Van Aert è tornato a casa con un bottino di 10 record

30.07.2022
5 min
Salva

Gli aggettivi sono finiti. Persino l’avversario Matxin ieri ha parlato di Wout Van Aert come del corridore più forte del Tour. Allo stesso modo in cui nei giorni scorsi riconoscimenti simili gli sono venuti da tutto il mondo del ciclismo e dal pubblico che è corso ad applaudirlo nel circuito di Herentals, la sua città. Si parla di quasi 50.000 spettatori.

Eppure ci sono casi in cui i numeri descrivono la realtà meglio delle sensazioni e del colpo d’occhio. Non parliamo di dati di allenamento e gara, che pure nel suo caso sarebbe interessante conoscere, ma della misura del suo Tour de France. Che una settimana dopo è stato possibile quantificare.

1) Tre vittorie come nel 2021

Una da solo, una volta in uno sprint di gruppo, una volta nella cronometro. Proprio come l’anno scorso, Van Aert è tornato in Belgio con tre vittorie di tappa. La tipologia delle sue vittorie mostra ancora una volta la sua estrema versatilità. Con le tre di quest’anno, il suo bottino francese sale ora a nove tappe. Wout non è mai tornato in Belgio a mani vuote: anche nel 2019 in cui si è ritirato, è riuscito prima a conquistare una vittoria di tappa. Quattro Tour di fila, nove tappe vinte.

Con il figlio George, alla fine del Tour, ritrovando il clima di casa
Con il figlio George, alla fine del Tour, ritrovando il clima di casa

2) 480 punti: un record

Nessuno nella storia recente ha mai raccolto più punti nella classifica della maglia verde. Fino a sabato, Sagan era il detentore del record con i suoi 477 punti del 2018. Van Aert lo ha superato con la vittoria nella cronometro del sabato, salendo a 480 punti. In questa edizione del Tour, ha conquistato la classifica con 200 punti di vantaggio su Jasper Philipsen, anche lui belga e secondo a Parigi. Nel 2021, nonostante le quattro vittorie di tappa, Cavendish si fermò a 337 punti.

3) 20 giorni in verde

Solo dopo la cronometro di Copenhagen, Van Aert ha dovuto cedere la maglia verde al vincitore Lampaert. Il giorno dopo aveva già riparato l’errore. Van Aert ha indossato la maglia verde per venti giorni di seguito. Solo cinque prima di lui sono riusciti nell’impresa: Van Looy, Kelly, Vanderaerden, Abdoujaparov e Sagan. Solo due – Darrigade e Maertens – hanno fatto meglio e l’hanno indossata dall’inizio alla fine.

4) 8 volte tra i primi tre

Dove ha ottenuto tutti quei punti? Ovunque e praticamente ogni giorno. In ben otto tappe, più di un terzo dell’intero Tour, Van Aert è arrivato fra i prime tre di tappa. Oltre alle tre vittorie, è arrivato quattro volte secondo. Aggiungendo il settimo posto a Saint Etienne, si raggiungono nove piazzamenti nei dieci.

Tour de France 2022, Hautacam: vincendo la tappa, Van Aert avrebbe vinto la maglia a pois
Tour de France 2022, Hautacam: vincendo la tappa, Van Aert avrebbe vinto la maglia a pois

5) Un altro belga in verde

Quattordici belgi hanno preceduto Van Aert come il vincitore del verde a Parigi. Ma per l’ultimo, Tom Boonen nel 2007, dobbiamo tornare indietro di quindici anni.

6) Quinto per la maglia a pois

Sembra un dettaglio del Tour di Van Aert, ma davvero non lo è. Fino all’ultima vera salita, Van Aert ha lottato per la maglia a pois. Se a Hautacam non avesse vinto Vingegaard ma lui – sarebbe forse bastato non fermarsi per aiutarlo – il Belgio avrebbe trovato il successore di Lucien Van Impe, vincitore del Tour del 1976 e per ben sei volte della maglia a pois. Wout ha dovuto… accontentarsi del quinto posto nella classifica della montagna.

7) 42 secondi su Ganna

Questa ci fa male, perché riguarda noi. La differenza di Rocamadour è il più grande distacco fra i due a cronometro. Se Ganna è stato per anni la bestia nera di Van Aert nelle cronometro – si pensi ai mondiali in Belgio dello scorso anno – in questo Tour, Wout si è preso la rivincita. Van Aert è stato più forte dell’azzurro a Copenaghen e poi appunto a Rocamadour, dove Pippo ha dovuto concedergli 42 secondi su oltre 40 chilometri. 

La lunga fuga in maglia gialla nella prima settimana, che tanto fu criticata
La lunga fuga in maglia gialla nella prima settimana, che tanto fu criticata

8) Quinto belga nel Super Combat

Con 687 chilometri in testa al gruppo, Van Aert ha vinto due volte il premio di atleta più combattivo e poi si è portato a casa la classifica finale (per 549 chilometri è stato in fuga). Il totale delle preferenze è stato così travolgente che la formula scelta è stata quella di “unanimità di voti”, senza che ASO abbia divulgato il numero. Peccato, sarebbe stato interessante conoscerlo. Il premio ha reso alla squadra altri 20.000 euro, mentre Van Aert è stato il quinto belga a conquistare il premio. Prima di lui Pauwels, Van Looy, Merckx (quattro volte) e Wellens.

9) Quattro sprint intermedi 

La maglia verde si conquista anche quando le telecamere non girano e i fotografi non scattano. Così alle tre vittorie di tappa, si sommano quattro volate negli sprint intermedi. Più tre secondi posti e un’altra serie di piazzamenti fra i primi 10. Ci fosse ancora una maglia per i traguardi volanti, Van Aert avrebbe conquistato anche quella.

10) 130.570 euro di premi

Le vittorie, i piazzamenti, gli sprint intermedi e altri premi hanno portato a Van Aert un totale di 130.570 euro di premi. La sola maglia verde a Parigi ne vale 25.000. Il quinto posto nella classifica delle montagne ne vale per 3.500. A confronto: il numero tre della classifica finale, Geraint Thomas, ha conquistato a Parigi… solo 100.000 euro.

Una parata vale più di uno sprint. I Campi Elisi a Philipsen

24.07.2022
4 min
Salva

Arc de Triomphe, Place de la Concorde, Campi Elisi… sembra una filastrocca. E’ il mitico circuito di Parigi, quello che decreta la fine del Tour de France. Un momento che tutti aspettano: corridori, pubblico, direttori sportivi.

La maglia gialla è entrata a Parigi dunque. E per questa volta, come succede spesso, prima delle spallate finali la stessa maglia e la sua squadra si sfilano. Ma di solito non hanno un potenziale vincitore di tappa. Alla faccia di chi crede che il ciclismo non sia uno sport di squadra, i corridori giallone-neri si radunano. In questo caso Jonas Vingegaard chiama a raccolta i suoi. Van Aert e compagni tagliano il traguardo abbracciati in parata… staccati.

Si passa anche davanti al Louvre, piano piano il gruppo inizia a fare sul serio. Ma Vingegaard è sempre guardingo
Si passa anche davanti al Louvre, Vingegaard è sempre guardingo

Scherzi e scatti

Ancora una volta quest’ultima frazione della Grande Boucle ha regalato emozioni. L’avvio tranquillo, le foto di rito, gli scherzi… Ad un certo punto, tanto per cambiare, sono scattati Van Aert, Pogacar… e Vingegaard, con quest’ultimo che non lo sapeva! Il danese è stato un gatto a rientrare. Quando è arrivato sulle ruote di quei due si è accorto che ridevano. Clima da ultimo giorno di scuola insomma. 

Poi quando si è entrati nella parte finale e s’iniziava a sentire l’odore del traguardo di questa tappa, che è praticamente un classica, ecco che il ritmo è salito.

E tra i vari attacchi chi c’è stato? Lui: Tadej Pogacar... ragazzi non fermatelo, non domate questo corridore, questo purosangue. Ha messo alla frusta in pianura nientemeno che Filippo Ganna. Un fuoco di paglia sì, ma che fiammata.

Il podio finale dei Campi Elisi: Vingegaard precede Pogacar e Thomas
Il podio finale dei Campi Elisi: Vingegaard precede Pogacar e Thomas

Parata sì, volata no 

Chi invece non c’era era il super favorito: Wout Van Aert. Ad un certo la maglia è verde è sparita, come detto. Quasi per incanto non si vedeva nessun Jumbo-Visma davanti. Dopo il ponte dell’Almat che introduceva nel chilometro finale non si vedevano i due mattatori del Tour.

Hanno fatto credere a tutti che volevano questa tappa, anche con le dichiarazioni del giorno precedente, e invece erano in coda a “godersi lo champagne”. Nessun rischio e un chilometro che valeva le fatiche fatte nei precedenti 3.349. Un chilometro da ricordare e per ricordare.

Giusto così. Hanno dominato. Hanno vinto. In qualche occasione hanno anche sbagliato e sprecato, ma nella seconda parte del Tour sono stati uniti più che mai.

Ed è più o meno ciò che ha sintetizzato Laporte: «Abbiamo vinto il Tour, la maglia verde, la maglia a pois, sei tappe, il premio del più combattivo (Van Aert, ndr)… oggi era giusto così. Questo arrivo vale molto di più».

Van Aert oggi ha deciso che bastava così. Tre tappe potevano andare bene. La soddisfazione dei Campi Elisi se l’era già presa lo scorso anno, stavolta preferiva l’arrivo in parata. Preferiva vivere una nuova emozione.

E come biasimarlo? Voleva scortare Jonas fino in fondo per il vecchio adagio che “non si sa mai”. «Per senso di responsabilità e di amicizia», come ha detto più volte.

L’urlo di Philipsen a Parigi, per il classe 1998 è la seconda vittoria in questo Tour
L’urlo di Philipsen a Parigi, per il classe 1998 è la seconda vittoria in questo Tour

Philipsen: le roi

Ma c’era pur sempre una corsa da portare a termine. E il fatto che non ci fossero davanti le maglie della Jumbo-Visma a dettare legge e a sistemare le gerarchie ha colto di sorpresa i team dei velocisti.

Un po’ perché le gambe e le energie erano quelle che erano, un po’ perché con gli uomini ridotti all’osso era impossibile mettere su un treno, i tre chilometri finali sono stati di anarchia pura.

Davanti c’erano persino gli Arkea-Samsic. Gli Alpecin-Deceuninck, proprio di Philipsen, erano in netto (troppo) anticipo, gli BikeExchange-Jayco forse erano messi meglio di tutti, ma hanno pasticciato nel rettilineo finale. E persino i Quick Step-Alpha Vinyl erano ai quattro cantoni. Jakobsen la sua volata l’aveva fatta a Peyragudes per restare nel tempo massimo.

E così in questo sprint “anni 70”, il più furbo e quello con più gamba è Jasper Philipsen. Il belga capisce che i due BikeExchange stanno pasticciando, li guarda e scatta sul lato opposto. Bravo. Va a riscattare il secondo posto dell’anno scorso. «Questa – ha detto Philipsen – è stata la ciliegina della torta. Sognavo da sempre questo arrivo e questa vittoria».

Adesso è festa. Adesso questa serata è tutta loro. Di Vingegaard, di Van Aert, ma anche di Pogacar e di tanti altri corridori. La “Ville Lumiere” è il posto ideale per festeggiare. Andranno in qualche lussuoso ristorante, prenotato per l’occasione. Qualcuno si sarà fatto raggiungere dalla compagna e insieme passeranno una bella serata. 

Ma già pensando alla prossima sfida. Come ha detto Pogacar…

Ultima crono, stessi nomi di Hautacam. Malori ragiona…

23.07.2022
6 min
Salva

Van Aert. Vingegaard. Pogacar. Thomas. E poi Ganna. Riepilogando: il fenomeno in maglia verde, i primi tre del podio (con la maglia gialla che ha frenato per lasciar vincere il compagno), infine lo specialista più forte del mondo. La crono di oggi ha ribadito una serie di cose, fra cui il fatto che Pogacar non avrebbe potuto recuperare nulla a Vingegaard.

Nell’ultima crono di un Grande Giro si paga il conto delle forze residue, soprattutto se corsa su strade così tecniche e poco filanti. Pertanto la nostra voglia infinita di applaudire la vittoria di Ganna si è infranta su un ordine di arrivo che, certo con posizioni non identiche, ha riproposto gli stessi quattro nomi di due giorni fa a Hautacam.

Van Aert era il vincitore naturale della crono: il più pronosticato
Van Aert era il vincitore naturale della crono: il più pronosticato

Ne abbiamo ragionato con Adriano Malori, che giorni fa su Facebook aveva proposto un’interessante rilettura delle crisi di Pogacar e delle striature di sudore che rigano quotidianamente i suoi pantaloncini.

Che cosa ti è parso di questa crono?

Ha ribadito i valori generali. I due Jumbo una spanna sopra agli altri. Pogacar il solito lottatore. Un grande Geraint Thomas che è tornato finalmente ai livelli che gli competono. E un Pippo Ganna sotto tono come si è visto dall’inizio del Tour. In questa crono si è visto chi ha recuperato meglio durante le tre settimane. Era una crono dispendiosa, dove bisognava rilanciare, fare attenzione alle curve. I primi tre sono quelli che sono stati meglio nella terza settimana.

La posizione a crono di Vingegaard non è delle più belle, ma redditizia
La posizione a crono di Vingegaard non è delle più belle, ma redditizia
Era pensabile quindi che Vingegaard andasse così forte?

Vingegaard ha rallentato per far vincere Van Aert, sennò avrebbe vinto anche la crono. Penso che per come va a crono e in salita, si sia aperto un bel dualismo con Pogacar per i prossimi anni.

Il Vingegaard cronoman?

E’ messo malissimo sulla bicicletta da cronometro, per quello è palese che oggi contavano le gambe. Poi attenzione, parliamo di un fisichino da scalatore estremo, non come Pogacar che, per quanto forte in salita, non ha un fisico da scalatore. Ho visto una foto mentre Vingegaard era senza maglietta a defaticare dopo la tappa ed è uno scheletro. Non ha muscoli sulle spalle, non ha tricipiti… Può darsi che mettendolo con le braccia a 90 gradi che gli caricano di più le spalle, stia scomodo.

Pochi muscoli nel tronco, pochi sulle spalle: una posizione più estrema sarebbe dura da sopportare
Pochi muscoli nel tronco, pochi sulle spalle: una posizione più estrema sarebbe dura da sopportare
In effetti non ha un assetto da manuale…

Ho visto che ha una posizione molto simile alla bici da strada, per come usa le gambe. Abbastanza comoda, se vogliamo. Lui sicuramente è partito con l’ottica di vincere il Tour, quindi la posizione è stata curata. Perciò, allo stesso modo in cui diciamo spesso che la posizione da crono fa stare il corridore scomodo, magari hanno visto che per lui la posizione più aerodinamica è troppo estrema. E ne hanno scelta una più vantaggiosa per lui a livello fisico. In questa crono mollavi spesso la posizione bassa, rilanciavi, l’aerodinamica non era così importante come nel classico piattone della pianura francese, con 3 curve e il paesino. La posizione scomoda compromette anche il giorno dopo. Quando ragioni su un uomo di classifica, devi considerare anche quello.

Ganna invece era messo benissimo, ma…

Pippo è dalla Danimarca che non lo vediamo brillante. Al Delfinato, se Van Aert si fosse gestito meglio, lo avrebbe battuto. Ha rinunciato al Record dell’Ora ad agosto, quindi forse ha un momento che può capitare, in cui qualcosa non va. Da quando si è presentato al grande pubblico, le cronometro le ha sempre dominate. Un anno che magari fatichi a trovare la miglior condizione può capitare.

Thomas ha ritrovato la condizione e il posto in gruppo che gli si addice
Thomas ha ritrovato la condizione e il posto in gruppo che gli si addice
Pensi che non stesse bene?

Che sia un po’ sotto tono lo ho visto anche l’altro giorno quando era in fuga con Geschke. Era palesemente in difficoltà e si è rialzato, mentre il tedesco è rimasto in fuga. Un Pippo Ganna su un percorso del genere si sarebbe portato Geschke a spasso. Può darsi che la caduta del secondo giorno abbia compromesso qualcosa e non è stato dichiarato. Sicuramente ha avuto qualche problema che gli ha tolto un po’ di cavalli in queste due settimane. O semplicemente è la prima volta che si trova a correre con il caldo del Tour e non ha recuperato. Abbiamo visto tanti corridori più esperti crollare, da Soler a Morkov.

Ci si poteva aspettare invece la vittoria di Van Aert?

E’ quello che ha dominato l’ultima settimana, pure ieri ha fatto il bello e il cattivo tempo. E’ attualmente il corridore più forte al mondo, perché è in grado di spostare gli equilibri da solo. Ieri se avesse vinto, prendeva maglia a pois e maglia verde.

Pogacar si è buttato nella crono come un lottatore, ma sono mancate le gambe
Pogacar si è buttato nella crono come un lottatore, ma sono mancate le gambe
Infatti già lo tirano per la manica perché faccia classifica…

Ma fare classifica richiede un altro sforzo mentale. Van Aert per forte che andasse, correva libero mentalmente. Una volta andava in fuga, una volta ha fatto gruppetto. E’ un altro vivere dal dover stare lì tutto il giorno e tutti i giorni e non aver mai un giorno di crisi. E poi è così forte in questo modo, che non avrebbe senso trasformarsi. Questo è andato a un passo dal vincere a Hautacam e l’anno prossimo magari ti vince la Roubaix. Chi glielo fa fare di snaturarsi per fare nono al Tour de France? 

Torniamo al discorso su Pogacar che suda troppo?

Pogacar soffre il caldo. I segni bianchi sui pantaloncini sono il segno di un corpo che perde tanti sali di suo. Vingegaard ha pure i pantaloncini neri, ma non ha quei segni. Nei giorni in cui è stato staccato, la prima cosa che faceva Pogacar era aprirsi la maglietta. E’ il primo segnale di una persona che ha caldo. Nelle prime tappe al Nord sembrava che il Tour fosse finito. A la Planche des Belles Filles, era caldo, ma la salita era corta e ha vinto. Poi di colpo è crollato, lui soffre il caldo. E non dipende da quanto bevi con un caldo così. Prendere i sali, il magnesio… Se uno soffre il caldo, lo soffre e basta. Penso che il problema sia lì. Come pure penso che l’anno prossimo per battere Pogacar ci sarà da sparargli…

Come mai?

Perché anche se è molto bravo a fare la bella faccia, è sorridente ed è un signore, sicuramente gli morde dentro aver perso di tre minuti il Tour. Lo ha perso nettamente. Ad Hautacam si è fatto staccare da Van Aert. Per lui è sicuramente una grossa lezione. Se andrà alla Vuelta, il secondo prende dieci minuti…

Nei pensieri di Ganna, di nuovo battuto da Van Aert

23.07.2022
5 min
Salva

A quanto pare la differenza l’ha fatta solo ed esclusivamente la condizione fisica. E’ stata questa a decretare il distacco fra Wout Van Aert e Filippo Ganna. E a dirlo sono i cittì azzurri che più sono a contatto con il campione del mondo contro il tempo. 

A Rocamadour il fenomeno della Jumbo Visma ha rifilato 42” al portacolori della Ineos Grenadiers. Sembrava andare come sempre. Van Aert in testa al primo intermedio, una flessione nel secondo e poi il consueto finale a vantaggio di Pippo. Invece stavolta non è andata così.

Dopo 20 tappe

A Copenhagen c’era da percorrere un tracciato super piatto di 13,2 chilometri, oggi uno di 40,7 molto ondulato. I dislivelli a confronto? Appena 21 metri per la prova in Danimarca, 440 per quella in Francia. Freddo e pioggia nella prima, asciutto e caldo nella seconda.

Come cambia l’approccio in questi casi e dopo tre settimane in giro per “mezza Europa”?

«Il fatto che il percorso fosse ondulato e tortuoso non ha avvantaggiato Van Aert – dice Marco Velo, il cittì della crono – Pippo è migliorato moltissimo nella guida… almeno su asciutto. Discorso diverso se fosse stato bagnato. In quel caso con un baricentro un po’ più alto magari avrebbe pagato qualcosa».

«Sono due approcci un po’ diversi. Quello mentale magari è lo stesso, ma quello fisico è differente. Cambia la condizione. Spesso si è visto che alla fine di un grande Giro anche chi non è uno specialista ha fatto delle buone prove contro il tempo».

«Quest’anno la condizione contava ancora di più visto il caldo incontrato tappa dopo tappa e i ritmi folli. E Van Aert come si è visto aveva una condizione migliore. Okay, Pippo ha risparmiato qualcosa nelle tappe di montagna e Van Aert è dovuto stare sempre davanti, ma quando si sta bene certi sforzi si sopportano meglio.

«Poi mettiamoci che Pippo non è mai stato super, super in questo Tour».

Verso l’iride

Ecco, quest’ultimo punto potrebbe essere un “campanello d’allarme”, ma non per Velo che invece lo prende come uno spunto positivo.

«Il fatto che Ganna non sia stato super mi fa ben sperare per il mondiale. Van Aert va forte già da un po’ e magari calerà. Un po’ come a Leuven lo scorso anno, quando arrivò da super favorito. E il trend mi sembra, e spero, possa essere lo stesso».

Velo nomina il mondiale ma non l’europeo a crono. Ganna infatti non correrà per il titolo continentale a metà agosto. Ha già in programma di fare scarico. E neanche Affini sarà della partita: la Vuelta è troppo vicina. Le speranze dovrebbero essere riposte in Cattaneo e Sobrero.

C’è un elemento però che ci incuriosisce analizzare. Come abbiamo detto all’inizio, dopo la consueta partenza sprint di Van Aert stavolta il belga ha tenuto e addirittura ha guadagnato nel finale, questo potrà incidere nella psicologia di Ganna?

«Un po’ sì – riprende Velo – ma soprattutto mentre si pedala. In quel caso contano anche 2”, come accadde al mondiale. Pippo era dietro al primo intermedio, poi recuperò qualche secondo e nel finale volò via. Senza contare che lui vuole sempre essere stimolato. Una volta dopo una gara mi disse: “Non mi hai parlato per trenta secondi”!».

Flanders 2021: per il secondo anno consecutivo Ganna ha battuto Van Aert al mondiale
Flanders 2021: per il secondo anno consecutivo Ganna ha battuto Van Aert al mondiale

Parola a Villa

E Marco Villa cosa dice? Lui è il cittì che forse lo conosce meglio di chiunque, che sa entrargli nell’animo e leggerlo in profondità.

Per Villa questa “sconfitta” da Van Aert, senza dimenticare che nel mezzo ci sono stati anche Pogacar e Vingegaard, non scalfisce le sicurezze di Ganna.

«Non gli è mancato nulla – dice Villa, tecnico della pista – c’è che è la ventesima tappa e le forze sono quelle che sono. E’ Van Aert che ha volato. Insomma, “questo” ha vinto in volata e ha staccato Pogacar in salita: è in quello stato in cui “non sente la catena”.

«L’ultima crono di un grande Giro non è mai semplice, anche se sei uno specialista e, come ripeto, conta la condizione fisica. In questo momento Van Aert ce l’ha più alta del 30% rispetto a tutti. Sono tre settimane che è in fuga e gli altri si danno i cambi per stargli dietro».

Come reagirà Ganna dopo questo risultato dunque? Ci metterà più grinta? Si abbatterà? Lavorerà di più?

«Niente di tutto questo – conclude Villa – io credo che Pippo sia consapevole di questa situazione. Sa bene che a parità di forze va forte e gli è sempre arrivato davanti. E poi non scordiamo che per lui era il primo Tour».

Da Tignes ai Pirenei, il Tour a distanza di Affini e compagni

21.07.2022
5 min
Salva

Nelle stesse ore in cui i compagni al Tour combattevano sui Pirenei contro Pogacar e i suoi uomini, sulle strade alpine nella zona di Tignes dieci corridori della Jumbo Visma uscivano per la… distanzona del mercoledì. Fra loro Edoardo Affini, salito lassù tre settimane fa per riprendere dopo il Giro d’Italia e avviato sulla via della Vuelta España. E’ la prima volta che il mantovano affronterà due Grandi Giri nello stesso anno. Ma intanto, tra i motivi di curiosità e i chilometri di lavoro, al rientro da ogni allenamento la squadra si mette davanti alla tivù a tifare per i compagni in Francia. Ieri però hanno fatto in tempo a vedere soltanto gli ultimi 3 chilometri, perché alla fine sono scappate fuori 7 ore.

«Si lavora ancora fino a domenica – spiega Affini, in apertura nella foto Bram Berkien – tre settimane sono il periodo giusto per ottenere dei buoni frutti. Fossi venuto solo per una decina di giorni, sarebbe servito a poco».

Tignes è da anni quartier generale della Jumbo Visma per i ritiri in altura (foto Jumbo Visma)
Tignes è da anni quartier generale della Jumbo Visma per i ritiri in altura (foto Jumbo Visma)
Com’è guardare il Tour in tivù, con un compagno in maglia gialla?

Si guarda molto volentieri soprattutto con una squadra così. Stanno facendo davvero un bel Tour, ma è una corsa matta. Sono sempre a blocco.

E’ più sorprendente la maglia gialla di Vingegaard o la forza pazzesca di Van Aert?

Sono entrambi dei fenomeni (ride, ndr), capaci di fare grandi cose. I preparatori e lo staff che hanno seguito Vingegaard in ritiro erano abbastanza ottimisti che potesse fare queste cose.

Giusto ieri Martinello diceva che Pogacar sta ancora pagando gli errori del Granon.

E ha ragione. Quel giorno noi abbiamo fatto un grande numero, mentre lui è caduto nella trappola o si è sentito superiore. Del resto, negli ultimi tempi ha vinto tutte le corse a tappe cui ha partecipato, un po’ di peccato di presunzione ci può anche stare.

Affini racconta che Roglic e Vingegaard sono partiti alla pari, poi la strada ha scelto
Affini racconta che Roglic e Vingegaard sono partiti alla pari, poi la strada ha scelto
Cosa ti è piaciuto quel giorno della tua squadra?

Vedere Roglic che si è messo subito a disposizione, senza accampare scuse sul fatto che avrebbe potuto rientrare in classifica.

Il ragazzo ha la sfortuna che lo perseguita.

Sarà anche vero, ma trovo assurdo che al Tour si cada per una balla di paglia spostata da una moto. Dalle immagini si vede che i tifosi o addirittura un poliziotto avrebbero potuto dargli un calcio e toglierla di mezzo, ma non lo ha fatto nessuno ed è una vergogna. Se Primoz fosse passato dall’altra parte dello spartitraffico, magari ora vedremmo un altro Tour oppure no.

Da dove ricominci?

Dalla Vuelta a Burgos e poi ho vinto il biglietto omaggio per la Vuelta. Non so quando la squadra renderà ufficiali le convocazioni, ma a me l’hanno detto. Adesso sono tutti impegnati al Tour, anche quelli dell’ufficio stampa. Il povero Ard (Ard Bierens, addetto stampa del team olandese, ndr) ha da gestire Van Aert che a livello mediatico è fra i top 3 al mondo. E poi la maglia gialla che attira giornalisti da tutte le parti.

Affini ha condiviso con Vingegaard i ritiri di inizio anno e la Tirreno (foto Bram Berkien)
Affini ha condiviso con Vingegaard i ritiri di inizio anno e la Tirreno (foto Bram Berkien)
La Vuelta potrebbe venire bene per i mondiali, no?

L’idea sarebbe proprio quella, anche se il viaggio potrebbe dare da pensare. In Spagna si chiude l’11 settembre e là si corre il 18. Un giorno se ne va con il volo, se non altro però a livello fisico le tre settimane della Vuelta saranno perfette. Ma è la prima volta che faccio due Giri, non so come risponderò. Confido che se lo hanno deciso, abbiano valutato che sia all’altezza. E poi si parte dall’Olanda, la cronosquadre sarà a mezz’ora da dove vive la mia compagna. Avrò il fan club olandese…

Invece gli europei?

M’è toccato dire di no alla nazionale e mi è dispiaciuto. Si corrono 3-4 giorni prima che parta la Vuelta e sarebbe troppo. Mi dispiace perché la nazionale è importante, ma per il mio sviluppo credo che abbia più senso fare la Vuelta.

Vi sentite mai con i ragazzi del Tour?

Con parsimonia e senza interferire troppo. Sappiamo da chi c’è stato che razza di tensioni ci siano là, quindi siamo rispettosi. Però dopo la tappa del pavé gli ho scritto che erano andati bene, perché quel giorno potevano volare minuti pesanti.

La sera della tappa del pavé, da Tignes sono partiti messaggi di complimenti verso Arenberg
La sera della tappa del pavé, da Tignes sono partiti messaggi di complimenti verso Arenberg
Vingegaard e Roglic sono partiti alla pari?

L’anno scorso, Primoz aveva la precedenza. Quest’anno sono partiti sullo stesso piano e poi sarebbe stata la strada a decidere. E purtroppo ha deciso presto.

E questo Vingegaard che l’anno scorso vinceva la Coppi e Bartali e adesso ha la maglia gialla?

Incredibile, vero? Mi sembra rimasto uguale a prima. Devo essere onesto, ho corso poco con lui. Abbiamo fatto insieme i ritiri, poi la Tirreno, dove è stato secondo dietro Pogacar. E’ sempre molto tranquillo, anche se di suo non è tanto estroverso.

Ad Affini piacerebbe entrare nel gruppo Tour?

In una squadra così c’è sempre rivalità. Non che ci prendiamo a legnate, però siamo tutti in lizza per qualcosa. E’ chiaro poi che le scelte vengano fatte dai tecnici. Si compone la rosa più ampia, che poi viene via via snellita. Ci si basa sul rendimento dell’anno prima e magari se c’è qualche nuovo, lo mettono dentro perché l’hanno preso apposta.

Vingegaard e Van Aert sono partiti per il Tour con grandi attese
Vingegaard e Van Aert sono partiti per il Tour con grandi attese
Fra poco smetterai di essere il solo italiano della Jumbo…

Ho letto la notizia dell’arrivo di Belletta. Non lo conosco, è giovanissimo, ma quassù sono bravi a far crescere i ragazzi.

Come è andata la distanza?

Eterna. E’ caldo anche qui, siamo vicini al Monte Bianco, ma di neve se ne vede proprio poca. Abbiamo fatto sette ore senza lavori specifici, ma a un bel passo. Qualcuno ha fatto meno e ha tagliato. Ma insomma, non è che siamo proprio andati a spasso

Poche storie Wout, oggi non vinci. E in Belgio protestano…

16.07.2022
4 min
Salva

L’appetito vien mangiando e saziarsi diventa progressivamente più difficile. E così in Belgio c’è chi mugugna per il fatto che ieri Wout Van Aert non abbia potuto vincere la terza tappa. Ricordiamo infatti che la prima l’ha vinta in maglia gialla a Calais e la seconda a Losanna. Per la prima volta dall’inizio del Tour, infatti, la Jumbo Visma ha deciso di voltarsi dall’altra parte. Probabilmente se avessero voluto, i fortissimi corridori del team olandese avrebbero potuto chiudere il buco sulla fuga, riprendere Pedersen e giocarsi la tappa, eppure non l’hanno fatto. Sono rimasti alla finestra, come si conviene a chi deve difendere la maglia gialla, affidandosi semmai al lavoro della Bike Exchange.

«Avevo delle buone gambe – ha ammesso Van Aert – e mi sarebbe piaciuto partecipare a uno sprint. Ma abbiamo sofferto molto nei giorni scorsi, abbiamo lavorato sodo e quindi è stato più saggio risparmiarsi e salvare le gambe, anche se è stata una tappa difficile. Alla fine la tattica ha pagato. Quando è partita la fuga e ho sentito i nomi, ho capito che sarebbe stato difficile rivederli. Le altre squadre ci hanno creduto a lungo, ma negli ultimi quindici chilometri si sono rassegnati».

Sul traguardo di Saint Etienne, Van Aert ha vinto la volata del gruppo con disarmante facilità
Sul traguardo di Saint Etienne, Van Aert ha vinto la volata del gruppo con disarmante facilità

Belgio in rivolta

La squadra si divide fra il verde del belga e il giallo di Vingegaard e ieri per la prima volta il leader del Tour ha avuto la precedenza. E a quanto dice la stampa belga, Het Nieuwsblad su tutti, più di qualche vecchio campione fiammingo ha drizzato le orecchie, facendo notare che è un peccato che la squadra non abbia portato compagni in appoggio a Van Aert e che questi abbia dovuto rinunciare alle sue possibilità.

Il più acceso contestatore sarebbe Eddy Planckaert, maglia verde nel 1988, che già nel 2020 aveva criticato Van Aert che a suo dire si stava sacrificando troppo per Roglic. Tuttavia né Wout né ovviamente i suoi tecnici ne fanno un problema. Ci mancherebbe che ne facessero, aggiungiamo noi, visto che la squadra è nata per vincere il Tour e per due volte ha dovuto arrendersi a Pogacar.

Frans Maassen, classe 1965 (un’Amstel e una tappa al Tour in bacheca), è uno dei diesse della Jumbo Visma
Frans Maassen, classe 1965 (un’Amstel e una tappa al Tour in bacheca), è uno dei diesse della Jumbo Visma

Fra verde e gialla

Così ieri hanno deciso di non lavorare, recuperando le forze in vista della tappa di oggi, che invece porterà fatica e grattacapi.

«Wout ha pienamente acconsentito – ha spiegato il diesse Frans Maassen – a gestire la tappa nel modo che gli abbiamo proposto e credo che sia stata una scelta saggia. Nel nostro Tour ci sono due priorità: la maglia gialla e la verde. Wout è sulla buona strada per vincere la classifica a punti. Se riesce a vincere un’altra tappa è fantastico, ma non vogliamo rischiare tutto per questo. Sta arrivando un’altra settimana difficile e non possiamo andare ogni giorno a tutto gas».

Ieri la Jumbo Visma non ha tirato: inseguimento sulle spalle della Alpecin-Deceuninck
Ieri la Jumbo Visma non ha tirato: inseguimento sulle spalle della Alpecin-Deceuninck

Gregari felici

La tattica non ha scontentato i gregari del team olandese. A pensarci bene, avere in squadra dei leader così ti costringe potenzialmente a correre ogni giorno per la vittoria. In montagna con Vingegaard e Roglic, in ogni altra tappa con Van Aert. 

«Abbiamo sentito caldo e siamo andati forte – ha detto Van Hooydonck alla stampa belga – soprattutto con una fuga come quella. Non abbiamo mai pensato di metterci davanti, non era una priorità. Sono certo di non esagerare se dico che un corridore del calibro di Wout ha 100.000 possibilità di vincere. E’ candidato vincitore in 15 delle 21 tappe del Tour. Quindi bisogna fare delle scelte. Non capisco perché ci sia così tanto da protestare nel nostro Paese. Dovremmo brindare per il fatto che Wout ha già vinto due tappe, non lamentarci per una volata che non ha fatto».

Pogacar, per Hinault è stata fringale. «E oggi subito all’attacco»

14.07.2022
4 min
Salva

Il Villaggio a Briancon deve ancora aprire, per questo c’è meno gente e Bernard Hinault ha qualche minuto in più da dedicarci. Il Tasso è al Tour per godersi lo spettacolo e non si può dire che ieri questo sia mancato.

Il vincitore di cinque Tour, tre Giri e due Vuelta ha 67 anni e appare in splendida forma. Si scusa ridendo per il cappello e dice che non vuole bruciarsi sotto questo sole che, malgrado siamo fra le montagne, picchia già sodo. E’ il giorno della Festa Nazionale francese e fra poche ore l’Alpe dHuez sarà giudice di una parte importante della corsa.

«Ieri è stato meraviglioso – dice con un sorriso – questi ragazzi mi ricordano il nostro modo di correre. Sono presenti all’inizio dell’anno, in estate e poi fanno il finale. E’ quello che facevano i corridori anziani come me ed è fantastico».

Al Villaggio di Briancon, un Hinault in veste di turista con bici.PRO
Al Villaggio di Briancon, un Hinault in veste di turista con bici.PRO
Si aspettava il crollo di Pogacar?

Proprio no, non ci aspettavamo che la maglia gialla avesse una defaillance così grande. Ma questo promette scenari molto interessanti per il Tour che sta arrivando. 

Pensa ci sia un motivo per questo crollo?

Penso che sia stata più una fringale, un calo di zuccheri. Non credo a un calo fisico. Quando lo abbiamo visto sul Galibier e poi ai piedi dell’ultima salita, non sembrava affatto sulla porta di una crisi. Ha recuperato tutti gli attacchi senza troppi problemi. Poi sull’ultimo scatto, ha ceduto di schianto. Bene, lo vedremo oggi e poi nei giorni che vengono

Si aspetta che possa attaccare già oggi?

Se fossi io al suo posto, attaccherei per riprendermi un minuto, non per la maglia. Per un po’ quella sta bene dov’è.

Vingegaard ha attaccato a 5 chilometri dall’arrivo, il crollo di Pogacar è stato istantaneo
Vingegaard ha attaccato a 5 chilometri dall’arrivo, il crollo di Pogacar è stato istantaneo
Si parla di Pogacar come del nuovo Hinault…

Ci sono cose in comune. Perché non ha paura, attacca. E penso che sarà ancora più pericoloso ora che è terzo piuttosto che se fosse primo. Opinione mia, sia chiaro…

Ha una squadra alla sua altezza?

No, no. Ed è la cosa che lo penalizza di più. Lo rallenta. Ecco perché deve lasciare la maglia a Vingegaard. Così potrà approfittare per risalire dei Pirenei e della cronometro.

Cosa pensa di Van Aert?

E’ un corridore eccezionale. Puoi pensare che sia più un corridore da classiche, invece anche oggi sarebbe capace di fare dei numeri in montagna. E la strategia che avevano ieri non è stata malvagia (sorride, ndr). Tutti pensano che non sarebbe dovuto andare davanti, invece nella valle si è rivelato un’ottima staffetta. L’abbiamo visto. Ha lottato per scalare il Galibier e dopo il Galibier ha aspettato i suoi leader in fondo. E’ lui che ha fatto tutto…

Pogacar è parso in forma fino al Galibier: questo il gesto del dare gas, colto dalle telecamere della tivù
Pogacar è parso in forma fino al Galibier: questo il gesto del dare gas, colto dalle telecamere della tivù
L’Alpe d’Huez all’indomani di una tappa dura come quella di ieri conviene o è rischiosa più a Vingegaard o a Pogacar?

A entrambi. Credo che entrambi rischiano di pagare della fatica di ieri. Oppure al contrario potrebbero approfittarne per guadagnare ancora. Lo potremo dire stasera, lo sapremo fra qualche ora.

Si allontana richiesto da un poliziotto per un selfie. E’ l’ultimo corridore ad aver vinto la Roubaix e il Tour nello stesso anno, un gigante, un concentrato di forza e coraggio. Uno di quelli che ancora adesso guardi con ammirazione e ascolti sempre volentieri. E la sensazione è che in cuor suo il grande bretone pensi ancora che il Tour lo vincerà Pogacar.

Giorno di riposo tra cappuccino, sgambate e app per il cibo

11.07.2022
5 min
Salva

E venne il giorno di riposo al Tour de France. Un riposo meritato, vista l’intensità con cui sono state disputate le tappe. Anche se rispetto al passato, forse in fase di avvio, c’è stata meno bagarre del solito. In qualche occasione è andata via la fuga al primo tentativo. 

Però, proprio come al Giro, i finali sono stati super intensi. E a lottare ci sono stati, volate a parte, gli uomini di classifica. Anche ieri per esempio, alla fine Tadej Pogacar una “bottarella” l’ha data.

Come hanno vissuto le squadre dei leader questo riposo? Andiamo a casa di Jumbo-Visma, UAE Team Emirates e Ineos-Grenadiers

Pogacar, un selfie con McNulty (a sinistra) e George Bennet (a destra), durante la sgambata (immagine Instagram)
Pogacar, un selfie con McNulty (a sinistra) e George Bennet (a destra), durante la sgambata (immagine Instagram)

Sgambatina Tadej

E partiamo proprio dalla maglia gialla. 

Il giorno di riposo è sempre delicato e se l’indomani c’è una tappa di montagna lo è ancora di più. Ma anche in questo caso tutto sembra essere filato liscio per Pogacar e compagni. Tutto sotto controllo.

«Una giornata molto tranquilla – ha detto Tadej – sveglia con calma. Un’uscita molto “easy” di un’ora e mezza. Pranzo, massaggi e (tra poco, ndr) la cena. Tutto molto regolare e senza chissà quali stravolgimenti neanche dal punto di vista alimentare».

Nessuno stravolgimento dice Pogacar, però attenzione c’è stata, specie per quel che riguarda la parte dei carboidrati e quella dell’idratazione. L’obiettivo principale era quello di non gonfiarsi troppo in vista dello start di domani.

Per il resto le domande che lo hanno coinvolto nella conferenza stampa hanno riguardato di più temi come la rivalità con Vingegaard, che appare super pericoloso, e un eventuale eccessivo lavoro della squadra. Ma lui non ha mostrato mezza incertezza neanche con le parole.

Gli olandesi sembrano essere all’avanguardia anche sul fronte alimentazione (foto Twitter, Jumbo-Visma)
Gli olandesi sembrano essere all’avanguardia anche sul fronte alimentazione (foto Twitter, Jumbo-Visma)

In casa Jumbo…

Uscita con sosta al bar invece per i rivali della UAE Emirates, i Jumbo-Visma. Per Van Aert e Vingegaard un cappuccino e un paio di ore rilassanti. Un paio di ore a cavallo dell’ora di pranzo, così da non sballare troppo gli orari. Tuttavia non si sono voluti perdere il pranzo.

E proprio per restare in tema, di pranzo, il Team Jumbo-Visma assume la proprietà della piattaforma #Foodcoach. Una App, ma forse sarebbe meglio dire un programma per controllare l’alimentazione degli sportivi a tutti i livelli. Alimentazione quantomai delicata nel giorno di riposo.

Per quel che riguarda i gialloneri si è discusso di tattiche, di attacchi insensati, di un “non fronte comune” per battere Pogacar.

«Questo giorno di riposo – ha detto Van Aert a Rtbf – mi permette di realizzare quello che sono riuscito a fare questa settimana. Ho messo questa settimana molto in alto nella classifica delle cose che ho conquistato nella mia carriera.

«Dopo la seconda tappa in Danimarca, avevo appena preso la maglia gialla. Eravamo bloccati nel traffico e siamo stati scortati dalla polizia. In quel momento mi sono sentito un po’ una superstar! Ieri comunque ho speso molto. In fuga neanche volevo andarci, mi ci sono ritrovato. Ero stanco e questo giorno di riposo è stato ideale».

«La lotta per la maglia gialla? Pensavamo che Roglic ne uscisse meglio e invece ha perso terreno. Però Vingegaard è in buona forma ed ogni volta riesce a stare dietro a Pogacar».

Come squadra sono i più forti e lo stesso Vingegaard lo ha sottolineato.

«Il giorno del pavè – ha detto il danese – ho sbagliato io a cambiare. La catena si è allentata e ho dovuto mettere piede a terra. Ma Van Hooydonck, Van Aert, Laporte e Benoot e sono stati incredibilmente forti nell’inseguimento e alla fine ho perso solo pochi secondi».

I ragazzi della Ineos-Grenadiers sul Col du Corbier, la “salitella” che diceva Cioni (immagine Instagram)
I ragazzi della Ineos-Grenadiers sul Col du Corbier, la “salitella” che diceva Cioni (immagine Instagram)

Ineos sul Corbier

Infine, non vanno eliminati dalla lotta per la maglia gialla gli Ineos-Grenadiers. In particolare con Adam Yates e Geraint Thomas.

Uno dei loro tecnici, Dario David Cioni, ci spiega da un punto di vista più tecnico come hanno gestito il riposo.

«Il giorno di riposo – spiega Cioni – è approcciato in modo soggettivo da ogni corridore. E varia  soprattutto tra gli uomini di classifica e gli altri. Quelli di classifica fanno un po’ d’intensità comunque. Di solito noi ci regoliamo su un percorso di un paio d’ore. Scegliamo una salitella e lì ognuno svolge il “lavoro” che deve fare. E vista la tappa non facile che li attende era un aspetto molto importante».

Gli Ineos sono usciti verso le 11. L’obiettivo primario era lasciar dormire i ragazzi più a lungo possibile.

«O comunque – riprende Cioni – avere una sveglia tranquilla. Sono usciti verso le 11 e alle 13 erano di ritorno. A pranzo non hanno stravolto le abitudini. Alla fine venivano da un giorno intenso e li aspetta un giorno intenso: non è detto che le scorte di glicogeno dei singoli corridori erano reintegrate totalmente.

«Sì, hanno mangiato un po’ di carboidrati, ma non così tanti di meno. Semmai evitano le fibre per non gonfiarsi troppo. E la stessa cosa vale per la cena».

Tom Pidcock si rilassa così. Da buon biker mette il divertimento al primo posto
Tom Pidcock si rilassa così. Da buon biker mette il divertimento al primo posto

Clima e tappa

Cioni entra poi nel dettaglio e ci spiega ancora meglio questo particolare giorno di recupero.

«E poi bisogna considerare due cose: com’è la tappa il giorno dopo e il clima. Il caldo rende tutto più facile. Discorso diverso con il freddo. Anche se si dovesse essere un po’ più “gonfi” le temperature alte aiutano ad espellere liquidi.

«Inoltre domani i primi 40 chilometri sono “in discesa”, c’è una salitella ma niente di che. I primi 20 soprattutto. Difficilmente partirà la fuga lì, quindi non si ha la necessità di essere sul pezzo sin dalla prima ora. Hai un po’ di tempo per rimetterti in sesto». Discorso diverso se ci fosse stata la tappa di dopodomani con il Galibier in avvio.

«Questo – conclude Cioni – semplifica le cose. Ma come ho detto il giorno di riposo è molto soggettivo. Generalmente va meglio a giovani, che si adattano più facilmente ai cambiamenti, mentre i corridori più esperti hanno più bisogno della loro routine. Ma molto dipende anche dallo stato di forma del corridore stesso. Se vola, sarebbe meglio che non ci fosse il riposo, ma se invece è stanco, gli fa bene eccome».

EDITORIALE / A questi fenomeni si perdona ogni errore

11.07.2022
5 min
Salva

Quando ha vinto alla Planche des Belles Filles, il giorno dopo la vittoria di Longwy, abbiamo iniziato a guardarci intorno, cercando nelle altre squadre quegli sguardi. Non poteva lasciar vincere Kamna? Eppure non una voce in questo senso si è alzata dal gruppo o sui media. Al contrario, si è detto: è giusto che il più forte corra sempre per vincere. E’ il ciclismo dei giovani fenomeni e del pubblico che va di fretta. Sarebbe servito che Pogacar vincesse ieri a Chatel per averne la controprova. 

Perché del Pantani che vinse anche a Campiglio non si disse che fosse il più forte ed era giusto che vincesse, e si disse al contrario che stava esagerando, mentre lo sloveno può fare quel che vuole e nessuno trova da ridire? Una catena di ipermercati romagnoli era meno gradita al cospetto dei grandi, rispetto alla squadra degli Emirati? Niente di tutto questo, almeno non oggi. La sensazione è che sia tutto cambiato.

Kamna in fuga alla Planche des Belles Filles non ha avuto scampo contro Pogacar
Kamna in fuga alla Planche des Belles Filles non ha avuto scampo contro Pogacar

Tutto cambiato

Il ciclismo è cambiato. Sono cambiate le persone che ci lavorano, è cambiato il modo di starci dentro. Per certi versi è tutto così inquadrato, che è venuto meno un certo tipo di stress (sostituito da altre tipologie).

Prima c’era il direttore sportivo che faceva tutto da sé. Non aveva Velo Viewer e nemmeno le radioline. Per cui doveva costruirsi la tattica un pezzettino per volta, parlando con i corridori e sommando la sua e la loro esperienza. La sera in hotel, aspettava l’arrivo dei comunicati e li spulciava riga dopo riga, per capire che cosa avessero fatto i suoi corridori e gli avversari. Sapeva tutto di tutti. E i suoi ragionamenti tenevano conto dei suoi uomini e delle prestazioni dei rivali.

Oggi il direttore sportivo entra nella riunione del mattino dopo che i suoi colleghi hanno fatto la loro parte, svelando tutte le insidie del percorso e come spingere e mangiare per superarle. Lui aggiunge qualcosa della sua esperienza, poi sale in ammiraglia e spera che le cose vadano come ha previsto. Ammette Martinelli che ai tempi di Pantani, un corridore che potrebbe stare nella galleria dei fenomeni di tutti i tempi, non si usavano le radioline e forse alcune corse le avrebbero gestite diversamente.

Van Aert in fuga verso Longwy: un evidente errore tecnico, raccontato come gesto spettacolare
Van Aert in fuga verso Longwy: un evidente errore tecnico, raccontato come gesto spettacolare

L’errore di Van Aert

Vi siete divertiti a vedere Van Aert in maglia gialla, in fuga dal mattino? Chi scrive non si è divertito per niente. Okay, la Jumbo Visma non ha lavorato per tutto il giorno, ma puoi dirlo col senno di poi. Quella tappa con Van Aert dovevano vincerla correndo in altro modo: quella fuga non sarebbe mai arrivata. In tre, poi, figurarsi. Con Fuglsang che ancora non si è ripreso. Ma se chi racconta le tappe ne parla come di un’impresa, è ovvio che la gente sia contenta. Poi spegne la televisione e non ci pensa più.

Noi ci divertivamo anche a vedere Pantani contro Ullrich o contro Tonkov, ma in quegli anni c’era più gente che poi rimuginava e la vittoria non era mai foriera di sola serenità. Sono sparite le seghe mentali, dicono in gruppo, che non è poco.

«Pantani non voleva vincere a Madonna di Campiglio – ricorda Martinelli – e ci eravamo adoperati perché arrivasse la fuga. Dietro si era deciso così, invece Jalabert mise la squadra a tirare forse perché voleva vincere lui. E a fronte di quel comportamento, Pantani perse la pazienza e vinse lui».

Era il più forte, era giusto che vincesse. Come la prese il gruppo? Con voci e commenti sull’ingordigia di Marco e chissà cos’altro. E quando il giorno dopo il sole cadde dal cielo, ci fu anche chi si diede di gomito. Fra le squadre, soprattutto. E nel palazzo.

A Madonna di Campiglio l’ultima vittoria di Pantani al Giro d’Italia. Era il 4 giugno del 1999
A Madonna di Campiglio l’ultima vittoria di Pantani al Giro d’Italia. Era il 4 giugno del 1999

Sparita l’invidia

Oggi fra le squadre non ci sono più gelosie, ai fenomeni si perdona tutto. Proprio Martinelli racconta di aver scritto di recente al suo preparatore Mazzoleni che una volta piaceva a tutti curiosare in casa degli avversari, mentre oggi dopo l’arrivo si fa un reset e si guarda al giorno dopo. E proprio il non avere più il comunicato da studiare fa sì che il tecnico abbia una conoscenza diversa del gruppo. Se gli serve un’informazione, va su internet e tira fuori vita, morte, miracoli e piazzamenti di chiunque. Paradossalmente è un modo di fare che porta a una conoscenza meno approfondita del corridore, che prima avrebbero dovuto osservare, incontrare, parlarci e capire se ci fosse margine per costruirci qualcosa.

Oggi si va più di fretta. La gente vuole divertirsi e non farsi pensieri dopo. Per questo avere fenomeni come Pogacar, Van Aert, Van der Poel è bello e coinvolgente. Ma siamo sicuri che tutto quello che fanno sia oro? Ogni loro gesto viene dipinto come prodigioso, ma spesso certe fughe illogiche andrebbero bollate come errori.

Pogacar ha corso da padrone con Bennett e Majka: gregari formidabili, ma si hanno occhi solo per lo sloveno
Pogacar ha corso da padrone con Bennett e Majka: gregari formidabili, ma si hanno occhi solo per lo sloveno

L’appassionato di ciclismo

Chi è oggi l’appassionato di ciclismo? Quelli di ieri conoscevano anche corridori di cui negli ordini di arrivo non c’era traccia e sapevano inquadrare il risultato di oggi ricordando i piazzamenti di ieri. Oggi basta andare su Procyclingstats per avere le informazioni, ma non la conoscenza. Quanti sanno dire chi ci sia dietro a quei fenomeni?

«Una volta – dice Martinelli – incontravi per strada quello che ti chiedeva di Fontanelli. Secondo me oggi se chiedete a un telespettatore chi sia O’Connor, non tutti lo sanno. Ma sanno di Pogacar, Van Aert, Van der Poel e gli altri fenomeni. Si tocca con mano e per certi versi è bello che sia così».

Oggi quanti sanno chi siano i gregari di Pogacar o Van der Poel e perché siano speciali? All’opinione pubblica piace così perché probabilmente vi è stata portata dal racconto televisivo. Se Pogacar avesse vinto ieri a Chatel si sarebbe detto che per farlo avesse spremuto troppo la squadra (come tanti di noi hanno pensato, a prescindere dal risultato), oppure se ne sarebbe esaltata ancora una volta la forza?