Calendario “diverso” e ricco di occasioni. Formolo cambia rotta

11.01.2022
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Forse ci siamo, questo è davvero l’anno della svolta per Davide Formolo. Il veronese ha fatto tesoro più che degli errori, delle esperienze maturate nelle passate stagioni e finalmente ha l’occasione di esaltare le sue qualità.

La sua squadra, la UAE, viste le sue prestazioni e il suo impegno sempre massimo, gli ha proposto un bel calendario per potersi mettere in luce.

Formolo mostra gli esiti dell’impatto col cinghiale nel quale ha danneggiato anche il casco (foto Instagram)
Formolo mostra gli esiti dell’impatto col cinghiale nel quale ha danneggiato anche il casco (foto Instagram)

Cinghiali sulla via

E Formolo ha iniziato a lavorarci sodo già da un po’. Anche se un episodio non è stato esaltante.
«Come si dice, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo – esordisce Davide con la sua solita simpatia – Mi stavo allenando sulle strade di Montecarlo in un tratto in discesa, anche abbastanza veloce, quando un piccolo cinghiale mi ha attraversato la strada. L’ho preso in pieno, non ho potuto farci niente.
«Sono caduto sulla ruota davanti e ho sbattuto anche la testa. Ma il peggio lo ha riportato un polso. Al momento non sembra essere rotto, però i medici mi hanno detto che nella mano ci sono molte ossa piccole ed eventuali fratture possono emergere anche dieci giorni dopo.

«Nei giorni successivi alla caduta mi sono allenato con la bici da crono per non gravare sul polso».

Formolo viaggia verso un calendario tutto diverso dal solito, o quantomeno decisamente rimaneggiato.
«Quest’anno non farò il Tour de France, ma aiuterò il nostro capitano Almeida al Giro d’Italia, mentre a me la squadra ha dato la possibilità di andare alla ricerca di qualche tappa.
«E forse questa è la cosa più congeniale alle mie caratteristiche. Per preparare al meglio il Giro non farò neanche le Ardenne. Lassù Pogacar sarà supportato da altri… molto forti».

Anche nel 2015 Formolo iniziò dalle prove Majorchine e poi vinse la tappa al Giro. Ad Es Colomer fu 3° dietro Cummins e Valverde
Anche nel 2015 Formolo iniziò dalle prove Majorchine e poi vinse la tappa al Giro. Ad Es Colomer fu 3° dietro Cummins e Valverde

Calendario nuovo

E qui si apre il capitolo, grande, delle possibilità di Formolo. “Roccia” ha davvero una bella occasione per dare sfogo a tutto il suo potenziale. E se le tappe saranno il suo obiettivo, ecco che il suo calendario vedrà la partecipazione a più corse di un giorno.

«Inizierò – spiega il veronese – a Majorca, poi farò l’Etoile de Besseges. Andrò in altura e quindi correrò in Italia dal Laigueglia fino alla Sanremo, passando per la Strade Bianche e la Tirreno». E anche nel finale di stagione la squadra ha previsto per lui le classiche italiane: Emilia, Lombardia, Veneto Classic…

«Una delle gare per me più importanti di questa prima parte di stagione sarà il Paesi Baschi. Lì potrò giocarmi le carte in prima persona e portare, spero, un po’ di festa in squadra.
«Questa gara mi ha impressionato per la sua durezza. L’ho fatta una sola volta, ai primi anni tra i professionisti, e adesso voglio vedere a che punto sono arrivato».

Non pensando alla generale, quest’anno Roccia avrà più occasioni di andare all’attacco
Non pensando alla generale, quest’anno Roccia avrà più occasioni di andare all’attacco

Al Giro con le idee chiare

Dopo i Baschi, per Formolo c’è ancora la Spagna. Passerà infatti dal ritiro in altura a Sierra Nevada la strada per il Giro d’Italia. E anche questa, se vogliamo, è una novità, non più il Teide ma nuove strade per allenarsi.

«Ammetto – riprende Formolo – che un po’ mi dispiace non far parte della squadra del Tour per aiutare Pogacar. Con lui e con gli altri c’è un bel feeling, ma al tempo stesso sono lusingato delle opportunità che mi vengono date, tanto più con l’arrivo di tanti corridori così forti e importanti. Non credevo di averne ancora così tante».

«Il mio supporto ad Almeida? Beh, è giusto darglielo, lui è andato molto vicino a vincere un Giro, io no. Come ho detto, cercherò di trovare i miei spazi, ma se lui sarà in lotta per il podio o per la vittoria mi voterò totalmente alla sua causa».

L’abbraccio tra Formolo e Pogacar appena dopo la Liegi dell’anno scorso
L’abbraccio tra Formolo e Pogacar appena dopo la Liegi dell’anno scorso

Corazzata UAE

Formolo si può considerare un “veterano” ormai della UAE. Lo scorso anno dopo l’arrivo della Liegi, ci impressionò l’atteggiamento di Pogacar. Lo sloveno, dopo aver lasciato scorrere la bici verso i bus, cercava con lo sguardo l’arrivo proprio di Davide per abbracciarlo e condividere con lui il successo. Quando un corridore di questo calibro cerca il compagno con tanto desiderio, significa che oltre all’amicizia ne riconosce un ottimo collega.

E in una UAE che cresce chiediamo a Davide se aumenta anche l’autostima in loro stessi. Pensiamoci un attimo: in fin dei conti almeno sulla carta sembrano essere la squadra più forte in assoluto. La Ineos e la Jumbo sono delle corazzate per le grandi corse a tappe, ma meno per le classiche. La Quick Step lo è per le classiche, ma è meno attrezzata per i grandi Giri. Mentre loro possono battagliare al massimo su entrambi i fronti. Oltre a Pogacar pensiamo ad Hirschi, Trentin, Ackermann, Ulissi, Gaviria… Si ha quindi questa sensazione di essere i migliori? Ne parlano quando sono in allenamento in gruppo?

«Quando ci si allena – conclude Davide – siamo tutti molto focalizzati a dare il massimo. Se si va a 60 all’ora tutti insieme si cerca di non cadere, per dire che non si parla molto in certi frangenti.
«In ogni caso con così tanti capitani è molto difficile trovare i propri spazi. Si possono creare delle gelosie con tanta concorrenza. Ma noi prima di essere una squadra siamo un gruppo e questo per me è molto importante. Sicuramente tanta qualità è uno stimolo e ognuno dà il massimo».

Proviamo a capire meglio come lavora Pogacar

29.12.2021
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Un po’ di mistero, come quello dello chef che difficilmente svelerà nei dettagli la ricetta migliore. Così Inigo San Millan, preparatore di Tadej Pogacar (in apertura nella foto di Alen Milavec), accetta di parlare della preparazione del suo pupillo, evitando tuttavia di scendere nei dettagli. Lo strappiamo per qualche minuto alle vacanze di famiglia con le nostre domande. Così, in attesa di chiedere direttamente allo sloveno, ecco un primo assaggio del modo in cui si allena il vincitore degli ultimi due Tour, della Liegi e del Lombardia.

Inigo è basco e lavora all’università di Denver. Il suo ruolo è coordinare il lavoro dei preparatori del UAE Team Emirates, ma ha tenuto per sé Hirschi, Ayuso e appunto Pogacar.

Pogacar preferisce uscire da solo in allenamento (foto Alen Milavec)
Pogacar preferisce uscire da solo in allenamento (foto Alen Milavec)
Il lunedì dopo la corsa, che cosa prevede il suo programma?

Normalmente un giorno di riposo.

Come è organizzata la settimana di Pogacar? Ci sono lavori specifici ogni giorno?

Sì, strutturo gli allenamenti sugli obiettivi bioenergetici (parla dei fattori che influenzano direttamente la prestazione, come il massimo consumo di ossigeno, la massima potenza metabolica, il costo energetico, ndr).

Quindi?

Alcuni giorni alleniamo specificamente la capacità ossidativa che migliora l’ossidazione dei grassi (bruciandoli), la funzione mitocondriale e la capacità di eliminazione del lattato. Altri giorni stimoliamo la capacità glicolitica (il Turbo, le reazioni che aiutano a estrarre energia dal glucosio, ndr) che è fondamentale per il ritmo della competizione. In altri giorni infine stimoliamo la capacità anaerobica e in altri solo il recupero.

E’ previsto un giorno di riposo durante la settimana?

Normalmente sì, ma dipende dalla struttura di quella settimana e dal calendario delle gare che Tadej ha appena fatto o che stanno per arrivare.

Si allena con Urska Zigart, sua futura moglie, nei giorni di scarico (foto Instagram)
Si allena con Urska Zigart, sua futura moglie, nei giorni di scarico (foto Instagram)
Tadej ha la libertà di improvvisare la scelta dei percorsi o alla luce del programma di lavoro ci sono già dei percorsi individuati?

Di solito non improvvisiamo la struttura degli allenamenti, ma Tadej ha la libertà di scegliere le sue strade preferite.

Porta con sé qualcosa da mangiare o si ferma per strada?

La nutrizione è importante per l’allenamento. Abbiamo un grande nutrizionista, Gorka Pietro, e comunichiamo tutto il tempo. Quindi la dieta di Tadej è progettata specificamente in base al suo allenamento quotidiano. A volte ha bisogno di fermarsi e prendere del cibo extra in alcuni giorni specifici.

Pranza quando torna a casa, anche se si allena intorno all’ora di pranzo? Oppure mangia solo poche cose aspettando la cena?

Come già detto, la sua alimentazione è studiata appositamente per tutti i giorni, in base ai suoi allenamenti.

Gli capita di allenarsi con Urska, la sua compagna?

Sì, soprattutto nei giorni di scarico di entrambi.

Fa massaggi ogni giorno?

In gara sì, con Joseba Elguezabal, suo massaggiatore personale. Durante gli allenamenti normalmente no, solo quando necessario. Tuttavia, durante i ritiri anche Joseba è sempre con lui.

Pomeriggio in palestra oppure stretching a casa?

Abbiamo programmi specifici di core e stretching da eseguire dopo l’allenamento e più volte alla settimana.

Pogacar risiede a Monaco e si allena tra il Principato e la Slovenia (foto Instagram)
Pogacar risiede a Monaco e si allena tra il Principato e la Slovenia (foto Instagram)
Quante distanze fa durante la settimana? Quante ore?

Dipende dallo specifico sistema bioenergetico che vogliamo prendere di mira, dal tempo del macrociclo e dal calendario.

Usa solo il misuratore di potenza durante l’allenamento o viene controllato anche il consumo di glucosio nel sangue?

Riceviamo un’enorme quantità di informazioni dal misuratore di potenza e da numeri esterni ai misuratori di potenza, che uso per monitorare il suo allenamento, la sua progressione e l’assimilazione dei nutrienti.

Quante volte usa la bici da crono durante la settimana? In quali giorni?

Dipende. Ad esempio, quando si prepara per una crono, si allena per uno o due giorni sulla bici speciale.

Si allena anche dietro moto? Quante volte alla settimana?

Normalmente è lui la moto (ride e glielo concediamo, ndr).

Guardando i dati, si allena spingendo forte o non raggiunge mai il massimo?

Ho una metodologia specifica per comporre la sua specifica intensità di allenamento, in base ai suoi parametri metabolici e ai sistemi bioenergetici che vogliamo raggiungere. Ogni giorno è diverso e mirato in modo specifico.

Nonostante gli schemi, Pogacar è libero di… giocare. Qui vince il cross di Lubiana (foto Alen Milavec)
Tanti schemi, ma Pogacar può… giocare. Qui vince il cross di Lubiana (foto Alen Milavec)
Simula mai il passo gara in allenamento con i compagni?

Sì, durante i ritiri.

Preferisce allenarsi da solo oppure in gruppo?

Da solo.

La routine quotidiana assomiglia a quella delle gare?

Anche in questo caso, la gestione della giornata di allenamento è diversa e specifica per le singole necessità energetiche, sia per la nutrizione sia per il tipo di lavoro. A volte la sua alimentazione è simile a quella delle gare e altre sono diverse. Il nostro nutrizionista Gorka controlla sempre questi parametri e rimaniamo in contatto tutto il tempo per comporre sia l’allenamento che la nutrizione.

Ci sarebbero altre duemila domande, soprattutto di ordine pratico. Desta curiosità il continuo richiamo ai sistemi bioenergetici. Quello anaerobico alattacido. Il sistema aerobico glicolitico. E quello aerobico lipolitico. Il resto lo chiederemo magari a lui, per capire come si muova in questa routine e come essa venga tradotta in esercizi di più facile lettura. Di certo per continuare a veleggiare a certe quote, non c’è nulla che possa essere improvvisato.

Daniele Righi: dopo UAE, la nuova avventura con Savio

24.12.2021
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Una vita dedicata al ciclismo quella di Daniele Righi. Ha iniziato a correre da bambino e una volta lasciata la bici, dopo 13 anni tra i professionisti, di cui 10 passati nella Lampre, ha iniziato la sua carriera da direttore sportivo.

«Nel 2004 – ci racconta subito Daniele – avevo iniziato a fare il patentino per diventare direttore sportivo insieme a dei compagni. Diciamo che iniziavo a portarmi avanti sul futuro una volta sceso dalla bici. Ho deciso di intraprendere questa carriera perché volevo rimanere in un mondo che mi ha dato tanto».

Daniele Righi al centro, a sinistra Orlando Maini, suo mentore alla Lampre, a destra Enrico Pengo, meccanico del team
A sinistra Daniele Righi con Enrico Pengo, meccanico della Lampre

Un cammino continuo

«Grazie ai 5 anni maturati da corridore professionista presi il patentino di terzo livello. L’opportunità me la stavo creando da me. Una volta smesso, Saronni, per il quale ho corso per 10 anni, mi ha proposto di continuare in Lampre ma in un nuovo ruolo. L’idea della squadra era quella di avere persone nuove in ambito dirigenziale».

Tra Lampre e UAE Emirates sei stato con loro per 7 anni.

Nel 2014 presi l’abilitazione UCI e rimasi anche quando cambiò la proprietà del team passando da Lampre a UAE Emirates.

Quanto è stato difficile passare da corridore a diesse?

Non è un passaggio facile, devi imparare a vedere le cose in maniera differente. Quando sei corridore devi preoccuparti di te stesso e di fare il meglio che puoi, allenandoti e partecipando alle corse. Da diesse, invece, devi avere tutto sotto controllo, bisogna far ragionare le persone sulla stessa lunghezza d’onda.

Daniele Righi ha corso nella Lampre per dieci anni (dal 2003 al 2012) diventando poi diesse del team dal 2013 al 2016
Righi ha corso nella Lampre per 10 anni diventandone poi diesse nel 2013
Anche quando i corridori che segui erano i tuoi compagni fino a pochi mesi prima?

Ho corso dieci anni nella Lampre, da tutti quelli che arrivavano ero visto come punto di riferimento anche quando correvo. Il rispetto dei miei compagni e verso di loro l’ho sempre avuto. Il rapporto cambia, è chiaro, da corridore esperto ero anche un confidente. Anche i diesse lo sono a volte, ma allo stesso tempo siamo il filtro tra società e corridori.

Un ruolo complicato, due fazioni esigenti…

Si deve essere bravi a bilanciare le richieste. Un buon direttore sportivo è un bravo mediatore, sa quando chiedere di più ai corridori o se chiedere uno sforzo alla dirigenza.

Hai lavorato subito in un top team, hai avuto qualche mentore?

Mi sono confrontato molto con Orlando Maini e con Fabrizio Bontempi. La cosa bella è la loro capacità di metterti a tuo agio. Standogli accanto ho imparato tanto. Li seguivo sapendo che guardandoli lavorare avrei trovato spunti ed insegnamenti.

Facci un esempio.

Sono dei maestri nell’organizzazione delle gare, delle trasferte e anche nei ritiri. Sanno parlare con i corridori, conoscono tutti i segreti ed i dettagli che un diesse deve conoscere e prendere in considerazione.

Il tuo rapporto con la UAE poi si è interrotto…

Ci sono state delle decisioni in ambito dirigenziale e a novembre 2018 mi è stato comunicato che non sarei più stato parte della squadra. Me ne sono dispiaciuto molto, ma mi sono rimboccato le maniche e sono ripartito.

Daniele Righi è stato Diesse del UAE Team Emirates nel 2017 e nel 2018 dopo che lo sponsor emiro ha sostituito la Lampre
Daniele Righi è stato Diesse dell’UAE Team Emirates nel 2017 e nel 2018
Ora sei con Savio e l’Androni, dal primo gennaio Drone Hopper, come sei arrivato qui?

Mi sono sentito parecchie volte con la dirigenza. A maggio 2021, quando si è scoperto che avrebbero fatto il Giro d’Italia mi sono proposto. Sapevo che avrebbero potuto aver bisogno di una mano e così ho lavorato saltuariamente con loro. A ottobre hanno deciso di prendermi in pianta stabile e gliene sono grato.

Siete tornati da poco dal ritiro a Benidorm, avete già un programma di lavoro?

Siamo tornati il 21, sono stati dodici giorni intensi. Ci siamo seduti al tavolo ed abbiamo deciso come impostare la stagione, come ultimo arrivato ho ascoltato molto cercando di assimilare il più possibile. Le gare inizieranno tra metà e fine gennaio.

Daniele Righi ha iniziato una nuova avventura con l’Androni Sidermec, dal primo gennaio Drone Hopper
Daniele Righi ha iniziato una nuova avventura con l’Androni Sidermec
Passare da un’esperienza WorldTour ad una professional com’è?

Il personale che lavora in una squadra professional è ridotto, ci si deve adattare a fare tante cose e farle sempre al meglio. Mi piace lavorare e darmi da fare, la parte più complicata è il calendario forse, perché hai il dubbio che magari a qualche gara non ti invitino, come successo inizialmente al Giro 2020.

Con i corridori cambia il rapporto?

Quando ero nella WorldTour capitava che alcuni corridori li vedessi al ritiro di dicembre e poi a fine anno. Qui ho un contatto più diretto con tutti i ragazzi e questa cosa permette un rapporto umano più approfondito.

Arzeni sicuro: «Covi forte nel cross, ma ditelo a Gianetti!»

22.12.2021
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Alessandro Covi nel ciclocross, la suggestione continua. Una suggestione che però si fa sempre più tecnica, non vogliamo dire realistica, ma quantomeno verosimile. Soprattutto dopo aver parlato con il suo ex diesse, Davide Arzeni.

L’attuale direttore sportivo della Valcar – Travel&Service ha avuto tra le mani Covi per quattro stagioni, fino al primo anno tra gli juniores. Lo conosce bene. I due sono in ottimi rapporti. Davide lo ha visto crescere. A volte si sentono ancora, e da preparatore qual è Arzeni può ben dirci le reali possibilità di Covi nel ciclocross.

Per Arzeni Alessandro Covi era un talento nel ciclocross. E forse questo talento non lo ha perso…
Per Arzeni Alessandro Covi era un talento nel ciclocross. E forse questo talento non lo ha perso…
Davide, Covi e il ciclocross…

Alessandro su strada sta trovando una dimensione da top rider e bisogna capire i programmi che la UAE ha in serbo per lui. E a naso secondo me ha dei programmi molto importanti, pertanto bisognerà vedere quanto saranno interessati a questo discorso del cross. Sicuramente sarebbe bello vederlo. Sarebbe bello per la nazionale, per Pontoni, per il movimento… ma vallo a dire a Gianetti (CEO della UAE, ndr)!

Per te Covi avrebbe le qualità per tornare a fare il ciclocross?

Sì, certo. Però non è facile rientrare dopo tanto tempo. Servirebbe la programmazione giusta, senza contare che un po’ di tempo per riprendere il ritmo e la guida gli ci vorrebbe.

Ma il motore ce l’ha? Sarebbe all’altezza?

Certamente! Quando uno va forte su strada, va forte anche nel cross. E poi non scordiamoci che Ale ha già un passato in questa disciplina. Con me ha corso quattro anni: da esordiente al primo anno da juniores. E si vedeva che aveva dei numeri. Una volta eravamo alle Capannelle, a Roma e lo vedevamo avanzare sul rettilineo davvero con molta potenza, si vedeva proprio che sprigionava watt. Ero al fianco di Fausto Scotti, che rimase colpito. E Fausto, che la sa lunga, per l’anno successivo lo voleva a tutti costi nel progetto della nazionale, ma la squadra all’epoca (Team Giorgi, ndr) di Covi si oppose, non gli diede l’okay.

Quindi il cross era più che un semplice diversivo invernale per il varesino…

No, no… facevamo parecchia attività. Alessandro ha vinto diverse gare con me. Covi e Dorigoni, li avevo entrambi. Pensate che squadretta! Anche io ero più giovane e sentivo meno freddo quando andavo alle gare! Scherzi a parte, Alessandro si è divertito molto nel ciclocross. Ogni tanto quando ci sentiamo mi dice: ehi, Capo allora ci vediamo in qualche campo di cross!

Dorigoni e Covi ai tempi della Cadrezzate di cui Arzeni era diesse
Dorigoni e Covi ai tempi della Cadrezzate di cui Arzeni era diesse
Quindi avevi anche Dorigoni. Cosa pensi del fatto che lui punti sulla mountain bike, in particolare sulle marathon, per tenersi attivo d’estate?

Sono stato il suo preparatore fino allo scorso anno, poi Jakob ha scelto di dedicarsi alla mountain bike e abbiamo preferito interrompere il rapporto. Non per dei problemi, ma semplicemente perché io sulla mountain bike non ho la stessa esperienza che ho su strada e cross. Adesso lo segue Bramati. Che dire, io resto del parere che la migliore preparazione per il cross sia la strada.

In effetti è un po’ quello che anche noi sosteniamo, ma semplicemente perché è quello che vediamo sui campi di gara e dalle classifiche. Sono dati oggettivi…

Se io fossi un allenatore per il cross cercherei di prendere un atleta che fa strada e ogni tanto qualche gara di mtb per quelle abilità di guida che si acquisiscono con la “ruote grasse”, insomma per la tecnica. Così per me sarebbe perfetto. Poi mi rendo conto – fa una pausa Arzeni – che c’è anche chi arriva da altri mondi. Penso per esempio a Pauline Ferrand-Prevot che in un anno ha vinto i mondiali su strada, di cross e in mtb. Poi però il fisico ti presenta il conto. E lo stesso è un po’ quello che sta accadendo a Van der Poel.

Il profilo di Covi quindi cade a pennello…

Lui può far bene nel cross. Con quel motore che ha non avrebbe grandi problemi. Ha la potenza che serve. In più avendo fatto da ragazzino e ragazzo questa attività non partirebbe da zero. Se non fosse stato per una febbre a un paio di giorni dalla gara, avrebbe vinto un campionato italiano da juniores.

Il ritorno di Covi nel cross, fantaciclismo… ma neanche troppo

18.12.2021
4 min
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E se un giorno, neanche troppo lontano, rivedessimo Alessandro Covi nel ciclocross? Voci o realtà, il cittì Pontoni è alla ricerca di atleti di peso, di potenza assoluta. Magari li recluta coltivandoli nel lungo periodo, oppure può cercare di attrarre qualche “motorone” dalla strada.

Nella pletora di possibili nomi – più nostri che del cittì, va detto – si è pensato prima di tutto a Trentin, che crossista lo è anche stato. Ma ci verrebbero in mente anche bestioni del calibro di Guarnieri, Oss, BalleriniGente che ha tanti cavalli ed è in grado di farli esplodere con grande violenza agonistica.

Certo, poi bisogna vedere quale esperienza abbiano questi corridori con il fango e lo sterrato, mentre Alessandro Covi un bel po’ di esperienza ce l’ha. Tra l’altro quella più importante, quella che si forma da ragazzini.

La potenza di Covi, quel che cerca Pontoni…
La potenza di Covi, quel che cerca Pontoni…
Alessandro, ma è vera questa voce che Pontoni ti ha cercato?

No, al momento non mi ha chiamato nessuno. Però posso dire che mi piacerebbe, io sono innamorato del ciclocross. Ci ho passato la mia infanzia e tornare a farlo mi piacerebbe non poco.

Lo segui ancora dunque?

Ho amici che fanno cross, non seguo più molto le categorie giovanili ma seguo soprattutto le gare più importanti in Italia e quelle internazionali. Ho visto che quest’anno stava dominando Iserbyt fino a che non è tornato Van Aert. Mentre in Italia mi gusto l’eterno duello tra Gioele (Bertolini, ndr) e Jakob (Dorigoni, ndr).

Li conosci bene?

Dorigoni è stato anche il mio compagno di squadra alla Cadrezzate e sì, lo conosco bene. A volte ci siamo anche scontrati nelle gare da dilettanti. Bertolini lo conosco meno, ma abbiamo avuto modo d’incontrarci e ogni tanto ci sentiamo.

Che crossisti ti sembrano? Che caratteristiche hanno?

Beh, faccio riferimento a quello che ho visto qualche anno fa, a quello che ricordo. Bertolini guida benissimo, ma forse gli manca qualche watt. Dorigoni i watt ce li ha anche, ma è un po’ spericolato e non sempre gestisce bene con la testa la sua corsa.

E Alessandro Covi che crossista era?

Io lo facevo d’inverno per mantenermi in forma, ma soprattutto per divertirmi. Non ho mai preso il cross con troppa serietà, anche se qualche garetta l’ho vinta. Era un piacere andare in trasferta con la squadra. Che crossista ero: uno di potenza. Non amavo troppo i percorsi a gimkana, ma preferivo quelli più aperti, quelli dove c’era da spingere. E infatti mi trovavo bene con il fango perché lì se non spingi non vai avanti, se non tiri fuori la potenza resti impantanato. Infatti sono quelli che vincevo, ma in Italia ce ne sono pochi.

Beh, si potrebbe dire che l’identikit perfetto che cerca Pontoni! Atleti di una certa stazza e di una certa potenza…

Se si parla di fisico magari potrei anche andare bene. Sono alto, peso 68,5 chili, ma se si parla di guida… magari avrei qualche difficoltà in più.

Quali gare hai fatto di cross più importanti?

Le gare più importanti sono state le tappe del Giro d’Italia di Ciclocross.

Quanto tempo è che non ti cimenti in più in questa disciplina?

Parecchio, dai primi anni juniores.

Però ti sentiamo appassionato a questo discorso. Se arrivasse una chiamata per davvero ci penseresti?

Ci penserei di sicuro, non escluderei nulla a prescindere. Ogni tanto mi manca il cross, mi viene il magone, ma adesso penso molto alla strada. E poi è come una ruota, se smette di girare fai fatica a riprendere voglia e motivazioni. Se non dovessi andare forte preferirei continuare a fare una preparazione adatta alla strada. Che poi non voglio dire che il cross non sia adatto: guardiamo Van der Poel e Van Aert! Però loro hanno sempre fatto così. Per loro la ruota non si è mai fermata. Bisognerebbe ragionarci bene, tutto qui.

Alla UAE sei in squadra con Trentin, avete mai parlato di ciclocross voi due?

Ogni tanto capita di fare qualche battuta, ma non credo che lui sappia che io ho fatto cross.

A Montalcino la chiave dei dispiaceri di Covi

10.12.2021
4 min
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C’è stato un momento nella stagione 2021 di Alessandro Covi che l’ha bloccato. Forse sul momento lui non se ne è reso neanche conto, ma adesso parlandoci capisci che quel giorno al Giro, quando Schmid lo beffò sul traguardo di Montalcino, qualcosa s’è inceppato e magari se l’è portato dietro sino alla fine dell’anno con tutti quei piazzamenti.

«La sfiga non esiste – dice con un sorriso mezzo amaro – qualche errore l’avrò fatto. Le dinamiche di gara in cui sono arrivati i piazzamenti sono state tutte diverse, però ricordo bene che quel giorno a Montalcino mi venne il panico. Era bello essere lì a giocarsi la tappa, ma non ero convinto di me stesso e non conoscevo lui. Occasioni di giocarmi corse importanti con una volata a due non ne avevo avute tante, quindi di sicuro l’abitudine e la freddezza l’avevo persa. Sul momento mi è scocciato, ora se ci penso mi dico che poteva cambiarmi la carriera. Il secondo non se lo fila nessuno…».

La beffa di Montalcino ha bloccato la sua stagione: ma il 2022 sarà diverso
La beffa di Montalcino ha bloccato la sua stagione: ma il 2022 sarà diverso
Felline ieri ha parlato proprio di questo, dell’occasione che ti cambia la vita…

Non è un ragionamento sballato. Magari mi sbloccavo e avrei gestito diversamente lo Zoncolan, non arrivando terzo. Anche da under 23 capitava che ne vincessi una e poi le altre arrivassero in fila. Nel 2018 non mi riusciva di sbloccarmi, poi feci centro in Spagna e in Italia ne vinsi tre di fila, fra cui la Coppa Cicogna. Vincere a Montalcino mi sarebbe servito per avere più consapevolezza.

Si trova una lettura positiva ai tanti piazzamenti?

Il fatto di aver capito che se tutto va bene, posso giocarmi le corse. Ci metto sempre il massimo impegno, poi con l’esperienza e la maturazione fisica le cose verranno meglio da sé. Ricordo che quando passai professionista, riuscivo a spingere certi rapporti. Dopo il Giro d’Italia, la mia pedalata è diventata più facile. E a margine di tutto questo, è bello che la squadra mi dia il tempo per crescere. Ognuno ha il suo fisico e la sua testa.

I piazzamenti hanno spento il tuo buon umore?

No, perché sono sempre il solito Alessandro Covi, cui piace prendere le cose alla leggera.

Chissà se anche il risultato dello Zoncolan sarebbe cambiato se avesse vinto a Montalcino
Il risultato dello Zoncolan sarebbe cambiato se avesse vinto a Montalcino?
Con chi hai il miglior rapporto in squadra?

Con Ulissi, magari perché abbiamo condiviso la stanza al Giro d’Italia e anche perché è un grande maestro.

Quali sono gli obiettivi per il 2022?

La vittoria, mi piacerebbe tornare ad alzare le braccia al cielo e spero di farlo trovando la giusta condizione.

Come è fatto il tuo calendario dei sogni?

Mi piace l’Italia, inizierei da Laigueglia e farei tutto il calendario italiano. Intendiamoci, mi piace anche il Belgio, ma potendo scegliere starei volentieri qua.

Ulissi, qui in due sono insieme alla Veneto Classic, è il riferimento di Covi
Ulissi, qui in due sono insieme alla Veneto Classic, è il riferimento di Covi
Com’è essere compagno di squadra di Tadej Pogacar, che alla tua stessa età ha già vinto il mondo?

Lo guardo, ma c’è poco da fare se non riesco a spingere come lui. Ammiro il suo potenziale e la facilità. E poi mi piace perché vive tutto tranquillamente, non sente tanto la pressione. Non si fa troppe paturnie: se va bene okay, sennò va bene lo stesso.

La squadra farà il primo e unico ritiro a gennaio…

E io fino a quel momento starò a casa. Me ne resto tranquillo ad allenarmi, anche se fa un freddo cane. Magari un anno di questi si va fuori a cercare un sole più caldo.

EDITORIALE / Quanto ci costa la rincorsa al Tour?

15.11.2021
4 min
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Bernaudeau avrebbe parlato allo stesso modo se non fosse francese? Le parole del nuovo manager di Sagan sono piaciute e hanno un grande fondamento, ma hanno alle spalle la consapevolezza che, pur non essendo una squadra WorldTour, la TotalEnergies parteciperà al Tour de France. In questo ciclismo plutocratico, si tratta di un vantaggio impossibile da quantificare.

«Non chiederei mai ai miei sponsor di comprare una licenza – ha detto – va guadagnata. Non facciamo compravendite, diamo emozioni. Non mi indigno perché Pogacar guadagnerà 36 milioni di euro nei prossimi sei anni, ma mi chiedo se qualcuno pensi che il futuro del ciclismo sia negli Emirati e non piuttosto sulle strade d’Europa».

Bella forza, verrebbe da dire. Ma in piccolo è quanto accade in Italia con le squadre che a vario titolo sono sicure di partecipare al Giro e buona pace di chi deve sudarselo o investire per sperare di accedervi.

Il Tour per la Jumbo Visma è un’ossessione: correrà con Roglic, Dumoulin, Van Aert e Kruijswijk
Il Tour per la Jumbo Visma è un’ossessione: correrà con Roglic, Dumoulin, Van Aert e Kruijswijk

La profezia di Rozzi

E’ un rimescolarsi di pensieri, in cui si infilano anche le parole di Guardini sull’opportunità di inserire un tetto al budget delle squadre. Così a un certo punto vengono a galla gli scontri al Processo del Lunedì fra Costantino Rozzi, vulcanico presidente dell’Ascoli, e Adriano Galliani che a sua volta guidava il Milan delle meraviglie e dei miliardi.

«Se si continua così – disse un giorno Rozzi durante il programma di Aldo Biscardi – il calcio farà una brutta fine. Fra dieci o vent’anni, sarà impossibile mantenere le società in Serie A o B. Solo poche società potranno concedersi questo lusso, quelle più ricche. Gli stipendi di allenatori e calciatori sono troppo alti e i costi di gestione ancora di più. Dobbiamo darci tutti una regolata, a cominciare dai grandi club».

Costantino Rozzi, presidente dell’Ascoli Calcio (scomparso nel 1994), previde la crisi del sistema calcio
Costantino Rozzi, presidente dell’Ascoli Calcio (scomparso nel 1994), previde la crisi del sistema calcio

«Non è colpa nostra – gli rispose Galliani con tono quasi sprezzante – se l’Ascoli o altre società non hanno la possibilità di sostenere certe spese. Chi non ha la possibilità di giocare in Serie A, vada in B o in un’altra categoria inferiore».

«Hai ragione – reagì Rozzi con sarcasmo – così senza squadre come l’Ascoli, potrete finalmente disputare un campionato fra di voi, con sei o sette squadre».

L’Uci e il Far West

Mentre le grandi squadre di calcio affogano nei debiti e la Uefa ha imposto il Fairplay Finanziario, nel ciclismo si continua come nel Far West, senza che l’Uci pensi di metterci mano. Chi più ha, più spende. E gli altri in fondo è come se non ci fossero.

La Ineos punterà tutto sul Tour, con Thomas, Bernal e Carapaz
La Ineos punterà tutto sul Tour, con Thomas, Bernal e Carapaz

Mauro Vegni si diverte a provocare i big affinché raccolgano la sfida del Giro, ma è palese che il centro degli affari sia in Francia. Sul Tour convergeranno nuovamente i grandi campioni di Uae Team Emirates, Ineos Grenadiers e Jumbo Visma: i tre colossi dal budget esagerato che hanno fatto il pieno di grandi atleti da convertire in gregari. Gli altri faranno quello che possono.

Il Giro intanto prova a raccontare il campo dei suoi partenti in modo che il divario sembri meno netto. E noi siamo con loro, perché tante volte è stato meglio un Giro con tanti attori sullo stesso livello, rispetto a edizioni schiacciate da mattatori incontrastabili.

Il Tour non ha rinunciato alla solita sontuosa presentazione
Il Tour non ha rinunciato alla solita sontuosa presentazione

Presentazione a tappe

Solo facciamo fatica a capire perché da queste parti nel nome di innovazioni di marketing a misura di social, si sia deciso di miniaturizzare quel che avremmo dovuto raccontare come una storia epica e dai contorni monumentali. Perché quella presentazione frammentata in quattro comunicati? Dite che il Tour, che quanto a marketing e condivisioni social ha poco da imparare, avrebbe rinunciato al vernissage, ai campioni e all’enfasi della sua presentazione?

Il Tour sa che ci sono momenti da celebrare con la fanfara. Forse perché anche loro si rendono conto che quanto a spettacolo, passione e tensione agonistica, il Giro è molto più forte. Peccato che noi non l’abbiamo ancora capito…

Troìa, lento ritorno dopo l’infortunio guardando a Nord

12.11.2021
5 min
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In questo viaggio nelle ripartenze autunnali e in vista dei primi ritiri invernali, dopo Ballerini e Gavazzi, si fa oggi tappa a casa di Oliviero Troìa, che la stagione l’ha finita davvero male. Spalla rotta il 24 agosto mentre si allenava e addio gran finale, con la Roubaix che da sogno si è trasformata in un miraggio.

Se ti fermi il 24 agosto, per arrivare al ritiro di gennaio c’è una vita. La UAE Team Emirates non farà infatti quello di dicembre, avendone da poco concluso uno nel deserto. Per cui tutti i corridori sanno di doversi gestire sino alla fine dell’anno, trovando a casa la base di condizione su cui a gennaio sarà… costruita quella per correre.

«Tutto settembre sono stato fermo – spiega il ligure – anche perché per una decina di giorni la spalla mi ha fatto parecchio male. La frattura era scomposta e per fare qualunque cosa, ho avuto bisogno della mia compagna. Ho tenuto il tutore bello stretto per tutto il tempo, finché ho potuto toglierlo dopo 35 giorni. E anche se adesso a volte ho qualche dolorino, le cose vanno bene. Ho controllato che non ci fosse qualche scompenso, come di solito può succedere dopo una caduta. E visto che andava tutto bene, piano piano ho ripreso a muovermi».

Con il figlio Giulio, nato a fine marzo, e la compagna Carola in Piemonte alla fine di ottobre (foto Instagram)
Con il figlio Giulio, nato a fine marzo, e la compagna Carola in Piemonte alla fine di ottobre (foto Instagram)

La testa a freno

In questi casi, la testa va più veloce delle gambe. La voglia di riscatto è benzina e sarebbe facile bruciare le tappe, commettendo il più classico degli errori.

«Ma la squadra è stata chiara – spiega – mi hanno detto di prendermela con calma, proprio perché fino al ritiro c’è un sacco di tempo. Perciò settembre l’ho vissuto in modo davvero blando, poi ho ricominciato per colmare il gap che di sicuro in questo momento ho rispetto a chi ha corso fino al Lombardia. Anche se molli, una base di condizione ti resta e la mia ha iniziato a spegnersi dopo il Polonia, ultima corsa che ho fatto. Così fino a due settimane fa, sono solo andato in bici e a sensazioni. Adesso si lavora seguendo un filo».

Esplosività in palestra

Quando si riparte, la tabella è comunque blanda e magari a volte neppure serve. I corridori hanno ormai la loro routine e sanno gestirla, a metà fra i numeri e le sensazioni.

«Adesso il lavoro è fatto di palestra e bici – spiega – due giorni di palestra a settimana, quattro di bici e uno di riposo. Nel giorno della palestra la bici c’è lo stesso, ma poca e fatta con l’obiettivo di lavorare bene. Per cui un’oretta prima di entrare in palestra, come riscaldamento, e un’oretta all’uscita per sciogliere le gambe. I lavori che faccio infatti sono intensi e con molto peso. In questa fase mi concentro sulla forza esplosiva vera e propria. Quindi poche ripetizioni, ma caricando molto, allo squat, la pressa e tutto quello che riguarda le gambe. Per la parte superiore invece faccio soprattutto core stability, per bilanciare i carichi delle gambe».

Ha corso a Kuurne con la spalla dolorante: gli esami hanno rivelato una clavicola rotta nella caduta del giorno prima alla Het Nieuwsblad
Ha corso a Kuurne con la spalla dolorante: gli esami hanno rivelato una clavicola rotta

Obiettivo Nord

Il programma delle corse 2022 non è stato ancora delineato, ma nei desiderata di Troìa ci sono le classiche del Nord che nel 2021 gli sono rimaste nella gola come una spina. Coinvolto in una caduta alla Het Nieuwsblad, si è ritirato. Il giorno dopo, nonostante il dolore alla spalla, ha corso a Kuurne e ugualmente non è riuscito a finire la corsa. Le radiografie hanno infatti evidenziato la frattura della clavicola.

«Andavo forte – ammette con un po’ di malinconia – avrei aiutato Trentin e magari mi sarei ritagliato il mio spazio. Invece mi sono caduti davanti, non sono riuscito a evitarli e mi sono rotto la clavicola. Non proprio una partenza fortunata. In squadra sono arrivati altri velocisti, difficile ci sia posto nelle volate, ma in Belgio voglio provare a fare qualcosa, voglio arrivarci più forte dell’ultima volta».

La ripresa degli allenamenti dopo la frattura della spalla è stata blanda: giusto non avere fretta (foto Instagram)
La ripresa degli allenamenti dopo la frattura della spalla è stata blanda: giusto non avere fretta (foto Instagram)

La base giusta

Siamo talmente presi dai ritmi frenetici che un inverno come il suo sembra quasi vuoto e privo di riferimenti. In realtà poter lavorare per costruire la base per tutto dicembre è una fase piuttosto importante.

«Si può proprio parlare della base su cui costruire la condizione in ritiro – dice – per cui adesso in bici vado a sensazioni e ogni tanto inserisco degli esercizietti al medio. All’inizio dieci minuti, poi trenta. In questi giorni sto approfittando del fatto che fa ancora caldo e vado anche a cercarmi qualche salita, perché poi sarà difficile. A gennaio invece si alzeranno i giri, faremo ritmo gara e lavori specifici. C’è da arrivarci pronti. Mi alleno spesso con Trentin, visto che viviamo vicini. E ho avuto la fortuna di tenermi con il peso nei giorni in cui non potevo allenarmi per la spalla. Per cui c’è tutto quello che serve per fare un buon inverno. Per evitare problemi col Covid non partiremo dall’Argentina e probabilmente nemmeno dall’Australia. Per cui si correrà un po’ più avanti in Europa. E tutto sommato proprio male non è. La stagione sarà lunga…».

Conti va all’Astana: grandi motivazioni, ma risalita dura

08.11.2021
4 min
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Conti va all’Astana. Lo aspettano Martinelli che l’ha fortemente voluto e Orlando Maini che l’ha guidato nei primi anni di professionismo e lo chiamava “il cinno” che in bolognese significa “il bimbo”. Conti va all’Astana perché lì dove stava non avrebbe tirato più fuori un ragno dal buco. E’ sempre difficile dire per quale motivo un ragazzo di talento perda inesorabilmente la strada, ma il suo è stato per un paio di anni di troppo il caso più lampante. E quando in certe squadre passa il concetto che forse ti sei un po’ adagiato, è un attimo ritrovarsi a tirare e poi basta.

«In realtà – dice il romano che vive a Monaco – non mi hanno mai limitato. Però è chiaro che quando vai a correre e in squadra hai gente come Ulissi, Hirschi, Pogacar e Rui Costa, ti tocca fare il gregario. E io lo ammetto che mi sono adagiato. Prima nel ruolo di gregario, che in squadra faceva anche comodo. Mentre negli ultimi due anni ho mollato la presa, mi sono lasciato andare. Era necessario cambiare…».

Il finale di stagione non è stato dei migliori, serviva voltare pagina
Il finale di stagione non è stato dei migliori, serviva voltare pagina

Novembre in Valpolicella

L’approccio è maturo, Valerio ha sale in zucca e alla fine, ambizioso com’è sempre stato, il primo a… rosicare per prestazioni non all’altezza era proprio lui. Voltare pagina era una necessità impellente e alla fine l’ha fatto. In questi giorni e per tutto il mese, Conti, la sua compagna e la figlia Lucrezia nata a Monaco il 4 settembre, si sono trasferiti in Valpolicella. Michela è di qui e da queste parti ci sono spazi superiori a quelli del piccolo appartamento monegasco. E mentre i nonni materni si godono la nipotina, il corridore di casa ha ripreso ad andare in palestra e sulla mountain bike.

Perché cambiare?

Perché dopo otto anni, sempre con le stesse persone e gli stessi programmi, gli stimoli erano calati. Cambiare squadra significa tornare un po’ indietro, avere qualcosa da dimostrare. Come quando sei neoprofessionista. Ritrovo Maini e già abbiamo iniziato a ridere, perché con lui il buon umore è assicurato. Sono tutti italiani e questa serie di cose mi sta riportando una bella motivazione. Conosco bene la nutrizionista, con cui lavoravo in passato. Mi piace poter parlare di tutto liberamente, relazionarmi con le persone sulla base delle sensazioni e non dei numeri. Anche alla Lampre era così, poi sono arrivati i soldi ed è cambiato tutto. Ma lo stesso, la risalita non sarà facile.

Si scioglie il terzetto: in Uae rimangono Formolo e Ulissi
Si scioglie il terzetto: in Uae rimangono Formolo e Ulissi
Cosa c’è di difficile?

Quando molli, tralasci tanti aspetti. C’è da lavorare su tutti i punti, dall’alimentazione alla palestra, passando per la bici e l’allenamento. Ma mentre negli ultimi tempi salivo sulla bici che ero già stanco mentalmente, ora ho voglia di allenarmi.

Cosa ti chiede l’Astana?

Martinelli mi conosce bene e mi ha voluto. Sa che la base è buona, perché ho corso per tanti anni nelle categorie giovanili con suo figlio Davide. Vogliono che adesso mi metta in luce, anche se i programmi si faranno in ritiro e da quello si capirà tanto. Ma se potessi esprimere un desiderio, mi piacerebbe correre qualche classica in più. In questi anni, avevo davanti così tanti campioni, ne ho fatte sempre poche. E poi il Giro, che per me resta speciale.

La maglia rosa del 2019 può essersi ritorta contro?

E’ stata una fase bellissima, che mi ha fatto capire tante cose, ma non penso che mi abbia cambiato, nel bene o nel male. Certo da quei giorni le aspettative sono state più alte, ma ora voglio rialzarmi e ripartire da lì.

La mano della piccola Lucrezia in quella di Valerio: il 4 settembre Conti è diventato papà (foto Instagram)
La mano della piccola Lucrezia in quella di Valerio: il 4 settembre Conti è diventato papà (foto Instagram)
Nel 2020 è mancato Antonio Fradusco tuo tecnico da ragazzino e tuo consigliere fisso…

Antonio mi dava sempre consigli, mi è stato accanto fino al 2019 e credo che quell’anno, il migliore da quando corro, sia stato per lui una grande soddisfazione. Mi scriveva tutti i giorni, era una presenza fissa e magari aver perso un riferimento così in qualche modo l’ho pagato. Non voglio trovarmi la scusa, si vive al presente, ma anche se Martinelli e Maini sono della stessa pasta, uno come Fradusco non lo troverò più.

Nel frattempo è arrivata una bambina.

Non dirò come tanti che mi ha stravolto la vita, ma è bellissimo rientrare a casa e capire che lei c’è. E ho la fortuna che Michela sia una mamma eccezionale. E’ una bellissima novità. E’ tutto bellissimo. Per questo nuovo inizio non potevo chiedere uno scenario migliore.