mi piace anche perché è aerodinamico e io a questo fattore attribuisco molta importanza. Ho avuto una buona impressione dalla prima volta che l’ho indossato. Resta fermo ben allineato con la testa. Inoltre posso dire che non ti accorgi nemmeno di averlo. E’ così leggero che ti permette di pedalare con un comfort veramente elevato».

Chiuso e aperto

A corollario di quanto detto, arriva la distinzione fra due modelli di casco in uso al team.

«Abbiamo 2 tipologie di caschi – prosegue Trentin – uno chiuso, il Manta Mips, da usare preferibilmente con la pioggia o per le volate e uno classico per il bel tempo, il Trenta 3K Carbon. In linea di massima è preferibile usare il casco chiuso in condizioni di maltempo. Ma devo dire che il Trenta 3K Carbon con la pioggia va bene anche in versione classica. In fondo è un discorso più individuale, dipende dalle preferenze. Io ad esempio utilizzo il casco chiuso per le corse in cui c’è freddo o anche pioggia. Mentre utilizzo invece il casco aperto per le corse in cui c’è il sole o comunque la temperatura è gradevole».

Colnago all’attacco: bici prodotte in Italia e l’accordo col Tour

22.03.2021
6 min
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Colnago riporta in Italia l’alto di gamma e diventa la bicicletta ufficiale del Tour de France. E non finisce qui, venite a leggere.

Quando a maggio scorso Ernesto Colnago decise di vendere la sua azienda, qualcuno all’interno di Chimera Investments, il fondo di Abu Dhabi che l’ha rilevata, propose di trasferire tutto negli Emirati Arabi. L’italianità della bicicletta trapiantata nel deserto. Per fortuna ci si rese conto che l’idea non avrebbe dato grandi frutti e il management individuò in Nicola Rosin, ex Selle Royal, la figura di riferimento su cui incentrare il nuovo progetto. Subito sotto Rosin, si trova Manolo Bertocchi, bergamasco di stanza in Gran Bretagna che da circa un mese ha iniziato a lavorare alla ristrutturazione di un’azienda che per decenni ha avuto come unico riferimento il suo fondatore, con tutte le implicazioni che questo comporta.

Manolo Bertocchi ha lavorato a lungo nella comunicazione del Giro d’Italia con Shift Active Media. E’ ora Direttore Marketing di Colnago
Manolo Bertocchi è il nuovo Direttore Marketing di Colnago

Volendo proseguire nel nostro viaggio fra le aziende che forniscono biciclette ai team WorldTour, una sosta da Colnago era d’obbligo, anche se ci siamo trovati davanti a un vero e proprio cantiere, con Bertocchi direttore dei lavori.

Che cosa sta succedendo in Colnago?

Si sta ristrutturando un po’ tutto, con una serie di obiettivi, fra cui quello di riportare la produzione in Italia, quantomeno l’alto di gamma.

Come si concilia questa esigenza con il boom pazzesco del mercato?

C’è un eccesso di domanda e carenza di materia prima, dal carbonio ai gruppi. Shimano consegna a 18 mesi, Sram a un anno, Campagnolo a 8 mesi. Non possiamo fare una seria campagna di marketing perché non abbiamo materiale da vendere. Quindi anche lanciare dei nuovi modelli non sarebbe positivo, perché potremmo farli vedere e poi non saremmo in grado di consegnarli. Se lanci un prodotto, generi domanda. Abbiamo dei nuovi modelli fantastici, ma dobbiamo ragionare sui 18 mesi di Shimano. Se avessimo i gruppi, faremmo un +50% di fatturato.

Le specialissime della Uae Team Emirates
Le specialissime della Uae Team Emirates
Come dire che è tutto fermo?

Niente affatto, ci sono progetti e iniziative. Una è molto speciale e prevede che Colnago sarà la bici ufficiale del Tour de France. Produrremo un modello in serie limitata, che sarà montato Campagnolo, perché Shimano, sponsor del Tour, non riesce a dare i gruppi. E poi probabilmente potrebbe essere pronta una nuova bicicletta che Pogacar userà in Francia, ma qui serve il condizionale. Il grosso delle novità si vedranno a fine anno.

Con una crono, Pogacar ha conquistato il Tour de France
Con una crono, Pogacar ha conquistato il Tour de France
Quindi ad ora non ci sono bici Colnago da consegnare?

I magazzini sono stati svuotati prima che arrivassimo. Le fabbriche di mezzo mondo si sono piantate e quando il mondo è ripartito, davanti all’eccesso di domanda, tutto è stato consegnato e venduto e adesso non c’è più niente. A questo si aggiunga la difficoltà dei trasporti, più lenti e più costosi. Fosse però solo un problema di costi, pagheremmo volentieri visto tutto quello che potremmo consegnare. Abbiamo bici ferme da mesi perché sprovviste di gruppi e la situazione non dipende assolutamente da noi.

Però forse non tutti i mali vengono per nuocere…

Esatto, approfittando di questo stallo, abbiamo davanti quasi un anno per ripianificare l’azienda che da storica e artigianale, deve diventare manageriale.

Biciclette come gioielli dal mago artigiano di Cambiago
Biciclette come gioielli dal mago artigiano di Cambiago
Manageriale si intona bene con l’idea di artigianalità?

Quello che non deve cambiare è l’impronta di Colnago, la sua storia e la filosofia che c’è dietro. Vogliamo raccontare quello che davvero facciamo. E se diciamo che produciamo l’alto di gamma in Italia, è perché sarà così. Altri lo dicono, ma sanno che non è vero. A Cambiago ci sono i lavori per i nuovi impianti, anche se in Asia faremo le bici di gamma meno alta. Nonostante quello che si dice, ci sono due stabilimenti che fanno le bici di tutte le aziende del mondo: Giant e Merida. Noi invece vogliamo che il cliente Colnago venga in sede, che visiti il museo, veda la sua bici durante la costruzione, che esca con noi in bicicletta, che passi la giornata in azienda e poi torni a casa soddisfatto. Colnago è un’azienda italiana, rilevata da un fondo di investimento, al pari di alcun grandi squadre di calcio che non per questo hanno smesso di essere italiane.

Come si inserisce la squadra WorldTour un questo contesto?

Non si tratta di sponsorizzazione, ma di una società che è… sorella a Colnago. La proprietà è la stessa. La squadra ci dice di cosa ha bisogno e noi la sviluppiamo. Siamo agli inizi di questa simbiosi, ma darà grandi frutti. Forse la Trek può dirsi simile da questo punto di vista. Anche i fornitori dei componenti non intervengono come sponsor, ma parlano direttamente con noi. E’ un progetto tecnico e non commerciale. Il modello V3RS è stato impostato da Colnago, ma in futuro i cambiamenti saranno ispirati da Pogacar che per il team e per l’azienda rappresenta un grande valore aggiunto.

La V3RS che ha vinto il Tour 2020 autografata per Ernesto Colnago
La V3RS che ha vinto il Tour 2020 autografata per Ernesto Colnago
Torna in azienda Alessandro Colnago, che ne era uscito…

L’ho richiamato io, per avere un piede nel passato di questa azienda e costruire il futuro senza discostarsi dalla sua tradizione. La coerenza storica è necessaria. Alessandro ha sensibilità assoluta sul prodotto, il colore Frozen, ad esempio, l’ha tirato fuori lui. E adesso, libero da dinamiche familiari, si sta rivelando un eccellente Brand Manager. Chi lavorava anche prima con lui è rimasto a bocca aperta davanti al cambiamento. Io no, sapevo che avesse questo livello così alto. Oltre a lui avrò accanto Alessandro Turci per la comunicazione.

Pogacar in visita allo stabilimento di Cambiago, accanto al maestro
Pogacar in visita allo stabilimento di Cambiago, accanto al maestro
Sarà messa in atto una campagna di comunicazione per sottolineare l’italianità del progetto?

Ora non possiamo per i motivi detti prima, ma in futuro e in tutte le lingue del mondo, parleremo di “Colnago, La Bicicletta”. Se entrate a Cambiago, c’è un quadro di Ernesto che dipinge la Gioconda. La sua visione è sempre stata quella di fare un’opera d’arte italiana per il ciclismo. Un’idea ben chiara. Gli americani hanno belle bici e i muscoli di un marketing molto potente. Il prodotto industriale perfetto è bellissimo, ma l’errore degli italiani a lungo è stato volerli inseguire sul loro stesso terreno, senza rendersi conto che tanti di loro vorrebbero essere Colnago. Ecco, è il momento di mettere sul tavolo la storia e i contenuti tecnici di questo marchio.

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Tirreno show: brindano Wout e Tadej, cede Ganna

16.03.2021
5 min
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Eravamo tutti pronti a brindare con Filippo Ganna, invece la Tirreno-Adriatico ha mostrato ancora una volta il suo volto più duro. E dopo una settimana che più severa non poteva essere, anche il gigante di Verbania ha dovuto arrendersi alla condizione certamente notevole di Van Aert e alla qualità di Kung, che ha dovuto lavorare certo meno di lui nelle tappe dure. Dopo di loro, sul traguardo di San Benedetto è sfilato Tadej Pogacar, a dimostrare che quella a La Planche des Belles Filles, ancorché in salita, non fu una crono figlia del caso. Il giovane sloveno si porta così a casa la Corsa dei Due Mari, davanti a Van Aert e Landa (foto di apertura), avendo mostrato in almeno tre occasioni freddezza e padronanza da veterano. A Prati di Tivo, dove ha vinto staccando tutti. A Castelfidardo, dove ha ugualmente staccato tutti mancando solo Van der Poel. E nell’ultima crono, dove si è messo ancora alla prova arrivando quarto.

Terzo al traguardo, Ganna ha sicuramente pagato gli sforzi dei giorni scorsi
Terzo al traguardo, Ganna ha sicuramente pagato gli sforzi dei giorni scorsi

Ganna provato

Per amor di bandiera, iniziamo il nostro racconto da Ganna, che sui rulli dopo l’arrivo è parso davvero stremato, riparato con una coperta mentre girava le gambe in cerca di sollievo.

«In questa corsa – dice – ho preferito fare il mio lavoro di squadra, che è stato impegnativo. Sapevo che non sarebbe stato facile ricavare dello spazio per me, ma va bene così. Ci siamo impegnati al 100 per cento e siamo soddisfatti di quello che è venuto. Se uno dà il massimo, ha poco da recriminare».

Sceso dall’ammiraglia, Dario Cioni lo ha osservato e ha poi spiegato il perché di una giornata storta, ammesso che un terzo posto possa essere definito un risultato storto.

«La prestazione – dice – è stata comunque di alto livello. E poi la crono dopo una settimana di corsa così dura non è la prova secca. Pippo ha lavorato per la squadra, ha tirato in montagna ed è andato in fuga a Castefidardo. Sono rischi che poi si pagano, a fronte di avversari fortissimi. Kung è il campione europeo, Van Aert aveva già dimostrato la sua condizione. Era inevitabile che prima o poi la serie di vittorie finisse. Perciò ora ci riposiamo e poi andiamo alla Sanremo. Se Pippo starà bene, potrebbe fare qualcosa. Anche se, volendo anticipare, bisognerà fare i conti con questi qui che attaccano abitualmente a 50 chilometri dall’arrivo…».

Pogacar ha concluso con il 4° tempo nella crono, a 1″ dal podio. La Tirreno è sua
Per Pogacar il 4° tempo nella crono: la Tirreno è sua

Van Aert vola

La crono l’ha vinta Van Aert. Dopo Castelfidardo, il belga aveva detto di avere davanti altre due giornate in cui darsi da fare, ma quando ieri verso Lido di Fermo si è reso conto che per riprendere la fuga avrebbe dovuto dare fondo alle energie, si è messo in modalità risparmio energetico pensando alla crono.

«Questa vittoria – dice – mi dà grande fiducia per le crono dell’estate. Adesso nel mio orizzonte c’era soprattutto la Roubaix e visto che nell’inverno abbiamo cambiato materiali e bici, la mia testa era nella messa a punto della bici per il pavé. Adesso so che si può lavorare bene anche per le crono. Comunque sono molto soddisfatto. Ero venuto per mettermi alla prova e contro un Pogacar di questo livello c’era poco da fare. Mi è piaciuto molto avere la maglia di leader nei primi giorni, per cui stasera ci sarà da festeggiare. Ogni tanto è bello guardare indietro e abbiamo vissuto davvero una bella settimana. Perciò brinderemo, cercheremo di recuperare e già giovedì saremo sulla strada per la Milano-Sanremo».

Van Aert ha dimostrato la sua grande condizione vincendo la crono a 54,595 di media
Van Aert ha dimostrato la sua grande condizione vincendo la crono a 54,595 di media

Pogacar e la pressione

Pogacar con il suo aspetto da bimbo felice ha trovato il modo migliore per festeggiare il 57 esimo compleanno del suo capo Mauro Gianetti. Dice che dopo il debutto al Uae Tour, questa corsa era un altro grande obiettivo, ma che ora non gli dispiace saltare la Sanremo, perché il suo calendario è molto fitto e un po’ di tempo per recuperare ci sta bene.

«E’ così giovane. Diceva al mattino proprio Gianetti – che sarebbe troppo portarlo anche alla Sanremo. Per fare cosa, un attacco sul Poggio? I nostri obiettivi sono più avanti e lui stupisce per la lucidità con cui vede la corsa».

«Davanti a me – conferma Tadej – ci sono altre classiche, vale a dire la Freccia Vallone e poi la Liegi. Ho cominciato la stagione sperando di fare bene al Uae Tour, qui sono arrivato in buona forma e in effetti un po’ di pressione l’ho sentita. Quella dell’ambiente e quella che mi metto da solo. La vittoria di Prati di Tivo è stata bellissima, perché è stato un giorno perfetto, in un posto bellissimo e con una grande risposta delle mie gambe. E anche la crono di oggi mi rende super felice, perché era corta e veloce. Non mi stupisce che abbia vinto Van Aert e non mi stupisce che sia andato così forte per tutta la settimana. Penso che sia un grande corridore e possa essere un ottimo avversario per queste corse di una settimana».

Sesto all’arrivo, Bettiol ha disputato un’ottima cronometro
Sesto all’arrivo, Bettiol ha disputato un’ottima cronometro

Obiettivo Sanremo

Ora che la carovana della Tirreno si va disperdendo verso il Nord, le attenzioni di tutti si spostano verso la Sanremo. Il meteo annuncia il rischio di maltempo, si parla persino di neve. La Rai trasmetterà la corsa in diretta integrale, ma lo spettacolo inizierà già da giovedì, con i sopralluoghi dei team sul percorso. Sabato la stagione vivrà il primo Monumento, ma non si può certo dire che anche questa Tirreno non sia stata altrettanto monumentale.