Marcato 2021

Marcato chiude dopo 17 anni, ma ha molto da dire

05.09.2021
4 min
Salva

Il 2021 di Marco Marcato è stato davvero un calvario. Io suo ruolino di marcia dice che aveva iniziato anche in maniera sostenuta, con ben 6 gare nel periodo delle classiche del Nord, poi è arrivato il Tour of the Alps e dopo del corridore di San Donà di Piave si sono perse le tracce, fino a ritrovarlo al Giro di Polonia. Era giusto capirci qualcosa, ma le parole che Marco ci ha confidato vanno oltre quello che ci aspettavamo…

«Ad aprile ho avuto un episodio di aritmia e mi sono dovuto sottoporre a un piccolo intervento di ablazione per fibrillazione atriale – racconta Marcato – sono rimasto fermo oltre un mese per poi riprendere piano piano, alla fine ero tornato a “riveder le stelle” in Polonia ma ho avuto un altro caso e d’accordo con medico e società abbiamo deciso di chiudere la stagione e conseguentemente la carriera».

Marcato Nord 2021
Marcato alla Bredene Koksijde Classic 2021, chiusa al 27° posto. In Belgio il trevigiano vanta il posto d’onore al Giro di Vallonia 2010
Marcato Nord 2021
Marcato alla Bredene Koksijde Classic 2021, chiusa al 27° posto. In Belgio il trevigiano vanta il posto d’onore al Giro di Vallonia 2010
Quindi non ti vedremo più in giro?

Non come ciclista professionista, ma non è una decisione causata dai problemi fisici, avevo già detto a inizio stagione che sarebbe stata l’ultima, ho fatto 17 anni di professionismo e credo possano bastare… certamente non avrei voluto chiudere così, non era il finale che mi aspettavo, ma bisogna anche saper accettare quel che arriva, la salute viene prima di tutto, solo che avrei voluto chiudere bene, magari partecipando al Giro del Veneto che passava sotto casa mia. Lo guarderò…

Il problema che hai avuto al cuore che conseguenze ha nella vita di tutto i giorni?

Nessuna ed anzi vorrei ringraziare il Dott.Alessandro Zorzi e tutto lo staff dell’Ospedale di Padova per tutto l’appoggio che mi hanno dato. E’ frutto dello stress psicofisico della mia attività, abbassando i livelli tutto torna alla normalità. Anche adesso non è che ho smesso di andare in bici, ma fatto in tranquillità.

E ora, che cosa succede nella vita di Marco Marcato?

Continuerete a vedermi in giro, questo è sicuro… Sono già d’accordo con il team (la Uae Team Emirates, ndr) che mi ha supportato in tutto e per tutto e che mi ha offerto di continuare a lavorare nella struttura. Si apre un altro capitolo, tutto da scoprire.

Marcato Uae 2021
Alla Uae dal 2017, Marcato resterà nello staff della squadra in un ruolo da definire
Marcato Uae 2021
Alla Uae dal 2017, Marcato resterà nello staff della squadra in un ruolo da definire
Che cosa vorresti fare?

Mi piacerebbe molto lavorare con i giovani: ho visto negli ultimi anni come la mia esperienza sia stata sempre fonte di consigli da parte dei ragazzi, degli ultimi arrivati in squadra e vorrei continuare su questa strada, rendermi utile per agevolare chi fa il passaggio di categoria che non è sempre facile.

Dovendo fare un consuntivo di 17 anni di attività?

Posso ritenermi più che soddisfatto, avendo preso tanto da questo mondo al quale spero di aver restituito. Ho iniziato con tante aspettative, correndo anche da leader e prendendomi le mie soddisfazioni, soprattutto nelle corse del Nord che esaltavano le mie caratteristiche, poi ho capito che potevo ritagliarmi un ruolo più stabile stando nell’ombra e alla fine devo dire che chiudo in ampio attivo.

Quanto è cambiato il ciclismo in questi 17 anni?

Enormemente, due mondi completamente differenti. Io passai che non sapevo neanche che cosa fossero cardiofrequenzimetro e watt, oggi invece vedi ventenni che arrivano subito al top, lavorano come professionisti. Io posso dire di aver trovato la vera maturazione intorno ai 27-28 anni, adesso i tempi sono enormemente abbreviati. Si va sempre di più verso un ciclismo specialistico nel quale si va sempre a tutta, tanto che ci si comincia ad allenare già a metà ottobre quand’io cominciavo a metà dicembre…

Marcato Tours 2012
La vittoria più prestigiosa di Marcato, la Parigi-Tours 2012. L’anno prima era giunto secondo
Marcato Tours 2012
La vittoria più prestigiosa di Marcato, la Parigi-Tours 2012. L’anno prima era giunto secondo
Malori parlava di vietare il consulto dei watt in corsa, per rendere le gare un po’ più soggette all’inventiva. Sei d’accordo?

E’ come con l’introduzione dell’elettronica nella Formula 1. Dà grossi vantaggi, ma viene meno l’istinto del campione, è così anche nel ciclismo, ma non solo per i watt, anche per le radioline, che sicuramente sono utili per la sicurezza, ma appiattiscono un po’ le corse. Io sarei per togliere i potenzimetri e utilizzare le radio solo su un canale a disposizione dell’organizzazione per comunicazioni legate alla sicurezza. Credo che così ci sarebbe molto spettacolo in più e si vedrebbero azioni diverse.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera?

Dal punto di vista personale la vittoria alla Parigi-Tours del 2012, iscrivere il mio nome in un albo d’oro così prestigioso è stato qualcosa di magico, ma come emozioni, quello che mi è rimasto nel cuore è stato l’arrivo ai Campi Elisi dello scorso anno, con Pogacar in maglia gialla. Per com’era arrivata, per tutto il lavoro che avevamo sostenuto in squadra, l’abbiamo sentita tutti un po’ nostra, mi sono sentito parte di quell’impresa.

Trentin, l’ultima imboscata prima degli europei

01.09.2021
5 min
Salva

Forse per fare un regalo a Jakobsen che compiva 25 anni, ieri quasi tutte le squadre si sono rassegnate all’arrivo in volata. Non che le alternative fossero infinite, ma quando il UAE Team Emirates ha aperto il gas, si poteva provare a dargli una mano. Una bella imboscata e via. La Deceuninck-Quick Step era rimasta indietro e con un po’ di collaborazione si poteva se non altro appesantire le gambe del velocista più forte del gruppo.

Trentin ci ha provato ed è per questo che in serata non aveva poi troppi rimpianti, se non quello per la vittoria che ancora non arriva e che alla vigilia degli appuntamenti più caldi come europei e mondiali, gli darebbe le sicurezze necessarie. 

Terzo nella volata di ieri e tanti auguri a Jakobsen che compiva 25 anni. L’imboscata nel finale è andata male
Terzo nella volata di ieri e tanti auguri a Jakobsen che compiva 25 anni. L’imboscata nel finale è andata male
Stai facendo delle prove generali o volevi davvero battere Jakobsen in un testa a testa?

Bè dai, se riuscivo a batterlo non era male. E’ ovvio che se lo porti di in volata, poi diventa difficile. Stiamo parlando di uno di quelli che hanno più watt in assoluto. Ho preso la ruota di Meeus, ma più di un terzo posto non si poteva fare. Ci ha lasciati lì…

Forse si poteva provare ad anticiparlo…

Infatti siamo l’unica squadra che ci ha provato (quasi ringhia nel dirlo, ndr), gli altri se ne sono un po’ fregati. Abbiamo dovuto muoverci da lontano perché era l’unico punto dove si poteva fare. Poi però quando il vento è girato e ce lo siamo trovato in faccia, nessuno ci ha dato una mano. Magari si poteva fare qualcosa, lo si poteva stancare un po’. E infatti lui su quell’imboscata era rimasto indietro.

Come stai?

Sono stanco, ovvio, ma sto bene. Manca sempre la vittoria, però vedo che comunque sia di gambe che anche mentalmente sto sempre meglio. Vediamo il bicchiere quasi pieno, insomma…

Cassani ha dato i nomi per gli europei ed è chiaro che da te si aspetti qualcosa…

Vediamo, perché sicuramente a Trento la corsa viene molto dura, quindi bisognerà correre bene e riuscire a fare le cose come Dio comanda. E’ impegnativa per il circuito e perché prima c’è il Bondone, non ho mica capito qual era l’intenzione, però fa lo stesso. E c’è un sacco di salita prima, quindi comunque in generale verrà dura… 

Con Cimolai prima che si ritirasse: il friulano poteva essere un’ottima spalla per gli europei
Con Cimolai prima che si ritirasse: il friulano poteva essere un’ottima spalla per gli europei
Troppo dura per te, oppure per un buon Trentin è possibile fare bene?

Posso fare bene. Il circuito si farà sentire, perché la salita dura intorno agli 8 minuti, qualcosina meno. E poi ne hai altri 23-24 per fare il giro, quindi comunque ogni 20 minuti sei sotto e ricominci a salire. Sicuramente si farà sentire. La discesa è da spingere, quindi in realtà se stai a ruota recuperi…

Hai in testa più gli europei o il mondiale?

Il mondiale è molto più adatto a me e non a uno scalatore. Mentre all’europeo uno scalatore un po’ scaltro può far bene. Uno come Pogacar non aspetterà la volata, poco ma sicuro. Va sempre forte, ma a Plouay ha un po’ picchettato anche lui.

Siete compagni di squadra, vi allenate mai insieme a Monaco?

No, perché lui esce troppo tardi. Può permetterselo, non ha figli.

Il fatto di correre in casa cambia qualcosa, accende qualche lampadina in più?

Non lo so, ci tengo di sicuro. La salita la conosco parecchio bene, visto che era la strada che facevo due volte al giorno in pullman per andare a scuola. Quindi essendo vicino a casa, fa sempre piacere.

A Glasgow nel 2018, Matteo vince l’europeo con volata tirata da Cimolai, che finisce quinto
A Glasgow nel 2018, Matteo vince l’europeo con volata tirata da Cimolai, che finisce quinto
Ci sono altre tappe possibili alla Vuelta?

Adesso arrivano solo tapponi, domani e dopodomani (oggi e domani per chi legge, ndr) la vedo proprio dura. Poi c’è venerdì, una tappa in cui però dovrebbero allinearsi i pianeti in maniera importante. Diciamo che non la tiro fuori del tutto, ci provo. Poi se va, bene. Sennò pazienza. E’ stata la Vuelta con più volate in assoluto degli ultimi tempi e con più tappe piatte. Se togliamo quella che ha vinto Cort Nielsen, che siamo arrivati in pochi davanti, non ci sono state tante tappe da pensare che arriva il gruppetto. 

Nei prossimi giorni si lavora per la squadra o si salva la gamba?

Vediamo un pochino com’è la situazione. E’ ovvio che adesso parte un’altra Vuelta, perché nei prossimi 4-5 giorni c’è più salita che nelle due settimane precedenti. Tolti quelli di classifica, bisogna vedere che tipo di corridore sei e come stai. A me per esempio fa anche bene tenere duro sulle salite. E’ ovvio che non devo esagerare, bisogna sapere quel che si sta facendo, bisogna conoscersi. Non è detto neanche che faccia davvero bene stare sempre nel gruppetto per tutta la settimana, perché qua il tempo massimo è infinito e quindi il rischio è che fai anche poca fatica. Dipende da quello che stai cercando. Se sei messo come un aratro, è bene mollare prima. Altrimenti si può sempre pensare di migliorare.

A fine settembre, sul percorso dei mondiali, ritroverà invece strade che gli si addicono di più
A fine settembre, sul percorso dei mondiali, ritroverà invece strade che gli si addicono di più
Tu cosa cerchi?

Adesso come adesso sto bene, quindi mi serve tenere il fisico un po’ impegnato.

Dopo la Vuelta, vai diretto in Trentino o ti fermi a Monaco?

No, vado a casa, fatemi vedere i bambini qualche volta (ride, ndr). Si poteva pensare di portarli dai nonni, ma lunedì cominciano le scuole e il grande va alle elementari. Sono curioso, gli piace quando gli spiegano le cose. Fa la scuola in francese e lo parla già meglio di me.

Com’è il tuo francese?

Lo parlo abbastanza. Diciamo che mi capiscono tutti a parte francesi, che come sempre ti rispondono storcendo il naso finché non gli dai la pronuncia perfetta. Adesso vado a riposarmi un po’, avete visto il profilo della prossima tappa?

Pogacar riaccende il motore, ma a Plouay è una faticaccia

30.08.2021
4 min
Salva

Il bimbo d’oro ha riattaccato il numero sulla schiena ed è tornato a giocare con la sua Colnago. Lo ha fatto a Plouay con il sorriso sulle labbra e le gambe dure dopo un mese senza correre. Vedere Pogacar chiudere una classica come quella a sei minuti dai primi potrebbe suonare strano, ma il bello dei suoi 22 anni sta soprattutto nella schiettezza con cui spiega le cose.

«Sapevo di non poter avere una grande condizione – ha detto lo sloveno (in apertura alla partenza della gara di Plouay) – perché a casa ho festeggiato il Tour. Ho mollato la bici per una settimana, quindi ho ripreso ad allenarmi gradualmente. Un po’ ho pedalato e un po’ mi sono goduto l’estate».

Ha conquistato il secondo Tour a 22 anni, questa volta dominandolo per due settimane
Ha conquistato il secondo Tour a 22 anni, questa volta dominandolo per due settimane

Alla larga dalla fama

In questa sua dimensione di Re Mida che rende d’oro ogni corsa che tocchi, si percepiscono lo stupore e il desiderio di normalità, probabilmente l’unica difesa da una fama che gli è arrivata addosso come un treno.

«La gente mi riconosce – ha detto sabato durante una videoconferenza – ma io non mi ritengo una star dello sport, sono solo un corridore. Sto vivendo il mio sogno, che è fare quello che amo. Corro in bici e mi riesce bene. Ho un grande sostegno dalla mia ragazza, la mia famiglia e i miei amici. Abbiamo trascorso un bel periodo insieme e dopo le corse, è solo questo ciò di cui ho bisogno».

Prima di Plouay, l’ultima corsa erano state le Olimpiadi, corsa senza freni a disco. Alle sue spalle, Damiano Caruso
Prima di Plouay, l’ultima corsa erano state le Olimpiadi, corsa senza freni a disco

Obiettivo Giro e Vuelta

La squadra lo ha tolto dal mercato per i prossimi cinque anni, offrendogli un rinnovo principesco fino al 2027 con una clausola rescissoria così alta da provocare le vertigini. In questo panorama di pochi atleti capaci di vincere i grandi Giri, aver messo in cassaforte il talento di Pogacar permetterà a Gianetti e Matxin di costruire un UAE Team Emirates al limite dell’invincibile, se non altro nelle corse in cui potranno schierare il team migliore. Pogacar da parte sua vive tutto con la spensieratezza del ventenne e un esaltante senso di libertà.

«Per mia fortuna – ha detto – posso essere competitivo in tante corse diverse, alcune che ancora non ho mai provato. Voglio mettermi alla prova. Di sicuro mi piacerebbe vincere gli altri grandi Giri, specialmente il Giro e la Vuelta. Mentre per il resto della stagione, staremo a vedere. Andremo avanti di corsa in corsa, cercando di fare bene e di tirare fuori il meglio ogni volta».

Ha ripreso ad allenarsi poco prima di rientrare a Plouay, puntando a un bel finale (foto Instagram)
Ha ripreso ad allenarsi poco prima di rientrare a Plouay, puntando a un bel finale (foto Instagram)

Da Trento al Belgio?

Dopo Plouay, il suo programma prevede la partecipazione agli europei di Trento, il cui circuito in salita potrebbe strizzargli l’occhio. Invece non è dato di sapere se Pogacar faccia parte del contingente sloveno per il mondiale, su di un percorso che forse non gli si addice molto. In attesa che la federazione slovena comunichi il nome del nuovo selezionatore (che a detta del nuovo presidente Mardonovic potrebbe essere ancora il dimissionario Hauptman), è difficile pensare che un Pogacar in forma venga lasciato a casa.

«Mi piacerebbe correre i mondiali – fa sapere il diretto interessato – perché indossare la maglia della nazionale è sempre un privilegio».

Ha corso i mondiali di Imola in supporto di Roglic, ma la sua fuga ha fatto tremare il gruppo
Ha corso i mondiali di Imola in supporto di Roglic, ma la sua fuga ha fatto tremare il gruppo

L’anno scorso arrivò a Imola, su un percorso certamente più duro, per favorire Roglic (e forse sdebitarsi moralmente dopo la beffa del Tour) e per poco non gli riuscì il colpo a sorpresa. Il tracciato di Leuven non è così tenero, se è vero che tra i favoriti vanno inseriti gli uomini del Fiandre. Dipende tutto da lui. Se trova la gamba, anche quel giorno sarà un brutto cliente per Van Aert e compagnia.

Ardila vuole portare in alto il nome della Colombia… come Quintana

24.08.2021
4 min
Salva

Come abbiamo visto al Tour de l’Avenir il livello era pazzesco. Al via tanti ragazzi che non solo hanno già assaggiato il professionismo, ma addirittura militano in squadre WorldTour. Su tutti i due spagnoli, Juan Ayuso e Carlos Rodriguez. Ma c’era anche un altro corridore che almeno fino a 70 chilometri dalla fine della “piccola Grande Boucle” era nella top ten della classifica generale, a tenere altissimo questo livello: Andres Camilo Ardila.

Ardila con Matxin al suo debutto con la Uae lo scorso anno alla Vuelta a Colombia
Ardila con Matxin al suo debutto con la Uae lo scorso anno alla Vuelta a Colombia

In bici a 9 anni

Andres è un piccolo scalatore colombiano. Viene dalla zona di Tolima, in un pueblo che si chiama Marequita, a 170 chilometri a Nord Est della capitale Bogotà. Come sempre a notarlo è stato il talent scout per eccellenza, Joxean Fernandez Matxin, meglio conosciuto come Matxin e basta. Ardila ha seguito le orme e la passione di suo papà, Camillo, ed ha iniziato a pedalare molto presto

«Bueno – dice Ardila – ho iniziato quando avevo nove anni. E’ stato mio papà a mettermi in sella, ma la mia prima corsa l’ho fatta quando avevo undici anni e sono arrivato al ciclismo professionistico in Colombia quando ne avevo 18. Poi dall’anno scorso sono entrato nel WorldTour. Ho firmato il contratto con la Uae al Giro d’Italia U23 del 2019 che ho vinto. Matxin ha creduto in me e mi ha dato l’opportunità di essere parte della squadra.

«Cosa mi piace del ciclismo? Mi sento di avere molta libertà. Ho l’occasione di girare il mondo, di conoscere luoghi nuovi e diversi. Conoscere gente e farmi nuovi amici, a prescindere della rivalità. Ma quando sono a casa mi piace stare con la famiglia e godermi gli amici».

Il suo idolo è Nairo Quintana. «E’ lui che mi motivava. Mi ricordo delle sue sfide con Chris Froome al Tour o quando vinse il Giro. Correre qui in Europa con lui, seguire i suoi passi e portare in alto il mio Paese come ha fatto Nairo è la storia più bella che posso realizzare».

Ardila (col dorsale 71) in azione all’Avenir. Lui e Umba erano i leader della Colombia
Ardila (col dorsale 71) in azione all’Avenir. Lui e Umba erano i leader della Colombia

Prestazioni okay, regolarità no

Come spesso accade i colombiani sono istintivi e generosi in corsa. Attaccano e contrattaccano. A volte vincono, altre rimbalzano. Ed è un po’ quel che è successo ad Ardila nell’ultima frazione dell’Avenir, la tappa regina con Madeleine, Iseran e Piccolo San Bernardo. Andres ha fatto lavorare i suoi connazionali salendo verso i 2.770 metri dell’Iseran. Era convinto di attaccare. Prima del via si fregava le mani. Aspettava questo “puerto”, come dice lui, ma in realtà la sua azione e quella dei suoi compagni ha spianato la strada allo spagnolo Carlos Rodriguez. Mentre lui è “naufragato”.

Ma ci sta, quando si è giovani ci sono questi passaggi a vuoto. E non bisogna poi guardare ai distacchi per giudicare. Un colombiano di 60 chili (forse anche meno) che resta praticamente da solo con 65 chilometri da fare, 35 dei quali in discesa, è normale che perda minuti a valanga.

«Oggi volevamo attaccare. La squadra ha fatto un ottimo lavoro per tutto l’Avenir. Ho pagato un po’ nei finali delle ultime due tappe di montagna ma erano corte e a me piacciono quelle più lunghe. Non è andata come speravo, però siamo sempre stati nel vivo della corsa ed è un orgoglio per me. E poi posso sempre continuare a lavorare pensando che la prossima volta potrò ottenere un risultato migliore».

Andres, classe 1999, prima del via dell’ultima tappa dell’Avenir: era abbastanza teso
Andres, classe 1999, prima del via dell’ultima tappa dell’Avenir: era teso, ma motivato

Corazzata Uae

In ogni caso la Uae può contare su un altro uomo di grande spessore tecnico, almeno per la salita. E se la punta non dovesse essere Ardila, lui stesso può essere uno dei giovani e preziosi vagoni per i suoi capitani, Pogacar in primis, ma anche Almeida (che arriverà il prossimo anno).

«Sì, nella Uae siamo molti giovani forti – riprende Ardila – Negli ultimi anni ci sono ragazzi che vanno già molto bene e nel caso della mia squadra ancora di più. Abbiamo Pogacar che è un gran “companero”. Tadej oltre che essere un grande corridore è anche una grande persona. E lo stesso Juan Ayuso, ha un grande talento. Quando è così sei molto motivato a crescere. Sono solo due anni che sto correndo in Europa e sto imparando moltissimo. Devo trovare il feeling con questi nuovi ritmi. I modi di correre sono nuovi per me e penso che stiamo facendo un buon lavoro con la squadra».

E a proposito di Ayuso gli abbiamo chiesto qual è stato il suo rapporto in gara con lo spagnolo, anche lui della Uae. «No, all’Avenir non abbiamo parlato molto (anche per Juan si è ritirato dopo quattro frazioni, ndr). Eravamo in squadre diverse. E poi non c’è stato molto tempo visto quanto siamo andati forte!». Infine ha aggiunto una frase che la dice lunga sulla sua grinta e sul carattere dei ragazzi della Uae: «E poi ognuno è venuto qui con una mentalità vincente e ognuno voleva fare la sua corsa».

Richeze al bivio, lascia Gaviria ma continua a correre

20.08.2021
4 min
Salva

L’appuntamento delle 15 è slittato alle 17,30, perché nel frattempo l’allenamento di Richeze e Gaviria è andato per le lunghe. A Monaco è un po’ meno caldo che da noi, ma il sole si fa rispettare ugualmente. I due sono entrambi reduci dal Tour de Pologne, dove il colombiano ha centrato la prima vittoria di stagione e da cui conta di ripartire per una seconda metà in cui riempire le bisacce di risultati. Ma in ogni caso, alla fine dell’anno la coppia si separerà. Una coppia rinata dopo che Gaviria lasciò la Quick Step nel 2019 e convinse l’amico a fare altrettanto nel 2020. I risultati non hanno tenuto troppa fede alle attese, ma la separazione è dovuta alla volontà di ringiovanire il gruppo e Richeze ha ormai 38 anni.

Nel 2018 vince a Konya in Turchia: con la Quick Step ottime stagioni
Nel 2018 vince a Konya in Turchia: con la Quick Step ottime stagioni

«Ma correrò ancora – sorride – e non so chi abbia messo in giro la voce che smetterò. Certo il piano era di continuare con Fernando, ma non è stato possibile. Perciò sono in cerca di una squadra per la prossima stagione, ugualmente come ultimo uomo. Stiamo parlando, ho dei contatti. Sono molto amico di Lombardi, che mi gira le informazioni che potrebbero interessarmi».

Richeze come Morkov

Quando lasciò la Quick Step, si divideva con Morkov la palma di miglior ultimo uomo, al punto che Gaviria lo volle fortemente con sé al UAE Team Emirates. E anche se non basta avere un ottimo “leadout” per vincere le volate (il bottino di Fernando sarebbe altrimenti più ricco), di certo si tratta di un ruolo molto importante, che però negli anni è cambiato radicalmente.

Il 2019 è stato l’ultimo anno da separati fra Gaviria e Richeze, ancora alla Deceuninck
Il 2019 è stato l’ultimo anno da separati fra Gaviria e Richeze, ancora alla Deceuninck
Che cosa è cambiato, soprattutto?

Il fatto che una volta ci fossero al massimo due treni, quello di Cipollini e quello di Petacchi. Adesso invece ogni squadra ha il suo e riuscire a portare fuori il tuo velocista diventa più complicato. Per uscire davanti da certe mischie, devi quasi essere al livello dei velocisti più forti.

Qualche giorno fa Malori ci ha detto che non ci sono più in giro velocisti puri e che anche per questo le volate sono cambiate.

Malori ha visto giusto. Lo stesso Gaviria ormai è forte anche in salita, ma non per scelta. E’ una necessità. Le corse facili non esistono più e per passare i 2.000 metri di dislivello dopo i quali ci si aspetta la volata, devi comunque tenere in salita. In questo modo il velocista deve rinunciare a una parte della sua potenza e di conseguenza le volate sono diverse.

TI sei mai pentito di aver lasciato la Quick Step?

No, mi trovo bene qui. Quella è la squadra con la migliore scuola per velocisti, di sicuro. C’è la cultura del treno, mentre alla UAE c’è la cultura dello scalatore. Più Pogacar ovviamente che Gaviria. Quindi è comprensibile che sia più difficile fare risultati. Non sono pentito perché ho scelto di seguire Fernando.

Può essere che le sue poche vittorie siano state decisive per il fatto di non confermarti?

Oddio, spero di no. Non credo. Mi hanno parlato di ringiovanimento. E poi non siamo mai andati nelle grandi corse con un treno di quattro uomini per tirare le volate e questo fa la differenza. La stessa cosa che è successa a Viviani. Vieni da una scuola di velocisti e ti ritrovi con meno uomini, che cambiano spesso e non sono abituati a fare un certo lavoro.

A quando la prossima corsa?

Il 26 e il 28 in Belgio, poi il Benelux Tour e poi chiuderò con il calendario italiano.

Quinta tappa del Polonia, all’arrivo con Gaviria e Sobrero: tappa dura
Quinta tappa del Polonia, all’arrivo con Gaviria e Sobrero: tappa dura
Sei soddisfatto della tua stagione?

Sinceramente non tanto. Oltre alle mie prestazioni, la mia soddisfazione è legata alle vittorie di Fernando e purtroppo finora ne è arrivata solo una, per cui devo pensare di aver fatto bene il mio lavoro poche volte. Se poi da qui a fine stagione facciamo il pieno, il bilancio cambia.

E se ti proponessero di fare il velocista?

Non sarei in grado. Il livello si è alzato tantissimo. Le ultime volte che ho corso per vincere fu con la Quick Step in Argentina o Turchia, dove il livello era inferiore. Adesso non saprei davvero da dove cominciare. Invece da ultimo uomo credo di poter ancora dire la mia.

Draft Nba 2021

E se il ciclismo imitasse i draft dell’Nba?

17.08.2021
4 min
Salva

Che cosa direbbe il mondo del ciclismo professionistico se adottasse un sistema almeno simile a quello del draft dell’Nba? Servirebbe a mettere ordine nell’ingaggio dei giovani (diciamo fino ai 23 anni) per le squadre WorldTour, ma il discorso è decisamente complesso, vediamo di affrontarlo per tappe.

Abbiamo già avuto modo di chiarire come il ciclismo professionistico stia vivendo una profonda “crisi di crescita”. Lo sport delle due ruote diventa sempre più un richiamo per le grandi industrie, gli ingaggi crescono a dismisura e le squadre puntano ad accaparrarsi prima possibile ogni talento, vero o presunto che sia. Il rischio è di bruciarli, questi talenti, in nome del “tutto e subito”, ma non solo.

Uae Vuelta 2021
Team come quello della Uae stanno monopolizzando il mercato: che cosa resta agli altri?
Uae Vuelta 2021
Team come quello della Uae stanno monopolizzando il mercato: che cosa resta agli altri?

Un calmiere

Stiamo assistendo sempre più all’allargamento della forbice fra chi ha tanti euro a disposizione e domina il mercato e chi fa fatica a sopravvivere, senza dimenticare che il WorldTour non è un sistema chiuso come quello dell’Nba cestistica, formato da 30 franchigie (sempre quelle, che non retrocedono mai, se non per fallimento), ma dietro ci sono vari altri livelli di attività, dalle professional alle continental.

Il sistema di scelte dell’Nba è come principio piuttosto semplice: i primi 14 posti sono riservati alle squadre che non hanno avuto accesso ai playoff dell’anno precedente. I loro posti vengono sorteggiati tramite una lotteria. Saranno loro a scegliere i migliori talenti, in modo da poter nel tempo avere una valida chance di crescita di livello qualitativo (sapendo naturalmente abbinare a questo una valida opera di mercato). Le altre 16 squadre, le qualificate, vengono messe in graduatoria, dalla peggiore alla migliore, in base al rapporto vittorie/sconfitte nella regular season.

Ayuso Giro U23 2021
Il caso di Ayuso, ingaggiato dalla Uae a stagione in corso, è indicativo di una certa mancanza di regole
Ayuso Giro U23 2021
Il caso di Ayuso, ingaggiato dalla Uae a stagione in corso, è indicativo di una certa mancanza di regole

A tempo determinato

Dopo le prime 30 chiamate si ricomincia, ma qui le posizioni possono variare perché sono oggetto di contrattazione tra le franchigie, che inseriscono le scelte negli scambi fra giocatori. Guardando la storia dei “draft” che nel 2022 festeggeranno i 75 anni, si nota che il principio della ricerca del miglior equilibrio è stato salvaguardato, anche se alla lunga è chiaro che ci sono team più consolidati nella conquista dell’anello e altri molto meno. E’ sempre il dio denaro a comandare…

Come applicare tutto ciò al ciclismo? Innanzitutto si potrebbe partire da un rapporto vittorie/gare disputate, magari dando alle varie prove valori diversi in base alla loro importanza. Il corridore dovrebbe approdare al team che lo ha “chiamato” con un contratto almeno biennale per chi è all’ultima stagione U23, aumentando la durata in base alla più giovane età, ma lasciando aperta la porta a un “escape clause” pagando al team precedente un prezzo prestabilito.

Tour Avenir 2021
Il mercato degli U23 dovrebbe essere quello oggetto delle scelte, con uno sguardo sugli juniores
Tour Avenir 2021
Il mercato degli U23 dovrebbe essere quello oggetto delle scelte, con uno sguardo sugli juniores

La Nba e il “salary cap”

Teoricamente il sistema potrebbe anche funzionare, ma manca un fattore fondamentale: ogni team del WorldTour dovrebbe agire dovendo sottostare a un tetto salariale, il classico “salary cap”. Nella Nba ogni franchigia ha un limite di budget da utilizzare per gli stipendi, entro il quale dovrà gestire i contratti del suo team, dal grande campione all’ultimo degli ingaggiati. Valutando il ciclismo odierno, questo sarebbe probabilmente il boccone più difficile da far digerire ai vari team del WorldTour, considerando i contratti in essere per i vari Pogacar o Van Der Poel… Nel calcio ci hanno provato, ma senza grandi risultati. Si potrebbe forse ragionare, se non sul monte degli stipendi, sul monte dei punteggi Uci degli atleti tesserati?

Squadrone UAE. Caro Gianetti, cosa state combinando?

16.08.2021
5 min
Salva

Sempre più uno squadrone. Il Uae Team Emirates sta diventando sempre più una corazzata. Era stata criticata al Tour de France perché non garantiva un sufficiente appoggio a Pogacar, salvo poi esserci sempre nei momenti critici. Ma la squadra diretta da Mauro Gianetti in questo momento è la regina indiscussa del ciclomercato.

Gianetti con la UAE e negli Emirati ha molti progetti di sviluppo in ballo (Photo Fizza)
Gianetti con la UAE e negli Emirati ha molti progetti di sviluppo in ballo (Photo Fizza)

Progetto multicolor 

Joao Almeida, Pascal Ackermann, George Bennett, Marc Soler, Alvaro Hodeg… vanno ad aggiungersi ai tanti nomi del team asiatico.

«Sono veramente contento della scelta che abbiamo fatto un paio di anni fa – racconta Gianetti- e cioè puntare sui giovani. Abbiamo un progetto a lungo termine che mira a far crescere i giovani oltre a quelli di livello che già abbiamo. Hirschi, McNulty, Covi, Bjerg, Ayuso… gente dai 18 ai 23 anni. Bennett e Soler con i loro 29 anni sono dei veterani ormai! Prendiamo Covi per esempio, crediamo molto in lui e lo abbiamo scelto non solo per il suo talento ma anche per il suo carattere che ci è sembrato degno di questo progetto».

Gianetti parla di un progetto unico nel suo genere, qualcosa che punta all’internazionalità, al non avere una sola bandiera da rappresentare.

«Noi non vogliamo essere la squadra colombiana, la squadra italiana o la squadra inglese. No, noi vogliamo essere un team internazionale, multiculturali. Abbiamo ragazzi di moltissime nazionalità, siamo multicolor direi! Scegliamo corridori che siano anche curiosi di conoscere nuovi mondi, di abbracciare altre culture e vogliamo gente che si identifichi in questo progetto. Gli Emirati Arabi sono un paese straordinario, il 95 per cento della sua popolazione è straniera ed ognuno è il benvenuto… Vogliamo essere gli esatti rappresentanti delle eccellenze degli Emirati: Fly Emirates, Fab… Il corridore che passa da noi deve trovarsi bene col gruppo, deve divertirsi a correre e se poi vince chiaramente siamo contenti».

Il Team Uae Emirates ha in Pogacar il faro, ma la priorità è il gruppo
Il Team Uae Emirates ha in Pogacar il faro, ma la priorità è il gruppo

Una squadra, tanti fronti

Con il team manager svizzero si passa poi ad analizzare anche l’aspetto tecnico della Uae che verrà. Che squadra stanno costruendo?

«E’ una squadra completa. Ovviamente Tadej (Pogacar, ndr) è il faro. Lui ha una personalità straordinaria ed è generoso. Ma non c’è solo Pogacar. Vogliamo essere presenti in tutte le gare ed essere competitivi dappertutto. Competitivi, non dico vincere sempre, però vorremmo giocarcela anche sul pavè, nelle classiche più veloci, al Giro… 

Chiaro che tutti loro potranno rafforzare la squadra che ruoterà intorno a Tadej, ma come ripeto noi vogliamo essere lì a lottare e a farlo su tutti i fronti anche quelli in cui eravamo un po’ meno coperti e con squadre che hanno un budget più grande del nostro come la Jumbo o la Ineos».

Incetta di scalatori

Almeida e Soler, ma anche Bennett, sono i corridori molto importanti, specie il portoghese. Gente così può fare il gregario di extra lusso, ma anche giocarsela in prima persona. E come? Che ruolo avranno? Che calendario li aspetta il prossimo anno?

«Ad ottobre – riprende Gianetti – ci ritroveremo con Matxin e gli altri diesse per fare la programmazione e vedere chi piazzare dove. Prima però bisogna aspettare di vedere i percorsi».

A Gianetti chiediamo anche se l’arrivo di Bennett non possa avere una seconda finalità, e cioè conoscere anche i segreti del lavoro della Jumbo. Se in qualche modo, insomma, si può parlare di “spionaggio industriale“.
«Sono sincero, Bennett con noi può avere un po’ di spazio in più ed essere al tempo stesso un appoggio a Pogacar, se necessario. Per quel che riguarda le informazioni che può darci dalla Jumbo, posso dire che la struttura che abbiamo messo su con G42 – Artificial Intelligence, è una struttura sofisticata sia dal punto di vista degli allenamenti che dell’alimentazione. Se George ci dà qualche informazione in più siamo ben contenti, ma posso dirvi che ci sono dei campioni che vengono da noi anche perché abbiamo questa struttura che consente loro di crescere e di migliorare. Di essere insomma dei veri professionisti».

Pascal Ackermann, bravo nelle volate ma anche sul pavè
Pascal Ackermann, bravo nelle volate ma anche sul pavè

Ruote veloci…

Per un Kristoff che parte c’è un Ackermann che viene. E con lui anche Alvaro Hodeg, ruota veloce della Deceuninck.

«Beh – commenta Gianetti – Dal momento che hai dei velocisti hai bisogno di dare loro un treno. Questi due nomi sono due scelte che vanno a completare la squadra e a collegarsi ai discorsi di prima: essere competitivi su tutti i fronti e avere molte nazionalità nel team (oltre ad Ackermann abbiamo anche Gross). Hodeg può essere il sostituto di Richeze, che con noi termina il contratto e immagino possa chiudere la sua carriera. Come Alvaro lui sa muoversi bene anche sul pavè e potrebbe stare al fianco di Trentin e Ackermann stesso».

Ma prima di chiudere con il team manager della Uae non potevamo non fargli una domanda che i tanti tifosi italiani si aspettano: quando vedremo Pogacar al Giro?

«Il Giro d’Italia è una corsa bellissima. Ha un pubblico straordinario e si svolge in paesaggi unici: dalla Sardegna alle Dolomiti, dalle Alpi alla Puglia… E’ uno spettacolo magnifico che Tadej ha in mente… e prima o poi verrà al Giro».

La Polonia fa bene ad Almeida: oggi si chiude a Cracovia

15.08.2021
5 min
Salva

Ancora poche ore e a Cracovia – città di Papa Wojtyla – Joao Almeida, nato a sessanta chilometri da Fatima, chiuderà la sua settimana santa al Tour de Pologne. Salvo miracoli nella settima ed ultima tappa (adatta a velocisti) da parte di chi lo insegue nella generale.

Prima nel WorldTour

Già, perché prima della gara polacca il 23enne portoghese della Deceuninck-Quick Step ci aveva impressionato tanto agli ultimi due Giri d’Italia (15 giorni in maglia rosa nel 2020), ma mai aveva vinto una corsa WorldTour. Aveva già vinto l’anno passato con il suo team la cronosquadre della Coppi e Bartali a Gatteo e lo scorso 18 giugno aveva conquistato il campionato nazionale a crono, ma vuoi mettere fare centro in una corsa della massima serie del ciclismo internazionale? 

In questo video, Mikker Honoré, sul podio con Almeida e Cavagna, ci guida nel Polonia della Deceuninck-Quick Step

Scuola italiana

Il ragazzo di Caldas da Rainha – che nel 2017 ha corso con la Unieuro Trevigiani vincendo una tappa del Terre di Ciclismo Eroica in Toscana – in Polonia ha messo il proprio sigillo su due tappe (a Przemysl e Bukovina Resort) e col secondo posto nella crono di Katowice dietro il compagno Remi Cavagna (che gli ha dato 13” nei 19 chilometri del percorso) ha ipotecato la classifica finale. Mancano solo i 145 chilometri della Zabrze-Cracovia per ufficializzare il suo trionfo davanti a Mohoric (secondo a 20”) e Kwiatkowski  (quinto al traguardo e terzo a 27” nella generale).

Nella crono di Katowice il secondo posto dietro il compagno Cavagna ha sancito la vittoria finale. Manca il traguardo di Cracovia
Nella crono di Katowice il secondo posto dietro il compagno Cavagna ha sancito la vittoria finale. Manca il traguardo di Cracovia

Con Gianetti

Almeida, che dal 2022 passerà nel UAE Team Emirates (contratto di cinque anni), ha voluto lasciare col botto e non è finita. Poco prima di incontrarlo nella mixed zone si complimenta con Cavagna – che sorridendo gli dice che temeva che lo potesse battere – e si scambia un paio di battute tra il serio e il faceto con Mohoric (sui rulli per defaticare) che lo congeda con un simpatico epiteto in italiano.

La Deceuninck-Quick Step è stata al suo fianco in ogni momento di gara
La Deceuninck-Quick Step è stata al suo fianco in ogni momento di gara
Joao, fino a due mesi fa non avevi ancora vinto tra i professionisti. Questo è davvero un gran bel momento per te.

Sì, è stato più di un anno di lavoro, di sacrifici e non è sempre stato semplice. Sono arrivato secondo e terzo tante volte, ma ho continuato a lottare e fare di meglio. Queste vittorie sono incredibilmente belle. La generale non è ancora confermata, c’è ancora la tappa di Cracovia però sono molto felice. E’ un sogno che diventa realtà quello di vincere corse.

Vedendo la tua condizione che obiettivi hai da qui alla fine della stagione. Un Lombardia è alla tua portata?

Sì, mi piace, è proprio una bella gara. Fino ad allora farò altre corse quindi dovrei arrivarci con un buon ritmo e dovrei sentirmi bene. Cercheremo di fare il nostro meglio per il team, avremo una squadra attrezzata. L’obiettivo sarà vincere e se non avrò le gambe, aiuterò i miei compagni.

Al Polonia, Almeida ha vinto due tappe: la prima a Przemyśl e questa a Bukovina
Al Polonia, Almeida ha vinto due tappe: la prima a Przemyśl e questa a Bukovina
Fino all’anno scorso nessuno quasi ti conosceva. Hai fatto un grande Giro nel 2020, anche quest’anno, dopo essere stato d’appoggio ad Evenepoel, sei cresciuto nella terza settimana facendo classifica. Che margini di miglioramento ha Joao Almeida?

Sono professionista nel WorldTour da meno di due anni, ho migliorato me stesso lavorando molto e la mia motivazione è migliorare ancora. Dopo il Giro sono cresciuto ancora e vorrei continuare a mantenere questa condizione. Penso di poter fare ancora meglio.

Giro, Tour o Vuelta, quale preferisci?

Uno dei miei prossimi obiettivi, un giorno nella mia vita, sarebbe centrare il podio al Giro, almeno il terzo posto. Per me sarebbe un grande riconoscimento. 

Al Giro ha lavorato per Evenepoel, perdendo terreno in avvio, poi è venuto fuori nel finale
Al Giro ha lavorato per Evenepoel, perdendo terreno in avvio, poi è venuto fuori nel finale
Dall’anno prossimo vai in una squadra che ha vinto gli ultimi due Tour de France dove troverai tanti corridori importanti. Pensi di poterti ritagliare più spazio rispetto ad ora o di essere in appoggio a Pogacar?

Vado in un team dove non c’è un solo leader e ci vado per vincere delle corse. Tutti lavoriamo per gli obiettivi che ci dà la nostra squadra e sono quasi certo che sarò uno dei capitani. Sarà un onore essere compagno di Tadej e anche lavorare per lui sarebbe fantastico perché è un grande atleta.

Sicuramente questo Tour de Pologne ti ha portato bene e avrai sempre un buon ricordo. A chi dedichi queste vittorie?

Le dedico alla Deceuninck-Quick Step, che lavora sempre per me. Poi agli allenatori, ai messaggiatori, a tutti quanti mi hanno aiutato. E ovviamente anche alla mia famiglia che mi dà sempre grande supporto.

Gaviria si sblocca in Polonia, dopo 11 mesi di digiuno

12.08.2021
4 min
Salva

Aveva bisogno di questa vittoria, eccome se ne aveva. Dopo aver vissuto l’incubo covid-19 l’anno scorso – risultando positivo due volte a inizio stagione e abbandonando per lo stesso motivo il Giro d’Italia (anche se poi si sarebbe scoperto che si trattava di una falsa positività) – Fernando Gaviria alla presentazione delle squadre al Tour de Pologne lo aveva detto davanti a tutti: «Cerco la mia prima vittoria stagionale per rilanciarmi».

Gaviria bis a Rzesow

Ed è stato di parola: a Resovia (Rzeszòw) il colombiano del UAE Team Emirates conquista la terza frazione battendo allo sprint il giovanissimo olandese Olav Kooj della Jumbo Visma e Phil Bauhaus della Bahrain Victorius che aveva vinto la tappa d’apertura. Gaviria su questo arrivo ci aveva già trionfato nel 2016 quando era in Etixx-Quick Step e per lui questa è la terza affermazione sulle strade polacche.

Nella mixed zone si concede volentieri ai microfoni, lo si capisce dagli occhi. Lui è un velocista e questi momenti gli mancavano troppo: era a digiuno dal 16 settembre scorso col successo nel Giro di Toscana Memorial Alfredo Martini. Anche il suo diesse Fabio Baldato, che lo sta aspettando per portarlo in hotel, è raggiante: «Sono contentissimo perché ha fatto una gran volata. Era un nostro obiettivo la sua vittoria».

Fernando immaginiamo che sotto la maschera ci sia un sorriso grande così. Lo avevi detto domenica alla presentazione delle squadre che speravi di sbloccarti.

Sì, sono molto contento per aver centrato questa vittoria qui in Polonia, la cercavo da un bel po’. Al Giro ero in buona condizione, ma non ho avuto la fortuna di vincere (tanti piazzamenti ma solo un secondo posto nella tappa di Foligno, ndr). Poi ho preso un po’ di riposo continuando ad allenarmi e ho ripreso a correre tre settimane fa facendo bene. Qui c’era l’opportunità di provare a vincere. Ringrazio tutta la squadra che ha avuto fiducia in me oggi facendo un lavoro spettacolare.

La Deceuninck-Quick Step controlla bene la corsa per Almeida leader
La Deceuninck-Quick Step controlla bene la corsa per Almeida leader
Sei rientrato al Tour de Wallonie facendo un secondo e un terzo posto. Qui a Resovia dove avevi già vinto hai centrato la tua terza vittoria. Una corsa che ti piace.

Sì, penso che mi porti fortuna il Polonia, spero che sia lo sblocco per salvare bene la stagione. Mancano ancora tante corse, tutte importanti. Se sono in buona condizione le posso fare tutte bene.

L’esperienza di prendere il covid-19 due volte come l’hai vissuta e superata?

E’ stato stressante. All’inizio perché ero lontano dalla mia famiglia e non sai cosa dire loro per non farli preoccupare. Se avessi detto a mia madre che avevo preso il covid sarebbe stata in pensiero perché era il momento in cui in Italia morivano più persone. Alla fine l’ho passato bene, adesso ho ritrovato la vittoria e questo è importante.

La campagna polacca ha temperature meno torride che in Italia, anche in fuga si sta bene
La campagna polacca ha temperature meno torride che in Italia, anche in fuga si sta bene
Domenica 15 agosto c’è l’ultima tappa, quella di Cracovia, adatta per velocisti. Compirai gli anni il 19 agosto, potresti farti un regalo in anticipo.

Lo spero davvero tanto. L’anno scorso era andata bene proprio il giorno del mio compleanno (vittoria della seconda tappa del Tour de Limousin, ndr).

Nel 2022 arriveranno Hodeg e Ackermann in UAE, il tuo futuro sembra più incerto. Puoi dirci qualcosa in più?

Non posso parlare. Dovete aspettare quello che uscirà.

Enigma contratto

E proprio mentre usciamo dalla mixed zone, dicevamo, c’è Baldato che lo attende. Giriamo a lui l’ultima domanda che abbiamo fatto a Gaviria. La risposta del direttore sportivo veneto sembra contradditoria, beffarda.

«Gaviria è gia stato confermato, anche prima del Giro d’Italia. Riguardatevi i comunicati. Ha risposto diversamente? Avrà fatto una battuta apposta».
In realtà della sua conferma non pare esserci traccia, ma a questo punto basterà aspettare per svelare l’enigma del contratto.