Il 2026 di Hirschi, questa volta si gioca tutto

Il 2026 di Hirschi, questa volta si gioca tutto

10.02.2026
5 min
Salva

La stagione di Marc Hirschi è già iniziata con le prime tre corse in Spagna, senza grandi squilli a differenza di quanto avvenne lo scorso anno con vittoria alla prima uscita.  Lo svizzero della Tudor però non si preoccupa e guarda giustamente più avanti in una stagione per lui importante. Nel suo caso c’è sempre una sorta di attesa particolare, sin da quando emerse nel 2020 come grande interprete delle classiche delle Ardenne e ancor di più dopo il 2024, nel quale raccolse un numero impressionante di successi.

Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest'anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest’anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest'anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest’anno ha corso finora 3 volte

Riscattarsi dopo le delusioni

Visto come sono andate le cose lo scorso anno (75 giorni di gara con quella sola vittoria di gennaio) in tanti pensano che quella pioggia di successi, ben 9 compresa la Clasica di San Sebastian, sia legata soprattutto alla militanza nella UAE. Cambiata maglia, cambiati i valori. Lo svizzero è pronto a smentire i denigratori e vuole farlo con i fatti prima ancora che con le parole…

Parlando della sua prima stagione con la Tudor, Hirschi lo considera un necessario anno di apprendistato da entrambe le parti: «Ci siamo avvicinati, abbiamo preso le misure. Avevo iniziato con una vittoria seguendo la scia dell’anno precedente ed era stato bello, ma sinceramente speravo che poi le cose andassero in maniera diversa, non posso essere soddisfatto, ma questo mi dà maggiore carica per quella nuova».

Nell'incontro con la stampa prima d'inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell’incontro con la stampa prima d’inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell'incontro con la stampa prima d'inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell’incontro con la stampa prima d’inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025

Un anno di assestamento

Lo svizzero però non guarda solo ai risultati: «Per questo dico che è stato un anno di assestamento. Con la squadra mi trovo molto bene, ho trovato subito grande feeling, ci sono stati molti momenti positivi come l’intera esperienza al Tour de France. Ma la mia attività è fatta di numeri, di risultati, di vittorie e spero che queste arrivino in misura maggiore nel 2026».

Nel parlare con lui, il richiamo al 2024 è incessante e d’altronde in quella stagione sembrava davvero il contraltare di Pogacar, pronto a sostituirlo sul gradino più alto del podio dove il vincitutto non poteva esserci. La sua preparazione, considerando da una parte l’ultimo anno alla UAE e dall’altro l’annata passata, è cambiata per farlo trovare pronto? «In qualcosa, nel senso che farò un ritiro in quota nel corso della primavera. Prima dell’inizio della stagione diciamo che ho leggermente abbassato il numero di chilometri per essere più fresco.

La vittoria dell'elvetico alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria di Hirschi alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria dell'elvetico alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria di Hirschi alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno

Meno gare e l’altura prima del Giro

«Nel complesso non ci sono grandi cose che cambieranno, viceversa cambia un po’ il calendario. L’obiettivo è fare un pochino meno gare per avere più tempo per allenarmi, per curare maggiormente l’esplosività che ritengo sia l’elemento distintivo, quel che forse mi è mancato la stagione passata. Insomma, “less is more” come si suol dire…».

Questo significa aver messo mano al suo programma di gare: «Il prossimo weekend sarò in Portogallo, alla Figueira Champion Classic sperando di cominciare a vedere qualche segno che si traduca in risultati. Il primo obiettivo saranno le classiche delle Ardenne come sempre, poi prenderò un periodo di pausa per andare in altura e preparare il Giro d’Italia dove vorrei tornare a vincere in un grande giro».

Hirschi quest'anno farà il suo esordio al Giro d'Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest’anno farà il suo esordio al Giro d’Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest'anno farà il suo esordio al Giro d'Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest’anno farà il suo esordio al Giro d’Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe

Dopo il Giro, obiettivo iridato a Montreal

L’elvetico ha tra i suoi obiettivi di questa stagione riprendere quel feeling con le tappe, visto che l’ultimo suo successo risale al Tour 2020. Per questo, sapendo dell’invito alla Tudor per il Giro, ha scelto di esordire alla corsa rosa: «Ho visto il percorso e mi pare molto bello, con molte occasioni per poter cercare spazio. Nella seconda parte della stagione invece voglio preparare bene i mondiali in Canada. Lì ci sono già stato, conosco bene le strade Montreal, so che si adatta davvero alle mie caratteristiche e penso che sia una grande occasione».

Parlando del confronto fra i due ultimi team nella sua carriera, Hirschi si toglie anche un sassolino dalle scarpe: «E’ chiaro che tutti mi chiedono della UAE, del fatto che ci sono tanti corridori che vincono. Io sono convinto che anche alla Tudor ci siano tanti corridori vincenti. Io penso che ora stiamo crescendo rapidamente come squadra e abbiamo molte possibilità di vittoria, di trovare tanti spazi anche in questo ciclismo fatto di fuoriclasse. Con Alaphilippe, con cui ho costruito un ottimo rapporto, possiamo condividere la leadership e fare ottime cose. Mi piace essere leader e avere molta libertà, quindi è bello avere la fiducia della squadra, mi ha dato molta motivazione, non la vedo come una pressione».

Tour 2020, a Sarran lo svizzero del Team Sunweb dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran Hirschi dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran lo svizzero del Team Sunweb dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran Hirschi dà scacco matto vincendo per distacco

L’importanza del mental coach

Un passaggio importante, quello dalla UAE alla Tudor che è stato affrontato anche attraverso il supporto molto maggiore di un mental coach: «Non posso negare che mi ha dato una grossa mano. Ci lavoro da diverso tempo, ho già dovuto affrontare molte delusioni nella mia carriera e in alcuni momenti non è stato facile, perché si cerca sempre di migliorare e poi non si ottiene il risultato che ci si aspettava, pensi che hai lavorato invano. Nel complesso sono riuscito a gestirlo abbastanza bene, l’inverno è stato utile per staccare soprattutto mentalmente, durante la stagione si ha poco tempo per andare avanti».

Dalla NSN all’XDS Astana, gli ultimi colpi del ciclomercato

Ciclomercato, gli ultimi colpi dalla NSN alla XDS Astana

16.01.2026
6 min
Salva

Seconda parte della rassegna delle 18 squadre WorldTour insieme ad Alessandro Ballan. Come si è visto nella prima, ci sono stati tanti movimenti di ciclomercato che hanno un po’ cambiato le gerarchie, anche se la sensazione è che non tutte le formazioni abbiano scelto davvero in maniera da migliorare, almeno a breve termine. Un fatto che emerge infatti è il profondo rinnovamento con tanti neoprofessionisti e un’età media che continua ad abbassarsi, frutto della frenetica ricerca del nuovo campione a tutti i costi.

Brady Gilmore ha regalato al team il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Facebook)
Brady Gilmore ha regalato alla NSN il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Chris Auld)
Brady Gilmore ha regalato al team il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Facebook)
Brady Gilmore ha regalato alla NSN il primo podio: 2° nel Criterium Western Australia (foto Chris Auld)

NSN Cycling Team

Le polemiche legate al nome che hanno caratterizzato il 2025 dovrebbero essere parte del passato. La denominazione israeliana scompare dal nome, nuovo sponsor e nuova licenza. Ciò ha portato anche a molti cambiamenti in squadra, con ben 9 nuovi acquisti nel ciclomercato.

«Hanno fatto dei grandi cambiamenti – parte così Ballan – soprattutto con l’arrivo di Girmay che a mio parere negli ultimi due anni ha tirato un po’ i remi in barca. Nei propositi dovrebbe cercare di tornare quello di qualche anno fa, ma dietro di lui hanno corridori giovani come Paul Martin, un prospetto da seguire e lo stesso Pinarello, che arriva dalla Bardiani. Hanno dei corridori molto interessanti: certo, perdono tanta qualità con Ackermann, Fuglsang, Gee, Riccitello, Schwarzmann».

Red Bull Bora Hansgrohe

Con l’arrivo di Evenepoel, la squadra tedesca è chiaramente la regina del ciclomercato e si pone in aperta antitesi alla UAE, ma sarà sufficiente l’approdo dell’olimpionico?

«Loro e la Visma proveranno a sovvertire le gerarchie, saranno queste tre le squadre per i Grandi Giri a tappe. La Red Bull si è rafforzata parecchio, innestando esperienza con Cattaneo e Vermeersch, poi non dimentichiamo che hanno un serbatoio importante e un talento come il nostro Finn nel devo team che farà le sue prime esperienze in prima squadra. La nuova Red Bull è uno dei leif motiv della stagione che va a iniziare».

ristrutturazione per la Soudal che ora punta tutto sulle classiche di un giorno
Profonda ristrutturazione per la Soudal che dopo mosse interessanti al ciclomercato, ora punta sulle classiche
ristrutturazione per la Soudal che ora punta tutto sulle classiche di un giorno
Profonda ristrutturazione per la Soudal che dopo mosse interessanti al ciclomercato, ora punta sulle classiche

Soudal Quick Step

Considerando i nuovi arrivi e i cambiamenti imposti dalla partenza di Evenepoel, la nuova Soudal è davvero sulla strada di tornare il Wolfpack del passato?

«Loro avevano progettato questo cambiamento proprio in previsione dell’addio di Remco per quanto riguardava le gare a tappe e quindi hanno un po’ stravolto la squadra. Stanno cercando di ritornare sulle loro linee guida, incentrandosi sulle corse di un giorno. Dal ciclomercato arrivano corridori validi come Van Baarle e Stuyven, con molta esperienza nelle classiche, ma anche il nostro Filippo Zana, un altro bel corridore. Poi c’è Dainese per quanto riguarda le volate. Io credo che nel complesso ha cambiato molto proprio come impostazione, è una delle scommesse del 2026».

Team Jayco AlUla

Ben 10 nuovi acquisti nel ciclomercato per la formazione australiana, ma quanto influiscono sul rendimento generale?

«L’arrivo di Ackermann, Covi, Vendrame, anche il tricolore Filippo Conca danno al team un bello sprint, ma dall’altra parte perdono molto considerando che vanno via De Marchi, Dunbar, Groenewegen che è sempre un ottimo velocista. Io comunque penso che si siano rafforzati un po’: magari perdono qualità nelle volate senza Groenewegen, ma in generale mi sembra che si siano rafforzati proprio come intelaiatura e scelte tattiche».

I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)
I destini del Team Picnic PostNL dipendono molto dal ritorno ai vertici di Fabio Jakobsen, qui nel media day (foto Facebook)

Team Picnic PostNL

Non mancano le novità anche a proposito della formazione olandese: «Non vedo grandissime entrate dopo il ciclomercato, mentre per contro perdono Romain Bardet e anche Onley. E’ chiaro che cala la qualità, la vedo tra le formazioni che ha fatto un passo indietro. Magari però possono trovare altre soluzioni, concentrarsi maggiormente sulle volate di Jakobsen, poi ci sono giovani come Faure Prost che possono emergere, ma rischiano comunque di perdere punti e posizioni nel ranking».

Visma-Lease a Bike

Parlando dell’altra alternativa alla UAE, è chiaro che tutto è cambiato proprio negli ultimissimi giorni con l’addio di Yates.

«Peserà parecchio a mio parere, perché se è vero che hanno Vingegaard, non hanno più la seconda punta, non dimentichiamo che hanno perso anche Uijtdebroeks. Devono puntare tutto quanto su un uomo solo e sappiamo benissimo che quando hai una squadra impostata su una sola pedina non è mai facile. Il danese farà anche il Giro, vedremo quanto la squadra potrà sostenerlo in questo doppio sforzo».

Dominatore del 2025, il team di Pogacar è rimasto quasi intatto intorno al campione del mondo
Dominatore del 2025, pochi interventi nel ciclomercato per il team di Pogacar (foto UAE Team Emirates)
Dominatore del 2025, il team di Pogacar è rimasto quasi intatto intorno al campione del mondo
Dominatore del 2025, pochi interventi nel ciclomercato per il team di Pogacar (foto UAE Team Emirates)

UAE Team Emirates

Rispetto al passato, pochissime entrate e uscite al ciclomercato per la formazione regina del ranking. Ormai la il nocciolo duro è costruito intorno a Pogacar?

«Mah, hanno fatto più di 90 vittorie, quindi è anche difficile andare a cambiare una squadra vincente. Loro hanno questa capacità di avere questi contratti molto lunghi e soprattutto hanno la forza di prendere molti giovani interessanti come nel 2025, hanno fatto parecchi innesti. Poi hanno perso Ayuso, pedina forte ma anche molto scomoda. Sarà ancora la squadra da battere».

Uno-X

La Uno X continua nella sua strada di pseudonazionale norvegese/danese. La trovi sempre allo stesso livello?

«Perdono Kristoff, un grandissimo corridore, ma sappiamo benissimo che ultimamente non era più brillante come eravamo abituati a vederlo. Nel ciclomercato hanno ingaggiato molti corridori con esperienza, che arrivano da Intermarché, Bahrain, Astana, Groupama. Io direi che alla fine si rafforzano perché portano a casa dei corridori che hanno già un bagaglio di conoscenza del ciclismo ad alto livello. Si metteranno in luce».

Nicolas Vinokourov è uno dei giovani promossi dal devo team (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani del team kazako di sponsor cinese (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani promossi dal devo team (foto Facebook)
Nicolas Vinokourov è uno dei giovani del team kazako di sponsor cinese (foto Facebook)

XDS Astana

Per la formazione kazaka quest’anno non c’è la spada di Damocle della retrocessione. Otterrà comunque grandi risultati con i corridori innestati?

«Dipende, se imposteranno la stagione come l’anno scorso, dove sono partiti veramente forte nella prima parte e poi hanno pagato quella partenza molto veloce nel corso della stagione o cambieranno scelte. E’ una squadra che ha un grosso blocco di italiani e quindi speriamo faccia risultati per i nostri uomini, pensando a Diego Ulissi e a tutti gli altri. A mio parere si è rafforzata perché rispetto a quello che ha perso, hanno preso corridori che arrivano da squadre, magari non di primo livello, ma che hanno già fatto dei buoni calendari, come la Caja Rural».

Joao Almeida

Il primo big del Giro alza la mano. Almeida crede alla rosa

17.12.2025
6 min
Salva

BENIDORM (Spagna) – Occhiale con montatura dorata, una tranquillità quasi sudamericana cucita addosso, anche se europeo lo è fino in fondo, e una grinta che c’è, ma non si vede. Joao Almeida lo incontriamo a Benidorm, durante il media day della UAE Emirates e bastano poche frasi per capire che il 2026 può essere il suo anno. Una delle prime cose che ci dice il portoghese è che sarà lui il leader della squadra al prossimo Giro d’Italia. E’ quindi il suo il primo nome tra i big che puntano alla maglia rosa.

Almeida ormai è un atleta di vertice assoluto. Tolti due o tre fuoriclasse fuori scala, è lì, stabilmente, nel gruppo ristretto dei corridori da Grandi Giri. E soprattutto è in crescita. Una crescita lenta e costante, tipica di chi costruisce tutto con il lavoro. Non è il talento a cui arriva tutto dall’alto. Il podio alla Vuelta gli ha dato consapevolezza e fiducia. Ogni stagione ha aggiunto qualcosa. E al Giro che può giocarsi la sua grande occasione.

Joao Almeida
Joao Almeida (classe 1998) a Benidorm ha annunciato che punterà forte al Giro d’Italia
Joao Almeida
Joao Almeida (classe 1998) a Benidorm ha annunciato che punterà forte al Giro d’Italia

Verso il Giro

Almeida è uno molto concreto e soprattutto consapevole. Non si nasconde dietro frasi fatte quando parla del proprio livello rispetto a fenomeni come Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard o Remco Evenepoel. Sa dove si colloca e sa bene che il Giro d’Italia rappresenta uno snodo fondamentale della sua carriera.

«Il Giro sarà il mio grande obiettivo – racconta – sono contento di tornare. E’ una scelta che abbiamo preso con la squadra. Lo affronterò con l’idea di lottare per la corsa e provare a vincere. Poi parlare è facile, farlo è un’altra cosa. So che dovrò lavorare tantissimo e rimanere concentrato fino all’ultimo giorno».

Il suo programma stagionale è fitto ma equilibrato: Valenciana, Algarve, Parigi-Nizza, Catalunya, Giro d’Italia, Burgos e Vuelta. Una costruzione pensata appunto insieme alla squadra, che ha condiviso con lui la scelta di tornare al Giro dopo due Tour consecutivi. La corsa rosa gli ha dato tanto, è qui che si è rivelato al grande pubblico nel 2020 indossando la maglia rosa per 15 giorni. E sempre qui ha agguantato il suo primo podio in un grande Giro nel 2023.

Joao Almeida
Joao al Giro avrà una grande squadra (a partire da Vine in testa). Anche i compagni ne riconoscono la leadership
Joao Almeida
Joao al Giro avrà una grande squadra (a partire da Vine in testa). Anche i compagni ne riconoscono la leadership

Una squadra forte

Poi c’è il tema squadra, centrale come non mai. In conferenza qualcuno prova ad estorcergli una dichiarazione sul fatto che il non essere stato portato al Tour possa bruciargli. Almeida non è di questo parere. Davvero ha una grande occasione, soprattutto è leader riconosciuto anche dall’interno di una corazzata come la UAE.

Il rapporto con Pogacar, la condivisione dei programmi e il ruolo che Almeida ha saputo ritagliarsi all’interno della UAE hanno fatto crescere le sue quotazioni. Dopo il podio alla Vuelta e il lavoro da gregario al Tour, il suo status è cambiato. Insomma, Joao non è più soltanto un lusso di squadra, ma una garanzia.

La vittoria sull’Angliru, battendo Vingegaard, resta uno snodo cruciale in ottica futura. Ha aperto una breccia… anche nella mente. Non solo per il valore simbolico di quella salita, ma per il messaggio che ha mandato. E’ stata una breccia ben più ampia dei pochi secondi inflitti in cima. L’Angliru di Almeida è la dimostrazione che anche il danese, seppur con grande difficoltà, è battibile. E questo lo sanno anche i compagni.

Al Giro Almeida arriverà con una formazione di altissimo livello, come dicevamo. Al suo fianco ci saranno uomini come Adam Yates, Jay Vine e il connazionale Antonio Morgado, giusto per citarne tre. Una squadra “monster”, costruita per proteggerlo in pianura, sostenerlo in salita e offrirgli soluzioni tattiche in ogni fase della corsa. E’ una fiducia che pesa, ma che allo stesso tempo lo responsabilizza.

Almeida ha perso la Vuelta con 1’16” di distacco da Vingegaard. Il danese però aveva 34″ di abbuoni in più. Il distacco su strada è stato di 42″. Un dato incoraggiante in vista del Giro
Almeida ha perso la Vuelta con 1’16” di distacco da Vingegaard. Il danese però aveva 34″ di abbuoni in più. Il distacco su strada è stato di 42″. Un dato incoraggiante in vista del Giro

Un grande tra i grandissimi

Almeida non ha mai nascosto quanto questa sia un’epoca ciclistica complicata. «E’ un periodo molto difficile – spiega – il livello è altissimo. Quando si parla di Pogacar, Vingegaard o Evenepoel sono più realistico che sognatore. Non rinnego le ambizioni, ma non mi illudo. Attualmente, vincere il Tour contro di loro è quasi impossibile, ma sono felice di essere parte di questa generazione. Sono gli anni migliori della mia vita».

Una frase che racconta molto del suo approccio: la vittoria non è l’unico metro di giudizio. Conta anche come si corre, come si cresce, come si resta competitivi.

Il portoghese è convinto che non sempre vinca il più forte e che le corse si decidano su dettagli, gestione e lucidità. E’ per questo che punta su gare come il Giro, dove la costanza può fare la differenza. «Un Grande Giro sono tre settimane in cui non serve un’esplosività devastante, ma la capacità di non crollare mai. Un terreno che sento mio e mi consente di esprimere al massimo la mia idea di ciclismo».

Joao Almeida
Piancavallo 2020: Almeida si difende con i denti. In cima resterà in rosa per 15″
Joao Almeida
Piancavallo 2020: Almeida si difende con i denti. In cima resterà in rosa per 15″

Almeida e la salita

Nel suo percorso ci sono anche ricordi che definisce: «Belli e tristi allo stesso tempo». L’oggetto in questione è la salita di Piancavallo. La montagna friulana sarà il giudice definitivo della prossima corsa rosa. Lassù nel 2020 si trovò in mezzo agli attacchi di Hindley, Kelderman e Geoghegan Hart. «Tornare lassù per una rivincita? E’ una salita normale… ma spero di andare forte», sorride.

Almeida insiste molto sull’aspetto mentale e scientifico della preparazione che si lega molto alla sua tattica. Lui di solito è uno che sulle salite lunghe rientra (quasi) sempre. Sembra stia sempre per staccarsi e poi te lo ritrovi davanti. «Alla fine il ciclismo è scienza – ha detto al poadcast di Sigma – scienza applicata allo sport. Con i test e le sensazioni sai esattamente quanti watt puoi spingere per un certo tempo. Potrei seguire subito certi attacchi, ma non lo faccio perché so che quei corridori a quel ritmo crolleranno entro un paio di chilometri. Nella mia mente mi dico: ti riprendo. Chiaro che non posso sempre fare questo ragionamento anche contro Pogacar, Vingegaard o Evenepoel».

Stavolta però Vingegaard al Giro potrebbe esserci. Almeida lo sa. E sa anche che dovrà arrivare al massimo, magari sfruttando tappe intermedie, gestione e intelligenza di gara. Perché il Giro, più di ogni altra corsa, spesso premia chi sa aspettare il momento giusto e chi lo conosce (Joao ha già quattro partecipazioni). E tante volte ha punito la superstar di turno. Lo sanno bene Wiggins, Thomas, Evenepoel…

Juan Ayuso

Ayuso e la UAE: l’idea di Saronni sul divorzio “in corsa”

02.10.2025
5 min
Salva

Ayuso in crisi al Giro d’Italia, Ayuso fuori dalla lotta per la maglia amarillo, Ayuso poi trionfatore di tappa alla Vuelta con imprese di spicco. Si è parlato tanto del giovane talento spagnolo quest’anno, ma in fin dei conti più per questioni “fuori gara” che per i suoi successi. L’iberico lascia la UAE per passare alla Lidl-Trek e la sensazione è che nel team degli Emirati siano pochi a piangere per il suo addio.

Ha destato sensazione però l’annuncio del suo passaggio arrivato già a Vuelta in corso e proveniente direttamente dal suo team, mettendolo in chiara difficoltà. Testimonianza ulteriore di rapporti che si erano incancreniti. Giuseppe Saronni conosce bene quell’ambiente e dall’alto della sua esperienza a 360 gradi nel mondo del ciclismo si è fatto una sua idea.

Lo spagnolo ha corso finora 59 giorni con 8 vittorie e 11 top 10
Lo spagnolo ha corso finora 59 giorni con 8 vittorie e 11 top 10

«Non essendo più responsabile della squadra – spiega Saronni – guardo le cose un po’ al di fuori pur sapendo alcune situazioni che ci sono. Ayuso è un corridore che ha delle buone potenzialità, ma questo si sapeva, è già da qualche anno che è ai vertici. Io credo che il problema fondamentale sia che non è mai entrato in sintonia con i compagni di squadra. Si è notato che anche con i corridori di una certa esperienza della squadra si è sempre un po’ scontrato, si sono creati attriti. Ma questo può anche capitare, perché i ragazzi di oggi sono sempre un po’ esuberanti, magari non rispettano certe situazioni nei confronti dei corridori che hanno più esperienza ma questo ci sta».

E’ chiaro però che il team non potesse sopportare a lungo una certa atmosfera negativa…

Teniamo presente che in una squadra come la UAE hai dei compiti e dei ruoli che vanno rispettati avendo compagni di grandissimo peso specifico. E’ chiaro che a volte non puoi fare solo quello che ti pare, ma devi anche stare a certe regole, a certe gerarchie. Quindi secondo me si è scontrato un po’ con l’esuberanza giovanile e un po’ con le esigenze di alcuni corridori della squadra.

Con i compagni, Ayuso non sempre ha legato. Alla Lidl-Trek andrà diversamente?
Con i compagni, Ayuso non sempre ha legato. Alla Lidl-Trek andrà diversamente?
All’annuncio del suo approdo alla Lidl-Trek, Skjelmose ha detto che ha dubbi sul fatto se collaborerà con gli altri in un ipotetico grande giro. Non è che adesso si è fatto una brutta fama che lo accompagna?

In corsa i corridori vedono e sanno, vedono i comportamenti, vedono il carattere, vedono tante cose più di noi che guardiamo da fuori. Anche se ormai le corse le vediamo per intero, ma in mezzo al gruppo le prospettive sono molto diverse. E quindi anche gli altri corridori sanno di questo caratterino. Quindi certe domande se le pongono. Poi dipende da tante cose, soprattutto dal rendimento, da come gira la ruota. Certo che i corridori in gruppo probabilmente hanno visto che questo ragazzo ogni tanto fa un po’ troppo quello che vuole. Poi sul talento non si discute, ma se sei giovane devi capire, devi valutare, devi migliorare e crescere, io dico che sicuramente lo farà.

Il Saronni corridore come avrebbe vissuto la vicenda del cambio di squadra durante una corsa, cioè la comunicazione da parte della tua squadra che andrai via?

Io questo problema non l’ho mai vissuto perché ai nostri tempi le regole erano diverse, quindi un corridore non poteva lasciare la squadra a metà anno o durante la stagione. Oggi questi ragazzi crescono con una mentalità e con norme diverse e quindi crescono in base ad esse. Io credo che se non si sentiva più di rimanere in questo gruppo, sicuramente per lui è una liberazione andare a fare altre esperienze. Alla fine è stato quasi un naturale evolversi delle cose.

Dopo l’annuncio dell’addio in piena Vuelta, lo spagnolo si è risentito attraverso media e social
Dopo l’annuncio dell’addio in piena Vuelta, lo spagnolo si è risentito attraverso media e social
Ma secondo te la squadra poteva gestire la vicenda in maniera diversa, proprio sapendo le difficoltà che Ayuso aveva di coesistenza in quel gruppo?

E’ stata una sorta di liberazione un po’ per tutti, per questo ha anticipato rispetto ai tempi previsti. Sto facendo un ragionamento su sensazioni personali, non ho chiesto notizie nell’ambiente. Alla fine quando la convivenza non può più esserci, credo che sia una soluzione giusta per tutti. La UAE ha talmente tanti corridori, oltre a Pogacar su cui far conto, quindi per il team Ayuso era un valore aggiunto, ma se le cose avessero funzionato. Io credo che anche a lui farà bene cambiare aria, trovare nuovi spazi.

Credi che alla UAE ne avesse?

Secondo me abbastanza, perché mi sembra che avesse un ruolo importante, che poi il corridore ha un po’ sprecato, giocandosi la fiducia riposta in lui.

Un freddo saluto al Giro con il compagno di colori Del Toro. La frattura era già in essere…
Un freddo saluto al Giro con il compagno di colori Del Toro. La frattura era già in essere…
Allargando un attimo il discorso, i tempi attuali del ciclomercato, dove dopo il 31 agosto si possono già ufficializzare i contratti per il nuovo anno, sono qualcosa che funziona?

A volte l’UCI tira fuori delle norme anche abbastanza discutibili. Io sono un po’ vecchia maniera, dell’idea che un corridore può cambiare squadra a fine anno. Poi è anche vero che il ciclismo di oggi ha delle esigenze diverse, oggi dietro i corridori ci sono i procuratori che hanno rivoluzionato ogni rapporto. Io sinceramente preferivo la regola di prima in cui tu cambi squadra a fine stagione. Era molto più semplice e più chiaro…

Domani Andorra dirà chi comanda fra Almeida e Ayuso

27.08.2025
6 min
Salva

SUSA – Almeida o Ayuso, questo è il dilemma. Mentre tutti si interrogano su chi sarà l’avversario principale di Jonas Vingegaard, in casa UAE Emirates si parla sempre di coppia di leader e di responsabilità condivise, sin da quando la squadra è stata annunciata ed è stata confermata l’assenza di Tadej Pogacar, fresco del poker giallo.

Già dalla prima conferenza stampa congiunta al J-Hotel nel giorno della presentazione delle squadre a Torino, il gioco di carte è diventato provare a capire chi dei due bluffasse e chi, invece, nascondesse l’asso nella manica. «La mia forma è un’incognita perché ho pochissimi giorni di gara nelle gambe dopo il Giro, mentre Joao va davvero forte», spiegava Ayuso, uscito con morale e fisico a terra dalla Corsa Rosa e a caccia di riscatto nella Vuelta che, ironia della sorte, è scattata proprio dall’Italia. «Mi sento bene, ma sono certo che anche Juan andrà forte e la cosa più importante è che vinca la squadra. Noi, senza dubbio le proveremo tutte», gli faceva eco Almeida.

Tutti contro Vingegaard

Il primo arrivo in salita, con l’allungo di Soler sulle ultime rampe che portavano all’arrivo di Limone Piemonte, è stato fin troppo esplosivo per il tandem UAE. I due però si sono difesi con gli artigli, sfruttando anche il lavoro di Soler: quinto Almeida, ottavo Ayuso, che si è preso la maglia bianca. Lunedì, invece, nel tortuoso finale di Ceres, con il tornante ai -75 metri, il portoghese ha chiuso 28° e lo spagnolo 35°. Qualche chilometro prima del finale della terza tappa, trovandoci accanto a Mauro Gianetti ad attenderne l’esito, ci siamo fatti raccontare come procede la convivenza dopo queste prime tappe italiane. 

«Stanno bene entrambi – ci ha detto – e l’hanno già dimostrato nell’arrivo di Limone Piemonte. Abbiamo questa opportunità di avere due leader e quindi bisogna giocarseli bene. Anche perché per provare a battere Jonas Vingegaard bisogna essere veramente forti. Essere in due è un piccolo vantaggio. Certo, rimane il fatto che Jonas è fortissimo e ha una squadra di altissimo livello ma, con due carte a disposizione, c’è qualche chance in più. Quindi, è importante proprio avere questa coppia perché, nei giorni più difficili, la superiorità numerica può girare a nostro favore».

Di certo, non è una situazione abituale per la UAE, che di solito fa la parte del leone con Pogacar e che, stavolta, è costretta a raddoppiare le forze per contrastare il “solito” rivale danese. Gianetti replica: «E’ chiaro che Tadej è il numero uno al mondo, ma Almeida è un corridore straordinario, così come lo è Ayuso. Entrambi possono sfruttare la presenza dell’altro a proprio vantaggio e dividere le responsabilità».

Ayuso ha conquistato la maglia bianca e per ora corre in posizione di attesa
Ayuso ha conquistato la maglia bianca e per ora corre in posizione di attesa

Chi va e chi resta

Al netto dei tatticismi però, l’incerto futuro di Ayuso per il 2026 (persistono le voci che lo danno in uscita con la Lidl-Trek in pole position) fa propendere la tesi che sia Almeida l’uomo di punta per queste tre settimane a cavallo tra Italia e Spagna con la breve parentesi francese di ieri. Oltre alla preparazione non ottimale sbandierata a più riprese, il ventiduenne catalano è per la prima volta al via di due Grandi Giri nella stessa stagione e questo rappresenta un ulteriore punto interrogativo. Il portoghese, invece, prima del ritiro nella nona tappa del Tour de France, aveva impressionato facendo filotto tra Paesi Baschi, Romandia e Svizzera. Senza dimenticare che era stato l’unico, oltre a Pogacar, a battere Vingeegard in salita, con l’acuto nella quarta frazione della Parigi-Nizza.

Sul portoghese, Gianetti aggiunge: «Ha dimostrato negli ultimi due anni di riuscire ancora a crescere, poco alla volta. Grazie alla sua costanza nelle tre settimane può impensierire Vingegaard che, dal lato suo, ha un Tour de France sulle gambe, molto impegnativo sia dal punto di vista fisico sia mentale». Al punto da convincere anche un alieno come Pogacar a rifiatare. Il doppio impegno potrebbe pesare sulle gambe del danese. A questo si aggiunge, l’indole della Vuelta degli ultimi quindici anni, ovvero di prestarsi spesso a sorprese e colpi di scena: in casa Uae si è pronti a più scenari. 

Matxin è da sempre il mentore di Ayuso, qui parla con Almeida: è importante che regni l’equilibrio
Matxin è da sempre il mentore di Ayuso, qui parla con Almeida: è importante che regni l’equilibrio

Pogacar da tutelare

Sul mancato nuovo atto del dualismo Vingegaard-Pogacar, il team manager risponde così: «Tadej ci aveva pensato a venire alla Vuelta, sin da inizio stagione, perché è una corsa a cui tiene. Non si può però pensare di fare le classiche, il Tour e la Vuelta, perché le prime tolgono parecchie energie. In una corsa a tappe di una settimana, hai tempo magari per rifiatare. Nelle corse di un giorno come Strade Bianche, Milano-Sanremo, Fiandre sei sempre a tutta e richiedono una preparazione ad hoc e complicata. Tra le classiche e il Tour, Tadej ha staccato soltanto 2 giorni. Se avesse fatto la Vuelta, ne avrebbe avuti altrettanti di riposo prima della Corsa spagnola e sarebbe stato un po’ troppo poco per essere al top fisicamente e mentalmente».

Anche perché poi nel finale di stagione ci sono tanti altri appuntamenti che fanno gola al cannibale sloveno come mondiali, europei e Lombardia. E per un’altra ragione più a lungo termine a cui Gianetti tiene: «Vogliamo che il pubblico possa godersi il suo talento cristallino più a lungo possibile. Ovvio, in una Vuelta disegnata così, Tadej avrebbe potuto vincere parecchie tappe, ma bisogna fare delle scelte e preservarlo».

A ruota di Vingegaard, Ayuso vuole rifarsi dello smacco del Giro
A ruota di Vingegaard, Ayuso vuole rifarsi dello smacco del Giro

Ayuso guarda avanti

Gianetti poi rimescola le carte e dà ancora una carezza ad Ayuso, che vede in crescita di forma e non distratto dalle voci di mercato: «Purtroppo al Giro è andata com’è andata, malgrado la sua volontà, ma questo gli ha permesso di essere qui in corsa oggi alla Vuelta. Bisogna guardare avanti e lui non è certo un corridore che guarda indietro. Al massimo, lo fa per analizzare se c’è stato qualche errore o qualcosa nella preparazione che non ha funzionato. Senza dimenticare poi la caduta e la puntura dell’ape che l’hanno costretto al ritiro. Questa è una grande occasione per lui ed è concentrato soltanto su quest’obiettivo».

Dunque, la strana coppia Ayuso-Almeida continua a braccetto. Almeno fino all’arrivo in quota in Andorra di giovedì 28, quando potrebbe essere già la strada a svelare l’arcano, costringendo l’Uae a giocare a carte scoperte. 

Campioni nazionali, la Lidl-Trek si conferma in vetta

04.07.2025
5 min
Salva

Non solo Conca. L’ultimo fine settimana, come da tradizione, è stato quello dedicato alle varie rassegne continentali e, al di là di nomi e nazioni, in giro per l’Europa (e non solo) sono emersi molti campioni o aspiranti tali, anche se probabilmente una sorpresa come quella vissuta in Italia non c’è stata. L’elenco dei nuovi campioni nazionali è quasi sterminato, ma offre anche spazio per interessanti considerazioni, a cominciare dalla Lidl-Trek.

Sesto titolo italiano crono per Ganna, maglia tricolore da indossare a Caen e nella cronoscalata sul Peyresourde
Sesto titolo italiano crono per Ganna, maglia tricolore da indossare a Caen e nella cronoscalata sul Peyresourde

9 titoli come lo scorso anno

Che la formazione americana sia stata la primatista di vittorie nel weekend non è una sorpresa, perché il primato lo aveva già raggiunto lo scorso anno, sempre con 9 titoli: 5 a cronometro con Hoole (NED), Skuijns (LAT), Ghebreigzabhier (ERI), Pedersen (DEN) e Vacek (CZE), con quest’ultimo e Skuijns che hanno fatto doppietta con quello in linea. Sempre nella prova principale sono arrivati anche i sigilli di Simmons (USA) e Soren Kragh Andersen (DEN).

Al secondo posto in quest’ideale classifica si pone la Ineos Grenadiers, che toglie la piazza alla UAE. La squadra britannica, come da sua tradizione, sfrutta soprattutto la capacità dei suoi ragazzi nelle prove contro il tempo portando a casa, oltre al tricolore di Ganna, anche quelli di Bernal (COL), Leonard (CAN), Schmidt (USA), Foss (NOR) e Jungels (LUX), a cui si aggiungono le vittorie in linea dello stesso Bernal e di Watson (GBR).

Il titolo olandese è di Van Poppel, che batte allo sprint due big come Kooij e Groenewegen (foto CorVos)
Il titolo olandese è di Van Poppel, che batte allo sprint due big come Kooij e Groenewegen (foto CorVos)

Wellens e Narvaez al servizio di Tadej

Non che la UAE sia andata male. L’impressione però è che il team fosse già concentrato sul Tour, con Pogacar che ha disertato la gara nazionale per non rischiare cadute. Il team arabo, oltre all’iride dello sloveno, porterà in Francia anche le maglie nazionali di Belgio con Wellens e dell’Equador con Narvaez. A fare bottino sono state anche le vittorie di Ivo Oliveira (POR), Majka (POL) e a cronometro di Grosschartner (AUT) e Morgado (POR). Un titolo anche grazie al devo team con Matthias Schwarzbacher, vincitore in Slovacchia.

La vera notizia però è che alcune “corazzate” del ciclismo mondiale sono rimaste completamente a bocca asciutta, soprattutto due riferimenti del movimento olandese-belga come Visma-Lease a Bike e Alpecin Deceuninck, dove quindi non ci saranno variazioni sul tema nella vestizione dei propri ragazzi. Come loro anche Arkea-B&B Hotels, Bahrain Victorious (che però ha nelle fila del devo team il nuovo campione sloveno Jakob Ormzel), Cofidis, Groupama FDJ e Picnic PostNL. Stesso destino sfiorato per l’EF Education Easy-Post e questa è un’altra sorpresa, perché lo scorso anno la squadra americana aveva nelle sue fila ben 6 campioni nazionali, ora dovrà accontentarsi dell’estone Madis Mihkels.

Per Godon niente Tour, ma a consolarlo arriva il contratto con la Ineos per il 2026 (foto DirectVelo)
Per Godon niente Tour, ma a consolarlo arriva il contratto con la Ineos per il 2026 (foto DirectVelo)

Un Tour con 17 maglie da campione

Ma che succede se trasponiamo il tutto in ottica Tour de France, in partenza domani? Cominciamo con il dire che, guardando il gruppo, spiccheranno ben 17 maglie di campioni nazionali, alcune nelle tappe in linea, altre in quelle a cronometro. Tante? Forse, ma la particolarità è data forse più da quelle che mancano. Quella francese, ad esempio: nella di casa, quella più amata, non ci sarà infatti Dorian Godon, il ventinovenne della Decathlon AG2R, squadra che ha preferito scegliere altri elementi sia per supportare l’uomo da classifica Felix Gall sia per andare a caccia di vittorie di tappa.

Le squadre con un roster più ricco di maglie di campione nazionale saranno a pari merito Ineos e Jayco Alula. I britannici avranno Ganna e Foss nelle cronometro, Watson nelle altre tappe. La Jayco potrà contare sui due campioni australiani, Dunbridge in linea e Plapp a cronometro, oltre all’elvetico Mauro Schmid che ha fatto doppietta e questo la dice lunga sulle sue condizioni di forma. Tre maglie diverse anche per la Soudal, ma nel suo caso il discorso cambia, perché Evenepoel indosserà quella di campione del mondo nelle cronometro, Merlier quella di campione europeo nelle tappe in linea. Con loro Schachmann, campione tedesco a cronometro.

Per Tadej Pogacar niente campionato nazionale, concentrazione massima verso il Tour…
Per Tadej Pogacar niente campionato nazionale, concentrazione massima verso il Tour…

La divisa più bella? Resta quella di Pogacar…

La Lidl-Trek primatista avrà solo due campioni nazionali fra gli 8 in gara sulle strade francesi: vedremo spiccare nel gruppo la bellissima maglia a stelle e strisce di Simmons ma anche quella di campione lettone di Skujins. Altre 6 saranno le formazioni che “coloriranno” le loro presentazioni sui palchi: Decathlon AG2R con Armirail campione transalpino contro il tempo. Intermarché con il tedesco Zimmermann. Astana con Fedorov, doppio campione kazako che però avrà indosso la maglia di campione asiatico. Leknessund campione norvegese per la pseudonazionale Uno-X. Van Poppel campione olandese per la Red Bull Bora Hansgrohe e lo spagnolo Romeo per la Movistar.

Abbiamo lasciato per ultima la UAE, che avrà dalla sua la maglia di campione belga di Wellens e quella di campione ecuadoriano di Narvaez, ma gli occhi saranno solo per l’iride indosso a Pogacar…

L’urlo di Covi, ripartito dopo due anni di dolore…

04.06.2025
5 min
Salva

In 32 giorni di gara, Alessandro Covi ha finora ottenuto 2 vittorie e 9 top 10. Numeri da primattore, ma si era capito sin dall’inizio dell’anno, da quel 4° posto al GP Castellon quand’eravamo ancora a gennaio che questo è un Covi diverso, più maturo, più voglioso di assumersi certe responsabilità. Il piemontese di Borgomanero è quasi sorpreso nel vedere tanta attenzione su di lui, soprattutto per la considerazione di come questi risultati lo proiettino fra gli italiani più in vista della stagione, quasi come un paladino della faticosa rinascita del ciclismo tricolore.

Il corridore della UAE è in questi giorni in Slovenia e oggi inizierà la sua fatica in una corsa a tappe, l’ennesima della sua stagione. Nell’interrogarlo alla vigilia della corsa la prima domanda verte su che cosa è cambiato per averlo portato a questa costanza ad alto livello e la sua risposta è all’insegna della semplicità.

Finora Covi ha conquistato già due vittorie, in Spagna e al Giro d’Abruzzo, con 9 Top 10
Finora Covi ha conquistato già due vittorie, in Spagna e al Giro d’Abruzzo, con 9 Top 10

«Non ho avuto grossi problemi finora, mi sono potuto preparare con calma come non era avvenuto nelle ultime due stagioni. Nel 2023 ho avuto la mononucleosi, poi problemi vari ai tendini l’anno scorso, quando mi ero ripreso ecco arrivare il covid. Insomma, non ho avuto pace. Salvo un piccolo problema a inizio anno, risolto abbastanza in fretta, ho trovato continuità con gli allenamenti e questo ha portato al Covi attuale».

C’è stato un momento in questa stagione nel quale hai sentito che era scattato qualcosa in te?

Io direi che dobbiamo risalire al luglio dell’anno scorso, al trauma cranico che aveva sugellato quel brutto periodo. Da lì mi sono messo in testa che avevo bisogno di tempo per me stesso, per avere una base di allenamento di almeno un mese. Dovevo ripartire, ma con calma, resettare tutto. Per innanzitutto star bene fisicamente, poi tornare a fare buone performance. Ho sempre creduto però che questo è il mio livello e anzi penso di poter crescere ancora tanto.

Per Covi due anni di forti difficoltà, con una sequela di malanni e incidenti che avevano minato il suo morale
Per Covi due anni di forti difficoltà, con una sequela di malanni e incidenti che avevano minato il suo morale
L’impressione è che il calendario scelto dalla UAE per te ti si addica in questa fase della tua carriera…

Sì, diciamo che appunto dopo due anni molto duri, fisicamente ma a livello psicologico soprattutto, serviva un calendario un po’ più soft, dove potevo ritrovare il ritmo, la fiducia in me stesso. Sapevo che era solo questione di tempo e soprattutto che doveva terminare il periodo di sfortuna. Facendo questo calendario fatto di brevi corse a tappe, ho ritrovato serenità e costanza di rendimento e sono arrivati dei buoni risultati.

Che effetto ha fatto vedere il Giro d’Italia da lontano, tu che hai vinto la tappa nel 2022?

Non è stato facile. Quando ho visto la presentazione mi ricordo che ero a casa, a Monaco. E non essere lì mi è dispiaciuto molto, poi ovviamente penso che comunque in quei giorni sono andato a correre in Ungheria, ho colto un buon risultato, quindi posso essere contento, ma un palcoscenico come quello della corsa rosa, per un italiano, è unico e manca tantissimo. In questo momento della mia carriera era comunque la scelta giusta da fare.

In Norvegia il corridore di Borgomanero ha corso in supporto del leader Christen
In Norvegia il corridore di Borgomanero ha corso in supporto del leader Christen
Tu hai colto ultimamente il secondo posto in Ungheria e l’undicesimo posto domenica al Giro di Norvegia, due corse diverse come caratteristiche…

Sì, in Ungheria, dopo la caduta di Torres, mi sono ritrovato come leader della squadra e credo di aver finalizzato bene il lavoro di tutti. In Norvegia invece correvo a supporto di Jan Christen che ha fatto podio. In entrambe le occasioni ho dimostrato comunque di star bene di condizione e sono riuscito ad aiutare bene Ian nella tappa decisiva per la classifica. Invece in Ungheria ero riuscito a cogliere un buon risultato per me.

Tu eri andato molto bene anche nel 2022, avevi vinto due volte in Spagna e la tappa al Giro d’Italia. Tra queste due stagioni quale preferisci?

E’ facile la risposta. Per un italiano vincere una tappa al Giro vale quasi una carriera, tanti non ci riescono, è qualcosa che mi porto dentro. Ora voglio che quelle emozioni si ripetano, lavoro per questo.

Alessandro sul Passo Fedaia: quella fuga vittoriosa al Giro d’Italia 2022 resta la perla della sua carriera. Per ora…
Alessandro sul Passo Fedaia: quella fuga vittoriosa al Giro d’Italia 2022 resta la perla della sua carriera. Per ora…
Nel team come stanno interpretando questi risultati?

Penso che è quello che cercava il team da me in questa stagione, questo tipo di calendario è stato studiato perché mi ritrovassi. Il morale si era un po’ perso in questi ultimi due anni, l’obiettivo era raccogliere più punti possibile. Penso che stia dando le risposte che ci si aspettavano da me.

Al Giro di Slovenia, con che prospettive ti presenti tu e si presenta il team?

Qua abbiamo Molano per le volate nelle tappe pianeggianti, poi Grosschartner curerà la classifica, ma in caso di arrivi ristretti, se la gara viene fuori un po’ nervosa, magari possiamo giocarci la tappa io e Morgado. Diciamo che fungeremo un po’ da battitori liberi.

In previsione per l’estate non ci sono né Tour né Vuelta, ma classiche del WT e altre corse a tappe
In previsione per l’estate non ci sono né Tour né Vuelta, ma classiche del WT e altre corse a tappe
Nel proseguo di questa stagione, all’orizzonte per te che cosa c’è? Magari un grande giro o la possibilità di una convocazione in maglia azzurra per una prova titolata?

I Grandi Giri quest’anno non sono in programma, proprio per tener fede a quel processo di rinascita. Avrò altre gare in calendario sempre più o meno simili a quelle che ho avuto finora, con gare WT a San Sebastian, Amburgo, poi in Cina a ottobre. All’azzurro come potrei non pensarci? Lo faccio da quando sono passato professionista e quindi sarebbe solo un onore. So che Villa mi segue e ogni tanto mi scrive. Se pensa che possa essere d’aiuto in qualche modo, a me farebbe solo piacere.

Del Toro e una giornata no: cosa rimane nella testa e nelle gambe?

28.05.2025
4 min
Salva

SAN VALENTINO – Isaac Del Toro arriva davanti ai giornalisti a pochi minuti dalla fine della sedicesima tappa del suo primo Giro d’Italia. Il messicano del UAE Team Emirates ha mantenuto la maglia rosa nonostante gli attacchi di Richard Carapaz e Simon Yates. Ha tremato ma non è andato a picco. Nonostante la giovane età ha tenuto botta ai colpi dell’ecuadoregno e del britannico. Il secondo gli ha riservato tante piccole punture di spillo, come a voler risvegliare da un sogno il giovane rampollo vestito di rosa. Una sberla secca e decisa quella di Carapaz, che ha fatto male e potrebbe aver lasciato segni ben più profondi. 

Scendendo verso il podio Jose Matxin, sport manager del UAE Team Emirates, non ha perso il sorriso. Se da un lato Ayuso ha definitivamente mollato il colpo a 42 chilometri dal traguardo dall’altra parte Del Toro ha avuto la lucidità di non farsi prendere dal panico. La maglia rosa è rimasta in casa della squadra che lo scorso anno la indossò per venti delle ventuno tappe. Chissà con quali dubbi e certezze Isaac Del Toro si è rimboccato le coperte ieri notte

Del Toro ha detto di aver voluto marcare da vicino Simon Yates, secondo in classifica generale
Del Toro ha detto di aver voluto marcare da vicino Simon Yates, secondo in classifica generale

Le gambe

La terza settimana del Giro d’Italia si apre con diverse considerazioni di cui tenere conto. Una di queste è il crollo delle certezze di Isaac Del Toro che fino a domenica scorsa sembrava in completo controllo. Se guardiamo agli abbuoni portati a casa il messicano risulta secondo solamente a Mads Pedersen, segno che non si sia risparmiato in ogni sprint o allungo a disposizione. 

«È stata una giornata davvero difficile per tutti – racconta Del Toro ancora vestito di rosa e con un cappello di lana appoggiato sulla testa – tutti erano al limite. I corridori in classifica generale hanno vissuto una giornata impegnativa. Ci sono state tante cadute (l’ennesima per Roglic costretto poi al ritiro, ndr). Non posso che essere orgoglioso della mia squadra, senza di loro non sarei di certo in questa posizione. Sicuramente non avevo le gambe migliori della mia vita ma ho fatto il massimo, sono arrivato al traguardo senza un filo di energia in corpo. Voglio far sapere a tutti loro che sto facendo del mio meglio e il mio obiettivo è di dare il 100 per cento per mantenere questa maglia».

L’unico attacco frontale e deciso è stato quello di Carapaz, capace di guadagnare 1′ e 36″ su Del Toro
L’unico attacco frontale e deciso è stato quello di Carapaz, capace di guadagnare 1′ e 36″ su Del Toro

Fiducia

Quali sono le certezze che danno a Del Toro la fiducia nei propri mezzi? Difficile dirlo. Sicuramente rispetto alle tappe precedenti è bene pensare a ogni singola energia spesa, il carburante non è infinito.

«Non sono uno di quei corridori – spiega mentre gli si legge in faccia la fretta di andare via – che crede nella fiducia. Piuttosto mi piace avere “certezze” su quel che sono in grado di fare ogni volta che c’è un attacco. Voglio credere nella mia capacità di rispondere a ogni attacco ma vedremo come comportarci in gara e se sarà una mossa intelligente. Oggi (ieri per chi legge, ndr) non ho seguito Carapaz perché ho voluto marcare da vicino il secondo in classifica generale, Yates. Nella lotta alla generale credo sia una questione riservata ai primi quattro (Gee, Carapaz, Yates e Del Toro stesso, ndr)».

Scampato il pericolo e il panico Del Toro ha riacquistato presto serenità e sorriso, la maglia rosa stamattina è ancora sulle sue spalle
Scampato il pericolo e il panico Del Toro ha riacquistato presto serenità e sorriso, la maglia rosa stamattina è ancora sulle sue spalle

Ogni secondo conta

Il Giro d’Italia si può vincere per secondi, e a guardare la classifica si nota come il distacco tra Del Toro e Simon Yates sia frutto proprio degli abbuoni. Senza questi le posizioni sarebbero invertite e le forze equiparabili. 

La strada ci ha raccontato, fino a questo momento, di un padrone del Giro forte ma non inattaccabile. Per gli avversari vedere che il trono scricchiola può essere un incentivo per continuare a dare colpi sperando di far cadere il Re e di indossare la corona. 

Solo in casa UAE Emirates è dato sapere il motivo legato alla giornata “no” di Del Toro. Il problema è che la strada porta a fare presto i conti con la realtà e oggi verso Bormio le difficoltà sono tante. Yates e Carapaz sono pronti con arco e frecce per prendere d’assalto il padrone del Giro, come abili Robin Hood nei confronti del tesoro custodito dallo Sceriffo di Nottingham. Toccherà ai soldati fare da guardie al ricco bottino, consapevoli che la strada non fa prigionieri.

Pablo Torres solidità, crescita e una news: farà l’Avenir

27.05.2025
4 min
Salva

Pablo Torres è un altro gioiello della ricca corona della UAE Emirates e uno degli scalatori più forti in prospettiva. Su di lui, tutto sommato, si sa ancora poco. Quest’anno è passato nella squadra WorldTour. Torres era già in casa UAE, ma nella continental, ed era seguito da Giacomo Notari.

Come si sta adattando a questa nuova dimensione? Sin qui ha messo nel sacco ben 32 giorni di corsa e si è fermato ai primi di maggio a causa di una caduta, come vedremo. Tante corse a tappe per mettere chilometri ed esperienza nelle gambe e aumentare il motore. Ricordiamo che parliamo di un ragazzo nato nel 2005.

Torres sul podio del Giro d’Abruzzo dove ha chiuso terzo nella generale e primo nella classifica dei giovani
Torres sul podio del Giro d’Abruzzo dove ha chiuso terzo nella generale e primo nella classifica dei giovani

Dall’Abruzzo all’Ungheria

Ci eravamo lasciati con Pablo Torres brillante al Giro d’Abruzzo e poi al servizio del team al Tour de Romandie, sua terza gara WorldTour. Lo spagnolo era partito alla volta della corsa magiara con i gradi di leader e grandi ambizioni, ma nella seconda tappa ecco una brutta caduta che lo ha messo ko. Commozione cerebrale e stop forzato.

Come sta dunque Pablo Torres? «In Ungheria è caduto – spiega Matxin – ed è un peccato perché avrebbe potuto fare classifica. C’era per lui una tappa in salita interessante. La cosa importante però è che sta recuperando bene».

Noi ci ricordiamo delle sue imprese al Giro della Valle d’Aosta. Vederlo pedalare dal vivo non fu cosa banale: scioltezza e potenza insieme.

Matxin con il suo pupillo al Catalunya (foto Instagram)
Matxin con il suo pupillo al Catalunya (foto Instagram)

La crescita

Non è facile stabilire quanto sia cresciuto il madrileno. Ma se una squadra come la UAE Emirates, dove di certo non c’è fretta di sfornare campioni, ti promuove in prima squadra, vuol dire che stai andando bene e che la stoffa c’è.

«Io – va avanti Matxin – dico che Pablo sta facendo bene la sua professione ed è senza dubbio in crescita. Sta imparando a prendere il livello del WorldTour, che è diverso da quello della continental. Lo sta facendo piano piano. Stiamo mischiando un po’ le cose e le corse: alcune gare di primo livello e altre nel WorldTour, per far sì che possa crescere, come detto, e ottenere, non col Tour, qualche risultato».

«Non voglio neanche etichettare la sua crescita con un numero, con i watt… Non è una macchina che è in anticipo o in ritardo su certi parametri. Vogliamo fare le cose in maniera corretta, rispettando i suoi tempi. Se lui va forte siamo contenti, se va meno forte siamo fiduciosi per quello che sarà. Insomma, vogliamo togliergli tutta la pressione e dargli tutta la fiducia».

Torres al Romandia ha lavorato per il team e capitan Almeida. Anche questo fa parte della “scuola”
Torres al Romandia ha lavorato per il team e capitan Almeida. Anche questo fa parte della “scuola”

Torres all’Avenir

Matxin parla a tutto tondo del suo giovane connazionale. Esalta sia l’aspetto tecnico che quello umano.

«Pablo è un ragazzo d’oro. In squadra lo adorano tutti. Si sa far voler bene, E’ un ragazzo umile che ha tanta, tanta voglia di vincere. Per lui tutto questo è un sogno. Mi diceva: “Il primo giorno che sono stato con la prima squadra e sedermi al fianco di Tadej, Adam o Jay… non ci credevo. Erano i corridori di cui avevo il poster in camera”».

Ma c’è una domanda che ci preme fare al manager della UAE Emirates. Di solito chi arriva al primo anno nel WorldTour non fa un grande Giro. Tuttavia, qualche eccezione c’è stata: Del Toro e, prima ancora, Ayuso. Insomma, c’è un’idea Vuelta per Torres?

«Quest’anno no – replica Matxin – almeno per il momento. Ma vi dico questa: Torres farà il Tour de Suisse, il campionato nazionale e, visto che l’anno scorso è arrivato secondo sarà presente al Tour de l’Avenir. Abbiamo parlato con la Federazione spagnola, l’ho fatto io personalmente, per prepararlo bene in vista dell’Avenir».