Van Aert, un’altra sconfitta nata in partenza

23.01.2021
5 min
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Passano le settimane, cambiano le challenge, ma l’esito è sempre quello: primo Mathieu Van der Poel e secondo Wout Van Aert. Ad Hamme (Bel), nella prova dell’X2O Badkamers Trofée, l’olandese ha vinto per soli 5” sul belga, ma il distacco non dice la realtà della corsa.

Avvallamento traditore, anche Van der Poel ne fa le spese al primo giro
Avvallamento traditore, anche Van der Poel ne fa le spese al primo giro

Solita tattica

Il campione dell’Alpecin-Fenix ha svolto il suo compito al solito modo. Un primo giro guardingo (oltretutto contraddistinto da una caduta in un avvallamento che nelle tornate successive farà altre vittime come lo stesso Van Aert e Pidcock), per poi cambiare marcia nel secondo e fare il vuoto. Van Aert, che pure veniva da due settimane ricche di soddisfazioni a cominciare dal titolo belga, ha atteso troppo, partendo all’inseguimento di VDP quando ormai il ritardo era superiore ai 10”.

L’olandese non ha guadagnato più, i due sono rimasti sempre a contatto visivo grazie anche al particolare percorso belga ricco di tornanti, ma la struttura della gara non è cambiata. E VDP ha potuto amministrare con calma la vittoria, mandando un messaggio chiaro sia per la prova finale di Coppa del mondo di domani, sia soprattutto per i mondiali di fine mese.

Anche Van Aert cade e insegue da vicno, senza mai rientrare
Anche Van Aert cade e insegue da vicno, senza mai rientrare

Partenza soft

Un’evoluzione di gara che abbiamo già visto più volte: nel primo giro l’olandese rimane sempre davanti pur in controllo, Van Aert ha sempre qualche avversario da superare e quando il rivale parte, non è mai pronto a rispondere subito, perdendo metri preziosissimi. Considerando questo aspetto tecnico, abbiamo voluto sentire il parere di uno che mangia pane e ciclocross: Luca Bramati.

Poi l’olandese però prende il largo, pur senza guadagnare molto
Poi l’olandese però prende il largo, pur senza guadagnare molto

«Bisogna tenere conto che questa gara viene prima della tappa di Coppa – spiega – alla quale tengono tutti di più, quindi nessuno si è dannato l’anima. Credo che Van Aert abbia pensato più a valutare il rivale in vista degli appuntamenti che verranno. Probabilmente il belga non riesce a partire abbastanza forte, sicuramente Mathieu ha un po’ di brillantezza in più nelle prime fasi, ma altrettanto sicuramente Van Aert è consapevole di questo aspetto e ci starà pensando per la gara iridata, l’unica che davvero conta. Credo che a Ostenda sarà una battaglia dal primo metro, lì cambieranno le strategie e molto probabilmente Van Aert proverà a rimanergli attaccato per rispondere subito quando VDP cambierà marcia».

Gara dura anche fra le donne, su e giù dall’argine
Gara dura anche fra le donne, su e giù dall’argine

Altro passo

La gara di Hamme, a una settimana dall’evento iridato, ha confermato anche alcuni assunti. Innanzitutto i due hanno un passo superiore rispetto a tutti gli altri e quando accelerano, nessuno riesce a stargli dietro. Neanche Pidcock, oggi quarto a 1’04”, superato all’inizio dell’ultimo giro dal belga Laurens Sweeck grazie a una caduta.

Va detto che il percorso odierno, quasi tutto fangoso e molto scivoloso, ha messo in chiara difficoltà i pesi piuma come il britannico e il campione europeo Iserbyt, partito bene, poi andato annaspando a causa anche di numerosi errori di traiettoria che lo hanno penalizzato. Vanthourenhout era stato molto promettente, tanto da lanciare al secondo giro quell’attacco che ha dato spunto a Van der Poel per fare la differenza, ma poi il suo incedere elegante, forse il più classico fra i ciclocrossisti di primo piano, si è lentamente spento fino a farlo sparire dalle prime piazze.

Stessa trappola anche per Lucinda Brand: giù a peso morto
Stessa trappola anche per Lucinda Brand: giù a peso morto

Lechner cresce

Anche la gara femminile ha ho po’ rimischiato le gerarchie finora viste, probabilmente perché qualcuna comincia a nascondersi in vista dei mondiali, in primis l’olandese Lucinda Brand, uscita dal podio dopo una serie quasi infinita. La migliore questa volta è stata la campionessa iridata in carica Ceylin Del Carmen Alvarado, che ha rifilato alle avversarie distacchi importanti, a cominciare dalle connazionali Denise Betsema a 19” e Manon Bakker a 25”, tornata ai vertici dopo un ottimo inizio stagione e poi un lungo periodo di eclissi.

Trionfo per Alvarado Ceylin del Carmen
Trionfo per Alvarado Ceylin del Carmen

Le olandesi continuano a dominare, ma la belga Sanne Cant e la francese Marion Norbert Riberolle sono apparse non lontane dal loro livello.

Lo stesso si può dire di Eva Lechner, oggi 11ª a 1’22”: «Non sono partita benissimo, ma poi ho pensato a procedere sul ritmo, tenendo le prime sempre abbastanza a tiro e questo particolare mi fa ben sperare, considerando che vengo da due settimane di forte carico in allenamento. La brillantezza devo averla a Ostenda, queste sono tappe di passaggio». Un altro motivo di interesse da aggiungere in ottica mondiale.

Van der Poel Van Aert

VdP-Van Aert, in comune solo le scarpe Shimano

12.01.2021
4 min
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Si avvicinano i campionati del mondo di ciclocross, che si terranno a Ostenda in Belgio il 30 e 31 gennaio, e dopo aver visto la bicicletta di Wout Van Aert, continuiamo a scoprire che materiali utilizzano i due fenomeni della disciplina. Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert hanno molti materiali diversi, ma c’è un componente uguale ed è la scarpa. I due utilizzano le Shimano S-Phyre XC9. Per saperne qualcosa di più abbiamo parlato con Marco Cittadini, PR & Communication Officer di Shimano Italia.

Stesso modello

Non capita spesso che due atleti del calibro di Van der Poel e Van Aert utilizzino le stesse scarpe, soprattutto perché stiamo parlando di un componente che va molto in base alle caratteristiche fisiche e ai gusti dell’atleta.
«Van der Poel e Van Aert usano entrambi le scarpe S-Phyre XC9 – inizia così Marco Cittadini – solo che Van der Poel sfoggia una colorazione custom, bianca con i colori dell’iride, che non c’è sul mercato. Per quanto riguarda Van Aert utilizza lo stesso modello nella colorazione standard – e poi precisa – ultimamente lo vedo spesso con quelle di colore argento».

Van der Poel con Shimano S-Phyre XC9
Van der Poel con le Shimano XC9 questa volta in colore blu con l’iride
Van der Poel con Shimano S-Phyre XC9
Mathieu Van der Poel con le Shimano XC9, in questa gara in colorazione blu con l’iride

Tutto standard Shimano

Un aspetto che abbiamo visto in alcuni casi è che l’azienda produttrice in presenza di grandi campioni tende a realizzare il prodotto “su misura”. Abbiamo chiesto a Cittadini se Shimano abbia apportato qualche modifica particolare alle scarpe dei due campioni.
«Per politica aziendale gli atleti usano solo prodotti standard, sia per quanto riguarda i materiali che le taglie. Si tratta di modelli che possono essere regolarmente acquistati da chiunque in negozio».

Wout Van Aert con le sue Shimano XC9 in colorazione argento
Wout Van Aert con le sue Shimano XC9 in colorazione argento
Wout Van Aert con le sue Shimano XC9 in colorazione argento
Wout Van Aert con le sue Shimano XC9 in colorazione argento

La qualità si misura così

Siccome siamo molto curiosi e abbiamo visto in un altro articolo, che altri atleti, come Jakob Dorigoni, usano una scarpa standard ma con una soletta interna personalizzata, abbiamo chiesto se almeno la soletta fosse stata personalizzata.

«Loro usano quello che qualsiasi amatore può comprare. So che siamo una rarità sotto questo aspetto, ma questo dato la dice lunga sulla qualità del nostro prodotto standard – e poi Marco Cittadini ci scherza su – siamo mica giapponesi per niente». E in effetti la qualità dei prodotti Shimano non è mai stata messa in discussione da nessuno.

Le Shimano S-Phyre XC9 nella colorazione argento
Le Shimano S-Phyre XC9 nella colorazione argento
Le Shimano S-Phyre XC9 nella colorazione argento
Le Shimano S-Phyre XC9 nella colorazione argento

A tutta potenza

Entrando più specificamente negli aspetti tecnici delle S-Phyre XC9, diciamo che sono scarpe sviluppate da Shimano per essere utilizzate sia in mountain bike nel cross country e sia nel ciclocross.

L’obiettivo che ha sempre contraddistinto le calzature Shimano è la massima ricerca della trasmissione della potenza ai pedali e la protezione dei piedi anche in condizioni estreme come fango e acqua.
Le XC9 hanno un sistema di chiusura con il doppio sistema Boa IP1 per le micro regolazioni. La tomaia da gara è realizzata per dare una sensazione di calzata simile a un guanto. L’intersuola è in fibra di carbonio accoppiata ad una suola Michelin con un disegno antiscivolo per favorire la trazione e ottimizzare il trasferimento di potenza. L’altezza delle XC9 è ridotta e la presenza del tallone esterno aiuta a stabilizzare nel modo corretto il piede. In questo modo si evitano possibili traumi alla muscolatura.

La suola delle S-Phyre XC9
La suola delle S-Phyre XC9
La suola delle S-Phyre XC9
La suola delle S-Phyre XC9

La soletta ad alta densità ammortizzante concorre a migliorare la stabilità. Inoltre, i cuscinetti per arco plantare adattabili aiutano a trovare la regolazione della scarpa in base alle proprie sensazioni. Evidentemente questi aspetti permettono di non ricorrere a delle solette particolari.
Le Shimano S-Phyre XC9 sono disponibili in versione standard o a pianta larga e hanno un peso di 265 grammi in taglia 42.

Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert 2020

Il cross, un mazzo di foto e l’occhio di Bartoli

05.01.2021
6 min
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Metti una sera sul divano, in tivù non c’è niente di interessante e allora sfogli bici.PRO nel cellulare, riguardando le foto di Van Aert e Van der Poel nelle gara di cross già pubblicate. Fai avanti e indietro e mentalmente cominci ad annotare le differenze. E siccome ti hanno insegnato a farlo, scatta l’idea di tirarne fuori un pezzo. Già, ma sono le dieci, è decisamente tardi: chi vuoi che ti dia retta a quest’ora? Però un messaggio si può mandare e probabilmente Michele Bartoli è il più adatto, visto che del posizionamento ha fatto un’arte e nel cross si è ributtato con un entusiasmo speciale. Non è facile sopportare certi giornalisti, viene da sorridere mentre le foto sono in viaggio, ma per fortuna con Michele ci si vuol bene, avendo cominciato praticamente insieme. Infatti lui risponde dopo circa un’ora. Appuntamento fissato: ne parliamo domattina. A volte gli articoli nascono così…

Wout Van Aert, posizione in pianura 2020
Wout Van Aert, in fase di spinta posizione raccolta, come su strada
Wout Van Aert, posizione in pianura 2020
Wout Van Aert, posizione raccolta, come su strada
Mathieu Van der Poel, posizione in pianura 2020
Mathieu Van der Poel, leggermente più lungo rispetto al rivale
Mathieu Van der Poel, posizione in pianura 2020
Per Van der Poel, una posizione più allungata

Il ginocchio in curva

Il mattino ha per lui l’incombenza di tenere acceso il termocamino, che scalda l’accogliente villa a Montecarlo di Lucca, dove prima del Covid ci si trovava spesso, prima per commentare le sue vittorie e poi con gli anni per analizzare quelle degli altri. Il discorso prende subito il largo.

«Sembra che Van der Poel – dice Bartoli – abbia qualcosa di più in termini di sicurezza. Vedete in discesa come porta il corpo indietro? Questo gli permette di fare le curve più veloci, impedendo che la ruota posteriore scivoli. E proprio in curva ha il ginocchio fuori dalla bici, si vede che è lui a gestire la traiettoria (foto in apertura). Van Aert invece sembra che cerchi di non scivolare e un po’ subisce la situazione».

Wout Van Aert, 2020, ostacolo a piedi
Wout Van Aert scende di bici e supera l’ostacolo a piedi
Wout Van Aert, 2020, ostacolo a piedi
Van Aert preferisce saltare l’ostacolo a piedi
Mathieu Van der Poel, 2020, ostacolo in bici
Sullo stesso ostacolo, Mathieu Van der Poel resta in bici
Mathieu Van der Poel, 2020, ostacolo in bici
Van der Poel preferisce saltarlo stando in sella

Come su strada

La foto che li ritrae laterali in pianura fa prima annotare che entrambi usano la doppia corona anteriore, mentre Michele osserva che i ragazzini della sua Academy usano quasi tutti il monocorona.

«Ma questi due qua – dice Bartoli, riferendosi ai due giganti della Jumbo-Visma e della Alpecin-Fenixspingono forte, fanno delle velocità importanti. Il monocorona in questo ti limita.  Comunque Van der Poel sulla bici è più lungo, che però è un discorso soggettivo. Si potrebbe pensare che più sei corto e più sei reattivo, ma lui evidentemente si trova bene così. Ho fatto un confronto fra la loro posizione su strada e questa del cross, e devo dire che per entrambi cambia poco. Questo spiega anche perché possano passare da una bici all’altra senza clamorose fasi di adattamento, grazie anche a gare che sono molto meno spezzettate da ostacoli rispetto a una volta. Oggi il cross di alto livello è molto più pedalato, per cui anche loro, una volta che hanno fatto qualche richiamo di tecnica, possono allenarsi benissimo su strada».

Wout Van Aert, posizione in discesa 2020
Wout Van Aert in discesa sembra piuttosto rigido, di certo moto concentrato
Wout Van Aert, posizione in discesa 2020
Van Aert in discesa sembra un po’ rigido
Mathieu Van der Poel, posizione in discesa 2020
Per Van der Poel, peso più indietro e maggior controllo
Mathieu Van der Poel, posizione in discesa 2020
Van der Poe, con il peso indietro si guida meglio

Percorsi pedalabili

Qui il discorso un po’ si allarga e pesca nella sua esperienza personale di ieri e in quella dei suoi ragazzi al presente.

«A livello tecnico e di ambiente – dice Bartoli – il circuito del ciclocross è un po’ come quello della MotoGp, il solito gruppo di atleti che si sposta sui percorsi in giro per l’Europa. E così ad alto livello i criteri con cui vengono disegnate le gare sono abbastanza omogenei. Prima si puntava su scalinate, ostacoli, un’infinità di tratti a piedi. Oggi soprattutto a livello internazionale ci si è spostati verso uno sport più vicino alla strada. Del resto, se si vogliono avvicinare i ragazzi alla multidisciplina, pur non cambiando faccia al cross, ci sta che lo rendi più pedalabile. In Italia invece si traccia un po’ all’antica, con i rettilinei non oltre i 50 metri e tante curve secche. Lo stesso discorso potrebbe valere per la mountain bike. Perché continuano a fare percorsi artificiali con sassi riportati? Se anche in quel settore si riuscisse a ridurre le cause di pericolo, Van der Poel non sarebbe più il solo a essere così trasversale. Uno come Sagan e tanti corridori che vanno in cerca di nuovi stimoli, penserebbero davvero di farci un salto».

Wout Van Aert, corsa a piedi 2020
Nei tratti a piedi, Van Aert abbraccia il manubrio e la bici non si muove
Wout Van Aert, corsa a piedi 2020
Nei tratti a piedi, Van Aert abbraccia il manubrio
Mathieu Van der Poel, corsa a piedi 2020
Van der Poel, la bici in spalla e la mano sul manubrio
Mathieu Van der Poel, corsa a piedi 2020
Van der Poel, una mano sul manubrio

Diversi sull’ostacolo

A proposito di ostacoli, desta curiosità che nello stesso punto e nello stesso giro, Van der Poel salti mentre Van Aert è sceso di bici e scavalca la tavola correndo a piedi.

«Dipende se l’ostacolo viene dopo una curva – dice Bartoli – per cui devi rilanciare l’andatura da fermo, oppure se ci arrivi lanciato. Se lo salti in bici, sicuramente il consumo energetico è minore. Mentre se viene subito dopo una curva, fai meno fatica a scendere e farlo a piedi. Come un’altra differenza, che però è molto soggettiva, è il modo in cui portano la bici in spalla. Van Aert la abbraccia, Van der Poel si limita a sostenerla. Entrambi tengono ferma la ruota anteriore. Sembra una banalità, ma dovreste vedere cosa succede nelle gare dei bambini, che non ci pensano e corrono con la ruota davanti che gli sbatte sulle gambe e spesso li fa cadere…».

Dal cross al Fiandre

Il tempo di annotare che fra i ragazzini dei campi di gara questi due campioni sono il vero riferimento e ogni cosa o scelta tecnica che li riguarda diventa fonte di emulazione, poi il toscano ci lascia con l’ultima suggestione.

«Speriamo che questo Covid davvero finisca – conclude Bartoli – perché la prossima cosa che vogliamo fare è costruire un percorso permanente di cross, a Montecarlo o Montecatini, dove una volta a settimana alleneremo i ragazzi. Questa attività mi ha preso molto, sto seguendo le trasferte più vicine. Quello che mi permetteva di primeggiare al Nord l’ho preso dal cross. Lo scatto in piedi sul Grammont viene dal cross. Non sono cose che alleni da adulto, ma se le impari da bambino, non le perdi più. La multidisciplina non è soltanto uno slogan politico».

Van Aert Bianchi Zolder Pro

La Zolder Pro “mascherata” di Van Aert

04.01.2021
3 min
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Siamo in piena stagione di ciclocross e il mondiale si avvicina, con i due fenomeni della disciplina che continuano a suonarsele di santa ragione. Come ormai tutti sanno la Jumbo-Visma di Wout Van Aert ha cambiato biciclette passando da Bianchi a Cervélo. Ma siccome il marchio canadese non ha in gamma una bici da ciclocross, Van Aert continuerà la stagione con la sua nuova Bianchi Zolder Pro verniciata con i colori della Jumbo Visma (foto di apertura).

Configurazione unica

Recentemente Bianchi ha rimodellato la Zolder Pro seguendo anche i consigli che gli sono arrivati da Van Aert. Diciamo subito che il tre volte campione del mondo di ciclocross usa la Zolder Pro in una configurazione che non è disponibile sul mercato. Per noi comuni mortali amatori la Zolder Pro è disponibile con il gruppo Shimano GRX 600, ruote Vision Team 30 con pneumatici Vittoria e manubrio, attacco e reggisella firmati da Reparto Corse di Bianchi nella colorazione Celeste. Bianchi propone anche il solo kit telaio, oltre che Celeste, anche nella colorazione Nero Purple/Rainbow.

Wout Van Aert in azione a piedi con la Zolder Pro
Wout Van Aert in azione in un tratto a piedi con la Zolder Pro

La configurazione creata per Van Aert vede l’utilizzo dello Shimano Dura Ace Di2 come gruppo. Il campione belga usa spesso la combinazione 39-46 all’anteriore con un pacco pignoni 11-28. Van Aert è uno dei pochi che continua ad usare la doppia corona anteriore, come ci aveva fatto notare Enrico Franzoi in una intervista qualche tempo fa. Per quanto riguarda la misura delle pedivelle, Van Aert usa quelle da 172,5 millimetri: anche qui una conferma delle ultime tendenze tecniche del mondo professionistico, con pedivelle più corte rispetto ad alcune stagioni addietro. Per quanto riguarda i pedali vengono montati degli Shimano XTR di nuova generazione leggermente più sottili.

Manubrio integrato

A livello di manubrio la Zolder Pro di Van Aert monta il Vision Metron 6D. Anche il reggisella in carbonio è firmato Vision, mentre la sella è una Fizik Antares R1 con carro in carbonio. Passando alle ruote, ritroviamo Shimano con le C40 in carbonio sulle quali vengono montati dei tubolari Dugast da 33 millimetri di larghezza.

Van Aert in discesa in un tratto fangoso
Van Aert all’opera in discesa in un tratto fangoso

Nuovo carro

Come dicevamo all’inizio Bianchi ha rimodellato la Zolder Pro, migliorando alcuni aspetti. Partiamo dal carro posteriore che ora vede i foderi ribassati per una maggiore reattività e allo stesso tempo un comfort migliore. Inoltre, è stato rimosso il ponte fra i due foderi verticali. Questa scelta è stata fatta per migliorare l’eliminazione del fango, un aspetto fondamentale nel ciclocross.

Il movimento centrale è stato alzato per migliorare la distanza delle pedivelle da terra. In questo modo si ha un migliore scorrimento nei tratti tortuosi o con ostacoli sul terreno. Sempre generosa la misura del movimento centrale che rimane un Press Fit BB86.
Pochi ma significativi, i cambiamenti della forcella, che ora risulta più squadrata nella parte interna. Soluzione che permette di montare gomme fino a 40 millimetri di larghezza e di far passare meglio il fango.

Un ultimo aspetto che è stato proprio richiesto da Van Aert è il posizionamento del secondo portaborraccia. Questo è stato ribassato per permettere una più facile presa in spalla della bicicletta. Un dettaglio che però può fare la differenza in gara.

Stabile e performante

Per quanto riguarda le geometrie, la Zolder Pro presenta delle misure tipiche delle bici da ciclocross votate alle competizioni, con dei foderi posteriori bassi da 42,5 centimetri, un angolo sterzo abbastanza aperto e un angolo sella aggressivo per migliorare la spinta della pedalata sui terreni accidentati classici del ciclocross.

Lunghezza tubo sella (cm)Lunghezza tubo orizzontale (cm)Angolo sterzoAngolo sellaLunghezza foderi posteriori (cm)Altezza tubo sterzo (cm)
485170,5°75,5°42,510
5052,570,5°75°42,511,5
5253,571°74,5°42,512,5
5454,571,5°74°42,513,5
565672°73,5°42,514,5
5857,572,5°73°42,516
Le geometrie della Bianchi Zolder Pro

Il risultato è una bicicletta che favorisce la guidabilità e la stabilità ma con un’impostazione di pedalata votata alla ricerca della performance.

Mathieu Van der Poel, coppa del mondo Hulst 2021

Mathieu vola e ringrazia i meccanici belgi

03.01.2021
4 min
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Altro che “nemo profeta in patria”… A Hulst, nella penultima prova di Coppa del mondo, l’Olanda ha fatto bottino pieno, con un Mathieu Van der Poel in grande spolvero, anche se a ben guardare la gara il confine tra la sua grande prestazione e i problemi dei suoi avversari è molto sottile.

Flop al box di Van Aert

La gara maschile, 10 giri in programma, è durata praticamente solo un paio di tornate, poi il campione iridato ha preso il volo. Van Aert ha pagato dazio per più motivi. Innanzitutto una partenza un po’ sonnolenta. Durante il primo giro, percorso praticamente in fila indiana dai protagonisti (salvo il sempre più sfortunato Iserbyt, più volte bloccato da stop dei suoi avversari e alla fine rimasto fuori dalle posizioni che contano) il belga della Jumbo-Visma vivacchiava sempre intorno alla sesta-settima piazza. Poi al secondo giro, quando VDP stava attaccando, un grave errore al cambio bici dei meccanici belgi, impreparati quando Van Aert ha lasciato la sua piena di fango e attendeva l’altra che però era ancora sporca.

Wout Van Aert, coppa del mondo Hulst 2021
Wout Van Aert ha corso su bici Bianchi con i colori della squadra. Dal 2021 utilizzerà bici Cervelo
Wout Van Aert, coppa del mondo Hulst 2021
Van Aert ha corso su Bianchi con i colori Jumbo-Visma

Si è trattato di 4-5 secondi persi, si potrebbe pensare a un’inezia, ma nel momento cruciale della gara hanno avuto il peso di una mazzata. Bisogna considerare anche che si trattava di una gara di Coppa del mondo, quindi i meccanici erano quelli della nazionale e non del suo staff. Un episodio che potrebbe avere strascichi sulla strada dei mondiali.

VdP a quel punto, liberatosi della presenza di Aerts che aveva provato a tenere il passo, ha trasformato la prova in un assolo, dimostrandosi il più a suo agio sul percorso molto melmoso, dove in certi tratti si affondava fino alle caviglie. Dietro, Van Aert è rimasto insieme al britannico Pidcock e al connazionale Vanthourenhout, il suo rivale nella classifica di Coppa che però si è presto staccato.

Spunto Pidcock

Mentre l’olandese volava verso la vittoria, Pidcock ha giocato la sua carta per la seconda piazza al penultimo giro, cercando di sfruttare anche alcuni errori di traiettoria di Van Aert che gli avevano dato l’illusione di un’aumentata stanchezza del rivale. Il belga invece ha risposto da par suo e sul pedalabile ha staccato il rivale arrivando al traguardo con 1’31” di ritardo, 1’49” invece per il britannico della Trinity Racing. Per il corridore della Jumbo Visma la leadership in classifica è sempre più in cassaforte.

Novità Betsema

Novità tra le donne, dove Denise Betsema aveva praticamente offerto un assaggio di quanto avrebbe poi fatto VdP. L’olandese, sempre battuta nelle ultime uscite internazionali, ha dominato la gara facendo registrare il miglior tempo in ognuna delle 7 tornate previste. Secondo posto per la Brand a 1’02”, con la certezza della conquista del trofeo di cristallo, terza la Alvarado a 1’09”. Ora spazio ai campionati nazionali, le grandi challenge riprenderanno il 23 e 24 gennaio con X2O Badkamers Trophy e la finale di Coppa.

Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers

A Baal rimbomba la risposta di VDP

01.01.2021
4 min
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Neanche il tempo di salutare il vecchio anno e già il ciclocross riparte, proponendo una nuova tappa del X2O Badkamers Trophy, coincidente con uno degli appuntamenti più sentiti nell’ambiente, la gara di Baal intitolata a Sven Nys. Il grande campione è da sempre chiamato in prima persona nella sua organizzazione e visto il suo prestigio nessuno dei grandi si azzarda a rifiutare l’invito. Ecco così che anche oggi abbiamo assistito all’ennesima grande sfida fra i “tre tenori”, con l’aggiunta del ritrovato Eli Iserbyt. Una settimana fa il campione europeo si rotolava fra forti dolori al braccio a Heusden-Zolder, ma per fortuna ha presto recuperato.

Percorso double face

L’esito della gara di domenica a Dendermonde aveva ribaltato le gerarchie, con un Van Aert scatenato e Van Der Poel finito a distanza siderale. I due sono partiti molto guardinghi, anche a causa di un percorso dai due volti. Nella prima parte il fango era molto liquido, quasi saponoso, tenere l’equilibrio era arduo. Nella seconda era più secco per la maggiore presenza di sole, ma si trattava anche della parte meno pedalabile, ricca com’era di salite e tornanti, col risultato di un continuo salire e scendere di bici. Non è un caso se per due terzi di gara siano rimasti davanti in 5, ma era curioso notare come anche i più leggeri Pidcock e Iserbyt rischiassero spesso lo scivolone. Figurarsi i più potenti Van Der Poel, Van Aert e Vanthourenhout…

Thomas Pidcock, Eli Iserbyt, Wout Va Aert, Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Baal: Iserbyt si è ben ripreso, sfrutta l’agilità e tira. Pidcock, Van Aert e Van der Poel in difesa
Thomas Pidcock, Eli Iserbyt, Wout Va Aert, Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Baal: Iserbyt tira. Pidcock, Van Aert e Van der Poel in difesa

Van Aert non rientra

Pidcock è stato quello che nella prima parte di gara ha assunto maggiormente l’iniziativa. La sua alta frequenza di pedalata, tipica dei biker, su certi tratti gli dava un buon vantaggio, mentre Van Der Poel cercava i tratti più pedalabili per ricucire.

Un primo brivido è arrivato nel terzo dei 7 giri in programma. Mentre gli altri al passaggio dai box imboccavano il corridoio del cambio per prendere l’altra bici liberata dal fango, Van Aert ha tirato dritto. Il belga si è così ritrovato davanti a tutti, esattamente come avviene con le soste ai box della Formula 1. A quel punto il corridore della Jumbo-Visma sembrava pronto a lanciare la sua offensiva come aveva fatto domenica scorsa. Il problema, nel suo caso, è consistito nel fatto che intanto il sole stava asciugando il terreno nel suo complesso. Così anche la prima parte prima scivolosa è ridiventata pedalabile e proprio lì VDP ha puntato le sue fiches…

Wout Van Aert, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Van Aert salta la sosta tecnica ai box e prova l’allungo, ma l’illusione di Baal dura poco
Wout Van Aert, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Van Aert tenta l’allungo, saltando la sosta ai box

Attacca Vdp

Nel corso del penultimo giro, mentre Iserbyt guidava il quintetto in fila indiana, VDP ha allargato scattando proprio come se fosse in una grande classica su strada. Van Aert ha capito subito quel che stava succedendo, ma era dietro e non ha potuto agganciare la ruota a differenza di Vanthourenhout. Quest’ultimo però si è subito reso conto che stava andando fuori giri e ha mollato. Probabilmente proprio questo azzardo gli è costato le possibilità di podio. Mentre l’olandese volava davanti, Van Aert ha accelerato liberandosi della concorrenza. Nell’ultimo giro, iniziato con 13” di ritardo, in un paio di occasioni il belga ha dato la sensazione di potersi riagganciare, sfruttando i tratti a piedi. Però VDP stava semplicemente controllando e ha chiuso vincitore per il quarto anno consecutivo con 8” sul rivale, che hanno un peso enorme soprattutto per il morale. Terzo Pidcock, confermatosi in crescita di condizione a 32” davanti a Iserbyt a 41” e a Vanthourenhout a 45”.

«Questa è stata una gara difficile – ha dichiarato l’olandese all’arrivo – non avevo le gambe al meglio, ma ho avuto l’impressione che neanche Wout stesse avendo la sua giornata migliore. C’erano alcuni tratti di percorso dove sapevo di poter prendere il sopravvento e quindi ho provato, è un percorso super tecnico che mi si adatta bene».

Domenica l’ennesimo capitolo della sfida, in quel di Hulst per la Coppa del mondo.

Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Ma l’attacco di Van der Poel non concede scampo: va via di potenza e conquista Baal
Mathieu Van der Poel, Grote Prijs Sven Nijs 2021 - Cyclocross X2O Badkamers
Ma alla fine l’allungo di Van der Poel non lascia scampo

Riscatto Alvarado

Baal però ha regalato anche un’altra notizia: la sconfitta di Lucinda Brand. Questa volta l’olandese ha dovuto cedere alla pimpante campionessa iridata Ceylin Del Carmen Alvarado. Le due hanno fatto gara di testa insieme all’altra olandese Denise Betsema. Nel finale la Brand ha attaccato e proprio la Betsema ha ceduto terreno, non la Alvarado che ha sfruttato al meglio le caratteristiche del tracciato. Potendo percorrere in bici i brevi tratti di salita grazie alla sua capacità di guida (a differenza della Brand), ha guadagnato quella manciata di metri tradottasi in 3” sul traguardo. Alla Brand la consolazione della leadership consolidata nella challenge, ma conoscendola è un zuccherino amaro…

Wout Van Aert 2016

Grande Slam, solo Van Aert nella leggenda

29.12.2020
4 min
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Il Grande Slam è uno dei sogni di ogni sportivo. Significa aver completato la collezione dei maggiori titoli della propria disciplina. Farlo nel corso di una carriera è già difficile, riuscirci nello stesso anno è l’ingresso nella leggenda. Nel tennis ci sono riusciti due uomini e tre donne, ma nel golf ad esempio è rimasto un’utopia. Anche il ciclocross ha il suo Grande Slam. Per riuscire nell’impresa bisogna portare a casa il titolo mondiale e le tre grandi challenge della stagione: Coppa del mondo, Superprestige e l’X2O Badkamers Trofee, che ha spesso cambiato nome nel corso della sua storia.

Bart Wellens 2004
Per Bart Wellens nel 2004 fu fatale la Coppa del mondo
Bart Wellens 2004
Per Wellens nel 2004 fu fatale la Coppa

Herigers, il primo

Considerando i differenti anni di nascita dei circuiti, la possibilità di centrare il Grande Slam è iniziata nel 1994 e già in quell’anno il belga Paul Herigers avrebbe potuto centrarlo. Se non fosse che, per preparare a dovere la conquista del titolo mondiale, rinunciò a partecipare a tutte le prove di Coppa del mondo, aggiudicandosene un paio, visto anche che in classifica il nostro Daniele Pontoni aveva ormai preso il largo con 5 trionfi consecutivi.

Wellens beffato

Altri corridori hanno fatto… la fine di Herigers. Nel 2004 Bart Wellens era già riuscito a vincere Superprestige e Trophee Gazette van Antwerpen, aveva dominato il mondiale e in Coppa del mondo l’assenza di Sven Nys (vincitore delle prime tre prove) gli forniva un’occasione d’oro per completare la collezione. Ma a Pijnacker visse una pessima giornata, regalando il trionfo finale all’olandese Richard Groenendaal. Epilogo pressoché identico per lo slovacco Zdenek Stybar nel 2010, che mancò per pochissimo il magico poker perdendo a Oostmalle da Wellens nella tappa conclusiva del Trophee Gazette van Antwerpen, ma la vittoria non gli sarebbe bastata visto che Nys navigava in sesta posizione, sufficiente per conquistare il trofeo.

Sven Nys 2009
Sven Nys nel 2009 si spense al mondiale di Hoogerheide
Sven Nys 2009
A Sven Nys nel 2009 mancò il mondiale

Amarezza Nys

La rincorsa del magico poker ha avuto spesso un costo pesante per molti campioni. Chi ad esempio si è scontrato con questo obiettivo è proprio Nys, che pure è stato uno dei più longevi e vincenti. Nel 2009 il belga aveva dominato la stagione. In Coppa del mondo con 3 tappe a favore aveva respinto la concorrenza di Niels Albert, nel Superprestige aveva già 3 vittorie e la classifica in ghiaccio (alla fine sarebbero state 5), nel Trophee Gazette van Antwerpen aveva già 3 vittorie all’attivo e la leadership netta. A Hoogerheide (Olanda) tutti avrebbero scommesso sul suo trionfo iridato, invece quello che si presentò alla partenza era un Nys fiaccato più mentalmente che fisicamente, incapace di completare quel puzzle con l’ultimo pezzo, il più pregiato. Mai un terzo posto era stato così amaro.

Mito Van Aert

Nel 2016 finalmente il grande tabù venne sfatato da Wout Van Aert, nella foto di apertura proprio nel 2016. Oggi molti inneggiano alle sue imprese su strada, dimenticando quanto da giovanissimo abbia fatto nel ciclocross. In quella stagione, oltre a conquistare la maglia iridata a Zolder con un minimo vantaggio sull’olandese Lars Van Der Haar, il belga vinse 4 prove e classifica del Superprestige, il Trophee Banque Post (che aveva intanto cambiato anche formula, con classifica a tempo anziché a punti) con un vantaggio di 8’43” su Kewin Pauwels e infine anche la Coppa del mondo, a dispetto del poker finale di successi parziali di Mathieu Van Der Poel.

Mathieu Van Der Poel 2018
Mathieu Van Der Poel naufragò nel mondiale di Valkenburg: Slam sfumato
Mathieu Van Der Poel 2018
Nel 2018 Van Der Poel fallì solo al mondiale

Naufragio VDP

Pensate che VDP non avrebbe provato a imitarlo? Due anni dopo (l’anno di mezzo del ciclo olimpico, fattore da non sottovalutare) l’olandese sacrificò la stagione di Mtb per essere al via delle prove americane di Coppa del mondo a settembre. Da lì iniziò una cavalcata trionfale attraverso le tre challenge, per un totale di 19 vittorie, con annessi i trionfi nelle rispettive classifiche. Il mondiale si svolgeva a Valkenburg, il popolo olandese era pronto a far festa. Invece VDP non era lo stesso: aveva provato all’inizio a staccare il rivale, ma senza successo. Al quinto giro il disastro: un errore di traiettoria, la caduta contro le transenne, Van Aert che se ne va. Se ne va anche la concentrazione, il belga vola via e chiuderà con un vantaggio di 2’30”, con l’altro belga Vanthourenhout capace di inserirsi in mezzo. 

L’anno dopo l’olandese capisce la lezione. La sua stagione non ha soste, ormai la strada lo attrae sempre di più e al ciclocross può dedicare meno spazio. VDP decide di rinunciare alla Coppa del mondo, vince le altre due challenge e ai mondiali si prende la rivincita, ma il Grande Slam resta un sogno. Lo resterà forse per sempre, Van Aert d’altra parte pensa anche lui ad altro. Nel ciclismo moderno probabilmente certe “collezioni” hanno un costo troppo alto…

Wout van Aert, Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020

Van Aert risponde, in Coppa è un assolo

27.12.2020
3 min
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Nel ciclocross 24 ore possono cambiare tutto. Innanzitutto le condizioni atmosferiche e quindi del terreno: se ieri a Zolder si era corso su un percorso liscio, battuto anche se non privo di insidie, oggi a Dendermonde, nella terza prova di Coppa del mondo, la situazione è stata ben diversa, con fango da tutte le parti e le bici, anche se cambiate a ogni giro, che faticavano a procedere. Una volta un grande ciclocrossista del passato, alla partenza di una gara simile, disse: «Oggi serviranno garretti buoni…». Quelli di Van Aert erano superiori a tutti.

Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Per Mathieu Van der Poel e il suo fisico pesante, c’era forse troppo fango
Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Troppo fango per Van der Poel e il suo peso

Fango padrone

Tutti si aspettavano la sfida tra il belga e Mathieu Van Der Poel, vincitore ieri e infatti dopo un giro i due erano già davanti. La sola differenza è che questa volta era Van Aert ad avere l’iniziativa, a spingere con l’olandese che a prezzo di grandi sacrifici teneva la sua ruota. Il problema però emergeva appena si doveva mettere il piede a terra. Van Aert nei tratti a piedi, con la sua leggerezza e il fisico da mezzofondista, riusciva a fare la differenza, mentre per Van Der Poel, più pesante, non c’erano tanti tratti dove far emergere la sua tecnica.

Il fango era il vero padrone, un giudice che non aveva un minimo di indulgenza. Basti guardare Pidcock, troppo piccolo e leggero, troppo poco attrezzato muscolarmente per emergere. Ha resistito 5 giri, navigando sempre nelle retrovie, poi ha deciso che era il caso di dire basta. Non è colpa sua, non aveva le armi adeguate per poter competere su questo campo di battaglia…

Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Alla fine della gara, neppure David Van der Poel (il fratello) era proprio felice
Mathieu Van der Poel, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Dopo la gara, furibondo anche David Van der Poel

Van Der Poel addio

Dopo un giro passato a ruota, Van Der Poel non ce l’ha più fatta, non riusciva più a colmare la differenza e quei pochi metri sono diventati tanti, sempre di più. Guardando l’ordine di arrivo si rimane quasi spaventati dai distacchi. Van der Poel ha chiuso a 2’49”, il belga Toon Aerts, brillantissimo nelle fasi finali tanto da quasi riprendere l’olandese, a 3’06”. Scendendo ancora si scopre che il decimo, l’altro belga Gianni Vermeesch, ha collezionato oltre 5 minuti di distacco. Roba da grande tappa alpina al Giro o al Tour.

«E’ stata una delle gare più belle di sempre – affermava alla fine un entusiasta Van Aert – il percorso peggiorava a ogni tornata, ma io adoro queste condizioni epiche. Non è che improvvisamente io sia meglio degli altri, ma mi conferma che sono sulla strada della forma migliore».

Wout van Aert, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Per Van Aert, la testa della Coppa del mondo è un bel colpo alle sicurezze del rivale
Wout van Aert, Coppa del mondo, Dendermonde 2020
Van Aert è ora in testa alla Coppa del mondo

Gara a due

Una gara, quella di Dendermonde, che da una parte accresce la rivalità tra i due, dall’altra conferma l’alternanza di successi degli ultimi giorni: domenica primo VDP a Namur, martedì risposta di Van Aert a Herentals, ieri assolo dell’olandese e oggi altrettanto dal belga.

Chi è il più forte? Probabilmente la risposta arriverà solo dai mondiali, intanto molto influiscono le condizioni dei percorsi, unite a diverse condizioni di forma, in rapporto a come i due stanno lavorando. Non solo pensando all’appuntamento iridato, ma anche (forse soprattutto?) alla stagione su strada dalla quale entrambi si attendono moltissimo. Intanto Van Aert sale in testa alla classifica di Coppa del mondo, con 11 punti su Vanthourenhout e la challenge diventa comunque un obiettivo di questo suo inverno.

Eli Iserbyt, Superprestige Zolder 2020

Iserbyt respira, il gomito non è rotto…

26.12.2020
4 min
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La penultima tappa del Superprestige di Heusden-Zolder, più che per la vittoria di Mathieu Van Der Poel, resterà impressa nella memoria per il brutto incidente nel quale è incorso il campione europeo Eli Iserbyt (nella foto di apertura), leader della classifica generale.

Tornante traditore

Eravamo nella fase iniziale del terzo giro e il campione del mondo olandese aveva appena impresso la sua proverbiale accelerazione facendo il vuoto alle sue spalle. Iserbyt era al comando del gruppetto inseguitore, quando in un tornante è scivolato sul fango secco. Su di lui, mentre provava a rialzarsi, è franato Lars Van Der Haar e il belga è caduto con il peso del suo corpo sul gomito sinistro. Mentre gli altri risalivano in sella, Iserbyt ha iniziato a contorcersi e a girarsi su se stesso in preda al dolore, tanto che gli addetti sono dovuti entrare sul percorso e prenderlo in braccio per portarlo fuori.

Mathieu Van der Poel, Superprestige Zolder 2020
Mathieu Van der Poel, arrivo in solitaria nel Superprestige di Zolder. Van Aert 2° a 38″
Mathieu Van der Poel, Superprestige Zolder 2020
A Zolder, 1° Van der Poel, 2° Van Aert a 38″

A Capodanno

Si era capito subito che l’infortunio era grave e a confermarlo sono stati gli stessi responsabili della sua squadra, la Pauwels-Sauzen Bingoal affermando che, dopo i primi controlli medici e mentre Iserbyt veniva portato in ambulanza al più vicino ospedale, la frattura del gomito era più di un sospetto.

Tuttavia dopo esami più approfonditi si è scoperto che si tratta solo di una forte lussazione, che rende meno complicato il recupero. Un vero peccato, ma anche la speranza che si riaccende in chiave mondiale, dato che Iserbyt potrebbe tornare in gara il primo dell’anno. Dopo le ultime uscite un po’ opache, il belga sembrava tornato quello della vittoria europea. Tanto che nelle prime due tornate era stato l’unico a provare a tenere il passo dello scatenato Van Der Poel. Difficile dire ora se l’infortunio gli costerà la classifica del Superprestige, dove ha subìto il sorpasso da parte del connazionale Toon Aerts.

«Fortunatamente non hanno trovato una frattura – ha detto Iserbyt alle telecamere di Sporza – il mio gomito si è slogato. Proprio mentre il braccio era allungato, qualcuno lo ha colpito, provocando la lussazione e la slogatura del gomito. Non ho mai provato tanto dolore. Un aspetto positivo di questo incidente è stato che il mio braccio non era a terra, altrimenti si sarebbe sicuramente rotto. Vorrei rientrare a Baal il 1° gennaio. Aspetto di vedere cosa dirà lo specialista lunedì a Kortrijk. Il mio obiettivo è ancora il campionato belga del 10 gennaio a Meulebeke. Sono pienamente concentrato su questo obiettivo».

Rivincita VdP

La gara a quel punto ha avuto una doppia lettura. Da una parte Van Der Poel che volava verso un’altra vittoria, riscattando così la delusione incassata prima di Natale a Herentals, nella tappa dell’X2O Badkamers Trophy quando una foratura aveva lasciato via libera a Van Aert. Dall’altra gli inseguitori a lottare per le piazze d’onore, compresi lo stesso Van Aert, attardato da una foratura sempre nel “maledetto” terzo giro e Thomas Pidcock. Il britannico di fatto è stato subito messo fuori gioco alla prima curva da una caduta a centro gruppo. Essendo partito dietro per la mancanza di punti nella challenge, il corridore della Trinity ha dovuto sempre inseguire, senza però mai poter entrare nel vivo della competizione.

Wout Van Aert (BEL - Team Jumbo - Visma) - Mathieu Van Der Poel (NED - Alpecin - Fenix) - Lars Van Den Haar (NED - Telenet Baloise Lions), Superprestige Zolder 2020
Sul podio, oltre ai due giganti, sale Lars Van Der Haar
Wout Van Aert (BEL - Team Jumbo - Visma) - Mathieu Van Der Poel (NED - Alpecin - Fenix) - Lars Van Den Haar (NED - Telenet Baloise Lions), Superprestige Zolder 2020
Sul podio anche Lars Van Der Haar

Speedy Van Aert

Alla fine Van Der Poel ha vinto con 38” su Van Aert, ma a favore del belga va sottolineato lo splendido penultimo giro, dove ha abbassato di 2” il limite stabilito dall’olandese, chiudendo di fatto la competizione per la seconda piazza, anche Van Der Haar gl è arrivato ad un solo secondo, ma solo perché Van Aert si era già rialzato (forse un po’ troppo presto…). Pidcock ha chiuso 9° a 1’01”.

In campo femminile solita sfilata di olandesi e “solita” vittoria della Brand: curioso il fatto che nell’ultima tornata, con 4 atlete a giocarsi la vittoria, la Brand, già davanti a tutte, si sia piantata in salita, costringendo le avversarie a mettere piede a terra. Un errore che di fatto le ha consentito di lanciare la volata nettamente in testa, vincendo davanti ad Alvarado e Worst.